Testo in lingua italiana
Traduzione in lingua francese
Traduzione in lingua inglese
Traduzione in lingua tedesca
Traduzione in lingua spagnola
Traduzione in lingua portoghese
Traduzione in lingua polacca
Traduzione in lingua araba
Alle ore 21.15 di questa sera, Venerdì Santo, il Santo Padre Leone XIV presiede al Colosseo il pio esercizio della “Via Crucis”, trasmesso in mondovisione.
I testi delle meditazioni e delle preghiere proposte quest’anno per le stazioni della Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo sono stati scritti dal Rev.mo Padre Francesco Patton, O.F.M.
Testo in lingua italiana
Introduzione
La Via Dolorosa si snoda per le stradine della Città Vecchia di Gerusalemme e ci fa ripercorrere il cammino di Gesù dal luogo della sua condanna fino a quello della sua crocifissione e della sua sepoltura, che è anche il luogo della sua risurrezione.
Non è un percorso in mezzo a gente devota e silenziosa. Come al tempo di Gesù, ci troviamo a camminare in un ambiente caotico, disturbato e rumoroso, in mezzo a persone che condividono la fede in Lui, ma anche ad altri che deridono e insultano. Così è la vita di tutti i giorni.
La Via Crucis non è il cammino di chi vive in un mondo asetticamente devoto e di astratto raccoglimento, ma è l’esercizio di chi sa che la fede, la speranza e la carità sono da incarnare nel mondo reale, dove il credente è continuamente sfidato e continuamente deve fare proprio il modo di procedere di Gesù.
San Francesco d’Assisi, del quale ricorre quest’anno l’ottavo centenario della morte, descrive la nostra vita cristiana prendendo in prestito le parole dall’apostolo Pietro: ci ricorda che siamo chiamati a «seguire le orme di Cristo, il quale chiamò amico il suo traditore e si offrì spontaneamente ai suoi crocifissori» (Rnb XXII, 2: FF 56; cfr 1Pt 2,21). Il Poverello ci esorta a fissare lo sguardo su Gesù: «Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon pastore, che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce» (Amm VI: FF 155).
Nel percorrere questa Via Crucis, accogliamo perciò l’invito di san Francesco a fare un cammino sulle orme di Gesù che non sia meramente rituale o intellettuale, ma coinvolga tutta la nostra persona e tutta la nostra vita: «Portate in offerta i vostri corpi e prendete sulle spalle la sua santa croce, e seguite sino alla fine i suoi santissimi comandamenti» (UffPass XV,13: FF 303).
I stazione
Gesù è condannato a morte
Dal Vangelo secondo Giovanni (19,9-11)
[Pilato] entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (2Lfed 28-29: FF 191)
Coloro poi che hanno ricevuto la potestà di giudicare gli altri, esercitino il giudizio con misericordia, così come essi stessi vogliono ottenere misericordia dal Signore; infatti, il giudizio sarà senza misericordia per coloro che non hanno usato misericordia.
Nel tuo colloquio con Pilato, Signore Gesù, tu smascheri ogni umana presunzione di potere. Anche oggi c’è chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento. Le tue parole al Prefetto romano non lasciano spazio all’ambiguità: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto» (Gv 19,11).
Francesco d’Assisi, che ha semplicemente cercato di seguire le tue orme, ci ricorda che ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria, il potere di calpestare la dignità umana o di tutelarla, quello di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla.
Anche ognuno di noi è chiamato a rispondere del potere che esercita nella vita di tutti i giorni. Tu, Gesù, gli dici: Fa’ buon uso del potere che ti è dato e ricordati che qualsiasi cosa tu faccia a un essere umano, specie se piccolo e fragile, lo fai a me. Ed è a me che dovrai risponderne un giorno.
Preghiamo dicendo: Ricordami, Gesù.
Che tu ti identifichi in ogni persona giudicata:
|
Ricordami, Gesù.
|
Che non devo lasciarmi guidare dai pregiudizi:
|
Ricordami, Gesù.
|
Che il vero potere è quello dell’amore:
|
Ricordami, Gesù.
|
Che la misericordia ha la meglio nel giudizio:
|
Ricordami, Gesù.
|
Che il bene va scelto anche quando costa:
|
Ricordami, Gesù.
|
II stazione
Gesù è caricato della croce
Dal Vangelo secondo Giovanni (19,14-17)
Era la Parasceve della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Golgota.
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Amm V, 7-8: FF 154)
Anche se tu fossi più bello e più ricco di tutti, e se tu operassi cose mirabili, come scacciare i demoni, tutte queste cose ti sono di ostacolo e nulla ti appartiene, e in esse non ti puoi gloriare per niente; ma in questo possiamo gloriarci, nelle nostre infermità e nel portare sulle spalle ogni giorno la santa croce del Signore nostro Gesù Cristo.
La parola “croce” produce in noi una reazione di rifiuto, piuttosto che di desiderio. È più facile che nasca in noi la tentazione di fuggirla, piuttosto che l’anelito di abbracciarla.
Gesù, sono certo che era così anche quando la croce te l’hanno caricata sulle spalle. Nel Getsemani, infatti, avevi chiesto al Padre di allontanare da te questo calice, pur volendo con tutto te stesso compiere la sua volontà. La croce era il supplizio più orrendo e doloroso, riservato agli schiavi, ai criminali irrecuperabili e ai maledetti da Dio.
Eppure, l’hai abbracciata e portata sulle tue spalle, e poi ti sei lasciato portare da lei. Non perché fosse bella o attraente, ma per amore nostro. Sollevando il suo carico pesante, sapevi che risollevavi noi dal peso del male che ci schiaccia e ti caricavi del peccato che rovina la nostra esistenza. Abbracciando la croce e caricandola sulle tue spalle, abbracciavi la nostra fragilità e ti facevi carico della nostra umanità. Prendevi su di te le nostre schiavitù, i nostri crimini e anche la nostra maledizione.
Liberaci, Gesù, dalla paura della croce. Dacci la grazia di seguirti per la tua stessa via e di non avere altra gloria se non nella tua croce.
Preghiamo dicendo: Liberaci, Signore.
Dal desiderio di gloria umana:
|
Liberaci, Signore.
|
Dalla tentazione di ignorare chi soffre:
|
Liberaci, Signore.
|
Dal preoccuparci solo di noi stessi:
|
Liberaci, Signore.
|
Dal timore di impegnarci nella fedeltà:
|
Liberaci, Signore.
|
Dalla paura e dal rifiuto della croce:
|
Liberaci, Signore.
|
III stazione
Gesù cade la prima volta
Dal Vangelo secondo Giovanni (12,24-25)
In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Amm XXII, 3: FF 172)
Beato il servo che non è veloce a scusarsi e umilmente sopporta la vergogna e la riprensione per un peccato, anche quando non ha commesso colpa.
La tua esistenza, Gesù, è stata un continuo abbassarsi e discendere. Pur essendo Dio, ti sei spogliato per farti uomo. Da ricco che eri ti sei fatto povero. E giunto al termine della tua missione, mentre portavi sulle spalle il peso dell’umanità intera, sei caduto sulle dure pietre della Via Dolorosa, la via che i condannati a morte percorrevano davanti alla gente di Gerusalemme, che accorreva come a uno spettacolo.
È l’anticipo di un abbassamento ancora più profondo: la discesa nel regno degli inferi, la caduta nel mistero della morte, dove tutti noi cadiamo al termine di questa vita terrena. La tua, però, è la caduta in terra del chicco di grano, che è disposto a morire per portare frutto.
Aiuta anche noi a scegliere di stare in basso, ai piedi degli altri, piuttosto che cercare di stare in alto e dominarli. Aiutaci ad apprendere la via dell’umiltà anche dall’esperienza delle nostre cadute e umiliazioni, e a saper sopportare in pace le offese e le ingiustizie subite.
Fa’ che ti sentiamo vicino, proprio e soprattutto quando cadiamo, talmente vicino da accorgerci che sei tu a rialzarci e rimetterci in cammino. E fa’ che anche noi impariamo a fidarci della terra, come il chicco di grano, sapendo che la morte, grazie a te, è il grembo della vita eterna.
Preghiamo dicendo: Rialzaci, Gesù.
Quando cadiamo per la nostra fragilità:
|
Rialzaci, Gesù.
|
Quando cadiamo perché qualcuno ci fa cadere:
|
Rialzaci, Gesù.
|
Quando cadiamo per scelte sbagliate:
|
Rialzaci, Gesù.
|
Quando cadiamo nella disperazione:
|
Rialzaci, Gesù.
|
Quando cadiamo nel mistero della morte:
|
Rialzaci, Gesù.
|
IV stazione
Gesù incontra sua Madre
Dal Vangelo secondo Giovanni (19,25-27)
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Cleopa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Rb VI, 8: FF 91)
Ciascuno manifesti all’altro con sicurezza le sue necessità, poiché se la madre nutre e ama il suo figlio carnale, quanto più premurosamente uno deve amare e nutrire il suo fratello spirituale?
È normale che la madre ci sia all’inizio della nostra esistenza. Non è normale che la madre ci stia accanto quando è l’ora di morire, perché vuol dire che la vita ci è stata strappata: da una malattia, da un incidente, dalla violenza, dalla disperazione. Maria, la donna dalla quale tu, Gesù, sei stato generato, ti è accanto anche nel tuo cammino verso il Calvario e sta con te sotto la croce.
Tu le chiedi di generare ancora e di continuare ad essere madre del discepolo amato, di ognuno di noi, della Chiesa, di questa nuova umanità che sta nascendo proprio nell’ora in cui doni la vita e muori. Nell’ora più solenne della tua missione e prima di portare tutto a compimento, chiedi anzitutto a lei di accogliere ciascuno di noi; e solo dopo chiedi a noi di accogliere lei. Perché la Madre precede sempre. Alle nozze di Cana aveva preceduto perfino te.
O Maria, abbi uno sguardo di tenerezza per ciascuno di noi, ma soprattutto per le tante, troppe madri che ancora oggi, come te, vedono i propri figli arrestati, torturati, condannati, uccisi. Abbi uno sguardo di tenerezza per le madri che vengono svegliate nel cuore della notte da una notizia straziante, e per quelle che vegliano in ospedale un figlio che si sta spegnendo. E a noi dona un cuore materno, per comprendere e condividere la sofferenza altrui, e imparare, anche in questo modo, cosa vuol dire amare.
Preghiamo dicendo: Consola, o Madre.
Le madri che hanno perso i propri figli:
|
Consola, o Madre.
|
Gli orfani, specie a causa delle guerre:
|
Consola, o Madre.
|
I migranti, gli sfollati e i rifugiati:
|
Consola, o Madre.
|
Coloro che subiscono tortura e ingiusta pena:
|
Consola, o Madre.
|
I disperati che hanno perso il senso della vita:
|
Consola, o Madre.
|
Coloro che muoiono soli:
|
Consola, o Madre.
|
V stazione
Gesù è aiutato dal Cireneo a portare la croce
Dal Vangelo secondo Marco (15,21)
Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo.
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Amm XVIII,1: FF 167)
Beato l’uomo che offre un sostegno al suo prossimo per la sua fragilità, in quelle cose in cui vorrebbe essere sostenuto da lui, se si trovasse in un caso simile.
Simone di Cirene non era un volontario. Non si prese volontariamente cura di te, Gesù, per darti una mano a portare la croce. Probabilmente sapeva a malapena chi eri. Eppure, aiutandoti a portare la croce, qualcosa dentro di lui è cambiato, al punto che trasmetterà ai suoi figli, Alessandro e Rufo, il significato profondo di quel cammino fatto assieme a te, e loro diventeranno testimoni della tua Pasqua nella prima comunità cristiana.
Anche oggi ci sono tante persone che scelgono di fare qualcosa di buono per gli altri in ogni parte del mondo. Ci sono migliaia di volontari che, in situazioni estreme, rischiano la vita per soccorrere chi ha bisogno di cibo, di istruzione, di cure mediche, di giustizia. Molti di loro non credono nemmeno in te, eppure – anche se inconsapevolmente – ti aiutano ancora a portare la croce e, mentre si prendono cura di altre persone in carne e ossa, stanno in realtà – ancora una volta – prendendosi cura di te.
Fa’ o Signore, che anche noi impariamo a offrire al nostro prossimo quel sostegno che vorremmo fosse offerto a noi, qualora ci trovassimo nella stessa situazione. Aiutaci a essere persone empatiche e compassionevoli, non a parole ma coi fatti e nella verità.
Preghiamo dicendo: Rendici attenti, Signore.
Alle persone che incontriamo:
|
Rendici attenti, Signore.
|
Ai poveri, ai sofferenti e agli scartati:
|
Rendici attenti, Signore.
|
A chi rimane solo e senza cura:
|
Rendici attenti, Signore.
|
A chi rimane indietro e cade:
|
Rendici attenti, Signore.
|
A chi non trova ascolto:
|
Rendici attenti, Signore.
|
VI stazione
La Veronica asciuga il volto di Gesù
Dal Vangelo secondo Giovanni (12,20-21)
Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Pat 4: FF 269)
Venga il tuo regno: affinché tu regni in noi per mezzo della grazia e ci faccia giungere nel tuo regno, dove la visione di te è senza veli, l’amore di te è perfetto, la comunione con te è beata, il godimento di te senza fine.
Quello che i Salmi avevano cantato come «il più bello tra i figli dell’uomo» (Sal 45,3), ora ha invece i tratti del Servo sofferente profetizzato da Isaia, che «non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere» (Is 53,2).
Veronica è la custode della tua immagine, Gesù. Ha potuto ottenerla grazie a quel gesto di carità: asciugare il tuo volto coperto di sangue e di polvere. Veronica non ci trasmette la memoria di un’immagine in posa, ma quella dell’uomo dei dolori, che ci ha risanati per mezzo delle sue stesse piaghe.
Aiutaci, Gesù, a coltivare il desiderio di vedere il tuo volto. Donaci la grazia che hai concesso agli Apostoli di vederti luminoso e trasfigurato. Ma aiutaci soprattutto ad avere l’occhio attento di Veronica, che ti sa riconoscere anche nella tua bellezza sfigurata. E rendici capaci di asciugare, oggi, il tuo volto, ancora coperto di polvere e sangue, deturpato da ogni atto che calpesta la dignità di una qualsiasi persona umana.
Preghiamo dicendo: Aiutaci a riconoscerti, Gesù.
Quando il tuo volto è sfigurato:
|
Aiutaci a riconoscerti, Gesù.
|
In ogni persona condannata dai pregiudizi:
|
Aiutaci a riconoscerti, Gesù.
|
Nel povero privato della sua dignità:
|
Aiutaci a riconoscerti, Gesù.
|
Nelle donne vittime di tratta e ridotte in schiavitù:
|
Aiutaci a riconoscerti, Gesù.
|
Nei bambini ai quali è stata rubata l’infanzia e compromesso il futuro:
|
Aiutaci a riconoscerti, Gesù.
|
VII stazione
Gesù cade per la seconda volta
Dal Vangelo secondo Giovanni (13,3-5)
Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Rnb V, 13-14: FF 20)
Nessun fratello faccia del male o dica del male a un altro; ma piuttosto, per la carità che viene dallo Spirito, di buon volere si servano e si obbediscano vicendevolmente.
Tutta la tua vita, Gesù, è stata un continuo chinarti e abbassarti. Quando hai lavato i piedi ai discepoli, nell’ultima cena, hai lasciato un esempio, un insegnamento e una profezia: l’esempio del servizio, l’insegnamento dell’amore fraterno e la profezia del donare la vita. Francesco d’Assisi era rimasto così profondamente colpito da questo tuo abbassarti che ha voluto raccomandare a noi di lavarci i piedi reciprocamente, cioè di essere sempre pronti al servizio dei propri fratelli. E ha voluto che questo stesso vangelo gli venisse letto la sera del 3 ottobre di otto secoli fa, poco prima di morire.
Nel tuo amarci fino alla fine, fino a dare la tua vita per noi, è già contenuta anche la profezia della tua risurrezione, perché un amore così grande è più forte della morte. Un amore così grande rivela il senso ultimo dell’amare: portarci nella vita stessa di Dio.
Quando cadi, Gesù, lo fai per rialzarci dalle nostre cadute. Quando cadi lo fai per risollevare chi è schiacciato a terra dall’ingiustizia, dalla menzogna, da ogni forma di sfruttamento e da ogni tipo di violenza, dalla miseria prodotta da un’economia finalizzata al profitto individuale anziché al bene comune. Quando cadi lo fai per rialzare anche me.
Preghiamo dicendo: Rialzaci, Signore.
Quando i nostri errori ci schiacciano:
|
Rialzaci, Signore.
|
Quando il peso della responsabilità ci opprime:
|
Rialzaci, Signore.
|
Quando cadiamo nella depressione:
|
Rialzaci, Signore.
|
Quando veniamo meno alle nostre scelte:
|
Rialzaci, Signore.
|
Quando veniamo risucchiati da una dipendenza:
|
Rialzaci, Signore.
|
VIII stazione
Gesù incontra le donne di Gerusalemme
Dal Vangelo secondo Luca (23,27-31)
Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Pater 5: FF 270)
Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra: affinché ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando te; con tutta l’anima, sempre desiderando te; con tutta la mente, indirizzando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore; e con tutte le nostre forze, spendendo tutte le nostre energie e i sensi dell’anima e del corpo in offerta di lode al tuo amore e non per altro; e affinché amiamo i nostri prossimi come noi stessi, attirando tutti secondo le nostre forze al tuo amore, godendo dei beni altrui come fossero nostri e nei mali soffrendo insieme con loro e non recando alcuna offesa a nessuno.
Le donne, Gesù, ti hanno sempre seguito e assistito, dall’inizio della tua predicazione. Ci sono anche adesso, anche sotto la croce. Dove c’è una sofferenza o un bisogno, le donne ci sono: negli ospedali e nelle case di riposo, nelle comunità terapeutiche e di accoglienza, nelle case-famiglia con i minori più fragili, negli avamposti più sperduti della missione ad aprire scuole e dispensari, nelle zone di guerra e di conflitto per soccorrere i feriti e consolare i sopravvissuti.
Le donne ti hanno preso sul serio; hanno preso sul serio anche queste tue parole dure: da secoli piangono su sé stesse e sui propri figli: portati via e incarcerati durante una manifestazione, deportati da politiche prive di compassione, naufragati in disperati viaggi della speranza, falcidiati nelle zone di guerra, annientati nei campi di sterminio.
Le donne continuano a piangere. Dona anche ad ognuno di noi, Signore, un cuore compassionevole, un cuore materno, e la capacità di sentire nostra la sofferenza altrui. Donaci ancora lacrime, Signore, per non dissolvere la nostra coscienza nelle nebbie dell’indifferenza e continuare a rimanere umani.
Preghiamo dicendo: Donaci lacrime, Signore.
Per piangere sui disastri delle guerre:
|
Donaci lacrime, Signore.
|
Per piangere sui massacri e i genocidi:
|
Donaci lacrime, Signore.
|
Per piangere con le madri e con le mogli:
|
Donaci lacrime, Signore.
|
Per piangere sul cinismo dei prepotenti:
|
Donaci lacrime, Signore.
|
Per piangere sulla nostra indifferenza:
|
Donaci lacrime, Signore.
|
IX stazione
Gesù cade per la terza volta
Dal Vangelo secondo Giovanni (14,6-7)
Disse Gesù [a Tommaso]: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Rnb XXIII, 3: FF 64)
Ti rendiamo grazie, perché come tu ci hai creato per mezzo del tuo Figlio, così per il santo tuo amore, con il quale ci hai amato, hai fatto nascere lo stesso vero Dio e vero uomo dalla gloriosa sempre vergine beatissima santa Maria, e per la croce, il sangue e la morte di lui ci hai voluto redimere dalla schiavitù.
Tu che «per noi sei nato lungo la via» (S. Francesco, UffPass XV,7: FF 303), adesso, per la terza volta cadi sulla via dolorosa che ti porta al Calvario.
La tua triplice caduta ci ricorda che non esiste una nostra caduta nella quale tu non sia accanto a noi. Sì, perché tu sei accanto a noi in ogni nostra fragilità, e ci puoi e ci vuoi risollevare da ogni nostra caduta, perché vuoi che assieme a te ognuno di noi possa giungere al Padre e trovare la vita, quella vera, quella eterna, quella che niente e nessuno ci potrà più strappare.
Nel cammino sulle tue orme non importa quante volte cadiamo, importa solo che Tu ci sei accanto e sei disposto a risollevarci una volta ancora, innumerevoli volte, perché il tuo amore, il tuo perdono, la tua misericordia sono infinitamente più grandi della nostra fragilità.
Sostienici nella nostra incredulità e dacci la grazia di credere che ci puoi rialzare.
Preghiamo dicendo: Serviti di noi, Gesù.
Per rialzare tutti coloro che cadono:
|
Serviti di noi, Gesù.
|
Per rialzare quelli che rimangono a terra:
|
Serviti di noi, Gesù.
|
Per rialzare le persone più fragili:
|
Serviti di noi, Gesù.
|
Per rialzare quelli che pensiamo “se la siano cercata”:
|
Serviti di noi, Gesù.
|
Per rialzare coloro che sembrano irrecuperabili:
|
Serviti di noi, Gesù.
|
X stazione
Gesù è spogliato delle vesti
Dal Vangelo secondo Giovanni (19,23-24)
I soldati, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte. E i soldati fecero così.
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (LOrd, 28-29: FF 221)
Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, e aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché tutti e per intero vi accolga Colui che tutto a voi si offre.
Tu stesso, Gesù, avevi scelto di spogliarti della gloria divina per rivestire «la vera carne della nostra umanità e fragilità» (S. Francesco, 2Lfed 4: FF 181). E adesso ti vengono strappati i vestiti di dosso, nel crudele tentativo di umiliarti e spogliarti anche della tua umana dignità.
È un tentativo che si ripete continuamente anche ai nostri giorni. Lo praticano i regimi autoritari quando costringono i prigionieri a rimanere seminudi in una cella spoglia o in un cortile. Lo praticano i torturatori che non si limitano a strappare le vesti, ma strappano anche la pelle e le carni. Lo praticano coloro che autorizzano e utilizzano forme di perquisizione e controllo che non rispettano la dignità della persona. Lo praticano gli stupratori e gli abusatori, che trattano le vittime come cose. Lo pratica l’industria dello spettacolo, quando ostenta la nudità per guadagnare qualche spettatore in più. Lo pratica il mondo dell’informazione, quando denuda le persone davanti all’opinione pubblica. E talvolta lo facciamo anche noi, con la nostra curiosità che non rispetta né il pudore, né l’intimità, né la riservatezza degli altri.
Ricordaci, Signore, che ogni volta che non riconosciamo la dignità altrui si offusca la nostra, e ogni volta che approviamo o pratichiamo un comportamento disumano verso qualsiasi essere umano, siamo noi stessi a diventare meno umani.
Preghiamo dicendo: Rivestici, Gesù.
Della tua infinita umiltà:
|
Rivestici, Gesù.
|
Del rispetto per ogni essere umano:
|
Rivestici, Gesù.
|
Del sentimento della compassione:
|
Rivestici, Gesù.
|
Di un rinnovato senso del pudore:
|
Rivestici, Gesù.
|
Della forza per difendere la dignità di ogni persona:
|
Rivestici, Gesù.
|
XI stazione
Gesù è inchiodato sulla croce
Dal Vangelo secondo Giovanni (19,17-19)
Portando la croce, [Gesù] si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Golgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Cant 23-26: FF 263)
Laudato si’, mi’ Signore, / per quelli ke perdonano per lo Tuo amore / e sostengo infirmitate e tribulazione. / Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace, / ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.
Inchiodato sulla croce come un malfattore, ma con un titolo che rivela la tua regalità, o Gesù, tu ci mostri qual è l’autentico potere. Non quello di chi ritiene di poter disporre della vita altrui nel dare la morte, ma quello di chi realmente può vincere la morte dando la vita e può dare la vita anche accettando la morte. Tu manifesti che il potere autentico non è quello di chi usa la forza e la violenza per imporsi, ma quello di chi è capace di prendere su di sé il male dell’umanità, il nostro, il mio; e annullarlo con la potenza dell’amore che si manifesta nel perdono. Tu sei Re e regni dalla croce: non ti servi dell’apparente potenza degli eserciti, ma dell’apparente impotenza dell’amore, che si lascia inchiodare. Tu sei Re e la tua croce diventa l’asse attorno al quale ruotano la storia e l’intero universo, per non precipitare nell’inferno dell’incapacità di amare.
Tu, Re crocifisso, ci ricordi che, se vogliamo essere partecipi della tua regalità, dobbiamo anche noi imparare a perdonare per amore tuo e a sostenere in pace le difficoltà della vita, perché a vincere non è l’amore per la forza, ma la forza dell’amore.
Preghiamo dicendo: Insegnaci ad amare.
Quando subiamo un’ingiustizia:
|
Insegnaci ad amare.
|
Quando desideriamo vendetta:
|
Insegnaci ad amare.
|
Quando siamo tentati dalla violenza:
|
Insegnaci ad amare.
|
Quando riteniamo impossibile il perdono:
|
Insegnaci ad amare.
|
Quando ci sentiamo crocifissi:
|
Insegnaci ad amare.
|
XII stazione
Gesù muore sulla croce
Dal Vangelo secondo Giovanni (19,28-30)
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (2Lfed 11-13: FF 184)
E la volontà del Padre suo fu questa, che il suo figlio benedetto e glorioso, che egli ci ha donato ed è nato per noi, offrisse se stesso, mediante il proprio sangue, come sacrificio e vittima sull’altare della croce, non per sé, poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, ma in espiazione dei nostri peccati, lasciando a noi l’esempio perché ne seguiamo le orme.
«È compiuto». Non vuol dire che è tutto finito, ma che il motivo per cui tu, Gesù, ti sei fatto uno di noi è stato portato al suo termine: hai adempiuto la missione che il Padre ti ha affidato e ora puoi tornare a Lui e portare noi con te.
Da ora in poi sappiamo che lasciandoci attirare da te, alzando verso di te il nostro sguardo, ci troviamo davanti a Colui che ci riconcilia, che estingue il nostro “debito”, che ci introduce nel Santuario che è la vita stessa di Dio. Ci troviamo davanti a Colui che, realizzando il fine dell’incarnazione, dà a noi la possibilità di realizzare il senso profondo della nostra stessa vita: diventare figli di Dio, essere il capolavoro di Dio.
Aiutaci, Signore, ad accogliere il dono dello Spirito Santo, che hai effuso su di noi già nell’ora della tua morte in croce, e fa’ che con te, anche noi, possiamo passare da questo mondo al Padre.
Preghiamo dicendo: Donaci il tuo Spirito, Signore.
Perché diventiamo nuove creature e viviamo in Dio:
|
Donaci il tuo Spirito, Signore.
|
Perché sperimentiamo che il nostro debito è cancellato:
|
Donaci il tuo Spirito, Signore.
|
Perché possiamo pregare “Abbà, Padre”:
|
Donaci il tuo Spirito, Signore.
|
Perché accogliamo ogni persona come fratello e sorella:
|
Donaci il tuo Spirito, Signore.
|
Perché scopriamo il senso ultimo della vita:
|
Donaci il tuo Spirito, Signore.
|
XIII stazione
Gesù è deposto dalla croce
Dal Vangelo secondo Giovanni (19,38-39)
Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe.
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Cant 27-31: FF 263)
Laudato si’, mi’ Signore, / per sora nostra Morte corporale, / da la quale nullu homo vivente po’ skappare: / guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; / beati quelli ke trovarà ne le Tue santissime voluntati, / ka la morte secunda no ‘l farrà male.
Gesù è appena morto, e la sua morte comincia già a dare i primi frutti. Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, che erano discepoli di Gesù, ma di nascosto, perché avevano paura di esporsi, adesso trovano il coraggio di andare da Pilato a chiedere il suo corpo. Compiono così un gesto di umana pietà, quello di togliere dalla croce un condannato e seppellirlo con dignità e decoro.
Non dovrebbero mai esserci cadaveri non restituiti e insepolti: non dovrebbero mai le madri, i parenti e gli amici dei condannati essere costretti a umiliarsi davanti all’autorità per vedersi restituire i resti martoriati di un proprio congiunto. Anche il corpo di un morto conserva la dignità della persona e non può essere vilipeso, o occultato, o distrutto, o non restituito, o sprovvisto di regolare sepoltura. Non solo il corpo della persona perbene, ma perfino il corpo di un criminale merita rispetto.
O Gesù, tu sei stato ingiustamente catturato, torturato, giudicato, condannato e ucciso, ma il tuo corpo è stato restituito e onorato; fa’ che il nostro tempo, che ha perso il rispetto per i vivi, mantenga almeno quello per i morti.
Preghiamo dicendo: Insegnaci la pietà.
Per sentire la sofferenza dei carcerati:
|
Insegnaci la pietà.
|
Per essere solidali con i prigionieri politici:
|
Insegnaci la pietà.
|
Per comprendere i familiari degli ostaggi:
|
Insegnaci la pietà.
|
Per piangere i morti sotto le macerie:
|
Insegnaci la pietà.
|
Per avere rispetto di tutti i defunti:
|
Insegnaci la pietà.
|
XIV stazione
Gesù è deposto nel sepolcro
Dal Vangelo secondo Giovanni (19,40-42)
[Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo] presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (2Lfed 61-62: FF 202)
A colui che tanto patì per noi, che tanti beni ha elargito e ci elargirà in futuro, a Dio, ogni creatura che è nei cieli, sulla terra, nel mare e negli abissi renda lode, gloria, onore e benedizione, poiché egli è la nostra virtù e la nostra fortezza, lui che solo è buono, solo altissimo, solo onnipotente, ammirabile, glorioso e solo è santo, degno di lode e benedetto per gli infiniti secoli dei secoli. Amen.
Tutto è iniziato in un giardino, l’Eden, che i progenitori ricevettero in dono e in custodia, e dal quale furono esiliati per non essersi fidati di Dio. Tutto ricomincia in un giardino, dove Gesù fu sepolto e dove risuscitò: luogo in cui la vecchia creazione fragile e mortale si trasforma in nuova creazione, che partecipa alla vita stessa di Dio. Questo luogo è la porta attraverso la quale Gesù è disceso agli inferi ed è l’ingresso del Paradiso, non più terrestre e temporaneo, ma celeste e definitivo. Questo è il luogo dell’ultimo gesto di pietà e delle ultime lacrime versate sul corpo del Cristo morto. È il luogo del primo incontro con Lui Risorto, ormai vivente per sempre, riconoscibile solo quando ci chiama per nome o ci apre gli occhi, e impossibile da trattenere. Il luogo in cui Maria di Magdala riceve il mandato di annunciare che la morte è vinta perché Gesù di Nazareth ora è risorto, è il Signore, è il Vivente che non può più morire.
Da allora anche noi veniamo sepolti – grazie al Battesimo – insieme a Gesù, in quel medesimo giardino, con la speranza certa che Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai nostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in noi (cfr Rm 8,11). Ti rendiamo grazie, Signore, perché hai dato fondamento certo alla nostra speranza di vita eterna.
Preghiamo dicendo: Vieni, Signore Gesù.
A camminare ancora con noi nel Giardino:
|
Vieni, Signore Gesù.
|
Ad asciugare le lacrime dai nostri occhi:
|
Vieni, Signore Gesù.
|
A donarci una speranza certa:
|
Vieni, Signore Gesù.
|
A ribaltare la pietra che ci schiaccia il cuore:
|
Vieni, Signore Gesù.
|
A farci intravedere il Paradiso:
|
Vieni, Signore Gesù.
|
SANTO PADRE:
Invocazione conclusiva e benedizione
Al termine di questa Via Crucis, facciamo nostra la preghiera con la quale san Francesco ci invita a vivere la nostra vita come un cammino di progressivo coinvolgimento nella relazione di amore che unisce il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio, concedi a noi miseri di fare, per tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e per tua sola grazia, giungere a te, o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nella Unità semplice vivi e regni e sei glorificato, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen (LOrd 50-52: FF 233).
Concludiamo con l’antica benedizione biblica (cfr Nm 6,24-26), con la quale san Francesco era solito benedire i frati e tutta la gente, al punto che è diventata la “sua” benedizione (cfr BfL: FF 262).
Il Signore sia con voi.
℟. E con il tuo spirito.
Il Signore vi benedica e vi custodisca.
℟. Amen.
Faccia risplendere per voi il suo volto e vi faccia grazia.
℟. Amen.
Rivolga a voi il suo volto e vi conceda la sua pace.
℟. Amen.
E la benedizione di Dio onnipotente,
Padre ✠ e Figlio ✠ e Spirito ✠ Santo,
discenda su di voi e con voi rimanga sempre.
℟. Amen.
[00553-IT.01] [Testo originale: Italiano]
Traduzione in lingua francese
Introduction
La Via Dolorosa serpente à travers les ruelles de la Vieille Ville de Jérusalem et nous fait parcourir l’itinéraire de Jésus depuis le lieu de sa condamnation jusqu’à celui de sa crucifixion et de sa sépulture, qui est aussi le lieu de sa résurrection.
Ce n’est pas un parcours au milieu d’une foule pieuse et silencieuse. Comme à l’époque de Jésus, nous nous retrouvons à marcher dans un environnement chaotique, agité et bruyant, au milieu de personnes qui partagent la foi en Lui, mais aussi d’autres qui se moquent et l’insultent. Telle est la vie de tous les jours.
Le Chemin de Croix n’est pas le chemin de ceux qui vivent dans un monde préservé dans sa ferveur et de recueillement abstrait, mais c’est l’exercice de ceux qui savent que la foi, l’espérance et la charité doivent s’incarner dans le monde réel, où le croyant est continuellement mis en défi et doit continuellement faire sienne la manière d’agir de Jésus.
Saint François d’Assise, dont cette année marque le huitième centenaire de la mort, décrit notre vie chrétienne en empruntant les paroles de l’apôtre Pierre. Il nous rappelle que nous sommes appelés à « suivre les traces du Christ qui a appelé “ami” celui qui le trahissait et s’est offert spontanément à ceux qui le crucifiaient» (Rnb XXII, 2 : FF 56 ; cf. 1Pt 2, 21). Le Poverello nous exhorte à fixer notre regard sur Jésus : «Considérons tous les frères, le bon Pasteur qui, pour sauver ses brebis, a supporté la passion de la croix» (Amm VI : FF 155).
En parcourant ce Chemin de Croix, accueillons donc l’invitation de saint François à suivre les traces de Jésus d’une manière qui ne soit pas purement rituelle ou intellectuelle, mais qui engage toute notre personne et toute notre vie : « Offrez vos corps en sacrifice, prenez sur vos épaules sa sainte croix et suivez jusqu’au bout ses très saints commandements » (UffPass XV,13 : FF 303).
1ère station
Jésus est condamné à mort
De l’Évangile selon saint Jean (19,9-11)
Et rentrant dans le prétoire, [Pilate] dit à Jésus : “D’où es-tu ?”. Mais Jésus ne lui fit aucune réponse. Pilate lui dit : “C’est à moi que tu ne parles pas? Ignores-tu que j’ai le pouvoir de te délivrer et le pouvoir de te crucifier?” Jésus répondit: “Tu n’aurais sur moi aucun pouvoir, s’il ne t’avait pas été donné d’en haut. C’est pourquoi celui qui m’a livré à toi a un plus grand péché”.
Des écrits de saint François d’Assise (2 Lfed 28-29 : FF 191)
Que ceux qui ont reçu le pouvoir de juger les autres exercent le jugement avec miséricorde, comme ils veulent obtenir eux-mêmes miséricorde du Seigneur. Le jugement, en effet, sera sans miséricorde pour ceux qui n’auront pas fait miséricorde.
Dans ton entretien avec Pilate, Seigneur Jésus, tu démasques toute prétention humaine au pouvoir. Aujourd’hui encore, certains croient avoir reçu une autorité sans limites et pensent pouvoir en user et en abuser à leur guise. Tes paroles au procurateur romain ne laissent aucune place à l’ambiguïté : « Tu n’aurais aucun pouvoir sur moi, si cela ne t’avait été donné d’en haut » (Jn 19, 11).
François d’Assise, qui a simplement cherché à suivre tes traces, nous rappelle que toute autorité devra répondre devant Dieu de la manière dont elle aura exercé le pouvoir qui lui a été confié : le pouvoir de juger, mais aussi le pouvoir de déclencher une guerre ou d’y mettre fin, le pouvoir d’éduquer à la violence ou à la paix, le pouvoir d’alimenter le désir de vengeance ou celui de la réconciliation, le pouvoir d’utiliser l’économie pour opprimer les peuples ou pour les libérer de la misère, le pouvoir de bafouer la dignité humaine ou de la protéger, celui de promouvoir et de défendre la vie ou de la refuser et de l’étouffer.
Chacun de nous est également appelé à répondre du pouvoir qu’il exerce dans la vie quotidienne. Toi Jésus, tu lui dis : Fais bon usage du pouvoir qui t’est donné et souviens-toi que tout ce que tu fais à un être humain, surtout s’il est petit et fragile, tu le fais à moi. Et c’est à moi que tu devras en répondre un jour.
Prions en disant : Souviens-toi de moi, Jésus.
Puisque tu t’identifies à chaque personne jugée : Souviens-toi de moi, Jésus.
Pour que je ne me laisse pas guider par les préjugés : Souviens-toi de moi, Jésus.
Pour que le véritable pouvoir soit celui de l’amour : Souviens-toi de moi, Jésus.
Pour que la miséricorde l’emporte sur le jugement : Souviens-toi de moi, Jésus.
Pour que le bien soit choisi même lorsqu’il coûte cher : Souviens-toi de moi, Jésus.
2ème station
Jésus est chargé de la croix
De l’Évangile selon saint Jean (19,14-17)
C’était la Préparation de la Pâque, et environ la sixième heure. Pilate dit aux Juifs: “Voici votre roi”.Mais ils se mirent à crier: “Qu’il meure! Qu’il meure! Crucifie-le”» Pilate leur dit: “Crucifierai-je votre roi ?” les Princes des prêtres répondirent: “Nous n’avons de roi que César”.Alors il le leur livra pour être crucifié. Et ils prirent Jésus et l’emmenèrent. Jésus, portant sa croix, arriva hors de la ville au lieu nommé Calvaire, en Hébreu Golgotha.
Des écrits de saint François d’Assise (Amm V, 7-8 : FF 154)
Semblablement, même si tu étais plus beau et plus riche de tous et même si tu faisais des merveilles au point de mettre en fuite les démons, tout cela t’est contraire et cela ne t’appartient en rien, et en rien de cela tu ne peux te glorifier ; mais en ceci nous pouvons nous glorifier : dans nos infirmités et de porter chaque jour sur notre dos la sainte croix de notre Seigneur Jésus Christ
Le mot “croix” suscite en nous une réaction de rejet plutôt que de désir. Il est plus facile que naisse en nous la tentation de la fuir plutôt que l’envie de l’embrasser.
Jésus, je suis sûr qu’il en était de même lorsque la croix a été chargée sur tes épaules. À Gethsémani, en effet, tu avais demandé au Père d’éloigner de toi cette coupe, tout en voulant de tout ton cœur accomplir sa volonté. La croix était le supplice le plus horrible et le plus douloureux, réservé aux esclaves, aux criminels irrécupérables et aux maudits de Dieu.
Et pourtant, tu l’as embrassée et portée sur tes épaules, puis tu t’es laissé porter par elle. Non pas parce qu’elle était belle ou attrayante, mais par amour pour nous. En soulevant ton lourd fardeau, tu savais que tu nous relevais du poids du mal qui nous écrase et que tu te chargeais du péché qui ruine notre existence. En embrassant la croix et en la portant sur tes épaules, tu embrassais notre fragilité et tu te chargeais de notre humanité. Tu prenais sur toi nos esclavages, nos crimes et même notre malédiction.
Libère-nous, Jésus, de la peur de la croix. Donne-nous la grâce de te suivre sur ton propre chemin et de n’avoir d’autre gloire que celle de ta croix.
Prions en disant : Délivre-nous, Seigneur.
Du désir de gloire humaine : Délivre-nous, Seigneur.
De la tentation d’ignorer ceux qui souffrent : Délivre-nous, Seigneur.
De nous préoccuper seulement de nous-mêmes : Délivre-nous, Seigneur.
De la crainte de nous engager dans la fidélité : Délivre-nous, Seigneur.
De la peur et du refus de la croix : Délivre-nous, Seigneur.
