Sala Stampa

www.vatican.va

Sala Stampa Back Top Print Pdf
Sala Stampa


Discorso del Santo Padre Leone XIV in apertura del Concistoro Straordinario, 07.01.2026


Discorso del Santo Padre

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua tedesca

Traduzione in lingua spagnola

Traduzione in lingua portoghese

Traduzione in lingua polacca

Questo pomeriggio, nell’Aula del Sinodo in Vaticano, ha avuto inizio il Concistoro Straordinario che vede riunito il Collegio Cardinalizio con il Santo Padre Leone XIV. I lavori del Concistoro Straordinario sono articolati nell’arco di due giornate, 7 e 8 gennaio 2026.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai Cardinali presenti:

Discorso del Santo Padre

Carissimi Fratelli,

sono molto lieto di accogliervi e di darvi il benvenuto. Grazie della vostra presenza! Lo Spirito Santo, che abbiamo invocato, ci guidi in queste due giornate di riflessione e di dialogo.

Considero molto significativo il fatto che ci siamo riuniti in Concistoro all’indomani della solennità dell’Epifania del Signore, e vorrei introdurre i nostri lavori con una suggestione che viene proprio da questo mistero.

Nella Liturgia è risuonato l’appello sempre commovente del profeta Isaia: «Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Perché, ecco, la tenebra ricopra la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere» (Is60,1-3).

Queste parole fanno pensare all’inizio della Costituzione sulla Chiesa del Concilio Vaticano II. Leggo per intero il primo paragrafo:«Cristo è la luce delle genti: questo santo Concilio, adunato nello Spirito Santo, desidera dunque ardentemente, annunciando il Vangelo ad ogni creatura (cfrMc16,15), illuminare tutti gli uomini con la luce del Cristo che risplende sul volto della Chiesa. E siccome la Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano, continuando il tema dei precedenti Concili, intende con maggiore chiarezza illustrare ai suoi fedeli e al mondo intero la propria natura e la propria missione universale. Le presenti condizioni del mondo rendono più urgente questo dovere della Chiesa, affinché tutti gli uomini, oggi più strettamente congiunti dai vari vincoli sociali, tecnici e culturali, possano anche conseguire la piena unità in Cristo» (Lumen gentium, 1).

Possiamo dire che lo Spirito Santo, a distanza di secoli, ha ispirato la medesima visione nel profeta e nei Padri conciliari: la visione della luce del Signore che illumina la città santa – prima Gerusalemme, poi la Chiesa – e, riflettendosi su di essa, permette a tutti i popoli di camminare in mezzo alle tenebre del mondo. Ciò che Isaia annunciava “in figura”, il Concilio lo riconosce nella realtà pienamente svelata di Cristo luce delle genti.

I pontificati di San Paolo VI e quello di San Giovanni Paolo II li potremmo interpretare complessivamente in questa prospettiva conciliare, che contempla il mistero della Chiesa tutto inscritto in quello di Cristo e così comprende la missione evangelizzatrice come irradiazione dell’inesauribile energia sprigionata dall’Evento centrale della storia della salvezza.

I Papi Benedetto XVI e Francesco hanno poi riassunto questa visione in una parola:attrazione. Papa Benedetto lo ha fatto nell’Omelia di apertura della Conferenza di Aparecida, nel 2007, quando disse: «La Chiesa non fa proselitismo. Essa si sviluppa piuttostoper “attrazione”: come Cristo “attira tutti a sé” con la forza del suo amore, culminato nel sacrificio della Croce, così la Chiesa compie la sua missione nella misura in cui, associata a Cristo, compie ogni sua opera in conformità spirituale e concreta alla carità del suo Signore». Papa Francesco si è trovato perfettamente in accordo con questa impostazione e l’ha ripetuta più volte in diversi contesti.

Oggi con gioia io la riprendo e la condivido con voi. E invito me e voi a fare bene attenzione a quello che Papa Benedetto indicava come la “forza” che presiede a questo movimento di attrazione: tale forza è laCharis, è l’Agape, è l’Amore di Dio che si è incarnato in Gesù Cristo e che nello Spirito Santo è donato alla Chiesa e santifica ogni sua azione. In effetti, non è la Chiesa che attrae ma Cristo, e se un cristiano o una comunità ecclesiale attrae è perché attraverso quel “canale” arriva la linfa vitale della Carità che sgorga dal Cuore del Salvatore. È significativo che Papa Francesco, che ha iniziato conEvangelii gaudium«sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale», abbia concluso conDilexit nos«sull’amore divino e umano del Cuore di Cristo».

San Paolo scrive: «Caritas Christi urget nos» (2Cor5,14). Il verbosunecheidice che l’amore di Cristo ci spinge in quanto ci possiede, ci avvolge, ci avvince. Ecco la forza che attrae tutti a Cristo, come Lui stesso profetizzò: «Io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me» (Gv12,32). Nella misura in cui ci amiamo gli uni gli altricome Cristoci ha amato, noi siamo suoi, siamo la sua comunità e Lui può continuare ad attirare attraverso di noi. Infatti solo l’amore è credibile, solo l’amore è degno di fede.[1]

L’unità attrae, la divisione disperde. Mi pare che lo riscontri anche la fisica, sia nel micro che nel macrocosmo. Dunque, per essere Chiesa veramente missionaria, cioè capace di testimoniare la forza attrattiva della carità di Cristo, dobbiamo anzitutto mettere in pratica il suo comandamento, l’unico che Egli ci ha dato, dopo aver lavato i piedi dei discepoli: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri». E aggiunge: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv13,34-35). Commenta Sant’Agostino: «Per questo ci ha amati, perché anche noi ci amiamo a vicenda. Con l’amarci egli ci ha dato l’aiuto affinché col mutuo amore ci stringiamo fra noi e, legate le membra da un vincolo così soave, siamo corpo di tanto Capo» (Omelia 65 sul Vangelo di Giovanni, 2).

Carissimi Fratelli, vorrei partire da qui, da questa parola del Signore, per il nostro primo Concistoro e, soprattutto, per il cammino collegiale che, con la grazia di Dio, siamo chiamati a compiere. Siamo un gruppo molto variegato, arricchito da molteplici provenienze, culture, tradizioni ecclesiali e sociali, percorsi formativi e accademici, esperienze pastorali e, naturalmente, caratteri e tratti personali. Siamo chiamati prima di tutto a conoscerci e a dialogare per poter lavorare insieme al servizio della Chiesa. Spero che potremo crescere nella comunione per offrire un modello di collegialità.

Oggi, in un certo senso, continuiamo il memorabile incontro che insieme a molti di voi ho potuto avere subito dopo il Conclave, con «un momento di comunione e di fraternità, di riflessione e di condivisione, volto a sostenere e consigliare il Papa nella gravosa responsabilità del governo della Chiesa universale» (Lettera di convocazione del Concistoro straordinario, 12 dicembre 2025).

In questi giorni avremo modo di sperimentare già una riflessione comunitaria su quattro temi:Evangelii gaudium, cioè la missione della Chiesa nel mondo di oggi;Praedicate Evangelium, vale a dire il servizio della Santa Sede, specialmente alle Chiese particolari; Sinodo e sinodalità, strumento e stile di collaborazione; Liturgia, fonte e culmine di vita cristiana. Per ragioni di tempo e per favorire un reale approfondimento, solo due di essi saranno oggetto di una trattazione specifica.

Tutti i 21 gruppi contribuiranno alla scelta che faremo, ma, poiché per me è più facile chiedere consiglio a coloro che lavorano nella Curia e vivono a Roma, i gruppi che riferiranno saranno i 9 provenienti dalle Chiese locali.

Sono qui per ascoltare. Come abbiamo imparato durante le due Assemblee del Sinodo dei Vescovi del 2023 e del 2024, la dinamica sinodale implica per eccellenza l’ascolto. Ogni momento di questo tipo è un’opportunità per approfondire il nostro apprezzamento condiviso per la sinodalità. «Il mondo in cui viviamo, e che siamo chiamati ad amare e servire anche nelle sue contraddizioni, esige dalla Chiesa il potenziamento delle sinergie in tutti gli ambiti della sua missione. Proprio il cammino dellasinodalitàè il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio» (Francesco,Discorso nel 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, 17 ottobre 2015).

Questa nostra giornata e mezza insieme sarà una prefigurazione del nostro cammino futuro. Non dobbiamo arrivare a un testo, ma portare avanti una conversazione che mi aiuti nel mio servizio per la missione della Chiesa tutta.

Domani tratteremo i due argomenti scelti, con la seguente domanda-guida:

Guardando al cammino dei prossimi uno o due anni, quali attenzioni e priorità potrebbero orientare l’azione del Santo Padre e della Curia sulla questione?

