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Galantino: così APSA è venuta incontro a chi fa fatica a pagare

Il presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica racconta il bilancio, reso pubblico per la prima volta: nonostante il reddito ridotto “per noi però rimane un risultato positivo, che ha fatto emergere la volontà di essere e continuare a essere e a comportarci da Chiesa, anche in un momento di grave crisi per tutti”

SALVATORE CERNUZIO

Un bilancio dal quale emerge “la volontà di essere e continuare a essere e a comportarci da Chiesa”. Con queste parole il Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica presenta per la prima volta al pubblico il bilancio dell’ente vaticano incaricato di gestire i beni che permettono alla Santa Sede di svolgere la sua missione.

Per la prima volta l’APSA presenta il suo bilancio: che cosa vi ha portato a questo?

Per evitare equivoci, voglio precisare che se quest’anno si è deciso di rendere pubblico il bilancio non vuol dire che l’APSA non abbia, nel passato, redatto il proprio bilancio e non l’abbia presentato per l’approvazione agli organi di controllo. Renderlo pubblico è certamente un passo avanti nella linea della trasparenza e della condivisione, facendo tesoro di quanto ebbe a dire il futuro Paolo VI, il 4 ottobre 1958: “noi non possiamo estraniarci dalla vita economica, è la fonte del nostro pane e di quello altrui”. Oltre a questo, la pubblicazione del bilancio è un segno di grande rispetto per tutti coloro che, con fiducia e generosità, hanno messo e continuano a mettere nelle mani della Chiesa cattolica parte delle loro risorse. Mi lasci dire, infine, che nutro una segreta speranza: mi auguro che la pubblicazione e la lettura dei numeri e delle importanti note che li accompagnano possano favorire un’informazione più corretta e completa.

Quali sono i risultati da sottolineare in questo momento di crisi dovuta alla pandemia?

Tra gli altri, ribadisco la pronta e concreta attenzione rivolta a quanti – soprattutto esercizi commerciali – occupano locali di proprietà o comunque gestiti dall’APSA. È stata data la possibilità, in casi documentati, di godere della riduzione del canone e di dilazione di una parte del canone stesso. Se parliamo in termini tecnici e di risultati, quello che abbiamo fatto non ci colloca in territorio positivo, come si usa dire in ambito gestionale. Ha provocato infatti una riduzione del reddito derivante dalle locazioni, com’è possibile verificare scorrendo le pagine in cui viene sinteticamente presentato il bilancio APSA 2020. Per noi però rimane un risultato positivo. Nel senso che ha fatto emergere la volontà di essere e continuare a essere e a comportarci “da Chiesa”, anche in un momento di grave crisi per tutti.

La pandemia ha lasciato dietro di sé gravi conseguenze, come emerge nel bilancio. Oltre ai progetti già indicati, cosa si sta facendo per farvi fronte?

In verità, le attività che tutti in APSA stiamo mettendo in cantiere vanno oltre le gravi conseguenze della crisi pandemica. L’aver concluso, per esempio, l’aggiornamento quantitativo e qualitativo del censimento degli immobili e dei terreni amministrati dall’APSA ci ha consegnato un quadro del patrimonio bisognoso di grande attenzione e di qualificati interventi di manutenzione, di ammodernamento e di messa in sicurezza. Sia sulla parte considerevole del patrimonio immobiliare ad uso istituzionale, e quindi a canone nullo, sia sulla parte messa sul mercato. Le nostre energie sono rivolte a un’amministrazione credibile ed affidabile, oltre che efficace ed efficiente, facendoci guidare da processi di razionalizzazione, trasparenza e professionalità richiesti anche da Papa Francesco. Ad esempio, il modello di gestione dei beni immobili allocati fuori dell’Italia, per iniziativa di Pio XI subito dopo i Patti Lateranensi, può rappresentare, fatte le dovute differenze, un modello anche per la gestione degli immobili situati in Italia.

In che senso, concretamente, l’APSA vuole trasformarsi da “struttura che offre servizi on demand a “realtà propositiva”, anche nel modo di amministrare il patrimonio?

