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L’UDIENZA GENERALE, 22.06.2011


L’UDIENZA GENERALE

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE  

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE  

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa, riprendendo il ciclo di catechesi sulla preghiera, ha incentrato la sua meditazione sul Libro dei Salmi.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

nelle precedenti catechesi, ci siamo soffermati su alcune figure dell’Antico Testamento particolarmente significative per la nostra riflessione sulla preghiera. Ho parlato su Abramo che intercede per le città straniere, su Giacobbe che nella lotta notturna riceve la benedizione, su Mosè che invoca il perdono per il suo popolo, e su Elia che prega per la conversione di Israele. Con la catechesi di oggi, vorrei iniziare un nuovo tratto del percorso: invece di commentare particolari episodi di personaggi in preghiera, entreremo nel "libro di preghiera" per eccellenza, il libro dei Salmi. Nelle prossime catechesi leggeremo e mediteremo alcuni tra i Salmi più belli e più cari alla tradizione orante della Chiesa. Oggi vorrei introdurli parlando del libro dei Salmi nel suo complesso.

Il Salterio si presenta come un "formulario" di preghiere, una raccolta di centocinquanta Salmi che la tradizione biblica dona al popolo dei credenti perché diventino la sua, la nostra preghiera, il nostro modo di rivolgersi a Dio e di relazionarsi con Lui. In questo libro, trova espressione tutta l’esperienza umana con le sue molteplici sfaccettature, e tutta la gamma dei sentimenti che accompagnano l’esistenza dell’uomo. Nei Salmi, si intrecciano e si esprimono gioia e sofferenza, desiderio di Dio e percezione della propria indegnità, felicità e senso di abbandono, fiducia in Dio e dolorosa solitudine, pienezza di vita e paura di morire. Tutta la realtà del credente confluisce in quelle preghiere, che il popolo di Israele prima e la Chiesa poi hanno assunto come mediazione privilegiata del rapporto con l’unico Dio e risposta adeguata al suo rivelarsi nella storia. In quanto preghiere, i Salmi sono manifestazioni dell’animo e della fede, in cui tutti si possono riconoscere e nei quali si comunica quell’esperienza di particolare vicinanza a Dio a cui ogni uomo è chiamato. Ed è tutta la complessità dell’esistere umano che si concentra nella complessità delle diverse forme letterarie dei vari Salmi: inni, lamentazioni, suppliche individuali e collettive, canti di ringraziamento, salmi penitenziali, salmi sapienziali, ed altri generi che si possono ritrovare in queste composizioni poetiche.

Nonostante questa molteplicità espressiva, possono essere identificati due grandi ambiti che sintetizzano la preghiera del Salterio: la supplica, connessa al lamento, e la lode, due dimensioni correlate e quasi inscindibili. Perché la supplica è animata dalla certezza che Dio risponderà, e questo apre alla lode e al rendimento di grazie; e la lode e il ringraziamento scaturiscono dall’esperienza di una salvezza ricevuta, che suppone un bisogno di aiuto che la supplica esprime.

Nella supplica, l’orante si lamenta e descrive la sua situazione di angoscia, di pericolo, di desolazione, oppure, come nei Salmi penitenziali, confessa la colpa, il peccato, chiedendo di essere perdonato. Egli espone al Signore il suo stato di bisogno nella fiducia di essere ascoltato, e questo implica un riconoscimento di Dio come buono, desideroso del bene e "amante della vita" (cfr Sap 11,26), pronto ad aiutare, salvare, perdonare. Così, ad esempio, prega il Salmista nel Salmo 31: «In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso […] Scioglimi dal laccio che mi hanno teso, perché sei tu la mia difesa» (vv. 2.5). Già nel lamento, dunque, può emergere qualcosa della lode, che si preannuncia nella speranza dell’intervento divino e si fa poi esplicita quando la salvezza divina diventa realtà. In modo analogo, nei Salmi di ringraziamento e di lode, facendo memoria del dono ricevuto o contemplando la grandezza della misericordia di Dio, si riconosce anche la propria piccolezza e la necessità di essere salvati, che è alla base della supplica. Si confessa così a Dio la propria condizione creaturale inevitabilmente segnata dalla morte, eppure portatrice di un desiderio radicale di vita. Perciò il Salmista esclama, nel Salmo 86: «Ti loderò, Signore, mio Dio, con tutto il cuore e darò gloria al tuo nome per sempre, perché grande con me è la tua misericordia: hai liberato la mia vita dal profondo degli inferi» (vv. 12-13). In tal modo, nella preghiera dei Salmi, supplica e lode si intrecciano e si fondono in un unico canto che celebra la grazia eterna del Signore che si china sulla nostra fragilità.

