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L’Udienza Generale, 23.09.2026


L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.00 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Leone XIV ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa, continuando il ciclo di catechesi su “I Documenti del Concilio Vaticano II”, ha incentrato la sua meditazione sul tema: Costituzione pastorale Gaudium et spes (GS 1-10). Il senso dell'attività umana nell'universo (Lettura: Gen 2, 8-9a.15).

Dopo aver riassunto la Sua catechesi nelle diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli presenti.

Quindi ha rivolto un appello alla responsabilità di tutti in favore di migranti e rifugiati, specialmente minori.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

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I Documenti del Concilio Vaticano II. IV. Costituzione pastorale Gaudium et spes (GS 1-10). 4. Il senso dell'attività umana nell'universo (GS, 33-39) 



Fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Continuando il nostro percorso sulla Costituzione pastorale Gaudium et Spes del Concilio Ecumenico Vaticano II, giungiamo al terzo capitolo della prima parte, che ha un titolo attraente: «L’attività umana nell’universo». La domanda di fondo è questa: qual è il valore dell’attività umana nel mondo e quindi del progresso tecnico, sociale, scientifico? Possiamo ricordare che, meno di quattro anni dopo la chiusura del Concilio, nella notte fra il 20 e il 21 luglio del 1969, l’uomo avrebbe messo piede per la prima volta sulla Luna.

Creato a immagine e somiglianza di Dio, l’essere umano è soggetto di progresso. Con la libertà e l’intelligenza egli aumenta le proprie conoscenze, facendo così progredire l’intera società. Lo vediamo facilmente considerando i miglioramenti nelle condizioni di vita nel succedersi delle generazioni. In effetti, dice il Documento, «molti beni, che un tempo l’uomo si aspettava dalle forze superiori, oggi se li procura con la sua iniziativa e con le sue forze» (n. 33).

Per questo, alcuni pensatori hanno presentato il progresso tecnico-scientifico come qualcosa che indebolisce il rapporto con Dio, fino a farlo sembrare superfluo, o addirittura come antagonista rispetto alla fede cristiana. E questa lettura ha provocato un cambiamento di sguardo sul mondo da parte dell’uomo contemporaneo, rispetto alle epoche precedenti. Un tale pregiudizio si afferma soprattutto in quella parte della cultura occidentale che ha perso il suo riferimento alla Rivelazione cristiana. Negli umanesimi post-cristiani l’essere umano e Dio vengono erroneamente presentati come rivali: per affermare le sue conoscenze, la sua libertà e il suo progresso, l’uomo dovrebbe emanciparsi da Dio. Alla fine però, negando la relazione con Dio, si perde anche la possibilità di affermare il valore trascendente della persona umana. È il “dramma dell’umanesimo ateo”, ben descritto da un importante teologo del Concilio Vaticano II, Henri de Lubac. [1]

Il Concilio desidera fornire una risposta chiara: «Per i credenti – afferma la Gaudium et Spes – una cosa è certa: considerata in se stessa, l’attività umana individuale e collettiva, ossia quell’ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, corrisponde alle intenzioni di Dio» (n. 34). Anzi, prosegue la Costituzione, «i cristiani non si sognano nemmeno di contrapporre i prodotti dell’ingegno e del coraggio dell’uomo alla potenza di Dio, quasi che la creatura razionale sia rivale del Creatore; al contrario, sono persuasi piuttosto che le vittorie dell’umanità sono segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile disegno» ( ibid.). In sostanza, Dio ha posto nelle mani dell’uomo e della donna un creato ancora in statu viae, cioè in cammino, in crescita, perché essi lo conducano a compimento mediante la loro saggia attività. [2]

Vi è qui un importante richiamo al mistero dell’Incarnazione. L’umanità – e con essa il lavoro, il progresso e l’autonomia delle realtà create – non viene assorbita o annullata dall’incontro con Dio, bensì assunta nella sua interezza, continuando ad essere, in Cristo, libera e operosa: infatti, è in Lui che essa trova piena verità e libertà. Inoltre, nella celebrazione eucaristica, il frutto del lavoro umano, rappresentato dal pane e dal vino, viene posto ogni giorno sull’altare, per essere trasformato nel Corpo e nel Sangue di Cristo.

