MESSAGGIO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
PER LA X GIORNATA MONDIALE DEI POVERI
XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, 15 novembre 2026
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Il Signore è il rifugio del povero (cfr Sal 14,6)
1. Il Signore è il rifugio del povero (cfr Sal 14,6). Le parole del Salmista suggeriscono il percorso che siamo chiamati a compiere in vista della X Giornata Mondiale dei Poveri. Ancora una volta è necessario ritornare alla Parola di Dio per verificare l’importanza che i poveri hanno nella vita della Chiesa. L’espressione del Salmo diventa criterio di giudizio per l’esistenza cristiana perché rivela il volto di Dio e riconosce la povertà umana. In un momento storico drammatico, infatti, quale fu la distruzione del tempio di Gerusalemme, il popolo si sentì privato della presenza di Dio e sperimentò una miseria materiale e morale senza precedenti.
Ad ogni generazione questa Parola appare in tutta la sua attualità. Fin dall’inizio mostra la contraddizione in cui si cade spesso ancora ai nostri giorni. La prima costatazione, in effetti, è questa: «Lo stolto pensa: “Dio non c’è”. Sono corrotti, fanno cose abominevoli: non c’è chi agisca bene» (Sal 14,1). Essa evidenzia il contrasto tra quanti si comportano con saggezza e quanti invece trascinano la loro vita come se non ci fosse nulla sopra di loro. Si nota, purtroppo, come sia diffusa anche ai nostri giorni un’ingiustizia sociale che sgorga dalla corruzione tracotante, tanto deplorevole quanto discriminatoria. La perdita di senso della trascendenza nella vita quotidiana non è più tanto una negazione teorica dell’esistenza di Dio; piuttosto si evidenzia nella mancata considerazione della sua bontà e misericordia per la costruzione della giustizia personale e sociale.
I primi a doverne subire le conseguenze sono i poveri, non a caso in aumento in molte società. L’assenza di Dio pone le persone non più una accanto all’altra nel rispetto reciproco, ma una sopra l’altra nel segno del dominio e della sopraffazione. Viene così esibita una dissacrante logica di prevaricazione e di scarto che emargina e umilia. In questa condizione si trovano non solo singole persone, ma intere popolazioni. Le parole del Salmo risuonano ancora colme di verità: «Divorano il mio popolo come il pane» (Sal 14,4).
2. Il grido di giustizia dei poveri oggi viene spento con molteplici tecniche, sempre più subdole, fino a rendere afono ogni loro sforzo di fare udire le proprie richieste. L’ambiente digitale radicalizza il pregiudizio nei loro riguardi e accresce la cortina di indifferenza che circonda le loro cause. Al povero non resta che gridare verso Dio (cfr Sal 34,7) e far giungere a Lui il lamento, avendo certezza di essere ascoltato perché Dio è fedele e ricco di misericordia. Quanti sono oppressi, umiliati e indifesi crescono anche oggi nella certezza di doversi abbandonare a Dio carichi di fiducia e di attesa. In questo totale affidamento, rifiorisce il senso della propria dignità, si riconoscono sorelle e fratelli con cui organizzare i propri sogni, la speranza diventa silenziosamente realtà. Rifugiarsi in Dio equivale a trovare la protezione vera e sicura, quella che i potenti non possono garantire e preferiscono negare.
Il povero, però, sa riconoscere più di altri l’essenziale, perché vive dell’essenziale. Più simile di tutti a Cristo, riconosce Dio come proprio rifugio anche quando le circostanze sembrano smentirlo, ed è colmo di speranza per la sua giustizia, che non tarda a manifestarsi. Nella notte dell’abbandono e della solitudine, il povero “abita al riparo dell’Altissimo” (cfr Sal 91,1). Quanti sono afflitti, quanti subiscono ingiustizia e vengono offesi, quanti sono nella sofferenza e nel dolore, quanti sono soli e privi di senso della vita possono trovare consolazione e nuova motivazione presso il Signore.
3. Essere rifugio non è solo una promessa, ma diventa realtà nella persona di Gesù Cristo. Dio prende dimora presso di noi con l’incarnazione del Figlio, che rende concreto e visibile il rifugio sperato. Gesù Cristo è realmente il rifugio di Dio per i poveri. Per la sua obbedienza al Padre, discende fino al punto più basso, dove si trovano gli ultimi. A tutti viene incontro e a ciascuno offre rifugio sicuro: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28). In Gesù, Dio non solo protegge, ma condivide la povertà umana fino alla croce.
I poveri dei nostri giorni sono i dimenticati e gli emarginati: derubati di una parola e di un volto, oltre che del pane. Possano costoro incontrare il Figlio di Dio, che a tutti si fa prossimo senza trascurare nessuno. Lo incontrino, anzitutto, in coloro che si dicono cristiani. Nella Chiesa, suo Corpo, è Gesù che offre pane e amicizia; porta luce e un orizzonte di speranza; pronuncia il nome di ciascuno e restituisce a tutti dignità. Gesù di Nazaret è il dono di Dio ai poveri. In Lui tutte le promesse diventano realtà. Per quanti sono privi di una casa, di un lavoro, dell’istruzione, del cibo, della salute si apre una nuova via: la condivisione come espressione del Regno di Dio (cfr Mt 5,3). All’ossessione di quanti accumulano ricchezze solo per sé si oppone l’ostinazione di Dio che, nella testimonianza di persone in carne e ossa, apre il cuore e accoglie nel suo amore.