Ascoltare la mente, il cuore e lo spirito di ciascuno; ascoltarsi l’un l’altro; esprimere solo il punto principale e in modo molto breve, così che tutti possano parlare: questo sarà il nostro modo di procedere. I saggi antichi romani dicevano:Non multa sed multum!E in futuro, questo stile di ascolto reciproco, cercando la guida dello Spirito Santo e camminando insieme, continuerà ad essere di grande aiuto per il ministero petrino che mi è stato affidato. Anche dal modo con cui impariamo a lavorare insieme, con fraternità e sincera amicizia, può iniziare qualcosa di nuovo, che mette in gioco presente e futuro.

Carissimi, fin da ora rendo grazie a Dio per la vostra presenza e i vostri contributi. Ci assista sempre la Vergine Maria, Madre della Chiesa.

_________________

[1] Cfr H.U. von Balthasar,Glaubhaft ist nur Liebe, Johannes Verlag, Einsiedeln 1963.

[00040-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Chers frères,

je suis très heureux de vous accueillir et de vous souhaiter la bienvenue. Merci de votre présence ! Puisse le Saint-Esprit, que nous avons invoqué, nous guider au cours de ces deux journées de réflexion et de dialogue.

Je trouve très significatif que nous nous réunissions en Consistoire au lendemain de la solennité de l’Épiphanie du Seigneur, et je voudrais introduire nos travaux par une suggestion qui vient précisément de ce mystère.

Dans la liturgie, l’appel toujours émouvant du prophète Isaïe a résonné : « Debout, Jérusalem, resplendis! Elle est venue, ta lumière, et la gloire du Seigneur s’est levée sur toi. Voici que les ténèbres couvrent la terre, et la nuée obscure couvre les peuples. Mais sur toi se lève le Seigneur, sur toi sa gloire apparaît. Les nations marcheront vers ta lumière, et les rois, vers la clarté de ton aurore » (Is60, 1-3).

Ces paroles font penser au début de la Constitution sur l’Église du Concile Vatican II. Je lis intégralement le premier paragraphe : « Le Christ est la lumière des peuples ; réuni dans l’Esprit Saint, le saint Concile souhaite donc ardemment, en annonçant à toutes les créatures la bonne nouvelle de l’Évangile répandre sur tous les hommes la clarté du Christ qui resplendit sur le visage de l’Église (cf.Mc16, 15). L’Église étant, dans le Christ, en quelque sorte le sacrement, c’est-à-dire à la fois le signe et le moyen de l’union intime avec Dieu et de l’unité de tout le genre humain, elle se propose de mettre dans une plus vive lumière, pour ses fidèles et pour le monde entier, en se rattachant à l’enseignement des précédents Conciles, sa propre nature et sa mission universelle. À ce devoir qui est celui de l’Église, les conditions présentes ajoutent une nouvelle urgence : il faut que tous les hommes, désormais plus étroitement unis entre eux par les liens sociaux, techniques, culturels, réalisent également leur pleine unité dans le Christ » (Lumen gentium, 1).

Des siècles plus tard, nous pouvons dire que le Saint-Esprit a inspiré la même vision au prophète et aux Pères conciliaires: la vision de la lumière du Seigneur qui illumine la ville sainte – d’abord Jérusalem, puis l’Église – et qui, en se reflétant sur elle, permet à tous les peuples de marcher au milieu des ténèbres du monde. Ce qu’Isaïe annonçait “en figure”, le Concile le reconnaît dans la réalité pleinement révélée du Christ, lumière des nations.

Nous pourrions interpréter les pontificats de saint Paul VI et de saint Jean-Paul II dans cette perspective conciliaire, qui contemple le mystère de l’Église inscrit dans celui du Christ et qui comprend ainsi la mission évangélisatrice comme le rayonnement de l’énergie inépuisable dégagée par l’Événement central de l’histoire du salut.

Les Papes Benoît XVI et François ont ensuite résumé cette vision en un mot :attraction. Le Pape Benoît l’a fait dans son homélie d’ouverture de la Conférence d’Aparecida, en 2007, lorsqu’il a déclaré : « L’Église ne fait pas de prosélytisme. Elle se développe plutôtpar “attraction”: comme le Christ “attire chacun à lui” par la force de son amour, qui a culminé dans le sacrifice de la Croix, de même, l’Eglise accomplit sa mission dans la mesure où, associée au Christ, elle accomplit chacune de ses œuvres en conformité spirituelle et concrète avec la charité de son Seigneur ». Le Pape François s’est trouvé en parfait accord avec cette approche et l’a répétée à plusieurs reprises dans différents contextes.

Je la reprends aujourd’huiavec joie et la partage avec vous. Et je vous invite à prêter attention avec moi à ce que le Pape Benoît XVI désignait comme la “force” qui préside à ce mouvement d’attraction : cette force est laCharis, c’est l’Agapè, c’est l’Amour de Dieu qui s’est incarné en Jésus-Christ et qui, dans l’Esprit Saint, est donné à l’Église et sanctifie chacune de son action. En effet, ce n’est pas l’Église qui attire, mais le Christ, et si un chrétien ou une communauté ecclésiale attire, c’est parce qu’à travers ce “canal” passe la sève vitale de la Charité qui jaillit du Cœur du Sauveur. Il est significatif que le Pape François, qui a commencé parEvangelii gaudium« sur l’annonce de l’Évangile dans le monde d’aujourd’hui », ait conclu parDilexit nos« sur l’amour humain et divin du Cœur de Jésus-Christ ».

Saint Paul écrit : «Caritas Christi urget nos» (2 Co5, 14). Le verbesunecheidit que l’amour du Christ nous pousse parce qu’Il nous possède, nous enveloppe, nous captive. Voilà la force qui attire tout le monde vers le Christ, comme Il l’a Lui-même prophétisé : « Et moi, quand j’aurai été élevé de terre, j’attirerai à moi tous les hommes » (Jn12, 32). Dans la mesure où nous nous aimons les uns les autrescomme le Christnous a aimés, nous sommes siens, nous sommes sa communauté et Il peut continuer à attirer à travers nous. En effet, seul l’amour est crédible, seul l’amour est digne de foi.[1]

L’unité attire, la division disperse. Il me semble que la physique le confirme également, tant dans le microcosme que dans le macrocosme. Ainsi, pour être une Église véritablement missionnaire, c’est-à-dire capable de témoigner de la force d’attraction de la charité du Christ, nous devons avant tout mettre en pratique son commandement, le seul qu’Il nous ait donné après avoir lavé les pieds de ses disciples : « Comme je vous ai aimés, vous aussi aimez-vous les uns les autres ». Et Il ajoute: « À ceci, tous reconnaîtront que vous êtes mes disciples: si vous avez de l’amour les uns pour les autres » (Jn13, 34-35). Saint Augustin commente : « C’est pour cela qu’Il nous a aimés, afin que nous nous aimions aussi les uns les autres. En nous aimant, Il nous a donné l’aide nécessaire pour que, par l’amour mutuel, nous nous unissions les uns aux autres et, liés par un lien si doux, nous formions le corps d’un seul Chef » (Homélie 65 sur l’Évangile de Jean, 2).

Très chers frères, je voudrais partir de là, de cette parole du Seigneur, pour notre premier Consistoire et, surtout, pour le chemin collégial que, avec la grâce de Dieu, nous sommes appelés à accomplir. Nous sommes un groupe très hétérogène, enrichi par des origines, des cultures, des traditions ecclésiales et sociales, des parcours de formation et universitaires, des expériences pastorales et, bien sûr, des caractères et des traits personnels multiples. Nous sommes appelés avant tout à faire connaissance et à dialoguer afin de pouvoir travailler ensemble au service de l’Église. J’espère que nous pourrons grandir dans la communion afin d’offrir un modèle de collégialité.

Aujourd’hui, dans un certain sens, nous poursuivons la rencontre mémorable que j’ai pu avoir avec beaucoup d’entre vous immédiatement après le Conclave, avec « un moment de communion et de fraternité, de réflexion et de partage, visant à soutenir et à conseiller le Pape dans la lourde responsabilité du gouvernement de l’Église universelle » (Lettre de convocation du Consistoire extraordinaire, 12 décembre 2025).Pour des raisons de temps et afin de favoriser un véritable approfondissement, seuls deux d’entre eux feront l’objet d’une discussion spécifique.

Les 21 groupes contribueront tous au choix que nous ferons, mais comme il m’est plus facile de demander conseil à ceux qui travaillent à la Curie et vivent à Rome, les groupes qui rendront compte seront les 9 provenant des Églises locales.

