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Viaggio Apostolico di Sua Santità Leone XIV in Türkiye e in Libano (27 Novembre - 2 Dicembre 2025) – Incontro Ecumenico e Interreligioso in Piazza dei Martiri a Beirut, 01.12.2025


 

Alle ore 15.30 (ora locale), il Santo Padre Leone XIV si è trasferito in auto a Piazza dei Martiri, per l’Incontro Ecumenico e Interreligioso.

Al suo arrivo, il Papa è stato accolto da il Patriarca Siro-Cattolico, il Patriarca Maronita, il Grande Imam Sunnita e il Rappresentante Sciita. Il Santo Padre ha raggiunto il palco, dove erano disposti gli altri leader religiosi.

Dopo il saluto di benvenuto del Patriarca Siro-Cattolico, una video testimonianza, le parole di un leader Sunnita, di un leader Greco-Ortodosso, di un leader Sciita, di un leader Siriaco-Ortodosso, di un leader Druso, di un leader Armeno-Ortodosso, di un leader Protestante e di un leader Alauita, il Papa ha pronunciato il suo discorso.

Successivamente, ha avuto luogo la piantumazione di un ulivo.

Al termine, dopo il canto finale della pace, il Papa, alle ore 17.40, si è trasferito in auto al Patriarcato di Antiochia dei Maroniti a Bkerké.

Pubblichiamo di seguito il discorso che Papa Leone XIV ha rivolto ai presenti nel corso dell’incontro Ecumenico e Interreligioso:

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Cari fratelli e sorelle,

sono profondamente commosso e immensamente grato di poter essere tra voi oggi, in questa terra benedetta: una terra esaltata dai profeti dell’Antico Testamento, che contemplarono nei suoi cedri imponenti emblemi dell’anima giusta che fiorisce sotto lo sguardo vigile del cielo; una terra dove l’eco del Logos non è mai caduta nel silenzio, ma continua a richiamare, di secolo in secolo, coloro che desiderano aprire il loro cuore al Dio vivente.

Nella sua Esortazione Apostolica Post-sinodale Ecclesia in Medio Oriente, firmata qui a Beirut nel 2012, Papa Benedetto XVI ha sottolineato che «la natura e la vocazione universale della Chiesa esigono che essa sia in dialogo con i membri delle altre religioni. Questo dialogo in Medio Oriente è basato sui legami spirituali e storici che uniscono i cristiani agli ebrei e ai musulmani. Questo dialogo, che non è principalmente dettato da considerazioni pragmatiche di ordine politico o sociale, poggia anzitutto su basi teologiche che interpellano la fede» (n. 19).

Cari amici, la vostra presenza qui oggi, in questo luogo straordinario dove minareti e campanili stanno fianco a fianco, eppure entrambi si slanciano verso il cielo, testimonia la fede duratura di questa terra e la persistente dedizione del suo popolo all’unico Dio. In questa amata terra possano suonare insieme ogni campana e ogni adhān: possa ogni richiamo alla preghiera fondersi in un unico inno, elevato non solo per glorificare il misericordioso Creatore del cielo e della terra, ma anche per implorare di vero cuore il dono divino della pace.

Per molti anni, e soprattutto negli ultimi tempi, gli occhi del mondo sono stati puntati sul Medio Oriente, la culla delle religioni abramitiche, osservando l’arduo cammino e la incessante ricerca del dono prezioso della pace. Talvolta l’umanità guarda al Medio Oriente con un senso di timore e scoraggiamento, di fronte a conflitti così complessi e di lunga data. Eppure, in mezzo a queste lotte, si può trovare speranza e incoraggiamento quando ci concentriamo su ciò che ci unisce: la nostra comune umanità e la nostra fede in un Dio di amore e misericordia. Lungo un’epoca in cui la convivenza può sembrare un sogno lontano, il popolo del Libano, pur abbracciando religioni diverse, rappresenta un potente esempio: paura, sfiducia e pregiudizio non hanno qui l’ultima parola, mentre l’unità, la riconciliazione e la pace sono sempre possibili. Ecco, dunque, la missione che rimane immutata nella storia di questa amata terra: testimoniare la verità duratura che cristiani, musulmani, drusi e innumerevoli altri possono vivere insieme, costruendo un paese unito dal rispetto e dal dialogo.

