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L’UDIENZA GENERALE, 07.07.2010


L’UDIENZA GENERALE

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE  

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE  

BENEDIZIONE DELLA STATUA DI SANT’ANNIBALE MARIA DI FRANCIA (1851-1927)

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e di fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa, continuando il ciclo di catechesi sui grandi teologi del Medioevo, si è soffermato sulla figura del Beato Giovanni Duns Scoto.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA  

Cari fratelli e sorelle,

questa mattina - dopo alcune catechesi su diversi grandi teologi - voglio presentarvi un’altra figura importante nella storia della teologia: si tratta del beato Giovanni Duns Scoto, vissuto alla fine del secolo XIII. Un’antica iscrizione sulla sua tomba riassume le coordinate geografiche della sua biografia: "l’Inghilterra lo accolse; la Francia lo istruì; Colonia, in Germania, ne conserva i resti; in Scozia egli nacque". Non possiamo trascurare queste informazioni, anche perché possediamo ben poche notizie sulla vita di Duns Scoto. Egli nacque probabilmente nel 1266 in un villaggio, che si chiamava proprio Duns, nei pressi di Edimburgo. Attratto dal carisma di san Francesco d’Assisi, entrò nella Famiglia dei Frati minori, e nel 1291, fu ordinato sacerdote. Dotato di un’intelligenza brillante e portata alla speculazione - quell’intelligenza che gli meritò dalla tradizione il titolo di Doctor subtilis, "Dottore sottile"- Duns Scoto fu indirizzato agli studi di filosofia e di teologia presso le celebri Università di Oxford e di Parigi. Conclusa con successo la formazione, intraprese l’insegnamento della teologia nelle Università di Oxford e di Cambridge, e poi di Parigi, iniziando a commentare, come tutti i Maestri del tempo, le Sentenze di Pietro Lombardo. Le opere principali di Duns Scoto rappresentano appunto il frutto maturo di queste lezioni, e prendono il titolo dai luoghi in cui egli insegnò: Opus Oxoniense (Oxford), Reportatio Cambrigensis (Cambridge), Reportata Parisiensia (Parigi). Da Parigi si allontanò quando, scoppiato un grave conflitto tra il re Filippo IV il Bello e il Papa Bonifacio VIII, Duns Scoto preferì l’esilio volontario, piuttosto che firmare un documento ostile al Sommo Pontefice, come il re aveva imposto a tutti i religiosi. Così – per amore alla Sede di Pietro –, insieme ai Frati francescani, abbandonò il Paese.

Cari fratelli e sorelle, questo fatto ci invita a ricordare quante volte, nella storia della Chiesa, i credenti hanno incontrato ostilità e subito perfino persecuzioni a causa della loro fedeltà e della loro devozione a Cristo, alla Chiesa e al Papa. Noi tutti guardiamo con ammirazione a questi cristiani, che ci insegnano a custodire come un bene prezioso la fede in Cristo e la comunione con il Successore di Pietro e, così, con la Chiesa universale.

Tuttavia, i rapporti fra il re di Francia e il successore di Bonifacio VIII ritornarono ben presto amichevoli, e nel 1305 Duns Scoto poté rientrare a Parigi per insegnarvi la teologia con il titolo di Magister regens, oggi si direbbe professore ordinario. Successivamente, i Superiori lo inviarono a Colonia come professore dello Studio teologico francescano, ma egli morì l’8 novembre del 1308, a soli 43 anni di età, lasciando, comunque, un numero rilevante di opere.

A motivo della fama di santità di cui godeva, il suo culto si diffuse ben presto nell’Ordine francescano e il Venerabile Papa Giovanni Paolo II volle confermarlo solennemente beato il 20 Marzo 1993, definendolo "cantore del Verbo incarnato e difensore dell’Immacolata Concezione". In questa espressione è sintetizzato il grande contributo che Duns Scoto ha offerto alla storia della teologia.