3ème station
Jésus tombe pour la première fois
De l’Évangile selon saint Jean (12,24-25)
En vérité, en vérité, je vous le dis, si le grain de blé tombé en terre ne meurt pas, il demeure seul; mais s’il meurt, il porte beaucoup de fruit. Celui qui aime sa vie, la perdra; et celui qui hait sa vie en ce monde, la conservera pour la vie éternelle.
Des écrits de saint François d’Assise (Amm XXII, 3 : FF 172)
Bienheureux le serviteur qui n’est pas prompt à s’excuser et supporte humblement la honte et la réprimande d’un péché, là où il n’a pas commis de faute.
Ta vie, Jésus, a été une succession d’abaissements et de descentes. Bien que tu sois Dieu, tu t’es dépouillé pour devenir homme. De riche que tu étais, tu t’es fait pauvre. Et arrivé au terme de ta mission, alors que tu portais sur tes épaules le poids de l’humanité tout entière, tu es tombé sur les pierres dures de la Via Dolorosa, le chemin que les condamnés à mort parcouraient devant le peuple de Jérusalem qui accourait comme pour assister à un spectacle.
C’est le début d’un abaissement encore plus profond : la descente dans le royaume des enfers, la chute dans le mystère de la mort où chacun de nous tombe à la fin de cette vie terrestre. Mais la tienne est la chute d’un grain de blé sur la terre, qui est prêt à mourir pour porter du fruit.
Aide-nous, nous aussi, à choisir de rester à terre, aux pieds des autres, plutôt que de chercher à être en hauteur et à les dominer. Aide-nous à apprendre la voie de l’humilité, y compris à partir de l’expérience de nos chutes et de nos humiliations, et à savoir supporter en paix les offenses et les injustices subies.
Fais que nous te sentions proche, surtout lorsque nous tombons, si proche que nous nous rendions compte que c’est toi qui nous relèves et nous remets en chemin. Et fais que nous apprenions nous aussi à faire confiance à la terre, comme le grain de blé, sachant que la mort, grâce à toi, est le sein de la vie éternelle.
Prions en disant : Relève-nous, Jésus.
Quand nous tombons à cause de notre fragilité : Relève-nous, Jésus.
Quand nous tombons parce que quelqu’un nous fait tomber : Relève-nous, Jésus.
Quand nous tombons à cause de mauvais choix : Relève-nous, Jésus.
Quand nous tombons dans le désespoir : Relève-nous, Jésus.
Quand nous tombons dans le mystère de la mort : Relève-nous, Jésus.
4ème station
Jésus rencontre sa Mère
De l’Évangile selon saint Jean (19, 25-27)
Or, près de la croix de Jésus, se tenaient sa mère et la sœur de sa mère, Marie, femme de Clopas, et Marie de Magdala. Jésus donc voyant sa mère et, se tenant près d’elle, le disciple qu’il aimait, dit à sa mère: “Femme, voici ton fils”. Puis il dit au disciple: “Voici ta mère”. Dès cette heure-là, le disciple l’accueillit comme sienne.
Des écrits de saint François d’Assise (Rb VI, 8 : FF 91)
Qu’avec assurance chacun manifeste à l’autre sa nécessité, car si une mère chérit et nourrit son fils charnel, avec combien plus d’affection chacun ne doit-il pas chérir et nourrir son frère spirituel ?
Il est normal que notre mère soit présente au début de notre existence. Il n’est pas normal qu’elle soit à nos côtés au moment de mourir, car cela signifie que la vie nous a été arrachée par une maladie, un accident, la violence, le désespoir. Marie, la femme de laquelle toi, Jésus, tu as été engendré, se tient à tes côtés sur ton chemin vers le Calvaire et elle se tient près de toi sous la croix.
Tu lui demandes de donner encore la vie et de continuer à être la mère du disciple bien-aimé, de chacun de nous, de l’Église, de cette nouvelle humanité qui naît précisément à l’heure où tu donnes ta vie et où tu meurs. À l’heure la plus solennelle de ta mission et, avant de tout achever, tu lui demandes d’abord d’accueillir chacun de nous ; et ce n’est qu’ensuite que tu nous demandes de l’accueillir. Car la Mère précède toujours. Aux noces de Cana, elle t’avait de même précédé.
Ô Marie, jette sur chacun de nous un regard de tendresse, mais surtout sur les nombreuses -trop nombreuses - mères qui, aujourd’hui encore, voient comme toi leurs enfants arrêtés, torturés, condamnés, tués. Porte un regard de tendresse sur les mères qui sont réveillées au milieu de la nuit par une nouvelle déchirante, et pour celles qui veillent à l’hôpital un enfant en train de s’éteindre. Et donne-nous un cœur maternel, pour comprendre et partager la souffrance des autres, et apprendre, aussi de cette manière, ce que veut dire aimer.
Prions en disant : Console-les, ô Mère.
Les mères qui ont perdu leurs enfants : Console-les, ô Mère.
Les orphelins, spécialement à cause des guerres : Console-les, ô Mère.
Les migrants, les personnes déplacées et les réfugiés : Console-les, ô Mère.
Ceux qui subissent la torture et des peines injustes : Console-les, ô Mère.
Les désespérés qui ont perdu le sens de la vie : Console-les, ô Mère.
Ceux qui meurent seuls : Console-les, ô Mère.
5ème station
Jésus est aidé par Simon de Cyrène à porter la croix
De l’Évangile selon saint Marc (15, 21)
Et ils requièrent, pour porter sa croix, Simon de Cyrène, le père d’Alexandre et de Rufus, qui passait par là, revenant des champs.
Des écrits de saint François d’Assise (Amm XVIII,1 : FF 167)
Heureux l’homme qui soutient son prochain selon sa fragilité, autant qu’il voudrait être soutenu par lui s’il se trouvait dans un cas semblable.
Simon de Cyrène n’était pas volontaire. Il ne s’est pas occupé volontairement de toi, Jésus, pour t’aider à porter la croix. Probablement savait-il à peu près qui tu étais. Mais, en t’aidant à porter la croix, quelque chose change en lui au point qu’il transmettra à ses fils, Alexandre et Rufus, la signification profonde de ce chemin parcouru avec toi, et ils deviendront les témoins de ta Pâque dans la première Communauté chrétienne.
Aujourd’hui encore, beaucoup de personnes choisissent de faire quelque chose de bien pour les autres partout dans le monde. Des milliers de bénévoles risquent leur vie dans des situations extrêmes pour venir en aide à ceux qui ont besoin de nourriture, d’éducation, de soins médicaux, de justice. Beaucoup d’entre eux ne croient même pas en toi, et pourtant, même inconsciemment, ils t’aident encore à porter la croix. En prenant soin d’autres personnes en chair et en os, en réalité, une fois encore, ils prennent soin de toi.
Fais, Seigneur, que nous apprenions, nous aussi, à offrir à notre prochain le soutien que nous aimerions recevoir si nous nous trouvions dans la même situation. Aide-nous à être des personnes empathiques et compatissantes, non pas en paroles, mais en actes et en vérité.
Prions en disant : Rends-nous attentifs, Seigneur.
Aux personnes que nous rencontrons : Rends-nous attentifs, Seigneur.
Aux personnes pauvres, souffrantes et rejetées : Rends-nous attentifs, Seigneur.
À ceux qui restent seuls et sans soins : Rends-nous attentifs, Seigneur.
À ceux qui restent en arrière et tombent : Rends-nous attentifs, Seigneur.
À ceux qui ne trouvent pas d’écoute : Rends-nous attentifs, Seigneur.
6ème station
Véronique essuie le visage de Jésus
De l’Évangile selon saint Jean (12, 20-21)
Il y avait là quelques Grecs, de ceux qui montaient pour adorer pendant la fête. Ils s’avancèrent vers Philippe, qui était de Bethsaïde en Galilée, et ils lui firent cette demande: “Seigneur, nous voulons voir Jésus”.
Des écrits de saint François d’Assise (Pat 4 : FF 269)
Que ton règne vienne : afin que tu règnes en nous par la grâce et que tu nous fasses parvenir dans ton royaume, où la vision de toi est sans voile, où l’amour pour toi est parfait, où la communion avec toi est bienheureuse, où la jouissance de toi est sans fin.
Celui que les Psaumes avaient chanté comme « le plus beau des fils de l’homme » (Ps 45, 3) a désormais les traits du Serviteur souffrant, prophétisé par Isaïe, qui «n’avait ni forme ni beauté pour attirer nos regards, ni apparence pour exciter notre amour» (Is 53, 2).
Véronique est la gardienne de ton image, Jésus. Elle a pu l’obtenir grâce à ce geste de charité: essuyer ton visage couvert de sang et de poussière. Véronique ne nous transmet pas le souvenir d’une image en pose, mais celui de l’homme des douleurs qui nous a guéris par ses plaies.
Aide-nous, Jésus, à cultiver le désir de voir ton visage. Accorde-nous la grâce que tu as accordée aux Apôtres de te voir lumineux et transfiguré. Mais aide-nous surtout à avoir le regard attentif de Véronique qui sait te reconnaître même dans ta beauté défigurée. Et rends-nous capables aujourd’hui d’essuyer ton visage encore couvert de poussière et de sang, défiguré par tout acte qui bafoue la dignité de toute personne humaine.
Prions en disant : Jésus, aide-nous à te reconnaître.
Quand ton visage est défiguré : Jésus, aide-nous à te reconnaître.
Dans chaque personne condamnée par les préjugés : Jésus, aide-nous à te reconnaître.
Dans le pauvre privé de sa dignité : Jésus, aide-nous à te reconnaître.
Dans les femmes victimes de la traite et réduites en esclavage : Jésus, aide-nous à te reconnaître.
Dans les enfants à qui l’on a volé l’enfance et compromis l’avenir : Jésus, aide-nous à te reconnaître.
7èmestation
Jésus tombe pour la deuxième fois
De l’Évangile selon saint Jean (13, 3-5)
Jésus, sachant que le Père a tout remis entre ses mains, qu’il est sorti de Dieu et qu’il s’en va vers Dieu, se lève de table, dépose son vêtement, et prend un linge qu’il se noue à la ceinture; puis il verse de l’eau dans un bassin. Alors il se mit à laver les pieds des disciples et à les essuyer avec le linge qu’il avait à la ceinture.
Des écrits de saint François d’Assise (Rnb V, 13-14: FF 20)
Qu’aucun frère ne fasse du mal ou ne dise du mal à un autre ; bien plus, par la charité de l’esprit, qu’ils se servent volontiers et s’obéissent mutuellement.
Toute ta vie, Jésus, tu n’as cessé de te baisser et de t’abaisser. Lorsque tu as lavé les pieds de tes disciples, lors de la Cène, tu as laissé un exemple, un enseignement et une prophétie : l’exemple du service, l’enseignement de l’amour fraternel et la prophétie du don de la vie. François d’Assise a été si profondément touché par ton abaissement qu’il a voulu nous recommander de nous laver les pieds les uns les autres, c’est-à-dire d’être toujours prêts à servir nos frères. Il a également souhaité que cet Évangile lui soit lu le soir du 3 octobre, il y a huit siècles, peu avant sa mort.
La prophétie de ta résurrection se trouve déjà contenue dans ton amour pour nous jusqu’à la fin, jusqu’à donner ta vie pour nous. Car un amour aussi grand est plus fort que la mort. Un amour aussi grand révèle le sens ultime de l’amour : conduis‑nous dans la vie même de Dieu.
Lorsque tu tombes, Jésus, tu le fais pour nous relever de nos chutes. Lorsque tu tombes, tu le fais pour relever ceux qui sont écrasés par l’injustice, le mensonge, toute forme d’exploitation et tout type de violence, par la misère qu’a produite une économie axée sur le profit individuel plutôt que sur le bien commun. Quand tu tombes, tu le fais pour me relever moi aussi.
Prions en disant : Relève-nous, Seigneur.
Quand nos erreurs nous écrasent : Relève-nous, Seigneur.
Quand le poids de la responsabilité nous oppresse : Relève-nous, Seigneur.
Quand nous tombons dans la dépression : Relève-nous, Seigneur.
Quand nous manquons à nos choix : Relève-nous, Seigneur.
Quand nous sommes aspirés par une dépendance : Relève-nous, Seigneur.
8èmestation
Jésus rencontre les femmes de Jérusalem
De l’Évangile selon saint Luc (23, 27-31)
Le peuple, en grande foule, le suivait, ainsi que des femmes qui se frappaient la poitrine et se lamentaient sur Jésus. Il se retourna et leur dit: «Filles de Jérusalem, ne pleurez pas sur moi! Pleurez plutôt sur vous-mêmes et sur vos enfants! Voici venir des jours où l’on dira: “Heureuses les femmes stériles, celles qui n’ont pas enfanté, celles qui n’ont pas allaité!” Alors on dira aux montagnes: “Tombez sur nous”, et aux collines: “Cachez-nous.” Car si l’on traite ainsi l’arbre vert, que deviendra l’arbre sec?»
Des écrits de saint François d’Assise (Pater 5: FF 270)
Que ta volonté soit faite sur la terre comme au ciel: afin que nous t’aimions de tout notre cœur en pensant toujours à toi ; de toute notre âme en te désirant toujours ; de tout notre esprit en dirigeant vers toi tous nos élans et ne poursuivant toujours que ta seule gloire ; de toutes nos forces en dépensant toutes nos énergies et tous les sens de notre âme et de notre corps au service de ton amour et de rien d’autre. Que nous aimions nos proches comme nous-mêmes ; en les attirant tous à ton amour selon notre pouvoir, en partageant leur bonheur comme s’il était le nôtre, en les aidant à supporter leurs malheurs, en ne leur faisant nulle offense.
Les femmes t’ont toujours suivi et aidé, Jésus, depuis le début de ta prédication. Elles sont encore là aujourd’hui, même sous la croix. Là où il y a une souffrance ou un besoin, les femmes sont présentes : dans les hôpitaux et les maisons de retraite, dans les communautés thérapeutiques et d’accueil, dans les foyers pour les mineurs les plus fragiles, dans les avant-postes les plus reculés de la mission pour ouvrir des écoles et des dispensaires, dans les zones de guerre et de conflit pour secourir les blessés et consoler les survivants.
Les femmes t’ont pris au sérieux ; elles ont également pris au sérieux tes paroles dures. Depuis des siècles, elles pleurent sur elles-mêmes et sur leurs enfants : emmenés et emprisonnés lors d’une manifestation, déportés par des politiques sans compassion, naufragés lors de voyages désespérés vers l’espérance, décimés dans les zones de guerre, anéantis dans les camps d’extermination.
Les femmes continuent de pleurer. Donne aussi à chacun de nous, Seigneur, un cœur compatissant, un cœur maternel, ainsi que la capacité de ressentir la souffrance des autres comme la nôtre. Accorde-nous encore des larmes, Seigneur, afin que notre conscience ne se dissolve pas dans les brumes de l’indifférence et que nous restions humains.
Prions en disant : Donne-nous des larmes, Seigneur.
Pour pleurer sur les désastres des guerres : Donne-nous des larmes, Seigneur.
Pour pleurer sur les massacres et les génocides : Donne-nous des larmes, Seigneur.
Pour pleurer avec les mères et les épouses : Donne-nous des larmes, Seigneur.
Pour pleurer sur le cynisme des tyrans : Donne-nous des larmes, Seigneur.
Pour pleurer sur notre indifférence : Donne-nous des larmes, Seigneur.
10èmestation
Jésus est dépouillé de ses vêtements
De l’Évangile selon saint Jean (19, 23-24)
Quand les soldats eurent crucifié Jésus, ils prirent ses habits; ils en firent quatre parts, une pour chaque soldat. Ils prirent aussi la tunique; c’était une tunique sans couture, tissée tout d’une pièce de haut en bas. Alors ils se dirent entre eux: “Ne la déchirons pas, désignons par le sort celui qui l’aura”. Ainsi s’accomplissait la parole de l’Écriture: Ils se sont partagé mes habits; ils ont tiré au sort mon vêtement. C’est bien ce que firent les soldats.
Des écrits de saint François d’Assise (Lord, 28-29: FF 221)
Regardez, mes frères, l’humilité de Dieu, et ouvrez-lui vos cœurs ; humiliez-vous vous aussi, afin qu’il vous exalte. Ne retenez donc rien pour vous, afin que celui qui vous offre tout vous accueille tout entier.
Jésus, tu avais choisi toi-même de te dépouiller de ta gloire divine pour revêtir « la vraie chair de notre humanité et de notre fragilité » (Saint François, 2 Lfed 4 : FF 181). Et maintenant, on t’arrache tes vêtements avec une volonté cruelle de t’humilier et de te dépouiller également de ta dignité humaine. C’est une tentative qui se répète sans cesse, même de nos jours. Les régimes autoritaires la pratiquent lorsqu’ils obligent les prisonniers à rester à demi nus dans une cellule dépouillée ou dans une cour. Les tortionnaires la pratiquent lorsqu’ils ne se contentent pas d’arracher les vêtements, mais aussi la peau et la chair. La pratiquent ceux qui autorisent et utilisent des formes de perquisition et de contrôle qui ne respectent pas la dignité de la personne. La pratiquent les violeurs et les agresseurs qui traitent leurs victimes comme des objets. L’industrie du spectacle la pratique, lorsqu’elle exhibe la nudité pour gagner quelques spectateurs supplémentaires. Le monde de l’information la pratique, lorsqu’il met les personnes à nu devant l’opinion publique. Et parfois, nous faisons de même, avec notre curiosité qui ne respecte ni la pudeur, ni l’intimité, ni la vie privée des autres.
Rappelle-nous, Seigneur, que chaque fois que nous ne reconnaissons pas la dignité d’autrui, la nôtre s’en trouve ternie, et chaque fois que nous approuvons ou pratiquons un comportement inhumain envers un autre être humain, c’est nous-mêmes qui devenons moins humains.
Prions en disant: Revêts-nous, Jésus.
De ton humilité infinie :
|
Revêts-nous, Jésus.
|
Du respect pour chaque être humain :
|
Revêts-nous, Jésus.
|
Du sentiment de compassion :
|
Revêts-nous, Jésus.
|
D’un sens renouvelé de la pudeur :
|
Revêts-nous, Jésus.
|
De la force pour défendre la dignité de toute personne :
|
Revêts-nous, Jésus.
|
11èmestation
Jésus est cloué sur la croix
De l’Évangile selon saint Jean (19, 17-19)
Portant sa croix, Jésus sortit en direction du lieu-dit Le Crâne (ou Calvaire), qui se dit en hébreu Golgotha. C’est là qu’ils le crucifièrent, et deux autres avec lui, un de chaque côté, et Jésus au milieu. Pilate avait rédigé un écriteau qu’il fit placer sur la croix; il était écrit: “Jésus le Nazaréen, roi des Juifs”.
Des écrits de saint François d’Assise (Cant 23-26: FF 263)
Loué sois-tu, mon Seigneur, pour ceux qui pardonnent par amour pour toi et supportent maladies et tribulations. Heureux ceux qui les supportent en paix, car par toi, Très Haut, ils seront couronnés.
Cloué sur la croix comme un malfaiteur, mais avec un titre qui révèle ta royauté, tu nous montres, ô Jésus, ce qu’est le véritable pouvoir. Non pas celui de ceux qui pensent disposer de la vie d’autrui en donnant la mort, mais celui de ceux qui peuvent réellement vaincre la mort en donnant la vie, et qui donnent la vie même en acceptant la mort. Tu manifestes que le pouvoir véritable n’est pas celui de ceux qui utilisent la force et la violence pour s’imposer. Il est celui de ceux qui se chargent du mal de l’humanité, du nôtre, du mien, et qui l’anéantissent par la puissance de l’amour qui se manifeste dans le pardon. Tu es Roi et tu règnes depuis la croix. Tu ne te sers pas de la puissance apparente des armées, mais de l’impuissance apparente de l’amour qui se laisse crucifier. Tu es Roi et ta croix devient l’axe autour duquel tournent l’histoire et l’univers tout entier, afin de ne pas sombrer dans l’enfer de l’incapacité d’aimer.
Toi, Roi crucifié, tu nous rappelles que pour participer à ta royauté nous devons nous aussi apprendre à pardonner par amour pour toi, et à supporter dans la paix les difficultés de la vie; car ce n’est pas l’amour de la force qui triomphe, mais la force de l’amour.
Prions en disant: Apprends-nous à aimer.
Quand nous subissons une injustice :
|
Apprends-nous à aimer.
|
Quand nous désirons la vengeance :
|
Apprends-nous à aimer.
|
Quand nous sommes tentés par la violence :
|
Apprends-nous à aimer.
|
Quand nous pensons que le pardon est impossible :
|
Apprends-nous à aimer.
|
Quand nous nous sentons crucifiés :
|
Apprends-nous à aimer.
|
12èmestation
Jésus meurt sur la croix
De l’Évangile selon saint Jean (19, 28-30)
Après cela, sachant que tout, désormais, était achevé pour que l’Écriture s’accomplisse jusqu’au bout, Jésus dit: “J’ai soif”. Il y avait là un récipient plein d’une boisson vinaigrée. On fixa donc une éponge remplie de ce vinaigre à une branche d’hysope, et on l’approcha de sa bouche. Quand il eut pris le vinaigre, Jésus dit: “Tout est accompli”. Puis, inclinant la tête, il remit l’esprit.
Des écrits de saint François d’Assise (2Lfed 11-13: FF 184)
Et telle fut la volonté du Père: que son Fils béni et glorieux, qu’il nous donna et qui est né pour nous, s’offrit lui-même par son propre sang en sacrifice et en victime sur l’autel de la croix; non pour lui par qui tout a été fait, mais pour nos péchés, nous laissant un exemple pour que nous suivions ses traces.
“Tout est accompli”. Cela ne signifie pas que tout est fini, mais que la raison pour laquelle toi, Jésus, tu t’es fait l’un de nous a trouvé son accomplissement. Tu as accompli la mission que le Père t’avait confiée et tu peux maintenant retourner vers Lui et nous emmener avec toi.
Désormais, nous savons qu’en nous laissant attirer par toi, en levant notre regard vers toi, nous nous trouvons devant Celui qui nous réconcilie, qui efface notre “dette”, qui nous introduit dans le Sanctuaire qu’est la vie même de Dieu. Nous nous trouvons devant Celui qui, en réalisant le but de l’incarnation, nous donne la possibilité de réaliser le sens profond de notre propre vie : devenir enfants de Dieu, être les chefs-d’œuvre de Dieu.
Aide-nous, Seigneur, à accueillir le don du Saint-Esprit que tu as répandu sur nous dès l’heure de ta mort sur la croix, et fais qu’avec toi nous puissions nous aussi passer de ce monde au Père.
Prions en disant : Donnes-nous ton Esprit, Seigneur.
Pour que nous devenions des créatures nouvelles et que nous vivions en Dieu :
Donne-nous ton Esprit, Seigneur.
|
|
Pour que nous fassions l’expérience de l’effacement de notre dette :
Donne-nous ton Esprit, Seigneur.
|
|
Pour que nous puissions prier “Abba, Père” :
Donne-nous ton Esprit, Seigneur.
|
|
Pour que nous accueillions toute personne comme un frère et une sœur :
Donne-nous ton Esprit, Seigneur.
|
|
Pour que nous découvrions le sens ultime de la vie :
Donne-nous ton Esprit, Seigneur.
|
|
13ème station
Jésus est descendu de la croix
De l’Évangile selon saint Jean (19, 38-39)
Après cela, Joseph d’Arimathie, qui était disciple de Jésus, mais en secret par crainte des Juifs, demanda à Pilate de pouvoir enlever le corps de Jésus. Et Pilate le permit. Joseph vint donc enlever le corps de Jésus. Nicodème – celui qui, au début, était venu trouver Jésus pendant la nuit – vint lui aussi; il apportait un mélange de myrrhe et d’aloès pesant environ cent livres.
Des écrits de saint François d’Assise (Cant 27-31: FF 263)
Loué sois-tu, mon Seigneur, pour sœur notre mort corporelle, à qui nul homme vivant ne peut échapper. Malheur à ceux qui mourront dans les péchés mortels. Heureux ceux qu’elle trouvera dans tes très saintes volontés car la seconde mort ne leur fera pas mal.
Jésus vient de mourir, et sa mort commence déjà à porter ses premiers fruits. Joseph d’Arimathie et Nicodème qui étaient disciples de Jésus, mais en secret car ils avaient peur de s’exposer, trouvent maintenant le courage d’aller voir Pilate pour lui demander son corps. Ils accomplissent de la sorte un geste de compassion humaine, celui de descendre de la croix un condamné et de l’enterrer avec dignité et décence.
Il ne devrait jamais y avoir de cadavres non restitués et non enterrés: les mères, les parents et les amis des condamnés ne devraient jamais être contraints de s’humilier devant les autorités pour voir restitués les restes meurtris d’un proche. Le corps d’un défunt conserve la dignité de la personne et ne peut être bafoué, dissimulé, détruit, non restitué ou privé d’une sépulture convenable. Non seulement le corps d’une personne respectable mais aussi celui d’un criminel mérite le respect.
Ô Jésus, tu as été injustement capturé, torturé, jugé, condamné et tué, mais ton corps a été rendu et honoré; fais en sorte que notre époque, qui a perdu le respect des vivants, conserve au moins celui des morts.
Prions en disant: Apprends-nous la compassion.
Pour ressentir la souffrance des prisonniers: Apprends-nous la compassion.
Pour être solidaires avec les prisonniers politiques: Apprends-nous la compassion.
Pour comprendre les familles des otages: Apprends-nous la compassion.
Pour pleurer les morts sous les décombres: Apprends-nous la compassion.
Pour avoir du respect pour tous les défunts: Apprends-nous la compassion.
14ème station
Jésus est déposé dans le sépulcre
De l’Évangile selon saint Jean (19, 40-42)
Joseph d’Arimathie et Nicodème prirent donc le corps de Jésus, qu’ils lièrent de linges, en employant les aromates selon la coutume juive d’ensevelir les morts. À l’endroit où Jésus avait été crucifié, il y avait un jardin et, dans ce jardin, un tombeau neuf dans lequel on n’avait encore déposé personne. À cause de la préparation de la Pâque juive, et comme ce tombeau était proche, c’est là qu’ils déposèrent Jésus.
Des écrits de saint François d’Assise (2Lfid 61-62: FF 202)
Et à Lui qui a tant supporté pour nous et qui nous a apporté tant de biens et nous en apportera dans le futur, que toute créature qui est dans les cieux, sur la terre, dans la mer et dans les abîmes, rende à Dieu Louange, gloire, honneur et bénédiction, car il est notre puissance et notre force, lui qui seul est bon, seul très haut, seul tout-puissant, admirable, glorieux et seul saint, louable et béni dans les siècles infinis des siècles. Amen.
Tout a commencé dans un jardin, l’Éden, que nos premiers parents avaient reçu en don et en garde, et d’où ils furent exilés pour ne pas avoir fait confiance à Dieu. Tout recommence dans un jardin, où Jésus est enterré et où il ressuscite: un lieu où l’ancienne création fragile et mortelle se transforme en une nouvelle création participant à la vie même de Dieu. Ce lieu est la porte par laquelle Jésus est descendu aux enfers, et il est l’entrée du Paradis, non plus terrestre et temporaire, mais céleste et définitif. C’est le lieu du dernier geste de compassion et des dernières larmes versées sur le corps du Christ mort. C’est le lieu de la première rencontre avec le Ressuscité vivant pour toujours, reconnaissable seulement quand il nous appelle par notre nom ou lorsqu’Il ouvre nos yeux, et impossible à retenir. Le lieu où Marie de Magdala reçoit la mission d’annoncer que la mort est vaincue parce que Jésus de Nazareth est ressuscité, il est le Seigneur, il est le Vivant qui ne peut plus mourir.
Dès lors, nous sommes nous aussi ensevelis – par le Baptême – avec Jésus, dans ce même jardin, avec l’espérance certaine que Celui qui a ressuscité le Christ d’entre les morts donnera aussi la vie à nos corps mortels par son Esprit qui habite en nous (cf. Rm 8, 11). Nous te rendons grâce, Seigneur, car tu as donné un fondement certain à notre espérance de la vie éternelle.
Prions en disant: Viens, Seigneur Jésus.
Pour marcher encore avec nous dans le Jardin: Viens, Seigneur Jésus.
Pour essuyer les larmes de nos yeux: Viens, Seigneur Jésus.
Pour nous donner une espérance certaine: Viens, Seigneur Jésus.
Pour renverser la pierre qui écrase le cœur: Viens, Seigneur Jésus.
Pour nous laisser entrevoir le Paradis: Viens, Seigneur Jésus.
SAINT-PÈRE
Invocation conclusive et bénédiction
Au terme de ce Chemin de Croix, faisons nôtre la prière par laquelle saint François nous invite à vivre notre vie comme un chemin d’engagement progressif dans la relation d’amour qui unit le Père, le Fils et l’Esprit Saint.
Dieu tout puissant, éternel, juste et miséricordieux, donne-nous, à nous misérables, à cause de toi-même, de faire ce que nous savons que tu veux, et de toujours vouloir ce qui te plait, afin qu’intérieurement purifiés, intérieurement illuminés et embrasés du feu de l’Esprit Saint, nous puissions suivre les traces de ton Fils bien-aimé, notre Seigneur Jésus-Christ, et par ta seule grâce parvenir jusqu’à toi, Très Haut, qui, en Trinité parfaite et en simple Unité, vis et règnes et es glorifié, Dieu tout puissant, pour tous les siècles des siècles (Lord 50-52: FF 233).
Concluons par l’ancienne bénédiction biblique (cf. Nm 6, 24-26), avec laquelle saint François bénissait habituellement les frères et tout le peuple, au point de devenir “sa” bénédiction (cf. BfL: FF 262).
Le Seigneur soit avec vous.
℟. Et avec votre esprit.
Que le Seigneur vous bénisse et vous garde.
℟. Amen
Que le Seigneur fasse briller sur vous son visage et vous prenne en grâce.
℟. Amen
Que le Seigneur tourne vers vous son visage et qu’il vous apporte la paix.
℟. Amen
Et que la bénédiction de Dieu tout-puissant,
Le Père ✠ et le Fils ✠ et le Saint-Esprit
descende sur vous et y demeure à jamais.
[00553-FR.01] [Texte original: Italien]
Traduzione in lingua inglese
Introduction
The Way of the Cross winds through the narrow streets in the Old City of Jerusalem, allowing us to retrace Jesus’ path from the place of his condemnation to that of his crucifixion and burial, which is also the site of his resurrection.
This route is not reserved for the devout or those seeking a quiet space for prayer. Rather, as in the time of Jesus, we find ourselves walking through a chaotic, distracting and noisy environment, surrounded by people who share our faith in him, but also by those who deride or insult him. Such is the reality of our daily life.
The Way of the Cross is not intended for those who lead a pristinely pious or abstractly recollected life. Instead, it is the exercise of one who knows that faith, hope and charity must be incarnated in the real world, where the believer faces ongoing challenges and must constantly strive to imitate Jesus.
Saint Francis of Assisi, who eighth centenary of death we celebrate this year, describes the Christian life by borrowing the words of the Apostle Peter. He reminds us that we are called to follow in the footsteps of our Lord Jesus Christ, who “called his betrayer a friend and willingly offered himself to his executioners” (The Earlier Rule XXII, 2: cf. 1Pt 2:21). The Poverello encourages us to fix our gaze upon Jesus: “Let all of us, brothers, consider the Good Shepherd who bore the suffering of the cross to save his sheep” (The Admonitions VI, 1).
As we walk this Way of the Cross, let us therefore accept the invitation of Saint Francis to follow in the footsteps of Jesus. May this be more than a mere ritual or intellectual journey, but one that transforms our entire person and life, as the saint exhorts us: “Take up your bodies and carry his holy cross, and follow his most holy commands even to the end” (The Office of the Passion XV, 13).
I Station
Jesus is condemned to death
From the Gospel according to John (19:9-11)
[Pilate] entered the praetorium again and said to Jesus, “Where are you from?” But Jesus gave no answer. Pilate therefore said to him, “You will not speak to me? Do you not know that I have power to release you, and power to crucify you?” Jesus answered him, “You would have no power over me unless it had been given you from above; therefore he who delivered me to you has the greater sin.”
From the writings of Saint Francis of Assisi (Later Admonition and Exhortation, 28-29)
Let whoever has received the power of judging others pass judgment with mercy, as they would wish to receive mercy from the Lord. For judgment will be without mercy for those who have not shown mercy.
Lord Jesus, in your dialogue with Pilate, you unmasked every human presumption of power. Even today, there are those who believe their authority is limitless, thinking they may use or abuse it at their whim. Your words to the Roman Prefect leave no room for ambiguity: “You would have no power over me unless it had been given you from above” (Jn 19:11).
Saint Francis of Assisi, who simply sought to follow in your footsteps, reminds us that every person in authority will have to answer to God for the way they exercise their power: the power to judge; the power to start or end a war; the power to instill violence or peace; the power to fuel the desire for revenge or for reconciliation; the power to use the economy to oppress people or to liberate them from misery; the power to trample on human dignity or to uphold it; and the power to promote and defend life, or reject and stifle it.
Each of us is likewise called to account for the power that we exercise in our daily lives. To us also, Jesus says: “Make good use of the power given to you, and remember that whatever you do to another human being, especially to the small and vulnerable, you do unto me. And it is to me that you will one day give an account.”
Let us pray, saying: Remind me, Jesus.
That you identify yourself with every person who is judged:
|
Remind me, Jesus.
|
That I may not be guided by prejudice:
|
Remind me, Jesus.
|
That true power consists in love:
|
Remind me, Jesus.
|
That mercy triumphs over judgment:
|
Remind me, Jesus.
|
That the good must be chosen even when it comes at a cost:
|
Remind me, Jesus.
|
II Station
Jesus takes up his cross
From the Gospel according to John (19:14-17)
Now it was the day of Preparation of the Passover; it was about the sixth hour. He said to the Jews, “Here is your King!” They cried out, “Away with him, away with him, crucify him!” Pilate said to them, “Shall I crucify your King?” The chief priests answered, “We have no king but Caesar.” Then he handed him over to them to be crucified. So they took Jesus, and he went out, bearing his own cross, to the place called the place of a skull, which is called in Hebrew Golgotha.
From the writings of Saint Francis of Assisi (The Admonitions, V, 7-8)
Even if you were more handsome and richer than everyone else, and even if you worked miracles so that you put demons to flight: all these things are contrary to you; nothing belongs to you; you can boast in none of these things. But we can boast in our weaknesses and in carrying each day the holy cross of our Lord Jesus Christ.
The word “cross” often evokes repulsion within us rather than desire. It is easier to experience the temptation to flee from it than to yearn to embrace it.
Jesus, I am certain that it was the same for you when the cross was first placed upon your shoulders. Indeed, in Gethsemane you asked the Father to take this chalice away from you, even while desiring with your whole being to fulfil his will. In your time, the cross was the most horrific and painful form of punishment, reserved for slaves, hardened criminals and those cursed by God.
Yet, you embraced the cross; you carried it upon your shoulders, and then you allowed yourself to be borne upon it. You did so not because it was beautiful or attractive, but out of love for us. In bearing its heavy burden, you knew that you were relieving us of the weight of evil that oppresses us, taking upon yourself the burden of sin that ruins our existence. By embracing the cross and carrying it upon your shoulders, you embraced our fragility and deigned to carry the weight of our humanity. You took upon yourself our enslavement, our offenses and even our curse.
Free us, Jesus, from fear of the cross. Give us the grace to follow the path you trod and to seek no glory other than in your cross.
Let us pray, saying: Deliver us, Lord.
From the desire for worldly glory:
|
Deliver us, Lord.
|
From the temptation to ignore those who suffer:
|
Deliver us, Lord.
|
From the narrow concern for ourselves alone:
|
Deliver us, Lord.
|
From the fear of embracing steadfast fidelity:
|
Deliver us, Lord.
|
From the fear and the rejection of our own cross:
|
Deliver us, Lord.
|
III Station
Jesus falls the first time
From the Gospel according to John (12:24-25)
Truly, truly, I say to you, unless a grain of wheat falls into the earth and dies, it remains alone; but if it dies, it bears much fruit. He who loves his life loses it, and he who hates his life in this world will keep it for eternal life.
From the writings of Saint Francis of Assisi (The Admonitions, XXII, 3)
Blessed is the servant who, after being reprimanded, agrees courteously, submits respectfully, admits humbly, and makes amends willingly.
Your life, Jesus, was one of continual abasement and lowliness. Though you are God, you divested yourself of your glory to become man. Rich as you were, you became poor. As you reached the culmination of your mission, bearing upon your shoulders the weight of the entire human race, you fell upon the hard stones of the Via Dolorosa — the path trodden by those condemned to death, watched by the crowds of Jerusalem as if it were a mere spectacle.
This fall is a foretaste of an even deeper descent: the descent into the realm of the dead and a surrender to the enigma of death — the fall that awaits each of us at the end of this earthly life. Yours, however, is like the grain of wheat that falls to the ground and dies in order to bring forth fruit.
Help us to choose a life of humble service rather than seeking prominence and dominance. Teach us the way of humility even through the experiences of our own falls and humiliations, so that we may endure offenses and injustices in peace.
May we feel your presence close to us, especially when we fall — so close that we realize it is you who lifts us up and sets us back upon our way. Teach us also to entrust ourselves to the earth, like the grain of wheat, knowing that through you, death becomes the womb of eternal life.
Let us pray, saying: Lift us up, Jesus.
When we fall due to our own weakness:
|
Lift us up, Jesus.
|
When we fall due to the actions of others:
|
Lift us up, Jesus.
|
When we fall due to wrong choices:
|
Lift us up, Jesus.
|
When we fall into despair:
|
Lift us up, Jesus.
|
When we fall into the mystery of death:
|
Lift us up, Jesus.
|
IV Station
Jesus meets his mother
From the Gospel according to John (19:25-27)
Meanwhile, standing near the cross of Jesus were his mother, and his mother’s sister, Mary the wife of Clopas, and Mary Magdalene. When Jesus saw his mother and the disciple whom he loved standing beside her, he said to his mother, “Woman, here is your son.” Then he said to the disciple, “Here is your mother.” And from that hour the disciple took her into his own home.
From the writings of Saint Francis of Assisi (The Later Rule VI, 8)
Let each one confidently make known his need to the other, for if a mother loves and cares for her son according to the flesh, how much more diligently must someone love and care for his brother according to the Spirit!
It is natural for a mother to be present at the beginning of our lives. It is not natural for her to be by our side at the moment of our death, because that means that life has been taken from us — whether by illness, accident, violence or despair. Mary, the woman who gave birth to you, Jesus, is also with you on your way to Calvary and stands with you at the foot of the cross.
You ask her to become a mother once again and to continue to be the mother of the beloved disciple, of each one of us, of the Church, of the new humanity born at the very moment when you give your life and die. In the most solemn hour of your mission, before bringing everything to completion, you first ask her to embrace each one of us; and only then do you ask us to embrace her. For the Mother always acts first. At the wedding at Cana, she had even anticipated your request.
O Mary, look with tenderness upon each one of us, but especially upon the many — too many — mothers who, like you, even today see their children arrested, tortured, condemned and killed. Look with tenderness upon the mothers who are awakened in the middle of the night by heartbreaking news, and upon those who keep vigil beside a dying child in a hospital. Grant us a maternal heart, that we may understand and share in the suffering of others, and learn, in this way too, what it truly means to love.
Let us pray, saying: Comfort us, O Mother.
For mothers who have lost their children:
|
Comfort us, O Mother.
|
For orphans, especially those bereaved by war:
|
Comfort us, O Mother.
|
For migrants, the displaced and refugees:
|
Comfort us, O Mother.
|
For those who suffer torture and unjust punishment:
|
Comfort us, O Mother.
|
For the despairing who have lost their sense of purpose in life:
|
Comfort us, O Mother.
|
For those who die alone:
|
Comfort us, O Mother.
|
V Station
Jesus is helped by Simon of Cyrene to carry the cross
From the Gospel according to Mark (15:21)
They compelled a passer-by, who was coming in from the country, to carry his cross; it was Simon of Cyrene, the father of Alexander and Rufus.
From the writings of Saint Francis of Assisi (The Admonitions, XVIII, 1)
Blessed is the person who supports his neighbor in his weakness as he would want to be supported were he in a similar situation.
Simon of Cyrene was not a volunteer. He did not freely choose to care for you, Jesus, or to help you carry the cross. He probably barely knew who you were. Yet, by helping you carry the cross, something within him changed — so profoundly that he later passed on to his sons, Alexander and Rufus, the profound meaning of that journey made together with you. In time, they became witnesses of your passion and Resurrection within the first Christian community.
