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CAPPELLA PAPALE NELLA SOLENNITÀ DELLA EPIFANIA DEL SIGNORE, CON IL RITO DI ORDINAZIONE EPISCOPALE, 06.01.2012


Alle ore 9.30 di oggi, Solennità dell’Epifania del Signore, il Santo Padre Benedetto XVI celebra nella Basilica Vaticana la Santa Messa nel corso della quale conferisce l’Ordinazione episcopale ai presbiteri: Mons. Charles John Brown, eletto Arcivescovo titolare di Aquileia e nominato Nunzio Apostolico in Irlanda e Mons. Marek Solczyński, eletto Arcivescovo titolare di Cesarea di Mauritania e nominato Nunzio Apostolico in Georgia e Armenia.
Concelebrano con il Santo Padre i Vescovi co-ordinanti: il Card. Tarcisio Bertone, S.D.B., e il Card. William Joseph Levada, e i due Vescovi eletti.
Il rito di Ordinazione ha luogo dopo la proclamazione del Santo Vangelo e l’annunzio del giorno della Pasqua, che quest’anno si celebra l’8 aprile.
Nel corso della Santa Messa, il Papa pronuncia l’omelia che riportiamo di seguito:

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

L’Epifania è una festa della luce. "Àlzati, [Gerusalemme,] rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te" (Is 60,1). Con queste parole del profeta Isaia, la Chiesa descrive il contenuto della festa. Sì, è venuto nel mondo Colui che è la vera Luce, Colui che rende gli uomini luce. Egli dona loro il potere di diventare figli di Dio (cfr Gv 1,9.12). Il cammino dei Magi d’Oriente è per la liturgia soltanto l’inizio di una grande processione che continua lungo tutta la storia. Con questi uomini comincia il pellegrinaggio dell’umanità verso Gesù Cristo – verso quel Dio che è nato in una stalla; che è morto sulla croce e che, da Risorto, rimane con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (cfr Mt 28,20). La Chiesa legge il racconto del Vangelo di Matteo insieme con la visione del profeta Isaia, che abbiamo ascoltato nella prima lettura: il cammino di questi uomini è solo un inizio. Prima erano venuti i pastori – le anime semplici che dimoravano più vicino al Dio fattosi bambino e che più facilmente potevano "andare di là" (cfr Lc 2,15) verso di Lui e riconoscerLo come Signore. Ora, però, vengono anche i sapienti di questo mondo. Vengono grandi e piccoli, re e servi, uomini di tutte le culture e di tutti i popoli. Gli uomini d’Oriente sono i primi, ai quali tanti, lungo tutti i secoli, vengono dietro. Dopo la grande visione di Isaia, la lettura tratta dalla Lettera agli Efesini esprime la stessa cosa in modo sobrio e semplice: le genti condividono la stessa eredità (cfr Ef 3,6). Il Salmo 2 l’aveva formulato così: "Ti darò in eredità le genti e in tuo dominio le terre più lontane" (Sal 2,8).

I Magi d’Oriente precedono. Inaugurano il cammino dei popoli verso Cristo. Durante questa santa Messa conferirò a due sacerdoti l’Ordinazione episcopale, li consacrerò Pastori del popolo di Dio. Secondo le parole di Gesù, precedere il gregge fa parte del compito del Pastore (cfr Gv 10,4). Quindi, in quei personaggi che come primi pagani trovarono la via verso Cristo, possiamo forse cercare – nonostante tutte le differenze nelle vocazioni e nei compiti – indicazioni per il compito dei Vescovi. Che tipo di uomini erano costoro? Gli esperti ci dicono che essi appartenevano alla grande tradizione astronomica che, attraverso i secoli, si era sviluppata nella Mesopotamia e ancora vi fioriva. Ma questa informazione da sola non basta. C’erano forse molti astronomi nell’antica Babilonia, ma solo questi pochi si sono incamminati e hanno seguito la stella che avevano riconosciuto quale stella della promessa, quale indicatore della strada verso il vero Re e Salvatore. Essi erano, possiamo dire, uomini di scienza, ma non soltanto nel senso che volevano sapere molte cose: volevano di più. Volevano capire che cosa conta nell’essere uomini. Probabilmente avevano sentito dire della profezia del profeta pagano Balaam: "Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele" (Nm 24,17). Essi approfondirono quella promessa. Erano persone dal cuore inquieto, che non si accontentavano di ciò che appare ed è consueto. Erano uomini alla ricerca della promessa, alla ricerca di Dio. Ed erano uomini vigilanti, capaci di percepire i segni di Dio, il suo linguaggio sommesso ed insistente. Ma erano anche uomini coraggiosi e insieme umili: possiamo immaginare che dovettero sopportare qualche derisione, perché si incamminarono verso il Re dei Giudei, affrontando per questo molta fatica. Per essi non era decisivo ciò che pensava e diceva di loro questo o quello, anche persone influenti ed intelligenti. Per loro contava la verità stessa, non l’opinione degli uomini. Per questo affrontarono le rinunce e le fatiche di un percorso lungo ed incerto. Fu il loro coraggio umile a consentire ad essi di potersi chinare davanti al bambino di gente povera e di riconoscere in Lui il Re promesso, la cui ricerca e il cui riconoscimento era stato lo scopo del loro cammino esteriore ed interiore.