Je suis ici pour écouter. Comme nous l’avons appris lors des deux Assemblées du Synode des évêques de 2023 et 2024, la dynamique synodale implique l’écoute par excellence. Chaque moment de ce genre est une occasion d’approfondir notre appréciation commune de la synodalité. «Le monde dans lequel nous vivons, et que nous sommes appelés à aimer et à servir même dans ses contradictions, exige de l’Église le renforcement des synergies dans tous les domaines de sa mission. Le chemin de lasynodalitéest justement celui que Dieu attend de l’Église du troisième millénaire.» (François,Discours à l’occasion du 50e anniversaire de l’institution du Synode des évêques, 17 octobre 2015).

Cette journée et demie que nous passons ensemble sera une préfiguration de notre cheminement futur. Nous ne devons pas aboutir à un texte, mais poursuivre une conversation qui m’aide dans mon service pour la mission de l’Église tout entière. Demain, nous aborderons les deux thèmes choisis, avec la question suivante comme fil conducteur :

En regardant le chemin des deux prochaines années, quelles attentions et priorités pourraient orienter l’action du Saint-Père et de la Curie sur cette question ?

Écouter l’esprit, le cœur et l’âme de chacun ; s’écouter les uns les autres ; n’exprimer que le point principal et de manière très brève, afin que tous puissent s’exprimer : telle sera notre manière de procéder. Les sages de la Rome antique disaient :Non multa sed multum !Et à l’avenir, cette manière de nous écouter les uns les autres, en recherchant la guidance de l’Esprit Saint et en cheminant ensemble, continuera d’être d’une grande aide pour le ministère pétrinien qui m’a été confié. Même la manière dont nous apprenons à travailler ensemble, avec fraternité et une amitié sincère, peut faire naître quelque chose de nouveau qui met en jeu le présent et l’avenir.

Chers amis, dès maintenant je rends grâce à Dieu pour votre présence et vos contributions. Que la Vierge Marie, Mère de l’Église, nous assiste.

___________

[1] Cf. H.U. von Balthasar,Glaubhaft ist nur Liebe, Johannes Verlag, Einsiedeln 1963

[00040-FR.01] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

Dear Brothers,

I am very pleased to welcome all of you. Thank you for your presence! May the Holy Spirit, whom we have invoked, guide us during these two days of reflection and dialogue.

I consider it highly significant that we have gathered in Consistory on the day after the Solemnity of the Epiphany of the Lord, and I would like to introduce our work by proposing something drawn precisely from this mystery.

The liturgy echoed the ever-moving appeal of the prophet Isaiah: “Arise, shine; for your light has come, and the glory of the Lord has risen upon you. For darkness shall cover the earth, and thick darkness the peoples; but the Lord will arise upon you, and his glory will appear over you. Nations shall come to your light, and kings to the brightness of your dawn” (Is60:1-3).

These words call to mind the beginning of the Second Vatican Council’s Constitution on the Church. I will read the first paragraph in its entirety: “Christ is the light of the nations and consequently this holy Synod, gathered together in the Holy Spirit, ardently desires to bring all humanity that light of Christ which is resplendent on the face of the Church, by proclaiming his Gospel to every creature (cf.Mk16:15). Since the Church, in Christ, is a sacrament — a sign and instrument, that is, of communion with God and of the unity of the entire human race — it here proposes, for the benefit of the faithful and of the entire world, to describe more clearly, and in the tradition laid down by earlier councils, its own nature and universal mission. The present situation lends greater urgency to this duty of the Church, so that all people, who nowadays are drawn ever more closely together by social, technical and cultural bonds, may achieve full unity in Christ” (Lumen Gentium, 1).

While centuries apart, we can say that the Holy Spirit inspired the same vision in the prophet and in the Council Fathers, namely the vision of the light of the Lord illuminating the holy city — first Jerusalem, then the Church. The guidance of this light enables all peoples to walk in the midst of the darkness of the world. What Isaiah announced figuratively, the Council recognizes in the fully revealed reality of Christ, the light of the nations.

We can understand the overall pontificates of Saint Paul VI and Saint John Paul II within this conciliar perspective, which sees the mystery of the Church as entirely held within the mystery of Christ, and thus understands the evangelizing mission as a radiation of the inexhaustible energy released by the central event of salvation history.

Popes Benedict XVI and Francis, in turn, summarized this vision in one word: “attraction.” Pope Benedict referred to this in his homily for the opening of the Aparecida Conference in 2007, when he said: “The Church does not engage in proselytism. Instead, she grows by ‘attraction’: just as Christ ‘draws all to himself’ by the power of his love, culminating in the sacrifice of the Cross, so the Church fulfils her mission to the extent that, in union with Christ, she accomplishes every one of her works in spiritual and practical imitation of the love of her Lord.” Pope Francis was in perfect agreement with this, and repeated it several times in different contexts.

Today, I joyfully revisit this theme and share it with you. I invite us to pay close attention to what Pope Benedict signaled as the “power” that drives this movement of attraction. Indeed, this power isCharis, it isAgape, it is the love of God that became incarnate in Jesus Christ and that, in the Holy Spirit, is given to the Church, sanctifying all her actions. Furthermore, it is not the Church that attracts, but Christ; and if a Christian or an ecclesial community attracts, it is because through that “channel” flows the lifeblood of Charity that cascades from the Heart of the Savior. Moreover, it is significant that Pope Francis began withEvangelii Gaudium“on the proclamation of the Gospel in today’s world,” and concluded withDilexit Nos“on the human and divine love of the Heart of Jesus Christ.”

Saint Paul writes, “the love of Christ urges us on” (2 Cor5:14). The verbsunecheisignifies that the love of Christ urges us on because it possesses us, envelops us and captivates us. This is the power that attracts everyone to Christ, as he himself foretold: “And I, when I am lifted up from the earth, will draw all people to myself” (Jn12:32). To the extent that we love one anotheras Christ has loved us, we belong to him, we are his community, and he can continue to draw others to himself through us. In fact, only love is credible; only love is trustworthy.[1]

While unity attracts, division scatters. It seems to me that physics also confirms this, both on the microscopic and macroscopic levels. Therefore, in order to be a truly missionary Church, one that is capable of witnessing to the attractive power of Christ’s love, we must first of all put into practice his commandment, the only one he gave us after washing his disciples’ feet: “Just as I have loved you, you also should love one another.” He then adds: “By this everyone will know that you are my disciples, if you have love for one another” (Jn13:34-35). Saint Augustine observes: “This is why he loved us, so that we too might love one another. By loving us, he gave us the help we need to bind ourselves together in mutual love, and, bound together by such a pleasing bond, we are the body of such a mighty Head” (Homily 65 on the Gospel of John,2).

Dear Brothers, I would like to begin here, with these words of the Lord, for our first Consistory and especially for the collegial journey that, with God’s grace, we are called to undertake. We are a very diverse group, enriched by a wide range of backgrounds, cultures, ecclesial and social traditions, formative and academic paths, pastoral experiences, not to mention personal characteristics and traits. We are called first to get to know one another and to dialogue, so that we may work together in serving the Church. I hope that we can grow in communion and thus offer a model of collegiality.

Today, in a certain sense, we will continue that memorable meeting, which I was able to share with many of you immediately after the Conclave, in “a moment of communion and fraternity, of reflection and sharing, aimed at supporting and advising the Pope in the demanding responsibility of governing the universal Church” (Letter Convoking the Extraordinary Consistory, 12 December 2025).

In the coming days, we will have the opportunity to engage in a communal reflection on four themes:Evangelii Gaudium, that is, the mission of the Church in today’s world;Praedicate Evangelium, namely the service of the Holy See, especially to the particular Churches; the Synod and synodality as both an instrument and a style of cooperation; and the liturgy, the source and summit of the Christian life. Due to time constraints, and in order to encourage a genuinely in-depth analysis, only two of them will be discussed specifically.

While each of the twenty-one groups will contribute to the choice that we will make, the groups that will be reporting will be those nine coming from the local Churches, since it is naturally easier for me to seek counsel from those who work in the Curia and live in Rome.

I am here to listen. As we learned during the two Assemblies of the Synod of Bishops of 2023 and 2024, the synodal dynamic implies a listeningpar excellance. Every moment of this kind is an opportunity to deepen our shared appreciation for synodality. “The world in which we live, and which we are called to love and serve, even with its contradictions, demands that the Church strengthen cooperation in all areas of her mission. It is precisely this path of synodality which God expects of the Church of the third millennium” (Francis,Address on the Fiftieth Anniversary of the Institution of the Synod of Bishops, 17 October 2015).

This day and a half together will point the way for our path ahead. We must not arrive at a text, but continue a conversation that will help me in serving the mission of the entire Church.

