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Istruzione della Congregazione per l'Educazione Cattolica “L'identità della Scuola Cattolica per una cultura del dialogo”, 29.03.2022


Testo in lingua italiana

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua spagnola

Traduzione in lingua portoghese

Testo in lingua italiana

Congregazione per l’Educazione Cattolica

(degli Istituti di studi)

L’IDENTITÀ DELLA SCUOLA CATTOLICA

PER UNA CULTURA DEL DIALOGO

Istruzione

Città del Vaticano 2022

INTRODUZIONE

1. Nel Congresso mondiale su Educare oggi e domani. Una passione che si rinnova, organizzato nel 2015 dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica a Castel Gandolfo, a cui hanno partecipato i rappresentanti delle scuole cattoliche di ogni ordine e provenienza, uno dei punti più sottolineati e considerati attuali nel dibattito generale è stato quello della necessità di una più chiara consapevolezza e consistenza dell’identità cattolica delle istituzioni educative della Chiesa in tutto il mondo. La stessa preoccupazione è stata richiamata nelle ultime Assemblee generali della medesima Congregazione nonché negli incontri con i Vescovi nelle visite ad limina. Allo stesso tempo fanno riferimento alla Congregazione per l’Educazione Cattolica casi di conflitti e ricorsi causati dalle diverse interpretazioni del tradizionale concetto di identità cattolica delle istituzioni scolastiche di fronte ai rapidi mutamenti di questi anni, in cui si è sviluppato il processo di globalizzazione con la crescita del dialogo interreligioso e interculturale.

2. È parso, dunque, opportuno offrire una riflessione e linee guida più approfondite e aggiornate circa il valore della identità cattolica delle istituzioni scolastiche nella Chiesa, così da fornire alcuni criteri adeguati alle sfide dei nostri tempi, in continuità con i criteri sempre validi. Peraltro, come ha affermato Papa Francesco, “noi non possiamo fare una cultura del dialogo se non abbiamo identità”[1].

3. La presente Istruzione, frutto di riflessione e consultazione ai diversi livelli istituzionali, vuole essere un contributo che la Congregazione per l’Educazione Cattolica offre a tutti coloro che operano nel campo educativo scolastico, a cominciare dalle Conferenze Episcopali, il Sinodo dei Vescovi o il Consiglio dei gerarchi fino agli Ordinari, ai Superiori degli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica nonché ai Movimenti, alle Associazioni di fedeli, ad altri organismi e singole persone che hanno la sollecitudine pastorale dell’educazione.

4. Trattandosi di criteri generali, destinati a tutta la Chiesa a salvaguardia dell’unità e comunione ecclesiale, essi dovranno essere ancora maggiormente attualizzati nei diversi contesti delle Chiese locali sparse nel mondo secondo il principio di sussidiarietà e di cammino sinodale a seconda delle diverse competenze istituzionali.

5. La Congregazione per l’Educazione Cattolica auspica che questo contributo possa essere accolto come occasione di riflessione e di approfondimento circa questo importante tema che riguarda l’essenza stessa e la ragione d’essere della storica presenza della Chiesa in campo educativo e scolastico in obbedienza alla sua missione di annunciare il Vangelo ammaestrando tutte le genti (cfr. Mt 28, 19-20).

6. Nella prima parte dell’Istruzione si inquadra il discorso della presenza della Chiesa nel mondo scolastico nel contesto generale della sua missione evangelizzatrice: Chiesa come madre e maestra nel suo sviluppo storico con le diverse sottolineature che ne hanno impreziosito l’opera nel tempo e nello spazio fino ai nostri giorni. Il secondo capitolo tratta dei vari soggetti che operano nel mondo scolastico con diversi ruoli assegnati e organizzati secondo le norme canoniche in una Chiesa ricca di molteplici carismi di cui le fa dono lo Spirito Santo, ma anche in corrispondenza con la sua natura gerarchica. Il capitolo finale è dedicato ad alcuni punti di criticità che possono nascere nell’integrare tutti i diversi aspetti dell’educazione scolastica nel concreto della vita della Chiesa come risulta dall’esperienza di questa Congregazione nel trattare i problemi che le giungono dalle Chiese particolari.

7. Come si vede, non si tratta di un trattato generale e tanto meno completo sul tema dell’identità cattolica, quanto piuttosto di uno strumento volutamente sintetico e pratico che possa servire a chiarire alcuni punti attuali e soprattutto a prevenire conflitti e divisioni nel settore essenziale dell’educazione. Infatti, come ha osservato Papa Francesco nel rilanciare l’evento di un Patto educativo globale, “educare è scommettere e dare al presente la speranza che rompe i determinismi e i fatalismi con cui l’egoismo del forte, il conformismo del debole e l’ideologia dell’utopista vogliono imporsi tante volte come unica strada possibile”[2]. Solo un’azione forte e unitaria della Chiesa nel campo educativo in un mondo sempre più frammentato e conflittuale può contribuire sia alla missione evangelizzatrice affidatale da Gesù sia alla costruzione di un mondo in cui gli uomini si sentano fratelli, perché “siamo convinti che soltanto con questa coscienza di figli che non sono orfani si può vivere in pace fra noi”[3].

CAPITOLO I:
LE SCUOLE CATTOLICHE NELLA MISSIONE DELLA CHIESA

La Chiesa madre e maestra

8. Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha recuperato dai Padri, tra le altre, l’immagine materna della Chiesa, come icona espressiva della sua natura e della sua missione. La Chiesa è madre generatrice dei credenti, perché sposa di Cristo. Quasi tutti i documenti conciliari attingono alla maternità della Chiesa per disvelare il suo mistero e la sua azione pastorale, nonché per estendere il suo amore ad un abbraccio ecumenico dei “figli da lei separati” e ai credenti di altre religioni, fino a raggiungere tutti gli uomini di buona volontà. Papa Giovanni XXIII ha aperto il Concilio liberando l’incontenibile gioia della Chiesa di essere madre universale: “gaudet mater Ecclesia”.

9. L’icona della Chiesa madre non è solo espressione di tenerezza e di carità, ma custodisce anche la forza di essere guida e maestra. Il medesimo Papa ha accostato la denominazione di madre a quella di maestra, perché “a questa Chiesa, colonna e fondamento di verità, (cfr. 1 Tm 3,15) il suo santissimo Fondatore ha affidato un duplice compito: di generare figli, di educarli e reggerli, guidando con materna provvidenza la vita dei singoli come dei popoli, la cui grande dignità essa sempre ebbe nel massimo rispetto e tutelò con sollecitudine”[4].

10. Pertanto, il Concilio ha affermato che “la santa madre Chiesa, nell’adempimento del mandato ricevuto dal suo divin Fondatore, che è quello di annunziare il mistero della salvezza a tutti gli uomini e di edificare tutto in Cristo, ha il dovere di occuparsi dell’intera vita dell’uomo, anche di quella terrena, in quanto connessa con la vocazione soprannaturale; essa perciò ha un suo compito specifico in ordine al progresso ed allo sviluppo dell’educazione. Per questo il sacro Sinodo dichiara alcuni principi fondamentali intorno all’educazione cristiana, soprattutto nelle scuole”[5]. In tal modo risulta evidente che l’azione educativa perseguita attraverso le scuole non è un’opera filantropica della Chiesa per sostenere una necessità sociale, ma è parte essenziale della sua identità e missione.

I “principi fondamentali” dell’educazione cristiana nelle scuole

11. Il Concilio nella dichiarazione Gravissimum educationis ha offerto alcuni “principi fondamentali” intorno all’educazione cristiana soprattutto nelle scuole. Anzitutto l’educazione, quale formazione della persona umana, è un diritto universale: “Tutti gli uomini di qualunque razza, condizione ed età, in forza della loro dignità di persona hanno il diritto inalienabile ad una educazione, che risponda alla loro vocazione propria e sia conforme al loro temperamento, alla differenza di sesso, alla cultura e alle tradizioni del loro paese, ed insieme aperta ad una fraterna convivenza con gli altri popoli, al fine di garantire la vera unità e la vera pace sulla terra. La vera educazione deve promuovere la formazione della persona umana sia in vista del suo fine ultimo, sia per il bene dei vari gruppi di cui l’uomo è membro ed in cui, divenuto adulto, avrà mansioni da svolgere”[6].

12. Essendo l’educazione un diritto di tutti, il Concilio ha fatto appello alla responsabilità di tutti. Al primo posto si colloca la responsabilità dei genitori e il loro diritto prioritario nelle scelte educative. La scelta scolastica deve essere fatta in piena libertà e secondo coscienza; da qui il dovere delle autorità civili di rendere possibili differenti opzioni nell’ambito della legge. Lo Stato ha la responsabilità di sostenere le famiglie nel loro diritto di scegliere la scuola e il progetto educativo.

13. Da parte sua la Chiesa ha il dovere di educare “soprattutto perché essa ha il compito di annunciare a tutti gli uomini la via della salvezza e di comunicare ai credenti la vita di Cristo, aiutandoli con sollecitudine incessante a raggiungere la pienezza di questa vita. A questi suoi figli, dunque, la Chiesa come madre deve dare un’educazione tale, che tutta la loro vita sia penetrata dello spirito di Cristo.”[7] In tal senso l’educazione che la Chiesa persegue è l’evangelizzazione e la cura della crescita di chi già cammina verso la pienezza della vita di Cristo. Tuttavia, la proposta educativa della Chiesa non è rivolta solo ai suoi figli, ma anche “a tutti i popoli per promuovere la perfezione integrale della persona umana, come anche per il bene della società terrena e per la edificazione di un mondo più umano”[8]. Evangelizzazione e promozione umana integrale si intrecciano nell’opera educativa della Chiesa. Infatti essa “non mira solo ad assicurare quella maturità propria dell’umana persona ma tende soprattutto a far sì che i battezzati, iniziati gradualmente alla conoscenza del mistero della salvezza, prendano sempre maggiore coscienza del dono della fede”[9].

14. Un altro elemento fondamentale è la formazione iniziale e permanente degli insegnanti[10]. Da loro dipende essenzialmente che “la scuola cattolica sia in grado di realizzare i suoi scopi e le sue iniziative. Essi dunque devono prepararsi scrupolosamente, per essere forniti della scienza sia profana che religiosa, attestata dai relativi titoli di studio e ampiamente esperti nell’arte pedagogica, aggiornata con le scoperte del progresso contemporaneo. Stretti tra loro e con gli alunni dal vincolo della carità e ricchi di spirito apostolico, essi devono dare testimonianza sia con la vita sia con la dottrina all’unico Maestro che è Cristo”. Il loro “ministero è autentico apostolato […] ed è insieme reale servizio reso alla società” [11].

15. Il successo del percorso pedagogico si basa principalmente su un principio di mutua collaborazione – in primo luogo tra genitori e docenti – al fine di essere un punto di riferimento per l’azione personale dei loro alunni con la viva speranza che “continuino, una volta che questi abbiano terminato i loro studi, ad assisterli con il loro consiglio e con la loro amicizia, anche fondando associazioni di ex alunni, in cui aleggi il vero spirito ecclesiale”[12]. Da queste premesse è auspicabile una sana cooperazione – a livello diocesano, nazionale e internazionale – per favorire tra le scuole cattoliche e le scuole non cattoliche quella collaborazione richiesta dal bene della comunità umana universale[13].

16. Per quanto riguarda le scuole cattoliche, la dichiarazione conciliare segna una svolta importante, in quanto nella linea dell’ecclesiologia della Lumen gentium[14], concepisce la scuola non tanto come istituzione quanto come “comunità”. L’elemento caratteristico della scuola cattolica, oltre che perseguire “le finalità culturali della scuola e la formazione umana dei giovani”, è quello di “dar vita ad un ambiente comunitario scolastico permeato dello spirito evangelico di libertà e carità”. A tale fine la scuola cattolica mira ad “aiutare gli adolescenti perché nello sviluppo della propria personalità crescano insieme secondo quella nuova creatura, che in essi ha realizzato il battesimo”, nonché a “coordinare l’insieme della cultura umana con il messaggio della salvezza, sicché la conoscenza del mondo, della vita, dell’uomo, che gli alunni via via acquistano, sia illuminata dalla fede”[15]. In questo modo la scuola cattolica prepara gli alunni ad esercitare responsabilmente la libertà, formando ad un atteggiamento di apertura e di solidarietà.

Ulteriori sviluppi

17. La dichiarazione conciliare Gravissimum educationis si è proposta di esporre solo “alcuni principi fondamentali intorno all’educazione cristiana soprattutto nelle scuole”, affidando poi a “una speciale commissione post-conciliare”[16] il compito di svilupparli ulteriormente. Questo è uno degli impegni dell’ufficio scuole della Congregazione per l’Educazione Cattolica, che ha dedicato alcuni documenti all’approfondimento di aspetti importanti dell’educazione,[17] in particolare, il profilo permanente dell’identità cattolica in un mondo che cambia; la responsabilità della testimonianza dei docenti e dirigenti laici e consacrati; l’approccio dialogico verso un mondo multiculturale e multireligoso. Inoltre, per la scuola cattolica non è trascurabile il fatto che gli studenti “devono anche ricevere, man mano che cresce la loro età, una positiva e prudente educazione sessuale”[18].

Il profilo dinamico dell’identità della scuola cattolica

18. La scuola cattolica vive nello scorrere della storia umana. Perciò è chiamata continuamente a seguire il suo fluire per offrire un servizio formativo adeguato al suo presente. La testimonianza delle istituzioni educative cattoliche dà prova di una grande capacità di risposta alla diversità delle situazioni socio-culturali e all’assunzione di nuovi mezzi didattici, mantenendosi fedele alla propria identità (idem esse). Per identità si intende il suo riferirsi alla concezione cristiana della vita[19]. La dichiarazione conciliare Gravissimum educationis e i documenti di approfondimento che ne sono seguiti hanno tracciato il profilo dinamico delle istituzioni educative nei due termini “scuola” e “cattolica”.

19. In quanto scuola essa possiede sostanzialmente le caratteristiche degli istituti scolastici di ogni luogo, i quali attraverso l’attività didattica organizzata e sistematizzata, offrono una cultura finalizzata all’educazione integrale delle persone[20]. Infatti, la scuola come tale, “mentre con cura costante matura le facoltà intellettuali, sviluppa la capacità di giudizio, mette a contatto del patrimonio culturale acquistato dalle passate generazioni, promuove il senso dei valori, prepara alla vita professionale, genera anche un rapporto di amicizia tra alunni di carattere e condizione sociale diversa, disponendo e favorendo la comprensione reciproca”[21]. Dunque, per definirsi scuola un’istituzione deve saper integrare la trasmissione del patrimonio culturale e scientifico già acquisito con la primaria finalità educativa delle persone che devono essere accompagnate allo sviluppo integrale nel rispetto della loro libertà e vocazione singolare. Nella scuola deve avvenire il primo approccio sociale, dopo quello familiare, con cui l’individuo fa esperienza positiva di rapporti sociali e fraterni come condizione per diventare persone capaci di costruire una società fondata sulla giustizia e solidarietà, che sono premesse per una vita pacifica tra le persone e i popoli. Ciò è possibile attraverso la ricerca della verità accessibile a tutti gli esseri umani dotati di razionalità e libertà di coscienza come strumenti che servono sia nello studio sia nelle relazioni interpersonali.

20. In quanto cattolica la scuola, oltre ad avere le suddette caratteristiche che la differenziano da altre istituzioni ecclesiali, quali la parrocchia, le associazioni, gli istituti religiosi, ecc., possiede una qualifica che ne determina la sua specifica identità: si tratta del “suo riferirsi alla vera concezione cristiana della realtà. Di tale concezione Gesù Cristo è il centro[22]. La relazione personale con Cristo permette al credente di proiettare uno sguardo radicalmente nuovo su tutta la realtà, assicurando una sempre rinnovata identità alla Chiesa, per favorire nelle comunità scolastiche delle risposte adeguate alle domande fondamentali di ogni donna e uomo. Perciò, per tutti i membri della comunità scolastica “i principi evangelici diventano in essa norme educative, motivazioni interiori e insieme mete finali”[23]. In altre parole, si può dire che nella scuola cattolica, oltre agli strumenti comuni alle altre scuole, la ragione entra in dialogo con la fede che permette di accedere anche alle verità che trascendono i soli dati delle scienze empiriche e razionali per aprirsi alla verità tutta intera al fine di dare risposta ai più profondi interrogativi dell’animo umano che non riguardano soltanto la realtà immanente. Questo dialogo tra ragione e fede non costituisce una contraddizione, perché compito delle istituzioni cattoliche nella ricerca scientifica è quello di “unificare esistenzialmente nel lavoro intellettuale due ordini di realtà che troppo spesso si tende ad opporre come se fossero antitetiche: la ricerca della verità e la certezza di conoscere già la fonte della verità”[24].

21. L’identità cattolica delle scuole giustifica il loro inserimento nella vita della Chiesa, pur nella loro specificità istituzionale. Anzi, l’appartenenza delle scuole cattoliche alla missione ecclesiale “è qualità propria e specifica, carattere distintivo che penetra e plasma ogni momento della sua azione educativa, parte fondante della sua stessa identità e punto focale della sua missione”[25]. Di conseguenza la scuola cattolica “si colloca all’interno di una pastorale organica della comunità cristiana”[26].

22. Un distintivo della sua natura ecclesiale è quello di essere scuola per tutti, in particolare per i più deboli. Ne è testimonianza la storia che ha visto nascere “la maggior parte delle istituzioni educative scolastiche cattoliche come risposta alle esigenze delle categorie meno favorite sotto il profilo sociale ed economico. Non è una novità affermare che le scuole cattoliche sono state originate da una profonda carità educativa verso giovani e ragazzi abbandonati a se stessi e privi di qualsiasi forma di educazione. In molte aree del mondo ancora oggi è la povertà materiale ad impedire a molti giovani e ragazzi di accedere all’istruzione ed ad una adeguata formazione umana e cristiana. In altre sono nuove povertà ad interpellare la scuola cattolica, che, come nel passato, può trovarsi a vivere situazioni di incomprensione, di diffidenza e di mancanza di mezzi”[27]. Questa sollecitudine si è espressa anche attraverso la fondazione di scuole professionali, le quali sono state un baluardo per la formazione tecnica declinata secondo i parametri dell’intelligenza manuale, nonché tramite l’offerta formativa delle istituzioni educative calibrate sulle qualità di chi è diversamente abile.

La testimonianza degli educatori laici e consacrati

23. Un altro aspetto importante, sempre più rilevante per il raggiungimento della formazione integrale degli studenti, è la testimonianza degli educatori laici e consacrati. Infatti, “nel progetto educativo della scuola cattolica non si dà separazione tra momenti di apprendimento e momenti di educazione, tra momenti della nozione e momenti della sapienza. Le singole discipline non presentano solo conoscenze da acquisire, ma valori da assimilare e verità da scoprire. Tutto ciò esige un ambiente caratterizzato dalla ricerca della verità, nel quale gli educatori, competenti, convinti e coerenti, maestri di sapere e di vita, siano icone, imperfette certo, ma non sbiadite dell’unico Maestro”[28].

24. L’educatore laico cattolico nelle scuole e in particolare in quelle cattoliche “esercita un lavoro che ha innegabilmente un aspetto professionale, ma che non può ridursi ad esso. La professionalità è inclusa ed assunta nella sua soprannaturale vocazione cristiana. Deve, quindi, viverla effettivamente come una vocazione personale nella Chiesa e non solo come l’esercizio di una professione”[29].

25. Per le persone consacrate “l’impegno educativo, sia in scuole cattoliche come in altri tipi di scuole, è […] vocazione e scelta di vita, un cammino di santità, un’esigenza di giustizia e di solidarietà specialmente verso le giovani e i giovani più poveri, minacciati da varie forme di devianza e di rischio. Dedicandosi alla missione educativa nella scuola, le persone consacrate contribuiscono a far giungere a chi ne ha più bisogno il pane della cultura”[30]. Esse, “in comunione con i Pastori, svolgono una missione ecclesiale di importanza vitale, in quanto educando collaborano ad evangelizzare”[31].

26. Le specificità, poi, dei fedeli laici e delle persone consacrate si accrescono nella condivisione della comune missione educativa che non si chiude all’interno della scuola cattolica, ma “può e deve aprirsi ad uno scambio arricchente nella più ampia comunione con la parrocchia, la diocesi, i movimenti ecclesiali e la Chiesa universale”[32]. Per educare insieme è necessario anche un cammino di formazione comune, “iniziale e permanente, capace di cogliere le sfide educative del momento presente e di fornire strumenti più efficaci per poterle affrontare […] Ciò implica negli educatori una disponibilità all’apprendimento e allo sviluppo delle conoscenze, al rinnovamento e all’aggiornamento delle metodologie, ma anche alla formazione spirituale, religiosa ed alla condivisione”[33].

Educare al dialogo

27. Le società odierne sono caratterizzate da una composizione multiculturale e multireligiosa. In questo contesto “l’educazione si trova ad essere impegnata in una sfida centrale per il futuro: rendere possibile la convivenza fra la diversità delle espressioni culturali e promuovere un dialogo che favorisca una società pacifica”. La storia delle scuole cattoliche è caratterizzata dall’accoglienza di alunni provenienti da ambienti culturali e appartenenze religiose diversi. In questo ambito “è richiesta una fedeltà al proprio progetto educativo coraggiosa ed innovativa” [34], che si esprime con la capacità di testimonianza, di conoscenza e di dialogo con le diversità.

28. Una grande responsabilità della scuola cattolica è la testimonianza. “La presenza cristiana nella realtà multiforme delle diverse culture deve essere mostrata e dimostrata, cioè deve rendersi visibile, incontrabile e consapevole. Oggi, a causa dell’avanzato processo di secolarizzazione, la scuola cattolica si trova in una situazione missionaria, anche in paesi di antica tradizione cristiana”[35]. Essa è chiamata ad un impegno di testimonianza attraverso un progetto educativo chiaramente ispirato al vangelo. “La scuola, compresa quella cattolica, non chiede l’adesione alla fede, può, però, prepararla. Attraverso il progetto educativo è possibile creare le condizioni affinché la persona sviluppi l’attitudine alla ricerca e sia orientata a scoprire il mistero del proprio essere e della realtà che la circonda, fino a giungere alla soglia della fede. A quanti poi decidono di varcarla, vengono offerti i mezzi necessari per continuare ad approfondire l’esperienza della fede”[36].

29. Oltre alla testimonianza, un altro elemento educativo della scuola è la conoscenza. Essa ha gli importanti obiettivi di mettere in contatto con il ricco patrimonio culturale e scientifico, di preparare alla vita professionale e di favorire la comprensione reciproca. Di fronte, poi, alle continue trasformazioni tecnologiche e alla pervasività della cultura digitale, la competenza professionale ha bisogno di possedere sempre nuove abilità durante tutto l’arco della vita per rispondere alle esigenze dei tempi pur “senza perdere quella sintesi tra fede, cultura e vita, che costituisce la peculiare chiave di volta della missione educativa.”[37] La conoscenza va sostenuta per mezzo di una solida formazione permanente che permetta ai docenti e ai dirigenti di caratterizzarsi per una spiccata “capacità di creare, di inventare e di gestire ambienti di apprendimento ricchi di opportunità”, nonché “di rispettare le diversità delle ‘intelligenze’ degli studenti e di guidarli ad un apprendimento significativo e profondo”[38]. Non è secondario, infatti, l’accompagnamento degli alunni nella conoscenza di se stessi, delle proprie attitudini e delle risorse interiori affinché possano vivere consapevoli delle scelte di vita.

30. La scuola cattolica è soggetto ecclesiale. Come tale “condivide la missione evangelizzatrice della Chiesa ed è luogo privilegiato in cui si realizza l’educazione cristiana”[39]. Inoltre, la Chiesa ha come dimensione costitutiva il dialogo in quanto essa trova il suo sviluppo proprio nella dinamica dialogica trinitaria, in quella tra Dio e l’uomo e in quella tra gli uomini. Per la sua natura ecclesiale, la scuola cattolica condivide questo elemento come costitutivo della propria identità. Essa, pertanto, “deve praticare la ‘grammatica del dialogo’, non come espediente tecnicistico, ma come modalità profonda di relazione”[40]. Il dialogo coniuga l’attenzione alla propria identità con la comprensione degli altri e il rispetto delle diversità. In questo modo la scuola cattolica diventa “comunità educante nella quale la persona esprime se stessa e cresce umanamente in un processo di relazione dialogica, interagendo in modo costruttivo, esercitando la tolleranza, comprendendo i diversi punti di vista, creando fiducia in un ambiente di autentica concordia. Si instaura, così, la vera ‘comunità educativa’, spazio di convivialità delle differenze”[41]. Papa Francesco ha consegnato tre orientamenti fondamentali per aiutare il dialogo, “il dovere dell’identità, il coraggio dell’alterità e la sincerità delle intenzioni. Il dovere dell’identità, perché non si può imbastire un dialogo vero sull’ambiguità o sul sacrificare il bene per compiacere l’altro; il coraggio dell’alterità, perché chi è differente da me, culturalmente o religiosamente, non va visto e trattato come un nemico, ma accolto come un compagno di strada, nella genuina convinzione che il bene di ciascuno risiede nel bene di tutti; la sincerità delle intenzioni, perché il dialogo, in quanto espressione autentica dell’umano, non è una strategia per realizzare secondi fini, ma una via di verità, che merita di essere pazientemente intrapresa per trasformare la competizione in collaborazione”[42].

Un’educazione in uscita

31. Papa Francesco, dando risonanza al Concilio Vaticano II, di fronte alle sfide contemporanee riconosce il valore centrale dell’educazione. Essa si colloca all’interno dell’ampio progetto pastorale per una “Chiesa in uscita” che “accompagna l’umanità in tutti i suoi processi”, rendendosi presente in un’educazione “che insegni a pensare criticamente e che offra un percorso di maturazione nei valori”[43]. Con passione educativa il Papa richiama all’attenzione alcuni elementi di fondo.

L’educazione è “movimento”

32. L’educazione è una polifonia di movimenti. Anzitutto, essa parte da un movimento di squadra. Ognuno collabora secondo il talento personale e si assume le proprie responsabilità, contribuendo alla formazione delle giovani generazioni e alla costruzione del bene comune. Allo stesso tempo, l’educazione sprigiona un movimento ecologico, in quanto contribuisce al recupero dei diversi livelli di equilibrio: quello interiore con sé stessi, quello solidale con gli altri, quello naturale con tutti gli esseri viventi, quello spirituale con Dio. Inoltre, essa suscita un importante movimento inclusivo. L’inclusione, che “è parte integrante del messaggio salvifico cristiano”[44], non è solo una proprietà, ma anche un metodo stesso dell’educazione che avvicina gli esclusi e i vulnerabili. Grazie ad esso l’educazione alimenta un movimento pacificatore, che genera armonia e pace[45].

Un patto educativo globale

33. Questi movimenti convergono nel contrastare una diffusa emergenza educativa[46]. Essa ha origine principalmente dalla rottura del “patto educativo” tra istituzioni, famiglie e persone. Queste tensioni rispecchiano altresì una crisi dei rapporti e della comunicazione tra le generazioni e una frammentazione sociale resa ancora più evidente dal primato dell’indifferenza. In tale contesto di cambiamento epocale, Papa Francesco propone un patto educativo globale che sappia trovare le risposte convincenti all’attuale «metamorfosi non solo culturale ma anche antropologica che genera nuovi linguaggi e scarta, senza discernimento, i paradigmi consegnati dalla storia»[47].

34. Il percorso del patto educativo globale tende a favorire relazioni interpersonali, reali, vive e solidali. In questo modo si avvia un progetto di lunga durata volto a formare persone che siano disponibili a mettersi al servizio educativo della propria comunità. Una pedagogia concreta – basata sulla testimonianza, sulla conoscenza e sul dialogo – è un punto di partenza per un cambiamento personale, sociale e ambientale. Per tale ragione è necessario un «patto educativo ampio e in grado di trasmettere non solo la conoscenza di contenuti tecnici, ma anche e soprattutto una sapienza umana e spirituale, fatta di giustizia» e comportamenti virtuosi «in grado di realizzarsi in concreto»[48].

35. La concretezza di una alleanza educativa globale si manifesta anche attraverso l’armonia della compartecipazione. Essa ha origine da un profondo senso di coinvolgimento inteso come una “piattaforma che permetta a tutti d’impegnarsi attivamente in questa opera educativa, ognuno dalla propria specificità e responsabilità”[49]. Questo invito assume un grande valore per le Famiglie religiose con carisma educativo che nel corso delle epoche hanno dato vita a tante istituzioni scolastiche e formative. La difficile situazione vocazionale può essere vissuta come una opportunità per lavorare insieme, condividendo esperienze e aprendosi a un mutuo riconoscimento. In questo modo non si perde di vista l’obiettivo comune e non si disperdono le energie positive per “adattarsi ai bisogni e alle sfide di ogni tempo e ogni luogo”[50].

Educare alla cultura della cura

36. Questa capacità di adattamento trova la sua ragion d’essere nella cultura della cura. Essa nasce in “famiglia, nucleo naturale e fondamentale della società, dove s’impara a vivere in relazione e nel rispetto reciproco.”[51] La relazione familiare si estende alle istituzioni educative, le quali sono chiamate “a veicolare un sistema di valori fondato sul riconoscimento della dignità di ogni persona, di ogni comunità linguistica, etnica e religiosa, di ogni popolo e dei diritti fondamentali che ne derivano. L’educazione costituisce uno dei pilastri di società più giuste e solidali”[52]. La cultura della cura diventa la bussola a livello locale e internazionale per formare persone dedite all’ascolto paziente, al dialogo costruttivo e alla mutua comprensione[53]. In questo modo si crea un “tessuto di relazioni in favore di un’umanità capace di parlare la lingua della fraternità”[54].

CAPITOLO II:
I SOGGETTI RESPONSABILI PER LA PROMOZIONE

E LA VERIFICA DELL’IDENTITÀ CATTOLICA

37. “La missione educativa si attua nella collaborazione tra più soggetti – alunne/i, genitori, insegnanti, personale non docente ed ente gestore – che costituiscono la comunità educativa”[55]. Questi e altri soggetti responsabili[56], che col loro lavoro promuovono e verificano i progetti educativi, ispirati dalla dottrina della Chiesa sull’istruzione, agiscono rispettivamente a vari livelli: a livello della scuola stessa, a livello di iniziative carismatiche nel Popolo di Dio, a livello della gerarchia della Chiesa.

La comunità scolastica educante

I membri della comunità scolastica

38. L’intera comunità scolastica è responsabile per l’attuazione del progetto educativo cattolico della scuola, quale espressione della sua ecclesialità e del suo inserimento nella comunità della Chiesa. “È proprio nel riferimento esplicito e condiviso da tutti i membri della comunità scolastica – sia pure in grado diverso – alla visione cristiana, che la scuola è ‘cattolica’, poiché i principi evangelici diventano in essa norme educative, motivazioni interiori e insieme mete finali”[57].

39. Tutti hanno l’obbligo di riconoscere, rispettare e testimoniare l’identità cattolica della scuola, esposta ufficialmente nel progetto formativo. Questo vale per il corpo docente, il personale tecnico-amministrativo e per gli alunni con le loro famiglie. Al momento dell’iscrizione sia i genitori che lo studente dovranno essere portati a conoscenza del progetto formativo caratterizzante la scuola cattolica[58].

40. La comunità educante è responsabile di assicurare il rispetto della vita, della dignità e della libertà degli alunni e degli altri membri della scuola, mettendo in atto tutte le necessarie procedure di promozione e tutela dei minori e dei più vulnerabili. Infatti, fa parte integrante dell’identità della scuola cattolica lo sviluppo di principi e valori per la protezione degli alunni e degli altri membri con la coerente sanzione di trasgressioni e di delitti, applicando rigorosamente le norme del diritto canonico nonché del diritto civile[59].

Alunni e genitori

41. Gli alunni sono soggetti attivi nel processo educativo. Essi, con la progressiva crescita dell’età, diventano sempre più protagonisti della propria educazione. Pertanto, non solo devono essere responsabilizzati a seguire il programma educativo esposto con competenza scientifica, ma devono anche essere guidati a guardare oltre l’orizzonte limitato delle realtà umane[60]. Infatti, ogni scuola cattolica aiuta “gli alunni a realizzare la sintesi tra fede e cultura”[61].

42. I primi soggetti responsabili dell’educazione sono i genitori, ai quali spetta il diritto-obbligo naturale di educare la prole: vanno pertanto considerati come i principali educatori dei figli. Essi hanno il diritto di scegliere i mezzi e le istituzioni, attraverso cui poter provvedere all’educazione cattolica dei figli (cfr. can. 793 §1 CIC e can. 627 § 2 CCEO). Ai genitori cattolici spetta anche il dovere di provvedere all’educazione cattolica dei loro figli.

43. A tale riguardo, le scuole sono di precipuo aiuto ai genitori nell’adempiere la loro funzione educativa (cfr. can. 796 §1 CIC e can. 631 § 1 CCEO). Sebbene i genitori siano liberi nella scelta di affidare l’educazione dei loro figli a qualsiasi scuola (cfr. can. 797 CIC e can. 627 § 3 CCEO), la Chiesa raccomanda a tutti i fedeli di favorire le scuole cattoliche e anche di cooperare con le proprie possibilità per fondarle e per sostenerle (cfr. can. 800 §2 CIC e can. 631 § 1 CCEO).

44. È necessario che i genitori cooperino strettamente con gli insegnanti, coinvolgendosi nei processi decisionali riguardanti la comunità scolastica e i loro figli, partecipando alle riunioni o associazioni della scuola (cfr. can. 796 §2 CIC e can. 631 § 1 CCEO). In questo modo, i genitori non solo svolgono la loro vocazione educativa naturale, ma contribuiscono anche con la loro fede personale al progetto educativo, soprattutto se si tratta di una scuola cattolica.

Gli insegnanti e il personale amministrativo

45. Tra tutti i membri della comunità scolastica si distinguono gli insegnanti che hanno una responsabilità peculiare per l’educazione. Essi, con la loro capacità e arte didattico-pedagogica nonché con la testimonianza di vita, sono coloro che garantiscono alla scuola cattolica la realizzazione del suo progetto formativo. In una scuola cattolica, infatti, il servizio dell’insegnante è munus e ufficio ecclesiale (cfr. can. 145 CIC e can. 936 §§ 1 e 2 CCEO).

46. È necessario, perciò, che la scuola stessa, seguendo la dottrina della Chiesa, interpreti e stabilisca i parametri necessari per l’assunzione degli insegnanti. Questo criterio riguarda tutte le assunzioni, comprese quelle del personale amministrativo. L’autorità competente, quindi, è tenuta ad informare dell’identità cattolica della scuola coloro che sta per assumere e le sue implicazioni, così come la loro responsabilità di promuovere tale identità. Qualora la persona assunta non si attenga alle condizioni della scuola cattolica e della sua appartenenza alla comunità ecclesiale, la scuola prenda le misure appropriate. Può essere disposta anche la dimissione, tenendo conto di tutte le circostanze del singolo caso.

47. I docenti devono distinguersi per retta dottrina e per probità di vita (cfr. can. 803 §2 CIC e can. 639 CCEO) nella formazione delle giovani generazioni[62]. I docenti e il personale amministrativo che appartengono ad altre Chiese, comunità ecclesiali o religioni, nonché quelli che non professano alcun credo religioso, dal momento dell’assunzione hanno l’obbligo di riconoscere e di rispettare il carattere cattolico della scuola. Si tenga comunque presente che la prevalente presenza di un gruppo di docenti cattolici può assicurare una proficua attuazione del progetto educativo corrispondente all’identità cattolica delle scuole.

I dirigenti

48. Al ruolo educativo degli insegnanti si associa quello dei dirigenti scolastici. “Il dirigente scolastico, più che manager di un’organizzazione, è leader educativo quando sa assumersi per primo questa responsabilità, che si configura anche come una missione ecclesiale e pastorale radicata nel rapporto con i pastori della Chiesa”[63].

49. In conformità con le norme canoniche riguardanti la scuola cattolica, spetta alla direzione dell’istituto di collaborare con l’intera comunità scolastica e in stretto dialogo con i pastori della Chiesa. Ciò, al fine di esplicitare con il progetto formativo ufficiale le linee guida sulla missione educativa della scuola[64]. Infatti, ogni atto ufficiale della scuola deve essere in accordo con la sua identità cattolica, mantenendo pienamente rispettata la libertà della coscienza di ciascuna persona[65]. Questo vale anche per il curricolo della scuola che “rappresenta lo strumento attraverso il quale la comunità scolastica esplicita le finalità, gli obbiettivi, i contenuti, le modalità per perseguirli in maniera efficace. In esso si manifesta l’identità culturale e pedagogica della scuola”[66].

50. Un’ulteriore responsabilità della dirigenza è la promozione e la tutela del legame con la comunità cattolica, che si concretizza attraverso la comunione con la gerarchia della Chiesa. Infatti, l’“ecclesialità della scuola cattolica, che è iscritta nel cuore stesso della sua identità scolastica, è la ragione del «vincolo istituzionale che mantiene con la gerarchia della Chiesa, la quale garantisce che l’insegnamento e l’educazione siano fondati sui principi della fede cattolica e impartiti da maestri di dottrina retta e vita onesta (cfr. can. 803 CIC; cann. 632 e 639 CCEO)»”[67].

51. Pertanto, la dirigenza ha il diritto e il dovere di intervenire, sempre con misure adeguate, necessarie e proporzionate, quando gli insegnanti o gli alunni non si attengano ai criteri richiesti dal diritto universale, particolare o proprio delle scuole cattoliche.

I carismi educativi nella Chiesa

Espressione istituzionale del carisma

52. Nel corso della storia della Chiesa, diverse realtà hanno contribuito all’istituzione delle scuole cattoliche. In modo particolare, le persone consacrate, nei vari Istituti di vita consacrata e nelle Società di vita apostolica, ispirate dai loro fondatori, hanno eretto scuole cattoliche e sono ancora efficacemente presenti nel settore educativo.

53. Più di recente anche i fedeli laici, in virtù della loro vocazione battesimale, individualmente o riuniti in associazioni dei fedeli, sia in associazioni private (cfr. cann. 321-329 CIC e can. 573 § 2 CCEO) che pubbliche (cfr. cann. 312-320 CIC e cann. 573-583 CCEO), hanno preso l’iniziativa di fondare e di dirigere scuole cattoliche. Ci sono altresì istituti scolastici fondati e gestiti insieme da fedeli laici, consacrati e chierici. Lo Spirito di Dio non cessa di far nascere diversi doni nella Chiesa e di suscitare vocazioni nel Popolo di Dio per esercitare l’apostolato dell’educazione dei giovani.

La qualifica di “cattolica” della scuola

54. L’apostolato dei fedeli laici, dei consacrati e dei chierici nella scuola è un autentico apostolato ecclesiale. Si tratta di un servizio che richiede unità e comunione con la Chiesa per poter qualificare la scuola come “cattolica” a tutti i livelli, dall’ente gestore, alla direzione della scuola e agli insegnanti.

55. L’unità e la comunione con la Chiesa cattolica sussistono di fatto quando la scuola è diretta da una persona giuridica pubblica, come per esempio nel caso di un Istituto di vita consacrata e, di conseguenza, la scuola viene considerata ipso iure una “scuola cattolica” (cfr. can. 803 §1 CIC).

56. Quando una scuola è diretta da un singolo fedele o da un’associazione privata di fedeli, per poter essere definita “scuola cattolica”, si richiede il riconoscimento da parte dell’autorità ecclesiastica, cioè di regola dal Vescovo diocesano/eparchiale competente, dal Patriarca, dall’Arcivescovo maggiore e dal Metropolita della Chiesa metropolitana sui iuris o dalla Santa Sede (cfr. can. 803 §1;3 CIC e can. 632 CCEO). Ogni apostolato dei fedeli va sempre esercitato in comunione con la Chiesa, manifestata dai vincoli della professione di fede, dei sacramenti e del governo ecclesiastico (cfr. can. 205 CIC e can. 8 CCEO). Pertanto, occorre che ogni apostolato educativo di ispirazione cristiana ottenga questo riconoscimento concreto da parte della competente autorità ecclesiastica. In questo modo si garantisce ai fedeli la certezza che si tratti di una scuola che offre un’educazione cattolica (cfr. cann. 794 §2; 800 §2 CIC e cann. 628 § 2; 631 § 1 CCEO). In questo, il can. 803 §3 CIC e il can. 632 CCEO affermano anche che nessun Istituto, benché effettivamente cattolico, porti il nome di “scuola cattolica”, se non per consenso della competente autorità ecclesiastica. Inoltre, il can. 216 CIC e can. 19 CCEO ricordano che nessuna iniziativa può rivendicare per se stessa la qualifica di “cattolica”, senza aver ottenuto il consenso dell’autorità ecclesiastica competente.

57. L’apostolato educativo va inteso anche nel senso che nessuna scuola può presentarsi di fatto come una scuola cattolica, pur non avendo formalmente questo titolo, per evitare una procedura di riconoscimento ufficiale secondo il can. 803 CIC e can. 632 CCEO. Ciò impedirebbe la verifica dell’effettiva presenza dei criteri oggettivi. Sarà, quindi, principalmente dovere del Vescovo diocesano/eparchiale seguire tali iniziative e, nel caso che si tratti di fatto di una istituzione cattolica, invitarla a richiedere il riconoscimento come tale in quanto espressione della comunione visibile con la Chiesa.

58. Nei casi in cui si usi in modo illegittimo la qualifica di “cattolica” o dove si vuol dare l’impressione che si tratti di una scuola che è in comunione con la Chiesa, spetta al Vescovo diocesano/eparchiale competente, dopo aver sentito il gestore e la direzione della scuola e aver esaminato il singolo caso, dichiarare per scritto e, se lo ritiene opportuno anche in modo pubblico con l’obiettivo di avvertire i fedeli, che non si tratta di una scuola cattolica, riconosciuta e raccomandata dalla Chiesa.

Il servizio dell’autorità ecclesiastica

Il Vescovo diocesano/eparchiale

59. Il Vescovo diocesano/eparchiale ha un ruolo centrale nel discernere l’identità “cattolica” di una scuola. Come insegna Giovanni Paolo II: “Il Vescovo è padre e pastore dell’intera Chiesa particolare. A lui compete di riconoscere e rispettare i singoli carismi, di promuoverli e coordinarli”[68]. Questa competenza di ordinare i vari carismi nella Chiesa particolare si manifesta, tra l’altro, in alcune specifiche azioni.

a) Spetta al Vescovo diocesano/eparchiale il necessario discernimento e riconoscimento delle istituzioni scolastiche fondate dai fedeli (cfr. can. 803 §1; 3 CIC e can. 632 CCEO).

b) È compito del Vescovo diocesano/eparchiale discernere e dare il riconoscimento ecclesiale del carisma dell’apostolato educativo per quanto riguarda l’atto dell’erezione di una persona giuridica pubblica di diritto diocesano/eparchiale (cfr. cann. 312 §1, 3°; 313 CIC; cann. 579; can 634 §1 CIC e cann. 575 § 1, 1°, 573 § 1, 423, 435, 506, 556 e 566 CCEO), per cui una scuola gestita da essa è ipso iure una “scuola cattolica” (cfr. can. 803 §1 CIC).

c) È necessario richiedere l’esplicito consenso scritto del Vescovo diocesano/eparchiale per la fondazione di scuole cattoliche nel suo territorio da parte degli Istituti di vita consacrata o delle Società di vita apostolica, sia di diritto diocesano/eparchiale, sia di diritto patriarcale/ o pontificio (cfr. can. 801 CIC e cann. 437 § 2, 509 § 2, 556, 566 CCEO). Questo consenso scritto è richiesto anche per qualsiasi altra persona giuridica pubblica che desideri fondare una scuola cattolica.

d) È diritto-obbligo del Vescovo diocesano/eparchiale vigilare che le norme del diritto universale e particolare sulle scuole cattoliche vengano applicate.

e) È diritto-obbligo del Vescovo diocesano/eparchiale dare disposizioni che riguardano l’ordinamento generale delle scuole cattoliche nella propria diocesi. Queste norme, che si ispirano al Magistero e alla disciplina della Chiesa, devono rispettare l’autonomia interna della gestione della scuola e hanno anche valore per le scuole che sono dirette da persone giuridiche pubbliche, anzitutto dai Religiosi/e, oppure anche quando sono gestite dai fedeli laici (cfr. can. 806 §1 CIC e can. 638 § 1 CCEO). Il Vescovo diocesano/eparchiale può altresì stabilire in queste norme che gli Statuti o i curricula delle scuole cattoliche siano soggetti alla sua approvazione, tenendo conto delle leggi civili vincolanti [69]. Se il Vescovo diocesano/eparchiale riscontra violazioni della dottrina o della disciplina ecclesiale, deve richiedere alle autorità di governo della scuola di correggerle, come per esempio al Superiore Maggiore dell’Istituto di vita consacrata che gestisce tale scuola o alla direzione della scuola stessa. Se Dopo avere richiamato inutilmente il Superiore religioso, può di sua autorità prendere egli stesso, di propria autorità, prendere i provvedimenti del caso (cfr. can. 683 §2 CIC e can. 415 § 4 CCEO).

f) È diritto-obbligo del Vescovo diocesano/eparchiale visitare tutte le scuole cattoliche che si trovano nella sua diocesi, anche quelle fondate o dirette da Istituti di vita consacrata, Società di vita apostolica o da altre associazioni pubbliche o private, sia di diritto diocesano/eparchiale, sia di diritto patriarcale o pontificio (cfr. can. 806 §1 CIC e can. 638 § 1 CCEO). Il Vescovo è tenuto a visitarle almeno ogni cinque anni, personalmente oppure, se è legittimamente impedito, tramite il Vescovo coadiutore o l’ausiliare o il Vicario generale o episcopale/Protosincello o Sincello o un delegato (cfr. can. 396 §1 CIC e can. 205 § 1 CCEO). È opportuno che il visitatore prenda come accompagnatori sia chierici che laici, persone veramente esperte nei vari aspetti dell’educazione cattolica. La visita deve riguardare diverse aree: la qualità dell’offerta educativa, per cui “l’istruzione […] si distingua dal punto di vista scientifico almeno a pari grado che nelle altre scuole della regione” (can. 806 §2 CIC); l’ecclesialità della scuola che si manifesta nella sua comunione con la Chiesa particolare e universale; l’attività pastorale della scuola e il suo rapporto con la parrocchia; la conformità del progetto educativo della scuola con la dottrina e con la disciplina della Chiesa; l’amministrazione dei beni temporali della scuola (cfr. cann. 305; 323; 325; 1276 §1 CIC e cann. 577 e 1022 § 1 CCEO). La visita può essere divisa in tre fasi: la fase preparatoria, in cui il visitatore chiede alla scuola di elaborare un rapporto sul suo stato attuale; la visita vera e propria, dopo la quale il visitatore descrive in un rapporto lo stato trovato durante la visita ed emette, in modo autorevole, eventuali indicazioni o raccomandazioni; la terza fase, in cui la scuola implementa eventuali condizioni o raccomandazioni sulla base del rapporto del visitatore.

g) È diritto-obbligo del Vescovo diocesano/eparchiale vigilare su tutte le scuole cattoliche che si trovano nella sua diocesi/eparchia, anche quelle fondate o dirette da Istituti di vita consacrata, Società di vita apostolica o altre associazioni pubbliche o private, sia di diritto diocesano/eparchiale, sia di diritto pontificio/patriarcale (cfr. can. 806 §1 CIC e 638§1 CCEO). Anche se il luogo privilegiato in cui il Vescovo diocesano/eparchiale esercita il suo diritto di vigilanza è durante la visita canonica, egli può intervenire ogni volta che lo ritenga opportuno, e deve farlo tutte le volte che si verificano gravi trasgressioni dell’identità cattolica di una scuola situata nella sua diocesi/eparchia. Se la scuola dipende da una persona giuridica pubblica di diritto pontificio/patriarcale, il Vescovo diocesano/eparchiale, avendo egli la responsabilità della vita pastorale nella sua diocesi/eparchia, qualora venga a conoscenza che nella scuola si verifichino fatti contrari alla dottrina, alla morale o alla disciplina ecclesiale, deve avvertire il Moderatore competente[70], perché provveda. Se l’autorità competente non provvede, il Vescovo diocesano /eparchiale può ricorrere alla Congregazione per l’Educazione Cattolica, salvo l’obbligo di provvedere direttamente egli stesso nei casi più gravi o urgenti.

h) È diritto del Vescovo eparchiale/Ordinario del luogo di nominare o almeno di approvare per la propria diocesi/eparchia gli insegnanti di religione, e parimenti, se lo richiedano motivi di religione o di costumi, rimuoverli oppure esigere che siano rimossi (cfr. can. 805 CIC e can. 636 § 2 CCEO).

i) Dal momento che tutti gli insegnanti partecipano alla missione ecclesiale, il Vescovo diocesano/eparchiale può anche rimuovere un insegnante, quando si tratta di una scuola cattolica gestita dalla diocesi/eparchia. Negli altri casi può esigere che un insegnante sia rimosso se non sono più adempiute le condizioni per la sua nomina. Il Vescovo deve esplicitare le ragioni e le prove decisive che giustificano una eventuale rimozione (cfr. cann. 50; 51 CIC e cann. 1517 § 1; 1519 § 2 CCEO), rispettando sempre il diritto di difesa dell’insegnante e dandogli la possibilità di difendersi per scritto, anche con l’aiuto di un avvocato formato in diritto canonico (cfr. can. 1483 CIC e can. 1141 CCEO). Il Vescovo diocesano/eparchiale deve anche mostrare nell’atto della sua decisione che non sono disponibili altri strumenti adeguati, necessari e proporzionati, per poter continuare il suo servizio in conformità con la missione ecclesiale della scuola.

