VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE LEONE XIV
A PAVIA E SANT'ANGELO LODIGIANO
CELEBRAZIONE DELLA PAROLA E VENERAZIONE DELLE RELIQUIE DI S. AGOSTINO
OMELIA DEL SANTO PADRE
Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro (Pavia)
Sabato, 20 giugno 2026
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Parole a braccio del Santo Padre nel chiostro del Convento dei Padri Agostiniani
Parole a braccio del Santo Padre fuori la Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia
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Parole a braccio del Santo Padre
Grazie, grazie! Buongiorno a tutti!
Se resto trenta secondi in più riconosco tanti di voi.
Sant’Agostino ci insegna a vivere ciò che Gesù Cristo ci ha insegnato: amare Dio, amare i fratelli e le sorelle. Quando gli hanno domandato: “Qual è più importante dei due?”, rispose: “In ordine a quello che hai scritto, amare Dio, però non sappiamo se stiamo amando Dio se non amiamo i fratelli”. Quindi l’amore fraterno è tanto importante! La carità verso tutti, oggi, è un messaggio di Sant’Agostino, di Gesù Cristo, molto importante per il mondo. Che siamo tutti veramente questo segno di amore, di carità nel mondo! Che sappiamo vivere il perdono, la riconciliazione, la pace!
Dio benedica tutti voi. Grazie per essere qui. È un piacere salutarvi e vi diamo la benedizione.
Benedizione.
Grazie, grazie! Auguri!
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Eminenza,
Eccellenze, cari fratelli nell’Episcopato,
cari presbiteri e diaconi,
cari religiosi, religiose e seminaristi,
miei confratelli agostiniani,
fratelli e sorelle,
sono felice di trovarmi qui in mezzo a voi e ringrazio il Vescovo, Mons. Corrado Sanguineti, e Padre Joseph Farrell, Priore Generale dell'Ordine di Sant'Agostino, per le parole di benvenuto che mi hanno rivolto. Sono contento di quanto ho sentito su questa Chiesa che è in Pavia: una Comunità di antica tradizione che rimane viva e presente nella città e nel territorio, attenta ai segni di questo tempo e alle sue sfide, senza lasciarsi scoraggiare dalle fatiche, dal contesto secolarizzato e dalle difficoltà nella trasmissione della fede.
Per non scoraggiarsi serve uno sguardo animato dallo spirito della fede, che aiuti a leggere la realtà in modo più profondo rispetto a ciò che appare a prima vista, e a non scivolare in un atteggiamento negativo, pessimista, incapace di generare vita nuova. Lo sguardo che ci è richiesto – e che lo Spirito Santo ci dona – è invece quello di Gesù. In mezzo alle difficoltà e alle incomprensioni, Egli vede la mano provvidente del Padre nei gigli dei campi, negli uccelli del cielo (cfr Mt 6,28-29), nutre la speranza nel piccolo seme che cresce (cfr Mc 4,30-33) e invita ad alzare i nostri occhi e guardare i campi che già biondeggiano per la mietitura (cfr Gv 4,35). Nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium Papa Francesco ci ha spronato a questa lettura spirituale della realtà, dicendo: «Lo sguardo di fede è capace di riconoscere la luce che sempre lo Spirito Santo diffonde in mezzo all’oscurità […]. La nostra fede è sfidata a intravedere il vino in cui l’acqua può essere trasformata, e a scoprire il grano che cresce in mezzo alla zizzania» (n. 84).
Illuminati dalla speranza del Vangelo e prendendo spunto da quanto ci ha detto nella Lettura l’Apostolo Pietro (cfr 1Pt 2,4-10), che chiama “pietre vive” i discepoli del Signore, chiediamoci: come possiamo oggi, qui a Pavia, essere una Chiesa viva?
La prima indicazione dell’Apostolo è essenziale: stare uniti a Cristo, pietra viva, scartata dagli uomini ma scelta da Dio. Cristo è il fondamento dell’edificio spirituale, è la pietra angolare posta come base del nostro cammino ecclesiale, dell’agire pastorale e dell’evangelizzazione (cfr vv. 4-5).
Questo essere costruiti e costruire in Cristo ci preserva dal rischio di disperderci e affaticarci in cose secondarie, magari buone, ma che non vanno all’essenziale. Naturalmente siamo chiamati a essere realisti, e sappiamo che nelle comunità parrocchiali e nella vita di una diocesi ci sono tante urgenze e tanti impegni che richiedono presenza e molteplici attività. Si tratta però di ricondurre tutto al centro, di costruire sempre a partire dalla pietra angolare, di impedire che le nostre azioni risultino dispersive, centrate unicamente su noi stessi e sui nostri sforzi. Poiché il centro è Cristo, tutti attingiamo da quest’unica fonte e sottoponiamo il nostro impegno al discernimento che proviene dalla sua luce e dalla sua Parola. Allora facciamo crescere una Chiesa in cui si cammina insieme, capace di rinnovarsi senza dividersi, in cui tutti si riconoscono fratelli e lavorano con gioia al servizio del Regno di Dio.