Tomorrow, we will discuss the two chosen themes, with the following question as a guide:

Looking at the path of the next one or two years, what considerations and priorities could guide the action of the Holy Father and of the Curia regarding each theme?

This will be our way of proceeding: being attentive to the heart, mind and spirit of each; listening to one other; expressing only the main point and in a succinct manner, so that all can speak. The ancient Romans in their wisdom used to say:Non multa sed multum! In future, this way of listening to each other, seeking the guidance of the Holy Spirit and walking together, will continue to be a great help for the Petrine ministry entrusted to me. Even the way in which we learn to work together, with fraternity and sincere friendship, can give rise to something new, something that brings both the present and the future into focus.

May the Holy Spirit always guide us, and may the Virgin Mary, Mother of the Church, assist us.

______________

[1] Cf. H.U. Von Balthasar,Glaubhaft ist nur Liebe, Johannes Verlag, Einsiedeln 1963.

[00040-EN.01] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua tedesca

Liebe Brüder,

ich freue mich sehr, euch zu empfangen und willkommen zu heißen. Danke für eure Anwesenheit! Möge der Heilige Geist, den wir angerufen haben, uns in diesen zwei Tagen der Reflexion und des Dialogs leiten.

Ich halte es für sehr bedeutsam, dass wir uns am Tag nach dem Hochfest der Erscheinung des Herrn im Konsistorium versammelt haben, und möchte unsere Arbeit mit einem Gedanken einleiten, der gerade aus diesem Geheimnis herrührt.

In der Liturgie ist der stets bewegende Aufruf des Propheten Jesaja zu vernehmen gewesen:»Steh auf, werde Licht, denn es kommt dein Licht und die Herrlichkeit des Herrn geht strahlend auf über dir. Denn siehe, Finsternis bedeckt die Erde und Dunkel die Völker, doch über dir geht strahlend der Herr auf, seine Herrlichkeit erscheint über dir. Nationen wandern zu deinem Licht und Könige zu deinem strahlenden Glanz«(Jes60,1-3).

Diese Worte erinnern an den Anfang der Konstitution über die Kirche des Zweiten Vatikanischen Konzils. Ich zitiere den ersten Absatz vollständig:»Christus ist das Licht der Völker. Darum ist es der dringende Wunsch dieser im Heiligen Geist versammelten Heiligen Synode, alle Menschen durch seine Herrlichkeit, die auf dem Antlitz der Kirche widerscheint, zu erleuchten, indem sie das Evangelium allen Geschöpfen verkündet (vgl.Mk16,15). Die Kirche ist ja in Christus gleichsam das Sakrament, das heißt Zeichen und Werkzeug für die innigste Vereinigung mit Gott wie für die Einheit der ganzen Menschheit. Deshalb möchte sie das Thema der vorausgehenden Konzilien fortführen, ihr Wesen und ihre universale Sendung ihren Gläubigen und aller Welt eingehender erklären. Die gegenwärtigen Zeitverhältnisse geben dieser Aufgabe der Kirche eine besondere Dringlichkeit, dass nämlich alle Menschen, die heute durch vielfältige soziale, technische und kulturelle Bande enger miteinander verbunden sind, auch die volle Einheit in Christus erlangen«(Lumen gentium, 1).

Wir können sagen, dass der Heilige Geist im Abstand von Jahrhunderten den Propheten und die Konzilsväter dieselbe Vision eingegeben hat: die Vision vom Licht des Herrn, das die heilige Stadt erleuchtet – anfangs Jerusalem, später die Kirche – und sich in ihr widerspiegelt, sodass alle Völker durch die Finsternis der Welt wandeln können. Was Jesaja „in Bildern” ankündigte, das erkennt das Konzil in der vollständig offenbarten Wirklichkeit Christi, dem Licht der Völker.

Die Pontifikate von Paul VI. und Johannes Paul II. können wir insgesamt in dieser konziliaren Perspektive interpretieren, die das Geheimnis der Kirche ganz in das Geheimnis Christi eingeschrieben sieht und so die Evangelisierungsmission als Verströmen jener unerschöpflichen Kraft versteht, die vom zentralen Ereignis der Heilsgeschichte ausgeht.

Die Päpste Benedikt XVI. und Franziskus haben diese Vision dann in einem Wort zusammengefasst:Anziehung. Papst Benedikt tat dies in seiner Homilie zur Eröffnung der Konferenz von Aparecida im Jahr 2007, als er sagte: »Die Kirche betreibt keinen Proselytismus. Sie entwickelt sich vielmehr durch „Anziehung“: Wie Christus mit der Kraft seiner Liebe, die im Opfer am Kreuz gipfelt, „alle an sich zieht“, so erfüllt die Kirche ihre Sendung in dem Maß, in dem sie, mit Christus vereint, jedes Werk in geistlicher und konkreter Übereinstimmung mit der Liebe ihres Herrn erfüllt.« Papst Franziskus stimmte diesem Ansatz uneingeschränkt zu und wiederholte ihn mehrfach in verschiedenen Zusammenhängen.

Heute greife ich ihn mit Freude wieder auf und teile ihn mit euch. Und ich lade mich und euch ein, genau darauf zu achten, was Papst Benedikt als die „Kraft“ bezeichnet hat, die dieser Anziehung zugrunde liegt: Diese Kraft ist dieCharis, ist dieAgape, ist die Liebe Gottes, die in Jesus Christus Mensch geworden ist und die der Kirche im Heiligen Geist geschenkt wird und all ihr Handeln heiligt. Tatsächlich ist es nicht die Kirche, die anzieht, sondern Christus, und wenn ein Christ oder eine kirchliche Gemeinschaft anzieht, dann deshalb, weil durch diesen „Kanal” die Lebenskraft der göttlichen Liebe herausfließt, die aus dem Herzen des Erlösers entspringt. Es ist bezeichnend, dass Papst Franziskus, der mitEvangelii gaudium»über die Verkündigung des Evangeliums in der Welt von heute« begonnen hat, mitDilexit nos»über die menschliche und göttliche Liebe des Herzens Jesu Christi« abgeschlossen hat.

Der heilige Paulus schreibt:»Caritas Christi urget nos«(2 Kor5,14). Das Verbsunecheibesagt, dass die Liebe Christi uns antreibt, weil sie uns besitzt, uns umgibt, uns fesselt. Dies ist die Kraft, die alle zu Christus hinzieht, wie er selbst prophezeite: »Und ich, wenn ich über die Erde erhöht bin, werde alle zu mir ziehen« (Joh12,32). In dem Maße, in dem wir einander lieben,wie Christusuns geliebt hat, gehören wir zu ihm, sind wir seine Gemeinschaft, und er kann weiterhin durch uns anziehen. Denn nur die Liebe ist glaubwürdig, nur die Liebe ist vertrauenswürdig.[1]

Einheit zieht an, Spaltung zerstreut. Dies scheint mir auch in der Physik zu gelten, sowohl im Mikrokosmos als auch im Makrokosmos. Um also eine wirklich missionarische Kirche zu sein, d. h. eine Kirche, die fähig ist, die Anziehungskraft der Liebe Christi zu bezeugen, müssen wir vor allem sein Gebot in die Tat umsetzen, das einzige, das er uns gegeben hat, nachdem er seinen Jüngern die Füße gewaschen hatte:»Wie ich euch geliebt habe, so sollt auch ihr einander lieben.«Und er fügt hinzu:»Daran werden alle erkennen, dass ihr meine Jünger seid: wenn ihr einander liebt«(Joh13,34-35). Der heilige Augustinus kommentiert:»Dazu also hat er uns geliebt, dass auch wir einander lieben, indem er durch seine Liebe zu uns dies uns verlieh, dass wir durch wechselseitige Liebe untereinander verbunden werden und infolge der Vereinigung der Glieder mittels eines so süßen Bandes der Leib eines so großen Hauptes seien«(65. Vortrag über das Johannesevangelium, 2).

Liebe Brüder, ich möchte von hier, von diesem Wort des Herrn, für unser erstes Konsistorium und vor allem für den Weg dieses Kollegiums ausgehen, den wir mit Gottes Gnade gehen sollen. Wir sind eine sehr vielfältige Gruppe, bereichert durch unterschiedliche Herkunftsorte, Kulturen, kirchliche und soziale Traditionen, Ausbildungs- und Bildungswege, pastorale Erfahrungen und natürlich durch unsere persönlichen Charaktere und Eigenschaften. Wir sind vor allem dazu berufen, uns kennenzulernen und miteinander ins Gespräch zu kommen, um gemeinsam im Dienst der Kirche arbeiten zu können. Ich hoffe, dass wir in der Gemeinschaft wachsen können, um ein Modell der Kollegialität vorzuleben.

