Sala Stampa

www.vatican.va

Sala Stampa Back Top Print Pdf
Sala Stampa


Viaggio Apostolico di Sua Santità Papa Leone XIV in Uruguay, Argentina e Perù (6-17 novembre 2026) – Incontro con la realtà sociale di Casavalle presso la Parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe, 07.11.2026


Incontro con la realtà sociale di Casavalle presso la Parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe

Questo pomeriggio, dopo aver incontrato i membri dell’Ordine Agostiniano, il Santo Padre ha lasciato la Nunziatura Apostolica e si è trasferito in auto alla Parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe.

Durante il tragitto il Papa si è fermato brevemente alla casa di riposo Hogar Sacerdotal Mons. Jacinto Vera per incontrare una ventina di sacerdoti che vi risiedono. Il Papa ha salutato individualmente ciascuno e sottolineato il valore assoluto della vita, anche resa fragile dall’età o dalla malattia, e dei lunghi anni di ministero dei presenti: "Chissà se qualcuno ha contato quanti sono tra voi!”. Prima di impartire su di loro la benedizione, il Papa e i sacerdoti, insieme, hanno recitato il Padre Nostro.

Al suo arrivo alla Parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe per l’incontro con la realtà sociale di Casavalle, alla presenza - secondo le autorità locali - di circa 12 mila persone, il Santo Padre, accompagnato dall’Em.mo Cardinale Daniel Fernando Sturla Berhouet Arcivescovo di Montevideo, ha raggiunto a piedi alcune abitazioni di recente costruzione, realizzate con il sostegno della Parrocchia e destinate alle famiglie più bisognose. Il Papa ha salutato alcune famiglie presenti nel cortile delle abitazioni. Successivamente Leone XIV ha raggiunto in automobile l’area predisposta per l’incontro e ha preso posto sul palco.

Dopo l’introduzione della moderatrice dell’incontro, il saluto del Cardinale Arcivescovo di Montevideo e le parole di benvenuto del Parroco di Nostra Signora di Guadalupe, padre Pablo Coímbra, è stato mostrato ai presenti un video sulla realtà di Casavalle. Quindi, una rappresentante della comunità del barrio Plácido Ellauri, una giovane madre del barrio Marconi e un ex alunno del Liceo Jubilar San Juan Pablo II hanno offerto la loro testimonianza.

Al termine, Papa Leone XIV ha pronunciato il Suo Saluto.

Successivamente, dopo la consegna del dono, il Padre Nostro, l’Ave Maria, la benedizione, la conclusione della moderatrice dell’incontro e un canto finale, il Pontefice si è recato presso la Parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe per salutare alcune religiose e le persone anziane presenti, prima di lasciare la struttura.

Alla fine dell’incontro, il Santo Padre si è trasferito in auto all’Università Cattolica dell’Uruguay.

Pubblichiamo di seguito le parole a braccio del Santo Padre alle famiglie residenti a Casavalle e il Saluto che il Santo Padre ha rivolto ai presenti nel corso dell’incontro:

 

[ AR  - DE  - EN  - ES  - FR  - IT  - PL  - PT ]

Saluto a braccio del Santo Padre alle famiglie residenti a Casavalle

La benedizione di Dio avviene in molte forme. Oggi vogliamo chiedere la sua benedizione su ogni famiglia qui rappresentata, sui loro cari, su tutte le famiglie che vivono in questa zona. 

Una grande benedizione accade quando siamo riuniti in comunità, quando impariamo a lavorare insieme, a collaborare in un progetto comune, a dire che la vita è importante, che la nostra fede ci sostiene. E che vogliamo essere fedeli a Gesù, il nostro migliore amico. 

Che il Signore sia con voi. La benedizione di Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo, scenda su di voi. Amen

__________________________________

Discorso del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle, buonasera!

È per me una grande gioia poter visitare questa parrocchia e questo quartiere, percorrerne le strade e conoscere le opere che sono state realizzate con tanto impegno. Guardandole, mi sento come a casa, ricordando le visite alle diverse comunità quando vivevo in Perù. Ringrazio il Cardinale Daniel Sturla, Arcivescovo di Montevideo, padre Pablo Coimbra, parroco di questa comunità, e la signora Carmen Albana Sanz per le loro parole di benvenuto; e tutti voi per la vostra presenza qui oggi e per aver preparato questo incontro con tanto entusiasmo. In modo particolare desidero ringraziare coloro che hanno offerto la loro testimonianza, aprendo i propri cuori per condividere con noi il trionfo della vita, della fede e della speranza. Grazie ad Angélica, Alan e Katherine.

Questa parrocchia è dedicata a Nostra Signora di Guadalupe, che i miei predecessori hanno proclamato «Patrona dell’America Latina» e «Imperatrice delle Americhe». Quella presenza amorevole della nostra Madre celeste in questo continente ci invita a guardare oltre la realtà che ci circonda, a vedere oltre i confini e, alzando lo sguardo, ad aprire i nostri cuori alle realtà eterne. Allo stesso modo, Maria ci insegna a fare ciò che ci dice suo Figlio Gesù (cfr. Gv 2,5), e questa è la missione delle parrocchie: essere come un faro che indichi la presenza di Gesù Cristo, offrendo a tutti la luce della Parola di Dio, il sostegno dei Sacramenti, l’aiuto della preghiera e il balsamo della carità fraterna. In questa comunità parrocchiale è stato portato avanti un progetto di costruzione di diverse abitazioni destinate a famiglie in condizioni di disagio economico. Sono lieto di aver potuto contribuire a questa bellissima iniziativa grazie ai benefattori della Papal Foundation, ai quali rivolgo i miei più sinceri ringraziamenti per la loro generosità. Possano queste abitazioni essere per le loro famiglie molto più di un semplice tetto: una vera casa dove possano crescere nella dignità, nella pace e nella speranza, sentendo sempre la vicinanza e l’amore di Dio.

