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L’UDIENZA GENERALE, 14.04.2010


L’UDIENZA GENERALE

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE  

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE  

APPELLO DEL SANTO PADRE

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Benedetto XVI - rientrato ieri pomeriggio dalla residenza pontificia di Castel Gandolfo, dove ha trascorso alcuni giorni di riposo - ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, avvicinandosi la conclusione dell’Anno Sacerdotale, il Papa ha incentrato la sua meditazione sul ministero del sacerdote.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

Quindi ha pronunciato un appello alla solidarietà nei confronti delle popolazioni cinesi della provincia del Qinghai, colpite oggi da un forte terremoto.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA 

Cari amici,

in questo periodo pasquale, che ci conduce alla Pentecoste e ci avvia anche alle celebrazioni di chiusura dell’Anno Sacerdotale, in programma il 9, 10 e 11 giugno prossimo, mi è caro dedicare ancora alcune riflessioni al tema del Ministero ordinato, soffermandomi sulla realtà feconda della configurazione del sacerdote a Cristo Capo, nell’esercizio dei tria munera che riceve, cioè dei tre uffici di insegnare, santificare e governare.

Per capire che cosa significhi agire in persona Christi Capitis - in persona di Cristo Capo - da parte del sacerdote, e per capire anche quali conseguenze derivino dal compito di rappresentare il Signore, specialmente nell’esercizio di questi tre uffici, bisogna chiarire anzitutto che cosa si intenda per "rappresentanza". Il sacerdote rappresenta Cristo. Cosa vuol dire, cosa significa "rappresentare" qualcuno? Nel linguaggio comune, vuol dire – generalmente - ricevere una delega da una persona per essere presente al suo posto, parlare e agire al suo posto, perché colui che viene rappresentato è assente dall’azione concreta. Ci domandiamo: il sacerdote rappresenta il Signore nello stesso modo? La risposta è no, perché nella Chiesa Cristo non è mai assente, la Chiesa è il suo corpo vivo e il Capo della Chiesa è lui, presente ed operante in essa. Cristo non è mai assente, anzi è presente in un modo totalmente libero dai limiti dello spazio e del tempo, grazie all’evento della Risurrezione, che contempliamo in modo speciale in questo tempo di Pasqua.

Pertanto, il sacerdote che agisce in persona Christi Capitis e in rappresentanza del Signore, non agisce mai in nome di un assente, ma nella Persona stessa di Cristo Risorto, che si rende presente con la sua azione realmente efficace. Agisce realmente e realizza ciò che il sacerdote non potrebbe fare: la consacrazione del vino e del pane perché siano realmente presenza del Signore, l’assoluzione dei peccati. Il Signore rende presente la sua propria azione nella persona che compie tali gesti. Questi tre compiti del sacerdote - che la Tradizione ha identificato nelle diverse parole di missione del Signore: insegnare, santificare e governare - nella loro distinzione e nella loro profonda unità sono una specificazione di questa rappresentazione efficace. Essi sono in realtà le tre azioni del Cristo risorto, lo stesso che oggi nella Chiesa e nel mondo insegna e così crea fede, riunisce il suo popolo, crea presenza della verità e costruisce realmente la comunione della Chiesa universale; e santifica e guida.

