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CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL GIUBILEO DELLA COMUNITÀ CON I DISABILI, 29.11.2000


CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL GIUBILEO DELLA COMUNITÀ CON I DISABILI

INTERVENTO DEL CARD. ROGER ETCHEGARAY

INTERVENTO DI S.E. MONS. CRESCENZIO SEPE  

INTERVENTO DI MONS. ELVIO DAMOLI  

INTERVENTO DI DON MARIO CARRERA

Alle 12 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, si tiene la Conferenza Stampa di presentazione del Giubileo della Comunità con i Disabili (2- 3 dicembre 2000).

Prendono parte alla Conferenza Stampa: l’Em.mo Card. Roger Etchegaray, Presidente del Comitato Centrale del Grande Giubileo del 2000; S.E. Mons. Crescenzio Sepe, Segretario Generale del medesimo Comitato; Mons. Elvio Damoli, Direttore della Caritas Italiana; Don Mario Carrera, Direttore "Opera Don Guanella" e l’Avv. Maurizio Scelli, Segretario Generale dell’UNITALSI.

Pubblichiamo di seguito gli interventi dell’Em.mo Card. Roger Etchegaray, di S.E. Mons. Crescenzio Sepe, di Mons. Elvio Damoli e di Don Mario Carrera:

INTERVENTO DEL CARD. ROGER ETCHEGARAY

Con le persone disabili

Di tutti i pellegrinaggi dell’Anno Santo, ecco senza dubbio quello che ci trascina nel più profondo del mistero dell’amore di Dio che il Giubileo non cessa di celebrare nel tono lancinante di un bolero. Certo, la Chiesa riserva sempre ai disabili un posto privilegiato nei suoi raduni, ma si potrebbe pensare che sia per semplici motivi umanitari. Domenica prossima, addirittura tutta la basilica di san Paolo fuori le mura sarà per loro e per quelli che li accompagnano. Ci si deve, quindi, chiedere quale significato spirituale riveli una tale celebrazione anche per noi tutti, poiché è soprattutto attraverso coloro che soffrono, come attraverso il Cristo sofferente, che Dio ci parla.

La nostra epoca ha fatto molto sul piano sociale e professionale riguardo ai disabili; le famiglie non nascondono più, come un segreto di sofferenza e di amore, addirittura di vergogna, l’esistenza di certi disabili. Ci abituiamo a vivere tra di loro, ma li conosciamo per questo? Li incrociamo ma non sempre li accostiamo. La disabilità fisica e soprattutto quella mentale nasconde spesso il disabile: ci impedisce di vedere il suo vero volto. La pietà può essere altrettanto offensiva del rigetto; quella che abbassa il disabile al rango di assistito, come se dovesse aspettarsi tutto da noi, come se non avessimo niente da aspettarci da lui.

Già, frettolosi o distratti, abbiamo difficoltà a prestare attenzione alla vita degli altri; ancor più ci teniamo lontani dalle vite che non sono come le altre e che rovesciano la nostra scala dei valori. E tuttavia, sono questi disabili i migliori testimoni della vita , della vera vita: il desiderio di vivere è più forte delle ferite o della disabilità. Anche se per loro è un combattimento di ogni giorno, testimoniano che la fede nella vita è un dono, l’opera di Dio che è Vita e che è Amore. Ed alcuni tra di essi arrivano a vivere, secondo l’espressione di Paul Claudel, con "anime ingrandite nei corpi impediti."

Questo Giubileo non è solo dei disabili ma anche di quelli che li accompagnano. Non ci rendiamo conto dei tesori di cuore accumulati attorno ai disabili dalle famiglie e dalle comunità. Penso a quel papà di cui visitai il figlio down e che mi diceva serenamente: "Per il Signore non vi sono scarti ". Penso a Don Guanella, a Don Orione, a Jean Vanier al quale Giovanni Paolo II ha consegnato nel 1997 il premio internazionale Paolo VI per le sue "Comunità dell’Arco" sorte nei cinque continenti, di impronta ecumenica e interreligiosa, che si reggono, secondo le parole del suo fondatore, "non per i disabili ma grazie ai disabili".