Le parrocchie ed il parroco

60. A livello della Chiesa particolare avviene frequentemente che le scuole cattoliche siano sotto la gestione diretta della diocesi/eparchia o quella delle parrocchie come persone giuridiche pubbliche, rappresentate dai loro parroci. In questo caso la gerarchia della Chiesa non solo esercita il suo dovere di vigilanza sulle scuole cattoliche, ma può anche essere direttamente coinvolta nella loro fondazione e gestione.

Il dialogo fra Vescovo, consacrate/i e laici

61. Oltre agli aspetti puramente giuridici, il Vescovo diocesano/eparchiale non deve esimersi di entrare in dialogo, come pastore della Chiesa particolare, con tutti coloro che collaborano nella missione educativa delle scuole cattoliche. A tal fine, il Concilio Vaticano II ha raccomandato che “i Vescovi ed i Superiori religiosi si radunino periodicamente o quando ciò è ritenuto opportuno, per trattare gli affari riguardanti l’insieme dell’apostolato nel territorio”[71]. “Per promuovere la reciproca conoscenza, presupposto necessario di una fattiva cooperazione soprattutto in ambito pastorale, è quanto mai opportuno un costante dialogo di Superiori e Superiore degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica con i Vescovi. Grazie a questi abituali contatti, Superiori e Superiore potranno informare i Vescovi circa le iniziative apostoliche che intendono avviare nelle loro diocesi/eparchie, per giungere con essi ai necessari accordi operativi”[72].

62. Nello scambio reciproco e nella conversazione fiduciosa molti problemi possono essere risolti senza che il Vescovo debba formalmente intervenire. Questo interscambio regolare, di cui deve farsi carico il Vescovo diocesano/eparchiale, è opportuno che avvenga anche con tutti gli altri che hanno la responsabilità per le scuole cattoliche in una determinata Chiesa particolare, come per esempio con i Moderatori delle persone giuridiche pubbliche o i fedeli che gestiscono come apostolato proprio una scuola cattolica. Allo stesso modo, il Vescovo è tenuto a mantenere un dialogo costante con le scuole stesse, specialmente con i dirigenti scolastici, gli insegnanti e gli allievi.

La Conferenza Episcopale, il Sinodo dei Vescovi o il Consiglio dei gerarchi

63. La Conferenza Episcopale, il Sinodo dei Vescovi o il Consiglio dei gerarchi ha competenza per quanto riguarda le scuole cattoliche e, in generale, per quanto riguarda l’istruzione in tutti i tipi di scuole, specialmente per l’educazione religiosa. In particolare, spetta alla Conferenza Episcopale, il Sinodo dei Vescovi o il Consiglio dei gerarchi emanare norme generali in merito (cfr. can. 804 §1 CIC). Si raccomanda in maniera speciale alle Conferenze Episcopali di applicare al contesto locale con un decreto generale[73] i principi della promozione e della verifica dell’identità delle scuole cattoliche, enunciati in termini generali in questa Istruzione. Inoltre, è necessario concretizzare l’applicazione delle norme canoniche alla luce del rispettivo sistema giuridico statale.

64. La cura da parte delle Conferenze Episcopali, il Sinodo dei Vescovi o il Consiglio dei gerarchi per le scuole cattoliche deve anche prendere in considerazione la loro pianificazione sul territorio, al fine di provvedere sia alla conservazione sia al progresso delle scuole. Inoltre le Conferenze Episcopali, il Sinodo dei Vescovi o il Consiglio dei gerarchi cercheranno di promuovere l’aiuto delle diocesi/eparchie che hanno mezzi finanziari verso quelle che si trovano nel bisogno per il mantenimento e lo sviluppo delle scuole cattoliche. Si potrebbe anche istituire un fondo economico comune presso la Conferenza Episcopale, il Sinodo dei Vescovi o il Consiglio dei gerarchi. Per attuare quest’opera si raccomanda che la Conferenza Episcopale, il Sinodo dei Vescovi o il Consiglio dei gerarchi istituisca una Commissione per le scuole e per l’educazione, aiutata da una Commissione di esperti.

La Sede Apostolica

65. La Santa Sede ha una responsabilità sussidiaria sulle scuole cattoliche. In modo generale, dal Romano Pontefice è affidato alla Congregazione per l’Educazione Cattolica l’impegno “perché i principi fondamentali circa l’educazione cattolica, così come sono proposti dal Magistero della Chiesa, siano sempre più approfonditi, affermati e conosciuti dal Popolo di Dio”[74]. Questa Congregazione ha pubblicato numerosi documenti allo scopo di guidare le scuole cattoliche nell’adempimento della propria missione[75].

66. Inoltre, la Congregazione “stabilisce le norme, secondo le quali deve reggersi la scuola cattolica; assiste i Vescovi diocesani/eparchiali perché siano istituite, dove è possibile, le scuole cattoliche e siano sostenute con la massima cura, e perché in tutte le scuole siano offerte, mediante opportune iniziative, l’educazione catechetica e la cura pastorale agli alunni cristiani”[76]. Questa competenza giuridica per le scuole cattoliche include anche, in modo sussidiario, l’esercizio della moderazione suprema su di esse, in nome del Romano Pontefice. Questo si manifesta in modo concreto, quando vengono indirizzate petizioni e richieste alla Sede Apostolica, che la Congregazione prende in esame[77]. Essa esamina altresì i ricorsi presentati a norma del diritto per rivendicare diritti e legittimi interessi (cfr. cann. 1732-1739 CIC e cann. 996-1006 CCEO). Questa competenza si manifesta anche quando la Congregazione esercita la sua potestà direttamente su una singola scuola, il che può avvenire in modo particolare quando essa è sotto la direzione di una persona giuridica pubblica di diritto pontificio.

CAPITOLO III:
ALCUNI PUNTI CRITICI

67. La Congregazione per l’Educazione Cattolica nota che nei ricorsi presentati, in molti casi, soggiace una contrastante percezione dell’identità cattolica delle istituzioni scolastiche. Essa spesso scaturisce dall’interpretazione, non sempre corretta, della qualifica di “cattolica” e dalla mancanza di chiarezza delle competenze e delle legislazioni.

Divergenze nell’interpretazione della qualifica di “cattolica”

68. Il problema di fondo sta nell’applicazione concreta della qualifica di “cattolica”; termine complesso e non facilmente esprimibile con criteri esclusivamente legali, formali e dottrinali. Le cause di tensione sono soprattutto dovute da una parte a un’interpretazione riduttiva o puramente formale, dall’altra a una considerazione vaga o chiusa dell’identità cattolica.

Visione riduttiva

69. La particolarità carismatica con cui è vissuta l’identità cattolica non giustifica un’interpretazione riduttiva della cattolicità che escluda esplicitamente o di fatto principi, dimensioni ed esigenze essenziali della fede cattolica. Inoltre la cattolicità non si può attribuire solo ad alcuni ambiti o ad alcune persone, come ai momenti liturgici, spirituali, sociali oppure alla funzione del cappellano scolastico, degli insegnanti di religione o del direttore della scuola. Ciò contraddirebbe la responsabilità della comunità scolastica nel suo insieme e di ogni suo membro[78]. Peraltro con l’affermazione di tale responsabilità non si intende introdurre una “società perfettamente egualitaria” e neppure qualsiasi perfezionismo morale o disciplinare di difficile valutazione.

Interpretazione formale o carismatica

70. Secondo una interpretazione formale, l’identità cattolica si esprimerebbe mediante un “Decreto” dell’autorità ecclesiastica competente, che concede la personalità giuridica, ne riconosce il patrimonio e il governo secondo le norme canoniche, dando anche la possibilità di una eventuale personalità giuridica civile presso lo Stato in cui si trova l’istituzione. Tale identità viene garantita tramite il controllo e la certificazione della competente autorità ecclesiastica, sempre rimanendo l’opportunità di ricorrere alla Santa Sede in caso di conflitto.

71. Oltre alle definizioni di stampo esclusivamente giuridico, ne esistono altre, secondo cui conta anzitutto lo “spirito cattolico”, l’“ispirazione cristiana” oppure la realizzazione “carismatica”: qualifiche queste che sono poco definite, concrete e verificabili nella realtà. Secondo tali interpretazioni né l’applicazione delle norme canoniche né il riconoscimento della legittima autorità gerarchica vengono considerati necessari. Qualora ciò avvenisse, avrebbe valore solo “simbolico” e quindi poco efficace. Talvolta, nel caso di istituzioni educative fondate e/o gestite da Ordini religiosi, Istituti di vita consacrata, Società di vita apostolica o gruppi carismatici, si verifica uno squilibrio tra il carisma e l’appartenenza ecclesiale. In alcune situazioni si evita ogni riferimento alla qualifica di “cattolica”, scegliendo delle denominazioni giuridiche alternative.

Considerazione “chiusa”

72. Un altro motivo che suscita contrasti interpretativi è dovuto ad un modello “chiuso” di scuole cattoliche. In esse non c’è spazio per chi non è “totalmente” cattolico. Tale modello contraddice la visione di una scuola cattolica “aperta” che intende tradurre in ambito educativo il modello della “Chiesa in uscita”[79], in dialogo con tutti. Non bisogna perdere lo slancio missionario per chiudersi in un’isola e allo stesso tempo occorre il coraggio di testimoniare una “cultura” cattolica cioè universale, coltivando la sana consapevolezza della propria identità cristiana.

Per una chiarezza di competenze e legislazioni

73. Talvolta situazioni critiche attorno all’identità cattolica sono provocate da una mancanza di chiarezza sulle competenze e nelle legislazioni. In questi casi, è necessario anzitutto mantenere un giusto equilibrio delle competenze, secondo il principio di sussidiarietà. Esso si fonda sulla responsabilità di ciascuno davanti a Dio e distingue la diversità e complementarietà delle competenze. La responsabilità di ognuno è coadiuvata anche da strumenti idonei che – attraverso l’esercizio di autovalutazione e con successivo confronto con “esperti esterni” – aiutano ogni soggetto ad essere protagonista del progetto educativo. Tali strumenti servono anche per stabilire, vivere e promuovere l’unità ecclesiale, nonché varie forme di associazioni e organismi a livello regionale, nazionale e internazionale che siano in grado di creare comunità nell’ambito educativo cattolico. Inoltre, non deve mancare la fiducia vicendevole tra i vari responsabili, per creare una collaborazione più tranquilla e serena a favore della missione educativa. A ciò contribuisce certamente l’attitudine al dialogo e al cammino in comunione.

74. Un ruolo importante per la necessaria chiarezza è svolto dagli Statuti. Talvolta non sono aggiornati; non delineano chiaramente le competenze o le nuove procedure; sono concepiti troppo rigidamente al punto da regolamentare le situazioni contingenti senza lasciare spazio al discernimento o ad eventuali soluzioni che si possono trovare solo a livello locale.

75. I problemi giuridici e di competenza delle istituzioni educative cattoliche nascono anche a causa del doppio inquadramento normativo: canonico e statale-civile. Dalla diversità di scopi delle relative legislazioni, può accadere che lo Stato imponga alle istituzioni cattoliche, che operano nella sfera pubblica, comportamenti non consoni che mettano in dubbio la credibilità dottrinale e disciplinare della Chiesa. Qualche volta anche l’opinione pubblica rende quasi impossibili le soluzioni in linea con i principi della morale cattolica.

76. È opportuno prevedere, tramite i Regolamenti a livello nazionale (emanati dalle Conferenze Episcopali, il Sinodo dei Vescovi o il Consiglio dei gerarchi) e gli Statuti applicativi redatti sotto il profilo canonico e civile, tutti gli elementi necessari per superare conflitti di interpretazione e applicazione dei due ordinamenti legislativi. Da parte sua, il Diritto canonico, ordinato dal principio fondamentale della salvezza delle anime (can.1752, CIC), prevede diverse vie che garantiscono la comunione tra le parti coinvolte nella missione educativa e si pone come argine allo scandalo della rottura dell’unità interna della Chiesa, all’incapacità di dialogare tra i suoi membri, nonché all’esposizione dei conflitti presso i tribunali statali e i mass media.

77. Inoltre, per la chiarezza, le scuole cattoliche devono essere munite di una dichiarazione della propria missione oppure di un codice di comportamento. Questi sono strumenti per la garanzia della qualità istituzionale e professionale. Occorre quindi rafforzarli giuridicamente tramite contratti di lavoro o altre dichiarazioni contrattuali dei soggetti coinvolti con chiaro valore legale. Si prende atto che in tanti Paesi la legge civile esclude una “discriminazione” a causa della religione, dell’orientamento sessuale nonché di altri aspetti della vita privata. Nello stesso tempo, viene riconosciuta alle istituzioni educative la possibilità di munirsi di un profilo di valori e di un codice di comportamenti da rispettare. Nel momento in cui tali valori e comportamenti non siano rispettati dai soggetti interessati, essi possono essere sanzionati come espressione di una mancanza di onestà professionale nel non adempimento delle clausole definite negli appositi contratti e nelle linee-guida istituzionali.

78. Inoltre, al di là delle norme esclusivamente giuridiche, si mostrano spesso efficaci altri strumenti più adatti alla promozione della responsabilità di ciascuno a favore della identità dell’istituzione. Per esempio, le procedure di autovalutazione individuale e collettiva all’interno dell’istituzione, gli accordi orientativi sui livelli di qualità desiderati, i programmi di formazione permanente e di promozione e rafforzamento della professionalità, gli incentivi e i premi nonché la raccolta, la documentazione e lo studio di buone prassi. Da parte di coloro che esercitano una responsabilità nella Chiesa sarà più efficace di qualsiasi altro atteggiamento e provvedimento un clima e un comportamento che esprimano nei confronti di tutti i componenti della comunità educativa benevolenza e fiducia, quali espressioni di virtù cristiana.

Alcuni temi ed ambiti sensibili

79. Esistono situazioni della vita educativa che richiedono una grande attenzione e sensibilità per risolvere eventuali tensioni e conflitti. Anzitutto la scelta del personale docente, non docente e di governo. Tenendo conto dei diversi contesti e possibilità, è necessario predisporre criteri chiari di discernimento riguardanti le qualità professionali, l’adesione alla dottrina della Chiesa e la coerenza di vita cristiana dei candidati.

80. Si verificano altresì conflitti in campo disciplinare e/o dottrinale. Queste situazioni possono essere causa di discredito all’istituzione cattolica e scandalo nella comunità. Perciò, non possono essere sottovalutate sia in merito alla natura del conflitto, sia per quanto riguarda le ripercussioni dentro e fuori la scuola. Il discernimento deve iniziare nel contesto ecclesiale locale, tenendo presenti i principi canonici della gradualità e della proporzionalità degli eventuali provvedimenti da assumere. La possibilità del licenziamento sia l’ultima opzione, che va legittimamente presa dopo il fallimento di tutti gli altri tentativi di risoluzione.

81. Si verificano anche casi in cui le leggi statali impongono scelte in contrasto con la libertà religiosa e la stessa identità cattolica di una scuola. Pur nel rispetto dei diversi ambiti, è necessaria una ragionevole azione di difesa dei diritti dei cattolici e delle loro scuole sia attraverso il dialogo con le autorità statali, sia mediante il ricorso ai tribunali competenti.

82. Possono sorgere problemi all’interno della Chiesa locale dovuti alla diversità di valutazione tra i componenti della comunità (Vescovo, parroco, persone consacrate, genitori, dirigenti scolastici, associazioni, ecc.) circa la possibilità di sussistenza della scuola, la sostenibilità economica e l’indirizzo di fronte alle nuove sfide educative. Ancora una volta il dialogo ed il camminare insieme sono la via maestra per la soluzione di tali problemi, tenendo fermo anche il criterio gerarchico della Chiesa e rispettando le diverse competenze.

83. Un problema che suscita sempre reazioni contrastanti è la chiusura o il cambiamento della configurazione giuridica di una scuola cattolica per difficoltà di gestione. Esso non è da risolvere in prima istanza con la considerazione del valore finanziario degli immobili e delle proprietà in vista della vendita oppure con il trasferimento della gestione a enti distanti dai principi dell’educazione cattolica per la creazione di una fonte di utile economico. Infatti, i beni temporali della Chiesa hanno tra i loro fini propri le opere di apostolato e di carità, specialmente a servizio dei poveri (cfr. can. 1254 §2 CIC e can. 1007 CCEO). Pertanto, nel caso di una scuola diocesana/eparchiale o parrocchiale, è responsabilità del Vescovo consultare tutti i soggetti interessati, al fine di valutare ogni possibile soluzione a salvaguardia della continuità del servizio educativo. Per le istituzioni scolastiche gestite da religiosi o laici, prima della chiusura o dell’alienazione, è altamente auspicabile consultare il Vescovo e trovare insieme alla comunità educante le vie praticabili per poter offrire ancora la loro preziosa missione.

Modalità di incontro e convergenza per consolidare l’identità cattolica

84. L’identità cattolica dovrebbe costituire un terreno di incontro, uno strumento per convergenza di idee e azioni. In questo modo, le diverse prospettive divengono una risorsa e principio fondamentale per lo sviluppo di metodologie idonee a risolvere eventuali criticità e trovare soluzioni condivise.

85. L’eco di questo atteggiamento risuona già nella prima enciclica di Giovanni XXIII, dove si afferma che “vi sono […] non pochi punti sui quali la Chiesa cattolica lascia libertà di disputa” [80]. In questo senso va ben valutato se un caso richieda necessariamente un intervento diretto da parte dell’autorità ecclesiastica in quanto “ad ogni modo è sempre da tener presente quella bella e ben nota sentenza attribuita in diverse forme a diversi autori: nelle cose necessarie ci vuole l’unità, in quelle dubbie la libertà, in tutte la carità[81].

Essere costruttori di unità

86. In questo orizzonte, Papa Francesco, per la Chiesa di oggi, rilancia alcuni principi della dottrina sociale e invita a trovare vie percorribili nell’ambito educativo facendo prevalere in eventuali tensioni la forza per raggiungere risultati migliori[82]. In presenza di alcuni atteggiamenti che non portano alla soluzione delle controversie il Papa propone la via maestra dell’unità sul conflitto: “Di fronte al conflitto, alcuni semplicemente lo guardano e vanno avanti come se nulla fosse, se ne lavano le mani per poter continuare con la loro vita. Altri entrano nel conflitto in modo tale che ne rimangono prigionieri, perdono l’orizzonte, proiettano sulle istituzioni le proprie confusioni e insoddisfazioni e così l’unità diventa impossibile. Vi è però un terzo modo, il più adeguato, di porsi di fronte al conflitto. È accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo. «Beati gli operatori di pace» (Mt 5,9)”[83].

87. Anche nei conflitti più gravi l’unità della fede vissuta e basata sul Vangelo resta la bussola orientatrice. In questa cornice si aprono le porte di una vera cultura del dialogo attraverso una comunicazione inclusiva e permanente. Le modalità dialogiche e la prassi comunicativa all’interno della comunità educativa della Chiesa locale e universale devono essere stabilite, promosse e praticate già prima di eventuali tensioni. Esse vanno protette e coltivate anche durante i conflitti, e se necessario ristabilite. Il ruolo della comunicazione diretta ed interna non può essere sostituito da persone, istituzioni, mass media estranei, nonché dall’opinione pubblica. Serve una strategia di comunicazione e comunione per non rischiare che nei casi di conflitto altre persone, spesso non competenti e non bene informate, decidano la linea di comunicazione ed azione.

Essere generatori di processi di sviluppo

88. In linea con un altro principio “il tempo è superiore allo spazio”, il Papa suggerisce di “iniziare processi” anziché cercare di difendere posizioni e spazi di potere[84]. Infatti, c’è il rischio che chi cerca le soluzioni perfette e combatte appassionatamente per la loro realizzazione – spesso poco realistica – alla fine danneggi ancora di più con i suoi tentativi la soluzione dei conflitti.

89. Nella ricerca di risolvere un problema è necessario domandarsi se le soluzioni proposte ed elaborate servano principalmente a difendere una propria posizione oppure se possano avviare una dinamica positiva generatrice di ulteriori processi di sviluppo. Il Diritto canonico, al riguardo, prevede un itinerario volto all’applicazione progressiva di norme disciplinari e penali, come la previa ammonizione, la proporzionalità delle sanzioni e una certa gradualità di fronte ai limiti oggettivi personali, sempre salvaguardando la priorità della salvezza delle anime.

90. Per avviare processi proficui è necessario, inoltre, un profondo discernimento che metta insieme la dimensione umana, spirituale, giuridica, soggettiva e pragmatica. Fermo restando l’obbligo e il diritto del Vescovo “di vigilare e di visitare le scuole cattoliche situate nel suo territorio, anche quelle fondate o dirette da membri di istituti religiosi” (Can 806 §1, CIC e can. 638 § 1 CCEO), dichiarazioni affrettate su problemi riguardanti l’identità cattolica non giovano alla risoluzione delle controversie. Eventuali provvedimenti su un presunto sviamento dalla cattolicità di una istituzione educativa, che possono anche diventare necessari oltre che legittimi, è bene che rimangano un’ultima ratio solo in casi in cui non esiste assolutamente la possibilità di evitare un grande danno oggettivo per tutta la Chiesa e la sua missione.

91. Non è da sottovalutare che in un mondo sempre più globalizzato anche le decisioni particolari, legate ad un contesto locale, hanno ripercussioni per la Chiesa universale. Se la competente autorità non trovasse nessuna soluzione praticabile, è necessario che si apra un processo regolare con la consultazione di tutte le parti coinvolte, la considerazione di tutti gli aspetti canonici e civili, i possibili diritti di terzi che possono coincidere o contrastare con la propria decisione, nonché gli effetti che tale decisione può provocare ad altre iniziative della Chiesa in campo educativo e all’opinione pubblica.

Essere elaboratori di soluzioni reali e durature

92. Nei conflitti, talvolta, si portano gli aspetti di un problema particolare al livello di una discussione sui principi e sugli ideali. Per non cadere in questo errore, è di valido aiuto il principio che la realtà è più importante dell’idea[85]. In questo senso, è opportuno elaborare soluzioni a livello più immediato possibile, coinvolgendo coloro che sono direttamente inseriti nella realtà locale e la conoscono in tutti i suoi elementi. Perciò, è bene evitare di delegare conflitti interni della Chiesa ad altre istituzioni giuridiche, a meno che ciò sia espressamente richiesto dalla legge stessa. È da evitare, altresì, il ricorso immediato alle autorità ecclesiastiche superiori, essendo più immediata e sostenibile una soluzione locale. Resta comunque il diritto di ogni fedele nella Chiesa di deferire alla Sede Apostolica[86].

93. Infine, secondo il principio che il tutto è superiore alla parte[87], coloro che lavorano per risolvere le naturali tensioni all’interno della Chiesa devono considerare le conseguenze che anche un singolo conflitto può produrre per altri ambiti e livelli ecclesiali. L’esercizio della prudenza è quindi prioritario e affidabile. Ogni eventuale soluzione decisa ed applicata, deve essere considerata in una prospettiva di lunga durata al fine di non deteriorare la possibilità fruttuosa e fiduciosa di collaborazione tra persone ed istituzioni. Esse sono chiamate a camminare insieme per consentire alla Chiesa di prestare al mondo il suo servizio educativo.

CONCLUSIONE

94. La Congregazione per l’Educazione Cattolica, nel consegnare questa Istruzione sull’identità cattolica delle istituzioni scolastiche, intende offrire in spirito di servizio, un contributo alla riflessione ed alcune linee guida per aiutare a condividere la trasformazione missionaria della Chiesa, perché “è vitale che oggi la Chiesa esca ad annunciare il Vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio, senza repulsioni e senza paura”[88].

95. Papa Francesco, trattando dell’incontro tra la fede, la ragione e le scienze, sottolinea che “le università sono un ambito privilegiato per pensare e sviluppare questo impegno di evangelizzazione in modo interdisciplinare e integrato. Le scuole cattoliche, che cercano sempre di coniugare il compito educativo con l’annuncio esplicito del Vangelo, costituiscono un contributo molto valido all’evangelizzazione della cultura, anche nei Paesi e nelle città dove una situazione avversa ci stimola ad usare la creatività per trovare i percorsi adeguati”[89].

96. Alla luce di queste esortazioni, la presente Istruzione, a partire dai criteri essenziali dell’identità cattolica delle scuole, intende accompagnare il loro rinnovamento per rispondere alle nuove sfide che, nel cambiamento d’epoca, il mondo propone alla Chiesa, madre e maestra. La risposta sarà efficace con l’acquisizione della piena identità nell’obbedienza ad una verità trascendente, come ha ricordato Papa Francesco, citando un testo memorabile di Papa Giovanni Paolo II: “«Se non esiste una verità trascendente, obbedendo alla quale l’uomo acquista la sua piena identità, allora non esiste nessun principio sicuro che garantisca giusti rapporti tra gli uomini. Il loro interesse di classe, di gruppo, di Nazione li oppone inevitabilmente gli uni agli altri. Se non si riconosce la verità trascendente, allora trionfa la forza del potere, e ciascuno tende a utilizzare fino in fondo i mezzi di cui dispone per imporre il proprio interesse o la propria opinione, senza riguardo ai diritti dell’altro. […] La radice del moderno totalitarismo, dunque, è da individuare nella negazione della trascendente dignità della persona umana, immagine visibile del Dio invisibile e, proprio per questo, per sua natura stessa, soggetto di diritti che nessuno può violare: né l’individuo, né il gruppo, né la classe, né la Nazione o lo Stato. Non può farlo nemmeno la maggioranza di un corpo sociale, ponendosi contro la minoranza»” [90].

97. La Congregazione per l’Educazione Cattolica esprime viva gratitudine per la sollecitudine e la fatica profuse dalle persone impegnate nelle istituzioni scolastiche e auspica che il profilo identitario cattolico del progetto educativo contribuisca alla realizzazione di un patto educativo globale “per ravvivare l’impegno per e con le giovani generazioni, rinnovando la passione per un’educazione più aperta ed inclusiva, capace di ascolto paziente, dialogo costruttivo e mutua comprensione”[91].

Città del Vaticano, 25 gennaio 2022, Festa della Conversione di San Paolo Apostolo.

Giuseppe Card. Versaldi

Prefetto

Arciv. Angelo Vincenzo Zani

Segretario

__________________

[1] Papa Francesco, Incontro con i docenti e gli studenti del Collegio San Carlo di Milano, 6 aprile 2019.

[2] Papa Francesco, Videomessaggio ai partecipanti al ‘Global Compact Education’ presso la Pontificia Università Lateranense, 15 ottobre 2020.

[3] Papa Francesco, Omelia nella S. Messa, Domus Sanctae Marthae, 17 maggio 2020.

[4] Papa Giovanni XXIII, Lettera enciclica Mater et magistra, 15 maggio 1961, 1.

[5] Concilio Vaticano II, Dichiarazione sull’educazione cristiana Gravissimum educationis, 28 ottobre 1965, Proemio.

[6] GE, 1.

[7] GE, 3.

[8] GE, 3.

[9] GE, 2.

[10] Cfr. GE, 9.

[11] GE, 8.

[12] GE, 8.

[13] Cfr. GE, 12

[14] Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium, 21 novembre 1964.

[15] GE, 8.

[16] GE, Proemio.

[17] Sacra Congregazione per l’Educazione Cattolica, La scuola cattolica, 19 marzo 1977; Id., Il laico cattolico testimone della fede nella scuola, 15 ottobre 1982; Orientamenti educativi sull’amore umano. Lineamenti di educazione sessuale, 1° novembre 1983; Congregazione per l’Educazione Cattolica, Dimensione religiosa dell’educazione nella scuola cattolica, 7 aprile 1988; Id., La scuola cattolica alle soglie del terzo millennio, 28 dicembre 1997; Id., Le persone consacrate e la loro missione nella scuola. Riflessioni ed orientamenti, 28 ottobre 2002; Id., Educare insieme nella scuola cattolica. Missione condivisa di persone consacrate e fedeli laici, 20 novembre 2007; Id., Educazione al dialogo interculturale nella scuola cattolica. Vivere insieme per una “civiltà dell’amore”, 19 dicembre 2013; Id., Educare oggi e domani. Una passione che si rinnova, 2014; Id., Educare all’umanesimo solidale. Per costruire la civiltà dell’amore a 50 anni dalla Populorum progressio, 16 aprile 2017; Id., Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione, 2 febbraio 2019.

[18] GE, 1.

[19] La scuola cattolica, 34.

[20] Cfr. La scuola cattolica, 26.

[21] GE, 5.

[22] La scuola cattolica, 33.

[23] La scuola cattolica, 34.

[24] Giovanni Paolo II, Costituzione apostolica Ex corde Ecclesiae, 15 agosto 1990, 1.

[25] La scuola cattolica alle soglie del terzo millennio, 11.

[26] La scuola cattolica alle soglie del terzo millennio, 12.

[27] La scuola cattolica alle soglie del terzo millennio, 15.

[28] La scuola cattolica alle soglie del terzo millennio, 14.

[29] Il laico cattolico testimone della fede nella scuola, 37.

[30] Le persone consacrate e la loro missione nella scuola, 30.

[31] Le persone consacrate e la loro missione nella scuola, 6.

[32] Educare insieme nella scuola cattolica, 50.

[33] Educare insieme nella scuola cattolica, 20.

[34] Educare al dialogo interculturale nella scuola cattolica, Introduzione.

[35] Educare al dialogo interculturale nella scuola cattolica, 57.

[36] Le persone consacrate e la loro missione nella scuola, 51.

[37] Congregazione per l’Educazione Cattolica, Lettera circolare alle scuole, università e istituzioni educative, 10 settembre 2020.

[38] Educare oggi e domani. Una passione che si rinnova, 7.

[39] La scuola cattolica alle soglie del terzo millennio, 11.

[40] Educare al dialogo interculturale nella scuola cattolica, 57.

[41] Maschio e femmina li creò, 40.

[42] Papa Francesco, Discorso ai partecipanti alla Conferenza Internazionale per la Pace, Al-Azhar Conference Centre, Il Cairo, 28 aprile 2017.

[43] Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, 24 novembre 2013, 24. 64.

[44] Papa Francesco, Discorso ai partecipanti all’Assemblea Plenaria della Congregazione per l’Educazione Cattolica, 20 febbraio 2020.

[45] Cfr. Papa Francesco, Lettera enciclica Fratelli Tutti, 3 ottobre 2020, 99-100.

[46] Benedetto XVI, Lettera alla diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 21 gennaio 2008.

[47] Papa Francesco, Messaggio per il lancio del Patto Educativo, 12 settembre 2019.

[48] Papa Francesco, Discorso alla Pontificia Università Lateranense, 31 ottobre 2019.

[49] Papa Francesco, Messaggio al seminario online dell’Unione Superiori Generali e dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali sul Patto Educativo Globale (12-14 novembre 2020), 15 ottobre 2020.

[50] Ibid.

[51] Papa Francesco, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2021, 8 dicembre 2020, 8.

[52] Papa Francesco, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2021, 8 dicembre 2020, 8.

[53] Cfr. Papa Francesco, Messaggio per il lancio del Patto Educativo, 12 settembre 2019.

[54] Papa Francesco, Videomessaggio ai partecipanti al ‘Global Compact on Education’ presso la Pontificia Università Lateranense, 15 ottobre 2020.

[55] Le persone consacrate e la loro missione nella scuola. Riflessioni e orientamenti, 41.

[56] La scuola “costituisce come un centro, alla cui attività ed al cui progresso devono insieme partecipare le famiglie, gli insegnanti, i vari tipi di associazioni a finalità culturali, civiche e religiose, la società civile e tutta la comunità umana”, GE, 5.

[57] La scuola cattolica, 34.

[58] La scuola cattolica, 78.

[59] Cfr. CIC, Libro VI, Titolo VI: I delitti contro la vita, la dignità e la libertà; CCEO Titolo XXVII, Cap. II: Le pene contro i singoli delitti; Papa Francesco, Lettera apostolica in forma di “motu proprio” Vos estis lux mundi, 7 maggio 2019.

[60] Cfr. La dimensione religiosa dell'educazione nella scuola cattolica, Lineamenti per la riflessione e la revisione, 51.

[61] Cfr. La scuola cattolica, 38.

[62] Cfr. Concilio Vaticano II, Decreto sull’apostolato dei laici Apostolicam actuositatem, 18 novembre 1965, 30.

[63] Educare al dialogo interculturale nella scuola cattolica. Vivere insieme per una civiltà dell’amore, 85.

[64] Cfr. n. 39.

[65] Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Veritatis plendor, 6 agosto 1993, 57-64, in particolare: “Il giudizio della coscienza non stabilisce la legge, ma attesta l’autorità della legge naturale e della ragione pratica in riferimento al bene supremo” (60); cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 11 ottobre 1992, 1776-1794.

[66] Educare al dialogo interculturale nella scuola cattolica. Vivere insieme per una civiltà dell’amore, 64.

[67] Educare al dialogo interculturale nella scuola cattolica. Vivere insieme per una civiltà dell’amore, 86.

[68] Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Vita consecrata, 25 marzo 1996, 49.

[69] Se la scuola non è direttamente soggetta alla potestà del Vescovo diocesano/eparchiale, per esempio quando si tratta di una scuola di una persona giuridica pubblica di diritto pontificio/patriarcale, egli, nell’atto dell’approvazione, verifica solo la legittimità, in particolare, la coerenza con il profilo cattolico della scuola.

[70] Salvo il diritto proprio, espresso soprattutto negli Statuti, che può prevedere altre denominazioni, il Moderatore competente di un Istituto di vita consacrata o di una Società di vita apostolica può essere il “Superiore generale” o “Superiore provinciale” o “Superiore locale” e in una associazione dei fedeli il “Presidente”.

[71] Concilio Vaticano II, Decreto sull’ufficio pastorale dei Vescovi Christus Dominus, 28 ottobre 1965, 35.

[72] Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Vita consecrata, 50.

[73] Il decreto generale della Conferenza Episcopale richiede, per la sua entrata in vigore, la previa recognitio della Congregazione per i Vescovi: “La Congregazione compie ciò che attiene alla celebrazione di Concilii particolari, nonché alla costituzione delle conferenze episcopali e alla revisione dei loro statuti, riceve gli atti e i decreti di tali organismi e, consultati i dicasteri interessati, dà ai decreti la necessaria ricognizione”, Giovanni Paolo II, Costituzione apostolica Pastor bonus sulla Curia Romana, 28 giugno 1988, 82.

[74] Giovanni Paolo II, Costituzione apostolica Pastor bonus sulla Curia Romana, 28 giugno 1988, 114.

[75] Cfr. nota n. 17.

[76] Giovanni Paolo II, Costituzione apostolica Pastor bonus sulla Curia Romana, 115.

[77] Giovanni Paolo II, Costituzione apostolica Pastor bonus sulla Curia Romana, 13.

[78] Cfr. GE, 8.

[79] Cfr. Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, 20-24.

[80] Papa Giovanni XXII, Lettera enciclica Ad Petri cathedram, 29 giugno 1959, parte III.

[81] Papa Giovanni XXII, Lettera enciclica Ad Petri cathedram, 29 giugno 1959, parte III.

[82] Cfr. Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, 217-237.

[83] Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, 227.

[84] Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, 222-225.

[85] Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, 231-233.

[86] Cfr. Papa Giovanni Paolo II, Costituzione apostolica Pastor bonus, 28 giugno 1998, 13.

[87] Cfr. Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, 234-237.

[88] Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, 23.

[89] Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, 134.

[90] Papa Francesco, Lettera enciclica Fratelli tutti, 273. La citazione è presa da Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Centesimus annus, 1° maggio 1991, 44.

[91] Papa Francesco, Messaggio per il lancio del Patto Educativo Globale, 12 settembre 2019.

[00466-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Congrégation pour l’Éducation Catholique

L’IDENTITÉ DE L’ÉCOLE CATHOLIQUE

POUR UNE CULTURE DU DIALOGUE

Instruction

Cité du Vatican 2022

INTRODUCTION

1. À l’occasion du Congrès mondial sur le thème Éduquer aujourd’hui et demain. Une passion qui se renouvelle, que la Congrégation pour l’Éducation Catholique a organisé à Castel Gandolfo en 2015 et auquel ont participé des représentants des écoles catholiques de tous niveaux et de toutes provenances, l’un des points les plus soulignés et jugé de grande actualité dans le débat général a été la nécessité d’une prise de conscience plus nette et plus consistante de l’identité catholique des institutions éducatives de l’Église dans le monde. Cette préoccupation fut rappelée lors des dernières Assemblées plénières de la Congrégation, ainsi qu’à l’occasion des rencontres avec les Évêques au cours des visites ad limina. En outre, face aux mutations rapides de ces dernières années qui ont vu s’étendre le processus de mondialisation et se développer le dialogue interreligieux et interculturel, la Congrégation pour l’Éducation Catholique a été confrontée à des cas de conflits ou à des recours causés par des interprétations divergentes du concept traditionnel d’identité catholique des institutions scolaires.

2. La Congrégation pour l’Éducation Catholique a donc jugé bon de proposer, dans le cadre de ses compétences, une réflexion et des orientations plus approfondies et actualisées sur la valeur de l’identité catholique des institutions scolaires dans l’Église afin d’offrir des critères adaptés aux défis de notre temps, en continuité avec les critères toujours valides. Comme l’a affirmé le Pape François, « nous ne pouvons pas créer une culture du dialogue si nous n'avons pas d'identité [1] ».

3. Fruit de réflexions et de consultations conduites aux divers échelons institutionnels, la présente Instruction veut être une contribution que la Congrégation pour l’Éducation Catholique offre à tous ceux qui interviennent dans le domaine de l’éducation scolaire, à commencer par les Conférences épiscopales, le Synode des Évêques et le Conseil des Hiérarques, jusqu’aux Ordinaires et aux Supérieurs des Instituts de vie consacrée et des Sociétés de vie apostolique, ainsi qu’aux mouvements, aux associations de fidèles, aux autres organismes et aux personnes qui portent la sollicitude pastorale de l’éducation.

4. S’agissant de critères généraux qui concernent l’Église tout entière, afin de sauvegarder l’unité et la communion ecclésiale, ils devront être actualisés selon les différents contextes des Églises locales répandues dans le monde, conformément aux principes de subsidiarité et de synodalité, en tenant compte des différentes compétences institutionnelles.

5. La Congrégation pour l’Éducation Catholique espère que cette contribution puisse être accueillie comme une occasion de réflexion et d’approfondissement de ce thème important qui concerne l’essence même et la raison d’être de la présence historique de l’Église dans le domaine éducatif et scolaire, par obéissance à sa mission d’annoncer l’Évangile en faisant de toutes les nations des disciples (cf. Mt 28, 19-20).

6. Dans la première partie de l’Instruction, le discours sur la présence de l’Église dans le monde scolaire est inséré dans le contexte général de sa mission évangélisatrice : l’Église, mère et maîtresse au cours de son développement historique, et les éléments remarquables qui ont enrichi son œuvre, dans le temps et dans l’espace, jusqu’à nos jours. Le deuxième chapitre traite des divers acteurs du monde scolaire et de leurs différents rôles, attribués et organisés selon les normes canoniques, dans une Église riche de multiples charismes que l’Esprit Saint lui donne en abondance, mais aussi en accord avec sa nature hiérarchique. Le dernier chapitre est consacré à quelques points critiques qui peuvent surgir en intégrant tous les aspects de l’éducation scolaire dans la vie concrète de l’Église, comme peut le constater notre Congrégation en traitant les problèmes qui lui sont soumis par les Églises particulières.

7. Il ne s’agit pas, on le voit bien, d’un traité général, et moins encore d’un traité exhaustif sur le thème de l’identité catholique, mais plutôt d’un instrument délibérément synthétique et pratique qui puisse servir à éclaircir quelques points actuels et surtout à prévenir des conflits et des divisions dans ce secteur essentiel que représente l’éducation. En effet, comme l’a observé le Pape François en relançant l’évènement d’un Pacte éducatif mondial, « éduquer, c’est faire un pari et donner au présent l’espérance qui brise les déterminismes et les fatalismes par lesquels l’égoïsme du fort, le conformisme du faible et l’idéologie de l’utopiste veulent s’imposer souvent comme unique voie possible[2] ». Dans un monde de plus en plus fragmenté et conflictuel, seule une action forte et unifiée de l’Église dans le domaine éducatif peut contribuer aussi bien à la mission évangélisatrice que Jésus lui a confiée qu’à la construction d’un monde fraternel parce que « c’est seulement avec cette conscience d’être des enfants qui ne sont pas orphelins que nous pouvons vivre en paix avec les autres[3] ».

CHAPITRE I :
LES ECOLES CATHOLIQUES DANS LA MISSION DE L’ÉGLISE

L’Église, mère et maîtresse

8. Le Concile Œcuménique Vatican II a repris des Pères, entre autres, l’image maternelle de l’Église, icône expressive de sa nature et de sa mission. L’Église est la mère qui engendre des croyants parce qu’elle est l’Épouse du Christ. Presque tous les documents conciliaires se réfèrent à la maternité de l’Église pour manifester son mystère et son action pastorale, et pour étendre son amour aux « enfants séparés d’elle » par une accolade œcuménique, et aux croyants d’autres religions, jusqu’à atteindre toutes les personnes de bonne volonté. Le Pape Jean XXIII a ouvert le Concile en exprimant la joie débordante que l’Église éprouve à être mère universelle : « gaudet mater Ecclesia ».

9. L’icône de l’Église mère n’est pas seulement une expression de tendresse et de charité, mais aussi de force, la force d’être guide et maîtresse. Le Pape lui-même a associé l’appellation de mère à celle de maîtresse car « à cette Église, “colonne et fondement de vérité” (cf. 1 Tm 3, 15), son saint fondateur a confié une double tâche : engendrer des fils, les éduquer et les diriger, en veillant avec une providence maternelle sur la vie des individus et des peuples, dont elle a toujours respecté et protégé avec soin la dignité [4] ».

10. Le Concile a donc affirmé que « pour s’acquitter de la mission que lui a confiée le Seigneur qui l’a fondée, d’annoncer à tous les hommes le mystère du salut et de tout édifier dans le Christ, notre sainte Mère l’Église doit prendre soin de la totalité de la vie de l’homme y compris de ses préoccupations terrestres, dans la mesure où elles sont liées à sa vocation surnaturelle. Elle a donc un rôle à jouer dans le progrès et le développement de l’éducation. C’est pourquoi le Concile proclame certains principes fondamentaux de l’éducation chrétienne, spécialement en ce qui touche la vie scolaire[5] ». Il apparaît alors évident que l’action éducative que l’Église promeut grâce aux écoles n’est pas une œuvre philanthropique pour soutenir une nécessité sociale, mais une part essentielle de son identité et de sa mission.

Les « principes fondamentaux » de l’éducation chrétienne dans les écoles

11. Dans la déclaration Gravissimum educationis, le Concile a offert des « principes fondamentaux » pour l’éducation chrétienne, surtout dans les écoles. Tout d’abord l’éducation, en tant que formation de la personne humaine, est un droit universel : « Tous les hommes de n’importe quelle race, âge ou condition, possèdent, en tant qu’ils jouissent de la dignité de personne, un droit inaliénable à une éducation qui réponde à leur vocation propre, soit conforme à leur tempérament, à la différence des sexes, à la culture et aux traditions nationales, en même temps qu’ouverte aux échanges fraternels avec les autres peuples pour favoriser l’unité véritable et la paix dans le monde. Le but que poursuit la véritable éducation est de former la personne humaine dans la perspective de sa fin la plus haute et du bien des groupes dont l’homme est membre et au service desquels s’exercera son activité d’adulte[6] ».

12. L’éducation étant un droit de tous, le Concile a fait appel à la responsabilité de tous. Tout d’abord, celle des parents qui ont un droit prioritaire dans les choix éducatifs. Le choix de l’école doit être fait en pleine liberté et selon la conscience, d’où le devoir des autorités civiles de rendre possibles différentes options dans le cadre de la loi. L’État a la responsabilité de soutenir les familles dans leur droit à choisir l’école et le projet éducatif.

13. Pour sa part, l’Église a le devoir d’éduquer « surtout parce qu’elle a pour fonction d’annoncer aux hommes la voie du salut, de communiquer aux croyants la vie du Christ et de les aider par une attention constante à atteindre le plein épanouissement de cette vie du Christ. À ses enfants, l’Église est donc tenue, comme Mère, d’assurer l’éducation qui inspirera toute leur vie de l’esprit du Christ[7] ». En ce sens, l’éducation que l’Église poursuit consiste dans l’évangélisation et dans l’attention à la croissance des personnes qui cheminent déjà vers la plénitude de la vie du Christ. Toutefois, la proposition éducative de l’Église ne s’adresse pas uniquement à ses enfants, mais aussi à « tous les hommes pour promouvoir la personne humaine dans sa perfection, ainsi que pour assurer le bien de la société terrestre et la construction d’un monde toujours plus humain[8] ». Évangélisation et promotion humaine intégrale sont étroitement liées dans l’œuvre éducative de l’Église. En effet, « celle-ci ne vise pas seulement à assurer la maturité ci-dessus décrite de la personne humaine, mais principalement à ce que les baptisés, introduits pas à pas dans la connaissance du mystère du salut, deviennent chaque jour plus conscients de ce don de la foi[9] ».

14. Un autre élément fondamental est la formation initiale et permanente des enseignants[10]. C’est d’eux que dépend essentiellement le fait que « l’école catholique soit en mesure de réaliser ses buts et ses desseins. Qu’on les prépare donc avec une sollicitude toute particulière à acquérir les connaissances tant profanes que religieuses qui soient sanctionnées par des diplômes appropriés ainsi qu’un savoir-faire pédagogique en accord avec les découvertes modernes. Que la charité les unisse entre eux et avec leurs élèves, qu’ils soient tout pénétrés d’esprit apostolique pour rendre témoignage, par leur vie autant que par leur enseignement, au Maître unique, le Christ ». Leur ministère « est un apostolat au vrai sens du mot […] c’est aussi un authentique service rendu à la société[11] ».

15. Le succès du parcours pédagogique se fonde principalement sur un principe de collaboration mutuelle – en premier lieu entre parents et enseignants – afin qu’ils soient un point de repère pour l’action personnelle de leurs élèves, dans la vive espérance que « après que ceux-ci auront terminé leurs études […] ils continuent à rester proches d’eux par leurs conseils et leur amitié, ainsi que par des associations spécialisées, toutes pénétrées du véritable esprit de l’Église[12] ». Une saine coopération est donc souhaitable – aux échelons diocésain, national et international – afin de favoriser entre les écoles catholiques et les écoles non catholiques la collaboration nécessaire pour le bien de la communauté humaine universelle [13].

16. Quant aux écoles catholiques, la déclaration conciliaire marque un tournant important car, dans la ligne de l’ecclésiologie de Lumen gentium[14], l’école y est conçue, plus que comme une institution, comme une « communauté ». L’élément caractéristique de l’école catholique consiste non seulement à poursuivre « les fins culturelles et la formation humaine des jeunes », mais aussi à « créer pour la communauté scolaire une atmosphère animée d’un esprit évangélique de liberté et de charité ». À cette fin, l’école catholique vise à « aider les adolescents à développer leur personnalité en faisant en même temps croître cette créature nouvelle qu’ils sont devenus par le baptême », ainsi qu’à « ordonner toute la culture humaine à l’annonce du salut de telle sorte que la connaissance graduelle que les élèves acquièrent du monde, de la vie et de l’homme, soit illuminée par la foi[15] ». Ainsi, l’école catholique prépare les élèves à exercer de manière responsable leur liberté, en les formant à une attitude d’ouverture et de solidarité.

Développements ultérieurs

17. La déclaration conciliaire Gravissimum educationis s’est proposée de n’exposer que « certains principes fondamentaux de l’éducation chrétienne, spécialement en ce qui touche les écoles » et de confier à « une commission spéciale après le Concile[16] » la tâche de les développer ultérieurement. C’est ce dont s’occupe, entre autres, le Bureau pour les écoles de la Congrégation pour l’Éducation Catholique, qui a consacré certains documents à l’approfondissement des aspects importants de l’éducation[17] notamment : le profil permanent de l’identité catholique dans un monde qui change ; la responsabilité du témoignage des enseignants et des dirigeants laïcs et consacrés ; l’approche dialogique vers un monde multiculturel et multireligieux. Pour l’école catholique, le fait qu’en plus les élèves « bénéficient d’une éducation sexuelle à la fois positive et prudente au fur et à mesure qu’ils grandissent[18] » n’est pas négligeable.

Le profil dynamique de l’identité de l’école catholique

18. L’école catholique vit dans le flux de l’histoire humaine qu’elle est appelée à suivre sans cesse pour offrir un service de formation, adapté à son temps. Elle fait preuve, comme en témoignent les institutions éducatives catholiques, d’une grande capacité à répondre aux diverses situations socio-culturelles et à assumer de nouveaux moyens didactiques, tout en restant fidèle à sa propre identité (idem esse). L’identité est comprise en référence à la conception chrétienne de la vie[19]. La déclaration conciliaire Gravissimum educationis et les documents d’approfondissement à sa suite ont brossé le profil dynamique des institutions éducatives à partir des deux termes « école » et « catholique ».