Even today, there are many people throughout the world who choose to do good for others. There are thousands of volunteers who, in extreme situations, risk their lives to help those in need of food, education, medical care and justice. Many of them do not even believe in you, and yet — even unknowingly — they help you carry the cross. As they care for others in the flesh, they are, once again, caring for you.
Lord, grant that we too may learn to offer our neighbors the support we would desire in similar circumstances. Help us to be empathetic and compassionate, not only in words, but also in deeds and in truth.
Let us pray, saying: Make us attentive, Lord.
To the people we meet:
|
Make us attentive, Lord.
|
To the poor, the suffering and the marginalized:
|
Make us attentive, Lord.
|
To those who are alone and neglected:
|
Make us attentive, Lord.
|
To those who are left behind and fall:
|
Make us attentive, Lord.
|
To those who have no one to listen to them:
|
Make us attentive, Lord.
|
VI Station
Veronica wipes the face of Jesus
From the Gospel according to John (12:20-21)
Now among those who went up to worship at the festival were some Greeks. They came to Philip, who was from Bethsaida in Galilee, and said to him, “Sir, we wish to see Jesus.”
From the writings of Saint Francis of Assisi (A Prayer Inspired by the Our Father, 4: FF 158)
Your kingdom come: that you may rule in us through your grace and enable us to come to your kingdom where there is clear vision of you, perfect love of you, blessed companionship with you, eternal enjoyment of you.
The one whom the Psalms proclaimed “most handsome of men” (Ps 45:2) now bears the features of the suffering Servant foretold by Isaiah, who “had no form or majesty that we should look at him, nothing in his appearance that we should desire him” (Is 53:2).
Veronica is the guardian of your image, Jesus. She obtained it through a simple yet profound gesture of charity: wiping your face, covered with blood and dust. She does not preserve for us the memory of a posed image, but that of the Man of sorrows, who healed us through his own wounds.
Help us, Jesus, to cultivate the desire to behold your face. Grant us the grace you gave the Apostles, to see you radiant and transfigured. But above all, help us to imitate the attentive gaze of Veronica, who knew how to recognize you even in your disfigured beauty. Make us capable of wiping your face today — still covered with dust and blood, still disfigured by every act that tramples upon the dignity of the human person.
Let us pray, saying: Help us to recognize you, Jesus.
When your face is disfigured:
|
Help us to recognize you, Jesus.
|
In every person condemned by prejudice:
|
Help us to recognize you, Jesus.
|
In the poor deprived of their dignity:
|
Help us to recognize you, Jesus.
|
In women who are victims of trafficking and enslavement:
|
Help us to recognize you, Jesus.
|
In children whose childhood has been stolen and whose future has been compromised:
|
Help us to recognize you, Jesus.
|
VII Station
Jesus falls the second time
From the Gospel according to John (13:3-5)
Jesus, knowing that the Father had given all things into his hands, and that he had come from God and was going to God, got up from the table, took off his outer robe, and tied a towel around himself. Then he poured water into a basin and began to wash the disciples’ feet and to wipe them with the towel that was tied around him.
From the writings of Saint Francis of Assisi (The Earlier Rule, V, 13-14)
Let no brother do or say anything evil to another; on the contrary, through the charity of the Spirit, let them serve and obey one another voluntarily.
Your entire life, Jesus, was one of continual humility and self-emptying. When you washed the feet of your disciples at the Last Supper, you gave us an example, a teaching and a prophecy: namely, the example of service, the teaching of fraternal love and the prophetic witness of giving your life. Saint Francis of Assisi was so deeply moved by your humility that he urged us to wash one another’s feet — that is, to be ever ready to serve our brothers and sisters. He even asked that this same Gospel be read to him on the evening of 3 October, eight centuries ago, shortly before his death.
Your love for us to the very end, even to the point of giving your life for us, already reveals the promise of your Resurrection, for such great love is stronger than death. Such love reveals the ultimate meaning of love itself: to draw us into the very life of God.
When you fall, Jesus, you do so in order to lift us up from our own falls. When you fall, you do so to raise up those who are crushed to the ground by injustice, by falsehood, by every form of exploitation and violence, and by the misery produced by an economy that seeks individual profit rather than the common good. When you fall, you do so to lift me up as well.
Let us pray, saying: Lift us up, Lord.
When our mistakes weigh us down:
|
Lift us up, Lord.
|
When the burden of responsibility overwhelms us:
|
Lift us up, Lord.
|
When we fall into discouragement:
|
Lift us up, Lord.
|
When we fail in our commitments:
|
Lift us up, Lord.
|
When we are overcome by addiction:
|
Lift us up, Lord.
|
VIII Station
Jesus meets the women of Jerusalem
From the Gospel according to Luke (23:27-31)
A great number of the people followed him, and among them were women who were beating their breasts and wailing for him. But Jesus turned to them and said, “Daughters of Jerusalem, do not weep for me, but weep for yourselves and for your children. For the days are surely coming when they will say, ‘Blessed are the barren, and the wombs that never bore, and the breasts that never nursed.’ Then they will begin to say to the mountains, ‘Fall on us;’ and to the hills, ‘Cover us.’ For if they do this when the wood is green, what will happen when it is dry?”
From the Writings of Saint Francis of Assisi (A Prayer Inspired by the Our Father, 5)
Your will be done on earth as it is in heaven: that we may love you with our whole heart by always thinking of you, with our whole soul by always desiring you, with our whole mind by always directing all our intentions to you, and by seeking your glory in everything, with all our strength by exerting all our energies and affections of body and soul in the service of your love and of nothing else; and we may love our neighbor as ourselves by drawing them all to your love with our whole strength, by rejoicing in the good of others as in our own, by suffering with others their misfortunes, and by giving offense to no one.
From the beginning of your ministry, Jesus, women have followed you and cared for you. They are there even now, standing at the foot of the cross. Women are present wherever there is suffering or need: in hospitals and nursing homes; in communities dedicated to care and providing shelter; in foster homes for the most vulnerable children; opening schools and clinics in the most remote mission lands; and tending to the wounded and comforting survivors in war zones and areas of conflict.
Women have taken you seriously, and even now they take to heart your demanding words. For centuries, they have wept for themselves and for their children, children taken away and imprisoned during protests, deported by policies devoid of compassion, shipwrecked on desperate journeys of hope, killed in war zones, and wiped out in death camps.
Women continue to weep. Grant each of us, Lord, a compassionate heart — a maternal heart — and the grace to make the suffering of others our own. Give us tears once more, Lord, lest our conscience fade into the fog of indifference and we cease to be fully human.
Let us pray, saying: Give us tears, Lord.
To weep over the devastation of war:
|
Give us tears, Lord.
|
To weep for massacres and genocides:
|
Give us tears, Lord.
|
To weep with mothers and wives:
|
Give us tears, Lord.
|
To weep over the cynicism of the powerful:
|
Give us tears, Lord.
|
To weep over our own indifference:
|
Give us tears, Lord.
|
IX Station
Jesus falls the third time
From the Gospel according to John (14:6-7)
Jesus said to [Thomas], “I am the way, and the truth, and the life. No one comes to the Father except through me. If you know me, you will know my Father also. From now on you do know him and have seen him.”
From the Writings of Saint Francis of Assisi (The Earlier Rule, XXIII, 3)
We thank you, for as through your Son you created us, so through your holy love with which you loved us you brought about his birth as true God and true man by the glorious, ever-virgin, most blessed, holy Mary; and you willed to redeem us captives through his cross and blood and death.
You who were “born for us on the way” (Saint Francis, The Office of the Passion XV, 7), now fall for the third time along the painful road that leads to Calvary.
Your falling three times reminds us that there is no fall of our own in which you are not beside us. You are with us in all our frailty, and you both can and want to lift us up after each fall. For you desire that each of us, at your side, may reach the Father and find life — true life, eternal life — the life that nothing and no one can ever take away from us.
As we walk in your footsteps, it does not matter how many times we fall. What matters is that you are beside us, ready to lift us up once more, again and again. For your love, forgiveness and mercy are infinitely greater than our frailty.
Hold us up in our unbelief, and grant us the grace to believe that you can lift us up.
Let us pray, saying: Make us your instruments, Jesus.
To lift up all who have fallen:
|
Make us your instruments, Jesus.
|
To lift up those who lie on the ground:
|
Make us your instruments, Jesus.
|
To lift up the most frail:
|
Make us your instruments, Jesus.
|
To lift up those we judge as having “brought it upon themselves:”
|
Make us your instruments, Jesus.
|
To lift up those who seem beyond hope:
|
Make us your instruments, Jesus.
|
X Station
Jesus is stripped of his garments
From the Gospel according to John (19:23-25)
When the soldiers had crucified Jesus, they took his clothes and divided them into four parts, one for each soldier. They also took his tunic; now the tunic was seamless, woven in one piece from the top. So they said to one another, “Let us not tear it, but cast lots for it to see who will get it.” This was to fulfill what the scripture says, “They divided my clothes among themselves, and for my clothing they cast lots.” And that is what the soldiers did.
From the Writings of Saint Francis of Assisi (A Letter to the Entire Order, 28-29)
Brothers, look at the humility of God, and pour out your hearts before him! Humble yourselves that you may be exalted by him! Hold back nothing of yourselves for yourselves, that he who gives himself totally to you may receive you totally!
Jesus, you chose to strip yourself of divine glory and to clothe yourself in “the flesh of our humanity and frailty” (Saint Francis, Second Version of the Letter to the Faithful, 4). Now your garments are torn from you in a cruel attempt to humiliate you and strip you of your human dignity.
This violation is repeated time and again even today: when authoritarian regimes force prisoners to remain half-naked in bare cells or courtyards; when torturers tear away not only clothing but also skin and flesh; when authorities permit forms of surveillance and intrusion that disregard human dignity; when rapists and abusers reduce their victims to mere objects; when the entertainment industry exploits nudity for the sake of profit; when the media exposes individuals to public opinion; and even when we ourselves, through our curiosity, fail to respect the modesty, intimacy and privacy of others.
Remind us, Lord, that each time we fail to recognize the dignity of others, our own dignity is diminished. And whenever we condone or take part in inhuman behavior toward any person, we ourselves become less human.
Let us pray, saying: Clothe us, Jesus.
With your infinite humility:
|
Clothe us, Jesus.
|
With respect for every human being:
|
Clothe us, Jesus.
|
With compassion of heart:
|
Clothe us, Jesus.
|
With a renewed sense of modesty:
|
Clothe us, Jesus.
|
With the strength to defend the dignity of every person:
|
Clothe us, Jesus.
|
XI Station
Jesus is Nailed to the Cross
From the Gospel according to John (19:17-19)
Carrying the cross by himself, [Jesus] went out to what is called The Place of the Skull, which in Hebrew is called Golgotha. There they crucified him, and with him two others, one on either side, with Jesus between them. Pilate also had an inscription written and put on the cross. It read, “Jesus of Nazareth, the King of the Jews.”
From the Writings of Saint Francis of Assisi (The Canticle of the Creatures, 10-11: FF 263)
Praised by You, my Lord, through those who give pardon for Your love, and bear infirmity and tribulation. Blessed are those who endure in peace for by You, Most High, shall they be crowned.
Nailed to the cross like a criminal, yet with a title that reveals your royalty, O Jesus, you show us what true power is. Not the power of those who believe they can dispose of the lives of others by putting them to death, but the power of those who can truly conquer death by giving life, and who can give life even by accepting death. You show that true power is not that of those who use force and violence to impose themselves, but that of those who are capable of taking upon themselves the evil of humanity — ours, mine — and destroying it with the power of love that is manifest in forgiveness. You are King and you reign from the cross: you do not resort to the supposed power of armies, but to the apparent powerlessness of love, which allows itself to be nailed to the cross. You are King and your cross becomes the axis around which history and the entire universe revolve, lest they be plunged into the hell of the inability to love.
O crucified King, you remind us that if we want to share in your kingship, we too must learn to forgive for love of you and to bear the difficulties of life in peace, because it is not love of power that conquers, but the power of love.
Let us pray, saying: Teach us to love.
When we suffer injustice:
|
Teach us to love.
|
When we would seek revenge:
|
Teach us to love.
|
When we are tempted towards violence:
|
Teach us to love.
|
When forgiveness seems impossible:
|
Teach us to love.
|
When we feel crucified:
|
Teach us to love.
|
XII Station
Jesus dies on the cross
From the Gospel according to John (19:28-30)
After this, when Jesus knew that all was now finished, he said (in order to fulfill the scripture), “I thirst.” A jar full of sour wine was standing there. So they put a sponge full of the wine on a branch of hyssop and held it to his mouth. When Jesus had received the wine, he said, “It is finished.” Then he bowed his head and gave up his spirit.
From the writings of Saint Francis of Assisi (Second Version of the Letter to the Faithful, 11-13)
The will of the Father was such that his blessed and glorious Son, whom he gave to us and who was born for us, should offer himself through his own blood as a sacrifice and oblation on the altar of the cross: not for himself through whom all things were made, but for our sins, leaving us an example that we might follow his footprints.
“It is finished.” This does not mean that all has ended, but rather that your purpose in becoming one of us, O Jesus, has been brought to completion. You have accomplished the mission entrusted to you by the Father, and now you return to him, bringing us with you.
From this moment on, we know that, if we allow ourselves to be drawn to you and lift our gaze toward you, we stand before the One who reconciles us, who remits our “debt,” and who brings us into the sanctuary that is the very life of God. We stand before the One who, in fulfilling the purpose of the Incarnation, opens for us the path to fulfill the deepest meaning of our own lives: to become children of God, to be his masterpiece.
Help us, Lord, to receive the gift of the Holy Spirit, whom you poured out upon us at the hour of your death on the cross. Grant that, united with you, we too may pass from this world to the Father.
Let us pray, saying: Give us your Spirit, Lord.
That we may become new creatures and live in God:
|
Give us your Spirit, Lord.
|
That we may experience the forgiveness of our debts:
|
Give us your Spirit, Lord.
|
That we may pray, “Abba, Father:”
|
Give us your Spirit, Lord.
|
That we may welcome every person as a brother or sister:
|
Give us your Spirit, Lord.
|
That we may discover the ultimate meaning of life:
|
Give us your Spirit, Lord.
|
XIII Station
Jesus is taken down from the cross
From the Gospel according to John (19:38-39)
Joseph of Arimathea, who was a disciple of Jesus, though a secret one because of his fear of the Jews, asked Pilate to let him take away the body of Jesus. Pilate gave him permission; so he came and removed his body. Nicodemus, who had at first come to Jesus by night, also came, bringing a mixture of myrrh and aloes, weighing about a hundred pounds.
From the writings of Saint Francis of Assisi (Canticle of the Creatures, 27-31)
Praised be you, my Lord, / through our sister bodily Death, / from whom no one living can escape: / woe to those who die in mortal sin; / blessed are those whom death will find in your most holy will, / for the second death shall do them no harm.
Jesus has just died, and already his death begins to bear its first fruits. Joseph of Arimathea and Nicodemus, who were disciples of Jesus in secret out of fear of revealing themselves, now find the courage to go to Pilate and ask for his body. In doing so, they perform an act of human compassion: taking down a condemned man from the cross and laying him to rest with dignity and reverence.
There should never be bodies left unclaimed or unburied. Mothers, relatives and friends of the condemned should never be forced to abase themselves before authorities in order to recover the battered remains of their loved ones. Even in death, the human body retains its dignity and must not be desecrated, hidden, destroyed, withheld or denied a proper burial. Not only the body of an honorable individual, but also that of a convicted criminal deserves respect.
O Jesus, you were unjustly arrested, tortured, tried, condemned and put to death, yet your body was returned and reverently laid to rest, grant that in our age, which so often fails to honor the living, we may at least preserve reverence for the dead.
Let us pray, saying: Teach us compassion.
That we may feel the suffering of prisoners:
|
Teach us compassion.
|
That we may stand in solidarity with political prisoners:
|
Teach us compassion.
|
That we may understand the anguish of the families of hostages:
|
Teach us compassion.
|
That we may mourn those who have died beneath the rubble:
|
Teach us compassion.
|
That we may show respect for all the dead:
|
Teach us compassion.
|
XIV Station
Jesus is laid in the tomb
From the Gospel according to John (19:40-42)
[Joseph of Arimathea and Nicodemus] took the body of Jesus and wrapped it with the spices in linen cloths, according to the burial custom of the Jews. Now there was a garden in the place where he was crucified, and in the garden there was a new tomb in which no one had ever been laid. And so, because it was the Jewish day of Preparation, and the tomb was nearby, they laid Jesus there.
From the writings of Saint Francis of Assisi (Second Version of the Letter to the Faithful, 61-62)
Let every creature in heaven, on earth, in the sea and in the depths, give praise, glory, honor and blessing to him who suffered so much, who has given and will give in the future every good, who alone is good, who alone is almighty, who alone is omnipotent, wonderful, glorious, and who alone is holy, worthy of praise and blessing through endless ages, for he is our power and strength. Amen.
It all began in a garden — Eden — that was entrusted to our first parents as both gift and responsibility, yet lost through their failure to trust in God. It all begins anew in a garden, where Jesus was laid to rest and where he rose again: the place where the old creation, frail and subject to death, is transformed into a new creation that shares in the very life of God.
This garden is the threshold through which Jesus descended to the realm of the dead and the gateway to Paradise, which is no longer earthly and passing, but heavenly and everlasting. Here the final act of compassion toward Jesus was carried out; here the last tears were shed over the body of the crucified Christ. And here took place the first encounter with the risen Lord, now living forever — recognized only when he calls us by name or opens our eyes, and never to be held back by our grasp. Here Mary Magdalene received her mission to proclaim that death has been conquered: Jesus of Nazareth has risen; he is the Lord, the living One who dies no more.
Since that hour, through baptism, we too have been buried with Christ in that same garden, sustained by the sure hope that he who raised Jesus from the dead will also give life to our mortal bodies through his Spirit dwelling within us (cf. Rm 8:11). We give you thanks, Lord, for you have bestowed upon us a firm foundation for our hope of eternal life.
Let us pray, saying: Come, Lord Jesus.
To walk with us again in the Garden:
|
Come, Lord Jesus.
|
To dry the tears from our eyes:
|
Come, Lord Jesus.
|
To give us sure hope:
|
Come, Lord Jesus.
|
To roll away the stone that weighs upon our hearts:
|
Come, Lord Jesus.
|
To give us a glimpse of Paradise:
|
Come, Lord Jesus.
|
HOLY FATHER:
Concluding invocation and blessing
At the conclusion of this Way of the Cross, let us make our own the prayer by which Saint Francis invites us to live our lives as a journey of ever-deepening participation in the communion of love that unites the Father, the Son and the Holy Spirit.
Almighty, eternal, just and merciful God, give us miserable ones the grace to do for you alone what we know you want us to do and always to desire what pleases you. Inwardly cleansed, interiorly enlightened and inflamed by the fire of the Holy Spirit, may we be able to follow in the footprints of your beloved Son, our Lord Jesus Christ, and, by your grace alone, may we make our way to you. Amen. (Letter to the Entire Order, 50-52).
Let us conclude with the ancient biblical blessing (cf. Num 6:24-26), with which Saint Francis was accustomed to bless the friars and all the people, so much so that it came to be regarded as his own blessing (cf. Blessing for Brother Leo).
The Lord be with you.
℟. And with your spirit.
May the Lord bless you and keep you.
℟. Amen.
May he let his face shine upon you and show you his mercy.
℟. Amen.
May he turn his countenance toward you and give you his peace.
℟. Amen.
And may the blessing of Almighty God,
the Father ✠ and the Son ✠ and the Holy Spirit ✠,
come down on you and remain with you for ever.
℟. Amen.
[00553-EN.01] [Original text: Italian]
Traduzione in lingua tedesca
Einleitung
Die Via Dolorosa verläuft durch die Gassen der Altstadt von Jerusalem und lässt uns den Weg Jesu nachgehen: von der Stätte seiner Verurteilung bis zum Ort seiner Kreuzigung und seiner Grablegung, der auch der Ort seiner Auferstehung ist.
Der Weg ist nicht gesäumt von frommen und stillen Menschen. Wie zu Jesu Zeiten befinden wir uns in einer chaotischen, unruhigen und lauten Umgebung, inmitten von Menschen, die den Glauben an ihn teilen, aber auch von anderen, die ihn verspotten und beleidigen. So ist das Alltagsleben.
Der Kreuzweg ist nicht der Weg derer, die in einer steril frommen Welt und in abstrakter Andacht leben. Er wird vielmehr von denen praktiziert, die wissen, dass Glaube, Hoffnung und Liebe in der realen Welt konkrete Gestalt annehmen müssen, wo der Gläubige ständig herausgefordert ist und sich fortwährend die Vorgehensweise Jesu zu eigen machen muss.
Der heilige Franz von Assisi, dessen 800. Todestag wir dieses Jahr begehen, beschreibt unser christliches Leben mit den Worten des Apostels Petrus: Er erinnert uns daran, dass wir berufen sind, »den Fußspuren Christi zu folgen, der seinen Verräter Freund genannt und sich freiwillig seinen Kreuzigern überliefert hat« (vgl. NbR XXII, 2; vgl. 1 Pt 2,21). Der Poverello ermutigt uns, unseren Blick auf Jesus zu richten: »Geben wir Acht, wir Brüder alle, auf den guten Hirten, der, um seine Schafe zu retten, die Marter des Kreuzes erlitten hat« (Erm VI).
Lasst uns daher auf diesem Kreuzweg die Einladung des heiligen Franziskus annehmen und den Spuren Jesu zu folgen, und zwar nicht nur rituell oder intellektuell, sondern mit unserem ganzen Wesen und unserem ganzen Leben: »Bringt euch selber leibhaftig dar und tragt sein heiliges Kreuz und folgt bis zum Ende seinen heiligsten Geboten« (Off XV 13).
1. Station
Jesus wird zum Tode verurteilt
Aus dem Evangelium nach Johannes (19,9-11)
[Pilatus] ging wieder in das Prätorium hinein und fragte Jesus: Woher bist du? Jesus aber gab ihm keine Antwort. Da sagte Pilatus zu ihm: Du sprichst nicht mit mir? Weißt du nicht, dass ich Macht habe, dich freizulassen, und Macht, dich zu kreuzigen? Jesus antwortete ihm: Du hättest keine Macht über mich, wenn es dir nicht von oben gegeben wäre; darum hat auch der eine größere Sünde, der mich dir ausgeliefert hat.
Aus den Schriften des heiligen Franz von Assisi (2Gl 28-29)
Die aber die Vollmacht erhalten haben, andere zu richten, sollen das Richteramt mit Erbarmen ausüben, wie sie selbst vom Herrn Erbarmen zu erhalten wünschen. Denn ein Gericht ohne Erbarmen wird über jene ergehen, die kein Erbarmen geübt haben.
In deinem Gespräch mit Pilatus, Jesus, entlarvst du jede menschliche Anmaßung. Auch heute gibt es Menschen, die glauben, absolute Macht zu haben, und meinen, diese nach Belieben gebrauchen und missbrauchen zu können. Deine Worte an den römischen Statthalter lassen keinen Raum für Zweideutigkeit: »Du hättest keine Macht über mich, wenn es dir nicht von oben gegeben wäre« (Joh 19,11).
Franz von Assisi, der einfach versucht hat, deinen Spuren zu folgen, erinnert uns daran, dass jede Obrigkeit vor Gott über die Art und Weise, wie sie die ihr übertragene Macht ausübt, Rechenschaft ablegen muss: die Macht zu richten, aber auch die Macht, einen Krieg zu beginnen oder zu beenden; die Macht, zur Gewalt oder zum Frieden zu erziehen; die Macht, das Verlangen nach Rache oder nach Versöhnung zu nähren; die Macht, die Wirtschaft zu nutzen, um Völker zu unterdrücken oder sie aus dem Elend zu befreien; die Macht, die Menschenwürde mit Füßen zu treten oder sie zu schützen; die Macht, das Leben zu fördern und zu verteidigen oder es abzulehnen und zu ersticken.
Auch ein jeder von uns ist aufgerufen, Rechenschaft über die Macht abzulegen, die er im Alltag ausübt. Du, Jesus, sagst zu jedem: Nutze die dir gegebene Macht gut und bedenke, dass du alles, was du einem Menschen antust, besonders wenn er klein und schwach ist, mir antust. Und mir wirst du eines Tages Rechenschaft dafür ablegen müssen.
Lasst uns beten: Erinnere mich, Jesus.
Dass du dich in jedem verurteilten Menschen wiedererkennst: Erinnere mich, Jesus.
Dass ich mich nicht von Vorurteilen leiten lassen darf: Erinnere mich, Jesus.
Dass die wahre Kraft die Kraft der Liebe ist: Erinnere mich, Jesus.
Dass Erbarmen über das Gericht triumphiert: Erinnere mich, Jesus.
Dass man sich für das Gute entscheiden muss, auch wenn es kostet: Erinnere mich, Jesus.
2. Station
Jesus nimmt das Kreuz auf seine Schultern
Aus dem Evangelium nach Johannes (19,14-17)
Es war Rüsttag des Paschafestes, ungefähr die sechste Stunde. Pilatus sagte zu den Juden: Seht, euer König! Sie aber schrien: Hinweg, hinweg, kreuzige ihn! Pilatus sagte zu ihnen: Euren König soll ich kreuzigen? Die Hohepriester antworteten: Wir haben keinen König außer dem Kaiser. Da lieferte er ihnen Jesus aus, damit er gekreuzigt würde. Sie übernahmen Jesus. Und er selbst trug das Kreuz und ging hinaus zur sogenannten Schädelstätte, die auf Hebräisch Golgota heißt.
Aus den Schriften des heiligen Franz von Assisi (Erm V, 7-8)
Auch wenn du schöner und reicher wärest als alle und sogar Wunderwerke vollbrächtest, so dass du böse Geister vertriebest, dies alles ist nicht deinem Wesen entsprechend, und nichts gehört zu dir, und du kannst dich dessen in keiner Weise rühmen. Aber in dem Folgenden können wir uns rühmen: in unseren Schwachheiten, und indem wir täglich das heilige Kreuz unseres Herrn Jesus Christus tragen.
Das Wort „Kreuz” löst in uns eher Ablehnung als Verlangen aus. Wir geraten wohl eher in die Versuchung es zu meiden, als dass wir den Wunsch verspüren, es anzunehmen.
Jesus, ich bin gewiss, dass es auch so war, als man dir das Kreuz auf die Schultern legte. Denn in Getsemani hast du den Vater gebeten, diesen Kelch von dir zu nehmen, auch wenn du von ganzem Herzen seinen Willen erfüllen wolltest. Das Kreuz war die schrecklichste und schmerzhafteste Strafe, die Sklaven, unverbesserlichen Verbrechern und den von Gott Verfluchten vorbehalten war.
Und doch hast du es umarmt und auf deine Schultern genommen, und dann hast du dich von ihm tragen lassen. Nicht weil es schön oder begehrenswert gewesen wäre, sondern aus Liebe zu uns. Als du seine schwere Last auf dich genommen hast, wusstest du, dass du uns von der Last des Bösen befreist, das uns erdrückt, und dass du die Sünde auf dich nimmst, die unser Leben zerstört. Indem du das Kreuz umarmt und auf deine Schultern genommen hast, hast du unsere Schwachheit umarmt und die Last unseres Menschseins auf dich genommen. Du hast unsere Knechtschaft, unsere Verbrechen und auch unsere Verdammnis auf dich genommen.
Jesus, befreie uns, von der Angst vor dem Kreuz. Gib uns die Gnade, dir auf deinem Weg zu folgen und keinen anderen Ruhm zu haben als den deines Kreuzes.
Lasst uns beten: Herr, befreie uns.
Vom Verlangen nach menschlichem Ruhm: Herr, befreie uns.
Von der Versuchung, die Leidenden zu ignorieren: Herr, befreie uns.
Von der Sorge nur um uns selbst: Herr, befreie uns.
Von der Angst, uns in der Treue zu engagieren: Herr, befreie uns.
Von der Furcht und Ablehnung des Kreuzes: Herr, befreie uns.
3. Station
Jesus fällt zum ersten Mal unter dem Kreuz
Aus dem Evangelium nach Johannes (12,24-25)
Amen, amen, ich sage euch: Wenn das Weizenkorn nicht in die Erde fällt und stirbt, bleibt es allein; wenn es aber stirbt, bringt es reiche Frucht. Wer sein Leben liebt, verliert es; wer aber sein Leben in dieser Welt gering achtet, wird es bewahren bis ins ewige Leben.
Aus den Schriften des heiligen Franz von Assisi (Erm XXII, 3)
Selig der Knecht, der nicht schnell bei der Hand ist, sich zu entschuldigen, und für ein Vergehen, an dem er keine Schuld hat, demütig Schmach und Tadel erträgt.
Dein Leben, Jesus, war ein ständiges Sich-Erniedrigen und Hinabsteigen. Obwohl du Gott bist, hast du dich entäußert, um Mensch zu werden. Du warst reich und bist arm geworden. Und am Ende deiner Sendung, als du die Last der gesamten Menschheit auf deinen Schultern trugst, bist du auf die harten Steine der Via Dolorosa gefallen, des Weges, den die zum Tode Verurteilten vor den Augen der Menschen von Jerusalem zurücklegten, die wie zu einem Spektakel herbeieilten.
Es ist die Vorwegnahme eines noch tieferen Abstiegs: des Abstiegs in das Reich der Unterwelt, des Hinabstürzens in das Geheimnis des Todes, in das wir alle am Ende dieses irdischen Lebens fallen. Du jedoch fällst wie das Weizenkorns in die Erde, das bereit ist zu sterben, um Frucht zu bringen.
Hilf auch uns, uns dafür zu entscheiden, unten zu bleiben, zu Füßen der anderen, statt zu versuchen, oben zu stehen und sie zu beherrschen. Hilf uns, den Weg der Demut auch aus der Erfahrung unseres Hinfallens und unserer Demütigungen zu lernen und die Beleidigungen und erlittenen Ungerechtigkeiten in Frieden zu ertragen.
Lass uns deine Nähe spüren, gerade und vor allem dann, wenn wir fallen; sei uns so nah, dass wir merken, dass du es bist, der uns wiederaufrichtet und uns weitergehen lässt. Und lass auch uns lernen, wie das Weizenkorn der Erde zu vertrauen, in dem Wissen, dass der Tod dank dir der Schoß des ewigen Lebens ist.
Lasst uns beten: Richte uns wieder auf, Jesus.
Wenn wir aufgrund unserer Schwachheit fallen: Richte uns wieder auf, Jesus.
Wenn wir stürzen, weil uns jemand zu Fall bringt: Richte uns wieder auf, Jesus.
Wenn wir aufgrund falscher Entscheidungen fallen: Richte uns wieder auf, Jesus.
Wenn wir in Verzweiflung fallen: Richte uns wieder auf, Jesus.
Wenn wir hinabsinken in das Geheimnis des Todes: Richte uns wieder auf, Jesus.
4. Station
Jesus begegnet seiner Mutter
Aus dem Evangelium nach Johannes (19,25-27)
Bei dem Kreuz Jesu standen seine Mutter und die Schwester seiner Mutter, Maria, die Frau des Klopas, und Maria von Magdala. Als Jesus die Mutter sah und bei ihr den Jünger, den er liebte, sagte er zur Mutter: Frau, siehe, dein Sohn! Dann sagte er zu dem Jünger: Siehe, deine Mutter! Und von jener Stunde an nahm sie der Jünger zu sich.
Aus den Schriften des heiligen Franz von Assisi (BR VI, 8)
Und zuversichtlich soll einer dem anderen seine Not offenbaren; denn wenn schon eine Mutter ihren leiblichen Sohn nährt und liebt, um wie viel sorgfältiger muss einer seinen geistlichen Bruder lieben und nähren?
Es ist für gewöhnlich so, dass die Mutter am Anfang unseres Lebens da ist. Es ist nicht gewöhnlich, dass die Mutter an unserer Seite ist, wenn die Zeit zu sterben gekommen ist, denn das bedeutet, dass uns das Leben entrissen wurde: durch eine Krankheit, einen Unfall, Gewalt, Verzweiflung. Maria, die Frau, die dich, Jesus, geboren hat, begleitet dich auch auf deinem Weg nach Golgota und steht mit dir unter dem Kreuz.
Du bittest sie, weiterhin Frucht zu bringen und Mutter des geliebten Jüngers, eines jeden von uns, der Kirche und dieser neuen Menschheit zu sein, die gerade in der Stunde geboren wird, in der du das Leben hingibst und stirbst. In der feierlichsten Stunde deiner Sendung und bevor du alles vollendest, bittest du zuerst sie, jeden von uns anzunehmen; und erst danach bittest du uns, sie aufzunehmen. Denn die Mutter kommt immer zuvor. Bei der Hochzeit zu Kana ist sie sogar dir zuvorgekommen.
Maria, sieh mit zärtlichem Blick auf einen jeden von uns, aber vor allem auf die vielen, zu vielen Mütter, die auch heute, wie du, mitansehen müssen, dass ihre Kinder verhaftet, gefoltert, verurteilt und getötet werden. Sieh voll Liebe auf die Mütter, die mitten in der Nacht durch eine schreckliche Nachricht geweckt werden, und auf jene, die im Krankenhaus an der Seite ihres sterbenden Kindes wachen. Und schenke uns ein mütterliches Herz, damit wir das Leid anderer verstehen und mittragen können und auch auf diese Weise lernen, was es bedeutet, zu lieben.
Lasst uns beten: Tröste sie, o Mutter.
Die Mütter, die ihre Kinder verloren haben: Tröste sie, o Mutter.
Die Waisen, insbesondere die Kriegswaisen: Tröste sie, o Mutter.
Die Migranten, Vertriebenen und Flüchtlinge: Tröste sie, o Mutter.
Diejenigen, die Folter und ungerechte Strafen erleiden: Tröste sie, o Mutter.
Die Verzweifelten, die den Sinn des Lebens verloren haben: Tröste sie, o Mutter.
Jene, die allein sterben: Tröste sie, o Mutter.
5. Station
Simon von Kyrene hilft Jesus das Kreuz tragen
Aus dem Evangelium nach Markus (15,21)
Einen Mann, der gerade vom Feld kam, Simon von Kyrene, den Vater des Alexander und des Rufus, zwangen sie, sein Kreuz zu tragen.
Aus den Schriften des heiligen Franz von Assisi (Erm XVIII, 1)
Selig der Mensch, der seinen Nächsten in dessen Gebrechlichkeit genauso unterstützt, wie er von ihm gestützt werden möchte, wenn er in ganz ähnlicher Lage wäre.
Simon von Kyrene war kein Freiwilliger. Er hat sich nicht freiwillig deiner angenommen, Jesus, um dir beim Tragen des Kreuzes zu helfen. Wahrscheinlich wusste er kaum, wer du warst. Doch als er dir beim Tragen des Kreuzes half, veränderte sich etwas in ihm, sodass er seinen Söhnen Alexander und Rufus die tiefe Bedeutung dieses gemeinsamen Weges mit dir vermittelte und sie zu Zeugen deiner Auferstehung in der ersten christlichen Gemeinschaft wurden.
Auch heute gibt es überall auf der Welt viele Menschen, die sich dafür entscheiden, anderen etwas Gutes zu tun. Es gibt Tausende von Freiwilligen, die in Extremsituationen ihr Leben riskieren, um denen zu helfen, die Nahrung, Bildung, medizinische Versorgung und Gerechtigkeit brauchen. Viele von ihnen glauben nicht einmal an dich, und doch helfen sie dir weiterhin, wenn auch unbewusst, das Kreuz zu tragen, und während sie sich um andere Menschen aus Fleisch und Blut kümmern, kümmern sie sich in Wirklichkeit – noch einmal – um dich.
Herr, lass auch uns lernen, unseren Mitmenschen jene Unterstützung zu geben, die wir uns selbst wünschen würden, wenn wir in derselben Situation wären. Hilf uns, einfühlsame und mitfühlende Menschen zu sein, nicht mit Worten, sondern in Tat und Wahrheit.
Lasst uns beten: Herr, lass uns aufmerksam sein.
Für die Menschen, denen wir begegnen: Herr, lass uns aufmerksam sein.
Für die Armen, die Leidenden und die Ausgegrenzten: Herr, lass uns aufmerksam sein.
Für jene, die allein sind und ohne Fürsorge: Herr, lass uns aufmerksam sein.
Für jene, die zurückbleiben und fallen: Herr, lass uns aufmerksam sein.
Für jene, die kein Gehör finden: Herr, lass uns aufmerksam sein.
6. Station
Veronika reicht Jesus das Schweißtuch
Aus dem Evangelium nach Johannes (12,20-21)
Unter den Pilgern, die beim Fest Gott anbeten wollten, gab es auch einige Griechen. Diese traten an Philippus heran, der aus Betsaida in Galiläa stammte, und baten ihn: Herr, wir möchten Jesus sehen.
Aus den Schriften des heiligen Franz von Assisi (Vat 4)
Dein Reich komme: damit du in uns durch die Gnade herrschst und uns in dein Reich kommen lässt, wo ist die unverhüllte Anschauung deiner selbst, die vollkommene Liebe zu dir, die selige Gemeinschaft mit dir, das ewige Genießen deiner selbst.
Derjenige, den die Psalmen als den »Schönsten von allen Menschen« (Ps 45,3) besungen hatten, trägt nun die Züge des von Jesaja verheißenen leidenden Gottesknechts: Er hatte »keine schöne und edle Gestalt, sodass wir ihn anschauen mochten. Er sah nicht so aus, dass wir Gefallen fanden an ihm« (Jes 53,2).
Veronika ist die Hüterin deines Bildes, Jesus. Sie hat es dank jener Geste der Nächstenliebe erhalten – als sie dein mit Blut und Staub bedecktes Gesicht getrocknet hat. Veronika hinterlässt uns als Erinnerung nicht ein gestelltes Bild, sondern das Bild des Schmerzensmannes, der uns durch seine Wunden geheilt hat.
Hilf uns, Jesus, dass wir den Wunsch hegen, dein Antlitz zu schauen. Schenke uns die Gnade, die du den Aposteln gewährt hast, dich strahlend und verklärt zu sehen. Schenke uns aber vor allem den aufmerksamen Blick der Veronika, der dich auch in deiner entstellten Schönheit zu erkennen vermag. Und mache uns fähig, heute dein Gesicht zu trocknen, das noch immer mit Staub und Blut bedeckt ist, und durch jede Handlung, die die Würde eines Menschen mit Füßen tritt, entstellt wird.
Lasst uns beten: Hilf uns, dich zu erkennen, Jesus.
Wenn dein Antlitz entstellt ist: Hilf uns, dich zu erkennen, Jesus.
In jedem vorverurteilten Menschen: Hilf uns, dich zu erkennen, Jesus.
Im Armen, dem seine Würde genommen wurde: Hilf uns, dich zu erkennen, Jesus.
In den Frauen, die Opfer von Menschenhandel sind
und versklavt werden: Hilf uns, dich zu erkennen, Jesus.
In den Kindern, denen die Kindheit geraubt wurde
und deren Zukunft schon beschädigt ist: Hilf uns, dich zu erkennen, Jesus.
7. Station
Jesus fällt zum zweiten Mal unter dem Kreuz
Aus dem Evangelium nach Johannes (13,3-5)
Jesus, der wusste, dass ihm der Vater alles in die Hand gegeben hatte und dass er von Gott gekommen war und zu Gott zurückkehrte, stand vom Mahl auf, legte sein Gewand ab und umgürtete sich mit einem Leinentuch. Dann goss er Wasser in eine Schüssel und begann, den Jüngern die Füße zu waschen und mit dem Leinentuch abzutrocknen, mit dem er umgürtet war.
Aus den Schriften des heiligen Franz von Assisi (NbR V, 13-14)
Und kein Bruder soll einem anderen Böses tun oder Böses sagen. Ja, vielmehr sollen sie durch die Liebe des Geistes einander freiwillig dienen und gehorchen.
Dein ganzes Leben, Jesus, war ein beständiges Sich-Herabbeugen und Sich-Erniedrigen. Als du den Jüngern beim letzten Abendmahl die Füße gewaschen hast, hast du ein Beispiel, eine Lehre und eine Prophezeiung hinterlassen: das Beispiel des Dienens, die Lehre der geschwisterlichen Liebe und die Prophezeiung der Lebenshingabe. Franz von Assisi war von deiner Demut so tief beeindruckt, dass er uns empfohlen hat, einander die Füße zu waschen, also stets bereit zu sein, unseren Brüdern und Schwestern zu dienen. Und er wollte, dass ihm dieses Evangelium am Abend des 3. Oktober vor achthundert Jahren, kurz vor seinem Tod, vorgelesen wurde.
