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Messaggio del Santo Padre Francesco per la XXXVII Giornata Mondiale della Gioventù 2022 e 2023, 12.09.2022


Messaggio del Santo Padre

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua tedesca

Traduzione in lingua spagnola

Traduzione in lingua portoghese

Traduzione in lingua polacca

Traduzione in lingua araba

Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio che il Santo Padre Francesco ha inviato ai giovani e alle giovani del mondo per la XXXVII Giornata Mondiale della Gioventù che sarà celebrata nelle Chiese particolari il prossimo 20 novembre 2022 e a livello internazionale a Lisbona dal 1° al 6 di agosto 2023, sul tema “Maria si alzò e andò in fretta” (Lc 1,39):

Messaggio del Santo Padre

«Maria si alzò e andò in fretta» (Lc1,39)

Carissimi giovani!

Il tema della GMG di Panamá era: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Dopo quell’evento abbiamo ripreso la strada verso una nuova meta – Lisbona 2023 – lasciando echeggiare nei nostri cuori l’invito pressante di Dio ad alzarci. Nel 2020 abbiamo meditato sulla parola di Gesù: «Giovane, dico a te, alzati!» (Lc 7,14). L’anno scorso ci ha ispirato la figura di San Paolo apostolo, a cui il Signore Risorto disse: «Alzati! Ti costituisco testimone di quel che hai visto» (cfrAt26,16). Nel tratto che ancora ci manca per giungere a Lisbona cammineremo insieme alla Vergine di Nazaret che, subito dopo l’annunciazione, «si alzò e andò in fretta» (Lc1,39) per andare ad aiutare la cugina Elisabetta. Il verbo comune ai tre temi èalzarsi, espressione che – è bene ricordare – assume anche il significato di “risorgere”, “risvegliarsi alla vita”.

In questi ultimi tempi così difficili, in cui l’umanità, già provata dal trauma della pandemia, è straziata dal dramma della guerra, Maria riapre per tutti e in particolare per voi, giovani come lei, la via della prossimità e dell’incontro. Spero, e credo fortemente, che l’esperienza che molti di voi vivranno a Lisbona nell’agosto dell’anno prossimo rappresenterà un nuovo inizio per voi giovani e – con voi – per l’umanità intera.

Maria si alzò

Maria, dopo l’annunciazione, avrebbe potuto concentrarsi su sé stessa, sulle preoccupazioni e i timori dovuti alla sua nuova condizione. Invece no, lei si fida totalmente di Dio. Pensa piuttosto a Elisabetta. Si alza ed esce alla luce del sole, dove c'è vita e movimento. Malgrado l’annuncio sconvolgente dell’angelo abbia provocato un “terremoto” nei suoi piani, la giovane non si lascia paralizzare, perché dentro di lei c’è Gesù, potenza di risurrezione. Dentro di sé porta già l’Agnello Immolato ma sempre vivo. Si alza e si mette in movimento, perché è certa che i piani di Dio siano il miglior progetto possibile per la sua vita. Maria diventa tempio di Dio, immagine della Chiesa in cammino, la Chiesa che esce e si mette al servizio, la Chiesa portatrice della Buona Novella!

Sperimentare la presenza di Cristo risorto nella propria vita, incontrarlo “vivo”, è la gioia spirituale più grande, un’esplosione di luce che non può lasciare “fermo” nessuno. Mette subito in movimento e spinge a portare agli altri questa notizia, a testimoniare la gioia di questo incontro. È ciò che anima la fretta dei primi discepoli nei giorni successivi alla risurrezione: «Abbandonato infrettail sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annuncio ai suoi discepoli» (Mt 28,8).

I racconti della risurrezione usano spesso due verbi:svegliareealzarsi. Con essi il Signore ci spinge a uscire verso la luce, a lasciarci condurre da Lui per oltrepassare la soglia di tutte le nostre porte chiuse. «È un’immagine significativa per la Chiesa. Anche noi, come discepoli del Signore e come Comunità cristiana siamo chiamati ad alzarci in fretta per entrare nel dinamismo della risurrezione e per lasciarci condurre dal Signore sulle strade che Egli vuole indicarci» (Omelia nella Solennità del Santi Pietro e Paolo, 29 giugno 2022).

La Madre del Signore è modello dei giovani in movimento, non immobili davanti allo specchio a contemplare la propria immagine o “intrappolati” nelle reti. Lei è tutta proiettata verso l’esterno. È la donna pasquale, in uno stato permanente di esodo, di uscita da sé verso il grande Altro che è Dio e verso gli altri, i fratelli e le sorelle, soprattutto quelli più bisognosi, come era la cugina Elisabetta.

…e andò in fretta

Sant’Ambrogio di Milano, nel suo commento al Vangelo di Luca, scrive che Maria si avviò in fretta verso la montagna «perché era lieta della promessa e desiderosa di compiere devotamente un servizio, con lo slancio che le veniva dall’intima gioia. Dove ormai, ricolma di Dio, poteva affrettarsi ad andare se non verso l’alto? La grazia dello Spirito Santo non comporta lentezze». La fretta di Maria è perciò la premura del servizio, dell’annuncio gioioso, della risposta pronta alla grazia dello Spirito Santo.

Maria si è lasciata interpellare dal bisogno della sua anziana cugina. Non si è tirata indietro, non è rimasta indifferente. Ha pensato più agli altri che a sé stessa. E questo ha conferito dinamismo ed entusiasmo alla sua vita. Ognuno di voi può chiedersi: come reagisco di fronte alle necessità che vedo intorno a me? Penso subito a una giustificazione per disimpegnarmi, oppure mi interesso e mi rendo disponibile? Certo, non potete risolvere tutti i problemi del mondo. Ma magari potete iniziare da quelli di chi vi sta più vicino, dalle questioni del vostro territorio. Una volta hanno detto a Madre Teresa: “Quello che lei fa è solo una goccia nell’oceano”. E lei ha risposto: “Ma se non lo facessi, l’oceano avrebbe una goccia in meno”.

Davanti a un bisogno concreto e urgente, bisogna agire in fretta. Quante persone nel mondo attendono una visita di qualcuno che si prenda cura di loro! Quanti anziani, malati, carcerati, rifugiati hanno bisogno del nostro sguardo compassionevole, della nostra visita, di un fratello o una sorella che oltrepassi le barriere dell’indifferenza!

Quali “frette” vi muovono, cari giovani? Che cosa vi fa sentire l’impellenza di muovervi, tanto da non riuscire a stare fermi? Tanti – colpiti da realtà come la pandemia, la guerra, la migrazione forzata, la povertà, la violenza, le calamità climatiche – si pongono la domanda: perché mi accade questo? Perché proprio a me? Perché adesso? E allora la domanda centrale della nostra esistenza è: per chi sono io? (cfr Esort. ap. postsin. Christus vivit, 286).

La fretta della giovane donna di Nazaret è quella propria di coloro che hanno ricevuto doni straordinari del Signore e non possono fare a meno di condividere, di far traboccare l’immensa grazia che hanno sperimentato. È la fretta di chi sa porre i bisogni dell’altro al di sopra dei propri. Maria è esempio di giovane che non perde tempo a cercare l’attenzione o il consenso degli altri – come accade quando dipendiamo dai “mi piace” sui social media –, ma si muove per cercare la connessione più genuina, quella che viene dall’incontro, dalla condivisione, dall’amore e dal servizio.

Dall’annunciazione in poi, da quando per la prima volta è partita per andare a visitare sua cugina, Maria non cessa di attraversare spazi e tempi per visitare i suoi figli bisognosi del suo aiuto premuroso. Il nostro camminare, se abitato da Dio, ci porta dritti al cuore di ogni nostro fratello e sorella. Quante testimonianze ci arrivano da persone “visitate” da Maria, Madre di Gesù e Madre nostra! In quanti luoghi sperduti della terra, lungo i secoli – con apparizioni o grazie speciali – Maria ha visitato il suo popolo! Non esiste praticamente un luogo su questa terra che non sia stato visitato da Lei. La madre di Dio cammina in mezzo al suo popolo, mossa da una tenerezza premurosa, e si fa carico delle ansie e delle vicissitudini. E dovunque ci sia un santuario, una chiesa, una cappella dedicata a lei, i suoi figli accorrono numerosi. Quante espressioni di pietà popolare! I pellegrinaggi, le feste, le suppliche, l’accoglienza delle immagini nelle case e tante altre sono esempi concreti della relazione viva tra la Madre del Signore e il suo popolo, che si visitano a vicenda!

La fretta buona ci spinge sempre verso l’alto e verso l’altro

La fretta buona ci spinge sempre verso l’alto e verso l’altro. C’è invece la fretta non buona, come per esempio quella che ci porta a vivere superficialmente, a prendere tutto alla leggera, senza impegno né attenzione, senza partecipare veramente alle cose che facciamo; la fretta di quando viviamo, studiamo, lavoriamo, frequentiamo gli altri senza metterci la testa e tanto meno il cuore. Può succedere nelle relazioni interpersonali: in famiglia, quando non ascoltiamo mai veramente gli altri e non dedichiamo loro tempo; nelle amicizie, quando ci aspettiamo che un amico ci faccia divertire e risponda alle nostre esigenze, ma subito lo evitiamo e andiamo da un altro se vediamo che è in crisi e ha bisogno di noi; e anche nelle relazioni affettive, tra fidanzati, pochi hanno la pazienza di conoscersi e capirsi a fondo. Questo stesso atteggiamento possiamo averlo a scuola, nel lavoro e in altri ambiti della vita quotidiana. Ebbene, tutte queste cose vissute di fretta difficilmente porteranno frutto. C’è il rischio che rimangano sterili. Così si legge nel libro dei Proverbi: «I progetti di chi è diligente si risolvono in profitto, ma chi ha troppafretta– la fretta cattiva – va verso l’indigenza» (21,5).

Quando Maria finalmente arriva a casa di Zaccaria ed Elisabetta, avviene un incontro meraviglioso! Elisabetta ha sperimentato su di sé un prodigioso intervento di Dio, che le ha dato un figlio nella terza età. Avrebbe tutte le ragioni per parlare prima di sé stessa, ma non è piena di sé ma protesa ad accogliere la giovane cugina e il frutto del suo grembo. Appena sente il suo saluto, Elisabetta è colmata di Spirito Santo. Queste sorprese e irruzioni dello Spirito avvengono quando viviamo una vera ospitalità, quando al centro mettiamo l’ospite, non noi stessi. È quanto vediamo anche nella storia di Zaccheo. In Luca 19,6 leggiamo: «Quando giunse sul luogo [dove si trovava Zaccheo], Gesù alzò lo sguardo e gli disse: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”.Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia».

A molti di noi è capitato che, inaspettatamente, Gesù ci sia venuto incontro: per la prima volta, in Lui abbiamo sperimentiamo una vicinanza, un rispetto, un’assenza di pregiudizi e di condanne, uno sguardo di misericordia che non avevamo mai incontrato negli altri. Non solo, abbiamo anche sentito che a Gesù non bastava guardarci da lontano, ma voleva stare con noi, voleva condividere la sua vita con noi. La gioia di questa esperienza ha suscitato in noi la fretta di accoglierlo, l’urgenza di stare con Lui e conoscerlo meglio. Elisabetta e Zaccaria hanno ospitato Maria e Gesù! Impariamo da questi due anziani il significato dell’ospitalità! Chiedete ai vostri genitori e ai vostri nonni, e anche ai membri più anziani delle vostre comunità, cosa vuol dire per loro essere ospitali verso Dio e verso gli altri. Vi farà bene ascoltare l’esperienza di chi vi ha preceduto.

Cari giovani, è tempo di ripartire in fretta verso incontri concreti, verso una reale accoglienza di chi è diverso da noi, come accadde tra la giovane Maria e l’anziana Elisabetta. Solo così supereremo le distanze – tra generazioni, tra classi sociali, tra etnie, tra gruppi e categorie di ogni genere – e anche le guerre. I giovani sono sempre speranza di una nuova unità per l’umanità frammentata e divisa. Ma solo se hanno memoria, solo se ascoltano i drammi e i sogni degli anziani. «Non è casuale che la guerra sia tornata in Europa nel momento in cui la generazione che l’ha vissuta nel secolo scorso sta scomparendo» (Messaggio per la II Giornata Mondiale dei nonni e degli anziani). C’è bisogno dell’alleanza tra giovani e anziani, per non dimenticare le lezioni della storia, per superare le polarizzazioni e gli estremismi di questo tempo.

Scrivendo agli Efesini, San Paolo annunciava: «In Cristo Gesù, voi, che un tempo eravate lontani, siete divenuti vicini, grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne» (2,13-14). Gesù è la risposta di Dio di fronte alle sfide dell’umanità in ogni tempo. E questa risposta, Maria la porta dentro di sé quando va incontro a Elisabetta. Il più grande regalo che Maria fa all’anziana parente è quello di portarle Gesù. Sicuramente anche l’aiuto concreto è preziosissimo. Ma nulla avrebbe potuto riempire la casa di Zaccaria di una gioia tanto grande e di un senso così pieno come la presenza di Gesù nel grembo della Vergine, diventata tabernacolo del Dio vivo. In quella regione montuosa Gesù, con la sua sola presenza, senza dire una parola pronuncia il suo primo “discorso della montagna”: proclama in silenzio la beatitudine dei piccoli e degli umili che si affidano alla misericordia di Dio.

Il mio messaggio per voi giovani, il grande messaggio di cui è portatrice la Chiesa è Gesù! Sì, Lui stesso, il suo amore infinito per ognuno di noi, la sua salvezza e la vita nuova che ci ha dato. E Maria è il modello di come accogliere questo immenso dono nella nostra vita e comunicarlo agli altri, facendoci a nostra volta portatori di Cristo, portatori del suo amore compassionevole, del suo servizio generoso all’umanità che soffre.

Tutti insieme a Lisbona!

Maria era una ragazza come molti di voi. Era una di noi. Così scriveva di lei il vescovo Tonino Bello: «Santa Maria, […] sappiamo bene che sei stata destinata a navigazioni di alto mare. Ma se ti costringiamo a veleggiare sotto costa, non è perché vogliamo ridurti ai livelli del nostro piccolo cabotaggio. È perché, vedendoti così vicina alle spiagge del nostro scoraggiamento, ci possa afferrare la coscienza di essere chiamati pure noi ad avventurarci, come te, negli oceani della libertà» (Maria donna dei nostri giorni, San Paolo, Cinisello Balsamo 2012, 12-13).

Dal Portogallo, come ricordavo nel primo Messaggio di questa trilogia, nei secoli XV e XVI moltissimi giovani – tra cui tanti missionari – sono partiti verso mondi sconosciuti, anche per condividere la loro esperienza di Gesù con altri popoli e nazioni (cfr Messaggio GMG 2020). E a questa terra, all’inizio del XX secolo, Maria ha voluto rendere una visita speciale, quando da Fatima ha lanciato a tutte le generazioni il messaggio potente e stupendo dell’amore di Dio che chiama alla conversione, alla vera libertà. A ciascuno e ciascuna di voi rinnovo il mio caloroso invito a partecipare al grande pellegrinaggio intercontinentale di giovani che culminerà nella GMG di Lisbona nell’agosto dell’anno prossimo; e vi ricordo che il prossimo 20 novembre, Solennità di Cristo Re, celebreremo la Giornata Mondiale della Gioventù nelle Chiese particolari sparse in tutto il mondo. A questo proposito, il recente documento del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita – Orientamenti pastorali per la celebrazione della GMG nelle Chiese particolari – può essere di grande aiuto per tutte le persone che operano nella pastorale giovanile.

Cari giovani, sogno che alla GMG possiate sperimentare nuovamente la gioia dell’incontro con Dio e con i fratelli e le sorelle. Dopo lunghi periodi di lontananza e isolamento, a Lisbona – con l’aiuto di Dio – ritroveremo insieme la gioia dell’abbraccio fraterno tra i popoli e tra le generazioni, l’abbraccio della riconciliazione e della pace, l’abbraccio di una nuova fraternità missionaria! Possa lo Spirito Santo accendere nei vostri cuori il desiderio di alzarvi e la gioia di camminare tutti insieme, in stile sinodale, abbandonando le false frontiere. Il tempo di alzarci è adesso! Alziamoci in fretta! E come Maria portiamo Gesù dentro di noi per comunicarlo a tutti! In questo bellissimo periodo della vostra vita, andate avanti, non rimandate ciò che lo Spirito può compiere in voi! Di cuore benedico i vostri sogni e i vostri passi.

Roma, San Giovanni in Laterano, 15 agosto 2022, Solennità dell’Assunzione della B.V. Maria

FRANCESCO

[01382-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

«Marie se leva, et s’en alla en hâte» (Lc 1, 39)

Chers jeunes !

Le thème des JMJ de Panama était : «Voici la servante du Seigneur : que tout m’advienne selon ta parole» (Lc 1, 38). Après cet événement, nous avons repris la route vers une nouvelle destination - Lisbonne 2023 - en laissant résonner dans nos cœurs l'invitation pressante de Dieu à nous lever. En 2020, nous avons médité la parole de Jésus : «Jeune homme, je te l’ordonne, lève-toi !» (Lc 7, 14). L'année dernière, nous avons été inspirés par la figure de l'apôtre saint Paul, à qui le Seigneur ressuscité a dit:Lève-toi ! Sois témoin de ce que tu as vu (cf. Ac 26, 16). Sur le bout de route qui nous sépare encore de Lisbonne, nous marcherons avec la Vierge de Nazareth qui, immédiatement après l'annonciation, «se leva et partit à la hâte» (Lc 1, 39) pour aller aider sa cousine Elisabeth. Le verbe commun aux trois thèmes est se lever, une expression qui - rappelons-le - prend aussi le sens de "se relever", "s'éveiller à la vie".

