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Celebrazione della Domenica delle Palme e della Passione del Signore, 09.04.2017


Alle ore 10.00 di oggi il Santo Padre Francesco ha presieduto, in Piazza San Pietro, la solenne celebrazione liturgica della Domenica delle Palme e della Passione del Signore.

Al centro della piazza, presso l’obelisco, il Papa ha benedetto le palme e gli ulivi e, al termine della processione che raggiunge il sagrato, ha celebrato la Santa Messa della Passione del Signore.

Alla celebrazione hanno preso parte - in occasione della ricorrenza diocesana della XXXII Giornata Mondiale della Gioventù, sul tema: «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente» (Lc 1,49) - giovani di Roma e di altre diocesi.

Pubblichiamo di seguito l’omelia che Papa Francesco ha pronunciato dopo la proclamazione della Passione del Signore secondo Matteo:

Omelia del Santo Padre

Omelia del Santo Padre

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua tedesca

Traduzione in lingua spagnola

Traduzione in lingua portoghese

Traduzione in lingua polacca

Questa celebrazione ha come un doppio sapore, dolce e amaro, è gioiosa e dolorosa, perché in essa celebriamo il Signore che entra in Gerusalemme ed è acclamato dai suoi discepoli come re; e nello stesso tempo viene proclamato solennemente il racconto evangelico della sua Passione. Per questo il nostro cuore sente lo struggente contrasto, e prova in qualche minima misura ciò che dovette sentire Gesù nel suo cuore in quel giorno, giorno in cui gioì con i suoi amici e pianse su Gerusalemme.

Da 32 anni la dimensione gioiosa di questa domenica è stata arricchita dalla festa dei giovani: la Giornata Mondiale della Gioventù, che quest’anno viene celebrata a livello diocesano, ma che in questa Piazza vivrà tra poco un momento sempre emozionante, di orizzonti aperti, con il passaggio della Croce dai giovani di Cracovia a quelli di Panamá.

Il Vangelo proclamato prima della processione (cfr Mt 21,1-11) descrive Gesù che scende dal monte degli Ulivi in groppa a un puledro di asino, sul quale nessuno era mai salito; dà risalto all’entusiasmo dei discepoli, che accompagnano il Maestro con acclamazioni festose; ed è verosimile immaginare come questo contagiò i ragazzi e i giovani della città, che si unirono al corteo con le loro grida. Gesù stesso riconosce in tale accoglienza gioiosa una forza inarrestabile voluta da Dio, e ai farisei scandalizzati risponde: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre» (Lc 19,40).

Ma questo Gesù, che secondo le Scritture entra proprio in quel modo nella Città santa, non è un illuso che sparge illusioni, non è un profeta “new age”, un venditore di fumo, tutt’altro: è un Messia ben determinato, con la fisionomia concreta del servo, il servo di Dio e dell’uomo che va alla passione; è il grande Paziente del dolore umano.

Mentre dunque anche noi facciamo festa al nostro Re, pensiamo alle sofferenze che Lui dovrà patire in questa Settimana. Pensiamo alle calunnie, agli oltraggi, ai tranelli, ai tradimenti, all’abbandono, al giudizio iniquo, alle percosse, ai flagelli, alla corona di spine…, e infine pensiamo alla via crucis, fino alla crocifissione.

Lui lo aveva detto chiaramente ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). Non ha mai promesso onori e successi. I Vangeli parlano chiaro. Ha sempre avvertito i suoi amici che la sua strada era quella, e che la vittoria finale sarebbe passata attraverso la passione e la croce. E anche per noi vale lo stesso. Per seguire fedelmente Gesù, chiediamo la grazia di farlo non a parole ma nei fatti, e di avere la pazienza di sopportare la nostra croce: di non rifiutarla, non buttarla via, ma, guardando Lui, accettarla e portarla, giorno per giorno.

E questo Gesù, che accetta di essere osannato pur sapendo bene che lo attende il “crucifige!”, non ci chiede di contemplarlo soltanto nei quadri o nelle fotografie, oppure nei video che circolano in rete. No. E’ presente in tanti nostri fratelli e sorelle che oggi, oggi patiscono sofferenze come Lui: soffrono per un lavoro da schiavi, soffrono per i drammi familiari, soffrono per le malattie… Soffrono a causa delle guerre e del terrorismo, a causa degli interessi che muovono le armi e le fanno colpire. Uomini e donne ingannati, violati nella loro dignità, scartati…. Gesù è in loro, in ognuno di loro, e con quel volto sfigurato, con quella voce rotta chiede – ci chiede – di essere guardato, di essere riconosciuto, di essere amato.