Il primo compito del quale vorrei parlare oggi è il munus docendi, cioè quello di insegnare. Oggi, in piena emergenza educativa, il munus docendi della Chiesa, esercitato concretamente attraverso il ministero di ciascun sacerdote, risulta particolarmente importante. Viviamo in una grande confusione circa le scelte fondamentali della nostra vita e gli interrogativi su che cosa sia il mondo, da dove viene, dove andiamo, che cosa dobbiamo fare per compiere il bene, come dobbiamo vivere, quali sono i valori realmente pertinenti. In relazione a tutto questo esistono tante filosofie contrastanti, che nascono e scompaiono, creando una confusione circa le decisioni fondamentali, come vivere, perché non sappiamo più, comunemente, da che cosa e per che cosa siamo fatti e dove andiamo. In questa situazione si realizza la parola del Signore, che ebbe compassione della folla perché erano come pecore senza pastore. (cfr Mc 6, 34). Il Signore aveva fatto questa costatazione quando aveva visto le migliaia di persone che lo seguivano nel deserto perché, nella diversità delle correnti di quel tempo, non sapevano più quale fosse il vero senso della Scrittura, che cosa diceva Dio. Il Signore, mosso da compassione, ha interpretato la parola di Dio, egli stesso è la parola di Dio, e ha dato così un orientamento. Questa è la funzione in persona Christi del sacerdote: rendere presente, nella confusione e nel disorientamento dei nostri tempi, la luce della parola di Dio, la luce che è Cristo stesso in questo nostro mondo. Quindi il sacerdote non insegna proprie idee, una filosofia che lui stesso ha inventato, ha trovato o che gli piace; il sacerdote non parla da sé, non parla per sé, per crearsi forse ammiratori o un proprio partito; non dice cose proprie, proprie invenzioni, ma, nella confusione di tutte le filosofie, il sacerdote insegna in nome di Cristo presente, propone la verità che è Cristo stesso, la sua parola, il suo modo di vivere e di andare avanti. Per il sacerdote vale quanto Cristo ha detto di se stesso: "La mia dottrina non è mia" (Gv, 7, 16); Cristo, cioè, non propone se stesso, ma, da Figlio, è la voce, la parola del Padre. Anche il sacerdote deve sempre dire e agire così: "la mia dottrina non è mia, non propago le mie idee o quanto mi piace, ma sono bocca e cuore di Cristo e rendo presente questa unica e comune dottrina, che ha creato la Chiesa universale e che crea vita eterna".

Questo fatto, che il sacerdote cioè non inventa, non crea e non proclama proprie idee in quanto la dottrina che annuncia non è sua, ma di Cristo, non significa, d’altra parte, che egli sia neutro, quasi come un portavoce che legge un testo di cui, forse, non si appropria. Anche in questo caso vale il modello di Cristo, il quale ha detto: Io non sono da me e non vivo per me, ma vengo dal Padre e vivo per il Padre. Perciò, in questa profonda identificazione, la dottrina di Cristo è quella del Padre e lui stesso è uno col Padre. Il sacerdote che annuncia la parola di Cristo, la fede della Chiesa e non le proprie idee, deve anche dire: Io non vivo da me e per me, ma vivo con Cristo e da Cristo e perciò quanto Cristo ci ha detto diventa mia parola anche se non è mia. La vita del sacerdote deve identificarsi con Cristo e, in questo modo, la parola non propria diventa, tuttavia, una parola profondamente personale. Sant’Agostino, su questo tema, parlando dei sacerdoti, ha detto: "E noi che cosa siamo? Ministri (di Cristo), suoi servitori; perché quanto distribuiamo a voi non è cosa nostra, ma lo tiriamo fuori dalla sua dispensa. E anche noi viviamo di essa, perché siamo servi come voi" (Discorso 229/E, 4).

L’insegnamento che il sacerdote è chiamato ad offrire, le verità della fede, devono essere interiorizzate e vissute in un intenso cammino spirituale personale, così che realmente il sacerdote entri in una profonda, interiore comunione con Cristo stesso. Il sacerdote crede, accoglie e cerca di vivere, prima di tutto come proprio, quanto il Signore ha insegnato e la Chiesa ha trasmesso, in quel percorso di immedesimazione con il proprio ministero di cui san Giovanni Maria Vianney è testimone esemplare (cfr Lettera per l’indizione dell’Anno Sacerdotale). "Uniti nella medesima carità – afferma ancora sant’Agostino - siamo tutti uditori di colui che è per noi nel cielo l’unico Maestro" (Enarr. in Ps. 131, 1, 7).