Sì, il Giubileo dei disabili ci rinvia a noi stessi, al nostro proprio Giubileo da ravvivare mediante il contatto con loro. È presso questi nostri fratelli che possiamo comprendere meglio come il prezzo dell’uomo non si calcoli in cifre di efficienza, come l’amore sia una forza di risurrezione.

[02430-01.01] [Testo originale: Italiano]

INTERVENTO DI S.E. MONS. CRESCENZIO SEPE

Quando, molto tempo fa, i responsabili delle diverse categorie dei portatori di handicap domandarono di dedicare una giornata particolare a questi nostri fratelli, si accolse subito la loro richiesta, inserendola nel Calendario ufficiale del nostro Comitato Centrale.

Due i problemi: la data e la motivazione.

Circa la data del 3 dicembre, si ritenne opportuno conservarla in quanto, essendo la giornata dedicata dalle Nazioni Unite ai disabili, si volle rispettare una tradizione esistente in ogni Paese. Di fatto, oltre agli italiani, parteciperanno disabili provenienti dagli USA, Australia, Colombia, Brasile, Argentina, Corea, Togo, Etiopia, Francia, Inghilterra, Scozia, Polonia, ecc....

Quanto alla motivazione, si convenne che la ragione fondamentale per dedicare una giornata speciale ai portatori di handicap consiste nel fatto che questo appuntamento riassume bene il valore spirituale di tutto il Giubileo perchè esso non riguarda solo un particolare gruppo di persone, distinto dagli altri per la professione o lo stato civile, ma tutte le componenti della società, chiamate a far sì che quanti sono colpiti dall'handicap (il che può accadere, ed accade, a tutte le categorie: giovani e anziani, lavoratori e studenti, celibi, sposati e consacrati) non debbano patire, oltre alla menomazione fisica, anche l'emarginazione sociale. Tutto questo entra a pieno titolo nello spirito e nella sostanza del Giubileo, come si chiede il Santo Padre: "Come non sottolineare più decisamente l'opzione preferenziale della Chiesa per i poveri e gli emarginati?" (T.M.A., 51). A questo interrogativo lo stesso Papa, durante tutti questi anni di preparazione e celebrazione dell'Anno Santo, ha sempre risposto in una maniera direi quasi perentoria: nessuno deve sentirsi escluso dalla festa del Giubileo! Suggerendoci un metodo: la penitenza e la conversione.

L'Anno Santo del 2000 ha seguito questo metodo sin dall'inizio, riservando un'attenzione particolare proprio alle persone più deboli, presenti in varie celebrazioni o iniziative distribuite lungo tutto l'arco del calendario giubilare: dai bambini ai malati, dai poveri, ai migranti e ai profughi, dai giovani provenienti da paesi in guerra agli anziani soli...

Questa Giornata dedicata ai disabili è, perciò, non solo la sintesi di tutto il grande percorso di carità e di condivisione compiuto dal Giubileo, ma ancora qualcosa in più: la giornata che più di ogni altra richiama tutti insieme i valori della nostra umanità e della nostra capacità di essere e sentirci fratelli nel nome di Cristo. E proprio nel volto di questi nostri fratelli, il Giubileo stesso rispecchia tutta la profondità e l'intensità di un grande evento autenticamente spirituale. E’ per questo quindi che, così come è iniziato ed è proseguito, il Grande Giubileo del 2000 si conclude (quella che presentiamo è una delle sue ultime giornate) con un nuovo abbraccio della Chiesa ai poveri e ai sofferenti.

[02431-01.01] [Testo originale: Italiano]

INTERVENTO DI MONS. ELVIO DAMOLI

Nella giornata mondiale delle persone con disabilità, stabilita dall’ONU per il 3 dicembre, la Chiesa celebra il Giubileo della Comunità con le persone disabili. Si rivolge a se stessa, a quanti condividono la sua fede nel Signore Gesù, morto e risorto, ai credenti di altre religioni, e a tutti gli uomini di buona volontà per sostenere, promuovere, integrare e valorizzare pienamente le persone con disabilità, quali membra vive sia del suo essere che della società civile.

