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Messaggio di Papa Francesco ai cattolici cinesi e alla Chiesa universale, 26.09.2018


Messaggio del Santo Padre

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua cinese

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua tedesca

Traduzione in lingua spagnola

Traduzione in lingua portoghese

Messaggio del Santo Padre

«Il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazion

(Salmo 100,5)

Carissimi fratelli nell’episcopato, sacerdoti, persone consacrate e fedeli tutti della Chiesa cattolica in Cina, ringraziamo il Signore perché eterna è la sua misericordia e riconosciamo che «Egli ci ha fatti e noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo» (Sal 100,3)!

In questo momento riecheggiano nel mio animo le parole con cui il mio venerato Predecessore, nella Lettera del 27 maggio 2007, vi esortava: «Chiesa cattolica in Cina, piccolo gregge presente e operante nella vastità di un immenso popolo che cammina nella storia, come risuonano incoraggianti e provocanti per te le parole di Gesù: “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno” (Lc 12,32) […]: perciò “risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5,16)» (Benedetto XVI, Lettera ai Cattolici cinesi, 27 maggio 2007, 5).

1. Negli ultimi tempi, sono circolate tante voci contrastanti sul presente e, soprattutto, sull’avvenire delle comunità cattoliche in Cina. Sono consapevole che un tale turbinio di opinioni e di considerazioni possa aver creato non poca confusione, suscitando in molti cuori sentimenti opposti. Per alcuni, sorgono dubbi e perplessità; altri hanno la sensazione di essere stati come abbandonati dalla Santa Sede e, nel contempo, si pongono la struggente domanda sul valore delle sofferenze affrontate per vivere nella fedeltà al Successore di Pietro. In molti altri, invece, prevalgono positive attese e riflessioni animate dalla speranza di un avvenire più sereno per una feconda testimonianza della fede in terra cinese.

Tale situazione si è venuta accentuando soprattutto in riferimento all’Accordo Provvisorio fra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese che, come sapete, è stato firmato nei giorni scorsi a Pechino. In un frangente tanto significativo per la vita della Chiesa, tramite questo breve Messaggio, desidero, innanzitutto, assicurarvi che siete quotidianamente presenti nella mia preghiera e condividere con voi i sentimenti che abitano il mio cuore.

Sono sentimenti di ringraziamento al Signore e di sincera ammirazione – che è l’ammirazione dell’intera Chiesa cattolica – per il dono della vostra fedeltà, della costanza nella prova, della radicata fiducia nella Provvidenza di Dio, anche quando certi avvenimenti si sono dimostrati particolarmente avversi e difficili.

Tali esperienze dolorose appartengono al tesoro spirituale della Chiesa in Cina e di tutto il Popolo di Dio pellegrinante sulla terra. Vi assicuro che il Signore, proprio attraverso il crogiuolo delle prove, non manca mai di colmarci delle sue consolazioni e di prepararci a una gioia più grande. Con il Salmo 126 siamo più che certi che «chi semina nelle lacrime, mieterà nella gioia» (v. 5)!

Continuiamo, quindi, a fissare lo sguardo sull’esempio di tanti fedeli e Pastori che non hanno esitato ad offrire la loro “bella testimonianza” (cfr 1 Tm 6,13) al Vangelo, fino al dono della propria vita. Sono da considerarsi veri amici di Dio!

2. Da parte mia, ho sempre guardato alla Cina come a una terra ricca di grandi opportunità e al Popolo cinese come artefice e custode di un inestimabile patrimonio di cultura e di saggezza, che si è raffinato resistendo alle avversità e integrando le diversità, e che, non a caso, fin dai tempi antichi è entrato in contatto con il messaggio cristiano. Come diceva con grande acume il P. Matteo Ricci, S.I., sfidandoci alla virtù della fiducia, «prima di contrarre amicizia, bisogna osservare, dopo averla contratta, bisogna fidarsi» (De Amicitia, 7).

È anche mia convinzione che l’incontro possa essere autentico e fecondo solo se avviene attraverso la pratica del dialogo, che significa conoscersi, rispettarsi e “camminare insieme” per costruire un futuro comune di più alta armonia.

In questo solco si colloca l’Accordo Provvisorio, che è frutto del lungo e complesso dialogo istituzionale della Santa Sede con le Autorità governative cinesi, inaugurato già da San Giovanni Paolo II e proseguito da Papa Benedetto XVI. Attraverso tale percorso, la Santa Sede altro non aveva – e non ha – in animo se non di realizzare le finalità spirituali e pastorali proprie della Chiesa, e cioè sostenere e promuovere l’annuncio del Vangelo, e raggiungere e conservare la piena e visibile unità della Comunità cattolica in Cina.

Sul valore di tale Accordo e sulle sue finalità vorrei proporvi alcune riflessioni, offrendovi altresì qualche spunto di spiritualità pastorale per il cammino che, in questa nuova fase, siamo chiamati a percorrere.

Si tratta di un cammino che, come il tratto precedente, «richiede tempo e presuppone la buona volontà delle Parti» (Benedetto XVI, Lettera ai Cattolici cinesi, 27 maggio 2007, 4), ma per la Chiesa, dentro e fuori della Cina, non si tratta solo di aderire a valori umani, bensì di rispondere a una vocazione spirituale: uscire da se stessa per abbracciare «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 1) e le sfide del presente che Dio le affida. È, pertanto, una chiamata ecclesiale a farsi pellegrini sui sentieri della storia, fidandosi innanzitutto di Dio e delle sue promesse, come fecero Abramo e i nostri Padri nella fede.

Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per una terra sconosciuta che doveva ricevere in eredità, senza conoscere il cammino che gli si apriva dinnanzi. Se Abramo avesse preteso condizioni, sociali e politiche, ideali prima di uscire dalla sua terra, forse non sarebbe mai partito. Egli, invece, si è fidato di Dio, e sulla sua Parola ha lasciato la propria casa e le proprie sicurezze. Non furono dunque i cambiamenti storici a permettergli di confidare in Dio, ma fu la sua fede pura a provocare un cambiamento nella storia. La fede, infatti, è «fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio» (Eb 11,1-2).

3. Come Successore di Pietro, desidero confermarvi in questa fede (cfr Lc 22,32) – nella fede di Abramo, nella fede della Vergine Maria, nella fede che avete ricevuto – invitandovi a porre con sempre maggiore convinzione la vostra fiducia nel Signore della storia e nel discernimento della sua volontà compiuto dalla Chiesa. Invochiamo il dono dello Spirito, affinché illumini le menti e riscaldi i cuori e ci aiuti a capire dove ci vuole condurre, a superare gli inevitabili momenti di smarrimento e ad avere la forza di proseguire con decisione sulla strada che si apre davanti a noi.

Proprio al fine di sostenere e promuovere l’annuncio del Vangelo in Cina e di ricostituire la piena e visibile unità nella Chiesa, era fondamentale affrontare, in primo luogo, la questione delle nomine episcopali. È a tutti noto che, purtroppo, la storia recente della Chiesa cattolica in Cina è stata dolorosamente segnata da profonde tensioni, ferite e divisioni, che si sono polarizzate soprattutto intorno alla figura del Vescovo quale custode dell’autenticità della fede e garante della comunione ecclesiale.

Allorquando, nel passato, si è preteso di determinare anche la vita interna delle comunità cattoliche, imponendo il controllo diretto al di là delle legittime competenze dello Stato, nella Chiesa in Cina è comparso il fenomeno della clandestinità. Una tale esperienza – va sottolineato – non rientra nella normalità della vita della Chiesa e «la storia mostra che Pastori e fedeli vi fanno ricorso soltanto nel sofferto desiderio di mantenere integra la propria fede» (Benedetto XVI, Lettera ai Cattolici cinesi, 27 maggio 2007, 8).

Vorrei farvi sapere che, da quando mi è stato affidato il ministero petrino, ho provato grande consolazione nel constatare il sincero desiderio dei Cattolici cinesi di vivere la propria fede in piena comunione con la Chiesa universale e con il Successore di Pietro, il quale è «il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi che della moltitudine dei fedeli» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 23). Di tale desiderio mi sono giunti nel corso di questi anni numerosi segni e testimonianze concreti, anche da parte di coloro, compresi Vescovi, che hanno ferito la comunione nella Chiesa, a causa di debolezza e di errori, ma anche, non poche volte, per forte e indebita pressione esterna.

Perciò, dopo aver attentamente esaminato ogni singola situazione personale e ascoltato diversi pareri, ho riflettuto e pregato molto cercando il vero bene della Chiesa in Cina. Infine, davanti al Signore e con serenità di giudizio, in continuità con l’orientamento dei miei immediati Predecessori, ho deciso di concedere la riconciliazione ai rimanenti sette Vescovi “ufficiali” ordinati senza Mandato Pontificio e, avendo rimosso ogni relativa sanzione canonica, di riammetterli nella piena comunione ecclesiale. In pari tempo, chiedo loro di esprimere, mediante gesti concreti e visibili, la ritrovata unità con la Sede Apostolica e con le Chiese sparse nel mondo, e di mantenervisi fedeli nonostante le difficoltà.

4. Nel sesto anno del mio Pontificato, che ho messo fin dai primi passi sotto il segno dell’Amore misericordioso di Dio, invito pertanto tutti i Cattolici cinesi a farsi artefici di riconciliazione, ricordando con sempre rinnovata passione apostolica le parole di Paolo: «Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione» (2 Cor 5,18).

Infatti, come ho avuto modo di scrivere al termine del Giubileo Straordinario della Misericordia, «non c’è legge né precetto che possa impedire a Dio di riabbracciare il figlio che torna da Lui riconoscendo di avere sbagliato, ma deciso a ricominciare da capo. Fermarsi soltanto alla legge equivale a vanificare la fede e la misericordia divina. […]. Anche nei casi più complessi, dove si è tentati di far prevalere una giustizia che deriva solo dalle norme, si deve credere nella forza che scaturisce dalla grazia divina» (Lett. ap. Misericordia et misera, 20 novembre 2016, 11).

In questo spirito e con le decisioni prese, possiamo dare inizio a un percorso inedito, che speriamo aiuterà a sanare le ferite del passato, a ristabilire la piena comunione di tutti i Cattolici cinesi e ad aprire una fase di più fraterna collaborazione, per assumere con rinnovato impegno la missione dell’annuncio del Vangelo. Infatti, la Chiesa esiste per testimoniare Gesù Cristo e l’Amore perdonante e salvifico del Padre.

5. L’Accordo Provvisorio siglato con le Autorità cinesi, pur limitandosi ad alcuni aspetti della vita della Chiesa ed essendo necessariamente perfettibile, può contribuire – per la sua parte – a scrivere questa pagina nuova della Chiesa cattolica in Cina. Esso, per la prima volta, introduce elementi stabili di collaborazione tra le Autorità dello Stato e la Sede Apostolica, con la speranza di assicurare alla Comunità cattolica buoni Pastori.

In questo contesto, la Santa Sede intende fare sino in fondo la parte che le compete, ma anche a voi, Vescovi, sacerdoti, persone consacrate e fedeli laici, spetta un ruolo importante: cercare insieme buoni candidati che siano in grado di assumere nella Chiesa il delicato e importante servizio episcopale. Non si tratta, infatti, di nominare funzionari per la gestione delle questioni religiose, ma di avere autentici Pastori secondo il cuore di Gesù, impegnati a operare generosamente al servizio del Popolo di Dio, specialmente dei più poveri e dei più deboli, facendo tesoro delle parole del Signore: «Chi vuol essere grande tra voi sifarà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti» (Mc 10,43-44).

Al riguardo, appare evidente che un Accordo non è altro che uno strumento e non potrà da solo risolvere tutti i problemi esistenti. Anzi, esso risulterebbe inefficace e sterile, qualora non fosse accompagnato da un profondo impegno di rinnovamento degli atteggiamenti personali e dei comportamenti ecclesiali.

6. Sul piano pastorale, la Comunità cattolica in Cina è chiamata ad essere unita, per superare le divisioni del passato che tante sofferenze hanno causato e causano al cuore di molti Pastori e fedeli. Tutti i cristiani, senza distinzione, pongano ora gesti di riconciliazione e di comunione. Al riguardo, facciamo tesoro dell’ammonimento di San Giovanni della Croce: «Al tramonto della vita, saremo giudicati sull’amore» (Parole di luce e di amore, 1, 57).

Sul piano civile e politico, i Cattolici cinesi siano buoni cittadini, amino pienamente la loro Patria e servano il proprio Paese con impegno e onestà, secondo le proprie capacità. Sul piano etico, siano consapevoli che molti concittadini si attendono da loro una misura più alta nel servizio al bene comune e allo sviluppo armonioso dell’intera società. In particolare, i Cattolici sappiano offrire quel contributo profetico e costruttivo che essi traggono dalla propria fede nel regno di Dio. Ciò può richiedere a loro anche la fatica di dire una parola critica, non per sterile contrapposizione ma allo scopo di edificare una società più giusta, più umana e più rispettosa della dignità di ogni persona.

7. Mi rivolgo a tutti voi, amati confratelli Vescovi, sacerdoti e persone consacrate, che «servite il Signore nella gioia» (Sal 100,2). Riconosciamoci discepoli di Cristo nel servizio al Popolo di Dio. Viviamo la carità pastorale come bussola del nostro ministero. Superiamo le contrapposizioni del passato, la ricerca dell’affermazione di interessi personali, e prendiamoci cura dei fedeli facendo nostre le loro gioie e le loro sofferenze. Impegniamoci umilmente per la riconciliazione e l’unità. Riprendiamo con energia ed entusiasmo il cammino dell’evangelizzazione, così come indicato dal Concilio Ecumenico Vaticano II.

A voi tutti ripeto con affetto: «Ci metta in moto l’esempio di tanti sacerdoti, religiose, religiosi e laici che si dedicano ad annunciare e servire con grande fedeltà, molte volte rischiando la vita e certamente a prezzo della loro comodità. La loro testimonianza ci ricorda che la Chiesa non ha bisogno di tanti burocrati e funzionari, ma di missionari appassionati, divorati dall’entusiasmo di comunicare la vera vita. I santi sorprendono, spiazzano, perché la loro vita ci chiama a uscire dalla mediocrità tranquilla e anestetizzante» (Esort. ap. Gaudete et exsultate, 19 marzo 2018, 138).

Con convinzione vi invito a chiedere la grazia di non esitare quando lo Spirito esige da noi che facciamo un passo avanti: «Chiediamo il coraggio apostolico di comunicare il Vangelo agli altri e di rinunciare a fare della nostra vita un museo di ricordi. In ogni situazione, lasciamo che lo Spirito Santo ci faccia contemplare la storia nella prospettiva di Gesù risorto. In tal modo la Chiesa, invece di stancarsi, potrà andare avanti accogliendo le sorprese del Signore» (ibid., 139).

8. In quest’anno, in cui tutta la Chiesa celebra il Sinodo dei Giovani, desidero rivolgermi specialmente a voi, giovani cattolici cinesi, che varcate le porte della Casa del Signore «con inni di grazie, con canti di lode» (Sal 100,4). Vi chiedo di collaborare alla costruzione del futuro del vostro Paese con le capacità personali che avete ricevuto in dono e con la giovinezza della vostra fede. Vi esorto a portare a tutti, con il vostro entusiasmo, la gioia del Vangelo.

Siate pronti ad accogliere la guida sicura dello Spirito Santo, che indica al mondo di oggi il cammino verso la riconciliazione e la pace. Lasciatevi sorprendere dalla forza rinnovatrice della grazia, anche quando può sembrarvi che il Signore chieda un impegno superiore alle vostre forze. Non abbiate paura di ascoltare la sua voce che vi chiede fraternità, incontro, capacità di dialogo e di perdono, e spirito di servizio, nonostante tante esperienze dolorose del recente passato e le ferite ancora aperte.

Spalancate il cuore e la mente per discernere il disegno misericordioso di Dio, che chiede di superare i pregiudizi personali e le contrapposizioni tra i gruppi e le comunità, per aprire un coraggioso e fraterno cammino alla luce di un’autentica cultura dell’incontro.

Tante sono, oggi, le tentazioni: l’orgoglio del successo mondano, la chiusura nelle proprie certezze, il primato dato alle cose materiali come se Dio non ci fosse. Andate controcorrente e rimanete saldi nel Signore: «Egli solo è buono», solo «il suo amore è per sempre», solo la «sua fedeltà» dura «di generazione in generazione» (Sal 100,5).

9. Cari fratelli e sorelle della Chiesa universale, tutti siamo chiamati a riconoscere tra i segni dei nostri tempi quanto sta accadendo oggi nella vita della Chiesa in Cina. Abbiamo un compito importante: accompagnare con una fervente preghiera e con fraterna amicizia i nostri fratelli e sorelle in Cina. Infatti, essi devono sentire che nel cammino, che in questo momento si apre di fronte a loro, non sono soli. È necessario che vengano accolti e sostenuti come parte viva della Chiesa: «Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!» (Sal 133,1).

Ogni comunità cattolica locale, in tutto il mondo, si impegni a valorizzare e ad accogliere il tesoro spirituale e culturale proprio dei Cattolici cinesi. È giunto il tempo di gustare insieme i frutti genuini del Vangelo seminato nel grembo dell’antico “Regno di Mezzo” e di innalzare al Signore Gesù Cristo il canto della fede e del ringraziamento, arricchito di note autenticamente cinesi.

10. Mi rivolgo con rispetto a Coloro che guidano la Repubblica Popolare Cinese e rinnovo l’invito a proseguire, con fiducia, coraggio e lungimiranza, il dialogo da tempo intrapreso. Desidero assicurare che la Santa Sede continuerà ad operare sinceramente per crescere nell’autentica amicizia con il Popolo cinese.

Gli attuali contatti tra la Santa Sede e il Governo cinese si stanno dimostrando utili per superare le contrapposizioni del passato, anche recente, e per scrivere una pagina di più serena e concreta collaborazione nel comune convincimento che «l’incomprensione non giova né alle Autorità cinesi né alla Chiesa cattolica in Cina» (Benedetto XVI, Lettera ai Cattolici cinesi, 27 maggio 2007, 4).