En ces derniers temps difficiles, alors que l'humanité, déjà éprouvée par le traumatisme de la pandémie, est déchirée par le drame de la guerre, Marie rouvre pour tous et en particulier pour vous, jeunes comme elle, le chemin de la proximité et de la rencontre. J'espère, et je crois fermement, que l'expérience que beaucoup vivront à Lisbonne en août prochain représentera un nouveau départ pour vous, les jeunes, et - avec vous - pour toute l'humanité.

Marie se leva

Marie, après l'annonciation, aurait pu se concentrer sur elle-même, sur les inquiétudes et les craintes dues à sa nouvelle condition. Mais non, elle fait entièrement confiance à Dieu. Elle pense plutôt à Elisabeth. Elle se lève et sort à la lumière du soleil, là où il y a de la vie et du mouvement. Bien que l'annonce bouleversante de l'ange ait provoqué un " tremblement de terre " dans ses plans, la jeune fille ne se laisse pas paralyser, car en elle se trouve Jésus, puissance de résurrection. Elle porte déjà l'Agneau immolé mais toujours vivant. Elle se lève et se met en mouvement, car elle est certaine que les plans de Dieu sont le meilleur projet possible pour sa vie. Marie devient temple de Dieu, image de l'Église en chemin, de l'Église qui sort et se met au service, de l'Église porteuse de la Bonne Nouvelle !

Faire l'expérience de la présence du Christ ressuscité dans sa vie, le rencontrer "vivant", est la plus grande joie spirituelle, une explosion de lumière qui ne peut laisser personne "immobile". Elle nous met immédiatement en mouvement et nous pousse à porter cette nouvelle aux autres, à témoigner de la joie de cette rencontre. C'est ce qui anime la hâte des premiers disciples dans les jours qui suivent la résurrection : «Vite, elles quittèrent le tombeau, remplies à la fois de crainte et d’une grande joie, et elles coururent porter la nouvelle à ses disciple » (Mt 28, 8).

Les récits de résurrection utilisent souvent deux verbes : se réveiller et se lever. Avec eux, le Seigneur nous incite à sortir à la lumière, à nous laisser conduire par Lui pour franchir le seuil de toutes nos portes fermées. «C’est une image qui a du sens pour l’Église. Nous aussi, comme disciples du Seigneur et comme Communauté chrétienne, nous sommes appelés à nous lever à la hâte afin d’entrer dans le dynamisme de la résurrection et nous laisser conduire par le Seigneur sur les routes qu’Il veut nous indiquer » (Homélie en la solennité des saints Pierre et Paul, 29 juin 2022).

La Mère du Seigneur est le modèle des jeunes en mouvement, non pas immobiles devant le miroir à contempler leur propre image, ou "pris au piège" dans des réseaux. Elle est toute tournée vers l'extérieur. Elle est la femme pascale, en état permanent d'exode, de sortie d'elle-même vers le tout Autre qu'est Dieu et vers les autres, ses frères et sœurs, surtout les plus démunis, comme l'était sa cousine Elisabeth.

… et partit en hâte

Saint Ambroise de Milan, dans son commentaire de l'Évangile de Luc, écrit que Marie se rendit en hâte sur la montagne «parce qu'elle était heureuse de la promesse et désireuse d'accomplir un service avec dévotion, avec l'élan qui lui venait de la joie intime. Où, remplie de Dieu, pourrait-elle à présent se hâter, sinon vers les hauteurs ? La grâce du Saint-Esprit ne souffre pas de lenteur». La hâte de Marie est donc la sollicitude du service, de l'annonce joyeuse, de la réponse prête à la grâce de l'Esprit Saint.

Marie s'est laissée interpeller par le besoin de sa cousine âgée. Elle ne s’est pas dérobée, elle n'est pas restée indifférente. Elle a pensé plus aux autres qu'à elle-même. Et cela a donné du dynamisme et de l'enthousiasme à sa vie. Chacun d'entre vous peut se demander : comment est-ce que je réagis face aux besoins que je vois autour de moi ? Est-ce que je pense immédiatement à une justification pour me désengager, ou est-ce que je m'intéresse et me rend disponible ? Bien sûr, vous ne pouvez pas résoudre tous les problèmes du monde. Mais peut-être pouvez-vous commencer par ceux qui sont plus proches de vous, par les questions qui se posent dans votre région. On a dit un jour à Mère Teresa : «Ce que vous faites n'est qu'une goutte dans l'océan». Et elle a répondu : «Mais si je ne le faisais pas, l'océan aurait une goutte de moins».

Face à un besoin concret et urgent, il faut agir vite. Combien de personnes dans le monde attendent la visite de quelqu'un qui s'occupera d'elles ! Combien de personnes âgées, de malades, de prisonniers, de réfugiés ont besoin de notre regard compatissant, de notre visite, d'un frère ou d'une sœur qui surmonte les barrières de l'indifférence !

Quelles sont les "hâtes" qui vous émeuvent, chers jeunes ? Qu'est-ce qui vous fait ressentir l'envie de bouger, au point de ne pas pouvoir rester immobile ? Beaucoup de personnes - touchées par des réalités telles que la pandémie, la guerre, la migration forcée, la pauvreté, la violence, les catastrophes climatiques - se posent la question suivante : pourquoi cela m'arrive-t-il ? Pourquoi moi ? Pourquoi maintenant ? Et alors, la question centrale de notre existence est : pour qui suis-je ? (cf. Exhort. ap. postsyn. Christus vivit, n. 286).

La hâte de la jeune fille de Nazareth est celle de ceux qui ont reçu du Seigneur des dons extraordinaires et qui ne peuvent s'empêcher de partager, de faire déborder l'immense grâce qu'ils ont expérimentée. C'est la hâte de ceux qui savent placer les besoins des autres au-dessus des leurs. Marie est l'exemple d'une jeune qui ne perd pas de temps à rechercher l'attention ou l'approbation des autres - comme c'est le cas lorsque nous dépendons des "j'aime" sur les réseaux sociaux - mais qui se met en quête de la connexion la plus authentique, celle qui naît de la rencontre, du partage, de l'amour et du service.

Depuis l'Annonciation, depuis qu’elle est partie la première fois pour rendre visite à sa cousine, Marie n’a pas cessé de traverser des espaces et des temps pour rendre visite à ses enfants qui ont besoin de son aide attentionnée. Notre marche, si elle est habitée par Dieu, nous conduit directement au cœur de chacun de nos frères et sœurs. Combien de témoignages nous parviennent de personnes "visitées" par Marie, Mère de Jésus et notre Mère ! Dans combien de lieux reculés de la terre, où, au cours des siècles - par des apparitions ou des grâces particulières -, Marie a visité son peuple ! Il n'y a guère de lieux sur cette terre qu’elle n'ait visités. La mère de Dieu marche au milieu de son peuple, mue par une tendresse délicate, et prend sur elle ses angoisses et ses vicissitudes. Et partout où il y a un sanctuaire, une église, une chapelle qui lui est dédiée, ses enfants accourent nombreux. Combien d'expressions de piété populaire ! Les pèlerinages, les fêtes, les supplications, l’accueil d'images dans les maisons, et tant d'autres, sont des exemples concrets de la relation vivante entre la Mère du Seigneur et son peuple, qui se visitent réciproquement!

La bonne hâte nous pousse toujours vers le haut et vers l’autre

Une bonne hâte nous pousse toujours vers le haut et vers l'autre. Il existe, en revanche, une hâte qui n'est pas bonne, comme celle, par exemple, qui nous porte à vivre de manière superficielle, à prendre tout à la légère, sans engagement ni attention, sans vraiment participer aux choses que nous faisons ; la hâte qui nous fait vivre, étudier, travailler, fréquenter les autres sans y mettre notre tête, et encore moins notre cœur. Cela peut se produire dans les relations interpersonnelles : en famille, lorsque nous n'écoutons jamais vraiment les autres et ne leur consacrons pas de temps; dans les amitiés, lorsque nous attendons d'un ami qu'il nous divertisse et réponde à nos exigences, mais que nous évitons pour aller vers un autre si nous voyons qu'il est en crise et qu'il a besoin de nous ; mais aussi dans les relations affectives, entre fiancés, peu ont la patience d'apprendre à se connaître et à se comprendre en profondeur. Nous pouvons avoir cette même attitude à l'école, au travail et dans d'autres domaines de la vie quotidienne. Eh bien, toutes ces choses vécues à la hâte porteront difficilement des fruits. Il y a un risque qu'elles restent stériles. C'est ce que nous lisons dans le livre des Proverbes : «Les plans de l’homme actif lui assurent du profit; mais la précipitation conduit à l’indigence » (21, 5).

Lorsque Marie arrive enfin chez Zacharie et Elisabeth, une merveilleuse rencontre a lieu ! Elisabeth fait en elle-même l'expérience d'une intervention prodigieuse de Dieu, qui lui donne un fils dans sa vieillesse. Elle aurait toutes les raisons de parler d'elle en premier, mais elle n'est pas imbue d'elle-même, elle est tendue pour accueillir sa jeune cousine avec le fruit de ses entrailles. A peine entend-elle la salutation, qu’Elisabeth est remplie de l'Esprit Saint. Ces surprises et ces irruptions de l'Esprit se produisent lorsque nous vivons une véritable hospitalité, lorsque nous mettons l'invité, et non nous-mêmes, au centre. C'est également ce que nous voyons dans l'histoire de Zachée. En Luc 19, 6, nous lisons : «Arrivé à cet endroit, Jésus leva les yeux et lui dit: “Zachée, descends vite: aujourd’hui il faut que j’aille demeurer dans ta maison”. Vite, il descendit et reçut Jésus avec joie ».

Il est arrivé à beaucoup d'entre nous que, de manière inattendue, Jésus vienne à notre rencontre : pour la première fois, nous avons fait l’expérience avec Lui d’une proximité, d’un respect, d’une absence de préjugés et de condamnations, d’un regard de miséricorde que nous n'avions jamais rencontré chez les autres. De plus, nous avons perçu également qu'il ne suffisait pas à Jésus de nous regarder de loin, mais qu'il voulait être avec nous, qu'il voulait partager sa vie avec nous. La joie de cette expérience a suscité en nous la hâte de l'accueillir, l’une urgence d'être avec Lui et de mieux Le connaître. Elisabeth et Zacharie ont accueilli Marie et Jésus ! Apprenons de ces deux personnes âgées le sens de l'hospitalité ! Demandez à vos parents et grands-parents, ainsi qu'aux membres les plus âgés de vos communautés, ce que signifie pour eux l'hospitalité envers Dieu et envers les autres. Cela vous fera du bien d'écouter l'expérience de ceux qui vous ont précédé.

Chers jeunes, il est temps de repartir en hâte vers des rencontres concrètes, vers un véritable accueil de ceux qui sont différents de nous, comme cela s'est passé entre la jeune Marie et la vieille Elisabeth. Ce n'est qu'ainsi que nous pourrons surmonter les distances - entre générations, entre classes sociales, entre ethnies, entre groupes et catégories de toutes sortes - et même les guerres. Les jeunes sont toujours l'espoir d'une nouvelle unité pour l’humanité fragmentée et divisée. Mais seulement s'ils ont la mémoire, seulement s'ils écoutent les drames et les rêves de leurs aînés. « Ce n’est pas un hasard si la guerre est revenue en Europe au moment où la génération qui l’a vécue au siècle dernier est en train de disparaître » (Message pour la 2ème Journée mondiale des grands-parents et des personnes âgées). Une alliance entre jeunes et anciens est nécessaire, pour ne pas oublier les leçons de l'histoire pour surmonter les polarisations et les extrémismes de notre époque.

En écrivant aux Éphésiens, saint Paul annonçait : «Dans le Christ Jésus, vous qui autrefois étiez loin, vous êtes devenus proches par le sang du Christ.C’est lui, le Christ, qui est notre paix: des deux, le Juif et le païen, il a fait une seule réalité; par sa chair crucifiée, il a détruit ce qui les séparait, le mur de la haine» (2, 13-14). Jésus est la réponse de Dieu aux défis de l'humanité, en tout temps. Et cette réponse, Marie la porte en elle lorsqu'elle va à la rencontre d'Elisabeth. Le plus beau cadeau de Marie à sa parente âgée est de lui amener Jésus. Bien sûr, l'aide pratique est également très précieuse. Mais rien n'aurait pu remplir la maison de Zacharie d'une joie aussi grande et d'un sens aussi plénier que la présence de Jésus dans le sein de la Vierge, devenue tabernacle du Dieu vivant. En cette région montagneuse, Jésus, par sa seule présence, sans dire un seul mot, prononce son premier "Sermon sur la montagne" : il proclame silencieusement la béatitude des petits et des humbles qui se confient à la miséricorde de Dieu.

Mon message, pour vous les jeunes, le grand message dont l'Église est porteuse, c'est Jésus ! Oui, Lui-même, son amour infini pour chacun d'entre nous, son salut et la nouvelle vie qu'il nous a donnée. Et Marie est le modèle de la manière d'accueillir ce don immense dans notre vie et de le communiquer aux autres, nous faisant, à notre tour, des porteurs du Christ, des porteurs de son amour compatissant, de son service généreux à l'humanité souffrante.

Tous ensemble à Lisbonne!

Marie était une jeune fille comme beaucoup d'entre vous. Elle était l'une des nôtres. L'évêque Tonino Bello a écrit à son sujet : «Sainte Marie, [...] nous savons bien que tu étais destinée à naviguer en haute mer. Mais si nous t’obligeons à naviguer près de la côte, ce n'est pas parce que nous voulons te réduire au niveau de notre propre petit cabotage. C'est pour que, en te voyant si proche des rivages de notre découragement, nous puissions saisir la conscience d’être nous aussi appelés à nous aventurer, comme toi, sur les océans de la liberté» (Maria donna dei nostri giorni, San Paolo, Cinisello Balsamo 2012, p. 12-13).

Du Portugal, comme je l'ai rappelé dans le premier Message de cette trilogie, aux XVème et XVIème siècles, de très nombreux jeunes – parmi lesquels tant de missionnaires - sont partis vers des mondes inconnus, pour partager aussi leur expérience de Jésus avec d'autres peuples et nations (cf. Message JMJ 2020). Et sur cette terre, au début du XXème siècle, Marie a voulu rendre une visite spéciale, lorsque, de Fatima, elle a lancé à toutes les générations le puissant et prodigieux message de l'amour de Dieu qui appelle à la conversion, à la vraie liberté. À chacun et à chacune d'entre vous, je renouvelle ma chaleureuse invitation à participer au grand pèlerinage intercontinental des jeunes qui culminera aux JMJ de Lisbonne en août prochain ; et je vous rappelle que, le 20 novembre prochain, Solennité du Christ Roi, nous célébrerons la Journée Mondiale de la Jeunesse dans les Églises particulières du monde entier. A cet égard, le récent document du Dicastère pour les Laïcs, la Famille et la Vie - Orientations pastorales pour la célébration des JMJ dans les Églises particulières - peut être d'une grande aide pour tous ceux qui travaillent à la pastorale des jeunes.

Chers jeunes, je rêve qu'à l'occasion des JMJ, vous puissiez faire à nouveau l'expérience de la joie de la rencontre avec Dieu et avec les frères et sœurs. Après de longues périodes d’éloignement et d'isolement, nous redécouvrirons ensemble à Lisbonne - avec l'aide de Dieu - la joie de l'étreinte fraternelle entre les peuples et entre les générations, l'étreinte de la réconciliation et de la paix, l'étreinte d'une nouvelle fraternité missionnaire ! Puisse l'Esprit Saint allumer dans vos cœurs le désir de vous lever et la joie de marcher tous ensemble, de manière synodale, en abandonnant les fausses frontières. Le moment de nous lever, c’est maintenant ! Levons-nous en hâte ! Et comme Marie, portons Jésus en nous pour le communiquer à tous ! En ce bel âge de votre vie, allez de l'avant, ne remettez pas à plus tard ce que l'Esprit peut accomplir en vous ! De tout cœur, je bénis vos rêves et vos pas.

De Saint Jean de Latran, 15 août 2022, Solennité de l'Assomption de la Vierge Marie.

FRANÇOIS

[01382-FR.01] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

“Mary arose and went with haste” (Lk 1:39)

Dear Young People!

The theme of the Panama World Youth Day was, “I am the servant of the Lord. May it be done to me according to your word” (Lk 1:38). After that event, we resumed our journey towards a new destination – Lisbon 2023 – with hearts afire with God’s urgent summons to arise. In 2020, we meditated on Jesus’s words: “Young man, I say to you, arise!” (Lk 7:14). Last year too, we were inspired by the figure of the Apostle Paul, to whom the Risen Lord said: “Arise! I appoint you as a witness of what you have seen” (cf. Acts 26:16). Along the route we still need to travel before arriving in Lisbon, we will have at our side the Virgin of Nazareth who, immediately after the Annunciation, “arose and went with haste” (Lk 1:39). Common to these three themes is the word: “arise!” It is a word that also – let us remember – speaks to us of getting up from our slumber, waking up to the life all around us.

In these troubling times, when our human family, already tested by the trauma of the pandemic, is racked by the tragedy of war, Mary shows to all of us, and especially to you, young people like herself, the path of proximity and encounter. I hope and I firmly believe that the experience many of you will have in Lisbon next August will represent a new beginning for you, the young, and – with you – for humanity as a whole.