Vorrei condividere con voi una storia che Gesù raccontò ai suoi discepoli — sicuramente la conoscete —; mi riferisco alla parabola del buon samaritano (cfr. Lc 10,29-37). In essa si racconta che un uomo «cadde nelle mani di briganti, che lo spogliarono di tutto, lo ferirono e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto» (v. 30). Questo fatto fu davvero deplorevole e ingiusto. Alla terribile aggressione subita dall’uomo che camminava lungo la strada si aggiunse, inoltre, il dolore causato dall’indifferenza di coloro che, pur vedendolo in difficoltà, passarono oltre (cfr. vv. 31-32). Ma la storia non finisce qui; nel racconto si accende una luce di speranza: un samaritano, vedendolo, si commosse, si avvicinò, gli curò le ferite, lo condusse in una locanda e gli offrì i mezzi necessari per la sua cura e il suo recupero (cfr. vv. 33-35).

Cari fratelli e sorelle, questa storia la vediamo ripetersi spesso anche oggi nei numerosi casi di insicurezza e violenza che purtroppo minacciano la pace dei nostri quartieri, e persino la vita dei nostri cari, e ai quali la società risponde così spesso con indifferenza. Allo stesso tempo, possiamo vedere l’altra faccia della medaglia, ovvero l’azione di numerose istituzioni e persone di buon cuore che contribuiscono a promuovere la pace e aiutano le persone ad affrontare i propri bisogni in modo concreto. Un esempio luminoso è la vita dedicata di Padre Cacho, che ha saputo gettare ponti, abbattere muri e favorire l’incontro, come ci ha raccontato Angélica nella sua testimonianza.

Dobbiamo continuare a puntare sulla vicinanza caritatevole del buon samaritano che, vedendo la sventura altrui, non è rimasto indifferente, ma si è preso cura della vita del proprio fratello. Non possiamo passare oltre quando sappiamo che in Uruguay ci sono bambini che non vanno a scuola per paura di non tornare più. Non possiamo mettere a tacere la nostra coscienza quando constatiamo che una madre non ha i mezzi per sfamare i propri figli. Non possiamo ignorare che intorno a noi ci sono molte persone che soffrono, che sono sole e vulnerabili. Lo sentiamo in prima persona, nelle parole commoventi di Katherine. Un figlio di questo Paese, così ricco di risorse, non dovrebbe andare a dormire senza aver mangiato, né dovrebbe rinunciare a ricevere un’istruzione e un futuro dignitosi a causa dell’insicurezza che regna nelle strade. Tanto meno dovrebbe subire violenze al punto da arrivare a perdere la vita.

Dobbiamo lavorare uniti: la Chiesa, la società civile e lo Stato. Dobbiamo scuoterci dall’inerzia e impegnarci per il bene comune. È l’esperienza che ci ha raccontato Alan, che oggi offre gratuitamente ciò che a sua volta ha ricevuto. Sta a noi decidere se costruire una nuova città, in cui nessuno sia escluso, o continuare comodamente immersi ciascuno nei propri affari. Papa Francesco ci diceva che «l’inclusione o l’esclusione di chi soffre lungo la strada definisce tutti i progetti economici, politici, sociali e religiosi. Ogni giorno ci troviamo davanti alla scelta di essere buoni samaritani oppure viandanti indifferenti che passano a distanza» (Fratelli tutti, 69).

L’opera della Chiesa nasce dalla carità evangelica, « che la spinge ad accostarsi alle ferite dell’umanità nei momenti in cui esse si manifestano con maggiore gravità. Quando interviene, lo fa imitando il buon Samaritano, con discrezione e prossimità, consapevole che ciò che nasce da una necessità immediata non può trasformarsi in norma, né sostituire le responsabilità istituzionali proprie della comunità civile» (Magnifica humanitas, 21). Uniamo quindi i nostri sforzi e rispondiamo con generosità alla chiamata a costruire insieme una patria di fratelli.

Cari amici, la parabola del buon samaritano si conclude con questo incarico di Gesù: «Va’ e fa’ lo stesso» (Lc 10,37). Si tratta di un comandamento che ogni cristiano deve sentire risuonare ogni giorno nel proprio cuore (cfr. Dilexi te, 107). Lasciamo che queste parole ci rinnovino e ci spingano a continuare a costruire insieme una nuova città, dove regnino l’amore e la pace. Che Dio vi benedica e che la nostra Madre di Guadalupe, alla quale professo particolare affetto e venerazione, poiché nel giorno della sua festa ho ricevuto l’ordinazione episcopale, vi protegga con il suo manto celeste. Grazie mille.

[01639-ES.01] [Texto original: Español]

[B0880-XX.02]