Sessant’anni fa, con la promulgazione della Dichiarazione Nostra Aetate, il Concilio Vaticano II aprì un nuovo orizzonte per l’incontro e il rispetto reciproco tra cattolici e persone di diverse religioni, sottolineando che il vero dialogo e la collaborazione hanno radici nell’amore, unica base per la pace, la giustizia e la riconciliazione. Questo dialogo, ispirato dall’amore divino, abbraccia tutte le persone di buona volontà, e respinge pregiudizi, discriminazioni, persecuzioni affermando l’uguale dignità di ogni essere umano.

Sebbene il ministero pubblico di Gesù si sia svolto principalmente in Galilea e in Giudea, i Vangeli riportano anche episodi in cui egli visitò la regione della Decapoli – nonché i dintorni di Tiro e Sidone –, dove incontrò la donna siro-fenicia, la cui incrollabile fede lo portò a guarire sua figlia (cfr Mc 7,24-30). Perciò, questa terra significa più di un semplice luogo d’incontro tra Gesù e una madre implorante: diventa un luogo in cui umiltà, fiducia e perseveranza superano ogni barriera e incontrano l’amore sconfinato di Dio, che abbraccia ogni cuore umano. In effetti, questo è «il nucleo stesso del dialogo interreligioso: la scoperta della presenza di Dio al di là di ogni confine e l’invito a cercarlo insieme con riverenza e umiltà» [1]. Se il Libano è rinomato per i suoi maestosi cedri, anche l’olivo rappresenta una pietra miliare del suo patrimonio. L’olivo non solo abbellisce lo spazio in cui ci riuniamo oggi, ma è anche lodato nei testi sacri del Cristianesimo, dell’Ebraismo e dell’Islam, servendo come simbolo senza tempo di riconciliazione e pace. La sua lunga vita e la straordinaria capacità di prosperare anche negli ambienti più difficili simboleggiano resistenza e speranza, nonché quel perdurante impegno, che è necessario per coltivare una convivenza pacifica.

Da questo albero è tratto un olio che guarisce – un balsamo per le ferite fisiche e spirituali – manifestando la compassione infinita di Dio per tutti coloro che soffrono. Inoltre, l’olio fornisce anche luce, richiamando l’appello ad illuminare i nostri cuori attraverso la fede, la carità e l’umiltà.

Come le radici dei cedri e degli ulivi penetrano in profondità e si estendono ampiamente sulla terra, così anche il popolo libanese è sparso in tutto il mondo, ma unito dalla forza duratura e dal patrimonio senza tempo della vostra terra natale. La vostra presenza qui e nel mondo arricchisce la terra con il vostro patrimonio millenario, ma rappresenta anche una vocazione. In una globalità sempre più interconnessa, siete chiamati a essere costruttori di pace: a contrastare l’intolleranza, superare la violenza e bandire l’esclusione, illuminando il cammino verso la giustizia e la concordia per tutti, attraverso la testimonianza della vostra fede.

Cari fratelli e sorelle, il 25 marzo di ogni anno, celebrato come festa nazionale nel vostro paese, vi riunite per onorare Maria, Nostra Signora del Libano, venerata nel suo santuario a Harissa, che è adornato da un’imponente statua della Vergine con le braccia aperte, per abbracciare tutto il popolo libanese. Possa questo amorevole e materno abbraccio della Vergine Maria, Madre di Gesù e Regina della Pace, guidare ciascuno di voi, affinché nella vostra patria, in tutto il Medio Oriente e in tutto il mondo, il dono della riconciliazione e della pacifica convivenza scorra «come i ruscelli che scorrono dal Libano» (cfr Ct 4,15). Che essi portino speranza e unità a tutti. Grazie!

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[1] Udienza Generale, Catechesi in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione conciliare Nostra Aetate, 29 ottobre 2025.

[01693-EN.02] [Original text: English]

[B0939-XX.02]