19. En tant qu’école, elle possède essentiellement les caractéristiques de toutes les institutions scolaires qui, grâce à l’activité didactique organisée et systématisée, offrent une culture visant à l’éducation intégrale de la personne[20]. En effet, l’école en tant que telle est « le lieu de développement assidu des facultés intellectuelles ; en même temps elle exerce le jugement, elle introduit au patrimoine culturel hérité des générations passées, elle promeut le sens des valeurs, elle prépare à la vie professionnelle, elle fait naître entre les élèves de caractère et d’origine sociale différents un esprit de camaraderie qui forme à la compréhension mutuelle[21] ». Pour se définir comme école, une institution doit donc savoir intégrer la transmission du patrimoine culturel et scientifique déjà acquis avec la finalité éducative première des personnes qui doivent être accompagnées vers le développement intégral, dans le respect de leur liberté et de leur vocation singulière. C’est dans l’école que doit avoir lieu la première approche sociale, après celle vécue en famille. C’est là que l’individu vit l’expérience positive de rapports sociaux et fraternels comme condition pour devenir capable de construire une société fondée sur la justice et la solidarité, qui sont les prémisses d’une vie pacifique entre les personnes et entre les peuples. Cela est possible grâce à la recherche de la vérité accessible à tous les êtres humains doués de rationalité et de liberté de conscience, instruments qui servent aussi bien dans les études que dans les relations interpersonnelles.

20. En tant que catholique, l’école possède non seulement les caractéristiques susmentionnées qui la distinguent des autres institutions ecclésiales que sont la paroisse, les associations, les instituts religieux et d’autres encore, mais elle possède aussi une qualification qui détermine son identité spécifique : il s’agit de « sa référence à la conception chrétienne de la réalité. C’est Jésus-Christ qui est le centre de cette conception[22] ». La relation personnelle avec le Christ permet au croyant de poser un regard radicalement nouveau sur toute la réalité en assurant ainsi à l’Église une identité toujours renouvelée afin de susciter, au sein des communautés scolaires, des réponses adéquates aux questions fondamentales de toute femme et de tout homme. Par conséquent, pour tous les membres de la communauté scolaire, « les principes évangéliques inspirent son projet aussi bien comme motivations que comme finalités[23] ». En d’autres termes, dans l’école catholique, outre les outils communs aux autres écoles, le dialogue entre la raison et la foi permet d’accéder aussi aux vérités qui transcendent les simples données des sciences empiriques et rationnelles, et de s’ouvrir à la vérité tout entière afin de donner une réponse aux questions les plus profondes du cœur humain qui ne concernent pas seulement la réalité immanente. Ce dialogue entre raison et foi n’est pas une contradiction, puisque la tâche des institutions catholiques dans le cadre de la recherche scientifique consiste à « unifier existentiellement, dans le travail intellectuel, deux ordres de réalités qu’on a trop souvent tendance à opposer comme si elles étaient antithétiques, la recherche de la vérité et la certitude de connaître déjà la source de la vérité[24] ».

21. L’identité catholique des écoles justifie leur insertion dans la vie de l’Église, dans le respect de leur spécificité institutionnelle. L’appartenance des écoles catholiques à la mission ecclésiale est même « une qualité propre et spécifique, qui pénètre et façonne chaque instant de son action éducative, partie fondamentale de son identité même et point focal de sa mission[25] ». Par conséquent, l’école catholique « se situe à l’intérieur d’une pastorale organique de la communauté chrétienne[26] ».

22. Une marque distinctive de sa nature ecclésiale est d’être une école pour tous, en particulier pour les plus faibles. Preuve en est l’histoire qui a vu surgir « la plus grande partie des institutions catholiques d’éducation et d’enseignement comme une réponse aux nécessités des catégories moins favorisées du point de vue social et économique. Ce n’est pas une nouveauté d’affirmer que les écoles catholiques tirent leur origine d’une profonde charité éducative envers des enfants et adolescents abandonnés à eux-mêmes et privés de toute forme d’éducation. Aujourd’hui encore, en de nombreuses aires du monde, c’est la pauvreté matérielle qui empêche de nombreux enfants et adolescents d’accéder à l’instruction et à une adéquate formation humaine et chrétienne. En d’autres, ce sont de nouvelles pauvretés qui interpellent l’école catholique ; celle-ci, comme dans le passé, peut être amenée à vivre des situations d’incompréhension, de défiance et de manque de moyens[27] ». Cette sollicitude s’est exprimée également par la fondation d’écoles professionnelles qui ont sauvegardé la formation technique déclinée selon les paramètres de l’intelligence manuelle, et par des institutions éducatives qui offrent une formation adaptée aux qualités des personnes handicapées.

Le témoignage des éducateurs laïcs et consacrés

23. Un autre aspect important, de plus en plus déterminant pour parvenir à la formation intégrale des élèves, est le témoignage des éducateurs laïcs et consacrés. En effet, « dans le projet éducatif de l’école catholique on ne fait donc pas de séparation entre les temps d’apprentissage et les temps d’éducation, entre les temps de la connaissance et les temps de la sagesse. Les diverses disciplines ne présentent pas seulement des connaissances à acquérir mais des valeurs à assimiler et des vérités à découvrir. Tout ceci exige une ambiance caractérisée par la recherche de la vérité, où les éducateurs, compétents, convaincus et cohérents, maîtres de savoir et de vie, soient les icônes, imparfaites certes, mais non dépourvues d’éclat, de l’unique Maître[28] ».

24. L’éducateur laïc catholique dans les écoles, en particulier dans les écoles catholiques, « accomplit une tâche qui suppose un aspect professionnel indéniable mais qui ne peut se réduire à cela. Elle est assumée dans le cadre de sa vocation surnaturelle chrétienne. Il doit donc la vivre effectivement comme une vocation personnelle dans l’Église et pas seulement comme l’exercice d’une profession[29] ».

25. Pour les personnes consacrées, « l’engagement éducatif, aussi bien dans les écoles catholiques que dans les autres, est une vocation et un choix de vie, un chemin de sainteté, une exigence de justice et de solidarité surtout vis-à-vis des jeunes les plus pauvres, menacés par diverses formes de déviance et de risque. En se vouant à la mission éducative dans l’école, les personnes consacrées contribuent à faire parvenir le pain de la culture à ceux qui en ont le plus besoin[30] ». Les personnes consacrées, « en communion avec les Pasteurs, remplissent donc dans l’école une mission ecclésiale d’importance vitale parce qu’en éduquant, elles collaborent à l’évangélisation[31] ».

26. Les spécificités des fidèles laïcs et des personnes consacrées se développent dans le partage de la mission éducative commune qui ne reste pas enfermée à l’intérieur de l’école catholique mais qui « peut et doit s’ouvrir à un échange enrichissant dans une communion plus large avec la paroisse, le diocèse, les mouvements ecclésiaux et l’Église universelle[32] ». Pour éduquer ensemble, il faut aussi un chemin de formation commune, « initiale et continue, capable d’accueillir les défis éducatifs du moment présent et de fournir les instruments les plus efficaces pour pouvoir les affronter […] Ceci implique chez les éducateurs une disponibilité à l’apprentissage et au développement des connaissances, au renouvellement et à la mise à jour des méthodes d’enseignement, mais aussi à la formation spirituelle, religieuse et au partage[33] ».

 

Éduquer au dialogue

27. Les sociétés contemporaines se caractérisent par une composition multiculturelle et multireligieuse. Dans ce contexte, « l’éducation se trouve engagée dans un défi majeur pour l’avenir : rendre possible la coexistence entre la diversité des expressions culturelles et promouvoir un dialogue qui favorise une société pacifique ». L’histoire des écoles catholiques se caractérise par l’accueil d’élèves provenant de différents milieux culturels et appartenances religieuses. Dans ce domaine, il faut « une fidélité à son projet éducatif propre qui soit courageuse et novatrice[34] », s’exprimant par la capacité de témoignage, de connaissance et de dialogue avec les diversités.

28. L’école catholique possède une grande responsabilité dans l’ordre du témoignage. « La présence chrétienne dans la réalité multiforme des diverses cultures doit être montrée et démontrée, autrement dit elle doit se rendre visible, repérable et consciente. Aujourd’hui, en raison du processus de sécularisation avancée, l’école catholique se trouve dans une situation missionnaire, y compris dans des pays d’antique tradition chrétienne[35] ». Elle est appelée à s’engager dans le témoignage grâce à son projet éducatif qui s’inspire clairement de l’Évangile. « L’école, y compris l’école catholique, ne demande pas l’adhésion à la foi ; elle peut cependant la préparer. À travers le projet éducatif il est possible de créer les conditions pour que la personne développe l’aptitude à la recherche et soit orientée vers la découverte du mystère de son être propre et de la réalité qui l’environne, jusqu’à arriver au seuil de la foi. À ceux qui décident de franchir ce seuil, on donne les moyens nécessaires pour continuer à approfondir l’expérience de la foi[36] ».

29. Outre le témoignage, la connaissance est un autre élément éducatif de l’école. Elle a pour objectifs importants de mettre en contact avec le riche patrimoine culturel et scientifique, de préparer à la vie professionnelle et de favoriser la compréhension réciproque. Face aux incessantes transformations technologiques et à l’omniprésence de la culture numérique, il est nécessaire d’acquérir tout au long de la vie de nouvelles compétences professionnelles pour répondre aux exigences des temps « sans perdre de vue la synthèse entre foi, culture et vie, qui constitue la clé de voûte particulière de la mission éducative[37] ». La connaissance doit être soutenue par une formation permanente solide qui permette aux enseignants et aux dirigeants de se distinguer par « la capacité de créer, d’inventer et de gérer des domaines d’apprentissage riches en possibilités », et « de respecter la diversité des “intelligences” des élèves et de les guider dans un apprentissage significatif et profond[38] ». En effet, l’accompagnement des élèves dans la connaissance d’eux-mêmes, de leurs aptitudes et de leurs ressources intérieures afin d’opérer des choix de vie conscients n’est pas une tâche secondaire.

30. L’école catholique est un sujet ecclésial. En tant que telle, elle « partage la mission évangélisatrice de l’Église et est un lieu privilégié où se réalise l’éducation chrétienne[39] ». En outre, le dialogue est une dimension constitutive de l’Église car celle-ci se développe justement dans la dynamique dialogique trinitaire, entre Dieu et l’homme et entre les hommes. Par sa nature ecclésiale, l’école catholique partage cet élément constitutif de sa propre identité. Par conséquent, elle doit « pratiquer “la grammaire du dialogue”, non comme un expédient techniciste, mais comme modalité profonde de la relation[40] ». Le dialogue conjugue l’attention à sa propre identité avec la compréhension des autres et le respect de la diversité. L’école catholique devient ainsi « une communauté éducative où la personne s’exprime et grandit humainement selon un processus de relation dialogique, en interagissant de manière constructive, en exerçant la tolérance, en comprenant les divers points de vue, en créant la confiance dans un milieu de concorde authentique. On instaure ainsi la vraie communauté éducative, espace de convivialité entre les différences[41] ». Le Pape François a offert trois orientations fondamentales pour favoriser le dialogue, « le devoir de l’identité, le courage de l’altérité et la sincérité des intentions. Le devoir d’identité, car on ne peut pas bâtir un vrai dialogue sur l’ambiguïté ou en sacrifiant le bien pour plaire à l’autre; le courage de l’altérité, car celui qui est différent de moi, culturellement et religieusement, ne doit pas être vu et traité comme un ennemi, mais accueilli comme un compagnon de route, avec la ferme conviction que le bien de chacun réside dans le bien de tous; la sincérité des intentions, car le dialogue, en tant qu’expression authentique de l’humain, n’est pas une stratégie pour réaliser des objectifs secondaires, mais un chemin de vérité, qui mérite d’être patiemment entrepris pour transformer la compétition en collaboration[42] ».

Une éducation en sortie

31. Face aux défis contemporains, le Pape François reconnaît, en faisant écho au Concile Vatican II, la valeur centrale de l’éducation. Celle-ci se situe au sein d’un grand projet pastoral pour une « Église en sortie » qui « accompagne l’humanité en tous ses processus », en se rendant présente dans une éducation « qui enseigne à penser de manière critique et qui offre un parcours de maturation dans les valeurs[43] ». Passionné par l’éducation, le Pape attire l’attention sur quelques éléments de fond.

L’éducation est « mouvement »

32. L’éducation est une polyphonie de mouvements. Tout d’abord, elle part d’un mouvement d’équipe. Chacun collabore selon son talent personnel et assume ses propres responsabilités, en contribuant à la formation des jeunes générations et à la construction du bien commun. En même temps, l’éducation libère un mouvement écologique dans la mesure où elle contribue à retrouver l’équilibre sur différents plans : intérieur avec soi-même, solidaire avec les autres, naturel avec tous les êtres vivants, spirituel avec Dieu. Elle suscite aussi un mouvement inclusif important. L’inclusion, qui « fait partie intégrante du message du salut chrétien[44] », n’est pas seulement une propriété, mais aussi une méthode de l’éducation qui rapproche les personnes exclues et les personnes vulnérables. Grâce à elles, l’éducation alimente un mouvement pacificateur qui engendre l’harmonie et la paix[45].

Un pacte éducatif mondial

33. Ces mouvements convergent pour faire face à l’urgence éducative[46]. Cette dernière trouve son origine principalement dans la rupture du « pacte éducatif » entre institutions, familles et personnes. Ces tensions reflètent aussi une crise des rapports et de la communication entre les générations, ainsi qu’une fragmentation sociale que le primat de l’indifférence rend encore plus évidente. Dans un tel contexte de changement d’époque, le Pape François propose un pacte éducatif mondial qui sache trouver des réponses convaincantes à l’actuelle « métamorphose non seulement culturelle mais aussi anthropologique qui engendre de nouveaux langages et rejette, sans discernement, les paradigmes qui nous sont offerts par l’histoire[47] ».

34. Le parcours du pacte éducatif mondial tend à favoriser des relations interpersonnelles, réelles, vivantes et solidaires. Un projet de longue durée est ainsi mis en œuvre, visant à former des personnes qui soient disponibles pour se mettre au service éducatif de leur communauté. Une pédagogie concrète – fondée sur le témoignage, sur la connaissance et sur le dialogue – est un point de départ pour un changement personnel, social et environnemental. C’est pourquoi il faut un « pacte éducatif vaste, capable de transmettre non seulement la connaissance de contenus techniques, mais aussi et surtout une sagesse humaine et spirituelle faite de justice » et des comportements vertueux « capables de se réaliser concrètement[48] ».

35. La dimension concrète d’un pacte éducatif mondial se manifeste aussi grâce à l’harmonie du partenariat. Elle naît d’un sentiment profond d’implication, compris comme « une plateforme permettant à chacun de s’engager activement dans cette œuvre éducative, chacun à partir de sa spécificité et de sa responsabilité[49] ». Cette invitation revêt une grande valeur pour les familles religieuses ayant un charisme éducatif qui ont donné vie, au fil des époques, à tant d’institutions d’enseignement et de formation. La situation difficile des vocations peut être vécue comme une opportunité pour travailler ensemble, en partageant des expériences et en s’ouvrant à une reconnaissance mutuelle. Ainsi, on ne perd pas de vue l’objectif commun et on ne disperse pas les énergies positives pour « s’adapter aux besoins et aux défis de chaque temps et de chaque lieu[50] ».

Éduquer à la culture du soin

36. Cette capacité d’adaptation trouve sa raison d’être dans la culture du soin. Elle naît dans la « famille, élément naturel et fondamental de la société, où l’on apprend à vivre en relation et dans le respect réciproque[51] ». La relation familiale s’étend aux institutions éducatives qui sont appelées « à véhiculer un système de valeurs fondé sur la reconnaissance de la dignité de chaque personne, de chaque communauté linguistique, ethnique et religieuse, de chaque peuple et des droits fondamentaux qui en dérivent. L’éducation constitue l’un des piliers les plus justes et solidaires de la société[52] ». La culture du soin devient la boussole, aux niveaux local et international, pour former des personnes dédiées à l’écoute patiente, au dialogue constructif et à la compréhension mutuelle[53]. On crée ainsi un « tissu des relations en faveur d’une humanité capable de parler la langue de la fraternité[54] ».

CHAPITRE II :
LES SUJETS RESPONSABLES DE LA PROMOTION

ET DE LA VERIFICATION DE L’IDENTITE CATHOLIQUE

37. « La mission éducative se réalise dans la collaboration entre plusieurs sujets – les élèves, les parents, le corps enseignant, le personnel de service et les gestionnaires - qui constituent la communauté éducative[55] ». Ces sujets et d’autres[56], qui promeuvent et vérifient par leur travail les projets éducatifs, s’inspirant de la doctrine de l’Église sur l’éducation, agissent sur différents plans : au plan de l’école, au plan des initiatives charismatiques au sein du Peuple de Dieu, au plan de la hiérarchie de l’Église.

La communauté scolaire en charge de l’éducation

Les membres de la communauté scolaire

38. L’ensemble de la communauté scolaire est responsable de la mise en œuvre du projet éducatif catholique de l’école en tant qu’expression de son caractère ecclésial et de son intégration dans la communauté de l’Église. « C’est proprement dans cette référence explicite à la vision chrétienne partagée - bien qu’à des degrés divers - par tous les membres de la communauté scolaire que l’école est catholique, car ainsi les principes évangéliques inspirent son projet aussi bien comme motivations que comme finalités[57] ».

39. Tous ont l’obligation de reconnaître, de respecter et de témoigner de l’identité catholique de l’école, exposée officiellement dans le projet de formation. Ceci vaut pour le corps enseignant, le personnel de service et pour les élèves et leurs familles. Au moment de l’inscription, les parents comme l’élève devront être informés du projet de formation qui caractérise l’école catholique[58].

40. La communauté en charge de l’éducation a la responsabilité d’assurer le respect de la vie, de la dignité et de la liberté des élèves et des autres membres de l’école, en mettant en place toutes les procédures nécessaires pour la promotion et la protection des mineurs et des plus vulnérables. En effet, l’élaboration de principes et de valeurs visant à la protection des élèves et des autres membres, ainsi que la sanction cohérente des transgressions et des délits par l’application rigoureuse des normes du droit canonique et du droit civil[59], font partie intégrante de l’identité de l’école catholique.

Élèves et parents

41. Les élèves sont des sujets actifs dans le processus éducatif. À mesure qu’ils grandissent en âge, ils deviennent de plus en plus les protagonistes de leur propre éducation. Ils doivent donc être aidés non seulement à se responsabiliser pour suivre le programme éducatif exposé avec compétence scientifique, mais aussi à regarder par-delà l’horizon limité des réalités humaines[60]. En effet, chaque école catholique aide à « promouvoir chez les élèves la synthèse entre la foi et la culture[61] ».

42. Les premiers sujets responsables de l’éducation sont les parents à qui reviennent l’obligation et le droit naturel d’éduquer leurs enfants ; aussi doivent-ils être considérés comme les principaux éducateurs de leurs enfants. Ils ont le droit de choisir les moyens et les institutions pour pourvoir à l’éducation catholique de leurs enfants (cf. can. 793 § 1 CIC et can. 627 § 2 CCEO). Les parents catholiques ont en plus le devoir de pourvoir à l’éducation catholique de leurs enfants.

43. À ce propos, les écoles sont l’aide principale dont disposent les parents pour remplir leur tâche d’éducateurs (cf. can. 796 § 1 CIC et can. 631 § 1 CCEO). Bien que les parents soient libres de choisir l’école à laquelle confier l’éducation de leurs enfants (cf. can. 797 CIC et can. 627 § 3 CCEO), l’Église recommande à tous les fidèles de favoriser les écoles catholiques et de coopérer, selon leurs moyens, à les fonder et à les soutenir (cf. can. 800 § 2 CIC et can. 631 § 1 CCEO).

44. Il est nécessaire que les parents coopèrent étroitement avec les enseignants en s’impliquant dans les processus décisionnels concernant la communauté scolaire et leurs enfants et en participant aux réunions ou associations de l’école (cf. can. 796 § 2 CIC et can. 631 § 1 CCEO). De la sorte, les parents non seulement exercent leur vocation naturelle d’éducateurs, mais ils contribuent aussi, grâce à leur foi personnelle, au projet éducatif, surtout s’il s’agit d’une école catholique.

Les enseignants et le personnel administratif

45. Parmi tous les membres de la communauté scolaire, les enseignants se distinguent par la responsabilité particulière qu’ils ont dans l’éducation. Grâce à leur capacité et à leur art didactique-pédagogique, ainsi qu’à leur témoignage de vie, ce sont eux qui assurent à l’école catholique la réalisation de son projet de formation. En effet, dans une école catholique, le service de l’enseignant est munus et office ecclésiastique (cf. can. 145 CIC et can. 936 §§ 1 et 2 CCEO).

46. Il est donc nécessaire que l’école, suivant la doctrine de l’Église, interprète et établisse les paramètres nécessaires pour le recrutement des enseignants. Ce critère s’applique à tous, y compris au personnel administratif. L’autorité compétente est donc tenue d’informer les personnes qu’elle va embaucher de l’identité catholique de l’école et de ses implications, ainsi que des responsabilités que celles-ci ont dans sa promotion. Dans le cas où la personne embauchée ne se conformerait pas aux conditions de l’école catholique et de son appartenance à la communauté ecclésiale, l’école prendrait les mesures appropriées. Le renvoi peut aussi être ordonné, en tenant compte de toutes les circonstances du cas singulier.

47. Les enseignants doivent se distinguer par la rectitude de la doctrine et la probité de leur vie (cf. can. 803 § 2 CIC et can. 639 CCEO) dans la formation des nouvelles générations[62]. Les enseignants et le personnel administratif qui appartiennent à d’autres Églises, communautés ecclésiales ou religions, ou qui ne professent aucun credo religieux, ont l’obligation, dès leur embauche, de reconnaître et de respecter le caractère catholique de l’école. Il convient toutefois de noter que la présence prédominante d’un groupe d’enseignants catholiques peut assurer une mise en œuvre fructueuse du projet éducatif correspondant à l’identité catholique des écoles.

Les dirigeants

48. Au rôle éducatif des enseignants est associé celui des dirigeants scolaires. « Le dirigeant d’un établissement scolaire, plus qu’administrateur d’une organisation, est à la tête du projet éducatif lorsqu’il sait assumer d’abord cette responsabilité, qui prend aussi la forme d’une mission ecclésiale et pastorale enracinée dans le rapport avec les pasteurs de l’Église[63] ».

49. Conformément aux normes canoniques relatives à l’école catholique, la direction de l’établissement est tenue de collaborer avec l’ensemble de la communauté scolaire, dans un dialogue étroit avec les pasteurs de l’Église, afin d’expliciter, par le projet de formation officiel, les directives sur la mission éducative de l’école[64]. En effet, tout acte officiel de l’école doit être en accord avec son identité catholique, tout en respectant pleinement la liberté de conscience de chaque personne[65]. Cela est valable aussi pour les programmes de l’école qui « sont l’instrument à travers lequel la communauté scolaire explicite finalités, objectifs et contenus, avec les modalités permettant de les réaliser efficacement. Ils manifestent l’identité culturelle et pédagogique de l’école[66] ».

50. Les dirigeants ont aussi la responsabilité de promouvoir et de protéger le lien avec la communauté catholique, qui se concrétise dans la communion avec la hiérarchie de l’Église. En effet, « le caractère ecclésial de l’école catholique, inscrit au cœur même de son identité éducative, est la raison du “lien institutionnel qu’elle maintient avec la hiérarchie de l’Église ; celle-ci garantit que l’enseignement et l’éducation soient fondés sur les principes de la foi catholique et dispensés par des enseignants choisis pour l’exactitude de la doctrine et la probité de leur vie[67] (cf. can. 803 CIC ; can. 632 et 639 CCEO)” ».

51. Par conséquent, les dirigeants ont le droit et le devoir d’intervenir, toujours par des mesures adéquates, nécessaires et proportionnées, quand les enseignants et les élèves ne se conforment pas aux critères requis par le droit universel, particulier ou propre des écoles catholiques.

Les charismes éducatifs dans l’Église

Expression institutionnelle du charisme

52. Au cours de l’histoire de l’Église, plusieurs réalités ont contribué à la fondation des écoles catholiques. En particulier, les personnes consacrées, dans les divers Instituts de vie consacrée et dans les Sociétés de vie apostolique, s’inspirant de leurs fondateurs, ont érigé des écoles catholiques et sont encore présentes de manière significative dans le secteur de l’éducation.

53. Plus récemment, les fidèles laïcs, en vertu de leur vocation baptismale, à titre individuel ou réunis en associations de fidèles, associations privées (cf. can. 321-329 CIC et can. 573 § 2 CCEO) ou publiques (cf. can. 312-320 CIC et can. 573-583 CCEO), ont pris l’initiative de fonder et de diriger des écoles catholiques. Il existe aussi des établissements scolaires fondés et gérés à la fois par des fidèles laïcs, des consacrés et des clercs. L’Esprit de Dieu ne cesse de faire naître des dons dans l’Église et de susciter des vocations au sein du Peuple de Dieu pour exercer l’apostolat de l’éducation des jeunes.

La qualification « catholique » de l’école

54. L’apostolat des fidèles laïcs, des consacrés et des clercs est un authentique apostolat ecclésial. Il s’agit d’un service qui demande unité et communion avec l’Église afin de pouvoir qualifier l’école de « catholique » à tous les niveaux, de l’organisme gestionnaire à la direction de l’école et aux enseignants.

55. L’unité et la communion avec l’Église catholique subsistent de fait quand l’école est dirigée par une personne juridique publique, par exemple dans le cas d’un Institut de vie consacrée. Elle est alors considérée ipso iure comme une « école catholique » (cf. can. 803 § 1 CIC).

56. Si une école est dirigée par un fidèle particulier ou par une association privée de fidèles, pour pouvoir être définie « école catholique », elle doit être reconnue par l’autorité ecclésiastique, c’est-à-dire, en règle générale, l’Évêque diocésain/éparchial compétent, le Patriarche, l’Archevêque majeur ou le Métropolite de l’Église métropolitaine sui iuris, ou bien par le Saint-Siège (cf. can. 803 § 1 ; 3 CIC et can. 632 CCEO). Les fidèles devront toujours exercer leur apostolat en communion avec l’Église, communion qui se manifeste par les liens de la profession de foi, des sacrements et du gouvernement ecclésiastique (cf. can. 205 CIC et can. 8 CCEO). Par conséquent, tout apostolat éducatif d’inspiration chrétienne doit obtenir cette reconnaissance concrète de la part de l’autorité ecclésiastique compétente afin de garantir aux fidèles la certitude qu’il s’agit d’une école qui offre une éducation catholique (cf. can. 794 § 2 ; 800 § 2 CIC et can. 628 § 2 ; 631 § 1 CCEO). En ce sens, le can. 803 § 3 CIC et le can. 632 CCEO affirment aussi qu’aucun établissement, même s’il est effectivement catholique, ne portera le nom d’« école catholique » qu’avec le consentement de l’autorité ecclésiastique compétente. De plus, le can. 216 CIC et le can. 19 CCEO rappellent qu’aucune initiative ne peut revendiquer la qualification de « catholique » sans avoir obtenu le consentement de l’autorité ecclésiastique compétente.

57. L’apostolat éducatif doit être compris aussi au sens où aucune école ne peut se présenter de fait comme une école catholique, alors qu’elle n’a pas formellement ce titre, pour éviter une procédure de reconnaissance officielle, conformément aux can. 803 CIC et can. 632 CCEO. Cela empêcherait de vérifier si les critères objectifs sont effectivement remplis. Il incombera donc en premier lieu à l’Évêque diocésain/éparchial de suivre ces initiatives et, dans le cas où il s’agirait effectivement d’une institution catholique, d’inviter celle-ci à demander à être reconnue comme telle, en signe de communion visible avec l’Église.

58. Dans le cas où la qualification de « catholique » serait employée de manière illégitime, ou que l’on voudrait donner l’impression qu’il s’agit d’une école qui est en communion avec l’Église, il appartient à l’Évêque diocésain/éparchial compétent, après avoir entendu l’organisme gestionnaire et la direction de l’école et après avoir examiné le cas particulier, de déclarer par écrit et, s’il le juge opportun, même publiquement afin de prévenir les fidèles, qu’il ne s’agit pas d’une école catholique, reconnue et recommandée par l’Église.

Le service de l’autorité ecclésiastique

 

L’Évêque diocésain/éparchial

59. L’Évêque diocésain/éparchial a un rôle central dans le discernement de l’identité « catholique » d’une école. Comme l’enseigne Jean-Paul II, « l’Évêque est père et pasteur de l’Église particulière tout entière. Il lui revient de reconnaître et de respecter les différents charismes, de les promouvoir et de les coordonner[68] ». Cette compétence d’ordonner les divers charismes dans l’Église particulière se manifeste, entre autres, par des actions spécifiques.

a) Il revient à l’Évêque diocésain/éparchial d’opérer le discernement nécessaire et la reconnaissance des institutions scolaires fondées par les fidèles (cf. can. 803 § 1 ; 3 CIC et can. 632 CCEO).

b) Il incombe à l’Évêque diocésain/éparchial de discerner et d’accorder la reconnaissance ecclésiale du charisme d’un apostolat éducatif en ce qui concerne l’acte d’érection d’une personne juridique publique de droit diocésain/éparchial (cf. can. 312 § 1, 3° ; 313 ; 579 ; 634 § 1 CIC et can. 575 § 1, 1° ; 573 § 1 ; 423 ; 435 ; 506 ; 556 et 566 CCEO), acte en vertu duquel une école devient ipso iure une « école catholique » (cf. can. 803 § 1 CIC).

c) Le consentement écrit explicite de l’Évêque diocésain/éparchial doit être demandé pour la fondation d’écoles catholiques sur son territoire par les Instituts de vie consacrée ou les Sociétés de vie apostolique, tant de droit diocésain/éparchial que de droit patriarcal ou pontifical (cf. can. 801 CIC e can. 437 § 2 ; 509 § 2 ; 556 ; 566 CCEO), ainsi que par toute autre personne juridique publique qui souhaite fonder une école catholique.

d) À l’Évêque diocésain/éparchial revient le droit-devoir de veiller à ce que les normes du droit universel et particulier relatives aux écoles catholiques soient appliquées.

e) À l’Évêque diocésain/éparchial revient le droit-devoir de donner des dispositions quant à l’organisation générale des écoles catholiques dans son propre diocèse. Ces normes, inspirées du Magistère et de la discipline de l’Église, doivent respecter l’autonomie interne de la gestion de l’école. Elles s’appliquent aussi aux écoles qui sont dirigées par des personnes juridiques publiques, avant tout par des religieux ou des religieuses, ou même quand elles sont gérées par des fidèles laïcs (cf. can. 806 § 1 CIC et can. 638 § 1 CCEO). L’Évêque diocésain/éparchial peut également établir, dans le cadre de ces normes, que les statuts ou les programmes des écoles catholiques soient soumis à son approbation, en tenant compte des lois civiles contraignantes[69]. Si l’Évêque diocésain/éparchial constate des violations de la doctrine ou de la discipline ecclésiale, il doit demander de les corriger aux autorités qui dirigent l’école, par exemple au Supérieur majeur de l’Institut de vie consacrée qui gère l’école ou à la direction de celle-ci. Après avoir averti en vain le Supérieur religieux, l’Évêque diocésain/éparchial peut lui-même, de sa propre autorité, prendre les mesures qui conviennent (cf. can. 683 § 2 CIC et can. 415 § 4 CCEO).

f) À l’Évêque diocésain/éparchial revient le droit-devoir de visiter toutes les écoles catholiques qui se trouvent dans son diocèse, même celles fondées ou dirigées par des Instituts de vie consacrée, des Sociétés de vie apostolique ou d’autres associations publiques ou privées, tant de droit diocésain/éparchial que de droit patriarcal ou pontifical (cf. can. 806 § 1 CIC et can. 638 § 1 CCEO). L’Évêque est tenu à les visiter au moins tous les cinq ans par lui-même ou, s’il en est légitimement empêché, par l’Évêque coadjuteur ou l’Évêque auxiliaire, par le vicaire général ou le vicaire épiscopal/protosyncelle ou syncelle, ou par un délégué (cf. can. 396 § 1 CIC et can. 205 § 1 CCEO). Il convient que le visiteur prenne comme accompagnateurs aussi bien des clercs que des laïcs, des personnes vraiment expertes dans les divers aspects de l’éducation catholique. La visite doit concerner plusieurs domaines : la qualité de l’offre éducative et « à ce que l’enseignement […] du moins au même niveau que dans les autres écoles de la région, se distingue du point de vue scientifique » (can. 806 § 2 CIC) ; la dimension ecclésiale de l’école qui se manifeste par sa communion avec l’Église particulière et universelle ; l’activité pastorale de l’école et son rapport avec la paroisse ; la conformité du projet éducatif de l’école à la doctrine et à la discipline de l’Église ; l’administration des biens temporels de l’école (cf. can. 305 ; 323 ; 325 ; 1276 § 1 CIC et can. 577 et 1022 § 1 CCEO). La visite peut être divisée en trois phases : la phase préparatoire, au cours de laquelle le visiteur demande à l’école d’élaborer un rapport sur son état actuel ; la visite proprement dite à l’issue de laquelle le visiteur décrit dans un rapport l’état constaté pendant la visite et émet de manière autorisé d’éventuelles indications ou recommandations ; la troisième phase, au cours de laquelle l’école met en œuvre les indications ou recommandations en se fondant sur le rapport du visiteur.

g) À l’Évêque diocésain/éparchial revient le droit-devoir de veiller sur toutes les écoles catholiques qui se trouvent dans son diocèse/éparchie, même celles qui ont été fondées ou qui sont dirigées par des Instituts de vie consacrée, des Sociétés de vie apostolique ou d’autres associations publiques ou privées, tant de droit diocésain/éparchial que de droit pontifical ou patriarcal (cf. can. 806 § 1 CIC et 638 § 1 CCEO). Même si la visite canonique est le lieu privilégié où l’Évêque diocésain/éparchial exerce son droit de vigilance, il peut toutefois intervenir chaque fois qu’il le juge nécessaire, et doit le faire chaque fois que se produisent de graves transgressions de l’identité catholique dans une école de son diocèse/éparchie. Si l’école dépend d’une personne juridique publique de droit pontifical/patriarcal, l’Évêque diocésain/éparchial, ayant la responsabilité de la vie pastorale dans son diocèse/éparchie, au cas où il apprendrait que des faits contraire à la doctrine, à la morale ou à la discipline ecclésiale ont eu lieu dans l’école, doit prévenir le Modérateur compétent[70], afin qu’il agisse. Si l’autorité compétente n’intervient pas, l’Évêque diocésain/éparchial peut recourir à la Congrégation pour l’Éducation Catholique, sans préjudice de l’obligation d’intervenir lui-même directement dans les cas les plus graves ou les plus urgents.

h) À l’Évêque diocésain/éparchial revient le droit de nommer ou du moins d’approuver pour son propre diocèse/éparchie les enseignants de religion, et de même, si une raison de religion ou de mœurs le requiert, de les révoquer ou d’exiger leur révocation (cf. can. 805 CIC et can. 636 § 2 CCEO).

i) Du moment que tous les enseignants participent à la mission ecclésiale, l’Évêque diocésain/éparchial peut aussi révoquer un enseignant, quand il s’agit d’une école catholique gérée par le diocèse/éparchie. Dans les autres cas, il peut exiger la révocation d’un enseignant si les conditions pour sa nomination ne sont plus remplies. L’Évêque doit expliciter les raisons et les preuves décisives qui justifient une éventuelle révocation (cf. can. 50 ; 51 CIC et can. 1517 § 1 ; 1519 § 2 CCEO), en respectant toujours le droit de défense de l’enseignant et en lui donnant la possibilité de se défendre par écrit, y compris avec l’aide d’un avocat formé en droit canonique (cf. can. 1483 CIC et can. 1141 CCEO). L’Évêque diocésain/éparchial doit aussi montrer, dans l’acte de sa décision, l’indisponibilité d’autres instruments adéquats, nécessaires et proportionnés permettant à la personne concernée de continuer son service en conformité avec la mission ecclésiale de l’école.

Les paroisses et le curé

60. Dans l’Église particulière, il arrive souvent que les écoles catholiques soient sous la gestion directe du diocèse/éparchie ou des paroisses, en tant que personnes juridiques publiques, représentées par leurs curés. Dans ce cas, la hiérarchie de l’Église non seulement exerce son devoir de vigilance sur les écoles catholiques, mais elle peut aussi être directement impliquée dans leur fondation et leur gestion.

Le dialogue entre l’Évêque, les personnes consacrées et les laïcs

61. Au-delà des aspects purement juridiques, l’Évêque diocésain/éparchial ne doit pas s’exempter d’entrer en dialogue, en tant que pasteur de l’Église particulière, avec tous ceux qui collaborent à la mission éducative des écoles catholiques. À cet effet, le Concile Vatican II a recommandé que « les Évêques et les supérieurs religieux voudront bien se réunir, à dates fixes et chaque fois que cela paraîtra opportun, pour traiter les affaires regardant l’ensemble de l’apostolat dans le territoire[71] ». « Pour promouvoir la connaissance mutuelle, condition nécessaire d’une coopération efficace, surtout dans le domaine pastoral, il est des plus opportuns que les Supérieurs et Supérieures des Instituts de vie consacrée et des Sociétés de vie apostolique restent en dialogue constant avec les Évêques. Grâce à ces contacts habituels, les Supérieurs et les Supérieures pourront informer les Évêques des initiatives apostoliques qu’ils envisagent de prendre dans leurs diocèses/éparchies, pour parvenir avec eux aux accords nécessaires à leur mise en œuvre[72] ».

62. Par l’échange mutuel et la conversation confiante, de nombreux problèmes peuvent être résolus sans que l’Évêque ait à intervenir formellement. Il convient que cet échange régulier, dont l’Évêque diocésain/éparchial doit se charger, ait lieu aussi avec toutes les autres personnes qui ont la responsabilité des écoles catholiques dans une Église particulière, comme les modérateurs des personnes juridiques publiques ou les fidèles qui gèrent une école catholique dans le cadre de leur propre apostolat. De même, l’Évêque est tenu d’entretenir un dialogue constant avec les écoles, en particulier avec les dirigeants, les enseignants et les élèves.

La Conférence épiscopale, le Synode des Évêques ou le Conseil des Hiérarques

63. La Conférence épiscopale, le Synode des Évêques ou le Conseil des Hiérarques dispose de compétences en ce qui concerne les écoles catholiques et, en général, en ce qui concerne l’enseignement dans tous les types d’écoles, surtout l’éducation religieuse. En particulier, il revient à la Conférence épiscopale, au Synode des Évêques ou au Conseil des Hiérarques de promulguer des normes générales à ce sujet (cf. can. 804 § 1 CIC). Il est notamment recommandé aux Conférences épiscopales d’appliquer au contexte local, par un décret général[73], les principes pour la promotion et la vérification de l’identité des écoles catholiques, qui sont énoncés en termes généraux dans cette Instruction. En outre, l’application des normes canoniques doit être effectuée en tenant compte du système juridique de chaque pays.

64. Les Conférences épiscopales, le Synode des Évêques ou le Conseil des Hiérarques doivent s’occuper des écoles catholiques en tenant compte aussi de leur planification sur le territoire, afin de prévoir à la fois la préservation et le progrès des écoles. En outre, les Conférences épiscopales, le Synode des Évêques ou le Conseil des Hiérarques chercheront à promouvoir l’aide des diocèses/éparchies qui disposent de moyens financiers envers ceux/celles qui sont dans le besoin pour le maintien et le développement des écoles catholiques. Un fonds économique commun pourrait, entre autres, être mis en place avec la Conférence épiscopale, le Synode des Évêques ou le Conseil des Hiérarques. Pour réaliser cette œuvre, il est recommandé que la Conférence épiscopale, le Synode des Évêques ou le Conseil des Hiérarques crée une commission pour les écoles et l’éducation, aidée par une commission d’experts.

Le Siège Apostolique

65. Le Saint-Siège a une responsabilité subsidiaire sur les écoles catholiques. D’une manière générale, la Congrégation pour l’Éducation Catholique est chargée par le Pontife Romain de faire en sorte « que les principes fondamentaux de l’éducation catholique, tels qu’ils sont proposés par le Magistère de l’Église, soient toujours plus approfondis, défendus et connus du Peuple de Dieu[74] ». Cette Congrégation a publié de nombreux documents ayant pour but de guider les écoles catholiques dans la réalisation de leur propre mission[75].

66. En outre, la Congrégation « établit les normes selon lesquelles l’école catholique doit être gouvernée ; elle assiste les Évêques diocésains pour que des écoles catholiques soient instituées, là où cela est possible, pour qu’elles soient soutenues avec la plus grande sollicitude, et pour que, dans toutes les écoles, l’éducation catéchétique et le soin pastoral soient offerts aux élèves chrétiens[76] ». La modération suprême des écoles catholiques, exercée au nom du Pontife Romain, relève aussi, de manière subsidiaire, de cette compétence juridique. C’est ce qui se produit concrètement quand la Congrégation examine des pétitions ou des demandes adressées au Siège Apostolique[77] ou des recours formés en vertu du droit pour revendiquer des droits et intérêts légitimes (cf. can. 1732-1739 CIC et can. 996-1006 CCEO). Cette compétence se déploie aussi quand la Congrégation exerce son autorité directement sur une école particulière, ce qui peut se produire notamment dans le cas d’une école dirigée par une personne juridique publique de droit pontifical.

CHAPITRE III :
QUELQUES POINTS CRITIQUES

67. La Congrégation pour l’Éducation Catholique constate que, dans bien des cas, une divergence dans la perception de l’identité catholique des institutions scolaires sous-tend les recours présentés. Cette perception naît souvent d’une interprétation, pas toujours correcte, de la qualification de « catholique », ainsi que d’un manque de clarté quant aux compétences et aux législations.

Divergences dans l’interprétation de la qualification de « catholique »

68. Le problème de fond réside dans l’application concrète de la qualification de « catholique », terme complexe que des critères seulement légaux, formels et doctrinaux peuvent exprimer difficilement. Les causes de tension sont surtout dues, d’une part, à une interprétation réductrice ou purement formelle, d’autre part, à une considération vague ou fermée de l’identité catholique.

Vision réductrice

69. La particularité charismatique avec laquelle est vécue l’identité catholique ne justifie pas une interprétation réductrice de la catholicité qui exclurait explicitement ou de facto des principes, des dimensions ou des exigences essentielles de la foi catholique. En outre, la catholicité ne peut pas être attribuée seulement à certains moments ou à certaines personnes, par exemple aux moments liturgiques, spirituels, sociaux ou aux fonctions d’aumônier, de professeur d’éducation religieuse ou de directeur d’école. Cela serait en contradiction avec la responsabilité qu’ont la communauté scolaire dans son ensemble et chacun de ses membres[78], responsabilité qui, par ailleurs, n’est pas affirmée dans l’intention d’instaurer une « société parfaitement égalitaire », ou un perfectionnisme moral ou disciplinaire difficile à évaluer.

Interprétation formelle ou charismatique

70. Selon une interprétation formelle, l’identité catholique s’exprime par un « décret » de l’autorité ecclésiastique compétente, qui accorde la personnalité juridique, en reconnaît son patrimoine et son gouvernement conformément aux normes canoniques, et qui offre aussi la possibilité d’une éventuelle personnalité juridique civile auprès de l’État dans lequel se trouve l’institution. Cette identité est garantie par le contrôle et la certification de l’autorité ecclésiastique compétente, en conservant toujours la possibilité de recourir au Saint-Siège en cas de conflit.

71. Outre les définitions exclusivement juridiques, il en existe d’autres selon lesquelles ce qui compte avant tout, c’est « l’esprit catholique », « l’inspiration chrétienne » ou la réalisation « charismatique », qualifications qui sont peu définies, peu concrètes et peu vérifiables dans la réalité. Selon ces interprétations, ni l’application des règles canoniques ni la reconnaissance de l’autorité hiérarchique légitime ne sont considérées comme nécessaires. Or, s’il en était ainsi, elles n’auraient qu’une valeur « symbolique » et ne seraient donc pas très efficaces. Dans les institutions éducatives fondées et/ou gérées par des Ordres religieux, des Instituts de vie consacrée, des Sociétés de vie apostolique ou des groupes charismatiques, on constate parfois un déséquilibre entre le charisme et l’appartenance ecclésiale. En certaines situations, on évite toute référence à la qualification de « catholique » en choisissant des dénominations juridiques alternatives.

Considération « fermée »

72. Un autre motif qui suscite des divergences d’interprétation est dû à un modèle « fermé » d’écoles catholiques. Dans ces écoles, il n’y a pas de place pour ceux qui ne sont pas « totalement » catholiques. Ce modèle est en contradiction avec la vision d’une école catholique « ouverte », visant à traduire dans la sphère éducative le modèle de « l’Église en sortie[79] », en dialogue avec tous. Il ne faut pas perdre l’élan missionnaire pour s’enfermer sur une île et, en même temps, il faut avoir le courage de témoigner d’une « culture » catholique, c’est-à-dire universelle, en cultivant une conscience saine de sa propre identité chrétienne.

Pour une clarté des compétences et des législations

73. Les situations critiques autour de l’identité catholique sont parfois causées par un manque de clarté sur les compétences et dans les législations. Dans ce cas, il est surtout nécessaire de maintenir un juste équilibre des compétences, conformément au principe de subsidiarité. Ce principe se fonde sur la responsabilité que chaque personne a devant Dieu et distingue la diversité et la complémentarité des compétences. La responsabilité de chacun est soutenue aussi par des instruments appropriés qui, grâce à l’autoévaluation suivie de la confrontation avec des experts extérieurs, aident chacun à être protagoniste du projet éducatif. Ces outils servent aussi à établir, vivre et promouvoir l’unité ecclésiale, ainsi que diverses formes d’associations et d’organismes aux plans régional, national et international, capables de créer une communauté dans le milieu éducatif catholique. La confiance mutuelle entre les différents responsables est aussi nécessaire pour créer une collaboration plus tranquille et sereine en faveur de la mission éducative. L’aptitude au dialogue et au cheminement dans la communion y contribuent sans nul doute.

74. Pour cette nécessaire clarté, les Statuts jouent un rôle important. Parfois, ils ne sont pas actualisés, ils ne définissent pas clairement les compétences ou les nouvelles procédures, ils sont conçus de façon trop stricte, si bien qu’ils réglementent les situations contingentes sans laisser place au discernement ou à d’éventuelles solutions qui ne peuvent être trouvées qu’au niveau local.

75. Les questions juridiques et de compétences des institutions éducatives catholiques se posent aussi en raison du double cadre normatif : canonique et étatique-civil. Si les objectifs de ces législations diffèrent, il peut arriver que l’État impose aux institutions catholiques opérant dans la sphère publique des comportements inappropriés qui mettent en doute la crédibilité doctrinale et disciplinaire de l’Église. Parfois, l’opinion publique rend pratiquement impossibles les solutions conformes aux principes de la morale catholique.

76. Il convient de prévoir, par les Règlements au niveau national (promulgués par les Conférences épiscopales, le Synode des Évêques ou le Conseil des Hiérarques) et les Statuts d’application rédigés sous l’angle canonique et civil, tous les éléments nécessaires pour surmonter les conflits d’interprétation et d’application des deux systèmes législatifs. Pour sa part, le droit canonique, ordonné par le principe fondamental du salut des âmes (can. 1752 CIC), prévoit plusieurs voies pour garantir la communion entre les parties impliquées dans la mission éducative et il endigue le scandale de la rupture de l’unité interne de l’Église, l’incapacité à dialoguer entre ses membres, l’exposition des conflits devant les tribunaux d’État et les médias.

77. En outre, par souci de clarté, les écoles catholiques doivent se doter d’une déclaration de mission ou d’un code de conduite. Ces outils, qui assurent la qualité institutionnelle et professionnelle, doivent être renforcés juridiquement par des contrats de travail ou par d’autres déclarations contractuelles des personnes concernées ayant une valeur légale claire. On note que, en de nombreux pays, le droit civil exclut toute « discrimination » fondée sur la religion, l’orientation sexuelle ou d’autres aspects de la vie privée. En même temps, on reconnaît aux institutions éducatives la possibilité de se munir d’un profil de valeurs et d’un code de conduite à respecter. Quand ces valeurs ou ces comportements ne sont pas respectés, les personnes concernées peuvent être sanctionnées dans la mesure où, en ne remplissant pas les clauses définies dans les contrats ou les directives institutionnelles, elles font preuve d’un manque d’honnêteté professionnelle.

78. En plus des normes exclusivement juridiques, d’autres instruments plus adaptés à promouvoir la responsabilité de chaque personne en faveur de l’identité de l’institution sont souvent efficaces, par exemple : les procédures d’auto-évaluation individuelle et collective au sein de l’institution, les accords d’orientation sur les niveaux de qualité souhaités, les programmes de formation continue, de promotion et de renforcement du professionnalisme, les mesures incitatives et les récompenses, ainsi que la collecte, la documentation et l’étude des bonnes pratiques. Pour ceux qui exercent une responsabilité au sein de l’Église, créer un climat et avoir un comportement qui expriment la bienveillance et la confiance, en tant qu’expressions des vertus chrétiennes, envers tous les membres de la communauté éducative, sera bien plus efficace que toute autre attitude ou mesure.

Quelques thèmes et domaines sensibles

79. Il existe des situations dans la vie éducative qui requièrent une grande attention et une grande sensibilité pour résoudre d’éventuels conflits et tensions. Tout d’abord, le choix du personnel enseignant, de service et de direction. Compte tenu des différents contextes et possibilités, il est nécessaire d’établir des critères clairs de discernement quant aux qualités professionnelles, l’adhésion à la doctrine de l’Église et la cohérence de la vie chrétienne des candidats.