Non è un altro Gesù: è lo stesso che è entrato in Gerusalemme tra lo sventolare di rami di palma e di ulivo. E’ lo stesso che è stato inchiodato alla croce ed è morto tra due malfattori. Non abbiamo altro Signore all’infuori di Lui: Gesù, umile Re di giustizia, di misericordia e di pace.

[00519-IT.02] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Cette célébration a comme une double saveur, douce et amère; elle est joyeuse et douloureuse, car nous y célébrons le Seigneur qui entre dans Jérusalem et qui est acclamé par ses disciples en tant que roi. Et en même temps, le récit évangélique de sa passion est solennellement proclamé. C’est pourquoi notre cœur sent le contraste poignant et éprouve dans une moindre mesure ce qu’a dû sentir Jésus dans son cœur en ce jour, jour où il s’est réjoui avec ses amis et a pleuré sur Jérusalem.

Depuis 32 ans, la dimension joyeuse de ce dimanche a été enrichie par la fête des jeunes: les Journées Mondiales de la Jeunesse, qui sont célébrées cette année au niveau diocésain, mais qui sur cette Place connaîtront sous peu un moment toujours émouvant, d’horizons ouverts, avec le remise de la Croix par les jeunes de Cracovie à ceux du Panama.

L’Évangile proclamé avant la procession (cf. Mt 21, 1-11) décrit Jésus qui descend du mont des Oliviers monté sur un ânon, sur lequel personne n’est jamais monté. Cet Évangile met en exergue l’enthousiasme des disciples, qui accompagnent le Maître par de joyeuses acclamations et on peut vraisemblablement imaginer comment cet enthousiasme a gagné les enfants et les jeunes de la ville, qui se sont unis au cortège par leurs cris. Jésus lui-même reconnaît dans cet accueil joyeux une force imparable voulue par Dieu, et il répond aux pharisiens scandalisés: «Je vous le dis, si eux se taisent, les pierres crieront» (Lc 19, 40).

Mais ce Jésus, qui selon les Écritures, entre justement ainsi dans la ville sainte, n’est pas un naïf qui sème des illusions, un prophète ‘‘new age’’, un vendeur d’illusions, loin de là: il est un Messie bien déterminé, avec la physionomie concrète du serviteur, le serviteur de Dieu et de l’homme qui va vers la passion; c’est le grand Patient de la douleur humaine.

Donc, tandis que nous aussi, nous fêtons notre Roi, pensons aux souffrances qu’il devra subir au cours de cette Semaine. Pensons aux calomnies, aux outrages, aux pièges, aux trahisons, à l’abandon, à la justice inique, aux parcours, aux flagellations, à la couronne d’épines…, et enfin à la via crucis jusqu’à la crucifixion.

Il l’avait clairement dit à ses disciples: «Si quelqu’un veut marcher à ma suite, qu’il renonce à lui-même, qu’il prenne sa croix et qu’il me suive «(Mt 16, 24). Il n’a jamais promis honneurs et succès. Les Évangiles sont clairs. Il a toujours prévenu ses amis que sa route était celle-là, et que la victoire finale passerait par la passion et la croix. Et cela vaut pour nous également. Pour suivre fidèlement Jésus, demandons la grâce de le faire non pas par les paroles mais dans les faits, et d’avoir la patience de supporter notre croix: de ne pas la rejeter, de ne pas la jeter, mais en regardant Jésus, de l’accepter et de la porter, jour après jour.

Et ce Jésus, qui accepte d’être ovationné tout en sachant bien que le ‘‘crucifie-[le]’’ l’attend, ne nous demande pas de le contempler uniquement dans les tableaux ou sur les photographies, ou bien dans les vidéos qui circulent sur le réseau. Non! Il est présent dans beaucoup de nos frères et sœurs qui aujourd’hui, aujourd’hui connaissent les souffrances comme lui: ils souffrent du travail d’esclaves, ils souffrent de drames familiaux, de maladies… Ils souffrent à cause des guerres et du terrorisme, à cause des intérêts qui font mouvoir les armes et qui les font frapper. Hommes et femmes trompés, violés dans leur dignité, rejetés… Jésus est en eux, en chacun d’eux, et avec ce visage défiguré, avec cette voix cassée, il demande à être regardé, à être reconnu, à être aimé.