Anzitutto, egli ha meditato sul Mistero dell’Incarnazione e, a differenza di molti pensatori cristiani del tempo, ha sostenuto che il Figlio di Dio si sarebbe fatto uomo anche se l’umanità non avesse peccato. Egli afferma nella "Reportata Parisiensa": "Pensare che Dio avrebbe rinunciato a tale opera se Adamo non avesse peccato sarebbe del tutto irragionevole! Dico dunque che la caduta non è stata la causa della predestinazione di Cristo, e che - anche se nessuno fosse caduto, né l’angelo né l’uomo - in questa ipotesi Cristo sarebbe stato ancora predestinato nella stessa maniera" (in III Sent., d. 7, 4). Questo pensiero, forse un po’ sorprendente, nasce perché per Duns Scoto l’Incarnazione del Figlio di Dio, progettata sin dall’eternità da parte di Dio Padre nel suo piano di amore, è compimento della creazione, e rende possibile ad ogni creatura, in Cristo e per mezzo di Lui, di essere colmata di grazia, e dare lode e gloria a Dio nell’eternità. Duns Scoto, pur consapevole che, in realtà, a causa del peccato originale, Cristo ci ha redenti con la sua Passione, Morte e Risurrezione, ribadisce che l’Incarnazione è l’opera più grande e più bella di tutta la storia della salvezza, e che essa non è condizionata da nessun fatto contingente, ma è l’idea originale di Dio di unire finalmente tutto il creato con se stesso nella persona e nella carne del Figlio.

Fedele discepolo di san Francesco, Duns Scoto amava contemplare e predicare il Mistero della Passione salvifica di Cristo, espressione dell’amore immenso di Dio, il Quale comunica con grandissima generosità al di fuori di sé i raggi della Sua bontà e del Suo amore (cfr Tractatus de primo principio, c. 4). E questo amore non si rivela solo sul Calvario, ma anche nella Santissima Eucaristia, della quale Duns Scoto era devotissimo e che vedeva come il Sacramento della presenza reale di Gesù e come il Sacramento dell’unità e della comunione che induce ad amarci gli uni gli altri e ad amare Dio come il Sommo Bene comune (cfr Reportata Parisiensia, in IV Sent., d. 8, q. 1, n. 3).

Cari fratelli e sorelle, questa visione teologica, fortemente "cristocentrica", ci apre alla contemplazione, allo stupore e alla gratitudine: Cristo è il centro della storia e del cosmo, è Colui che dà senso, dignità e valore alla nostra vita! Come a Manila il Papa Paolo VI, anch’io oggi vorrei gridare al mondo: "[Cristo] è il rivelatore del Dio invisibile, è il primogenito di ogni creatura, è il fondamento di ogni cosa; Egli è il Maestro dell’umanità, è il Redentore; Egli è nato, è morto, è risorto per noi; Egli è il centro della storia e del mondo; Egli è Colui che ci conosce e che ci ama; Egli è il compagno e l’amico della nostra vita... Io non finirei più di parlare di Lui" (Omelia, 29 novembre 1970).

Non solo il ruolo di Cristo nella storia della salvezza, ma anche quello di Maria è oggetto della riflessione del Doctor subtilis. Ai tempi di Duns Scoto la maggior parte dei teologi opponeva un’obiezione, che sembrava insormontabile, alla dottrina secondo cui Maria Santissima fu esente dal peccato originale sin dal primo istante del suo concepimento: di fatto, l’universalità della Redenzione operata da Cristo, a prima vista, poteva apparire compromessa da una simile affermazione, come se Maria non avesse avuto bisogno di Cristo e della sua redenzione. Perciò i teologi si opponevano a questa tesi. Duns Scoto, allora, per far capire questa preservazione dal peccato originale, sviluppò un argomento che verrà poi adottato anche dal beato Papa Pio IX nel 1854, quando definì solennemente il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria. E questo argomento è quello della "Redenzione preventiva", secondo cui l’Immacolata Concezione rappresenta il capolavoro della Redenzione operata da Cristo, perché proprio la potenza del suo amore e della sua mediazione ha ottenuto che la Madre fosse preservata dal peccato originale. Quindi Maria è totalmente redenta da Cristo, ma già prima della concezione. I Francescani, suoi confratelli, accolsero e diffusero con entusiasmo questa dottrina, e altri teologi – spesso con solenne giuramento – si impegnarono a difenderla e a perfezionarla.

