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VIA CRUCIS AL COLOSSEO PRESIEDUTA DAL SANTO PADRE, 02.04.2010


VIA CRUCIS AL COLOSSEO PRESIEDUTA DAL SANTO PADRE

PAROLE DEL SANTO PADRE

TRADUZIONE IN LINGUA FRANCESE

TRADUZIONE IN LINGUA INGLESE

TRADUZIONE IN LINGUA TEDESCA

TRADUZIONE IN LINGUA SPAGNOLA

TRADUZIONE IN LINGUA PORTOGHESE

 Questa sera, alle ore 21, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto al Colosseo il pio esercizio della Via Crucis, trasmesso in mondovisione.
I testi delle meditazioni e delle preghiere proposte quest’anno per le stazioni della Via Crucis sono stati composti dall’Em.mo Card. Camillo Ruini, Vicario Generale emerito di Sua Santità per la Diocesi di Roma.
Al termine della Via Crucis, il Papa ha rivolto ai presenti e a quanti lo seguivano attraverso la radio e la televisione, le parole che riportiamo di seguito:

PAROLE DEL SANTO PADRE

Cari Fratelli e Sorelle,

in preghiera, con animo raccolto e commosso, abbiamo percorso questa sera il cammino della Croce. Con Gesù siamo saliti al Calvario e abbiamo meditato sulla sua sofferenza, riscoprendo quanto profondo sia l’amore che Egli ha avuto e ha per noi. Ma in questo momento non vogliamo limitarci ad una compassione dettata solo dal nostro debole sentimento; vogliamo piuttosto sentirci partecipi della sofferenza di Gesù, vogliamo accompagnare il nostro Maestro condividendo la sua Passione nella nostra vita, nella vita della Chiesa, per la vita del mondo, poiché sappiamo che proprio nella Croce del Signore, nell’amore senza limiti, che dona tutto se stesso, sta la sorgente della grazia, della liberazione, della pace, della salvezza.

I testi, le meditazioni e le preghiere della Via Crucis ci hanno aiutato a guardare a questo mistero della Passione per apprendere l’immensa lezione di amore che Dio ci ha dato sulla Croce, perché nasca in noi un rinnovato desiderio di convertire il nostro cuore, vivendo ogni giorno lo stesso amore, l’unica forza capace di cambiare il mondo.

Questa sera abbiamo contemplato Gesù nel suo volto pieno di dolore, deriso, oltraggiato, sfigurato dal peccato dell’uomo; domani notte lo contempleremo nel suo volto pieno di gioia, raggiante e luminoso. Da quando Gesù è sceso nel sepolcro, la tomba e la morte non sono più luogo senza speranza, dove la storia si chiude nel fallimento più totale, dove l’uomo tocca il limite estremo della sua impotenza. Il Venerdì Santo è il giorno della speranza più grande, quella maturata sulla Croce, mentre Gesù muore, mentre esala l’ultimo respiro, gridando a gran voce: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito" (Lc 23,46). Consegnando la sua esistenza "donata" nelle mani del Padre, Egli sa che la sua morte diventa sorgente di vita, come il seme nel terreno deve rompersi perché la pianta possa nascere: "Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto" (Gv 12,24). Gesù è il chicco di grano che cade nella terra, si spezza, si rompe, muore e per questo può portare frutto. Dal giorno in cui Cristo vi è stato innalzato, la Croce, che appare come il segno dell’abbandono, della solitudine, del fallimento è diventata un nuovo inizio: dalla profondità della morte si innalza la promessa della vita eterna. Sulla Croce brilla già lo splendore vittorioso dell’alba del giorno di Pasqua.

Nel silenzio di questa notte, nel silenzio che avvolge il Sabato Santo, toccati dall’amore sconfinato di Dio, viviamo nell’attesa dell’alba del terzo giorno, l’alba della vittoria dell’Amore di Dio, l’alba della luce che permette agli occhi del cuore di vedere in modo nuovo la vita, le difficoltà, la sofferenza. I nostri insuccessi, le nostre delusioni, le nostre amarezze, che sembrano segnare il crollo di tutto, sono illuminati dalla speranza. L’atto di amore della Croce viene confermato dal Padre e la luce sfolgorante della Risurrezione tutto avvolge e trasforma: dal tradimento può nascere l’amicizia; dal rinnegamento, il perdono; dall’odio, l’amore.