Quella del sacerdote, di conseguenza, non di rado potrebbe sembrare "voce di uno che grida nel deserto" (Mc 1,3), ma proprio in questo consiste la sua forza profetica: nel non essere mai omologato, né omologabile, ad alcuna cultura o mentalità dominante, ma nel mostrare l’unica novità capace di operare un autentico e profondo rinnovamento dell’uomo, cioè che Cristo è il Vivente, è il Dio vicino, il Dio che opera nella vita e per la vita del mondo e ci dona la verità, il modo di vivere.

Nella preparazione attenta della predicazione festiva, senza escludere quella feriale, nello sforzo di formazione catechetica, nelle scuole, nelle istituzioni accademiche e, in modo speciale, attraverso quel libro non scritto che è la sua stessa vita, il sacerdote è sempre "docente", insegna. Ma non con la presunzione di chi impone proprie verità, bensì con l’umile e lieta certezza di chi ha incontrato la Verità, ne è stato afferrato e trasformato, e perciò non può fare a meno di annunciarla. Il sacerdozio, infatti, nessuno lo può scegliere da sé, non è un modo per raggiungere una sicurezza nella vita, per conquistare una posizione sociale: nessuno può darselo, né cercarlo da sé. Il sacerdozio è risposta alla chiamata del Signore, alla sua volontà, per diventare annunciatori non di una verità personale, ma della sua verità.

Cari confratelli sacerdoti, il Popolo cristiano domanda di ascoltare dai nostri insegnamenti la genuina dottrina ecclesiale, attraverso la quale poter rinnovare l’incontro con Cristo che dona la gioia, la pace, la salvezza. La Sacra Scrittura, gli scritti dei Padri e dei Dottori della Chiesa, il Catechismo della Chiesa Cattolica costituiscono, a tale riguardo, dei punti di riferimento imprescindibili nell’esercizio del munus docendi, così essenziale per la conversione, il cammino di fede e la salvezza degli uomini. "Ordinazione sacerdotale significa: essere immersi [...] nella Verità" (Omelia per la Messa Crismale, 9 aprile 2009), quella Verità che non è semplicemente un concetto o un insieme di idee da trasmettere e assimilare, ma che è la Persona di Cristo, con la quale, per la quale e nella quale vivere e così, necessariamente, nasce anche l’attualità e la comprensibilità dell’annuncio. Solo questa consapevolezza di una Verità fatta Persona nell’Incarnazione del Figlio giustifica il mandato missionario: "Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura" (Mc 16,15). Solo se è la Verità è destinato ad ogni creatura, non è una imposizione di qualcosa, ma l’apertura del cuore a ciò per cui è creato.

Cari fratelli e sorelle, il Signore ha affidato ai Sacerdoti un grande compito: essere annunciatori della Sua Parola, della Verità che salva; essere sua voce nel mondo per portare ciò che giova al vero bene delle anime e all’autentico cammino di fede (cfr 1Cor 6,12). San Giovanni Maria Vianney sia di esempio per tutti i Sacerdoti. Egli era uomo di grande sapienza ed eroica forza nel resistere alle pressioni culturali e sociali del suo tempo per poter condurre le anime a Dio: semplicità, fedeltà ed immediatezza erano le caratteristiche essenziali della sua predicazione, trasparenza della sua fede e della sua santità. Il Popolo cristiano ne era edificato e, come accade per gli autentici maestri di ogni tempo, vi riconosceva la luce della Verità. Vi riconosceva, in definitiva, ciò che si dovrebbe sempre riconoscere in un sacerdote: la voce del Buon Pastore.

[00499-01.01] [Testo originale: Italiano]

SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE 

Sintesi della catechesi in lingua francese

Sintesi della catechesi in lingua inglese  

Sintesi della catechesi in lingua tedesca  

Sintesi della catechesi in lingua spagnola  

Sintesi della catechesi in lingua portoghese  

Sintesi della catechesi in lingua francese  

Chers frères et Sœurs,

À l’approche de la conclusion de l’Année sacerdotale, je voudrais consacrer quelques réflexions au ministère ordonné, particulièrement à la configuration du prêtre au Christ-Tête. Le prêtre qui agit en représentant du Seigneur n’agit pas au nom d’un absent mais en la Personne même du Christ Ressuscité. Les trois charges du prêtre d’enseigner, de sanctifier et de gouverner sont en réalité les trois actions du Christ Ressuscité dans son Église. La charge d’enseigner est particulièrement importante. Le prêtre qui ‘enseigne’ ne propose jamais sa propre pensée, il indique aux hommes la réalité et la présence de Dieu, vivant et agissant dans le monde. Il annonce tout ce que Dieu a révélé de lui-même, que la Tradition a consigné et que le Magistère authentique a interprété depuis deux mille ans. Le prêtre doit intérioriser et vivre cet enseignement et ces vérités de la foi dans un intense cheminement spirituel. Il croit, accueille et cherche à vivre avant tout ce que le Seigneur a enseigné et que l’Église a transmis. Il est toujours un ‘enseignant’, avec l’humble et joyeuse certitude de celui qui a rencontré la Vérité, qui en a été saisi et transformé, et qui ne peut rien faire d’autre que de l’annoncer. Chers Frères et Sœurs, le Seigneur a confié aux prêtres la tâche d’être des annonciateurs de Sa Parole, de la Vérité qui sauve. Que la simplicité et la fidélité de saint Jean Marie Vianney dans cette annonce soient des exemples pour tous les prêtres !

C’est avec joie que j’accueille ce matin les pèlerins francophones, en particulier les groupes de jeunes et les paroisses. En ce temps pascal, je vous invite à prier pour vos prêtres et à collaborer avec eux à l’annonce de l’Évangile. Avec ma Bénédiction apostolique !

[00500-03.01] [Texte original: Français]

Sintesi della catechesi in lingua inglese  

Dear Brothers and Sisters,

As the Year for Priests draws to its close, I would like to devote the catecheses of this Easter season to a series of reflections on the ordained ministry. I wish to speak in particular of the priest’s configuration to Christ, the head of the Church, through the exercise of the three munera of teaching, sanctifying and governing. In their ministry priests act in persona Christi, "in the person of Christ". The three munera are in fact actions of the Risen Christ, who even today, through his priests, continues to teach, sanctify and govern his Church. The first of the three munera is that of teaching, so important for our times. The priest is called to preach and teach not himself, but Jesus Christ and his revelation of the Father. This teaching, far from an abstract doctrine, is a living proclamation of the person of Christ, who is himself Truth, the source of our joy, peace and spiritual rebirth. The priest’s munus docendi demands that his whole life testify to the truth of the message that he proclaims, in harmony with the apostolic tradition and often in opposition to the spirit of the dominant culture. Following the example of the great Curé of Ars, may every priest proclaim Christ faithfully and speak in such a way that all can hear in him the voice of the Good Shepherd.

I welcome all the English-speaking visitors present at today’s Audience, especially those from England, Wales, Scotland, Denmark, Finland, Norway, Sweden, Korea, Canada and the United States of America. Upon you and your families I cordially invoke the joy and peace of the Risen Christ!

[00501-02.01] [Original text: English]

Sintesi della catechesi in lingua tedesca  

Liebe Brüder und Schwestern!