A questo riguardo, vorrei mettere in evidenza un dato, che mi pare importante. Teologi di valore, come Duns Scoto circa la dottrina sull’Immacolata Concezione, hanno arricchito con il loro specifico contributo di pensiero ciò che il Popolo di Dio credeva già spontaneamente sulla Beata Vergine, e manifestava negli atti di pietà, nelle espressioni dell’arte e, in genere, nel vissuto cristiano. Così la fede sia nell’Immacolata Concezione, sia nell’Assunzione corporale della Vergine era già presente nel Popolo di Dio, mentre la teologia non aveva ancora trovato la chiave per interpretarla nella totalità della dottrina della fede. Quindi il Popolo di Dio precede i teologi e tutto questo grazie a quel soprannaturale sensus fidei, cioè a quella capacità infusa dallo Spirito Santo, che abilita ad abbracciare la realtà della fede, con l’umiltà del cuore e della mente. In questo senso, il Popolo di Dio è "magistero che precede", e che poi deve essere approfondito e intellettualmente accolto dalla teologia. Possano sempre i teologi mettersi in ascolto di questa sorgente della fede e conservare l’umiltà e la semplicità dei piccoli! L’avevo ricordato qualche mese fa dicendo: "Ci sono grandi dotti, grandi specialisti, grandi teologi, maestri della fede, che ci hanno insegnato molte cose. Sono penetrati nei dettagli della Sacra Scrittura… ma non hanno potuto vedere il mistero stesso, il vero nucleo... L’essenziale è rimasto nascosto! Invece, ci sono anche nel nostro tempo i piccoli che hanno conosciuto tale mistero. Pensiamo a santa Bernardette Soubirous; a santa Teresa di Lisieux, con la sua nuova lettura della Bibbia ‘non scientifica’, ma che entra nel cuore della Sacra Scrittura" (Omelia. S. Messa con i Membri della Commissione Teologica Internazionale, 1 dicembre 2009).

Infine, Duns Scoto ha sviluppato un punto a cui la modernità è molto sensibile. Si tratta del tema della libertà e del suo rapporto con la volontà e con l’intelletto. Il nostro autore sottolinea la libertà come qualità fondamentale della volontà, iniziando una impostazione di tendenza volontaristica, che si sviluppò in contrasto con il cosiddetto intellettualismo agostiniano e tomista. Per san Tommaso d’Aquino, che segue sant’Agostino, la libertà non può considerarsi una qualità innata della volontà, ma il frutto della collaborazione della volontà e dell’intelletto. Un’idea della libertà innata e assoluta collocata nella volontà che precede l’intelletto, sia in Dio che nell’uomo, rischia, infatti, di condurre all’idea di un Dio che non sarebbe legato neppure alla verità e al bene. Il desiderio di salvare l’assoluta trascendenza e diversità di Dio con un’accentuazione così radicale e impenetrabile della sua volontà non tiene conto che il Dio che si è rivelato in Cristo è il Dio "logos", che ha agito e agisce pieno di amore verso di noi. Certamente, come afferma Duns Scoto nella linea della teologia francescana, l’amore supera la conoscenza ed è capace di percepire sempre di più del pensiero, ma è sempre l’amore del Dio "logos" (cfr Benedetto XVI, Discorso a Regensburg, Insegnamenti di Benedetto XVI, II [2006], p. 261). Anche nell’uomo l’idea di libertà assoluta, collocata nella volontà, dimenticando il nesso con la verità, ignora che la stessa libertà deve essere liberata dei limiti che le vengono dal peccato.

Parlando ai seminaristi romani - l’anno scorso - ricordavo che "la libertà in tutti i tempi è stata il grande sogno dell'umanità, sin dagli inizi, ma particolarmente nell'epoca moderna" (Discorso al Pontificio Seminario Romano Maggiore, 20 febbraio 2009). Però, proprio la storia moderna, oltre alla nostra esperienza quotidiana, ci insegna che la libertà è autentica, e aiuta alla costruzione di una civiltà veramente umana, solo quando è riconciliata con la verità. Se è sganciata dalla verità, la libertà diventa tragicamente principio di distruzione dell’armonia interiore della persona umana, fonte di prevaricazione dei più forti e dei violenti, e causa di sofferenze e di lutti. La libertà, come tutte le facoltà di cui l’uomo è dotato, cresce e si perfeziona, afferma Duns Scoto, quando l’uomo si apre a Dio, valorizzando quella disposizione all’ascolto della Sua voce, che egli chiama potentia oboedientialis: quando noi ci mettiamo in ascolto della Rivelazione divina, della Parola di Dio, per accoglierla, allora siamo raggiunti da un messaggio che riempie di luce e di speranza la nostra vita e siamo veramente liberi.