In parte le ho già risposto. Comunque, il patrimonio immobiliare, in Italia e all’estero, affidato alla gestione dell’APSA è stato costituito per raggiungere un preciso scopo: sostenere il doppio profilo (apostolico e caritativo) del ministero che il Papa svolge attraverso le strutture della Curia Romana. In particolare, gli ambiti nei quali operano i vari Dicasteri sono: evangelizzazione, comunione della Chiesa nel mondo intero, comunicazione del Magistero, esercizio della giustizia e implementazione delle opere di carità. Perché questo sostegno possa essere assicurato in maniera efficace dall’APSA è necessario aggiornare i modelli di gestione e quelli amministrativi. Bisogna fare cioè in modo che il patrimonio mobiliare e immobiliare possa quanto meno conservarsi nella sua capacità di servire agli scopi per i quali è stato costituito. E, se possibile, le risorse si dovrebbero anche migliorare. I margini di produttività reddituale e le possibilità di incremento patrimoniale dipendono evidentemente dal modo con cui i beni vengono amministrati.

Quali immobili gestiti dall’APSA sono attualmente affittati a canoni calmierati e quali invece a prezzi di mercato?

Nel Bilancio analitico (forma integrale) sono riportati i dati di dettaglio relativi alla composizione del patrimonio e alla sua gestione. In funzione del diverso indirizzo e della natura degli immobili è possibile suddividerli in quattro tipologie di portafoglio: Libero Mercato (immobili con canoni di mercato); Canone agevolato (immobili destinati ai dipendenti e/o pensionati vaticani a canoni agevolati); Canone nullo (immobili in uso a Dicasteri, alti prelati, ordini religiosi…, in regime di gratuità); altri immobili emersi dal censimento immobiliare, oggetto di approfondimento. Dalla tabella si può osservare che il 14% delle unità sono destinate al libero mercato mentre il rimanente 86% è funzionale alle necessità istituzionali e/o per dipendenti e pensionati della Curia romana.

Per il progetto “Sfitti a rendere”, si parla di ristrutturare cento appartamenti. Come si sta procedendo e quanto si conta di ricavarci?

Gli immobili sfitti consistono in 688 unità, di cui però ben 288 sono unità pertinenziali: le rimanenti sono così suddivise: 39 unità da alienare; 89 unità con destinazione residenziale che verranno ristrutturate dall’APSA (progetto denominato “Maxilotti”) con inizio lavori previsto del 1° lotto a gennaio 2022 e fine lavori complessiva prevista per primavera 2023 e con inizio della commercializzazione a decorrere dalla primavera 2022; 43 unità già assegnate con contratto in corso di formalizzazione; 192 unità non commercializzabili perché interessate da problematiche tecniche/urbanistico/catastali di cui sono in corso accertamenti e attività di sanatoria dagli Uffici preposti; 37 unità destinate ad essere assegnate a canone nullo ad Alti Prelati e/o per finalità istituzionali. Le unità destinate al libero mercato, cui si aggiungeranno quelle ristrutturate e quelle per le quali verranno risolte le problematiche tecnico/urbanistico/catastali, verranno commercializzate anche mediante nuovi rapporti di collaborazione con agenzie immobiliari e altri intermediari qualificati.

Quando è stato comprato l’immobile a Parigi vicino l’Arc de Triomphe di cui si parla nel rapporto? Perché lo si è acquistato? Quanto è costato e quanto rende? 

Prima delle risposte alle sue domande, riporto alcuni passaggi della corrispondenza intercorsa tra l’allora Presidente APSA (27/11/2017) che propone l’acquisto e il responsabile della Segreteria per l’Economia, organo di controllo, che chiede alcune precisazioni. “Nell’attuale prolungato periodo di incertezza sui mercati mobiliari e di tassi d’interesse prossimi allo zero o ad esso inferiori, un investimento immobiliare che renderebbe più del 3% sul capitale investito ben si inquadra nella prudente gestione che l’A.P.S.A. persegue da sempre alla ricerca di un’opportuna diversificazione del patrimonio, per il raggiungimento del miglior rendimento compatibile con il minimo rischio”. “Ricordo inoltre che è espressa volontà della parte venditrice donare alla diocesi di Parigi la liquidità erogata dalla Sopridex, al fine della costruzione di una Chiesa e di un Collegio cattolico in area di recente edificazione”. L’immobile è stato acquistato il 22/12/2017 per aumentare il reddito per la Santa Sede e contemporaneamente fornire risorse da investire per la costruzione di una Chiesa in una banlieu e per la formazione dei giovani, come si evince da quanto sopra riportato.  Prezzo dell’immobile: €13,47 milioni. Prezzo dell’immobile comprensivo di spese d'acquisto e tasse: € 14,413 milioni. Il rendimento lordo attuale sul valore a febbraio 2021: 2,87%.  