Heute setzen wir in gewisser Weise das denkwürdige Treffen fort, das ich zusammen mit vielen von euch unmittelbar nach dem Konklave hatte, mit „einem Moment der Gemeinschaft und Brüderlichkeit, des Nachdenkens und des Austauschs, um den Papst in seiner schweren Verantwortung der Leitung der Weltkirche zu unterstützen und zu beraten“ (Einberufungsschreiben zum außerordentlichen Konsistorium, 12. Dezember 2025).

In diesen Tagen werden wir Gelegenheit haben, bereits gemeinsam über vier Themen nachzudenken:Evangelii gaudium, d. h. die Mission der Kirche in der Welt von heute;Praedicate Evangelium, also der Dienst des Heiligen Stuhls, insbesondere an den Teilkirchen; Synode und Synodalität, Instrument und Stil der Zusammenarbeit; Liturgie, Quelle und Höhepunkt des christlichen Lebens.Aus Zeitgründen und um eine echte Vertiefung zu ermöglichen, werden nur zwei davon Gegenstand einer spezifischen Behandlung sein.

Alle 21 Gruppen werden zu unserer Entscheidung beitragen, aber da es für mich einfacher ist, diejenigen um Rat zu fragen, die in der Kurie arbeiten und in Rom leben, werden die 9 Gruppen aus den Ortskirchen diejenigen sein, die berichten.

Ich bin hier, um zuzuhören. Wie wir während der beiden Versammlungen der Bischofssynode 2023 und 2024 gelernt haben, bedeutet die synodale Dynamik in erster Linie Zuhören. Jeder Moment dieser Art ist eine Gelegenheit, unsere gemeinsame Wertschätzung für die Synodalität zu vertiefen. »Die Welt, in der wir leben und die in all ihrer Widersprüchlichkeit zu lieben und ihr zu dienen wir berufen sind, verlangt von der Kirche eine Steigerung ihres Zusammenwirkens in allen Bereichen ihrer Sendung. Genau dieser Weg derSynodalitätist das, was Gott sich von der Kirche des dritten Jahrtausends erwartet.« (Franziskus,Ansprache zur 50-Jahr-Feier der Errichtung der Bischofssynode, 17. Oktober 2015).

Unser anderthalbtägiges Zusammensein wird eine Vorwegnahme unseres zukünftigen Weges sein. Wir müssen nicht zu einem Text gelangen, sondern ein Gespräch führen, das mir in meinem Dienst für die Mission der gesamten Kirche hilft.

Morgen werden wir die beiden ausgewählten Themen mit der folgenden Leitfrage behandeln:

Mit Blick auf den Weg der nächsten ein oder zwei Jahre: Welche Schwerpunkte und Prioritäten könnten das Handeln des Heiligen Vaters und der Kurie in dieser Frage leiten?

Auf den Verstand, das Herz und den Geist jedes Einzelnen hören; einander zuhören; nur den wichtigsten Punkt und nur sehr kurz zum Ausdruck bringen, damit alle zu Wort kommen können: Das wird unsere Vorgehensweise sein. Die alten römischen Weisen sagten:Non multa, sed multum!Und in Zukunft wird diese Art, einander zuzuhören, indem wir die Führung des Heiligen Geistes suchen und gemeinsam voranschreiten, für den Petrusdienst, der mir anvertraut wurde, weiterhin eine große Hilfe sein. Auch aus der Art und Weise, wie wir lernen, in Brüderlichkeit und aufrichtiger Freundschaft zusammenzuarbeiten, kann etwas Neues entstehen, das Gegenwart und Zukunft in Bewegung setzt.

Meine Lieben, ich danke Gott schon jetzt für eure Anwesenheit und eure Beiträge. Möge die Jungfrau Maria, Mutter der Kirche, uns immer beistehen.

________________

[1] Vgl. H.U. von Balthasar,Glaubhaft ist nur Liebe, Einsiedeln 1963.

[00040-DE.01] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

Queridos hermanos:

Me complace mucho acogerlos y darles la bienvenida. ¡Gracias por su presencia! Que el Espíritu Santo, al que hemos invocado, nos guíe en estos dos días de reflexión y diálogo.

Considero muy significativo el hecho de que nos hayamos reunido en Consistorio al día siguiente de la solemnidad de la Epifanía del Señor, y me gustaría introducir nuestros trabajos con una inspiración que proviene precisamente de este misterio.

En la liturgia ha resonado el siempre conmovedor llamamiento del profeta Isaías: «¡Levántate, resplandece, porque llega tu luz y la gloria del Señor brilla sobre ti! Porque las tinieblas cubren la tierra y una densa oscuridad, a las naciones, pero sobre ti brillará el Señor y su gloria aparecerá sobre ti. Las naciones caminarán a tu luz y los reyes, al esplendor de tu aurora» (Is60,1-3).

Estas palabras recuerdan el comienzo de la Constitución sobre la Iglesia del Concilio Vaticano II. Leo íntegramente el primer párrafo: «Cristo es la luz de los pueblos. Por ello este sacrosanto Sínodo, reunido en el Espíritu Santo, desea ardientemente iluminar a todos los hombres, anunciando el Evangelio a toda criatura (cf.Mc16,15) con la claridad de Cristo, que resplandece sobre la faz de la Iglesia. Y porque la Iglesia es en Cristo como un sacramento, o sea signo e instrumento de la unión íntima con Dios y de la unidad de todo el género humano, ella se propone presentar a sus fieles y a todo el mundo con mayor precisión su naturaleza y su misión universal, abundando en la doctrina de los concilios precedentes. Las condiciones de nuestra época hacen más urgente este deber de la Iglesia, a saber, el que todos los hombres, que hoy están más íntimamente unidos por múltiples vínculos sociales técnicos y culturales, consigan también la plena unidad en Cristo» (Lumen gentium, 1).

Podemos decir que el Espíritu Santo, a siglos de distancia, inspiró la misma visión al profeta y a los Padres conciliares: la visión de la luz del Señor que ilumina la ciudad santa —primero Jerusalén, luego la Iglesia— y, reflejándose en ella, permite a todos los pueblos caminar en medio de las tinieblas del mundo. Lo que Isaías anunciaba “en figura”, el Concilio lo reconoce en la realidad plenamente revelada de Cristo, luz de las naciones.

Los pontificados de san Pablo VI y san Juan Pablo II pueden interpretarse globalmente desde esta perspectiva conciliar, que contempla el misterio de la Iglesia plenamente incluido en el de Cristo y comprende así la misión evangelizadora como irradiación de la energía inagotable que emana del acontecimiento central de la historia de la salvación.

Los Papas Benedicto XVI y Francisco resumieron esta visión en una sola palabra:atracción. El Papa Benedicto lo hizo en la homilía inaugural de la Conferencia de Aparecida, en 2007, cuando dijo: «La Iglesia no hace proselitismo. Crece mucho más por “atracción”: como Cristo “atrae a todos a sí” con la fuerza de su amor, que culminó en el sacrificio de la cruz, así la Iglesia cumple su misión en la medida en que, asociada a Cristo, realiza su obra conformándose en espíritu y concretamente con la caridad de su Señor». El Papa Francisco se mostró totalmente de acuerdo con este enfoque y lo repitió en varias ocasiones en diferentes contextos.

Hoy, con alegría, la retomo y la comparto con ustedes. Y los invito a ustedes y a mí a prestar mucha atención a lo que el Papa Benedicto señalaba como la “fuerza” que preside este movimiento de atracción: esa fuerza es laCharis, es elÁgape, es el Amor de Dios que se encarnó en Jesucristo y que en el Espíritu Santo se dona a la Iglesia y santifica todas sus acciones. En efecto, no es la Iglesia la que atrae, sino Cristo, y si un cristiano o una comunidad eclesial atrae, es porque a través de ese “canal” llega la savia vital de la caridad que brota del Corazón del Salvador. Es significativo que el Papa Francisco, que empezó conEvangelii gaudium«sobre el anuncio del Evangelio en el mundo actual», haya concluido conDilexit nos«sobre el amor humano y divino del Corazón de Cristo».