80. Il existe aussi des situations de conflit dans le domaine disciplinaire et/ou doctrinal. Comme elles risquent de discréditer l’institution catholique ou de provoquer un scandale dans la communauté, ces situations ne peuvent pas être sous-estimées, aussi bien en ce qui concerne la nature du conflit que les répercussions à l’intérieur et à l’extérieur de l’école. Le discernement doit commencer dans le contexte ecclésial local, en tenant compte des principes canoniques de la gradualité et de la proportionnalité des éventuelles mesures à prendre. La possibilité de licenciement doit être la dernière option, qui ne sera choisie légitimement que si toutes les autres tentatives de résolution ont échoué.

81. En d’autres cas, les lois de l’État imposent des choix qui entrent en conflit avec la liberté religieuse ou l’identité catholique d’une école. Tout en respectant les différents domaines, il est nécessaire de mener une action raisonnable pour défendre les droits des catholiques et de leurs écoles, par le dialogue avec les autorités publiques ou par le recours aux tribunaux compétents.

82. Des problèmes peuvent surgir au sein de l’Église locale quand les membres de la communauté (Évêque, curé, personnes consacrées, parents, dirigeants scolaires, associations, etc.) n’évaluent pas de la même façon la possibilité de subsistance de l’école, sa durabilité économique et son orientation face aux nouveaux défis éducatifs. Une fois encore, le dialogue et le cheminement ensemble constituent la voie à emprunter pour résoudre ces problèmes, en tenant fermement aussi la nature hiérarchique de l’Église et en respectant les différentes compétences.

83. La fermeture ou le changement de forme juridique d’une école catholique à cause des difficultés de gestion suscite toujours des réactions mitigées. Pour surmonter ce problème, il ne faut pas considérer en premier lieu la valeur financière des bâtiments et des propriétés en vue de leur vente, ni transférer la gestion à des organismes éloignés des principes de l’éducation catholique pour créer une source de gain financier. En effet, les biens temporels de l’Église ont parmi leurs fins propres les œuvres d’apostolat et de charité, spécialement dans le service des pauvres (cf. can. 1254 § 2 CIC et can. 1007 CCEO). Par conséquent, dans le cas d’une école diocésaine/éparchiale ou paroissiale, il incombe à l’Évêque de consulter toutes les personnes concernées afin d’évaluer toutes les solutions possibles pour sauvegarder la continuité du service éducatif. Dans le cas des institutions scolaires gérées par des religieux ou des laïcs, avant la fermeture ou l’aliénation, il est hautement souhaitable de consulter l’Évêque et de trouver, avec la communauté chargée de l’éducation, des moyens viables de continuer à offrir leur précieuse mission.

Modalités de rencontre et de convergence pour consolider l’identité catholique

84. L’identité catholique devrait constituer un terrain de rencontre, un outil pour la convergence d’idées et d’actions. Les différentes perspectives deviennent ainsi une ressource et un principe fondamental pour l’élaboration de méthodologies aptes à résoudre les éventuels points critiques et à trouver des solutions partagées.

85. L’écho de cette attitude résonne déjà dans la première encyclique de Jean XXIII, dans laquelle il affirme qu’« il existe un certain nombre de points sur lesquels l’Église catholique laisse la liberté de débat[80] ». En ce sens, il faut bien évaluer si un cas demande nécessairement une intervention directe de la part de l’autorité ecclésiastique, car « il ne faut jamais oublier ce beau dicton, bien connu et attribué, sous différentes formes, à différents auteurs : dans les choses nécessaires, l’unité ; dans celles douteuses, la liberté ; en toutes, la charité[81] ».

Être des bâtisseurs d’unité

86. Sur cet horizon, le Pape François rappelle, pour l’Église d’aujourd’hui, quelques principes de la doctrine sociale et invite à trouver les voies praticables dans le milieu éducatif afin de faire prévaloir, face aux éventuelles tensions, la volonté d’atteindre de meilleurs résultats[82]. En présence de certaines attitudes qui ne mènent pas à la résolution des controverses, le Pape propose la voie qui privilégie l’unité sur le conflit : « Face à un conflit, certains regardent simplement celui-ci et passent devant comme si de rien n’était, ils s’en lavent les mains pour pouvoir continuer leur vie. D’autres entrent dans le conflit de telle manière qu’ils en restent prisonniers, perdent l’horizon, projettent sur les institutions leurs propres confusions et insatisfactions, de sorte que l’unité devient impossible. Mais il y a une troisième voie, la mieux adaptée, de se situer face à un conflit. C’est d’accepter de supporter le conflit, de le résoudre et de le transformer en un maillon d’un nouveau processus. “Bienheureux les artisans de paix[83] !” (Mt 5, 9) ».

87. Même dans les conflits les plus graves, l’unité de la foi vécue et fondée sur l’Évangile, reste la boussole qui nous guide. Dans ce cadre, les portes s’ouvrent à une véritable culture du dialogue par une communication inclusive et permanente. Les modalités de dialogue et la pratique de la communication au sein de la communauté éducative de l’Église locale et universelle doivent être établies, promues et pratiquées avant même que des tensions n’apparaissent. Elles doivent être protégées et cultivées même pendant les conflits, et restaurées si nécessaire. Le rôle de la communication directe et interne ne peut être remplacé par des personnes, institutions ou médias extérieurs, ni par l’opinion publique. Une stratégie de communication et de communion est nécessaire pour ne pas risquer qu’en cas de conflit, d’autres personnes, souvent peu compétentes et mal informées, décident de la ligne de communication et d’action.

Être des générateurs de processus de développement

88. En accord avec un autre principe, « le temps est supérieur à l’espace », le Pape suggère « d’initier des processus » plutôt que de chercher à défendre des positions et des espaces de pouvoir[84]. En effet, les personnes qui cherchent les solutions parfaites et luttent passionnément pour leur réalisation – souvent peu réaliste – risquent en fin de compte, par leurs tentatives, d’entraver la solution des conflits.

89. Quand on cherche à résoudre un problème, il est nécessaire de se demander si les solutions proposées et élaborées servent principalement à défendre sa propre position ou si elles peuvent initier une dynamique positive, génératrice d’autres processus de développement. À cet égard, le droit canonique prévoit un itinéraire visant à l’application progressive des normes disciplinaires et pénales, comme l’avertissement préalable, la proportionnalité des sanctions et une certaine gradualité face aux limitations objectives personnelles, en sauvegardant toujours la priorité du salut des âmes.

90. Afin de mettre en œuvre des processus fructueux, il est également nécessaire de procéder à un discernement profond qui unisse les dimensions humaine, spirituelle, juridique, subjective et pragmatique. Sans préjudice pour l’obligation et le droit de l’Évêque « de veiller sur les écoles catholiques situées sur son territoire et de les visiter, même celles qui ont été fondées ou qui sont dirigées par des membres d’instituts religieux » (can. 806 § 1 CIC et can. 638 § 1 CCEO), les déclarations hâtives sur les problèmes touchant l’identité catholique n’aident pas à résoudre les conflits. Les éventuelles mesures face à une présumée déviance de la catholicité d’une institution éducative, qui peuvent devenir non seulement légitimes mais aussi nécessaires, devraient rester une ultima ratio à laquelle recourir seulement dans les cas où il n’y aurait absolument aucune possibilité d’éviter un grave préjudice objectif pour l’ensemble de l’Église et sa mission.

91. Il ne faut pas sous-estimer le fait que dans un environnement de plus en plus mondialisé, des décisions particulières, liées à un contexte local, ont des répercussions sur l’Église universelle. Si l’autorité compétente ne trouve aucune solution praticable, un procès régulier doit être engagé, comprenant la consultation de toutes les parties concernées, la prise en compte de tous les aspects canoniques et civils, les droits éventuels de tiers qui peuvent coïncider ou s’opposer à la décision, ainsi que les effets qu’une telle décision peut avoir sur d’autres initiatives de l’Église dans le domaine éducatif et sur l’opinion publique.

Être des élaborateurs de solutions réelles et durables

92. Lors des conflits, les aspects d’une question particulière sont parfois réduits à un débat sur les principes et les idéaux. Pour ne pas tomber dans cette erreur, le principe selon lequel la réalité est plus importante que l’idée[85] est une aide précieuse. En ce sens, les solutions doivent être élaborées au niveau le plus immédiat possible, en impliquant ceux qui sont directement intégrés dans la réalité locale et qui en connaissent tous ses éléments. Il est donc préférable d’éviter de déléguer les conflits internes de l’Église à d’autres institutions juridiques, à moins que cela ne soit expressément requis par la loi. Le recours immédiat aux autorités ecclésiastiques supérieures doit également être évité car une solution locale est plus immédiate et plus durable. Il n’en reste pas moins que tout fidèle de l’Église a le droit de déférer une affaire au Siège Apostolique[86].

93. Enfin, conformément au principe selon lequel le tout est supérieur à la partie[87], les personnes qui s’emploient à résoudre les tensions naturelles au sein de l’Église doivent tenir compte des conséquences que même un seul conflit peut avoir sur d’autres domaines et niveaux de l’Église. L’exercice de la prudence est donc prioritaire et fiable. Toute éventuelle solution, décidée et appliquée, doit être considérée dans une perspective à long terme afin de ne pas miner la possibilité d’une collaboration fructueuse et confiante entre les personnes et les institutions. Celles-ci sont appelées à marcher ensemble pour permettre à l’Église d’offrir au monde son service éducatif.

CONCLUSION

94. En remettant cette Instruction sur l’identité catholique des institutions scolaires, la Congrégation pour l’Éducation Catholique souhaite offrir, dans un esprit de service, une contribution à la réflexion et quelques directives pour aider à partager la transformation missionnaire de l’Église, car « il est vital qu’aujourd’hui l’Église sorte pour annoncer l’Évangile à tous, en tous lieux, en toutes occasions, sans hésitation, sans répulsion et sans peur[88] ».

95. Le Pape François, en traitant la question de la rencontre entre la foi, la raison et les sciences, souligne que « les écoles catholiques qui se proposent toujours de conjuguer la tâche éducative avec l’annonce explicite de l’Évangile constituent un apport de valeur à l’évangélisation de la culture, même dans les pays et les villes où une situation défavorable nous encourage à faire preuve de créativité pour trouver les chemins adéquats[89] ».

96. À la lumière de ces exhortations, la présente Instruction veut accompagner le renouveau des écoles, en se fondant sur les critères essentiels de leur identité catholique pour répondre aux nouveaux défis que, dans ce changement d’époque, le monde propose à l’Église, mère et maîtresse. La réponse sera efficace grâce à la pleine identité dans l’obéissance à une vérité transcendante, comme l’a rappelé le Pape François, en citant un texte mémorable du Pape Jean-Paul II : « “S’il n’existe pas de vérité transcendante, par l’obéissance à laquelle l’homme acquiert sa pleine identité, dans ces conditions, il n’existe aucun principe sûr pour garantir des rapports justes entre les hommes. Leurs intérêts de classe, de groupe ou de nation les opposent inévitablement les uns aux autres. Si la vérité transcendante n’est pas reconnue, la force du pouvoir triomphe, et chacun tend à utiliser jusqu’au bout les moyens dont il dispose pour faire prévaloir ses intérêts ou ses opinions, sans considération pour les droits des autres. […] Il faut donc situer la racine du totalitarisme moderne dans la négation de la dignité transcendante de la personne humaine, image visible du Dieu invisible et, précisément pour cela, de par sa nature même, sujet de droits que personne ne peut violer, ni l’individu, ni le groupe, ni la classe, ni la nation, ni l’État. La majorité d’un corps social ne peut pas non plus le faire, en se dressant contre la minorité”[90] ».

97. La Congrégation pour l’Éducation Catholique exprime sa vive gratitude pour la sollicitude et les efforts déployés par les personnes engagées dans les institutions scolaires, et souhaite que l’identité catholique du projet éducatif contribue à la réalisation d’un pacte éducatif mondial, qui « ravivera l’engagement pour et avec les jeunes générations, en renouvelant la passion d’une éducation plus ouverte et plus inclusive, capable d’une écoute patiente, d’un dialogue constructif et d’une compréhension mutuelle[91] ».

Cité du Vatican, 25 janvier 2022, Fête de la conversion de saint Paul, Apôtre.

Card. Giuseppe Versaldi

Préfet

Mgr Angelo Vincenzo Zani

Secrétaire

_______________________

[1] Pape François, Rencontre avec les enseignants et les étudiants du Collegio San Carlo de Milan, 6 avril 2019.

[2] Pape François, Message vidéo aux participants au « Global Compact Education » auprès de l’Université Pontificale du Latran, 15 octobre 2020.

[3] Pape François, Homélie à la sainte messe, Domus Sanctae Marthae, 17 mai 2020.

[4] Pape Jean XXIII, Lettre encyclique Mater et magistra, 15 mai 1961, 1.

[5] Concile Vatican II, Déclaration sur l’éducation chrétienne Gravissimum educationis, 28 octobre 1965, Préambule.

[6] Ibid., 1.

[7] Ibid., 3.

[8] Idem.

[9] Ibid., 2.

[10] Cf. Ibid., 9.

[11] Ibid., 8.

[12] Idem.

[13] Cf. Ibid., 12.

[14] Cf. Concile Vatican II, Constitution dogmatique sur l’Église Lumen gentium, 21 novembre 1964.

[15] Gravissimum educationis, 8.

[16] Ibid., Préambule.

[17] Sacrée Congrégation pour l’Éducation Catholique, L’école catholique, 19 mars 1977 ; Id., Le laïc catholique, témoin de la foi à l’école, 15 octobre 1982 ; Orientations éducatives sur l’amour humain. Traits d’éducation sexuelle, 1er novembre 1983 ; Congrégation pour l’Éducation Catholique, La dimension religieuse de l’éducation dans l’école catholique, 7 avril 1988 ; Id., L’école catholique au seuil du troisième millénaire, 28 décembre 1997 ; Id., Les personnes consacrées et leur mission dans l’école. Réflexions et orientations, 28 octobre 2002 ; Id., Éduquer ensemble dans l’école catholique. Mission partagée de personnes consacrées et de fidèles laïcs, 20 novembre 2007 ; Id., Éducation au dialogue interculturel à l’école catholique. Vivre ensemble pour une « civilisation de l’amour », 19 décembre 2013 ; Id., Éduquer aujourd’hui et demain. Une passion qui se renouvelle, 2014 ; Id., Éduquer à l’humanisme solidaire. Pour construire une « civilisation de l’amour » 50 ans après l’encyclique Populorum progressio, 16 avril 2017 ; Id., « Il les créa homme et femme ». Pour un chemin de dialogue sur la question du genre dans l’éducation, 2 février 2019.

[18] Gravissimum educationis, 1.

[19] Cf. L’école catholique, 34.

[20] Cf. Ibid., 26.

[21] Gravissimum educationis, 5.

[22] L’école catholique, 33.

[23] Ibid., 34.

[24] Jean-Paul II, Constitution apostolique Ex corde Ecclesiae, 15 août 1990, 1.

[25] L’école catholique au seuil du troisième millénaire, 11.

[26] Ibid., 12.

[27] Ibid., 15.

[28] Ibid., 14.

[29] Le laïc catholique, témoin de la foi dans l’école, 37.

[30] Les personnes consacrées et leur mission dans l’école, 30.

[31] Ibid., 6.

[32] Éduquer ensemble dans l’école catholique, 50.

[33] Ibid., 20.

[34] Éduquer au dialogue interculturel dans l’école catholique, Introduction.

[35] Ibid., 57.

[36] Les personnes consacrées et leur mission dans l’école, 51.

[37] Congrégation pour l’Éducation Catholique, Lettre circulaire aux écoles, universités et établissements d’enseignement, 10 septembre 2020.

[38] Éduquer aujourd’hui et demain. Une passion qui se renouvelle, 7.

[39] L’école catholique au seuil du troisième millénaire, 11.

[40] Éduquer au dialogue interculturel dans l’école catholique, 57.

[41] « Il les créa homme et femme », 40.

[42] Pape François, Discours aux participants à la Conférence internationale pour la paix, Al-Azhar Conference Centre, Le Caire, le 28 avril 2017.

[43] Pape François, Exhortation apostolique Evangelii gaudium, 24 novembre 2013, 24 et 64.

[44] Pape François, Discours aux participants à l’Assemblée plénière de la Congrégation pour l’Éducation Catholique, 20 février 2020.

[45] Cf. Pape François, Lettre encyclique Fratelli tutti, 3 octobre 2020, 99-100.

[46] Benoît XVI, Lettre au diocèse et à la ville de Rome sur le devoir urgent de l’éducation, 21 janvier 2008.

[47] Pape François, Message pour le lancement du Pacte éducatif, 12 septembre 2019.

[48] Pape François, Discours à l’Université Pontificale du Latran, 31 octobre 2019.

[49] Pape François, Message au Préposé général de l’Ordre des Pauvres Clercs Réguliers de la Mère de Dieu des Écoles pies (Piaristes) à l’occasion du séminaire en ligne de l’USG et de l’UISG sur le Pacte éducatif mondial (12-14 novembre 2020), 15 octobre 2020.

[50] Idem.

[51] Pape François, Message pour la Journée mondiale de la paix 2021, 8 décembre 2020, 8.

[52] Idem.

[53] Cf. Message pour le lancement du pacte éducatif.

[54] Pape François, Message vidéo aux participants au “Global Compact on Education” auprès de l’Université Pontificale du Latran, 15 octobre 2020.

[55] Les personnes consacrées et leur mission dans l’école. Réflexions et orientations, 41.

[56] L’école « constitue comme un centre où se rencontrent pour partager les responsabilités de son fonctionnement et de son progrès, familles, maîtres, groupements de tous genres créés pour le développement de la vie culturelle, civique et religieuse, la société civile et enfin, toute la communauté humaine », Gravissimum educationis, 5.

[57] L’école catholique, 34.

[58] Cf. Ibid., 59-60.

[59] Cf. CIC, Livre VI, Deuxième Partie, Titre VI : Les délits contre la vie, la dignité et la liberté humaines ; CCEO Titre XXVII, Chap. II : Les peines pour les délits particuliers ; Pape François, Lettre apostolique sous forme de « motu proprio » Vos estis lux mundi, 7 mai 2019.

[60] Cf. La dimension religieuse de l’éducation dans l’école catholique. Éléments pour la réflexion et la révision, 51.

[61] Cf. L’école catholique, 38.

[62] Cf. Concile Vatican II, Décret sur l’apostolat des laïcs, Apostolicam actuositatem, 18 novembre 1965, 30.

[63] Éduquer au dialogue interculturel à l’école catholique. Vivre ensemble pour une civilisation de l’amour, 85.

[64] Cf. Ibid., 39.

[65] Jean-Paul II, Lettre encyclique Veritatis splendor, 6 août 1993, 57-64, notamment : « Le jugement de la conscience ne définit pas la loi, mais il atteste l’autorité de la loi naturelle et de la raison pratique en rapport avec le Bien suprême » (60) ; cf. Catéchisme de l’Église catholique, 11 octobre 1992, 1776-1794.

[66] Éduquer au dialogue interculturel à l’école catholique. Vivre ensemble pour une civilisation de l’amour, 64.

[67] Ibid., 86.

[68] Jean-Paul II, Exhortation apostolique post-synodale Vita consecrata, 25 mars 1996, 49.

[69] Si l’école n’est pas directement assujettie à l’autorité de l’évêque diocésain/éparchial, par exemple quand il s’agit d’une école gérée par une personne juridique publique de droit pontifical/patriarcal, lors de l’acte d’approbation, il vérifie uniquement la légitimité, en particulier la cohérence avec le profil catholique de l’école.

[70] Sans préjudice du droit propre, exprimé surtout dans les statuts, qui peut prévoir d’autres appellations, le modérateur compétent d’un Institut de vie consacrée ou d’une Société de vie apostolique peut être le « supérieur général » ou le « supérieur provincial » ou le « supérieur local » ou, dans une association de fidèles, le « président ».

[71] Concile Vatican II, Décret sur la charge pastorale des évêques dans l’Église, Christus Dominus, 28 octobre 1965, 35.

[72] Vita consecrata, 50.

[73] Le décret général de la Conférence épiscopale nécessite, pour son entrée en vigueur, la recognitio préalable de la Congrégation pour les Évêques : « La Congrégation s’acquitte de ce qui touche à la célébration des Conciles particuliers, ainsi qu’à l’érection des conférences épiscopales et à la révision de leurs statuts, elle reçoit les actes et décrets de ces assemblées et, après consultation des dicastères intéressés, les reconnaît » (Jean-Paul II, Constitution apostolique Pastor bonus sur la Curie romaine, 28 juin 1988, 82).

[74] Pastor bonus, 114.

[75] Cf. note n. 17.

[76] Pastor bonus, 115.

[77] Cf. Ibid., 13.

[78] Cf. Gravissimum educationis, 8.

[79] Cf. Evangelii gaudium, 20-24.

[80] Pape Jean XXIII, Lettre encyclique Ad Petri cathedram, 29 juin 1959, partie III.

[81] Idem.

[82] Cf. Evangelii gaudium, 217-237.

[83] Ibid., 227.

[84] Ibid., 222-225.

[85] Ibid., 231-233.

[86] Cf. Pastor bonus, 13.

[87] Cf. Evangelii gaudium, 234-237.

[88] Ibid., 23.

[89] Ibid., 134.

[90] Fratelli tutti, 273. La citation est tirée de Jean-Paul II, Lettre encyclique Centesimus annus, 1er mai 1991, 44.

[91] Message pour le lancement du Pacte éducatif mondial.

[00466-FR.01] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

Congregation for Catholic Education

(for Educational Institutions)

THE IDENTITY OF THE CATHOLIC SCHOOL

FOR A CULTURE OF DIALOGUE

Instruction

Vatican City 2022

INTRODUCTION

1. At the World Congress Educating today and tomorrow. A renewing passion, organised in 2015 in Castel Gandolfo by the Congregation for Catholic Education and attended by the representatives of Catholic schools of every order and level, one of the most recurrent and topical issues in the general debate was represented by the need for a clearer awareness and consistency of the Catholic identity of the Church’s educational institutions all over the world. The same concern was expressed on the occasion of the most recent Plenary Assemblies of the Congregation as well as in the meetings with Bishops during ad limina visits. At the same time, the Congregation for Catholic Education has been confronted with cases of conflicts and appeals resulting from different interpretations of the traditional concept of Catholic identity by educational institutions in the face of the rapid changes that have taken place in recent years, during which the process of globalisation has emerged in parallel with the growth of interreligious and intercultural dialogue.

2. In relation to what falls within the remit of the Congregation for Catholic Education, it seemed therefore appropriate to offer a more in-depth and up-to-date reflection and guidelines on the value of the Catholic identity of educational institutions in the Church, so as to provide a set of criteria responding to the challenges of our times, in continuity with the criteria that always apply. Moreover, as Pope Francis said, “We cannot create a culture of dialogue if we do not have identity”[1].

3. This Instruction, the result of reflections and consultations at the various institutional levels, is intended as a contribution that the Congregation for Catholic Education offers to all those who work in the field of school education, from Episcopal Conferences, the Synod of Bishops or the Council of Hierarchs, to Ordinaries, Superiors of Institutes of Consecrated Life and Societies of Apostolic Life, as well as to Movements, Associations of the Faithful and other organisms and individuals that exercise pastoral care for education.

4. As general criteria intended for the whole Church to safeguard ecclesial unity and communion, they will have to be further adapted to the different contexts of the local Churches scattered throughout the world according to the principle of subsidiarity and of the synodal path, according to the different institutional competences.

5. The Congregation for Catholic Education hopes that this contribution will be welcomed as an opportunity to reflect and deepen our understanding of this important topic which concerns the very essence and raison d’être of the Church’s historical presence in the field of education and schooling, in obedience to her mission to proclaim the Gospel by teaching all nations (cf. Mt 28:19-20).

6. The first part of the Instruction frames the discourse of the presence of the Church in the school world in the general context of her evangelising mission: the Church as mother and teacher in her historical development with the different emphases that have enriched her work in time and space up to the present day. The second chapter deals with the various actors working in the school world with different roles, assigned and organised according to canonical norms in a Church, rich in multiple charisms given to her by the Holy Spirit, but also in line with her hierarchical nature. The final chapter is dedicated to some critical issues that may arise in integrating all the different aspects of school education into the concrete life of the Church as experienced by this Congregation in dealing with the problems brought to its attention by the particular Churches.

7. As we can see, this is not a general and, even less so, comprehensive treatise on the subject of Catholic identity, but rather an intentionally concise and practical tool that can help to clarify certain current issues and, above all, prevent conflicts and divisions in the critical area of education. In fact, as Pope Francis observed in relaunching the Global Compact on Education, “To educate is to take a risk and to hold out to the present a hope that can shatter the determinism and fatalism that the selfishness of the strong, the conformism of the weak and the ideology of the utopians would convince us [that it] is the only way forward”[2]. Only a strong and united action by the Church in the field of education in an increasingly fragmented and conflict-ridden world can contribute both to the evangelising mission entrusted to her by Jesus and to the construction of a world in which human persons feel they are brothers and sisters, because “Only with this awareness of being children, that we are not orphans, can we live in peace among ourselves”[3].

CHAPTER I:
CATHOLIC SCHOOLS IN THE MISSION OF THE CHURCH

The Church, mother and teacher

8. Among other things, the Second Vatican Ecumenical Council drew from the Fathers the maternal image of the Church as an expressive icon of her nature and mission. The Church is the mother who generates the believers, because she is the bride of Christ. Almost all Council documents draw on the Church’s motherhood to unveil her mystery and her pastoral action, and to extend her love to an ecumenical embrace of the “children separated from her” and to believers of other religions, reaching out to all people of goodwill. Pope John XXIII opened the Council by expressing the Church’s irrepressible joy of being a universal mother: Gaudet Mater Ecclesia.

9. The icon of the Mother Church is not only an expression of tenderness and charity, but also holds the power to be a guide and a teacher. The Pope Himself has associated the denomination of mother to that of teacher, because this Church, “the pillar and ground of the truth (cf. 1 Tm 3,15) was entrusted by her holy Founder [with] the twofold task of giving life to her children and of teaching them and guiding them –both as individuals and as nations – with maternal care. Great is their dignity, a dignity which she has always guarded most zealously and held in the highest esteem”[4].

10. As a consequence, the Council affirmed that “To fulfil the mandate she has received from her divine founder of proclaiming the mystery of salvation to all men and of restoring all things in Christ, Holy Mother the Church must be concerned with the whole of man’s life, even the secular part of it insofar as it has a bearing on his heavenly calling. Therefore, she has a role in the progress and development of education. Hence this sacred synod declares certain fundamental principles of Christian education especially in schools”[5]. This clarifies that the educational action pursued by the Church through schools cannot be reduced to mere philanthropic work aimed at responding to a social need, but represents an essential part of her identity and mission.

The “fundamental principles” of Christian education in schools

11. In its declaration Gravissimum educationis, the Council offered a set of “fundamental principles” regarding Christian education, especially in schools. In the first place, education, as the formation of the human person, is a universal right: “All men of every race, condition and age, since they enjoy the dignity of a human being, have an inalienable right to an education that is in keeping with their ultimate goal, their ability, their sex, and the culture and tradition of their country, and also in harmony with their fraternal association with other peoples in the fostering of true unity and peace on earth. For a true education aims at the formation of the human person in the pursuit of his ultimate end and of the good of the societies of which, as man, he is a member, and in whose obligations, as an adult, he will share”[6].

12. Since education is a right for everyone, the Council called for the responsibility of all. The responsibility of parents and their priority right in educational choices rank first. School choice must be made freely and according to conscience; hence the duty of civil authorities to make different options available in compliance with the law. The State is responsible for supporting families in their right to choose a school and an educational project.

13. For her part, the Church has the duty to educate “especially because she has the responsibility of announcing the way of salvation to all men, of communicating the life of Christ to those who believe, and, in her unfailing solicitude, of assisting men to be able to come to the fullness of this life. The Church is bound as a mother to give to these children of hers an education by which their whole life can be imbued with the spirit of Christ”[7]. In this sense, the education that the Church pursues is evangelisation and care for the growth of those who are already walking towards the fullness of Christ’s life. However, the Church’s educational proposal is not only addressed to her children, but also to “all peoples [to promote] the complete perfection of the human person, the good of earthly society and the building of a world that is more human”[8]. Evangelisation and integral human development are intertwined in the Church’s educational work. In fact, the Church’s work of education “aims not only to ensure the maturity proper to the human person, but above all to ensure that the baptised, gradually initiated into the knowledge of the mystery of salvation, become ever more aware of the gift of faith”[9].

14. Another fundamental element is the initial and permanent formation of teachers[10]. “The Catholic school depends upon them almost entirely for the accomplishment of its goals and programs. They should therefore be very carefully prepared so that both in secular and religious knowledge they are equipped with suitable qualifications and also with a pedagogical skill that is in keeping with the findings of the contemporary world. Intimately linked in charity to one another and to their students and endowed with an apostolic spirit, may teachers by their life as much as by their instruction bear witness to Christ, the unique Teacher”. Their work “is in the real sense of the word an apostolate [...] and at once a true service offered to society”[11].

15. The success of the educational path depends primarily on the principle of mutual cooperation, first and foremost between parents and teachers, making it a point of reference for the personal action of their pupils, in the fervent hope that “even after graduation [teachers] continue to assist them with advice, friendship and by establishing special associations imbued with the true spirit of the Church”[12]. Based on these assumptions, what is needed is healthy cooperation – at the diocesan, national and international levels – capable of promoting between Catholic and non-Catholic schools that collaboration required for the good of the universal human community[13].

16. As far as Catholic schools are concerned, the conciliar declaration represents a turning point, since, in line with the ecclesiology of Lumen Gentium[14], it considers the school not so much as an institution but as a community. The characteristic element of the Catholic school, in addition to pursuing “cultural goals and the human formation of youth”, consists in creating “for the school community a special atmosphere animated by the Gospel spirit of freedom and charity”. To this end, the Catholic school aims “to help youth grow according to the new creatures they were made through baptism as they develop their own personalities”, as well as “to order the whole of human culture to the news of salvation so that the knowledge the students gradually acquire of the world, life and man is illumined by faith”[15]. In this way, the Catholic school prepares pupils to exercise their freedom responsibly, forming an attitude of openness and solidarity.

Further developments

17. The conciliar declaration Gravissimum educationis aimed at presenting only “certain fundamental principles of Christian education especially in schools”, then entrusting “a special post-conciliar commission”[16] with the task of further developing them. This is one of the commitments of the Office for Schools of the Congregation for Catholic Education, which has dedicated a number of documents to deepening important aspects of education[17], in particular, the permanent profile of Catholic identity in a changing world; the responsibility of the witness of lay and consecrated teachers and school leaders; the dialogical approach to a multicultural and multi-religious world. Moreover, for Catholic schools it is important that students “be given also, as they advance in years, a positive and prudent sex education”[18].

The dynamic profile of the Catholic school identity

18. The Catholic school lives in the flow of human history. It is therefore continually called upon to follow its unfolding in order to offer an educational service appropriate to the present times. The witness of Catholic educational institutions shows on their part a great responsiveness to the diversity of socio-cultural situations and readiness to adopt new teaching methods, while remaining faithful to their own identity (idem esse). By identity we mean its reference to the Christian concept of life[19]. The conciliar declaration Gravissimum educationis and the documents that followed it traced the dynamic profile of an educational institution through the two terms “school” and “Catholic”.

19. As a school, it essentially shares the characteristics of all school institutions, which, through an organised and systematised teaching activity, offer a culture aimed at the integral education of individuals[20]. In fact, school as such “is designed not only to develop with special care the intellectual faculties but also to form the ability to judge rightly, to hand on the cultural legacy of previous generations, to foster a sense of values, to prepare for professional life. Between pupils of different talents and backgrounds it promotes friendly relations and fosters a spirit of mutual understanding”[21]. Therefore, to be defined as a school, an institution must know how to integrate the transmission of the cultural and scientific heritage already acquired with the primary purpose of educating individuals, who must be accompanied towards achieving integral development while respecting their freedom and individual vocation. The school must be the first social setting, after the family, in which the individual has a positive experience of social and fraternal relationships as a precondition for becoming a person capable of building a society based on justice and solidarity, which are prerequisites for a peaceful life among individuals and peoples. This is possible through a search for truth that is accessible to all human beings endowed with rationality and freedom of conscience as tools useful both to study and in interpersonal relationships.

20. In addition to the above-mentioned characteristics which draw it apart from other ecclesial institutions such as the parish, associations, religious institutes, etc., a Catholic school is endowed with a specific identity: i.e. “its reference to a Christian concept of life centred on Jesus Christ[22]. The personal relationship with Christ enables the believer to look at the whole of reality in a radically new way, granting the Church an ever renewed identity, with a view to fostering in the school communities adequate responses to the fundamental questions for every woman and man. Therefore, for all the members of the school community, the “principles of the Gospel in this manner become the educational norms since the school then has them as its internal motivation and final goal”[23]. In other words, it can be said that in the Catholic school, in addition to the tools common to other schools, reason enters into dialogue with faith, which also allows access to truths that transcend the mere data of the empirical and rational sciences, in order to open up to the whole of truth so as to respond to the deepest questions of the human soul that do not only concern immanent reality. This dialogue between reason and faith does not constitute a contradiction, because the task of Catholic institutions in scientific research is “to unite existentially by intellectual effort two orders of reality that too frequently tend to be placed in opposition as though they were antithetical: the search for truth, and the certainty of already knowing the fount of truth”[24].

21. The Catholic identity of schools justifies their inclusion in the life of the Church, even in their institutional specificity. And, all the more, the fact that Catholic schools are part of the Church’s mission “is a proper and specific attribute, a distinctive characteristic which penetrates and informs every moment of its educational activity, a fundamental part of its very identity and the focus of its mission”[25]. Consequently, the Catholic school “takes its stand within the organic pastoral work of the Christian community”[26].

22. A distinctive feature of its ecclesial nature is that it is a school for all, especially the weakest. This is testified to by the “establishment of the majority of Catholic educational institutions [in response] to the needs of the socially and economically disadvantaged. It is no novelty to affirm that Catholic schools have their origin in a deep concern for the education of children and young people left to their own devices and deprived of any form of schooling. In many parts of the world even today material poverty prevents many youths and children from having access to formal education and adequate human and Christian formation. In other areas new forms of poverty challenge the Catholic school. As in the past, it can come up against situations of incomprehension, mistrust and lack of material resources”[27]. This concern has also been expressed through the establishment of vocational schools, which have been a keystone of technical training based on the principles of manual intelligence, as well as through the provision by educational institutions of curricula geared to the skills of persons with disabilities.

The witness of lay and consecrated educators

23. Another important aspect, increasingly relevant to achieving the integral formation of students, is the witness of lay and consecrated educators. In fact, “In the Catholic school’s educational project there is no separation between time for learning and time for formation, between acquiring notions and growing in wisdom. The various school subjects do not present only knowledge to be attained, but also values to be acquired and truths to be discovered. All of which demands an atmosphere characterized by the search for truth, in which competent, convinced and coherent educators, teachers of learning and of life, may be a reflection, albeit imperfect but still vivid, of the one Teacher”[28].

24. The work of the lay Catholic educator in schools, and particularly in Catholic schools, “has an undeniably professional aspect; but it cannot be reduced to professionalism alone. Professionalism is marked by, and raised to, a super-natural Christian vocation. The life of the Catholic teacher must be marked by the exercise of a personal vocation in the Church, and not simply by the exercise of a profession”[29].

25. In the case of consecrated persons “Both in Catholic and in other types of schools, [their] educational commitment […] is a vocation and choice of life, a path to holiness, a demand for justice and solidarity especially towards the poorest young people, threatened by various forms of deviancy and risk. By devoting themselves to the educational mission in schools, consecrated persons contribute to making the bread of culture reach those in most need of it”[30]. “[…] in communion with the Bishops, [they] carry out an ecclesial mission that is vitally important inasmuch as while they educate they are also evangelising”[31].

26. The specificities of the lay faithful and of consecrated persons are enhanced by their sharing in the common educational mission which is not closed within the Catholic school, but “can and must be open to an enriching exchange in a more extensive communion with the parish, the diocese, ecclesial movements and the universal Church”[32]. In order to educate together, a path of common formation is also necessary, “an initial and permanent project of formation that is able to grasp the educational challenges of the present time and to provide the most effective tools for dealing with them […]. This implies that educators must be willing to learn and develop knowledge and be open to the renewal and updating of methodologies, but open also to spiritual and religious formation and sharing “[33].

Educating to dialogue

27. Today’s societies are characterised by a multicultural and multireligious composition. In this context, “Education contains a central challenge for the future: to allow various cultural expressions to co-exist and to promote dialogue so as to foster a peaceful society”. The history of Catholic schools is characterised by welcoming pupils from different cultural backgrounds and religious affiliations. In this context, “what is required […] is courageous and innovative fidelity to one’s own pedagogical vision”[34], which is expressed in the capacity to bear witness, to know and to dialogue with diversity.

28. For the Catholic school, a great responsibility is to bear witness. “The Christian presence must be shown and made clear, that is, it must be visible, tangible and conscious. Today, due to the advanced process of secularization, Catholic schools find themselves in a missionary situation, even in countries with an ancient Christian tradition”[35]. They are called upon to commit to bearing witness through an educational project clearly inspired by the Gospel. “Schools, even Catholic schools, do not demand adherence to the faith, however, they can prepare for it. Through the educational plan it is possible to create the conditions for a person to develop a gift for searching and to be guided in discovering the mystery of his being and of the reality that surrounds him, until he reaches the threshold of the faith. To those who then decide to cross this threshold the necessary means are offered for continuing to deepen their experience of faith”[36].

29. In addition to bearing witness, another educational component of school is knowledge. School has the important task of bringing people into contact with a rich cultural and scientific heritage, preparing them for professional life and fostering mutual understanding. Faced, then, with the continuous technological transformations and the pervasiveness of digital culture, professional expertise needs to be equipped with ever newer skills throughout life in order to respond to the needs of the times without, however, “losing the synthesis between faith, culture and life, which is the keystone of the educational mission”[37]. Knowledge must be supported by means of a solid permanent formation that enables teachers and school leaders to be characterised by a marked “ability to create, invent and manage learning environments that provide plentiful opportunities”, as well as “to respect students’ different intelligences and guide them towards significant and profound learning”[38]. Accompanying pupils in getting to know themselves, their aptitudes and inner resources so that they can make conscious life choices is of no secondary importance.

30. Catholic schools are ecclesial entities. As such they participate “in the evangelizing mission of the Church and [represent] the privileged environment in which Christian education is carried out”[39]. In addition, the Church considers dialogue as a constitutive dimension, as she is rooted precisely in the Trinitarian dynamics of dialogue, in the dialogue between God and human beings and in the dialogue among human beings themselves. Because of its ecclesial nature, the Catholic school shares this element as constitutive of its identity. It must therefore “practise the ‘grammar of dialogue’, not as a technical expedient, but as a profound way of relating to others”[40]. Dialogue combines attention to one’s own identity with the understanding of others and respect for diversity. In this way, the Catholic school becomes “an educating community in which the human person can express themselves and grow in his or her humanity, in a process of relational dialogue, interacting in a constructive way, exercising tolerance, understanding different points of view and creating trust in an atmosphere of authentic harmony. Such a school is truly an educating community, a place of differences living together in harmony”[41]. Pope Francis provided three fundamental guidelines to help dialogue, “the duty to respect one’s own identity and that of others, the courage to accept differences, and sincerity of intentions. The duty to respect one’s own identity and that of others, because true dialogue cannot be built on ambiguity or a willingness to sacrifice some good for the sake of pleasing others. The courage to accept differences, because those who are different, either culturally or religiously, should not be seen or treated as enemies, but rather welcomed as fellow-travellers, in the genuine conviction that the good of each resides in the good of all. Sincerity of intentions, because dialogue, as an authentic expression of our humanity, is not a strategy for achieving specific goals, but rather a path to truth, one that deserves to be undertaken patiently, in order to transform competition into cooperation”[42].

An education that goes forth

31. In the face of contemporary challenges, echoing the Second Vatican Council, Pope Francis recognises the central value of education. It is part of the wide-ranging pastoral project for a “Church that goes forth”, “standing by people at every step of the way”, making her presence felt in an education “which teaches critical thinking and encourages the development of mature moral values”[43]. With educational passion, the Pope draws attention to some foundational elements.

Education as “movement”

32. Education consists in a polyphony of movements. First of all, it starts with a team movement. Everyone collaborates according to their personal talents and responsibilities, contributing to the formation of the younger generations and the construction of the common good. At the same time, education unleashes an ecological movement, since it contributes to the recovery of different levels of balance: inner balance with oneself, solidarity with others, natural balance with all living beings, spiritual balance with God. It also gives rise to an important inclusive movement. Inclusion, which “is an integral part of the Christian salvific message”[44], is not only a property, but also a method of education that brings the excluded and vulnerable closer. Through it, education nurtures a peacemaking movement that generates harmony and peace[45].

A global compact on education

33. These movements converge to counter a widespread educational emergency[46]. The latter mainly stems from the breakdown of the “educational compact” among institutions, families and individuals. These tensions also reflect a crisis in the relationship and communication between generations, and a social fragmentation made even more evident by the primacy of indifference. In this context of epochal change, Pope Francis proposes a global compact on education capable of responding to the current “transformation that is not only cultural but also anthropological, creating a new semantics while indiscriminately discarding traditional paradigms”[47].

34. The path of the global compact on education tends to favour interpersonal, real, lived and fraternal relationships. In this way, a long-term project is launched to form people who are willing to put themselves at the educational service of their community. A concrete pedagogy – based on bearing witness, knowledge and dialogue – is a starting point for personal, social and environmental change. For this reason a “broad compact on education is needed, capable of imparting not only technical knowledge, but also and above all human and spiritual wisdom, based on justice” and virtuous behaviour “that can be put into practice”[48].

35. The concrete nature of a global compact on education is also expressed through the harmony of co-participation. It originates from a deep sense of involvement taking the form of a “platform that allows everyone to be actively involved in this educational task, each one from his or her own specific situation and responsibility”[49]. This invitation takes on great value for religious families with an educational charism, which over the ages have given life to so many educational and training institutions. The difficult situation affecting vocations can be turned into an opportunity to work together, sharing experiences and opening up to mutual recognition. In this way, the common goal is not lost sight of, nor are positive energies wasted, making it possible to “adapt to the needs and challenges of each time and place”[50].

Educating to the culture of care

36. This ability to adapt finds its raison d’être in the culture of care. It is born within the “family, the natural and fundamental nucleus of society, in which we learn how to live and relate to others in a spirit of mutual respect”[51]. The family relationship extends to educational institutions, which are called upon “to pass on a system of values based on the recognition of the dignity of each person, each linguistic, ethnic and religious community and each people, as well as the fundamental rights arising from that recognition. Education is one of the pillars of a more just and fraternal society”.[52] The culture of care becomes the compass at local and international level to form people dedicated to patient listening, constructive dialogue and mutual understanding[53]. In this way, a “fabric of relationships for the sake of a humanity capable of speaking the language of fraternity”[54] is created.

CHAPTER II:
THE ACTORS RESPONSIBLE FOR PROMOTING

AND VERIFYING CATHOLIC IDENTITY

37. “The educational mission is carried out in a spirit of cooperation between various parties – students, parents, teachers, non-teaching personnel and the school management – who form the educational community”[55]. These and other responsible parties[56], who through their work promote and verify educational projects inspired by the Church’s teaching on education, act respectively at various levels: at the level of the school itself, at the level of charismatic initiatives among the People of God, at the level of the Church hierarchy.

The educating school community

Members of the school community

38. The whole school community is responsible for implementing the school’s Catholic educational project as an expression of its ecclesiality and its being a part of the community of the Church. “The fact that in their own individual ways all members of the school community share this Christian vision, makes the school ‘Catholic’; principles of the Gospel in this manner become the educational norms since the school then has them as its internal motivation and final goal”[57].

39. Everyone has the obligation to recognise, respect and bear witness to the Catholic identity of the school, officially set out in the educational project. This applies to the teaching staff, the non-teaching personnel and the pupils and their families. At the time of enrolment, both the parents and the student must be made aware of the Catholic school’s educational project[58].

40. The educating community is responsible for ensuring respect for the life, dignity and freedom of pupils and other members of the school, putting in place all necessary procedures to promote and protect minors and the most vulnerable. Indeed, it is an integral part of the Catholic school’s identity to develop principles and values for the protection of pupils and other members with the consistent punishment of transgressions and offences, strictly applying the norms of canon and civil law [59].

Pupils and parents

41. Pupils are active participants in the educational process. As they grow older, they increasingly become the protagonists of their own education. Therefore, not only must they be made responsible for following the educational programme delivered with scientific competence by teachers, but they must also be guided to see beyond the limited horizon of human reality[60]. In fact, every Catholic school helps “pupils to achieve […] an integration of faith and culture”[61].

42. The first persons responsible for education are the parents, who have the natural right and obligation to educate their children. They have the right to choose the means and institutions through which they can provide for the Catholic education of their children (cf. can. 793 § 1 CIC and can. 627 § 2 CCEO). Catholic parents are also bound by the obligation to provide for the Catholic education of their children.

43. In this regard, schools are of primary help to parents in fulfilling their educational function (cf. can. 796 § 1 CIC and can. 631 § 1 CCEO). Although parents are free to entrust the education of their children to any school of their choice (cf. can. 797 CIC and can. 627 § 3 CCEO), the Church recommends to all the faithful to foster Catholic schools and also to assist, according to their means, in establishing and maintaining them (cf. can. 800 § 2 CIC and can. 631 § 1 CCEO).

44. It is necessary for parents to co-operate closely with teachers, getting involved in decision-making processes concerning the school community and their children, and participating in school meetings or associations (cf. can. 796 § 2 CIC and can. 631 § 1 CCEO). In this way, parents not only fulfil their natural educational vocation, but also contribute with their personal faith to the educational plan, especially in the case of a Catholic school.

Teachers and administrative personnel

45. Among all the members of the school community, teachers stand out as having a special responsibility for education. Through their teaching-pedagogical skills, as well as by bearing witness through their lives, they allow the Catholic school to realize its formative project. In a Catholic school, in fact, the service of the teacher is an ecclesiastical munus and office (cf. can. 145 CIC and can. 936 §§ 1 and 2 CCEO).

46. Following the doctrine of the Church, it is therefore necessary for the school itself to interpret and establish the necessary criteria for the recruitment of teachers. This principle applies to all recruitments, including that of administrative personnel. The relevant authority, therefore, is required to inform prospective recruits of the Catholic identity of the school and its implications, as well as of their responsibility to promote that identity. If the person being recruited does not comply with the requirements of the Catholic school and its belonging to the Church community, the school is responsible for taking the necessary steps. Dismissal may also be resorted to, taking into account all circumstances on a case-by-case basis.

47. In the formation of the younger generations[62], teachers must be outstanding in correct doctrine and integrity of life (cf. can. 803 § 2 CIC and can. 639 CCEO). Teachers and administrative personnel who belong to other Churches, ecclesial communities or religions, as well as those who do not profess any religious belief, have the obligation to recognise and respect the Catholic character of the school from the moment of their employment. However, it should be borne in mind that the predominant presence of a group of Catholic teachers can ensure the successful implementation of the educational plan developed in keeping with the Catholic identity of the schools.

School leaders

48. The educational role of teachers is associated with that of school leaders. “School leaders are more than just managers of an organization. They are true educational leaders when they are the first to take on this responsibility, which is also an ecclesial and pastoral mission rooted in a relationship with the Church’s pastors”[63].

49. In accordance with the canonical norms concerning Catholic schools, it is the responsibility of the school leadership to collaborate with the entire school community and in close dialogue with the pastors of the Church. This in order to make explicit, along with the official educational project, the guidelines on the school’s educational mission[64]. Indeed, every official act of the school must be in accordance with its Catholic identity, while fully respecting the freedom of each person’s conscience[65]. This also applies to the school’s curriculum, which “is how the school community makes explicit its goals and objectives, the content of its teaching and the means for communicating it effectively. In the curriculum, the school’s cultural and pedagogical identity are made manifest”[66].

50. A further responsibility of the school leadership is the promotion and protection of its ties with the Catholic community, which is realised through communion with the Church hierarchy. Indeed, the “ecclesial nature of Catholic schools, which is inscribed in the very heart of their identity as schools, is the reason for ‘the institutional link they keep with the Church hierarchy, which guarantees that the instruction and education be grounded in the principles of the Catholic faith and imparted by teachers of right doctrine and probity of life (cf. can. 803 CIC; can. 632 and 639 CCEO)’”[67].

51. Therefore, the school leadership has the right and the duty to intervene, always with appropriate, necessary and adequate measures, when teachers or pupils do not comply with the criteria required by the universal, particular or proper law of Catholic schools.

Educational charisms in the Church

Institutional expression of the charism

52. In the course of the Church’s history, various realities have contributed to the establishment of Catholic schools. In particular, in the various Institutes of Consecrated Life and Societies of Apostolic Life, inspired by their founders, consecrated persons have established Catholic schools and are still effectively present in the educational sector.