In tal modo, la Cina e la Sede Apostolica, chiamate dalla storia ad un compito arduo ma affascinante, potranno agire più positivamente per la crescita ordinata ed armonica della Comunità cattolica in terra cinese, si adopereranno per promuovere lo sviluppo integrale della società assicurando maggior rispetto per la persona umana anche nell’ambito religioso, lavoreranno concretamente per custodire l’ambiente in cui viviamo e per edificare un futuro di pace e di fraternità tra i popoli.

In Cina è di fondamentale importanza che, anche a livello locale, siano sempre più proficui i rapporti tra i Responsabili delle comunità ecclesiali e le Autorità civili, mediante un dialogo franco e un ascolto senza pregiudizi che permetta di superare reciproci atteggiamenti di ostilità. C’è da imparare un nuovo stile di collaborazione semplice e quotidiana tra le Autorità locali e quelle ecclesiastiche – Vescovi, sacerdoti, anziani delle comunità –, in maniera tale da garantire l’ordinato svolgimento delle attività pastorali, in armonia tra le legittime attese dei fedeli e le decisioni che competono alle Autorità.

Ciò aiuterà a comprendere che la Chiesa in Cina non è estranea alla storia cinese, né chiede alcun privilegio: la sua finalità nel dialogo con le Autorità civili è quella di «giungere a una relazione intessuta di reciproco rispetto e di approfondita conoscenza» (ibid.).

11. A nome di tutta la Chiesa imploro dal Signore il dono della pace, mentre invito tutti a invocare con me la materna protezione della Vergine Maria:

Madre del Cielo, ascolta la voce dei tuoi figli, che umilmente invocano il tuo nome.

Vergine della speranza, a te affidiamo il cammino dei credenti nella nobile terra di Cina. Ti preghiamo di presentare al Signore della storia le tribolazioni e le fatiche, le suppliche e le attese dei fedeli che ti pregano, o Regina del Cielo!

Madre della Chiesa, a te consacriamo il presente e l’avvenire delle famiglie e delle nostre comunità. Custodiscile e sostienile nella riconciliazione tra fratelli e nel servizio per i poveri che benedicono il Tuo nome, o Regina del Cielo!

Consolatrice degli afflitti, a te ci rivolgiamo perché sei rifugio di quanti piangono nella prova. Veglia sui tuoi figli che lodano il tuo nome, fa’ che portino uniti l’annuncio del Vangelo. Accompagna i loro passi per un mondo più fraterno, fa’ che a tutti portino la gioia del perdono, o Regina del Cielo!

Maria, Aiuto dei Cristiani, per la Cina ti chiediamo giorni di benedizione e di pace. Amen!

Dal Vaticano, 26 settembre 2018

FRANCESCO

[01475-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua inglese

 

Message of His Holiness Pope Francis
to the Catholics of China and to the Universal Church

“Eternal is his merciful love;
He is faithful from age to age”
(Psalm 100:5)

Dear brother bishops, priests, consecrated men and women and all the faithful of the Catholic Church in China, let us thank the Lord, for “eternal is his merciful love! He made us, we belong to him; we are his people, the sheep of his flock” (Ps 100:3).

At this moment, my heart echoes the words of exhortation addressed to you by my venerable predecessor in his Letter of 27 May 2007: “Catholic Church in China, you are a small flock present and active within the vastness of an immense people journeying through history. How stirring and encouraging these words of Jesus are for you: ‘Fear not, little flock, for it is your Father’s pleasure to give you the kingdom’ (Lk 12:32)! … Therefore, ‘let your light so shine before men, that they may see your good works and give glory to your Father who is in heaven’ (Mt 5:16)” (BENEDICT XVI, Letter to Chinese Catholics, 27 May 2007, 5).

1. Of late, many conflicting reports have circulated about the present and, in particular, the future of the Catholic communities in China. I am aware that this flurry of thoughts and opinions may have caused a certain confusion and prompted different reactions in the hearts of many. Some feel doubt and perplexity, while others sense themselves somehow abandoned by the Holy See and anxiously question the value of their sufferings endured out of fidelity to the Successor of Peter. In many others, there prevail positive expectations and reflections inspired by the hope of a more serene future for a fruitful witness to the faith in China.

This situation has become more acute, particularly with regard to the Provisional Agreement between the Holy See and the People’s Republic of China, which, as you know, was signed in recent days in Beijing. At so significant a moment for the life of the Church, I want to assure you through this brief Message that you are daily present in my prayers, and to share with you my heartfelt feelings.

They are sentiments of thanksgiving to the Lord and of sincere admiration – which is the admiration of the entire Catholic Church – for the gift of your fidelity, your constancy amid trials, and your firm trust in God’s providence, even when certain situations proved particularly adverse and difficult.

These painful experiences are part of the spiritual treasury of the Church in China and of all God’s pilgrim people on earth. I assure you that the Lord, through the crucible of our trials, never fails to pour out his consolations upon us and to prepare us for an even greater joy. In the words of the Psalmist, we are more than certain that “those who are sowing in tears, will sing when they reap” (Ps 126[125]:5).

Let us continue to look, then, to the example of all those faithful laity and pastors who readily offered their “good witness” (cf. 1 Tim 6:13) to the Gospel, even to the sacrifice of their own lives. They showed themselves true friends of God!

2. For my part, I have always looked upon China as a land of great opportunities and the Chinese people as the creators and guardians of an inestimable patrimony of culture and wisdom, refined by resisting adversity and embracing diversity, and which, not by chance, entered into contact from early times with the Christian message. As Father Matteo Ricci, S.J., perceptively noted in challenging us to the virtue of trust, “before entering into friendship, one must observe; after becoming friends, one must trust” (De Amicitia, 7).

I too am convinced that encounter can be authentic and fruitful only if it occurs through the practice of dialogue, which involves coming to know one another, to respect one another and to “walk together” for the sake of building a common future of sublime harmony.

This is the context in which to view the Provisional Agreement, which is the result of a lengthy and complex institutional dialogue between the Holy See and the Chinese authorities initiated by Saint John Paul II and continued by Pope Benedict XVI. Through this process, the Holy See has desired – and continues to desire – only to attain the Church’s specific spiritual and pastoral aims, namely, to support and advance the preaching of the Gospel, and to reestablish and preserve the full and visible unity of the Catholic community in China.

With regard to the importance of this Agreement and its aims, I would like to share with you a few reflections and provide you with some input of a spiritual pastoral nature for the journey we are called to undertake in this new phase.

It is a journey that, as in its earlier stages, “requires time and presupposes the good will of both parties” (BENEDICT XVI, Letter to Chinese Catholics, 27 May 2007, 4). But for the Church, within and outside of China, this involves more than simply respecting human values. It is also a spiritual calling: to go out from herself to embrace “the joys and the hopes, the grief and anguish of the people of our time, especially those who are poor or afflicted” (SECOND VATICAN ECUMENICAL COUNCIL, Pastoral Constitution Gaudium et Spes, 1) and the challenges of the present that God entrusts to us. It is thus an ecclesial summons to become pilgrims along the paths of history, trusting before all else in God and in his promises, as did Abraham and our fathers in the faith.

Called by God, Abraham obeyed by setting out for an unknown land that he was to receive as an inheritance, without knowing the path that lay ahead. Had Abraham demanded ideal social and political conditions before leaving his land, perhaps he would never have set out. Instead, he trusted in God and in response to God’s word he left his home and its safety. It was not historical changes that made him put his trust in God; rather, it was his pure faith that brought about a change in history. For faith is “the assurance of things hoped for, the conviction of things not seen. Indeed, by faith our ancestors received [God’s] approval” (Heb 11:1-2).

3. As the Successor of Peter, I want to confirm you in this faith (cf. Lk 22:32) – in the faith of Abraham, in the faith of the Virgin Mary, in the faith you have received –and to ask you to place your trust ever more firmly in the Lord of history and in the Church’s discernment of his will. May all of us implore the gift of the Spirit to illumine our minds, warm our hearts and help us to understand where he would lead us, in order to overcome inevitable moments of bewilderment, and to find the strength to set out resolutely on the road ahead.

Precisely for the sake of supporting and promoting the preaching of the Gospel in China and reestablishing full and visible unity in the Church, it was essential, before all else, to deal with the issue of the appointment of bishops. Regrettably, as we know, the recent history of the Catholic Church in China has been marked by deep and painful tensions, hurts and divisions, centred especially on the figure of the bishop as the guardian of the authenticity of the faith and as guarantor of ecclesial communion.

When, in the past, it was presumed to determine the internal life of the Catholic communities, imposing direct control above and beyond the legitimate competence of the state, the phenomenon of clandestinity arose in the Church in China. This experience – it must be emphasized – is not a normal part of the life of the Church and “history shows that pastors and faithful have recourse to it only amid suffering, in the desire to maintain the integrity of their faith” (BENEDICT XVI, Letter to Chinese Catholics, 27 May 2007, 8).

I would have you know that, from the time I was entrusted with the Petrine ministry, I have experienced great consolation in knowing the heartfelt desire of Chinese Catholics to live their faith in full communion with the universal Church and with the Successor of Peter, who is “the perpetual and visible source and foundation of the unity both of the bishops and of the whole company of the faithful” (SECOND VATICAN ECUMENICAL COUNCIL, Dogmatic Constitution Lumen Gentium, 23). In these years, I have received numerous concrete signs and testimonies of that desire, including from bishops who have damaged communion in the Church as a result of weakness and errors, but also, and not infrequently, due to powerful and undue pressure from without.

Consequently, after carefully examining every individual personal situation, and listening to different points of view, I have devoted much time to reflection and prayer, seeking the true good of the Church in China. In the end, before the Lord and with serenity of judgment, in continuity with the direction set by my immediate predecessors, I have determined to grant reconciliation to the remaining seven “official” bishops ordained without papal mandate and, having lifted every relevant canonical sanction, to readmit them to full ecclesial communion. At the same time, I ask them to express with concrete and visible gestures their restored unity with the Apostolic See and with the Churches spread throughout the world, and to remain faithful despite any difficulties.

4. In the sixth year of my Pontificate, which I have placed from the beginning under the banner of God’s merciful love, I now invite all Chinese Catholics to work towards reconciliation. May all be mindful, with renewed apostolic zeal, of the words of Saint Paul: “God… has reconciled us to himself through Christ, and has given us the ministry of reconciliation” (2 Cor 5:18).

Indeed, as I wrote at the conclusion of the Extraordinary Jubilee of Mercy, “no law or precept can prevent God from once more embracing the son who returns to him admitting that he has done wrong but intending to start his life anew. Remaining only at the level of the law is equivalent to thwarting faith and divine mercy… Even in the most complex cases, where there is a temptation to apply a justice derived from rules alone, we must believe in the power flowing from divine grace” (Apostolic Letter Misericordia et Misera, 20 November 2016, 11).

In this spirit, and in line with the decisions that have been made, we can initiate an unprecedented process that we hope will help to heal the wounds of the past, restore full communion among all Chinese Catholics, and lead to a phase of greater fraternal cooperation, in order to renew our commitment to the mission of proclaiming the Gospel. For the Church exists for the sake of bearing witness to Jesus Christ and to the forgiving and saving love of the Father.

5. The Provisional Agreement signed with the Chinese authorities, while limited to certain aspects of the Church’s life and necessarily capable of improvement, can contribute – for its part – to writing this new chapter of the Catholic Church in China. For the first time, the Agreement sets out stable elements of cooperation between the state authorities and the Apostolic See, in the hope of providing the Catholic community with good shepherds.

In this context, the Holy See intends fully to play its own part. Yet an important part also falls to you, the bishops, priests, consecrated men and women, and lay faithful: to join in seeking good candidates capable of taking up in the Church the demanding and important ministry of bishop. It is not a question of appointing functionaries to deal with religious issues, but of finding authentic shepherds according to the heart of Jesus, men committed to working generously in the service of God’s people, especially the poor and the most vulnerable. Men who take seriously the Lord’s words: “Whoever would become great among you must be your servant, and whoever would be first among you must be the slave of all” (Mk 10:43-44).

In this regard, it seems clear that an Agreement is merely an instrument, and not of itself capable of resolving all existing problems. Indeed, it will prove ineffective and unproductive, unless it is accompanied by a deep commitment to renewing personal attitudes and ecclesial forms of conduct.

6. On the pastoral level, the Catholic community in China is called to be united, so as to overcome the divisions of the past that have caused, and continue to cause great suffering in the hearts of many pastors and faithful. All Christians, none excluded, must now offer gestures of reconciliation and communion. In this regard, let us keep in mind the admonition of Saint John of the Cross: “In the evening of life, we will be judged on love” (Dichos, 64).

On the civil and political level, Chinese Catholics must be good citizens, loving their homeland and serving their country with diligence and honesty, to the best of their ability. On the ethical level, they should be aware that many of their fellow citizens expect from them a greater commitment to the service of the common good and the harmonious growth of society as a whole. In particular, Catholics ought to make a prophetic and constructive contribution born of their faith in the kingdom of God. At times, this may also require of them the effort to offer a word of criticism, not out of sterile opposition, but for the sake of building a society that is more just, humane and respectful of the dignity of each person.

7. I now turn to you, my brother bishops, priests and consecrated persons who “serve the Lord with gladness” (Ps 100:2). Let us recognize one another as followers of Christ in the service of God’s people. Let us make pastoral charity the compass for our ministry. Let us leave behind past conflicts and attempts to pursue our own interests, and care for the faithful, making our own their joys and their sufferings. Let us work humbly for reconciliation and unity. With energy and enthusiasm, let us take up the path of evangelization indicated by the Second Vatican Ecumenical Council.

To everyone, I say once more with great affection: “Let us be inspired to act by the example of all those priests, religious, and laity who devote themselves to proclamation and to serving others with great fidelity, often at the risk of their lives and certainly at the cost of their comfort. Their testimony reminds us that, more than bureaucrats and functionaries, the Church needs passionate missionaries, enthusiastic about sharing true life. The saints surprise us; they confound us, because by their lives they urge us to abandon a dull and dreary mediocrity” (Apostolic Exhortation Gaudete et Exsultate, 19 March 2018, 138).

I ask you wholeheartedly to beg for the grace not to hesitate when the Spirit calls us to take a step forward: “Let us ask for the apostolic courage to share the Gospel with others and to stop trying to make our Christian life a museum of memories. In every situation, may the Holy Spirit cause us to contemplate history in the light of the risen Jesus. In this way, the Church will not stand still, but constantly welcome the Lord’s surprises” (ibid., 139).

8. In this year, when the entire Church celebrates the Synod on Young People, I would like to say a special word to you, young Chinese Catholics, who enter the gates of the house of the Lord “giving thanks [and] with songs of praise” (Ps 100:4). I ask you to cooperate in building the future of your country with the talents and gifts that you have received, and with the youthfulness of your faith. I encourage you to bring, by your enthusiasm, the joy of the Gospel to everyone you meet.

Be ready to accept the sure guidance of the Holy Spirit, who shows today’s world the path to reconciliation and peace. Let yourselves be surprised by the renewing power of grace, even when it may seem that the Lord is asking more of you than you think you can give. Do not be afraid to listen to his voice as he calls you to fraternity, encounter, capacity for dialogue and forgiveness, and a spirit of service, regardless of the painful experiences of the recent past and wounds not yet healed.

Open your hearts and minds to discern the merciful plan of God, who asks us to rise above personal prejudices and conflicts between groups and communities, in order to undertake a courageous fraternal journey in the light of an authentic culture of encounter.

Nowadays there is no lack of temptations: the pride born of worldly success, narrow-mindedness and absorption in material things, as if God did not exist. Go against the flow and stand firm in the Lord: “for he is good; eternal is his merciful love; he is faithful from age to age” (Ps 100:5).

9. Dear brothers and sisters of the universal Church, all of us are called to recognize as one of the signs of our times everything that is happening today in the life of the Church in China. We have an important duty: to accompany our brothers and sisters in China with fervent prayer and fraternal friendship. Indeed, they need to feel that in the journey that now lies ahead, they are not alone. They need to be accepted and supported as a vital part of the Church. “How good and pleasant it is, when brothers dwell together in unity!” (Ps 133:1).

Each local Catholic community in every part of the world should make an effort to appreciate and integrate the spiritual and cultural treasures proper to Chinese Catholics. The time has come to taste together the genuine fruits of the Gospel sown in the ancient “Middle Kingdom” and to raise to the Lord Jesus Christ a hymn of faith and thanksgiving, enriched by authentically Chinese notes.

10. I now turn with respect to the leaders of the People’s Republic of China and renew my invitation to continue, with trust, courage and farsightedness, the dialogue begun some time ago. I wish to assure them that the Holy See will continue to work sincerely for the growth of genuine friendship with the Chinese people.

The present contacts between the Holy See and the Chinese government are proving useful for overcoming past differences, even those of the more recent past, and for opening a new chapter of more serene and practical cooperation, in the shared conviction that “incomprehension [serves] the interests of neither the Chinese people nor the Catholic Church in China” (BENEDICT XVI, Letter to Chinese Catholics, 27 May 2007, 4).

In this way, China and the Apostolic See, called by history to an arduous yet exciting task, will be able to act more positively for the orderly and harmonious growth of the Catholic community in China. They will make efforts to promote the integral development of society by ensuring greater respect for the human person, also in the religious sphere, and will work concretely to protect the environment in which we live and to build a future of peace and fraternity between peoples.

In China, it is essential that, also on the local level, relations between the leaders of ecclesial communities and the civil authorities become more productive through frank dialogue and impartial listening, so as to overcome antagonism on both sides. A new style of straightforward daily cooperation needs to develop between local authorities and ecclesiastical authorities – bishops, priests and community elders – in order to ensure that pastoral activities take place in an orderly manner, in harmony with the legitimate expectations of the faithful and the decisions of competent authorities.

This will help make it clear that the Church in China is not oblivious to Chinese history, nor does she seek any privilege. Her aim in the dialogue with civil authorities is that of “building a relationship based on mutual respect and deeper understanding” (ibid.).

11. In the name of the whole Church, I beg the Lord for the gift of peace, and I invite all to join me in invoking the maternal protection of the Virgin Mary:

Mother of Heaven, hear the plea of your children as we humbly call upon your name!

Virgin of Hope, we entrust to you the journey of the faithful in the noble land of China. We ask you to present to the Lord of history the trials and tribulations, the petitions and the hopes of all those who pray to you, O Queen of Heaven!

Mother of the Church, we consecrate to you the present and the future of our families and our communities. Protect and sustain them in fraternal reconciliation and in service to the poor who bless your name, O Queen of Heaven!