In deiner Liebe bis zur Vollendung, bis hin zur Hingabe deines Lebens für uns, ist bereits die Prophezeiung deiner Auferstehung enthalten, weil eine so große Liebe stärker ist als der Tod. Eine so große Liebe offenbart den letzten Sinn des Liebens: uns in das Leben Gottes zu führen.
Wenn du fällst, Jesus, tust du es, um uns aufzuhelfen, wo wir fallen. Wenn du fällst, tust du es, um diejenigen wiederaufzurichten, die zu Boden gedrückt werden durch Ungerechtigkeit, Lügen, jede Form von Ausbeutung und jede Art von Gewalt, durch das Elend, das eine Wirtschaft verursacht, die statt auf das Gemeinwohl bloß auf den individuellen Profit ausgerichtet ist. Wenn du fällst, tust du es, um auch mich wiederaufzurichten.
Lasst uns beten: Herr, richte uns wieder auf.
Wenn uns unsere Fehler erdrücken: Herr, richte uns wieder auf.
Wenn uns die Last der Verantwortung bedrückt: Herr, richte uns wieder auf.
Wenn wir in Depressionen verfallen: Herr, richte uns wieder auf.
Wenn wir unsere Entscheidungen nicht durchhalten: Herr, richte uns wieder auf.
Wenn wir in den Sog einer Sucht geraten: Herr, richte uns wieder auf.
8. Station
Jesus begegnet den weinenden Frauen
Aus dem Evangelium nach Lukas (23,27-31)
Es folgte ihm eine große Menge des Volkes, darunter auch Frauen, die um ihn klagten und weinten. Jesus wandte sich zu ihnen um und sagte: Töchter Jerusalems, weint nicht über mich; weint vielmehr über euch und eure Kinder! Denn siehe, es kommen Tage, da wird man sagen: Selig die Frauen, die unfruchtbar sind, die nicht geboren und nicht gestillt haben. Dann wird man zu den Bergen sagen: Fallt auf uns! und zu den Hügeln: Deckt uns zu! Denn wenn das mit dem grünen Holz geschieht, was wird dann erst mit dem dürren werden?
Aus den Schriften des heiligen Franz von Assisi (Vat 5)
Dein Wille geschehe, wie im Himmel so auf Erden: damit wir dich lieben aus ganzem Herzen, indem wir immer an dich denken; aus ganzer Seele, indem wir immer nach dir verlangen; aus ganzem Gemüte, indem wir all unser Streben zu dir hinlenken und deine Ehre in allem suchen; und aus allen unseren Kräften, indem wir alle unsere Kräfte und Empfindungen der Seele und des Leibes zum Gehorsam gegen deine Liebe und für nichts anderes aufbieten. Und damit wir unsere Nächsten wie uns selbst lieben, indem wir alle nach Kräften zu deiner Liebe hinziehen, uns über das Gute der anderen wie über das unsrige freuen und in Widerwärtigkeiten Mitleid mit ihnen haben und niemanden irgendwie beleidigen.
Jesus, die Frauen sind dir vom Beginn deiner Verkündigung an stets gefolgt und haben dir zur Seite gestanden. Auch jetzt sind sie da, auch unter dem Kreuz. Wo Leid oder Not herrscht, sind die Frauen zur Stelle: in Krankenhäusern und Altenheimen, in therapeutischen Gemeinschaften und Aufnahmeeinrichtungen, in Heimen mit besonders schutzbedürftigen Minderjährigen, in den entlegensten Außenposten der Mission, wo sie Schulen und Krankenstationen aufbauen, in Kriegs- und Konfliktgebieten, wo sie Verwundeten helfen und Überlebenden Trost spenden.
Die Frauen haben dich ernst genommen; sie haben auch diese harten Worte von dir ernst genommen: Seit Jahrhunderten weinen sie um sich selbst und um ihre Kinder, die etwa während einer Demonstration abgeführt und inhaftiert werden, die deportiert werden aufgrund einer Politik die kein Mitleid kennt, die auf verzweifelten Reisen der Hoffnung Schiffbruch erleiden, die in Kriegsgebieten niedergemetzelt werden, die in Vernichtungslagern ausgelöscht werden.
Die Frauen weinen immer noch. Schenk auch einem jeden von uns, Herr, ein mitfühlendes Herz, ein mütterliches Herz und die Fähigkeit, das Leiden anderer als unser eigenes zu empfinden. Schenk uns weiterhin Tränen, Herr, damit sich unser Gewissen nicht im Nebel der Gleichgültigkeit auflöst und damit wir weiterhin menschlich bleiben.
Lasst uns beten: Schenke uns Tränen, Herr.
Um über die Verwüstungen der Kriege zu weinen:
|
Schenke uns Tränen, Herr.
|
Um über die Massaker und Völkermorde zu weinen:
|
Schenke uns Tränen, Herr.
|
Um mit den Müttern und Ehefrauen zu weinen:
|
Schenke uns Tränen, Herr.
|
Um über den Zynismus herrischer Menschen zu weinen:
|
Schenke uns Tränen, Herr.
|
Um über unsere Gleichgültigkeit zu weinen:
|
Schenke uns Tränen, Herr.
|
9. Station
Jesus fällt zum dritten Mal unter dem Kreuz
Aus dem Evangelium nach Johannes (14,6-7)
Jesus sagte zu [Thomas]: Ich bin der Weg und die Wahrheit und das Leben; niemand kommt zum Vater außer durch mich. Wenn ihr mich erkannt habt, werdet ihr auch meinen Vater erkennen. Schon jetzt kennt ihr ihn und habt ihn gesehen.
Aus den Schriften des heiligen Franz von Assisi (NbR XXIII, 3)
Und wir sagen dir Dank, weil du, gleichwie du uns durch deinen Sohn erschaffen hast, so durch deine wahre und heilige Liebe, mit der du uns geliebt hast, ihn selbst als wahren Gott und wahren Menschen aus der glorreichen, seligsten, immerwährenden Jungfrau, der heiligen Maria, hast geboren werden lassen, und weil du durch sein Kreuz und sein Blut und seinen Tod uns, die gefangen waren, hast erlösen wollen.
Du bist »geboren für uns am Weg« (Hl. Franziskus, Off XV, 7) und fällst nun zum dritten Mal auf deinem Leidensweg, der dich nach Golgota führt.
Dein dreimaliges Fallen erinnert uns daran, dass es für uns kein Fallen gibt, bei dem du nicht an unserer Seite bist. Ja, denn du bist bei all unserer Schwachheit an unserer Seite und du kannst und willst uns von jedem unserer Stürze wiederaufrichten, weil du möchtest, dass wir alle gemeinsam mit dir zum Vater gelangen und zum Leben finden, zum wahren, ewigen Leben, das uns niemand mehr wird nehmen können.
Auf dem Weg in deinen Spuren spielt es keine Rolle, wie oft wir fallen, es zählt nur, dass du an unserer Seite bleibst und bereit bist, uns noch ein Mal wiederaufzurichten, unzählige Male, weil deine Liebe, deine Vergebung und deine Barmherzigkeit unendlich größer sind als unsere Schwachheit.
Hilf uns in unserem Unglauben und schenk uns die Gnade, darauf vertrauen zu können, dass du uns wiederaufrichten kannst.
Lasst uns beten: Nimm uns in deinen Dienst, Jesus.
Um alle wieder aufzurichten, die fallen:
|
Nimm uns in deinen Dienst, Jesus.
|
Um jene wieder aufzurichten, die am Boden liegen bleiben:
|
Nimm uns in deinen Dienst, Jesus.
|
Um die Schwächsten wieder aufzurichten:
|
Nimm uns in deinen Dienst, Jesus.
|
Um jene wieder aufzurichten, von denen wir denken, dass sie „selber schuld sind ”:
|
Nimm uns in deinen Dienst, Jesus.
|
Um jene wieder aufzurichten, die scheinbar nicht mehr zu retten sind:
|
Nimm uns in deinen Dienst, Jesus.
|
10. Station
Jesus wird seiner Kleider beraubt
Aus dem Evangelium nach Johannes (19,23-24)
Nachdem die Soldaten Jesus gekreuzigt hatten, nahmen sie seine Kleider und machten vier Teile daraus, für jeden Soldaten einen Teil, und dazu das Untergewand. Das Untergewand war aber ohne Naht von oben ganz durchgewoben. Da sagten sie zueinander: Wir wollen es nicht zerteilen, sondern darum losen, wem es gehören soll. So sollte sich das Schriftwort erfüllen: Sie verteilten meine Kleider unter sich und warfen das Los um mein Gewand. Dies taten die Soldaten.
Aus den Schriften des heiligen Franz von Assisi (Ord, 28-29)
Seht, Brüder, die Demut Gottes und schüttet vor ihm eure Herzen aus! Erniedrigt auch ihr euch, damit ihr von ihm erhöht werdet! Behaltet darum nichts von euch für euch zurück, damit euch ganz aufnehme, der sich euch ganz hingibt!
Du selbst, Jesus, hast beschlossen, die göttliche Herrlichkeit abzulegen, um »das wirkliche Fleisch unserer Menschlichkeit und Gebrechlichkeit« (Hl. Franziskus, 2Gl 4) anzunehmen. Und nun werden dir die Kleider vom Leib gerissen, bei dem grausamen Versuch dich zu demütigen und dich auch deiner menschlichen Würde zu berauben.
Dieser Versuch wird auch in unseren Tagen ständig unternommen, etwa von autoritären Regimen, wenn sie Gefangene zwingen, halbnackt in einer kahlen Zelle oder auf einem Hof auszuharren. Folterer unternehmen ihn, die sich nicht darauf beschränken, die Kleidung wegzureißen, sondern auch Haut und Fleisch. Er wird von denen unternommen, die Formen der Leibesvisitation und Kontrolle anordnen und anwenden, die die Würde des Menschen nicht respektieren. Er wird von Vergewaltigern und Missbrauchstätern unternommen, die ihre Opfer wie Gegenstände behandeln. Er wird von der Unterhaltungsindustrie unternommen, wenn sie Nacktheit zur Schau stellt, um ein paar Zuschauer mehr zu gewinnen. Er wird unternommen im Bereich der Information, wenn Menschen vor der Öffentlichkeit bloßgestellt werden. Und manchmal machen auch wir das, mit unserer Neugier, die weder Scham oder Intimität noch die Privatsphäre anderer respektiert.
Erinnere uns daran, Herr, dass sich jedes Mal, wenn wir die Würde anderer nicht anerkennen, unsere eigene Würde trübt, und dass wir jedes Mal, wenn wir unmenschliches Verhalten gegenüber einem Menschen billigen oder praktizieren, selbst weniger menschlich werden.
Lasst uns beten: Bekleide uns, Jesus.
Mit deiner unendlichen Demut:
|
Bekleide uns, Jesus.
|
Mit Respekt für jeden Menschen:
|
Bekleide uns, Jesus.
|
Mit der Empfindung des Mitgefühls:
|
Bekleide uns, Jesus.
|
Mit einem neuen Gefühl für Scham:
|
Bekleide uns, Jesus.
|
Mit der Kraft, die Würde jedes Menschen zu verteidigen:
|
Bekleide uns, Jesus.
|
11. Station
Jesus wird ans Kreuz genagelt
Aus dem Evangelium nach Johannes (19,17-19)
Und [Jesus] selbst trug das Kreuz und ging hinaus zur sogenannten Schädelstätte, die auf Hebräisch Golgota heißt. Dort kreuzigten sie ihn und mit ihm zwei andere, auf jeder Seite einen, in der Mitte aber Jesus. Pilatus ließ auch eine Tafel anfertigen und oben am Kreuz befestigen; die Inschrift lautete: Jesus von Nazaret, der König der Juden.
Aus den Schriften des heiligen Franz von Assisi (Sonn 8)
Gelobt seist du, mein Herr, durch jene, die verzeihen um deiner Liebe willen und Krankheit ertragen und Drangsal. Selig jene, die solches ertragen in Frieden, denn von dir, Höchster, werden sie gekrönt.
Indem du wie ein Verbrecher ans Kreuz genagelt wirst, aber mit einem Titel, der deine Königswürde offenbart, zeigst du uns, o Jesus, was wahre Macht ist. Nicht die Macht derer, die glauben, über das Leben anderer verfügen zu können, indem sie sie töten, sondern die Macht dessen, der den Tod tatsächlich besiegen kann, indem er Leben gibt, und der Leben auch geben kann, wenn er den Tod annimmt. Du zeigst, dass nicht diejenigen wahrhaft mächtig sind, die sich mit Stärke und Gewalt durchsetzen, sondern diejenigen, die fähig sind, das Böse im Menschen, unsere Bosheit, meine Bosheit auf sich zu nehmen; und die es mit der Kraft der Liebe, die sich in der Vergebung offenbart, zunichtemachen. Du bist König und herrscht vom Kreuz aus: Du bedienst dich nicht der scheinbaren Macht von Armeen, sondern der scheinbaren Ohnmacht der Liebe, die sich ans Kreuz nageln lässt. Du bist König, und dein Kreuz wird zur Achse, um die sich die Geschichte und das ganze Universum drehen, sodass sie nicht abstürzen in die Hölle der Unfähigkeit zu lieben.
Du, der gekreuzigte König, erinnerst uns daran, dass auch wir lernen müssen, um deiner Liebe willen zu vergeben und die Schwierigkeiten des Lebens friedlich zu ertragen, wenn wir an deinem Königtum teilhaben wollen, denn es ist nicht die Liebe zur Macht, die siegt, sondern die Macht der Liebe.
Lasst uns beten: Lehre uns zu lieben.
Wenn wir Ungerechtigkeit erleiden:
|
Lehre uns zu lieben.
|
Wenn wir nach Rache dürsten:
|
Lehre uns zu lieben.
|
Wenn wir von der Gewalt versucht werden:
|
Lehre uns zu lieben.
|
Wenn wir Vergebung für unmöglich halten:
|
Lehre uns zu lieben.
|
Wenn wir uns gekreuzigt fühlen:
|
Lehre uns zu lieben.
|
12. Station
Jesus stirbt am Kreuz
Aus dem Evangelium nach Johannes (19,28-30)
Danach, da Jesus wusste, dass nun alles vollbracht war, sagte er, damit sich die Schrift erfüllte: Mich dürstet. Ein Gefäß voll Essig stand da. Sie steckten einen Schwamm voll Essig auf einen Ysopzweig und hielten ihn an seinen Mund. Als Jesus von dem Essig genommen hatte, sprach er: Es ist vollbracht! Und er neigte das Haupt und übergab den Geist.
Aus den Schriften des heiligen Franz von Assisi (2Gl 11-13)
Dieses Vaters Willen war der, dass sein gebenedeiter und glorreicher Sohn, den er uns geschenkt hat und der für uns geboren wurde, sich selbst durch sein eigenes Blut als Opfer und Gabe auf dem Altar des Kreuzes darbringen sollte; nicht seinetwegen, durch den alles geschaffen ist, sondern für unsere Sünden, indem er uns ein Beispiel hinterließ, damit wir seinen Fußspuren folgen.
„Es ist vollbracht.“ Das bedeutet nicht, dass alles vorbei ist, sondern dass deine Sendung der Menschwerdung, o Jesus, an ihr Ziel gelangt ist. Du hast den Auftrag erfüllt, den dir der Vater anvertraut hat, und nun kannst du zu ihm zurückkehren und uns mitnehmen.
Von nun an wissen wir, dass wir, wenn wir uns zu dir hinziehen lassen und unseren Blick zu dir erheben, vor demjenigen stehen, der uns versöhnt, der unsere „Schuld” tilgt, der uns in das Heiligtum führt, das das Leben Gottes ist. Wir stehen vor dem, der uns durch die Verwirklichung des Ziels der Menschwerdung die Möglichkeit gibt, den tiefen Sinn unseres eigenen Lebens zu verwirklichen: nämlich Kinder Gottes zu werden, Gottes Meisterwerk zu sein.
Hilf uns, Herr, das Geschenk des Heiligen Geistes anzunehmen, den du bereits in der Stunde deines Todes am Kreuz über uns ausgegossen hast, und lass auch uns zusammen mit dir aus dieser Welt zum Vater hinübergehen.
Lasst uns beten: Schenke uns deinen Geist, Herr.
Damit wir neue Geschöpfe werden und in Gott leben:
|
Schenke uns deinen Geist, Herr.
|
Damit wir erfahren, dass unsere Schuld getilgt ist:
|
Schenke uns deinen Geist, Herr.
|
Damit wir „Abba, Vater” sagen können:
|
Schenke uns deinen Geist, Herr.
|
Damit wir jeden Menschen als Bruder und Schwester annehmen:
|
Schenke uns deinen Geist, Herr.
|
Damit wir den letzten Sinn des Lebens erkennen:
|
Schenke uns deinen Geist, Herr.
|
13. Station
Jesus wird vom Kreuz genommen und in den Schoß seiner Mutter gelegt
Aus dem Evangelium nach Johannes (19,38-39)
Josef aus Arimathäa war ein Jünger Jesu, aber aus Furcht vor den Juden nur im Verborgenen. Er bat Pilatus, den Leichnam Jesu abnehmen zu dürfen, und Pilatus erlaubte es. Also kam er und nahm den Leichnam ab. Es kam auch Nikodemus, der früher einmal Jesus bei Nacht aufgesucht hatte. Er brachte eine Mischung aus Myrrhe und Aloe, etwa hundert Pfund.
Aus den Schriften des heiligen Franz von Assisi (Sonn 9)
Gelobt seist du, mein Herr, durch unsere Schwester, den leiblichen Tod; ihm kann kein Mensch lebend entrinnen. Wehe jenen, die in tödlicher Sünde sterben. Selig jene, die er findet in deinem heiligsten Willen, denn der zweite Tod wird ihnen kein Leid antun.
Jesus ist soeben gestorben, und schon beginnt sein Tod erste Früchte zu tragen. Josef von Arimathäa und Nikodemus, die nur heimlich Jünger Jesu waren, weil sie Angst hatten sich einer Gefahr auszusetzen, finden jetzt den Mut, zu Pilatus zu gehen und um Jesu Leichnam zu bitten. Damit vollbringen sie eine Geste menschlichen Erbarmens, nämlich einen Verurteilten vom Kreuz abzunehmen und ihn mit Würde und Anstand zu bestatten.
Es sollte niemals Leichname geben, die nicht herausgegeben und nicht beerdigt werden: Die Mütter, Verwandten und Freunde von Verurteilten sollten niemals gezwungen sein, sich vor der Obrigkeit zu demütigen, um die geschundenen Überreste eines Angehörigen zurückzuerhalten. Auch der Leichnam eines Verstorbenen behält seine Menschenwürde und darf nicht verhöhnt, versteckt, vernichtet, nicht zurückgegeben werden oder ohne reguläre Bestattung verbleiben. Nicht nur der Leib eines ehrbaren Menschen, sondern auch der eines Verbrechers verdient Achtung.
Jesus, du wurdest zu Unrecht gefangen genommen, gefoltert, gerichtet, für schuldig befunden und getötet, aber dein Leib wurde herausgegeben und geehrt; lass unsere Zeit, die den Respekt für die Lebenden verloren hat, zumindest die Achtung vor den Toten bewahren.
Lasst uns beten: Lehre uns Mitleid.
Um das Leid von Gefangenen zu spüren:
|
Lehre uns Mitleid.
|
Um mit politischen Gefangenen solidarisch zu sein:
|
Lehre uns Mitleid.
|
Um Familienangehörige von Geiseln zu verstehen:
|
Lehre uns Mitleid.
|
Um die Toten unter den Trümmern zu beklagen:
|
Lehre uns Mitleid.
|
Um Achtung vor allen Verstorbenen zu haben:
|
Lehre uns Mitleid.
|
14. Station
Der heilige Leichnam Jesu wird ins Grab gelegt
Aus dem Evangelium nach Johannes (19,40-42)
[Josef aus Arimathäa und Nikodemus] nahmen den Leichnam Jesu und umwickelten ihn mit Leinenbinden, zusammen mit den wohlriechenden Salben, wie es beim jüdischen Begräbnis Sitte ist. An dem Ort, wo man ihn gekreuzigt hatte, war ein Garten und in dem Garten war ein neues Grab, in dem noch niemand bestattet worden war. Wegen des Rüsttages der Juden und weil das Grab in der Nähe lag, setzten sie Jesus dort bei.
Aus den Schriften des heiligen Franz von Assisi (2Gl 61-62)
Um seinetwillen aber, der so Schweres für uns erduldet und uns so viel Gutes erwiesen hat und in Zukunft erweisen wird, soll jegliche Kreatur, die im Himmel, auf der Erde, im Meer und in den Tiefen ist, Gott Lob, Herrlichkeit, Ehre und Preis erweisen, weil er unsere Kraft und Stärke ist, er, der allein gut ist, allein der Höchste, allein allmächtig, bewundernswert, herrlich und allein heilig, lobwürdig und gepriesen durch die unendlichen Ewigkeiten der Ewigkeiten. Amen.
Alles begann in einem Garten, im Garten Eden, den die Stammeltern als Geschenk erhalten hatten und den sie bewahren sollten und aus dem sie verbannt wurden, weil sie Gott nicht vertrauten. Alles beginnt erneut in einem Garten, in dem Jesus begraben und wieder auferweckt wurde: an einem Ort, an dem sich die alte, geschwächte und sterbliche Schöpfung in eine neue Schöpfung verwandelt, die am Leben Gottes selbst teilhat. Dieser Ort ist das Tor, durch das Jesus in die Unterwelt hinabgestiegen ist, und er ist der Eingang zum Paradies, das nicht mehr irdisch und vergänglich, sondern himmlisch und endgültig ist. Dies ist der Ort der letzten Geste des Erbarmens und der letzten Tränen, die über dem Leichnam Christi vergossen wurden. Es ist der Ort der ersten Begegnung mit ihm, dem Auferstandenem, der nun für immer lebt und nur erkennbar ist, wenn er uns beim Namen ruft oder uns die Augen öffnet, und den man nicht festhalten kann. Es ist der Ort, an dem Maria von Magdala den Auftrag erhält, zu verkünden, dass der Tod besiegt ist, weil Jesus von Nazaret nun auferstanden ist, dass er der Herr ist, der Lebendige, der nicht mehr sterben kann.
Seitdem werden auch wir – dank der Taufe – zusammen mit Jesus in eben jenem Garten begraben, in der sicheren Hoffnung, dass derjenige, der Christus von den Toten auferweckt hat, auch unseren sterblichen Leibern Leben schenken wird durch seinen Geist, der in uns wohnt (vgl. Röm 8,11). Wir danken dir, Herr, weil du unserer Hoffnung auf das ewige Leben einen sicheren Grund gegeben hast.
Lasst uns beten: Komm, Herr Jesus.
Um wieder mit uns im Garten zu wandeln:
|
Komm, Herr Jesus.
|
Um die Tränen von unseren Augen abzutrocknen:
|
Komm, Herr Jesus.
|
Um uns eine sichere Hoffnung zu schenken:
|
Komm, Herr Jesus.
|
Um den Stein wegzurollen, der unser Herz bedrückt:
|
Komm, Herr Jesus.
|
Um uns das Paradies erahnen zu lassen:
|
Komm, Herr Jesus.
|
HEILIGER VATER:
Schlussgebet und Segen
Machen wir uns am Ende dieses Kreuzwegs das Gebet zu eigen, mit dem der heilige Franziskus uns einlädt, uns in unserem Leben immer tiefer in jene Liebesbeziehung mithineinnehmen zu lassen, die den Vater, den Sohn und den Heiligen Geist vereint.
Allmächtiger, ewiger, gerechter und barmherziger Gott, verleihe uns Elenden, um deiner selbst willen das zu tun, von dem wir wissen, dass du es willst, und immer zu wollen, was dir gefällt, damit wir, innerlich geläutert, innerlich erleuchtet und vom Feuer des Heiligen Geistes entflammt, den Fußstapfen deines geliebten Sohnes, unseres Herrn Jesus Christus, folgen können und allein durch deine Gnade zu dir, Allerhöchster, zu gelangen vermögen, der du in vollkommener Dreifaltigkeit und einfacher Einheit lebst und herrschst und verherrlicht wirst als allmächtiger Gott von Ewigkeit zu Ewigkeit. Amen (Ord 50-52).
Schließen wir mit jenem alten biblischen Segen (vgl. Num 6,24-26), mit dem der heilige Franziskus gewöhnlich die Brüder und alle Menschen segnete, sodass er zu „seinem” Segen wurde (vgl. SegLeo).
Der Herr sei mit euch.
℟. Und mit deinem Geiste.
Der Herr segne euch und behüte euch.
℟. Amen.
Der Herr lasse sein Angesicht über euch leuchten und sei euch gnädig.
℟. Amen.
Er wende euch sein Antlitz zu und schenke euch seinen Frieden.
℟. Amen.
Das gewähre euch der dreieinige Gott,
der ✠ Vater und der ✠ Sohn und der ✠ Heilige Geist.
℟. Amen.
[00553-DE.01] [Originalsprache: Italienisch]
Traduzione in lingua spagnola
Introducción
La Vía Dolorosa se despliega por las callejuelas de la Ciudad Vieja de Jerusalén y nos hace recorrer el camino de Jesús desde el lugar de su condena hasta el de su crucifixión y sepultura, que es también el lugar de su resurrección.
No es un recorrido en medio de gente devota y silenciosa. Como en tiempos de Jesús, nos encontramos caminando en un ambiente caótico, alborotado y bullicioso, entre personas que comparten la fe en Él, pero también entre otros que se burlan e insultan. Así es la vida de todos los días.
El Vía Crucis no es el camino del que vive en un mundo asépticamente devoto y de recogimiento abstracto, sino el ejercicio del que sabe que la fe, la esperanza y la caridad deben encarnarse en el mundo real, donde el creyente es continuamente desafiado y constantemente debe hacer suyo el modo de proceder de Jesús.
San Francisco de Asís, de quien este año se celebra el octavo centenario de su muerte, describe nuestra vida cristiana con palabras del apóstol Pedro; recordándonos que «nuestro Señor Jesucristo, cuyas huellas debemos seguir, llamó amigo a quien lo traicionaba y se ofreció espontáneamente a quienes lo crucificaron» (Regla no bulada XXII, 2: FF 56; cf. 1 P 2,21). El Poverello nos exhorta a fijar la mirada en Jesús: «Reparemos todos los hermanos en el buen Pastor, que por salvar a sus ovejas soportó la pasión de la cruz» (Admoniciones VI: FF 155).
Al recorrer este Vía Crucis, acojamos la invitación de san Francisco a realizar un camino tras las huellas de Jesús que no sea meramente ritual o intelectual, sino que comprometa toda nuestra persona y toda nuestra vida: «Ofreced vuestros cuerpos y llevad a cuestas su santa cruz, y seguid hasta el fin sus santísimos preceptos» (Oficio de la Pasión del Señor XV,13: FF 303).
I estación
Jesús es condenado a muerte
Del Evangelio según san Juan (19,9-11)
[Pilato] volvió a entrar en el pretorio y preguntó a Jesús: «¿De dónde eres tú?». Pero Jesús no lo respondió nada. Pilato le dijo: «¿No quieres hablarme? ¿No sabes que tengo autoridad para soltarte y también para crucificarte?». Jesús le respondió: «Tú no tendrías sobre mí ninguna autoridad, si no la hubieras recibido de lo alto. Por eso, el que me ha entregado a ti ha cometido un pecado más grave».
De los escritos de san Francisco de Asís (Carta a los fieles II, 28-29: FF 191)
Los que han recibido la potestad de juzgar a los otros, ejerzan el juicio con misericordia, como ellos mismos quieren obtener del Señor misericordia. Pues habrá un juicio sin misericordia para aquellos que no hayan hecho misericordia.
En tu coloquio con Pilato, Señor Jesús, desenmascaras toda presunción humana de poder. También hoy algunos creen que han recibido una autoridad sin límites y piensan que pueden usarla y abusar de ella a su antojo. Tus palabras al gobernador romano no dejan espacio a la ambigüedad: «Tú no tendrías sobre mí ninguna autoridad, si no la hubieras recibido de lo alto» (Jn 19,11).
Francisco de Asís, que simplemente intentó seguir tus huellas, nos recuerda que toda autoridad deberá responder ante Dios por el propio modo de ejercitar el poder recibido: el poder de juzgar, pero también el poder de comenzar una guerra o de terminarla; el poder de educar a la violencia o a la paz; el poder de alimentar el deseo de venganza o el de reconciliación; el poder de usar la economía para oprimir los pueblos o para liberarlos de la miseria; el poder de pisotear la dignidad humana o de tutelarla; el de promover y defender la vida o de rechazarla y suprimirla.
También cada uno de nosotros está llamado a responder por el poder que ejerce en la vida de todos los días. Tú, Jesús, le dices: haz buen uso del poder que te ha sido dado y no olvides que cualquier cosa que hagas a un ser humano, especialmente si es pequeño y frágil, me lo haces a mí; y es a mí a quien deberás responder por ello un día.
Oremos diciendo: Recuérdamelo, Jesús.
Que tú te identificas con toda persona juzgada:
|
Recuérdamelo, Jesús.
|
Que no debo dejarme guiar por los prejuicios:
|
Recuérdamelo, Jesús.
|
Que el verdadero poder es el del amor:
|
Recuérdamelo, Jesús.
|
Que la misericordia triunfa sobre el juicio:
|
Recuérdamelo, Jesús.
|
Que debo elegir el bien, aunque cueste:
|
Recuérdamelo, Jesús.
|
II estación
Jesús carga con la cruz
Del Evangelio según san Juan (19,14-17)
Era el día de la Preparación de la Pascua, alrededor del mediodía. Pilato dijo a los judíos: «Aquí tienen a su rey». Ellos vociferaban: «¡Que muera! ¡Que muera! ¡Crucifícalo!». Pilato les dijo: «¿Voy a crucificar a su rey?». Los sumos sacerdotes respondieron: «No tenemos otro rey que el César». Entonces Pilato se lo entregó para que lo crucifiquen, y ellos se lo llevaron. Jesús, cargando sobre sí la cruz, salió de la ciudad para dirigirse al lugar llamado «del Cráneo», en hebreo «Gólgota».
De los escritos de san Francisco de Asís (Admoniciones V, 7-8: FF 154)
Aunque fueses el más hermoso y rico de todos y aunque hicieses tales maravillas que pusieses en fuga a los demonios, todo eso te es perjudicial, y nada te pertenece y de nada de eso puedes gloriarte. En esto nos podemos gloriar: en nuestras enfermedades y en cargar diariamente la santa cruz de nuestro Señor Jesucristo.
La palabra “cruz” produce en nosotros una reacción de rechazo, más que de deseo. Es más fácil que surja en nosotros la tentación de huir de ella, antes que el anhelo de abrazarla.
Jesús, estoy seguro de que también fue así cuando te cargaron la cruz sobre los hombros. De hecho, en Getsemaní habías pedido al Padre que alejara de ti ese cáliz, aun queriendo con todo tu ser cumplir su voluntad. La cruz era el suplicio más terrible y doloroso, reservado a los esclavos, a los criminales irrecuperables y a los maldecidos por Dios.
Y, sin embargo, la abrazaste y la llevaste sobre tus hombros, y después te dejaste llevar por ella. No porque fuera bella o atrayente, sino por amor a nosotros. Levantando su carga pesada, sabías que quitabas de nosotros el peso del mal que nos aplasta y cargabas con el pecado que arruina nuestra existencia. Abrazando la cruz y cargándola sobre tus hombros, abrazabas nuestra fragilidad y te hacías cargo de nuestra humanidad. Cargabas sobre ti nuestras esclavitudes, nuestros crímenes e incluso nuestra maldición.
Líbranos, Jesús, del miedo a la cruz. Concédenos la gracia de seguirte por tu mismo camino y de no tener otra gloria más que la de tu cruz.
Oremos diciendo: Líbranos, Señor.
Del deseo de gloria humana:
|
Líbranos, Señor.
|
De la tentación de ignorar al que sufre:
|
Líbranos, Señor.
|
De preocuparnos sólo de nosotros mismos:
|
Líbranos, Señor.
|
Del miedo a comprometernos en la fidelidad:
|
Líbranos, Señor.
|
Del miedo y del rechazo a la cruz:
|
Líbranos, Señor.
|
III estación
Jesús cae por primera vez
Del Evangelio según san Juan (12,24-25)
Les aseguro que si el grano de trigo que cae en la tierra no muere, queda solo; pero si muere, da mucho fruto. El que tiene apego a su vida la perderá; y el que no está apegado a su vida en este mundo, la conservará para la Vida eterna.
De los escritos de san Francisco de Asís (Admoniciones XXII, 3: FF 172)
Dichoso el siervo que no tiene prisa para excusarse y soporta humildemente el sonrojo y la reprensión por un pecado que no cometió.
Tu existencia, Jesús, fue un continuo abajarte y descender. Aun siendo Dios, te despojaste para hacerte hombre. De rico que eras, te hiciste pobre. Y al llegar el final de tu misión, mientras cargabas sobre tus hombros el peso de toda la humanidad, caíste sobre las duras piedras de la Vía Dolorosa, la vía que los condenados a muerte recorrían ante la gente de Jerusalén, que acudía allí como si se tratara de un espectáculo.
Es el anticipo de un abajamiento aún más profundo: el descenso a los infiernos, la caída en el misterio de la muerte, donde todos nosotros caemos al final de esta vida terrena. Pero la tuya es la caída en tierra del grano de trigo, que está dispuesto a morir para dar fruto.
Ayúdanos también a nosotros a elegir estar por debajo, a los pies de los demás, más que buscar estar por encima y dominarlos. Ayúdanos a aprender el camino de la humildad incluso desde la experiencia de nuestras caídas y humillaciones, y a saber soportar en paz las ofensas y las injusticias sufridas.
Haz que te sintamos cercano, precisamente y sobre todo cuando caemos, tan cercano en modo tal que nos demos cuenta de que eres tú el que nos levanta y nos vuelve a poner en el camino. Y haz que también nosotros aprendamos a confiar en la tierra, como el grano de trigo, sabiendo que la muerte, gracias a ti, es el seno de la vida eterna.
Oremos diciendo: Levántanos, Jesús.
Cuando caemos por nuestra fragilidad:
|
Levántanos, Jesús.
|
Cuando caemos porque alguien nos hace tropezar:
|
Levántanos, Jesús.
|
Cuando caemos por decisiones equivocadas:
|
Levántanos, Jesús.
|
Cuando caemos en la desesperación:
|
Levántanos, Jesús.
|
Cuando caemos en el misterio de la muerte:
|
Levántanos, Jesús.
|
IV estación
Jesús se encuentra con su Madre
Del Evangelio según san Juan (19,25-27)
Junto a la cruz de Jesús, estaba su madre y la hermana de su madre, María, mujer de Cleofás, y María Magdalena. Al ver a la madre y cerca de ella al discípulo a quien él amaba, Jesús le dijo: «Mujer, aquí tienes a tu hijo». Luego dijo al discípulo: «Aquí tienes a tu madre». Y desde aquel momento, el discípulo la recibió en su casa.
De los escritos de san Francisco de Asís (Regla bulada VI, 8: FF 91)
Confiadamente manifieste el uno al otro su necesidad, porque, si la madre cuida y ama a su hijo carnal, ¿cuánto más amorosamente debe cada uno amar y cuidar a su hermano espiritual?
Es normal que la madre esté al inicio de nuestra existencia. No es normal que la madre esté a nuestro lado cuando es hora de morir, porque significa que la vida nos ha sido arrebatada: por una enfermedad, por un accidente, por la violencia, por la desesperación. María, la mujer de la cual tú, Jesús, fuiste engendrado, estuvo a tu lado también en tu camino hacia el Calvario y está contigo al pie de la cruz.
Tú le pides que siga generando y que continúe siendo la madre del discípulo amado, de cada uno de nosotros, de la Iglesia, de esta nueva humanidad que está naciendo precisamente en la hora en la que entregas la vida y mueres. En la hora más solemne de tu misión y antes de llevar todo a cumplimiento, le pides ante todo a ella que acoja a cada uno de nosotros; y luego nos pides a nosotros que la recibamos a ella. Porque la Madre siempre precede. En las bodas de Caná te había precedido incluso a ti.
Oh María, dirige una mirada de ternura hacia cada uno de nosotros, pero sobre todo hacia las tantas, tantísimas madres que hoy todavía, como tú, ven a sus propios hijos arrestados, torturados, condenados, asesinados. Ten una mirada de ternura hacia las madres que son despertadas en medio de la noche por una noticia desgarradora, y hacia aquellas que velan en los hospitales a un hijo cuya vida se está apagando. Y a nosotros concédenos un corazón materno, para comprender y compartir el sufrimiento de los demás, y aprender, también de esta manera, lo que significa amar.
Oremos diciendo: Consuela, oh Madre.
A las madres que han perdido a sus hijos:
|
Consuela, oh Madre.
|
A los huérfanos, sobre todo a causa de las guerras:
|
Consuela, oh Madre.
|
A los migrantes, a los desplazados y a los refugiados:
|
Consuela, oh Madre.
|
A los que sufren torturas y penas injustas:
|
Consuela, oh Madre.
|
A los desesperados que han perdido el sentido de la vida:
|
Consuela, oh Madre.
|
A aquellos que mueren solos:
|
Consuela, oh Madre.
|
V estación
Jesús es ayudado por el Cireneo a llevar la cruz
Del Evangelio según san Marcos (15,21)
Como pasaba por allí Simón de Cirene, padre de Alejandro y de Rufo, que regresaba del campo, lo obligaron a llevar la cruz de Jesús.
De los escritos de san Francisco de Asís (Admoniciones XVIII,1: FF 167)
Dichoso el hombre que soporta a su prójimo en su fragilidad, como querría que él lo soportara, si estuviese en una situación semejante.
Simón de Cirene no era un voluntario. No se hizo cargo de ti voluntariamente, Jesús, dándote una mano para llevar la cruz. Probablemente apenas sabía quién eras. Sin embargo, ayudándote a llevar la cruz, algo dentro de él cambió, hasta el punto de que transmitirá a sus hijos, Alejandro y Rufo, el significado profundo de ese camino hecho junto a ti, y ellos se convertirán en testigos de tu Pascua en la primera comunidad cristiana.
También hoy existen muchas personas que deciden hacer algo bueno por los demás en todas partes del mundo. Hay miles de voluntarios que, en situaciones extremas, arriesgan la vida para socorrer a quien necesita alimento, instrucción, cuidados médicos, justicia. Muchos de ellos ni siquiera creen en ti; sin embargo —aun sin darse cuenta— siguen ayudándote a cargar la cruz, y mientras se hacen cargo de otras personas de carne y hueso, en realidad están —una vez más— haciéndose cargo de ti.
Haz, oh Señor, que también nosotros aprendamos a ofrecer a nuestro prójimo ese apoyo que quisiéramos que se nos ofreciera a nosotros, si nos encontráramos en la misma situación. Ayúdanos a ser personas empáticas y compasivas, no con palabras sino con hechos y en la verdad.
Oremos diciendo: Haznos atentos, Señor.
A las personas que encontramos:
|
Haznos atentos, Señor.
|
A los pobres, a los que sufren y a los descartados:
|
Haznos atentos, Señor.
|
A los que están solos y desamparados:
|
Haznos atentos, Señor.
|
A los que se quedan atrás y caen:
|
Haznos atentos, Señor.
|
A los que no tienen a nadie que les escuche:
|
Haznos atentos, Señor.
|
VI estación
La Verónica enjuga el rostro de Jesús
Del Evangelio según san Juan (12,20-21)
Entre los que habían subido para adorar durante la fiesta, había unos griegos que se acercaron a Felipe, el de Betsaida de Galilea, y le dijeron: «Señor, queremos ver a Jesús».
De los escritos de san Francisco de Asís (Exposición del Padrenuestro 4: FF 269)
Venga a nosotros tu reino: para que tú reines en nosotros por la gracia y nos hagas llegar a tu reino, donde la visión de ti es manifiesta, la dilección de ti perfecta, la compañía de ti bienaventurada, la fruición de ti sempiterna.
Lo que los Salmos habían cantado como «el más hermoso de los hombres» (Sal 45,3), ahora tiene los rasgos del Siervo sufriente profetizado por Isaías, «sin forma ni hermosura que atrajera nuestras miradas, sin un aspecto que pudiera agradarnos» (Is 53,2).
La Verónica conserva tu imagen, Jesús. Ha podido obtenerla gracias a aquel gesto de caridad: enjugar tu rostro cubierto de sangre y de polvo. La Verónica no nos transmite la memoria de una imagen posando, sino la del Varón de dolores, que nos ha curado por medio de sus mismas heridas.