Proprio per permettere al popolo dei credenti di unirsi a questo canto, il libro del Salterio è stato donato a Israele e alla Chiesa. I Salmi, infatti, insegnano a pregare. In essi, la Parola di Dio diventa parola di preghiera - e sono le parole del Salmista ispirato - che diventa anche parola dell’orante che prega i Salmi. È questa la bellezza e la particolarità di questo libro biblico: le preghiere in esso contenute, a differenza di altre preghiere che troviamo nella Sacra Scrittura, non sono inserite in una trama narrativa che ne specifica il senso e la funzione. I Salmi sono dati al credente proprio come testo di preghiera, che ha come unico fine quello di diventare la preghiera di chi li assume e con essi si rivolge a Dio. Poiché sono Parola di Dio, chi prega i Salmi parla a Dio con le parole stesse che Dio ci ha donato, si rivolge a Lui con le parole che Egli stesso ci dona. Così, pregando i Salmi si impara a pregare. Sono una scuola della preghiera.

Qualcosa di analogo avviene quando il bambino inizia a parlare, impara cioè ad esprimere le proprie sensazioni, emozioni, necessità con parole che non gli appartengono in modo innato, ma che egli apprende dai suoi genitori e da coloro che vivono intorno a lui. Ciò che il bambino vuole esprimere è il suo proprio vissuto, ma il mezzo espressivo è di altri; ed egli piano piano se ne appropria, le parole ricevute dai genitori diventano le sue parole e attraverso quelle parole impara anche un modo di pensare e di sentire, accede ad un intero mondo di concetti, e in esso cresce, si relaziona con la realtà, con gli uomini e con Dio. La lingua dei suoi genitori è infine diventata la sua lingua, egli parla con parole ricevute da altri che sono ormai divenute le sue parole. Così avviene con la preghiera dei Salmi. Essi ci sono donati perché noi impariamo a rivolgerci a Dio, a comunicare con Lui, a parlarGli di noi con le sue parole, a trovare un linguaggio per l'incontro con Dio. E, attraverso quelle parole, sarà possibile anche conoscere ed accogliere i criteri del suo agire, avvicinarsi al mistero dei suoi pensieri e delle sue vie (cfr Is 55,8-9), così da crescere sempre più nella fede e nell’amore. Come le nostre parole non sono solo parole, ma ci insegnano un mondo reale e concettuale, così anche queste preghiere ci insegnano il cuore di Dio, per cui non solo possiamo parlare con Dio, ma possiamo imparare chi è Dio e, imparando come parlare con Lui, impariamo l'essere uomo, l'essere noi stessi.

A tale proposito, appare significativo il titolo che la tradizione ebraica ha dato al Salterio. Esso si chiama tehillîm, un termine ebraico che vuol dire "lodi", da quella radice verbale che ritroviamo nell’espressione "Halleluyah", cioè, letteralmente: "lodate il Signore". Questo libro di preghiere, dunque, anche se così multiforme e complesso, con i suoi diversi generi letterari e con la sua articolazione tra lode e supplica, è ultimamente un libro di lodi, che insegna a rendere grazie, a celebrare la grandezza del dono di Dio, a riconoscere la bellezza delle sue opere e a glorificare il suo Nome santo. È questa la risposta più adeguata davanti al manifestarsi del Signore e all’esperienza della sua bontà. Insegnandoci a pregare, i Salmi ci insegnano che anche nella desolazione, anche nel dolore, la presenza di Dio rimane, è fonte di meraviglia e di consolazione; si può piangere, supplicare, intercedere, lamentarsi, ma nella consapevolezza che stiamo camminando verso la luce, dove la lode potrà essere definitiva. Come ci insegna il Salmo 36: «È in Te la sorgente della vita, alla tua luce vedremo la luce» (Sal 36,10).