San Pablo escribe: «Caritas Christi urget nos» (2 Co5,14). El verbosunecheidice que el amor de Cristo nos impulsa puesto que nos posee, nos envuelve y nos cautiva. He aquí la fuerza que atrae a todos hacia Cristo, como Él mismo profetizó: «Cuando yo sea levantado en alto sobre la tierra, atraeré a todos hacia mí» (Jn12,32). En la medida en que nos amamos unos a otroscomoCristonos ha amado, somos suyos, somos su comunidad y Él puede seguir atrayendo a través de nosotros. De hecho, sólo el amor es creíble, sólo el amor es digno de fe.[1]

La unidad atrae, la división dispersa. Me parece que esto también se refleja en la física, tanto en el microcosmos como en el macrocosmos. Por lo tanto, para ser una Iglesia verdaderamente misionera, es decir, capaz de dar testimonio de la fuerza atractiva de la caridad de Cristo, debemos ante todo poner en práctica su mandamiento, el único que nos dio después de lavar los pies a sus discípulos: «Así como yo los he amado, ámense también ustedes los unos a los otros». Y añade: «En esto todos reconocerán que ustedes son mis discípulos: en el amor que se tengan los unos a los otros» (Jn13,34-35). Comenta san Agustín: «Nos quiso, pues, para esto, para que nos queramos mutuamente, al conferirnos esto, queriéndonos él: que la mutua dilección nos enlace entre nosotros y, unidos juntamente por tan dulce vínculo los miembros, seamos cuerpo de tan importante cabeza» (Tratado del Evangelio de Juan, 65,2).

Queridos hermanos, quisiera partir de aquí, de esta palabra del Señor, para nuestro primer Consistorio y, sobre todo, para el camino colegial que, con la gracia de Dios, estamos llamados a recorrer. Somos un grupo muy variado, enriquecido por múltiples procedencias, culturas, tradiciones eclesiales y sociales, trayectorias formativas y académicas, experiencias pastorales y, naturalmente, caracteres y rasgos personales. Estamos llamados, ante todo, a conocernos y a dialogar para poder trabajar juntos al servicio de la Iglesia. Espero que podamos crecer en nuestra comunión para ofrecer un modelo de colegialidad.

Hoy, en cierto sentido, continuamos el memorable encuentro que pude tener con muchos de ustedes inmediatamente después del Cónclave, con «un momento de comunión y fraternidad, de reflexión y de intercambio, destinado a apoyar y aconsejar al Papa en la grave responsabilidad del gobierno de la Iglesia universal» (Carta de convocatoria del Consistorio extraordinario, 12 diciembre 2025).

En estos días tendremos la oportunidad de experimentar una reflexión comunitaria sobre cuatro temas:Evangelii gaudium, o bien, la misión de la Iglesia en el mundo actual;Praedicate Evangelium, es decir, el servicio de la Santa Sede, especialmente a las Iglesias particulares; Sínodo y sinodalidad, instrumento y estilo de colaboración; y liturgia, fuente y culmen de la vida cristiana. Por razones de tiempo y para favorecer un análisis más profundo, sólo dos de ellos serán objeto de una exposición específica.

Los 21 grupos contribuirán a la decisión que tomemos, pero, dado que para mí es más fácil pedir consejo a quienes trabajan en la Curia y viven en Roma, los grupos que presentarán sus informes serán los 9 procedentes de las Iglesias locales.

Estoy aquí para escuchar. Como aprendimos durante las dos Asambleas del Sínodo de los Obispos de 2023 y 2024, la dinámica sinodal implica por excelencia la escucha. Cada momento de este tipo es una oportunidad para profundizar en nuestro aprecio compartido por la sinodalidad. «El mundo en el que vivimos, y que estamos llamados a amar y servir también en sus contradicciones, exige de la Iglesia el fortalecimiento de las sinergias en todos los ámbitos de su misión. Precisamente el camino de lasinodalidades el camino que Dios espera de la Iglesia del tercer milenio» (Francisco,Discurso en el 50º aniversario de la institución del Sínodo de los Obispos, 17 octubre 2015).

Esta jornada y media que pasaremos juntos será una prefiguración de nuestro camino futuro. No debemos llegar a un texto, sino mantener una conversación que me ayude en mi servicio a la misión de toda la Iglesia.

Mañana abordaremos los dos temas elegidos, con la siguiente pregunta guía:

De frente al camino de los próximos uno o dos años, ¿qué aspectos y prioridades podrían orientar la acción del Santo Padre y de la Curia sobre esta cuestión?

Escuchar la mente, el corazón y el espíritu de cada uno; escucharnos unos a otros; expresar sólo el punto principal y de manera muy breve, para que todos puedan hablar: ésta será nuestra forma de proceder. Los antiguos sabios romanos decían:Non multa sed multum. Y en el futuro, esta forma de escucharnos unos a otros, buscando la guía del Espíritu Santo y caminando juntos, seguirá siendo de gran ayuda para el ministerio petrino que se me ha confiado. También de la forma en que aprendemos a trabajar juntos, con fraternidad y amistad sincera, puede surgir algo nuevo, que pone en juego el presente y el futuro.

Queridos hermanos, desde ya doy gracias a Dios por la presencia de todos ustedes y sus contribuciones. Que la Virgen María, Madre de la Iglesia, nos asista siempre.

_______________

[1] Cf. H.U. von Balthasar,Sólo el amor es digno de fe, Salamanca 2004.

[00040-ES.01] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua portoghese

Caríssimos irmãos,

Estou muito feliz por vos receber e dar as boas-vindas. Obrigado pela vossa presença! Que o Espírito Santo, por nós invocado, nos guie durante estes dois dias de reflexão e diálogo.

Considero deveras significativo que estejamos reunidos em Consistório no dia seguinte à solenidade da Epifania do Senhor, e gostaria de iniciar os nossos trabalhos com uma sugestão que deriva precisamente deste mistério.

Na liturgia, ressoou o sempre comovente apelo do profeta Isaías: «Levanta-te e resplandece, Jerusalém, que está a chegar a tua luz! A glória do Senhor amanhece sobre ti! Olha: as trevas cobrem a terra, e a escuridão, os povos, mas sobre ti amanhecerá o Senhor. A sua glória vai aparecer sobre ti. As nações caminharão à tua luz, e os reis ao esplendor da tua aurora» (Is60, 1-3).

Estas palavras fazem-nos pensar no início da Constituição sobre a Igreja do Concílio Vaticano II. Leio na íntegra o primeiro parágrafo: «A luz dos povos é Cristo: por isso, este sagrado Concílio, reunido no Espírito Santo, deseja ardentemente iluminar com a Sua luz, que resplandece no rosto da Igreja, todos os homens, anunciando o Evangelho a toda a criatura (cf.Mc16, 15). Mas porque a Igreja, em Cristo, é como que o sacramento, ou sinal, e o instrumento da íntima união com Deus e da unidade de todo o género humano, pretende ela, na sequência dos anteriores Concílios, pôr de manifesto com maior insistência, aos fiéis e a todo o mundo, a sua natureza e missão universal. E as condições do nosso tempo tornam ainda mais urgentes este dever da Igreja, para que deste modo os homens todos, hoje mais estreitamente ligados uns aos outros, pelos diversos laços sociais, técnicos e culturais, alcancem também a plena unidade em Cristo» (Lumen gentium, 1).

Podemos afirmar que, a séculos de distância, o Espírito Santo inspirou a mesma visão no profeta e nos Padres conciliares: a visão da luz do Senhor que ilumina a cidade santa – primeiro Jerusalém, depois a Igreja – e, refletindo-se nela, permite a todos os povos caminhar no meio das trevas do mundo. O que Isaías anunciavain figura, o Concílio o reconhece na realidade plenamente revelada de Cristo, luz dos povos.

Os pontificados de São Paulo VI e São João Paulo II poderiam ser interpretados globalmente dentro desta perspectiva conciliar, que contempla o mistério da Igreja inteiramente contido no mistério de Cristo e, deste modo, compreende a missão evangelizadora como irradiação da inesgotável energia emanada do Evento central da história da salvação.

Os Papas Bento XVI e Francisco resumiram essa visão numa palavra:atração. O Papa Bento XVI fê-lo na homilia de abertura da Conferência de Aparecida, em 2007, quando disse: «A Igreja não faz proselitismo. Ela cresce muito maispor “atração”: como Cristo “atrai todos a si” com a força do seu amor, que culminou no sacrifício da Cruz, assim a Igreja cumpre a sua missão na medida em que, associada a Cristo, cumpre a sua obra conformando-se em espírito e concretamente com a caridade do seu Senhor». O Papa Francisco concordou plenamente com esta perspetiva e repetiu-a, em contextos diferentes, várias vezes.

Retomo-a hoje, com alegria, e partilho-a convosco. A mim mesmo e a vós, lanço o convite a prestar muita atenção ao que o Papa Bento XVI indicou como a “força” que preside a este movimento de atração: essa força é aCharis, oAgape, o Amor de Deus que se fez carne em Jesus Cristo e que, no Espírito Santo, é dado à Igreja, santificando todas as suas ações. Na verdade, não é a Igreja que atrai, mas Cristo, e se um cristão ou uma comunidade eclesial atrai, é porque através desse “canal” chega a seiva vital da Caridade que brota do Coração do Salvador. É significativo que o Papa Francisco, tendo começado com aEvangelii gaudium«sobre o anúncio do Evangelho no mundo atual», concluísse com aDilexit nos«sobre o amor humano e divino do Coração de Cristo».