Donaci, Signore, di portare con amore la nostra croce, le nostre croci quotidiane, nella certezza che esse sono illuminate dal fulgore della tua Pasqua. Amen.

[00455-01.02][Testo originale: Italiano]

TRADUZIONE IN LINGUA FRANCESE

Chers frères et sœurs,

En prière, recueillis et émus, nous avons parcouru ce soir le chemin de croix. Avec Jésus nous sommes montés au Calvaire et nous avons médité sur sa souffrance, redécouvrant combien est profond l’amour qu’Il a eu et a pour nous ; Mais en ce moment, nous ne voulons pas nous limiter à une compassion dictée uniquement par notre faible sentiment; nous voulons plus tôt nous sentir participants de la souffrance de Jésus ; nous voulons accompagner notre Maître en partageant dans notre vie sa Passion, dans la vie de l’Eglise, pour la vie du monde parce que nous savons que justement dans la Croix du Seigneur, dans l’amour sans limite qui se donne tout entier, se trouve la source de la grâce, de la libération, de la paix, du salut.

Les textes, les méditations et les prières de la Via Crucis nous ont aidés à regarder ce mystère de la Passion pour apprendre l’immense leçon d’amour que Dieu nous a donnée sur la Croix, afin que naisse en nous un désir renouvelé de conversion de notre cœur, en vivant chaque jour le même amour, l’unique force capable de changer le monde.

Ce soir nous avons contemplé Jésus dans son visage plein de douleur, moqué, outragé, défiguré par le péché de l’homme ; la nuit prochaine nous le contemplerons dans son visage plein de gloire, rayonnant et lumineux. Depuis que Jésus est descendu au tombeau, la tombe et la mort ne sont plus des lieux sans espérance, où l’histoire se termine sur un échec total, où l’homme touche les limites extrêmes de son impuissance. Le Vendredi-Saint est le jour de la plus grande espérance, celle mûrit sur la Croix, alors que Jésus meurt, alors qu’il pousse son dernier soupir, alors qu’il crie à grande voix : « Père, entre tes mains je remets mon esprit » (Lc 23,46). Remettant entre les mains du Père son existence ‘donnée’, Il sait que sa mort devient source de vie, comme la semence dans la terre doit se rompre afin que la plante puisse naître : « si le grain de blé tombé en terre ne meurt pas, il reste seul ; mais s’il meurt, il donne beaucoup de fruit » (Jn 12, 24). Jésus est le grain de blé qui tombe en terre, qui se déchire, se rompt, meurt ; et pour cela, peut porter du fruit. Depuis le jour où le Christ a été élevé, la Croix, qui apparaît comme un signe d’abandon, de solitude, de défaite, est devenue la promesse de la vie éternelle. Sur la Croix brille déjà la splendeur victorieuse de l’aube du jour de Pâque.

Dans le silence de cette nuit, dans le silence qui entoure le Samedi-Saint, touchés par l’amour sans limites de Dieu, vivons dans l’attente de l’aube du troisième jour, l’aube de la victoire de l’amour de Dieu, l’aube de la lumière qui permettra aux yeux du cœur de voir de nouvelle manière la vie, les difficultés, la souffrances. Nos insuccès, nos déceptions, nos amertumes, qui semblent indiquer la chute de tout, sont illuminés par l’espérance. L’acte d’amour de la Croix est confirmé par le Père et la lumière éclatante de la Résurrection entoure et transforme tout : de la trahison peut naître l’amitié, du reniement, le pardon ; de la haine, l’amour.

Donne-nous, Seigneur, de porter avec amour notre croix, nos croix quotidiennes, dans la certitude qu’elles sont illuminées par l’éclat de ta Pâque. Amen.

[00455-03.01] [Texte original: Italien]

TRADUZIONE IN LINGUA INGLESE

Dear Brothers and Sisters,

This evening, in stillness and moved in heart, we have journeyed in prayer along the Way of the Cross. We have gone up Calvarywith Jesus and we have meditated on his suffering, rediscovering how deep his love was and is for us. But let us not limit ourselves to a compassion dictated be weak sentiment; rather, we wish to participate in the sufferings of Jesus, we wish to accompany our Master, to share his Passion in our lives, in the life of the Church, for the life of the world, since we know that it is precisely in the Lord’s Cross, in love without limits, that he gives everything of himself, is the source of grace, of liberation, of peace, of salvation.