Ayúdanos, Jesús, a cultivar el deseo de ver tu rostro. Danos la gracia que has concedido a los apóstoles de verte luminoso y transfigurado. Pero ayúdanos, sobre todo, a tener la mirada atenta de la Verónica, que sabe reconocerte también en tu belleza desfigurada. Y haznos capaces de enjugar, hoy, tu rostro, aún cubierto de polvo y sangre, desfigurado por todo acto que pisotea la dignidad de cualquier persona humana.
Oremos diciendo: Ayúdanos a reconocerte, Jesús.
Cuando tu rostro está desfigurado:
|
Ayúdanos a reconocerte, Jesús.
|
En toda persona condenada por los prejuicios:
|
Ayúdanos a reconocerte, Jesús.
|
En los pobres privados de su dignidad:
|
Ayúdanos a reconocerte, Jesús.
|
En las mujeres víctimas de la trata y reducidas a la esclavitud:
|
Ayúdanos a reconocerte, Jesús.
|
En los niños a los que les ha sido robada la infancia y dañado el futuro:
|
Ayúdanos a reconocerte, Jesús.
|
VII estación
Jesús cae por segunda vez
Del Evangelio según san Juan (13,3-5)
Sabiendo Jesús que el Padre había puesto todo en sus manos y que él había venido de Dios y volvía a Dios, se levantó de la mesa, se sacó el manto y tomando una toalla se la ató a la cintura. Luego echó agua en un recipiente y empezó a lavar los pies a los discípulos y a secárselos con la toalla que tenía en la cintura.
De los escritos de san Francisco de Asís (Regla no bulada V, 13-14: FF 20)
Ningún hermano haga mal o hable mal al otro; sino, más bien, por la caridad del espíritu, sírvanse y obedézcanse voluntariamente los unos a los otros.
Toda tu vida, Jesús, ha sido un continuo inclinarte y abajarte. Cuando lavaste los pies a tus discípulos, en la última cena, dejaste un ejemplo, una enseñanza y una profecía: el ejemplo del servicio, la enseñanza del amor fraterno y la profecía del dar la vida. Francisco de Asís quedó tan profundamente impresionado de ese abajamiento tuyo que quiso aconsejarnos que nos laváramos los pies unos a otros, es decir, que estemos siempre dispuestos al servicio de los propios hermanos. Y quiso que este mismo evangelio le fuera leído la tarde del 3 de octubre, de hace ocho siglos, poco antes de morir.
En tu amarnos hasta el extremo, hasta dar tu vida por nosotros, está ya contenida también la profecía de tu resurrección, porque un amor tan grande es más fuerte que la muerte. Un amor tan grande revela el sentido último del amar: llevarnos a la misma vida de Dios.
Cuando caes, Jesús, lo haces para levantarnos de nuestras caídas. Cuando caes lo haces para levantar al que permanece en tierra aplastado por la injusticia, por la mentira, por toda forma de explotación y todo tipo de violencia, por la miseria que produce una economía dirigida al provecho individual más que al bien común. Cuando caes lo haces para levantarme también a mí.
Oremos diciendo: Levántanos, Señor.
Cuando nuestros errores nos aplastan:
|
Levántanos, Señor.
|
Cuando el peso de la responsabilidad nos oprime:
|
Levántanos, Señor.
|
Cuando caemos en la depresión:
|
Levántanos, Señor.
|
Cuando fallamos en nuestras decisiones:
|
Levántanos, Señor.
|
Cuando nos vemos arrastrados por una adicción:
|
Levántanos, Señor.
|
VIII estación
Jesús se encuentra con las mujeres de Jerusalén
Del Evangelio según san Lucas (23,27-31)
Lo seguían muchos del pueblo y un buen número de mujeres, que se golpeaban el pecho y se lamentaban por él. Pero Jesús, volviéndose hacia ellas, les dijo: «¡Hijas de Jerusalén!, no lloren por mí; lloren más bien por ustedes y por sus hijos. Porque se acerca el tiempo en que se dirá: “¡Felices las estériles, felices los senos que no concibieron y los pechos que no amamantaron!”. Entonces se dirá a las montañas: “¡Caigan sobre nosotros!”, y a los cerros: “¡Sepúltennos!”. Porque si así tratan a la leña verde, ¿qué será de la leña seca?».
De los escritos de san Francisco de Asís (Exposición del Padrenuestro 5: FF 270)
Hágase tu voluntad en la tierra como en el cielo: para que te amemos con todo el corazón, pensando siempre en ti; con toda el alma, deseándote siempre a ti; con toda la mente, dirigiendo todas nuestras intenciones a ti, buscando en todo tu honor; y con todas nuestras fuerzas, gastando todas nuestras fuerzas y los sentidos del alma y del cuerpo en servicio de tu amor y no en otra cosa; y para que amemos a nuestro prójimo como a nosotros mismos, atrayéndolos a todos a tu amor según nuestras fuerzas, alegrándonos del bien de los otros como del nuestro y compadeciéndolos en sus males y no dando a nadie ocasión alguna de tropiezo.
Jesús, las mujeres siempre te siguieron y ayudaron, desde el comienzo de tu predicación. Continúan haciéndolo ahora, permaneciendo también al pie de la cruz. Donde hay un sufrimiento o necesidad, allí están las mujeres: en los hospitales y en las casas de ancianos, en las comunidades terapéuticas y de acogida, en las casas hogar con los menores más frágiles, en los lugares más remotos de la misión para abrir escuelas y centros de salud, y en las zonas de guerra y conflicto para socorrer a los heridos y consolar a los supervivientes. Las mujeres te tomaron en serio, tomaron en serio también estas duras palabras tuyas. Desde hace siglos lloran por ellas y por sus hijos; detenidos y encarcelados durante una manifestación, deportados por políticas carentes de compasión, naufragados en desesperados viajes de esperanza, aniquilados en zonas de guerra, suprimidos en campos de exterminio.
Las mujeres siguen llorando. Concédenos también a cada uno de nosotros, Señor, un corazón compasivo, un corazón maternal, y la capacidad de sentir como nuestro el sufrimiento de los demás. Sigue concediéndonos lágrimas, Señor, para no disipar nuestra conciencia en las tinieblas de la indiferencia, para continuar siendo humanos.
Oremos diciendo: Concédenos lágrimas, Señor.
Para llorar por los desastres de las guerras:
|
Concédenos lágrimas, Señor.
|
Para llorar por las masacres y los genocidios:
|
Concédenos lágrimas, Señor.
|
Para llorar con las madres y las esposas:
|
Concédenos lágrimas, Señor.
|
Para llorar por el cinismo de los prepotentes:
|
Concédenos lágrimas, Señor.
|
Para llorar por nuestra indiferencia:
|
Concédenos lágrimas, Señor.
|
| |
|
IX estación
Jesús cae por tercera vez
Del Evangelio según san Juan (14,6-7)
Jesús le respondió [a Tomás]: «Yo soy el Camino, la Verdad y la Vida. Nadie va al Padre, sino por mí. Si ustedes me conocen, conocerán también a mi Padre. Ya desde ahora lo conocen y lo han visto».
De los escritos de san Francisco de Asís (Regla no bulada XXIII, 3: FF 64)
Te damos gracias porque, así como por tu Hijo nos creaste, así, por tu santo amor con el que nos amaste, hiciste que él, verdadero Dios y verdadero hombre, naciera de la gloriosa siempre Virgen la beatísima santa María, y quisiste que nosotros, cautivos, fuéramos redimidos por su cruz y sangre y muerte.
Tú que naciste «por nosotros de camino» (S. Francisco, Oficio de la Pasión del Señor XV,7: FF 303), ahora, por tercera vez, caes en la vía dolorosa que te conduce al Calvario.
Tu triple caída nos recuerda que no existe caída nuestra en la que tú no estés a nuestro lado. Sí, porque estás junto a nosotros en cada una de nuestras fragilidades, y puedes y quieres levantarnos de cada una de nuestras caídas, porque quieres que junto a ti cada uno de nosotros pueda llegar al Padre y encontrar la vida, la vida verdadera, la vida eterna, que nada ni nadie nos podrá quitar.
En el camino, tras tus huellas, no importa cuántas veces caigamos, sólo importa que Tú estás a nuestro lado y estás dispuesto a levantarnos una vez más, innumerables veces, porque tu amor, tu perdón y tu misericordia son infinitamente más grandes que nuestra fragilidad.
Sostennos en nuestra incredulidad y danos la gracia de creer en que puedes levantarnos.
Oremos diciendo: Sírvete de nosotros, Jesús.
Para levantar a todos los que caen:
|
Sírvete de nosotros, Jesús.
|
Para levantar a los que permanecen caídos:
|
Sírvete de nosotros, Jesús.
|
Para levantar a las personas más frágiles:
|
Sírvete de nosotros, Jesús.
|
Para levantar a los que pensamos que “se lo merecían”:
|
Sírvete de nosotros, Jesús.
|
Para levantar a los que parecen irrecuperables:
|
Sírvete de nosotros, Jesús.
|
X estación
Jesús es despojado de sus vestiduras
Del Evangelio según san Juan (19,23-24)
Después que los soldados crucificaron a Jesús, tomaron sus vestiduras y las dividieron en cuatro partes, una para cada uno. Tomaron también la túnica, y como no tenía costura, porque estaba hecha de una sola pieza de arriba abajo, se dijeron entre sí: «No la rompamos. Vamos a sortearla, para ver a quién le toca». Así se cumplió la Escritura que dice: Se repartieron mis vestiduras y sortearon mi túnica. Esto fue lo que hicieron los soldados.
De los escritos de san Francisco de Asís (Carta a toda la Orden, 28-29: FF 221)
Ved, hermanos, la humildad de Dios y derramad ante él vuestros corazones; humillaos también vosotros para que seáis ensalzados por él. Por consiguiente, nada de vosotros retengáis para vosotros, a fin de que os reciba todo enteros el que se os ofrece todo entero.
Tú mismo, Jesús, habías decidido despojarte de la gloria divina para revestirte de «la verdadera carne de nuestra humanidad y fragilidad» (S. Francisco, Carta a los fieles II,4: FF 181). Y ahora te arrancan tus vestiduras, en el cruel intento de humillarte y despojarte también de tu dignidad humana.
Es una tentativa que también se repite continuamente en nuestros días. Lo hacen los regímenes autoritarios, cuando obligan a los prisioneros a permanecer semidesnudos en una celda vacía o en un patio. Lo hacen los torturadores que no se limitan a quitar las vestiduras, sino que arrancan también la piel y la carne. Lo hacen aquellos que autorizan y utilizan formas de inspección y control que no respetan la dignidad de la persona. Lo hacen los violadores y los abusadores que tratan a las víctimas como objetos. Lo hace la industria del espectáculo, cuando ostenta la desnudez para obtener algún espectador más. Lo hace el mundo de la información, cuando expolian a las personas ante la opinión pública. Y a veces lo hacemos también nosotros, con nuestra curiosidad que no respeta ni el pudor, ni la intimidad, ni la privacidad de los demás.
Recuérdanos, Señor, que, cuando no reconocemos la dignidad de los demás, ofuscamos la nuestra, y cada vez que aprobamos o tenemos un comportamiento inhumano hacia cualquier persona, nosotros mismos nos volvemos menos humanos.
Oremos diciendo: Revístenos, Jesús.
De tu infinita humildad:
|
Revístenos, Jesús.
|
Del respeto por cada ser humano:
|
Revístenos, Jesús.
|
Del sentimiento de compasión:
|
Revístenos, Jesús.
|
De un renovado sentido del pudor:
|
Revístenos, Jesús.
|
De la fuerza para defender la dignidad de toda persona:
|
Revístenos, Jesús.
|
XI estación
Jesús es clavado en la cruz
Del Evangelio según san Juan (19,17-19)
Jesús, cargando sobre sí la cruz, salió de la ciudad para dirigirse al lugar llamado «del Cráneo», en hebreo «Gólgota». Allí lo crucificaron; y con él a otros dos, uno a cada lado y Jesús en el medio. Pilato redactó una inscripción que decía: «Jesús el Nazareno, rey de los judíos», y la hizo poner sobre la cruz.
De los escritos de san Francisco de Asís (Cántico de las criaturas 23-26: FF 263)
Loado seas, mi Señor, / por los que perdonan por tu amor, / y sufren enfermedad y tribulación. / Bienaventurados aquellos que las soporten en paz, / porque por ti, Altísimo, coronados serán.
Clavado en la cruz como un malhechor, pero con un título que revela tu realeza, oh Jesús, tú nos muestras cuál es el auténtico poder. No es el de quien considera que puede disponer de la vida de los demás al causar la muerte, sino el de quien realmente puede vencer la muerte dando la vida y puede dar la vida incluso aceptando la muerte. Tú manifiestas que el verdadero poder no es el de quien usa la fuerza y la violencia para imponerse, sino el de quien es capaz de cargar sobre sí el mal de la humanidad —el nuestro, el mío—; y anularlo con la fuerza del amor que se manifiesta en el perdón. Tú eres Rey y reinas desde la cruz; no te sirves del poder aparente de los ejércitos, sino de la aparente impotencia del amor, que se deja clavar. Tú eres Rey y tu cruz se convierte en el eje en torno al cual giran la historia y todo el universo, para no caer en el infierno de la incapacidad de amar.
Tú, Rey crucificado, nos recuerdas que, si queremos ser partícipes de tu realeza, también nosotros debemos aprender a perdonar por amor a ti y afrontar en paz las dificultades de la vida, porque lo que vence no es el amor por la fuerza, sino la fuerza del amor.
Oremos diciendo: Enséñanos a amar.
Cuando sufrimos una injusticia:
|
Enséñanos a amar.
|
Cuando deseamos venganza:
|
Enséñanos a amar.
|
Cuando somos tentados por la violencia:
|
Enséñanos a amar.
|
Cuando consideramos imposible el perdón:
|
Enséñanos a amar.
|
Cuando nos sentimos crucificados:
|
Enséñanos a amar.
|
XII estación
Jesús muere en la cruz
Del Evangelio según san Juan (19,28-30)
Después, sabiendo que ya todo estaba cumplido, y para que la Escritura se cumpliera hasta el final, Jesús dijo: «Tengo sed». Había allí un recipiente lleno de vinagre; empaparon en él una esponja, la ataron a una rama de hisopo y se la acercaron a la boca. Después de beber el vinagre, dijo Jesús: «Todo se ha cumplido». E inclinando la cabeza, entregó su espíritu.
De los escritos de san Francisco de Asís (Carta a los fieles II, 11-13: FF 184)
Y la voluntad del Padre fue que su Hijo bendito y glorioso, que él nos dio y que nació por nosotros, se ofreciera a sí mismo por su propia sangre como sacrificio y hostia en el ara de la cruz; no por sí mismo, por quien fueron hechas todas las cosas, sino por nuestros pecados, dejándonos ejemplo, para que sigamos sus huellas.
«Todo se ha cumplido». No significa que todo ha terminado, sino que el motivo por el que tú, Jesús, te hiciste uno de nosotros, ha llegado a su plenitud; has cumplido la misión que el Padre te confió y ahora puedes volver a Él y llevarnos contigo.
De ahora en adelante sabemos que dejándonos atraer por ti, alzando nuestra mirada hacia ti, nos encontramos ante Aquel que nos reconcilia, que cancela nuestra “deuda”, que nos introduce en el Santuario que es la misma vida de Dios. Nos encontramos ante Aquel que, realizando el fin de la encarnación, nos da la posibilidad de realizar el sentido profundo de nuestra misma vida: ser hijos de Dios, ser la obra maestra de Dios.
Ayúdanos, Señor, a acoger el don del Espíritu Santo que has derramado sobre nosotros ya en la hora de tu muerte en la cruz, y haz que contigo también nosotros podamos pasar de este mundo al Padre.
Oremos diciendo: Danos tu Espíritu, Señor.
Para que nos convirtamos en criaturas nuevas y vivamos en Dios:
|
Danos tu Espíritu, Señor.
|
Para que experimentemos que nuestra deuda está cancelada:
|
Danos tu Espíritu, Señor.
|
Para que podamos rezar “Abbá, Padre”:
|
Danos tu Espíritu, Señor.
|
Para que acojamos a cada persona como hermano y hermana:
|
Danos tu Espíritu, Señor.
|
Para que descubramos el sentido último de la vida:
|
Danos tu Espíritu, Señor.
|
XIII estación
Jesús es bajado de la cruz
Del Evangelio según san Juan (19,38-39)
Después de esto, José de Arimatea, que era discípulo de Jesús —pero secretamente, por temor a los judíos— pidió autorización a Pilato para retirar el cuerpo de Jesús. Pilato se la concedió, y él fue a retirarlo. Fue también Nicodemo, el mismo que anteriormente había ido a verlo de noche, y trajo una mezcla de mirra y áloe, que pesaba unos treinta kilos.
De los escritos de san Francisco de Asís (Cántico de las criaturas 27-31: FF 263)
Loado seas, mi Señor, / por nuestra hermana la muerte corporal, / de la cual ningún hombre vivo puede escapar. / ¡Ay de aquellos que mueran en pecado mortal! / Bienaventurados los que encontrará en tu santísima voluntad, / pues la muerte segunda no les hará mal.
Jesús acaba de morir, y su muerte ya comienza a dar los primeros frutos. José de Arimatea y Nicodemo, que eran discípulos de Jesús, pero a escondidas, porque tenían miedo de exponerse, ahora tienen la valentía de pedirle su cuerpo a Pilato. Realizan así un gesto de piedad humana, el de quitar de la cruz a un condenado y sepultarlo con dignidad y respeto.
Nunca debería haber cadáveres que no sean restituidos ni sepultados; las madres, los familiares y los amigos de los condenados nunca deberían verse obligados a humillarse ante las autoridades para que les restituyan los restos martirizados de un ser querido. Incluso el cuerpo de un muerto conserva la dignidad de la persona y no puede ser ultrajado, ni ocultado, ni destruido, ni retenido, ni privado de una digna sepultura. No sólo el cuerpo de una persona decente, también el cuerpo de un criminal merece respeto.
Oh Jesús, tú fuiste injustamente capturado, torturado, juzgado, condenado y asesinado, pero tu cuerpo fue restituido y honrado; haz que nuestro tiempo, que ha perdido el respeto por los vivos, lo mantenga al menos por los muertos.
Oremos diciendo: Enséñanos la piedad.
Para sentir el sufrimiento de los encarcelados:
|
Enséñanos la piedad.
|
Para ser solidarios con los presos políticos:
|
Enséñanos la piedad.
|
Para comprender a los familiares de los rehenes:
|
Enséñanos la piedad.
|
Para llorar a los muertos que están bajo los escombros:
|
Enséñanos la piedad.
|
Para tener respeto por todos los difuntos:
|
Enséñanos la piedad.
|
XIV estación
Jesús es colocado en el sepulcro
Del Evangelio según san Juan (19,40-42)
[José de Arimatea y Nicodemo] tomaron entonces el cuerpo de Jesús y lo envolvieron con vendas, agregándole la mezcla de perfumes, según la costumbre de sepultar que tienen los judíos. En el lugar donde lo crucificaron había una huerta y en ella, una tumba nueva, en la que todavía nadie había sido sepultado. Como era para los judíos el día de la Preparación y el sepulcro estaba cerca, pusieron allí a Jesús.
De los escritos de san Francisco de Asís (Carta a los fieles II, 61-62: FF 202)
Y a aquel que tanto ha soportado por nosotros, que tantos bienes nos ha traído y nos traerá en el futuro, y a Dios, toda criatura que hay en los cielos, en la tierra, en el mar y en los abismos rinda alabanza, gloria, honor y bendición, porque él es nuestro poder y nuestra fortaleza, y sólo él es bueno, sólo él altísimo, sólo él omnipotente, admirable, glorioso y sólo él santo, laudable y bendito por los infinitos siglos de los siglos. Amén.
Todo comenzó en un jardín, el Edén, que nuestros primeros padres recibieron como don y para ser cuidado, y del cual fueron exiliados por no haber confiado en Dios. Todo vuelve a comenzar en un jardín, donde Jesús fue sepultado y donde resucitó; un lugar en el que la antigua creación, frágil y mortal, se transforma en nueva creación, que participa de la misma vida de Dios. Este lugar es la puerta por medio de la cual Jesús descendió a los infiernos, y es la entrada al Paraíso, ya no terrenal y pasajero, sino celestial y definitivo. Este es el lugar del último gesto de piedad y de las últimas lágrimas derramadas sobre el cuerpo de Cristo muerto. Es el lugar del primer encuentro con Cristo resucitado, vivo para siempre, reconocible sólo cuando nos llama por nuestro nombre o abre nuestros ojos, e imposible de retener. El lugar en el que María Magdalena recibe el mandato de anunciar que la muerte ha sido vencida, porque Jesús de Nazaret ha resucitado, es el Señor, el Viviente que ya no puede morir.
Desde entonces, también nosotros somos sepultados —gracias al Bautismo— junto con Jesús, en ese mismo jardín, con la esperanza cierta de que Aquel que ha resucitado a Cristo de entre los muertos dará la vida también a nuestros cuerpos mortales por medio de su Espíritu que habita en nosotros (cf. Rm 8,11). Te damos gracias, Señor, porque has dado un fundamento cierto a nuestra esperanza de vida eterna.
Oremos diciendo: Ven, Señor Jesús.
A seguir caminando con nosotros en el Jardín:
|
Ven, Señor Jesús.
|
A enjugar las lágrimas de nuestros ojos:
|
Ven, Señor Jesús.
|
A darnos una esperanza cierta:
|
Ven, Señor Jesús.
|
A quitar la piedra que nos oprime el corazón:
|
Ven, Señor Jesús.
|
A hacernos vislumbrar el Paraíso:
|
Ven, Señor Jesús.
|
SANTO PADRE:
Invocación final y bendición
Al finalizar este Vía Crucis, hagamos nuestra la oración con la que san Francisco nos invita a vivir nuestra existencia como un camino de progresiva participación en la relación de amor que une al Padre, y al Hijo, y al Espíritu Santo.
Omnipotente, eterno, justo y misericordioso Dios, danos a nosotros, miserables, hacer por ti mismo lo que sabemos que tú quieres, y siempre querer lo que te place, para que, interiormente purificados, interiormente iluminados y abrasados por el fuego del Espíritu Santo, podamos seguir las huellas de tu amado Hijo, nuestro Señor Jesucristo, y por sola tu gracia llegar a ti, Altísimo, que, en Trinidad perfecta y en simple Unidad, vives y reinas y eres glorificado, Dios omnipotente, por todos los siglos de los siglos. Amén (Carta a toda la Orden 50-52: FF 233).
Concluyamos con la antigua bendición bíblica (cf. Nm 6,24-26), con la que san Francisco solía bendecir a los frailes y a toda la gente, hasta el punto de convertirse en “su” bendición (cf. Bendición a Fr. León: FF 262).
El Señor esté con ustedes.
℟. Y con tu espíritu.
El Señor los bendiga y los guarde.
℟. Amén.
Les muestre su faz y tenga misericordia de ustedes.
℟. Amén.
Vuelva su rostro hacia ustedes y les conceda la paz.
℟. Amén.
Y la bendición de Dios todopoderoso,
Padre, ✠ Hijo ✠ y Espíritu ✠ Santo,
descienda sobre ustedes y permanezca para siempre.
℟. Amén.
[00553-ES.01] [Texto original: Italiano]
Traduzione in lingua portoghese
Introdução
A Via Dolorosa passa pelas ruelas da Cidade Velha de Jerusalém e leva-nos a percorrer o caminho de Jesus desde o local da sua condenação até ao da sua crucifixão e sepultura, que é também o local da sua ressurreição.
Não é um percurso entre pessoas devotas e silenciosas. Tal como no tempo de Jesus, encontramo-nos a caminhar num ambiente caótico, perturbado e ruidoso, no meio de pessoas que partilham a fé n’Ele, mas também de outras que zombam e insultam. Assim é a vida de cada dia.
A Via-Sacra não é o caminho de quem vive num mundo assepticamente devoto e de recolhimento abstrato, mas é o exercício de quem sabe que a fé, a esperança e a caridade devem ser encarnadas no mundo real, onde o fiel é constantemente desafiado e deve continuamente assumir como próprio o modo de agir de Jesus.
São Francisco de Assis, de quem se comemora este ano o oitavo centenário da morte, descreve a nossa vida cristã tomando emprestadas as palavras do apóstolo Pedro, recorda-nos que somos chamados a «seguir os vestígios de Cristo, que chamou seu traidor de amigo e se ofereceu espontaneamente aos que o crucificaram» (Rnb XXII, 2: FF 56; cf. 1 Pe 2, 21). O Poverello exorta-nos a fixar o olhar em Jesus: «Consideremos, irmãos todos, o bom pastor, que para salvar suas ovelhas sofreu a paixão da cruz» (Amm VI: FF 155).
Ao percorrer esta Via-Sacra, acolhamos, portanto, o convite de São Francisco para fazer um caminho seguindo as pegadas de Jesus que não seja meramente ritual ou intelectual, mas que envolva toda a nossa pessoa e toda a nossa vida: «Oferecei vossos corpos e carregai sua santa cruz, e segui até o fim seus santíssimos preceitos» (UffPass XV,13: FF 303).
I estação
Jesus é condenado à morte
Do Evangelho segundo São João (19, 9-11)
[Pilatos] voltou a entrar no edifício da sede e perguntou a Jesus: «Donde és Tu?» Mas Jesus não lhe deu resposta.Pilatos disse-lhe, então: «Não me dizes nada? Não sabes que tenho o poder de te libertar e o poder de te crucificar?».Respondeu-lhe Jesus: «Não terias nenhum poder sobre mim, se não te fosse dado do Alto. Por isso, quem me entregou a ti tem maior pecado».
Dos escritos de São Francisco de Assis (2 Lfed 28-29: FF 191)
Mas os que receberam o poder de julgar os outros, exerçam o julgamento com misericórdia, como eles mesmos querem obter misericórdia do Senhor. Pois haverá juízo sem misericórdia para aqueles que não fizerem misericórdia.
Na vossa conversa com Pilatos, ó Jesus, desmascarais toda a presunção humana de poder. Também hoje há quem acredite ter recebido uma autoridade sem limites e pense poder usá-la e abusar dela à vontade. As vossas palavras ao Prefeito romano não deixam margem para ambiguidades: «Não terias nenhum poder sobre mim, se não te fosse dado do Alto» (Jo 19, 11).
Francisco de Assis, que simplesmente procurou seguir as vossas pegadas, recorda-nos que toda a autoridade terá de responder perante Deus pela forma como exerce o poder recebido: o poder de julgar, mas também o poder de iniciar uma guerra ou de a terminar, o poder de educar para a violência ou para a paz, o poder de alimentar o desejo de vingança ou o de reconciliação, o poder de usar a economia para oprimir os povos ou para os libertar da miséria, o poder de espezinhar a dignidade humana ou de a proteger, o poder de promover e defender a vida ou de a rejeitar e sufocar.
Cada um de nós é também chamado a responder pelo poder que exerce na vida quotidiana. Vós, Senhor, dizeis: Faz bom uso do poder que te é dado e lembra-te de que tudo o que fizeres a um ser humano, especialmente se for pequeno e fraco, o fazes a mim. É a mim que um dia terás de responder.
Oremos dizendo: Recordai-me, Jesus.
Que vos identificais com as pessoas julgadas:
|
Recordai-me, Jesus.
|
Que eu não me devo deixar guiar pelos preconceitos:
|
Recordai-me, Jesus.
|
Que o verdadeiro poder é o do amor:
|
Recordai-me, Jesus.
|
Que, no julgamento, prevalece a misericórdia:
|
Recordai-me, Jesus.
|
Que, mesmo quando custa, se deve optar pelo bem:
|
Recordai-me, Jesus.
|
II estação
Jesus carrega a cruz
Do Evangelho segundo São João (19, 14-17)
Era o dia da Preparação da Páscoa, por volta do meio-dia. Disse, então, aos judeus: «Aqui está o vosso Rei!»E eles bradaram: «Fora! Fora! Crucifica-o!» Disse-lhes Pilatos: «Então, hei-de crucificar o vosso Rei?» Replicaram os sumos sacerdotes: «Não temos outro rei, senão César.»Então, entregou-o para ser crucificado. E eles tomaram conta de Jesus. Jesus, levando a cruz às costas, saiu para o chamado Lugar da Caveira, que em hebraico se dizGólgota.
Dos escritos de São Francisco de Assis (Amm V, 7-8: FF 154)
Do mesmo jeito, se fosses mais bonito e mais rico do que todos e mesmo que fizesses maravilhas, espantando demónios, tudo isso te é contrário, e nada te pertence e de nada podes gloriar-te;
mas disto podemos gloriar-nos: de nossas fraquezas e de carregar todos os dias a santa cruz de nosso Senhor Jesus Cristo.
A palavra “cruz” suscita em nós uma reação não de desejo, mas de rejeição. É mais fácil que surja em nós a tentação de fugir dela, do que o anseio de a abraçar.
Ó Jesus, tenho a certeza de que foi assim também quando vos carregaram a cruz sobre os ombros. No Getsémani, pedistes ao Pai que afastasse de Vós este cálice, embora desejásseis com todo o vosso ser cumprir a sua vontade. A cruz era o castigo mais horrendo e doloroso, reservado aos escravos, aos criminosos irredimíveis e aos amaldiçoados por Deus.
No entanto, abraçaste-la carregando-a sobre os vossos ombros, e depois deixastes-vos conduzir por ela. Não porque fosse bela ou atraente, mas por nosso amor. Ao levantar o seu fardo pesado, sabíeis que nos libertáveis do peso do mal que nos oprime e carregáveis o pecado que arruína a nossa existência. Ao abraçar a cruz, levando-a sobre os vossos ombros, abraçáveis a nossa fragilidade e carregáveis sobre si a nossa humanidade. Tomáveis sobre Vós as nossas escravidões, os nossos crimes e até a nossa maldição.
Libertai-nos, Senhor, do medo da cruz. Dai-nos a graça de vos seguir pelo vosso caminho e de não termos outra glória senão a vossa cruz.
Oremos dizendo: Livrai-nos, Senhor.
Do desejo das glórias humanas:
|
Livrai-nos, Senhor.
|
Da tentação de ignorar quem sofre:
|
Livrai-nos, Senhor.
|
De nos preocuparmos apenas conosco:
|
Livrai-nos, Senhor.
|
Do medo de nos comprometermos com a fidelidade:
|
Livrai-nos, Senhor.
|
Do medo e da rejeição da cruz:
|
Livrai-nos, Senhor.
|
III estação
Jesus cai pela primeira vez
Do Evangelho segundo São João (12, 24-25)
Em verdade, em verdade vos digo: se o grão de trigo, lançado à terra, não morrer, fica ele só; mas, se morrer, dá muito fruto.Quem se ama a si mesmo, perde-se; quem se despreza a si mesmo, neste mundo, assegura para si a vida eterna.
Dos escritos de São Francisco de Assis (Amm XXII, 3: FF 172)
Bem-aventurado o servo que não é rápido para se desculpar e suporta humildemente a vergonha e a repreensão pelo pecado, quando não cometeu culpa.
A vossa existência, ó Jesus, foi um contínuo abaixar-se e descer. Apesar de serdes Deus, despojastes-vos para vos tornardes homem. De rico que éreis, fizestes-vos pobre. E, chegando ao fim da vossa missão, enquanto carregáveis sobre os ombros o peso de toda a humanidade, caístes sobre as duras pedras da Via Dolorosa, o caminho que os condenados à morte percorriam diante do povo de Jerusalém, que acorria como que a um espetáculo.
É o prenúncio de um abaixar-se ainda mais profundo: a descida à mansão dos mortos, a queda no mistério da morte, onde todos nós caímos no fim desta vida terrena. A vossa, porém, é a queda na terra do grão de trigo, que está disposto a morrer para dar fruto.
Isto ajuda-nos também a nós a escolher ficar em baixo, aos pés dos outros, em vez de procurarmos ficar em cima e dominá-los. Ajuda-nos a aprender o caminho da humildade a partir da experiência das nossas quedas e humilhações, e a saber suportar em paz as ofensas e as injustiças sofridas.
Fazei com que vos sintamos próximo, precisamente e sobretudo quando caímos, tão próximo que nos apercebamos que sois Vós quem nos levantais e nos colocais novamente a caminho. E fazei com que também nós, como o grão de trigo, aprendamos a confiar na terra, sabendo que, graças a Vós, a morte é o ventre da vida eterna.
Oremos dizendo: Levantai-nos, Jesus.
Quando caímos por causa da nossa fragilidade:
|
Levantai-nos, Jesus.
|
Quando caímos porque alguém nos faz cair:
|
Levantai-nos, Jesus.
|
Quando caímos por causa de escolhas erradas:
|
Levantai-nos, Jesus.
|
Quando caímos no desespero:
|
Levantai-nos, Jesus.
|
Quando caímos no mistério da morte:
|
Levantai-nos, Jesus.
|
IV estação
Jesus encontra a sua Mãe
Do Evangelho segundo São João (19, 25-27)
Junto à cruz de Jesus estavam, de pé, sua mãe e a irmã da sua mãe, Maria de Cléofas, e Maria Madalena.Então, Jesus, ao ver ali ao pé a sua mãe e o discípulo que Ele amava, disse à mãe: «Mulher, eis o teu filho!». Depois, disse ao discípulo: «Eis a tua mãe!». E, desde aquela hora, o discípulo acolheu-a como sua.
Dos escritos de São Francisco de Assis (Rb VI, 8: FF 91)
Com segurança manifeste um ao outro sua necessidade, porque, se a mãe ama e nutre o seu filho carnal, quanto mais diligentemente deve cada um amar e nutrir seu irmão espiritual?
É normal que a mãe esteja presente no início da nossa existência. Não é normal que a mãe esteja ao nosso lado quando chega a hora de morrer, porque isso significa que a vida nos foi arrancada: por uma doença, por um acidente, pela violência, pelo desespero. Maria, a mulher de quem Vós, ó Jesus, fostes gerado, está ao vosso lado também no caminho para o Calvário e permanece convosco aos pés da cruz.
Vós lhe pedis que novamente gere e que continue a ser mãe do discípulo amado, de cada um de nós, da Igreja, desta nova humanidade que está a nascer precisamente na hora em que dais a vida e morreis. Na hora mais solene da vossa missão e antes de levar tudo a bom termo, lhe pedistes, em primeiro lugar, que acolhesse cada um de nós; e só depois nos pedistes que a acolhêssemos. Porque a Mãe precede sempre. Nas bodas de Caná, até mesmo a Vós ela precedeu.
Ó Maria, lançai um olhar de ternura sobre cada um de nós, mas sobretudo sobre as muitas, demasiadas mães que ainda hoje, como vós, veem os seus filhos detidos, torturados, condenados, mortos. Lançai um olhar de ternura sobre as mães que são acordadas no meio da noite por uma notícia devastadora, e sobre aquelas que velam no hospital um filho que está a morrer. E a nós, concedei um coração maternal, para compreendermos e partilharmos o sofrimento alheio, e aprendermos, também desta forma, o que significa amar.
Oremos dizendo: Consolai, ó Mãe.
As mães que perderam os seus filhos:
|
Consolai, ó Mãe.
|
Os órfãos, especialmente devido às guerras:
|
Consolai, ó Mãe.
|
Os migrantes, os deslocados e os refugiados:
|
Consolai, ó Mãe.
|
Aqueles que sofrem torturas e penas injustas:
|
Consolai, ó Mãe.
|
Os desesperados que perderam o sentido da vida:
|
Consolai, ó Mãe.
|
Aqueles que morrem sozinhos:
|
Consolai, ó Mãe.
|
V estação
Jesus é ajudado por Cireneu a carregar a cruz
Do Evangelho segundo São Marcos (15, 21)
Para lhe levar a cruz, requisitaram um homem que passava por ali ao regressar dos campos, um tal Simão de Cirene, pai de Alexandre e de Rufo.
Dos escritos de São Francisco de Assis (Amm XVIII,1: FF 167)
Bem-aventurado o homem que suporta o próximo segundo a sua fragilidade naquilo em que gostaria de ser suportado por ele, se o seu caso fosse parecido.
Simão de Cirene não era um voluntário. Ele não se ofereceu voluntariamente, ó Jesus, para cuidar de Vós, para vos ajudar a carregar a cruz. Provavelmente mal sabia quem éreis. No entanto, ao ajudar-vos a carregar a cruz, algo mudou dentro dele, de tal forma que transmitirá aos seus filhos, Alexandre e Rufo, o significado profundo daquele caminho percorrido convosco, e eles tornarem-se testemunhas da vossa Páscoa na primeira comunidade cristã.
Ainda hoje, em todas as partes do mundo, muitas pessoas optam por fazer algo de bom pelos outros. Há milhares de voluntários que, em situações extremas, arriscam a vida para socorrer quem precisa de comida, de educação, de cuidados médicos, de justiça. Muitos deles nem sequer creem em Vós, e, no entanto – mesmo que inconscientemente – continuam a ajudar-vos a carregar a cruz, e enquanto cuidam de outras pessoas de carne e osso, estão, na verdade – mais uma vez – a cuidar de Vós.
Fazei, Senhor, com que também nós aprendamos a oferecer ao nosso próximo aquele apoio que gostaríamos que nos fosse oferecido, caso nos encontrássemos na mesma situação. Ajudai-nos a ser pessoas empáticas e compassivas, não só com palavras, mas com ações e em verdade.
Oremos dizendo: Tornai-nos atentos, Senhor.
Às pessoas que encontramos:
|
Tornai-nos atentos, Senhor.
|
Aos pobres, aos que sofrem e aos marginalizados:
|
Tornai-nos atentos, Senhor.
|
A quem está só e sem cuidados:
|
Tornai-nos atentos, Senhor.
|
Aos que ficam para trás e caem:
|
Tornai-nos atentos, Senhor.
|
Àqueles que não são ouvidos:
|
Tornai-nos atentos, Senhor.
|
VI estação
Verónica enxuga o rosto de Jesus
Do Evangelho segundo São João (12, 20-21)
Entre os que tinham subido a Jerusalém à Festa para a adoração, havia alguns gregos.Estes foram ter com Filipe, que era de Betsaida da Galileia, e pediam-lhe: «Senhor, nós queremos ver Jesus!».
Dos escritos de São Francisco de Assis (Pat 4: FF 269)
Venha nós o vosso reino...para que Vós reineis em nós pela graça, e nos façais chegar a vosso reino, onde a visão de Vós é manifesta, o amor por Vós é perfeito, vossa companhia é feliz, e há um saborear sempiterno de Vós.
Aquele que os Salmos cantavam como «o mais belo dos filhos dos homens» (Sl 45, 3), tem agora, pelo contrário, as características do Servo sofredor profetizado por Isaías, que «sem figura nem beleza, foi visto por nós sem aspecto atraente» (Is 53, 2).
Verónica é a guardiã da vossa imagem, ó Jesus. Conseguiu obtê-la graças àquele gesto de caridade: enxugar o vosso rosto coberto de sangue e poeira. Verónica não nos transmite a memória de uma imagem em pose, mas a do homem das dores, que nos curou através das suas próprias chagas.
Ajudai-nos, Senhor, a cultivar o desejo de ver o vosso rosto. Concedei-nos a graça que concedestes aos Apóstolos de vos verem luminoso e transfigurado. E ajudai-nos, sobretudo, a ter o olhar atento de Verónica, que sabe reconhecer-vos mesmo na vossa beleza desfigurada. Tornai-nos capazes de enxugar, ainda hoje, o vosso rosto coberto de pó e sangue, desfigurado por cada ato que espezinha a dignidade de qualquer pessoa humana.
Oremos dizendo: Ajudai-nos a reconhecer-vos, Senhor.
Quando o vosso rosto está desfigurado:
|
Ajudai-nos a reconhecer-vos, Senhor.
|
Em cada pessoa condenada por preconceitos:
|
Ajudai-nos a reconhecer-vos, Senhor.
|
No pobre privado da sua dignidade:
|
Ajudai-nos a reconhecer-vos, Senhor.
|
Nas mulheres vítimas de tráfico humano e reduzidas à escravidão:
|
Ajudai-nos a reconhecer-vos, Senhor.
|
Nas crianças a quem foi roubada a infância e comprometido o futuro:
|
Ajudai-nos a reconhecer-vos, Senhor.
|
VII estação
Jesus cai pela segunda vez
Do Evangelho segundo São João (13, 3-5)
Enquanto celebravam a ceia, Jesus, sabendo perfeitamente que o Pai tudo lhe pusera nas mãos, e que saíra de Deus e para Deus voltava, levantou-se da mesa, tirou o manto, tomou uma toalha e atou-a à cintura. Depois deitou água na bacia e começou a lavar os pés aos discípulos e a enxugá-los com a toalha que atara à cintura.
