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CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA 44a GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI (16 MAGGIO 2010), 23.01.2010


CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA 44a GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI (16 MAGGIO 2010)

INTERVENTO DI S.E. MONS. CLAUDIO MARIA CELLI

INTERVENTO DI MONS. PAUL TIGHE

Alle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, ha luogo la conferenza stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre per la 44a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (16 maggio 2010) sul tema: "Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola".
Intervengono: S.E. Mons. Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e il Rev.mo Mons. Paul Tighe, Segretario del medesimo Pontificio Consiglio.

INTERVENTO DI S.E. MONS. CLAUDIO MARIA CELLI

Il Presidente del Pontificio Consiglio presenta in PowerPoint una sintesi del Messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

INTERVENTO DI MONS. PAUL TIGHE

 Testo in lingua italiana

 Testo in lingua inglese

  Testo in lingua italiana

Il messaggio di Papa Benedetto XVI per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali di quest’anno – Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: I nuovi media al servizio della Parola – riprende dal punto in cui si era concluso il messaggio dello scorso anno, con una considerazione sull’evangelizzazione del "continente digitale". Il mondo digitale, ponendo a disposizione mezzi che consentono una capacità di espressione pressoché illimitata, apre notevoli prospettive ed attualizzazioni all’esortazione paolina "Guai a me se non annuncio il Vangelo!" (1 Cor 9,16). Con la diffusione delle nuove tecnologie, la responsabilità dell’annuncio non solo aumenta, ma si fa più impellente e reclama un impegno più motivato ed efficace. Al riguardo, il sacerdote viene a trovarsi come all’inizio di una "storia nuova", perché, quanto più le moderne tecnologie creeranno relazioni sempre più intense e il mondo digitale amplierà i suoi confini, tanto più egli sarà chiamato a occuparsene pastoralmente, moltiplicando il suo impegno, per porre i media al servizio della Parola.

Nel messaggio, il Papa si sofferma sulla natura pastorale del coinvolgimento dei sacerdoti nell’universale missione di evangelizzazione e comunicazione. I sacerdoti sono invitati a valutare il grande potenziale delle nuove tecnologie per far conoscere la Buona Novella dell’amore di Dio a tutti, più ampiamente e più direttamente al maggior numero di persone e oltre ogni confine. È possibile, usando le nuove tecnologie, raggiungere nuovi pubblici; invitarli a riflettere sulle questioni fondamentali riguardo il significato e lo scopo della vita e offrire loro la grande saggezza della nostra tradizione. Questo è un messaggio di incoraggiamento per tutti i sacerdoti; non solo per coloro che sono esperti di tecnologia o specialisti del settore mediatico.

Il sacerdote è invitato a essere presente nel mondo digitale proprio in quanto sacerdote, "come uomo di Dio". "Più che la mano dell’operatore dei media, il presbitero nell’impatto con il mondo digitale deve far trasparire il suo cuore di consacrato." Se il sacerdote deve essere un valido comunicatore del Vangelo nell’ambiente digitale, come in ogni altro ambito, egli deve essere un uomo del Vangelo. Gli sforzi del sacerdote devono nascere dal suo ascolto profondo e dalla meditazione della Parola di Dio. Il Messaggio riflette questa intimità – i sacerdoti devono essere presenti come "nella costante fedeltà al messaggio evangelico"; il loro uso dei nuovi media dovrebbe riflettere "una solida preparazione teologica e una spiccata spiritualità sacerdotale, alimentata dal continuo colloquio con il Signore" e l’impegno dovrebbe essere intrapreso "con il Vangelo nelle mani e nel cuore".

Papa Benedetto individua alcune delle nuove risorse (foto, video, animazioni, blog, siti web) che possono essere usate dai sacerdoti per proclamare il Vangelo e insiste sul fatto che devono essere usate in modo opportuno e competente. Il suo messaggio dà per scontato il bisogno di una formazione dei sacerdoti per un abile uso delle nuove tecnologie, ma la sua prima preoccupazione è assicurare che queste siano usate per promuovere il Vangelo e offrire speranza a tutti. Come il Papa ha osservato nella Caritas in veritate: I mezzi di comunicazione sociale non favoriscono la libertà né globalizzano lo sviluppo e la democrazia per tutti, semplicemente perché moltiplicano le possibilità di interconnessione e di circolazione delle idee. Per raggiungere simili obiettivi bisogna che essi siano centrati sulla promozione della dignità delle persone e dei popoli, siano espressamente animati dalla carità e siano posti al servizio della verità, del bene e della fraternità naturale e soprannaturale. (73). Il Papa invita i sacerdoti e tutti i credenti a usare il web per creare uno spazio di dialogo in cui i cristiani, i fedeli di altre religioni e i non-credenti possano ritrovarsi nella ricerca rispettosa della verità e della saggezza. Se chi partecipa si sente libero di esprimere le sue più profonde convinzioni e il suo credo in questo dialogo, servirà per "dare un’anima all’interrotto flusso comunicativo nella "Rete".