53. More recently, by virtue of their baptismal vocation, also the lay faithful, individually or united in associations of the faithful, whether private (cf. can. 321-329 CIC and can. 573 § 2 CCEO) or public (cf. can. 312-320 CIC and can. 573-583 CCEO), have taken the initiative to establish and direct Catholic schools. There are also school institutions established and directed jointly by the lay faithful, consecrated persons and clerics. The Spirit of God never ceases to bring forth various gifts in the Church and to inspire vocations in the People of God to exercise the apostolate of educating the young.

The definition of “Catholic” school

54. The apostolate of the lay faithful, consecrated persons and clerics in schools is an authentic ecclesial apostolate. It is a service that requires unity and communion with the Church in order to define the school as “Catholic” at all levels, from the school management to the school leadership and teachers.

55. Unity and communion with the Catholic Church exist de facto when the school is directed by a public juridic person, as for example in the case of an Institute of Consecrated Life, and consequently the school is considered ipso iure a “Catholic school” (cf. can. 803 § 1 CIC).

56. When a school is directed by an individual faithful or by a private association of the faithful, in order for it to be defined as a “Catholic school”, recognition by ecclesiastical authority is required, that is, as a rule, by the competent diocesan/eparchial Bishop, the Patriarch, the Major Archbishop and the Metropolitan of the Metropolitan Church sui iuris or by the Holy See (cf. can. 803 § 1;3 CIC and can. 632 CCEO). Every apostolate of the faithful is always to be exercised in communion with the Church, manifested in the bonds of the profession of faith, the sacraments and ecclesiastical government (cf. can. 205 CIC and can. 8 CCEO). Therefore, it is necessary for every educational apostolate of Christian inspiration to obtain concrete recognition on the part of the competent ecclesiastical authority. In this way, the faithful are guaranteed that the school of their choice provides a Catholic education (cf. canons 794 § 2; 800 § 2 CIC and canons 628 § 2; 631 § 1 CCEO). In this, canon 803 § 3 CIC and canon 632 CCEO also state that no Institute, although in fact Catholic, is to bear the name of “Catholic school” without the consent of the competent ecclesiastical authority. Furthermore, canon 216 CIC and canon 19 CCEO recall that no initiative can claim the title “Catholic” without the consent of the competent ecclesiastical authority.

57. The educational apostolate should also be understood in the sense that, unless a school has been formally recognized as Catholic, it cannot present itself as such in order to avoid the official recognition procedure set out in canon 803 CIC and canon 632 CCEO. This would prevent ascertaining that the objective criteria are actually met. It will therefore be the duty of the diocesan/eparchial Bishop to accompany such initiatives and, in the case of a de facto Catholic institution, to invite it to apply for recognition as such as an expression of visible communion with the Church.

58. In cases where the term “Catholic” is used illegitimately or is aimed at giving the impression that the school is in communion with the Church, it is the responsibility of the competent diocesan/eparchial Bishop, having heard the school management and leadership and after examining the individual case, to state in writing and, should he deem it appropriate, also publicly with the aim of alerting the faithful, that this is not a Catholic school recognised and recommended by the Church.

The service of ecclesiastical authority

The diocesan/eparchial Bishop

59. The diocesan/eparchial Bishop plays a central role in discerning the “Catholic” identity of a school. According to John Paul II: “The Bishop is the father and pastor of the particular Church in its entirety. It is his task to discern and respect individual charisms, and to promote and coordinate them”[68]. This competence to organize the various charisms in the particular Church translates, among other things, into certain specific actions.

a) It is up to the diocesan/eparchial Bishop to carry out the necessary discernment and recognition of educational institutions established by the faithful (cf. can. 803 § 1; 3 CIC and can. 632 CCEO).

b) It is the task of the diocesan/eparchial Bishop to discern and give ecclesial recognition to the charism of the educational apostolate with regard to the act of erecting a public juridic person of diocesan/eparchial right (cf. can. 312 § 1, 3°; 313; 579; 634 § 1 CIC and can. 575 § 1, 1°; 573 § 1; 423; 435; 506; 556 and 566 CCEO), whereby a school directed by it is ipso iure a “Catholic school” (cf. can. 803 § 1 CIC).

c) The explicit written consent of the diocesan/eparchial Bishop is required for the establishment of Catholic schools in his territory by Institutes of Consecrated Life or Societies of Apostolic Life, whether of diocesan/eparchial, patriarchal/or pontifical right (cf. can. 801 CIC and canons 437 § 2; 509 § 2; 556; 566 CCEO). This written consent is also required for any other public juridic person wishing to establish a Catholic school.

d) It is the right and duty of the diocesan/eparchial Bishop to ensure that the rules of universal and particular law on Catholic schools are applied.

e) It is the right and duty of the diocesan/eparchial Bishop to issue prescripts concerning the general organisation of Catholic schools in his diocese. These prescripts, which are inspired by the Magisterium and the discipline of the Church, must respect the autonomy regarding the internal direction of the school and are also valid for schools which are directed by public juridic persons, above all by the religious, or when they are managed by the lay faithful (cf. can. 806 § 1 CIC and can. 638 § 1 CCEO). In these prescripts, the diocesan/eparchial Bishop can also establish that the statutes or curricula of Catholic schools are subject to his approval, taking into account binding civil laws[69]. If the diocesan/eparchial Bishop ascertains violations of Church doctrine or of discipline, he must request the school governing authorities, such as the Major Superior of the Institute of Consecrated Life which runs the school or the management of the school itself, to correct them. After warning the religious Superior in vain, the Bishop himself can make provisions of his own authority (cf. can. 683 § 2 CIC and can. 415 § 4 CCEO).

f) It is the right and duty of the diocesan/eparchial Bishop to visit all the Catholic schools in his diocese, including those established or directed by Institutes of Consecrated Life, Societies of Apostolic Life or other public or private associations, whether of diocesan/eparchial right or of patriarchal or pontifical right (cf. can. 806 § 1 CIC and can. 638 § 1 CCEO). The Bishop is required to visit them at least every five years, personally or, if he is legitimately impeded, through the coadjutor Bishop or the auxiliary or the Vicar general or episcopal Vicar/Protosyncellus or Syncellus, or some other presbyter (cf. can. 396 § 1 CIC and can. 205 § 1 CCEO). It is advisable for the Visitor to take both clerics and lay persons as companions, people who are truly experts in the various aspects of Catholic education. The visitation should concern different areas: the quality of the curricula, so that “the instruction which is given in them is at least as academically distinguished as that in the other schools of the area” (can. 806 § 2 CIC); the ecclesiality of the school which is manifested in its communion with the particular and universal Church; the pastoral activity of the school and its relationship with the parish; the conformity of the educational project of the school with the doctrine and discipline of the Church; the administration of the temporal goods of the school (cf. canons 305; 323; 325; 1276 § 1 CIC and canons 577 and 1022 § 1 CCEO). The visitation can be divided into three phases: the preparatory phase, in which the visitor asks the school to draft a report on its current state; the visitation proper, after which the visitor describes in a report the situation found during the visitation and issues, in an authoritative way, any provisions or recommendations; the third phase, in which the school implements any provisions or recommendations on the basis of the visitor’s report.

g) It is the right and duty of the diocesan/eparchial Bishop to watch over all Catholic schools in his diocese/eparchy, including those founded or directed by Institutes of Consecrated Life, Societies of Apostolic Life or other public or private associations, whether of diocesan/eparchial right or of pontifical/patriarchal right (cf. can. 806 § 1 CIC and 638 § 1 CCEO). Although the privileged locus for the diocesan/eparchial Bishop to exercise his right of vigilance is during the canonical visitation, he can intervene whenever he considers it appropriate, and he must do so whenever the Catholic identity of a school situated in his diocese/eparchy is seriously affected. If the school depends on a public juridic person of pontifical/patriarchal right, should the diocesan/eparchial Bishop, who is responsible for pastoral life in his diocese/eparchy, become aware that facts contrary to doctrine, morals or ecclesial discipline are taking place in the school, he shall alert the competent Moderator for the latter to take action[70]. Should the competent authority fail to do so, the diocesan/eparchial Bishop may appeal to the Congregation for Catholic Education, without prejudice to his obligation to take measures directly in the most serious or urgent cases.

h) It is the right of the local eparchial Bishop/ordinary to appoint or at least approve teachers of religion for his diocese/eparchy, and likewise, if reasons of religion or morals require it, to remove them or to demand that they be removed (cf. can. 805 CIC and can. 636 § 2 CCEO).

i) Since all teachers participate in the ecclesial mission, the diocesan/eparchial Bishop may also remove a teacher in the case of a Catholic school run by the diocese/eparchy. In other cases, he may require that a teacher be removed if the conditions for his or her appointment are no longer met. The Bishop must make explicit the reasons and decisive evidence which justify a possible removal (cf. canons 50; 51 CIC and canons 1517 § 1; 1519 § 2 CCEO), always respecting the teacher’s right of defence and giving him or her the possibility of defending him or herself in writing, also with the help of an advocate expert in canon law (cf. can. 1483 CIC and can. 1141 CCEO). The diocesan/eparchial Bishop must also show in his decision that no other adequate, necessary and proportionate means are available to enable the teacher to continue with his or her service in accordance with the ecclesial mission of the school.

Parishes and the parish priest

60. At the level of the particular Church it frequently happens that Catholic schools are under the direct management of the diocese/eparchy or that of the parishes as public juridic persons, represented by their parish priests. In this case the hierarchy of the Church not only exercises its duty of vigilance over Catholic schools, but can also be directly involved in their establishment and direction.

Dialogue among the Bishop, consecrated women and men, and the laity

61. In addition to purely juridical aspects, as pastor of the particular Church, the diocesan/eparchial Bishop should enter into dialogue with all those who collaborate in the educational mission of Catholic schools. To this end, the Second Vatican Council recommended that “at stated times and as often as it is deemed opportune, Bishops and religious Superiors should meet to discuss those affairs which pertain to the apostolate in their territory”[71]. “Constant dialogue between Superiors of Institutes of Consecrated Life and Societies of Apostolic Life and Bishops is most valuable in order to promote mutual understanding, which is the necessary precondition for effective cooperation, especially in pastoral matters. Thanks to regular contacts of this kind, Superiors, both men and women, can inform Bishops about the apostolic undertakings which they are planning in Dioceses/[eparchies], in order to agree on the necessary practical arrangements”[72].

62. In mutual exchange and trusting conversation many problems can be solved without the Bishop having to formally intervene. This regular exchange, for which the diocesan/eparchial Bishop is responsible, should also take place with all others who are responsible for Catholic schools in a particular Church, such as the Moderators of public juridic persons or the faithful who direct their own Catholic school as an apostolate. Likewise, the Bishop is obliged to maintain an ongoing dialogue with the schools themselves, especially with school leaders, teachers and pupils.

The Episcopal Conference, the Synod of Bishops or the Council of Hierarchs

63. The Episcopal Conference, the Synod of Bishops or the Council of Hierarchs have competence with regard to Catholic schools and, in general, to education in all kinds of schools, especially religious education. In particular, it is up to the Episcopal Conference, the Synod of Bishops or the Council of Hierarchs to issue general norms in this regard (cf. can. 804 § 1 CIC). Episcopal Conferences are especially recommended to apply to the local context by means of a general decree[73] the principles of the promotion and verification of the identity of Catholic schools, illustrated in general terms in this Instruction. Furthermore, it is necessary to enforce canonical norms in the light of the respective state legal system.

64. The Episcopal Conferences, the Synod of Bishops or the Council of Hierarchs which is responsible for Catholic schools must also take into account their planning in the territory, in order to provide for both the preservation and the progress of the schools. In addition, the Episcopal Conferences, the Synod of Bishops or the Council of Hierarchs will seek to promote the support of dioceses/eparchies with financial means to those in need for the maintenance and development of Catholic schools. A common reserve fund could also be set up at the Episcopal Conference, the Synod of Bishops or the Council of Hierarchs. To this end it is recommended that the Episcopal Conference, the Synod of Bishops or the Council of Hierarchs establish a Commission for Schools and Education, assisted by a Commission of experts.

The Apostolic See

65. The Holy See has a subsidiary responsibility for Catholic schools. In a general way, the Roman Pontiff has entrusted the Congregation for Catholic Education with the task of making “every effort to see that the fundamental principles of Catholic education as set out by the magisterium of the Church be ever more deeply researched, championed, and known by the people of God”[74]. This Congregation has published numerous documents with the aim of guiding Catholic schools in the fulfilment of their mission[75].

66. In addition, the Congregation “sets the norms by which Catholic schools are governed. It is available to diocesan/eparchial Bishops so that, wherever possible, Catholic schools be established and fostered with the utmost care, and that in every school appropriate undertakings bring catechetical instruction and pastoral care to the Christian pupils”[76]. This juridical competence concerning Catholic schools also includes, in a subsidiary way, the exercise of supreme moderation over them, in the name of the Roman Pontiff. This is manifested in a concrete way when petitions and requests are addressed to the Apostolic See, which the Congregation examines[77]. It also examines appeals presented in accordance with the norms of law in order to claim rights and legitimate interests (cf. can. 1732-1739 CIC and can. 996-1006 CCEO). This competence is also manifested when the Congregation exercises its power directly over an individual school, which may occur specifically when the school is under the direction of a public juridic person of pontifical right.

CHAPTER III:
SOME CRITICAL ASPECTS

67. The Congregation for Catholic Education notes that in the appeals lodged, very often there is a conflicting perception of the Catholic identity of educational institutions. This often stems from the interpretation, which is not always correct, of the term “Catholic” and from the lack of clarity regarding competences and legislation.

Divergent interpretations of the term “Catholic”

68. The basic problem lies in the concrete application of the term “Catholic”, a complex word that is not easily expressed by means of exclusively legal, formal and doctrinal criteria. The causes of tensions are mainly the result on the one hand of a reductive or purely formal interpretation, and on the other of a vague or narrow understanding of Catholic identity.

Reductive view

69. The specific charism with which Catholic identity is lived out does not justify a reductive interpretation of catholicity that explicitly or de facto excludes essential principles, dimensions and requirements of the Catholic faith. Moreover, catholicity cannot be attributed only to certain spheres or to certain persons, such as liturgical, spiritual or social occasions, or to the function of the school chaplain, religion teachers or the school headmaster. This would contradict the responsibility of the school community as a whole and of each of its members[78]. Moreover, by underscoring this responsibility we do not intend to introduce a “perfectly egalitarian society”, nor any moral or disciplinary perfectionism that would be hard to judge.

Formal or charismatic view

70. According to a formal interpretation, Catholic identity is expressed through a “Decree” issued by the competent ecclesiastical authority, which grants legal status, recognises property and governance according to canonical norms, also granting the possibility of civil legal status in the State where the institution is established. This identity is guaranteed by means of control and certification by the competent ecclesiastical authority, with the possibility of appealing to the Holy See in the event of conflict.

71. In addition to the definitions of exclusively juridical nature, there are others according to which what counts above all is the “Catholic spirit”, the “Christian inspiration” or the “charismatic” fulfilment, terms which are poorly defined, hardly concrete and seldom verifiable in reality. According to these interpretations, neither the application of canonical norms nor the recognition of legitimate hierarchical authority are considered necessary. If this were to be the case, it would only be of “symbolic” value and therefore hardly effective. Sometimes, in the case of educational institutions established and/or directed by Religious Orders, Institutes of Consecrated Life, Societies of Apostolic Life or charismatic groups, there is an imbalance between the charism and ecclesial belonging. In some situations, any reference to the term “Catholic” is avoided, choosing alternative juridical terminology.

“Narrow” view

72. Another reason for conflicting interpretations is represented by the “narrow” Catholic school model. In such schools there is no room for those who are not “totally” Catholic. This approach contradicts the vision of an “open” Catholic school that intends to apply to the educational sphere the model of a “Church which goes forth”[79], in dialogue with everyone. We must not lose our missionary impetus to confine ourselves on an island, and at the same time we need the courage to bear witness to a Catholic “culture”, that is, universal, cultivating a healthy awareness of our own Christian identity.

Clarity of competences and legislation

73. Sometimes critical situations around Catholic identity arise out of a lack of clarity about competences and legislation. In these cases, it is necessary first of all to maintain a fair balance of competences, in accordance with the principle of subsidiarity. This principle is based on the responsibility of each individual before God and distinguishes between the diversity and complementarity of competences. Everyone’s responsibility is also assisted by suitable tools which – through the exercise of self-assessment and subsequent exchanges with “external experts” – help each person to be a protagonist in the educational project. These tools also help to establish, participate in and promote ecclesial unity, as well as various forms of associations and bodies at regional, national and international level that are capable of creating a community in the Catholic educational sphere. Moreover, there should be no lack of mutual trust between the various leaders, in order to promote a more tranquil and serene cooperation favourable to the educational mission. An aptitude for dialogue and communion undoubtedly contribute to this end.

74. Statutes play an important role in ensuring the necessary clarity. Sometimes they are not up to date; they do not clearly illustrate competences or new procedures; they are designed too rigidly to the point of regulating general situations without leaving room for discernment or possible solutions that can only be found at local level.

75. The legal and competence issue affecting Catholic educational institutions also arise as a result of the double regulatory framework: canonical and state-civil. Because of the different aims of the relevant legislation, it may happen that the State imposes on Catholic institutions, operating in the public sphere, unbefitting behaviours that cast doubt on the doctrinal and disciplinary credibility of the Church. Sometimes public opinion also makes solutions in line with the principles of Catholic morality almost impossible.

76. Through the Regulations issued at national level (by the Episcopal Conferences, the Synod of Bishops or the Council of Hierarchs) and the enforcement Statutes drawn up from a canonical and civil-law point of view, it is advisable to make available all the elements necessary to overcome conflicts concerning the interpretation and the application of the two legislative systems. For its part, Canon Law, based on the fundamental principle of the salvation of souls (can.1752 CIC), provides various solutions to guarantee communion between the parties involved in the educational mission, and acts as a barrier to the scandal of the breakup of the Church’s internal unity, the inability to promote dialogue among her members, and the exposure of conflicts in state courts and the mass media.

77. In addition, for the sake of clarity, Catholic schools must have either a mission statement or a code of conduct. These are instruments for institutional and professional quality assurance. They must therefore be legally reinforced by means of employment contracts or other contractual declarations by those involved having clear legal value. It is acknowledged that in many countries civil law bars “discrimination” on the basis of religion, sexual orientation and other aspects of private life. At the same time, educational institutions are granted the possibility to draw up a profile of values and a code of conduct. When these values and behaviours are not respected by those concerned, the latter can be sanctioned for lack of professional honesty in failing to comply with the terms set out in the related contracts and institutional guidelines.

78. In addition, beyond purely legal norms, other instruments more suited in promoting individual responsibility to the benefit of the identity of the institution often appear to be more effective. By way of example: individual and collective self-assessment procedures within the institution, guidelines on desired quality standards, permanent formation courses and the promotion and strengthening of professional skills, incentives and rewards, and the collection, documentation and study of good practices. On the part of those who exercise responsibility in the Church, it will be more effective than any other attitude and measure to create a climate and behaviour expressing benevolence and trust towards all members of the educational community as manifestations of Christian virtues.

Some sensitive issues and areas

79. There are situations in educational life that require great attention and sensitivity to resolve any tensions and conflicts that may arise. First of all, the choice of teaching, non-teaching and direction personnel. Taking into account the different contexts and possibilities, it is necessary to formulate clear criteria for discernment regarding the professional qualities, adherence to the Church’s doctrine, and consistency in the Christian life of the candidates.

80. Conflicts also occur in the disciplinary and/or doctrinal field. These situations can bring discredit to the Catholic institution and scandal in the community. Therefore, they cannot be underestimated both in terms of the nature of the conflict and the repercussions within and outside the school. Discernment must begin in the local church context, bearing in mind the canonical principles of graduality and proportionality of any remedial measures to be taken. Dismissal should be the last resort, legitimately taken after all other remedial attempts have failed.

81. There are also cases in which State laws impose choices that conflict with religious freedom and the very Catholic identity of a school. While respecting the different spheres, there is a need for reasonable defence of the rights of Catholics and their schools both through dialogue with State authorities and through recourse to the courts having jurisdiction in these matters.

82. Problems can arise within the local Church as a result of differences of opinions among the members of the community (Bishop, parish priest, consecrated persons, parents, school leaders, associations, etc.) concerning the viability of the school, its financial sustainability and its position in the face of new educational challenges. Once again, dialogue and walking together are the main way to resolve these problems, while also keeping in mind the hierarchical nature of the Church and respecting the different competences.

83. A problem that always causes conflicting reactions is the closure or change of the legal structure of a Catholic school due to management difficulties. This problem should not be solved in the first instance by considering the financial value of buildings and property with a view to selling them, or by transferring management to bodies that are distant from the principles of Catholic education in order to create a source of financial profit. In fact, the temporal goods of the Church have among their proper purposes works of the apostolate and charity, especially at the service of the poor (cf. can. 1254 § 2 CIC and can. 1007 CCEO). Therefore, in the case of a diocesan/eparchial or parochial school, it is the responsibility of the Bishop to consult with all those concerned in order to evaluate every possible solution to safeguard the continuity of the educational service. In the case of educational institutions run by religious or lay people, before closure or alienation, it is highly desirable to consult the Bishop and to find, together with the educating community, viable ways of continuing to offer their precious mission.

Encounter and convergence to consolidate Catholic identity

84. Catholic identity should be a place of encounter, a tool promoting the convergence of ideas and actions. In this way, different perspectives become a resource and a foundational principle for the development of methodologies suitable to solve possible critical issues and find shared solutions.

85. The echo of this attitude resounds already in the first encyclical of John XXIII, where it is stated that “The Catholic Church [...] leaves many questions open to [...] discussion”[80]. In this sense, whether a case necessarily requires direct intervention on the part of the church authority must make the object of careful consideration, since “the common saying, expressed in various ways and attributed to various authors, must be recalled with approval: “in essentials, unity; in doubtful matters, liberty; in all things, charity”[81].

Being builders of unity

86. In this perspective, for the Church of today, Pope Francis relaunches some principles of the social doctrine and invites us to find viable ways in the educational field, so that, in the case of possible tensions, the willingness to reach better results prevails[82]. In the presence of certain attitudes that do not lead to the resolution of disputes, the Pope proposes the high road of unity over conflict: “When conflict arises, some people simply look at it and go their way as if nothing happened; they wash their hands of it and get on with their lives. Others embrace it in such a way that they become its prisoners; they lose their bearings, project onto institutions their own confusion and dissatisfaction and thus make unity impossible. But there is also a third way, and it is the best way to deal with conflict. It is the willingness to face conflict head on, to resolve it and to make it a link in the chain of a new process. ‘Blessed are the peacemakers!’(Mt 5:9)”[83].

87. Even in the most serious conflicts, the unity of lived faith based on the Gospel remains the guiding compass. In this framework, doors are open to a true culture of dialogue through inclusive and permanent communication. Dialogue and communication practices within the educational community of the local and universal Church must be established, promoted and practised even before any tensions arise. They are to be protected and cultivated even during conflicts, and if necessary re-established. The role of direct and internal communication cannot be replaced by unconnected persons, institutions, mass media and public opinion. A strategy of communication and communion is needed in order to avoid the risk that in cases of conflict other people, who are often neither competent nor well informed, decide the line of communication and action.

Being generators of development processes

88. In line with another principle “time is greater than space”, the Pope suggests “initiating processes” instead of trying to defend positions and spaces of power[84]. Indeed, there is a risk that those who seek perfect solutions and fight passionately for their realisation – often unrealistic – will end up by damaging conflict resolution even more with their attempts.

89. In the search for a solution to a problem, it is necessary to ask oneself whether the solutions proposed and developed mainly serve the purpose of protecting one’s own position or whether they can initiate a positive dynamic generating further processes of development. In this regard, Canon Law provides for an itinerary aimed at the progressive application of disciplinary and penal norms, such as prior warnings, the proportionality of penalties, and a certain graduality in the face of objective personal limitations, always safeguarding the priority of the salvation of souls.

90. Moreover, in order to initiate fruitful processes, a profound discernment is required, that brings together the human, spiritual, juridical, subjective and pragmatic dimensions. Without prejudice to the obligation and the right of the Bishop “to watch over and visit the Catholic schools in his territory, even those which members of religious institutes have founded or direct” (can. 806 § 1 CIC and can. 638 § 1 CCEO), hasty statements on problems concerning Catholic identity do not help to resolve disputes. Possible measures regarding an educational institution’s alleged deviation from catholicity, which may also become necessary as well as legitimate, should remain a last resort in cases in which there is absolutely no possibility of avoiding great objective damage to the whole Church and her mission.

91. It should not be underestimated that in an increasingly globalised world even particular decisions, linked to a local context, have repercussions for the universal Church. If no practicable solution is found by the competent authority, a regular process needs to be initiated with the consultation of all parties involved, consideration of all canonical and civil law aspects, possible rights of third parties that may coincide or conflict with one’s decision, as well as of the effects that such a decision may have on other Church initiatives in the educational field and on public opinion.

Being developers of real and lasting solutions

92. In conflicts, aspects of a particular problem sometimes end up making the object of a discussion on principles and ideals. In order not to fall into this error, the principle that realities are more important than ideas[85] is helpful. In this sense, solutions should be developed at the most immediate level possible, involving those who are directly a part of the local reality and know it in all its elements. Therefore, it is best to avoid delegating internal Church conflicts to other juridical institutions, unless this is expressly required by law. Immediate recourse to higher ecclesiastical authorities should also be avoided, since a local solution is more immediate and sustainable. However, every member of the faithful in the Church retains the right to bring matters to the attention of the Apostolic See [86].

93. Finally, according to the principle that the whole is greater than the part[87], those working to resolve natural tensions within the Church must consider the consequences that even a single conflict can have for other areas and levels of the Church. The exercise of prudence is therefore paramount and reliable. Any possible solution decided and applied must be considered in a long-term perspective so as not to impair the fruitful and trusting possibility of collaboration between people and institutions. They are called to walk together to enable the Church to provide the world with her educational service.

CONCLUSION

94. In publishing this Instruction on the Catholic identity of educational institutions, in a spirit of service the Congregation for Catholic Education intends to offer a contribution for reflection and some guidelines to help share the missionary transformation of the Church, because “it is vitally important for the Church today to go forth and preach the Gospel to all: to all places, on all occasions, without hesitation, reluctance or fear”.[88]

95. Pope Francis, in addressing the theme of the encounter among faith, reason and the sciences, emphasises that “Catholic schools, which always strive to join their work of education with the explicit proclamation of the Gospel, are a most valuable resource for the evangelization of culture, even in those countries and cities where hostile situations challenge us to greater creativity in our search for suitable methods”[89].

96. In light of these exhortations, this Instruction, starting from the essential criteria which mark the Catholic identity of schools, wishes to accompany their renewal in order to respond to the new challenges that, in the epochal change we are living, the world proposes to the Church, mother and teacher. The response will be effective with the acquisition of full identity in obedience to a transcendent truth, as Pope Francis recalled, citing a memorable text by Pope John Paul II: “If there is no transcendent truth, in obedience to which man achieves his full identity, then there is no sure principle for guaranteeing just relations between people. Their self-interest as a class, group or nation would inevitably set them in opposition to one another. If one does not acknowledge transcendent truth, then the force of power takes over, and each person tends to make full use of the means at his disposal in order to impose his own interests or his own opinion, with no regard for the rights of others… The root of modern totalitarianism is to be found in the denial of the transcendent dignity of the human person who, as the visible image of the invisible God, is therefore by his very nature the subject of rights that no one may violate – no individual, group, class, nation or state. Not even the majority of the social body may violate these rights, by going against the minority’’[90].

97. The Congregation for Catholic Education expresses its deep gratitude for the solicitude and efforts of those involved in educational institutions and hopes that the Catholic identity profile of the educational plan will contribute to the creation of a global compact on education to “rekindle our dedication for and with young people, renewing our passion for a more open and inclusive education, including patient listening, constructive dialogue and better mutual understanding”.[91]

Vatican City, 25 January 2022, Feast of the Conversion of St Paul the Apostle.

Joseph Card. Versaldi

Prefect

Archbishop Angelo Vincenzo Zani

Secretary

__________________________

[1] Pope Francis, Dialogue between His Holiness Pope Francis and the Students, Teachers and Parents of Collegio San Carlo of Milan, 6 April 2019.

[2] Pope Francis, Video message of His Holiness Pope Francis on the Occasion of the Meeting Organized by the Congregation for Catholic Education: “Global Compact Education” at the Pontifical Lateran University, 15 October 2020.

[3] Pope Francis, Morning Mass in the Chapel of the Domus Sanctae Marthae. Homily of His Holiness Pope Francis “The Holy Spirit reminds us how to access the Father”, 17 May 2020.

[4] Pope John XXIII, Encyclical Mater et magistra, 15 May 1961, 1.

[5] Second Vatican Council, Declaration on Christian Education Gravissimum educationis, 28 October 1965, Introduction.

[6] Ibid., 1.

[7] Ibid., 3.

[8] Idem.

[9] Ibid., 2.

[10] Cf. Ibid., 9.

[11] Ibid., 8.

[12] Idem.

[13] Cf. Ibid., 12.

[14] Cf. Second Vatican Council, Dogmatic Constitution on the Church Lumen Gentium, 21 November 1964.

[15] Gravissimum educationis, 8.

[16] Ibid. Introduction.

[17] Sacred Congregation for Catholic Education, The Catholic School, 19 March 1977; Id., Lay Catholics in Schools: Witnesses to Faith, 15 October 1982; Educational Guidance in Human Love: Outlines for Sex Education, 1 November 1983; Congregation for Catholic Education, The Religious Dimension of Education in a Catholic School, 7 April 1988; Id., The Catholic School on the Threshold of the Third Millennium, 28 December 1997; Id., Consecrated Persons and their Mission in Schools. Reflections and Guidelines, 28 October 2002; Id., Educating Together in Catholic Schools. A Shared Mission between Consecrated Persons and the Lay Faithful, 20 November 2007; Id., Educating to Intercultural Dialogue in Catholic Schools. Living in Harmony for a Civilization of Love, 19 December 2013; Id., Educating Today and Tomorrow: A Renewing Passion, 2014; Id., Educating to fraternal humanism Building a “civilization of love”. 50 years after Populorum progressio, 16 April 2017; Id., “Male and Female He Created Them” Towards a Path of Dialogue on the Question of Gender Theory in Education, 2 February 2019.

[18] Gravissimum educationis, 1.

[19] Cf. The Catholic School, 34.

[20] Cf. Ibid., 26.

[21] Gravissimum educationis, 5.

[22] The Catholic School, 33.

[23] Ibid, 34.

[24] John Paul II, Apostolic Constitution Ex corde Ecclesiae, 15 August 1990, 1.

[25] The Catholic School on the Threshold of the Third Millennium, 11.

[26] Ibid., 12.

[27] Ibid., 15.

[28] Ibid., 14.

[29] Lay Catholics in Schools: Witness to Faith, 37.

[30] Consecrated Persons and their Mission in Schools, 30.

[31] Ibid., 6.

[32] Educating Together in Catholic Schools, 50.

[33] Ibid , 20.

[34] Educating to Intercultural Dialogue in Catholic Schools, Introduction.

[35] Ibid., 57.

[36] Consecrated Persons and their Mission in Schools, 51.

[37] Congregation for Catholic Education, Circular Letter to Schools, Universities and Educational Institutions, 10 September 2020.

[38] Educating Today and Tomorrow. A Renewing Passion, 7.

[39] The Catholic School on the Threshold of the Third Millennium, 11.

[40] Educating to Intercultural Dialogue in Catholic Schools, 57.

[41] “Male and Female He Created Them”, 40.

[42] Pope Francis, Address to the Participants in the International Peace Conference, Al-Azhar Conference Centre, Cairo, 28 April 2017.

[43] Pope Francis, Apostolic Exhortation Evangelii gaudium, 24 November 2013, 24 and 64.

[44] Pope Francis, Address to Participants in the Plenary Assembly of the Congregation for Catholic Education, 20 February 2020.

[45] Cf. Pope Francis, Encyclical Fratelli tutti, 3 October 2020, 99-100.

[46] Benedict XVI, Letter to the Faithful of the Diocese and City of Rome on the Urgent Task of Educating Young People, 21 January 2008.

[47] Pope Francis, Message for the Launch of the Global Compact on Education, 12 September 2019.

[48] Pope Francis, Discorso alla Pontificia Università Lateranense, 31 October 2019. [Our translation]

[49] Pope Francis, Message to the Prepositor General of the Poor Clerics Regular of the Mother of God of the Pious Schools (Piarists), on the Occasion of the Online Seminar of the Union of Superiors General and the International Union of Superiors General on the Global Compact on Education (12-14 November 2020), 15 October 2020.

[50] Idem.

[51] Pope Francis, Message for the World Day of Peace, 8 December 2020, 8.

[52] Idem.

[53] Cf. Message for the Launch of the Global Compact on Education.

[54] Pope Francis, Video Message on the Occasion of the Meeting Organized by the Congregation for Catholic Education “Global Compact on Education. Together to Look Beyond” at the Pontifical Lateran University, 15 October 2020.

[55] Consecrated Persons and their Mission in Schools. Reflections and Guidelines, 41.

[56] The school is like “a center whose work and progress must be shared together by families, teachers, associations of various types that foster cultural, civic, and religious life, as well as by civil society and the entire human community”, Gravissimum educationis, 5.

[57] The Catholic School, 34.

[58] Cf. Ibid., 59-60.

[59] Cf. CIC, Book VI, Part II, Title VI: Offences against Human Life, Dignity and Liberty; CCEO Title XXVII, Chap. II: Penalties for Individual Delicts; Pope Francis, Apostolic Letter Issued “motu proprio” Vos estis lux mundi, 7 May 2019.

[60] Cf. The Religious Dimension of Education in a Catholic School. Guidelines for Reflection and Renewal, 51.

[61] Cf. The Catholic School, 38.

[62] Cf. Second Vatican Council, Decree on the Apostolate of the Laity Apostolicam Actuositatem, 18 November 1965, 30.

[63] Educating to Intercultural Dialogue in Catholic Schools. Living in Harmony for a Civilisation of Love, 85.

[64] Cf. Ibid., 39.

[65] John Paul II, Encyclical Veritatis splendor, 6 August 1993, 57-64, in particular: “The judgment of conscience does not establish the law; rather it bears witness to the authority of the natural law and of the practical reason with reference to the supreme good” (60). cf. Catechism of the Catholic Church, 11 October 1992, 1776-1794.

[66] Educating to Intercultural Dialogue in Catholic Schools. Living in Harmony for a Civilisation of Love, 64.

[67] Ibid., 86.

[68] John Paul II, Post-Synodal Apostolic Exhortation Vita consecrata, 25 March 1996, 49.

[69] If the school is not directly under the authority of the diocesan/eparchial Bishop, for example when the school belongs to a public juridic person of pontifical/patriarchal right, upon granting approval, he only verifies the legitimacy, and, in particular, consistency with the Catholic profile of the school.

[70] Without prejudice to proper law, expressed especially in the Statutes, which may provide for different titles, the competent Moderator of an Institute of Consecrated Life or a Society of Apostolic Life may be the “Superior General” or “Provincial Superior” or “Local Superior” and in an association of the faithful the “President”.

[71] Second Vatican Council, Decree Concerning the Pastoral Office of Bishops in the Church Christus Dominus, 28 October 1965, 35.

[72] Vita consecrata, 50.

[73] The general decree of the Episcopal Conference requires, for its entry into force, the prior recognitio by the Congregation for Bishops: “The Congregation deals with matters pertaining to the celebration of particular councils as well as the erection of conferences of bishops and the recognitio of their statutes. It receives the acts of these bodies and, in consultation with the dicasteries concerned, it examines the decrees which require the recognitio of the Apostolic See.”, John Paul II, Apostolic Constitution Pastor Bonus on the Roman Curia, 28 June 1988, 82.

[74] Pastor bonus, 114.

[75] See footnote 17.

[76] Pastor bonus, 115.

[77] Cf. Ibid., 13.

[78] Cf. Gravissimum educationis, 8.

[79] Cf. Evangelii gaudium, 20-24.

[80] Pope John XXIII, Encyclical Ad Petri Cathedram, 29 June 1959, part III.

[81] Idem.

[82] Cf. Evangelii gaudium, 217-237.

[83] Ibid., 227.

[84] Ibid., 222-225.

[85] Ibid., 231-233.

[86] Cf. Pastor bonus, 13.

[87] Cf. Evangelii gaudium, 234-237.

[88] Ibid., 23.

[89] Ibid., 134.

[90] Fratelli tutti, 273. The quote is taken from John Paul II, Encyclical Centesimus Annus, 1 May 1991, 44.

[91] Message for the Launch of the Global Compact on Education.

[00466-EN.01] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua spagnola

Congregación para la Educación Católica

(de los Institutos de estudios)

LA IDENTIDAD DE LA ESCUELA CATÓLICA

PARA UNA CULTURA DEL DIÁLOGO

Instrucción

Ciudad del Vaticano 2022

INTRODUCCIÓN

1. En el Congreso Mundial titulado Educar hoy y mañana. Una pasión que se renueva, organizado en 2015 por la Congregación para la Educación Católica en Castel Gandolfo, al que asistieron representantes de escuelas católicas de todos los niveles y procedencias, uno de los puntos más destacados y considerados de actualidad en el debate general fue la necesidad de una mayor conciencia y consistencia de la identidad católica de las instituciones educativas de la Iglesia en todo el mundo. Esta misma preocupación ha sido recordada en las últimas Asambleas Plenarias de la Congregación, así como en los encuentros con los Obispos durante las visitas ad limina. Al mismo tiempo, la Congregación para la Educación Católica se ha visto confrontada con casos de conflictos y recursos causados por diferentes interpretaciones del concepto tradicional de identidad católica de las instituciones educativas ante los rápidos cambios de los últimos años, en los que se ha desarrollado el proceso de globalización junto con el crecimiento del diálogo interreligioso e intercultural.

2. Ha parecido oportuno, por tanto, ofrecer, dentro de la competencia de la Congregación para la Educación Católica, una reflexión y unas orientaciones más profundas y actualizadas sobre el valor de la identidad católica de las instituciones educativas en la Iglesia, para ofrecer unos criterios adaptados a los retos de nuestro tiempo, en continuidad con los criterios que siempre han sido válidos. Además, como dijo el Papa Francisco, “no podemos construir una cultura del diálogo si no tenemos identidad”[1].

3. La presente Instrucción, fruto de la reflexión y la consulta en los distintos niveles institucionales, pretende ser una contribución que la Congregación para la Educación Católica ofrece a todos los que trabajan en el ámbito de la educación escolar, empezando por las Conferencias Episcopales, el Sínodo de los Obispos o el Consejo de Jerarcas, hasta los Ordinarios, los Superiores de los Institutos de Vida Consagrada y las Sociedades de Vida Apostólica, así como los Movimientos, las Asociaciones de Fieles, otros organismos y personas que tienen en común la solicitud pastoral por la educación.

4. Al tratarse de criterios generales, destinados a toda la Iglesia para salvaguardar la unidad y la comunión eclesial, deberán ir actualizándose en los distintos contextos de las Iglesias locales dispersas por el mundo, según el principio de subsidiariedad y el camino sinodal, dependiendo de las distintas competencias institucionales.

5. La Congregación para la Educación Católica espera que esta contribución sea acogida como una oportunidad para reflexionar y profundizar en este importante tema que se refiere a la esencia misma y a la razón de ser de la presencia histórica de la Iglesia en el campo de la educación y de la escuela, en obediencia a su misión de anunciar el Evangelio enseñando a todas las naciones (cfr. Mt 28, 19-20).

6. La primera parte de la Instrucción enmarca el discurso de la presencia de la Iglesia en el mundo escolar en el contexto general de su misión evangelizadora: la Iglesia como madre y maestra en su desarrollo histórico con los diferentes énfasis que han enriquecido su labor en el tiempo y el espacio hasta nuestros días. El segundo capítulo trata de los diversos sujetos que operan en el mundo escolar con diferentes roles asignados y organizados, según las normas canónicas en una Iglesia con sus múltiples carismas donados por el Espíritu Santo, pero también de acuerdo con su naturaleza jerárquica. El último capítulo está dedicado a algunos puntos críticos que pueden surgir en la integración de todos los diferentes aspectos de la educación escolar en la vida concreta de la Iglesia, tal como resulta de la experiencia de esta Congregación al tratar los problemas que le llegan de las Iglesias particulares.

7. Como se ve, no se trata de un tratado general y menos aún de un texto completo sobre el tema de la identidad católica, sino de una herramienta deliberadamente sintética y práctica que puede servir para aclarar algunos puntos de actualidad y, sobre todo, para evitar conflictos y divisiones en el ámbito esencial de la educación. De hecho, como observó el papa Francisco al relanzar el evento de un Pacto educativo global, “educar es apostar y dar al presente la esperanza que rompe los determinismos y fatalismos con los que el egoísmo de los fuertes, el conformismo de los débiles y la ideología de los utópicos quieren imponerse tantas veces como el único camino posible”[2]. Sólo una acción fuerte y solidaria de la Iglesia en el campo de la educación en un mundo cada vez más fragmentado y conflictivo puede contribuir tanto a la misión evangelizadora que le encomendó Jesús como a la construcción de un mundo en el que los hombres se sientan hermanos, porque “estamos convencidos de que sólo con esta conciencia de hijos que no son huérfanos podemos vivir en paz entre nosotros”[3].

CAPÍTULO I:
LAS ESCUELAS CATÓLICAS EN LA MISIÓN DE LA IGLESIA

La Iglesia madre y maestra

8. El Concilio Ecuménico Vaticano II recuperó de los Padres, entre otros, la imagen maternal de la Iglesia, como icono expresivo de su naturaleza y misión. La Iglesia es madre generadora de creyentes, porque es la esposa de Cristo. Casi todos los documentos conciliares se basan en la maternidad de la Iglesia para desvelar su misterio y su acción pastoral, así como para extender su amor en un abrazo ecuménico hacia sus “hijos separados” y creyentes de otras religiones, hasta alcanzar a todos los hombres de buena voluntad. El Papa Juan XXIII abrió el Concilio liberando la irreprimible alegría de la Iglesia por ser madre universal: “gaudet mater Ecclesia”.

9. El icono de la Iglesia Madre no sólo expresa ternura y caridad, sino también el poder de guía y maestra. El mismo Papa ha asociado el término “madre” con el de “maestra”, porque “a esta Iglesia, columna y fundamento de la verdad (cfr. 1 Tim 3,15), confió su divino fundador una doble misión, la de engendrar hijos para sí, y la de educarlos y dirigirlos, velando con maternal solicitud por la vida de los individuos y de los pueblos, cuya superior dignidad miró siempre la Iglesia con el máximo respeto y defendió con la mayor vigilancia”[4].

10. Por lo tanto, el Concilio afirmó que “debiendo la Santa Madre Iglesia atender toda la vida del hombre, incluso la material en cuanto está unida con la vocación celeste para cumplir el mandamiento recibido de su divino Fundador, a saber, el anunciar a todos los hombres el misterio de la salvación e instaurar todas las cosas en Cristo, le toca también una parte en el progreso y en la extensión de la educación. Por eso el Sagrado Concilio expone algunos principios fundamentales sobre la educación cristiana, máxime en las escuelas”[5]. De este modo, resulta evidente que la acción educativa llevada a cabo a través de las escuelas no es una obra filantrópica de la Iglesia para responder a una necesidad social, sino una parte esencial de su identidad y misión.

Los “principios fundamentales” de la educación cristiana en las escuelas

11. En su declaración Gravissimum educationis, el Concilio ofreció algunos “principios fundamentales” sobre la educación cristiana, especialmente en las escuelas. En primer lugar, la educación, como formación de la persona humana, es un derecho universal: “Todos los hombres, de cualquier raza, condición y edad, en cuanto participantes de la dignidad de la persona, tienen el derecho inalienable de una educación, que responda al propio fin, al propio carácter, al diferente sexo, y que sea conforme a la cultura y a las tradiciones patrias, y, al mismo tiempo, esté abierta a las relaciones fraternas con otros pueblos a fin de fomentar en la tierra la verdadera unidad y la paz. Mas la verdadera educación se propone la formación de la persona humana en orden a su fin último y al bien de las varias sociedades, de las que el hombre es miembro y de cuyas responsabilidades deberá tomar parte una vez llegado a la madurez”[6].

12. Siendo la educación un derecho de todos, el Concilio apeló a la responsabilidad de todos. En el primer lugar se sitúa la responsabilidad de los padres y su derecho prioritario en las elecciones educativas. La elección de la escuela debe hacerse libremente y según conciencia; de ahí el deber de las autoridades civiles de posibilitar diferentes opciones dentro de la ley. El Estado tiene la responsabilidad de apoyar a las familias en su derecho a elegir la escuela y su proyecto educativo.

13. Por su parte, la Iglesia tiene el deber de educar “sobre todo, porque tiene el deber de anunciar a todos los hombres el camino de la salvación, de comunicar a los creyentes la vida de Cristo y de ayudarles con atención constante para que puedan lograr la plenitud de esta vida. La Iglesia, como Madre, está obligada a dar a sus hijos una educación que llene su vida del espíritu de Cristo.”[7] En este sentido, la educación que la Iglesia persigue es la evangelización y el cuidado del crecimiento de los que ya caminan hacia la plenitud de la vida de Cristo. Pero la propuesta educativa de la Iglesia no se dirige sólo a sus hijos, sino también a todos los pueblos para “promover la perfección cabal de la persona humana, incluso para el bien de la sociedad terrestre y para configurar más humanamente la edificación del mundo”[8]. La evangelización y la promoción humana integral se entrelazan en la labor educativa de la Iglesia, “la cual no persigue solamente la madurez de la persona humana, sino que busca, sobre todo, que los bautizados se hagan más conscientes cada día del don de la fe mientras son iniciados gradualmente en el conocimiento del misterio de la salvación”[9].

14. Otro elemento fundamental es la formación inicial y continua de los maestros[10]. “De ellos depende, sobre todo, el que la escuela católica pueda llevar a efecto sus propósitos y sus principios. Esfuércense con exquisita diligencia en conseguir la ciencia profana y religiosa avalada por los títulos convenientes y procuren prepararse debidamente en el arte de educar conforme a los descubrimientos del tiempo que va evolucionando. Unidos entre sí y con los alumnos por la caridad, y llenos del espíritu apostólico, den testimonio, tanto con su vida como con su doctrina, del único Maestro Cristo”. Su “función es verdadero apostolado […] constituyendo a la vez un verdadero servicio prestado a la sociedad” [11].

15. El éxito del itinerario pedagógico se basa principalmente en un principio de colaboración mutua, sobre todo entre padres y maestros. En particular, éstos últimos deben ser un punto de referencia para la acción personal de sus alumnos, siendo deseable que “terminados los estudios, sigan atendiéndolos con sus consejos, con su amistad e incluso con la institución de asociaciones especiales, llenas de espíritu eclesial”[12]. A partir de estas premisas, es deseable que exista una sana cooperación -a nivel diocesano, nacional e internacional- para fomentar entre las escuelas católicas y no católicas la colaboración necesaria para el bien de la comunidad humana universal.[13]

16. En lo que respecta a las escuelas católicas, la declaración conciliar marca un hito importante, ya que, en consonancia con la eclesiología de la Lumen gentium [14], concibe las escuelas no tanto como instituciones sino como “comunidades”. El elemento característico de la escuela católica no es solo perseguir “los fines culturales y la formación humana de la juventud”, sino también “crear un ambiente comunitario escolar, animado por el espíritu evangélico de libertad y de caridad”. Por ello, la escuela católica tiene como fin “ayudar a los adolescentes para que en el desarrollo de la propia persona crezcan a un tiempo según la nueva criatura que han sido hechos por el bautismo”, y “ordenar últimamente toda la cultura humana según el mensaje de salvación, de suerte que quede iluminado por la fe el conocimiento que los alumnos van adquiriendo del mundo, de la vida y del hombre”[15]. De este modo, la escuela católica prepara a los alumnos para que ejerzan su libertad de forma responsable, formándoles en una actitud de apertura y solidaridad.

Desarrollos posteriores

17. La declaración conciliar Gravissimum educationis se propuso exponer solo “algunos principios fundamentales sobre la educación cristiana, máxime en las escuelas”, confiando a “una Comisión especial, una vez terminado el Concilio,”[16] la tarea de desarrollarlos más ampliamente. Este es uno de los compromisos de la Oficina Escuelas de la Congregación para la Educación Católica, que dedicó varios documentos a profundizar en aspectos importantes de la educación,[17] en particular, el perfil permanente de la identidad católica en un mundo cambiante; la responsabilidad del testimonio de los profesores y directivos laicos y consagrados; el enfoque dialógico de un mundo multicultural y multirreligioso. Además, las escuelas católicas no pueden ignorar que los alumnos deben también ser iniciados “conforme avanza su edad, en una positiva y prudente educación sexual”[18].

El perfil dinámico de la identidad de la escuela católica

18. La escuela católica vive en el curso de la historia humana. Por ello, está continuamente llamada a seguir su flujo para ofrecer un servicio educativo adecuado a su presente. Las instituciones educativas católicas testimonian una gran capacidad de respuesta a la diversidad de situaciones socioculturales y asunción de nuevos métodos de enseñanza, permaneciendo fieles a su propia identidad (idem esse). Por identidad se entiende su referencia a la concepción cristiana de la vida[19]. La declaración conciliar Gravissimum educationis y los documentos de profundización que le siguieron trazaron el perfil dinámico de las instituciones educativas en los dos términos “escuela” y “católica”.