Mary arose

After the Annunciation, Mary could have focused on herself and her own worries and fears about her new condition. Instead, she entrusted herself completely to God. Her thoughts turned to Elizabeth. She got up and went forth, into the world of life and movement. Even though the astonishing message of the angel had caused a seismic shift in her plans, the young Mary did not remain paralyzed, for within her was Jesus, the power of resurrection and new life. Within herself, Mary already bore the Lamb that was slain and yet lives. She arises and sets out, for she is certain that God’s plan is the best plan for her life. Mary becomes a temple of God, an image of the pilgrim Church, a Church that goes forth for service, a Church that brings the good news to all!

To experience the presence of the risen Christ in our own lives, to encounter him “alive”, is the greatest spiritual joy, an explosion of light that can leave no one untouched. Mary sets out immediately, anxious to bring the news to others, to bear witness to the joy of this encounter. This too is what caused the haste of the first disciples following the resurrection: “[the women] left the tomb quickly with fear and great joy, and ran to tell his disciples” (Mt 28:8).

In the accounts of the resurrection, we often encounter two words: “awake” and “arise”. With them, the Lord pushes us to go out towards the light, to let him lead us across the threshold of all of our closed doors. “This image has great meaning for the Church. We too, as disciples of the Lord and the Christian community, are called to get up quickly, to enter into the mystery of the resurrection, and to let the Lord guide us along the paths that he wishes to point out to us” (Homily for the Solemnity of Saints Peter and Paul, 29 June 2022).

The Mother of the Lord is a model for young people on the move, who refuse to stand in front of a mirror to contemplate themselves or to get caught up in the “net”. Mary’s focus is always directed outwards. She is the woman of Easter, in a permanent state of exodus, going forth from herself towards that great Other who is God and towards others, her brothers and sisters, especially those in greatest need, like her cousin Elizabeth.

… and went with haste

Saint Ambrose of Milan, in his commentary on the Gospel of Luke, writes that Mary set out in haste towards the hills, “because she rejoiced in the promise and sought to serve others with the enthusiasm born of her joy. Full of God, where else could she have gone if not towards the heights? The grace of the Holy Spirit permits no delay”. Mary’s haste is thus a sign of her desire to serve, to proclaim her joy, to respond without hesitation to the grace of the Holy Spirit.

Mary was motivated by the needs of her elderly cousin. She did not hold back, or remain indifferent. She thought more of others than of herself. And this gave enthusiasm and direction to her life. Each of you can ask: “How do I react to the needs that I see all around me? Do I think immediately of some reason not to get involved? Or do I show interest and willingness to help?” To be sure, you cannot resolve all the problems of the world. Yet you can begin with the problems of those closest to you, with the needs of your own community. Someone once told Mother Teresa: “What you are doing is a mere drop in the ocean”. And she replied: “But if I didn’t do it, that ocean would have one drop less”.

When faced with concrete and urgent needs, we need to act quickly. How many people in our world look forward to a visit from someone who is concerned about them! How many of the elderly, the sick, the imprisoned and refugees have need of a look of sympathy, a visit from a brother or sister who scales the walls of indifference!

What kinds of “haste” do you have, dear young people? What leads you to feel a need to get up and go, lest you end up standing still? Many people – in the wake of realities like the pandemic, war, forced migration, poverty, violence and climate disasters – are asking themselves: Why is this happening to me? Why me? And why now? But the real question in life is instead: for whom am I living? (cf. Christus Vivit, 286).

The haste of the young woman of Nazareth is the haste of those who have received extraordinary gifts from the Lord and feel compelled to share them, to let the immense grace that they have experienced be poured out upon others. It is the haste of those capable of putting other people’s needs above their own. Mary is an example of a young person who wastes no time on seeking attention or the approval of others – as often happens when we depend on our “likes” on social media. She sets out to find the most genuine of all “connections”: the one that comes from encounter, sharing, love and service.

Starting with the Annunciation, when she first set out to visit her cousin, Mary has never stopped bridging time and space to visit those of her sons and daughters who need her loving help. Our own journey, if “inhabited” by God, can lead us straight into the heart of every one of our brothers and sisters. How many testimonies have we heard from people who were “visited” by Mary, the Mother of Jesus and our Mother! In how many far-off places of the earth, in every age – through apparitions and special graces – has Mary visited her people! There is practically no place on earth that she has not visited. The Mother of God moves in the midst of her people by tender and loving care; she makes her own their anxieties and troubles. And wherever there is a shrine, a church or a chapel dedicated to Our Lady, there her children flock in great numbers. Think of all those expressions of popular piety! Pilgrimages, festivities, prayers, the enthronement of images in houses and so many other acts of devotion are concrete examples of a vital relationship between the Mother of the Lord and her people, who visit one another in turn!

Healthy haste drives us always upwards and towards others

A healthy haste drives us always upwards and towards others. Yet there is also an unhealthy haste, which can drive us to live superficially and to take everything lightly. Without commitment or concern, without investing ourselves in what we do. It is the haste of those who live, study, work and socialize without any real personal investment. This can happen in interpersonal relationships. In families, when we never stop to listen and spend time with others. In friendships, when we expect our friends to keep us entertained and fulfil our needs, but immediately look the other way if we see that they are troubled and need our time and help. Even among couples in love, few have the patience to really get to know and understand each other. We can have the same attitude in school, at work and in other areas of our daily lives. When things are done in haste, they tend not to be fruitful. They risk remaining barren and lifeless. As we read in the book of Proverbs: “the plans of the diligent lead surely to abundance, but everyone who is hasty comes only to want” (21:5).

When Mary arrives at the home of Zechariah and Elizabeth, a marvellous encounter takes place! Elizabeth herself had experienced miraculous intervention from God, who gave her a child in her old age. She would have had every reason to begin by talking about herself, yet she was not “full of herself”, but anxious to welcome her young cousin and the fruit of her womb. As soon as she heard Mary’s greeting, Elizabeth was filled with the Holy Spirit. Such surprises and outpourings of the Spirit come about when we show true hospitality, when we put others, not ourselves, at the centre. We see this too in the story of Zacchaeus. In the Gospel of Luke we read that “when Jesus came to the place [where Zacchaeus was], he looked up and said to him, ‘Zacchaeus, hurry and come down; for I must stay at your house today’. So he hurried down and was happy to welcome him” (19:5-6).

Many of us have had the unexpected experience of meeting Jesus and for the first time having a sense of closeness and respect, a lack of prejudice and disapproval, a loving gaze that we never encountered in any other. Not only that. We have also realized that, for Jesus, it was not enough to glimpse us from afar; he wanted to be with us and to share his life with us. The joy of this experience made us hasten to welcome him, to feel the need to be with him and to get to know him better. Elizabeth and Zechariah welcomed Mary and Jesus into their home. Let us learn from these two elderly persons the meaning of hospitality! Ask your parents and grandparents, and the oldest members of your communities, what it meant for them to have welcomed God and others into their lives. You will benefit from hearing the experiences of those who have gone before you.

Dear young people, now is the time to set out in haste towards concrete encounters, towards genuine acceptance of those different from ourselves. This was the case with the young Mary and the elderly Elizabeth. Only thus will we bridge distances – between generations, social classes, ethnic and other groups – and even put an end to wars. Young people always represent the hope for new unity within our fragmented and divided human family. But only if they can preserve memory, only if they can hear the dramas and dreams of the elderly. “It is no coincidence that war is returning to Europe at a time when the generation that experienced it in the last century is dying out” (Message for the 2022 World Day for Grandparents and the Elderly). We need the covenant between young and old, lest we forget the lessons of history; we need to overcome all the forms of polarization and extremism present in today’s world.

Saint Paul, writing to the Ephesians, announced that, “now in Christ Jesus, you who once were far off have been brought near by the blood of Christ. For he is our peace; in his flesh he has made both groups into one and has broken down the dividing wall, that is, the hostility between us” (2:13-14). Jesus is God’s response to the challenges facing humanity in every age. Mary carries that response within her when she goes to visit Elizabeth. The greatest gift that Mary brings to her elderly kinswoman is that of Jesus himself. Certainly, the concrete assistance she offered was most valuable. Yet nothing could have filled the house of Zechariah with such great joy and satisfaction as the presence of Jesus in the womb of the Virgin, now a tabernacle of the living God. In that mountain village, Jesus, by his mere presence and without uttering a word, preached his first “Sermon on the Mount”. He silently proclaimed the beatitude of the poor and the meek who trust in God’s mercy.

My message for you, dear young people, the great message entrusted to the Church, is Jesus! Yes, Jesus himself, in his infinite love for each of us, his salvation and the new life he has bestowed upon us. Mary is our model; she shows us how to welcome this immense gift into our lives, to share it with others, and thus to bring Christ, his compassionate love and his generous service to our deeply wounded humanity.

All together to Lisbon!

Mary was a young woman, like many of you. She was one of us. An Italian Bishop, Don Tonino Bello, addressed this prayer to her: “Holy Mary…, we know very well that you were destined to sail the ocean deep. If we beg you to hug the coast, it is not because we want to hold you back, but because, seeing your closeness to the shores of our discouragement, we come to see that we too are called to venture out, as you did, upon the high seas of freedom” (Maria, donna dei nostri giorni, Cinisello Balsamo, 2012, 12-13).

It was from Portugal, as I mentioned in the first Message of this trilogy, that in the fifteenth and sixteenth centuries great numbers of young people – including many missionaries – set out for worlds unknown, not least to share their experience of Jesus with other peoples and nations (cf. Message for the 2020 World Youth Day). To that land, at the dawn of the twentieth century, Mary chose to make a special visit. From Fatima, she addressed to people of all ages the powerful and magnificent message of God’s love, which summons us to conversion and to true freedom. Once more, I invite each of you to take part in the great intercontinental pilgrimage of young people that will culminate in the celebration of World Youth Day in Lisbon next August. I also want to remind you that next 20 November, the Solemnity of Christ the King, we will celebrate World Youth Day in local Churches throughout the world. In this regard, the recent document of the Dicastery for the Laity, the Family and Life – Pastoral Guidelines for the Celebration of World Youth Day in the Particular Churches – can be of great help to all those engaged in the pastoral care of young people.

Dear young people, it is my dream that at World Youth Day you will be able to experience anew the joy of encountering God and our brothers and sisters. After a long period of social distancing and isolation, we will all rediscover in Lisbon – with God’s help – the joy of a fraternal embrace between peoples and generations, an embrace of reconciliation and peace, an embrace of new missionary fraternity! May the Holy Spirit kindle in your hearts a desire to “arise” and the joy of journeying together, in synodal fashion, leaving behind all false frontiers. Now is the time to arise! Like Mary, let us “arise and go in haste”. Let us carry Jesus within our hearts, and bring him to all those whom we meet! In this beautiful season of your lives, press ahead and do not postpone all the good that the Holy Spirit can accomplish in you! With affection, I bless your dreams and every step of your journey.

Rome, Saint John Lateran, 15 August 2022, Solemnity of the Assumption of the Blessed Virgin Mary

FRANCIS

[01382-EN.01] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua tedesca

„Maria stand auf und machte sich eilig auf den Weg“ (Lk 1,39)

Liebe junge Freunde,

das Thema des Weltjugendtages in Panama lautete: »Siehe, ich bin die Magd des Herrn; mir geschehe, wie du es gesagt hast« (Lk 1,38). Nach diesem Ereignis machten wir uns auf den Weg zu einem neuen Ziel – Lissabon 2023 – und seither ließen wir in unseren Herzen die dringliche Einladung Gottes, aufzustehen, nachklingen. Im Jahr 2020 haben wir über das Wort Jesu nachgedacht: »Junger Mensch, ich sage dir, steh auf!« (vgl. Lk 7,14). Im vergangenen Jahr ließen wir uns von der Gestalt des Apostels Paulus inspirieren, zu dem der auferstandene Herr sagte: »Steh auf! Ich erwähle dich zum Zeugen dessen, was du gesehen hast« (vgl. Apg 26,16). Die Etappe, die uns noch bis Lissabon bleibt, werden wir gemeinsam mit der Jungfrau aus Nazareth gehen, die unmittelbar nach der Verkündigung »aufstand und sich eilig auf den Weg machte« (vgl. Lk 1,39), um ihrer Cousine Elisabet zu helfen. Das gemeinsame Verb der drei Themen ist aufstehen, ein Ausdruck, der – es ist gut, sich daran zu erinnern – auch die Bedeutung von „auferstehen“ und „zum Leben erwachen“ annehmen kann.

In diesen so schwierigen Zeiten, in denen die Menschheit, die bereits durch das Trauma der Pandemie geplagt ist, auch vom Drama des Krieges gepeinigt wird, eröffnet Maria allen und besonders euch, die ihr jung seid wie sie, den Weg der Nähe und der Begegnung. Ich hoffe und glaube fest daran, dass die Erfahrung, die viele von euch im August nächsten Jahres in Lissabon machen werden, ein neuer Anfang für euch junge Leute und – mit euch – für die gesamte Menschheit sein wird.

Maria stand auf

Maria hätte sich nach der Verkündigung des Engels auf sich selbst konzentrieren können, auf die Sorgen und Ängste, die ihre neue Situation mit sich brachte. Sie jedoch vertraut ganz auf Gott und denkt vor allem an Elisabet. Sie steht auf und geht hinaus ins Sonnenlicht, wo es Leben und Bewegung gibt. Obwohl die unerwartete Botschaft des Engels ein „Erdbeben“ für ihre Pläne bedeutet, lässt sich die junge Frau nicht lähmen, denn in ihr ist Jesus, die Kraft der Auferstehung. In ihrem Inneren trägt sie bereits das geopferte und doch lebendige Lamm. Sie steht auf und setzt sich in Bewegung, denn sie ist sich sicher, dass Gottes Pläne das Beste für ihr Leben sind. Maria wird zum Tempel Gottes, zum Bild der Kirche, die unterwegs ist, der Kirche, die hinausgeht und dient, der Kirche, die die Frohe Botschaft bringt!

Die Gegenwart des auferstandenen Christus im eigenen Leben zu erfahren, ihm, dem Lebendigen zu begegnen, ist die größte geistliche Freude, eine Explosion des Lichts, die niemanden „unbewegt“ bleiben lässt. Sie setzt einen sofort in Bewegung und treibt dazu an, anderen diese Nachricht weiterzugeben und die Freude dieser Begegnung zu bezeugen. Es ist das, was die ersten Jüngerinnen und Jünger in den Tagen nach der Auferstehung zur Eile antreibt: »Sogleich verließen sie [die Frauen] das Grab voll Furcht und großer Freude und sie eilten zu seinen Jüngern, um ihnen die Botschaft zu verkünden« (Mt 28,8).

In den Auferstehungserzählungen werden oft zwei Verben verwendet: auferwecken und auferstehen. Mit ihnen fordert der Herr uns auf, ins Licht hinauszugehen, uns von ihm führen zu lassen und die Schwelle all unserer verschlossenen Türen zu überschreiten. »Dies ist ein bedeutsames Bild für die Kirche. Auch wir als Jünger des Herrn und als christliche Gemeinschaft sind aufgerufen, uns unverzüglich zu erheben, um in die Dynamik der Auferstehung einzutreten und uns vom Herrn auf die Wege führen zu lassen, die er uns zeigen will« (Predigt zum Hochfest der Heiligen Apostel Petrus und Paulus, 29. Juni 2022).

Die Mutter des Herrn ist ein Vorbild für dynamische junge Menschen, die nicht regungslos vor dem Spiegel ihr eigenes Bild betrachten oder in den sozialen Netzwerken „gefangen“ sind. Sie ist ihrem äußeren Umfeld ganz zugewandt. Sie ist die österliche Frau, die sich in einem stetigen Zustand des „Exodus“ befindet, des Herausgehens aus sich selbst zu dem großen Anderen, der Gott ist, und zu den anderen, ihren Brüdern und Schwestern, vor allem zu denen, die ihrer bedürfen, so wie ihre Cousine Elisabet.

...und machte sich eilig auf den Weg

Der heilige Ambrosius von Mailand schreibt in seinem Kommentar zum Lukasevangelium, dass sich Maria eilig auf den Weg ins Bergland machte, »weil sie sich über die Verheißung freute und mit dem Schwung der innigen Freude einen frommen Dienst verrichten wollte. Wohin anders als zur Höhe hätte sie auch jetzt, erfüllt von Gott, eilen sollen? Die Gnade des Heiligen Geistes kennt keine langsamen schwerfälligen Schritte«. Die Eile Marias ist also die des zuvorkommenden Dienens, der freudigen Verkündigung und der Bereitschaft, auf die Gnade des Heiligen Geistes sofort zu antworten.

Maria ließ sich von der Not ihrer älteren Cousine herausfordern. Sie wich nicht zurück, sie blieb nicht gleichgültig. Sie dachte mehr an die anderen als an sich selbst. Dies verlieh ihrem Leben Dynamik und Begeisterung. Jede und jeder von euch kann sich fragen: Wie reagiere ich auf die Bedürfnisse, die ich um mich herum wahrnehme? Überlege ich mir sofort einen „guten Grund“, um mich zurückzuziehen, oder interessiere ich mich dafür und stelle mich zur Verfügung? Natürlich könnt ihr nicht alle Probleme dieser Welt lösen. Aber vielleicht könnt ihr mit den Problemen derer beginnen, die euch am nächsten stehen, mit den Herausforderungen in eurem eigenen Umfeld. Zu Mutter Teresa sagte jemand einmal: „Was Sie tun, ist nur ein Tropfen im Ozean“. Und sie antwortete: „Aber wenn ich es nicht täte, hätte der Ozean einen Tropfen weniger“.