Consolation of the Afflicted, we turn to you, for you are the refuge of all who weep amid their trials. Watch over your sons and daughters who praise your name; make them one in bringing the proclamation of the Gospel. Accompany their efforts to build a more fraternal world. Grant that they may bring the joy of forgiveness to all whom they meet, O Queen of Heaven!

Mary, Help of Christians, for China we implore days of blessing and of peace. Amen!

From the Vatican, 26 September 2018

FRANCIS

[01475-EN.01] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua cinese

教宗方济各致中国天主教信友及普世教会文告

他的慈爱直到永恒,他的忠信世世长存
(圣咏100,5)

在中国教会内最亲爱的主教弟兄、司铎、度奉献生活者及全体教友,让我们感谢上主,因为祂的慈爱直到永恒,并承认“祂造成了我们,我们非祂莫属,是祂的子民,是祂牧场的羊群!” (圣咏100,3)。

此刻,在我的心灵深处回响起我可敬的前任教宗在2007年5月27日的信中劝勉你们的话:“在中国的天主教会啊,妳这个在那跋涉于历史中的亿万人民中生活和工作的小小羊群,耶稣的话对你是何等鼓舞和具挑战性:‘你们小小的羊群,不要害怕!因为你们的父喜欢把天国赐给你们’(路12,32)。[…]因此,‘你们的光也当在人前照耀,好使他们看见你们的善行,光荣你们在天之父’(玛5,16)” (教宗本笃十六世《致中华人民共和国内天主教主教、司铎、度奉献生活者、教友》,2007年5月27日,第五节。)。

1. 近期,针对目前在中国的天主教团体,尤其是针对它的未来,流传着许多彼此相反的声音。我知道这些纷乱的意见和看法会导致不少的混乱,会在许多人内心引发反面的情绪。对某些人而言,会产生疑问和困惑;而对另一些人而言,则有如同被圣座抛弃的感觉,与此同时,会对因为忠于伯多禄继承人而承受苦难的价值提出令人苦恼的问题;相反,对许多人而言,积极的等待和反思激发了对更加宁静未来的希望,以便在中国土地上做出富有成效的信仰见证。

这种局势的到来, 特别突显有关圣座与中华人民共和国之间的临时性协议,正如你们所知,前几天在北京签署了此协议。在对中国教会生活富有意义的紧要关头,我首先想藉此简短文告向你们确保我在日常祈祷中纪念你们,并想和你们分享我的内心感受。

此感受是对天主的感谢和对你们由衷的敬佩之情,即整个教会对你们的敬佩之情:即使当某些事件对你们特别地不利和困难时,你们依然表现出你们的忠贞、在考验中的坚定和对天主上智安排毫不动摇的信心。

这种痛苦的经历是属于中国教会和在世上旅居的所有天主子民的灵性宝藏。我向你们保证,天主正是通过试炼的熔炉,定会用他的安慰充满我们的心, 并为我们准备一份更大的喜乐。我们确信圣咏126章中所说的: “那含泪播种的人,必含笑获享收成”! (第5节)

因此,让我们持续注视许多教友和牧者的芳表,他们毫不犹豫地为福音的传播而奉献他们“美好的见证”(参阅弟前6,13),直至牺牲生命。他们被认为是天主的真正朋友。

2. 对我而言,我总认为中国是一个富饶而具备契机之地,中国人民是文化和智慧极珍贵宝藏的工匠与守护者,耐得住逆境并结合不同特点而变得精炼,并非偶然,自古以来它就接触了基督的信息。正如非常敏锐的耶稣会士神父利玛窦所说的,让我们挑战彼此信任的美德:“交友之先宜察,交友之后宜信” (利玛窦:《交友论》,7)。

这也是我的信念:只有借着对话的实践,才能真实和富有成效的相遇,即意味着彼此认识,彼此尊重并彼此“同行”,以便建设更加和谐的共同未来。

把临时性协议放置在这个互信的轨迹中。此协议体现了圣座与中国政府当局漫长而复杂的双方对话的果实,由圣若望保禄二世教宗开启,接着由本笃十六世教宗继续。藉此历程,圣座自始至终不为别的,而旨在实现教会自身的牧灵目标,即支持和推动福传事业, 并实现和保持在中国的天主教团体的圆满与有形可见的合一。

关于本协议的价值及其目标,我想向你们提出一些反思,并为你们提供某些牧灵的灵性提示,以便在此新阶段走我们被要求遵循的路途。

在此谈及的是一个路途,就如上边所谈及的一样,它“需要时日及双方的善意” (教宗本笃十六世《致中华人民共和国内天主教主教、司铎、度奉献生活者、教友》,2007年5月27日,第四号),但对教会而言,不管在中国内外,不仅仅是关系到合乎人性的价值,却也关系到回应灵性的召叫:走出自我,以拥抱“今天人的喜乐与希望、忧愁与悲痛,特别是穷人和所有那些遭受痛苦人的” (梵二文献«论教会在现代世界牧职宪章»第1节),并拥抱天主托付的目前挑战。因此,是一个在历史路径上做为旅居者的教会召叫,首先要相信天主及祂的许诺,正如亚巴郎和我们信仰内的父辈们所做的那样。

亚巴郎被天主召叫,他以服从前往接受一个作为产业的陌生之地,而不知道在他面前将开始的道路。如果亚巴郎在离开自己的土地之前要求先具备完美的社会和政治条件,也许他将永不会动身。相反地,他信靠天主,并依照祂的话,离开了自己的家和自身的安全。不是因为历史的改变让他信赖天主,而是他纯洁的信德带来了历史的改变。事实上,信德“是所希望之事的担保,是未见之事的确证。因这信德,先人们都曾得了褒扬” (希伯来书11, 1-2)。

3. 作为伯多禄的继承人,我想在这信仰中坚定你们(参阅路22,32):在亚巴郎的信德内,在童贞玛利亚的信德内,在你们所接受的信仰内,邀请你们对历史的主宰者和对教会针对祂的旨意所完成的分辨总是抱以更大的信心。让我们呼求圣神的恩赐,以便光照我们的思想并温暖我们的心,也帮助我们明了祂要领我们到何处,克服难免的迷失时刻,并且有力量果断地继续在我们面前所展开的道路上前行。

正是为支持和推动在中国的福音传播及重建教会圆满与有形可见的共融,首先面对主教的任命问题是最重要的。众所周知,不幸的是,在中国的教会的近期历史被高度紧张、创伤和分裂留下了令人悲痛的印痕,问题尤其集中于作为教会纯正信仰的守护者和共融的保证者主教们身上。

在过去,当有人自认为也可以决定教会团体内部生活,并且超越了国家合法权限而对教会直接控制时,在中国的教会就出现了秘密状态的现象。需要强调的是,这种经历不属于教会生活的常态,“历史告诉我们,只有当迫切渴望维护自身信仰的完整性时,牧者和信友们才这样做” (教宗本笃十六世《致中华人民共和国内天主教主教、司铎、度奉献生活者、教友》,2007年5月27日,第八号)。

我想让你们知道,自从我被托付伯多禄牧职以来,就体会到中国教友真诚地渴望在与伯多禄继承人及与普世教会保持圆满共融的情况下活出自己的信仰,为此我感到莫大的慰藉。与伯多禄继承人共融是“对主教们和众教友,一个永恒可见的原则和团结的基础” (梵二文献«教会宪章»第23节)。通过这些年来的许多具体的标记和见证,这份愿望到达我前,甚至也包括那些由于自身软弱及错误,但也有不少次是由于周围环境的强大和不当的外在压力,而伤害了教会共融的主教们的。

因此,在仔细研究了每一个别情况并聆听不同的意见之后,我做了大量的反思和祈祷,为寻求在中国的教会的真正益处。最后,我在上主面前以平静的判断,继续我前任教宗们的方向,我决定对余下的七位没有教宗任命而接受祝圣的 “官方”主教给予和好,在免除所有他们相关的教会法典的处罚后,重新接纳他们到教会圆满的共融中。与此同时,我要求他们,藉具体与有形可见的行为来表达与宗座及遍布全球的教会所恢复的合一,即使在困难中他们仍应保持忠贞。

4. 在我第六年的教宗任期中,就将起初的步伐放置在天主仁慈大爱的标记下,我邀请所有的中国天主教信友成为和好的工匠,以不断更新的宗徒热忱记住圣保禄的话:“祂曾藉基督使我们与祂和好,并将这和好的职务赐给了我们” (格林多后书5,18)。

事实上,如同我在慈悲特殊禧年闭幕时所写的,“沒有任何法律或規律可以阻止天主去拥抱祂的兒子;他明认自己曾经走上歧途,但现在决定改过自新。只停留在法律层面,就等同低估了信仰,以及天主的慈悲。[…]包括在情況复杂的个案中,更易诱使人只按法律衍生的公义來判断;我們应该要相信从天主恩宠源源不断涌出的力量” (教宗方济各: 《慈悲的主与可怜的罪人》宗座牧函,2016年11月20日,11)。

在这种精神中,并在已做的决定下,我们可以开始一个新的历程,我们希望这将有助于医治过去的创伤,重新恢复所有中国信友的圆满共融,并开始一个更加兄弟般的合作阶段,以更新的责任感承担传播福音的使命。实际上,教会的存在是为了见证耶稣基督、天父的宽恕和祂救援的爱。

5. 与中国当局签订的临时性协议,尽管只是限定于某些教会生活方面,并有必要更加完善,但它也能为谱写这新的中国教会篇章而做其贡献。此协议首次引入中国当局和圣座之间的持久合作因素,以希望能为天主教团体保障良好的牧者。

在此背景下,圣座有意彻底做到属于自己的部分,但是你们主教、司铎、度奉献生活者及平信徒也一样,也拥有一个重要的角色:一起寻找在教会内能承担复杂而重要的主教牧职服务的良好候选人。事实上,不是任命有关掌管宗教问题的官员,而是任命合乎耶稣心意的真正牧者,努力慷慨地为天主子民,尤其为最贫穷者及最弱小者服务,并奉上主的话为至宝:“谁若愿意在你们中间成为大的,就当作你们的仆役;谁若愿意在你们中间为首,就当作众人的奴仆” (马尔谷10,43-44)。

在此方面,协议显然不是别的,而是一个工具,不能独自解决所有存在的问题。相反,假如不伴随着更新个人态度和教会行为的积极努力,那将是无效力和无果的。

6. 在牧灵层面,在中国的教会团体被召合而为一,以克服过去的分裂在众多牧者和教友们心中所造成的和正在造成的许多痛苦。所有信友,不分彼此,现在一起表现和好与共融的行为。为此,让我们将圣十字若望的告诫视为珍宝:“在生命的末刻,我们将在爱上受审判” (圣十字若望:《光和爱的言语》1,57)。

在社会和政治层面,中国教友应是良善的公民,根据自己的能力,充分热爱他们的祖国并以义务和诚实服务自己的国家。在道德层面,他们应该明白许多同胞期待他们以更高的标准为公益及整个社会的和谐发展服务。尤其是教友,应知道如何提供先知性和建设性的贡献, 这些应是他们在天主的国度内从自己的信仰里提取的。这可能也要求他们困难地说出批评的话语,不是无益的反对,而是为建设一个更加公正、更加人性化及更尊重个人尊严的社会。

7. 我想对你们所有人,敬爱的主教弟兄、司铎及度奉献生活者说:“你们要兴高采烈地侍奉上主” (圣咏100,2)!我们要承认我们是服务于天主子民的基督门徒。让我们活出牧灵的爱德,以它作为我们使命的指南针。让我们克服过去的对立和个人利益的追求;让我们照顾好教友,将他们的喜乐和痛苦视为己有。让我们谦卑地致力于修好与合一。正如梵二所指示的那样,让我们以活力和热忱继续福传之旅。

我以深情向你们所有人重复:“许多司铎、修道者和平信徒的善表触动我们---他们致力宣讲福音,并以极大的忠诚事主事人。许多时候,他们要冒着生命危险,而且必须牺牲安逸的生活。他们的见证提醒我们,教会需要的并非官僚及公务人员,而是热心的传教士,热衷于传递真实的生命。圣人令我们惊欢讶异,因为他们藉其生活召叫我们捨弃死气沉沉、冷漠麻木的庸碌生活” (教宗方济各:《你们要欢喜踊跃》宗座劝谕,2018年3月19日,138)。

我以坚定的信念邀请你们,当圣神要求我们向前迈进时,你们应祈求不再迟疑的恩宠:“祈求上主赐我们使徒的勇气,与人分享福音,拒绝让我们的基督徒生活变得过气陈旧。在任何情况下,让圣神帮助我们从复活基督的角度审视历史。如此,教会不但不会疲惫无力,反而勇往直前去拥抱主带来的惊喜” (教宗方济各:《你们要欢喜踊跃》宗座劝谕,2018年3月19日,139)。

8. 今年整个教会庆祝以青年为主题的世界主教会议,我想特别对你们中国的青年教友们说:请你们迈向上主的殿门,以“吟咏赞美诗,向祂致谢,赞美祂的圣名!” (圣咏100,4)。我要求你们以由于恩宠而接受的个人能力,并以你们的活泼信德,为建设你们的祖国未来而合作。我劝勉你们用你们的热情将福音的喜乐带给所有的人。

请你们准备好接受天主圣神的安全带领,祂指引今日的世界走向修好与和平的道路。即便好像上主向你们要求一份超过你们力量的重大责任时,也请你们让恩宠的更新力量给你们带来惊喜。请不要害怕听从圣神的声音,它向你们要求兄弟友情、会面、对话的能力和服务的精神, 即使你们在过去与最近遭受了许多痛苦的经历,并且伤口依然未合。

请你们敞开心扉与思想,以辨识天主的仁慈计划,需要克服个人的偏见、团体之间及群体之间的对立,在会晤的真正文化光照下,开启一个勇敢与兄弟般的旅程。

当今有许多诱惑:世俗成功的骄傲,自我肯定的封闭,将物质的东西置于首位而好像天主不存在。你们应逆流而上并在主内保持坚定:“只有祂是善的”,只有“祂的慈爱直到永远”,只有祂的忠信“世世代代”常存(圣咏100,5)。

9. 亲爱的普世教会的兄弟姊妹们,我们所有人都被召从我们这个时代的迹象中,认识到今日在中国教会生活内所发生的事。我们具有一项重要的任务:以虔诚的祈祷和兄弟般的情谊伴随着中国的我们的兄弟姊妹们。事实上,他们应感到在目前向他们展开的旅程中,他们并不孤独。因为他们是教会活生生的一部分我们应该接纳并支持他们:“看,兄弟们同居共处,多么快乐,多么幸福(圣咏133,1)!”

在世界各地的每个天主教会地方团体都应致力于利用并接纳中国教友自身的灵性和文化珍宝。已经到时候了,我们可一起品尝在古时的“中国”所播种的福音纯正果实,也可向主耶稣基督高唱被真正的中国特点所丰富的信仰和感恩之歌。

10. 在此,我怀着敬意向中华人民共和国的领导人再次提出邀请,希望他们以信任、勇气及远见继续长期以来所进行的对话。我想确保,圣座会继续真诚地工作,以增进与中国人民真正的友谊。

圣座与中国政府目前的接触已表现出对克服过去和最近的对立有益,在共同的信念下谱写更宁静和具体合作的篇章, 因为“误解对中国政府及在中国的天主教会都没有好处” (教宗本笃十六世《致中华人民共和国内天主教主教、司铎、度奉献生活者、教友》,2007年5月27日,第四节。)。

如此,中国和宗座都被历史召叫,以完成一项艰巨但引人入胜的任务,为在中国土地上的教会团体正常而和谐的发展,双方更要积极地行动;努力促进社会的全面发展,同时保证对人性,也包括对宗教领域的更大尊重。具体地努力维护我们生活的环境,并在各国人民间建立和平与兄弟博爱的未来。

在中国很重要的是,即便在地方层面,教会团体负责人与民政当局之间的关系也应不断地富有成果,通过坦诚对话和无偏见的聆听,可以克服彼此敌对的态度。在政府地方当局和教会地方当局——主教、神父、会长——之间需要学习一种简单而日常协作的新方式。以此方式,在信友的合法期待与属于地方当局可做的决定保持和谐的情况下,能保障正常牧灵活动的进行。

这将帮助人们理解,在中国的教会不是中国历史的局外者,也不要求任何特权。在与民政当局对话中,在中国的教会的唯一目标是“建立以互相尊重及彼此深入认识为基础的关系” (教宗本笃十六世《致中华人民共和国内天主教主教、司铎、度奉献生活者、教友》,2007年5月27日,第四节。)。

11. 以整个教会的名义我向主祈求和平的恩赐,同时邀请你们所有人同我一起呼求童贞玛利亚母亲的保护:

天上之母,请聆听你子女们谦卑呼求你名的声音。

希望之贞女,我们将在中国高贵之地内信友的旅程托付给你。求你将祈求你信友们的苦难和艰辛、肯求及期待呈献给历史的主,啊,天上母后!

教会之母,我们将家庭及我们团体的现在与未来奉献给你。请在兄弟修好中,并在为赞美你圣名的穷人服务中守护、支持它们,啊,天上母后!

忧苦者之慰,我们转向你,因为你是在考验中哭泣者的避难所。请看顾赞美你圣名的子女们,使他们一同宣传福音。陪伴他们的脚步走向一个更具有兄弟情谊的世界,给每个人带去宽恕的喜乐,啊,天上母后!

玛利亚,进教之佑,我们为了中国向你祈求祝福与和平的日子。阿门。

自梵蒂冈 二零一八年九月二十六日

教宗方济各

[01475-AA.01] [Testo originale: Italiano]

 

Traduzione in lingua francese

Message du Pape François
aux Catholiques chinois et à l’Eglise universelle

«Éternel est son amour,
sa fidélité demeure d'âge en âge»
Ps
100 (99), 5

Chers frères dans l’épiscopat, prêtres, personnes consacrées et tous les fidèles de l’Eglise catholique en Chine, remercions le Seigneur parce qu’éternelle est sa miséricorde, et reconnaissons qu’«il nous a faits, et nous sommes à lui, nous, son peuple, son troupeau!» (Ps 100 [99] 3).