19. Como escuela, posee esencialmente las características de los institutos escolares de todo el mundo, que, a través de una actividad educativa organizada y sistematizada, ofrecen una cultura orientada a la educación integral de las personas[20]. De hecho, la escuela como tal, “a la vez que cultiva con asiduo cuidado las facultades intelectuales, desarrolla la capacidad del recto juicio, introduce en el patrimonio de la cultura conquistado por las generaciones pasadas, promueve el sentido de los valores, prepara a la vida profesional, fomenta el trato amistoso entre los alumnos de diversa índole y condición, contribuyendo a la mutua comprensión”[21]. Por lo tanto, para poderse definir escuela, una institución debe saber integrar la transmisión del patrimonio cultural y científico ya adquirido con la finalidad educativa primaria de los individuos, a los que hay que acompañar hacia un desarrollo integral respetando su libertad y vocación individual. La escuela debe ser el primer ámbito social, después del familiar, en el que el individuo tenga una experiencia positiva de relaciones sociales y fraternales como condición para convertirse en personas capaces de construir una sociedad basada en la justicia y la solidaridad, que son requisitos para una vida pacífica entre los individuos y los pueblos. Esto es posible a través de la búsqueda de la verdad que es accesible a todos los seres humanos dotados de racionalidad y libertad de conciencia como herramientas que sirven tanto en el estudio como en las relaciones interpersonales.

20. Como católica, además de tener las características mencionadas que la diferencia de otras instituciones eclesiales como parroquias, asociaciones, institutos religiosos, etc., la escuela tiene una cualidad que determina su identidad específica: se trata de “su referencia a la concepción cristiana de la realidad. Jesucristo es el centro de tal concepción”[22]. La relación personal con Cristo permite al creyente proyectar una mirada radicalmente nueva sobre toda la realidad, asegurando a la Iglesia una identidad siempre renovada, para fomentar en las comunidades escolares respuestas adecuadas a las cuestiones fundamentales de toda mujer y todo hombre. Por tanto, para todos los miembros de la comunidad escolar “los principios evangélicos se convierten en normas educativas, motivaciones interiores y al mismo tiempo metas finales”[23]. En otras palabras, se puede decir que, en la escuela católica, además de las herramientas comunes a otras escuelas, la razón entra en diálogo con la fe, que permite acceder también a verdades que trascienden los datos de las ciencias empíricas y racionales por sí solas, para abrirse a la totalidad de la verdad con el fin de responder a las preguntas más profundas del alma humana que no se refieren solo a la realidad inmanente. Este diálogo entre la razón y la fe no constituye una contradicción, porque, en la investigación científica, a las instituciones católicas les corresponde “unificar existencialmente en el trabajo intelectual dos órdenes de realidades que muy a menudo se tiende a oponer como si fuesen antitéticas: la búsqueda de la verdad y la certeza de conocer ya la fuente de la verdad”[24].

21. La identidad católica de las escuelas justifica su inserción en la vida de la Iglesia, teniendo en cuenta su especificidad institucional. De hecho, la pertenencia de la escuela católica a la misión de la Iglesia “es cualidad propia y específica, carácter distintivo que impregna y anima cada momento de su acción educativa, parte fundamental de su misma identidad y punto central de su misión”[25]. En consecuencia, la escuela católica “se sitúa dentro de una pastoral orgánica de la comunidad cristiana”[26].

22. Carácter distintivo de su naturaleza eclesial es su ser escuela para todos, especialmente para los más débiles. Así lo atestigua la historia que ha visto surgir “la mayor parte de las instituciones educativas escolares católicas como respuesta a las necesidades de los sectores menos favorecidos desde el punto de vista social y económico. No es una novedad afirmar que las escuelas católicas nacieron de una profunda caridad educativa hacia los niños y jóvenes abandonados a sí mismos y privados de cualquier forma de educación. En muchas partes del mundo, todavía hoy, es la pobreza material la que impide que muchos niños y jóvenes sean instruidos y que reciban una adecuada formación humana y cristiana. En otras, son nuevas pobrezas las que interpelan a la escuela católica, la que, como en tiempos pasados, puede encontrarse con incomprensiones, recelos y carente de medios”[27]. Esta solicitud se ha manifestado también a través de la fundación de escuelas profesionales, que han sido un baluarte para la formación técnica basada en los parámetros de la inteligencia manual, así como a través de una oferta formativa adaptada a las cualidades de personas con capacidades diferentes.

El testimonio de los educadores laicos y consagrados

23. Otro aspecto importante, cada vez más relevante para lograr la formación integral de los escolares, es el testimonio de los educadores laicos y consagrados. En efecto, “en el proyecto educativo de la escuela católica no existe, por tanto, separación entre momentos de aprendizaje y momentos de educación, entre momentos del concepto y momentos de la sabiduría. Cada disciplina no presenta sólo un saber que adquirir, sino también valores que asimilar y verdades que descubrir. Todo esto, exige un ambiente caracterizado por la búsqueda de la verdad, en el que los educadores, competentes, convencidos y coherentes, maestros de saber y de vida, sean imágenes, imperfectas desde luego, pero no desvaídas del único Maestro”[28].

24. El educador laico católico en las escuelas y en particular en las católicas “realiza una tarea que encierra una insoslayable profesionalidad, pero no puede reducirse a ésta. Está enmarcada y asumida en su sobrenatural vocación cristiana. Debe, pues, vivirla efectivamente como una vocación”[29].

25. Para las personas consagradas “el compromiso educativo, tanto en escuelas católicas como en otros tipos de escuelas, es […] vocación y opción de vida, un camino de santidad, una exigencia de justicia y solidaridad especialmente con las jóvenes y los jóvenes más pobres, amenazados por diversas formas de desvío y riesgo. Al dedicarse a la misión educativa en la escuela, las personas consagradas contribuyen a hacer llegar al más necesitado el pan de la cultura”[30]. “En comunión con los Pastores, desempeñan una misión eclesial de importancia vital en cuanto que, educando, colaboran en la evangelización”[31].

26. El carácter especifico de los fieles laicos y de las personas consagradas se ve reforzado por el hecho de compartir la misión educativa común, que no se limita a la escuela católica, sino que “puede y debe abrirse a un intercambio enriquecedor en un ámbito mayor de comunión con la parroquia, la diócesis, los movimientos eclesiales y la Iglesia universal”[32]. Para educar juntos hace falta también un camino de formación común, “inicial y permanente, capaz de captar los desafíos educativos del momento presente y de aportar los instrumentos más eficaces para poder afrontarlos […]. Esto implica, en relación a los educadores, una disponibilidad al aprendizaje y al desarrollo de los conocimientos, a la renovación y a la puesta al día de las metodologías, pero también a la formación espiritual, religiosa y a la misión compartida”[33].

Educar al diálogo

27. Las sociedades actuales se caracterizan por su composición multicultural y multirreligiosa. En este contexto, “la educación se encuentra hoy ante un desafío que es central para el futuro: hacer posible la convivencia entre las distintas expresiones culturales y promover un diálogo que favorezca una sociedad pacífica”. La historia de las escuelas católicas se caracteriza por la acogida de escolares de diferentes orígenes culturales y pertenencias religiosas. “Se requiere, en este ámbito, una fidelidad valiente e innovadora al propio proyecto educativo” [34], que se expresa a través de la capacidad de testimonio, de conocimiento y de diálogo con las diversidades.

28. Una gran responsabilidad de la escuela católica es el testimonio. “La presencia cristiana en la realidad multiforme de las distintas culturas debe ser mostrada y demostrada, es decir, debe hacerse visible, susceptible de ser encontrada, y debe ser actitud consciente. Hoy día, a causa del avanzado proceso de secularización, la escuela católica se halla en situación misionera, incluso en países de antigua tradición cristiana” [35]. Está llamada a un compromiso de testimonio a través de un proyecto educativo claramente inspirado en el Evangelio. “La escuela, incluida la católica, no pide la adhesión a la fe; pero puede prepararla. Mediante el proyecto educativo es posible crear las condiciones para que la persona desarrolle la aptitud de la búsqueda y se la oriente a descubrir el misterio del propio ser y de la realidad que la rodea, hasta llegar al umbral de la fe. Luego, a cuantos deciden traspasarlo, se les ofrece los medios necesarios para seguir profundizando la experiencia de la fe”[36].

29. Además del testimonio, otro elemento educativo de la escuela es el conocimiento. Tiene el importante fin de poner en contacto a las personas con el rico patrimonio cultural y científico, prepararlas para la vida profesional y favorecer el entendimiento mutuo. Ante las continuas transformaciones tecnológicas y la omnipresencia de la cultura digital, la competencia profesional debe adquirir siempre nuevas habilidades a lo largo de la vida para responder a las exigencias de los tiempos “sin perder esa síntesis entre fe, cultura y vida, que es la clave peculiar de la misión educativa”.[37] El conocimiento debe apoyarse en una sólida formación permanente que permita a los profesores y directivos caracterizarse por una gran “capacidad de crear, de inventar y de gestionar ambientes de aprendizaje ricos en oportunidades”, así como “de respetar las diversidades de las ‘inteligencias’ de los estudiantes y de conducirlos a un aprendizaje significativo y profundo”[38]. De hecho, acompañar a los escolares en el conocimiento de sí mismos, de sus aptitudes y recursos interiores para que puedan vivir conscientes de sus opciones de vida no es algo secundario.

30. La escuela católica es sujeto eclesial. Como tal, “comparte la misión evangelizadora de la Iglesia, y es lugar privilegiado en el que se realiza la educación cristiana”[39]. Además, el diálogo es su dimensión constitutiva ya que la misma encuentra su desarrollo precisamente en la dinámica dialógica trinitaria, en el diálogo entre Dios y el hombre y en el diálogo entre los hombres. Por su naturaleza eclesial, la escuela católica comparte este elemento como constitutivo de su identidad. Por tanto, “debe practicar la ‘la gramática del diálogo’, no como un expediente tecnicista, sino como modalidad profunda de relación”[40]. El diálogo combina la atención a la propia identidad con la comprensión de los demás y el respeto a la diversidad. De este modo, la escuela católica se convierte en “una comunidad educativa en la que la persona se exprese y crezca humanamente en un proceso de relación dialógica, interactuando de manera constructiva, ejercitando la tolerancia, comprendiendo los diferentes puntos de vista, creando confianza en un ambiente de auténtica armonía. Se establece así la verdadera ‘comunidad educativa’, espacio agápico de las diferencias”[41]. El papa Francisco ha dado tres indicaciones fundamentales para favorecer el diálogo, “el deber de la identidad, la valentía de la alteridad y la sinceridad de las intenciones. El deber de la identidad, porque no se puede entablar un diálogo real sobre la base de la ambigüedad o de sacrificar el bien para complacer al otro. La valentía de la alteridad, porque al que es diferente, cultural o religiosamente, no se le ve ni se le trata como a un enemigo, sino que se le acoge como a un compañero de ruta, con la genuina convicción de que el bien de cada uno se encuentra en el bien de todos. La sinceridad de las intenciones, porque el diálogo, en cuanto expresión auténtica de lo humano, no es una estrategia para lograr segundas intenciones, sino el camino de la verdad, que merece ser recorrido pacientemente para transformar la competición en cooperación”[42].

Una educación en salida

31. El papa Francisco, dando resonancia al Concilio Vaticano II, ante los desafíos contemporáneos, reconoce el valor central de la educación, que forma parte del amplio proyecto pastoral de una “Iglesia en salida” que “acompaña a la humanidad en todos sus procesos”, haciéndose presente en una educación “que enseñe a pensar críticamente y que ofrezca un camino de maduración en valores”[43]. Con pasión educativa, el Papa llama la atención sobre algunos elementos básicos.

La educación es “movimiento”

32. La educación es una polifonía de movimientos. En primer lugar, parte de un movimiento de equipo. Cada uno colabora según sus talentos personales y asume sus responsabilidades, contribuyendo a la formación de las nuevas generaciones y a la construcción del bien común. Al mismo tiempo, la educación desencadena un movimiento ecológico, ya que contribuye a la recuperación de diferentes niveles de equilibrio: el equilibrio interior con uno mismo, el equilibrio solidario con los demás, el equilibrio natural con todos los seres vivos, el equilibrio espiritual con Dios. También da lugar a un importante movimiento inclusivo. La inclusión, que “es una parte integral del mensaje salvífico cristiano”[44], no es sólo una propiedad, sino también un método de educación que acerca a los excluidos y vulnerables. A través de ella, la educación alimenta un movimiento pacificador, que genera armonía y paz[45].

Un pacto educativo global

33. Estos movimientos convergen para contrarrestar una emergencia educativa generalizada[46] cuyo origen reside en la ruptura del “pacto educativo” entre instituciones, familias y personas. Estas tensiones reflejan también una crisis en las relaciones y en la comunicación entre generaciones, una fragmentación social que se hace aún más evidente por la primacía de la indiferencia. En este contexto de cambio de época, el papa Francisco propone un pacto educativo global que sepa encontrar respuestas convincentes a la actual “metamorfosis no sólo cultural sino también antropológica que genera nuevos lenguajes y descarta, sin discernimiento, los paradigmas que la historia nos ha dado”[47].

34. El camino del pacto educativo global tiende a favorecer las relaciones interpersonales, reales, vivas y solidarias. De este modo, inicia un proyecto a largo plazo destinado a formar personas dispuestas a ponerse al servicio educativo de su comunidad. Una pedagogía concreta -basada en el testimonio, el conocimiento y el diálogo- es un punto de partida para el cambio personal, social y medioambiental. Por ello, se necesita un “pacto educativo amplio y capaz de transmitir no sólo el conocimiento de contenidos técnicos, sino también, y sobre todo, una sabiduría humana y espiritual, hecha de justicia” y comportamientos virtuosos “capaces de ser realizados en la práctica”[48].

35. Una alianza educativa global se hace concreta también a través de la armonía de la coparticipación. Esta tiene su origen en un profundo sentido de la implicación, entendido como una “plataforma que permita que todos se comprometan activamente en esta labor educativa, cada uno desde su especificidad y responsabilidad”[49]. Esta invitación adquiere un gran valor para las familias religiosas con carisma educativo, que a lo largo de los tiempos han dado vida a tantas instituciones educativas y formativas. La difícil situación vocacional puede vivirse como una oportunidad para trabajar juntos, compartiendo experiencias y abriéndose al reconocimiento mutuo. De este modo no se pierde de vista el objetivo común ni se dispersan las energías positivas para “acomodarse a las necesidades y desafíos de cada tiempo y lugar”[50].

Educar a la cultura del cuidado

36. Esta capacidad de adaptación encuentra su razón de ser en la cultura del cuidado, que nace en la “familia, núcleo natural y fundamental de la sociedad, donde se aprende a vivir en relación y en respeto mutuo.”[51] La relación familiar se extiende a las instituciones educativas, que están llamadas “a transmitir un sistema de valores basado en el reconocimiento de la dignidad de cada persona, de cada comunidad lingüística, étnica y religiosa, de cada pueblo y de los derechos fundamentales que derivan de estos. La educación constituye uno de los pilares más justos y solidarios de la sociedad”[52]. La cultura del cuidado se convierte en la brújula a nivel local e internacional para formar personas dedicadas a la escucha paciente, al diálogo constructivo y al entendimiento mutuo[53]. Así se crea el “tejido de las relaciones a favor de una humanidad capaz de hablar el lenguaje de la fraternidad”[54].

CAPÍTULO II:
LOS SUJETOS RESPONSABLES DE PROMOVER

Y VERIFICAR LA IDENTIDAD CATÓLICA

37. “La misión educativa se pone en práctica con la colaboración entre varios sujetos – alumnos/as, padres de familia, enseñantes, personal no docente y entidad gestora – que forman la comunidad educativa”[55]. Estos y otros sujetos responsables[56], que con su trabajo promueven y verifican los proyectos educativos, inspirados en la doctrina de la Iglesia sobre la educación, actúan respectivamente a varios niveles: a nivel de la propia escuela, a nivel de las iniciativas carismáticas en el Pueblo de Dios, a nivel de la jerarquía eclesiástica.

La comunidad escolar educativa

Los miembros de la comunidad escolar

38. Toda la comunidad escolar es responsable de la realización del proyecto educativo católico de la escuela, como expresión de su eclesialidad y de su inserción en la comunidad de la Iglesia. “Precisamente por la referencia explícita, y compartida por todos los miembros de la comunidad escolar, a la visión cristiana—aunque sea en grado diverso— es por lo que la escuela es «católica», porque los principios evangélicos se convierten para ella en normas educativas, motivaciones interiores y al mismo tiempo metas finales”[57].

39. Todos tienen la obligación de reconocer, respetar y testimoniar la identidad católica de la escuela, oficialmente expuesta en el proyecto educativo. Esto se aplica al personal docente, al personal no docente, a los alumnos y a sus familias. En el momento de la inscripción, tanto los padres como los escolares deben conocer el proyecto educativo de la escuela católica[58].

40. La comunidad educativa es responsable de velar por el respeto a la vida, la dignidad y la libertad de los escolares y demás miembros de la escuela, poniendo en marcha todos los procedimientos necesarios para la promoción y protección de los menores y los más vulnerables. En efecto, forma parte integrante de la identidad de la escuela católica el desarrollo de principios y valores para la protección de los alumnos y de los demás miembros con la sanción consecuente de eventuales transgresiones y delitos, aplicando estrictamente las normas del derecho canónico y del derecho civil[59].

Alumnos y padres

41. Los alumnos participan activamente en el proceso educativo. A medida que crecen, se convierten cada vez más en los protagonistas de su propia educación. Por lo tanto, no sólo hay que responsabilizarlos para que sigan el programa educativo desarrollado con competencia científica, sino que también hay que guiarlos para que miren más allá del limitado horizonte de las realidades humanas[60]. De hecho, toda escuela católica promueve entre “los alumnos la síntesis entre fe y cultura” [61].

42. Los primeros responsables de la educación son los padres, que tienen el derecho y la obligación natural de educar a la prole: se deben, por tanto, considerar como los principales educadores de sus hijos. Tienen el derecho de elegir aquellos medios e instituciones mediante los cuales puedan proveer a la educación católica de sus hijos (cfr. can. 793 § 1 CIC y can. 627 § 2 CCEO). Los padres católicos también tienen el deber de velar por la educación católica de sus hijos.

43. En este sentido, las escuelas son una ayuda primordial para los padres en el cumplimiento de su deber de educar (cfr. can. 796 § 1 CIC y can. 631 § 1 CCEO). Aunque los padres son libres en su elección de confiar la educación de sus hijos a cualquier escuela (cfr. can. 797 CIC y can. 627 § 3 CCEO), la Iglesia recomienda a todos los fieles que fomenten las escuelas católicas y también cooperen ayudando en la medida de sus posibilidades a crearlas y sostenerlas (cfr. can. 800 § 2 CIC y can. 631 § 1 CCEO).

44. Es necesario que los padres cooperen estrechamente con los profesores, involucrándose en los procesos de toma de decisiones que conciernen a la comunidad escolar y a sus hijos, participando en las reuniones o asociaciones de la escuela (cfr. can. 796 § 2 CIC y can. 631 § 1 CCEO). De este modo, los padres no sólo cumplen con su vocación educativa natural, sino que contribuyen con su fe personal al proyecto educativo, especialmente si se trata de una escuela católica.

Los profesores y el personal administrativo

45. Entre todos los miembros de la comunidad escolar, destacan los profesores que tienen una especial responsabilidad en la educación. Por su capacidad didáctico-pedagógica, así como por el testimonio de su vida, son los que aseguran que la escuela católica cumpla su proyecto educativo. En una escuela católica, de hecho, el servicio del profesor es munus y oficio eclesiástico (cfr. can. 145 CIC y can. 936 §§ 1 y 2 CCEO).

46. Por consiguiente, hace falta que la escuela misma, siguiendo la doctrina de la Iglesia, interprete y establezca los parámetros necesarios para la contratación de los profesores. Este criterio se aplica a todas las contrataciones, incluidas las del personal administrativo. La autoridad competente, por tanto, está obligada a informar a quienes va a contratar de la identidad católica de la escuela y de sus implicaciones, así como de su responsabilidad de promover dicha identidad. Si la persona contratada no cumple con las condiciones de la escuela católica y su pertenencia a la comunidad eclesiástica, la escuela tomará las medidas oportunas. También podrá decidirse la dimisión, teniendo en cuenta todas las circunstancias de cada caso.

47. Los profesores y maestros han de destacar por su recta doctrina e integridad de vida (cfr. can. 803 § 2 CIC y can. 639 CCEO) en la formación de las jóvenes generaciones [62]. Los profesores y el personal administrativo que pertenecen a otras Iglesias, comunidades eclesiales o religiones, así como los que no profesan ninguna creencia religiosa, una vez contratados, están obligados a reconocer y respetar el carácter católico de la escuela. Sin embargo, hay que tener en cuenta que la presencia predominante de un grupo de profesores católicos puede garantizar el éxito de la aplicación del proyecto educativo correspondiente a la identidad católica de los centros escolares.

Los directivos

48. A la función educativa de los profesores está asociada la de los directivos escolares. “El dirigente escolar, más que manager de una organización, es un líder educativo cuando sabe ser el primero en asumirse esta responsabilidad, que se configura incluso como misión eclesial y pastoral fundada en la relación con los pastores de la Iglesia”[63].

49. De acuerdo con las normas canónicas relativas a las escuelas católicas, corresponde a la dirección de la escuela colaborar con toda la comunidad escolar y en estrecho diálogo con los pastores de la Iglesia, con el fin de explicitar las orientaciones de la misión educativa de la escuela a través de su proyecto educativo oficial[64]. De hecho, todo acto oficial de la escuela debe ser acorde con su identidad católica, respetando plenamente la libertad de conciencia de cada persona [65]. Esto también se aplica al currículo de la escuela, que “representa el instrumento a través del cual la comunidad escolar explicita las finalidades, los objetivos, los contenidos, las modalidades, para conseguirlos en manera eficaz. En el currículo se manifiesta la identidad cultural y pedagógica de la escuela”[66].

50. Otra responsabilidad de la dirección es la promoción y protección del vínculo con la comunidad católica, que se realiza a través de la comunión con la jerarquía de la Iglesia. En efecto, “la eclesialidad de la escuela católica, que está escrita en el corazón mismo de su identidad escolar, es la razón del «vínculo institucional que mantiene con la jerarquía de la Iglesia, la cual garantiza que la enseñanza y la educación estén fundadas en los principios de la fe católica y que sean transmitidas por profesores de doctrina recta y vida honesta (cfr. can. 803 CIC; cann. 632 y 639 CCEO)»”[67].

51. Por tanto, la dirección tiene el derecho y el deber de intervenir, siempre con medidas adecuadas, necesarias y proporcionadas, cuando los profesores o los alumnos no cumplan con los criterios exigidos por el derecho universal, particular o propio de las escuelas católicas.

Los carismas educativos en la Iglesia

Expresión institucional del carisma

52. A lo largo de la historia de la Iglesia, diversas realidades han contribuido a la creación de escuelas católicas. De manera particular, las personas consagradas, en los diversos Institutos de Vida Consagrada y Sociedades de Vida Apostólica, inspiradas por sus fundadores, han creado escuelas católicas y siguen estando presentes con eficacia en el sector educativo.

53. Más recientemente, también los fieles laicos, en virtud de su vocación bautismal, individualmente o unidos en asociaciones de fieles, tanto privadas (cfr. cann. 321-329 CIC y can. 573 § 2 CCEO) como públicas (cfr. cann. 312-320 CIC y cann. 573-583 CCEO), han tomado la iniciativa de fundar y dirigir escuelas católicas. También existen instituciones educativas fundadas y dirigidas conjuntamente por fieles laicos, personas consagradas y clérigos. El Espíritu de Dios no cesa de hacer nacer diversos dones en la Iglesia y de suscitar vocaciones en el Pueblo de Dios para ejercer el apostolado de la educación de los jóvenes.

El nombre de escuela “católica”

54. El apostolado de los fieles laicos, de las personas consagradas y de los clérigos en las escuelas es un auténtico apostolado eclesial. Se trata de un servicio que requiere unidad y comunión con la Iglesia para cualificar a la escuela como “católica” a todos los niveles, desde el organismo de gestión hasta la dirección y los profesores.

55. La unidad y la comunión con la Iglesia católica existen de facto cuando la escuela es dirigida por una persona jurídica pública, como por ejemplo en el caso de un Instituto de Vida Consagrada, y en consecuencia la escuela es considerada ipso iure una “escuela católica” (cfr. can. 803 § 1 CIC).

56. Cuando una escuela es dirigida por un fiel o por una asociación privada de fieles, para que se pueda entender como “escuela católica” se requiere el reconocimiento de la autoridad eclesiástica, es decir, por regla general, del Obispo diocesano/eparquial competente, del Patriarca, del Arzobispo Mayor y de la Iglesia Metropolitana sui iuris o de la Santa Sede (cfr. can. 803 § 1; 3 CIC y can. 632 CCEO). Todo apostolado de los fieles debe ejercerse siempre en comunión con la Iglesia, manifestada por los vínculos de la profesión de fe, los sacramentos y el gobierno eclesiástico (cfr. can. 205 CIC y can. 8 CCEO). Por tanto, es necesario que todo apostolado educativo de inspiración cristiana obtenga este reconocimiento concreto por parte de la autoridad eclesiástica competente. De este modo, se garantiza a los fieles la certeza de que se trata de una escuela que ofrece una educación católica (cfr. cann. 794 § 2; 800 § 2 CIC y cann. 628 § 2; 631 § 1 CCEO). Al respecto, el canon 803 § 3 CIC y el canon 632 CCEO establecen también que ningún Instituto, aunque sea efectivamente católico, puede adoptar el nombre de “escuela católica”, sin el consentimiento de la autoridad eclesiástica competente. Además, el canon 216 CIC y el canon 19 CCEO recuerdan que ninguna iniciativa puede atribuirse el nombre de “católica” sin contar con el consentimiento de la autoridad eclesiástica competente.

57. El apostolado educativo debe entenderse también en el sentido de que ninguna escuela puede presentarse como escuela de hecho católica, sin tener formalmente este título, para evitar un procedimiento de reconocimiento oficial según el canon 803 CIC y el canon 632 CCEO. Esto impediría verificar si cumple con los criterios objetivos. Por lo tanto, será deber del obispo diocesano/eparquial seguir tales iniciativas y, si se trata efectivamente de una institución católica, invitarla a solicitar su reconocimiento como tal, en cuanto expresión de la comunión visible con la Iglesia.

58. En los casos en los que se utilice ilegítimamente el nombre de “católica” o se quiera dar la impresión de que se trata de una escuela en comunión con la Iglesia, corresponde al obispo diocesano/eparquial competente, tras escuchar a la entidad que gestiona y a la dirección de la escuela, y examinar el caso concreto, manifestar por escrito y, si lo considera oportuno para avisar a los fieles, también de forma pública, que no se trata de una escuela católica, reconocida y recomendada por la Iglesia.

El servicio de la autoridad eclesiástica

El Obispo diocesano/eparquial

59. El Obispo diocesano/eparquial desempeña un papel central en el discernimiento de la identidad “católica” de una escuela. Como enseña Juan Pablo II: “El Obispo es padre y pastor de toda la Iglesia particular. A él compete reconocer y respetar cada uno de los carismas, promoverlos y coordinarlos”[68]. Esta competencia para ordenar los diversos carismas en la Iglesia particular se manifiesta, entre otras cosas, en ciertas acciones específicas.

a) Corresponde al obispo diocesano/eparquial discernir y dar el necesario reconocimiento a las instituciones educativas fundadas por los fieles (cfr. can. 803 § 1; 3 CIC y can. 632 CCEO).

b) Corresponde al obispo diocesano/eparquial discernir y reconocer eclesialmente el carisma del apostolado educativo en relación con el acto de erección de una persona jurídica pública de derecho diocesano/eparquial (cfr. cann. 312 § 1, 3°; 313; 579; 634 § 1 CIC y cann. 575 § 1, 1°; 573 § 1; 423; 435; 506; 556 y 566 CCEO), por lo que una escuela dirigida por ella es ipso iure una “escuela católica” (cfr. can. 803 § 1 CIC).

c) Es necesario solicitar el explícito consentimiento escrito del obispo diocesano/eparquial para la fundación de escuelas católicas en su territorio por parte de Institutos de Vida Consagrada o Sociedades de Vida Apostólica, ya sean de derecho diocesano/eparquial, patriarcal o pontificio (cfr. can. 801 CIC y cann. 437 § 2; 509 § 2; 556; 566 CCEO). Este consentimiento escrito también es necesario para cualquier otra persona jurídica pública que desee fundar una escuela católica.

d) El obispo diocesano/eparquial tiene el derecho y el deber de velar por la aplicación de las normas del derecho universal y particular sobre las escuelas católicas.

e) El obispo diocesano/eparquial tiene el derecho y el deber de dar disposiciones relativas a la organización general de las escuelas católicas en su diócesis. Estas normas, que se inspiran en el Magisterio y en la disciplina de la Iglesia, deben respetar la autonomía interna de la gestión de la escuela y son válidas también para las escuelas dirigidas por personas jurídicas públicas, sobre todo por religiosos/as, o también gestionadas por fieles laicos (cfr. can. 806 § 1 CIC y can. 638 § 1 CCEO). El Obispo diocesano/eparquial también puede establecer en estas normas que los estatutos o currículos de las escuelas católicas estén sujetos a su aprobación, teniendo en cuenta las leyes civiles vinculantes[69]. Si el obispo diocesano/eparquial constata alguna violación de la doctrina o de la disciplina eclesiástica, debe pedir a las autoridades de gobierno del colegio - como por ejemplo el Superior Mayor del Instituto de Vida Consagrada que dirige ese centro o la dirección del mismo, que las corrijan. Después de llamar al superior religioso sin resultado, puede él mismo, por su propia autoridad, tomar las medidas oportunas (cfr. can. 683 § 2 CIC y can. 415 § 4 CCEO).

f) El obispo diocesano/eparquial tiene el derecho y el deber de visitar todas las escuelas católicas de su diócesis, incluidas las fundadas o dirigidas por Institutos de Vida Consagrada, Sociedades de Vida Apostólica u otras asociaciones públicas o privadas, ya sean de derecho diocesano/eparquial o de derecho patriarcal o pontificio (cfr. can. 806 § 1 CIC y can. 638 § 1 CCEO). El Obispo tiene la obligación de visitarlas al menos cada cinco años, personalmente o, si se encuentra legítimamente impedido, por medio del Obispo coadjutor, o del auxiliar, o del Vicario general o episcopal/Protosincello o Sincello, o de otro presbítero (cfr. can. 396 § 1 CIC e can. 205 § 1 CCEO). Es oportuno que el visitador lleve como acompañantes tanto a clérigos como a laicos, personas verdaderamente expertas en los diversos aspectos de la educación católica. La visita debe referirse a diferentes ámbitos: la calidad de la oferta educativa, para que “la formación […] sea de la misma categoría al menos que en las demás escuelas de la región” (can. 806 § 2 CIC); la eclesialidad de la escuela que se manifiesta en su comunión con la Iglesia particular y universal; la actividad pastoral de la escuela y su relación con la parroquia; la conformidad del proyecto educativo de la escuela con la doctrina y la disciplina de la Iglesia; la administración de los bienes temporales de la escuela (cfr. cann. 305; 323; 325; 1276 § 1 CIC y cann. 577 y 1022 § 1 CCEO). La visita puede dividirse en tres fases: la fase preparatoria, en la que el visitador pide a la escuela que redacte un informe sobre su estado actual; la visita propiamente dicha, tras la cual el visitador describe en un informe el estado encontrado durante la visita y emite, de forma autorizada, eventuales indicaciones o recomendaciones; la tercera fase, en la que la escuela pone en práctica eventuales indicaciones o recomendaciones sobre la base del informe del visitador.

g) El obispo diocesano/eparquial tiene el derecho y el deber de vigilar todas las escuelas católicas de su diócesis/eparquía, incluso las fundadas o dirigidas por Institutos de Vida Consagrada, Sociedades de Vida Apostólica u otras asociaciones públicas o privadas, ya sean de derecho diocesano/eparquial o de derecho pontificio/patriarcal (cfr. can. 806 § 1 CIC y can. 638 § 1 CCEO). Aunque el lugar privilegiado donde el obispo diocesano/eparquial ejerce su derecho de vigilancia es durante la visita canónica, puede intervenir siempre que lo considere oportuno, y debe hacerlo cuando se produzcan transgresiones graves de la identidad católica de una escuela situada en su diócesis/eparquía. Si la escuela depende de una persona jurídica pública de derecho pontificio/patriarcal, el obispo diocesano/eparquial, responsable de la vida pastoral en su diócesis/eparquía, si tiene conocimiento de que en la escuela se producen hechos contrarios a la doctrina, a la moral o a la disciplina eclesial, debe comunicarlo al Moderador[70] competente para que tome medidas. Si la autoridad competente no lo hace, el obispo diocesano/eparquial puede recurrir a la Congregación para la Educación Católica, salvo en los casos más graves o urgentes en los que se vea obligado a actuar directamente.

h) El obispo eparquial/eparquial del lugar, dentro de su diócesis/eparquía, tiene el derecho a nombrar o, al menos, aprobar a los profesores de religión, así como remover o exigir que sean removidos cuando así lo requiera una razón de religión o moral (cfr. can. 805 CIC y can. 636 § 2 CCEO).

i) Teniendo en cuenta que todos los profesores participan en la misión eclesial, el obispo diocesano/eparquial también puede remover a un profesor, cuando se trata de una escuela católica gestionada por la diócesis/eparquía. En los otros casos, puede exigir que un profesor sea removido cuando ya no se cumplan las condiciones para su nombramiento. El obispo debe explicitar las razones y las pruebas decisivas que justifican una posible remoción (cfr. cann. 50; 51 CIC y cann. 1517 § 1; 1519 § 2 CCEO), respetando siempre el derecho de defensa del profesor y dándole la posibilidad de defenderse por escrito, también con la ayuda de un abogado formado en derecho canónico (cfr. can. 1483 CIC y can. 1141 CCEO). El obispo diocesano/eparquial debe demostrar también en el acto de su decisión que no se dispone de otros medios adecuados, necesarios y proporcionados para permitirle continuar su servicio de acuerdo con la misión eclesial de la escuela.

Las parroquias y el párroco

60. A nivel de la Iglesia particular, es frecuente que las escuelas católicas estén bajo la gestión directa de la diócesis/eparquía o de las parroquias como personas jurídicas públicas, representadas por sus párrocos. En este caso, la jerarquía de la Iglesia no sólo ejerce su deber de vigilancia sobre las escuelas católicas, sino que puede participar directamente en su fundación y gestión.

El diálogo entre obispo, consagrados/as y laicos

61. Además de los aspectos puramente jurídicos, el Obispo diocesano/eparquial no debe rehuir el diálogo, como pastor de la Iglesia particular, con todos los que colaboran en la misión educativa de las escuelas católicas. Para ello, el Concilio Vaticano II recomendó que “procuren los Obispos y superiores religiosos reunirse en tiempos determinados, y siempre que parezca oportuno, para tratar los asuntos que se refieren, en general, al apostolado en el territorio”[71]. “Para promover el conocimiento recíproco, que es requisito obligado de una eficaz cooperación, sobre todo en el ámbito pastoral, es siempre oportuno un constante diálogo de los Superiores y Superioras de los Institutos de vida consagrada y de las Sociedades de vida apostólica con los Obispos. Gracias a estos contactos habituales, los Superiores y Superioras podrán informar a los Obispos sobre las iniciativas apostólicas que desean emprender en sus diócesis, para llegar con ellos a los necesarios acuerdos operativos”[72].

62. En el intercambio mutuo y la conversación confiada se pueden resolver muchos problemas sin que el obispo tenga que intervenir formalmente. Este intercambio regular, del que es responsable el Obispo diocesano/eparquial, debe tener lugar también con todos los demás que tienen responsabilidad sobre las escuelas católicas en una Iglesia particular, como los moderadores de las personas jurídicas públicas o los fieles que, como apostolado, dirigen una escuela católica. Asimismo, el obispo está obligado a mantener un diálogo constante con las escuelas, especialmente con los directores, los profesores y los alumnos.

La Conferencia Episcopal, el Sínodo de los Obispos o el Consejo de Jerarcas

63. La Conferencia Episcopal, el Sínodo de los Obispos o el Consejo de Jerarcas tienen competencia en materia de escuelas católicas y, en general, en materia de educación en todo tipo de centros, especialmente en la enseñanza religiosa. En particular, corresponde a la Conferencia Episcopal, al Sínodo de los Obispos o al Consejo de Jerarcas dictar normas generales al respecto (cfr. can. 804 § 1 CIC). Se recomienda especialmente a las Conferencias Episcopales que apliquen al contexto local, mediante un decreto general,[73] los principios de promoción y verificación de la identidad de las escuelas católicas, expuestos en términos generales en esta Instrucción. Además, hace falta concretar la aplicación de las normas canónicas a la luz del respectivo ordenamiento jurídico estatal.

64. Las Conferencias Episcopales, el Sínodo de los Obispos o el Consejo de Jerarcas deben también velar por la planificación de las escuelas católicas en el territorio, con el fin de prever tanto su conservación como su progreso. Además, las Conferencias Episcopales, el Sínodo de los Obispos o el Consejo de Jerarcas tratarán de animar a las diócesis/eparquías con medios económicos para que ayuden a las más necesitadas, con vistas al mantenimiento y desarrollo de las escuelas católicas. También se podría crear un fondo económico común en la Conferencia Episcopal, el Sínodo de Obispos o el Consejo de Jerarcas. Con este fin, se recomienda que la Conferencia Episcopal, el Sínodo de los Obispos o el Consejo de Jerarcas establezcan una Comisión para las Escuelas y la Educación, asistida por una Comisión de expertos.

La Sede Apostólica

65. La Santa Sede tiene una responsabilidad subsidiaria sobre las escuelas católicas. De manera general, el Romano Pontífice ha confiado a la Congregación para la Educación Católica la tarea de procurar que “los principios fundamentales de la educación católica, tal como los propone el Magisterio de la Iglesia, se profundicen cada vez más, se defiendan y los conozca el Pueblo de Dios” [74]. Esta Congregación ha publicado numerosos documentos con el fin de guiar a las escuelas católicas en el cumplimiento de su misión [75].

66. Además, la Congregación “establece las normas según las cuales ha de regirse la escuela católica; asiste a los obispos diocesanos para que se establezcan, donde sea posible, escuelas católicas y se apoyen con el mayor afán, y para que en todas las escuelas se ofrezcan, mediante oportunas iniciativas, la educación catequética y la atención pastoral a los alumnos cristianos”[76]. Esta competencia jurídica para las escuelas católicas incluye también, de manera subsidiaria, el ejercicio de la suprema moderación sobre ellas, en nombre del Sumo Pontífice. Esto se manifiesta en concreto cuando se remiten peticiones y solicitudes a la Sede Apostólica, que la Congregación examina[77]. También examina los recursos presentados de acuerdo con las normas para reclamar derechos e intereses legítimos (cfr. cann. 1732-1739 CIC y 996-1006 CCEO). Esta competencia se manifiesta también cuando la Congregación ejerce su poder directamente sobre una escuela, lo que puede ocurrir de manera particular cuando la misma está bajo la dirección de una persona jurídica pública de derecho pontificio.

CAPÍTULO III:
ALGUNOS PUNTOS CRÍTICOS

67. La Congregación para la Educación Católica constata que, en muchos casos, en los recursos presentados se da una percepción contrastante de la identidad católica de las instituciones educativas. Esto se debe a menudo a una interpretación no siempre correcta del término “católico” y a la falta de claridad con respecto a competencias y legislación.

 

Divergencias en la interpretación del calificativo “católico”

68. El problema de fondo radica en la aplicación concreta del término “católico”, un término complejo que no es fácil de expresar con criterios exclusivamente jurídicos, formales y doctrinales. Las causas de la tensión se deben principalmente, por un lado, a una interpretación reductora o meramente formal y, por otro, a una visión vaga o cerrada de la identidad católica.

Una visión reductora

69. La particularidad carismática con la que se vive la identidad católica no justifica una interpretación reductora de la catolicidad que excluya explícitamente o de facto principios, dimensiones y exigencias esenciales de la fe católica. Además, la catolicidad no puede atribuirse sólo a ciertos ámbitos o a ciertas personas, como los momentos litúrgicos, espirituales o sociales, o a la función del capellán, de los profesores de religión o del director de la escuela. Esto contradiría la responsabilidad de la comunidad escolar en su conjunto y de cada uno de sus miembros[78]. Por otra parte, la afirmación de esta responsabilidad no pretende introducir una “sociedad perfectamente igualitaria”, ni ningún perfeccionismo moral o disciplinario difícil de evaluar.

Una interpretación formal o carismática

70. Según una interpretación formal, la identidad católica se expresaría mediante un “Decreto” de la autoridad eclesiástica competente, que otorga la personalidad jurídica, reconoce el patrimonio y el gobierno según las normas canónicas, al tiempo que da la posibilidad de una personalidad jurídica civil en el Estado en el que se encuentra la institución. Esta identidad se garantiza mediante el control y la certificación por parte de la autoridad eclesiástica competente, conservando siempre la posibilidad de recurrir a la Santa Sede en caso de conflicto.

71. Además de las definiciones exclusivamente jurídicas, hay otras según las cuales lo que cuenta sobre todo es el “espíritu católico”, la “inspiración cristiana” o la realización “carismática”, expresiones poco definidas, concretas y verificables en la realidad. Según estas interpretaciones, no se consideran necesarias ni la aplicación de las normas canónicas ni el reconocimiento de la autoridad jerárquica legítima. Si así fuera, tendría un valor “simbólico” y, por tanto, poco eficaz. A veces, en el caso de instituciones educativas fundadas y/o gestionadas por Órdenes Religiosas, Institutos de Vida Consagrada, Sociedades de Vida Apostólica o grupos carismáticos, se da un desequilibrio entre el carisma y la pertenencia eclesial. En algunas situaciones, se evita cualquier referencia al calificativo “católico”, optando por denominaciones jurídicas alternativas.

Consideración “cerrada”

72. Las divergencias de interpretación se deben también a un modelo “cerrado” de escuelas católicas. En ellas no hay lugar para los que no son “totalmente” católicos. Este modelo contradice la visión de una escuela católica “abierta” que pretende trasladar al ámbito educativo el modelo de la “Iglesia en salida”[79], en diálogo con todos. No se debe perder el impulso misionero y encerrarse en una isla, y, al mismo tiempo, hace falta el valor de testimoniar una “cultura” católica, es decir, universal, cultivando una sana conciencia de la propia identidad cristiana.

Claridad en cuanto a competencias y legislación

73. A veces, se crean situaciones críticas con respecto a la identidad católica por falta de claridad en cuanto a competencias y legislación. En estos casos, es necesario sobre todo mantener un adecuado equilibrio entre competencias, de acuerdo con el principio de subsidiariedad. Este se basa en la responsabilidad de cada individuo ante Dios y distingue la diversidad y complementariedad de las competencias. La responsabilidad de cada uno también está respaldada por instrumentos adecuados que -mediante el ejercicio de la autoevaluación y el posterior intercambio con “expertos externos”- ayudan a cada persona a ser protagonista del proyecto educativo. Estos instrumentos permiten además establecer, vivir y promover la unidad eclesial, así como diversas formas de asociaciones y organismos a nivel regional, nacional e internacional, capaces de crear comunidad en el ámbito educativo católico. Por otra parte, no debe faltar la confianza mutua entre los diferentes responsables, para crear una colaboración más tranquila y serena en favor de la misión educativa. A ello contribuyen sin duda una actitud de diálogo y la disponibilidad a caminar en comunión.

74. Los Estatutos desempeñan un papel importante a la hora de aportar la claridad necesaria. A veces no están actualizados; no delimitan claramente las competencias o los nuevos procedimientos; están diseñados de forma demasiado rígida hasta el punto de regular situaciones contingentes sin dejar espacio para el discernimiento o las posibles soluciones que sólo pueden encontrarse a nivel local.

75. Los problemas jurídicos y de competencia de las instituciones educativas católicas surgen también por el doble marco normativo: canónico y estatal-civil. Como resultado de los diferentes objetivos de la legislación correspondiente, puede ocurrir que el Estado imponga a las instituciones católicas, que operan en la esfera pública, comportamientos inadecuados que pongan en duda la credibilidad doctrinal y disciplinaria de la Iglesia. A veces, la opinión pública también hace casi imposibles las soluciones acordes con los principios de la moral católica.

76. A través de los Reglamentos a nivel nacional (dictados por las Conferencias Episcopales, el Sínodo de los Obispos o el Consejo de Jerarcas) y los Estatutos aplicativos elaborados desde una perspectiva canónica y civil, conviene prever todos los elementos necesarios para superar conflictos de interpretación y aplicación de los dos sistemas legislativos. Por su parte, el Derecho Canónico, ordenado por el principio fundamental de la salvación de las almas (can.1752 CIC), prevé diversas formas de garantizar la comunión entre las partes implicadas en la misión educativa y actúa como barrera ante el escándalo de la ruptura de la unidad interna de la Iglesia, la incapacidad de diálogo entre sus miembros y la exposición de los conflictos en los tribunales estatales y en los medios de comunicación.

77. Además, en aras de la claridad, las escuelas católicas deben tener una declaración de misión o un código de conducta. Se trata de instrumentos de garantía de calidad institucional y profesional que, por ende, deben reforzarse legalmente mediante contratos de trabajo u otras declaraciones contractuales que tengan un claro valor jurídico por parte de los sujetos involucrados. Se reconoce que en muchos países el derecho civil excluye la “discriminación” por motivos de religión, orientación sexual y otros aspectos de la vida privada. Al mismo tiempo, los centros educativos tienen la oportunidad de elaborar un perfil de valores y un código de conducta que debe respetarse. Cuando estos valores y comportamientos no son respetados por los sujetos interesados, los mismos pueden ser sancionados como expresión de una falta de honestidad profesional al no cumplir las cláusulas definidas en los contratos y directrices institucionales correspondientes.

78. Por otra parte, más allá de las normas exclusivamente jurídicas, a menudo se revelan eficaces otros instrumentos más adecuados para promover la responsabilidad individual de la identidad de la institución. Por ejemplo, los procedimientos de autoevaluación individual y colectiva dentro de la institución, los acuerdos de orientación sobre los niveles de calidad deseados, los programas de formación continua y de promoción y refuerzo de la profesionalidad, los incentivos y recompensas, así como la recopilación, documentación y estudio de buenas prácticas. Por parte de quienes ejercen la responsabilidad en la Iglesia, será más eficaz que cualquier otra actitud y medida, generar un clima y comportamientos que expresen la benevolencia y la confianza hacia todos los miembros de la comunidad educativa como expresión de las virtudes cristianas.

Algunos temas y ámbitos sensibles

79. En la vida educativa se dan situaciones que requieren gran atención y sensibilidad para resolver posibles tensiones y conflictos: en primer lugar, la selección del personal docente, no docente y de gobierno. Teniendo en cuenta los diferentes contextos y posibilidades, es necesario establecer criterios claros de discernimiento de las cualidades profesionales, de la adhesión a la doctrina de la Iglesia y de la coherencia de vida cristiana de los candidatos.

80. También se producen conflictos en el ámbito disciplinario y/o doctrinal. Estas situaciones pueden provocar el descrédito de la institución católica y el escándalo en la comunidad. Por lo tanto, no se pueden subestimar, tanto con respecto a la naturaleza del conflicto como por lo que atañe las repercusiones dentro y fuera de la escuela. El discernimiento debe comenzar en el contexto de la iglesia local, teniendo en cuenta los principios canónicos de gradualidad y proporcionalidad de las medidas que se adopten. El despido debe ser la última opción, legítimamente tomada después de que todos los demás intentos de resolución hayan fracasado.

81. También se dan casos en los que las leyes estatales imponen opciones en contraste con la libertad religiosa y la propia identidad católica de un colegio. Respetando los diferentes ámbitos, se impone una razonable defensa de los derechos de los católicos y de sus escuelas, tanto mediante el diálogo con las autoridades del Estado como recurriendo a los tribunales competentes.

82. Pueden surgir problemas en el seno de la Iglesia local como consecuencia de la diversidad de evaluación entre los miembros de la comunidad (obispo, párroco, personas consagradas, padres, directivos escolares, asociaciones, etc.) en cuanto a la viabilidad de la escuela, su sostenibilidad económica y su orientación ante los nuevos retos educativos. Una vez más, el diálogo y el caminar juntos son la mejor manera de resolver estos problemas, teniendo en cuenta también la naturaleza jerárquica de la Iglesia y respetando las diferentes competencias.

83. Un problema que siempre provoca reacciones contrastantes es el cierre o el cambio de la configuración jurídica de una escuela católica por dificultades de gestión. Este problema no debe resolverse en primera instancia considerando el valor financiero de los edificios y propiedades con vistas a su venta, o transfiriendo la gestión a organismos alejados de los principios de la educación católica para crear una fuente de beneficios económicos. En efecto, los bienes temporales de la Iglesia tienen entre sus fines propios las obras de apostolado y de caridad, especialmente al servicio de los pobres (cfr. can. 1254 § 2 CIC y can. 1007 CCEO). Por lo tanto, en el caso de una escuela diocesana/eparquial o parroquial, corresponde al obispo consultar a todas las partes interesadas con el fin de evaluar todas las soluciones posibles para salvaguardar la continuidad del servicio educativo. En el caso de las instituciones educativas dirigidas por religiosos o laicos, antes de su cierre o alienación, es muy conveniente consultar al Obispo y encontrar, junto con la comunidad educativa, formas viables de seguir ofreciendo su valiosa misión.