Angesichts einer konkreten und dringenden Not muss man schnell handeln. Wie viele Menschen auf der Welt warten auf den Besuch von jemandem, der sich um sie kümmert! Wie viele alte Menschen, Kranke, Gefangene und Flüchtlinge brauchen unseren mitfühlenden Blick, unseren Besuch, einen Bruder oder eine Schwester, die die Schranken der Gleichgültigkeit durchbrechen!

Welche „Eile“ treibt euch an, liebe jungen Freunde? Was versetzt euch in Bewegung und was hält euch vom Stillstand ab? Viele Menschen, die von der Pandemie, von Krieg, erzwungener Migration, Armut, Gewalt und Klimakatastrophen betroffen sind, stellen sich die Frage: Warum passiert mir das? Warum gerade ich? Warum jetzt? Und so lautet die zentrale Frage unserer Existenz: Für wen bin ich da? (vgl. Nachsynodales Apostolisches Schreiben Christus vivit, Nr. 286).

Die Eile der jungen Frau aus Nazaret ist die Eile derer, die außergewöhnliche Gaben vom Herrn erhalten haben und die nicht anders können, als sie zu teilen und die große Gnade überfließen zu lassen, die sie erfahren haben. Es ist die Eile derer, die es verstehen, die Bedürfnisse der anderen über ihre eigenen zu stellen. Maria ist das Beispiel eines jungen Menschen, der keine Zeit damit vergeudet, die Aufmerksamkeit oder die Zustimmung anderer zu suchen – wie es geschieht, wenn wir uns von den „Likes“ in den Social Media abhängig machen –, sondern sich auf die Suche nach jener echten Verbindung begibt, die aus Begegnung, Austausch, Liebe und Dienst entsteht.

Seit der Verkündigung, als sie sich zum ersten Mal auf den Weg machte, um ihre Cousine zu besuchen, hört Maria nicht auf, über Räume und Zeiten hinweg ihre Kinder zu besuchen, die ihrer fürsorglichen Hilfe bedürfen. Unser Weg führt uns, wenn Gott mit uns ist, direkt zum Herzen eines jeden unserer Brüder und Schwestern. Wie viele Zeugnisse erhalten wir von Menschen, die von Maria, der Mutter Jesu, die auch unsere Mutter ist, „besucht“ wurden! An wie vielen entlegenen Orten der Erde hat Maria im Laufe der Jahrhunderte – durch Erscheinungen oder besondere Gnaden – ihr Volk besucht! Es gibt kaum einen Ort auf dieser Erde, den sie nicht besucht hätte. Die Mutter Gottes ist inmitten ihres Volkes unterwegs, bewegt von fürsorglicher Zärtlichkeit, und nimmt sich seiner Ängste und Schicksalsschläge an. Und wo immer es ein Heiligtum, eine Kirche oder eine ihr geweihte Kapelle gibt, strömen ihre Kinder in großer Zahl herbei. Wie viele Ausdrucksformen der Volksfrömmigkeit es gibt! Wallfahrten, Feste, Bittgänge, Bildnisse in den Häusern und vieles mehr sind konkrete Beispiele für die lebendige Beziehung zwischen der Mutter des Herrn und ihrem Volk, die sich gegenseitig besuchen!

Die gute Eile führt uns immer nach oben und zu unseren Mitmenschen

Die gute Eile führt uns immer nach oben und zu unseren Mitmenschen. Es gibt aber auch die ungute Eile, wie zum Beispiel jene, die uns dazu bringt, oberflächlich zu leben, alles auf die leichte Schulter zu nehmen, ohne Engagement oder Aufmerksamkeit zu sein und uns nicht wirklich auf die Dinge einzulassen, die wir tun; wir leben, studieren, arbeiten oder treffen uns mit anderen in Eile, d.h. ohne mit dem Kopf, geschweige denn mit dem Herzen, bei der Sache zu sein. Das kann in zwischenmenschlichen Beziehungen passieren: in der Familie, wenn wir anderen nie wirklich zuhören und ihnen keine Zeit widmen; in Freundschaften, wenn wir von einem Freund erwarten, dass er uns unterhält und unsere Bedürfnisse befriedigt, wir ihm aber sofort ausweichen und zu einem anderen gehen, wenn wir sehen, dass er in einer Krise steckt und uns braucht; und sogar in partnerschaftlichen Beziehungen, zwischen Verlobten, haben nur wenige die Geduld, sich gegenseitig gründlich kennen und verstehen zu lernen. Diese Einstellung können wir auch in der Schule, bei der Arbeit und in anderen Bereichen des täglichen Lebens an den Tag legen. All diese Dinge, die in solcher Eile geschehen, werden schwerlich Früchte tragen. Es besteht die Gefahr, dass sie unfruchtbar bleiben. So lesen wir im Buch der Sprichwörter: »Die Pläne des Fleißigen bringen Gewinn, doch der hastige Mensch hat nur Mangel« (21,5).

Als Maria schließlich im Haus von Zacharias und Elisabet eintrifft, kommt es zu einer wunderbaren Begegnung! Elisabet hat ein wunderbares Eingreifen Gottes erlebt, der ihr in ihrem hohen Alter einen Sohn geschenkt hat. Sie hätte allen Grund, zuerst von sich selbst zu sprechen, aber sie ist nicht von sich selbst eingenommen, sondern nimmt ihre junge Cousine und die Frucht ihres Leibes mit offenen Armen auf. Sobald sie ihren Gruß hört, wird Elisabet vom Heiligen Geist erfüllt. Diese Überraschungen und Einbrüche des Geistes geschehen, wenn wir wahre Gastfreundschaft gewähren, wenn wir den Gast und nicht uns selbst in den Mittelpunkt stellen. Das sehen wir auch in der Geschichte von Zachäus. Im Evangelium nach Lukas (19,5-6) lesen wir: »Als Jesus an die Stelle kam [wo Zachäus war], schaute er hinauf und sagte zu ihm: Zachäus, komm schnell herunter! Denn ich muss heute in deinem Haus bleiben. Da stieg er schnell herunter und nahm Jesus freudig bei sich auf«.

Vielen von uns ist es so ergangen, dass Jesus uns unerwartet begegnete: Zum ersten Mal erlebten wir in ihm eine Nähe, einen Respekt, ein absolutes Fehlen von Vorurteilen und Verurteilungen und einen Blick der Barmherzigkeit, wie wir ihn nie zuvor bei anderen gesehen hatten. Und nicht nur das: wir spürten auch, dass es Jesus nicht genügte, uns aus der Ferne zu sehen, sondern dass er bei uns sein und sein Leben mit uns teilen wollte. Die Freude über diese Erfahrung brachte uns dazu, ihn eilends aufzunehmen, bei ihm sein zu wollen und ihn immer besser kennenzulernen. Elisabet und Zacharias haben Maria und Jesus aufgenommen! Lasst uns von diesen beiden älteren Menschen lernen, was Gastfreundschaft bedeutet! Fragt eure Eltern und Großeltern und auch die älteren Mitglieder eurer Gemeinschaften und Gemeinden, was es für sie bedeutet, Gott und den Mitmenschen gegenüber gastfreundlich zu sein. Es wird euch guttun, auf die Erfahrungen derer zu hören, die euch vorausgegangen sind.

Liebe Jugendliche und junge Erwachsene, es ist an der Zeit, dass es bald wieder zu konkreten Begegnungen kommt, zu einer wirklichen Aufnahme derer, die anders sind als wir, wie es bei der jungen Maria und der älteren Elisabet geschah. Nur so können wir Distanzen überwinden – zwischen Generationen, zwischen sozialen Schichten, zwischen Ethnien, zwischen Gruppen und Klassen aller Art – und sogar Kriege. Junge Menschen sind immer die Hoffnung auf eine neue Einheit für die zersplitterte und geteilte Menschheit. Das gilt aber nur, wenn sie ein Gedächtnis haben, wenn sie den Dramen und Träumen der Älteren zuhören. »Es ist kein Zufall, dass der Krieg zu der Zeit nach Europa zurückgekehrt ist, in der die Generation, die ihn im letzten Jahrhundert erlebt hat, ausstirbt« (Botschaft zum 2. Welttag der Großeltern und älteren Menschen). Es bedarf eines Bündnisses zwischen Jung und Alt, um die Lehren aus der Geschichte nicht zu vergessen und die Polarisierungen und Extremismen dieser Zeit zu überwinden.

Im Brief an die Epheser verkündet Paulus: »Jetzt aber seid ihr, die ihr einst in der Ferne wart, in Christus Jesus, nämlich durch sein Blut, in die Nähe gekommen. Denn er ist unser Friede. Er vereinigte die beiden Teile und riss die trennende Wand der Feindschaft in seinem Fleisch nieder« (2,13-14). Jesus ist zu allen Zeiten die Antwort Gottes auf die Herausforderungen der Menschheit. Und diese Antwort trägt Maria in sich, als sie zu Elisabet geht. Marias größtes Geschenk an ihre ältere Verwandte ist es, ihr Jesus zu bringen. Sicherlich ist auch ihre konkrete Hilfe sehr wertvoll. Aber nichts hätte das Haus des Zacharias mit so großer Freude und Bedeutung erfüllen können wie die Gegenwart Jesu im Schoß der Jungfrau, die zum Tabernakel des lebendigen Gottes geworden war. In jenem Bergland hält Jesus durch seine bloße Anwesenheit, ohne ein Wort zu sagen, seine erste „Bergpredigt“: Still preist er die Kleinen und Demütigen selig, die sich der Barmherzigkeit Gottes anvertrauen.

Meine Botschaft an euch junge Freunde, die große Botschaft, deren Trägerin die Kirche ist, ist Jesus! Ja, er selbst, seine unendliche Liebe zu jedem einzelnen von uns, sein Heil und das neue Leben, das er uns geschenkt hat. Und Maria ist das Vorbild dafür, wie wir dieses unermessliche Geschenk in unser Leben aufnehmen und es anderen mitteilen können, so dass wir unsererseits zu Trägerinnen und Trägern Christi werden, seiner barmherzigen Liebe, seines großherzigen Dienstes an der leidenden Menschheit.

Alle gemeinsam nach Lissabon!

Maria war eine junge Frau – so wie viele von euch. Sie war eine von uns. Bischof Tonino Bello schrieb über sie: »Heilige Maria, [...] wir wissen sehr wohl, dass du dazu bestimmt warst, die hohe See zu befahren. Aber wenn wir dich zwingen, in Küstennähe zu fahren, dann nicht, weil wir dich auf das Niveau unserer eigenen kleinen Küstenschifffahrt reduzieren wollen. Wir tun es, damit, wenn wir dich so nah an den Ufern unserer Entmutigung sehen, auch uns bewusstwerden kann, dass wir wie du dazu berufen sind, uns auf die Ozeane der Freiheit zu wagen« (Maria donna dei nostri giorni, San Paolo, Cinisello Balsamo 2012, 12-13).

Von Portugal aus machten sich, wie ich in der ersten Botschaft dieser Trilogie in Erinnerung rief, im 15. und 16. Jahrhundert viele junge Menschen – darunter viele Missionarinnen und Missionare – auf den Weg in unbekannte Welten, auch um ihre Erfahrungen mit Jesus mit anderen Völkern und Nationen zu teilen (vgl. Botschaft zum Weltjugendtag 2020). Und diesem Land wollte Maria zu Beginn des 20. Jahrhunderts einen besonderen Besuch abstatten, als sie von Fatima aus allen Generationen die mächtige und überwältigende Botschaft der Liebe Gottes verkündete, die zur Umkehr und zur wahren Freiheit aufruft. Ich erneuere meine herzliche Einladung an jeden einzelnen und jede einzelne von euch, an der großen interkontinentalen Pilgerreise junger Menschen teilzunehmen, die im August nächsten Jahres beim Weltjugendtag in Lissabon ihren Höhepunkt erreichen wird; und ich erinnere euch daran, dass wir am 20. November, dem Hochfest Christkönig, den Weltjugendtag in den Ortskirchen der ganzen Welt feiern werden. In dieser Hinsicht kann das jüngste Dokument des Dikasteriums für die Laien, die Familie und das Leben – Pastorale Richtlinien für die Feier der Weltjugendtage in den Ortskirchen – eine große Hilfe für alle sein, die in der Jugendpastoral tätig sind.

Liebe Jugendliche und junge Erwachsene, ich träume davon, dass ihr beim Weltjugendtag wieder die Freude der Begegnung mit Gott und mit euren Brüdern und Schwestern erlebt. Nach langen Zeiten des Abstandhaltens und der Isolation werden wir in Lissabon – mit Gottes Hilfe – gemeinsam die Freude der geschwisterlichen Umarmung zwischen den Völkern und den Generationen wiederentdecken, die Umarmung der Versöhnung und des Friedens, die Umarmung einer neuen missionarischen Geschwisterlichkeit! Möge der Heilige Geist in euren Herzen den Wunsch wecken, aufzustehen, und möge er in euch die Freude entfachen, gemeinsam – synodal – unterwegs zu sein und falsche Grenzen zu überwinden. Die Zeit zum Aufstehen ist jetzt! Lasst uns schnell aufstehen! Und lasst uns, wie Maria, Jesus in uns tragen, um ihn allen mitzuteilen! Geht in dieser wunderschönen Zeit eures Lebens weiter voran und weist nicht ab, was der Heilige Geist in euch vollbringen kann! Von Herzen segne ich eure Träume und eure Schritte.

Rom, Sankt Johannes im Lateran, am 15. August 2022, dem Hochfest Mariä Aufnahme in den Himmel.

FRANZISKUS

[01382-DE.01] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

«María se levantó y partió sin demora» (Lc 1,39)

Queridos jóvenes:

El tema de la JMJ de Panamá fue: «He aquí la sierva del Señor: hágase en mí según tu palabra» (Lc 1,38). Después de ese acontecimiento, retomamos el camino hacia un nuevo destino —Lisboa 2023—, dejando que haga eco en nuestros corazones la apremiante invitación de Dios a levantarnos. En 2020 meditamos la palabra de Jesús: «¡Joven, a ti te digo, levántate!» (Lc 7,14). El año pasado nos inspiramos en la figura del apóstol san Pablo, a quien el Señor Resucitado le dijo: «¡Levántate! Te hago testigo de las cosas que has visto» (cf. Hch 26,16). En el tramo que aún nos queda antes de llegar a Lisboa, caminaremos junto a la Virgen de Nazaret que, inmediatamente después de la anunciación, «se levantó y partió sin demora» (Lc 1,39) para ir a ayudar a su prima Isabel. El verbo común a los tres temas es levantarse, una expresión que —es bueno recordar— adquiere también el significado de “resurgir”, “despertar a la vida”.

En estos últimos tiempos, que han sido tan difíciles, cuando la humanidad, probada ya por el trauma de la pandemia, se ve desgarrada por el drama de la guerra, María reabre para todos y especialmente para ustedes, que son jóvenes como ella, el camino de la proximidad y del encuentro. Espero, y creo firmemente, que la experiencia que muchos de ustedes vivirán en Lisboa en agosto del año próximo representará un nuevo comienzo para ustedes, jóvenes, y con ustedes— para toda la humanidad.

María se levantó

María, después de la anunciación, hubiera podido concentrarse en sí misma, en las preocupaciones y temores debidos a su nueva condición. Pero no; ella confió plenamente en Dios. Pensaba más bien en Isabel. Se levantó y salió a la luz del sol, donde hay vida y movimiento. Aunque el impactante anuncio del ángel haya provocado un “terremoto” en sus planes, la joven no se dejó paralizar, porque en ella estaba Jesús, el poder de la resurrección. Dentro de ella ya estaba el Cordero inmolado, pero siempre vivo. Se levantó y se puso en marcha, porque estaba segura de que los planes de Dios eran el mejor proyecto posible para su vida. María se convirtió en el templo de Dios, imagen de la Iglesia en camino, la Iglesia que sale y se pone al servicio, la Iglesia portadora de la Buena Noticia.

Experimentar la presencia de Cristo resucitado en la propia vida, encontrarlo “vivo”, es la mayor alegría espiritual, una explosión de luz que no puede dejar a nadie “quieto”. Nos pone en movimiento inmediatamente y nos impulsa a llevar esta noticia a otros, a dar testimonio de la alegría de este encuentro. Es lo que animó la prisa de los primeros discípulos en los días siguientes a la resurrección: «Las mujeres, atemorizadas pero llenas de alegría, se alejaron rápidamente del sepulcro y fueron a dar la noticia a los discípulos» (Mt 28,8).

Los relatos de la resurrección utilizan a menudo dos verbos: despertar y levantarse. Con ellos, el Señor nos insta a salir a la luz, a dejarnos llevar por Él para cruzar el umbral de todas nuestras puertas cerradas. «Es una imagen significativa para la Iglesia. También nosotros, como discípulos del Señor y como comunidad cristiana, estamos llamados a levantarnos rápidamente para entrar en el dinamismo de la resurrección y dejarnos guiar por el Señor en los caminos que Él quiere mostrarnos» (Homilía en la solemnidad de san Pedro y san Pablo, 29 de junio de 2022).

La Madre del Señor es modelo de los jóvenes en movimiento, no inmóviles frente al espejo contemplando su propia imagen o “atrapados” en las redes. Ella estaba totalmente orientada hacia el exterior. Es la mujer pascual, en permanente estado de éxodo, de salida de sí misma hacia el gran Otro que es Dios y hacia los demás, los hermanos y las hermanas, especialmente los más necesitados, como lo fue su prima Isabel.