Vuole che questa giornata giubilare sia inoltre uno stimolo a crescere sempre di più, sia oggi e sia nel futuro, nella risposta d’amore al suo Sposo e Signore per promuovere la dignità delle persone con disabilità, dal primo momento della loro esistenza sino a quando esse vedranno Dio faccia a faccia.

Il Comitato preparatorio di questa giornata, istituito da due anni e rappresentante dei maggiori Movimenti ecclesiali che sono a servizio delle persone con disabilità, ha pensato ad una celebrazione delle Comunità che hanno all’interno delle Persone disabili nell’intento di proporre non una giornata "dei diversi" ma piuttosto per provocare la comunità ecclesiale e anche quella civile, affinché il disabile sia accolto, per quanto possibile, nella normalità della vita e per una vera integrazione all’interno della comunità.

E’ stato fatto un lavoro di sensibilizzazione e di preparazione inviando alle Conferenze Episcopali di tutto il mondo, ai Vescovi italiani e a tutti i Movimenti e le Associazioni sette schede preparatorie alla Giornata.

I pellegrini che giungeranno a Roma per la Giornata Giubilare saranno circa 12.000:

- 7500 circa saranno le persone con disabilità;

- 4500 circa gli accompagnatori e i familiari.

I Paesi rappresentati sono: Italia; Stati Uniti; Colombia; Togo; Francia; Corea; Belgio; Pakistan; Polonia; Argentina; Svizzera; Australia; Austria; Brasile; Etiopia.

Il programma prevede per sabato 2 dicembre un momento di preghiera e di festa in alcune delle parrocchie romane.

3000 pellegrini si recheranno in 20 parrocchie scelte tra quelle che hanno dato la disponibilità e che non hanno problemi di barriere architettoniche per un momento riflessione e di festa.

Domenica mattina ci sarà la celebrazione della S. Messa nella Basilica di San Paolo presieduta dal Santo Padre.

A partire dalle 8.00 i pellegrini saranno accolti nella Basilica dal Comitato preparatorio e dai volontari del Centro del Volontariato per il Giubileo.

Alle ore 10.00 inizierà la S. Messa e subito dopo il Santo Padre reciterà la preghiera dell’Angelus.

La celebrazione della S. Messa vedrà la partecipazione attiva dei disabili che saranno protagonisti dei momenti salienti della celebrazione:

- La musica sarà eseguita dall’orchestra Esagramma di Milano che è formata da disabili e normodotati. La composizione dei canti per la celebrazione è stata ideata proprio per tale circostanza: sono infatti dei brani accessibili e fruibili dalle persone con disabilità.

- Le letture e le preghiere dei fedeli saranno proclamate da persone disabili.

- Anche la processione offertoriale sarà eseguita da persone disabili.

- Tutta la celebrazione sarà tradotta utilizzando il linguaggio dei segni per consentire alle persone non udenti di vivere pienamente la celebrazione.

Al termine della celebrazione il Santo Padre donerà ad ogni partecipante una coroncina del S. Rosario come ricordo della giornata e come segno dell’abbraccio che vuole offrire ad ogni pellegrino.

Il pomeriggio sarà caratterizzato da un momento di festa nell’Aula Paolo VI.

L’accesso all’Aula avrà inizio a partire dalle ore 15.00: i pellegrini dopo la sistemazione avranno un primo momento di intrattenimento "Per far festa insieme" condotto da Lorena Bianchetti e Claudio Farnetani, con la partecipazione della banda dei Carabinieri e di un gruppo di Clown della famiglia Colombaioni.

Dalle 17.20 alle 18.55 (diretta RAITRE) si svolgerà la seconda parte della serata alla presenza del Santo Padre.

Lo spettacolo condotto da Giovanna MILELLA, ALBANO e Annalisa MINETTI vedrà la partecipazione di alcuni personaggi dello sport e dello spettacolo e con alcune testimonianze significative di disabili e delle loro famiglie.

Contemporaneamente alla celebrazione della giornata giubilare a Roma, in molte diocesi d’Italia e del mondo si celebrerà il giubileo delle comunità con persone disabili.

Il Comitato Preparatorio pensando alla giornata giubilare come ad un punto di partenza nel cammino da fare con i disabili all’interno della comunità raccoglierà tutto il materiale prodotto

per la giornata e gli interventi del Santo Padre e ne curerà un opuscolo che verrà offerto alle chiese per continuare il cammino intrapreso.

