Questa mattina, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Leone XIV ha ricevuto in Udienza i Dirigenti e Dipendenti di diversi Istituti Bancari Italiani.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’incontro:
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
La pace sia con voi!
Cari fratelli e sorelle, benvenuti.
Rivolgo un caloroso saluto a Sua Eccellenza e a tutti voi. Sono molto contento di questo incontro, che ci dà l’occasione di riflettere assieme sulla funzione delle Banche e delle Casse di Credito nella nostra società.
Gli Istituti che rappresentate hanno origini varie, accomunate dall’esigenza di sostenere l’imprenditorialità e la finanza pubblica e privata in diversi momenti e contesti della storia italiana. I loro inizi, caratterizzati da coraggio e creatività, testimoniano la complementarietà tra risparmio e investimento, privato e pubblico, per la realizzazione del bene comune e per una solida crescita economica.
Le vostre istituzioni finanziarie hanno infatti favorito, in modi diversi, una giusta condivisione e ridistribuzione di ricchezza tra individui, imprese e istituzioni, rendendone la fruizione più accessibile a tutti e valorizzando il contributo di ciascuno. È questa una funzione sociale che ben si inscrive nella missione affidata da Dio all’uomo di essere custode del creato, per cui «ogni attività umana […] è chiamata a produrre frutto disponendo, con generosità ed equità, di quei doni che Dio pone originariamente a disposizione di tutti e sviluppando con alacre fiducia quei semi di bene inscritti, come promessa di fecondità, nell’intera Creazione» (Congr. per la dottr. della fede – Dicast. per il serv. dello svil. um. Int., Oeconomicae et pecuniariae quaestiones, 6 gennaio 2018, 4).
Proprio in virtù di questa capacità costruttiva, il sistema bancario si è trovato, nel corso dei secoli, al centro di grandi processi di sviluppo economico e sociale, divenendo una realtà sempre più complessa e articolata, capace di influire sulla vita delle persone. La concentrazione di capitali e la disponibilità di qualificate competenze lo hanno fornito di mezzi economici ingenti, con la conseguente duplice possibilità di farsi promotore di equa condivisione per il benessere generale o, in negativo, fautore di accumuli egoistici, fonte di sperequazione e miseria.
In questo quadro d’insieme, la vostra storia testimonia come chi si occupa del mercato finanziario non solo può fare del bene agendo in modo retto, ma anche informando e formando le persone e gli ambienti in cui opera ad un uso oculato e moralmente appropriato delle risorse, in cui si coniughino sensibilità, intelligenza, onestà e carità, e facendosi promotore di «parametri umanizzanti […] in cui guadagno e solidarietà non sono più antagonisti» (ibid. 11). Essa mostra, inoltre, come questo modo di agire garantisca anche, nel tempo, una sana e duratura crescita di strutture, modelli sociali e relazioni.
Lo spirito delle vostre fondazioni ricorda a tutti, in particolare, che in banca non entrano in prima analisi capitali, ma persone, e che dietro i numeri ci sono donne e uomini, famiglie che hanno bisogno di aiuto. Per questo, in un contesto in cui l’alta informatizzazione degli strumenti impone mediazioni sempre più elaborate e artificiali nelle relazioni interpersonali voi, eredi di una grande tradizione di attenzione umana, siete chiamati a fare in modo che chi accede ai vostri servizi non si senta abbandonato alla freddezza di sistemi algoritmici – per quanto efficienti e matematicamente precisi – ma che dietro gli strumenti tecnici percepisca, oggi come in passato, la presenza di persone pronte all’ascolto e desiderose di bene.
Le banche possono influenzare molto l’evoluzione strutturale di una società e anche il suo sviluppo culturale. Per questo la vostra presenza è preziosa: per ricordare a chi troppo facilmente si ripiega su valori puramente materiali, confondendo nell’esistenza fini e mezzi, che anche a livello finanziario al centro bisogna sempre mettere la persona, e che «su quel pilastro vanno costruite le strutture sociali alternative di cui abbiamo bisogno» (cfr Francesco, Discorso ai partecipanti all’Incontro mondiale dei movimenti popolari, 28 ottobre 2014; cfr Lett. enc. Laudato sì, 24 maggio 2015, 189).
Il vostro impegno in questo senso è vivo e attuale, come testimoniano i numerosi progetti umanitari e culturali di cui siete promotori. Vi incoraggio a continuare ad operare in questo modo, tenendo viva la vostra vocazione di enti di mutuo sostegno e orientando sempre il vostro impegno verso un’etica della solidarietà. È il seme da cui siete nati e la radice solida e profonda, per quanto spesso nascosta, grazie alla quale l’albero delle vostre realtà continua a crescere e a svilupparsi.
Fedeli alle vostre origini, non dimenticate mai la carità, anzi fatene sempre più il criterio guida delle vostre scelte programmatiche! Grazie per quello che fate. Vi ricordo nella preghiera e, affidandovi all’intercessione di Maria, vi benedico di cuore. Grazie!