Ce n’est pas un autre Jésus: c’est le même qui est entré à Jérusalem au milieu des rameaux de palmiers et d’oliviers agités. C’est le même qui a été cloué à la croix et est mort entre deux malfaiteurs. Nous n’avons pas un autre Seigneur en dehors de lui: Jésus, humble Roi de justice, de miséricorde et de paix.

[00519-FR.01] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

Today’s celebration can be said to be bittersweet. It is joyful and sorrowful at the same time. We celebrate the Lord’s entrance into Jerusalem to the cries of his disciples who acclaim him as king. Yet we also solemnly proclaim the Gospel account of his Passion. In this poignant contrast, our hearts experience in some small measure what Jesus himself must have felt in his own heart that day, as he rejoiced with his friends and wept over Jerusalem.

For thirty-two years now, the joyful aspect of this Sunday has been enriched by the enthusiasm of young people, thanks to the celebration of World Youth Day. This year, it is being celebrated at the diocesan level, but here in Saint Peter’s Square it will be marked by the deeply moving and evocative moment when the WYD cross is passed from the young people of Kraków to those of Panama.

The Gospel we heard before the procession (cf. Mt 21:1-11) describes Jesus as he comes down from the Mount of Olives on the back of a colt that had never been ridden. It recounts the enthusiasm of the disciples who acclaim the Master with cries of joy, and we can picture in our minds the excitement of the children and young people of the city who joined in the excitement. Jesus himself sees in this joyful welcome an inexorable force willed by God. To the scandalized Pharisees he responds: “I tell you that if these were silent, the stones would shout out” (Lk 19:40).

Yet Jesus who, in fulfilment of the Scriptures, enters the holy city in this way is no misguided purveyor of illusions, no new age prophet, no imposter. Rather, he is clearly a Messiah who comes in the guise of a servant, the servant of God and of man, and goes to his passion. He is the great “patient”, who suffers all the pain of humanity.

So as we joyfully acclaim our King, let us also think of the sufferings that he will have to endure in this week. Let us think of the slanders and insults, the snares and betrayals, the abandonment to an unjust judgment, the blows, the lashes and the crown of thorns… And lastly, the way of the cross leading to the crucifixion.

He had spoken clearly of this to his disciples: “If any want to become my followers, let them deny themselves and take up their cross and follow me” (Mt 16:24). Jesus never promised honour and success. The Gospels make this clear. He had always warned his friends that this was to be his path, and that the final victory would be achieved through the passion and the cross. All this holds true for us too. Let us ask for the grace to follow Jesus faithfully, not in words but in deeds. Let us also ask for the patience to carry our own cross, not to refuse it or set it aside, but rather, in looking to him, to take it up and to carry it daily.

This Jesus, who accepts the hosannas of the crowd, knows full well that they will soon be followed by the cry: “Crucify him!” He does not ask us to contemplate him only in pictures and photographs, or in the videos that circulate on the internet. No. He is present in our many brothers and sisters who today endure sufferings like his own: they suffer from slave labour, from family tragedies, from diseases… They suffer from wars and terrorism, from interests that are armed and ready to strike. Women and men who are cheated, violated in their dignity, discarded… Jesus is in them, in each of them, and, with marred features and broken voice, he asks to be looked in the eye, to be acknowledged, to be loved.

It is not some other Jesus, but the same Jesus who entered Jerusalem amid the waving of palm branches. It is the same Jesus who was nailed to the cross and died between two criminals. We have no other Lord but him: Jesus, the humble King of justice, mercy and peace.

[00519-EN.01] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua tedesca

Diese Feier hat gleichsam einen zweifachen Geschmack, süß und bitter; sie ist voll Freude und Schmerz, weil wir in ihr den Herrn feiern, wie er in Jerusalem einzieht und von seinen Jüngern als König bejubelt wird; und zugleich wird die Erzählung seiner Passion aus dem Evangelium feierlich vorgetragen. Deshalb spürt unser Herz den scharfen Kontrast und empfindet in einem gewissen geringeren Maß das nach, was Jesus an jenem Tag in seinem Herzen fühlen musste, als er sich mit seinen Freunden freute und über Jerusalem weinte.