Il Piano di investimenti cosa prevede? Dove vengono trovati i fondi?

Il piano di investimenti finanziari rimarrà prudenziale come previsto in sede di budget, caratterizzato da un corretto bilanciamento tra il rischio e la redditività di medio-lungo periodo prediligendo una prudente asset allocation. Tuttavia, nel perseguimento della politica degli investimenti, in un momento così particolare per gli effetti della pandemia che hanno ridotto sostanzialmente le entrate della Santa Sede, occorre mantenere delle ‘sacche’ di liquidità precauzionale – già create nel corso del 2020 per le future e imprevedibili esigenze, soprattutto per le spese amministrative e del personale. Riguardo agli investimenti immobiliari si sta procedendo ad un maggior efficientamento della gestione reddituale delle unità immobiliari a tale scopo riorganizzate e ristrutturate e pronte per essere commercializzate anche mediante accordi con agenzie immobiliari e altri intermediari qualificati (progetto denominato “Sfitto a rendere”.  Tutto questo comporterà maggiori ricavi nel futuro che insieme ai flussi finanziari e alla liquidità presente nonché ai flussi finanziari degli immobili stessi, permetterà il conseguimento dei risultati previsti.

La gestione finanziaria ha visto un calo di 27 milioni, sono state identificate le cause? È mutata la politica interna o sono state assunte persone nuove per evitare che questo accada nuovamente?

Il risultato (“il calo di 27 milioni”) è solo apparentemente un risultato negativo, dovuto principalmente alla valutazione contabile dei titoli nel portafoglio APSA a fine anno. Quello registrato in bilancio, come si dice in gergo tecnico, è un “risultato non realizzato”, frutto del diverso comportamento del mercato titoli. Nel 2019 (per effetto di una forte rivalutazione sul 2018) il mercato titoli aveva segnato un positivo di € 24.7000.000,00; nell’anno 2020 ha invece fatto registrare un negativo di €– 7.4000.000,00. Se andassimo ad escludere gli effetti delle valutazioni contabili del portafoglio, il risultato della gestione mobiliare, nel 2020, sarebbe superiore a quello realizzato nel 2019.

È avvenuto il trasferimento di fondi e immobili voluto dal Papa con il Motu proprio nel dicembre 2020?

Il processo di trasferimento ha visto impegnati, a partire dal 26 dicembre 2020, e continua ancora a vedere impegnati Segreteria di Stato, Segreteria per l’Economia e APSA. Bisogna tener presente che non si tratta solo di un trasferimento materiale e di competenze. È anche e soprattutto una cultura nuova, non solo amministrativa, che deve gradualmente appartenerci. Ciò sta domandando la definizione di nuove procedure, che assicurino modelli sempre più corretti e trasparenti di gestione. Facilmente tracciabili e aperti a qualsiasi controllo. Su questo stiamo ancora lavorando.  Ma siamo davvero a buon punto.

Un’ultima curiosità. Tra le società elencate nel rapporto si indica in Italia la Società Agricola San Giuseppe Roma. L’APSA ha quindi una fattoria? Può spiegare di più?

L’APSA è proprietaria di alcune tenute agricole che sono date in gestione alla Società agricola San Giuseppe che se ne prende cura. L’indirizzo produttivo delle tenute è quasi esclusivamente cerealicolo/foraggero con la metodologia di coltivazione “convenzionale” e l’azienda partecipa a programmi di agricoltura conservativa volti a limitare e ridurre l’erosione del suolo. Essendo particolarmente attenta alla salvaguardia ambientale, la società adotta i piani di concimazione e di diserbo nel rispetto della conservazione dei terreni e dei ritmi della natura. La vendita viene destinata quasi totalmente alle Ville Pontificie di Castel Gandolfo e, a livello residuale, ad aziende agricole della zona. Sono in corso degli studi per intraprendere progetti di agricoltura sociale, fattoria didattica, orti sociali o altri progetti di inclusione. È in dirittura di arrivo il censimento del patrimonio immobiliare terreni, che verrà completato entro la fine dell’estate 2021. A seguire, andranno analizzate le occupazioni e le strategie di miglioramento delle relative performance reddituali.

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