...y partió sin demora

San Ambrosio de Milán, en su comentario al Evangelio de Lucas, escribe que María partió hacia la montaña porque «llena de gozo y sin demora […] se sentía impulsada por el deseo de cumplir un deber de piedad, anhelante de prestar sus servicios y presurosa por la intensidad de su alegría. Llena ya totalmente de Dios, ¿a dónde podía dirigirse María con prisa sino hacia las alturas? En efecto, la gracia del Espíritu Santo ignora la lentitud». La prisa de María es, por tanto, la solicitud del servicio, del anuncio gozoso, de la respuesta pronta a la gracia del Espíritu Santo.

María se dejó interpelar por la necesidad de su prima anciana. No se echó atrás, no permaneció indiferente. Pensaba más en los demás que en sí misma. Y esto dio dinamismo y entusiasmo a su vida. Cada uno de ustedes puede preguntarse: ¿Cómo reacciono ante las necesidades que veo a mi alrededor? ¿Pienso inmediatamente en una justificación para desentenderme, o me intereso y me pongo a disposición? Por supuesto, ustedes no pueden resolver todos los problemas del mundo. Pero tal vez puedan empezar con los más cercanos, con los problemas de su propia zona. A la Madre Teresa le dijeron una vez: “Lo que usted hace es sólo una gota en el océano”. Y ella respondió: “Pero si no lo hiciera, el océano tendría una gota menos”.

Ante una necesidad concreta y urgente, hay que actuar con rapidez. ¡Cuántas personas en el mundo están esperando la visita de alguien que los atienda! ¡Cuántas personas mayores, cuántos enfermos, presos, refugiados necesitan nuestra mirada compasiva, nuestra visita, un hermano o una hermana que rompa las barreras de la indiferencia!

Queridos jóvenes, ¿qué “prisas” los mueven? ¿Qué les hace sentir el impulso de moverse, tanto que no pueden quedarse quietos? Muchos —afectados por realidades como la pandemia, la guerra, la migración forzosa, la pobreza, la violencia, las catástrofes climáticas— se preguntan: ¿Por qué me pasa esto a mí? ¿Por qué justo a mí? ¿Por qué ahora? Por ello, la pregunta central de nuestra existencia es: ¿Para quién soy yo? (cf. Exhort. ap. postsin. Christus vivit, 286).

La prisa de la joven de Nazaret es la de quienes han recibido dones extraordinarios del Señor y no pueden dejar de compartir, de hacer desbordar la inmensa gracia que han experimentado. Es la prisa de los que saben poner las necesidades de los demás por encima de las suyas. María es un ejemplo de persona joven que no pierde el tiempo buscando la atención o la aprobación de los demás —como ocurre cuando dependemos de los “me gusta” en las redes sociales—, sino que se mueve para buscar la conexión más genuina, la que surge del encuentro, del compartir, del amor y del servicio.

A partir de la anunciación, desde que fuera por primera vez a visitar a su prima, María no deja de cruzar espacios y tiempos para visitar a sus hijos necesitados de su ayuda solícita. Nuestro caminar, si está habitado por Dios, nos lleva directamente al corazón de cada uno de nuestros hermanos y hermanas. ¡Cuántos testimonios nos llegan de personas “visitadas” por María, Madre de Jesús y Madre nuestra! ¡En cuántos lugares remotos de la tierra, a lo largo de los siglos —con apariciones o gracias especiales— María ha visitado a su pueblo! Prácticamente no hay lugar en esta tierra que no haya sido visitado por ella. La Madre de Dios camina en medio de su pueblo, movida por una ternura amorosa, y asume sus angustias y vicisitudes. Y allí donde hay un santuario, una iglesia, una capilla dedicada a ella, sus hijos acuden en gran número. ¡Cuántas expresiones de piedad popular! Las peregrinaciones, las fiestas, las súplicas, la acogida de imágenes en los hogares y tantas otras son ejemplos concretos de la relación viva entre la Madre del Señor y su pueblo, que se visitan mutuamente.

La prisa “buena” siempre nos empuja hacia arriba y hacia los demás

La prisa buena siempre nos empuja hacia arriba y hacia los demás. También existe una prisa que no es buena, como por ejemplo la que nos lleva a vivir superficialmente, a tomar todo a la ligera, sin compromiso ni atención, sin participar realmente en las cosas que hacemos; la prisa de cuando vivimos, estudiamos, trabajamos, salimos con los demás sin poner en ello la cabeza y, mucho menos, el corazón. Puede ocurrir en las relaciones interpersonales: en la familia, cuando no escuchamos realmente a los demás ni les dedicamos tiempo; en las amistades, cuando esperamos que un amigo nos entretenga y satisfaga nuestras necesidades, pero lo evitamos inmediatamente y acudimos a otro si vemos que está en crisis y nos necesita; e incluso en las relaciones afectivas, entre novios, pocos tienen la paciencia de conocerse y entenderse a fondo. Podemos tener esta misma actitud en la escuela, en el trabajo y en otros ámbitos de la vida cotidiana. Pues bien, todas estas cosas vividas con prisas es poco probable que den fruto. Existe el riesgo de que permanezcan estériles. Esto es lo que leemos en el libro de los Proverbios: «Los proyectos del hombre laborioso son pura ganancia, el que se precipita —la prisa mala— acaba en la indigencia» (21,5).

Cuando María llegó finalmente a la casa de Zacarías e Isabel se produjo un encuentro maravilloso. Isabel había experimentado una prodigiosa intervención de Dios sobre ella, que le había dado un hijo en su vejez. Hubiera tenido razones suficientes para hablar primero de sí misma, pero no estaba llena de sí, sino inclinada a acoger a su joven prima y al fruto de su vientre. En cuanto escuchó su saludo, Isabel se llenó del Espíritu Santo. Estas sorpresas e irrupciones del Espíritu ocurren cuando experimentamos la verdadera hospitalidad, cuando ponemos en el centro al huésped, y no a nosotros mismos. Esto es también lo que vemos en la historia de Zaqueo. En Lucas 19,5-6 leemos: «Al llegar a ese lugar [donde estaba Zaqueo], Jesús miró hacia arriba y le dijo: “Zaqueo, baja pronto, porque hoy tengo que alojarme en tu casa”. Zaqueo bajó rápidamente y lo recibió con alegría».

A muchos de nosotros nos ha sucedido que, inesperadamente, Jesús salió a nuestro encuentro: por primera vez, experimentamos en Él una cercanía, un respeto, una ausencia de prejuicios y condenas, una mirada de misericordia que nunca habíamos encontrado en los demás. No sólo eso, también sentimos que a Jesús no le bastaba con mirarnos desde lejos, sino que quería estar con nosotros, quería compartir su vida con nosotros. La alegría de esta experiencia despertó en nosotros una prisa por acogerlo, una urgencia por estar con Él y conocerlo mejor. Isabel y Zacarías acogieron a María y a Jesús. ¡Aprendamos de estos dos ancianos el significado de la hospitalidad! Pregunten a sus padres y abuelos, y también a los miembros mayores de sus comunidades, qué significa para ellos ser hospitalarios con Dios y con los demás. Les hará bien escuchar la experiencia de los que les han precedido.

Queridos jóvenes, es hora de volver a emprender sin demora el camino de los encuentros concretos, de una verdadera acogida de los que son diferentes a nosotros, como ocurrió entre la joven María y la anciana Isabel. Sólo así superaremos las distancias —entre generaciones, entre clases sociales, entre etnias y categorías de todo tipo— e incluso las guerras. Los jóvenes son siempre la esperanza de una nueva unidad para la humanidad fragmentada y dividida. Pero sólo si tienen memoria, sólo si escuchan los dramas y los sueños de sus mayores. «No es casual que la guerra haya vuelto en Europa en el momento en que la generación que la vivió en el siglo pasado está desapareciendo» (Mensaje para la II Jornada Mundial de los abuelos y de los mayores). Es necesaria una alianza entre los jóvenes y los ancianos, para no olvidar las lecciones de la historia, para superar las polarizaciones y los extremismos de este tiempo.

Escribiendo a los efesios, san Pablo anunció: «Ahora, en Cristo Jesús, ustedes, los que antes estaban lejos, han sido acercados por la sangre de Cristo. Porque Cristo es nuestra paz; él ha unido a los dos pueblos en uno solo, derribando el muro de enemistad que los separaba, a través de su propia carne» (2,13-14). Jesús es la respuesta de Dios a los desafíos de la humanidad en cada época. Y esta respuesta, María la llevaba dentro cuando fue al encuentro de Isabel. El mayor regalo de María a su parienta anciana fue llevarle a Jesús. Ciertamente, la ayuda concreta también es inestimable. Pero nada más podría haber llenado la casa de Zacarías de una alegría y un significado tan grandes como la presencia de Jesús en el seno de la Virgen, que se había convertido en el sagrario del Dios vivo. En esa región montañosa, Jesús, solamente con su presencia, sin decir una palabra, pronunció su primer “sermón de la montaña”: proclamó en silencio la bendición de los pequeños y los humildes que se confían a la misericordia de Dios.

¡Mi mensaje para ustedes, jóvenes, el gran mensaje del que es portadora la Iglesia, es Jesús! Sí, Él mismo, su amor infinito por cada uno de nosotros, su salvación y la nueva vida que nos ha dado. Y María es el modelo de cómo acoger este inmenso don en nuestras vidas y comunicarlo a los demás, haciéndonos a su vez portadores de Cristo, portadores de su amor compasivo, de su generoso servicio a la humanidad que sufre.

¡Todos juntos en Lisboa!

María era una joven como muchos de ustedes. Era una de nosotros. El obispo Tonino Bello escribió sobre ella: «Santa María, [...] bien sabemos que fuiste destinada a singladuras en alta mar, pero si te obligamos a navegar a vela próxima a la costa, no es porque queramos reducirte a los niveles de nuestro pequeño cabotaje. Es porque, viéndote tan cerca de las playas de nuestro desánimo, nos pueda salvar la conciencia de que también nosotros hemos sido llamados a aventurarnos, como tú, por los océanos de la libertad» (María, mujer de nuestros días, Paulinas, Madrid 1996, 11).

Desde Portugal, como recordé en el primer Mensaje de esta trilogía, en los siglos XV y XVI, numerosos jóvenes —muchos de ellos misioneros— partieron hacia tierras desconocidas, para compartir también su experiencia de Jesús con otros pueblos y naciones (cf. Mensaje de la JMJ 2020). Y a esta tierra, a principios del siglo XX, María quiso hacer una visita especial, cuando desde Fátima lanzó a todas las generaciones el poderoso y admirable mensaje del amor de Dios que llama a la conversión, a la verdadera libertad. A cada uno y cada una de ustedes les renuevo mi calurosa invitación a participar en la gran peregrinación intercontinental de jóvenes que culminará en la JMJ de Lisboa en agosto del próximo año; y les recuerdo que el próximo 20 de noviembre, solemnidad de Cristo Rey, celebraremos la Jornada Mundial de la Juventud en las Iglesias particulares de todo el mundo. A este respecto, el reciente documento del Dicasterio para los Laicos, la Familia y la Vida —Orientaciones pastorales para la celebración de la Jornada Mundial de la Juventud en las Iglesias particulares— puede ser de gran ayuda para todas las personas que trabajan en la pastoral juvenil.

Queridos jóvenes, sueño que en la JMJ vuelvan a experimentar la alegría del encuentro con Dios y con los hermanos y las hermanas. Tras largos periodos de distancia y aislamiento, en Lisboa —con la ayuda de Dios— redescubriremos juntos la alegría del abrazo fraternal entre los pueblos y entre las generaciones, el abrazo de la reconciliación y la paz, ¡el abrazo de una nueva fraternidad misionera! Que el Espíritu Santo encienda en sus corazones el deseo de levantarse y la alegría de caminar todos juntos, en estilo sinodal, abandonando las falsas fronteras. ¡El momento de levantarse es ahora! ¡Levantémonos sin demora! Y, como María, llevemos a Jesús dentro de nosotros para comunicarlo a todos. En este hermoso momento de sus vidas, sigan adelante, no pospongan lo que el Espíritu puede hacer en ustedes. De todo corazón bendigo sus sueños y sus pasos.

Roma, San Juan de Letrán, 15 de agosto de 2022, solemnidad de la Asunción de la Bienaventurada Virgen María.

FRANCISCO

[01382-ES.01] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua portoghese

«Maria levantou-se e partiu apressadamente» (Lc 1, 39)

Queridos jovens!

O tema da JMJ do Panamá era este: «Eis a serva do Senhor, faça-se em mim segundo a tua palavra» (Lc 1, 38). Depois daquele evento, retomamos o caminho para uma nova meta – Lisboa 2023 –, deixando ecoar nos nossos corações o premente convite de Deus a levantar-nos. Em 2020, meditamos nesta palavra de Jesus: «Jovem, Eu te digo, levanta-te!» (cf. Lc 7, 14). No ano passado, serviu-nos de inspiração a figura do apóstolo São Paulo, a quem o Senhor ressuscitado dissera: «Levanta-te! Eu te constituo testemunha do que viste» (cf. At 26, 16). No troço de estrada que ainda nos falta para chegar a Lisboa, caminharemos juntos com a Virgem de Nazaré, que, imediatamente depois da Anunciação, «levantou-se e partiu apressadamente” (Lc 1, 39) para ir ajudar a prima Isabel. Comum aos três temas é o verbo levantar-se, palavra (é bom lembrá-lo!) que significa também «ressuscitar», «despertar para a vida».

Nestes últimos tempos tão difíceis, em que a humanidade já provada pelo trauma da pandemia, é dilacerada pelo drama da guerra, Maria reabre para todos e em particular para vós, jovens como Ela, o caminho da proximidade e do encontro. Espero e creio fortemente que a experiência que muitos de vós ireis viver em Lisboa, no mês de agosto do próximo ano, representará um novo começo para vós jovens e, convosco, para toda a humanidade.

Maria levantou-se

Depois da Anunciação, Maria teria podido concentrar-se em si mesma, nas preocupações e temores derivados da sua nova condição; mas não! Entrega-se totalmente a Deus! Pensa, antes, em Isabel. Levanta-se e sai para a luz do sol, onde há vida e movimento. Apesar do inquietante anúncio do Anjo ter provocado um «terremoto» nos seus planos, a jovem não se deixa paralisar, porque dentro d’Ela está Jesus, poder de ressurreição. Dentro d’Ela, traz já o Cordeiro Imolado mas sempre vivo. Levanta-se e põe-se em movimento, porque tem a certeza de que os planos de Deus são o melhor projeto possível para a sua vida. Maria torna-se templo de Deus, imagem da Igreja em caminho, a Igreja que sai e se coloca ao serviço, a Igreja portadora da Boa Nova.

Experimentar na própria vida a presença de Cristo ressuscitado, encontrá-Lo «vivo», é a maior alegria espiritual, uma explosão de luz que não pode deixar ninguém «parado». Imediatamente põe em movimento impelindo a levar aos outros esta notícia, a testemunhar a alegria deste encontro. É aquilo que anima a pressa dos primeiros discípulos nos dias que se seguiram à ressurreição: «Afastando-se apressadamente do sepulcro, cheias de temor e grande alegria, as mulheres correram a dar a notícia aos discípulos» (Mt 28, 8).

As narrações da ressurreição usam muitas vezes dois verbos: acordar e levantar-se. Através deles, o Senhor impele-nos a sair para a luz, a deixar-se conduzir por Ele para superar o limiar de todas as nossas portas fechadas. «É uma imagem significativa para a Igreja. Também nós, como discípulos do Senhor e como Comunidade Cristã, somos chamados a erguer-nos apressadamente para entrar no dinamismo da ressurreição e deixar-nos conduzir pelo Senhor ao longo dos caminhos que Ele nos queira indicar» (Francisco, Homilia na Solenidade de São Pedro e São Paulo, 29/VI/2022).

A Mãe do Senhor é modelo dos jovens em movimento, jovens que não ficam imóveis diante do espelho em contemplação da própria imagem, nem «alheados» nas redes. Ela está completamente projetada para o exterior. É a mulher pascal, num estado permanente de êxodo, de saída de si mesma para o Outro, com letra grande, que é Deus e para os outros, os irmãos e as irmãs, sobretudo os necessitados, como estava então a prima Isabel.

...e partiu apressadamente

Santo Ambrósio de Milão escreve, no seu comentário ao Evangelho de Lucas, que Maria partiu apressadamente para a montanha, «porque estava feliz com a promessa e desejosa de prestar devotadamente um serviço, com o entusiasmo que lhe vinha da alegria interior. Agora, cheia de Deus, para onde poderia apressar-se se não em direção ao alto? A graça do Espírito Santo não admite morosidades». Por isso a pressa de Maria é ditada pela solicitude do serviço, do anúncio jubiloso, duma pronta resposta à graça do Espírito Santo.

Maria deixou-se interpelar pela necessidade da sua prima idosa. Não se escusou, não ficou indiferente. Pensou mais nos outros do que em si mesma. E isto conferiu dinamismo e entusiasmo à sua vida. Cada um de vós pode perguntar-se: Como reajo perante as necessidades que vejo ao meu redor? Busco imediatamente uma justificação para não me comprometer, ou interesso-me e torno-me disponível? É certo que não podeis resolver todos os problemas do mundo; mas talvez possais começar por aqueles de quem está mais próximo de vós, pelas questões do vosso território. Uma vez disseram a Madre Teresa que «quanto ela fazia não passava duma gota no oceano». E ela respondeu: «Mas, se não o fizesse, o oceano teria uma gota a menos».