En ce moment retentissent en mon âme les paroles par lesquelles mon vénéré Prédécesseur dans sa lettre du 27 mai 2007 vous exhortait: «Église catholique en Chine, petit troupeau présent et agissant dans le vaste territoire d'un peuple immense qui marche dans l'histoire, comme elles résonnent pour toi, encourageantes et provocantes, les paroles de Jésus: “Sois sans crainte, petit troupeau, car votre Père a trouvé bon de vous donner le Royaume” (Lc 12, 32)![…]: c'est pourquoi, “que votre lumière brille devant les hommes: alors en voyant ce que vous faites de bien, ils rendront gloire à votre Père qui est aux cieux”» (Mt 5, 16) (Benoît XVI, Lettre aux Catholiques chinois, 27 mai 2007, n. 5).

1. Ces derniers temps, ont circulé de nombreuses voix discordantes sur le présent et, surtout, sur l’avenir des communautés catholiques en Chine. Je suis conscient qu’un tel tourbillon d’opinions et de considérations puisse avoir créé beaucoup de confusion, suscitant dans beaucoup de cœurs des sentiments opposés. Pour certains, se lèvent doutes et perplexité; d’autres ont la sensation d’avoir été comme abandonnés par le Saint-Siège et en même temps, ils se posent la question poignante sur la valeur des souffrances affrontées pour vivre dans la fidélité au Successeur de Pierre. Chez beaucoup d’autres, au contraire, prévalent des attentes positives et des réflexions animées par l’espérance d’un avenir plus serein pour un témoignage fécond de la foi en terre chinoise.

Cette situation a été accentuée surtout en référence à l’Accord Provisoire entre le Saint-Siège et la République Populaire de Chine qui, comme vous le savez, a été signé les jours derniers à Pékin. Dans une circonstance très significative pour la vie de l’Eglise, par ce bref Message, je désire, avant tout, vous assurer que vous êtes quotidiennement présents dans ma prière et partager avec vous les sentiments qui habitent mon cœur.

Ce sont des sentiments de remerciement au Seigneur et de sincère admiration – qui est l’admiration de l’Eglise catholique tout entière – pour le don de votre fidélité, de la constance dans l’épreuve, de la confiance enracinée dans la Providence de Dieu, même quand certains événements se sont montrés particulièrement défavorables et difficiles.

Ces expériences douloureuses appartiennent au trésor spirituel de l’Eglise en Chine et de tout le Peuple de Dieu en pèlerinage sur la terre. Je vous assure que le Seigneur, justement à travers le creuset des épreuves, ne manque jamais de nous remplir de ses consolations et de nous préparer à une joie plus grande. Avec le Psaume 126 [125] nous sommes plus que certains que «celui qui sème dans les larmes moissonne dans la joie»! (v. 5).

Continuons, donc, à fixer le regard sur l’exemple de nombreux fidèles et Pasteurs qui n’ont pas hésité à offrir leur «beau témoignage» (cf. 1Tm 6, 13) à l’Evangile, jusqu’au don de leur propre vie. Ils sont à considérer comme vrais amis de Dieu!

2. Pour ma part, j’ai toujours regardé la Chine comme une terre riche de grandes opportunités et le Peuple chinois comme artisan et gardien d’un inestimable patrimoine de culture et de sagesse, qui s’est raffiné en résistant aux adversités et en intégrant les diversités, et qui, non par hasard, depuis les temps anciens est entré en contact avec le message chrétien. Comme le disait avec une grande sagacité le P. Matteo Ricci, S.J., nous défiant de la vertu de la confiance, «avant de contracter amitié, il faut observer, après l’avoir contractée, il faut faire confiance» (De Amicitia, 7).

C’est aussi ma conviction que la rencontre ne peut être authentique et féconde seulement si elle arrive à travers la pratique du dialogue, qui signifie se connaître, se respecter et «marcher ensemble» pour construire un avenir commun de plus haute harmonie. Dans ce sillon se place l’Accord Provisoire, qui est le fruit du long et complexe dialogue institutionnel du Saint-Siège avec les Autorités gouvernementales chinoises, inauguré déjà par saint Jean-Paul II et poursuivi par le Pape Benoît XVI. A travers ce parcours, le Saint-Siège n’avait pas – et n’a pas – à l’esprit autre chose que de réaliser les finalités spirituelles et pastorales propres de l’Eglise, et c’est-à-dire soutenir et promouvoir l’annonce de l’Evangile, et atteindre et conserver la pleine et visible unité de la communauté catholique en Chine.

Sur la valeur de cet Accord et sur ses finalités je voudrais vous proposer quelques réflexions, vous offrant aussi quelques points de spiritualité pastorale pour le chemin que, en cette nouvelle phase, nous sommes appelés à parcourir.

Il s’agit d’un chemin qui, comme la section précédente «demande du temps et présuppose la bonne volonté des Parties» (Benoît XVI, Lettre aux Catholiques chinois, 27 mai 2007, n. 4), mais pour l’Eglise, à l’intérieur et à l’extérieur de la Chine, il ne s’agit pas seulement d’adhérer à des valeurs humaines, mais de répondre à une vocation spirituelle: sortir de soi-même pour embrasser «les joies et les espoirs, les tristesses et les angoisses des hommes de ce temps, des pauvres surtout et de tous ceux qui souffrent» (Concile Œcuménique Vatican II, Constitution apostolique ‘Gaudium et Spes’, n. 1) et les défis du présent que Dieu lui confie. Il y a, par conséquent, un appel ecclésial à se faire pèlerins sur les sentiers de l’histoire, faisant confiance avant tout à Dieu et à ses promesses, comme le firent Abraham et nos Pères dans la foi.

Abraham, appelé par Dieu, obéit en partant pour une terre inconnue qu’il devait recevoir en héritage, sans connaître le chemin qui s’ouvrait devant lui. Si Abraham avait exigé des conditions, sociales et politiques, idéales avant de sortir de sa terre, peut-être qu’il ne serait jamais parti. Lui, au contraire, a fait confiance à Dieu, et sur sa Parole il a laissé sa maison et ses propres sécurités. Ce ne furent donc pas les changements historiques qui lui permirent de faire confiance à Dieu, mais ce fut sa foi pure qui provoqua un changement dans l’histoire. La foi, en effet, est «la garantie des biens que l’on espère, la preuve des réalités qu’on ne voit pas. C’est elle qui a valu aux anciens un bon témoignage» (Lettre aux Hébreux: 11, 1-2).

3. Comme Successeur de Pierre, je désire vous confirmer dans cette foi (cf. Lc 22, 32) – dans la foi d’Abraham, dans la foi de la Vierge Marie, dans la foi que vous avez reçue – vous invitant à mettre avec une conviction toujours plus grande votre confiance dans le Seigneur de l’histoire et dans le discernement de sa volonté accomplie par l’Eglise. Invoquons le don de l’Esprit, afin qu’il illumine les esprits et réchauffe les cœurs et nous aide à comprendre où il veut nous conduire, à dépasser les inévitables moments de désarroi et à avoir la force de poursuivre avec décision sur la route qui s’ouvre devant nous.

Justement dans le but de soutenir et de promouvoir l’annonce de l’Evangile en Chine et de reconstruire la pleine et visible unité dans l’Eglise, il était fondamental d’affronter, en premier lieu, la question des nominations épiscopales. Il est connu de tous que, malheureusement, l’histoire récente de l’Eglise catholique en Chine a été douloureusement marquée par de profondes tensions, blessures et divisions, qui se sont polarisées surtout autour de la figure de l’Evêque comme gardien de l’authenticité de la foi et garant de la communion ecclésiale.

Lorsque, dans le passé, on a prétendu déterminer aussi la vie interne des communautés catholiques, imposant le contrôle direct au-delà des compétences légitimes de l’Etat, dans l’Eglise en Chine est apparu le phénomène de la clandestinité. Une telle expérience – on doit le souligner – ne rentre pas dans la normalité de la vie de l’Eglise et «l'histoire montre que Pasteurs et fidèles y ont recours uniquement avec le désir tourmenté de maintenir intègre leur propre foi» (Benoît XVI, Lettre aux Catholiques chinois, 27 mai 2007, n. 8).

Je voudrais vous faire savoir que, depuis que m’a été confié le ministère pétrinien, j’ai éprouvé de grandes consolations en constatant le désir sincère des Catholiques chinois de vivre leur foi en pleine communion avec l’Eglise universelle et avec le Successeur de Pierre, qui est «le principe perpétuel et visible et le fondement de l’unité qui lie entre eux soit les évêques, soit la multitude des fidèles» (Concile œcuménique Vatican II, Constitution Apostolique ‘Lumen Gentium’, n. 23). De ce désir me sont parvenus au cours de ces années de nombreux signes et témoignages concrets, même de la part de ceux, y compris des Evêques, qui ont blessé la communion dans l’Eglise, à cause de faiblesse et d’erreurs, mais aussi, souvent, par de fortes et indues pressions extérieures.

C’est pourquoi, après avoir attentivement examiné chaque situation particulière personnelle et écouté divers avis, j’ai beaucoup réfléchi et prié cherchant le vrai bien de l’Eglise en Chine. Enfin, devant le Seigneur et avec sérénité de jugement, en continuité avec l’orientation de mes Prédécesseurs immédiats, j’ai décidé d’accorder la réconciliation aux sept Evêques «officiels» restant, ordonnés sans Mandat Pontifical et, ayant supprimé toute sanction canonique relative à leurs cas, de les réadmettre dans la pleine communion ecclésiale. En même temps, je leur demande d’exprimer, par des gestes concrets et visibles, l’unité retrouvée avec le Siège apostolique et avec les Eglises répandues dans le monde, et de s’y maintenir fidèles malgré les difficultés.

4. En la sixième année de mon Pontificat, que j’ai mis depuis ses premiers pas sous le signe de l’Amour miséricordieux de Dieu, j’invite en conséquence tous les Catholiques chinois à se faire artisans de réconciliation, se rappelant avec une passion apostolique toujours renouvelée les paroles de Paul: «Dieu nous a réconciliés avec lui par le Christ et nous a confié le ministère de la réconciliation» (Deuxième Lettre aux Corinthiens: 5, 18).

En effet, comme j’ai eu l’occasion de l’écrire à la fin du Jubilé extraordinaire de la Miséricorde: «Aucune loi ni précepte ne peut empêcher Dieu d’embrasser de nouveau le fils qui revient vers lui reconnaissant s’être trompé mais décidé à recommencer au début. Ne s’arrêter qu’à la loi, c’est rendre vaines la foi et la miséricorde divine. […]. Même dans les cas les plus difficiles, où l’on est tenté de faire prévaloir une justice qui vient seulement des normes, on doit croire en la force qui jaillit de la grâce divine» (Lettre Apostolique Misericordia et Misera, 20 novembre 2016, n. 11).

Dans cet esprit et avec les décisions prises, nous pouvons commencer un parcours inédit, qui nous l’espérons aidera à guérir les blessures du passé, à rétablir la pleine communion de tous les Catholiques chinois et à ouvrir une phase de collaboration plus fraternelle, pour assumer avec un engagement renouvelé la mission de l’annonce de l’Evangile. En effet, l’Eglise existe pour témoigner de Jésus Christ et de l’Amour pardonnant et salvifique du Père.

5. L’Accord Provisoire paraphé avec les Autorités chinoises, tout en se limitant à quelques aspects de la vie de l’Eglise et étant nécessairement perfectible, peut contribuer – pour sa part – à écrire cette page nouvelle de l’Eglise catholique en Chine. Pour la première fois, il introduit des éléments stables de collaboration entre les Autorités de l’Etat et le Siège Apostolique, avec l’espérance d’assurer à la Communauté catholique de bons Pasteurs.

Dans ce contexte, le Saint-Siège entend faire jusqu’au bout la part qui est de sa compétence, mais aussi à vous, Evêques, prêtres, personnes consacrées et fidèles laïcs, revient un rôle important: chercher ensemble de bons candidats qui soient en mesure d’assumer dans l’Eglise le délicat et important service épiscopal. Il ne s’agit pas, en effet, de nommer des fonctionnaires pour la gestion des questions religieuses, mais d’avoir d’authentiques Pasteurs selon le cœur de Jésus, engagés à agir généreusement au service du Peuple de Dieu, spécialement des plus pauvres et des plus faibles, mettant à profit les paroles du Seigneur: «Celui qui voudra devenir grand parmi vous, sera votre serviteur, et celui qui voudra être le premier parmi vous, sera l’esclave de tous» (Marc: 10, 43-44).

A ce sujet, il apparaît évident qu’un Accord n’est rien d’autre qu’un instrument et ne pourra à lui seul résoudre tous les problèmes existants. Au contraire, il s’avèrerait inefficace et stérile, au cas où il ne serait pas accompagné d’un profond engagement de renouveau des attitudes personnelles et des comportements ecclésiaux.

6. Sur le plan pastoral, la Communauté catholique en Chine est appelée à être unie, pour dépasser les divisions du passé que tant de souffrances ont causées et causent au cœur de nombreux Pasteurs et fidèles. Que tous les chrétiens, sans distinction, posent maintenant des gestes de réconciliation et de communion. A ce sujet, mettons à profit l’avertissement de saint Jean de la Croix:«Au crépuscule de la vie, nous serons jugés sur l’Amour! » (Paroles de lumière et d’amour: 1, 57).

Sur le plan civil et politique, que les Catholiques chinois soient de bons citoyens, aiment pleinement leur Patrie et servent leur pays avec engagement et honnêteté, selon leurs propres capacités. Sur le plan éthique, qu’ils soient conscients que beaucoup de concitoyens s’attendent de leur part à une mesure plus haute dans le service du bien commun et du développement harmonieux de la société tout entière. En particulier, que les Catholiques sachent offrir cette contribution prophétique et constructive qu’ils tirent de leur foi dans le Règne de Dieu. Cela peut leur demander aussi l’effort de dire une parole critique, non par opposition stérile mais dans le but d’édifier une société plus juste, plus humaine et plus respectueuse de la dignité de toute personne.

7. Je m’adresse à vous tous, bien-aimés confrères Evêques, prêtres et personnes consacrées, qui «servez le Seigneur dans la joie»! (Psaume 100 [99], 2). Reconnaissons-nous disciples du Christ dans le service du Peuple de Dieu. Vivons la charité pastorale comme boussole de notre ministère. Dépassons les oppositions du passé, la recherche de l’affirmation d’intérêts personnels, et prenons soin des fidèles faisant nôtres leurs joies et leurs souffrances. Engageons-nous humblement pour la réconciliation et l’unité. Reprenons avec énergie et enthousiasme le chemin de l’évangélisation, comme indiqué par le Concile œcuménique Vatican II.

A vous tous je répète avec affection: «L’exemple de nombreux prêtres, religieuses, religieux et laïcs qui se consacrent à évangéliser et à servir avec grande fidélité, bien des fois en risquant leurs vies et sûrement au prix de leur confort, nous galvanise. Leur témoignage nous rappelle que l’Église n’a pas tant besoin de bureaucrates et de fonctionnaires, que de missionnaires passionnés, dévorés par l’enthousiasme de transmettre la vraie vie. Les saints surprennent, dérangent, parce que leurs vies nous invitent à sortir de la médiocrité tranquille et anesthésiante» (Gaudete et exsultate, 19 mars 2018, n. 138).

Avec conviction je vous invite à demander la grâce de ne pas hésiter quand l’Esprit exige de nous que nous fassions un pas en avant: «Demandons le courage apostolique d’annoncer l’Évangile aux autres et de renoncer à faire de notre vie chrétienne un musée de souvenirs. De toute manière, laissons l’Esprit Saint nous faire contempler l’histoire sous l’angle de Jésus ressuscité. Ainsi, l’Église, au lieu de stagner, pourra aller de l’avant en accueillant les surprises du Seigneur» (Ibidem, n. 139).

8. En cette année, où toute l’Eglise célèbre le Synode des Jeunes, je désire m’adresser spécialement à vous, jeunes catholiques chinois, qui franchissez les portes de la Maison du Seigneur «en rendant grâce, en chantant louange» (Psaume 100 [99], 4). Je vous demande de collaborer à la construction de l’avenir de votre pays avec les capacités personnelles que vous avez reçues en don et avec la jeunesse de votre foi. Je vous exhorte à porter à tous, avec votre enthousiasme, la joie de l’Evangile.

Soyez prêts à accueillir la conduite sûre de l’Esprit Saint, qui indique au monde d’aujourd’hui le chemin vers la réconciliation et la paix. Laissez-vous surprendre par la force rénovatrice de la grâce, même quand il peut vous sembler que le Seigneur demande un engagement supérieur à vos forces. N’ayez pas peur d’écouter sa voix qui vous demande fraternité, rencontre, capacité de dialogue et de pardon, et esprit de service, malgré tant d’expériences douloureuses du passé récent et les blessures encore ouvertes.

Ouvrez grand le cœur et l’esprit pour discerner le dessein miséricordieux de Dieu, qui demande de dépasser les préjugés personnels et les oppositions entre les groupes et les communautés, pour ouvrir un chemin courageux et fraternel à la lumière d’une authentique culture de la rencontre.

Nombreuses sont, aujourd’hui, les tentations: l’orgueil du succès mondain, la fermeture dans ses propres certitudes, le primat donné aux choses matérielles comme si Dieu n’existait pas. Allez à contre-courant et demeurez solides dans le Seigneur: «Il est bon, le Seigneur», seul «éternel est son amour», seule «sa fidélité» demeure «d’âge en âge» (Ibidem, 5).

9. Chers frères et sœurs de l’Eglise universelle, tous nous sommes appelés à reconnaître parmi les signes de notre temps tout ce qui se passe aujourd’hui dans la vie de l’Eglise en Chine. Nous avons une tâche importante: accompagner avec une fervente prière et une fraternelle amitié nos frères et nos sœurs en Chine. En effet, ils doivent sentir que sur le chemin, qui en ce moment s’ouvre devant eux, ils ne sont pas seuls. Il est nécessaire qu’ils soient accueillis et soutenus comme partie vivante de l’Eglise: «Voyez! Qu’il est bon, qu’il est doux d’habiter en frères tous ensemble»! (Psaume 133 [132], 1).