Da questa prospettiva sorge una verità importante: per incontrare Dio, l’essere umano non deve abbandonare le occupazioni terrene, ma può vivere pienamente la propria vocazione svolgendo bene il lavoro quotidiano e santificandolo. [3] I cristiani sono coinvolti come tutti nell’edificazione della città degli uomini, puntando al fine di tutte le cose e all’incontro con Dio, e ricordando questo fine ultimo a coloro con cui condividono l’avventura del progresso, della scienza e della vita.

Certamente il progresso terreno va ben distinto dallo sviluppo del regno di Cristo; tuttavia, il Concilio afferma che «tale progresso, nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l’umana società, è di grande importanza per il regno di Dio. […] Tutti i buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati» (n. 39).

Infine, ricordiamo che per diventare autentico progresso umano – cioè di tutto l’uomo e di tutti gli uomini – il progresso tecnico e scientifico dev’essere animato e orientato dalla carità. Solo così potrà essere posto sempre a difesa della dignità dell’uomo e promuovere le condizioni di vita di tutti, specialmente dei più svantaggiati.

Cari fratelli e sorelle, il Concilio Vaticano II ci invita a condividere il pane del sapere e del saper-fare, perché ogni uomo e ogni popolo possa sviluppare le sue potenzialità e insieme possiamo costruire, con l’aiuto di Dio, un futuro migliore.

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[1] Cfr H. de Lubac, Le drame de l’humanisme athée (1944), tr. it. Brescia 2013.

[2] Cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 302, 306, 307.

[3] Cfr S. Giovanni Paolo II, Omelia per la canonizzazione di Josemaría Escrivá de Balaguer (6 ottobre 2002).

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Saluti

Je salue les pèlerins de langue française et plus particulièrement le groupe de pèlerins de France, les sœurs de Saint-Paul de Chartres et le groupe “Réseau du Cœur” d’Haïti. Le Concile Vatican II nous invite à partager le pain du savoir et du savoir-faire : développez généreusement votre potentiel pour qu’ensemble, nous puissions construire, avec l’aide de Dieu, un avenir meilleur. Que Dieu vous bénisse !

[Saluto i pellegrini di lingua francese, in particolare il gruppo di pellegrini provenienti dalla Francia, le suore di San Paolo di Chartres e il gruppo “Réseau du Cœur” di Haiti. Il Concilio Vaticano II ci invita a condividere il pane del saper e del saper-fare: sviluppate generosamente il vostro potenziale affinché, insieme, possiamo costruire, con l’aiuto di Dio, un futuro migliore. Dio vi benedica!]

I greet all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly the groups from England, Ireland, Denmark, Norway, Malta, Tanzania, Australia, Hong Kong, India, Malaysia, Singapore, Thailand, Vietnam and the United States of America. Tomorrow in Saint Louis, Missouri, Venerable Fulton Sheen will be beatified. May the example and intercession of this holy bishop, known for his evangelizing work through the media, inspire many others likewise to find new ways of spreading the Gospel message with joyful enthusiasm. Upon all of you and your families, I invoke the peace and joy of our Lord Jesus Christ. God bless you!

Herzlich grüße ich die Pilger deutscher Sprache, insbesondere die zahlreichen Schulgruppen auf Studienreise. Möge diese Erfahrung der Ewigen Stadt euch dazu anregen, die Schätze unserer christlichen Kultur und Geschichte immer besser kennenzulernen – Schätze, die nicht nur der Vergangenheit angehören, sondern auch Inspiration für die Zukunft sein können. Gott segne euch.

[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua tedesca, in particolare i numerosi gruppi scolastici in viaggio di studio. Questa esperienza della Città eterna vi sproni a conoscere sempre meglio i tesori della nostra cultura e storia cristiana che non appartengono soltanto al passato ma possono anche ispirare il futuro. Dio vi benedica.]

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española. En la Eucaristía ofrecemos los frutos de la tierra y del trabajo humano para que se conviertan en el Cuerpo y en la Sangre de Cristo. Unamos también nuestra vida y nuestras tareas al sacrificio eucarístico, para que el Señor las transforme en una ofrenda viva, santa y agradable a Él. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.