Perante uma necessidade concreta e urgente, é preciso agir apressadamente. No mundo, quantas pessoas esperam uma visita de alguém que cuide delas! Quantos idosos, doentes, presos, refugiados precisam do nosso olhar compassivo, da nossa visita, de um irmão ou uma irmã que ultrapasse as barreiras da indiferença!

Quais são as «pressas» que vos movem, queridos jovens? O que é que vos faz sentir de tal maneira a premência de vos moverdes que não conseguis ficar parados? Há muitos que, impressionados por realidades como a pandemia, a guerra, a migração forçada, a pobreza, a violência, as calamidades climáticas, se interrogam: Porque é que me acontece isto? Porquê precisamente a mim? Porquê agora? Mas a pergunta central da nossa existência é esta: Para quem sou eu? (cf. Francisco, Exort. ap. pós-sinodal Christus vivit, 286).

A pressa da jovem mulher de Nazaré é a pressa típica daqueles que receberam dons extraordinários do Senhor e não podem deixar de partilhar, de fazer transbordar a graça imensa que experimentaram. É a pressa de quem sabe colocar as necessidades do outro acima das próprias. Maria é exemplo de jovem que não perde tempo a mendigar a atenção ou a aprovação dos outros – como acontece quando dependemos daquele «gosto» nas redes sociais –, mas move-se para procurar a conexão mais genuína, aquela que provem do encontro, da partilha, do amor e do serviço.

A partir da Anunciação, desde aquela primeira vez quando partiu para ir visitar a sua prima, Maria não cessa de atravessar espaços e tempos para visitar os filhos carecidos da sua ajuda carinhosa. Os nossos passos, se habitados por Deus, levam-nos diretamente ao coração de cada um dos nossos irmãos e irmãs. Quantos testemunhos nos chegam de pessoas «visitadas» por Maria, Mãe de Jesus e nossa Mãe. Em quantos lugares remotos da terra, ao longo dos séculos, Maria visitou o seu povo com aparições ou graças especiais. Praticamente não há lugar, na Terra, que não tenha sido visitado por Ela. Movida por uma solícita ternura, a Mãe de Deus caminha no meio do seu povo e cuida das suas angústias e vicissitudes. E onde quer que haja um santuário, uma igreja, uma capela a Ela dedicada, lá acorrem numerosos os seus filhos. Quantas expressões de piedade popular! As peregrinações, as festas, as súplicas, o acolhimento das imagens nas casas e muitas outras iniciativas são exemplos concretos da relação viva entre a Mãe do Senhor e o seu povo, que se visitam reciprocamente.

Uma pressa boa impele-nos sempre para o alto e para o outro

Uma pressa boa impele-nos sempre para alto e para o outro. Mas há também uma pressa não boa, como, por exemplo, a pressa que nos leva a viver superficialmente, tomar tudo levianamente sem empenho nem atenção, sem nos envolvermos verdadeiramente no que fazemos; a pressa de quando vivemos, estudamos, trabalhamos, convivemos com os outros sem colocarmos nisso a cabeça e menos ainda o coração. Pode acontecer nas relações interpessoais: na família, quando nunca ouvimos verdadeiramente os outros nem lhes dedicamos tempo; nas amizades, quando esperamos que um amigo nos faça divertir e dê resposta às nossas exigências, mas, se virmos que ele está em crise e precisa de nós, imediatamente o evitamos e procuramos outro; e mesmo nas relações afetivas, entre noivos, poucos têm a paciência de se conhecerem e compreenderem a fundo. E, a mesma atitude, podemos tê-la na escola, no trabalho e noutras áreas da vida quotidiana. Ora, todas estas coisas vividas com pressa dificilmente darão fruto; há o risco de permanecerem estéreis. Assim se lê no livro dos Provérbios: «Os projetos do homem diligente têm êxito, mas quem se precipita [a pressa má] cai certamente na ruína» (21, 5).

Quando Maria, finalmente, chega à casa de Zacarias e Isabel, sucede um encontro maravilhoso. Isabel experimentou em si mesma uma intervenção prodigiosa de Deus, que lhe deu um filho na velhice. Teria todas as razões para falar, primeiro, de si mesma; mas não o fez, toda propensa a acolher a jovem prima e o fruto do seu ventre. Logo que ouve a sua saudação, Isabel fica cheia do Espírito Santo. Acontecem estas surpresas e irrupções do Espírito quando vivemos uma verdadeira hospitalidade, quando colocamos no centro o hóspede, e não a nós próprios. Vemos isto mesmo também na história de Zaqueu, que lemos em Lucas: «Quando chegou àquele local [onde estava Zaqueu], Jesus levantou os olhos e disse-lhe: “Zaqueu, desce depressa, pois hoje tenho de ficar em tua casa”. Ele desceu imediatamente e acolheu Jesus cheio de alegria» (19, 5-6).

Já aconteceu a muitos de nós sentir que, inesperadamente, Jesus vem ao nosso encontro: n’Ele, pela primeira vez, experimentamos uma proximidade, um respeito, uma ausência de preconceitos e condenações, um olhar de misericórdia que nunca tínhamos encontrado nos outros. Mais, sentimos também que, a Jesus, não Lhe bastava olhar-nos de longe, mas queria estar connosco, queria partilhar a sua vida connosco. A alegria desta experiência suscitou em nós a pressa de O acolher, a urgência de estar com Ele e conhecê-Lo melhor. Isabel e Zacarias hospedaram Maria e Jesus. Aprendamos daqueles dois anciãos o significado da hospitalidade. Perguntai aos vossos pais e aos vossos avós, bem como aos membros mais idosos das vossas comunidades, que significa para eles serem hospitaleiros para com Deus e com os outros. Fazer-vos-á bem escutar a experiência de quem vos precedeu.

Queridos jovens, é tempo de voltar a partir apressadamente para encontros concretos, para um real acolhimento de quem é diferente de nós, como acontece entre a jovem Maria e a idosa Isabel. Só assim superaremos as distâncias entre gerações, entre classes sociais, entre etnias, entre grupos e categorias de todo o género, e superaremos também as guerras. Os jovens são sempre a esperança duma nova unidade para a humanidade fragmentada e dividida. Mas somente se tiverem memória, apenas se escutarem os dramas e os sonhos dos idosos. «Não é por acaso que a guerra tenha voltado à Europa no momento em que está a desaparecer a geração que a viveu no século passado» (Francisco, Mensagem para o II Dia Mundial dos Avós e do Idosos). Há necessidade da aliança entre jovens e idosos, para não esquecer as lições da história, para superar as polarizações e os extremismos deste tempo.

Ao escrever aos Efésios, São Paulo anunciou: «Em Cristo Jesus, vós, que outrora estáveis longe, agora estais perto, pelo Sangue de Cristo. Com efeito, Ele é a nossa paz, Ele que, dos dois povos, fez um só e destruiu o muro de separação, a inimizade, na sua carne» (2, 13-14). Jesus é a resposta de Deus face aos desafios da humanidade em todos os tempos. E esta resposta, Maria leva-a dentro de si quando vai ao encontro de Isabel. A maior prenda que Maria oferece à sua parente idosa é levar-lhe Jesus: certamente também a ajuda concreta foi muito preciosa; mas nada teria podido encher a casa de Zacarias com uma alegria tão grande e um significado assim pleno como o fez a presença de Jesus no ventre da Virgem, que se tornara o tabernáculo do Deus vivo. Naquela região montanhosa, Jesus, com a mera presença, sem dizer uma palavra, pronuncia o seu primeiro «discurso da montanha»: proclama em silêncio a bem-aventurança dos pequeninos e dos humildes que se entregam à misericórdia de Deus.

A minha mensagem para vós jovens, a grande mensagem de que é portadora a Igreja é Jesus! Sim, Ele mesmo, o seu amor infinito por cada um de nós, a sua salvação e a vida nova que nos deu. E Maria é o modelo de como acolher este imenso dom na nossa vida e comunicá-lo aos outros, fazendo-nos por nossa vez portadores de Cristo, portadores do seu amor compassivo, do seu serviço generoso, à humanidade sofredora.

Todos juntos em Lisboa!

Maria era uma jovem como muitos de vós. Era uma de nós. Assim escrevia acerca dela o bispo D. Tonino Bello: «Santa Maria, (…) bem sabemos que foste destinada a navegar no alto mar. Mas, se te constrangemos a navegar junto da costa, não é porque queremos reduzir-te aos níveis da nossa pequena navegação costeira. É porque, vendo-te tão perto das praias do nosso desânimo, possa apoderar-se de nós a consciência de sermos chamados, também nós, a aventurar-nos, como Tu, nos oceanos da liberdade» (Maria, mulher dos nossos dias, Cinisello/Balsamo 2012, 12-13).

Como recordei na primeira Mensagem desta trilogia, nos séculos XV e XVI, muitos jovens (incluindo tantos missionários) partiram de Portugal rumo a mundos desconhecidos, inclusive para partilhar a sua experiência de Jesus com outros povos e nações (cf. Francisco, Mensagem JMJ 2020). E a esta terra, no início do século XX, Maria quis fazer uma visita especial, quando de Fátima lançou a todas as gerações a mensagem forte e maravilhosa do amor de Deus que chama à conversão, à verdadeira liberdade. A cada um e cada uma de vós renovo o meu caloroso convite a participar na grande peregrinação intercontinental dos jovens que culminará na JMJ de Lisboa em agosto do próximo ano; e recordo-vos que, no próximo 20 de novembro, Solenidade de Cristo Rei, celebraremos a Jornada Mundial da Juventude nas Igrejas particulares espalhadas pelo mundo inteiro. A propósito, o recente documento do Dicastério para os Leigos, a Família e a Vida – Orientações pastorais para a celebração da JMJ nas Igrejas particulares – pode ser de grande ajuda para todas as pessoas que trabalham na pastoral juvenil.

Sonho, queridos jovens, que na JMJ possais experimentar novamente a alegria do encontro com Deus e com os irmãos e as irmãs. Depois dum prolongado período de distanciamento e separação, em Lisboa – com a ajuda de Deus – reencontraremos juntos a alegria do abraço fraterno entre os povos e entre as gerações, o abraço da reconciliação e da paz, o abraço duma nova fraternidade missionária! Que o Espírito Santo acenda nos vossos corações o desejo de vos levantardes e a alegria de caminhardes todos juntos, em estilo sinodal, abandonando falsas fronteiras. O tempo de nos levantarmos é agora. Levantemo-nos apressadamente! E, como Maria, levemos Jesus dentro de nós, para O comunicar a todos. Neste belíssimo momento da vossa vida, avançai, não adieis o que o Espírito pode realizar em vós! De coração abençoo os vossos sonhos e os vossos passos.

Roma, São João de Latrão, na Solenidade da Assunção da Virgem Santa Maria,15 de agosto de 2022.

FRANCISCO

[01382-PO.01] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua polacca

„Maryja wstała i poszła z pośpiechem”(Łk1, 39)

Drodzy młodzi!

Temat Światowych Dni Młodzieży w Panamie brzmiał: „Oto ja służebnica Pańska, niech mi się stanie według słowa twego” (Łk1, 38). Po tym wydarzeniu wyruszyliśmy w drogę ku nowemu celowi: spotkaniu w Lizbonie w 2023 r., pozwalając, by w naszych sercach rozbrzmiewało echem przynaglające zaproszenie Boga, bypowstać. I tak, w 2020 r. rozważaliśmy słowa Jezusa: „Młodzieńcze, tobie mówię wstań!” (Łk7, 14). Zaś w ubiegłym roku zainspirowaliśmy się postacią św. Pawła apostoła, do którego Zmartwychwstały Pan zwrócił się ze słowami: „Wstań! Ustanawiam cię świadkiem tego, co zobaczyłeś” (por.Dz26, 16). Etap drogi, który pozostał nam jeszcze do Lizbony, będziemy przemierzać wspólnie z Dziewicą z Nazaretu, która zaraz po zwiastowaniu „wstała i poszła z pośpiechem” (Łk1, 39), żeby pomóc swej kuzynce Elżbiecie. Słowem, które łączy te trzy tematy jest czasownikpowstać, który – o czym warto pamiętać – oznacza też „zmartwychwstać”, „obudzić się do życia”.

W tych ostatnich, tak trudnych czasach, kiedy ludzkość, doświadczona już traumą pandemii, rozdzierana jest dramatem wojny, Maryja otwiera dla wszystkich – a zwłaszcza dla was, ludzi młodych tak, jak ona – drogę bliskości i spotkania. Mam nadzieję i głęboko wierzę w to, że doświadczenie, które stanie się udziałem wielu z was w Lizbonie, w sierpniu przyszłego roku, stanie się nowym początkiem dla was młodych, a wspólnie z wami także dla całej ludzkości.

Maryja wstała

Po zwiastowaniu Maryja mogłaby skupić się na samej sobie, na zmartwieniach i obawach, związanych z jej nowym stanem. A jednak nie czyni tego, ale całkowicie ufa Bogu. Myśli raczej o Elżbiecie. Wstaje i wychodzi na światło słoneczne, tam, gdzie panuje życie i ruch. Choć szokująca zapowiedź anioła wywołała w jej planach „trzęsienie ziemi”, ta młoda kobieta nie pozwala się sparaliżować, ponieważ w jej wnętrzu znajduje się Jezus, moc zmartwychwstania. Nosi już w sobie Baranka złożonego w ofierze i zarazem wiecznie żywego. Maryja powstaje i wyrusza w drogę, ponieważ jest pewna, że Boże plany są najlepszym możliwym projektem jej życia. Maryja staje się świątynią Boga, obrazem pielgrzymującego Kościoła, Kościoła, który wychodzi i oddaje się na służbę, Kościoła niosącego Dobrą Nowinę!

Doświadczenie w swym życiu obecności zmartwychwstałego Chrystusa, spotkanie z Nim „żywym” – to największa duchowa radość, to eksplozja światła, wobec której nikt nie może pozostać „w bezruchu”. Natychmiast wprawia ona w ruch i przynagla do niesienia innym tej nowiny, do dawania świadectwa radości z tego spotkania. To właśnie ona ożywiała pośpiech pierwszych uczniów, w dniach, które nastały po zmartwychwstaniu: „niewiasty więc pośpiesznie oddaliły się od grobu, z bojaźnią i wielką radością, i biegły oznajmić to Jego uczniom” (Mt28,8).

W opisach zmartwychwstania, często występują dwa czasowniki:zbudzićorazpowstać. Za ich pomocą Pan przynagla nas do wyjścia ku światłu, do tego, byśmy dali się Mu prowadzić, abyśmy mogli wyjść poza progi wszystkich naszych zamkniętych drzwi. „Dla Kościoła jest to znaczący obraz. Także i my, jako uczniowie Pana i jako Wspólnota chrześcijańska, jesteśmy wezwani do szybkiego powstania, aby wejść w dynamiczną rzeczywistość zmartwychwstania i pozwolić się prowadzić Panu po drogach, które chce nam wskazać” (Homilia w Uroczystość świętych apostołów Piotra i Pawła, 29 czerwca 2022 r.).

Matka Boża jest wzorem młodych ludzi będących w ruchu, którzy nie trwają bierni przed lustrem, podziwiając swoje odbicie, ani nie wpadają w „pułapki” sieci. Jest ona całkowicie zwrócona ku temu, co na zewnątrz. Jest kobietą paschalną, w stanie niekończącego sięexodusu, wychodzenia poza siebie, ku wielkiemu Innemu, którym jest Bóg i ku bliźnim, braciom i siostrom, zwłaszcza najbardziej potrzebującym, jak było to w przypadku jej kuzynki Elżbiety.

... i poszła z pośpiechem

Św. Ambroży z Mediolanu pisze w komentarzu do Ewangelii wg św. Łukasza, że Maryja skierowała się pośpiesznie ku górom, ponieważ „pchnęła Ją do drogi obudzona pragnieniem pochodzącym z wewnętrznej radości i gorliwością w spełnieniu obowiązku. Dokąd Ona, wypełniona Bogiem, miała zmierzać z pośpiechem, jeśli nie ku górze? Łaska Ducha Świętego nie zna powolnych rachub”[1]. Pośpiech Maryi jest więc wyrazem troskliwego przynaglenia do służby, do radosnego głoszenia, do pełnej gotowości odpowiedzi na łaskę Ducha Świętego.

Maryja pozwoliła, by wyzwaniem stały się dla niej potrzeby jej starszej kuzynki. Nie wycofała się, nie pozostała obojętną. Myślała bardziej o innych, niż o sobie samej. I to wniosło w jej życie dynamizm i entuzjazm. Każdy z was może zadać sobie pytanie: w jaki sposób reaguję na potrzeby, jakie widzę wokół siebie? Czy myślę natychmiast o usprawiedliwieniu, by zwolnić się z obowiązku, czy też wykazuję zainteresowanie i oddaję siebie do dyspozycji? Oczywiście, nie możecie rozwiązać wszystkich problemów świata. Ale być może możecie zacząć od tych, które są najbliżej was, od spraw w waszej okolicy. Kiedyś ktoś powiedział Matce Teresie z Kalkuty: „To, co matka robi, jest zaledwie kroplą w oceanie”. A ona odpowiedziała: „Ale gdybym tego nie robiła, w oceanie byłoby o jedną kroplę mniej”.

