Questa mattina, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Leone XIV ha ricevuto in Udienza un gruppo di Eremiti Italiani che partecipano al Giubileo della Vita Consacrata.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’incontro:
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
La pace sia con voi! Buongiorno a tutti e benvenuti!
Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio di essere qui. Questo incontro ci offre l’opportunità di riflettere sulla vocazione alla vita eremitica nella Chiesa e nel mondo attuale.
Vorrei partire da una parola, che il Signore disse alla donna samaritana e che leggiamo nel Vangelo di Giovanni: «È giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori» (Gv 4,23). Sì, il Padre cerca e chiama, in ogni tempo, uomini e donne ad adorarlo nella luce del suo Spirito e nella verità rivelata dal suo Figlio unigenito. Chiama donne e uomini a dedicarsi interamente a Lui, a cercarlo e ascoltarlo, a lodarlo e invocarlo, di giorno e di notte, nel segreto del cuore. «Quando tu preghi – dice Gesù – entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,6). Per prima cosa, il Signore chiama ad entrare in questo luogo nascosto del cuore, scavandolo pazientemente: invita a compiere un’immersione interiore che richiede un cammino di svuotamento e di spogliazione di sé. Una volta entrati, chiede di chiudere la porta ai cattivi pensieri per custodire un cuore puro, umile e mite, con la vigilanza e il combattimento spirituale. Solo allora ci si può abbandonare con fiducia al dialogo intimo con il Padre, che dimora e vede nel segreto, e nel segreto ci ricolma dei suoi doni.
Questa vocazione all’adorazione e alla preghiera interiore, propria di ogni credente, voi eremiti ed eremite siete chiamati a viverla in modo esemplare, per essere nella Chiesa testimonianza della bellezza della vita contemplativa. Essa non è fuga dal mondo, ma rigenerazione del cuore, perché sia capace di ascolto, sorgente di agire creativo e fecondo della carità che Dio ci ispira. Di questo richiamo all’interiorità e al silenzio, per vivere in contatto con sé stessi, col prossimo, con il creato e con Dio, oggi c’è più che mai bisogno, in un mondo sempre più alienato nell’esteriorità mediatica e tecnologica. Dall’intima amicizia col Signore rinascono, infatti, la gioia di vivere, lo stupore della fede e il gusto della comunione ecclesiale.
La vostra distanza dal mondo non vi separa dagli altri, ma vi unisce in una solidarietà più profonda. Scrive Evagrio Pontico: «Monaco è colui che, separato da tutti, è unito a tutti» (Trattato sulla preghiera, 124), perché la solitudine orante genera la comunione e la compassione per tutto il genere umano e per ogni creatura, sia nella dimensione dello Spirito, sia nel contesto ecclesiale e sociale in cui siete posti come fermento di vita divina.
L’eremita diocesano «è una figura in aperta relazione con il corpo ecclesiale e il corpo della storia» [1]. La vostra presenza semplice e la vostra testimonianza orante, attraverso la comunione con il vescovo e la relazione fraterna con i parroci, diventano preziose e feconde, poiché accrescono il “respiro spirituale” della comunità cristiana. Ciò è vero soprattutto nelle aree interne del Paese, contesti rurali in cui presbiteri e religiosi si fanno sempre più rari e le parrocchie si impoveriscono di opportunità. Anche nei contesti urbani, anonimi e complessi, segnati dalla cattiva solitudine, le presenze eremitiche sono oasi di comunione con Dio e con i fratelli.
Mentre restate fedeli all’eredità ricevuta dai Padri della Chiesa nel custodire la Parola, attraverso la lectio divina e il servizio della lode e dell’intercessione con la preghiera dei salmi, siete al tempo stesso chiamati a interpretare le nuove sfide spirituali con la creatività dello Spirito Santo. È il Paraclito, infatti, che vi apre al dialogo con tutti i cercatori di senso e di verità, educandovi a condividere e orientare la loro ricerca spirituale, spesso confusa. Tutti potete stimolare il prossimo a rientrare in sé stesso, a ritrovare il baricentro del cuore, come ci ha insegnato Papa Francesco nell’Enciclica Dilexit nos. E lì, nel fondo dell’animo, ciascuno potrà scoprire il fuoco del desiderio di Dio che arde e mai si spegne, come ci insegna Sant’Agostino: «Il tuo desiderio è la tua preghiera; se continuo è il desiderio, continua è la preghiera» (Enarr. in Psalmos, 37, 14). Di questo desiderio che abita ogni persona, voi siete custodi e testimoni, affinché ciascuno possa scoprirlo e alimentarlo in sé.
Carissimi, questo nostro tempo travagliato vi chiede, infine, di «entrare nel mistero della intercessione di Cristo a favore di tutta l’umanità, accettando di “porvi in mezzo” tra la creatura, fragile e minacciata dal male, e il Padre misericordioso, fonte di ogni bene» [2]. Chiamati a stare sulla breccia, con le mani alzate e il cuore vigile, camminate sempre alla presenza di Dio, solidali con le prove dell’umanità. Tenendo fisso lo sguardo su Gesù e aprendo le vele del cuore al suo Spirito di vita, navigate con tutta la Chiesa, nostra madre, sul mare tempestoso della storia, verso il Regno di amore e di pace che il Padre prepara per tutti. Grazie.
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[1] Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, La forma di vita eremitica nella Chiesa particolare. «Ponam in deserto viam (Is 43,19)». Orientamenti (30 dicembre 2021), 10.
[2] La forma di vita eremitica nella Chiesa particolare, 18.