Conferenza Stampa di presentazione del Convegno “Il XXI secolo: un nuovo tempo di martiri?”(Augustinianum, 15 settembre 2026), 10.09.2026
Alle ore 10.30 di oggi, presso la Sala Stampa della Santa Sede, Via della Conciliazione, 54, ha avuto luogo la Conferenza Stampa di presentazione del Convegno Il XXI secolo: un nuovo tempo di martiri? (Augustinianum, 15 settembre 2026). Sono intervenuti: l’Em.mo Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi; S. E. Mons. Fabio Fabene, Segretario, Presidente della Commissione Nuovi Martiri - Testimoni della Fede; e il Prof. Andrea Riccardi, Vicepresidente della Commissione Nuovi Martiri - Testimoni della Fede. Riportiamo di seguito l’intervento dell’Em.mo Card. Marcello Semeraro: Intervento dell’Em.mo Card. Marcello Semeraro Anzitutto un saluto a voi tutti e grazie per l’attenzione che riservate a questa iniziativa del Dicastero della Cause dei Santi, che da tempo si è aggiunta alla sua tradizionale attività. In Praedicate Evangelium (2022) si legge, difatti, che il Dicastero «tratta, secondo la procedura prescritta, tutto quanto riguarda le cause di beatificazione e canonizzazione» (art. 98). Ora, la «Commissione dei Nuovi Martiri – Testimoni della Fede», voluta stabilmente in esso da Papa Francesco, avendo lo scopo di «elaborare un Catalogo di tutti coloro che hanno versato il loro sangue per confessare Cristo e testimoniare il Vangelo» (Lettera del 3 luglio 2023), ne amplia di fatto i fini. Ciò può significare almeno tre cose. - La grazia della santità nella Chiesa è significata, ma non esaurita dalle canonizzazioni. Non si esclude, ovviamente, che, per alcuni degli iscritti nel Catalogo si possa, verificatesi le condizioni richieste, avviare un procedimento di beatificazione e canonizzazione. Ciò che, però, s’intende evidenziare sono piuttosto la «misura alta della vita cristiana ordinaria» indicata da Giovanni Paolo II in Novo millennio ineunte n. 30 e la santità «della porta accanto» richiamata da Papa Francesco in Gaudete et exsultate nn. 6-8.
- Aggiungerei il valore antropologico della santità cristiana. Cito, questa volta Benedetto XVI: «Soffrire con l’altro, per gli altri; soffrire per amore della verità e della giustizia; soffrire a causa dell’amore e per diventare una persona che ama veramente – questi sono elementi fondamentali di umanità, l’abbandono dei quali distruggerebbe l’uomo stesso. Ma ancora una volta sorge la domanda: ne siamo capaci? … Anche per questo abbiamo bisogno di testimoni, di martiri, che si sono donati totalmente, per farcelo da loro dimostrare – giorno dopo giorno. Ne abbiamo bisogno per preferire, anche nelle piccole alternative della quotidianità, il bene alla comodità – sapendo che proprio così viviamo veramente la vita. Diciamolo ancora una volta: la capacità di soffrire per amore della verità è misura di umanità» (Spe salvi, n. 39).
- Concludo con il valore ecumenico dell’iniziativa, sin dal principio voluto per la Commissione da Giovanni Paolo II. Già nella lettera enciclica Ut unum sint (1995), egli aveva scritto: «In una visione teocentrica, noi cristiani già abbiamo un Martirologio comune. Esso … mostra come, ad un livello profondo, Dio mantenga fra i battezzati la comunione nell’esigenza suprema della fede, manifestata col sacrificio della vita» (n. 84). Anche Papa Francesco, istituendo la Commissione all’interno del Dicastero delle Cause dei Santi, ha sottolineato che il suo operato «permetterà di affiancare ai martiri, riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa, le testimonianze documentate – e sono molte – di questi nostri fratelli e sorelle, all’interno di un panorama vasto in cui risuoni l’unica voce della martyria dei cristiani».
Grazie, ancora, per l’attenzione. Sala Stampa – Città del Vaticano, 10 sett. 2026 [01323-IT.01] [Testo originale: Italiano] [B0707-XX.02]
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