Que chaque communauté catholique locale, dans le monde entier, s’engage à valoriser et à accueillir le trésor spirituel et culturel propre des Catholiques chinois. Le temps est venu de goûter ensemble les fruits authentiques de l’Evangile semé dans le sein de l’antique «Empire du Milieu» et d’élever vers le Seigneur Jésus Christ le cantique de la foi et de l’action de grâce, enrichi de notes authentiquement chinoises.

10. Je m’adresse avec respect à ceux qui conduisent la République Populaire de Chine et je renouvelle l’invitation à poursuivre, avec confiance, courage et clairvoyance, le dialogue entrepris depuis longtemps. Je désire assurer que le Saint-Siège continuera à œuvrer sincèrement pour grandir dans l’authentique amitié avec le Peuple chinois.

Les contacts actuels entre le Saint-Siège et le Gouvernement chinois se sont montrés utiles pour dépasser les oppositions du passé, même récent, et pour écrire une page de collaboration plus sereine et concrète dans la conviction commune que «l’incompréhension ne sert ni les Autorités chinoises, ni l'Église catholique en Chine» (Benoît XVI, Lettre aux Catholiques chinois, 27 mai 2007, n. 4).

De cette manière, la Chine et le Siège Apostolique, appelés par l’histoire à une tâche ardue mais fascinante, pourront agir plus positivement pour la croissance ordonnée et harmonieuse de la Communauté catholique en terre chinoise, mettront tout en œuvre pour promouvoir le développement intégral de la société, assurant un plus grand respect de la personne humaine y compris dans le domaine religieux, ils travailleront concrètement pour préserver l’environnement dans lequel nous vivons et pour édifier un avenir de paix et de fraternité entre les peuples.

En Chine, il est d’importance fondamentale que, même au niveau local, soient toujours plus fructueuses les relations entre les Responsables des communautés ecclésiales et les Autorités civiles, par un dialogue franc et une écoute sans préjugés qui permette de dépasser des attitudes réciproques d’hostilité. Il y a à apprendre un nouveau style de collaboration simple et quotidienne entre les Autorités locales et les Autorités ecclésiastiques – Evêques, prêtres, Anciens des communautés – de manière à garantir le déroulement ordonné des activités pastorales, en harmonie entre les légitimes attentes des fidèles et les décisions qui sont du ressort des Autorités.

Cela aidera à comprendre que l’Eglise en Chine n’est pas étrangère à l’histoire chinoise, ni ne demande aucun privilège: sa finalité dans le dialogue avec les Autorités civiles est de «parvenir à une relation empreinte de respect réciproque et de connaissance approfondie» (Idem).

11. Au nom de toute l’Eglise j’implore du Seigneur le don de la paix, tandis que je vous invite tous à invoquer avec moi la protection maternelle de la Vierge Marie:

Mère du Ciel, écoute la voix de tes enfants, qui humblement invoquent ton nom.

Vierge de l’espérance, nous te confions le chemin des croyants sur la noble terre de Chine. Nous te prions de présenter au Seigneur de l’histoire les tribulations et les efforts, les supplications et les attentes des fidèles qui te prient, ô Reine du Ciel!

Mère de l’Eglise, nous te consacrons le présent et l’avenir des familles et de nos communautés. Protège-les et soutiens-les dans la réconciliation entre frères et dans le service des pauvres qui bénissent ton nom, ô Reine du Ciel!

Consolatrice des affligés, nous nous adressons à toi pour que tu sois un refuge pour tous ceux qui pleurent dans l’épreuve. Veille sur tes enfants qui louent ton nom, fais qu’ils portent unis l’annonce de l’Evangile. Accompagne leurs pas pour un monde plus fraternel, fais qu’ils portent à tous la joie du pardon, ô Reine du Ciel!

Mairie, Aide des Chrétiens, pour la Chine nous te demandons des jours de bénédiction et de paix. Amen.

Du Vatican, le 26 septembre 2018.

FRANÇOIS

[01475-FR.01] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua tedesca

Botschaft von Papst Franziskus
an die chinesischen Katholiken und an die universale Kirche


»Ewig währt seine Huld
und von Geschlecht zu Geschlecht seine Treue«

(Psalm 100,5)

Verehrte Mitbrüder im Bischofsamt, Priester, gottgeweihte Personen und alle Gläubigen der katholischen Kirche in China, danken wir dem Herrn, denn seine Huld währt ewig: »Er hat uns gemacht, wir sind sein Eigentum, sein Volk und die Herde seiner Weide« (Ps 100,3).

In diesem Augenblick kommen mir wieder die Worte in den Sinn, mit denen mein verehrter Vorgänger im Brief vom 27. Mai 2007 euch aufforderte: »Katholische Kirche in China, du kleine Herde, die du lebst und tätig bist in der Weite eines riesigen Volkes, das in der Geschichte unterwegs ist, wie ermutigend und auffordernd klingen für dich die Worte Jesu: „Fürchte dich nicht, du kleine Herde! Denn euer Vater hat beschlossen, euch das Reich zu geben“ (Lk 12,32) [...]: Daher „soll euer Licht vor den Menschen leuchten, damit sie eure guten Werke sehen und euren Vater im Himmel preisen“ (Mt 5,16)« (Benedikt XVI., Brief an die Bischöfe, die Priester, die Personen des gottgeweihten Lebens und an die gläubigen Laien der katholischen Kirche in der Volksrepublik China [27. Mai 2007], 5).

1. In letzter Zeit sind viele widersprüchliche Stimmen über die Gegenwart und vor allem über die Zukunft der katholischen Gemeinschaften in China kursiert. Ich bin mir bewusst, dass ein solcher Wirbel an Meinungen und Beobachtungen eine nicht geringe Verwirrung gestiftet hat, die in vielen Herzen gegensätzliche Empfindungen hervorruft. Bei einigen kommen Zweifel und Ratlosigkeit auf. Andere haben den Eindruck, vom Heiligen Stuhl gleichsam im Stich gelassen worden zu sein, und stellen zugleich die schmerzliche Frage nach dem Wert des Leidens, das man für die Treue zum Nachfolger Petri hinnehmen musste. Bei vielen anderen überwiegen jedoch positive Erwartungen und Überlegungen, die von der Hoffnung auf eine ruhigere Zukunft im Hinblick auf ein fruchtbares Glaubenszeugnis auf chinesischem Boden genährt werden.

Diese Situation akzentuierte sich vor allem in Bezug auf die Vorläufige Vereinbarung zwischen dem Heiligen Stuhl und der Volksrepublik China, die, wie ihr wisst, in den vergangenen Tagen in Peking unterzeichnet wurde. In einem sehr bedeutsamen Moment für das Leben der Kirche möchte ich euch durch diese kurze Botschaft vor allem versichern, dass ihr jeden Tag in meinem Gebet gegenwärtig seid. Zudem möchte ich mit euch die Empfindungen teilen, die in meinem Herzen sind.

Es sind Empfindungen des Dankes gegenüber dem Herrn und Gefühle aufrichtiger Bewunderung – der Bewunderung seitens der gesamten katholischen Kirche – für die Gabe eurer Treue, der Beständigkeit in der Prüfung und des tief verwurzelten Vertrauens in die Vorsehung Gottes, auch wenn gewisse Ereignisse sich als besonders widrig und schwierig herausgestellt haben.

Diese schmerzhaften Ereignisse gehören zum geistlichen Schatz der Kirche in China und des ganzen wandernden Volkes Gottes auf der Erde. Ich versichere euch, dass der Herr gerade durch den Schmelzofen der Prüfungen es nie versäumt, uns mit seinen Tröstungen zu erfüllen und uns auf eine größere Freude vorzubereiten. Mit Psalm 126 sind wir mehr als gewiss: »Die mit Tränen säen, werden mit Jubel ernten« (Vers 5).

Richten wir also weiter unseren Blick auf das Beispiel so vieler gläubiger Laien und Hirten, die nicht gezögert haben, ihr „gutes Bekenntnis“ (vgl. 1Tim 6,13) zum Evangelium abzulegen bis zur Hingabe des eigenen Lebens. Sie sind als wahre Freunde Gottes anzusehen.

2. Meinerseits habe ich China immer als ein Land großer Möglichkeiten betrachtet und auf das chinesische Volk als Schöpfer und Hüter eines unschätzbaren Erbes von Kultur und Weisheit geschaut. Dieses Erbe wurde dadurch veredelt, dass es den Widrigkeiten standhielt und die Verschiedenheiten in sich aufnahm und nicht von ungefähr seit ältesten Tagen mit der christlichen Botschaft in Berührung gekommen ist. In der Absicht, die Tugend des Vertrauens zu wecken, hat der Jesuit Matteo Ricci einmal sehr scharfsinnig bemerkt: »Bevor man eine Freundschaft schließt, sollte man beobachten; und wenn man sie eingegangen ist, sollte man sich auf sie verlassen« (De amicitia, 7).

Zudem bin ich davon überzeugt, dass die Begegnung nur dann authentisch und fruchtbar sein kann, wenn sie durch die Praxis des Dialogs erfolgt, das heißt, dass man sich kennt, sich respektiert und „miteinander voranschreitet“, um eine gemeinsame Zukunft in größter Harmonie aufzubauen.

Auf dieser Linie steht die Vorläufige Vereinbarung, die Frucht des langen und komplexen institutionellen Dialogs des Heiligen Stuhls mit den chinesischen Regierungsbehörden ist, der schon vom heiligen Johannes Paul II. begonnen und von Papst Benedikt XVI. weitergeführt wurde. Damit hatte – und hat – der Heilige Stuhl nichts anderes im Sinn, als die geistlichen und seelsorglichen Ziele der Kirche zu verwirklichen, nämlich die Verkündigung des Evangeliums zu unterstützen und zu fördern sowie die volle und sichtbare Einheit der katholischen Gemeinschaft in China zu erreichen und zu bewahren.

Zur Bedeutung jener Vereinbarung und ihrer Ziele möchte ich euch einige Überlegungen vorschlagen und dabei ebenso manche Anregung spiritueller und seelsorglicher Natur für den Weg geben, den wir in dieser neuen Phase beschreiten sollen.

Es handelt sich um einen Weg, der wie der vorangegangene Abschnitt, »Zeit erfordert und guten Willen auf beiden Seiten voraussetzt« (Benedikt XVI., Brief an die Bischöfe, die Priester, die Personen des gottgeweihten Lebens und an die gläubigen Laien der katholischen Kirche in der Volksrepublik China [27. Mai 2007], 4). Für die Kirche innerhalb und außerhalb Chinas geht es nicht nur um ein Bekenntnis zu menschlichen Werten, sondern um eine Antwort auf einen geistlichen Ruf: aus sich selbst herauszugehen, um sich die »Freude und Hoffnung, Trauer und Angst der Menschen von heute, besonders der Armen und Bedrängten aller Art« (Zweites Vatikanisches Konzil, Pastoralkonstitution Gaudium et spes, 1), zu eigen zu machen und die ihr von Gott anvertrauten Herausforderungen der Gegenwart anzunehmen. Es ist somit eine kirchliche Berufung, Pilger auf den Wegen der Geschichte zu werden und sich dabei vor allem auf Gott und seine Verheißungen zu verlassen, wie es Abraham und unsere Väter im Glauben getan haben.

Als Abraham von Gott berufen wurde, brach er im Gehorsam in ein unbekanntes Land auf, das er erben sollte, ohne den Weg zu kennen, der sich vor ihm auftat. Wenn Abraham ideale Bedingungen – sozialer und politischer Natur – verlangt hätte, um sein Land zu verlassen, wäre er vielleicht nie aufgebrochen. Er hat stattdessen Gott vertraut. Auf Sein Wort hin hat er sein Haus und seine Sicherheiten hinter sich gelassen. Also nicht die geschichtlichen Veränderungen machten es ihm möglich, auf Gott zu vertrauen, sondern sein reiner Glaube hat zu einer Änderung der Geschichte geführt. Der Glaube ist nämlich »Grundlage dessen, was man erhofft, ein Zutagetreten von Tatsachen, die man nicht sieht. Aufgrund dieses Glaubens haben die Alten ein gutes Zeugnis erhalten« (Hebr 11,1-2).

3. Als Nachfolger Petri möchte ich euch in diesem Glauben stärken (vgl. Lk 22,32) – im Glauben Abrahams, im Glauben der Jungfrau Maria, im Glauben, den ihr empfangen habt – und ich möchte euch einladen, mit immer größerer Überzeugung euer Vertrauen auf den Herrn der Geschichte und auf die Erkenntnis seines Willens durch die Kirche zu setzen. Bitten wir um die Gabe des Heiligen Geistes, dass er den Verstand erleuchte und das Herz erwärme. Er lasse uns begreifen, wo er uns hinführen will, und helfe uns, die unvermeidlichen Augenblicke der Verwirrung zu überwinden und die Kraft zu finden, auf dem Weg, der sich vor uns auftut, entschlossen weiterzugehen.

Gerade um die Verkündigung des Evangeliums in China zu unterstützen und zu fördern sowie die volle und sichtbare Einheit in der Kirche wiederherzustellen, war es wesentlich, zuerst die Frage der Bischofsernennungen anzugehen. Es ist allgemein bekannt, dass die jüngere Geschichte der katholischen Kirche in China leider durch tiefe Spannungen, Verletzungen und Spaltungen schmerzlich gekennzeichnet war, die sich vor allem um die Figur des Bischofs als Hüter des authentischen Glaubens und als Garant der kirchlichen Einheit konzentriert haben.

Als in der Vergangenheit der Anspruch erhoben wurde, auch das interne Leben der katholischen Gemeinschaften zu bestimmen, und dafür ihnen über die legitimen Kompetenzen des Staates hinaus eine direkte Kontrolle auferlegt wurde, trat in der Kirche in China das Phänomen der Untergrundgemeinden auf. Eine solche Erfahrung – das muss hervorgehoben werden – gehört nicht zur Normalität des Lebens der Kirche und »die Geschichte zeigt, dass Hirten und Gläubige dazu nur mit dem mit Leid verbundenen Wunsch greifen, den eigenen Glauben unversehrt zu bewahren« (Benedikt XVI., Brief an die Bischöfe, die Priester, die Personen des gottgeweihten Lebens und an die gläubigen Laien der katholischen Kirche in der Volksrepublik China [27. Mai 2007], 8).

Ihr sollt wissen, dass ich, seit mir das Petrusamt anvertraut wurde, großen Trost darin gefunden habe, dass ich das aufrichtige Verlangen der chinesischen Katholiken erleben durfte, ihren Glauben in vollkommener Gemeinschaft mit der universalen Kirche und dem Nachfolger Petri zu leben, der »das immerwährende, sichtbare Prinzip und Fundament für die Einheit der Vielheit von Bischöfen und Gläubigen« (Zweites Vatikanisches Konzil, Dogmatische Konstitution Lumen gentium, 23) ist. Im Laufe dieser Jahre habe ich zahlreiche Zeichen und konkrete Zeugnisse dieses Verlangens erhalten, auch seitens derer, einschließlich Bischöfe, die die Gemeinschaft mit der Kirche verletzt haben, sei es aufgrund von Schwäche und Irrtümern, aber nicht selten auch wegen starken und unrechtmäßigen Drucks von außen.

Daher habe ich nach Prüfung jeder einzelnen persönlichen Situation und nach Anhörung verschiedener Meinungen viel nachgedacht und gebetet auf der Suche nach dem wahren Wohl der Kirche in China. Schließlich bin ich vor dem Herrn und mit ruhig gefasstem Urteil, in Kontinuität mit den Weisungen meiner direkten Vorgänger, zum Entschluss gekommen, den restlichen sieben „offiziellen“ Bischöfen, die ohne Päpstliches Mandat geweiht wurden, die Versöhnung zu gewähren und sie nach Aufhebung aller entsprechenden kanonischen Strafen in die volle Gemeinschaft der Kirche wiederaufzunehmen. Zugleich bitte ich sie, mit konkreten sichtbaren Gesten die wiedererlangte Einheit mit dem Apostolischen Stuhl und den Kirchen in der ganzen Welt zum Ausdruck zu bringen und trotz der Schwierigkeiten treu zu ihr zu stehen.

4. Im sechsten Jahr meines Pontifikats, das ich von Anfang an unter das Zeichen der barmherzigen Liebe Gottes gestellt habe, lade ich daher alle chinesischen Katholiken ein, zu Stiftern von Versöhnung zu werden und dabei mit immer neuer apostolischer Leidenschaft an die Worte des Paulus zu erinnern: »Gott [hat] uns durch Christus mit sich versöhnt und uns den Dienst der Versöhnung aufgetragen« (2Kor 5,18).

Denn – wie ich anlässlich des Abschlusses des Außerordentlichen Jubiläums der Barmherzigkeit geschrieben habe – »es gibt weder ein Gesetz, noch eine Vorschrift, die Gott verbieten könnte, den Sohn wieder in die Arme zu schließen, der zu ihm zurückkehrt und gesteht, einen Fehler begangen zu haben, aber entschlossen ist, wieder von vorne anzufangen. Nur bei dem Gesetz stehen zu bleiben bedeutet, den Glauben und das göttliche Erbarmen zu vereiteln. […]. Selbst in den kompliziertesten Fällen, in denen man versucht ist, einer Gerechtigkeit den Vorrang zu geben, die allein aus den Normen hervorgeht, muss man an die Kraft glauben, die aus der göttlichen Gnade entspringt« (Apostolisches Schreiben Misericordia et misera [20. November 2016], 11).

In diesem Geist und mit den getroffenen Entscheidungen können wir einen neuen Weg einschlagen, der, wie wir hoffen, helfen wird, die Wunden der Vergangenheit zu heilen, die volle Gemeinschaft aller chinesischen Katholiken wiederherzustellen und eine Phase immer brüderlicherer Zusammenarbeit zu eröffnen, um mit neuem Eifer den Auftrag zur Verkündigung des Evangeliums zu erfüllen. Denn die Kirche existiert, um Jesus Christus und die vergebende und heilbringende Liebe des Vaters zu bezeugen.

5. Auch wenn sich die Vorläufige Vereinbarung, die mit den chinesischen Autoritäten geschlossen wurde, auf einige Aspekte des Lebens der Kirche beschränkt und notwendigerweise verbesserungsfähig ist, kann sie ihrerseits dazu beitragen, diese neue Seite der Geschichte der katholischen Kirche in China zu schreiben. Sie führt zum ersten Mal stabile Elemente der Zusammenarbeit zwischen den staatlichen Autoritäten und dem Apostolischen Stuhl ein in der Hoffnung, der katholischen Gemeinschaft gute Hirten zu gewährleisten.