Questo implica quanto all’inizio diceva il vostro Vescovo: dobbiamo imparare ad essere comunità cristiane centrate sull’essenziale, anche se ciò dovesse comportare la rinuncia a qualche struttura e a qualche sicurezza del passato. L’essenziale è vivere con Cristo, e diffondere il suo Vangelo è ciò che ci deve stare a cuore. Lo raccomando anzitutto ai presbiteri, che talvolta possono soffrire il senso di dispersione interiore, di stanchezza per le molteplici incombenze: ritornate sempre al centro, unificate tutto nella relazione con il Signore, e in Lui scoprite la gioia della fraternità presbiterale e il comune lavoro pastorale con i laici. E lo raccomando anche alle religiose e ai religiosi, che conoscono spesso la fatica di attualizzare il carisma a cui appartengono, ma che hanno sempre bisogno di ripartire da Cristo e di mettere in comune i talenti ricevuti sia con altre comunità religiose sia con l’insieme della Chiesa diocesana.
Aderire a Cristo, pietra angolare, ci permette anche di affrontare le problematiche odierne che riguardano la trasmissione della fede e la pratica religiosa. In un tempo nel quale molte persone sembrano aver perduto il gusto spirituale o, per diverse ragioni, non riescono più ad avvertire come attraente la proposta della fede cristiana per la loro vita, siamo chiamati anzitutto a portare l’annuncio del Vangelo, un annuncio gioioso e liberante di Gesù Cristo, che faccia emergere la bellezza della fede per la nostra vita e per la nostra società. C’è sempre più bisogno, oggi, di accompagnare le persone alla scoperta o alla riscoperta della fede. Perciò, bisogna annunciare il nucleo del Vangelo, cioè Gesù, che nella sua incarnazione, morte e risurrezione ci rivela il mistero di Dio e al tempo stesso il mistero che siamo noi stessi. «Una pastorale in chiave missionaria […] si concentra sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario» (Evangelii gaudium, 35).
In questo contesto, la figura di Sant’Agostino brilla di luce preziosa. Il suo pensiero, la storia della sua conversione, la sua spiritualità ci ricordano il valore e il primato dell’interiorità: «Non uscire fuori di te, ritorna in te stesso: la verità abita nell’uomo interiore» (De vera religione, XXXIX, 72). Il bisogno di rientrare in sé stessi, di non disperdersi nella frammentazione esteriore, di cercare e trovare un senso che orienti la nostra vita e animi le nostre relazioni, è un’esigenza comune a tutti: oggi esso riaffiora in modi diversi anche nella fretta e nella dispersione del vivere quotidiano, soprattutto negli interrogativi dei più giovani.
Quando la nostra testimonianza di fede è coerente e appassionata, noi stessi diventiamo “pietre vive” che compongono l’edificio spirituale che è la Chiesa. Lo stile di vita dei cristiani, che era nuovo e stupefacente agli inizi, nel confronto con il mondo giudaico e con quello pagano, deve esserlo tutt’ora, nel mondo di oggi. Uniti a Cristo possiamo infatti esprimere il nostro sacerdozio santo, offrendo ogni giorno sacrifici spirituali (cfr 1Pt 2,5). Intessuto di preghiera e di servizio al prossimo, questo culto trasforma la nostra vita in segno del Vangelo attraverso le scelte, le azioni e le relazioni.
Carissimi, come pietre vive, siamo chiamati a essere Chiesa ben radicata nel territorio, Chiesa che cammina in mezzo alle fatiche e alle speranze della gente, esperta nell’arte di ascoltare e di accompagnare, curando le relazioni con le famiglie, con coloro che si preparano a ricevere i Sacramenti e anche con chi si affaccia saltuariamente o è lontano dalla vita di fede.
So che siete già animati da questa passione pastorale e vi invito a coltivarla senza scoraggiarvi, cercando di raggiungere tutti con la gioia del Vangelo, valorizzando il meglio della vostra storia – pensiamo agli oratori – e sperimentando nuove possibilità di incontro. Particolare cura merita l’impegno di rendere organiche le reti di piccole comunità che si incontrano nelle case intorno al Vangelo, aperte al servizio della comunità parrocchiale o pastorale. L’ascolto della Parola genera vivacità spirituale, stimola la testimonianza negli ambienti di vita, anche attraverso i movimenti e le associazioni, spinge a farsi prossimi dei poveri. E, specialmente qui a Pavia, sottolineo l’importanza della pastorale universitaria e del dialogo con la cultura. Lo studio e l’elaborazione scientifica spronano i credenti a pensare una proposta di fede capace di illuminare la ricerca di verità, di giustizia e di bellezza che muove l’animo umano. So che avete iniziato a compiere passi significativi per assumere uno stile sinodale nella vita comunitaria, integrando il cammino tradizionale delle parrocchie con nuove iniziative di evangelizzazione. Vi invito perciò a proseguire su questa strada, imparando sempre più a camminare insieme, nel comune discernimento ed elaborando progetti condivisi, coltivando la fraternità e promuovendo la corresponsabilità.
Cari fratelli e sorelle, Maria Santissima, Madre della Chiesa, vi ottenga il desiderio ardente di vivere e testimoniare il Vangelo, nella carità fraterna che ci rende unico popolo in cammino verso Dio. Venerando le reliquie del santo padre Agostino, chiedo che egli, insieme al vostro Patrono San Siro, interceda sempre per questa Chiesa e per la città di Pavia. Grazie!
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Parola a braccio del Santo Padre
Buonasera a tutti! Ciao, buonasera!
Grazie per essere qui. Avete seguito tutta la cerimonia in preghiera qui fuori. Adesso do anche a voi una benedizione, chiedendo che il Signore vi accompagni e vi protegga sempre.
Benedizione.
Auguri a tutti voi! Grazie, grazie!
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