Vor dem Ende des Priesterjahres möchte ich in den Katechesen der Generalaudienz noch einmal einige Aspekte des priesterlichen Dienstes mit euch betrachten. Es paßt auch gut in die Osterzeit, wenn wir uns daran erinnern, daß der Auferstandene es war, der die Jünger gerufen hat, zu taufen, Menschen zu lehren und zu Jüngern zu machen (vgl. Mt 28,19f), und daß der Auferstandene ihnen die Vollmacht erteilt hat, Sünden zu vergeben (vgl. Joh 20,23). Aus diesen Auftragsworten des Herrn leiten sich die drei priesterlichen Dienste her: das Volk Gottes zu heiligen, zu lehren und zu leiten. Heute möchte ich zunächst den Dienst des Lehrens betrachten. Der Priester als Lehrer – das heißt nicht, daß er sich selber in den Vordergrund stellt oder irgendwelche Disziplinen abhandelt, die es gäbe, sondern er stellt sich in den Dienst Jesu Christi, der das Wort der Wahrheit selber ist. Denn die Grundfrage des Menschen ist ja: Woher komme ich? Wohin gehe ich? Was soll ich tun? Auf diese Grundfragen braucht er Antwort, und die kann man sich nicht selbst ausdenken, sondern die Antwort muß aus der Wahrheit selbst, muß von Gott her kommen. Christus als das Wort Gottes hat sie uns geschenkt und gezeigt. Der Priester verkündet sie, er steht im Dienst dieser Wahrheit. Er propagiert nicht eigene Ansichten und Meinungen, sondern er ist demütiger Diener dessen, was uns allen gemeinsam ist und uns allen den Weg bereitet. Das bedeutet natürlich nicht, daß er etwas Fremdes sozusagen neutral anbietet, sondern verlangt, daß er innerlich in diese Wahrheit hineinwächst, sich von ihr formen läßt und so das Gemeinsame weitergibt, das auch sein eigenes Leben geformt hat. Das kann mit sich bringen, daß der Priester Rufer in der Wüste ist, das heißt, daß er gegen die herrschenden kulturellen Tendenzen steht und daß er im Widerstand gegen eingefahrene herrschende Meinungen das verkündigen muß, was eigentlich der Weg des Menschen ist. Und dabei ist dann wichtig, wie ich schon sagte, daß der Priester durch sein Leben selbst zeigt, daß er von der Wahrheit ergriffen ist, daß er nicht sich propagiert, sondern sich von ihr ständig neu kritisieren und umformen läßt, und durch einen Prozeß der Demut vor der Wahrheit und des Lebens in sie hineinwächst, sie glaubwürdig und vor allem auch gegenwärtig und heute verständlich macht. Der heilige Pfarrer von Ars ist uns gerade in seiner Schlichtheit ein Beispiel. Er hat keine gelehrten Theorien verkündet, aber er hat in die Wahrheit so „hinein" gelebt, daß er sie verstanden hat und daß er sie in ihrer Aktualität überzeugend zu den Menschen zu bringen vermochte. Wenn wir all das bedenken, sehen wir, daß der Herr den Priestern eine große Aufgabe anvertraut hat, hinter der sie – hinter der wir – immer wieder zurückbleiben, aber die dadurch nicht aufhört, eine grundlegende Aufgabe für diese Welt zu sein. Jeder Priester soll mit Herz und Mund und in der Heiligkeit seiner Lebensführung der Stimme Ausdruck geben, auf die wir warten, nämlich der Stimme des Guten Hirten Jesus Christus.

Mit Freude grüße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher. Von Herzen bitte ich euch, stets für gute Priester und Priesterberufungen zu beten und den Priestern zu helfen, daß sie mehr und mehr lernen, wirklich Priester zu sein, daß sie den Leidenden, den Armen und den Bedürftigen Christus selber bringen. Der barmherzige Gott segne euch und eure Familien und schenke euch eine gesegnete Osterzeit!

[00502-05.01] [Originalsprache: Deutsch]

Sintesi della catechesi in lingua spagnola  

Queridos hermanos y hermanas:

En el trascurso de este Año Sacerdotal, me gustaría dedicar todavía algunas reflexiones al tema del Ministerio Ordenado. El sacerdote, configurado con Cristo Cabeza, no le representa como si éste estuviera ausente, sino al contrario actúa en la misma Persona de Cristo. De ahí, que las tres tareas fundamentales del sacerdote -enseñar, santificar y gobernar-, sean en realidad las tres acciones del mismo Cristo Resucitado.

El Munus docendi, es decir, la enseñanza que lleva a cabo el presbítero, no se basa en una presentación de ideas personales, sino que debe anunciar lo que Dios ha revelado de sí, transmitido por la Tradición e interpretado por el Magisterio auténtico. Estas verdades de fe, antes de nada, deben ser creídas, acogidas y vividas por el sacerdote, para comunicarlas luego por la predicación, la catequesis, la enseñanza académica y, sobre todo, a través de ese libro no escrito que es la propia vida. El Pueblo de Dios necesita escuchar la genuina doctrina eclesial, que tiene como punto de referencia la Sagrada Escritura, los escritos de los Padres y los Doctores de la Iglesia, así como el Catecismo de la Iglesia Católica. La Ordenación sacerdotal significa estar inmersos en la Verdad, una Verdad que no es sólo un concepto, sino que es la Persona misma de Cristo, Verdad hecha Persona en la Encarnación del Verbo.