[02424-01.01] [Testo originale: Italiano]

INTERVENTO DI DON MARIO CARRERA

Cosa si intende per persona con disabilità?

Proprio 25 anni fa il 9 dicembre 1975 l'ONU promulgava la Dichiarazione dei Diritti della persona handicappata in cui si elencavano i diritti riservati (ma troppe volte negati) alla dignità della persona che ha diritto a godere una vita decente.

Ci sono anche il diritto alla vita sociale, alla salute, ai trattamenti medici, alle misure destinate ad una vita autonoma con il diritto ad una sicurezza economica che gli permetta una vita decente; il diritto ad una famiglia o ad un centro che la sostituisca. Inoltre la persona disabile deve essere protetta da qualsiasi tipo di sfruttamento.

Le persone con disabilità hanno diritto che la propria famiglia e la comunità civile siano adeguatamente informati su quanto sancito dai diritti contenuti nella dichiarazione ONU.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità il termine handicap si riferisce a limitazioni causate da una o più condizioni patologiche. Cioè una persona incapace di assicurarsi da sola a tutte o parte delle sue necessità.

Queste limitazioni ad una vita individuale o sociale normale possono essere di ordine fisico o mentale nell'adempimento di ruoli o compiti socialmente definiti che un individuo normalmente è chiamato a svolgere.

La definizione internazionale trova la sua chiave nell'espressione "socialmente definito"; questo aspetto della disabilità indica che la persona con handicap è il risultato di due realtà:

- una soggettiva con i suoi limiti e i suoi pesi;

- l'altra la società con le sue richieste e le sue aspettative.

Nel nuovo linguaggio non si usa più il termine handicappato, viene usata l'espressione "persona con disabilità".

La persona disabile non è una macchina rotta da aggiustare ma una creatura da aiutare a vivere; tuttavia la sua vita è immensamente più importante della sua disabilità.

Giuseppe Pontiggia nel suo romanzo "Nato due volte" nella dedica del suo volume sul frontespizio scrive: "Ai disabili che lottano non per diventare normali, ma se stessi".

L'essere se stessi porterà alla società dei benefici; il dialogare mescolando progetti diversi aiuterà tutta la società a sentirsi più ricca di qualità.

E per far sì che le persone con disabilità siano se stesse è necessaria una lunga scuola fatta di pazienza e di attenzione per scoprire dei messaggi che tante volte arrivano con lentezza e sono mondi diversi, mondi nuovi. Lo scoprire l'altra persona è sempre un entrare in un mondo nuovo anche perché la disabilità, in fondo, non è altro che un manifestare un'abilità in modo diverso.

Il nostro compito è segnare la nostra società con questa profezia vivente, in cui noi impariamo a scoprire il tutto in un frammento di bellezza.

Nel linguaggio della Chiesa possiamo affidarci al Vaticano II che chiama i disabili "i visitati dai mille volti della sofferenza".

Paolo VI "La presenza ferita di Dio".

Se l'espressione è passabile possiamo dire anche "la presenza di un Dio ferito", ma forse Giovanni Paolo II ci aiuta a comprendere questa espressione quando afferma "Con voi cammina il Signore che ha voluto immedesimarsi in ogni persona bisognosa e sofferente".

La Chiesa chiama i disabili ad essere maestri: il Santo Padre ha confidato alle persone disabili: "Contiamo su di voi per insegnare al mondo intero che cos'è l'amore".

I tipi di disabilità

Persone con disabilità:

fisica: - mobilità ridotta

sensoriale: - non vedenti o ipovedenti

- non udenti o ipoudenti

- sordo cieche

psicofisica - persone subnormali a livello intellettivo

mentale - disagio o disturbo psichico

La presenza delle persone con disabilità in Italia

Dalle stime Istat del 1999 in età superiore ai sei anni vivono in Italia circa 3.000.000 di persone con disabilità. Di questi:

1.100.000 hanno difficoltà motorie;

60.000 al di sotto dei 65 anni si muovono su sedie a ruote;

800.000 persone hanno problema di udito;

750.000 persone hanno disagio mentale.

