Questa mattina, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Leone XIV ha ricevuto in Udienza i partecipanti al XVII Incontro Annuale dell’International Catholic Legislators Network.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’incontro:
Eminenze,
Distinti Signore e Signori,
Cari Fratelli e Sorelle in Cristo,
è per me una grande gioia salutare voi, membri del International Catholic Legislators Network, e in particolare il Cardinale Schönborn e il Cardinale Bo, patroni di questo Network.
Il tema del vostro incontro annuale, “Dignità umana e intelligenza artificiale: sfide, opportunità e controllo”, vi offre l’occasione per riflettere su una delle questioni fondamentali della nostra epoca. Lo straordinario progresso dell’intelligenza artificiale sta schiudendo orizzonti che le generazioni precedenti avrebbero potuto a malapena immaginare. Tuttavia, ogni conseguimento tecnologico pone anche l’umanità di fronte a una questione morale: non soltanto che cosa possiamo fare, ma che cosa dovremmo fare? Di fatto, oggi la nostra famiglia umana si trova dinanzi a una scelta fondamentale. Come ho scritto nella Lettera Enciclica Magnifica humanitas, possiamo essere tentati di costruire una nuova Torre di Babele, dove il potere, l’efficienza e il controllo oscurano il volto della persona umana; oppure possiamo costruire una civiltà in cui la tecnologia serve lo sviluppo integrale di ogni persona (cfr. nn. 7-10). La domanda decisiva rimane la stessa: la tecnologia aiuta le persone a diventare più fraterne e responsabili verso sé stesse e le une verso le altre? A tale riguardo, i principi della dottrina sociale della Chiesa — la dignità inviolabile di ogni persona, il bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiarietà e la solidarietà — forniscono criteri certi per il discernimento.
Cari legislatori, la vostra vocazione vi pone al centro di questa sfida. Responsabili di fornire politiche per la gestione della tecnologia ai fini del bene comune, il vostro compito non è di impedire l’innovazione bensì di guidarla con saggezza (cfr. Francesco, Discorso ai Partecipanti all’incontro promosso dal International Catholic Legislators Network, 27 agosto 2021). Una buona legislazione dovrebbe incoraggiare la creatività scientifica e tecnologica, salvaguardando al tempo stesso i diritti umani e le libertà. Dovrebbe proteggere gli utenti dallo sfruttamento, tutelare la privacy personale, garantire la trasparenza nell’uso delle tecnologie emergenti e assicurare che rafforzino le istituzioni democratiche.
A tal fine, “servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti, una politica che non abdichi al proprio compito” (Magnifica humanitas, n. 106). Questa vigilanza può operare a diversi livelli — locale, nazionale e internazionale — agevolando il dibattito aperto sul “codice etico da usare, sottoponendolo a criteri di giustizia sociale condivisa” (n. 107), e assicurando che nessuna ideologia o interesse specifico detti i valori incorporati nei sistemi d’intelligenza artificiale.
Al tempo stesso, il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale rischia di creare nuove forme di dipendenza tecnologica, con le nazioni più povere che dipendono sempre più da quelle più ricche. Dobbiamo restare vigili a questo riguardo, per evitare che l’innovazione diventi un altro veicolo di colonialismo ideologico o economico (cfr. nn. 178-179). Purtroppo, ci troviamo di fronte a una forma sottile di dominio quando sono gli algoritmi a decidere chi viene visto, chi rimane invisibile, quando le piattaforme digitali influenzano il dibattito pubblico senza dover rendere conto e quando la dignità dei lavoratori è subordinata all’ottimizzazione di sistemi (cfr. nn. 95, 150, 171). Questi sviluppi rivelano un nuovo volto dell’antica tentazione del dominio e del potere senza servizio.
Contro questa cultura del potere la Chiesa propone “la civiltà dell’amore” (Paolo VI, Regina Caeli, 17 maggio 1970; cfr. Magnifica humanitas, n. 186), una civiltà che sappia guidare saggiamente l’intelligenza artificiale, formando cuori capaci di carità, compassione e responsabilità. In una tale società, la prima scuola di umanità sarebbe la famiglia. Perché è in famiglia che impariamo la fiducia prima del calcolo, la generosità prima della competizione, il dialogo prima della divisione e l’amore prima del potere. Non bisogna mai consentire all’intelligenza artificiale di erodere questa cellula primaria della società, né riducendo le persone e le relazioni a dati e simulazioni, né inondando le giovani menti di contenuti che distorcono il desiderio, e nemmeno con modelli economici che rendono la vita familiare economicamente precaria. Per questo vi incoraggio a promuovere politiche che rafforzino il matrimonio e le famiglie, sostengano i genitori nella loro missione educativa e consentano ai giovani di guardare al futuro con fiducia.
Cari amici, il mondo non ha bisogno di un’intelligenza artificiale che sminuisca l’umanità; piuttosto, ha bisogno di intelligenza umana illuminata dalla saggezza, di autorità politica guidata dalla coscienza e di innovazione tecnologica guidata dalla carità. Solo allora l’intelligenza artificiale diventerà non un rivale dell’umanità, ma un servitore del bene comune.
Con queste riflessioni, prego perché le vostre deliberazioni diano abbondante frutto per le vostre nazioni e per l’intera famiglia umana. Che la Beata Vergine Maria, Madre del Buon Consiglio, vi accompagni sempre. Su di voi, sulle vostre famiglie e su tutti coloro che sono affidati al vostro servizio, invoco volentieri le abbondanti benedizioni di Dio. Grazie.
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L'Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 189, venerdì 21 agosto 2026, p. 3.