Seit 32 Jahren wird der freudige Aspekt dieses Sonntags durch das Fest der Jugendlichen bereichert, durch den Weltjugendtag. Dieses Jahr wird er auf diözesaner Ebene begangen, doch auf diesem Platz erfährt er in Kürze einen immer wieder bewegenden Augenblick und einen weiten Horizont, wenn die Jugendlichen aus Krakau an die Jugendlichen aus Panama das Kreuz übergeben werden.

Das Evangelium vor der Prozession (vgl. Mt 21,1-11) beschreibt, wie Jesus auf dem Rücken eines Eselsfohlens, auf dem noch nie jemand gesessen hat, vom Ölberg hinabreitet; es hebt die Begeisterung der Jünger hervor, die den Meister unter festlichem Jubel begleiten; und es ist naheliegend, sich vorzustellen, wie dies die Kinder und Jugendlichen der Stadt ansteckte, die sich mit ihren Rufen dem Festzug anschlossen. Jesus selbst erkennt in diesem freudigen Empfang eine unaufhaltsame gottgewollte Kraft, und so erwidert er den Anstoß nehmenden Pharisäern: »Ich sage euch: Wenn sie schweigen, werden die Steine schreien« (Lk 19,40).

Aber dieser Jesus, der gemäß der Schrift gerade auf diese Weise in die Heilige Stadt einzieht, ist kein Träumer, der falsche Hoffnungen verbreitet, nicht ein „New Age-Prophet“ oder ein Schaumschläger, ganz im Gegenteil: Er ist ein ganz entschiedener Messias in der konkreten Gestalt des Knechts, des Gottesknechts und Dieners der Menschen, welcher der Passion entgegengeht; er ist der große Dulder des menschlichen Leidens.

Während also auch wir unseren König feiern, denken wir an die Leiden, die er in dieser Woche erdulden muss. Wir denken an die Verleumdungen, an die Schmähungen, die Fallstricke, die Untreue, die Verlassenheit, das ungerechte Urteil, die Schläge, die Geißelhiebe, die Dornenkrone, … und schließlich an den Kreuzweg bis hin zur Kreuzigung.

Er hatte es seinen Jüngern deutlich gesagt: »Wenn einer hinter mir hergehen will, verleugne er sich selbst, nehme sein Kreuz auf sich und folge mir nach« (Mt 16,24). Er hat nie Ehren und Erfolg in Aussicht gestellt. Die Evangelien sprechen Klartext. Er hat seine Freunde stets darauf hingewiesen, dass dies sein Weg sein würde und dass der endgültige Sieg über Leiden und Kreuz führen würde. Dasselbe gilt auch für uns. Um Jesus treu zu folgen, bitten wir um die Gnade, dies nicht mit Worten, sondern mit Taten zu tun und unser Kreuz geduldig zu ertragen: es nicht abzulehnen oder von uns zu werfen, sondern mit Blick auf ihn es anzunehmen und Tag für Tag zu tragen.

Und dieser Jesus, der die Hosannarufe annimmt, obschon er wohl um das ihm bevorstehende „Ans Kreuz mit ihm!“ weiß, verlangt von uns nicht, ihn bloß auf Gemälden und Fotografien oder in den Videos im Internet zu betrachten. Nein. Er ist in vielen unserer Brüder und Schwestern gegenwärtig, die heute, ja heute Leiden wie er ertragen: Sie leiden unter Sklavenarbeit, unter familiären Dramen, unter Krankheiten … Sie leiden aufgrund von Kriegen und Terrorismus, aufgrund von Interessen, welche die Waffen in Bewegung setzen und sie zuschlagen lassen. Betrogene Männer und Frauen, die in ihrer Würde verletzt und „weggeworfen“ wurden … Jesus ist in ihnen, in jedem von ihnen, und mit jenem entstellten Antlitz oder mit jener gebrochenen Stimme bittet er darum, angesehen zu werden, anerkannt, geliebt zu werden.

Es ist nicht ein anderer Jesus: Es ist derselbe, der in Jerusalem unter dem Wedeln von Palm- und Olivenzweigen eingezogen ist. Es ist derselbe, der ans Kreuz genagelt wurde und zwischen zwei Verbrechern gestorben ist. Wir haben keinen anderen Herrn außer ihm: Jesus, demütiger König der Gerechtigkeit, der Barmherzigkeit und des Friedens.

