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[Testo consegnato - Non completo di eventuali aggiunte a braccio]

 

Congregazione Generale 4 - 9 ottobre 2023

Una comunione che si irradia

Introduzione al Modulo 2

Jean-Claude Card. Hollerich

Relatore generale

Buongiorno a tutti e bentornati alla nostra Aula dopo la pausa dei lavori per celebrare la domenica. Con la Santa Messa di questa mattina, che ci ha permesso di assaporare la ricchezza di uno dei riti della nostra Chiesa una e multiforme, siamo entrati nel secondo Modulo dei nostri lavori, collegato alla Sezione B1 dell’Instrumentum laboris.

Nel primo Modulo abbiamo ripreso contatto con l’esperienza del camminare insieme del Popolo di Dio in questi due anni e abbiamo lavorato per mettere meglio a fuoco la Chiesa sinodale come visione di insieme. Con il secondo Modulo entriamo invece nell’esame della prima delle tre questioni che sono emerse dall’ascolto del Popolo di Dio e su cui questa Assemblea è chiamata a esercitare il proprio discernimento. Ma non dimentichiamo il primo Modulo: per evitare di smarrire il senso di quello che stiamo facendo, abbiamo bisogno di inserire il lavoro dei prossimi giorni, che ci condurrà a confrontarci con interrogativi puntuali e concreti, all’interno dell’orizzonte di quanto abbiamo fatto tra mercoledì e sabato scorso. Dal primo Modulo raccogliamo anche un secondo frutto, altrettanto importante: abbiamo fatto esperienza del metodo della conversazione nello Spirito, e possiamo così sentirci più a nostro agio in questo modo di camminare insieme che continueremo a praticare. Soprattutto abbiamo iniziato a tessere relazioni e costruire legami, abbiamo cominciato a passare dall’io al noi. In questo Modulo cambia la composizione dei Circoli Minori, ma siamo invitati a portarci dietro il clima di collaborazione dei giorni scorsi. Ringrazio ancora i facilitatori per il loro servizio.

Questa introduzione al secondo modulo integra più voci: molto rapidamente passerò la parola a p. Timothy Radcliffe OP e alla professoressa Anna Rowlands, che ci forniranno un inquadramento d’insieme del tema del Modulo 2, rispettivamente in una prospettiva biblico-spirituale e teologica. Li ringrazio per la disponibilità ad aiutarmi nel compito di lanciare il lavoro dei prossimi giorni. Seguiranno poi le testimonianze di tre membri dell’Assemblea, che condivideranno l’esperienza della loro Chiesa locale in relazione al tema del nostro Modulo.

Ma è venuto il momento di entrare nel tema del secondo Modulo. Se la vostra mente funziona come la mia, quando leggete le numerose domande che si trovano nelle Schede di lavoro della sezione B1 dell’Instrumentum laboris, potreste trovare utile concentrarvi innanzitutto sul titolo «Una comunione che si irradia», e ancor più sulla domanda immediatamente successiva: «Come essere più pienamente segno e strumento di unione con Dio e di unità del genere umano?». Questa è la questione prioritaria che emerge dal processo sinodale e che può aiutarci a orientarci nelle nostre discussioni del Modulo 2.

Siamo innanzitutto in comunione con Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo. La Santissima Trinità è la base di ogni comunione. Il Dio uno e trino ha creato l’umanità, ogni essere umano; e questo Dio, che è amore, ama l’intera creazione, ogni singola creatura e ogni essere umano in modo speciale. L’amore di Dio è così grande che il suo potere salvifico è il modo in cui si manifesta. Come Chiesa, come Popolo di Dio, siamo in questa dinamica di salvezza. E in questa dinamica si trovano le basi dell’unità del genere umano.

La storia personale di ciascuno e la molteplicità delle nostre esperienze umane, raccolte in modo sinodale, ci aiutano a comprendere meglio le domande che la sezione B1 dell’Instrumentum laboris pone e a cercare delle risposte.

Permettetemi di condividere una di queste esperienze. Mi è capitato di ascoltare la storia di una famiglia che si era trasferita dall’Africa in un Paese europeo. Hanno fatto fatica a trovare una parrocchia in cui vivere la loro fede. La parrocchia cattolica che avevano frequentato all’inizio era una parrocchia di praticanti che vanno a Messa, ma la comunità non offriva un senso di comunione più profondo. Si sentivano guardati dall’alto in basso perché avevano abitudini religiose diverse. Si sentivano esclusi. Hanno trovato una comunità metodista dove sono stati accolti, hanno ricevuto un aiuto concreto per muovere i primi passi nel nuovo Paese. Soprattutto, sono stati accolti come fratelli e sorelle, non come oggetti di carità, non erano semplicemente un mezzo per persone che volevano fare del bene. Sono stati accolti come esseri umani che camminano insieme. Quando ho sentito questa testimonianza, mi sono venuti in mente il mio Paese e la mia Chiesa. Probabilmente da noi sarebbe accaduto lo stesso, con la differenza che noi non c’è una Chiesa metodista per accoglierli.

