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Udienza ai delegati dei Comuni delle zone terremotate del Centro Italia, 31.10.2026


Questa mattina, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Leone XIV ha ricevuto in Udienza i delegati dei Comuni delle zone terremotate del Centro Italia.

Pubblichiamo di seguito il Discorso che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’incontro:

[ IT ]

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
La pace sia con voi.
 

Eccellenze,
fratelli e sorelle, buongiorno a tutti. Benvenuti!

Sono passati dieci anni dalla tragica sequenza di terremoti che ha colpito le vostre zone. Si è trattato di eventi che hanno provocato centinaia di vittime, ingenti distruzioni e profondo dolore in intere comunità, che ancora oggi ne portano le ferite.

Davanti a questa realtà vorrei anzitutto mettermi con voi in ascolto della Parola di Dio, a partire da un testo che gioca un ruolo importante nell’Enciclica Magnifica humanitas (cfr n. 8). Si tratta del libro di Neemia, che racconta del ritorno del popolo in una Gerusalemme ancora in rovina dopo la devastazione compiuta dai Babilonesi. Neemia ci insegna un duplice approccio. Anzitutto quello comunitario: la città, infatti, rinasce non per l’operato di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo. Neemia, inoltre, ci suggerisce che per ricostruire occorre avere una visione. In casi così drammatici, non è sufficiente nutrire buone intenzioni o affidarsi a un disordinato volontarismo. Per ricostruire è necessario acquisire occhi capaci di scorgere in una rovina il progetto di una casa e di una città. È il dono di uno sguardo profetico che sappia cogliere oltre le macerie qualcosa che nessuno ancora vede, uno sguardo che sappia discernere, dentro il male presente, il bene che è possibile e doveroso realizzare.

Vi incoraggio quindi a riprendere il cammino con questa duplice prospettiva: da una parte l’approccio sinodale per costruire insieme; dall’altra la visione profetica, che a partire dall’esigenza presente sa guardare avanti e cogliere quale sia il bene comune da perseguire fattivamente.

È così che hanno agito i santi. La vostra terra è stata benedetta dalla presenza di donne e uomini di Dio, che hanno saputo vivere queste due dimensioni e volgere storicamente il male in bene. Penso ad esempio a Santa Rita da Cascia o a San Nicola da Tolentino, che con la preghiera e l’annuncio del Vangelo hanno portato pace in famiglie e comunità devastate da odio e violenza. Mosso dalla stessa lungimiranza, già San Benedetto aveva saputo riformare e ricostruire la Chiesa e la società attraverso la preghiera e il lavoro, gettando le fondamenta di quella che sarebbe diventata l’Europa di oggi. Infine, ad ottocento anni dal suo Transito, ricordiamo San Francesco d’Assisi. Davanti al crocifisso egli sentì la voce del Signore che gli diceva: “Va’ e ripara la mia casa, che, come vedi, è tutta in rovina” (Vita seconda di Tommaso da Celano: FF 593). Si mise allora a restaurare materialmente diverse chiesette nella zona, comprendendo successivamente che la “casa” di cui parlava il Signore era la Chiesa stessa, attraversata in quel periodo da una profonda crisi spirituale.

L’esempio dei santi ci ricorda che la speranza, perché non rimanga un semplice auspicio, ha bisogno anzitutto di risposte tangibili e urgenti. Per questo motivo, a dieci anni dal sisma, occorre impegnare ogni energia affinché la ricostruzione materiale avvenga nel minor tempo possibile, in sicurezza e in modo trasparente. Inoltre la speranza, per essere duratura, richiede prospettiva: deve individuare punti di riferimento che orientino il cammino.

A questo riguardo, vorrei indicarvi l’esempio di un’altra figura biblica coinvolta nella ricostruzione di Gerusalemme: il profeta Aggeo. Vissuto poco prima del governatore Neemia, anche lui invitava il popolo alla ricostruzione. Come Neemia, si rivolge alle autorità religiose e civili e al popolo della città, perché tutti si sentano responsabili della comune rinascita. Il suo messaggio, però, è molto specifico: Aggeo invita il popolo, preoccupato delle proprie case e dei bisogni individuali, a non dimenticare quel centro che rappresentava il cuore della Città santa, cioè il tempio. Non si può ricominciare, infatti, senza prima ricostruire ciò che dà senso e fondamento a una comunità. Altrimenti tutto rimane disunito e si sfalda. Si tratta dunque di ripartire dal centro, di ripartire da Dio, dalle persone, dal bene comune, dalle relazioni. Allora la nostra speranza sarà fondata sulla roccia. Grazie.

Carissimi, vi incoraggio a quest’opera di ricostruzione con le parole dello stesso profeta Aggeo: «Coraggio, popolo tutto del paese, dice il Signore, e al lavoro, perché io sono con voi!» (Ag 2,4).

Vi ringrazio della vostra visita e, invocando l’intercessione di Maria Santissima e dei vostri Santi Patroni, benedico di cuore tutti voi e le vostre comunità.

[01587-IT.02] [Testo originale: Italiano]

[B0855-XX.02]