[00519-DE.01] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

Esta celebración tiene como un doble sabor, dulce y amargo, es alegre y dolorosa, porque en ella celebramos la entrada del Señor en Jerusalén, aclamado por sus discípulos como rey, al mismo tiempo que se proclama solemnemente el relato del evangelio sobre su pasión. Por eso nuestro corazón siente ese doloroso contraste y experimenta en cierta medida lo que Jesús sintió en su corazón en ese día, el día en que se regocijó con sus amigos y lloró sobre Jerusalén.

Desde hace 32 años la dimensión gozosa de este domingo se ha enriquecido con la fiesta de los jóvenes: La Jornada Mundial de la Juventud, que este año se celebra en ámbito diocesano, pero que en esta plaza vivirá dentro de poco un momento intenso, de horizontes abiertos, cuando los jóvenes de Cracovia entreguen la Cruz a los jóvenes de Panamá.

El Evangelio que se ha proclamado antes de la procesión (cf. Mt 21,1-11) describe a Jesús bajando del monte de los Olivos montado en una borrica, que nadie había montado nunca; se hace hincapié en el entusiasmo de los discípulos, que acompañan al Maestro con aclamaciones festivas; y podemos imaginarnos con razón cómo los muchachos y jóvenes de la ciudad se dejaron contagiar de este ambiente, uniéndose al cortejo con sus gritos. Jesús mismo ve en esta alegre bienvenida una fuerza irresistible querida por Dios, y a los fariseos escandalizados les responde: «Os digo que, si estos callan, gritarán las piedras» (Lc 19,40).

Pero este Jesús, que justamente según las Escrituras entra de esa manera en la Ciudad Santa, no es un iluso que siembra falsas ilusiones, un profeta «new age», un vendedor de humo, todo lo contrario: es un Mesías bien definido, con la fisonomía concreta del siervo, el siervo de Dios y del hombre que va a la pasión; es el gran Paciente del dolor humano.

Así, al mismo tiempo que también nosotros festejamos a nuestro Rey, pensamos en el sufrimiento que él tendrá que sufrir en esta Semana. Pensamos en las calumnias, los ultrajes, los engaños, las traiciones, el abandono, el juicio inicuo, los golpes, los azotes, la corona de espinas... y en definitiva al via crucis, hasta la crucifixión.

Él lo dijo claramente a sus discípulos: «Si alguno quiere venir en pos de mí, que se niegue a sí mismo, tome su cruz y me siga» (Mt 16,24). Él nunca prometió honores y triunfos. Los Evangelios son muy claros. Siempre advirtió a sus amigos que el camino era ese, y que la victoria final pasaría a través de la pasión y de la cruz. Y lo mismo vale para nosotros. Para seguir fielmente a Jesús, pedimos la gracia de hacerlo no de palabra sino con los hechos, y de llevar nuestra cruz con paciencia, de no rechazarla, ni deshacerse de ella, sino que, mirándolo a él, aceptémosla y llevémosla día a día.

Y este Jesús, que acepta que lo aclamen aun sabiendo que le espera el «crucifige», no nos pide que lo contemplemos sólo en los cuadros o en las fotografías, o incluso en los vídeos que circulan por la red. No. Él está presente en muchos de nuestros hermanos y hermanas que hoy, hoy sufren como él, sufren a causa de un trabajo esclavo, sufren por los dramas familiares, por las enfermedades... Sufren a causa de la guerra y el terrorismo, por culpa de los intereses que mueven las armas y dañan con ellas. Hombres y mujeres engañados, pisoteados en su dignidad, descartados... Jesús está en ellos, en cada uno de ellos, y con ese rostro desfigurado, con esa voz rota pide que se le mire, que se le reconozca, que se le ame.

No es otro Jesús: es el mismo que entró en Jerusalén en medio de un ondear de ramos de palmas y de olivos. Es el mismo que fue clavado en la cruz y murió entre dos malhechores. No tenemos otro Señor fuera de él: Jesús, humilde Rey de justicia, de misericordia y de paz.