Dos escritos de São Francisco de Assis (Rnb V, 13-14: FF 20)
Nenhum frade faça mal ou fale mal ao outro; antes, pela caridade do espírito, sirvam e obedeçam uns aos outros.
Toda a vossa vida, ó Jesus, foi um contínuo inclinar-se e rebaixar-se. Na Última Ceia, quando lavastes os pés aos discípulos, deixastes um exemplo, um ensinamento e uma profecia: o exemplo do serviço, o ensinamento do amor fraterno e a profecia da entrega da vida. São Francisco de Assis ficou tão profundamente impressionado com este vosso humilhar-se que quis recomendar que nos lavássemos os pés uns aos outros, ou seja, que estivéssemos sempre prontos a servir os nossos irmãos. E quis que este mesmo Evangelho lhe fosse lido na noite de 3 de outubro, há oito séculos, pouco antes de morrer.
No amar-nos até ao fim, até dardes a vida por nós, está já contida também a profecia da vossa ressurreição, porque um amor assim tão grande é mais forte do que a morte. Um amor assim tão grande revela o sentido último do amar: levar-nos à própria vida de Deus.
Caístes, ó Jesus, para nos levantar das nossas quedas. Caístes, para levantar quem está espezinhado pela injustiça, pela mentira, por diversas formas de exploração e por todos os tipos de violência, pela miséria produzida por uma economia destinada ao benefício individual mais do que ao bem comum. Caístes, para me levantar também a mim.
Oremos dizendo: Levantai-nos, Senhor.
Quando os nossos erros nos atormentam:
|
Levantai-nos, Senhor.
|
Quando o peso da responsabilidade nos oprime:
|
Levantai-nos, Senhor.
|
Quando caímos em depressão:
|
Levantai-nos, Senhor.
|
Quando não honramos os nossos propósitos:
|
Levantai-nos, Senhor.
|
Quando somos dominados por um vício:
|
Levantai-nos, Senhor.
|
VIII estação
Jesus encontra as mulheres de Jerusalém
Do Evangelho segundo São Lucas (23, 27-31)
Seguiam Jesus uma grande multidão de povo e umas mulheres que batiam no peito e se lamentavam por Ele. Jesus voltou-se para elas e disse-lhes: «Filhas de Jerusalém, não choreis por mim, chorai antes por vós mesmas e pelos vossos filhos; pois virão dias em que se dirá: “Felizes as estéreis, os ventres que não geraram e os peitos que não amamentaram”. Hão-de, então, dizer aos montes: “Caí sobre nós!”. E às colinas: “Cobri-nos!”. Porque, se tratam assim a árvore verde, o que não acontecerá à seca?»
Dos escritos de São Francisco de Assis (Pater 5: FF 270)
Seja feita a vossa vontade assim na terra como no céu: para que vos amemos de todo coração, pensando sempre em Vós, com toda a alma, desejando sempre a Vós, com toda a mente dirigindo sempre todas as nossas intenções a Vós, buscando em tudo a vossa honra, e, com todas as nossas forças, destinando todas as nossas forças e os sentidos da alma e do corpo para o serviço do vosso amor e não para outra coisa; e amemos a nossos próximos como a nós mesmos, arrastando-os todos para o vosso amor com toda força, alegrando-nos pelos bens dos outros como pelos nossos e compadecendo-nos com eles nos males, e não fazendo a ninguém nenhuma ofensa.
As mulheres, ó Jesus, desde o início da vossa pregação, sempre vos acompanharam e apoiaram. Estão presentes também agora, mesmo aos pés da cruz. Onde há sofrimento ou necessidades, as mulheres estão presentes: nos hospitais e asilos, nas comunidades terapêuticas e de acolhimento, nas casas-lares com os menores mais vulneráveis, nos pontos de apoio mais remotos da missão para abrir escolas e dispensários, nas zonas de guerra e de conflito para socorrer os feridos e consolar os sobreviventes.
As mulheres levaram-vos a sério; levaram a sério também as vossas duras palavras: há séculos choram por si mesmas e pelos seus filhos, sequestrados e encarcerados durante uma manifestação, deportados por políticas desprovidas de compaixão, naufragados em desesperadas viagens de esperança, dizimados em zonas de guerra, aniquilados nos campos de extermínio.
As mulheres continuam a chorar. Dai, Senhor, também a cada um de nós, um coração compassivo, um coração maternal e a capacidade de sentir a dor alheia como nossa. Dai-nos ainda, Senhor, lágrimas para não dissiparmos a nossa consciência na névoa da indiferença e, assim, continuarmos a ser humanos.
Oremos dizendo: Dai-nos lágrimas, Senhor.
Para chorarmos os desastres das guerras:
|
Dai-nos lágrimas, Senhor.
|
Para chorarmos os massacres e genocídios:
|
Dai-nos lágrimas, Senhor.
|
Para chorarmos com as mães e as esposas:
|
Dai-nos lágrimas, Senhor.
|
Para chorarmos o cinismo dos tiranos:
|
Dai-nos lágrimas, Senhor.
|
Para chorarmos a nossa indiferença:
|
Dai-nos lágrimas, Senhor.
|
IX estação
Jesus cai pela terceira vez
Do Evangelho segundo São João (14, 6-7)
Jesus respondeu [a Tomé]: «Eu sou o Caminho, a Verdade e a Vida. Ninguém pode ir até ao Pai senão por mim. Se ficastes a conhecer-me, conhecereis também o meu Pai. E já o conheceis, pois estais a vê-lo».
Dos escritos de São Francisco de Assis (Rnb XXIII, 3: FF 64)
E te damos graças porque, assim como por teu Filho nos criaste, assim por teu santo amor, com que nos amaste, fizeste que ele, verdadeiro Deus e verdadeiro homem, nascesse da gloriosa sempre virgem beatíssima Santa Maria, e quiseste que nós, cativos, fôssemos redimidos por sua cruz e sangue e morte.
Vós, que «nascestes por nós no caminho» (São Francisco, UffPass XV,7: FF 303), agora caístes pela terceira vez no caminho doloroso que vos leva ao Calvário.
A vossa tripla queda recorda-nos que não existe nenhuma queda nossa em que Vós não estejais ao nosso lado. Sim, porque Vós estais ao nosso lado em todas as nossas fragilidades; e podeis e quereis levantar-nos de cada queda, porque desejais que, juntamente convosco, cada um de nós possa chegar ao Pai e encontrar a vida verdadeira e eterna, que nada nem ninguém poderá jamais tirar-nos.
No caminho, seguindo os vossos passos, não importa quantas vezes caímos, importa apenas que Vós estejais ao nosso lado, disposto a levantar-nos uma outra vez, inúmeras vezes, porque o vosso amor, o vosso perdão, a vossa misericórdia são infinitamente maiores do que a nossa fraqueza.
Na nossa incredulidade, apoiai-nos e concedei-nos a graça de acreditar que nos podeis levantar.
Oremos dizendo: Disponde de nós, Jesus.
Para reerguermos todos os que caem:
|
Disponde de nós, Jesus.
|
Para reerguermos os que permanecem por terra:
|
Disponde de nós, Jesus.
|
Para reerguermos os mais fracos:
|
Disponde de nós, Jesus.
|
Para reerguermos quem julgamos “merecer o que lhe aconteceu”:
|
Disponde de nós, Jesus.
|
Para reerguermos os que parecem irrecuperáveis:
|
Disponde de nós, Jesus.
|
X estação
Jesus é despojado das vestes
Do Evangelho segundo São João (19, 23-24)
Os soldados, depois de terem crucificado Jesus, pegaram na roupa dele e fizeram quatro partes, uma para cada soldado, exceto a túnica. A túnica, toda tecida de uma só peça de alto a baixo, não tinha costuras. Então, os soldados disseram uns aos outros: «Não a rasguemos; tiremo-la à sorte, para ver a quem tocará». Assim se cumpriu a Escritura, que diz: «Repartiram entre eles as minhas vestes e sobre a minha túnica lançaram sortes». E foi isto o que fizeram os soldados.
Dos escritos de São Francisco de Assis (LOrd, 28-29: FF 221)
Vede, irmãos, a humildade de Deus e derramai diante dele os vossos corações; humilhai-vos também vós, para serdes exaltados por Ele. Por isso não retenhais nada de vós para vós mesmos, para que vos receba inteiros aquele que a vós se dá inteiro.
Vós mesmo, ó Jesus, escolhestes despojar-vos da glória divina para vos revestirdes da «verdadeira carne de nossa humanidade e fragilidade» (São Francisco, 2 Lfed 4: FF 181). E agora arrancam-vos as vestes do corpo, numa tentativa cruel de vos humilhar, despojando-vos até da dignidade humana.
É uma ação que, também nos nossos dias, se repete continuamente. É praticada pelos regimes autoritários quando obrigam os prisioneiros a permanecer seminus numa cela vazia ou num pátio. É praticada pelos torturadores que não se limitam a arrancar as vestes, mas arrancam também a pele e a carne. É praticada por aqueles que autorizam e utilizam formas de investigação e controlo que não respeitam a dignidade da pessoa. É praticada pelos estupradores e abusadores, que tratam as vítimas como objetos. É praticada pela indústria do espetáculo, quando ostenta a nudez para ganhar mais alguns espectadores. É praticada pelo mundo da informação, quando expõe as pessoas perante a opinião pública. E, por vezes, também nós a fazemos, com a nossa curiosidade que não respeita nem o pudor, nem a intimidade, nem a privacidade dos outros.
Recordai-nos, Senhor, que cada vez que não reconhecemos a dignidade dos outros, a nossa própria dignidade fica esbatida, e toda a vez que aprovamos ou praticamos um comportamento desumano contra qualquer pessoa, somos nós próprios que nos tornamos menos humanos.
Oremos dizendo: Revesti-nos, Jesus.
Com a vossa infinita humildade:
|
Revesti-nos, Jesus.
|
Com o respeito por cada ser humano:
|
Revesti-nos, Jesus.
|
Com o sentimento de compaixão:
|
Revesti-nos, Jesus.
|
Com um renovado sentido de pudor:
|
Revesti-nos, Jesus.
|
Com a força para defender a dignidade de cada pessoa:
|
Revesti-nos, Jesus.
|
XI estação
Jesus é pregado na cruz
Do Evangelho segundo São João (19, 17-19)
Jesus, levando a cruz às costas, saiu para o chamado Lugar da Caveira, que em hebraico se diz Gólgota, onde o crucificaram, e com Ele outros dois, um de cada lado, ficando Jesus no meio. Pilatos redigiu um letreiro e mandou pô-lo sobre a cruz. Dizia: «Jesus Nazareno, Rei dos Judeus».
Dos escritos de São Francisco de Assis (Canto 23-26: FF 263)
Louvado sejas, meu Senhor, pelos que perdoam por teu amor, e suportam enfermidades e tribulações. Bem-aventurados os que as suportam em paz, que por ti, Altíssimo, serão coroados.
Pregado na cruz como um malfeitor, mas com um título que revela a vossa realeza, ó Jesus, mostrais-nos qual é o verdadeiro poder. Não o daquele que pensa poder dispor da vida alheia ao infligir a morte, mas o daquele que realmente pode vencer a morte dando a vida e dar a vida mesmo aceitando a morte. Vós manifestais que o poder autêntico não é o de quem usa a força e a violência para se impor, mas o de quem é capaz de tomar sobre si o mal da humanidade, o nosso, o meu, e anulá-lo com a potência do amor que se manifesta no perdão. Vós sois Rei e reinais a partir da cruz: não vos servis do aparente poder dos exércitos, mas da aparente impotência do amor, que se deixa crucificar. Vós sois Rei e a vossa cruz torna-se o eixo em torno do qual giram a história e o universo inteiro, para não se precipitar no inferno da incapacidade de amar.
Vós, Rei crucificado, recordais-nos que, se queremos participar da vossa realeza, também nós devemos aprender a perdoar por vosso amor e a suportar em paz as dificuldades da vida, porque a vitória não está no amar a força, mas na força de amar.
Oremos dizendo: Ensinai-nos a amar.
Quando sofremos uma injustiça:
|
Ensinai-nos a amar.
|
Quando desejamos vingança:
|
Ensinai-nos a amar.
|
Quando somos tentados pela violência:
|
Ensinai-nos a amar.
|
Quando achamos que o perdão é impossível:
|
Ensinai-nos a amar.
|
Quando nos sentimos crucificados:
|
Ensinai-nos a amar.
|
XII estação
Jesus morre na cruz
Do Evangelho segundo São João (19, 28-30)
Depois disso, Jesus, sabendo que tudo se consumara, para se cumprir totalmente a Escritura, disse: «Tenho sede!». Havia ali uma vasilha cheia de vinagre. Então, ensopando no vinagre uma esponja fixada num ramo de hissopo, chegaram-lha à boca. Quando tomou o vinagre, Jesus disse: «Tudo está consumado». E, inclinando a cabeça, entregou o espírito.
Dos escritos de São Francisco de Assis (2Lfed 11-13: FF 184)
A vontade desse Pai foi que seu Filho, bendito e glorioso, que nos deu e nasceu por nós, se oferecesse por seu próprio sangue, como sacrifício e hóstia na ara da cruz; não para si, por quem foram feitas todas as coisas, mas por nossos pecados, deixando-nos exemplo, para que sigamos suas pegadas.
«Tudo está consumado». Não significa que tudo acabou, mas que a razão pela qual Vós, ó Jesus, vos tornastes um de nós chegou ao seu fim: cumpristes a missão que o Pai vos confiou e agora podeis regressar a Ele e levar-nos convosco.
Doravante, sabemos que, ao deixarmo-nos atrair por Vós, ao erguermos o nosso olhar para Vós, encontramo-nos diante d’Aquele que nos reconcilia, que salda a nossa “dívida”, que nos introduz no Santuário que é a própria vida de Deus. Encontramo-nos diante d’Aquele que, realizando o fim da encarnação, nos dá a possibilidade de realizar o sentido profundo da nossa própria vida: tornar-se filhos de Deus, ser a obra-prima de Deus.
Ajudai-nos, Senhor, a acolher o dom do Espírito Santo, que derramastes sobre nós já na hora da vossa morte na cruz, e fazei com que, convosco, também nós possamos passar deste mundo para o Pai.
Oremos dizendo: Dai-nos vosso Espírito, Senhor.
Para que nos tornemos novas criaturas e vivamos em Deus:
|
Dai-nos vosso Espírito, Senhor.
|
Para que experimentemos que a nossa dívida está perdoada:
|
Dai-nos vosso Espírito, Senhor.
|
Para que possamos clamar «Abba, Pai»:
|
Dai-nos vosso Espírito, Senhor.
|
Para que acolhamos cada pessoa como irmão e irmã:
|
Dai-nos vosso Espírito, Senhor.
|
Para que descubramos o sentido último da vida:
|
Dai-nos vosso Espírito, Senhor.
|
XIII estação
Jesus é descido da cruz
Do Evangelho segundo São João (19, 38-39)
Depois disto, José de Arimateia, que era discípulo de Jesus, mas secretamente por medo das autoridades judaicas, pediu a Pilatos que lhe deixasse levar o corpo de Jesus. E Pilatos permitiu-lho. Veio, pois, e retirou o corpo. Nicodemos, aquele que antes tinha ido ter com Jesus de noite, apareceu também trazendo uma mistura de perto de cem libras de mirra e aloés.
Dos escritos de São Francisco de Assis (Cant 27-31: FF 263)
Louvado sejas, meu Senhor, por nossa Irmã a Morte corporal, da qual nenhum homem vivo pode escapar. Ai dos que morrerem em pecados mortais! Felizes os que ela achar conformes à vossa santíssima vontade, porque a morte segunda não lhes fará mal!
Jesus acabou de morrer e a sua morte já começa a dar os primeiros frutos. José de Arimatéia e Nicodemos, que eram discípulos de Jesus, mas em segredo, porque tinham medo de se expor, encontram agora a coragem de ir ter com Pilatos para pedir o seu corpo. Realizam assim um gesto de piedade humana, o de retirar da cruz um condenado e sepultá-lo com dignidade e decoro.
Nunca deveria haver cadáveres não devolvidos e sem sepultura: as mães, os parentes e os amigos dos condenados nunca deveriam ser obrigados a humilhar-se perante as autoridades para verem devolvidos os restos mutilados dum seu ente querido. O corpo de um morto também conserva a dignidade da pessoa e não pode ser vilipendiado, ocultado, destruído, não devolvido ou privado de uma regular sepultura. Não apenas o corpo de uma pessoa honesta, mas mesmo o corpo de um criminoso merece respeito.
Ó Jesus, fostes injustamente capturado, torturado, julgado, condenado e morto, mas o vosso corpo foi devolvido e honrado; fazei com que o nosso tempo, que perdeu o respeito pelos vivos, conserve pelo menos o respeito pelos mortos.
Oremos dizendo: Ensinai-nos a compaixão.
Para sentirmos o sofrimento dos encarcerados:
|
Ensinai-nos a compaixão.
|
Para sermos solidários com os prisioneiros políticos:
|
Ensinai-nos a compaixão.
|
Para compreendermos os familiares dos reféns:
|
Ensinai-nos a compaixão.
|
Para chorarmos pelos mortos sob os escombros:
|
Ensinai-nos a compaixão.
|
Para termos respeito por todos os falecidos:
|
Ensinai-nos a compaixão.
|
XIV estação
Jesus é deposto no sepulcro
Do Evangelho segundo São João (19, 40-42)
[José de Arimatéia e Nicodemos] tomaram então o corpo de Jesus e envolveram-no em panos de linho com os perfumes, segundo o costume dos judeus. No sítio em que Ele tinha sido crucificado havia um horto e, no horto, um túmulo novo, onde ainda ninguém tinha sido sepultado. Como para os judeus era o dia da Preparação da Páscoa e o túmulo estava perto, foi ali que puseram Jesus.
Dos escritos de São Francisco de Assis (2Lfed 61-62: FF 202)
Mas àquele que por nós suportou tantas coisas, que nos trouxe e trará tantos bens no futuro, toda criatura que há nos céus, na terra, no mar e nos abismos retribua louvor, glória, honra e bênção, porque ele é força e fortaleza nossa, o único bom, o único altíssimo, o único onipotente, admirável, glorioso, o único santo, louvável e bendito pelos infinitos séculos dos séculos. Amém.
Tudo começou num jardim, o Éden, que os primeiros pais receberam como dom ao seu cuidado e do qual foram exilados por não terem confiado em Deus. Tudo recomeça num jardim, onde Jesus foi sepultado e onde ressuscitou: lugar em que a velha criação, frágil e mortal, se transforma numa nova criação, que participa da vida mesma de Deus. Este lugar é a porta através da qual Jesus desceu aos infernos e é a entrada do Paraíso, não mais terrestre e temporário, mas celeste e definitivo. Este é o lugar do último gesto de piedade e das últimas lágrimas derramadas sobre o corpo de Cristo morto. É o lugar do primeiro encontro com Ele Ressuscitado, agora vivo para sempre, apenas reconhecível quando nos chama pelo nome ou nos abre os olhos, e impossível de deter. É o lugar onde Maria Madalena recebe o mandato de anunciar que a morte foi vencida porque agora Jesus de Nazaré ressuscitou, é o Senhor, é o Vivente que já não pode morrer.
Desde então, também nós somos sepultados – graças ao Batismo – com Jesus, naquele mesmo jardim, com a segura esperança de que Aquele que ressuscitou Cristo dentre os mortos dará vida também aos nossos corpos mortais por meio do seu Espírito que habita em nós (cf. Rm 8, 11). Damos-vos graças, Senhor, porque destes um sólido fundamento à nossa esperança de vida eterna.
Oremos dizendo: Vinde, Senhor Jesus.
Para caminhar de novo conosco no Jardim:
|
Vinde, Senhor Jesus.
|
Para enxugar as lágrimas dos nossos olhos:
|
Vinde, Senhor Jesus.
|
Para nos dar uma esperança segura:
|
Vinde, Senhor Jesus.
|
Para remover a pedra que nos oprime o coração:
|
Vinde, Senhor Jesus.
|
Para nos dar um vislumbre do Paraíso:
|
Vinde, Senhor Jesus.
|
SANTO PADRE:
Invocação final e bênção
No final desta Via-Sacra, fazemos nossa a oração com a qual São Francisco nos convida a viver a vida como um caminho de progressivo envolvimento na relação de amor que une o Pai, o Filho e o Espírito Santo.
Omnipotente, eterno, justo e misericordioso Deus, dai a cada um de nós, miseráveis, fazer, por Vós mesmo, o que sabemos que Vós quereis, e sempre querer o que vos apraz, para que, interiormente purificados, interiormente iluminados, e acesos no fogo do Santo Espírito, possamos seguir os vestígios de vosso amado Filho, nosso Senhor Jesus Cristo, e chegar só por vossa graça a Vós, Altíssimo, que na Trindade perfeita e na Unidade simples viveis e reinais e sois glorificado, Deus omnipotente, por todos os séculos dos séculos. Amém. (LOrd 50-52: FF 233).
Concluamos com a antiga bênção bíblica (cf. Nm 6, 24-26), com a qual São Francisco costumava abençoar os frades e toda a gente, a ponto de se ter tornado a “sua” bênção (cf. BfL: FF 262).
O Senhor esteja convosco.
℟. Ele está no meio de nós.
O Senhor vos abençoe e vos proteja.
℟. Ámen.
O Senhor faça brilhar sobre vós o seu rosto e vos acompanhe com a sua misericórdia.
℟. Ámen.
Dirija para vós o seu olhar e vos dê a sua paz.
℟. Ámen.
E a bênção de Deus Todo-Poderoso,
Pai ✠ e Filho ✠ e Espírito ✠ Santo,
desça sobre vós e permaneça para sempre.
℟. Ámen.
[00553-PO.01] [Texto original: Italiano]
Traduzione in lingua polacca
Wprowadzenie
Droga Krzyżowa wije się wąskimi uliczkami Starego Miasta Jerozolimy i pozwala nam na nowo przejść drogę Jezusa od miejsca Jego skazania do miejsca ukrzyżowania i pogrzebu, które jest zarazem miejscem Jego zmartwychwstania.
Nie jest to droga pośród ludzi pobożnych i milczących. Podobnie jak w czasach Jezusa, poruszamy się w otoczeniu chaotycznym, niespokojnym i hałaśliwym, pośród osób, które podzielają wiarę w Niego, ale także wśród takich, którzy szydzą i znieważają Go. Tak właśnie wygląda powszednie życie.
Droga Krzyżowa nie jest drogą tych, którzy żyją w świecie sterylnie pobożnym i w sposób abstrakcyjny skupionym, ale jest ćwiczeniem tych, którzy wiedzą, że wiara, nadzieja i miłość muszą być urzeczywistnione w realnym świecie, gdzie człowiek wierzący jest nieustannie wystawiany na próby i musi nieustannie przyswajać sobie styl postępowania Jezusa.
Św. Franciszek z Asyżu, którego 800. rocznica śmierci przypada w tym roku, opisuje nasze życie chrześcijańskie, zapożyczając słowa od Apostoła Piotra: przypomina nam, że „Pan nasz Jezus Chrystus,w którego śladypowinniśmywstępować(por.1 P2, 21), nazwał przyjacielem swego zdrajcę (por.Mt26, 50) i oddał się dobrowolnie tym, którzy Go ukrzyżowali” (RnbXXII, 2:FF56)[1]. Biedaczyna z Asyżu zachęca nas, abyśmy kierowali nasz wzrok ku Jezusowi: „Bracia, spoglądajmy na dobrego Pasterza (por.J10, 11), który dla zbawienia swych owiec (por.Hbr12, 2) wycierpiał mękę krzyżową” (AmmVI:FF155)[2].
Idąc tą Drogą Krzyżową, przyjmijmy zatem zaproszenie św. Franciszka, aby podążać śladami Jezusa w sposób, który nie jest jedynie rytualny czy intelektualny, ale angażuje całą naszą osobę i całe nasze życie: „Składajcie ciała wasze w ofierze i dźwigajcie Jego święty krzyż i zachowujcie aż do końca Jego najświętsze przykazania (por.Łk14, 27;1 P2, 21)” (UffPassXV,13:FF303)[3].
Stacja I
Jezus na śmierć skazany
Z Ewangelii według św. Jana(19, 9-11)
[Piłat] Wszedł znów do pretorium i zapytał Jezusa: «Skąd ty jesteś?» Jezus jednak nie dał mu odpowiedzi. Rzekł więc Piłat do Niego: «Nie chcesz ze mną mówić? Czy nie wiesz, że mam władzę uwolnić ciebie i mam władzę ciebie ukrzyżować?» Jezus odpowiedział: «Nie miałbyś żadnej władzy nade Mną, gdyby ci jej nie dano z góry. Dlatego większy grzech ma ten, który Mnie wydał tobie”.
Z pism św. Franciszka z Asyżu(2 Lfed 28-29: FF 191)
Ci zaś, którzy otrzymali władzę sędziowską, niech sądzą z miłosierdziem tak, jak sami pragną otrzymać miłosierdzie od Pana. Sąd bowiem bez miłosierdzia będzie nad tymi, którzy miłosierdzia nie okażą(por.Jk2, 13)[4].
Panie Jezu, w swej rozmowie z Piłatem demaskujesz wszelką pychę płynącą z władzy. Również dzisiaj są tacy, którzy uważają, że otrzymali nieograniczoną władzę i sądzą, że mogą jej używać i nadużywać według własnego uznania. Twoje słowa skierowane do rzymskiego namiestnika nie pozostawiają miejsca na dwuznaczność: „Nie miałbyś żadnej władzy nade Mną, gdyby ci jej nie dano z góry” (J19, 11).
Franciszek z Asyżu, który po prostu starał się podążać Twoimi śladami, przypomina nam, że każda władza będzie musiała zdać przed Bogiem sprawę ze sposobu, w jaki sprawowała otrzymane rządy: władzę sądzenia, ale także władzę rozpętania wojny lub jej zakończenia, władzę wychowywania do przemocy lub do pokoju, władzę podsycania pragnienia zemsty lub pojednania, władzę wykorzystywania ekonomii do uciskania narodów lub wyzwalania ich z nędzy, władzę deptania ludzkiej godności lub jej strzeżenia, władzę promowania i obrony życia lub jego odrzucania i niszczenia.
Także każdy z nas jest wezwany do odpowiedzialności za władzę, którą sprawuje w codziennym życiu. Ty, Jezu, mówisz do nas: dobrze wykorzystujcie daną wam władzę i pamiętajcie, że cokolwiek czynicie człowiekowi – zwłaszcza maluczkiemu i kruchemu – Mnie czynicie. I to przede Mną będziesz musiał pewnego dnia z tego zdać sprawę.
Módlmy się, powtarzając: Wspomnij na mnie, Jezu.
Ty, który utożsamiasz się z każdą osobą osądzaną: Wspomnij na mnie, Jezu.
Aby nie kierowały mną uprzedzenia: Wspomnij na mnie, Jezu.
Aby prawdziwą władzą była władza miłości: Wspomnij na mnie, Jezu.
Aby miłosierdzie przeważało nad osądem: Wspomnij na mnie, Jezu.
Aby wybierać dobro, nawet jeśli to kosztuje: Wspomnij na mnie, Jezu.
Stacja II
Jezus bierze krzyż na swe ramiona
Z Ewangelii według św. Jana(19, 14-17)
Był to dzień Przygotowania Paschy, około godziny szóstej. I rzekł do Żydów: «Oto wasz król!» A oni krzyczeli: «Precz! Precz! Ukrzyżuj go!» Piłat powiedział do nich: «Czyż króla waszego mam ukrzyżować?» Odpowiedzieli arcykapłani: «Poza cezarem nie mamy króla». Wtedy więc wydał Go im, aby Go ukrzyżowano. Zabrali zatem Jezusa. A On sam, dźwigając krzyż, wyszedł na miejsce zwane Miejscem Czaszki, które po hebrajsku nazywa się Golgota.
Z pism św. Franciszka z Asyżu(AmmV, 7-8:FF154)
Gdybyś był piękniejszy i bogatszy od wszystkich i gdybyś nawet cuda czynił, tak że wyrzucałbyś złe duchy, wszystko to zwraca się przeciwko tobie i nie należy do ciebie, i nie możesz się tym wcale chlubić. Lecz w tym możemy się chlubić: w słabościach naszych (por. 2 Kor 12, 5) i w codziennym dźwiganiu świętego krzyża Pana naszego Jezusa Chrystusa (por. Łk 14, 27)[5].
Słowo „krzyż” wywołuje w nas reakcję raczej odrzucenia niż pragnienia. Łatwiej rodzi się w nas pokusa, żeby przed nim uciec, niż pragnienie, by go przyjąć.
Jezu, jestem pewien, że tak samo było wówczas, gdy włożono Tobie krzyż na ramiona. W Getsemani prosiłeś przecież Ojca, aby odsunął od Ciebie ten kielich, choć całym sobą pragnąłeś wypełnić Jego wolę. Krzyż był najstraszliwszą i najboleśniejszą karą, zarezerwowaną dla niewolników, dla całkowicie zdeprawowanych zbrodniarzy i przeklętych przez Boga.
A jednak przyjąłeś i niosłeś go na swoich ramionach, a potem pozwoliłeś, by on poniósł Ciebie. Nie dlatego, że był piękny lub pociągający, lecz z miłości do nas. Podnosząc jego ogromny ciężar, wiedziałeś, że podnosisz nas z ciężaru zła, które nas przytłacza, i bierzesz na siebie grzech, który rujnuje nasze życie. Przyjmując krzyż i biorąc go na swe ramiona, obejmowałeś naszą ułomność i przyjmowałeś na siebie nasze człowieczeństwo. Brałeś na siebie nasze zniewolenie, nasze zbrodnie, a nawet nasze przekleństwo.
Wybaw nas, Jezu, od lęku przed krzyżem. Daj nam łaskę podążania za Tobą tą samą drogą i nieposiadania innej chwały niż ta, która jest w Twoim krzyżu.
Módlmy się, powtarzając: Wybaw nas, Panie.
Od pragnienia ludzkiej chwały: Wybaw nas, Panie.
Od pokusy ignorowania cierpiących: Wybaw nas, Panie.
Od troski jedynie o nas samych: Wybaw nas, Panie.
Od lęku przed wytrwałością w wierności: Wybaw nas, Panie.
Od strachu przed krzyżem i od odrzucania go: Wybaw nas, Panie.
Stacja III
Jezus upada po raz pierwszy
Z Ewangelii według św. Jana(12, 24-25)
Zaprawdę, zaprawdę, powiadam wam: Jeśli ziarno pszenicy, wpadłszy w ziemię, nie obumrze, zostanie samo jedno, ale jeśli obumrze, przynosi plon obfity. Ten, kto kocha swoje życie, traci je, a kto nienawidzi swego życia na tym świecie, zachowa je na życie wieczne.
Z pism św. Franciszka z Asyżu(AmmXXII, 3:FF172)
Błogosławiony sługa, który nie jest skory do usprawiedliwiania się i znosi pokornie wstyd i naganę za winę, choćby się nawet jej nie dopuścił[6].
Twoje życie, o Jezu, było nieustannym uniżaniem się i zstępowaniem w dół. Będąc Bogiem, ogołociłeś się, żeby stać się człowiekiem. Będąc bogatym, stałeś się ubogim. A gdy dobiegła końca Twoja misja, niosąc na barkach ciężar całej ludzkości, upadłeś na twarde kamienieVia Dolorosa– drogi, którą skazani na śmierć przemierzali wobec mieszkańców Jerozolimy, zbiegających się tam, jak na widowisko.
Jest to zapowiedź jeszcze głębszego uniżenia: zejścia do królestwa piekieł, upadku w tajemnicę śmierci, w którą wszyscy upadamy u kresu tego ziemskiego życia. Twój upadek jest jednak upadkiem ziarna pszenicy, które gotowe jest umrzeć, żeby przynieść owoc.
Pomóż nam również wybierać, by pozostawać na dole, u stóp innych, zamiast próbować pozostawać na górze i panować nad nimi. Pomóż nam uczyć się drogi pokory również poprzez doświadczenie naszych upadków i upokorzeń oraz umieć znosić w pokoju doznane zniewagi i niesprawiedliwości.
Spraw, abyśmy czuli Twoją bliskość, zwłaszcza wówczas, gdy upadamy, żebyśmy zdali sobie sprawę, że to Ty podnosisz nas i ponownie stawiasz na drodze. Spraw też, abyśmy i my nauczyli się jak ziarno pszenicy zaufać ziemi, wiedząc, że śmierć – dzięki Tobie – jest łonem życia wiecznego.
Módlmy się, powtarzając: Podnieś nas, Jezu.
Kiedy upadamy z powodu naszej słabości: Podnieś nas, Jezu.
Kiedy upadamy, ponieważ ktoś nas powala: Podnieś nas, Jezu.
Kiedy upadamy z powodu złych decyzji: Podnieś nas, Jezu.
Kiedy popadamy w rozpacz: Podnieś nas, Jezu.
Kiedy upadamy w tajemnicę śmierci: Podnieś nas, Jezu.
Stacja IV
Jezus spotyka swoją Matkę
Z Ewangelii według św. Jana(19, 25-27)
Obok krzyża Jezusowego stały: Matka Jego i siostra Matki Jego, Maria, żona Kleofasa, i Maria Magdalena. Kiedy więc Jezus ujrzał Matkę i stojącego obok Niej ucznia, którego miłował, rzekł do Matki: «Niewiasto, oto syn Twój». Następnie rzekł do ucznia: «Oto Matka twoja». I od tej godziny uczeń wziął Ją do siebie.
Z pism św. Franciszka z Asyżu(RbVI, 8:FF91)
I niech jeden drugiemu z zaufaniem wyjawia swoje potrzeby, jeśli bowiem matka karmi i kocha syna swego (por. 1 Tes 2, 7), o ileż troskliwiej powinien każdy kochać i karmić swego brata duchowego![7]
To normalne, że matka jest obecna przy początku naszego istnienia. Nie jest normalne, kiedy matka jest przy nas w godzinie śmierci, ponieważ oznacza to, że życie zostało nam wyrwane: przez chorobę, wypadek, przemoc czy rozpacz. Maryja, niewiasta, z której Ty, Jezu, zostałeś zrodzony, towarzyszy Tobie również w Twojej drodze na Kalwarię i stoi z Tobą pod krzyżem.
Prosisz Ją, aby ponownie zrodziła i nadal była Matką umiłowanego ucznia, każdego z nas, Kościoła, tej nowej ludzkości, która rodzi się właśnie w godzinie, gdy oddajesz życie i umierasz. W najuroczystszej godzinie swojej misji i zanim wszystko doprowadzisz do końca, prosisz Ją nade wszystko, aby przyjęła każdego z nas; a dopiero potem prosisz nas, abyśmy Ją przyjęli. Ponieważ Matka zawsze wyprzedza. Na weselu w Kanie wyprzedziła nawet Ciebie.
O Maryjo, spójrz z czułością na każdego z nas, ale przede wszystkim na te wszystkie, zbyt liczne matki, które także dzisiaj, tak jak Ty, widzą swoje dzieci aresztowane, torturowane, skazywane, zabite. Spójrz z czułością na matki, które w środku nocy budzi wstrząsająca wiadomość, i na te, które czuwają w szpitalu przy dziecku, które gaśnie. A nam daj matczyne serce, abyśmy rozumieli i dzielili cierpienie innych, i również w ten sposób nauczyli się, co to znaczy kochać.
Módlmy się, powtarzając: Pocieszaj, o Matko.
Matki, które straciły swoje dzieci: Pocieszaj, o Matko.
Sieroty, zwłaszcza sieroty wojen: Pocieszaj, o Matko.
Migrantów, wysiedlonych i uchodźców: Pocieszaj, o Matko.
Tych, którzy znoszą tortury i niesprawiedliwą karę: Pocieszaj, o Matko.
Zrozpaczonych, którzy utracili sens życia: Pocieszaj, o Matko.
Tych, którzy umierają w samotności: Pocieszaj, o Matko.
Stacja V
Szymon z Cyreny pomaga dźwigać krzyż Jezusowi
Z Ewangelii według św. Marka(15, 21)
Niejakiego Szymona z Cyreny, ojca Aleksandra i Rufusa, który idąc z pola, [tamtędy] przechodził, przymusili, żeby niósł Jego krzyż.
Z pism św. Franciszka z Asyżu(AmmXVIII, 1:FF167)
Błogosławiony człowiek, który znosi swego bliźniego z jego ułomnościami, tak jak chciałby, aby jego znoszono, gdyby był w podobnym położeniu[8].
Szymon z Cyreny nie był ochotnikiem. Nie zatroszczył się dobrowolnie o Ciebie, Jezu, aby pomóc Ci nieść krzyż. Prawdopodobnie ledwie wiedział, kim jesteś. Jednak, gdy pomagał nieść Tobie krzyż, coś w nim się zmieniło, do tego stopnia, że przekazał swoim synom, Aleksandrowi i Rufusowi, głębokie znaczenie tej przebytej z Tobą drogi, a oni staną się świadkami Twojej Paschy w pierwszej wspólnocie chrześcijańskiej.
Także i dzisiaj jest wiele osób, które postanawiają uczynić coś dobrego dla innych w każdej części świata. Są tysiące wolontariuszy, którzy w ekstremalnych sytuacjach ryzykują życie, aby nieść pomoc potrzebującym pożywienia, edukacji, opieki medycznej, sprawiedliwości. Wielu z nich nawet w Ciebie nie wierzy, a jednak – choć nieświadomie – nadal pomagają Ci nieść krzyż, a opiekując się innymi ludźmi z krwi i kości, tak naprawdę – po raz kolejny – troszczą się o Ciebie.
Spraw, Panie, abyśmy i my nauczyli się ofiarowywać naszemu bliźniemu takie wsparcie, którego sami chcielibyśmy doświadczyć, gdybyśmy znaleźli się w tej samej sytuacji. Pomóż nam być ludźmi empatycznymi i współczującymi, nie tylko w słowach, ale w czynie i w prawdzie.
Módlmy się, powtarzając: Uczyń nas uważnymi, Panie.
Na osoby, które spotykamy: Uczyń nas uważnymi, Panie.
Na ubogich, cierpiących i odrzuconych: Uczyń nas uważnymi, Panie.
Na tych, którzy pozostają samotni i bez opieki: Uczyń nas uważnymi, Panie.
Na tych, którzy pozostają w tyle i upadają: Uczyń nas uważnymi, Panie.
Na tych, którzy nie są wysłuchani: Uczyń nas uważnymi, Panie.
Stacja VI
Weronika ociera twarz Jezusa
Z Ewangelii według św. Jana(12, 20-21)
Wśród tych, którzy przybyli, aby oddać pokłon [Bogu] w czasie święta, byli też niektórzy Grecy. Oni więc przystąpili do Filipa, pochodzącego z Betsaidy Galilejskiej, i prosili go, mówiąc: «Panie, chcemy ujrzeć Jezusa».
Z pism św. Franciszka z Asyżu(Pat4:FF269)
Przyjdź królestwo Twoje (Mt 6, 10): abyś królował w nas przez łaskę i doprowadził nas do Twego królestwa, gdzie będziemy oglądać Cię bez zasłon, miłować doskonale i w radosnym zjednoczeniu cieszyć się Tobą na wieki[9].
Ten, którego Psalmy opiewały jako „najpiękniejszego z synów ludzkich” (Ps45, 3), ma teraz rysy cierpiącego Sługi zapowiedzianego przez Izajasza: „Nie miał on wdzięku ani też blasku, aby [chciano] na niego popatrzeć, ani wyglądu, by się nam podobał” (Iz53, 2).
Weronika jest strażniczką wizerunku Twojego oblicza, Jezu. Mogła go zyskać dzięki gestowi miłosierdzia: otarła Twoją twarz pokrytą krwią i kurzem. Weronika nie przekazuje nam pamięci o pozowanym wizerunku, lecz pamięć o Mężu boleści, który uzdrowił nas przez swoje rany.
Pomóż nam, Jezu, pielęgnować pragnienie oglądania Twojego oblicza. Daj nam łaskę, którą obdarzyłeś Apostołów, by mogli ujrzeć Ciebie pełnego blasku i przemienionego. Ale przede wszystkim pomóż nam mieć uważne oko Weroniki, które potrafi Ciebie rozpoznać nawet w Twoim zdeformowanym pięknie. Uczyń nas zdolnymi do ocierania dziś Twojego oblicza, nadal pokrytego kurzem i krwią, oszpeconego każdym czynem, który depcze godność jakiejkolwiek osoby ludzkiej.