Cari fratelli e sorelle, il beato Duns Scoto ci insegna che nella nostra vita l’essenziale è credere che Dio ci è vicino e ci ama in Cristo Gesù, e coltivare, quindi, un profondo amore a Lui e alla sua Chiesa. Di questo amore noi siamo i testimoni su questa terra. Maria Santissima ci aiuti a ricevere questo infinito amore di Dio di cui godremo pienamente in eterno nel Cielo, quando finalmente la nostra anima sarà unita per sempre a Dio, nella comunione dei santi.

[01017-01.01] [Testo originale: Italiano]

SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE  

Sintesi della catechesi in lingua francese

Sintesi della catechesi in lingua inglese  

Sintesi della catechesi in lingua tedesca  

Sintesi della catechesi in lingua spagnola  

Sintesi della catechesi in lingua portoghese  

Sintesi della catechesi in lingua francese  

Né vers 1266 en Écosse, le Bienheureux Jean Duns Scot, chers pèlerins francophones, embrassa le charisme franciscain. ‘Chantre du Verbe incarné’, celui qui sera appelé le Docteur subtile, soutient que l’Incarnation du Logos est l’œuvre la plus grande et la plus belle de toute l’histoire du salut. Elle est la révélation de l’éternel amour divin qui se manifeste aussi dans le Mystère de la Passion salvifique et dans le Saint Sacrement. Centre de l’histoire et du cosmos, le Christ donne sens, dignité et valeur à notre vie. Par sa doctrine de la « Rédemption préventive », Duns Scot affirme que l’Immaculée Conception, dont il est le ‘défenseur’, est le chef-d’œuvre de la Rédemption opérée par le Christ. Il nous interpelle aussi, aujourd’hui, sur le sens de la liberté. Détachée de la vérité, la liberté détruit l’harmonie intérieure de la personne humaine et engendre la souffrance. Elle se perfectionne quand l’homme s’ouvre à Dieu, accueille sa Parole et se met à l’écoute de la Révélation. Chers frères et sœurs, la profondeur de la pensée de Duns Scot provient de son humilité et de la contemplation des saints mystères. Puissions-nous considérer la communion avec Dieu, avec le Successeur de Pierre et avec l’Église universelle comme un bien précieux. Que la Vierge Immaculée nous y aide !

J’accueille avec joie les pèlerins francophones, surtout les jeunes. Je vous exhorte, chers collégiens, lycéens et servants d’autel, à faire croître votre amour pour le Saint Sacrement et pour la Vierge Immaculée. Puissiez-vous aussi vous laisser guider par l’Esprit Saint pour témoigner joyeusement et librement des vérités de la foi chrétienne ! N’ayez pas honte de votre foi et soyez fiers d’être catholiques ! Bon pèlerinage et bonnes vacances !

[01018-03.01] [Texte original: Français]

Sintesi della catechesi in lingua inglese  

Dear Brothers and Sisters,

In our catechesis on medieval Christian culture, we now turn to the distinguished Franciscan theologian, Blessed John Duns Scotus. A native of Scotland, he taught at the universities of Oxford, Cambridge and Paris. Duns Scotus is best known today for his contribution to the development of Christian thought in three areas. First, he held that the Incarnation was not directly the result of Adam’s sin, but a part of God’s original plan of creation, in which every creature, in and through Christ, is called to be perfected in grace and to glorify God for ever. In this great Christocentric vision, the Incarnate Word appears as the centre of history and the cosmos. Secondly, Scotus argued that our Lady’s preservation from original sin was a privilege granted in view of her Son’s redemptive passion and death; this theory was to prove decisive for the eventual definition of the dogma of the Immaculate Conception. Finally, Duns Scotus paid great attention to the issue of human freedom, although by situating it principally in the will, he sowed the seeds of a trend in later theology that risked detaching freedom from its necessary relation to truth. May the teaching and example of Blessed John Duns Scotus help us to understand that we attain happiness, freedom and perfection by opening ourselves to God’s gracious self-revelation in Christ Jesus.

I offer a warm welcome to the members of the General Chapter of the Congregation of Holy Cross, together with my prayerful good wishes for the spiritual fruitfulness of your deliberations. Upon all the English-speaking visitors present at today’s Audience, especially the groups from Wales, Ireland, the Philippines, Canada and the United States of America, I invoke God’s abundant blessings.