[00519-ES.01] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua portoghese

Esta celebração tem, por assim dizer, duplo sabor: doce e amargo. É jubilosa e dolorosa, pois nela celebramos o Senhor que entra em Jerusalém, aclamado pelos seus discípulos como rei; ao mesmo tempo, porém, proclama-se solenemente a narração evangélica da sua Paixão. Por isso o nosso coração experimenta o contraste pungente e prova, embora numa medida mínima, aquilo que deve ter sentido Jesus em seu coração naquele dia, quando rejubilou com os seus amigos e chorou sobre Jerusalém.

Desde há trinta e dois anos que a dimensão jubilosa deste domingo tem sido enriquecida com a festa dos jovens: a Jornada Mundial da Juventude, que, este ano, se celebra a nível diocesano, mas daqui a pouco viverá, nesta Praça, um momento sempre emocionante, de horizontes abertos, com a passagem da Cruz dos jovens de Cracóvia para os do Panamá.

O Evangelho, proclamado antes da procissão (cf. Mt 21, 1-11), apresenta Jesus que desce do Monte das Oliveiras montado num jumentinho, sobre o qual ainda ninguém se sentara; evidencia o entusiasmo dos discípulos, que acompanham o Mestre com aclamações festivas; e pode-se, verosimilmente, imaginar que isso contagiou os adolescentes e os jovens da cidade, que se juntaram ao cortejo com os seus gritos. O próprio Jesus reconhece neste jubiloso acolhimento uma força irreprimível querida por Deus, respondendo assim aos fariseus escandalizados: «Digo-vos que, se eles se calarem, gritarão as pedras» (Lc 19, 40).

Mas este Jesus, cuja entrada na Cidade Santa estava prevista precisamente assim nas Escrituras, não é um iludido que apregoa ilusões, um profeta «new age», um vendedor de fumaça. Longe disso! É um Messias bem definido, com a fisionomia concreta do servo, o servo de Deus e do homem que caminha para a paixão; é o grande Padecente da dor humana.

Assim, enquanto festejamos o nosso Rei, pensemos nos sofrimentos que Ele deverá padecer nesta Semana. Pensemos nas calúnias, nos ultrajes, nas ciladas, nas traições, no abandono, no julgamento iníquo, nas bastonadas, na flagelação, na coroa de espinhos... e, por fim, no caminho da cruz até à crucifixão.

Tinha-o dito claramente aos seus discípulos: «Se alguém quer vir comigo, renuncie a si mesmo, tome a sua cruz e siga-Me» (Mt 16, 24). Nunca prometeu honras nem sucessos. Os Evangelhos são claros. Sempre avisou os seus amigos de que a sua estrada era aquela: a vitória final passaria através da paixão e da cruz. E, para nós, vale o mesmo. Para seguir fielmente a Jesus, peçamos a graça de o fazer não por palavras mas com as obras, e ter a paciência de suportar a nossa cruz: não a recusar nem jogar fora, mas, com os olhos fixos n’Ele, aceitá-la e carregá-la dia após dia.

E este Jesus, que aceita ser aclamado, mesmo sabendo que O espera o «crucifica-o!», não nos pede para O contemplarmos apenas nos quadros, nas fotografias, ou nos vídeos que circulam na rede. Não. Está presente em muitos dos nossos irmãos e irmãs que hoje, sim hoje, padecem tribulações como Ele: sofrem com um trabalho de escravos, sofrem com os dramas familiares, as doenças... Sofrem por causa das guerras e do terrorismo, por causa dos interesses que se movem por detrás das armas que não cessam de matar. Homens e mulheres enganados, violados na sua dignidade, descartados.... Jesus está neles, em cada um deles, e com aquele rosto desfigurado, com aquela voz rouca, pede para ser enxergado, reconhecido, amado.

Não há outro Jesus: é o mesmo que entrou em Jerusalém por entre o acenar de ramos de palmeira e oliveira. É o mesmo que foi pregado na cruz e morreu entre dois malfeitores. Não temos outro Senhor para além d’Ele: Jesus, humilde Rei de justiça, misericórdia e paz.

[00519-PO.01] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua polacca

Ta uroczystość ma poniekąd podwójny smak, słodki i gorzki, jest radosna i bolesna, ponieważ celebrujemy w niej Pana, który wkracza do Jerozolimy i zostaje okrzyknięty przez swoich uczniów królem. Jednocześnie uroczyście głoszony jest ewangeliczny opis Jego męki. Z tego względu nasze serce odczuwa przejmujący kontrast, i w jakimś niewielkim stopniu doświadcza tego, co musiał odczuwać w swoim sercu Jezus owego dnia, kiedy radował się ze swoimi przyjaciółmi i płakał nad Jerozolimą.

