Questa mattina, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Leone XIV ha ricevuto in Udienza i Partecipanti al Simposio della “Communio Internationalis Benedictinarum”.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’Udienza:
Nel nome del Padre, del Figlio
e dello Spirito Santo.
La pace sia con voi.
Mie care sorelle, e anche alcuni fratelli sparsi qua e là,
sono molto lieto di incontrarvi in occasione del Simposio della Communio Internationalis Benedictinarum , che riunisce i rappresentanti del mondo monastico di tutto il mondo.
Salutando il Moderatore, forse proprio lei, i miei pensieri vanno in modo particolare all’Abate Primate, che non ha potuto essere presente a causa di alcuni obblighi derivanti dalle sue responsabilità primaziali.
Il vostro è un lavoro prezioso, che da venticinque anni porta avanti il cammino di comunione e di coordinamento avviato e promosso da Papa Leone XIII per la Confederazione Benedettina, e in seguito incoraggiato dal concilio Vaticano II nel Decreto Perfectae caritatis (cfr. nn. 22-23)
Questo percorso comune è tanto più importante in quanto mira a vivere e a promuovere il carisma benedettino in tutto il mondo attraverso una sinodalità spirituale speciale che rende l’unicità di ogni persona una ricchezza per tutti.
Parlando di san Benedetto, Papa Francesco ha sottolineato l’importanza di, cito, un “cuore dilatato dall’indicibile sovranità dell’amore” (Discorso ai partecipanti al V Congresso Mondiale degli Oblati Benedettini, 15 settembre 2023). Il cuore, ha detto, è foriero di grazia, perché le sue radici sono così salde che l’albero cresce bene, resistendo alle intemperie del tempo e portando i ricchi frutti del Vangelo (cfr. Ibidem).
Anch’io di recente ho visitato, ho voluto visitare e di fatto ho visitato come pellegrino, i monasteri di Subiaco e di Montecassino, e pregare in quei luoghi che hanno un significato tanto profondo per tutto il popolo di Dio e per la nostra storia. Riflettendo sul silenzio e sulla pace di quei santuari e vedendovi qui oggi, non posso fare a meno di rallegrarmi nell’osservare che — come dice il Vangelo — da un piccolo seme è nato un grande albero (cfr. Mt 13, 31-32). Di fatto, una vigna si è diffusa e “ha riempito la terra” (Sal 80, 10), e ha dato molti frutti perché, come amava dire il mio venerabile predecessore, è profondamente radicata nel Signore (cfr. Gv 15, 1-8).
Pertanto, come [monaci e] suore di così tanti Paesi diversi, gli sforzi che state compiendo per essere sempre più profondamente radicati in Cristo e per essere suoi testimoni vivi e oranti in tutto il mondo, sono un grande segno e un dono profetico. Ciò è particolarmente necessario nel nostro tempo, che è caratterizzato da una sete di vita autentica, di comunione e di pace.
A tale riguardo, san Paolo VI ha indicato san Benedetto e i suoi discepoli come coloro che, attraverso la preghiera, lo studio e il lavoro, “con la croce, con il libro e con l’aratro” hanno diffuso “civiltà e […] valori spirituali” (Lettera Apostolica Pacis nuntius, 24 ottobre 1964). Così hanno costruito tra diversi popoli e nazioni un’“unità che, come afferma sant’Agostino, è ‘esemplare e tipo di bellezza assoluta’” (Ibidem).
In tal senso, dunque, è davvero lodevole che siate [impegnati] impegnate in un progetto — a Roma e altrove attraverso strumenti digitali — per offrire nuove opportunità di formazione dedicate in modo specifico alle monache benedettine.
Miei cari sorelle e fratelli, vi ringrazio per chi siete e per tutto ciò che fate. Grazie per la vostra preghiera, per la vostra umile e silenziosa presenza, per l’offerta quotidiana e nascosta delle vostre vite e per la guida spirituale, la riflessione teologica e i valori comunitari che vivete e irradiate. Vi incoraggio a proseguire nel vostro impegno consacrato alla comunione e imparto a tutti voi la mia sentita benedizione.
Preghiamo insieme. [Padre nostro…]
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L'Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 208, sabato 12 settembre 2026, p. 3.