In diesem Zusammenhang beabsichtigt der Heilige Stuhl, die ihm zustehende Aufgabe ernsthaft wahrzunehmen, aber auch euch, Bischöfen, Priestern, gottgeweihten Personen und gläubigen Laien fällt eine wichtige Rolle zu: gemeinsam nach guten Kandidaten zu suchen, die fähig sind, in der Kirche den heiklen und wichtigen bischöflichen Dienst zu übernehmen. Es geht nämlich nicht darum, Funktionäre für die Verwaltung der religiösen Angelegenheiten zu ernennen, sondern authentische Hirten nach dem Herzen Jesu zu haben, die mit Eifer und Hochherzigkeit im Dienst am Volk Gottes wirken und insbesondere den Armen und Schwachen dienen, da sie das Wort des Herrn beherzigen: »Bei euch aber soll es nicht so sein, sondern wer bei euch groß sein will, der soll euer Diener sein, und wer bei euch der Erste sein will, soll der Sklave aller sein« (Mk 10,43-44).

Diesbezüglich scheint es offenkundig, dass ein Abkommen nur ein Werkzeug ist und nicht allein alle bestehenden Probleme wird lösen können. Es wäre vielmehr unwirksam und fruchtlos, wenn es nicht von einem tiefen Bemühen begleitet würde, die persönlichen Haltungen und die kirchlichen Vorgehensweisen zu erneuern.

6. Auf pastoraler Ebene ist die katholische Gemeinschaft in China gerufen, vereint zu sein, um die Spaltungen der Vergangenheit zu überwinden, welche dem Herzen vieler Hirten und Gläubigen großes Leid verursacht habe und weiter verursachen. Unterschiedslos alle Christen mögen jetzt Zeichen der Versöhnung und der Gemeinschaft setzen. Lernen wir diesbezüglich aus der Mahnung des heiligen Johannes vom Kreuz: „Am Abend unseres Lebens werden wir nach der Liebe gerichtet werden!« (Geistliche Weisungen, 1,57).

Auf ziviler und politischer Ebene sollen die chinesischen Katholiken gute Bürger sein, sie sollen ihr Vaterland mit ganzem Herzen lieben und ihrem Land entsprechend ihren Fähigkeiten engagiert und ehrlich dienen. Auf ethischer Ebene sollen sie sich bewusst sein, dass viele ihrer Mitbürger von ihnen ein größeres Maß an Dienst am Gemeinwohl und der harmonischen Entwicklung der gesamten Gesellschaft erwarten. Insbesondere mögen die Katholiken jenen prophetischen und konstruktiven Beitrag leisten, der aus ihrem Glauben an das Reich Gottes entspringt. Dies kann von ihnen auch die Anstrengung erfordern, ein kritisches Wort zu sagen, nicht um einer unfruchtbaren Konfrontation willen, sondern um eine gerechtere, menschlichere Gesellschaft aufzubauen, in der die Würde jeder Person immer mehr geachtet wird.

7. Ich wende mich an euch alle, geliebte Mitbrüder im Bischofsamt, Priester und gottgeweihte Personen, die ihr »dem Herrn mit Freude« dient (Ps 103,2). Erkennen wir uns selbst als Jünger Christi im Dienst am Volk Gottes. Leben wir die pastorale Liebe als Kompass unseres Dienstes. Überwinden wir die Konflikte der Vergangenheit, den Wunsch nach Durchsetzung persönlicher Interessen und sorgen wir uns um die Gläubigen, indem wir uns ihre Freuden und Leiden zu eigen machen. Setzen wir uns demütig für die Versöhnung und die Einheit ein. Schlagen wir erneut mit Entschiedenheit und Begeisterung den Weg der Evangelisierung ein, wie ihn uns das Zweite Ökumenische Vatikanische Konzil gewiesen hat.

Euch allen wiederhole ich liebevoll: »Das Vorbild vieler Priester, Ordensfrauen, Ordensmänner und Laien, die sich mit großer Treue hingeben, um zu verkündigen und zu dienen – oftmals unter Einsatz ihres Lebens und gewiss auf Kosten ihrer Bequemlichkeit –, versetzt uns in Bewegung. Ihr Zeugnis erinnert uns daran, dass die Kirche nicht viele Bürokraten und Funktionäre braucht, sondern leidenschaftliche Missionare, die verzehrt werden von der Begeisterung, das wahre Leben mitzuteilen. Die Heiligen überraschen, verwirren, weil ihr Leben uns einlädt, aus der ruhigen und betäubenden Mittelmäßigkeit hinauszugehen« (Apostolisches Schreiben Gaudete et exsultate [19. März 2018], 138).

Mit Überzeugung lade ich euch dazu ein, um die Gnade zu bitten, nicht zu zögern, wenn der Geist von uns einen Schritt vorwärts verlangt: »Bitten wir um den apostolischen Mut, anderen das Evangelium weiterzugeben und es zu unterlassen, aus unserem christlichen Leben ein Museum voller Andenken zu machen. Lassen wir es unbedingt zu, dass der Heilige Geist bewirkt, dass wir die Geschichte unter dem Vorzeichen des auferstandenen Jesus betrachten. Auf diese Weise wird die Kirche, statt zu ermüden, weiter vorwärtsgehen und dabei die Überraschungen des Herrn begrüßen« (ebd., 139).

8. In diesem Jahr, in dem die ganze Kirche die Jugendsynode abhält, möchte ich mich besonders an euch, liebe junge chinesische Katholiken, wenden, die ihr durch die Tore des Hauses des Herrn »mit Dank« und »mit Lobgesang« (Ps 100,4) eintretet. Ich bitte euch darum, am Aufbau der Zukunft eures Landes mit euren persönlich als Gabe empfangenen Fähigkeiten und der jugendlichen Frische eures Glaubens mitzuarbeiten. Eindringlich bitte ich euch, allen durch euren Enthusiasmus die Freude des Evangeliums zu vermitteln.

Seid bereit, die sichere Führung des Heiligen Geistes anzunehmen, der der Welt von heute den Weg zur Versöhnung und zum Frieden weist. Lasst euch von der erneuernden Kraft der Gnade überraschen, auch wenn es euch scheinen mag, dass der Herr einen Einsatz verlangt, der eure Kräfte übersteigt. Habt keine Angst, auf seine Stimme zu hören, die, trotz der vielen schmerzlichen Erfahrungen der jüngeren Vergangenheit und der noch offenen Wunden, von euch Brüderlichkeit, Begegnung, Fähigkeit zu Dialog und Vergebung sowie den Geist des Dienstes verlangt.

Öffnet das Herz und den Verstand weit, um den barmherzigen Plan Gottes zu erkennen, der verlangt, persönliche Vorurteile sowie Konflikte zwischen Gruppierungen und Gemeinschaften zu überwinden, um einen mutigen und brüderlichen Weg im Licht einer authentischen Kultur der Begegnung einzuschlagen.

Zahlreich sind heute die Versuchungen: Der Stolz auf Erfolg in der Welt, das Sich-Verschließen in die eigenen Sicherheiten, der Vorrang, den man den materiellen Dingen zugesteht, so als ob es Gott nicht gäbe. Schwimmt gegen den Strom und bleibt fest im Herrn: »Denn der Herr« allein »ist gut«, »ewig währt seine Huld« allein, »von Geschlecht zu Geschlecht seine Treue« (Ps 100,5).

9. Liebe Brüder und Schwestern der universalen Kirche, wir alle sind gerufen, als ein Zeichen unserer Zeit zu erkennen, was heute im Leben der Kirche in China geschieht. Wir haben eine wichtige Aufgabe: unsere Brüder und Schwestern in China mit eifrigem Gebet und mit brüderlicher Freundschaft zu begleiten. Denn sie sollen spüren, dass sie auf dem Weg, der sich in diesem Augenblick vor ihnen auftut, nicht alleine sind. Es ist notwendig, dass sie als lebendiger Teil der Kirche aufgenommen und unterstützt werden: »Seht doch, wie gut und schön ist es, wenn Brüder miteinander in Eintracht wohnen!« (Ps 133,1).

Jede örtliche katholische Gemeinschaft auf der ganzen Welt soll sich bemühen, den geistlichen und kulturellen Reichtum, der den chinesischen Katholiken eigen ist, wertzuschätzen und aufzunehmen. Es ist an der Zeit, gemeinsam die genuinen Früchte des Evangeliums zu kosten, die in den Schoß des alten „Reiches der Mitte“ gesät wurden, und unserem Herrn Jesus Christus ein Lied des Glaubens und des Dankes anzustimmen, das mit echt chinesischen Melodien angereichert ist.

10. Ich wende mich respektvoll an diejenigen, die die Volksrepublik China lenken und erneuere die Einladung, mit Vertrauen, Mut und Weitblick den Dialog fortzusetzen, der seit geraumer Zeit besteht. Ich möchte versichern, dass der Heilige Stuhl weiterhin ehrlich daran arbeiten wird, in der echten Freundschaft mit dem chinesischen Volk zu wachsen.

Die gegenwärtigen Kontakte zwischen dem Heiligen Stuhl und der chinesischen Regierung erweisen sich als nützlich, um die Konflikte der Geschichte, auch der jüngeren, zu überwinden und um ein neues Kapitel einer ruhigeren, konkreten Zusammenarbeit zu schreiben; und zwar in der gemeinsamen Überzeugung, dass »Unverständnis in der Tat weder den chinesischen Autoritäten noch der katholischen Kirche in China nützt« (vgl. Benedikt XVI., Brief an die Bischöfe, die Priester, die Personen des gottgeweihten Lebens und an die gläubigen Laien der katholischen Kirche in der Volksrepublik China [27. Mai 2007], 4).

Auf diese Weise werden China und der Apostolische Stuhl, welche von der Geschichte zu einer schwierigen, aber faszinierenden Aufgabe bestimmt sind, positiver auf ein geordnetes und harmonisches Wachstums der katholischen Gemeinschaft auf chinesischem Boden hinwirken können. Sie werden sich für die Förderung der integralen Entwicklung der Gesellschaft durch die Gewährleistung einer größeren Achtung der menschlichen Person auch im religiösen Bereich einsetzen, sie werden konkret am Schutz der Umwelt, in der wir leben, arbeiten, und um eine Zukunft des Friedens und der Brüderlichkeit unter den Völkern aufzubauen.

In China ist es von grundlegender Bedeutung, dass auch auf lokaler Ebene die Beziehungen zwischen den Verantwortlichen der kirchlichen Gemeinschaften und den zivilen Behörden durch einen offenen Dialog und ein vorurteilsloses Zuhören, das es ermöglicht, die gegenseitigen feindseligen Haltungen zu überwinden, immer fruchtbarer werden. Es muss ein neuer Stil von schlichter, alltäglicher Zusammenarbeit zwischen den örtlichen und kirchlichen Autoritäten – Bischöfe, Priester, Gemeindeälteste – erlernt werden in einer Weise, die den geordneten Ablauf der pastoralen Aktivitäten in harmonischer Abstimmung zwischen den legitimen Erwartungen der Gläubigen und den Entscheidungen, die den Behörden zustehen, gewährleistet.

Dies wird helfen zu verstehen, dass die Kirche in China keinen Fremdkörper innerhalb der chinesischen Geschichte darstellt oder irgendein Privileg beansprucht: Ihre Ziel im Dialog mit den zivilen Autoritäten ist, »zu Beziehungen gegenseitiger Achtung und vertiefter Kenntnis zu gelangen« (ebd.).

11. Im Namen der ganzen Kirche erflehe ich vom Herrn das Geschenk des Friedens,und lade alla dazu ein, mit mir den mütterlichen Schutz der Jungfrau Maria anzurufen:

Mutter des Himmels, höre die Stimme deiner Kinder, die demütig deinen Namen anrufen.

Jungfrau der Hoffnung, dir vertrauen wir den Weg der Glaubenden im ehrwürdigen Land China an. Wir bitten dich, dem Herrn der Geschichte das Leid und die Mühen, das Flehen und die Erwartungen der Gläubigen, die zur dir rufen, vorzustellen, o Königin des Himmels!

Mutter der Kirche, dir weihen wir die Gegenwart und die Zukunft der Familien und unserer Gemeinschaften. Bewahre sie und unterstütze sie bei der Versöhnung unter den Brüdern und im Dienst an den Armen, die deinen Namen preisen, o Königin des Himmels!

Trösterin der Betrübten, an dich wenden wir uns, weil du die Zuflucht derer bist, die in der Prüfung weinen. Wache über deine Kinder, die deinen Namen loben, mache, dass sie vereint das Evangelium verkünden. Begleite ihre Schritte für eine brüderlichere Welt, gib, dass sie allen die Freude der Vergebung bringen, o Königin des Himmels!

Maria, Hilfe der Christen, für China erbitten wir von dir Tage des Segens und des Friedens. Amen!

Aus dem Vatikan, am 26. September 2018

FRANZISKUS PP

[01475-DE.01] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

Mensaje del Papa Francisco
a los Católicos chinos y a la Iglesia universal

«Su misericordia es eterna,
su fidelidad por todas las edades
»
(Salmo 100/99,5).

Queridos hermanos en el episcopado, sacerdotes, personas consagradas y todos los fieles de la Iglesia católica en China: damos gracias al Señor, porque es eterna su misericordia y reconocemos que «él nos hizo y somos suyos, su pueblo y ovejas de su rebaño» (Sal 100,3).

En este momento resuenan en mi interior las palabras con las que mi venerado Predecesor os exhortaba en la Carta del 27 de mayo de 2007: «Iglesia católica en China, pequeña grey presente y operante en la vastedad de un inmenso Pueblo que camina en la historia, ¡cómo resuenan alentadoras y provocadoras para ti las palabras de Jesús: “No temas, pequeño rebaño; porque vuestro Padre ha tenido a bien daros el Reino” (Lc 12,32)! Por tanto, “alumbre así vuestra luz a los hombres, para que vean vuestras buenas obras y den gloria a vuestro a Padre que está en el cielo” (Mt 5,16)» (Benedicto XVI, Carta a los católicos chinos, 27 mayo 2007, 5).

1. En los últimos tiempos, han circulado muchas voces opuestas sobre el presente y, especialmente, sobre el futuro de la comunidad católica en China. Soy consciente de que semejante torbellino de opiniones y consideraciones habrá provocado mucha confusión, originando en muchos corazones sentimientos encontrados. En algunos, surgen dudas y perplejidad; otros, tienen la sensación de que han sido abandonados por la Santa Sede y, al mismo tiempo, se preguntan inquietos sobre el valor del sufrimiento vivido en fidelidad al Sucesor de Pedro. En otros muchos, en cambio, predominan expectativas y reflexiones positivas que están animadas por la esperanza de un futuro más sereno a causa de un testimonio fecundo de la fe en tierra china.

Dicha situación se ha ido acentuando sobre todo con referencia al Acuerdo Provisional entre la Santa Sede y la República Popular China que, como sabéis, se ha firmado recientemente en Pekín. En un momento tan significativo para la vida de la Iglesia, y a través de este breve Mensaje, deseo, sobre todo, aseguraros que cada día os tengo presentes en mi oración además de compartir con vosotros los sentimientos que están en mi corazón.

Son sentimientos de gratitud al Señor y de sincera admiración —que es la admiración de toda la Iglesia católica— por el don de vuestra fidelidad, de la constancia en la prueba, de la arraigada confianza en la Providencia divina, también cuando ciertos acontecimientos se demostraron particularmente adversos y difíciles.

Tales experiencias dolorosas pertenecen al tesoro espiritual de la Iglesia en China y de todo el Pueblo de Dios que peregrina en la tierra. Os aseguro que el Señor, precisamente a través del crisol de las pruebas, no deja nunca de colmarnos de sus consolaciones y de prepararnos para una alegría más grande. Con el Salmo 126 tenemos la certeza de que «los que sembraban con lágrimas cosechan entre cantares» (v. 5).

Sigamos, entonces, con la mirada fija en el ejemplo de tantos fieles y pastores que no han dudado en ofrecer su “testimonio maravilloso” (cf. 1 Tm 6,13) al Evangelio, hasta el ofrecimiento de la propia vida. Se han de considerar como verdaderos amigos de Dios.

2. Por mi parte, siempre he considerado a China como una tierra llena de grandes oportunidades, y al Pueblo chino como artífice y protector de un patrimonio inestimable de cultura y sabiduría, que se ha ido acrisolando resintiendo a las adversidades e integrando las diferencias, y que tomó contacto, no por casualidad, desde tiempos remotos con el mensaje cristiano. Como decía con gran sutileza el P. Mateo Ricci, S.J., desafiándonos a vivir la virtud de la confianza, «antes de establecer una amistad, se necesita observar; después de tenerla, se necesita confianza mutua» (De Amicitia, 7).

Tengo también la convicción de que el encuentro solo será auténtico y fecundo si se realiza poniendo en práctica el diálogo, que significa conocerse, respetarse y “caminar juntos” para construir un futuro común de mayor armonía.

En este surco se coloca el Acuerdo Provisional, que es fruto de un largo y complejo diálogo institucional entre la Santa Sede y las Autoridades chinas, iniciado ya por san Juan Pablo II y seguido por el Papa Benedicto XVI. A lo largo de dicho recorrido, la Santa Sede no tenía —ni tiene— otro objetivo, sino el de llevar a cabo los fines espirituales y pastorales que le son propios; es decir, sostener y promover el anuncio del Evangelio, así como el de alcanzar y mantener la plena y visible unidad de la comunidad católica en China.

Sobre el valor y finalidades de dicho Acuerdo, deseo proponeros algunas reflexiones, ofreciéndoos además alguna sugerencia de espiritualidad pastoral para el camino que, en esta nueva fase, estamos llamados a recorrer.

Se trata de un camino que, como la etapa precedente, «requiere tiempo y presupone la buena voluntad de las partes» (Benedicto XVI, Carta a los católicos chinos, 27 mayo 2007, 4), pero para la Iglesia, dentro y fuera de China, no se trata solo de adherirse a valores humanos, sino de responder a una vocación espiritual: salir de sí misma para abrazar «el gozo y la esperanza, la tristeza y la angustia de los hombres de nuestro tiempo, sobre todo de los pobres y de todos los afligidos» (Conc. Ecum. Vat. II, Const. ap. Gaudium et spes, 1), así como los desafíos del presente que Dios le confía. Por tanto, es una llamada eclesial para que nos hagamos peregrinos en los caminos de la historia, confiando ante todo en Dios y en sus promesas, como hicieron Abrahán y nuestros padres en la fe.