Od 32 lat radosny wymiar tej niedzieli jest ubogacony przez święto młodych: Światowy Dzień Młodzieży, który w tym roku obchodzony jest na poziomie diecezjalnym, ale który niebawem, na tym Placu przeżywać będzie wydarzenie zawsze ekscytujące, o szerokich perspektywach: przekazanie krzyża przez młodych z Krakowa młodym z Panamy.

Ewangelia głoszona przed procesją (por. Mt 21, 1-11) opisuje Jezusa jadącego z Góry Oliwnej na osiołku, na którym nikt nigdy nie siedział; podkreśla entuzjazm uczniów, towarzyszących Mistrzowi z radosnymi okrzykami. Można sobie wyobrazić, jak zaraźliwie oddziaływało to na dzieci i młodych z miasta, którzy dołączyli do orszaku ze swoimi okrzykami. Sam Jezus rozpoznał w tym radosnym powitaniu niepowstrzymaną siłę, jakiej chciał Bóg, a zgorszonym faryzeuszom odpowiedział: „Powiadam wam: Jeśli ci umilkną, kamienie wołać będą” (Łk 19, 40).

Ale ten Jezus, który według Pism wkracza właśnie w ten sposób do Miasta Świętego, nie jest fantastą szerzącym iluzje, jakimś prorokiem „new age”, sprzedawcą dymu – nie, jest kimś zupełnie innym: wyraźnie określonym Mesjaszem, z konkretnymi rysami sługi, sługi Boga i człowieka, który idzie na mękę, jest wielkim Cierpliwym ludzkiego cierpienia.

Dlatego też, gdy my również świętujemy na cześć naszego Króla, myślimy o cierpieniach, jakie będzie On musiał znosić w tym tygodniu. Myślimy o oszczerstwach, zniewagach, sidłach, zdradach, opuszczeniu, o niesprawiedliwym osądzeniu, o ciosach, biczowaniu, o koronie cierniowej... i wreszcie o Drodze Krzyżowej, aż po ukrzyżowanie.

Powiedział o tym jasno do swoich uczniów: „Jeśli kto chce pójść za Mną, niech się zaprze samego siebie, niech weźmie krzyż swój i niech Mnie naśladuje” (Mt 16, 24). Nigdy nie obiecywał zaszczytów i sukcesów. Ewangelie mówią jasno. Zawsze ostrzegał swoich przyjaciół, że taka była Jego droga i że ostateczne zwycięstwo będzie musiało przejść przez mękę i krzyż. Dotyczy to także nas. Aby wiernie iść za Jezusem, prośmy o łaskę, by nie czynić tego słowami, lecz w czynach, i o to, byśmy mieli cierpliwość znoszenia naszego krzyża: aby go nie odrzucać, nie pozbywać się go, ale patrząc na Niego, przyjąć go i nieść dzień po dniu.

A ten Jezus, który godzi się, by wołali „Hosanna”, chociaż dobrze wie, że czeka Go: „Ukrzyżuj!”, nie żąda od nas, byśmy podziwiali Go na obrazach lub fotografiach, albo też na krążących w sieci wideo. Nie, jest obecny w wielu naszych braciach i siostrach, którzy obecnie, dzisiaj znoszą cierpienia, tak jak On: cierpią z powodu niewolniczej pracy, cierpią z powodu dramatów rodzinnych, z powodu chorób... Cierpią z powodu wojen i terroryzmu, ze względu na interesy, które uruchamiają broń i sprawiają, że zadaje ciosy. Oszukani mężczyźni i kobiety, pogwałceni w swej godności, odrzuceni... Jezus jest w nich obecny, w każdym z nich, i z tym zniekształconym obliczem, tym urywanym głosem prosi, aby się Nim zainteresować, aby Go uznać, kochać.

Nie ma innego Jezusa: jest to ten sam, który wjechał do Jerozolimy pośród wymachiwania gałązkami palm i oliwek. To ten sam, który został przybity do krzyża i umarł między dwoma złoczyńcami. Nie mamy innego Pana poza Nim: Jezusa, pokornego króla sprawiedliwości, miłosierdzia i pokoju.

[00519-PL.01] [Testo originale: Italiano]

[B0227-XX.02]