Ma oltre a questo titolo generale del libro, la tradizione ebraica ha posto su molti Salmi dei titoli specifici, attribuendoli, in grande maggioranza, al re Davide. Figura dal notevole spessore umano e teologico, Davide è personaggio complesso, che ha attraversato le più svariate esperienze fondamentali del vivere. Giovane pastore del gregge paterno, passando per alterne e a volte drammatiche vicende, diventa re di Israele, pastore del popolo di Dio. Uomo di pace, ha combattuto molte guerre; instancabile e tenace ricercatore di Dio, ne ha tradito l’amore, e questo è caratteristico: sempre è rimasto cercatore di Dio, anche se molte volte ha gravemente peccato; umile penitente, ha accolto il perdono divino, anche la pena divina, e ha accettato un destino segnato dal dolore. Davide così è stato un re, con tutte le sue debolezze, «secondo il cuore di Dio» (cfr 1Sam 13,14), cioè un orante appassionato, un uomo che sapeva cosa vuol dire supplicare e lodare. Il collegamento dei Salmi con questo insigne re di Israele è dunque importante, perché egli è figura messianica, Unto del Signore, in cui è in qualche modo adombrato il mistero di Cristo.

Altrettanto importanti e significativi sono il modo e la frequenza con cui le parole dei Salmi vengono riprese dal Nuovo Testamento, assumendo e sottolineando quel valore profetico suggerito dal collegamento del Salterio con la figura messianica di Davide. Nel Signore Gesù, che nella sua vita terrena ha pregato con i Salmi, essi trovano il loro definitivo compimento e svelano il loro senso più pieno e profondo. Le preghiere del Salterio, con cui si parla a Dio, ci parlano di Lui, ci parlano del Figlio, immagine del Dio invisibile (Col 1,15), che ci rivela compiutamente il Volto del Padre. Il cristiano, dunque, pregando i Salmi, prega il Padre in Cristo e con Cristo, assumendo quei canti in una prospettiva nuova, che ha nel mistero pasquale la sua ultima chiave interpretativa. L’orizzonte dell’orante si apre così a realtà inaspettate, ogni Salmo acquista una luce nuova in Cristo e il Salterio può brillare in tutta la sua infinita ricchezza.

Fratelli e sorelle carissimi, prendiamo dunque in mano questo libro santo, lasciamoci insegnare da Dio a rivolgerci a Lui, facciamo del Salterio una guida che ci aiuti e ci accompagni quotidianamente nel cammino della preghiera. E chiediamo anche noi, come i discepoli di Gesù, «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1), aprendo il cuore ad accogliere la preghiera del Maestro, in cui tutte le preghiere giungono a compimento. Così, resi figli nel Figlio, potremo parlare a Dio chiamandoLo "Padre Nostro". Grazie

[00980-01.01] [Testo originale: Italiano]

SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

Sintesi della catechesi in lingua francese

Sintesi della catechesi in lingua inglese  

Sintesi della catechesi in lingua tedesca  

Sintesi della catechesi in lingua spagnola  

Sintesi della catechesi in lingua portoghese  

Sintesi della catechesi in lingua francese  

Chers frères et sœurs, je vais parler dans les prochaines catéchèses des Psaumes. ‘Livre de prière’ par excellence, les 150 psaumes expriment la complexité l’expérience humaine avec toute la gamme des sentiments : joie et souffrance, bonheur et attitude d’abandon confiant, peur de la solitude et de la mort, et plénitude de vie, désir de Dieu et sentiment d’indignité. A travers plusieurs genres littéraires, l’attitude de l’orant se situe entre la supplication, à l’heure de l’angoisse et de la désolation, et la louange, mémoire du don reçu qui contemple la miséricorde de Dieu, toujours prêt au pardon. Donné à Israël puis à l’Église comme Parole de Dieu, les Psaumes célèbrent la grâce du Seigneur qui se penche sur notre fragilité. David, un roi « selon le cœur de Dieu », est la figure messianique à laquelle la tradition hébraïque attribue la plupart des Psaumes. Nombreux sont ceux cités dans le Nouveau Testament. Le mystère pascal du Christ les éclaire d’une lumière nouvelle. En Jésus, qui a prié les Psaumes durant sa vie terrestre, ils trouvent leur accomplissement définitif et leur sens plénier. Ils nous révèlent le visage du Père. Ainsi, la prière des Psaumes élargit notre horizon sur des réalités inespérées : comme enfants de Dieu, nous prions le Père dans le Christ et avec le Christ.

Je salue cordialement les pèlerins francophones particulièrement les aumôniers militaires de France accompagnés de Monseigneur Luc Ravel ! Dans votre ministère parfois difficile, je vous invite à être fidèle à la liturgie des heures et à la célébration des sacrements. Puissiez-vous trouver aussi dans les psaumes la force inépuisable pour votre ministère et votre vie chrétienne ! Bon pèlerinage à tous ! Avec ma bénédiction !

[00981-03.01] [Texte original: Français]

Sintesi della catechesi in lingua inglese  

Dear Brothers and Sisters,

In our catechesis on Christian prayer, we have looked to a number of Old Testament figures who represent models of prayer. We now turn to the great "prayerbook" of sacred Scripture: the Book of Psalms. These inspired songs teach us how to speak to God, expressing ourselves and the whole range of our human experience with words that God himself has given us. Despite the diversity of their literary forms, the Psalms are generally marked by the two interconnected dimensions of humble petition and of praise addressed to a loving God who understands our human frailty. In Hebrew, the Psalms are called Tehellim or songs of praise; the prayer of praise is, in fact, our best response to the God who even at times of trial remains ever at our side. Many of the Psalms are attributed to David, the great King of Israel who, as the Lord’s Anointed, prefigured the Messiah. In Jesus Christ and in his paschal mystery the Psalms find their deepest meaning and prophetic fulfilment. Christ himself prayed in their words. As we take up these inspired songs of praise, let us ask the Lord to teach us to pray, with him and in him, to our heavenly Father.

I welcome the participants in the Congress of the European Society of Clinical Neurophysiology, with good wishes for their deliberations. I greet the Catholic educators from Canada and the United States meeting in Rome. I also greet the officers of the International Association of Machinists and Aerospace Workers. My welcome goes to the American seminarians taking part in a study program in Rome, and to the novices of the Missionaries of Charity. Upon all the English-speaking pilgrims, especially those from England, Scotland, Sweden, Indonesia and the United States, I invoke God’s abundant blessings.

[00982-02.01] [Original text: English]

Sintesi della catechesi in lingua tedesca  

Liebe Brüder und Schwestern!