Wobec konkretnej i pilnej potrzeby, należy działać pośpiesznie. Jak wiele osób na świecie czeka na odwiedziny kogoś, kto się nimi zajmie! Ileż osób starszych, chorych, uwięzionych, iluż uchodźców potrzebuje naszego współczującego spojrzenia, naszych odwiedzin, jako brata lub siostry, pokonujących barierę obojętności!

Jaki „pośpiech” wprawia was w ruch, drodzy młodzi? Co sprawia, że czujecie się wezwani do tego, by się ruszyć – tak bardzo, że nie jesteście w stanie ustać w miejscu? Tak wiele osób – doświadczonych m.in. rzeczywistością pandemii, wojny, przymusowej migracji, ubóstwa, przemocy, kataklizmów – zadaje sobie pytanie: dlaczego mnie to spotyka? Dlaczego właśnie mnie? Dlaczego teraz? Tymczasem kluczowe pytanie naszej egzystencji brzmi:dla kogojestem? (por. Posynodalna Adhortacja apost.Christus vivit, 286).

Pośpiech młodej kobiety z Nazaretu jest pośpiechem właśnie tych, którzy otrzymali nadzwyczajne dary od Pana i nie mogą powstrzymać się przed dzieleniem się nimi, przed rozlewaniem na innych ogromnej łaski, której sami doświadczyli. Jest to pośpiech tego, kto umie przedkładać potrzeby innych ponad własne. Maryja jest przykładem młodej osoby, która nie traci czasu, próbując zwrócić na siebie uwagę lub poszukując uznania innych – jak zdarza się to wówczas, gdy uzależniamy się od „polubień” w mediach społecznościowych – ale wyrusza w poszukiwaniu najbardziej autentycznych więzi, wypływających ze spotkania, z dzielenia się, z miłości i służby.

Od chwili zwiastowania, kiedy po raz pierwszy wyruszyła w odwiedziny do swej kuzynki Elżbiety, Maryja nie ustaje w przemierzaniu przestrzeni i czasów, odwiedzając swe dzieci, potrzebujące jej troskliwej pomocy. Nasze pielgrzymowanie,jeśli jest w nim obecny Bóg, prowadzi nas wprost do serca każdego z naszych braci i sióstr. Jak wiele świadectw otrzymujemy od osób „odwiedzonych” przez Maryję, Matkę Jezusa i naszą Matkę! W iluż miejscach na krańcach ziemi przez wieki – za sprawą objawień lub wyjątkowych łask – Maryja nawiedzała swój lud! Praktycznie nie ma miejsca na ziemi, którego by nie odwiedziła. Matka Boża pielgrzymuje pośród swego ludu, poruszona opiekuńczą czułością, biorąc na siebie zmartwienia i zmienne koleje losu. A gdziekolwiek znajduje się sanktuarium, kościół czy kaplica jej poświęcona, tam licznie przybywają Jej dzieci. Jak wiele mamy wyrazów ludowej pobożności! Pielgrzymki, święta, modlitwy błagalne, przyjmowanie w domach peregrynujących obrazów, a także wiele innych, to konkretne przykłady żywej relacji pomiędzy Matką Pana i Jej ludem, którzy wzajemnie się odwiedzają!

Dobry pośpiech zawsze popycha nas ku górze i ku innym

Dobry pośpiech zawsze kieruje nas ku górze. Istnieje też jednak pośpiech niewłaściwy, jak na przykład ten, który sprawia, że podchodzimy do życia w sposób powierzchowny i wszystko traktujemy z lekkodusznością, bez uwagi czy zaangażowania, bez prawdziwego uczestniczenia w tym, co robimy; to pośpiech, z jakim żyjemy, uczymy się, pracujemy, spotykamy się z innymi, bez angażowania w to naszej głowy, a jeszcze mniej serca. Zdarza się on też w naszych relacjach: w rodzinie, kiedy nigdy nie słuchamy tak naprawdę innych i nie poświęcamy im czasu; w przyjaźniach, kiedy oczekujemy, że przyjaciel będzie nas zabawiał i odpowiadał na nasze wymagania, lecz widząc, że przeżywa kryzys i nas potrzebuje, zaczynamy go unikać i kierujemy się ku komuś innemu; w naszych relacjach uczuciowych, między zakochanymi, gdzie dwie osoby będące razem, rzadko wykazują się cierpliwością, by dogłębnie poznać się nawzajem. Takie samo podejście możemy okazywać w szkole, w pracy i w innych przestrzeniach codziennego życia. Cóż, trudno by wszystkie te sprawy przeżywane w pośpiechu, wydały owoce. Istnieje ryzyko, że pozostaną jałowe. Tak, jak czytamy w Księdze Przysłów: „Zamiary pracowitego [prowadzą] do zysku, a wszystkich śpieszących się – do straty” (Prz21, 5).

Kiedy Maryja przybywa wreszcie do domu Zachariasza i Elżbiety, dochodzi tam do wspaniałego spotkania! Elżbieta doświadcza na sobie cudownego działania Boga, który obdarza ją synem, choć sama jest już w podeszłym wieku. Miałaby wszelkie podstawy, żeby mówić przede wszystkim na swój temat, jednak nie jest skupiona na sobie, ale zwraca się do swej młodej kuzynki, by powitać Ją i owoc Jej łona. I gdy tylko słyszy Jej pozdrowienie, Elżbieta zostaje napełniona Duchem Świętym. Takie niespodzianki i nagłe powiewy Ducha mają miejsce wówczas, kiedy żyjemy w sposób prawdziwie gościnny, kiedy w centrum stawiamy gościa, a nie nas samych. Widzimy to także w historii Zacheusza. W Ewangelii wg św. Łukasza czytamy: „Gdy Jezus przyszedł na to miejsce [gdzie znajdował się Zacheusz], spojrzał w górę i rzekł do niego: «Zacheuszu, zejdź prędko, albowiem dziś muszę się zatrzymać w twoim domu». Zeszedł więc z pośpiechem i przyjął Go rozradowany” (Łk19,5-6).

Wielu z nas zdarzyło się, że Jezus niespodziewanie wyszedł nam na spotkanie: to w Nim po raz pierwszy doświadczyliśmy bliskości, szacunku, braku uprzedzeń i potępienia, miłosiernego spojrzenia, którego nigdy nie spotkaliśmy u innych. A to nie wszystko, poczuliśmy też, że Jezusowi nie wystarczało spoglądanie na nas z oddali, ale chciał być blisko nas i dzielić z nami swoje życie. Radość z tego doświadczenia wzbudziła w nas pośpiech, by Go przyjąć, pilną potrzebę bycia z Nim i lepszego poznania Go. Elżbieta i Zachariasz ugościli Maryję i Jezusa! Uczmy się od tych dwojga staruszków, co znaczy gościnność! Zapytajcie waszych rodziców, dziadków i najstarszych członków waszych wspólnot, co znaczy dla nich być gościnnym wobec Boga i wobec innych. Warto, byście wysłuchali doświadczeń tych, którzy was poprzedzili.

Drodzy młodzi, nadszedł czas, by z pośpiechem wyruszyć ku konkretnym spotkaniom, ku prawdziwemu przyjęciu tego, kto jest inny niż my, tak, jak dzieje się to w przypadku młodej Maryi i starszej już Elżbiety. Tylko w ten sposób będziemy mogli pokonać odległości dzielące pokolenia, klasy społeczne, kultury etniczne i wszelkiego rodzaju grupy oraz kategorie, a także wojny. Dla rozbitej i podzielonej ludzkości, młodzi ludzie zawsze są nadzieją na nową jedność. Ale tylko wówczas, gdy posiadają pamięć. Tylko wtedy, kiedy słuchają o dramatach i marzeniach osób starszych. „Nie jest przypadkiem, że wojna powróciła do Europy w czasie, gdy odchodzi pokolenie, które doświadczyło jej w ubiegłym wieku” (Orędzie z okazji II Światowego Dnia Dziadków i Osób Starszych, 24 lipca 2022 r.). Potrzeba przymierza pomiędzy młodzieżą a starszymi, aby nie zapomnieć nauki płynącej z historii, aby przezwyciężyć polaryzacje i ekstremizmy współczesnych czasów.

Pisząc do Efezjan, św. Paweł oznajmiał: „Ale teraz w Chrystusie Jezusie wy, którzy niegdyś byliście daleko, staliście się bliscy przez krew Chrystusa. On bowiem jest naszym pokojem. On, który obie części [ludzkości] uczynił jednością, bo zburzył rozdzielający je mur – wrogość” (Ef2, 13-14). Jezus jest Bożą odpowiedzią na wyzwania ludzkości w każdym czasie. I tę odpowiedź Maryja niesie w sobie, kiedy udaje się na spotkanie z Elżbietą. Największym prezentem, jakim obdarza swą podeszłą wiekiem krewną, jest przyniesienie jej Jezusa. Z pewnością także Jej konkretna pomoc była cenna. Jednak nic nie mogłoby wypełnić domu Zachariasza tak wielką radością, ani tak wielkim znaczeniem, jak obecność Jezusa w łonie Dziewicy Maryi, która stała się żywym tabernakulum Boga. W tej górskiej okolicy Jezus przez samą swą obecność i bez wypowiedzenia choćby jednego słowa, wygłasza swe pierwsze „kazanie na górze”: ogłasza w ciszy błogosławieństwo maluczkich i pokornych, którzy powierzają się Bożemu miłosierdziu.

Moim przesłaniem dla was, młodych, i zarazem wielkim przesłaniem, które niesie Kościół jest Jezus! Tak, tym przesłaniem jest On sam, Jego nieskończona miłość wobec każdego z nas i Jego zbawienie i nowe życie, które nam dał. Zaś Maryja jest dla nas wzorem, jak przyjąć w naszym życiu ten ogromny dar i jak ogłaszać go innym, stając się tymi, którzy niosą cierpiącej ludzkości Chrystusa, Jego współczującą miłość i hojną służbę.

Wszyscy razem do Lizbony!

Maryja była dziewczyną, podobną do wielu z was. Była jedną z nas. Tak pisał o niej bp Tonino Bello:Święta Maryjo (...) wiemy, że zostałaś przeznaczona do żeglowania po pełnym morzu. Lecz jeśli zmuszamy Cię do pływania przy brzegu, to nie dlatego, że chcemy Cię ograniczyć, ale dlatego, że pragniemy Cię widzieć blisko plaż naszego zniechęcenia. W ten sposób możemy uświadomić sobie, że my również jesteśmy powołani, podobnie jak Ty, do żeglugi po oceanach wolności[2].

Jak przypominałem w pierwszym orędziu z tej trylogii, to z Portugalii w XV i XVI w. wielu młodych ludzi – a wśród nich liczni misjonarze – wyruszało ku nieznanym światom, także po to, by podzielić się z innymi ludami i narodami doświadczeniem spotkania Jezusa (por.Orędzie ŚDM 2020). I to tę ziemię Maryja zechciała w szczególny sposób odwiedzić na początku XX w., kiedy to z Fatimy zwróciła się do całego świata z potężnym i zadziwiającym orędziem o Bożej miłości, wzywając do nawrócenia i do prawdziwej wolności. Wobec każdego i każdej z was ponawiam moje serdeczne zaproszenie do udziału w tej wielkiej międzykontynentalnej pielgrzymce ludzi młodych, której kulminacją będą Światowe Dni Młodzieży w Lizbonie, w sierpniu przyszłego roku. Przypominam wam też, że 20 listopada bieżącego roku, w uroczystość Chrystusa Króla Wszechświata, będziemy obchodzić Światowy Dzień Młodzieży w Kościołach lokalnych na całym świecie. A w związku z nim, wielką pomocą dla tych, którzy działają w duszpasterstwach młodzieży może być niedawny dokument, opublikowany przez Dykasterię ds. Świeckich, Rodziny i Życia –Wskazówki duszpasterskie dotyczące celebracji ŚDM w Kościołach partykularnych.

Drodzy młodzi, marzę o tym, byście podczas ŚDM mogli na nowo doświadczyć radości spotkania z Bogiem oraz z braćmi i siostrami. Po długim okresie rozłąki i izolacji – z Bożą pomocą – odkryjemy w Lizbonie radość braterskiego uścisku pomiędzy narodami i pokoleniami, uścisku pojednania i pokoju, uścisku nowego misyjnego braterstwa! Niech Duch Święty rozpali w waszych sercach pragnienie powstania i radość wspólnego wędrowania w stylu synodalnym, odrzucając fałszywe granice. Czas na powstanie jest teraz! Powstańmy w pośpiechu! I tak, jak Maryja, nieśmy w sobie Jezusa, by móc głosić Go wszystkim! W tym pięknym okresie waszego życia, idźcie naprzód i nie odkładajcie tego, co Duch może w was dokonać! Z serca błogosławię waszym marzeniom i waszej drodze.

Rzym, u św. Jana na Lateranie, 15 sierpnia 2022 r., w Uroczystość Wniebowzięcia Najświętszej Maryi Panny.

FRANCISZEK

__________________

[1]Św. Ambroży,Wykład Ewangelii wg św. Łukasza, księga II, w. 19, tłum. Ks. W. Eborowicz.
[2] A. Bello,Maryja, Kobieta naszych czasów, Wydawnictwo Sumus, Zielonka 2019, s. 21.

[01382-PL.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua araba

رسالة قداسة البابا فرنسيس

في مناسبة اليوم العالمي للشّبيبة

20 تشرين الثاني/ نوفمبر 2022

"قامَت مَريمُ فمَضَت مُسرِعَةً" (لوقا 1، 39)

أيّها الشّباب الأعزّاء،

كان موضوع اليوم العالمي للشّبيبة في بنما هو: "أَنا أَمَةُ الرَّبّ، فَليَكُنْ لي بِحَسَبِ قَوْلِكَ" (لوقا 1، 38). بعد ذلك الحدث، استأنفنا طريقنا نحو هدف جديد هو- لشبونة 2023 – ودعوة الله الملحة يتردّد صداها في قلوبنا، لنقوم ونتابع المسيرة. في سنة 2020، تأمّلنا في كلمة يسوع: "يا فَتى، أَقولُ لَكَ: قُمْ!" (لوقا 7، 14). في السنة الماضية، ألهمتنا شخصيّة القدّيس بولس الرّسول، الذي قال له الرّبّ يسوع القائم من بين الأموات: "انهَضْ! سأَجعَلُ مِنكَ شاهِدًا لِهذهِ الرُّؤْيا" (راجع أعمال الرّسل 26، 16). في الفترة التي ما زالت تفصلنا عن لشبونة، سنسير مع عذراء النّاصرة، التي "قامَت ومَضَت مُسرِعَةً" (لوقا 1، 39) مباشرة بعد البشارة، وذهبت لتساعد قريبتها أليصابات. الفعل المشترك في المواضيع الثّلاثة هو ”قام/قامت“، وهو تعبير – لنتذكّره جيّدًا – فيه أيضًا معنى ”القيامة“، و”الاستيقاظ على الحياة“.

في هذه الأوقات الصّعبة الأخيرة، التي تمزّق البشريّة بسبب مأساة الحرب، والتي عانت من قبل من صدمة الجائحة، فتحت مريم للجميع وخصوصًا لكم، أيّها الشّباب مثلها، طريق التّقارب واللقاء. أتمنّى، وأؤمن بشدّة، أنّ الخبرة التي سيعيشها الكثيرون منكم في لشبونة، في آب/أغسطس من السنة القادمة، ستكون بداية جديدة لكم أيّها الشّباب - ومعكم - للبشريّة جمعاء.

قامَت مَريم

بعد البشارة، كان بإمكان مريم أن تركّز على نفسها، وعلى همومها ومخاوفها بسبب وضعها الجديد. لكنّها لم تفعل ذلك. عكس ذلك، وضعت كلّ ثقتها بالله. وفكّرت بالحريّ في أليصابات. قامت وخرجت مع ضوء الشمس، حيث الحياة والحركة. على الرّغم من أنّ بشارة الملاك الصّادمة أحدثت شبه ”زلزال“ في خططها، إلّا أنّ الشّابة لم تتأثّر ولم تتوقَّف حركتها، لأنّ يسوع في داخلها، وهو قوّة القيامة. إنّها تحمل في داخلها منذ الآن الحمل المذبوح والحيّ دائمًا. قامت وتحرّكت، لأنّها واثقة أنّ خِطط الله هي أفضل الخطط لحياتها. أصبحت مريم هيكل الله، وصورة للكنيسة التي تسير، والكنيسة التي تخرج وتضع نفسها في الخدمة، والكنيسة التي تحمل البشرى السّارّة!

اختبار حضور المسيح القائم من بين الأموات في حياتنا الشخصيّة، ولقاؤه ”حيًّا“، هو أعظم فرح روحيّ، هو انفجار نور لا يمكن أن يترك أحدًا ”جامدًا“ في مكانه. إنّه يحمل على الحركة فورًا ويدفعنا لنحمل هذه البشرى إلى الآخرين، ولنشهد لفرح هذا اللقاء. هذا ما حرّك التّلاميذ الأوائل لكي يسرعوا ويروا ما حدث في الأيام التي تلت القيامة: "فتَركَتا القَبرَ مُسرِعَتينِ وهُما في خوفٍ وفَرحٍ عَظيم، وبادَرتا إِلى التَّلاميذِ تَحمِلانِ البُشْرى" (متّى 28، 8).