Que San Juan María Vianney sirva de ejemplo a todos los presbíteros. El Pueblo cristiano reconocía en él lo que debería reconocer en todo sacerdote: la voz del Buen Pastor.

Saludo a los peregrinos de lengua española, venidos de España, México y otros países latinoamericanos, en particular a los colegios provenientes de Alicante, Benalúa y Linares. Os invito a continuar rezando por vuestros sacerdotes, para que este Año sea un periodo de abundantes gracias, que les refuerce en su configuración con Cristo, Cabeza y Pastor. Muchas gracias.

[00503-04.01] [Texto original: Español]

Sintesi della catechesi in lingua portoghese  

Queridos irmãos e irmãs,

No decorrer deste Ano Sacerdotal, gostaria ainda de dedicar algumas reflexões sobre o tema do Ministério Ordenado. O sacerdote, configurado com Cristo cabeça, não o representa como se ele estivesse ausente, mas, ao contrário, atua na mesma Pessoa de Cristo. Assim sendo, as três funções fundamentais do sacerdote – ensinar, santificar e governar -, são na realidade ações do próprio Cristo Ressuscitado. O munus docendi, ou seja, a função de ensinar, deve ser exercido pelo sacerdote não como uma apresentação das suas idéias pessoais, mas como um anúncio daquilo que Deus revelou de si. Estas verdades devem ser, em primeiro lugar, acolhidas e vividas pelo próprio sacerdote. Com efeito, o sacramento da Ordem leva o sacerdote a estar imerso na Verdade, uma Verdade que é muito mais do que um conceito; uma Verdade que é uma pessoa: Jesus Cristo.

Amados peregrinos de língua portuguesa, sede bem-vindos! A todos saúdo com grande afeto e alegria, de modo especial a quantos vieram de do Brasil e de Portugal com o desejo de encontrar o Sucessor de Pedro. Desça a minha bênção sobre vós, vossas famílias e comunidades. Muito obrigado!

[00504-06.01] [Texto original: Português]

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

Saluto in lingua polacca

Saluto in lingua ungherese

Saluto in lingua croata

Saluto in lingua slovacca

Saluto in lingua italiana

Saluto in lingua polacca 

Bracia i siostry Polacy! Serdecznie pozdrawiam każdego i każdą z was. Wiem, że trwacie w żałobie narodowej po stracie Prezydenta i osób, które mu towarzyszyły. Niech umocnieniem dla was będzie przesłanie Wielkanocy, które przypomina nam, że „nikt z nas nie żyje dla siebie i nie umiera dla siebie: jeżeli bowiem żyjemy, żyjemy dla Pana; jeżeli zaś umieramy, umieramy dla Pana. I w życiu więc i w śmierci należymy do Pana" (Rz 14, 7). Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.

[Fratelli e sorelle polacchi! Saluto cordialmente ognuno e ognuna di voi. So che perseverate nel lutto nazionale dopo la scomparsa del Presidente e delle persone che lo accompagnavano. Vi conforti il messaggio della Pasqua che ci ricorda che "nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore; se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore" (Rm 14, 7). Sia lodato Gesù Cristo!]

[00505-09.01] [Testo originale: Polacco]

Saluto in lingua ungherese 

Szeretettel köszöntöm a magyar zarándokokat, különösen azokat, akik Miskolcról és Tusnádfürdőről érkeztek. Kívánom, hogy egyre szorosabban tartozzatok Krisztushoz és az ő evangéliumához, s legyetek annak bátor hirdetői. Szívesen adom apostoli áldásomat. Dicsértessék a Jézus Krisztus!

[Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini ungheresi, specialmente a coloro che sono arrivati da Miskolc e da Miercurea Ciuc. A tutti auguro di aderire sempre più a Cristo e al suo Vangelo per esserne coraggiosi annunciatori. Di cuore imparto la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo!]

[00506-AA.01] [Testo originale: Ungherese]

Saluto in lingua croata  

S uskrsnom radošću pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a na poseban način vjernike iz župe Duha Svetoga iz Zagreba! Susret i hod sa živim Gospodinom na putu života, neka ražari vaša srca kako bi oduševljeno svjedočili svoju vjeru i naviještali silna Božja djela. Hvaljen Isus i Marija!

[Nel clima della gioia pasquale saluto tutti i pellegrini Croati, in modo particolare quelli provenienti dalla parrocchia dello Spirito Santo a Zagabria. L’incontro ed il cammino con il Signore vivo sul sentiero della vita, faccia ardere i vostri cuori affinché con entusiasmo possiate testimoniare la fede e proclamare le grandi opere di Dio. Siano lodati Gesù e Maria!]

[00507-AA.01] [Testo originale: Croato]

Saluto in lingua slovacca  

S láskou vítam slovenských pútnikov, osobitne z Nitry, Liptovskej Osady a zo Senice. Bratia a sestry, ďakujem vám za modlitby, ktorými sprevádzate moju službu Nástupcu svätého Petra a zo srdca žehnám vás i vaše rodiny. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Con affetto do un benvenuto ai pellegrini slovacchi, particolarmente a quelli provenienti da Nitra, Liptovská Osada e da Senica. Fratelli e sorelle, vi ringrazio per le preghiere con le quali accompagnate il mio servizio di Successore di San Pietro e cordialmente benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!]

[00508-AA.01] [Testo originale: Slovacco]

Saluto in lingua italiana 

Saluto cordialmente i pellegrini di lingua italiana, in particolare, sono lieto di accogliere il gruppo di Sacerdoti amici della Comunità di Sant’Egidio e i Cappellani dell’Aviazione civile provenienti da varie parti del mondo. Cari Fratelli nel Sacerdozio, invoco su ciascuno di voi i doni dello Spirito Santo, affinché possiate essere sempre gioiosi testimoni dell’amore di Cristo. Saluto i partecipanti al raduno internazionale del Movimento Eucaristico, legato alla spiritualità delle Suore Dorotee Figlie dei Sacri Cuori, e li esorto ad intensificare la dimensione orante, affinché dall’incontro con Cristo nella preghiera siano incoraggiati all’impegno ecclesiale e sociale. Saluto i fedeli della diocesi di Sessa Aurunca, accompagnati dal loro Pastore Mons. Antonio Napoletano. Cari amici, proseguite con slancio apostolico il vostro cammino di evangelizzatori della speranza cristiana in famiglia, nella Chiesa e nella comunità civile. Saluto gli ufficiali e i militari provenienti da Caserta, che incoraggio a perseverare nel generoso impegno di testimonianza cristiana anche nel mondo militare.

Mi rivolgo infine ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. La gioia del Signore Risorto ispiri rinnovato ardore alla vostra vita, cari giovani, perché siate suoi fedeli discepoli; sia d'incoraggiamento per voi, cari malati, perché possiate affrontare con coraggio ogni prova e sofferenza; sostenga il vostro mutuo amore, cari sposi novelli, affinché nella vostra casa regni sempre la pace di Cristo.

[00509-01.01] [Testo originale: Italiano]

APPELLO DEL SANTO PADRE 

Il mio pensiero va alla Cina e alle popolazioni colpite da un forte terremoto, che ha causato numerose perdite in vite umane, feriti e ingenti danni. Prego per le vittime e sono spiritualmente vicino alle persone provate da così grave calamità; per esse imploro da Dio sollievo nella sofferenza e coraggio in queste avversità. Auspico che non verrà a mancare la comune solidarietà.

[00512-01.01] [Testo originale: Italiano]

[B0215-XX.01]