Formas de encuentro y convergencia para consolidar la identidad católica

84. La identidad católica debería ser un terreno de encuentro, un instrumento de convergencia de ideas y acciones. De este modo, las diferentes perspectivas se convierten en un recurso y un principio fundamental para el desarrollo de metodologías adecuadas para resolver posibles cuestiones críticas y encontrar soluciones compartidas.

85.El eco de esta actitud aparece ya en la primera encíclica de Juan XXIII, donde se afirma que “hay […] no pocos puntos en los que la Iglesia católica deja que libremente disputen entre sí los teólogos”[80]. En este sentido, hay que valorar si un caso requiere necesariamente la intervención directa de la autoridad eclesiástica, ya que “sin embargo, hay que retener el dicho que, expresado unas veces de un modo y otras de otro, se atribuye a diversos autores: en las cosas necesarias, unidad; en las dudosas, libertad; en todas, caridad[81].

Ser constructores de unidad

86. En este horizonte, el Papa Francisco relanza, para la Iglesia de hoy, algunos principios de la doctrina social e invita a encontrar caminos viables en el campo de la educación, haciendo prevalecer, ante posibles tensiones, la voluntad de lograr mejores resultados[82]. Ante ciertas actitudes que no llevan a la resolución de los conflictos, el Papa propone el camino de la unidad por encima del conflicto: “Ante el conflicto, algunos simplemente lo miran y siguen adelante como si nada pasara, se lavan las manos para poder continuar con su vida. Otros entran de tal manera en el conflicto que quedan prisioneros, pierden horizontes, proyectan en las instituciones las propias confusiones e insatisfacciones y así la unidad se vuelve imposible. Pero hay una tercera manera, la más adecuada, de situarse ante el conflicto. Es aceptar sufrir el conflicto, resolverlo y transformarlo en el eslabón de un nuevo proceso. «¡Felices los que trabajan por la paz!» (Mt 5,9)”[83].

87. Incluso en los conflictos más graves, la unidad de la fe vivida y basada en el Evangelio sigue siendo la brújula que nos guía. En este marco se abren las puertas a una verdadera cultura del diálogo a través de una comunicación inclusiva y constante. En la comunidad educativa de la Iglesia local y universal, las prácticas de diálogo y comunicación deben establecerse, promoverse y practicarse ya antes de que surjan tensiones. Hay que protegerlas y cultivarlas también durante los conflictos, y restaurarlas, si es necesario. El papel de la comunicación directa e interna no puede ser sustituido por personas, instituciones, medios de comunicación extraños, y aún menos por la opinión pública. Se necesita una estrategia de comunicación y comunión para no correr el riesgo de que, en caso de conflicto, otras personas, a menudo no competentes y no bien informadas, decidan la línea de comunicación y acción.

Generar procesos de desarrollo

88. En línea con otro principio, o sea “el tiempo es superior al espacio”, el Papa sugiere “iniciar procesos” en lugar de intentar defender posiciones y espacios de poder [84]. De hecho, quienes buscan soluciones perfectas y luchan apasionadamente por su realización, – a menudo poco realista – corren el riesgo de acabar perjudicando aún más la resolución del conflicto con sus intentos.

89. Cuando se intenta resolver un problema, hace falta preguntarse si las soluciones propuestas y elaboradas sirven principalmente para defender la propia posición o si pueden iniciar una dinámica positiva que genere nuevos procesos de desarrollo. En este sentido, el derecho canónico prevé un itinerario orientado a la aplicación progresiva de las normas disciplinarias y penales, como la amonestación previa, la proporcionalidad de las penas y una cierta gradualidad ante las limitaciones personales objetivas, salvaguardando siempre la prioridad de la salvación de las almas.

90. Para iniciar procesos fructíferos, también es necesario un profundo discernimiento que reúna las dimensiones humana, espiritual, jurídica, subjetiva y pragmática. Sin perjuicio de la obligación y el derecho del obispo de “vigilar y de visitar las escuelas católicas establecidas en su territorio, aun las fundadas o dirigidas por miembros de institutos religiosos” (can. 806 § 1 CIC y can. 638 § 1 CCEO), las declaraciones apresuradas sobre problemas relativos a la identidad católica no ayudan a resolver los conflictos. Posibles medidas relativas a una supuesta desviación de la catolicidad de una institución educativa, que también pueden llegar a ser necesarias además de legítimas, conviene que sigan siendo una última ratio sólo en los casos en los que no hay absolutamente ninguna posibilidad de evitar un gran daño objetivo a toda la Iglesia y su misión.

91. No hay que subestimar que, en un mundo cada vez más globalizado, incluso las decisiones particulares, vinculadas a un contexto local, tienen repercusiones para la Iglesia universal. Si la autoridad competente no encuentra ninguna solución viable, debe abrirse un proceso ordinario con la consulta de todas las partes implicadas, la consideración de todos los aspectos canónicos y civiles, los posibles derechos de terceros que puedan coincidir o entrar en conflicto con la propia decisión, así como los efectos que dicha decisión pueda tener sobre otras iniciativas de la Iglesia en el ámbito educativo y sobre la opinión pública.

Elaborar soluciones reales y duraderas

92.En los conflictos, a veces, los aspectos de un problema concreto se llevan al nivel de una discusión de principios e ideales. Para no caer en este error, el principio de que la realidad es más importante que la idea[85] es de valiosa ayuda. En este sentido, es conveniente elaborar las soluciones al nivel más inmediato posible, con la participación de quienes están directamente integrados en la realidad local y la conocen en todos sus elementos. Por lo tanto, es bueno evitar delegar conflictos internos de la Iglesia en otras instituciones jurídicas, a menos que la ley lo exija expresamente. También debe evitarse el recurso inmediato a las autoridades eclesiásticas superiores, ya que una solución local es más inmediata y sostenible. Sin embargo, todo fiel de la Iglesia tiene derecho a remitir asuntos a la Sede Apostólica[86].

93. Por último, según el principio de que el todo es superior a la parte[87], quienes trabajan para resolver las tensiones naturales dentro de la Iglesia deben considerar las consecuencias que un solo conflicto puede tener para otros ámbitos y niveles de la Iglesia. El ejercicio de la prudencia es por tanto prioritario y fiable. Cualquier posible solución que se decida y aplique debe considerarse en una perspectiva a largo plazo para no deteriorar la posibilidad de colaboración fructífera y confiada entre personas e instituciones. Estas están llamadas a caminar juntas para que la Iglesia pueda prestar al mundo su servicio educativo.

CONCLUSIÓN

94. La Congregación para la Educación Católica, al dictar esta Instrucción sobre la identidad católica de las instituciones educativas, pretende ofrecer, con espíritu de servicio, una contribución a la reflexión y algunas orientaciones para ayudar a compartir la transformación misionera de la Iglesia, porque “es vital que hoy la Iglesia salga a anunciar el Evangelio a todos, en todos los lugares, en todas las ocasiones, sin demoras, sin asco y sin miedo”[88].

95. El papa Francisco, al tratar el encuentro entre la fe, la razón y la ciencia, subraya que “las escuelas católicas, que intentan siempre conjugar la tarea educativa con el anuncio explícito del Evangelio, constituyen un aporte muy valioso a la evangelización de la cultura, aun en los países y ciudades donde una situación adversa nos estimule a usar nuestra creatividad para encontrar los caminos adecuados”[89].

96. A la luz de estas exhortaciones, la presente Instrucción, partiendo de los criterios esenciales de la identidad católica de las escuelas, pretende acompañar su renovación para responder a los nuevos retos que, en el cambio de época, el mundo plantea a la Iglesia, madre y maestra. La respuesta será eficaz con la adquisición de la plena identidad en la obediencia a una verdad trascendente, como recordó el papa Francisco, citando un texto memorable del papa Juan Pablo II: “«Si no existe una verdad trascendente, con cuya obediencia el hombre conquista su plena identidad, tampoco existe ningún principio seguro que garantice relaciones justas entre los hombres: los intereses de clase, grupo o nación, los contraponen inevitablemente unos a otros. Si no se reconoce la verdad trascendente, triunfa la fuerza del poder, y cada uno tiende a utilizar hasta el extremo los medios de que dispone para imponer su propio interés o la propia opinión, sin respetar los derechos de los demás. […] La raíz del totalitarismo moderno hay que verla, por tanto, en la negación de la dignidad trascendente de la persona humana, imagen visible de Dios invisible y, precisamente por esto, sujeto natural de derechos que nadie puede violar: ni el individuo, el grupo, la clase social, ni la nación o el Estado. No puede hacerlo tampoco la mayoría de un cuerpo social, poniéndose en contra de la minoría»” [90].

97. La Congregación para la Educación Católica expresa su profunda gratitud por el cuidado y el esfuerzo de todas las personas implicadas en las instituciones educativas y espera que el perfil de identidad católica del proyecto educativo contribuya a la realización de un pacto educativo global “para reavivar el compromiso por y con las jóvenes generaciones, renovando la pasión por una educación más abierta e incluyente, capaz de la escucha paciente, del diálogo constructivo y de la mutua comprensión”[91].

Ciudad del Vaticano, 25 de enero de 2022, fiesta de la conversión de San Pablo Apóstol.

Giuseppe Cardenal Versaldi

Prefecto

Arzobispo Angelo Vincenzo Zani

Secretario

________________

[1] Papa Francisco, Discurso a los profesores y estudiantes del “Collegio San Carlo” de Milán, 6 de abril de 2019.

[2] Papa Francisco, Videomensaje con ocasión del encuentro promovido y organizado por la Congregación para la Educación Católica, “Global Compact Education” en la Pontificia Universidad Lateranense, 15 de octubre de 2020.

[3] Papa Francisco, Homilia durante la Misa, Domus Sanctae Marthae, 17 de mayo 2020.

[4] Papa Juan XXIII, Carta encíclica Mater et magistra, 15 de mayo de 1961, 1.

[5] Concilio Vaticano II, Declaración sobre la educación cristiana Gravissimum educationis, 28 de octubre de 1965, Proemio.

[6] Ibid., 1.

[7] Ibid., 3.

[8] Idem.

[9] Ibid., 2.

[10] Cfr. Ibid., 9.

[11] Ibid., 8.

[12] Idem.

[13] Cfr. Ibid., 12.

[14] Cfr. Concilio Vaticano II, Constitución dogmática sobre la Iglesia Lumen gentium, 21 de noviembre de 1964.

[15] Gravissimum educationis, 8.

[16] Ibid., Proemio.

[17] Sagrada Congregación para la Educación Católica, La escuela católica, 19 de marzo de 1977; Id., El laico católico testigo de la fe en la escuela, 15 de octubre de 1982; Orientaciones educativas sobre el amor humano. Pautas de educación sexual, 1 de noviembre de 1983; Congregación para la Educación Católica, Dimensión religiosa de la educación en la escuela católica, 7 de abril de 1988; Id., La escuela católica en los umbrales del tercer milenio, 28 de diciembre de 1997; Id., Las personas consagradas y su misión en la escuela. Reflexiones y orientaciones, 28 de octubre de 2002; Id., Educar juntos en la escuela católica. Misión compartida de personas consagradas y fieles laicos, 20 de noviembre de 2007; Id., Educación al diálogo intercultural en la escuela católica. Vivir juntos para una “civilización del amor”, 19 de diciembre de 2013; Id., Educar hoy y mañana. Una pasión que se renueva, 2014; Id., Educar al humanismo solidario. Para construir la civilización del amor 50 años después de la Populorum progressio, 16 de abril de 2017; Id., “Varón y mujer los creó”. Para una vía de dialogo sobre la cuestión de gender en la educación, 2 de febrero de 2019.

[18] Gravissimum educationis, 1.

[19] Cfr. La escuela católica, 34.

[20] Cfr. Ibid., 26.

[21] Gravissimum educationis, 5.

[22] La escuela católica, 33.

[23] Ibid., 34.

[24] Juan Pablo II, Constitución apostólica Ex corde Ecclesiae, 15 de agosto de 1990, 1.

[25] La escuela católica en los umbrales del tercer milenio, 11.

[26] Ibid., 12.

[27] Ibid., 15.

[28] Ibid., 14.

[29] El laico católico testigo de la fe en la escuela, 37.

[30] Las personas consagradas y su misión en la escuela, 30.

[31] Ibid., 6.

[32] Educar juntos en la escuela católica, 50.

[33] Ibid., 20.

[34] Educar al diálogo intercultural en la escuela católica, Introducción.

[35] Ibid., 57.

[36] Las personas consagradas y su misión en la escuela, 51.

[37] Congregación para la Educación Católica, Carta circular a las escuelas, universidades e instituciones educativas, 10 de septiembre de 2020.

[38] Educar hoy y mañana. Una pasión que se renueva, 7.

[39] La escuela católica en los umbrales del tercer milenio, 11.

[40] Educar al diálogo intercultural en la escuela católica, 57.

[41]Varón y mujer los creó”, 40.

[42] Papa Francisco, Discurso a los participantes en la Conferencia Internacional para la Paz, Al-Azhar Conference Centre, El Cairo, 28 de abril de 2017.

[43] Papa Francisco, Exhortación apostólica Evangelii gaudium, 24 de noviembre de 2013, 24 y 64.

[44] Papa Francisco, Discurso a los participantes en la Asamblea Plenaria de la Congregación para la Educación Católica, 20 de febrero de 2020

[45] Cfr. Papa Francisco, Carta encíclica Fratelli tutti, 3 de octubre de 2020, 99-100.

[46] Benedicto XVI, Mensaje a la diócesis de Roma sobre la tarea urgente de la educación, 21 de enero de 2008.

[47] Papa Francisco, Mensaje para el lanzamiento del Pacto Educativo, 12 de septiembre de 2019.

[48] Papa Francisco, Discurso a la Pontificia Universidad Lateranense, 31 de octubre de 2019.

[49] Papa Francisco, Mensaje al Prepósito General de los Escolapios con motivo del seminario online de la USG e la UISG sobre el Pacto Educativo Global (12-14 de noviembre de 2020), 15 de octubre de 2020.

[50] Idem.

[51] Papa Francisco, Mensaje para la celebración de la 54 Jornada Mundial de la Paz 2021, 8 de diciembre de 2020, 8.

[52] Idem.

[53] Cfr. Mensaje para el lanzamiento del Pacto Educativo.

[54] Papa Francisco, Videomensaje con ocasión del encuentro promovido y organizado por la Congregación para la Educación Católica, “Global Compact Education” en la Pontificia Universidad Lateranense, 15 de octubre de 2020.

[55] Las personas consagradas y su misión en la escuela. Reflexiones y orientaciones, 41.

[56] La escuela “constituye como un centro de cuya laboriosidad y de cuyos beneficios deben participar a un tiempo las familias, los maestros, las diversas asociaciones que promueven la vida cultural, cívica y religiosa, la sociedad civil y toda la comunidad humana”, Gravissimum educationis, 5.

[57] La escuela católica, 34.

[58] Cfr. Ibid., 59-60.

[59] Cfr. CIC, Libro VI, Parte II, Título VI, De los delitos contra la vida, la dignidad y la libertad; CCEO Título XXVII, Cap. II, De las penas para cada uno de los delitos; Papa Francisco, Carta apostólica en forma de “motu proprio” Vos estis lux mundi, 7 de mayo de 2019.

[60] Cfr. Dimensión religiosa de la educación en la escuela católica. Orientaciones para la reflexión y revisión, 51.

[61] Cfr. La escuela católica, 38.

[62] Cfr. Concilio Vaticano II, Decreto Apostolicam actuositatem sobre el apostolado de los laicos, 18 de noviembre de 1965, 30.

[63] Educar al diálogo intercultural en la escuela católica. Vivir juntos para una civilización del amor, 85.

[64] Cfr. Ibid., 39.

[65] Juan Pablo II, Carta encíclica Veritatis splendor, 6 de agosto de 1993, 57-64, en particular: “El juicio de la conciencia no establece la ley, sino que afirma la autoridad de la ley natural y de la razón práctica con relación al bien supremo” (60); cfr. Catecismo de la Iglesia Católica, 11 de octubre de 1992, 1776-1794.

[66] Educar al diálogo intercultural en la escuela católica. Vivir juntos para una civilización del amor, 64.

[67] Ibid., 86.

[68] Juan Pablo II, Exhortación apostólica post-sinodal Vita consecrata, 25 de marzo de 1996, 49.

[69] Si la escuela no está sometida directamente al poder del obispo diocesano/eparquial, por ejemplo cuando se trata de una escuela de una persona jurídica pública de derecho pontificio/patriarcal, éste, en el acto de aprobación, sólo verifica la legitimidad, en particular, la coherencia con el perfil católico de la escuela.

[70] Sin perjuicio del derecho propio, expresado sobre todo en los Estatutos, que puede prever otras denominaciones, el Moderador competente de un Instituto de Vida Consagrada o de una Sociedad de Vida Apostólica puede ser el “Superior General” o “Superior Provincial” o “Superior Local” y en una asociación de fieles, el “Presidente”.

[71] Concilio Vaticano II, Decreto Christus Dominus sobre el ministerio pastoral de los Obispos, 28 de octubre de 1965, 35.

[72] Vita consecrata, 50.

[73] El decreto general de la Conferencia Episcopal requiere el reconocimiento previo de la Congregación para los Obispos para entrar en vigor: “La Congregación se ocupa de lo referente a la celebración de Concilios particulares, así como a la constitución de las Conferencias Episcopales y a la revisión de sus estatutos: recibe las actas de esas asambleas y, consultando a los dicasterios interesados, otorga a sus decretos el reconocimiento necesario”, Juan Pablo II, Constitución apostólica Pastor bonus sobre la Curia Romana, 28 de junio de 1988, 82.

[74] Pastor bonus, 114.

[75] Cfr. nota n. 17.

[76] Pastor bonus, 115.

[77] Cfr. Ibid., 13.

[78] Cfr. Gravissimum educationis, 8.

[79] Cfr. Evangelii gaudium, 20-24.

[80] Papa Juan XXIII, Carta encíclica Ad Petri cathedram, 29 de junio de 1959, parte III.

[81] Idem.

[82] Cfr. Evangelii gaudium, 217-237.

[83] Ibid., 227.

[84] Ibid., 222-225.

[85] Ibid., 231-233.

[86] Cfr. Pastor bonus, 13.

[87] Cfr. Evangelii gaudium, 234-237.

[88] Ibid., 23.

[89] Ibid., 134.

[90] Fratelli tutti, 273. La cita se ha tomado de Juan Pablo II, Carta encíclica Centesimus annus, 1 de mayo de 1991, 44.

[91] Mensaje del Santo Padre Francisco para el lanzamiento del Pacto Educativo Global.

[00466-ES.01] [Texto original: Italiano]

Traduzione in língua portoghese

Congregação para a Educação Católica

(para as Instituições de Estudo)

A IDENTIDADE DA ESCOLA CATÓLICA

PARA UMA CULTURA DO DIÁLOGO

Instrução

Cidade do Vaticano 2022

INTRODUÇÃO

1. No Congresso Mundial Educar hoje e amanhã. Uma paixão que se renova, organizado em 2015 pela Congregação para a Educação Católica em Castel Gandolfo, no qual participaram os representantes das escolas católicas de todos os níveis e procedências, um dos aspectos mais tratados e considerados de maior atualidade no debate geral, foi a necessidade de uma mais clara consciência e consistência da identidade católica das instituições educativas da Igreja no mundo inteiro. Nas últimas Assembléias Plenárias da mesma Congregação, bem como nos encontros com os Bispos durante as visitas ad limina, foi levantada a mesma preocupação. Ao mesmo tempo, têm chegado à Congregação para a Educação Católica casos de conflitos e recursos causados pelas diversas interpretações do conceito tradicional de identidade católica das instituições escolares, diante das rápidas mudanças dos últimos anos, quando se desenvolveu o processo de globalização, com o crescimento do diálogo inter-religioso e intercultural.

2. Considerou-se oportuno, portanto, oferecer, na medida em que compete à Congregação para a Educação Católica, uma reflexão e diretrizes mais detalhadas e atualizadas sobre o valor da identidade católica das instituições escolares na Igreja, de modo a fornecer critérios apropriados aos desafios da atualidade, em continuidade com os critérios que continuam válidos. Além disso, como afirmou o Papa Francisco, “não podemos ter uma cultura do diálogo se não tivermos identidade”[1].

3. A presente Instrução, fruto de reflexão e consulta nos diversos níveis institucionais, pretende ser um contributo da Congregação para a Educação Católica para todos aqueles que trabalham no campo educativo-escolar, a partir das Conferências Episcopais, o Sínodo dos Bispos ou o Conselho dos Hierarcas, até aos Ordinários, os Superiores de Institutos de Vida Consagrada e Sociedades de Vida Apostólica, assim como aos Movimentos, as Associações de Fiéis e outros organismos e pessoas que têm a solicitude pastoral da educação.

4. Sendo critérios gerais, destinados a toda a Igreja para preservar a unidade e a comunhão eclesial, deverão ser ainda mais atualizados nos diversos contextos das Igrejas locais espalhadas no mundo, segundo o princípio de subsidiariedade e de caminho sinodal, de acordo com as diversas competências institucionais.

5. A Congregação para a Educação Católica espera que este contributo possa ser recebido como oportunidade de reflexão e aprofundamento sobre este tema importante que diz respeito à própria essência e razão de ser da presença histórica da Igreja no campo educativo e escolar, obedecendo à sua missão de anunciar o Evangelho fazendo discípulos em todas as nações (cf. Mt 28,19-20).

6. Na primeira parte da Instrução coloca-se o tema da presença da Igreja no mundo escolar no contexto geral de sua missão evangelizadora: a Igreja como mãe e mestra em seu desenvolvimento histórico, com os diversos ênfases que enriqueceram o seu trabalho no tempo e no espaço, até os dias de hoje. O segundo capítulo trata dos diversos sujeitos que trabalham no mundo escolar, com funções diferentes atribuídas e organizadas de acordo com as normas canônicas numa Igreja rica de múltiplos carismas doados pelo Espírito Santo, mas também de acordo com sua natureza hierárquica. O capítulo final é dedicado a alguns pontos críticos que podem surgir ao integrar todos os diversos aspectos da educação escolar na vida concreta da Igreja, como é evidente a partir da experiência desta Congregação ao tratar os problemas que lhe são remetidos pelas Igrejas particulares.

7. Como podemos ver, não é um tratado geral, menos ainda completo, sobre o tema da identidade católica, mas uma ferramenta deliberadamente sintética e prática, que pode ajudar a esclarecer alguns aspectos atuais e, sobretudo, prevenir conflitos e divisões no setor essencial da educação. De fato, como o Papa Francisco observou quando relançou o evento de um Pacto Educativo Global, “educar é apostar e infundir no presente a esperança que rompe os determinismos e fatalismos com que muitas vezes o egoísmo do forte, o conformismo do vulnerável e a ideologia do utopista se querem impor como único caminho possível”[2]. Apenas uma ação forte e unitária da Igreja no campo da educação, num mundo que se torna cada vez mais fragmentado e conflitivo pode contribuir tanto para a missão evangelizadora que Jesus lhe confiou, como para a construção de um mundo em que os homens se sintam irmãos, pois “somente com esta consciência de filhos que não são órfãos podemos viver em paz entre nós”[3].

CAPÍTULO I:
AS ESCOLAS CATÓLICAS NA MISSÃO DA IGREJA

A Igreja, mãe e mestra

8. O Concílio Ecumênico Vaticano II recuperou dos Padres, entre outras, a imagem materna da Igreja, como ícone expressivo de sua natureza e sua missão. A Igreja é a mãe geradora dos crentes, por ser esposa de Cristo. Quase todos os documentos conciliares se referem à maternidade da Igreja para desvendar seu mistério e sua ação pastoral, bem como para estender seu amor a um abraço ecumênico dos “filhos dela separados” e aos crentes de outras religiões, até alcançar todos os homens de boa vontade. O Papa João XXIII abriu o Concílio libertando a alegria irreprimível da Igreja de ser mãe universal: “gaudet mater Ecclesia”.

9. O ícone da Igreja Mãe não é apenas uma expressão de ternura e caridade, mas também possui a força de ser guia e mestra. O próprio Papa associou a denominação de mãe à de mestra, pois “a esta Igreja, coluna e fundamento da verdade, (cf. 1Tm 3,15) o seu Fundador santíssimo confiou uma dupla missão: de gerar filhos, e de os educar e dirigir, orientando, com solicitude materna, a vida dos indivíduos e dos povos, cuja alta dignidade ela sempre desveladamente respeitou e defendeu”[4].

10. Portanto, o Concílio afirmou que “a Santa Mãe Igreja, para realizar o mandato recebido do seu Fundador, de anunciar o mistério da salvação a todos os homens e de tudo restaurar em Cristo, deve cuidar de toda a vida do homem, mesmo da terrena enquanto está relacionada com a vocação celeste; ela tem, portanto, sua parte no progresso e ampliação da educação. Por isso, o sagrado Concílio enuncia alguns princípios fundamentais sobre a educação cristã, mormente nas escolas”[5]. De tal forma, é evidente que a ação educativa desenvolvida por meio das escolas não é uma obra filantrópica da Igreja para atender uma necessidade social, mas é parte essencial de sua identidade e missão.

Os “princípios fundamentais” da educação cristã nas escolas

11. Com a declaração Gravissimum educationis, o Concílio ofereceu alguns “princípios fundamentais” sobre a educação cristã, em particular nas escolas. Em primeiro lugar, a educação, como formação da pessoa humana, é um direito universal: “Todos os homens, de qualquer estirpe, condição e idade, visto gozarem da dignidade de pessoa, têm direito inalienável a uma educação correspondente ao próprio fim, acomodada à própria índole, sexo, cultura e tradições pátrias, e, ao mesmo tempo, aberta ao consórcio fraterno com os outros povos para favorecer a verdadeira unidade e paz na terra. A verdadeira educação, porém, pretende a formação da pessoa humana em ordem ao seu fim último e, ao mesmo tempo, ao bem das sociedades de que o homem é membro e em cujas responsabilidades, uma vez adulto, tomará parte”[6].

12. Sendo a educação um direito de todos, o Concílio apelou-se à responsabilidade de todos. Em primeiro lugar há a responsabilidade dos pais e seu direito prioritário de fazer escolhas educativas. A escolha da escola deve ser livre e feita com consciência; por isso, é dever das autoridades civis oferecer a possibilidade de diferentes opções de acordo com a lei. O Estado tem a responsabilidade de apoiar as famílias em seu direito de escolher a escola e o projeto educativo.

13. Por sua vez, a Igreja tem o dever de educar “não só porque deve também ser reconhecida como sociedade humana capaz de ministrar a educação, mas sobretudo porque tem o dever de anunciar a todos os homens o caminho da salvação, de comunicar aos crentes a vida de Cristo e ajudá-los, com a sua contínua solicitude, a conseguir a plenitude desta vida. Portanto, a Igreja é obrigada a dar, como mãe, a estes seus filhos aquela educação, mercê da qual toda a sua vida seja imbuída do espírito de Cristo”.[7] Neste sentido, a educação que a Igreja busca é a evangelização e o cuidado pelo crescimento de quem já está caminhando rumo à plenitude da vida de Cristo. Entretanto, a proposta educativa da Igreja não se dirige apenas a seus filhos, mas colabora com “todos os povos na promoção da perfeição integral da pessoa humana, no bem da sociedade terrestre e na edificação dum mundo configurado mais humanamente”[8]. A evangelização e a promoção humana integral estão entrelaçadas na tarefa educativa da Igreja. De fato, esta “procura dar não só a maturidade da pessoa humana, mas tende principalmente a fazer com que os baptizados, enquanto são introduzidos gradualmente no conhecimento do mistério da salvação, se tornem cada vez mais conscientes do dom da fé”. [9]

14. Outro elemento fundamental é a formação inicial e continuada dos professores[10]. Sobretudo deles depende que “a escola católica possa realizar os seus intentos e iniciativas. Sejam, por isso, preparados com particular solicitude, para que estejam munidos de ciência quer profana quer religiosa, comprovada pelos respectivos títulos, e possuam a arte de educar, de harmonia com o progresso dos nossos dias. Unidos entre si e com os alunos pelo vínculo da caridade, e ricos de espírito apostólico, deem testemunho de Cristo, único Mestre, quer com a vida quer com a doutrina”. Seu “ministério é um autêntico apostolado, [...] e, ao mesmo tempo, um verdadeiro serviço prestado à sociedade”[11].

15. O sucesso do caminho pedagógico baseia-se principalmente num princípio de colaboração mútua - antes de tudo entre pais e professores - para suscitar a ação pessoal de seus alunos, com a esperança de que “depois de acabado o curso escolar, eles continuem a acompanhá-los com o conselho, a amizade e com a organização de associações de ex-alunos, imbuídas de verdadeiro espírito eclesial”[12]. Com base nestas premissas, é desejável que haja uma colaboração sã - a nível diocesano, nacional e internacional – que favoreça uma apta coordenação e, entre as escolas católicas e as restantes escolas, se intensifique a cooperação exigida pelo bem de toda a comunidade humana[13].

16. No que diz respeito às escolas católicas, a declaração conciliar marca uma viragem importante, pois, de acordo com a eclesiologia da Lumen Gentium[14], ela concebe as escolas não tanto como instituições, mas como “comunidades”. O elemento característico da escola católica, além de buscar “os fins culturais da escola e a formação humana da juventude”, é o de “criar um ambiente de comunidade escolar animado pelo espírito evangélico de liberdade e de caridade”. Por isso, a escola católica tem como objetivo “ajudar os adolescentes para que, ao mesmo tempo que desenvolvem sua personalidade, cresçam segundo a nova criatura que são mercê do batismo”, assim como “ordenar finalmente toda a cultura humana à mensagem de salvação, de tal modo que seja iluminado pela fé o conhecimento que os alunos adquirem gradualmente a respeito do mundo, da vida e do homem”[15]. Desta forma, a escola católica prepara os alunos para exercer sua liberdade de forma responsável, formando atitudes de abertura e solidariedade.

Outros desenvolvimentos

17. A declaração conciliar Gravissimum educationis quis enunciar apenas “alguns princípios fundamentais sobre a educação cristã mormente nas escolas”, confiando a “uma Comissão especial”[16] a tarefa de desenvolvê-los. Este é um dos compromissos da seção para as escolas da Congregação para a Educação Católica, que dedicou alguns documentos para aprofundar aspectos importantes da educação,[17] em particular, o perfil permanente da identidade católica num mundo em transformação; a responsabilidade do testemunho de docentes e dirigentes leigos e consagrados; a abordagem dialógica para um mundo multicultural e multirreligioso. Além disso, para a escola católica, é necessário que os alunos também “sejam formados numa educação sexual positiva e prudente, à medida que vão crescendo”[18].

O perfil dinâmico da identidade da escola católica

18. A escola católica vive no decorrer da história humana. Por isso é chamada continuamente a seguir seu fluxo, a fim de oferecer um serviço formativo apropriado ao seu presente. O testemunho das instituições educativas católicas mostra uma grande capacidade de atender as diversas situações socioculturais e a adoção de novos métodos didáticos, mantendo-se fiel à sua identidade (idem esse). O que define a identidade da escola católica é a sua referência à verdadeira concepção cristã da realidade[19]. A declaração conciliar Gravissimum educationis e os documentos de aprofundamento que seguiram, traçaram o perfil dinâmico das instituições educativas nos dois termos “escola” e “católica”.

19. Como escola, ela possui fundamentalmente as características das instituições escolares de qualquer lugar, que, por meio da atividade didática organizada e sistemática, oferecem uma cultura voltada para a formação integral dos indivíduos[20]. De fato, a escola, em virtude de sua missão, “enquanto cultiva atentamente as faculdades intelectuais, desenvolve a capacidade de julgar rectamente, introduz no património cultural adquirido pelas gerações passadas, promove o sentido dos valores, prepara a vida profissional, e criando entre alunos de índole e condição diferentes um convívio amigável, favorece a disposição à compreensão mútua”[21]. Portanto, para ser definida escola, uma instituição deve conseguir integrar a transmissão do patrimônio cultural e científico já adquirido, com a finalidade educativa primária das pessoas, que devem ser acompanhadas ao desenvolvimento integral, respeitando sua liberdade e vocação individual. A escola deve ser o primeiro ambiente social, depois do ambiente familiar, onde os indivíduos vivem uma experiência positiva de relações sociais e fraternas como condição para se tornarem pessoas capazes de construir uma sociedade baseada na justiça e solidariedade, que são premissas para uma vida pacífica entre as pessoas e os povos. Isto é possível através da busca da verdade acessível a todos os seres humanos dotados de racionalidade e liberdade de consciência como ferramentas que servem quer no estudo quer nas relações interpessoais.

20.Como católica, além de possuir as características acima mencionadas que a diferenciam de outras instituições eclesiais, como a paróquia, as associações, os institutos religiosos, etc., o que a define é “a sua referência à verdadeira concepção cristã da realidade. Jesus Cristo é o centro desta concepção”[22]. A relação pessoal com Cristo permite ao crente projetar um olhar radicalmente novo sobre toda a realidade, assegurando à Igreja uma identidade sempre renovada, a fim de estimular, nas comunidades escolares, respostas apropriadas às perguntas fundamentais de cada mulher e de cada homem. Por isso, para todos os membros da comunidade escolar, “os princípios evangélicos tornam-se nela normas educativas, motivações interiores e, ao mesmo tempo, metas finais”[23]. Por outras palavras, podemos dizer que na escola católica, além das ferramentas comuns a outras escolas, a razão dialoga com a fé, o que também permite ter acesso a verdades que transcendem os simples dados das ciências empíricas e racionais, abrindo-se à verdade total para responder às questões mais profundas da alma humana que não dizem respeito apenas à realidade imanente. Este diálogo entre razão e fé não constitui uma contradição, pois a tarefa das instituições católicas na investigação científica é “unificar existencialmente no trabalho intelectual duas ordens de realidade que muito frequentemente se tende a opor como se fossem antitéticas: a investigação da verdade e a certeza de conhecer já a fonte da verdade”[24].

21. A identidade católica das escolas justifica sua inclusão na vida da Igreja, ainda que em sua especificidade institucional. Aliás, o fato das escolas católicas pertencerem à missão eclesial “é qualidade própria e específica, carácter distintivo que penetra e plasma cada momento da ação educativa, parte fundante da sua própria identidade e ponto focal da sua missão”[25]. Consequentemente, a escola católica “se enquadra no seio de uma pastoral orgânica da comunidade cristã”[26].

22. Uma característica de sua natureza eclesial é de ser escola para todos, particularmente para os mais débeis. De fato, historicamente “a maior parte das instituições educativas escolares católicas surgiram como resposta às exigências das classes menos favorecidas do ponto de vista social e económico. Não é novidade dizer que as escolas católicas tiveram origem numa profunda caridade educativa para com os jovens e adolescentes abandonados a si mesmos e privados de qualquer forma de educação. Em muitas áreas do mundo ainda hoje é a pobreza material que impede muitos jovens e adolescentes de ter acesso à instrução e a uma adequada formação humana e cristã. Noutras são as novas formas de pobreza a interpelar a escola católica, que, como no passado, pode encontrar-se a viver situações de incompreensão, de desconfiança e de falta de meios”[27]. Esta solicitude também se expressou com a fundação de escolas profissionais, que foram um baluarte para a formação técnica organizada segundo os parâmetros da inteligência manual, bem como através das instituições educativas que adaptaram a sua oferta formativa em função das habilidades das pessoas com deficiências.

O testemunho dos educadores leigos e consagrados

23. Outro aspecto importante, cada vez mais relevante para alcançar a formação integral dos alunos, é o testemunho dos educadores leigos e consagrados. De fato, “no projeto educativo da escola católica não há por isso separação entre momentos de aprendizagem e momentos de educação, entre momentos do conhecimento e momentos da sabedoria. Cada uma das disciplinas não apresenta só conhecimentos a adquirir, mas também valores a assimilar e verdades a descobrir. Tudo isto exige um ambiente caracterizado pela procura da verdade, no qual os educadores, competentes, convictos e coerentes, mestres de saber e de vida, sejam ícone, imperfeito é claro, mas não ofuscado do único Mestre”[28].

24. O educador leigo católico nas escolas e, em particular, nas escolas católicas, “exerce um trabalho que tem inegavelmente um aspecto profissional, mas que nele não se esgota. O aspecto profissional está incluído e assumido na sua vocação sobrenatural cristã. Portanto ele deve viver o seu trabalho como uma vocação pessoal na Igreja e não apenas como o exercício de uma profissão”[29].

25. Para as pessoas consagradas “O compromisso educativo, tanto em escolas católicas como em outros tipos de escolas, é [...] vocação e escolha de vida, um caminho de santidade, uma exigência de justiça e de solidariedade especialmente para as jovens e os jovens mais pobres, ameaçados por várias formas de desvio e de risco. Dedicando-se à missão educativa na escola, as pessoas consagradas contribuem para fazer chegar, a quem tem mais necessidade, o pão da cultura”[30]. Elas, “em comunhão com os Pastores, desenvolvem uma missão eclesial de importância vital, pois, educando, ajudam a evangelizar”[31].

26. As especificidades dos fiéis leigos e das pessoas consagradas são valorizadas pela partilha da missão educativa comum que não se fecha em si mesma na escola católica, mas “pode e deve abrir-se a um intercâmbio enriquecedor na mais ampla comunhão com a paróquia, a diocese, os movimentos eclesiais e a Igreja universal”[32]. Para educar juntos, é necessário também um projeto de formação comum “inicial e permanente, capaz de colher os desafios educativos do momento presente e de fornecer os instrumentos mais eficazes para os poder enfrentar [...] Isto exige dos educadores uma disponibilidade à aprendizagem e ao desenvolvimento dos conhecimentos, à renovação e à atualização das metodologias, mas também à formação espiritual, religiosa e à partilha”[33].

Educar ao diálogo

27. As sociedades atuais caracterizam-se por uma composição multicultural e multirreligiosa. Neste contexto, “a educação está comprometida com um desafio fundamental para o futuro: tornar possível a convivência entre a diversidade das expressões culturais e promover um diálogo que favoreça uma sociedade pacífica”. A história das escolas católicas caracteriza-se pelo acolhimento de alunos de ambientes culturais e crenças religiosas diferentes. Neste contexto, “é exigida uma fidelidade corajosa e inovadora a seu projeto educativo”[34] que se expressa na capacidade de testemunho, conhecimento e diálogo com as diversidades.

28. Uma grande responsabilidade da escola católica é dar testemunho. “A presença cristã na realidade multifacetada das diferentes culturas deve ser mostrada e provada, isto é, deve se tornar visível, encontrável e consciente. Hoje, devido ao processo de secularização, a escola católica se encontra numa situação missionária, mesmo em países com uma antiga tradição cristã”[35]. Ela é chamada a um compromisso de testemunho através de um projeto educativo inspirado claramente no Evangelho. “A escola, inclusive a católica, não pede a adesão à fé, pode, porém, uiara-la. Através do projeto educativo, é possível criar as condições para que a pessoa desenvolva a atitude para a procura e seja orientada a descobrir o mistério do próprio ser e da realidade que a circunda, até atingir o limiar da fé. A quantos, pois, decidirem atravessá-la, sejam oferecidos os meios necessários para continuar a aprofundar a experiência da fé”[36].

29. Além do testemunho, outro elemento educativo da escola é o conhecimento. A escola tem os importantes objetivos de colocar as pessoas em contato com o rico patrimônio cultural e científico, preparando-as para a vida profissional e promovendo a compreensão mútua. Diante das contínuas transformações tecnológicas e do alastramento da cultura digital, a competência profissional precisa de possuir habilidades sempre novas ao longo de toda a vida, para responder às necessidades da época, “sem perder, no entanto, aquela síntese entre fé, cultura e vida, que é a chave peculiar da missão educativa”.[37] O conhecimento tem de se apoiar numa sólida formação contínua que faça com que docentes e dirigentes sejam caracterizados por uma marcada “capacidade de criar, de inventar e de gerir ambientes de aprendizagem ricos de oportunidades”, bem como “respeitar as diversidades das ‘inteligências’ dos estudantes e de uia-los numa aprendizagem significativa e profunda”[38]. De fato não é secundário acompanhar os alunos no conhecimento de si mesmos, de suas aptidões e recursos interiores para que possam viver conscientes das escolhas de vida.

30. A escola católica é um sujeito eclesial. Como tal, ela “partilha a missão evangelizadora da Igreja e é o lugar privilegiado no qual se realiza a educação cristã”[39]. Além disso, a Igreja tem o diálogo como dimensão constitutiva, pois ela encontra seu desenvolvimento precisamente na dinâmica dialógica trinitária, entre Deus e o homem e entre os homens. Por sua natureza eclesial, a escola católica compartilha este elemento como constitutivo de sua identidade. Portanto, deve “praticar a ‘gramática do diálogo’, não como mero expediente tecnicista, mas como uma forma profunda de relação”[40]. O diálogo combina a atenção para a própria identidade com a compreensão dos outros e o respeito à diversidade. Assim, a escola católica torna-se “uma comunidade educativa na qual a pessoa exprime-se a si mesma e cresce humanamente num processo de relação dialógica, interagindo de modo construtivo, exercitando a tolerância, compreendendo os diversos pontos de vista, criando confiança num ambiente de autêntica concórdia. Instaura-se, assim, a verdadeira ‘comunidade educativa’, espaço de convivência das diferenças”[41]. O Papa Francisco entregou três orientações fundamentais para ajudar o diálogo: “o dever da identidade, a coragem da alteridade e a sinceridade das intenções. O dever da identidade, porque não se pode construir um verdadeiro diálogo sobre a ambiguidade nem sobre o sacrifício do bem para agradar ao outro; a coragem da alteridade, porque quem é cultural ou religiosamente diferente de mim, não deve ser visto e tratado como um inimigo, mas recebido como um companheiro de viagem, na genuína convicção de que o bem de cada um reside no bem de todos; a sinceridade das intenções, porque o diálogo, enquanto expressão autêntica do humano, não é uma estratégia para se conseguir segundos fins, mas um caminho de verdade, que merece ser pacientemente empreendido para transformar a competição em colaboração”[42].

Educação em saída

31. O Papa Francisco, dando ressonância ao Concílio Vaticano II, diante dos desafios da atualidade reconhece o valor central da educação. A educação faz parte do amplo projeto pastoral de uma “Igreja em saída” que “acompanha a humanidade em todos os seus processos”, tornando-se necessária uma educação “que ensine a pensar criticamente e ofereça um caminho de amadurecimento nos valores”[43]. Com paixão educativa, o Papa chama a atenção para alguns elementos básicos.

A educação é “movimento”

32. A educação é uma polifonia de movimentos. Antes de tudo, começa com um movimento de equipe. Todos colaboram de acordo com seu talento pessoal, assumindo as suas responsabilidades e contribuindo para a formação das gerações mais jovens e para a construção do bem comum. Ao mesmo tempo, a educação desencadeia um movimento ecológico, pois contribui para a recuperação dos diversos níveis de equilíbrio: o equilíbrio interior consigo mesmo; o equilíbrio solidário com os outros; o equilíbrio natural com todos os seres vivos; o equilíbrio espiritual com Deus. Além disso, a educação também origina um importante movimento inclusivo. A inclusão, que “é parte integrante da mensagem salvífica cristã”[44], não é apenas uma propriedade, mas também um método de educação que aproxima os excluídos e os vulneráveis. Graças a ele, a educação alimenta um movimento pacificador que gera harmonia e paz[45].

Um pacto educativo global

33. Esses movimentos convergem para combater uma emergência educativa[46] generalizada. Ela decorre principalmente da quebra do “pacto educativo” entre instituições, famílias e indivíduos. Essas tensões também refletem uma crise nas relações e na comunicação entre gerações, e uma fragmentação social ainda mais evidente devido à primazia da indiferença. Nesse contexto de mudança de época, o Papa Francisco propõe um pacto educativo global capaz de encontrar respostas convincentes para a atual “metamorfose não só cultural mas também antropológica, que gera novas linguagens e descarta, sem discernimento, os paradigmas recebidos da história”[47].

34. O caminho do pacto educativo global pretende facilitar as relações interpessoais, reais, vivas e solidárias. Assim, inicia-se um projeto duradouro que visa formar as pessoas que estejam dispostas a se colocarem ao serviço educativo da sua comunidade. Uma pedagogia concreta - baseada em testemunho, conhecimento e diálogo - é um ponto de partida para uma mudança pessoal, social e ambiental. Por esta razão é necessário um “amplo pacto educativo, capaz de transmitir não só o conhecimento dos conteúdos técnicos, mas também e sobretudo a sabedoria humana e espiritual, feita de justiça” e “comportamentos virtuosos capazes de serem realizados concretamente”[48].

35. A concretização de uma aliança educativa global também se manifesta através da harmonia da coparticipação. Ela se origina de um profundo sentido de envolvimento entendido como “uma plataforma que permita a cada um participar ativamente nesta obra educativa, cada um com a própria especificidade e responsabilidade”[49]. Este convite assume um grande valor para as Famílias religiosas com carisma educativo que, ao longo dos tempos, deram vida a tantas instituições escolares e formativas. A difícil situação vocacional pode ser vivida como uma oportunidade para trabalhar juntos, compartilhando experiências e abrindo-se para um reconhecimento mútuo. Desta forma, não se perde de vista o objetivo comum e as energias positivas não se dispersam a fim de “se adaptar às necessidades e desafios de cada tempo e lugar”[50].

Educar para a cultura do cuidado

36. Esta capacidade de adaptação encontra a sua razão de ser na cultura do cuidado. A educação para o cuidado nasce na “família, o núcleo natural e fundamental da sociedade, onde se aprende a viver em relação e no respeito mútuo”.[51] A relação familiar estende-se a outros sujeitos encarregados da educação, que são chamados a “transmitir um sistema de valores fundado no reconhecimento da dignidade de cada pessoa, de cada comunidade linguística, étnica e religiosa, de cada povo e dos direitos fundamentais que dela derivam. A educação é um dos pilares de sociedades mais justas e solidárias” [52]. A cultura do cuidado torna-se a bússola a nível local e internacional para formar pessoas capazes “de escuta paciente, diálogo construtivo e mútua compreensão”[53]. Assim recria-se o “tecido de relações em prol duma humanidade capaz de falar a linguagem da fraternidade”[54].

CAPÍTULO II:
OS SUJEITOS RESPONSÁVEIS PELA PROMOÇÃO

E A VERIFICAÇÃO DA IDENTIDADE CATÓLICA

37. “A missão educativa realiza-se na colaboração entre vários sujeitos - alunos, pais, professores, pessoal não docente e administração - que constituem a comunidade educativa”[55]. Estes e outros sujeitos responsáveis[56], que com seu trabalho promovem e verificam os projetos educativos, inspirados pela doutrina da Igreja sobre a educação, atuam respectivamente em vários níveis: no nível da própria escola, no nível das iniciativas carismáticas no Povo de Deus, no nível da hierarquia da Igreja.

A comunidade escolar educativa

Os membros da comunidade escolar

38. Toda a comunidade escolar é responsável pela implementação do projeto educativo católico da escola, como expressão da sua eclesialidade e da sua inserção na comunidade da Igreja. “É precisamente pela referência explícita e partilhada por todos os membros da comunidade escolar - embora em graus diferentes- à visão cristã, que a escola é ‘católica’, porquanto os princípios evangélicos tornam-se nela normas educativas, motivações interiores e ao mesmo tempo metas finais”[57].

39.Todos têm o dever de reconhecer, respeitar e testemunhar a identidade católica da escola, exposta oficialmente no projeto educativo. Isto se aplica a professores, pessoal não docente, alunos e suas famílias. No momento da matrícula, os pais e o aluno devem ser informados sobre o projeto educativo que caracteriza a escola católica[58].

40.A comunidade educativa é responsável por garantir o respeito pela vida, a dignidade e a liberdade dos alunos e dos outros membros da escola, implementando todos os procedimentos necessários para promover e proteger os menores e os mais vulneráveis. De fato, faz parte integrante da identidade da escola católica o desenvolvimento de princípios e valores pela proteção dos alunos e dos outros membros, com a sanção correspondente à transgressão e ao delito, aplicando estritamente as normas do direito canônico, bem como do direito civil[59].

Alunos e pais

41.Os alunos são sujeitos ativos no processo educativo. À medida que crescem, os alunos tornam-se cada vez mais protagonistas de sua própria educação. Portanto, não só devem ser responsabilizados por seguir o programa educativo ensinado com competência científica, mas também devem ser orientados a olhar para além do horizonte limitado das realidades humanas[60]. De fato, cada escola católica ajuda “os alunos a realizar a síntese entre fé e cultura”[61].

42. Os primeiros sujeitos responsáveis pela educação são os pais, a quem cabe o direito e a obrigação natural de educar a prole, devendo ser portanto considerados como os principais educadores dos filhos. Os pais têm o direito de escolher os meios e instituições mediante as quais podem prover a educação católica dos filhos (cf. cân. 793 § 1 CIC e cân. 627 § 2 CCEO). Os pais católicos também têm o dever de prover a educação católica dos filhos.

43. Neste sentido, as escolas constituem o principal auxílio aos pais para o desempenho do seu múnus de educar (cf. cân. 796 § 1 CIC e cân. 631 § 1 CCEO). Embora os pais tenham liberdade na escolha da escola à qual confiar a educação de seus filhos (cf. cân. 797 CIC e cân. 627 § 3 CCEO), a Igreja recomenda a todos os fiéis que fomentem as escolas católicas, cooperando na medida das suas forças, para a fundação e manutenção das mesmas (cf. cân. 800 § 2 CIC e cân. 631 § 1 CCEO).