[01019-02.01] [Original text: English]

Sintesi della catechesi in lingua tedesca  

Liebe Brüder und Schwestern!

In der heutigen Audienz möchte ich den seligen Johannes Duns Scotus vorstellen. Die geographischen Koordinaten des Lebens dieses mittelalterlichen Franziskanertheologen, der 1308 mit 43 Jahren in Köln gestorben ist, finden wir in einer alten Inschrift auf seinem Grab, wo es heißt: »England hat ihn aufgenommen; Frankreich hat ihn unterrichtet; Köln in Deutschland bewahrt seine sterblichen Reste; in Schottland wurde er geboren.« Aus seinem theologischen Werk, das aus seiner Lehrtätigkeit in Oxford, Cambridge und Paris hervorgegangen ist, möchte ich zwei Themen herausgreifen, die er mit großem Scharfsinn dargelegt hat. Wie sein Ordensvater Franziskus widmete sich Duns Scotus besonders der Betrachtung des Geheimnisses der Menschwerdung Gottes. Anders als viele seiner Zeitgenossen sah er darin nicht in erster Linie die Antwort auf die Tragik des Sündenfalls, sondern er war überzeugt, daß der Sohn Gottes auch Mensch geworden wäre ohne die Sünde Adams, weil Gottes Plan von Anfang an umfaßte, daß am Ende die ganze Schöpfung in seinem kreaturgewordenen und gottseienden Sohn zusammengefaßt würde, um so Schöpfung und Gott miteinander zu vereinigen. So ist für ihn die Inkarnation Mittelpunkt des Denkens Gottes, Mittelpunkt der Schöpfung und der Heilsgeschichte. Der zweite Punkt, auf den ich hinweisen möchte, besteht darin, daß Duns Scotus die Frage der Unbefleckten Empfängnis, das heißt der Bewahrung Marias vor der Erbsünde, dargestellt hat. Es bestand ja der Einwand: Wenn Maria ohne Erbsünde geboren ist, dann brauchte sie die Erlösung durch Christus nicht, und das kann nicht sein. Duns Scotus hat gezeigt, daß sie vorerlöst ist, daß sie – in der erlösenden Liebe Gottes eingeschlossen – schon von Anfang an von dieser Liebe getragen und durchdrungen ist. Dazu hat er uns das Besondere dieses Geheimnisses und das Ganze der marianischen Wirklichkeit neu vor Augen gestellt. Der Glaubenssinn des Gottesvolkes hatte dies schon lange geglaubt, ohne die theologischen Formeln dafür zu haben. Dies ist ein typisches Beispiel, daß oft der Glaube des Gottesvolkes dem Denken der Theologen vorangeht. Und erst als das Denken der Theologen alles genügend geklärt hatte, konnte 1854 Papst Pius IX. dieses Dogma von der Erbsündenbewahrung Marias verkünden. In alledem sehen wir die große Liebe des seligen Duns Scotus zu Christus als Mitte aller Wirklichkeit und zu Maria, die für den Sohn Gottes das Tor in die Schöpfung herein geworden ist.

Ganz herzlich begrüße ich die deutschsprachigen Pilger und Besucher. Für den seligen Johannes Duns Scotus stand Christus im Zentrum der Geschichte und der Schöpfung, und das war für ihn nicht nur eine Theorie, sondern auf ihn hat er sein ganzes Leben ausgerichtet und so die wahre Freiheit gefunden. Das soll uns allen ein Ansporn sein, gerade auch in den Sommermonaten mehr Zeit für das Gebet zu finden, um Christus nahe zu sein und in der Liebe zu ihm und so in der Wahrheit unserer selbst zu wachsen. Euch allen wünsche ich einen gesegneten Aufenthalt in Rom.