São Paulo escreve: «Caritas Christi urget nos» (2 Cor5, 14). O verbosunecheiindica que o amor de Cristo nos impele, na medida em que nos possui, envolve e cativa. Eis a força que atrai todos para Cristo, como Ele mesmo profetizou: «Eu, quando for erguido da terra, atrairei todos a mim» (Jo12, 32). Na medida em que nos amamos uns aos outroscomo Cristonos amou, somos seus, somos a sua comunidade e Ele através de nós pode continuar a atrair. Realmente, só o amor é credível, só o amor é digno de fé.[1]

A unidade atrai, a divisão dispersa. Parece-me que isso também se verifica na física, tanto no micro como no macrocosmo. Por conseguinte, para sermos uma Igreja verdadeiramente missionária, ou seja, capaz de testemunhar a força atrativa da caridade de Cristo, devemos em primeiro lugar pôr em prática o seu mandamento, o único que Ele nos deu, depois de ter lavado os pés dos discípulos: «Que vos ameis uns aos outros assim como Eu vos amei». E acrescentou: «Por isto é que todos conhecerão que sois meus discípulos: se vos amardes uns aos outros» (Jo13, 34-35). Santo Agostinho comenta: «Por isso Ele nos amou, para que também nós nos amemos uns aos outros. Ao amar-nos, Ele ajudou a que, com amor mútuo, nos estreitássemos entre nós e, ligados assim os membros por vínculo tão suave, fôssemos o corpo de tal Cabeça» (Homilia 65 sobre o Evangelho de João, 2).

Caríssimos irmãos, gostaria de partir daqui, desta palavra do Senhor, para o nosso primeiro Consistório e, sobretudo, para o caminho colegial que, com a graça de Deus, somos chamados a percorrer. Somos um grupo muito variado, enriquecido pelas nossas múltiplas proveniências, culturas, tradições eclesiais e sociais, percursos formativos e académicos, experiências pastorais e, naturalmente, feitios e traços pessoais. Somos chamados, em primeiro lugar, a conhecer-nos e a dialogar para podermos trabalhar juntos ao serviço da Igreja. Espero que possamos crescer em comunhão para oferecer um modelo de colegialidade.

Hoje, em certo sentido, continuamos o memorável encontro que, com muitos de vós, pude ter logo após o Conclave, com «um momento de comunhão e fraternidade, reflexão e partilha, com o objetivo de apoiar e aconselhar o Papa na grave responsabilidade do governo da Igreja universal» (Carta de convocação do Consistório extraordinário, 12 de dezembro de 2025).

Nestes dias, teremos a oportunidade de viver a experiência de uma reflexão comunitária sobre quatro temas:Evangelii gaudium, ou seja, a missão da Igreja no mundo de hoje;Praedicate Evangelium, isto é, o serviço da Santa Sé, especialmente às Igrejas particulares; Sínodo e sinodalidade, instrumento e estilo de colaboração; liturgia, fonte e meta da vida cristã. Por motivos de tempo e para favorecer um real aprofundamento, apenas dois deles serão objeto de uma análise específica.

Todos os 21 grupos contribuirão para a escolha que faremos, mas, como é mais fácil para mim pedir conselhos àqueles que trabalham na Cúria e vivem em Roma, os grupos que apresentarão os seus resultados serão os 9 provenientes das Igrejas locais.

Estou aqui para escutar. Como aprendemos durante as duas Assembleias do Sínodo dos Bispos de 2023 e 2024, a dinâmica sinodal implica, por excelência, a escuta. Cada momento deste tipo é uma oportunidade para aprofundar o nosso comum apreço pela sinodalidade. «O mundo, em que vivemos e que somos chamados a amar e servir mesmo nas suas contradições, exige da Igreja o reforço das sinergias em todas as áreas da sua missão. O caminho dasinodalidadeé precisamente o caminho que Deus espera da Igreja do terceiro milénio» (Francisco,Discurso na comemoração do Cinquentenário da Instituição do Sínodo dos Bispos, 17 de outubro de 2015).

Este dia e meio que passaremos juntos será uma prefiguração do nosso caminho futuro. Não temos de chegar a um texto, mas sim levar por diante uma conversa que me ajude no serviço em prol da missão de toda a Igreja. Amanhã iremos tratar as duas temáticas escolhidas, a partir da seguinte pergunta-guia

Olhando para o caminho dos próximos um ou dois anos, que atenções e prioridades poderiam orientar a ação do Santo Padre e da Cúria sobre a questão?

Escutar a mente, o coração e o espírito de cada um; escutar-se mutuamente; expressar apenas o ponto principal e de forma muito breve, de modo que todos possam falar: esta será a nossa maneira de proceder. Os antigos sábios romanos diziam:Non multa sed multum!E, no futuro, esta forma de nos escutarmos uns aos outros, buscando a guia do Espírito Santo e caminhando juntos, continuará a ser de grande ajuda para o ministério petrino que me foi confiado. Também a partir do modo como aprendemos a trabalhar em conjunto, na fraternidade e na amizade sincera, pode começar algo novo, que compromete o presente e o futuro.

Caríssimos, desde já, dou graças a Deus pela vossa presença e pelos vossos contributos. Que a Virgem Maria, Mãe da Igreja, sempre nos assista.

_______________

[1] Cf. H.U. von Balthasar,Glaubhaft ist nur Liebe, Johannes Verlag, Einsiedeln 1963.

[00040-PO.01] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua polacca

Drodzy Bracia!

Bardzo się cieszę, że mogę was przyjąć i powitać. Dziękuję za waszą obecność! Niech Duch Święty, którego przyzywaliśmy, prowadzi nas przez te dwa dni refleksji i dialogu.

Za bardzo znaczący uznaję fakt, że zgromadziliśmy się na Konsystorzu nazajutrz uroczystości Objawienia Pańskiego, dlatego chciałbym rozpocząć nasze obrady sugestią, która wywodzi się właśnie z tej tajemnicy.

W liturgii zabrzmiało zawsze poruszające wezwanie proroka Izajasza: „Powstań! Świeć, Jeruzalem, bo przyszło twe światło i chwała Pańska rozbłyska nad tobą. Bo oto ciemność okrywa ziemię i gęsty mrok spowija ludy, a ponad tobą jaśnieje Pan, i Jego chwała jawi się nad tobą. I pójdą narody do twojego światła, królowie do blasku twojego wschodu” (Iz60, 1-3).

Słowa te przywodzą na myśl początek Konstytucji o Kościele Soboru Watykańskiego II. Przeczytam w całości jej pierwszy akapit: „Światłością narodów jest Chrystus, dlatego obecny Sobór święty, zgromadzony w Duchu Świętym gorąco pragnie oświecić wszystkich ludzi Jego blaskiem jaśniejącym na obliczu Kościoła, głosząc Ewangelię wszelkiemu stworzeniu (por.Mk16, 15). Ponieważ Kościół jest w Chrystusie jakby sakramentem, czyli znakiem i narzędziem wewnętrznego zjednoczenia z Bogiem i jedności całego rodzaju ludzkiego, pragnie, podejmując naukę poprzednich soborów, dokładniej wyjaśnić swoim wiernym i całemu światu swoją naturę i powszechne posłannictwo. Warunki naszej epoki sprawiają, że to zadanie Kościoła staje się szczególnie pilne; chodzi mianowicie o to, aby wszyscy ludzie, złączeni dziś ściślej różnego rodzaju więzami społecznymi, technicznymi i kulturalnymi, osiągnęli również pełną jedność w Chrystusie” (Lumen gentium, 1).

Możemy powiedzieć, że Duch Święty, po upływie wieków, zainspirował Proroka oraz Ojców soborowych tą samą wizją: wizją światłości Pana, która oświeca święte miasto – najpierw Jerozolimę, a następnie Kościół – i, odbijając się w nim, pozwala wszystkim narodom kroczyć pośród ciemności świata. To, co Izajasz zapowiadał „jako figurę”, Sobór rozpoznaje w pełni objawionej rzeczywistości Chrystusa – światłości narodów.

Pontyfikaty św. Pawła VI i św. Jana Pawła II możemy interpretować całościowo w tej właśnie perspektywie soborowej, kontemplującej tajemnicę Kościoła wpisaną całkowicie w tajemnicę Chrystusa i w ten sposób rozumiejącej misję ewangelizacyjną jako promieniowanie niewyczerpanej energii wyzwolonej przez centralne Wydarzenie historii zbawienia.