Seit einiger Zeit handeln meine Katechesen vom Gebet und suchen eine Schule des Gebetes zu entfalten. Dabei habe ich mich zunächst mit einigen großen Betern des Alten Bundes befaßt: Mose, vorher Abraham, Elija. Heute möchte ich nun das Gebetbuch des Volkes Gottes aufschlagen – das Buch der Psalmen. Die 150 Psalmen drücken die menschliche Erfahrung Gott gegenüber mit ihrem ganzen Facettenreichtum aus. Durch sie haben sich die Beter in Lobpreis und Bitte an Gott gewandt. Auch uns wollen die Psalmen beten lehren. In ihnen wird das Wort Gottes zum Gebetswort. Wir beten sozusagen mit Gottes eigenen Worten, die er uns gibt, damit wir lernen, zu ihm zu sprechen und eine Sprache mit ihm zu finden. Etwas ganz Ähnliches geschieht, wenn ein Kind zu sprechen beginnt. Es lernt, die eigenen Wahrnehmungen, Gefühle und Bedürfnisse mit Worten auszudrücken, die es von seinen Eltern und von anderen Personen aus seiner Umgebung gelernt hat. Was es ausdrücken will, ist das, was es selbst erlebt hat, aber das Ausdrucksmittel kommt von anderen Menschen. Nach und nach eignet das Kind es sich an und lernt so Sprache, und mit der Sprache eine Welt. Aus der Leihgabe wird das eigene Reden, das doch immer den anderen das Wort verdankt. So ist es auch im Beten der Psalmen. Sie sind uns von Gott gegeben, damit wir Wörter haben, damit wir lernen, uns an Gott zu wenden und mit ihm zu sprechen, so daß diese Worte, die er uns gegeben hat, allmählich und immer mehr unsere eigenen Worte werden. Indem wir uns seine Worte zu eigen machen, lernen wir, Gott zu kennen und uns zu erkennen, lernen wir das Mensch-Sein. Wir lernen, uns in Trübsal und in Schmerz zu ihm zu wenden – auch mit der Klage und mit der Beschwernis –, aber immer in der Gewißheit, daß er, der Ferne, uns nahe ist, und daß er, der uns vergessen zu haben scheint, uns hört, daß wir letztlich immer auf ihn zählen dürfen und daß wir in letztlich keiner Not allein gelassen sind, sondern immer noch zu ihm schreien können und wissen dürfen: Er hört mich. so ist im Letzten in der Bitte und in der Klage immer schon der Dank und die Gewißheit, daß Gott mich liebt, mitenthalten. Der Mensch mag weinen, flehen, bitten; aber er betet im Bewußtsein, daß er dem Licht und dem endgültigen Lobpreis entgegengeht. So wollen wir den Herrn bitten, daß er uns wahrhaft beten lehrt, daß er uns lehrt, seine Kinder zu sein und mit ihm im Familiendialog, im Dialog der Kinder zum Vater zu stehen und damit rechte Menschen zu werden.

Von Herzen grüße ich alle Pilger und Besucher deutscher Sprache. Möge das Buch der Psalmen uns helfen, Gott in allen unseren Lebensumständen zu loben und ihn vertrauensvoll zu bitten. Er ist unter uns mit seinem Wort und besonders durch die Gegenwart des Sohnes im Sakrament des Altares. Danken wir ihm dafür und begehen wir das morgige Fronleichnamsfest als einen Tag des freudigen Lobpreises Gottes und der Bitte um seinen Segen. Der Herr geleite euch auf allen euren Wegen.

[00983-05.01] [Originalsprache: Spanisch]

Sintesi della catechesi in lingua spagnola  

Queridos hermanos y hermanas:

Hoy quisiera comentar el libro de oración por excelencia, el libro de los Salmos. Los ciento cincuenta cantos que lo componen, con distintas temáticas y géneros literarios, expresan la riqueza de la experiencia humana. Dos ideas centrales pueden resumir esa amplia gama de sentimientos, la súplica y la alabanza, ambas profundamente unidas. La súplica está animada por la certeza de que, ante el sufrimiento o la contrición, Dios responderá y así, con la esperanza puesta en la misericordia divina, se abre a la alabanza y a la acción de gracias; la alabanza nace de una experiencia de salvación, que supone en sí misma el reconocimiento de nuestra pequeñez y la necesidad de ayuda que la súplica expresa. En los Salmos aprendemos a rezar con las palabras de Dios y del mismo modo que el niño aprende a expresar sus sentimientos con palabras ajenas, que recoge de sus padres, repitiéndolas hasta hacerlas suyas, así también nosotros nos apropiamos de las palabras que Dios nos ofrece en este libro, para poderle alabar como Él quiere. Por último, en el Salterio, que el Señor rezó cuando estaba en el mundo, se encuentran cumplidas las profecías que se unían a la figura mesiánica de David, desvelando en Jesús su sentido más pleno y profundo. Así el cristiano, rezando los Salmos, reza al Padre, en Cristo y con Cristo, asumiendo estos cantos una dimensión nueva en el Misterio Pascual.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, Colombia, Venezuela y otros países latinoamericanos. Os invito a que aprendáis de los Salmos a hablar con Dios y, repitiendo la súplica de los apóstoles, Señor, enséñanos a orar, abráis el corazón para acoger la plegaria del Maestro, en la que toda oración llega a su culmen. Muchas gracias.