[01020-05.01] [Originalsprache: Deutsch]

Sintesi della catechesi in lingua spagnola  

Queridos hermanos y hermanas:

Juan Duns Escoto nació al final del siglo trece, probablemente en un pueblo de Escocia llamado Duns. Entró en los franciscanos menores y fue ordenado sacerdote. Por su inteligencia brillante se le conoce con el nombre de Doctor sutil. Estudió en París y enseñó teología en las universidades de Oxford, Cambridge y París, donde tuvo que interrumpir sus clases por fidelidad al Papa Bonifacio Octavo, en su famosa disputa con el rey Felipe Cuarto el Hermoso. Posteriormente, ejerció su magisterio en Colonia, donde falleció repentinamente a la edad de cuarenta y tres años. Nos ha legado numerosas y profundas reflexiones. Apenas murió, el pueblo y los franciscanos lo veneraron como santo. El Papa Juan Pablo Segundo lo declaró beato en el año mil novecientos noventa y tres, definiéndolo como "cantor del Verbo encarnado y defensor de la Inmaculada Concepción de María". Esas pocas palabras sintetizan la notable aportación que Duns Escoto hizo a la historia de la teología.

Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a los fieles de la Parroquia de la Inmaculada Concepción de Mengíbar, a los componentes de la Escolanía de la Santa Iglesia Catedral de Jaén, así como a los demás grupos venidos de España y Latinoamérica. Siguiendo a Juan Duns Escoto, os invito a custodiar como un tesoro la fe en Cristo y la comunión con el Sucesor de San Pedro. Muchas gracias.

[01021-04.01] [Texto original: Español]

Sintesi della catechesi in lingua portoghese  

Queridos irmãos e irmãs,

Dotado de uma inteligência brilhante inclinada à especulação, que lhe valeu o título de "Doutor sutil", o Beato João Duns Escoto pode ter a sua vida resumida nas palavras duma antiga inscrição que se encontra na sua tumba: "A Inglaterra o acolheu; a França o instruiu; Colônia, na Alemanha, conserva os seus restos; na Escócia ele nasceu". Atraído pelo carisma de São Francisco de Assis, ingressou na Ordem dos Frades Menores, caracterizando a sua vida e pensamento por um forte cristocentrismo, pela defesa da Imaculada Conceição de Maria e por um profundo amor ao Papa. Sobre o Filho de Deus, alegava que este teria se encarnado mesmo sem que a humanidade tivesse pecado, uma vez que a Encarnação estaria projetada desde a eternidade por Deus Pai no seu plano amoroso. De fato, esse amor imenso de Deus se revelaria na Paixão salvífica de Cristo e na Eucaristia, da qual Duns Escoto afirmava ser o sacramento da Unidade e da Comunhão que leva a nos amar uns aos outros e amar a Deus como Sumo Bem comum. Seguindo o sensus fidei do Povo de Deus desenvolveu o argumento da "Redenção Preventiva" segundo a qual a Imaculada Conceição representa a Obra prima da Redenção operada por Cristo, ao preservar Maria da mancha do pecado original. Morreu ainda jovem, com fama de santidade, legando um número relevante de obras.

Uma saudação cordial aos peregrinos de língua portuguesa, com votos de que sejais sobre esta terra testemunhas do Amor de Cristo, consolidando a fé que professais através da visita às tumbas dos Apóstolos Pedro e Paulo. Que Deus vos abençoe!

[01022-06.01] [Texto original: Português]

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE  

Saluto in lingua polacca

Saluto in lingua ungherese

Saluto in lingua slovacca

Saluto in lingua croata

Saluto in lingua italiana

Saluto in lingua polacca  

PolaccoDrodzy pielgrzymi polscy! Wam obecnym tu dzisiaj i waszym rodakom, bardzo dziękuję za to, że w ciągu roku tak licznie przybywacie do Rzymu, do Grobów świętych Apostołów i Sługi Bożego Jana Pawła II. Umocnieni wiarą świętych, pamiętajcie o chrześcijańskich korzeniach waszego życia. Serdecznie was pozdrawiam, błogosławię i proszę o modlitwę w dniach mojego pobytu w Castel Gandolfo.

[Cari pellegrini polacchi! A voi qui presenti oggi e ai vostri connazionali esprimo il mio cordiale ringraziamento perché durante tutto l’anno così numerosi giungete a Roma alle tombe dei Santi Apostoli e a quella del Servo di Dio Giovanni Paolo II. Confermati dalla fede dei santi conservate la memoria delle radici della vostra vita. Vi saluto di cuore, vi benedico e chiedo la vostra preghiera nei giorni del mio soggiorno a Castel Gandolfo.]

[01023-09.01] [Testo originale: Polacco]

Saluto in lingua ungherese  

Szeretettel köszöntöm a magyar zarándokokat, különösen azokat, akik Győrből és Marosvásárhelyről érkeztek. Mindannyiotoknak jó pihenést kívánok a nyári vakáció alatt. Kísérjen Benneteket apostoli áldásom. Dicsértessék a Jézus Krisztus!