The texts, the meditations and the prayers of the Way of the Cross have helped us to consider the mystery of the Passion in order to appreciate the great lesson of love which God gave on the Cross, that there might be born in us a renewed desire to change our hearts, living each day that love which is the only force able to change the world.

This evening we have gazed upon Jesus and his countenance marked by pain, derided, outraged and disfigured by the sin of humanity; tomorrow night we will look upon the same countenance full of joy, radiant and luminous. From the moment Jesus goes into the tomb, the tomb and death are no longer a place without hope where history stops in the most complete failure, where man touches the extreme limit of his powerlessness. Good Friday is the greatest day of hope, come to fruition upon the Cross, as Jesus dies, as he draws his last breath, crying out with a loud voice, “Father, into your hands I commend my spirit” (Lk 23:46). Entrusting his “given” existence into the Father’s hands, he knows that his death is becoming the source of life, just as the seed in the earth must be destroyed that a new plant may be born: “If a grain of wheat falls into the earth and dies, it remains alone; but if it dies, it bears much fruit” (Jn 12:24). Jesus is the grain of wheat that falls to the earth, is split open, is destroyed and dies, and for this very reason is able to bear fruit. From the day on which Christ was raised upon it, the Cross, which had seemed to be a sign of desolation, of abandonment, and of failure, has become a new beginning: from the profundity of death is raised the promise of eternal life. The victorious splendour of the dawning day of Easter already shines upon the Cross.

In the silence of this night, in the silence which envelopes Holy Saturday, touched by the limitless love of God, we live in the hope of the dawn of the third day, the dawn of the victory of God’s love, the luminous daybreak which allows the eyes of our heart to see afresh our life, its difficulties, its suffering. Our failures, our disappointments, our bitterness, which seem to signal that all is lost, are instead illumined by hope. The act of love upon the Cross is confirmed by the Father and the dazzling light of the resurrection enfolds and transforms everything: friendship can be born from betrayal, pardon from denial, love from hate.

Grant us, Lord, to carry our cross with love, and to carry our daily crosses in the certainty that they have been enlightened by the dazzling light of Easter. Amen.

[00455-02.01] [Original text: Italian]

TRADUZIONE IN LINGUA TEDESCA

Liebe Brüder und Schwestern!

Betend, innerlich gesammelt und ergriffen, sind wir heute abend den Weg des Kreuzes gegangen. Mit Jesus sind wir den Kalvarienberg hinaufgestiegen, haben über sein Leiden nachgedacht und dabei wieder entdeckt, wie groß seine Liebe ist, die Er für uns hatte und hat. Aber in diesem Augenblick wollen wir uns nicht auf unser schwaches, rein gefühlsbedingtes Mitleid beschränken; vielmehr wollen wir verspüren, wie wir am Leid Jesu teilnehmen, wollen wir unseren Meister begleiten, indem wir sein Leiden in unserem Leben, im Leben der Kirche, für das Leben der Welt teilen, da wir wissen, daß gerade im Kreuz des Herrn, in der grenzenlosen Liebe, die sich selbst ganz verschenkt, die Quelle der Gnade, der Freiheit, des Friedens, des Heils ist.

Die Texte, die Betrachtungen und die Gebete des Kreuzwegs haben uns geholfen, auf dieses Geheimnis des Leidens zu schauen. Dabei wollen wir die große Lektion der Liebe lernen, die Gott uns am Kreuz gegeben hat, damit in uns neu das Verlangen nach der Bekehrung des Herzens ersteht und wir jeden Tag die gleiche Liebe leben, die einzige Kraft, die die Welt ändern kann.

Heute abend haben wir Jesus in seinem schmerzverzerrten, verspotteten, verhöhnten, von der Sünde des Menschen entstellten Antlitz betrachtet; morgen nacht werden wir ihn in seinem freudevollen, strahlenden und leuchtenden Antlitz sehen. Seit Jesus in das Grab hinabgestiegen ist, sind Grab und Tod nicht mehr Orte ohne Hoffnung, wo die Geschichte in völligem Scheitern endet, wo der Mensch die äußerste Grenze seiner Ohnmacht berührt. Der Karfreitag ist der Tag größerer Hoffnung, die am Kreuz gereift ist, während Jesus stirbt, seinen letzten Atem aushaucht und laut ruft: „Vater, in deine Hände lege ich meinen Geist“ (Lk 23,46). Da er sein „geschenktes“ Dasein in die Hände des Vaters legt, weiß er, daß sein Tod zur Quelle des Lebens wird, wie das Samenkorn in der Erde aufbrechen muß, damit die Pflanze hervorgehen kann: „Wenn das Weizenkorn nicht in die Erde fällt und stirbt, bleibt es allein; wenn es aber stirbt, bringt es reiche Frucht“ (Joh 12,24). Jesus ist das Weizenkorn, das in die Erde fällt, aufgerissen wird, aufbricht, stirbt und deswegen Frucht bringen kann. Seit dem Tag, an dem Christus am Kreuz erhöht wurde, ist das Kreuz – scheinbar Zeichen der Verlassenheit, der Einsamkeit, des Scheiterns – zu einem neuen Anfang geworden: aus der Tiefe des Todes steigt die Zusage des ewigen Lebens empor. Am Kreuz erstrahlt schon der Siegesglanz des Ostermorgens.