Módlmy się, powtarzając: Pomóż nam rozpoznać Cię, Jezu.
Kiedy Twoje oblicze jest oszpecone: Pomóż nam rozpoznać Cię, Jezu.
W każdej osobie potępionej przez uprzedzenia: Pomóż nam rozpoznać Cię, Jezu.
W ubogim pozbawionym swej godności: Pomóż nam rozpoznać Cię, Jezu.
W kobietach – ofiarach handlu ludźmi i zniewolonych: Pomóż nam rozpoznać Cię, Jezu.
W dzieciach, którym skradziono dzieciństwo i zniszczono przyszłość:Pomóż nam rozpoznać Cię, Jezu.
Stacja VII
Jezus upada po raz drugi
Z Ewangelii według św. Jana(13, 3-5)
[Jezus], wiedząc, że Ojciec oddał Mu wszystko w ręce oraz że od Boga wyszedł i do Boga idzie, wstał od wieczerzy i złożył szaty. A wziąwszy prześcieradło, nim się przepasał. Potem nalał wody do misy. I zaczął obmywać uczniom nogi i ocierać prześcieradłem, którym był przepasany.
Z pism św. Franciszka z Asyżu(RnbV, 13-14:FF20)
Niech żaden z braci źle nie mówi ani nie czyni drugiemu; niech raczej przez miłość Ducha chętnie służą jedni drugim i będą sobie posłuszni (por. Ga 5, 13b)[10].
Całe Twoje życie, Jezu, było nieustannym pochylaniem się i uniżaniem. Kiedy obmyłeś stopy uczniom podczas Ostatniej Wieczerzy, dałeś wzór, naukę i proroctwo: wzór służby, naukę braterskiej miłości i proroctwo dawania życia. Franciszek z Asyżu był tak głęboko poruszony Twoim uniżeniem, że chciał nam zalecić wzajemne obmywanie sobie nóg, to znaczy nieustanną gotowość do służenia swoim braciom. Chciał, aby ta sama Ewangelia została mu przeczytana wieczorem, 3 października, osiem wieków temu, krótko przed śmiercią.
W Twoim umiłowaniu nas aż do końca, aż po oddanie za nas życia, zawarte jest już również proroctwo Twojego zmartwychwstania, ponieważ tak wielka miłość jest silniejsza od śmierci. Tak wielka miłość objawia ostateczny sens miłowania, jakim jest wprowadzenie nas w samo życie Boga.
Kiedy upadasz, Jezu, czynisz to, aby nas podnieść z naszych upadków. Kiedy upadasz, czynisz to, aby podźwignąć tych, którzy są przygnieceni przez niesprawiedliwość, kłamstwo, wszelkie formy wyzysku i przemocy, nędzę spowodowaną ekonomią nastawioną na indywidualny zysk zamiast na dobro wspólne. Kiedy upadasz, czynisz to, aby podnieść również mnie.
Módlmy się, powtarzając: Podnieś nas, Panie.
Kiedy przytłaczają nas nasze błędy: Podnieś nas, Panie.
Kiedy przygniata nas brzemię odpowiedzialności: Podnieś nas, Panie.
Kiedy popadamy w depresję: Podnieś nas, Panie.
Kiedy nie wywiązujemy się z naszych postanowień: Podnieś nas, Panie.
Kiedy zostajemy wciągnięci w jakiś nałóg: Podnieś nas, Panie.
Stacja VIII
Jezus spotyka niewiasty jerozolimskie
Z Ewangelii według św. Łukasza(23, 27-31)
Szło za Nim mnóstwo ludu, także kobiet, które zawodziły i płakały nad Nim. Lecz Jezus zwrócił się do nich i rzekł: «Córki jerozolimskie, nie płaczcie nade Mną; płaczcie raczej nad sobą i nad waszymi dziećmi! Oto bowiem przyjdą dni, kiedy mówić będą: „Szczęśliwe niepłodne łona, które nie rodziły, i piersi, które nie karmiły”. Wtedy zaczną wołać do gór: Padnijcie na nas! i do pagórków: Przykryjcie nas! Bo jeśli z zielonym drzewem to czynią, cóż się stanie z suchym?».
Z pism św. Franciszka z Asyżu(Pater5:FF270)
Bądź wola Twoja jak w niebie, tak i na ziemi (por. Mt 6, 10): abyśmy Cię kochali z całego serca (por. Łk 10, 27), zawsze o Tobie myśląc; z całej duszy, zawsze za Tobą tęskniąc; całym umysłem, ku Tobie kierując wszystkie nasze intencje, szukając we wszystkim Twojej chwały i ze wszystkich naszych sił, obracając wszystkie nasze siły i władze duszy i ciała na służbę Twej miłości, a nie na co innego; i bliźnich naszych kochajmy jak samych siebie (por. Mt 22, 37. 39), wszystkich pociągając według sił do Twojej miłości, ciesząc się z dobra innych jak z własnego i współczując w nieszczęściu, i nikomu nie dając żadnego zgorszenia (por. 2 Kor 6, 3)[11].
Jezu, niewiasty od początku Twojego nauczania zawsze szły za Tobą, były przy Tobie i usługiwały Ci. Są tutaj również teraz, także pod krzyżem. Kobiety są tam, gdzie jest cierpienie lub potrzeba: w szpitalach i domach opieki, we wspólnotach terapeutycznych i schroniskach, w domach rodzinnych z najbardziej kruchymi dziećmi, w najbardziej odległych placówkach misyjnych, gdzie otwierają szkoły i przychodnie, w strefach wojny i konfliktów, aby ratować rannych i pocieszać ocalałych.
Niewiasty potraktowały Cię poważnie; potraktowały poważnie również Twoje surowe słowa: od wieków płaczą nad sobą i swoimi dziećmi: zabranymi i uwięzionymi podczas demonstracji, deportowanymi przez pozbawioną współczucia politykę, rozbitkami desperackich podróży nadziei, wymordowanymi w strefach wojny, unicestwianymi w obozach zagłady.
Niewiasty wciąż płaczą. Daj też każdemu z nas, Panie, serce współczujące, serce matczyne i zdolność odczuwania cierpienia cudzego jak własnego. Daj nam, Panie, również łzy, aby nasze sumienie nie rozpłynęło się we mgle obojętności i abyśmy pozostali ludzcy.
Módlmy się, powtarzając: Obdarz nas łzami, Panie.
Aby opłakiwać katastrofy wojen: Obdarz nas łzami, Panie.
Aby opłakiwać masakry i ludobójstwa: Obdarz nas łzami, Panie.
Aby płakać wraz z matkami i żonami: Obdarz nas łzami, Panie.
Aby opłakiwać cynizm tyranów: Obdarz nas łzami, Panie.
Aby opłakiwać naszą obojętność: Obdarz nas łzami, Panie.
Stacja IX
Jezus upada po raz trzeci
Z Ewangelii według św. Jana(14, 6-7)
Odpowiedział Jezus [Tomaszowi]: „Ja jestem drogą i prawdą, i życiem. Nikt nie przychodzi do Ojca inaczej jak tylko przeze Mnie. Gdybyście Mnie poznali, znalibyście i mojego Ojca. Ale teraz już Go znacie i zobaczyliście».
Z pism św. Franciszka z Asyżu(RnbXXIII, 3:FF64)
I dzięki Ci składamy, że jak stworzyłeś nas przez Syna Twego, tak przez świętą miłość Twoją, którą nas umiłowałeś (por. J 17, 26), sprawiłeś, że On, prawdziwy Bóg i prawdziwy Człowiek, narodził się z chwalebnej zawsze Dziewicy, błogosławionej, świętej Maryi i przez Jego krzyż i krew, i śmierć zechciałeś nas wykupić z niewoli[12].
Ty, który „narodziłeś się dla nas w drodze” (Św. Franciszek,UffPassXV, 7:FF303)[13], teraz po raz trzeci upadasz na drodze cierpienia, która prowadzi Cię na Kalwarię.
Twój potrójny upadek przypomina nam, że nie ma takiego naszego upadku, w którym nie byłbyś u naszego boku. Tak, ponieważ jesteś przy nas w każdej naszej słabości; możesz i chcesz nas podnieść z każdego naszego upadku, ponieważ pragniesz, aby każdy z nas wraz z Tobą mógł dotrzeć do Ojca i znaleźć życie – to prawdziwe, wieczne, którego nic i nikt nie będzie mógł nam wydrzeć.
Gdy idziemy Twoimi śladami, nie ma znaczenia, ile razy upadamy; liczy się tylko to, że Ty jesteś u naszego boku i jesteś gotów podnieść nas ponownie, niezliczoną ilość razy, ponieważ Twoja miłość, Twoje przebaczenie i Twoje miłosierdzie są nieskończenie większe niż nasza kruchość.
Wspieraj nas w naszej niewierze i daj nam łaskę wiary w to, że możesz nas podnieść.
Módlmy się, powtarzając: Jezu, posługuj się nami.
Aby podnosić wszystkich, którzy upadają: Jezu, posługuj się nami.
Aby podnosić tych, którzy pozostają na ziemi: Jezu, posługuj się nami.
Aby podnosić najsłabszych: Jezu, posługuj się nami.
Aby podnosić tych, o których myślimy, że „sami są sobie winni”: Jezu, posługuj się nami.
Aby podnosić tych, którzy zdają się bezpowrotnie straceni: Jezu, posługuj się nami.
Stacja X
Jezus z szat obnażony
Z Ewangelii według św. Jana(19, 23-24)
Żołnierze zaś, gdy ukrzyżowali Jezusa, wzięli Jego szaty i podzielili na cztery części, dla każdego żołnierza jedna część; wzięli także tunikę. Tunika zaś nie była szyta, ale cała tkana od góry do dołu. Mówili więc między sobą: «Nie rozdzierajmy jej, ale rzućmy o nią losy, do kogo ma należeć». Tak miały się wypełnić słowa Pisma: Podzielili między siebie szaty moje, a o moją suknię rzucili losy. To właśnie uczynili żołnierze.
Z pism św. Franciszka z Asyżu(LOrd, 28-29:FF221)
Patrzcie, bracia, na pokorę Boga i wylewajcie przed nim serca wasze (Ps 61, 9), uniżajcie się i wy, abyście zostali wywyższeni przez Niego (por. 1 P 5, 6; Jk 4, 10). Nie zatrzymujcie więc niczego z siebie dla siebie, aby was całych przyjął Ten, który cały wam się oddaje[14].
Jezu, Ty sam wybrałeś ogołocenie z boskiej chwały, aby przyoblec „prawdziwe ciało naszego człowieczeństwa i naszej ułomności” (Św. Franciszek,2 Lfed4:FF181)[15]. A teraz zdziera się z Ciebie szaty, w okrutnej próbie upokorzenia Cię i odarcia również z ludzkiej godności.
To próba, która powtarza się nieustannie, również w naszych czasach. Praktykują ją reżimy autorytarne, gdy zmuszają więźniów, by przebywali półnadzy w pustych celach lub na dziedzińcach. Stosują ją oprawcy, którzy nie poprzestają na zdzieraniu szat, ale zdzierają również skórę i ciało. Stosują ją ci, którzy dopuszczają i używają różnych form przeszukiwania i kontroli, nie respektując godności osoby. Stosują ją gwałciciele i dopuszczający się wykorzystania, którzy traktują ofiary jak przedmioty. Stosuje ją przemysł rozrywkowy, gdy eksponuje nagość, aby zdobyć kilku dodatkowych widzów. Stosuje ją świat informacji, gdy obnaża osoby przed opinią publiczną. Niekiedy robimy to również my, kierowani ciekawością, która nie szanuje ani wstydu, ani intymności, ani prywatności innych.
Przypominaj nam, Panie, że za każdym razem, gdy nie szanujemy godności innych, osłabia się nasza własna godność, a za każdym razem, gdy akceptujemy lub przyjmujemy nieludzkie postawy wobec jakiegokolwiek człowieka, sami stajemy się mniej ludzcy.
Módlmy się, powtarzając: Przyoblecz nas, Jezu.
W Twoją nieskończoną pokorę: Przyoblecz nas, Jezu.
W szacunek dla każdej istoty ludzkiej: Przyoblecz nas, Jezu.
W ducha współczucia: Przyoblecz nas, Jezu.
W odnowione poczucie wstydu: Przyoblecz nas, Jezu.
W siłę do obrony godności każdej osoby: Przyoblecz nas, Jezu.
Stacja XI
Jezus przybity do krzyża
Z Ewangelii według św. Jana(19, 17-19)
[Jezus] dźwigając krzyż, wyszedł na miejsce zwane Miejscem Czaszki, które po hebrajsku nazywa się Golgota. Tam Go ukrzyżowano, a z Nim dwóch innych, z jednej i drugiej strony, pośrodku zaś Jezusa. Wypisał też Piłat tytuł winy i kazał go umieścić na krzyżu. A było napisane: «Jezus Nazarejczyk, Król żydowski».
Z pism św. Franciszka z Asyżu(Cant23-26:FF263)
Pochwalony bądź, mój Panie, przez tych, którzy przebaczają dla Twej miłości i znoszą słabości i prześladowania. Błogosławieni ci, którzy je zniosą w pokoju, ponieważ przez Ciebie, Najwyższy,będą uwieńczeni[16].
Przybity do krzyża jak złoczyńca, ale z tytułem, który objawia Twoje królowanie, o Jezu, ukazujesz nam, czym jest autentyczna władza. Nie jest nią władza tych, którzy uważają, że mogą rozporządzać życiem innych, skazując ich na śmierć, ale jest to władza tych, którzy naprawdę mogą zwyciężyć śmierć, oddając życie, i mogą dać życie, także wtedy, gdy godzą się na śmierć. Objawiasz, że prawdziwa władza nie należy do tych, którzy stosują siłę i przemoc, aby narzucić swoją wolę, ale do tych, którzy są w stanie wziąć na siebie zło ludzkości – nasze, moje – i unicestwić je mocą miłości, która objawia się w przebaczeniu. Ty jesteś Królem i królujesz z krzyża: nie posługujesz się pozorną potęgą armii, ale pozorną bezsilnością miłości, która pozwala się przybić do krzyża. Jesteś Królem, a Twój krzyż staje się osią, wokół której obraca się historia i cały wszechświat, aby nie pogrążyć się w piekle niezdolności do miłowania.
Ty, ukrzyżowany Królu, przypominasz nam, że jeśli chcemy mieć udział w Twoim królowaniu, musimy również nauczyć się przebaczać z miłości do Ciebie i znosić w pokoju trudności życia, ponieważ nie zwycięża umiłowanie siły, lecz siła miłości.
Módlmy się, powtarzając:Naucz nas miłować.
Kiedy doznajemy niesprawiedliwości: Naucz nas miłować.
Kiedy pragniemy zemsty: Naucz nas miłować.
Kiedy jesteśmy kuszeni przemocą: Naucz nas miłować.
Kiedy uznajemy przebaczenie za niemożliwe: Naucz nas miłować.
Kiedy czujemy się przybijani do krzyża: Naucz nas miłować.
Stacja XII
Jezus umiera na krzyżu
Z Ewangelii według św. Jana(19, 28-30)
Potem Jezus, świadom, że już wszystko się dokonało, aby się wypełniło Pismo, rzekł: «Pragnę». Stało tam naczynie pełne octu. Nałożono więc na hizop gąbkę nasączoną octem i do ust Mu podano. A gdy Jezus skosztował octu, rzekł: «Dokonało się!» I skłoniwszy głowę, oddał ducha.
Z pism św. Franciszka z Asyżu(2Lfed11-13:FF184)
Wola zaś Ojca była taka, aby Syn Jego błogosławiony i chwalebny, którego nam dał i który narodził się dla nas, ofiarował siebie samego przez własną krew jako ofiara i żertwa na ołtarzu krzyża nie za siebie, przez którego stało się wszystko (por. J 1, 3), ale za nasze grzechy, zostawiając nam przykład, abyśmy wstępowali w Jego ślady (por. 1 P 2, 21)[17].
„Dokonało się!”. Nie oznacza to, że wszystko się skończyło, ale że cel, dla którego Ty, Jezu, stałeś się jednym z nas, został zrealizowany: wypełniłeś misję, którą powierzył Ci Ojciec, teraz możesz powrócić do Niego i zabrać nas ze sobą.
Od tej chwili wiemy, że pozwalając się pociągnąć ku Tobie i wznosząc nasz wzrok ku Tobie, stajemy przed Tym, który nas pojednuje, który spłaca nasz „dług”, który wprowadza nas do Przybytku, jakim jest samo życie Boga. Stoimy przed Tym, który –wypełniając cel Wcielenia – daje nam możliwość urzeczywistnienia głębokiego sensu naszego życia, abyśmy mogli stać się dziećmi Bożymi i byli arcydziełem Boga.
Pomóż nam, Panie, przyjąć dar Ducha Świętego, którego wylałeś na nas już w godzinie swojej śmierci na krzyżu, i spraw, abyśmy wraz z Tobą mogli przejść z tego świata do Ojca.
Módlmy się, powtarzając: Daj nam swego Ducha, Panie.
Abyśmy stali się nowymi stworzeniami i żyli w Bogu: Daj nam swego Ducha, Panie.
Abyśmy doświadczyli, że nasz dług został wymazany: Daj nam swego Ducha, Panie.
Abyśmy mogli modlić się: „Abba, Ojcze”: Daj nam swego Ducha, Panie.
Abyśmy przyjmowali każdą osobę jako brata i siostrę: Daj nam swego Ducha, Panie.
Abyśmy odkryli ostateczny sens życia: Daj nam swego Ducha, Panie.
Stacja XIII
Jezus zdjęty z krzyża
Z Ewangelii według św. Jana(19, 38-39)
Potem Józef z Arymatei, który był uczniem Jezusa, lecz krył się z tym z obawy przed Żydami, poprosił Piłata, aby mógł zabrać ciało Jezusa. A Piłat zezwolił. Poszedł więc i zabrał Jego ciało. Przybył również i Nikodem, ten, który po raz pierwszy przyszedł do Jezusa nocą, i przyniósł około stu funtów mieszaniny mirry i aloesu.
Z pism św. Franciszka z Asyżu(Cant27-31:FF263)
Pochwalony bądź, Panie mój, przez naszą siostrę śmierć cielesną, której żaden człowiek żywy uniknąć nie może. Biada tym, którzy umierają w grzechach śmiertelnych; Błogosławieni ci, których śmierć [zastanie] w Twej najświętszej woli, albowiem śmierć druga nie wyrządzi im krzywdy (por. Ap 2, 11; 20,6)[18].
Jezus właśnie umarł, a Jego śmierć już zaczyna przynosić pierwsze owoce. Józef z Arymatei i Nikodem, którzy byli uczniami Jezusa, ale w ukryciu, ponieważ bali się ujawnić, teraz znajdują odwagę, by udać się do Piłata i poprosić o ciało Pana. W ten sposób spełniają gest ludzkiego współczucia, zdejmując skazańca z krzyża i grzebiąc Go z godnością i szacunkiem.
Nie powinno się zdarzać, by jakiekolwiek ciała pozostawały niezwrócone bliskim i niepochowane: matki, krewni i przyjaciele skazanych nigdy nie powinni być zmuszani do upokarzania się przed władzami, by odzyskać zmasakrowane szczątki swojego bliskiego. Ciało zmarłego także zachowuje godność osoby i nie może być profanowane, ukrywane, niszczone, niezwrócone ani pozbawione należnego pogrzebu. Nie tylko ciało osoby prawej, ale nawet ciało przestępcy zasługuje na szacunek.
O Jezu, zostałeś niesprawiedliwie pojmany, torturowany, osądzony, skazany i zabity, ale Twoje ciało zostało zwrócone i uczczone; spraw, aby nasze czasy, które utraciły szacunek dla żywych, zachowały przynajmniej szacunek dla zmarłych.
Módlmy się, powtarzając:Naucz naswspółczucia.
Abyśmy odczuwali cierpienie więźniów: Naucz naswspółczucia.
Abyśmy byli solidarni z więźniami politycznymi: Naucz naswspółczucia.
Abyśmy rozumieli rodziny zakładników: Naucz naswspółczucia.
Abyśmy opłakiwali zmarłych pod gruzami: Naucz naswspółczucia.
Abyśmy okazywali szacunek wszystkim zmarłym: Naucz naswspółczucia.
Stacja XIV
Jezus złożony do grobu
Z Ewangelii według św. Jana(19, 40-42)
[Józef z Arymatei i Nikodem] zabrali więc ciało Jezusa i owinęli je w płótna razem z wonnościami, stosownie do żydowskiego sposobu grzebania. A w miejscu, gdzie Go ukrzyżowano, był ogród, w ogrodzie zaś nowy grób, w którym jeszcze nie złożono nikogo. Tam to więc, ze względu na żydowski dzień Przygotowania, złożono Jezusa, bo grób znajdował się w pobliżu.
Z pism św. Franciszka z Asyżu(2Lfed61-62:FF202)
Temu zaś, który tyle wycierpiał za nas, wyświadczył nam tyle dobra i wyświadczy w przyszłości, niech wszelkie stworzenie, które jest w niebie, na ziemi, w morzu i przepaściach, oddaje jako Bogu sławę, chwałę, cześć i błogosławieństwo (por. Ap 5, 13), ponieważ On jest naszą mocą i siłą, On sam jest dobry, sam najwyższy, sam wszechmocny, godny podziwu, sam przesławny i święty, godny chwały i błogosławiony przez nieskończone wieki wieków. Amen[19].
Wszystko zaczęło się w ogrodzie, w Edenie, który prarodzice otrzymali w darze i pod opiekę, a z którego zostali wygnani za to, że nie zaufali Bogu. Wszystko zaczyna się od nowa w ogrodzie, gdzie Jezus został pochowany i gdzie zmartwychwstał – w miejscu, w którym dawne stworzenie, kruche i śmiertelne, przemienia się w nowe stworzenie, które uczestniczy w życiu samego Boga. Miejsce to jest bramą, przez którą Jezus zstąpił do otchłani, i wejściem do Raju, już nie ziemskiego i tymczasowego, lecz niebiańskiego i ostatecznego. Jest to miejsce ostatniego gestu współczucia i ostatnich łez wylanych na ciało zmarłego Chrystusa. To miejsce pierwszego spotkania z Nim – Zmartwychwstałym, żyjącym teraz na zawsze, dającym się rozpoznać jedynie wówczas, gdy wzywa nas po imieniu lub otwiera nam oczy; Zmartwychwstałym, którego nie można zatrzymać. To także miejsce, w którym Maria Magdalena otrzymuje polecenie ogłoszenia, że śmierć została pokonana, ponieważ Jezus z Nazaretu zmartwychwstał, jest Panem, jest Żywym, który już nie może umrzeć.
Od tamtej pory również my jesteśmy pogrzebani – dzięki chrztowi – wraz z Jezusem w tym samym ogrodzie, z pewną nadzieją, że Ten, który wskrzesił Chrystusa z martwych, obdarzy życiem również nasze śmiertelne ciała przez swojego Ducha, który w nas mieszka (por.Rz8, 11). Dziękujemy Ci, Panie, że dałeś pewny fundament naszej nadziei na życie wieczne.
Módlmy się, powtarzając:Przyjdź, Panie Jezu.
Abyś znów przechadzał się z nami po Ogrodzie: Przyjdź, Panie Jezu.
Aby otrzeć łzy z naszych oczu: Przyjdź, Panie Jezu.
Aby dać nam pewną nadzieję: Przyjdź, Panie Jezu.
Aby odsunąć kamień, który przygniata nasze serce: Przyjdź, Panie Jezu.
Abyśmy mogli ujrzeć Raj: Przyjdź, Panie Jezu.
OJCIEC ŚWIĘTY:
Słowo końcowe i błogosławieństwo
Na zakończenie tej Drogi Krzyżowej uczyńmy również naszą tę modlitwę, za pomocą której św. Franciszek zachęca nas do przeżywania naszego życia jako drogi stopniowego angażowania się w relację miłości, która jednoczy Ojca i Syna, i Ducha Świętego.
Wszechmogący, wiekuisty, sprawiedliwy i miłosierny Boże, daj nam nędznym czynić dla Ciebie to, o czym wiemy, że tego chcesz i chcieć zawsze tego, co się Tobie podoba, abyśmy wewnętrznie oczyszczeni, wewnętrznie oświeceni i rozpaleni ogniem Ducha Świętego, mogli iść śladami umiłowanego Syna Twego, Pana naszego Jezusa Chrystusa i dojść do Ciebie, Najwyższy, jedynie dzięki Twej łasce, który żyjesz i królujesz, i odbierasz hołd w doskonałej Trójcy i prostej Jedności, Bóg wszechmogący przez wszystkie wieki wieków. Amen.(LOrd50-52:FF233)[20].
Zakończmy starożytnym błogosławieństwem biblijnym (por.Lb6, 24-26), którym św. Franciszek zwykł błogosławić braci i wszystkich ludzi, do tego stopnia, że stało się ono „jego” błogosławieństwem (por.BfL:FF262)[21].
Pan z wami.
℟.I z duchem twoim.
Niech Pan was błogosławi i strzeże.
℟.Amen.
Niech Bóg rozpromieni swoje oblicze nad wami i obdarzy was swoją łaską.
℟.Amen.
Niech zwróci ku wam oblicze swoje i obdarzy was swoim pokojem.
℟.Amen.
Błogosławieństwo Boga wszechmogącego, Ojca✠i Syna✠i Ducha✠Świętego, niech zstąpi na was i pozostanie z wami na zawsze.
℟.Amen.
______________________
[1]Reguła niezatwierdzona, 22, 2:Źródła Franciszkańskie, red. R. Prejs, Z. Kijas, Kraków 2005, s. 117.
[2]Napomnienia, 6:Tamże, s. 199.
[3]Oficjum o Męce Pańskiej, XV, 13:Tamże, s. 392.
[4]List do wiernych (redakcja II), 28-29:Tamże, s. 237.
[5]Napomnienia, 5, 7-8:Tamże, s. 199.
[6]Napomnienia, 22, 3:Tamże, s. 204.
[7]Reguła zatwierdzona, 6, 8:Tamże, s. 132.
[8]Napomnienia18, 1:Tamże, s. 203.
[9]Wykład modlitwy Ojcze nasz, 4:Tamże, s. 356.
[10]Reguła niezatwierdzona, 5, 13-14:Tamże, s. 103.
[11]Wykład modlitwy Ojcze nasz, 5:Tamże, s. 356.
[12]Reguła niezatwierdzona, 23, 3:Tamże, s. 121.
[13]Oficjum o Męce Pańskiej, XV, 7:Tamże, s. 392.
[14]List skierowany do całego zakonu, 28-29:Tamże, s. 259.
[15]List do wiernych – redakcja II, 4:Tamże, s. 235-236.
[16]Pieśń słoneczna, 23-26:Tamże, s. 348-349 [w tłum. pol.: 10-11].
[17]List do wiernych – redakcja II,11-13:Tamże, s. 236.
[18]Pieśń słoneczna, 27-31:Tamże, s. 349 [w tłum pol. 12-13].
[19]List do wiernych – redakcja II, 61-62:Tamże, s. 239-240.
[20]List skierowany do całego zakonu, 50-52:Tamże, s. 262.
[21] Por.Błogosławieństwo dla brata Leona:Tamże, s. 341-342.
[00553-PL.01] [Testo originale: Italiano]
Traduzione in lingua araba
صلاة درب الصَّليب
يوم الجمعة العظيمة
3 نيسان/أبريل 2026
مدرَّج الكولوسّيوم في روما
صلاة الافتِتاح
طريق الآلام يمرّ عبر الأزقّة الضّيّقة في البلدة القديمة في القُدس، ويجعلنا نُعيد تتبّع طريق يسوع من مكان الحكم عليه إلى مكان صلبه ودفنه، وهو أيضًا مكان قيامته من بين الأموات.
ليس طريقًا في وسط أناسٍ متعبّدين صامتين. فكما كان الحال في زمن يسوع، نجد أنفسنا نسير في بيئةِ فوضى مضطربة وصاخبة، بين أناس بعضهم يؤمن مثلنا، وبعضهم يسخرون منه ويُهينونه. هذه هي الحياة اليوميّة.
درب الصّليب ليس درب الذين يعيشون في عالمٍ من التعبّد والتأمّل المجرَّد. بل هو ممارسة أناس يدركون أنّ الإيمان والرّجاء والمحبّة يجب أن تتجسّد في عالم الواقع، حيث يُواجِه المؤمن تحدّيات مستمرّة، وعليه أن يتبنّى دائمًا طريقة يسوع في مواصلة السَّيْر.
القدّيس فرنسيس الأسيزي، وهذه السّنة هي الذّكرى المئويّة الثّامنة لوفاته، يصف حياتنا المسيحيّة مقتبسًا كلام الرّسول بطرس، فيُذكّرنا بأنّنا مدعوّون إلى أن "نتبع خطى المسيح، الذي دعا خائنه صديقًا، وقدّم نفسه طوعًا لصالبيه" (Rnb XXII, 2: FF 56; cfr 1Pt 2,21). ويدعونا فرنسيس ”الفقير“ إلى أن نثبِّت نظرنا في يسوع: "لننظر بانتباه، أيّها الإخوة جميعًا، إلى الرّاعي الصّالح، الذي احتمل آلام الصّليب لأجل خلاص خرافه" (Amm VI: FF 155).
وفيما نسير في درب الصّليب، لنقبل إذًا دعوة القدّيس فرنسيس إلى أن نتبع خطى يسوع بطريقة ليست مجرّد طقسٍ أو تأمّلٍ فكريّ، بل تشمل كلّ كياننا وكلّ حياتنا: "قدّموا أجسادكم ذبيحة، واحملوا على أكتافكم صليبه المقدّس، واتبعوا إلى النّهاية وصاياه المقدّسة" (UffPass XV,13: FF 303).
المرحلة الأولى
يسوع يُحكَمُ عليه بالموت
مِن إنجِيلِ رَبِّنا يَسُوعَ المَسِيحِ لِلقِدِّيسِ يوحنَّا (19، 9-11)
فعادَ [بيلاطُسُ] إِلى دارِ الحُكومَة وقالَ لِيَسوع: «مِن أَينَ أَنتَ؟» فلَم يُجِبْه يسوعُ بِشَيء. فقالَ له بيلاطُس: «أَلا تُكَلِّمُني؟ أَفَلَستَ تَعلَمُ أَنَّ لي سُلْطانًا على أَن أُخلِيَ سبيلَكَ، وسُلطانًا على أَن أَصلِبَكَ؟» أَجابَهُ يسوع: «لو لم تُعطَ السُّلطانَ مِن عَلُ، لَما كانَ لَكَ علَيَّ مِن سُلْطان، ولِذلِكَ فالَّذي أَسلَمَني إِلَيكَ علَيه خَطيئَةٌ أكبر».
من كتابات القدّيس فرنسيس الأسيزي (2Lfed 28-29: FF 191)
أمّا الذين نالوا سلطان الحكم على الآخرين، فليمارسوا الحكم برحمة، كما أنّهم هم أنفسهم يريدون أن ينالوا الرّحمة من الله. في الواقع، سيكون الحكم بلا رحمة على الذين لا يرحمون.
في حوارك مع بيلاطس، أيّها الرّبّ يسوع، أزلت القناع عن غرور كلّ صاحب سلطان. اليوم أيضًا يوجد من يظنّون أنّهم نالوا سلطانًا بلا حدود، ويعتقدون أنّهم يستطيعون أن يستعملوه ويسيئوا استعماله كما يشاؤون. كلامك إلى الوالي الرّوماني لم يترك مجالًا للغموض: "لو لم تُعطَ السُّلطانَ مِن عَلُ، لَما كانَ لَكَ علَيَّ مِن سُلْطان" (يوحنّا 19، 11).
فرنسيس الأسيزي، الذي سعى ببساطة إلى اتّباع خطاك، يذكّرنا بأنّ كلّ صاحب سلطان سيؤدّي حسابًا أمام الله عن طريقة ممارسته للسُّلطة التي أُعطيت له: السُّلطة للحكم، والسُّلطة لإشعال حربٍ أو إنهائها، والسُّلطة للتّربية على العنف أو على السّلام، والسُّلطة لتغذية روح الانتقام أو روح المصالحة، والسُّلطة لاستخدام الاقتصاد لظلم الشّعوب أو لتحريرها من الشّقاء، والسُّلطة ليدوس كرامة الإنسان أو ليحميها، والسُّلطة لتعزيز الحياة والدّفاع عنها أو لرفضها وخنقها.
كلّ واحدٍ منّا مدعوّ أيضًا إلى أن يؤدّي حسابًا عن السُّلطة التي يمارسها في حياته اليوميّة. أنتَ، يا يسوع، تقول لنا: أحسنوا استعمال السُّلطة التي أُعطيت لكم، وتذكّروا أنّ كلّ ما تفعلونه لإنسان، ولا سيّما إن كان صغيرًا وضعيفًا، فإنّما تفعلونه بي. ولي يجب أن تؤدّوا الحساب يومًا.
لِنُصَلِّ وَلْنَقُلْ: ذكِّرْني، يا يسوع.
أنّك تساوي نفسك مع كلّ إنسانٍ يُحاكَم: ذكِّرْني، يا يسوع.
ألّا أترك نفسي تقودها الأحكام المسبقة: ذكِّرْني، يا يسوع.
أنّ السُّلطان الحقيقيّ هو سلطان المحبّة: ذكِّرْني، يا يسوع.
أنّ الرّحمة أفضل ما في الحكم: ذكِّرْني، يا يسوع.
أن نختار الخير حتّى إذا كان مُكلِفًا: ذكِّرْني، يا يسوع.
المرحلة الثَّانية
يسوع يَحمِلُ الصَّليب
مِن إنجِيلِ رَبِّنا يَسُوعَ المَسِيحِ لِلقِدِّيسِ يوحنَّا (19، 14-17)
وكانَ ذلكَ اليَومُ يَومَ تَهيِئَةِ الفِصْح، والسَّاعَةُ تُقارِبُ الظُّهْر. فقالَ لِليَهود: «ها هُوَذا مَلِكُكم!» فصاحوا: «أَعدِمْه! أَعدِمْه! اصْلِبْهُ!» قالَ لَهم بيلاطس: «أَأَصلِبُ مَلِكَكُم؟» أَجابَ عُظَماءُ الكَهَنَة: «لا مَلِكَ علَينا إِلَّا قَيصَر!» فأَسلَمَه إِليهم لِيُصلَب. فأَمسَكوا يسوع. فخَرَجَ حامِلًا صَليبَه إِلى المَكانِ الَّذي يُقالُ لَه مَكانَ الجُمجُمة، ويقالُ لهُ بِالعِبرِيَّةِ جُلْجُثَة.
من كتابات القدّيس فرنسيس الأسيزي (Amm V, 7-8: FF 154)
حتّى لو كنتَ أجمل وأغنى من الجميع، ولو كنتَ تصنع أشياءً مدهشةً، مثل طرد الشّياطين، فكلّ هذه الأمور هي عوائق في حياتك، ولا شيء منها لك، ولا يمكنك التّفاخر بها بأيّة طريقة كانت. لكن في هذا يمكننا أن نفتخر، في ضعفنا وفي حملنا كلّ يوم صليب ربّنا يسوع المسيح المقدّس على أكتافنا.
كلمة ”الصّليب“ تثير فينا عادةً ردّ فعل فيه رفض، لا رغبة. فالأرجح أن تولد فينا تجربة الهروب منه، أكثر من الرّغبة في قبوله.
يا يسوع، أنا متأكّد أنّ الأمر كان كذلك أيضًا حين وضعوا الصّليب على كتفيك. في الواقع، في الجسمانيّة، طلبت من الآب أن يبعد عنك هذه الكأس، مع أنّك كنت راغبًا بكلّ كيانك في أن تتمّ مشيئته. كان الصّليب أشدّ العقوبات كُرْهًا وإيلامًا، محفوظًا للعبيد والمجرمين غير القابلين للإصلاح والملعونين من الله.
ومع ذلك، قبلت الصّليب وحملته على كتفيك، وبعد ذلك سِرت وكأنّ الصّليب يحملك. ليس لأنّه جميل أو جذّاب، بل بسبب حبّك لنا. عندما كنت تحمل الصّليب الثّقيل، كنت تعلَم أنّك ترفع عنّا ثقل الشّرّ الذي يسحقنا، وتحمل الخطيئة التي تدمِّر حياتنا. عندما قبلت الصّليب وحملته على كتفيك، قبلت ضعفنا وحَمَلْتَ إنسانيّتنا. وتحمّلت عبوديّتنا وجرائمنا حتّى لعنتنا.
حرِّرنا، يا يسوع، من الخوف من الصّليب. وامنحنا نعمة اتّباعك في طريقك، وألّا نطلب مجدًا آخر سوى مجدك في صليبك.
لِنُصَلِّ وَلْنَقُلْ: حرِّرنا، يا ربّ.
من الرّغبة في المجد البشريّ: حرِّرنا، يا ربّ.
من التّجربة التي تحملنا على تجاهل المتألّمين: حرِّرنا، يا ربّ.
من الانشغال بأنفسنا فقط: حرِّرنا، يا ربّ.
من الخوف من أن نلتزم بأمانة: حرِّرنا، يا ربّ.
من الخوف من الصّليب ومن رفضه: حرِّرنا، يا ربّ.
المرحلة الثَّالثة
يسوع يَقَعُ تحتَ الصَّليب للمرَّة الأولى
مِن إنجِيلِ رَبِّنا يَسُوعَ المَسِيحِ لِلقِدِّيسِ يوحنَّا (12، 24-25)
الحَقَّ الحَقَّ أَقولُ لَكم: إِنَّ حَبَّةَ الحِنطَةِ الَّتي تَقَعُ في الأَرض، إِن لَم تَمُتْ تَبقَ وَحدَها. وإِذا ماتَت، أَخرَجَت ثَمَرًا كثيرًا. مَن أَحَبَّ حياتَه فقَدَها، ومَن رَغِبَ عنها في هذا العالَم حَفِظَها لِلحَياةِ الأَبَدِيَّة.
من كتابات القدّيس فرنسيس الأسيزي (Amm XXII, 3: FF 172)
طوبى للخادم الذي لا يسرع في تبرير نفسه، والذي يحتمل بتواضع الخزْي والتّأنيب عن خطيئة ارتكبها، حتّى ولو لم يرتكبها.
كانت حياتك، يا يسوع، سلسلة مستمرّة من الانحدار والتّواضع. فمع أنّك الله، تجرّدت من ذاتك وصرت إنسانًا. كنت غنيًّا فصرت فقيرًا. وعند نهاية رسالتك، حمَلْتَ على كتفيك ثقل البشريّة جمعاء، ووقعت على الحجارة الصّلبة في طريق الآلام، الطّريق الذي كان يسلكه المحكوم عليهم بالموت أمام أهل أورشليم، الذين توافدوا كأنّهم يشاهدون مشهدًا.
كان ذلك تمهيدًا لانحدار أعمق: النّزول إلى منازل الموتى، والوقوع في سرّ الموت، حيث يسقط كلّ واحد منّا عند نهاية هذه الحياة الأرضيّة. أمّا سقوطك فهو سقوط حبّة القمح في الأرض، المستعدّة لأن تموت لتعطي ثمرًا.
ساعدنا نحن أيضًا لنختار أن نكون في الأدنى، عند أقدام الآخرين، بدل أن نسعى للبقاء في الأعلى ونسيطر عليهم. ساعدنا لنتعلّم طريق التّواضع بخبرات سقطاتنا ومذلّتنا، ونعرف أن نحتمل الإهانات والمظالم بسلام.
اجعلنا نشعر بأنّك قريب منّا، خصوصًا عندما نقع، وندرك أنّك أنت الذي تنهضنا وتعيدنا من جديد إلى الطّريق. واجعلنا أيضًا نتعلّم أن نثق بالأرض مثل حبّة القمح، فنعرف أنّ الموت، بفضلك، هو رحم الحياة الأبديّة.
لِنُصَلِّ وَلْنَقُلْ: أنهضنا، يا يسوع.
عندما نقع بسبب ضعفنا: أنهضنا، يا يسوع.
عندما نقع لأنّ آخر كان سبب وقوعنا: أنهضنا، يا يسوع.
عندما نقع بسبب خيارات خاطئة: أنهضنا، يا يسوع.
عندما نقع في اليأس: أنهضنا، يا يسوع.