[00984-04.01] [Texto original: Español]

Sintesi della catechesi in lingua portoghese

Queridos irmãos e irmãs,

Hoje iniciamos uma nova etapa no percurso das catequeses sobre a oração, ao entrar no "livro de oração" por excelência: o livro dos Salmos. Composto por cento e cinqüenta salmos, segundo diversas formas literárias, o Saltério se apresenta como uma manifestação das múltiplas experiências humanas que se fazem oração. E, dentre essas formas expressivas, há dois âmbitos que sintetizam toda a oração do saltério: a súplica e o louvor. Trata-se de duas dimensões correlacionadas e inseparáveis, pois toda a súplica é animada pela certeza de que Deus responderá, abrindo-se assim ao louvor; por sua vez o louvor brota da experiência da salvação recebida, que supõe a necessidade de ajuda, expressa pela súplica. Desta forma, os salmos ensinam a rezar, de modo análogo ao que acontece com a criança que aprende a falar, assimilando a língua de seus pais para poder expressar as suas sensações e emoções. Nos salmos, a própria Palavra de Deus se torna palavra de oração. Por fim, é com Jesus que os salmos encontram o seu cumprimento definitivo e o seu sentido mais pleno e profundo. De fato, o cristão recitando os salmos, reza ao Pai em Cristo e com Cristo.

Saúdo todos os peregrinos de língua portuguesa, em particular os brasileiros de Curitiba e os jovens portugueses que se organizaram sob o lema "Eu acredito" para unir seus coetâneos à volta do Sucessor de Pedro. Continuai a fazer da oração um meio para crescerdes nesta união. Cada dia, pedi a Jesus como os seus primeiros discípulos: "Senhor, ensinai-nos a rezar"! Que Deus vos abençoe!

[00985-06.01] [Texto original: Português]

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE  

Saluto in lingua polacca

Saluto in lingua croata

Saluto in lingua ceca

Saluto in lingua slovacca

Saluto in lingua ungherese

Saluto in lingua italiana

Saluto in lingua polacca  

Pozdrawiam polskich pielgrzymów. Jutro przypada uroczystość Bożego Ciała. W czasie Mszy świętych w sposób szczególny będziemy przeżywać tajemnicę przeistoczenia chleba i wina w Ciało i Krew Chrystusa i przyjmować je w Komunii świętej. Podczas nabożeństw i procesji będziemy adorować Jego rzeczywistą, sakramentalną obecność pośród nas. Niech ta uroczystość rozpali w nas cześć i miłość do Eucharystii, niewyczerpanego źródła łaski. Niech Bóg wam błogosławi!

[Saluto i pellegrini polacchi. Domani si celebra la solennità del Corpus Domini. Durante le Sante Messe in modo particolare vivremo il mistero della transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo e li riceveremo nella santa Comunione. Durante le funzioni e le processioni adoreremo la Sua reale, sacramentale presenza tra noi. Questa solennità infiammi in noi il rispetto e l’amore per l’Eucaristia, inesauribile fonte di grazia. Dio vi benedica!]

[00986-09.01] [Testo originale: Polacco]

Saluto in lingua croata  

Radosno pozdravljam sve hrvatske hodočasnike. Dragi prijatelji, okupljeni na nedjeljnom euharistijskom slavlju oko stola Gospodnjeg, hranite se Njegovim tijelom i krvlju kako biste živjeli u zajedništvu s Njime. Hvaljen Isus i Marija!

[Saluto con gioia i pellegrini Croati. Cari amici, radunati intorno all’altare del Signore per l’Eucaristia domenicale, nutritevi con il Suo Corpo e Sangue affinché viviate in comunione con Lui. Siano lodati Gesù e Maria!]