44. Importa que os pais cooperem estreitamente com os professores, envolvendo-se nos processos decisórios relativos à comunidade escolar e seus filhos, e participando das associações ou assembleias escolares (cf. cân. 796 § 2 CIC e cân. 631 § 1 CCEO). Desta forma, os pais não só cumprem sua vocação educativa natural, mas também contribuem com a sua fé pessoal para o projeto educativo, especialmente se for uma escola católica.

Os professores e o pessoal administrativo

45. Entre todos os membros da comunidade escolar, destacam-se os professores que têm uma responsabilidade especial para a educação. Pela sua capacidade e arte didático-pedagógica, assim como pelo testemunho de vida, são eles que garantem à escola católica a realização do seu projeto formativo. Numa escola católica, de fato, o serviço do professor é um múnus eclesial e um oficio eclesial (cf. cân. 145 CIC e cân. 936 §§ 1 e 2 CCEO).

46. Portanto, importa que a própria escola, seguindo a doutrina da Igreja, interprete e estabeleça os parâmetros necessários para o recrutamento dos professores. Este critério diz respeito a qualquer recrutamento, inclusive de pessoal administrativo. A autoridade competente, portanto, é obrigada a informar aqueles que está prestes a contratar, sobre a identidade católica da escola e de suas implicações, bem como da sua responsabilidade em promover tal identidade. Se a pessoa contratada não cumprir as condições da escola católica e de sua pertença à comunidade eclesial, a escola tomará medidas oportunas. A pessoa também poderá ser demitida, levando em conta todas as circunstâncias do caso.

47. Os professores devem distinguir-se pela retidão de doutrina e probidade de vida (cf. cân. 803 § 2 CIC e cân. 639 CCEO) na formação das jovens gerações[62]. Os docentes e o pessoal administrativo pertencentes a outras Igrejas, comunidades eclesiais ou religiões, bem como aqueles que não professem nenhum credo religioso, a partir de sua nomeação, têm a obrigação de reconhecer e respeitar o caráter católico da escola. Entretanto, deve-se ter em mente que a presença predominante de um grupo de professores católicos pode assegurar a implementação bem sucedida do projeto educativo correspondente à identidade católica das escolas.

Os dirigentes

48. Ao papel educativo dos professores associa-se o papel dos dirigentes escolares. “O dirigente escolar, mais do que um manager de uma organização, é um líder educativo quando sabe ser o primeiro a assumir esta responsabilidade, que também se configura como missão eclesial e pastoral fundada na relação com os pastores da Igreja”[63].

49. De acordo com as normas canônicas relativas à escola católica, cabe à direção do instituto colaborar com toda a comunidade escolar e em diálogo estreito com os pastores da Igreja. Isto serve para apresentar, com o projeto formativo oficial, as diretrizes da missão educativa da escola[64]. De fato, cada ato oficial da escola deve estar de acordo com sua identidade católica, respeitando plenamente a liberdade da consciência de cada pessoa[65]. Isto também se aplica ao currículo da escola, que “representa o instrumento por meio do qual a comunidade escolar explicita as metas, os objetivos, os conteúdos, as formas para consegui-los de modo eficaz. No currículo se manifesta a identidade cultural e pedagógica da escola”[66].

50. Outra responsabilidade da direção é a promoção e proteção do vínculo com a comunidade católica, que se realiza através da comunhão com a hierarquia da Igreja. De fato, a “eclesialidade da escola católica, que está inscrita no próprio coração de sua identidade escolar, é a razão do «vínculo institucional que mantém com a hierarquia da Igreja, a qual garante que o ensino e a educação sejam fundados sobre princípios da fé católica e ensinados por professores que se distinguem pela recta doutrina e pela probidade de vida (cf. cân. 803 CIC; cân. 632 e 639 CCEO)»”[67].

51. Portanto, a direção tem o direito e o dever de intervir, sempre com medidas apropriadas, necessárias e proporcionadas, quando os professores ou os alunos não cumprirem os critérios exigidos pelo direito universal, particular ou próprio das escolas católicas.

Os carismas educativos na Igreja

Expressão institucional do carisma

52. No decorrer da história da Igreja, diversas realidades contribuíram para a criação das escolas católicas. Em particular, as pessoas consagradas, nos vários Institutos de Vida Consagrada e nas Sociedades de Vida Apostólica, inspiradas pelos seus fundadores, criaram escolas católicas e ainda estão presentes, de modo eficaz, no setor educativo.

53. Mais recentemente, também os fiéis leigos, em virtude de sua vocação batismal, individualmente ou reunidos em associações de fiéis, quer em associações privadas (cf. cân. 321-329 CIC e cân. 573 § 2 CCEO) quer públicas (cf. cân. 312-320 CIC e cân. 573-583 CCEO), tomaram a iniciativa de fundar e dirigir escolas católicas. Há também instituições escolares fundadas e dirigidas conjuntamente por fiéis leigos, pessoas consagradas e clérigos. O Espírito de Deus continua fazendo nascer diversos dons na Igreja e suscitando vocações no Povo de Deus para exercer o apostolado da educação dos jovens.

A qualificação “católica” da escola

54. O apostolado dos fiéis leigos, das pessoas consagradas e dos clérigos na escola é um verdadeiro apostolado eclesial. É um serviço que exige unidade e comunhão com a Igreja a fim de qualificar a escola como “católica” em todos os níveis, desde o órgão gestor até a direção da escola e os professores.

55. A unidade e a comunhão com a Igreja Católica existem de fato quando a escola é dirigida por uma pessoa jurídica pública, como por exemplo no caso de um Instituto de Vida Consagrada, e consequentemente a escola é considerada ipso iure “escola católica” (cf. cân. 803 § 1 CIC).

56. Quando uma escola é dirigida por um único fiel ou por uma associação privada de fiéis, para ser definida “escola católica”, é necessário o reconhecimento da autoridade eclesiástica competente, ou seja, como regra, do Bispo diocesano/eparquial competente, do Patriarca, do Arcebispo Maior e do Metropolita da Igreja Metropolitana sui iuris ou da Santa Sé (cf. cân. 803 § 1;3 CIC e cân. 632 CCEO). Todo o apostolado dos fiéis deve ser sempre exercido em plena comunhão com a Igreja, manifestado pelos vínculos da profissão de fé, dos sacramentos e do governo eclesiástico (cf. cân. 205 CIC e cân. 8 CCEO). Portanto, é necessário que todo apostolado educativo de inspiração cristã obtenha este reconhecimento concreto por parte da autoridade eclesiástica competente. Deste modo, é garantida aos fiéis a certeza de que se trata de uma escola que oferece educação católica (cf. cân. 794 § 2; 800 § 2 CIC e cân. 628 § 2; 631 § 1 CCEO). Nisso, o cânon 803 § 3 CIC e o cânon 632 CCEO também afirmam que nenhuma escola, mesmo que de facto católica, deve ostentar o nome de “escola católica”, a não ser com o consentimento da autoridade eclesiástica competente. Além disso, o cânon 216 CIC e o cânon 19 CCEO lembram que nenhuma iniciativa pode reivindicar o nome de “católica” sem o consentimento da autoridade eclesiástica competente.

57. O apostolado educativo também deve ser interpretado no sentido de que nenhuma escola deve ostentar o nome de escola católica, mesmo que de facto não tenha formalmente este nome, a fim de evitar um procedimento de reconhecimento oficial de acordo com o cânon 803 CIC e o cânon 632 CCEO. Isso impediria uma verificação da presença efetiva dos critérios objetivos. Será, portanto, principalmente dever do Bispo diocesano/eparquial seguir tais iniciativas e, tratando-se realmente de uma instituição católica, deverá convidá-la a solicitar o reconhecimento como tal, sendo expressão da comunhão visível com a Igreja.

58. Quando o nome “católico” for utilizado de forma ilícita, ou para dar a impressão de que se trata de uma escola em comunhão com a Igreja, cabe ao Bispo diocesano/eparquial competente, após ouvir o gestor e a direção da escola, e após examinar o caso, declarar por escrito e, se o considerar apropriado, também de forma pública, com o objetivo de informar os fiéis, que não se trata de uma escola católica, reconhecida e recomendada pela Igreja.

O serviço da autoridade eclesiástica

O Bispo diocesano/eparquial

59. O Bispo diocesano/eparquial desempenha um papel fundamental no discernimento da identidade “católica” de uma escola. Como ensinou João Paulo II: “O bispo é o pai e pastor da Igreja particular inteira. Compete-lhe reconhecer e respeitar, promover e coordenar os vários carismas”[68]. Esta competência para ordenar os vários carismas na Igreja particular manifesta-se, entre outras coisas, em algumas ações específicas.

a) Compete ao Bispo diocesano/eparquial realizar o necessário discernimento das instituições escolares fundadas pelos fiéis (cf. cân. 803 § 1; 3 CIC e cân. 632 CCEO).

b) Compete ao Bispo diocesano/eparquial discernir e dar reconhecimento eclesial ao carisma do apostolado educativo no que diz respeito ao ato de erigir uma pessoa jurídica pública de direito diocesano/eparquial (cf. cân. 312 § 1, 3°; 313; 579; 634 § 1 CIC e cân. 575 § 1, 1°; 573 § 1; 423; 435; 506; 556 e 566 CCEO), por isso uma escola administrada por uma pessoa jurídica eclesiástica pública é uma “escola católica” ipso iure (cf. cân. 803 § 1 CIC).

c) É necessário solicitar o consentimento escrito explícito do Bispo diocesano/eparquial para a fundação de escolas católicas no seu território pelos Institutos de Vida Consagrada ou Sociedades de Vida Apostólica, quer de direito diocesano/eparquial, quer de direito patriarcal ou pontifício (cf. cân. 801 CIC e cân. 437 § 2; 509 § 2; 556; 566 CCEO). Tal consentimento escrito é também necessário para qualquer outra pessoa jurídica pública que deseje fundar uma escola católica.

d) É direito e dever do Bispo diocesano/eparquial vigiar para que as regras do direito universal e particular sobre as escolas católicas sejam aplicadas.

e) É direito e dever do Bispo diocesano/eparquial promulgar prescrições relativas ao ordenamento geral das escolas católicas em sua diocese. Tais prescrições, inspiradas no Magistério e disciplina da Igreja, respeitam a autonomia no regime interno das escolas, e valem também para as escolas dirigidas por pessoas jurídicas públicas, antes de tudo por religiosos/as, ou mesmo quando são dirigidas por fiéis leigos (cf. cân. 806 § 1 CIC e cân. 638 § 1 CCEO). O Bispo diocesano/eparquial também pode determinar nestas prescrições que os estatutos ou currículos das escolas católicas estejam sujeitos à sua aprovação, levando em conta as leis civis vinculantes[69]. Se porventura o bispo diocesano/eparquial encontrar violações da doutrina ou da disciplina eclesial, ele deve solicitar às autoridades de governo da escola que as corrijam, por exemplo ao Superior Maior do Instituto de Vida Consagrada que dirige essa escola ou a direção da própria escola. Depois de advertido em vão o Superior religioso, o mesmo Bispo pode pessoalmente providenciar por autoridade própria (cf. cân. 683 § 2 CIC e cân. 415 § 4 CCEO).

f) Compete ao Bispo diocesano/eparquial visitar todas as escolas católicas de sua diocese, mesmo as escolas fundadas ou dirigidas por Institutos de Vida Consagrada, Sociedades de Vida Apostólica ou outras associações públicas ou privadas, quer de direito diocesano/eparquial quer de direito patriarcal ou pontifício (cf. cân. 806 § 1 CIC e cân. 638 § 1 CCEO). O Bispo está obrigado a visitá-las ao menos de cinco em cinco anos, por si ou, se estiver legitimamente impedido, pelo Bispo coadjutor, ou pelo auxiliar, ou pelo Vigário geral ou episcopal/protossincelo ou sincelo ou por outro delegado (cf. cân. 396 § 1 CIC e cân. 205 § 1 CCEO). É oportuno que o Bispo escolha, para que o acompanhem, clérigos ou leigos, pessoas que sejam verdadeiramente especialistas nos vários aspectos da educação católica. A visita deve se referir a diferentes áreas: a qualidade da oferta educacional, para que “o ensino [...] seja notável pelo aspecto científico, ao menos do mesmo nível que o das outras escolas da região” (cân. 806 § 2 CIC); a eclesialidade da escola que se manifesta em sua comunhão com a Igreja particular e a universal; a atividade pastoral da escola e sua relação com a paróquia; a conformidade do projeto educativo da escola com a doutrina e a disciplina da Igreja; a administração dos bens temporais da escola (cf. cân. 305; 323; 325; 1276 § 1 CIC e cân. 577 e 1022 § 1 CCEO). A visita pode ser dividida em três fases: a fase preparatória, na qual o Bispo pede à escola a elaboração de um relatório sobre seu estado atual; a visita propriamente dita, após a qual o Bispo descreve com um relatório o estado da escola durante a visita e emite, de forma considerada, quaisquer indicações ou recomendações; a terceira fase, na qual a escola implementa indicações ou recomendações com base no relatório do Bispo.

g) É direito e dever do Bispo diocesano/eparquial vigiar sobre as escolas católicas de sua diocese/eparquia, mesmo aquelas fundadas ou dirigidas por Institutos de Vida Consagrada, Sociedades de Vida Apostólica ou outras associações públicas ou privadas, quer de direito diocesano/eparquial quer de direito pontifício ou patriarcal (cf. cân. 806 § 1 CIC e 638 § 1 CCEO). Ainda que o lugar privilegiado onde o Bispo diocesano/eparquial exerce seu direito de vigilância seja durante a visita canônica, ele pode intervir sempre que achar oportuno, e deve fazê-lo sempre que houver graves transgressões da identidade católica de uma escola situada em sua diocese/eparquia. Se a escola depender de uma pessoa jurídica pública de direito pontifício/patriarcal, o Bispo diocesano/eparquial, tendo a responsabilidade pela vida pastoral em sua diocese/eparquia, se tomar conhecimento de que fatos contrários à doutrina, à moral ou à disciplina eclesial estão ocorrendo na escola, alertará o Moderador competente[70] para tomar providências. Se a autoridade competente não tomar providências, o Bispo diocesano/eparquial poderá recorrer à Congregação para a Educação Católica, sem prejuízo de seu dever de prover diretamente nos casos mais graves ou urgentes.

h) O Bispo eparquial/ordinário do local, tem o direito de nomear ou pelo menos aprovar, os professores de religião para sua diocese/eparquia, e ainda, se motivos de religião ou de costumes o reclamarem, o direito de os remover ou de exigir que sejam removidos (cf. cân. 805 CIC e cân. 636 § 2 CCEO).

i) Como todos os professores participam da missão eclesial, o Bispo diocesano/eparquial também pode remover um professor quando se trata de uma escola católica dirigida pela diocese/eparquia. Nos outros casos, ele pode exigir que um professor seja removido se as condições para a sua nomeação não forem mais cumpridas. O Bispo deve explicitar os motivos e as provas decisivas que justifiquem uma possível remoção (cf. cân. 50; 51 CIC e cân. 1517 § 1; 1519 § 2 CCEO), sempre respeitando o direito de defesa do professor e dando-lhe a possibilidade de se defender por escrito, mesmo com a ajuda de um advogado formado em direito canônico (cf. cân. 1483 CIC e cân. 1141 CCEO). O Bispo diocesano/eparquial também deve mostrar, no ato da sua decisão, que não se encontram disponíveis outros instrumentos apropriados, necessários e proporcionais que lhe permitam continuar seu serviço em conformidade com a missão eclesial da escola.

As paróquias e o pároco

60. Ao nível da Igreja particular, acontece com frequência que as escolas católicas estejam dirigidas diretamente pela diocese/eparquia ou pelas paróquias como pessoas jurídicas públicas, representadas por seus párocos. Neste caso, a hierarquia da Igreja não só exerce seu dever de vigilância sobre as escolas católicas, mas também pode estar diretamente envolvida em sua fundação e gestão.

O diálogo entre Bispo, pessoas consagradas e leigos

61. Além dos aspectos meramente jurídicos, o Bispo diocesano/eparquial não se deve furtar ao diálogo, como pastor da Igreja particular, com todos aqueles que colaboram à missão educativa das escolas católicas. Para este fim, o Concílio Vaticano II recomendou “queiram reunir-se periodicamente e sempre que pareça oportuno, os Bispos e os Superiores religiosos para tratar das questões que dizem respeito em geral ao apostolado no respectivo território”[71]. “Para promover o conhecimento recíproco, pressuposto necessário para uma efectiva cooperação sobretudo no âmbito pastoral, é muito vantajoso um diálogo constante de Superiores e Superioras dos Institutos de vida consagrada e das Sociedades de Vida Apostólica com os Bispos. Mercê destes contactos habituais, Superiores e Superioras poderão informar os Bispos acerca das iniciativas apostólicas que pensam encetar nas suas dioceses, para se chegar aos necessários ajustamentos práticos”[72].

62. Muitos problemas podem ser resolvidos com um intercâmbio mútuo e uma conversa franca, sem que o Bispo tenha que intervir formalmente. É oportuno que tal intercâmbio regular, pelo qual o Bispo diocesano/eparquial é responsável, também ocorra com todas as outras pessoas com responsabilidade pelas escolas católicas numa determinada Igreja particular, como por exemplo com os Moderadores das pessoas jurídicas públicas ou os fiéis que dirigem uma escola católica como apostolado próprio. Da mesma forma, o Bispo deve manter um diálogo contínuo com as escolas, em particular com os dirigentes escolares, os professores e os alunos.

A Conferência Episcopal, o Sínodo dos Bispos ou o Conselho dos Hierarcas

63. A Conferência Episcopal, o Sínodo dos Bispos ou o Conselho dos Hierarcas têm competência no que diz respeito às escolas católicas e, de modo geral, no que diz respeito à educação em todos os tipos de escolas, especialmente para a educação religiosa. Em particular, compete à Conferência Episcopal, ao Sínodo dos Bispos ou ao Conselho dos Hierarcas estabelecer normas gerais de ação nesta matéria (cf. cân. 804 § 1 CIC). Recomenda-se de modo especial às Conferências Episcopais que apliquem ao contexto local, mediante um decreto geral[73], os princípios de promoção e verificação da identidade das escolas católicas, estabelecidos em termos gerais nesta Instrução. Além disso, é necessário concretizar a aplicação das normas canônicas à luz do respectivo sistema jurídico estatal.

64. O cuidado das Conferências Episcopais, o Sínodo dos Bispos ou o Conselho dos Hierarcas pelas escolas católicas também deve levar em conta o planeamento das mesmas no território, a fim de organizar tanto a conservação quanto o progresso das escolas. Além disso, as Conferências Episcopais, o Sínodo dos Bispos ou o Conselho dos Hierarcas procurarão promover a ajuda das dioceses/eparquias com meios financeiros, para aquelas mais necessitadas para a manutenção e o desenvolvimento das escolas católicas. Também poderia ser criado um fundo econômico comum junto da Conferência Episcopal, o Sínodo dos Bispos ou o Conselho dos Hierarcas. Para tal, recomenda-se que a Conferência Episcopal, o Sínodo dos Bispos ou o Conselho dos Hierarcas criem uma Comissão para as escolas e a educação, auxiliada por uma Comissão de especialistas.

A Sé Apostólica

65. A Santa Sé tem uma responsabilidade subsidiária sobre as escolas católicas. De modo geral, o Romano Pontífice confiou à Congregação para a Educação Católica a tarefa de se empenhar por “que os princípios fundamentais acerca da educação católica, tal como são propostos pelo Magistério da Igreja, sejam cada vez mais aprofundados, afirmados e conhecidos pelo Povo de Deus”[74]. Esta Congregação publicou inúmeros documentos com o objetivo de orientar as escolas católicas no cumprimento de sua missão[75].

66. Além disso, a Congregação “estabelece as normas, segundo as quais deve reger-se a escola católica; assiste os Bispos diocesanos para que sejam instituídas, onde é possível, as escolas católicas e sejam sustentadas com o máximo cuidado, e para que em todas as escolas sejam oferecidos aos alunos cristãos, mediante iniciativas oportunas, a educação catequética e o cuidado pastoral”[76]. Tal competência jurídica para as escolas católicas também inclui, de forma subsidiária, o exercício da moderação suprema sobre elas, em nome do Romano Pontífice. Isto se manifesta de forma concreta quando são remetidas à Sé Apostólica questões que a Congregação examina[77]. Também examina os recursos interpostos nos termos do direito a fim de reivindicar direitos e interesses legítimos (cf. cân. 1732-1739 CIC e cân. 996-1006 CCEO). Tal competência também se manifesta quando a Congregação exerce seu poder diretamente sobre uma escola, o que pode acontecer, em particular, quando a escola estiver sob a direção de uma pessoa jurídica pública de direito pontifício.

CAPÍTULO III:
ALGUNS ASPECTOS CRÍTICOS

67. A Congregação para a Educação Católica constata que nos recursos interpostos existe, em muitos casos, uma percepção discordante da identidade católica das instituições escolares. Isto muitas vezes decorre da interpretação, nem sempre correta, do termo “católico”, bem como da falta de clareza no que diz respeito às competências e às legislações.

Divergências na interpretação da qualificação de “católica”.

68. O problema fundamental reside na aplicação concreta do termo “católico”, um termo complexo que dificilmente se expressa com critérios exclusivamente jurídicos, formais e doutrinários. As causas da tensão devem-se, principalmente, por um lado, a uma interpretação redutiva ou meramente formal e, por outro, a uma consideração vaga ou fechada da identidade católica.

Visão redutiva

69. A particularidade carismática com a qual se vive a identidade católica não justifica uma interpretação redutora da catolicidade, que exclui explicitamente ou de fato princípios, dimensões ou exigências essenciais da fé católica. Além disso, a catolicidade não pode ser atribuída apenas a algumas esferas ou a algumas pessoas, tais como momentos litúrgicos, espirituais, sociais, ou à função do capelão escolar, dos professores de educação religiosa ou do diretor da escola. Isto seria em contradição com a responsabilidade da comunidade escolar em seu conjunto e de cada um de seus membros[78]. Além disso, a afirmação de tal responsabilidade não pretende introduzir uma “sociedade perfeitamente igualitária”, nem qualquer perfeccionismo moral ou disciplinar difícil de avaliar.

Interpretação formal ou carismática

70. Segundo uma interpretação formal, a identidade católica se expressa mediante um “Decreto” da autoridade eclesiástica competente, que concede a personalidade jurídica, reconhece seu patrimônio e governo de acordo com as normas canônicas, dando também a possibilidade de uma possível personalidade jurídica civil no Estado onde se situa a instituição. Tal identidade é garantida por meio do controle e a certificação da autoridade eclesiástica competente, podendo sempre recorrer à Santa Sé no caso de conflito.

71. Além das definições meramente jurídicas, existem outras, segundo as quais o que conta antes de tudo é o “espírito católico”, a “inspiração cristã” ou a realização “carismática”: qualificações pouco definidas, pouco concretas e pouco verificáveis na realidade. Segundo tais interpretações, não é considerada necessária a aplicação das normas canônicas nem o reconhecimento da autoridade hierárquica legítima. Se este fosse o caso, teria apenas valor “simbólico” e, portanto, pouco eficaz. Às vezes, no caso de instituições educativas fundadas e/ou dirigidas por Ordens Religiosas, Institutos de Vida Consagrada, Sociedades de Vida Apostólica ou grupos carismáticos, verifica-se um desequilíbrio entre o carisma e a pertença eclesial. Em algumas situações, evita-se qualquer referência à qualificação de “católica”, privilegiando denominações jurídicas alternativas.

Consideração “fechada”

72. Outra razão que gera interpretações divergentes deve-se a um modelo “fechado” de escolas católicas. Nelas não há espaço para quem não for “totalmente” católico. Tal modelo está em contradição com a visão de escola católica “aberta” que visa transferir para a esfera educativa o modelo da “Igreja em saída”[79], em diálogo com todos. Não podemos perder o ardor missionário, fechando-nos numa ilha e, ao mesmo tempo, precisamos de coragem para dar testemunho de uma “cultura” católica, isto é, universal, cultivando uma consciência sã de nossa identidade cristã.

Para maior clareza sobre competências e legislações

73. Às vezes, situações críticas relacionadas com a identidade católica se devem a uma falta de clareza sobre competências e legislações. Em tais casos, é necessário, antes de tudo, manter um equilíbrio de competências, de acordo com o princípio de subsidiariedade. Tal princípio baseia-se na responsabilidade de cada indivíduo perante Deus e distingue a diversidade e a complementaridade das competências. A responsabilidade de todos também é suportada por ferramentas apropriadas que - através do exercício de auto-avaliação, com um intercâmbio posterior com “especialistas externos” - ajudam cada sujeito a ser protagonista do projeto educativo. Tais ferramentas também servem para estabelecer, viver e promover a unidade eclesial, assim como várias formas de associações e órgãos em nível regional, nacional e internacional, capazes de criar comunidades na esfera educativa católica. Além disso, não deve faltar a confiança mútua entre os vários responsáveis, a fim de criar uma colaboração mais tranquila e serena em prol da missão educativa. A isso contribui certamente a aptidão para o diálogo e para o caminho em comunhão.

74. Os Estatutos desempenham um papel importante proporcionando a clareza necessária. Às vezes não são atualizados; não definem claramente as competências ou os novos procedimentos; foram criados de forma muito rígida a ponto de disciplinar situações contingentes sem deixar espaço para o discernimento ou possíveis soluções que só podem ser encontradas a nível local.

75. Os problemas jurídicos e de competência das instituições educativas católicas também nascem devido ao duplo enquadramento normativo: o canônico e o estatal-civil. Considerada a diversidade de objetivos das respectivas legislações, pode acontecer que o Estado obrigue as instituições católicas, que trabalham na esfera pública, a comportamentos inadequados, que colocam em dúvida a credibilidade doutrinária e disciplinar da Igreja. Às vezes, a própria opinião pública impossibilita soluções em linha com os princípios da moral católica.

76. É oportuno prever, através dos Regulamentos nacionais (emitidos pelas Conferências Episcopais, o Sínodo dos Bispos ou o Conselho dos Hierarcas) e dos Estatutos de aplicação redigidos sob o perfil canônico e civil, todos os elementos necessários para resolver os conflitos de interpretação e aplicação dos dois sistemas legislativos. Por sua vez, o Direito Canônico, ordenado pelo princípio fundamental da salvação das almas (cân.1752 CIC), determina diversas vias que garantem a comunhão entre as partes envolvidas na missão educativa e atua como barreira ao escândalo da ruptura da unidade interna da Igreja, à incapacidade de seus membros de dialogar, e à exposição de conflitos perante os tribunais estatais e perante os meios de comunicação social.

77. Além disso, para maior clareza, as escolas católicas devem ter uma declaração da sua missão ou um código de conduta. Trata-se de ferramentas para garantir a qualidade institucional e profissional. Portanto, devem ser juridicamente fortalecidas com contratos de trabalho ou outras declarações contratuais dos sujeitos envolvidos, com alto valor jurídico. É reconhecido que em muitos países, a lei civil exclui uma “discriminação” baseada na religião, orientação sexual e outros aspectos da vida privada. Ao mesmo tempo, é reconhecida às instituições educativas a possibilidade de se dotarem de um perfil de valores e de um código de conduta a ser cumprido. Se os sujeitos envolvidos não respeitarem tais valores e condutas, poderão ser sancionadas por falta de honestidade profissional por não terem cumprido as cláusulas contidas nos contratos e nas diretrizes institucionais.

78. Além disso, para além das normas meramente jurídicas, há outras ferramentas mais apropriadas, e muitas vezes mais eficazes, para promover a responsabilidade de cada um em prol da instituição. Por exemplo, os procedimentos de auto-avaliação individual e coletiva dentro da instituição; os acordos orientadores sobre o nível de qualidade desejado; os programas de formação contínua e de promoção e fortalecimento do profissionalismo; os incentivos e prêmios; bem como a recolha, documentação e estudo de boas práticas. Por parte daqueles que têm uma responsabilidade dentro da Igreja, mais eficaz do que qualquer outra atitude e medida, será um clima e comportamentos que expressem benevolência e confiança para com todos os membros da comunidade educativa, como expressão das virtudes cristãs.

Alguns temas e questões sensíveis

79. Existem situações, na vida educativa, que exigem grande atenção e sensibilidade para resolver eventuais tensões e conflitos. Antes de tudo, a escolha do pessoal docente, não docente e de governo. Levando em conta os diferentes contextos e possibilidades, é preciso elaborar critérios claros de discernimento no que diz respeito às qualidades profissionais, a adesão à doutrina da Igreja e a coerência de vida cristã dos candidatos.

80. Também ocorrem conflitos no campo disciplinar e/ou doutrinário. Tais situações podem causar o descrédito da instituição católica, criando escândalo na comunidade. Por isso, tanto a natureza do conflito quanto suas consequências dentro e fora da escola, não podem ser subavaliadas. O discernimento deve começar no contexto eclesial local, levando em conta os princípios canônicos de gradualidade e proporcionalidade das eventuais medidas a serem tomadas. A possibilidade de remoção deverá ser a última opção, tomada legitimamente depois de todas as demais tentativas de resolução terem fracassado.

81. Há também casos em que as leis do Estado obrigam a escolhas que entram em conflito com a liberdade religiosa e a própria identidade católica de uma escola. Ainda que respeitando as diferentes esferas, é necessária uma ação razoável de defesa dos direitos dos católicos e das suas escolas, quer através do diálogo com as autoridades do Estado quer através do recurso aos tribunais competentes.

82. Dentro da Igreja local podem surgir problemas ligados à diversidade de avaliação entre os membros da comunidade (Bispo, pároco, pessoas consagradas, pais, dirigentes escolares, associações, etc.) no que diz respeito à possibilidade de subsistência da escola, da sua sustentabilidade econômica e da sua orientação diante dos novos desafios educativos. Mais uma vez, dialogar e caminhar juntos são a via mestra para resolver tais problemas, tendo também em mente a natureza hierárquica da Igreja e respeitando as diversas competências.

83. Um problema que sempre desperta reações divergentes é o encerramento ou a mudança da configuração jurídica de uma escola católica por dificuldades de gestão. Esse tipo de problema não deve ser resolvido considerando, em primeira instância, o valor financeiro dos imóveis e das propriedades com vistas à venda, ou com a transferência da gestão para órgãos distantes dos princípios da educação católica, para criar uma fonte de lucro econômico. De fato, os bens temporais da Igreja têm, entre os fins próprios, exercer obras do sagrado apostolado e caridade, especialmente em favor dos necessitados (cf. cân. 1254 § 2 CIC, e cân. 1007 CCEO). Portanto, no caso de uma escola diocesana/eparquial ou paroquial, compete ao Bispo consultar todos os sujeitos interessados a fim de avaliar qualquer solução possível para preservar a continuidade do serviço educativo. No caso de instituições educativas dirigidas por religiosos ou leigos, antes do encerramento ou da alienação, é desejável consultar o Bispo encontrando, juntamente com a comunidade educadora, formas viáveis de continuar proporcionando sua preciosa missão.

Formas de encontro e convergência para fortalecer a identidade católica

84. A identidade católica deveria representar um terreno de encontro, uma ferramenta para a convergência de ideias e ações. Desta forma, as diversas perspectivas tornam-se um recurso e princípio fundamental para o desenvolvimento de metodologias apropriadas para a resolução de eventuais situações críticas, identificando soluções compartilhadas.

85. O eco desta atitude ressoa já na primeira encíclica de João XXIII, onde se afirma que “há [...] não poucos pontos em que a Igreja Católica deixa liberdade de discussão”[80]. Neste sentido, é preciso avaliar se um caso requer necessariamente uma intervenção direta da autoridade eclesiástica, pois “é preciso manter também a norma comum que, expressa com palavras diversas, se atribui a diferentes autores: nas coisas necessárias, unidade; nas duvidosas, liberdade; em todas, caridade”[81].

Ser construtores de unidade

86. Neste horizonte, o Papa Francisco, para a Igreja de hoje, relança alguns princípios da doutrina social e convida a encontrar caminhos viáveis no âmbito educativo, para que, diante de eventuais tensões, prevaleça o desejo de alcançar melhores resultados[82]. Na presença de determinadas atitudes que não levam à resolução das controvérsias, o Papa sugere a via mestra da unidade que prevalece sobre o conflito: “Perante o conflito, alguns limitam-se a olhá-lo e passam adiante como se nada fosse, lavam-se as mãos para poder continuar com a sua vida. Outros entram de tal maneira no conflito que ficam prisioneiros, perdem o horizonte, projectam nas instituições as suas próprias confusões e insatisfações e, assim, a unidade torna-se impossível. Mas há uma terceira forma, a mais adequada, de enfrentar o conflito: é aceitar suportar o conflito, resolvê-lo e transformá-lo no elo de ligação de um novo processo. «Felizes os pacificadores» (Mt 5,9)”[83].

87. Mesmo nos conflitos mais graves, a unidade da fé vivida e baseada no Evangelho continua a ser a bússola orientadora. Neste contexto, abrem-se as portas de uma verdadeira cultura do diálogo através de uma comunicação inclusiva e permanente. As formas dialógicas e a prática comunicativa dentro da comunidade educativa da Igreja local e universal devem ser estabelecidas, promovidas e praticadas antes de eventuais tensões. Elas devem ser protegidas e cultivadas inclusive durante os conflitos e, se necessário, restabelecidas. O papel da comunicação direta e interna não pode ser substituído por pessoas, instituições, mídia alheia, ou opinião pública. Serve uma estratégia de comunicação e comunhão para não correr o risco de que, em caso de conflito, outras pessoas, muitas vezes não competentes e mal informadas, decidam a linha de comunicação e ação.

Ser geradores de processos de desenvolvimento

88. De acordo com outro princípio “o tempo é superior ao espaço”, o Papa sugere ocupar-se mais com “iniciar processos” do que defender posições e espaços de poder[84]. De fato, quem busca as soluções perfeitas e luta apaixonadamente pela sua realização - muitas vezes pouco realista – corre o risco de prejudicar ainda mais, com suas tentativas, a resolução dos conflitos.

89. Buscando resolver um problema, é preciso questionar-se se as soluções propostas e elaboradas servem principalmente para defender a própria posição ou se elas podem iniciar uma dinâmica positiva, geradora de novos processos de desenvolvimento. O Direito Canônico determina um itinerário que visa à aplicação progressiva de normas disciplinares e penais, como a admoestação prévia, a proporcionalidade das sanções e uma certa gradualidade diante dos limites pessoais objetivos, sempre resguardando a prioridade da salvação das almas.

90. Para iniciar processos frutíferos, é também preciso um profundo discernimento, que reúna a dimensão humana, espiritual, jurídica, subjetiva e pragmática. Sem prejuízo do dever e direito do Bispo de “vigiar e visitar as escolas católicas situadas no seu território, mesmo as fundadas ou dirigidas por membros dos institutos religiosos” (cân. 806 § 1 CIC e cân. 638 § 1 CCEO), afirmações precipitadas sobre problemas ligados à identidade católica, não ajudam a resolver disputas. Eventuais medidas relativas a um suposto desvio da catolicidade de uma instituição educativa, que podem contudo se tornar necessárias e legítimas, devem ser invocadas como ultima ratio, apenas quando não há nenhuma outra possibilidade de evitar um grande prejuízo objetivo para toda a Igreja e sua missão.

91.Não se deve subestimar que, num mundo cada vez mais globalizado, até as decisões concretas, ligadas a um contexto local, têm repercussões para a Igreja universal. Se a autoridade competente não encontrar nenhuma solução viável, deve ser aberto um processo regular, com a consulta de todas as partes envolvidas, levando em conta todos os aspectos canônicos e civis, os possíveis direitos de terceiros que podem coincidir ou estar em conflito com a própria decisão, bem como os efeitos que tal decisão pode ter sobre outras iniciativas da Igreja no campo educativo e sobre a opinião pública.

Ser elaboradores de soluções reais e duradouras

92. Nos conflitos, às vezes, os aspectos de um problema específico são levados no nível de um debate sobre princípios e ideais. Para não cometer este erro, muito pode ajudar o princípio segundo o qual a realidade é mais importante do que a ideia[85]. Neste sentido, é oportuno elaborar soluções no nível mais imediato possível, envolvendo aqueles que se encontram diretamente inseridos na realidade local e que conhecem todos seus elementos. Portanto, é melhor evitar que os conflitos internos da Igreja sejam remetidos a outras instituições jurídicas, a menos que seja expressamente exigido por lei. Também deve ser evitado o recurso imediato às autoridades eclesiásticas superiores, sendo uma solução local mais imediata e sustentável. Entretanto, é ressalvado o direito de todos os fiéis da Igreja de remeterem as questões à Sé Apostólica[86].

93.Finalmente, de acordo com o princípio de que o todo é superior à parte[87], aqueles que trabalham para resolver tensões naturais dentro da Igreja devem levar em conta as consequências que um único conflito pode causar para outras áreas e níveis eclesiais. O exercício da prudência é portanto prioritário e confiável. Toda a eventual solução decidida e aplicada deve ser considerada numa perspectiva de longo prazo para não deteriorar a possibilidade frutífera e promissora de colaboração entre pessoas e instituições. Elas são chamadas a caminhar juntas para permitir à Igreja prestar o seu serviço educativo ao mundo.

CONCLUSÃO

94. A Congregação para a Educação Católica, ao entregar esta Instrução sobre a identidade católica das instituições escolares, quer oferecer, em espírito de serviço, um contributo para reflexão e algumas diretrizes para ajudar a compartilhar a transformação missionária da Igreja, pois “é vital que hoje a Igreja saia para anunciar o Evangelho a todos, em todos os lugares, em todas as ocasiões, sem demora, sem repugnâncias e sem medo”.[88]

95. O Papa Francisco, tratando do encontro entre fé, razão e ciências, sublinha que “as escolas católicas, que sempre procuram conjugar a tarefa educacional com o anúncio explícito do Evangelho, constituem uma contribuição muito válida para a evangelização da cultura, mesmo em países e cidades onde uma situação adversa nos incentiva a usar a nossa criatividade para se encontrar os caminhos adequados”[89].

96. À luz destas exortações, a presente Instrução, partindo dos critérios essenciais da identidade católica das escolas, pretende acompanhar a sua renovação a fim de responder aos novos desafios que, na mudança de época, o mundo propõe à Igreja, mãe e mestra. A resposta será eficaz com a aquisição da plena identidade, na obediência a uma verdade transcendente, como lembrou o Papa Francisco, mencionando um texto memorável do Papa João Paulo II: “se não existe uma verdade transcendente, na obediência à qual o homem adquire a sua plena identidade, então não há qualquer princípio seguro que garanta relações justas entre os homens. Com efeito, o seu interesse de classe, de grupo, de Nação, contrapõe-nos inevitavelmente uns aos outros. Se não se reconhece a verdade transcendente, triunfa a força do poder, e cada um tende a aproveitar-se ao máximo dos meios à sua disposição para impor o próprio interesse ou opinião, sem atender aos direitos do outro. [...] A raiz do totalitarismo moderno, portanto, deve ser individuada na negação da transcendente dignidade da pessoa humana, imagem visível de Deus invisível e, precisamente por isso, pela sua própria natureza, sujeito de direitos que ninguém pode violar: seja indivíduo, grupo, classe, Nação ou Estado. Nem tão-pouco o pode fazer a maioria de um corpo social, lançando-se contra a minoria, marginalizando, oprimindo, explorando ou tentando destruí-la”[90].

97. A Congregação para a Educação Católica manifesta a sua profunda gratidão pela solicitude e esforços das pessoas envolvidas nas instituições educativas, e espera que o perfil identitário católico do projeto educativo possa contribuir para a realização de um Pacto Educativo Global “para reavivar o compromisso em prol e com as gerações jovens, renovando a paixão por uma educação mais aberta e inclusiva, capaz de escuta paciente, diálogo construtivo e mútua compreensão”. [91]

Cidade do Vaticano, 25 de janeiro de 2022, Festa da Conversão de São Paulo Apóstolo.

Joseph Card. Versaldi

Prefeito

Arcebispo Angelo Vincenzo Zani

Secretário

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[1] Papa Francisco, Encontro com professores e alunos do Collegio San Carlo em Milão, 6 de abril de 2019. [tradução livre]

[2] Papa Francisco, mensagem em vídeo aos participantes do “Global Compact on Education” (Pacto Educativo Global) na Pontifícia Universidade Lateranense, 15 de outubro de 2020.

[3] Papa Francisco, Homilia durante a Santa Missa, Capela da Casa Santa Marta, 17 de maio de 2020.

[4] Papa João XXIII, Carta Encíclica Mater et magistra, 15 de maio de 1961, 1.

[5] Concílio Vaticano II, Declaração sobre a Educação Cristã Gravissimum educationis, 28 de outubro de 1965, Proêmio.

[6] Ibid., 1.

[7] Ibid., 3.

[8] Idem.

[9] Ibid., 2.

[10] Cf. Ibid., 9.

[11] Ibid., 8.

[12] Idem.

[13] Cf. Ibid., 12.

[14] Cf. Concílio Vaticano II, Constituição Dogmática Lumen Gentium sobre a Igreja, 21 de novembro de 1964.

[15] Gravissimum educationis, 8.

[16] Ibid. Proêmio.

[17] Sagrada Congregação para a Educação Católica, A escola católica, 19 de março de 1977; Id., O leigo católico testemunha da fé na escola, 15 de outubro de 1982; Orientações educativas sobre o amor humano. Linhas gerais para uma educação sexual, 1° de novembro de 1983; Congregação para a Educação Católica, Dimensão religiosa da educação na escola católica, 7 de abril de 1988; Id., A escola católica no limiar do terceiro milênio, 28 de dezembro de 1997; Id., As pessoas consagradas e sua missão na escola. Reflexões e orientações, 28 de outubro de 2002; Id., Educar juntos na escola católica. Missão partilhada de pessoas consagradas e fiéis leigos, 20 de novembro de 2007; Id., Educação para o diálogo intercultural na escola católica. Viver juntos para uma civilização do amor, 19 de dezembro de 2013; Id., Educar hoje e amanhã. Uma paixão que se renova, 2014; Id., Educar ao humanismo solidário. Para construir uma “civilização do amor” 50 anos após a Populorum progressio, 16 de abril de 2017; Id., “Homem e mulher os criou”. Para uma via de diálogo sobre a questão do gender na educação, 2 de fevereiro de 2019.

[18] Gravissimum educationis, 1.

[19] Cf. A escola católica, 34.

[20] Cf. Ibid. , 26.

[21] Gravissimum educationis, 5.

[22] A Escola Católica, 33.

[23] Ibid. , 34.

[24] João Paulo II, Constituição Apostólica Ex corde Ecclesiae, 15 de agosto de 1990, 1.

[25] A escola católica no limiar do terceiro milênio, 11.

[26] Ibid. , 12.

[27] Ibid. , 15.

[28] Ibid. , 14.

[29] O leigo católico testemunha de fé na escola, 37.

[30] As pessoas consagradas e sua missão na escola, 30.

[31] Ibid. , 6.

[32] Educar Juntos na Escola Católica, 50.

[33] Ibid. , 20.

[34] Educar para o diálogo intercultural na escola católica, Introdução. [tradução livre]

[35] Ibid. , 57.

[36] As pessoas consagradas e sua missão nas escolas, 51.

[37] Congregação para a Educação Católica, Carta Circular às Escolas, Universidades e Instituições Educativas, 10 de setembro de 2020.

[38] Educar hoje e amanhã. Uma paixão que se renova, 7.

[39] A escola católica no limiar do terceiro milênio, 11.

[40] Educar para o diálogo intercultural na escola católica, 57. [tradução livre]

[41] “Homem e Mulher os criou”, 40.

[42] Papa Francisco, Discurso aos participantes da Conferência Internacional em prol da Paz, Al-Azhar Conference Centre, Cairo, 28 de abril de 2017.

[43] Papa Francisco, Exortação Apostólica Evangelii gaudium, 24 de novembro de 2013, 24 e 64.

[44] Papa Francisco, Discurso aos participantes na Plenária da Congregação para a Educação Católica, 20 de fevereiro de 2020.

[45] Cf. Papa Francisco, Carta Encíclica Fratelli Tutti, 3 de outubro de 2020, 99-100.

[46] Bento XVI, Carta à diocese e à cidade de Roma sobre a tarefa urgente da formação das novas gerações, 21 de janeiro de 2008.

[47] Papa Francisco, Mensagem para o lançamento do Pacto Educativo, 12 de setembro de 2019.

[48] Papa Francisco, Discurso à Pontifícia Universidade Lateranense, 31 de outubro de 2019.

[49] Papa Francisco, Mensagem ao Prepósito-Geral da Ordem dos Clérigos Regulares Pobres da Mãe de Deus das Escolas Pias (Escolápios) por ocasião de um seminário online sobre o Pacto Educativo Global (12-14 de novembro de 2020), 15 de outubro de 2020.

[50] Idem.

[51] Papa Francisco, Mensagem para o Dia Mundial da Paz de 2021, 8 de dezembro de 2020, 8.

[52] Idem.

[53] Cfr. Mensagem para o Lançamento do Pacto Educativo.

[54] Papa Francisco, Mensagem em vídeo aos participantes do “Global Pact on Education” na Pontifícia Universidade Lateranense, 15 de outubro de 2020.

[55] As pessoas consagradas e a sua missão na escola. Reflexões e orientações, 41.

[56] A escola “constitui como que um centro, em cuja operosidade e progresso devem tomar parte, juntamente, as famílias, os professores, os vários agrupamentos que promovem a vida cultural, cívica e religiosa, a sociedade civil e toda a comunidade humana”, Gravissimum educationis, 5.

[57] A Escola Católica, 34.

[58] Cf. Ibid. , 59-60.

[59] Cf. CIC, Livro VI, Parte II, Título VI: Os delitos contra a vida, a dignidade e a liberdade da pessoa; CCEO Título XXVII, Cap. II: As penas contra os delitos individuais; Papa Francisco, Carta Apostólica sob forma de “motu próprio” Vos estis lux mundi, 7 de maio de 2019.

[60] Cf. A dimensão religiosa da educação na escola católica. Orientações para a reflexão e a revisão, 51.

[61] Cf. A Escola Católica, 38.

[62] Cf. Concílio Vaticano II, Decreto sobre o Apostolado dos Leigos Apostolicam Actuositatem, 18 de novembro de 1965, 30.

[63] Educar para o diálogo intercultural na escola católica. Viver juntos para uma civilização do amor, 85. [tradução livre]

[64] Cf. Ibid. , 39.

[65] João Paulo II, Carta Encíclica Veritatis splendor, 6 de agosto de 1993, 57-64, em particular: “O juízo da consciência não estabelece a lei, mas atesta a autoridade da lei natural e da razão prática face ao bem supremo” (60). (60); cf. Catecismo da Igreja Católica, 11 de outubro de 1992, 1776-1794.

[66] Educar para o diálogo intercultural na escola católica. Viver juntos para uma civilização do amor, 64. [tradução livre]

[67] Ibid. , 86.

[68] João Paulo II, Exortação Apostólica pós-sinodal Vita consecrata, 25 de março de 1996, 49.

[69] Se a escola não estiver diretamente sujeita ao poder do Bispo diocesano/eparquial, por exemplo no caso de escola de uma pessoa jurídica pública de direito pontifício/patriarcal, ele, no ato da aprovação, apenas verifica a legitimidade, em particular, a coerência com o perfil católico da escola.

[70] Sem prejuízo do direito próprio, expresso em particular nos Estatutos, que pode prever outras denominações, o Moderador competente de um Instituto de Vida Consagrada ou de uma Sociedade de Vida Apostólica pode ser o “Superior Geral” ou “Superior Provincial” ou “Superior Local” e, numa associação de fiéis, o “Presidente”.

[71] Concílio Vaticano II, Decreto sobre o Múnus Pastoral dos Bispos na Igreja Christus Dominus, 28 de outubro de 1965, 35.

[72] Vita consecrata, 50.

[73] O decreto geral da Conferência Episcopal, para sua entrada em vigor, exige a recognitio prévia da Congregação para os Bispos: “A Congregação cuida daquilo que se refere à celebração de Concílios particulares, bem como à constituição das Conferências Episcopais e à revisão dos seus estatutos, recebe as actas e os decretos desses Organismos e, consultados os Dicastérios interessados, dá aos decretos o necessário reconhecimento”, João Paulo II, Constituição Apostólica Pastor Bonus sobre a Cúria Romana, 28 de junho de 1988, 82.

[74] Pastor Bonus, 114.

[75] Ver nota de rodapé 17.

[76] Pastor Bonus, 115.

[77] Cf. Ibid. , 13.

[78] Cf. Gravissimum educationis, 8.

[79] Cf. Evangelii gaudium, 20-24.

[80] Papa João XXIII, Carta Encíclica Ad Petri Cathedram, 29 de junho de 1959, parte III.

[81] Idem.

[82] Cf. Evangelii gaudium, 217-237.

[83] Ibid., 227.

[84] Ibid., 222-225.

[85] Ibid., 231-233.

[86] Cf. Pastor Bonus, 13.

[87] Cf. Evangelii gaudium, 234-237.

[88] Ibid., 23.

[89] Ibid., 134.

[90]Fratelli Tutti, 273. A citação é de João Paulo II, Carta Encíclica Centesimus Annus, 1 de maio de 1991, 44.

[91] Mensagem para o lançamento do Pacto Educativo Global.

[00466-PO.01] [Texto original: Italiano]

[B0222-XX.02]