我向讲中文的人们致以亲切的问候。亲爱的弟兄姐妹,我鼓励你们要彼此相亲相爱,如同耶稣爱你们每一个人那样。我由衷地降福你们。

[Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, vi incoraggio ad amarvi gli uni gli altri, come Gesù ama ciascuno di voi. Vi benedico di cuore.]

Queridos irmãos e irmãs de língua portuguesa, bem-vindos! No desempenho das vossas atividades, defendei sempre a dignidade humana, promovei as condições de vida do próximo e ponde só em Deus toda a esperança. O Senhor vos abençoe, a vós e às vossas famílias!

[Cari fratelli e sorelle di lingua portoghese, benvenuti! Nell’adempimento delle vostre attività, difendete sempre la dignità umana, migliorate le condizioni di vita del prossimo e riponete solo in Dio tutta la vostra speranza. Il Signore benedica voi e le vostre famiglie!]

أُحَيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة. لِنَجعَلْ عِلمَنا وَعَمَلَنا فِي خِدمَةِ الإِنسانِ وَكَرَامَتِه، وَلْنُساهِمْ بالمَحَبَّةِ فِي بِناءِ عَالَمٍ أَفضَلَ لِلجَمِيع. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!

[Saluto i fedeli di lingua araba. Facciamo della nostra scienza e del nostro lavoro un servizio all’uomo e alla sua dignità, e contribuiamo con amore a costruire un mondo migliore per tutti. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!]

Serdecznie pozdrawiam Polaków. W tych dniach na Jasnej Górze na dorocznej pielgrzymce gromadzą się małżeństwa i rodziny. Towarzyszy im hasło: „Małżeństwo rodzi życie”. Niech modlitwa i dzielenie się Słowem Bożym umacniają wiarę małżonków, by wielkodusznie współpracowali ze Stwórcą w przekazywaniu życia i wartości chrześcijańskich w tej szczególnej wspólnocie, jaką jest rodzina. Wszystkim wam błogosławię!

[Saluto cordialmente i polacchi. In questi giorni, a Jasna Góra, si riuniscono per l’annuale Pellegrinaggio gli sposi e le famiglie. Li accompagna il motto: «Il matrimonio genera la vita». La preghiera e la condivisione della Parola di Dio rafforzino la fede dei coniugi, affinché collaborino generosamente con il Creatore nella trasmissione della vita e dei valori cristiani in quella particolare comunità che è la famiglia. A tutti la mia benedizione!]

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APPELLO

Domenica prossima, 27 settembre, ricorre la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Il mio pensiero va ai migranti e ai rifugiati, specialmente ai minori costretti ad abbandonare la propria terra. I bambini e gli adolescenti sono i più vulnerabili; spesso vivono sofferenze indicibili: violenze, torture, sfruttamento, condizioni traumatiche e non di rado perdono la vita lungo le rotte migratorie. Faccio un appello alla responsabilità di tutti: ognuno si senta coinvolto nella vita di questi ragazzi, che vanno sempre tutelati e assistiti.

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Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, specialmente ai partecipanti al corso di aggiornamento in diritto canonico, promosso dalla Pontificia Università della Santa Croce; alla Guardia di Finanza di Predazzo, Gaeta, Orvieto e Bari; all’Accademia Militare di Modena, al gruppo “Preghiere delle mamme”.

Accolgo con affetto voi, pellegrini della diocesi di Rimini, con il Vescovo Mons. Nicolò Anselmi, qui convenuti ad un mese dalla mia visita pastorale nella vostra terra. Rinnovo la mia riconoscenza per l’accoglienza riservata e vi incoraggio a crescere nella fede, radicati nell’ascolto della Parola di Dio, per testimoniare a tutti l’amore del Padre celeste.

Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Oggi la Chiesa celebra la memoria liturgica di san Pio da Pietrelcina: la sua testimonianza di fede e di carità sia per ciascuno di voi un invito a confidare sempre nella bontà e nella misericordia di Dio.

A tutti la mia Benedizione.

[01380-IT.02] [Testo originale: Italiano]

[B0738-XX.02]