[Saluto con affetto i fedeli di lingua ungherese, specialmente i Membri dei gruppi di Győr e di Trgu Mures. Auguro a tutti voi delle buone vacanze. Vi accompagni la mia Benedizione Sia lodato Gesù Cristo!]

[01024-AA.01] [Testo originale: Ungherese]

Saluto in lingua slovacca  

S láskou pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne z Dlhého Poľa, Soblahova a Mníchovej Lehoty. Bratia a sestry, predvčerom Slovensko slávilo sviatok svätých bratov Cyrila a Metoda. Oni sú pre vás vzorom vernosti Kristovi a Apoštolskému Stolcu. Buďte verní tomuto ich vznešenému odkazu. Ochotne žehnám vás i vaše rodiny. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Saluto con affetto i pellegrini slovacchi, particolarmente quelli provenienti da Dlhé Pole, Soblahov e Mníchova Lehota. Fratelli e sorelle, l’altro ieri la Slovacchia ha celebrato la festa dei Santi fratelli Cirillo e Metodio. Essi sono per voi modello di fedeltà a Cristo e alla Sede Apostolica. Siate fedeli a questo sublime esempio. Volentieri benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!]

[01025-AA.01] [Testo originale: Slovacco]

Saluto in lingua croata  

Radosno pozdravljam i blagoslivljam sve hrvatske hodočasnike! Vaše hodočašće u Rim i posjet grobovima apostola neka učvrsti vašu vjeru kako biste oduševljeno svjedočili kršćansku nadu i ljubili bližnje. Hvaljen Isus i Marija!

[Con gioia saluto e benedico tutti i pellegrini Croati. Il vostro pellegrinaggio all’Urbe e la visita alle tombe degli Apostoli rafforzi la vostra fede, affinché con entusiasmo possiate testimoniare la speranza cristiana e amare gli altri. Siano lodati Gesù e Maria!]

[01026-AA.01] [Testo originale: Croato]

Saluto in lingua italiana  

Sono lieto di accogliere i Figli dell’Immacolata Concezione, che si accingono a celebrare il Capitolo Generale. Cari fratelli, il tema della vostra assemblea capitolare è una parola forte di Dio rivolta al suo popolo: "Scegli la vita" (Dt 30,19). Vi incoraggio ad operare, sulle orme del Beato Luigi Monti, scelte sagge e generose al servizio della vita. Vorrei estendere questo augurio anche al Capitolo Generale delle Piccole Apostole della Redenzione, che saluto con affetto.

Saluto cordialmente i pellegrini di lingua italiana, in particolare la Delegazione della Provincia Monza Brianza, istituita un anno fa, con l’auspicio di una proficua attività a vantaggio del bene comune. Un augurio speciale rivolgo anche alla Federazione Italiana Sport Disabilità Intellettiva.

Infine il mio pensiero va ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Ieri ricorreva la memoria liturgica di santa Maria Goretti, vergine e martire: una ragazza che, seppure giovanissima, seppe dimostrare forza e coraggio contro il male. La invoco per voi, cari giovani, perché vi aiuti a scegliere sempre il bene, anche quando costa; per voi, cari malati, perché vi sostenga nel sopportare le sofferenze quotidiane; e per voi, cari sposi novelli, affinché il vostro amore sia sempre fedele e colmo di rispetto reciproco.

[01027-01.01] [Testo originale: Italiano]

BENEDIZIONE DELLA STATUA DI SANT’ANNIBALE MARIA DI FRANCIA (1851-1927) BENEDIZIONE DELLA STATUA DI SANT’ANNIBALE MARIA DI FRANCIA (1851-1927)

Prima dell’Udienza Generale di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI si è recato in Piazza dei Protomartiri Romani per benedire la statua di Sant’Annibale Maria di Francia (1851-1927) collocata nella prima nicchia, all’Arco delle Campane della Basilica di San Pietro, tra i santi fondatori degli Istituti religiosi. Al termine della funzione religiosa il Papa ha pronunciato una preghiera sulla vocazione e la cura degli orfani e dei poveri, cuore dell’apostolato di Sant’Annibale Maria di Francia.

[01028-01.01]

[B0450-XX.01]