Abrahán, llamado por Dios, obedeció partiendo hacia una tierra desconocida que tenía que recibir en heredad, sin conocer el camino que se abría ante él. Si Abrahán hubiera pretendido condiciones, sociales y políticas, ideales antes de salir de su tierra, quizás no hubiera salido nunca. Él, en cambio, confió en Dios y por su Palabra dejó su propia casa y sus seguridades. No fueron pues los cambios históricos los que le permitieron confiar en Dios, sino que fue su fe auténtica la que provocó un cambio en la historia. La fe, de hecho, «es fundamento de lo que se espera y garantía de lo que no se ve. Por ella son recordados los antiguos» (Heb 11,1-2).

3. Como Sucesor de Pedro, deseo confirmaros en esta fe (cf. Lc 11,32) —en la fe de Abrahán, en la fe de la Virgen María, en la fe que habéis recibido—, para invitaros a que pongáis cada vez con mayor convicción vuestra confianza en el Señor de la historia, discerniendo su voluntad que se realiza en la Iglesia. Invoquemos el don del Espíritu para que ilumine la mente, encienda el corazón y nos ayude a entender hacia dónde nos quiere llevar para superar los inevitables momentos de cansancio y tener el valor de seguir decididamente el camino que se abre ante nosotros.

Con el fin de sostener e impulsar el anuncio del Evangelio en China y de restablecer la plena y visible unidad en la Iglesia, era fundamental afrontar, en primer lugar, la cuestión de los nombramientos episcopales. Todos conocéis que, lamentablemente, la historia reciente de la Iglesia católica en China ha estado dolorosamente marcada por las profundas tensiones, heridas y divisiones que se han polarizado, sobre todo, en torno a la figura del obispo como guardián de la autenticidad de la fe y garante de la comunión eclesial.

Cuando, en el pasado, se pretendió determinar también la vida interna de las comunidades católicas, imponiendo el control directo más allá de las legítimas competencias del Estado, surgió en la Iglesia en China el fenómeno de la clandestinidad. Dicha experiencia —cabe señalar— no es normal en la vida de la Iglesia y «la historia enseña que pastores y fieles han recurrido a ella sólo con el doloroso deseo de mantener íntegra la propia fe» (Benedicto XVI, Carta a los católicos chinos, 27 mayo 2007, 8).

Quisiera daros a conocer que, desde que me fue confiado el Ministerio Petrino, he experimentado gran consuelo al constatar el sincero deseo de los católicos chinos de vivir su fe en plena comunión con la Iglesia universal y con el Sucesor de Pedro, que es «el principio y fundamento perpetuo y visible de la unidad, tanto de los obispos como de la muchedumbre de fieles» (Conc. Ecum. Vat. II, Const. dogm. Lumen gentium, 23). De este deseo, he recibido durante estos años numerosos signos y testimonios concretos, también de parte de los que, incluso obispos, han herido la comunión en la Iglesia, a causa de su debilidad y de sus errores, pero, además, no pocas veces, por la fuerte e indebida presión externa.

Por lo tanto, después de haber examinado atentamente cada situación personal y escuchado distintos pareceres, he reflexionado y rezado mucho buscando el verdadero bien de la Iglesia en China. Finalmente, ante el Señor y con serenidad de juicio, en continuidad con las directrices de mis Predecesores inmediatos, he decidido conceder la reconciliación a los siete restantes obispos “oficiales” ordenados sin mandato pontificio y, habiendo remitido toda sanción canónica relativa, readmitirlos a la plena comunión eclesial. Al mismo tiempo, les pido a ellos que manifiesten, a través de gestos concretos y visibles, la restablecida unidad con la Sede Apostólica y con las Iglesias dispersas por el mundo, y que se mantengan fieles a pesar de las dificultades.

4. En el sexto año de mi Pontificado, que ya desde los primeros pasos puse bajo el amor misericordioso de Dios, invito por lo tanto a todos los católicos chinos a que se hagan artífices de reconciliación, recordando con renovado empuje apostólico las palabras de san Pablo: «Dios nos reconcilió consigo por medio de Cristo y nos encargó el ministerio de la reconciliación» (2 Co 5,18).

De hecho, como escribí al concluir el Jubileo Extraordinario de la misericordia, «no existe ley ni precepto que pueda impedir a Dios volver a abrazar al hijo que regresa a él reconociendo que se ha equivocado, pero decidido a recomenzar desde el principio. Quedarse solamente en la ley equivale a banalizar la fe y la misericordia divina. […] Incluso en los casos más complejos, en los que se siente la tentación de hacer prevalecer una justicia que deriva sólo de las normas, se debe creer en la fuerza que brota de la gracia divina» (Carta ap. Misericordia et misera, 20 noviembre 2016, 11).

Con este espíritu, y con las decisiones adoptadas, podemos iniciar un camino inédito, que confiamos en que ayudará a sanar las heridas del pasado, a restablecer la plena comunión de todos los católicos chinos y a abrir una fase de mayor colaboración fraterna, para asumir con renovado compromiso la misión de anunciar el Evangelio. En efecto, la Iglesia existe para dar testimonio de Jesús y del amor del Padre que perdona y salva.

5. El Acuerdo Provisional firmado con las Autoridades chinas, aun cuando está circunscrito a algunos aspectos de la vida de la Iglesia y está llamado necesariamente a ser mejorado, puede contribuir —por su parte— a escribir esta nueva página de la Iglesia católica en China. Por primera vez, se contemplan elementos estables de colaboración entre las Autoridades del Estado y la Sede Apostólica, con la esperanza de asegurar buenos pastores a la comunidad católica.

En este contexto, la Santa Sede desea hacer lo que le corresponde hasta el final, pero también vosotros, obispos, sacerdotes, personas consagradas y fieles laicos, tenéis un papel importante: buscar de forma conjunta buenos candidatos que sean capaces de asumir en la Iglesia el delicado e importante servicio episcopal. No se trata, en efecto, de nombrar funcionarios para la gestión de las cuestiones religiosas, sino de tener pastores auténticos según el corazón de Jesús, entregados con su trabajo generoso al servicio del Pueblo de Dios, especialmente de los más pobres y débiles, teniendo en cuenta las palabras del Señor: «El que quiera ser grande entre vosotros, que sea vuestro servidor; y el que quiera ser primero, sea esclavo de todos» (Mc 10,43-44).

En este sentido, es evidente que un Acuerdo no es nada más que un instrumento, y por sí solo no podrá resolver todos los problemas existentes. En realidad, este resultaría ineficaz y estéril si no fuera acompañado por un compromiso profundo de renovación de la conducta personal y del comportamiento eclesial.

6. A nivel pastoral, la comunidad católica en China está llamada a permanecer unida, para superar las divisiones del pasado que tantos sufrimientos han provocado y lo siguen haciendo en el corazón de muchos pastores y fieles. Que todos los cristianos, sin distinción, hagan ahora gestos de reconciliación y de comunión. En este sentido, tomemos en serio la advertencia de san Juan de la Cruz: «A la tarde te examinarán en el amor» (Palabras de luz y de amor, 1,60).

Que, en el ámbito civil y político, los católicos chinos sean buenos ciudadanos, amen totalmente a su Patria y sirvan a su País con esfuerzo y honestidad, según sus propias capacidades. Que, en el plano ético, sean conscientes de que muchos compatriotas esperan de ellos un grado más en el servicio del bien común y del desarrollo armonioso de la sociedad entera. Que los católicos sepan, de modo particular, ofrecer aquella aportación profética y constructiva que ellos obtienen de su fe en el reino de Dios. Esto puede exigirles también la dificultad de expresar una palabra crítica, no por inútil contraposición, sino con el fin de edificar una sociedad más justa, más humana y más respetuosa con la dignidad de cada persona.

7. Me dirijo a todos vosotros, queridos hermanos obispos, sacerdotes y personas consagradas, que «servís al Señor con alegría» (Sal 100,2). Que nos reconozcamos como discípulos de Cristo en el servicio al Pueblo de Dios. Que vivamos la caridad pastoral como brújula de nuestro ministerio. Que superemos las contradicciones del pasado, la búsqueda de intereses personales y atendamos a los fieles, haciendo nuestras sus alegrías y sufrimientos. Que trabajemos humildemente por la reconciliación y la unidad. Que retomemos con fuerza y pasión el camino de la evangelización, como señaló el Concilio Ecuménico Vaticano II.

A todos vosotros os digo nuevamente con afecto: «Nos moviliza el ejemplo de tantos sacerdotes, religiosas, religiosos y laicos que se dedican a anunciar y a servir con gran fidelidad, muchas veces arriesgando sus vidas y ciertamente a costa de su comodidad. Su testimonio nos recuerda que la Iglesia no necesita tantos burócratas y funcionarios, sino misioneros apasionados, devorados por el entusiasmo de comunicar la verdadera vida. Los santos sorprenden, desinstalan, porque sus vidas nos invitan a salir de la mediocridad tranquila y anestesiante» (Exhort. ap. Gaudete et exsultate, 19 marzo 2018, 138).

Os ruego con convicción que pidáis la gracia de no vacilar cuando el Espíritu nos reclame que demos un paso adelante: «Pidamos el valor apostólico de comunicar el Evangelio a los demás y de renunciar a hacer de nuestra vida cristiana un museo de recuerdos. En todo caso, dejemos que el Espíritu Santo nos haga contemplar la historia en la clave de Jesús resucitado. De ese modo la Iglesia, en lugar de estancarse, podrá seguir adelante acogiendo las sorpresas del Señor» (ibíd., 139).

8. En este año, en el que toda la Iglesia celebra el Sínodo de los Jóvenes, deseo dirigirme especialmente a vosotros, jóvenes católicos chinos, que atravesáis las puertas de la Casa del Señor «con himnos dándole gracias y bendiciendo su nombre» (Sal 100,4). Os pido que colaboréis en la construcción del futuro de vuestro País con los dones personales que habéis recibido y con vuestra fe joven. Os animo a llevar a todos, con vuestro entusiasmo, la alegría del Evangelio.

Estad dispuestos a acoger como guía segura al Espíritu Santo, que indica al mundo de hoy el camino hacia la reconciliación y la paz. Dejaos sorprender por la fuerza renovadora de la gracia, también cuando os pueda parecer que el Señor os pide un compromiso superior a vuestras fuerzas. No tengáis miedo de escuchar su voz que os pide fraternidad, encuentro, capacidad de diálogo y de perdón, y espíritu de servicio, a pesar de tantas experiencias dolorosas del pasado reciente y de las heridas todavía abiertas.

Abrid el corazón y la mente para discernir el plan misericordioso de Dios, que nos pide superar los prejuicios personales y antagonismos entre los grupos y las comunidades, para abrir un camino valiente y fraterno a la luz de una auténtica cultura del encuentro.

Muchas son las tentaciones de hoy: el orgullo del éxito mundano, la cerrazón en las propias certezas, la supremacía dada a las cosas materiales como si Dios no existiese. Id contracorriente y permaneced firmes en el Señor: «Él solo es bueno», solo «su misericordia es eterna», solo su fidelidad dura «por todas las edades» (Sal 100,5).

9. Queridos hermanos y hermanas de la Iglesia universal: todos debemos reconocer como uno de los signos de nuestro tiempo lo que está sucediendo hoy en la vida de la Iglesia en China. Tenemos una tarea importante: acompañar con la oración fervorosa y la amistad fraterna a nuestros hermanos y hermanas en China. De hecho, ellos deben experimentar que no están solos en el camino que en este momento se abre ante ellos. Es necesario que sean acogidos y ayudados como parte viva de la Iglesia: «Ved qué dulzura, qué delicia, convivir los hermanos unidos» (Sal 133,1).

Que cada comunidad católica local, en todo el mundo, se comprometa a valorizar y a acoger el tesoro espiritual y cultural específico de los católicos chinos. Ha llegado la hora en que probemos juntos los frutos genuinos del Evangelio sembrado en el seno del antiguo “Reino del Medio” y que elevemos al Señor Jesucristo el canto de la fe y de la acción de gracias, embellecido con auténticas notas chinas.

10. Me dirijo con respeto a los que guían la República Popular China y renuevo la invitación a continuar el diálogo iniciado hace tiempo con confianza, valentía y amplitud de miras. Deseo asegurar que la Santa Sede seguirá trabajando sinceramente para crecer en la auténtica amistad con el Pueblo chino.

Los contactos actuales entre la Santa Sede y el Gobierno chino se están revelando útiles para superar las contraposiciones del pasado, también reciente, y para escribir una página de colaboración más serena y concreta en la certeza de que «las incomprensiones no favorecen ni a las Autoridades chinas ni a la Iglesia católica en China» (Benedicto XVI, Carta a los católicos chinos, 27 mayo 2007, 4).

De este modo, China y la Sede Apostólica, llamadas por la historia a una tarea difícil pero apasionante, podrán actuar más positivamente a favor del crecimiento ordenado y armonioso de la comunidad católica en tierra china, y se esforzarán en promover el desarrollo integral de la sociedad, asegurando un mayor respeto por la persona humana también en el ámbito religioso, trabajando de forma concreta en la protección del ambiente en el que vivimos y en la construcción de un futuro de paz y de fraternidad entre los pueblos.

Es de suma importancia que también en China, a nivel local, se profundicen cada vez más las relaciones entre los Responsables de las comunidades eclesiales y las Autoridades civiles, mediante un diálogo sincero y una escucha sin prejuicios que permita superar las actitudes recíprocas de hostilidad. Se tiene que aprender un estilo nuevo de colaboración sencilla y cotidiana entre las Autoridades locales y las eclesiásticas —obispos, sacerdotes, ancianos de las comunidades— de tal modo que se garantice el desarrollo ordenado de las actividades pastorales, armonizando las expectativas legítimas de los fieles y las decisiones que son competencia de las Autoridades.

Esto ayudará a comprender que la Iglesia en China no es ajena a la historia china, ni pide ningún privilegio: su finalidad en el diálogo con las Autoridades civiles es la de «llegar a una relación basada en el respeto recíproco y en el conocimiento profundo» (ibíd.).

11. En nombre de toda la Iglesia, pido al Señor el don de la paz, a la vez que os invito a todos a invocar conmigo la protección maternal de la Virgen María.

Madre del cielo, escucha la voz de tus hijos, que humildemente invocan tu nombre.

Virgen de la esperanza, a ti confiamos el camino de los creyentes en la noble tierra de China. Te pedimos que presentes al Señor de la historia las tribulaciones y las fatigas, las súplicas y las esperanzas de los fieles que te rezan, oh Reina del cielo.

Madre de la Iglesia, te consagramos el presente y el futuro de las familias y de nuestras comunidades. Protégelas y ayúdalas en la reconciliación fraterna y en el servicio hacia los pobres que bendicen tu nombre, oh Reina del cielo.

Consoladora de los afligidos, nos dirigimos a ti para que seas refugio de los que lloran en la hora de la prueba. Vela sobre tus hijos que alaban tu nombre, haz que lleven juntos el anuncio del Evangelio. Acompaña sus pasos por un mundo más fraterno, haz que todos lleven la alegría del perdón, oh Reina del cielo.

María, Auxilio de los cristianos, te pedimos para China días de bendición y de paz. Amén.

Vaticano, 26 de septiembre de 2018

FRANCISCO

[01475-ES.01] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua portoghese

Mensagem do Papa Francisco
aos Católicos chineses e à Igreja universal

«O seu amor é eterno!
É eterna a sua fidelidade!»
(Sal 100,5)

Caríssimos irmãos no episcopado, sacerdotes, pessoas consagradas e todos os fiéis da Igreja Católica na China, demos graças ao Senhor porque é eterna a sua misericórdia e reconhecemos que «foi Ele quem nos criou e nós pertencemos-Lhe, somos o seu povo e as ovelhas do seu rebanho» (Sal 100/99, 3).

Neste momento, ecoam no meu espírito as palavras com que vos exortava o meu venerado Predecessor, na Carta de 27 de maio de 2007: «Igreja Católica na China, pequeno rebanho presente e ativo na vastidão de um imenso povo que caminha na história, como ressoam encorajadoras e provocantes para ti as palavras de Jesus: “Não temas, pequenino rebanho, porque aprouve ao vosso Pai dar-vos o Reino” (Lc 12, 32) (…); por isso, “brilhe a vossa luz diante dos homens de modo que, vendo as vossas boas obras, glorifiquem vosso Pai, que está nos Céus” (Mt 5, 16)» (Bento XVI, Carta aos Católicos Chineses, 27 de maio de 2007, 5).

1. Nos últimos tempos, circularam muitas vozes contrastantes sobre o presente e, principalmente, sobre o futuro das comunidades católicas na China. Estou ciente de que semelhante tropel de opiniões e considerações possa ter criado não pouca confusão, suscitando sentimentos contrapostos em muitos corações. Nalguns, surgem dúvidas e perplexidade; outros vivem a sensação de ter sido como que abandonados pela Santa Sé e, ao mesmo tempo, colocam-se a questão pungente do valor dos sofrimentos que enfrentaram para viver na fidelidade ao Sucessor de Pedro. Em muitos outros, ao contrário, prevalecem expectativas positivas e reflexões animadas pela esperança dum futuro mais sereno para um testemunho fecundo da fé em terra chinesa.

Tal situação tem-se vindo a acentuar sobretudo a propósito do Acordo Provisório entre a Santa Sé e a República Popular Chinesa que, como sabeis, foi assinado em Pequim nos dias passados. Num momento tão significativo para a vida da Igreja e através desta breve Mensagem, antes de mais nada desejo assegurar que vos tenho diariamente presente nas minhas orações e partilhar convosco os sentimentos que moram no meu coração.

São sentimentos de gratidão ao Senhor e de sincera admiração – que é a admiração de toda a Igreja Católica – pelo dom da vossa fidelidade, da constância na provação, da arraigada confiança na Providência de Deus, mesmo quando certos acontecimentos se revelaram particularmente adversos e difíceis.