In der Stille dieser Nacht, in der Stille, die den Karsamstag umfängt, leben wir, berührt von der grenzenlosen Liebe Gottes, in der Erwartung des Morgens des dritten Tages, des Morgens des Sieges der Liebe Gottes, des Morgens des Lichts, das den Augen des Herzens ermöglicht, das Leben, die Schwierigkeiten, das Leid auf neue Weise zu sehen. Unsere Mißerfolge, unsere Enttäuschungen, unsere bitteren Erfahrungen, wo alles zusammenzubrechen scheint, werden von der Hoffnung erhellt. Der Vater bestätigt die Liebestat am Kreuz, und das strahlende Licht der Auferstehung umhüllt und verwandelt alles: aus Verrat kann Freundschaft erstehen, aus Verleugnung Vergebung, aus Haß Liebe.

Herr, gib, daß wir unser Kreuz, unsere täglichen Kreuze in Liebe tragen, in der Gewißheit, daß sie vom Glanz deines Ostern erhellt werden. Amen.

[00455-05.01] [Originalsprache: Italienisch]

TRADUZIONE IN LINGUA SPAGNOLA

Queridos hermanos y hermanas

Hemos recorrido esta noche el camino de la cruz en oración, con recogimiento y emoción. Hemos subido al Calvario con Jesús y hemos meditado sobre su sufrimiento, redescubriendo la hondura del amor que él ha tenido y tiene por nosotros. En este momento, sin embargo, no queremos limitarnos a una compasión dictada sólo por un simple sentimiento. Queremos más bien participar en el sufrimiento de Jesús, queremos acompañar a nuestro Maestro compartiendo su pasión en nuestra vida, en la vida de la Iglesia, para la vida del mundo, porque sabemos que, precisamente en la cruz del Señor, en su amor ilimitado, que se entrega totalmente, está la fuente de la gracia, de la liberación, de la paz, de la salvación.

Los textos, las meditaciones y las oraciones del Via Crucis nos han ayudado a contemplar este misterio de la pasión, para aprender la gran lección de amor que Dios nos ha dado en la cruz, para que nazca en nosotros un deseo renovado de convertir nuestro corazón, viviendo cada día el mismo amor, la única fuerza capaz de cambiar el mundo.

Esta noche hemos contemplado a Jesús en su rostro lleno de dolor, despreciado, ultrajado, desfigurado por el pecado del hombre; mañana por la noche lo contemplaremos en su rostro lleno de alegría, radiante y luminoso. Desde que Jesús fue colocado en el sepulcro, la tumba y la muerte ya no son un lugar sin esperanza, donde la historia concluye con el fracaso más completo, donde el hombre toca el límite extremo de su impotencia. El Viernes Santo es el día de la esperanza más grande, la esperanza madurada en la cruz, mientras Jesús muere, mientras exhala su último suspiro clamando con voz potente: «Padre, a tus manos encomiendo mi espíritu» (Lc 23, 46). Poniendo su existencia «donada» en las manos del Padre, sabe que su muerte se convierte en fuente de vida, igual que la semilla en la tierra tiene que deshacerse para que la planta pueda crecer. «Si el grano de trigo no cae en tierra y muere, queda infecundo; pero si muere, da mucho fruto» (Jn 12,24). Jesús es el grano de trigo que cae en tierra, se deshace, se rompe, muere, y por esto puede dar fruto. Desde el día en que Cristo fue alzado en ella, la cruz, que parece ser el signo del abandono, de la soledad, del fracaso, se ha convertido en un nuevo inicio: desde la profundidad de la muerte emerge la promesa de la vida eterna. En la cruz brilla ya el esplendor victorioso del alba del día de la Pascua.