تستخدم الروايات عن حدث القيامة غالبًا فعلَين: ”أيقظ وقام“. مع هذين الفعلَين، يدفعنا الرّبّ يسوع إلى أن نخرج إلى النور، لنتركه يقودنا لكي نتجاوز عتبة كلّ أبوابنا المغلقة. "إنّها صورة معبّرة للكنيسة. نحن أيضًا، بكوننا تلاميذ الرّبّ يسوع وجماعة مسيحيّة، مدعوّون إلى أن نقوم سريعًا للدخول في ديناميكيّة القيامة وللسماح للرّبّ يسوع بأن يقودنا على الطرق التي يريد أن يَدُلَّنا عليها" (عظة قداسة البابا فرنسيس في مناسبة عيد القديسَين بطرس وبولس، 29 يونيو/حزيران 2022).

أمّ الرّبّ يسوع هي نموذج للشّباب المتحرّك، غير المتجمّد أمام المرآة ليتأمّل في صورته الخاصّة أو ”المقيّد“ في شبكة الإنترنيت. إنّها مندفعة كلّها نحو الخارج. إنّها امرأة الفصح، وفي حالة خروج دائم، خروج من نفسها نحو الآخر الكبير الذي هو الله، ونحو الآخرين، الإخوة والأخوات، لا سيّما أكثرهم حاجةً، كما كانت قريبتها أليصابات.

... فمَضَت مُسرِعَةً

كتب القدّيس أمبروسيوس من ميلانو، في شرحه لإنجيل لوقا، أنّ مريم انطلقت مسرعة نحو الجبل "لأنّها كانت سعيدة بالوعد وترغب في أن تؤدّي الخدمة بإخلاص، مع الحماس الذي ملأها بفرحها الداخليّ. امتلأت بالله، فإلى أين كان يمكنها أن تذهب مسرعة، إلّا نحو العُلى؟ نعمة الرّوح القدس لا تتحمَّل الإبطاء". لذلك، سرعة مريم هي اندفاعها للخدمة، ولحمل البشرى السّارّة، ولاستجابتها الفورية لنعمة الرّوح القدس.

تركت مريم نفسها تسمع، سمعت حاجة قريبتها المسنّة. فلم تتراجع، ولم تبقَ غير مبالية. فكّرت في الآخرين أكثر من تفكيرها في نفسها. فأضفى هذا على حياتها ديناميّة وحماسة. يمكن لكلّ واحدٍ منكم أن يسأل نفسه: كيف أتفاعل مع الاحتياجات التي أراها من حولي؟ هل أفكّر مباشرة في مبرّر كي لا ألتزم، أم أهتمّ وأكون مستعدًّا للخدمة؟ بالتّأكيد، لا يمكنكم حلّ مشاكل العالم كلّها. لكن، ربّما يمكنكم أن تبدأوا بمشاكل القريبين منكم، وبقضايا بلدكم. قالوا مرة للأم تيريزا: ”ما تفعلينه أنت هو مجرّد قطرة في المحيط“. فأجابت: ”لكن، إن لم أفعله، سينقص المحيط قطرة واحدة“.

أمام حاجة عملية ومُلِحّة، يجب أن نتحرّك بسرعة. كم من الناس في العالم ينتظرون زيارة من شخص ما لكي يعتني بهم! كم من المسنّين، والمرضى، والمساجين، واللاجئين يحتاجون إلى نظرتنا العطوفة، وزيارتنا لهم، وإلى أخ أو أخت يتجاوز حواجز اللامبالاة!

أيّة ”سرعة“ تحرّككم، أيّها الشّباب الأعزّاء؟ ما الذي يجعلكم تشعرون بضرورة التحرّك، لدرجة أنّكم لا تستطيعون أن تبقوا جامدين مكانكم؟ كثيرون – الذين أصيبوا بشدائد مثل الجائحة، والحرب، والهجرة القسريّة، والفقر، والعنف، وكوارث المناخ – يتساءلون: لماذا حدث هذا لي؟ ولماذا أنا بالتّحديد؟ ولماذا الآن؟ فيتوارد السّؤال الجوهري الوجودي: أنا لِمَن؟ (راجع الإرشاد الرسولي ما بعد السينودس، المسيح يحيا CHRISTUS VIVIT، 286).

إنّ سرعة امرأة النّاصرة الشّابّة هي مثلُ سرعة الذين تلقّوا مواهب مميّزة من الرّبّ ولا يسعهم إلّا مشاركتها، وإلّا أن يجعلوا النعمة الكبيرة التي اختبروها تفيض على غيرهم. إنّها سرعة الذين يعرفون كيف يضعون احتياجات الآخرين فوق احتياجاتهم. مريم هي مثال الشّابّة التي لا تضيّع وقتها في البحث عن انتباه الآخرين أو موافقتهم - كما يحدث عندما نكون تابعين لــ ”أعجبني“ على وسائل التّواصل الاجتماعيّ – بل هي تتحرّك لتبحث عن التّواصل الأصيل، الذي يأتي من اللقاء، ومن المشاركة، ومن المحبّة والخدمة.

منذ حَدَثِ البشارة وما بعده، ومنذ أن غادرت مريم بيتها لأوّل مرّة لتزور قريبتها، ما زالت مريم تجتاز المسافات والأزمنة لكي تزور أبناءها المحتاجين إلى عونها ومحبتها. إنْ سَكَنَ الله مسيرتنا، فإنّه يقودنا مباشرة إلى قلب كلّ أخ وأخت لنا. كم من الناس يشهدون لزيارة مريم لهم، أمّ يسوع وأمّنا! كم من الأماكن النّائية على الأرض، وعلى مرّ القرون، زارت مريم شعبها - بالظهورات أو بنِعَمٍ خاصّة -! عمليًّا، لا يوجد مكان على هذه الأرض لم تزره مريم. أمّ الله تسير في وسط شعبها، يدفعها حنانها المليء بالمحبّة، وتتحمّل معنا ما ينتابنا من القلق وتقلّبات الزمن. وحيثما يوجد مزار، أو كنيسة، أو ”كبيلا“ مخصّصة لها، يتدفّق عليها أبناؤها بأعداد كبيرة. كم من الطرق للتعبير عن التّقوى الشعبيّة. رحلات الحجّ، والأعياد، والتضرّعات، واستقبال الصّور في البيوت وأمثلة أخرى عملية تدلّ على العلاقة الحيّة بين أمّ الرّبّ يسوع وشعبها، في زيارة متبادلة!

السّرعة الجيّدة تدفعنا دائمًا نحو الأعلى ونحو الآخر

السّرعة الجيّدة تدفعنا دائمًا نحو الأعلى ونحو الآخر. هناك أيضًا السّرعة السيّئة، على سبيل المثال السّرعة التي تقودنا إلى أن نعيش بشكل سطحيّ، ونأخذ كلّ شيء ببساطة وخفّة، دون التزام أو اهتمام، ودون أن نشارك فعلًا في الأمور التي نعملها، السّرعة عندما نعيش، وندرس، ونعمل، ونتردّد على الآخرين، دون أن نضع عقولنا ولا حتّى قلوبنا في ذلك. يمكن أن يحدث هذا في العلاقات بين الأشخاص: في العائلة، عندما لا نستمع حقًّا للآخرين ولا نخصِّص وقتًا لهم أبدًا، وفي الصّداقات، عندما ننتظر من صديق أن يمتّعنا ويستجيب لمتطلباتنا، ثمّ نتجنّبه مباشرة ونذهب إلى آخر إن رأينا أنّه في أزمة وفي حاجة إلينا، وحتّى في العلاقات العاطفيّة، بين المخطوبين، قليلون هم الذين يصبرون حتى يعرفوا ويفهموا بعضهم بعضًا في العمق. هذا التصرّف نفسه يمكن أن نجده في المدرسة، وفي العمل وفي مجالات أخرى في الحياة اليوميّة. حسنًا، كلّ هذه الأمور التي نعيشها بسرعة من الصّعب أن تُؤتِيَ ثمرًا. والخطر هو أنّها ستبقى عقيمة. نقرأ في سفر الأمثال ما يلي: "أَفكارُ المُجِدِّ إِنَّما هي لِلرِّيحْ، وكُلُّ عَجولٍ – السّرعة السيّئة - إِنَّما هو لِلعَوَز" (21، 5).

عندما وصلت مريم أخيرًا إلى بيت زكريّا وأليصابات، حدث لقاء في غاية الجمال! أحسَّت أليصابات في نفسها تدخّلًا عجيبًا من الله، الذي منحها ابنًا في شيخوختها. كان لديها كلّ الأسباب لتبدأ فتتكلّم على نفسها أوّلًا، لكنّها ليست ممتلئة من نفسها، بل مندفعة لتستقبل قريبتها الشّابّة وثمرة بطنها. ما أن سمعت سلامها، امتلأت أليصابات من الرّوح القدس. تحدث هذه المفاجآت واندفاعات الرّوح، عندما نعيش الضيافة الحقيقيّة، وعندما نضع الضّيف في المكان الأوّل، لا أنفسنا. هذا أيضًا ما نراه في قصة زكّا. نقرأ في لوقا (19، 5-6): "فلَمَّا وَصَلَ يسوعُ إِلى ذلكَ المَكان [حيث كان زكّا]، رَفَعَ طَرْفَه وقالَ له: يا زَكَّا انزِلْ على عَجَل، فيَجِبُ عَلَيَّ أَن أُقيمَ اليَومَ في بَيتِكَ. فنَزَلَ على عَجَل وأَضافَه مَسرورًا".

حدث للكثيرين منّا أنّ يسوع جاء للقائنا بشكل غير متوقّع: كانت المرّة الأولى لمّا أحسَسْنا بقُرب الغير منّا، وبالاحترام، وغياب الأحكام المسبقة والإدانات، وبنظرة الرّحمة التي لم نلقَهَا قط من قبل في الآخرين. ليس ذلك فحسب، بل شعرنا أيضًا أنّ يسوع لا يكتفي بأن ينظر إلينا من بعيد، بل يريد أن يبقى معنا، ويريد أن يشاركنا حياته. أثار فرح هذه الخبرة فينا السّرعة لأن نستقبله، والاندفاع للبقاء معه ومعرفته بشكل أفضل. أليصابات وزكريّا استضافا مريم ويسوع! لنتعلّم من هذين الشّيخَين معنى الضّيافة! اسألوا والديكم وأجدادكم، واسألوا أيضًا الشّيوخ في جماعاتكم، ماذا يعني بالنّسبة لهم أن يكونوا مضيافين لله وللآخرين. من الجيّد أن تستمعوا إلى خبرة الذين سبقوكم.

أيّها الشّباب الأعزّاء، لقد حان الوقت لكي تنطلقوا بسرعة من جديد نحو لقاءات عمليّة، ونحو استقبال حقيقي لمن هو مختلف عنّا، كما حدث بين مريم الشّابّة وأليصابات الكبيرة في السّنّ. هكذا فقط نتغلّب على المسافات - بين الأجيال، وبين الطّبقات الاجتماعيّة، وبين المجموعات العرقيّة، وبين المجموعات والفئات من كلّ نوع – والحروب أيضًا. الشّباب هم دائمًا الأمل في وحدة جديدة للبشريّة المجزّأة والمنقسمة. لكن على شرط أن تكون لديهم ذاكرة، وفقط إن استمعوا إلى مآسي وأحلام كبار السّنّ. "ليس من قبيل الصّدفة أن تعود الحرب إلى أوروبا في الوقت الذي يختفي فيه الجيل الذي عاشها في القرن الماضي" (رسالة قداسة البابا فرنسيس في مناسبة اليوم العالمي للأجداد وكبار السّن). نحن بحاجة إلى أن يتحالف الشّباب مع كبار السّنّ، حتّى لا ننسى دروس التاريخ، وحتّى نتغلّب على الاستقطاب والتطرّف في هذا الزّمن.

أعلن القدّيس بولس عندما كتب إلى أهل أفسس، قال: "في المسيحِ يَسوع، أَنتُمُ الَّذينَ كانوا بالأَمْسِ أَباعِدَ، قد جُعِلتُم أَقارِبَ بِدَمِ المسيح. فإِنَّه سَلامُنا، فقَد جَعَلَ مِنَ الجَماعتَينِ جَماعةً واحِدة وهَدَمَ في جَسَدِه الحاجِزَ الَّذي يَفصِلُ بَينَهما، أَيِ العَداوة" (2، 13-14). يسوع هو جواب الله على تحدّيات البشريّة في كلّ زمن. وهذا الجواب، كانت مريم تحمله في داخلها عندما ذهبت للقاء أليصابات. أعظم هديّة منحتها مريم لقريبتها المتقدمة في السّنّ هي أنّها حملت إليها يسوع. بالتأكيد، أيضًا، المساعدة العمليّة التي قدّمتها لها هي ثمينة جدًّا. لكن، لا شيء كان بإمكانه أن يملأ بيت زكريّا بفرح عظيم ومعنى كبير مثل حضور يسوع في بطن مريم العذراء، الذي أصبح مسكن الإله الحيّ. في تلك المنطقة الجبليّة، يسوع، بمجرّد حضوره، ومن دون أن ينطق بكلمة واحدة، أعلن ”عظته الأولى على الجبل“: أعلن، بصمت، تطويب الصّغار والمتواضعين الذين يسلمون أنفسهم لرحمة الله.

رسالتي إليكم، أيّها الشّباب، والرّسالة الكبرى التي تحملها الكنيسة هو يسوع! نعم، هو نفسه، ومحبّته اللامتناهية لكلّ واحد منّا، وخلاصه والحياة الجديدة التي منحنا إيّاها. ومريم هي النّموذج الذي يعلّمنا كيف نستقبل هذه العطيّة الكبيرة في حياتنا وكيف نوصلها إلى الآخرين، فنصبح بدورنا حاملين للمسيح، وحاملين لمحبّته الرؤوفة، ولخدمته السخيّة للبشريّة المتألّمة.

كلّنا معًا إلى لشبونة

مريم كانت فتاة مثل الكثيرين منكم. كانت واحدة منّا. هكذا كتب عنها المطران تونينو بيلّو: "يا قدّيسة مريم، [...] نحن نَعلَم جيّدًا أنّه كان مقدّرًا لك أن تبحري في البِحار العميقة. لكن إن أرغمناك على أن تبحري بالقرب من سواحلنا، هذا ليس لأنّنا نريد أن ننزلك إلى مستويات سواحلنا الضيقة. بل لأنّنا عندما نراكِ قريبة جدًا من شواطئ إحباطنا، يمكنك أن تؤكدي لضمائرنا بأنّنا مدعوّون نحن أيضًا إلى المغامرة، مثلك، في محيطات الحريّة" (مريم امرأة من أيّامنا، مطبعة سان باولو، 2012، 12-13).

من البرتغال، كما ذكرت في الرّسالة الأولى لهذه الثلاثيّة، غادر شباب كثيرون في القرنين الخامس عشر والسادس عشر، - من بينهم مرسَلون كثيرون- إلى عوالم مجهولة، وليشاركوا أيضًا خبرتهم مع يسوع مع شعوب وأمّم أخرى (راجع رسالة قداسة البابا فرنسيس في مناسبة اليوم العالمي للشّبيبة 2020). وإلى هذه الأرض، في بداية القرن العشرين، أرادت مريم أن تقوم بزيارة خاصّة، حيث أطلقت من فاطيما إلى جميع الأجيال الرّسالة القويّة والمذهلة لمحبّة الله التي تدعو إلى الارتداد والحريّة الحقيقيّة. إلى كلّ واحد وإلى كلّ واحدة منكم أجدّد دعوتي الحارّة إلى المشاركة في الحجّ الكبير للشّباب عبر القارّات، الذي سيبلغ ذروته في اليوم العالمي للشّبيبة في لشبونة في آب/أغسطس من السّنة القادمة، وأذكّركم أنّه في 20 تشرين الثّاني/نوفمبر القادم، في عيد المسيح الملك، سنحتفل باليوم العالمي للشّبيبة في الكنائس الخاصّة المنتشرة في جميع أنحاء العالم. في هذا الصّدد، يمكن أن تكون الوثيقة الأخيرة التي أصدرتها دائرة العلمانيّين والعائلة والحياة – ”توجيهات رعويّة للاحتفال باليوم العالمي للشّبيبة في الكنائس الخاصّة“ - مفيدة جدًّا لكلّ الأشخاص الذين يعملون في رعويّة الشّباب.

أيّها الشّباب الأعزّاء، أحلم أنّه في اليوم العالمي للشّبيبة يمكنكم أن تختبروا من جديد فرحَ اللقاء مع الله والإخوة والأخوات. بعد فترات طويلة من الابتعاد والعزلة، ستجدون معًا في لشبونة - بعون الله – فرح العناق الأخويّ بين الشّعوب وبين الأجيال، وعناق المصالحة والسّلام، وعناق الأخوّة الجديدة المُرسَلة! ليُضرم الرّوح القدس في قلوبكم الرّغبة في النّهوض وفرح السّير معًا بأسلوب سينودسيّ، فتتخلّوا عن الحدود الزّائفة. الآن حان وقت النّهوض! لننهض بسرعة! ولنحمل مثل مريم، يسوع فينا، ولنوصله إلى الجميع! في هذه المرحلة الجميلة جدًّا في حياتكم، تقدّموا، لا تؤجّلوا ما يمكن أن يعمله الرّوح فيكم! أبارك من كلّ قلبي أحلامكم وخطواتكم.

روما، بازيليكا القدّيس يوحنّا في اللاتران، يوم 15 آب/أغسطس 2022، في عيد انتقال سيّدتنا مريم العذراء إلى السّماء.

فرنسيس

[01382-AR.01] [Testo originale: Italiano]