Estas experiências dolorosas pertencem ao tesouro espiritual da Igreja na China e de todo o Povo de Deus peregrino na terra. Asseguro-vos que o Senhor, através do crisol das próprias provações, nunca deixa de nos cumular com as suas consolações e preparar-nos para uma alegria maior. Estamos absolutamente certos de que «aqueles que semeiam com lágrimas – como afirma o Salmo 126 – vão recolher com alegria» (v. 5).

Por isso, continuemos a manter o olhar fixo no exemplo de tantos fiéis e Pastores que não hesitaram em oferecer o seu belo testemunho (cf. 1 Tim 6, 13) pelo Evangelho, chegando até ao dom da própria vida. Devem ser considerados verdadeiros amigos de Deus.

2. Pessoalmente, sempre olhei para a China como uma terra rica de grandes oportunidades e, para o povo chinês, como artífice e guardião dum património inestimável de cultura e sabedoria, que se aperfeiçoou resistindo às adversidades e integrando as diferenças, e que não por acaso, desde os tempos antigos, entrou em contacto com a mensagem cristã. Como dizia com grande perspicácia o Padre Matteo Ricci S.I., desafiando-nos para a virtude da confiança, «antes de contrair amizade, é preciso observar; depois de a ter contraído, é preciso fiar-se» (De Amicitia, 7).

É minha convicção também que o encontro só pode ser autêntico e fecundo, se se verificar através da prática do diálogo, que significa conhecer-se, respeitar-se e «caminhar juntos» para construir um futuro comum de maior harmonia.

Neste sulco, coloca-se o Acordo Provisório, que é fruto do longo e complexo diálogo institucional da Santa Sé com as Autoridades governamentais chinesas, iniciado já por São João Paulo II e continuado pelo Papa Bento XVI. Através de tal percurso, a Santa Sé nada mais tinha – nem tem – em mente senão realizar as finalidades espirituais e pastorais próprias da Igreja, isto é, sustentar e promover o anúncio do Evangelho, alcançar e conservar a unidade plena e visível da Comunidade católica na China.

Sobre o valor do referido Acordo e suas finalidades, gostaria de vos propor algumas reflexões, oferecendo-vos também qualquer sugestão de espiritualidade pastoral para o caminho que somos chamados a percorrer nesta nova fase.

É um caminho que, como a porção precedente, «requer tempo e pressupõe a boa vontade de ambas as Partes» (Bento XVI, Carta aos Católicos Chineses, 27 de maio de 2007, 4), mas para a Igreja, dentro e fora da China, não se trata apenas de aderir a valores humanos, mas sim de responder a uma vocação espiritual: sair de si mesma para abraçar «as alegrias e as esperanças, as tristezas e as angústias dos homens de hoje, sobretudo dos pobres e de todos aquele que sofrem» (Conc. Ecum. Vat. II, Const. past. Gaudium et spes, 1) e os desafios do presente que Deus lhe confia. É, portanto, uma chamada eclesial para se fazer peregrinos pelas sendas da história, fiando-se, antes de mais nada, de Deus e suas promessas, como fizeram Abraão e os nossos Pais na fé.

Chamado por Deus, Abraão obedeceu partindo para uma terra desconhecida que devia receber em herança, sem conhecer o caminho que se abria diante dele. Se Abraão tivesse pretendido condições sociais e políticas ideais antes de sair da sua terra, talvez nunca tivesse partido. Mas não! Fiou-se de Deus e, apoiado na Palavra d’Ele, deixou a sua casa e as próprias seguranças. Portanto, não foram as mudanças históricas que lhe permitiram confiar em Deus, mas foi a sua fé pura que provocou uma mudança na história. De facto, a fé é «garantia das coisas que se esperam e certeza daquelas que não se veem. Foi por ela que os antigos foram aprovados» (Heb 11, 1-2) por Deus.

3. Como Sucessor de Pedro, desejo confirmar-vos nesta fé (cf. Lc 22, 32) – na fé de Abraão, na fé da Virgem Maria, na fé que recebestes – convidando-vos a colocar, com uma convicção cada vez maior, a vossa confiança no Senhor da história e no discernimento da sua vontade realizado pela Igreja. Invoquemos o dom do Espírito, a fim de que ilumine as mentes e abrase os corações ajudando-nos a compreender para onde nos quer conduzir, a superar os momentos inevitáveis de perplexidade e a ter a força de avançar resolutamente pelo caminho que se abre diante de nós.

Precisamente para sustentar e promover o anúncio do Evangelho na China e reconstituir a unidade plena e visível na Igreja, era fundamental enfrentar, em primeiro lugar, a questão das nomeações episcopais. Todos sabem que, infelizmente, a história recente da Igreja Católica na China esteve dolorosamente marcada por profundas tensões, feridas e divisões que se têm focalizado sobretudo à volta da figura do Bispo como guardião da autenticidade da fé e garante da comunhão eclesial.

Assim quando, no passado, se pretendeu determinar também a vida interna das comunidades católicas, impondo o controle direto para além das legítimas competências do Estado, surgiu o fenómeno da clandestinidade na Igreja presente na China. Tal experiência – há que assinalá-lo – não pertence à normalidade da vida da Igreja e «a história ensina que Pastores e fiéis a ela recorreram somente no tormentoso desejo de manter íntegra a própria fé» (Bento XVI, Carta aos Católicos Chineses, 27 de maio de 2007, 8).

Gostaria que soubésseis que, desde quando me foi confiado o ministério petrino, senti grande consolação ao constatar o desejo sincero que tinham os católicos chineses de viver a sua fé em plena comunhão com a Igreja universal e com o Sucessor de Pedro, que é «perpétuo e visível fundamento da unidade, não só dos Bispos mas também da multidão dos fiéis» (Conc. Ecum. Vat. II, Const. dogm. Lumen gentium, 23). De tal desejo, chegaram-me, no decurso destes anos, numerosos sinais e testemunhos concretos, mesmo da parte daqueles – incluindo Bispos – que feriram a comunhão na Igreja, por causa de fraqueza e de erros, mas também, não poucas vezes, por forte e indevida pressão externa.

Por isso, depois de ter examinado atentamente cada uma das situações pessoais e escutado diversos pareceres, refleti e rezei muito procurando o verdadeiro bem da Igreja na China. Por fim, diante do Senhor e com serenidade de juízo, em continuidade com a orientação dos meus Predecessores imediatos, decidi conceder a reconciliação aos restantes sete Bispos «oficiais» ordenados sem Mandato Pontifício e, tendo removido todas as relativas sanções canónicas, readmiti-los na plena comunhão eclesial. Ao mesmo tempo, peço-lhes para expressarem, por meio de gestos concretos e visíveis, a reencontrada unidade com a Sé Apostólica e com as Igrejas espalhadas pelo mundo, e para, não obstante as dificuldades, se manterem fiéis à mesma.

4. No sexto ano do meu Pontificado, que coloquei desde os primeiros passos sob o signo do Amor misericordioso de Deus, convido, portanto, todos os católicos chineses a fazerem-se artífices de reconciliação, recordando, com paixão apostólica sempre renovada, as palavras de Paulo: Deus «reconciliou-nos consigo por meio de Cristo e confiou-nos o ministério da reconciliação» (2 Cor 5, 18).

Com efeito, como tive ocasião de escrever no final do Jubileu Extraordinário da Misericórdia, «não há lei nem preceito que possa impedir a Deus de reabraçar o filho que regressa a Ele reconhecendo que errou, mas decidido a começar de novo. Deter-se apenas na lei equivale a invalidar a fé e a misericórdia divina. (…) Mesmo nos casos mais complexos, onde se é tentado a fazer prevalecer uma justiça que deriva apenas das normas, deve-se crer na força que brota da graça divina» (Francisco, Carta apostólica Misericordia et misera, 20 de novembro de 2016, 11).

Neste espírito e com as decisões tomadas, podemos dar início a um percurso inédito, que ajudará – assim o esperamos – a curar as feridas do passado, restabelecer a plena comunhão de todos os católicos chineses e abrir uma fase de colaboração mais fraterna, para assumir com renovado empenho a missão do anúncio do Evangelho. De facto, a Igreja existe para testemunhar Jesus Cristo e o Amor perdoador e salvífico do Pai.

5. O Acordo Provisório assinado com as Autoridades chinesas, apesar de se limitar a alguns aspetos da vida da Igreja e sendo necessariamente perfetível, pode contribuir – na parte que lhe cabe – para escrever esta página nova da Igreja Católica na China. Pela primeira vez, este Acordo introduz elementos estáveis de colaboração entre as Autoridades do Estado e a Sé Apostólica, com a esperança de garantir bons Pastores à comunidade católica.

Neste contexto, a Santa Sé pretende realizar cabalmente a parte que lhe compete, mas também a vós – Bispos, sacerdotes, pessoas consagradas e fiéis leigos – cabe um papel importante: procurar, juntos, bons candidatos que sejam capazes de assumir na Igreja o delicado e importante serviço episcopal. Na realidade, não se trata de nomear funcionários para a gestão das questões religiosas, mas ter verdadeiros Pastores segundo o coração de Jesus, comprometidos a trabalhar generosamente ao serviço do povo de Deus, especialmente dos mais pobres e dos mais frágeis, lembrando-se das palavras do Senhor: «Quem quiser ser grande entre vós, faça-se vosso servo e quem quiser ser o primeiro entre vós, faça-se o servo de todos» (Mc 10, 43-44).

A propósito, é evidente que um Acordo não passa de um instrumento e, por si só, não poderá resolver todos os problemas existentes. Antes, resultaria ineficaz e estéril, se não fosse acompanhado por um compromisso profundo de renovamento das atitudes pessoais e dos comportamentos eclesiais.

6. No plano pastoral, a comunidade católica na China é chamada a estar unida, para superar as divisões do passado que tantos sofrimentos causaram e causam no coração de muitos Pastores e fiéis. Agora todos os cristãos, sem distinção, realizem gestos de reconciliação e comunhão. A este respeito, lembremos a advertência de São João da Cruz: «No ocaso da vida, seremos julgados sobre o amor» (Palavras de luz e de amor 1, 57).

No plano civil e político, os católicos chineses sejam bons cidadãos, amem plenamente a pátria e sirvam o seu país com empenho e honestidade, segundo as suas capacidades. No plano ético, estejam conscientes de que muitos cidadãos esperam deles uma medida mais elevada no serviço ao bem comum e ao desenvolvimento harmonioso da sociedade inteira. De modo particular, os católicos saibam oferecer a contribuição profética e construtiva que lhes advém da sua fé no reino de Deus. Isto pode exigir-lhes também o afã de proferir uma palavra crítica, não por contraposição estéril, mas com o objetivo de edificar uma sociedade mais justa, mais humana e mais respeitadora da dignidade de cada pessoa.

7. Dirijo-me a todos vós, amados irmãos Bispos, sacerdotes e pessoas consagradas, que «servis o Senhor com alegria» (Sal 100/99, 2). Reconheçamo-nos discípulos de Cristo no serviço ao povo de Deus. Vivamos a caridade pastoral como bússola do nosso ministério. Superemos os contrastes do passado, a busca da afirmação de interesses pessoais e cuidemos dos fiéis, fazendo nossas as suas alegrias e os seus sofrimentos. Empenhemo-nos humildemente em prol da reconciliação e da unidade. Retomemos com energia e entusiasmo o caminho da evangelização, tal como foi indicado pelo Concílio Ecuménico Vaticano II.

Com afeto, repito a todos vós: «Mova-nos o exemplo de tantos sacerdotes, religiosas, religiosos e leigos que se dedicam a anunciar e servir com grande fidelidade, muitas vezes arriscando a vida e, sem dúvida, à custa da sua comodidade. O seu testemunho lembra-nos que a Igreja não precisa de muitos burocratas e funcionários, mas de missionários apaixonados, devorados pelo entusiasmo de comunicar a verdadeira vida. Os santos surpreendem, desinstalam, porque a sua vida nos chama a sair da mediocridade tranquila e anestesiadora» (Francisco, Gaudete et exsultate, 19 de março de 2018, 138).

Convictamente convido-vos a pedir a graça de não hesitar quando o Espírito nos exige que demos um passo em frente: «Peçamos a coragem apostólica de comunicar o Evangelho aos outros e de renunciar a fazer da nossa vida um museu de recordações. Em qualquer situação, deixemos que o Espírito Santo nos faça contemplar a história na perspetiva de Jesus ressuscitado. Assim a Igreja, em vez de cair cansada, poderá continuar em frente acolhendo as surpresas do Senhor» (Ibid., 139).

8. Neste ano em que toda a Igreja celebra o Sínodo dos Jovens, desejo dirigir-me de modo especial a vós, jovens católicos chineses, que cruzais as portas da Casa do Senhor «com ações de graças, com hinos de louvor» (Sal 100/99, 4). Peço-vos para colaborardes na construção do futuro do vosso país com as capacidades pessoais que vos foram dadas e com a juventude da vossa fé. Exorto-vos a levar a todos, com o vosso entusiasmo, a alegria do Evangelho.

Mantende-vos prontos a acolher a guia segura do Espírito Santo, que indica ao mundo de hoje o caminho para a reconciliação e a paz. Deixai-vos surpreender pela força renovadora da graça, mesmo quando vos possa parecer que o Senhor esteja a pedir um compromisso superior às vossas forças. Não tenhais medo de ouvir a sua voz, que vos pede fraternidade, encontro, capacidade de diálogo e de perdão, e espírito de serviço, não obstante tantas experiências dolorosas dum passado recente e as feridas ainda abertas.

Abri de par em par o coração e a mente a fim de discernir o desígnio misericordioso de Deus, que pede para superar os preconceitos pessoais e os contrastes entre os grupos e as comunidades, para abrir um caminho corajoso e fraterno à luz duma autêntica cultura do encontro.

Hoje, as tentações são tantas: o orgulho do sucesso mundano, o fechamento nas próprias certezas, a primazia dada às coisas materiais como se Deus não existisse. Caminhai contracorrente e permanecei firmes no Senhor: só Ele «é bom», só «o seu amor é eterno», só «é eterna a sua fidelidade» (Sal 100/99,5).

9. Amados irmãos e irmãs da Igreja universal, todos somos chamados a reconhecer, entre os sinais dos nossos tempos, aquilo que hoje está a acontecer na vida da Igreja na China. Temos uma tarefa importante: acompanhar com oração fervorosa e amizade fraterna os nossos irmãos e irmãs na China. Com efeito, devem sentir que, no caminho que se abre diante deles neste momento, não estão sozinhos. É necessário que sejam acolhidos e apoiados como parte viva da Igreja: «Vede como é bom e agradável que os irmãos vivam unidos» (Sal 133/132, 1).

Cada comunidade católica local, em todo o mundo, comprometa-se a valorizar e acolher o tesouro espiritual e cultural próprio dos católicos chineses. Chegou o tempo de saborear juntos os frutos genuínos do Evangelho semeado no ventre do antigo «Reino do Meio» e erguer ao Senhor Jesus Cristo o canto duma fé agradecida enriquecido por notas autenticamente chinesas.

10. Respeitosamente dirijo-me àqueles que guiam a República Popular Chinesa e renovo o convite a continuarem, com confiança, coragem e clarividência, o diálogo encetado há algum tempo. Desejo assegurar que a Santa Sé continuará a trabalhar com sinceridade para crescer numa amizade autêntica com o povo chinês.

Os contactos atuais entre a Santa Sé e o Governo chinês têm vindo a demonstrar-se úteis para superar os contrastes do passado – mesmo recente – e para escrever uma página de colaboração mais serena e concreta na convicção comum de que a incompreensão «não favorece as Autoridades chinesas nem a Igreja católica na China» (Bento XVI, Carta aos Católicos Chineses, 27 de maio de 2007, 4).

Deste modo, a China e a Sé Apostólica, chamadas pela história a uma tarefa árdua mas fascinante, poderão agir de forma mais positiva para o crescimento ordenado e harmonioso da comunidade católica na terra chinesa, esforçar-se-ão por promover o desenvolvimento integral da sociedade, garantindo maior respeito pela pessoa humana, mesmo na esfera religiosa, trabalharão concretamente para salvaguardar o meio ambiente onde vivemos e para construir um futuro de paz e fraternidade entre os povos.

Na China, é de importância fundamental que, também a nível local, as relações entre os Responsáveis das comunidades eclesiais e as Autoridades civis sejam cada vez mais profícuas, através dum diálogo franco e duma escuta sem preconceitos que permita superar atitudes recíprocas de hostilidade. Precisamos de aprender um novo estilo de colaboração simples e diária entre as Autoridades locais e as Autoridades eclesiásticas – Bispos, sacerdotes, anciãos das comunidades – que garanta a realização ordenada das atividades pastorais, harmonizando as legítimas expectativas dos fiéis e as decisões que competem às Autoridades.

Isto ajudará a compreender que a Igreja na China não é alheia à história chinesa, nem pede privilégio algum: a sua finalidade no diálogo com as Autoridade civis é «alcançar uma relação tecida de respeito recíproco e de profundo conhecimento» (Ibid., 4).

11. Em nome de toda a Igreja imploro do Senhor o dom da paz, ao mesmo tempo que convido a todos a invocar comigo a proteção materna da Virgem Maria:

Mãe do Céu, escutai a voz dos vossos filhos, que humildemente invocam o vosso nome.

Virgem da esperança, confiamo-Vos o caminho dos crentes na nobre terra da China. Pedimo-Vos que apresenteis ao Senhor da história as tribulações e as canseiras, as súplicas e os anseios dos fiéis que a Vós se dirigem, ó Rainha do Céu!

Mãe da Igreja, consagramo-Vos o presente e o futuro das famílias e das nossas comunidades. Guardai-as e sustentai-as na reconciliação entre irmãos e no serviço a favor dos pobres que bendizem o vosso nome, ó Rainha do Céu!

Consoladora dos aflitos, voltamo-nos para Vós, porque sois refúgio de quantos choram na provação. Velai pelos vossos filhos que louvam o vosso nome, fazei que levem, unidos, o anúncio do Evangelho. Acompanhai os seus passos em prol dum mundo mais fraterno, fazei que levem a todos a alegria do perdão, ó Rainha do Céu!

Maria, Auxílio dos Cristãos, pedimo-Vos para a China dias de bênção e paz. Amen!

Vaticano, 26 de setembro de 2018.

FRANCISCO

[01475-PO.01] [Texto original: Italiano]

[B0695-XX.01]