Sala Stampa

www.vatican.va

Sala Stampa Back Top Print Pdf
Sala Stampa


Viaggio Apostolico di Sua Santità Leone XIV in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale (13 - 23 aprile 2026) –Visita alla Prigione di Bata, 22.04.2026


Alle ore 14.30 locali Papa Leone XIV si è diretto in auto verso l’Aeroporto internazionale di Mongomo President Obiang Nguema, si è congedato da alcune Autorità locali, e, alle ore 15.10 circa, è partito a bordo di un Boeing 777-200 alla volta di Bata, dove è atterrato alle ore 15:40 locali.

Al suo arrivo all’Aeroporto di Bata, alle ore 15.45 circa, il Papa, è stato accolto da alcune Autorità locali, si è trasferito in auto alla Prigione di Bata, ha effettuato una breve sosta alla Cattedrale di San Giacomo e di Nostra Signora del Pilar, dove si è fermato per un momento di preghiera e adorazione davanti al Santissimo Sacramento.

Alle ore 16.50 locali, il Santo Padre è arrivato alla Prigione di Bata. Al suo arrivo è stato accolto dal Ministro della Giustizia, S.E. il Signor Reginaldo Biyogo Mba Ndong Anguesomo, dal Direttore del carcere, dal Cappellano e da alcuni rappresentanti del personale penitenziario. Successivamente, il Papa è stato accompagnato nel cortile interno della struttura, dove sono presenti detenuti, il personale della prigione e rappresentanti della pastorale carceraria. Dopo il canto di benvenuto, le parole del Direttore e la testimonianza di un detenuto, il Santo Padre ha rivolto un Saluto ai presenti, seguito dalle parole di ringraziamento del Cappellano.

Al termine dell’incontro, è stata consegnata al Santo Padre una croce in legno realizzata dai detenuti. Dopo la preghiera, la benedizione e il canto finale, il Papa si è trasferito in auto al Monumento commemorativo delle vittime dell’esplosione del 7 marzo 2021.

Pubblichiamo di seguito il Saluto che il Santo Padre Leone XIV ha rivolto ai presenti nel corso della visita alla Prigione di Bata:

[ AR  - DE  - EN  - ES  - FR  - IT  - PL  - PT ]

Cari fratelli, care sorelle!

In alcuni posti dicono che la pioggia è segno della benedizione di Dio! Chiediamo che sia così! E viviamo questo momento anche come segno della vicinanza di Dio, Dio che mai ci abbandona.

Ho ascoltato con attenzione le vostre parole. Grazie per la chiarezza e per averci mostrato che, anche nelle difficoltà, la dignità umana e la speranza non vanno mai perdute.

Oggi sono qui per dirvi qualcosa di molto semplice: nessuno è escluso dall’amore di Dio! Ognuno di noi, con la propria storia, i propri errori e le proprie sofferenze, continua a essere prezioso agli occhi del Signore. Possiamo dirlo con certezza, perché Gesù ci ha rivelato questo in ogni incontro, in ogni gesto e in ogni parola. Persino arrestato, condannato e messo a morte senza alcuna colpa, Lui ci ha amato sino alla fine, mostrando di credere nella possibilità che l’amore cambi anche il cuore più indurito.

In questo mio viaggio, sto sperimentando che la Guinea Equatoriale è una terra ricca di culture, lingue e tradizioni. Le vostre famiglie, le vostre comunità e la vostra fede sono una grande forza per questa Nazione. Anche voi fate parte di questo Paese. L’amministrazione della giustizia ha lo scopo di proteggere la società, ma per essere efficace deve sempre investire sulla dignità e sulle potenzialità di ogni persona. Una vera giustizia cerca non tanto di punire, ma soprattutto di aiutare a ricostruire la vita sia delle vittime, sia dei colpevoli, sia delle comunità ferite dal male. Non c’è giustizia senza riconciliazione. È un lavoro immenso, di cui una parte può avvenire dentro la prigione e un’altra parte, ancora maggiore, deve coinvolgere tutta la comunità nazionale, per prevenire e riparare le ferite provocate dall’ingiustizia.

Voglio parlarvi, infatti, soprattutto di speranza e di cambiamento. Anche se il carcere appare un luogo di solitudine e desolazione, questo tempo – come è stato detto – può diventare un tempo di riflessione, di riconciliazione e di crescita personale. Si faccia di tutto, ad esempio, perché vi sia data in carcere la possibilità di studiare e di lavorare con dignità. La vita non è definita solo dagli errori commessi, esito in genere di circostanze pesanti e complesse: c’è sempre l’opportunità di rialzarsi, di imparare e di diventare una persona nuova.

Fratelli e sorelle, non siete soli. Le vostre famiglie vi amano e vi aspettano, e molti, al di fuori di queste mura, pregano per voi. E se anche qualcuno temesse di essere stato abbandonato da tutti, Dio non vi abbandonerà mai e la Chiesa sarà al vostro fianco. Pensate anche al vostro Paese, ai giovani della Guinea Equatoriale che hanno bisogno di esempi di perseveranza, responsabilità e fede. Ogni sforzo di riconciliazione, ogni gesto di bontà, può diventare una fiammella di speranza per gli altri.

Desidero ringraziare anche coloro che lavorano in questo centro penitenziario: il Direttore, gli Agenti e il Cappellano. Il loro servizio è fondamentale quando coniuga sicurezza, rispetto e umanità, garantendo l’ordine necessario ad accompagnare i detenuti in un percorso di reinserimento e di ricostruzione della propria vita.

Cari fratelli e sorelle, Dio non si stanca mai di perdonare. Egli apre sempre una nuova porta a chi riconosce i propri errori e desidera cambiare. Non permettete che il passato vi rubi la speranza nel futuro. Ogni giorno può essere un nuovo inizio.

Affidiamo questo cammino alla Vergine Maria, Madre di Misericordia. Che ella accompagni le vostre vite, consoli i vostri cuori e protegga le vostre famiglie. Oggi voglio assicurarvi la mia vicinanza e la mia preghiera per voi e per tutto il popolo della Guinea Equatoriale. E ricordate sempre: una persona che si rialza dopo essere caduta è più forte di prima. Che il Signore vi conceda pace, speranza e forza per ricominciare.

Fratelli e sorelle, sotto questa pioggia, che è benedizione di Dio, preghiamo insieme la preghiera che Cristo ci ha insegnato, dicendo: Padre nostro…

[Benedizione]

[00660-ES.02] [Texto original: Español]

[B0326-XX.02]