Tutti sono invitati a far parte della Chiesa. Alla Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona Papa Francesco ha ripetuto «todos... todos». E nell’omelia della Messa di apertura della nostra Assemblea: «tutti... tutti». In profonda comunione con il Padre attraverso lo Spirito Santo, Gesù ha esteso questa comunione a tutti i peccatori. Siamo pronti a fare lo stesso? Siamo pronti a farlo con gruppi da cui potremmo sentirci infastiditi perché il loro modo di essere sembra minacciare la nostra identità? Todos... tutti... Se ci comportiamo come Gesù, testimonieremo l’amore di Dio per il mondo. Se non ci riusciamo, assomiglieremo a un club identitario.

Che cosa significa questo per l’ecumenismo? Come possiamo vivere la nostra fede cattolica in modo tale che la profonda comunione che abbiamo sentito nella veglia di preghiera prima del nostro ritiro non sia una bella eccezione, ma diventi una realtà ordinaria? Come possiamo vivere profondamente la nostra fede nella nostra cultura senza escludere le persone di altre culture? Come possiamo impegnarci con donne e uomini di altre tradizioni di fede per la giustizia, la pace e l’ecologia integrale?

Questo è un esempio della posta in gioco del Modulo 2. Dobbiamo pensare, dobbiamo riflettere, ma la nostra riflessione non deve assumere la forma di un trattato teologico o sociologico. Dobbiamo partire da esperienze concrete, le nostre personali e soprattutto l’esperienza collettiva del Popolo di Dio che ha parlato attraverso la fase di ascolto.

Concedetemi ancora un minuto per ripercorrere brevemente la scansione dei passi di questo Modulo. Oggi pomeriggio e domani mattina lavoreremo nei Circoli Minori, secondo il metodo di un discernimento in comune ispirato alla conversazione nello Spirito, che già abbiamo sperimentato: ci ascoltiamo a vicenda, ascoltiamo lo Spirito e cominciamo a elaborare la bozza del resoconto del gruppo e a preparare l’intervento che il relatore leggerà in assemblea e che si concentrerà sui punti che il gruppo desidera sottoporre all’Assemblea per rendere più profondo il nostro discernimento.

C’è anche una novità: la composizione dei gruppi è cambiata. Ve ne siete accorti nel momento in cui vi siete seduti al vostro tavolo. Questa volta i gruppi sono formati in base alle preferenze sia linguistiche, sia tematiche, seguendo il più possibile le indicazioni che ciascuno ha fornito. A differenza del primo Modulo, i gruppi non seguono tutti la medesima traccia, ma ognuno affronta una sola delle cinque Schede di lavoro che l’Instrumentum laboris propone per la Sezione B1. Non saremo comunque su pianeti diversi. Come spiega l’Instrumentum laboris stesso, «Tra le Schede […] ci sono evidenti punti di contatto, e anche sovrapposizioni. […] in questo modo si evidenzia la ricca rete di interconnessioni tra i temi toccati». Così, possiamo immaginare le cinque Schede come prospettive diverse a partire dalle quali abbordare l’interrogativo di fondo del nostro Modulo, quello che sta nel titolo e che ricordavo in apertura: «Come essere più pienamente segno e strumento di unione con Dio e di unità del genere umano?».

Nei diversi contesti questo interrogativo assume risonanze differenti. La pluralità delle tracce è un modo per farle emergere, consentendo a ciascuno di noi di offrire un contributo radicato nella prospettiva peculiare della Chiesa locale da cui proviene. Peraltro, la varietà dei contesti locali trova spazio anche all’interno delle singole Schede. Ciascuna si concentra su una precisa «Domanda per il discernimento»: affrontarla è l’obiettivo del gruppo. Le altre domande che trovate nella Scheda sono radicate in quanto è emerso dalla fase dell’ascolto e danno espressione agli ambiti concreti in cui la domanda per il discernimento si declina nelle diverse regioni, aiutando a evitare il rischio della genericità. Sono cariche dei volti e delle preoccupazioni del Popolo di Dio, ma l’obiettivo del lavoro di gruppo non è affrontarle una per una. La varietà offerta dalle riflessioni sulle diverse Schede e la peculiarità di ciascun gruppo renderà il nostro scambio in plenaria ancora più ricco. Per questo nel Modulo 2, così come in quelli sulla sezione B che seguiranno, avremo tre Congregazioni Generali, cioè tre mezze giornate, e non solo due, per ascoltare le comunicazioni dei Circoli Minori e gli interventi liberi.

Invito ora p. Timothy Radcliffe OP e poi la professoressa Anna Rowlands a prendere la parola. La pausa di silenzio che seguirà ciascuno dei loro interventi favorirà un ascolto meditativo da parte nostra. A loro non chiediamo suggerimenti o risposte preconfezionate, né tantomeno di fare il lavoro al posto nostro. Ci aspettiamo piuttosto che illuminino l’orizzonte spirituale e teologico, entro cui si collocano le questioni che siamo chiamati a trattare, e che ci forniscano qualche stimolo per costruire il linguaggio con cui affrontarle.

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