[00987-AA.01] [Testo originale: Croato]

Saluto in lingua ceca  

Zdravím a žehnám poutníky z České republiky, zvláště věřící z Mnichova Hradiště. Ať je váš křesťanský život patrný z hojného ovoce, především ze svědectví ryzí víry v Boha a z účinné lásky k bližnímu. Chvála Kristu.

[Saluto e benedico i pellegrini provenienti dalla Repubblica Ceca, specialmente i fedeli di Mnichovo Hradiste. La vostra vita cristiana sia riconoscibile dai buoni frutti, innanzitutto dalla testimonianza autentica della fede in Dio e dall’amore operoso per il prossimo. Sia lodato Gesù Cristo].

[00988-AA.01] [Testo originale: Ceco]

Saluto in lingua slovacca

Zo srdca vítam pútnikov zo Slovenska, osobitne z Košíc a Vrbového. Milí pútnici, Kristus je cesta k Otcovi a v Eucharistii sa ponúka každému z nás ako prameň božského života. Čerpajme vytrvalo z toho prameňa. S týmto želaním žehnám vás i vašich drahých. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Di cuore do il benvenuto ai pellegrini provenienti dalla Slovacchia, specialmente a quelli da Košice e Vrbové. Cari pellegrini, Cristo è la via che conduce al Padre e nell’Eucaristia si offre ad ognuno di noi come sorgente di vita divina. Attingiamone con perseveranza. Con questi voti benedico voi ed i vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!]

[00989-AA.01] [Testo originale: Slovacco]

Saluto in lingua ungherese  

Szeretettel köszöntöm a magyar zarándokokat, különösen a miskolci híveket. Az Apostolok sírjánál tett látogatásotok legyen alkalom arra, hogy megújuljatok a hitben, a reményben és a szeretetben. Szívből adom mindnyájatokra Apostoli áldásomat. Dicsértessék a Jézus Krisztus!

[Saluto con affetto i fedeli di lingua ungherese, specialmente i fedeli provenienti da Miskolc. Questa visita alle tombe degli Apostoli sia per voi occasione di rinnovamento della fede, della speranza e della carità. Volentieri imparto a tutti voi la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo!]

[00990-AA.01] [Testo originale: Ungherese]

Saluto in lingua italiana  

Rivolgo il mio cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare accolgo con gioia i fedeli della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, accompagnati dal loro Vescovo Mons. Gianfranco Todisco, e li esorto ad attingete dall'Eucaristia la forza per essere testimoni del Vangelo della carità, seguendo l'esempio del conterraneo san Giustino de’ Jacobis. Saluto poi con affetto il pellegrinaggio della Congregazione Orionina proveniente da Tortona e da Roma, con l’auspicio che questo incontro sia per tutti stimolo e incoraggiamento ad essere sempre più segni eloquenti dell'amore di Dio e missionari della sua pace. Saluto la Comunità dei Figli del Sacro Cuore di Gesù, qui convenuti con il loro Pastore Mons. Claudio Giuliodori, e li incoraggio a perseverare nei buoni propositi di fedeltà al Vangelo e alla Chiesa.

Saluto, ora, i giovani, i malati e gli sposi novelli. L’esempio e l’intercessione di San Luigi Gonzaga, di cui ieri abbiamo fatto memoria, solleciti voi, cari giovani, a valorizzare la virtù della purezza evangelica; aiuti voi, cari malati, ad affrontare la sofferenza trovando conforto in Cristo crocifisso; conduca voi, cari sposi novelli, a un amore sempre più profondo verso Dio e tra di voi.

Domani, festa del Corpus Domini, come ogni anno celebreremo alle ore 19 la Santa Messa a San Giovanni in Laterano. Al termine, seguirà la solenne processione che, percorrendo Via Merulana, si concluderà a Santa Maria Maggiore. Invito i fedeli di Roma e i pellegrini ad unirsi in questo atto di profonda fede verso l'Eucaristia, che costituisce il più prezioso tesoro della Chiesa e dell'umanità.

[00991-01.01] [Testo originale: Italiano]

[B0386-XX.01]