En el silencio de esta noche, en el silencio que envuelve el Sábado Santo, embargados por el amor ilimitado de Dios, vivimos en la espera del alba del tercer día, el alba del triunfo del Amor de Dios, el alba de la luz que permite a los ojos del corazón ver de modo nuevo la vida, las dificultades, el sufrimiento. La esperanza ilumina nuestros fracasos, nuestras desilusiones, nuestras amarguras, que parecen marcar el desplome de todo. El acto de amor de la cruz, confirmado por el Padre, y la luz deslumbrante de la resurrección, lo envuelve y lo transforma todo: de la traición puede nacer la amistad, de la negación el perdón, del odio el amor.

Concédenos, Señor, llevar con amor nuestra cruz, nuestras cruces cotidianas, con la certeza de que están iluminadas con la claridad de tu Pascua. Amén.

[00455-04.01] [Texto original: Italiano]

TRADUZIONE IN LINGUA PORTOGHESE

Amados irmãos e irmãs,

Em oração, com o ânimo recolhido e comovido, percorremos nesta noite o caminho da Cruz. Subimos com Jesus ao Calvário e meditamos o seu sofrimento, tornando a descobrir como é profundo o amor que Ele teve e tem por nós. Mas, neste momento, não queremos limitar-nos a uma compaixão simplesmente ditada pelo nosso sentimento frágil; queremos antes de tudo sentir-nos participantes do sofrimento de Jesus, queremos acompanhar o nosso mestre compartilhando a sua Paixão na nossa vida, na vida da Igreja, pela vida do mundo; porque sabemos que é justamente na Cruz do Senhor, no amor sem limites que doa totalmente a si mesmo, que está a fonte da graça, da libertação, da paz, da salvação.

Os textos, as meditações e as orações da Via Sacra nos ajudaram a contemplar este mistério da Paixão a fim de aprender a imensa lição de amor que Deus nos deu na Cruz, para que nasça em nós um renovado desejo de converter o nosso coração, vivendo a cada dia no amor, a única força capaz de mudar o mundo.

Nesta noite, contemplamos Jesus com seu rosto cheio de dor, escarnecido, ultrajado, desfigurado pelo pecado do homem; amanhã de noite, o contemplaremos com sua face cheia de alegria, radiante e luminosa. Desde que Jesus desceu ao sepulcro, a tumba e a morte não são mais lugares sem esperança, onde a história se fecha no fracasso mais absoluto, onde o homem toca o limite extremo da sua impotência. A Sexta-feira Santa é o dia da esperança que é maior; aquela que amadureceu na Cruz enquanto Jesus exalava o último suspiro, gritando com grande voz: “Pai, em tuas mãos entrego o meu espírito” (Lc 23, 46). Entregando a sua existência “doada” nas mãos do Pai, Ele sabe que a sua morte torna-se fonte de vida, como a semente na terra que deve romper-se para que a planta possa nascer: “Se o grão de trigo que cai na terra não morre, ele continua só um grão de trigo; mas, se morre, então produz muito fruto” (Jo 12, 24). Jesus é o grão de trigo que cai na terra, despedaça-se, rompe-se, morre e por isso pode produzir fruto. Desde o dia em que Cristo foi alçado, a Cruz, que se apresenta como o sinal do abandono, da solidão, do fracasso, tornou-se um novo começo: da profundidade da morte, eleva-se a promessa da vida eterna. Na Cruz, já brilha o esplendor vitorioso da alvorada do dia de Páscoa.

No silêncio desta noite, no silêncio que envolve o Sábado Santo, tocados pelo amor de Deus sem limites, vivemos à espera da alvorada do terceiro dia, a alvorada da vitória do Amor de Deus, da alvorada da luz que permite aos olhos do coração ver de um modo novo a vida, as dificuldades, o sofrimento. Os nossos fracassos, as nossas desilusões, as nossas amarguras, que pareciam indicar a ruína de tudo, são iluminados pela esperança. O ato de amor da Cruz é confirmado pelo Pai e a luz fulgente da Ressurreição tudo envolve e transforma: da traição pode nascer a amizade; da negação, o perdão; do ódio, o amor.

Concedei-nos, Senhor, carregar com amor a nossa cruz, as nossas cruzes diárias, na certeza de que estas são iluminadas do fulgor da vossa Páscoa. Amém.

[00455-06.01] [Texto original: Italiano]

[B0196-XX.02]