4. In Cristo siamo chiamati dunque anche noi a diventare poveri e a farci rifugio per il povero. La comunità cristiana non può rimanere insensibile davanti ai tanti che oggi sono alla porta e rimangono invisibili a quanti stanno chiusi tra le proprie mura. La Chiesa, per sua stessa natura, è chiamata ad essere povera e rifugio per i poveri. Non dimentichiamo il commento di Sant’Agostino alla parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro: «Ci ha taciuto il nome del ricco e ci ha detto il nome del povero. Il nome del ricco andava di bocca in bocca, ma Dio l’ha taciuto; il nome del povero passava sotto silenzio, ma Dio ce l’ha rivelato. […] Tu cosa sceglieresti? Essere povero come Lazzaro o essere ricco come l’altro? Non lasciarti ingannare! Ascolta quale fu la fine e nota la scelta cattiva» (Sermo 33A, 4).
Come ho ricordato nell’Esortazione apostolica Dilexi te, «verso i poveri Dio mostra predilezione: prima di tutto a loro è rivolta la parola di speranza e di liberazione del Signore e, perciò, pur nella condizione di povertà o debolezza, nessuno deve sentirsi più abbandonato. E la Chiesa, se vuole essere di Cristo, dev’essere Chiesa delle Beatitudini, Chiesa che fa spazio ai piccoli e cammina povera con i poveri, luogo in cui i poveri hanno un posto privilegiato” (n. 21).
Sorgono inevitabili alcune domande, che in questa X Giornata Mondiale dei Poveri abbiamo urgenza di far risuonare nella nostra mente e nel nostro cuore. Siamo segno di un Dio che è rifugio per i poveri? Abbiamo coscienza della nostra povertà e la preferiamo all’ingiusta ricchezza? Arriviamo là dove si trovano i poveri, sperimentando la loro marginalità? Ne ascoltiamo i pensieri e ne condividiamo le attese? Ne pronunciamo nomi con tenerezza divina? La nostra carità riattiva e sostiene in loro il desiderio di giustizia e di riscatto? Questi e molti altri interrogativi obbligano a un serio esame di coscienza, per verificare quanto ancora siamo chiamati a diventare a favore dei poveri e per la loro liberazione. Allora vedremo che i poveri diventano loro stessi rifugio per altri. L’esperienza della povertà rende particolarmente sensibili a una rinnovata solidarietà davanti alle sfide.
L’amore di Cristo ci rende infatti partecipi della vita d’amore di Dio. In questo senso, i cristiani sono chiamati non solo a cercare rifugio in Dio, ma anche a farsi in Dio un rifugio per gli altri, senza «distinguere tra chi assiste e chi è assistito, tra chi sembra dare e chi sembra ricevere, tra chi appare povero e chi sente di offrire tempo, competenze, aiuto. Siamo la Chiesa del Signore, una Chiesa di poveri, tutti preziosi, tutti soggetti, ognuno portatore di una Parola singolare di Dio. Ognuno è un dono per gli altri» (Omelia, 17 agosto 2025).
5. L’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi ci sollecita a ricordare come, giunto a Roma pellegrino alla tomba dell’apostolo Pietro, egli fu colto da compassione per i mendicanti. Per comprendere e sperimentare la loro sofferenza, si tolse i propri abiti e li scambiò coi vestiti stracciati di uno di loro, sedendosi a chiedere l’elemosina e trascorrendo l’intera giornata in mezzo ai poveri con gioia di spirito (cfr Fonti Francescane, 1405-1406). Vogliamo testimoniare che è possibile, anche oggi, sperimentare la medesima letizia nel mettersi nei panni dei poveri e nell’ascoltarli anziché soltanto parlare di loro. Chi ha Dio per rifugio è libero di compiere scelte profetiche, che testimoniano come tutto possa essere ripensato dal basso, nell’umiltà e nella fraternità che, sole, riparano un mondo ferito dalla prepotenza.
Confido che questa X Giornata Mondiale dei Poveri possa costituire una tappa significativa per riscoprire il volto di tanti fratelli e sorelle che cercano rifugio in Dio e desiderano sentirsi a casa nelle nostre comunità. Manteniamo viva l’obbedienza alla Parola di Dio, che provoca alla conversione del cuore. La Vergine Maria, che nella carne crocifissa del Figlio ha contemplato l’amore di Dio che ricolma di beni gli affamati e rimanda i ricchi a mani vuote (cfr Lc 1,53), interceda per noi.
Dal Vaticano, 13 giugno 2026, memoria di Sant’Antonio di Padova.
LEONE PP. XIV
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