Papieże Benedykt XVI i Franciszek podsumowali tę wizję jednym słowem:przyciąganie. Papież Benedykt uczynił to w homilii inaugurującej konferencję w Aparecida w 2007 r., kiedy powiedział: „Kościół nie uprawia prozelityzmu. On rozrasta się raczej przez «przyciąganie»: tak jak Chrystus «przyciągnął wszystkich do siebie» mocą swojej miłości, która osiągnęła swój szczyt w ofierze krzyża, tak i Kościół wypełnia swą misję, jeżeli zjednoczony z Chrystusem, realizuje swe dzieło zgodnie z duchem i konkretnym przykładem miłości swego Pana”[1]. Papież Franciszek całkowicie zgodził się z takim podejściem i wielokrotnie powtarzał te słowa w różnych kontekstach.

Dzisiaj z radością podejmuję to stanowisko i dzielę się nim z wami. Zachęcam siebie i was, abyśmy zwrócili szczególną uwagę na to, co Papież Benedykt wskazał jako „siłę”, która kieruje tym ruchem przyciągania: tą siłą jestCharis, jest niąAgape, to jest Miłość Boga, która stała się ciałem w Jezusie Chrystusie, która w Duchu Świętym jest dana Kościołowi i uświęca każde jego działanie. Ostatecznie to nie Kościół przyciąga, lecz Chrystus, a jeśli chrześcijanin lub wspólnota kościelna przyciąga, to dlatego, że poprzez ten „kanał” dociera życiodajna limfa Miłości, która wypływa z Serca Zbawiciela. Znamienne jest to, że Papież Franciszek, który rozpocząłEvangelii gaudiumstwierdzeniem „o głoszeniu Ewangelii we współczesnym świecie”,Dilexit noszakończył „o miłości ludzkiej i Bożej Serca Jezusa Chrystusa”.

Św. Paweł pisze: „Caritas Christi urget nos” (2 Kor5, 14). Czasowniksunecheioznacza, że miłość Chrystusa nas przynaglana tyle, na ile nas posiada, ogarnia i porywa. Oto siła, która przyciąga wszystkich do Chrystusa, jak On sam przepowiedział: „A Ja, gdy zostanę nad ziemię wywyższony, przyciągnę wszystkich do siebie” (J12, 32). W takim stopniu, w jakim miłujemy się nawzajemtak, jak Chrystusnas umiłował, należymy do Niego, jesteśmy Jego wspólnotą, a On może nadal przyciągać poprzez nas. Rzeczywiście, tylko miłość jest wiarygodna, tylko miłość jest godna zaufania[2].

Jedność przyciąga, podział rozprasza. Wydaje mi się, że potwierdza to również fizyka, zarówno w mikro-, jak i makrokosmosie. Aby zatem być Kościołem prawdziwie misyjnym, czyli zdolnym do dawania świadectwa o przyciągającej sile miłości Chrystusa, musimy przede wszystkim wprowadzać w życie Jego przykazanie, jedyne, które nam dał po umyciu uczniom stóp: „jak Ja was umiłowałem; żebyście i wy tak się miłowali wzajemnie”. I dodaje: „Po tym wszyscy poznają, że jesteście uczniami moimi, jeśli będziecie się wzajemnie miłowali” (J13, 34-35). Św. Augustyn komentuje: „Dlatego nas ukochał, abyśmy miłowali się wzajem; miłując nas, tego nam użycza, iż wzajemną miłością wiążemy się ze sobą a słodkim węzłem złączeni, mamy się stać członkami tak dostojnej Głowy” (In Ev. Ioannis 65, 2)[3].

Bracia najmilsi, chciałbym wyjść od tego, od tych słów Pana, dla naszego pierwszego Konsystorza, a przede wszystkim dla naszej kolegialnej wędrówki, do której przebycia z Bożą łaską jesteśmy powołani. Jesteśmy bardzo różnorodną grupą, ubogaconą rozmaitymi pochodzeniami, kulturami, tradycjami kościelnymi i społecznymi, drogami formacji i wykształcenia, doświadczeniami duszpasterskimi i, oczywiście, charakterami i cechami osobistymi. Jesteśmy wezwani przede wszystkim do poznania się i dialogu, abyśmy mogli wspólnie pracować w służbie Kościołowi. Mam nadzieję, że będziemy wzrastali we wspólnocie, aby dać wzór kolegialności.

Dzisiaj – w pewnym sensie – kontynuujemy pamiętne spotkanie, które wraz z wieloma z was mogłem odbyć zaraz po konklawe, a które było „momentem wspólnoty i braterstwa, refleksji i dzielenia się, mającym na celu wspieranie i doradzanie Papieżowi w trudnej odpowiedzialności rządzenia Kościołem powszechnym” (List zwołujący Nadzwyczajny Konsystorz, 12 grudnia 2025).

W tych dniach będziemy mieli okazję doświadczyć już wspólnotowej refleksji nad czterema tematami:Evangelii gaudium, czyli misja Kościoła w dzisiejszym świecie;Praedicate Evangelium, czyli służba Stolicy Apostolskiej, zwłaszcza Kościołom partykularnym; Synod i synodalność – narzędzie i styl współpracy; liturgia – źródło i szczyt życia chrześcijańskiego. Ze względu na ograniczenia czasowe oraz w celu umożliwienia dogłębnej analizy, tylko dwa z nich będą przedmiotem szczegółowego omówienia.

Wszystkie 21 grup przyczyni się do podjęcia przez nas wyboru, ale ponieważ łatwiej jest mi zasięgnąć porady osób pracujących w Kurii i mieszkających w Rzymie, sprawozdania przedstawi 9 grup pochodzących z Kościołów lokalnych.

Jestem tutaj, aby słuchać. Jak nauczyliśmy się podczas dwóch Zgromadzeń Synodu Biskupów w 2023 i 2024 r., dynamika synodalna oznaczapar excellencesłuchanie. Każda taka chwila jest okazją do pogłębienia naszego wspólnego uznania dla synodalności. „Świat, w którym żyjemy, a jesteśmy powołani, by go kochać i mu służyć, również przy jego sprzecznościach, wymaga od Kościoła wzmożenia współdziałania we wszystkich zakresach jego misji. Właśnie drogasynodalnościjest drogą, której Bóg oczekuje od Kościoła trzeciego tysiąclecia” (Franciszek,Przemówienie z okazji 50. rocznicy ustanowienia Synodu Biskupów, 17 października 2015)[4].

To półtora dnia, które spędzimy razem, będzie zapowiedzią naszej przyszłej drogi. Nie musimy opracowywać tekstu, ale mamy prowadzić rozmowę, która pomoże mi w mojej służbie na rzecz misji całego Kościoła.

Jutro omówimy dwa wybrane tematy, kierując się następującym pytaniem przewodnim:

Patrząc na drogę, jaką mamy przed sobą w ciągu kolejnego roku lub dwóch lat, jakie kwestie i priorytety mogłyby kierować działaniami Ojca Świętego i Kurii w tej sprawie?

Słuchanie umysłu, serca i ducha poszczególnych osób; słuchanie siebie nawzajem; wyrażanie tylko najważniejszych kwestii i to w bardzo zwięzły sposób, aby każdy mógł zabrać głos – taki będzie nasz sposób postępowania. Starożytni rzymscy mędrcy mawiali:Non multa sed multum![5]W przyszłości ten sposób słuchania się nawzajem, prosząc o przewodnictwo Ducha Świętego i idąc razem, będzie nadal bardzo pomocny w posłudze Piotrowej, która została mi powierzona. Również sposób, w jaki uczymy się współpracować, w braterstwie i szczerej przyjaźni, może zapoczątkować coś nowego, co ma znaczenie dla teraźniejszości i przyszłości.

Najdrożsi, już teraz dziękuję Bogu za waszą obecność i wasz wkład. Niech zawsze towarzyszy nam Maryja Panna, Matka Kościoła.

__________

[1]„L’Osservatore Romano”, wyd. polskie, nr 9 (296) /2007, s. 35.

[2]Por. Hans Urs von Balthasar,Wiarygodna jest tylko miłość,tłum. ks. Eligiusz Piotrowski, Kraków2002.

[3]Homilia 65 na Ewangelię św. Jana, 2:Homilie na Ewangelie i Pierwszy List św. Jana, cz. II, tłum. o. Władysław Szołdrski, ks. Wojciech Kania, Warszawa 1977, s. 126.

[4]Franciszek,«Synodalność»konstytutywnym wymiarem Kościoła, „L’Osservatore Romano” wyd. polskie, nr 11 (377) / 2015, s. 5

[5]Łac.Nie wiele rzeczy, ale gruntownie!

[00040-PL.01] [Testo originale: Italiano]

[B0018-XX.01]