Nell'età scolare abbiamo circa 120.000 studenti con disabilità con una prevalenza di soggetti con insufficienza mentale; 4000 sono gli studenti universitari disabili.

Dai quindici anni in su e nell'età adulta prevalgono le disabilità fisiche che hanno subito un forte aumento a causa degli incidenti sul lavoro, sulla strada, nella pratica sportiva o domestica.

L'allungamento della vita comporta delle malattie involutive e degenerative che determinano negli anziani alte percentuali di grave insufficienza che cresce al 20% dopo gli ottant'anni.

Il 15% delle famiglie italiane è direttamente coinvolto nel problema della disabilità.

Ci sono in Italia ogni anno ben 2000 famiglie visitate dal dramma dell'handicap con la nascita di un figlio.

Da una stima approssimativa, ma vicino alla realtà, possiamo dire che oltre mezzo miliardo di persone nel mondo vivono in condizione di disabilità.

L'85% di queste persone con disabilità (donne, bambine, bambini, uomini) vivono nei paesi in via di sviluppo.

Troppe volte il disagio psicofisico o mentale o fisico nasce da situazioni di estrema povertà, ma ci sono anche personaggi illustri che convivono o hanno convissuto con la disabilità.

Trasformare la consapevolezza in azione

Diceva il Vescovo Helder Camara "Se io sogno, il mio sogno è mio e di nessun altro, se riusciamo a sognare insieme i nostri sogni diventeranno realtà".

Non è proibito sognare, del resto l'utopia cristiana consiste nel far sì che con il nostro apporto il sognare di Dio diventi gioiosa realtà per tutti.

Al termine del Sinodo del Vescovi nel 1987 nell'appello dei vescovi a favore della categorie più tribolate della terra si diceva: ..."faremo tutto il possibile perché troviate il posto di cui avete diritto nella società e nella chiesa".

Il grappolo di obiettivi, i personaggi dei sogni, da consegnare alle braccia e al cuore dei portatori della persona disabile descritta nell'icona evangelica sono:

1- Sconfiggere le condizioni svantaggianti incrementando la ricerca scientifica per ridare luce a tanti occhi, suoni a tante orecchie, moto e manualità a tante gambe e mani.

2- Permettere un accesso alla partecipazione della vita sociale attraverso l'abolizione delle barriere architettoniche fisiche e, soprattutto, antropologiche.

Nelle casse dello Stato italiano sono giacenti ben 70 miliardi per l'abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici pubblici.

3- Attivare tutti gli organismi affinché ci sia un accesso alla scolarizzazione delle persone disabili.

4- Aumentare le opportunità di lavoro liberando il potenziale umano presente in ogni persona con disabilità e ridonando dignità e nobiltà attraverso il lavoro.

Nella Centesimus annus il Papa a questo riguardo parla di "benessere spirituale e materiale" conquistato attraverso l'attività lavorativa.

Su 451.000 persone disabili iscritte all'Ufficio di collocamento, 191.000 sono impegnati e 240.000 sono ancora in attesa di lavoro.

Ci sono delle fabbriche in Italia anche di notevole dimensione che hanno la maggioranza dei dipendenti segnati dall'handicap.

Associazioni nazionali ed al servizio delle persone con disabilità enti morali

Una trentina sono le associazioni di categoria: subnormali, spastici, down, affetti da sclerosi multipla, sordi, ciechi, autistici, distrofici, epilettici.

Accanto a queste associazioni esistono un centinaio di Enti morali e Fondazioni, quali le congregazioni religiose maschili e femminili che si interessano specificatamente di persone con disabilità (Cottolengo, i Servi della Carità di Don Guanella, Don Calabria, i Trinitari, Don Orione, La Nostra Famiglia, Le figlie di Santa Maria della Provvidenza, le Serve dei poveri di Siena, la Fondazione Pro Juventute di Don Gnocchi, Il MAC per i non vedenti).

L'elenco sarebbe molto lungo.

Ci sono poi le associazioni di volontariato: pensiamo all'Unitalsi, alle Misericordie, come altre associazioni locali (si parla di 4 milioni di volontari a servizio delle numerose disabilità).

[02423-01.01] [Testo originale: Italiano]