Gli ultimi dieci o quindici anni hanno visto la diffusione di iniziative istituzionali che usano le nuove tecnologie per rivolgersi ai sacerdoti. La Congregazione per il Clero ha un sito molto ricco dedicato all’Anno del Sacerdote: www.annussacerdotalis.org e molte Conferenze Episcopali hanno sviluppato siti simili. Le campagne sul web stanno diventando un modo comune per promuovere le vocazioni. In diversi luoghi le nuove tecnologie sono usate per incoraggiare la continua formazione teologica e spirituale dei sacerdoti; essi stanno facilitando la comunicazione nelle diocesi e nelle congregazioni religiose e stanno sviluppando nuove forme di comunità che offrono sostegno e solidarietà ai sacerdoti nelle missioni isolate. Inoltre, ci sono stati molti sforzi individuali da parte di sacerdoti, spesso appoggiati da laici con una formazione tecnica e competenza nel campo dei media, per usare le nuove tecnologie al fine di dare una dimensione nuova alla loro missione pastorale. Siamo già al punto in cui c’è bisogno di maggiore coordinazione e integrazione di queste diverse iniziative per assicurare che il profilo della Chiesa digitale rifletta la sua vera natura e missione. Questo messaggio incoraggia tutti noi ad assicurare che la presenza ecclesiale e sacerdotale emergente nel mondo digitale rappresenti sempre fedelmente la Chiesa, testimoni l’amore costante di Dio per tutti e sia caratterizzata da un profondo impegno per costruire la comunione dentro la Chiesa e l’unità dell’intera famiglia umana.

[00099-01.01]

 Testo in lingua inglese

The message of Pope Benedict XVI for this year’s World Communications Day - The Priest and Pastoral Ministry in a Digital World: New Media at the Service of the Word – takes up where last year’s message finished with a consideration of the evangelization of the "digital continent". The world of digital communication, with its almost limitless expressive capacity, makes us appreciate all the more Saint Paul’s exclamation: "Woe to me if I do not preach the Gospel" (1 Cor 9:16) The increased availability of the new technologies demands greater responsibility on the part of those called to proclaim the Word, but it also requires them to become more focused, efficient and compelling in their efforts. Priests stand at the threshold of a new era: as new technologies create deeper forms of relationship across greater distances, they are called to respond pastorally by putting the media ever more effectively at the service of the Word.

In the message, the Pope focuses on the pastoral nature of the involvement of priests in this general mission of evangelisation and communication. Priests are invited to appreciate the great potential of the new technologies to make known the Good News of God’s love for all people more widely and more directly to ever greater numbers and across all types of boundaries. It is possible, using the new technologies to reach new audiences; to invite them to a consideration of the fundamental questions concerning the meaning and purpose of life and to offer to them the great wisdom of our tradition. This is a message of encouragement for all priests; not just those who are technically proficient or media specialists.

The priest is invited to be present in the digital world precisely as a priest, "as a man of God". "Priests present in the world of digital communications should be less notable for their media savvy than for their priestly heart, their closeness to Christ." If the priest is to be an effective communicator of the Gospel in the digital environment, as in any other forum, he must be a man of the Gospel. The communicative efforts of the priest must be born from his own profound listening to, and meditation on, the Word of God. The message reverberates with this insight – priests are to be present as "faithful witnesses to the Gospel"; their use of new media should reflect "a strong priestly spirituality grounded in constant dialogue with the Lord" and the task should be undertaken "with the Gospels in our hands and in our hearts".

Pope Benedict lists some of the new resources (images, videos, animated features, blogs, websites) that can be employed by priests to proclaim the Gospel and he insists they be used in a competent and appropriate way. His message takes for granted the need for the formation of priests in the skillful use of the new technologies but his primary concern is to ensure that they are used in ways that promote the Gospel and offer hope to all. As he observed in Caritas in veritate: Just because social communications increase the possibilities of interconnection and the dissemination of ideas, it does not follow that they promote freedom or internationalize development and democracy for all. To achieve goals of this kind, they need to focus on promoting the dignity of persons and peoples, they need to be clearly inspired by charity and placed at the service of truth, of the good, and of natural and supernatural fraternity (73). The Pope invites priests, and by implication all believers, to use the web to create a space of dialogue where Christians, believers of other religions and non-believers can encounter each other in a respectful search for truth and wisdom. If all those who partake feel free to bring their deepest convictions and beliefs to this dialogue, it will help to "give a "soul" to the fabric of communications that makes up the "Web".

The last ten or fifteen years have seen a proliferation of institutional initiatives that use the new technologies to address priests. The Congregation for the Clergy has a very rich website dedicated to the Year for Priests: www.annussacerdotalis.org and many Episcopal Conferences have developed similar sites. Web campaigns are becoming a common feature of vocational promotions. Around the world the new technologies are being used to promote the ongoing theological and spiritual formation of priests; they are facilitating a greater ease in communications in dioceses and religious congregations and new forms of community are developing that offer support and solidarity to priests in isolated missions. In addition, there have been many worthwhile personal efforts by individual priests, often supported by lay people with developed technical proficiencies and media competencies, to use the new technologies to give a new dimension to their pastoral mission. Already we are at the stage where there is a need for more co-ordination and integration of these various initiatives to ensure that the Church’s digital profile reflects it true nature and mission. This message encourages all of us to ensure that the emerging ecclesial and priestly presence in the digital world is always one that represents faithfully all that is best about the Church, that witnesses to God’s abiding love for all people and that is marked by a profound commitment to build up communion within the Church and the unity of the whole human family.

[00099-02.01]

[B0046-XX.01]