عندما نقع في سرّ الموت: أنهضنا، يا يسوع.
المرحلة الرَّابعة
يسوع يَلتقي أُمَّهُ الحَزينَة
من إنجِيلِ رَبِّنا يَسُوعَ المَسِيحِ لِلقِدِّيسِ يوحنَّا (19، 25-27)
هُناكَ عِندَ صَليبِ يسوع، وقَفَت أُمُّه، وأُختُ أُمِّه مَريَمُ امرأَةُ قَلُوبا، ومَريَمُ المِجدَلِيَّة. فرأَى يسوعُ أُمَّه وإِلى جانِبِها التِّلميذُ الحَبيبُ إِلَيه. فقالَ لأُمِّه: «أَيَّتها المَرأَة، هذا ابنُكِ». ثُمَّ قالَ لِلتِّلميذ: «هذه أُمُّكَ». ومُنذُ تِلكَ السَّاعَةِ استَقبَلَها التِّلميذُ في بَيتِه.
من كتابات القدّيس فرنسيس الأسيزي (Rb VI, 8: FF 91)
ليُظهر كلّ واحد للآخر احتياجاته بثقة، لأنّه إن كانت الأم تُغذّي وتحبّ ابنها بالجسد، فكم بالأحرى يجب على الإنسان أن يحبّ ويغذّي أخاه بالرّوح؟
من الطّبيعيّ أن تكون الأمّ معنا في بداية حياتنا. لكن ليس من الطّبيعيّ أن تبقى الأم إلى جانبنا عند ساعة موتنا، لأنّ ذلك يعني أنّ الحياة قد انتُزعت منّا: بسبب مرض، أو حادث، أو عنف، أو يأس. أمّا مريم العذراء، المرأة التي وَلَدَتك، أنت، يا يسوع، فهي بجانبك أيضًا في مسيرتك نحو جبل الجلجلة وتقف معك عند الصّليب.
طلبت منها أن تظلّ أمًّا للتّلميذ الحبيب، ولكلّ واحدٍ منّا، وللكنيسة، ولهذه الإنسانيّة الجديدة التي وُلِدَت في السّاعة نفسها التي أَعطيت فيها حياتك ومُت. في أسمى ساعة من رسالتك، وقبل أن يتِمَّ كلّ شيء، طلبت منها أوّلًا أن تعانق كلّ واحدٍ منّا. وبعدها فقط طلبت منّا أن نعانقها. لأنّ أمّنا مريم العذراء تسبقنا دائمًا. ففي عرس قانا سبقتك أنت أيضًا.
يا مريم العذراء، أنظري بحنان إلى كلّ واحدٍ منّا، وخصوصًا إلى العديد والكثير من الأمّهات اللواتي ما زلن، مثلَكِ، يرون أولادهنّ يُعتقلون، ويُعذّبون، ويُحكم عليهم، ويُقتلون. وانظري بحنان إلى الأمّهات اللواتي توقظهنّ الأخبار المفجعة في منتصف الليل، وإلى اللواتي يسهرن في المستشفى على ابنٍ أوشك على الرّحيل. وأعطنا نحن قلبًا والديًّا، لنفهم ونشارك آلام الآخرين، ونتعلّم، بهذه الطّريقة أيضًا، ما معنى أن نحبّ.
لِنُصَلِّ وَلْنَقُلْ: كوني عزاءنا، يا مريم أمَّنا.
الأمّهات اللواتي فقدن أولادهنّ: كوني عزاءهنَّ، يا مريم أمَّنا.
الأيتام، خاصّة بسبب الحروب: كوني عزاءهم، يا مريم أمَّنا.
المهاجرين والنّازحين واللاجئين: كوني عزاءهم، يا مريم أمَّنا.
الذين يتعرّضون للتعذيب والعقوبة الظّالمة: كوني عزاءهم، يا مريم أمَّنا.
اليائسين الذين فقدوا معنى الحياة: كوني عزاءهم، يا مريم أمَّنا.
الذين يموتون وحيدين: كوني عزاءهم، يا مريم أمَّنا.
المرحلة الخامسة
سمعان القَيْرَوانِيّ يُعين يسوع على حَملِ الصَّليب
مِن إنجِيلِ رَبِّنا يَسُوعَ المَسِيحِ لِلقِدِّيسِ مَرقُس (15، 22)
وسَخَّروا لِحَمْلِ صَليبِه أَحدَ المارَّةِ سِمْعانَ القَيْرَوانِيّ أَبا الإِسكَندَرِ وَروفُس، وكانَ آتِيًا مِنَ الرِّيف.
من كتابات القدّيس فرنسيس الأسيزي (Amm XVIII,1: FF 167)
طوبى للرّجل الذي يقدِّم سندًا لقريبه في ضعفه، في الأمور التي كان هو نفسه يتمنّى أن يُسنَد فيها، لو وجد نفسه في موقف مشابه.
لم يكن سمعان القَيْرَوانِيّ متطوّعًا. لم يهتمّ بكَ، يا يسوع، بمحض إرادته ليَمُدَّ إليك يد المساعدة في حمل الصّليب. ربّما كان بالكاد يعرف من أنت. ومع ذلك، بمساعدته لك في حمل الصّليب، تغيّر شيء ما في داخله، إلى درجة أنّه نقل إلى أبنائه، الإِسكَندَرِ وَروفُس، المعنى العميق لذلك الطّريق الذي سلكه معك، فصارا شهودًا لقيامتك في الجماعة المسيحيّة الأولى.
واليوم أيضًا، هناك العديد من الأشخاص الذين يختارون القيام بأعمالٍ صالحة من أجل الآخرين في كلّ أنحاء العالم. هناك آلاف المتطوّعين الذين يخاطرون بحياتهم، في ظروف صعبة، لمساعدة المحتاجين إلى الغذاء، أو التّعليم، أو الرّعاية الطّبّيّة، أو العدالة. كثير منهم لا يؤمنون بك، ومع ذلك، حتّى ولو بصورة غير واعية، ما زالوا يساعدونك في حمل الصّليب، وبينما يهتمّون بأشخاص آخرين بالجسد، فهم في الحقيقة، مرّة أخرى، يهتمّون بك أنت.
اجعلنا، يا ربّ، نتعلّم نحن أيضًا أن نقدّم لقريبنا هذا السّند والدّعم الذي نريد أن يُقدَّم لنا، لو كنّا في نفس الموقف. ساعدنا أن نكون أشخاصًا متعاطفين ورحماء، لا بالكلام فحسب، بل بالأعمال والحقّ.
لِنُصَلِّ وَلْنَقُلْ: أعطنا أن نكون متنبِّهين لإخوتنا، يا ربّ.
للأشخاص الذين نلتقي بهم: أعطنا أن نكون متنبِّهين لإخوتنا، يا ربّ.
للفقراء، والمتألّمين، والمبعدين: أعطنا أن نكون متنبِّهين لإخوتنا، يا ربّ.
لمن هو وحيد وليس من يهتمّ به: أعطنا أن نكون متنبِّهين لإخوتنا، يا ربّ.
لمن يبقى في الخلف ويقع: أعطنا أن نكون متنبِّهين لإخوتنا، يا ربّ.
لمن لا يجد من يسمعه: أعطنا أن نكون متنبِّهين لإخوتنا، يا ربّ.
المرحلة السَّادسة
فيرونكا تَمسَحُ وَجهَ يَسُوع بالمنديل
مِن إنجِيلِ رَبِّنا يَسُوعَ المَسِيحِ لِلقِدِّيسِ يوحنَّا (12، 20-21)
وكانَ بَعضُ اليونانِيِّينَ في جُملَةِ الَّذينَ صَعِدوا إِلى أُورَشَليمَ لِلْعِبادَةِ مُدَّةَ العيد. فقَصَدوا إِلى فيلِبُّس، وكانَ مِن بَيتَ صَيدا في الجَليل، فقالوا له مُلتَمِسين: «يا سَيِّد، نُريدُ أَن نَرى يسوع».
من كتابات القدّيس فرنسيس الأسيزي (Pat 4: FF 269)
ليأتِ ملكوتك: حتّى تَحكم أنت فينا بالنّعمة، وتُوصِّلنا إلى ملكوتك، حيث نراك من غير حجاب، وتكون محبّتنا لك كاملة، والتّواصل معك مباركًا، والتمتّع بك بلا نهاية.
الذي أشادت المزامير به، وقالت إنّه "أَجمَلُ بني آدم" (مزمور 45، 3)، صار الآن في مظهره ملامح العبد المتألّم الذي تنبّأ به أشعيا، الذي "لا صورَةَ لَه ولا بَهاءَ فنَنظُرَ إِلَيه، ولا مَنظَرَ فنَشتَهِيَه" (أشعيا 53، 2).
فيرونيكا هي الحارسة لصورتك، يا يسوع. استطاعت أن تحصل عليها بعمل المحبّة الذي صدر عنها: مسحت وجهك الملطّخ بالدّماء والغبار. لم تنقل فيرونيكا لنا ذكرى صورة جامدة، بل صورة رجل الآلام، الذي شفى جراحنا بجراحه نفسها.
ساعدنا، يا يسوع، لننمّي في نفوسنا الشّوق إلى رؤية وجهك. وامنحنا النّعمة التي منحتها للرّسل الذين رَأَوْك مضيئًا ومتجلّيًا. وساعدنا، قبل كلّ شيء، ليكون لنا عَين فيرونيكا المتيقّظة، التي تعرفك حتّى في جمالك المشوّه. وأعطنا أن نمسح وجهك اليوم، الذي ما زال ملطّخًا بالغبار والدّماء، ومشوّهًا بكلّ عمل يدوس كرامة أيّ إنسان.
لِنُصَلِّ وَلْنَقُلْ: ساعدنا لنعرفك، يا يسوع.
عندما يكون وجهك مشوّهًا: ساعدنا لنعرفك، يا يسوع.
في كلّ إنسان محكوم عليه بالأحكام المسبقة: ساعدنا لنعرفك، يا يسوع.
في الفقير الذي سُلبت منه كرامته: ساعدنا لنعرفك، يا يسوع.
في النّساء ضحايا الاتجار والعبوديّة: ساعدنا لنعرفك، يا يسوع.
في الأطفال الذين سُلِبوا طفولتهم وقُضِيَ على مستقبلهم: ساعدنا لنعرفك، يا يسوع.
المرحلة السَّابعة
يسوع يَقَعُ تحتَ الصَّليب للمرَّة الثَّانية
مِن إنجِيلِ رَبِّنا يَسُوعَ المَسِيحِ لِلقِدِّيسِ يوحنَّا (13، 3-5)
وكانَ يسوعُ يَعلَمُ أَنَّ الآبَ جَعَلَ في يَدَيهِ كُلَّ شَيء، وأَنَّه خَرَجَ مِنَ الله، وإِلى اللهِ يَمْضي، فقامَ عنِ العَشاءِ فخَلَعَ ثِيابَه، وأَخَذَ مِنديلًا فَائتَزَرَ بِه، ثُمَّ صَبَّ ماءً في مَطهَرَةٍ وأَخَذَ يَغسِلُ أَقدامَ التَّلاميذ، ويَمسَحُها بِالمِنديلِ الَّذي ائْتَزَرَ بِه.
من كتابات القدّيس فرنسيس الأسيزي (Rnb V, 13-14: FF 20)
لا يُلحِقْ أخ بأخيه سوءًا، لا بالقول ولا بالعمل، بل اخدموا بعضكم بعضًا وأطيعوا بعضًا بالمحبّة التي تأتي من الرّوح.
كانت كلّ حياتك، يا يسوع، سلسلة مستمرّة من الانحناء والتّواضع. عندما غسلت أرجل التّلاميذ في العشاء الأخير، تركت لنا مثالًا وتعليمًا ونبوءة: مثال الخدمة، وتعليم المحبّة الأخويّة، ونبوءة بذل الحياة. تأثّر فرنسيس الأسيزي بعمق بتواضعك هذا، حتّى أنّه دعانا إلى أن نغسل بعضُنا أرجلَ بعض، أي أن نكون دائمًا مستعدّين لخدمة إخوتنا. وأراد أن يُقرأ عليه هذا الإنجيل في مساء الثّالث من تشرين الأوّل/أكتوبر قبل ثمانية قرون، قبل وفاته.
في محبّتك لنا حتّى النّهاية، حتّى بذل حياتك من أجلنا، تجلّت أيضًا نبوءة قيامتك من بين الأموات، لأنّ محبّة بهذا السّموّ أقوى من الموت. ومحبّة بهذا المقدار كشفت المعنى النّهائيّ للحبّ: أن تأخذنا إلى حياة الله نفسها.
حين وقعت، يا يسوع، وقعت لترفعنا وتنهضنا من سقطاتنا. وحين وقعت، وقعت لترفع الذين يُسحَقون على الأرض بسبب الظّلم والكذب وكلّ شكل من أشكال الاستغلال والعنف، وبسبب الشّقاء النّاتج عن اقتصاد يهدف إلى الرّبح الفرديّ بدل الخير العام. وحين وقعت، وقعت أيضًا لترفعني وتنهضني أنا أيضًا.
لِنُصَلِّ وَلْنَقُلْ: أنهضنا، يا ربّ.
عندما تسحقنا أخطاؤنا: أنهضنا، يا ربّ.
عندما يثقل علينا عبء المسؤوليّة: أنهضنا، يا ربّ.
عندما نقع في الاكتئاب: أنهضنا، يا ربّ.
عندما لا نبقى أمناء لخياراتنا: أنهضنا، يا ربّ.
عندما نصير عبيدًا للإدمان: أنهضنا، يا ربّ.
المرحلة الثَّامنة
يسوع يَلتَقِي نِساءَ أورشليم
مِن إنجِيلِ رَبِّنا يَسُوعَ المَسِيحِ لِلقِدِّيسِ لُوقَا (23، 27-31)
وتَبِعَه جَمعٌ كثيرٌ مِنَ الشَّعب، ومِن نِساءٍ كُنَّ يَضرِبنَ الصُّدورَ ويَنُحنَ علَيه. فالتَفَتَ يَسوعُ إِليهِنَّ فقال: «يا بَناتِ أُورَشَليمَ، لا تَبكِينَ عَليَّ، بلِ ابكِينَ على أَنفُسِكُنَّ وعلى أَولادِكُنَّ. فها هي ذي أَيَّامٌ تَأتي يقولُ النَّاسُ فيها: طوبى للعواقِرِ والبُطونِ الَّتي لم تَلِدْ، والثُّدِيِّ الَّتي لم تُرضِعْ. وعِندَئِذٍ يأخُذُ النَّاسُ يَقولونَ لِلجِبال: أُسقُطي علَينا، ولِلتِّلالِ: غَطِّينا. فإِذا كانَ يُفعَلُ ذلك بِالشَّجَرَةِ الخَضْراء، فأَيًّا يَكونُ مَصيرُ الشَّجَرَةِ اليابِسة؟».
من كتابات القدّيس فرنسيس الأسيزي(Pater 5: FF 270)
لتكن مشيئتك، كما في السّماء كذلك على الأرض: لكي نحبّك بكلّ قلبنا، ونفكّر فيكَ دائمًا، ونحبّك بكلّ نفسنا، ونشتاق إليك دائمًا، ونحبّك بكلّ ذهننا، ونوجّه إليكَ كلّ نوايانا ونسعى إلى إكرامك في كلّ شيء، ونحبّك بكلّ قوّتنا، ونبذل كلّ طاقاتنا وأحاسيسنا، في النّفس والجسد، تقدمةَ تسبيح لحبّك لا لشيء آخر، ولكي نحبّ قريبنا كما نحبّ أنفسنا، ونشدّ الجميع إلى محبّتك على مقدار قوّتنا، ونفرح لخيرات الآخرين كما لو كانت خيراتنا، وفي الشّرور نتألّم معهم ولا نسيء إلى أحد.
يا يسوع، تبعتك النّساء، وساندنَك دائمًا، منذ بداية كرازتك. وما زلن هنا الآن أيضًا، عند الصّليب. حيث يوجد ألم أو حاجة، تكون النّساء حاضرات: في المستشفيات ودور الرّعاية، وفي مؤسّسات العلاج والشّفاء والاستقبال، وفي البيوت والعائلات مع الأطفال والقاصرين الضّعفاء، وفي مواقع الرّسالة البعيدة جدًّا حيث يفتحن المدارس والمستوصفات، وفي مناطق الحروب والصّراعات لمساعدة الجرحى ومواساة النّاجين.
لقد أخذت النّساء رسالتك على محمل الجدّ، وأيضًا كلامك القاسي: فهُنَّ على مرِّ القرون يبكين على أنفسهنّ وعلى أولادهنّ: الذين ألقي عليهم القبض وسُجنوا خلال المظاهرات، ورُحّلوا بسبب سياسات لا رحمة فيها، وغرقوا في رحلات يائسة بحثًا عن الأمل، وقُتِلوا في مناطق الحروب، وأُبيدوا في معسكرات الإبادة.
ما زالت النّساء تبكي. هَب لكلّ واحدٍ منّا أيضًا، يا ربّ، قلبًا رحيمًا، قلبَ أُمّ، والقدرة على أن نشعر بأنّ ألم الآخرين هو ألمنا. هَب لنا المزيد من الدّموع، يا ربّ، لكي لا نبدّد ضمائرنا في ضباب اللامبالاة، ونستمرّ ونبقى بشرًا.
لِنُصَلِّ وَلْنَقُلْ: أعطنا دموعًا لنبكي، يا ربّ.
لكي نبكي على دمار الحروب: أعطنا دموعًا لنبكي، يا ربّ.
لكي نبكي على المجازر والإبادة الجماعيّة: أعطنا دموعًا لنبكي، يا ربّ.
لكي نبكي مع الأمّهات والزّوجات: أعطنا دموعًا لنبكي، يا ربّ.
لكي نبكي على وحشيّة المستبّدين: أعطنا دموعًا لنبكي، يا ربّ.
لكي نبكي على لامبالاتنا: أعطنا دموعًا لنبكي، يا ربّ.
المرحلة التَّاسعة
يسوع يَقَعُ تحتَ الصَّليب للمرَّة الثَّالثة
مِن إنجِيلِ رَبِّنا يَسُوعَ المَسِيحِ لِلقِدِّيسِ يوحنَّا (14، 6-7)
قالَ يسوع [لتوما]: «أَنا الطَّريقُ والحَقُّ والحَياة. لا يَمْضي أَحَدٌ إِلى الآبِ إِلَّا بي. فلَو كُنتُم تَعرِفوني لَعَرفتُم أَبي أَيضًا. مُنذُ الآنَ تَعرِفونَه وقَد رأَيتُموه».
من كتابات القدّيس فرنسيس الأسيزي(Rnb XXIII, 3: FF 64)
نشكرُك، لأنّك كما خلقتنا بواسطة ابنك، هكذا بمحبّتك المقدّسة، التي أحببتنا بها، جعلت الإله الحقّ والإنسان الحقّ نفسه يولد من سيّدتنا الكاملة القداسة، والمجيدة، والدّائمةَ البتوليّة، مريم، وبصليبه ودمه وموته أردت أن تفتدينا من العبوديّة.
أنت الذي "وُلِدت على طول الطّريق من أجلنا" (S. Francesco, UffPass XV,7: FF 303)، الآن، وللمرّة الثّالثة تقع في درب الآلام الذي يقودك إلى الجلجثة.
وقوعك ثلاث مرّات يذكّرنا أنّه لا يوجد مرّة وقعنا فيها وأنت لم تكن بجانبنا. نعم، لأنّك بجانبنا في كلّ ضعفنا، ويمكنك وتريد أن ترفعنا من كلّ سقطاتنا، لأنّك تريد أن يصل كلّ واحدٍ منّا معك إلى الآب ويجد الحياة الحقيقيّة، الأبديّة، التي لا يستطيع شيء ولا أحد أن يسلبنا إيّاها.
في مسيرتنا على خطاك، لا يهمّ كم مرّة وقعنا، بل المهمّ فقط أنّك بجانبنا ومستعدّ لأن ترفعنا مرّة أخرى، ومرّات كثيرة، لأنّ محبّتك ومغفرتك ورحمتك هي أكبر من ضعفنا بكثير.
اسندنا في عدم إيماننا وأعطنا نعمة الإيمان أنّك تستطيع أن ترفعنا وتنهضنا.
لِنُصَلِّ وَلْنَقُلْ: استخدمنا، يا يسوع.
لنرفع كلّ الذين يقعون: استخدمنا، يا يسوع.
لنرفع الذين يبقون على الأرض: استخدمنا، يا يسوع.
لنرفع الأشخاص الأكثر ضعفًا: استخدمنا، يا يسوع.
لنرفع الذين نفكّر في أنّهم ”استحقّوا ما أصابهم“: استخدمنا، يا يسوع.
لنرفع الذين يبدو أنّ لا أمل منهم: استخدمنا، يا يسوع.
المرحلة العاشرة
يسوع يُعَرَّى من ثِيابِهِ
مِن إنجِيلِ رَبِّنا يَسُوعَ المَسِيحِ لِلقِدِّيسِ يوحنَّا (19، 23-24)
وأَمَّا الجُنود فبَعدَما صَلَبوا يسوع أَخذوا ثِيابَه وجَعلوها أَربَعَ حِصَص، لِكُلِّ جُندِيٍّ حِصَّة. وأَخَذوا القَميصَ أَيضًا وكانَ غَيرَ مَخيط، مَنسوجًا كُلُّه مِن أَعلاهُ إِلى أَسفَلِه. فقالَ بَعضُهم لِبَعض: «لا نَشُقَّه، بل نَقتَرِعُ علَيه، فنَرى لِمَن يَكون». فتَمَّتِ الآية: «اقتَسَموا ثِيابي، وعلى لِباسي اقتَرعوا». فهذا ما فَعَلَه الجُنود.
من كتابات القدّيس فرنسيس الأسيزي (LOrd, 28-29: FF 221)
انظروا، أيّها الإخوة، إلى تواضع الله، وافتحوا أمامه قلوبكم، وتواضعوا أنتم أيضًا، لكي يرفعكم هو. لذلك، لا تحتفظوا بشيء من أنفسكم لأنفسكم، حتّى يستقبلكم جميعًا وكلّ شيء فيكم هو الذي يقدِّم نفسه كاملة من أجلكم.
أنت نفسك، يا يسوع، اخترتَ أن تتجرّد من المجد الإلهيّ لتلبس "جسد إنسانيّتنا وضعفنا الحقيقيّ" (S. Francesco, 2Lfed 4: FF 181 ). والآن ينزعون عنك ثيابك، في قَسوَتِهم وسَعيِهِم لإذلالك وسلبك كرامتك الإنسانيّة أيضًا.
إنّها محاولة تتكرّر باستمرار حتّى في أيّامنا هذه. تمارسها الأنظمة الاستبداديّة عندما يُجبر السّجناء على البقاء شبه عراة في زنزانة خالية أو في ساحة السّجن. ويمارسها المعذّبون الذين لا يكتفون بنزع الثّياب، بل يسلخون الجلد واللحم أيضًا. ويمارسها من يأذنون ويستخدمون أشكال التّفتيش والمراقبة التي لا تحترم كرامة الإنسان. ويمارسها المغتصبون والمعتدون، الذين يتعاملون مع الضّحايا كأشياء. وتمارسها صناعة التّرفيه، حين تستعرض العُرْيَ لتكسب المزيد من المشاهدين. ويمارسها عالم الإعلام، عندما يُعرّي الأشخاص أمام الرّأي العام. وأحيانًا نمارسها نحن أيضًا، بفضولنا الذي لا يحترم الحَياء، ولا الخصوصيّة، ولا سرّيّة الآخرين.
ذكّرنا يا ربّ، أنّ كلّ مرّة لا نعترف فيها بكرامة الآخرين، تتلاشى كرامتنا نحن، وكلّ مرّة نوافق أو نمارس سلوكًا غير إنسانيّ تجاه أيّ إنسان، نفقد نحن إنسانيّتنا.
لِنُصَلِّ وَلْنَقُلْ: ألبسنا، يا يسوع.
بتواضعك اللانهائيّ: ألبسنا، يا يسوع.
بالاحترام لكلّ إنسان: ألبسنا، يا يسوع.
بالشّعور بالرّحمة: ألبسنا، يا يسوع.
بالإحساس المتجدّد للحياء: ألبسنا، يا يسوع.
بالقوّة للدّفاع عن كرامة كلّ إنسان: ألبسنا، يا يسوع.
المرحلة الحاديةَ عَشْرَة
يسوع يُسَمَّرُ على الصَّليب
مِن إنجِيلِ رَبِّنا يَسُوعَ المَسِيحِ لِلقِدِّيسِ يوحنَّا (19، 17-19)
فخَرَجَ [يسوعُ] حامِلًا صَليبَه إِلى المَكانِ الَّذي يُقالُ لَه مَكانَ الجُمجُمة، ويقالُ لهُ بِالعِبرِيَّةِ جُلْجُثَة. فَصَلبوهُ فيه، وصَلَبوا معَه آخَرَين، كُلٌّ مِنهُما في جِهَة، وبَينَهما يسوع. وكَتَبَ بيلاطُسُ رُقعَةً وجَعَلَها على الصَّليب، وكانَ مَكتوبًا فيها: «يسوعُ النَّاصِريُّ مَلِكُ اليَهود».
من كتابات القدّيس فرنسيس الأسيزي (Cant 23-26: FF 263)
كُنْ مُسَبَّحًا، يا سيِّدي، من أجل الذين يغفرون من أجل محبّتك ويحتملون المرض والمحنة. طوبى للذين يحتملون ذلك بسلام، لأنّك أنت، أيّها العليّ، سوف تكلّلهم.
يا يسوع، وأنت مسمّرٌ على الصّليب كالمجرم، ولكن بعنوان يكشف ملكوتك، أظهرت لنا ما هي السُّلطة الحقيقيّة. ليست سُلطة الذي يظنّ أنّه يملك حياة الآخرين ليمنحهم الموت، بل سُلطة الذي يستطيع حقًّا أن يقهر الموت وأن يمنح الحياة، ويَهب الحياة حتّى بقبول الموت. بيَّنت لنا أنّ السُّلطة الحقيقيّة ليست للذي يَفرض نفسه بالقوّة والعنف، بل للذي يستطيع أن يأخذ على عاتقه شرّ البشريّة، وشرّنا، وشرّي، ويبطله بقوّة المحبّة التي تتجلّى في المغفرة. أنت الملك الذي يملك على الصّليب: لم تستخدم قوّة الجيوش الظّاهرة، بل استخدمت ضعف المحبّة الظّاهر، الذي سَمح بأن يُسَمَّر. أنت الملك، وصار صليبك المحور الذي يدور حوله التّاريخ وكلّ الكون، لكي لا يقع في جحيم العجز عن المحبّة.
أنت، الملك المصلوب، تذكّرنا أنّه إن أردنا أن نكون شُركاء في ملكوتك، وَجَبَ علينا نحن أيضًا أن نتعلّم أن نغفر من أجل محبّتك، وأن نتحمّل بسلام صعوبات الحياة، لأنّ الذي ينتصر ليس محبّة القوّة، بل قوّة المحبّة.
لِنُصَلِّ وَلْنَقُلْ: علِّمنا أن نحبّ.
عندما نتعرّض للظلم: علِّمنا أن نحبّ.
عندما نريد الانتقام: علِّمنا أن نحبّ.
عندما نتعرّض لتجربة العنف: علِّمنا أن نحبّ.
عندما نظنّ أنّ المغفرة أمر مستحيل: علِّمنا أن نحبّ.
عندما نشعر بأنّنا مصلوبون: علِّمنا أن نحبّ.
المرحلة الثَّانِيَةَ عَشْرَة
يسوع يَمُوتُ على الصَّليب
مِن إنجِيلِ رَبِّنا يَسُوعَ المَسِيحِ لِلقِدِّيسِ يوحنَّا (19، 28-30)
وبَعدَ ذلك، كانَ يَسوعُ يَعلَمُ أَنَّ كُلَّ شَيءٍ قدِ انتَهى، فلِكَي يَتِمَّ الكِتاب، قالَ: «أَنا عَطْشان». وكانَ هُناكَ إِناءٌ مَمْلوءٌ خَلًّا. فوَضَعوا إِسْفَنْجَةً مُبتَلَّةً بِالخَلِّ على ساقِ زوفى، وأَدنَوها مِن فَمِه. فلَمَّا تَناوَلَ يسوعُ الخَلَّ قال: «تَمَّ كُلُّ شَيء». ثُمَّ حَنى رأسَه وأَسلَمَ الرُّوح.
من كتابات القدّيس فرنسيس الأسيزي (2Lfed 11-13: FF 184)
وكانت مشيئة الآب أن يَبذُلَ ابنُه المبارك والممجّد، الذي وهبنا إيّاه ووُلد من أجلنا، أن يَبذُلَ نفسه، بدمه، ذبيحة وقربانًا على مذبح الصّليب، ليس لنفسه، لأنّ بِهِ كانَ كُلُّ شَيء، بل كفّارة عن خطايانا، وليترك لنا المثال حتّى نسير على خطاه.
”لقد تمّ“. لا يعني ذلك أنّ كلّ شيء انتهى، بل أنّ الغاية التي من أجلها صرتَ، يا يسوع، واحدًا منّا قد تمّت: لقد أتممت الرّسالة التي أوكلها إليك الآب، والآن يمكنك أن ترجع إليه، حامِلًا إيّانا معك.
من الآن فصاعدًا، نعلَم أنّه حين نسمح لأنفسنا بأن ننجذب إليك، ونرفع نظرنا نحوك، نجد أنفسنا أمام الذي يُصالحنا، ويمحي دَينَنا، ويُدخلنا إلى قدس الأقداس الذي هو حياة الله نفسها. نجد أنفسنا أمام الذي يمنحنا، بتحقيقه غاية تجسّده، الإمكانيّة لأن ندرك المعنى العميق لحياتنا: وهو أن نصير أبناء الله، ونكون تحفة عمل الله.
ساعدنا، أيّها الرّبّ يسوع، لنقبل عطيّة الرّوح القدس، التي أفضتها علينا في ساعة موتك على الصّليب، وأعطنا، نحن أيضًا، أن نتمكّن من أن نعبر معك من هذا العالم إلى الآب.
لِنُصَلِّ وَلْنَقُلْ: أعطنا روحكَ القدّوس، يا ربّ.
لكي نصير خليقة جديدة وتكون حياتنا في الله: أعطنا روحكَ القدّوس، يا ربّ.
لكي نعرف أنّ دَينَنا قد مُحِيَ: أعطنا روحكَ القدّوس، يا ربّ.
لكي نستطيع أن نصلّي ونقول "أَبَّا، يا أَبَتِ": أعطنا روحكَ القدّوس، يا ربّ.
لكي نقبل كلّ شخصٍ مثل أخٍ وأختٍ لنا: أعطنا روحكَ القدّوس، يا ربّ.
لكي نكتشف معنى الحياة النّهائيّ: أعطنا روحكَ القدّوس، يا ربّ.
المرحلة الثَّالِثَةَ عَشْرَة
يسوع يُنزَلُ عَنِ الصَّلِيب
مِن إنجِيلِ رَبِّنا يَسُوعَ المَسِيحِ لِلقِدِّيسِ يوحنَّا (19، 38-39)
وبَعدَ ذلِك جاءَ يوسُفُ الرَّاميّ، وكانَ تِلميذًا لِيَسوعَ يُخْفي أَمرَهُ خَوفًا مِنَ اليَهود، فسأَلَ بيلاطُسَ أَن يأخُذَ جُثمانَ يَسوع، فأَذِنَ له بيلاطُس. فجاءَ فأَخَذَ جُثْمانَه. وجاءَ نيقوديمُس أَيضًا، وهوَ الَّذي ذهَبَ إِلى يَسوعَ لَيلًا مِن قَبلُ، وكانَ مَعه خَليطٌ مِنَ المُرِّ والعودِ مِقدارُه نَحوُ مائةِ دِرهَم.
من كتابات القدّيس فرنسيس الأسيزي (Cant 27-31: FF 263)
كُنْ مُسَبَّحًا يا سيّدي، لأخينا الموت الجسديّ، الذي لا يقدر أن يفلت منه إنسانٌ حيّ: الويل لمن يموتون في الخطايا المميتة. وطوبى لمن يجدهم الموتُ في إرادتك الكلّيّة القداسة، لأنّ الموت الثّاني لن يلحق بهم سوءًا.
مات يسوع قبل قليل، وبدأ موته يعطي ثماره الأولى. يوسُفُ الرَّاميّ ونيقوديمُس، اللذان كانا تلميذيْن ليسوع، لكن سرًّا، خوفًا من أن ينكشف أمرهما، وجدا الآن الشّجاعة ليذهبا إلى بيلاطس ويطلبا جسده. وهكذا قاما بعمل رحمة إنسانيّة، وهو إنزال محكوم عليه بالإعدام من الصّليب ودفنه بكرامة ووقار.
يجب ألّا تبقى أبدًا جثث لا تُسلَّم أو لا تُدفَن: يجب ألّا تُجبر أبدًا أمّهات المحكوم عليهم بالإعدام، وأقاربهم، وأصدقائهم على التذلُّل أمام السُّلطة لاستعادة رفات أحبّائهم المعذّبين. حتّى جسد الميت يَحتَفِظ بكرامة الشّخص، ويجب ألّا يُهان، أو يُخفَى، أو يُتلف، أو لا يُسلَّم، أو يُحرَم من دفن لائق. ليس فقط جسد الشّخص الصّالح، بل حتّى جسد المجرم يستحق الاحترام.
يا يسوع، قبضوا عليك، وعذَّبوك، وحَكموا عليك بالموت ظلمًا، لكنّ جسدك استعاد كرامته. اجعل زمننا، الذي فقد الاحترام للأحياء، يحافظ على الأقل على احترام الأموات.
لِنُصَلِّ وَلْنَقُلْ: علِّمنا الرّحمة، يا ربّ.
لكي نشعر بآلام السّجناء: علِّمنا الرّحمة، يا ربّ.
لكي نكون متضامنين مع السّجناء السّياسيّين: علِّمنا الرّحمة، يا ربّ.
لكي نفهم أقارب الرّهائن: علِّمنا الرّحمة، يا ربّ.
لكي نبكي على الموتى تحت الأنقاض: علِّمنا الرّحمة، يا ربّ.
لكي نحترم جميع الموتى: علِّمنا الرّحمة، يا ربّ.
المرحلة الرَّابِعَةَ عَشْرَة
يسوع يُدفَنُ في القَبْر
مِن إنجِيلِ رَبِّنا يَسُوعَ المَسِيحِ لِلقِدِّيسِ يوحنَّا (19، 40-42)
فحَمَل [يوسُفُ الرَّاميّ ونيقوديمُس] جُثْمانَ يسوع ولَفُّوهُ بِلَفائِفَ مع الطِّيب، كما جَرَت عادةُ اليَهودِ في دَفنِ مَوتاهُم. وكانَ في المَوضِعِ الَّذي صُلِبَ فيهِ بُسْتان، وفي البُستانِ قَبرٌ جَديد لم يَكُنْ قد وُضِعَ فيهِ أَحَد. وكانَ القَبرُ قَريبًا فَوضَعوا فيه يَسوع بِسَبَبِ تَهْيِئَةِ السَّبْتِ عِندَ اليَهود.
من كتابات القدّيس فرنسيس الأسيزي (2Lfed 61-62: FF 202)
إلى الذي تحمّل كثيرًا من أجلنا، والذي أغدق علينا خيرًا كثيرًا وسيغدق علينا في المستقبل، إلى الله، لتُسبِّحه كلّ خليقة في السّماوات، وعلى الأرض، وفي البحر، وفي الهاوية، وتُمجّده، وتُكرّمه، وتُباركه، لأنّه هو قوّتنا وحصننا، وهو وحده الصّالح، ووحده العليّ، ووحده القادر على كلّ شيء، والبديع، والممجّد، وهو وحده قدّوس، والمستحقّ الحمد والمبارك إلى أبد الآبدين. آمين.
بدأ كلّ شيء في بستان، في جنّة عدن، التي نالها الأجداد هبة ليحرسوها، ثمّ أُخرِجوا منها لأنّهم لم يثقوا بالله. وبدأ كلّ شيء من جديد في بستان، حيث دُفن يسوع وحيث قام من بين الأموات: هذا مكان تتحوّل فيه الخليقة القديمة الضّعيفة والفانية إلى خليقة جديدة، وتشارك في حياة الله نفسها. هذا المكان هو الباب الذي نزل منه يسوع إلى الجحيم، وهو مدخل الفردوس، لم يعد أرضيًّا وزمنيًّا، بل هو سماويٌّ ونهائيّ. هذا هو مكان آخِرِ عملِ رحمة، وآخِر دموع ذُرفت على جسد المسيح الميت. هذا مكان أوّل لقاء مع الرّبّ القائم من بين الأموات، الحيّ إلى الأبد، نعرفه عندما ينادينا باسمنا أو يفتح عيوننا، ولا يمكن أن نحتفظ به. هذا هو المكان الذي قَبِلَت فيه مريم المجدليّة التّكليف لتعلن أنّ الموت قد هُزم لأنّ يسوع النّاصريّ قد قام الآن من بين الأموات، هو الرّبّ، وهو الحيّ الذي لا يمكن أن يموت بعد الآن.
منذ ذلك الحين، نحن أيضًا دُفِنَّا، في المعموديّة، مع يسوع، في ذلك البستان نفسه، على رجاء مؤكّد أنّ الذي أقام المسيح من بين الأموات سيمنح الحياة أيضًا لأجسادنا الفانية بروحه الذي يسكن فينا (راجع رومة 8، 11). نشكرك يا ربّ، لأنّك أعطيتنا أساسًا مؤكّدًا لرجائنا في الحياة الأبديّة.
لِنُصَلِّ وَلْنَقُلْ: تعال، أيّها الرّبّ يسوع.
لتسير معنا مرّة أخرى في البستان: تعال، أيّها الرّبّ يسوع.
لتجفّف الدّموع من عيوننا: تعال، أيّها الرّبّ يسوع.
لتمنحنا رجاءً مؤكّدًا: تعال، أيّها الرّبّ يسوع.
لتدحرج الحجر الذي يرزح على قلبنا: تعال، أيّها الرّبّ يسوع.
لتجعلنا نرى الفردوس: تعال، أيّها الرّبّ يسوع.
صلاة ختاميَّة وبركة
الأب الأقدس:
في ختام صلاة درب الصَّليب، لنجعل صلاة القدّيس فرنسيس صلاتنا التي يدعونا بها إلى أن نعيش حياتنا كمسيرة مشاركة تدريجيّة في علاقة المحبّة التي توحِّد الآب والابن والرّوح القدس.
أيّها الإله القدير، والأزليّ، والعادل، والرّحيم، امنحنا نحن الفقراء أن نعمل، من أجل محبّتك، ما نعلَم أنّك تريده، وأن نريد دائمًا ما يرضيك، حتّى نستطيع، وقد تطهّرنا من الدّاخل، وأنارنا وأشعلنا نار الرّوح القدس من الدّاخل، أن نتبع خُطَى ابنك الحبيب، ربّنا يسوع المسيح، وبنعمتك وحدها، نبلغ إليك، أيّها العليّ، الحيّ والمالك والممجَّد، في الثّالوث الكامل وفي الوَحدة البسيطة، أيّها الإله القدير إلى أبد الآبدين. آمين (LOrd 50-52: FF 233).
ونختتم صلاتنا ببركة الكتاب المقدّس القديمة (راجع العدد 6، 24-26)، التي كان القدّيس فرنسيس يبارك بها الإخوة وكلّ النّاس، حتّى صارت ”بركته الخاصّة“ (cfr BfL: FF 262).
الأب الأقدس: الرَّبُّ مَعَكُم.
الجميع: ومَعَ روحِكَ أيضًا.
الأب الأقدس: بارَكَكُم الرَّبُّ وحَفِظَكُم.
الجميع: آمين.
الأب الأقدس: أَضاءَ الرَّبُّ بِوَجهِهِ عَلَيكُم ورَحِمَكُم.
الجميع: آمين.
الأب الأقدس: رَفَعَ الرَّبُّ وَجهَهُ نَحوَكُم ومَنَحَكُم السَّلام.
الجميع: آمين.
الأب الأقدس: بَرَكَةُ الله القادِرُ على كُلِّ شَيء،
الآبُ ✠ والابنُ ✠ والرُّوحُ ✠ القُدُس،
تَحِلُّ عَلَيكُم وَتَستَقِرُ مَعَكُم دائِمًا.
الجميع: آمين.
[00553-AR.01] [Testo originale: Italiano]
[B0257-XX.01]