Cari amici, come non vedere in tutto ciò alcuni tratti essenziali del ministero episcopale? Anche il Vescovo deve essere un uomo dal cuore inquieto che non si accontenta delle cose abituali di questo mondo, ma segue l’inquietudine del cuore che lo spinge ad avvicinarsi interiormente sempre di più a Dio, a cercare il suo Volto, a conoscerLo sempre di più, per poterLo amare sempre di più. Anche il Vescovo deve essere un uomo dal cuore vigilante che percepisce il linguaggio sommesso di Dio e sa discernere il vero dall’apparente. Anche il Vescovo deve essere ricolmo del coraggio dell’umiltà, che non si interroga su che cosa dica di lui l’opinione dominante, bensì trae il suo criterio di misura dalla verità di Dio e per essa s’impegna: "opportune – importune". Deve essere capace di precedere e di indicare la strada. Deve precedere seguendo Colui che ha preceduto tutti noi, perché è il vero Pastore, la vera stella della promessa: Gesù Cristo. E deve avere l’umiltà di chinarsi davanti a quel Dio che si è reso così concreto e così semplice da contraddire il nostro stolto orgoglio, che non vuole vedere Dio così vicino e così piccolo. Deve vivere l’adorazione del Figlio di Dio fattosi uomo, quell’adorazione che sempre di nuovo gli indica la strada.

La liturgia dell’Ordinazione episcopale interpreta l’essenziale di questo ministero in otto domande rivolte ai Consacrandi, che iniziano sempre con la parola: "Vultis? – volete?". Le domande orientano la volontà e le indicano la strada da prendere. Vorrei qui brevemente menzionare soltanto alcune delle parole-chiave di tale orientamento, nelle quali si concretizza ciò su cui poc’anzi abbiamo riflettuto a partire dai Magi dell’odierna festa. Compito dei Vescovi è il "praedicare Evangelium Christi", il "custodire" e "dirigere", il "pauperibus se misericordes praebere", l’"indesinenter orare". L’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo, il precedere e dirigere, il custodire il sacro patrimonio della nostra fede, la misericordia e la carità verso i bisognosi e i poveri, in cui si rispecchia l’amore misericordioso di Dio per noi e, infine, la preghiera continua sono caratteristiche fondamentali del ministero episcopale. La preghiera continua che significa: non perdere mai il contatto con Dio; lasciarsi sempre toccare da Lui nell’intimo del nostro cuore ed essere così pervasi dalla sua luce. Solo chi conosce personalmente Dio può guidare gli altri verso Dio. Solo chi guida gli uomini verso Dio, li guida sulla strada della vita.

Il cuore inquieto, di cui abbiamo parlato rifacendoci a sant’Agostino, è il cuore che, in fin dei conti, non si accontenta di niente che sia meno di Dio e, proprio così, diventa un cuore che ama. Il nostro cuore è inquieto verso Dio e rimane tale, anche se oggi, con "narcotici" molto efficaci, si cerca di liberare l’uomo da questa inquietudine. Ma non soltanto noi esseri umani siamo inquieti in relazione a Dio. Il cuore di Dio è inquieto in relazione all’uomo. Dio attende noi. È in ricerca di noi. Anche Lui non è tranquillo, finché non ci abbia trovato. Il cuore di Dio è inquieto, e per questo si è incamminato verso di noi – verso Betlemme, verso il Calvario, da Gerusalemme alla Galilea e fino ai confini del mondo. Dio è inquieto verso di noi, è in ricerca di persone che si lasciano contagiare dalla sua inquietudine, dalla sua passione per noi. Persone che portano in sé la ricerca che è nel loro cuore e, al contempo, si lasciano toccare nel cuore dalla ricerca di Dio verso noi. Cari amici, questo era il compito degli Apostoli: accogliere l’inquietudine di Dio verso l’uomo e portare Dio stesso agli uomini. E questo è il vostro compito sulle orme degli Apostoli: lasciatevi colpire dall’inquietudine di Dio, affinché il desiderio di Dio verso l’uomo possa essere soddisfatto.

I Magi hanno seguito la stella. Attraverso il linguaggio della creazione hanno trovato il Dio della storia. Certo, il linguaggio della creazione da solo non basta. Solo la Parola di Dio che incontriamo nella Sacra Scrittura poteva indicare loro definitivamente la strada. Creazione e Scrittura, ragione e fede devono stare insieme per condurci al Dio vivente. Si è molto discusso su che genere di stella fosse quella che guidò i Magi. Si pensa ad una congiunzione di pianeti, ad una Super nova, cioè ad una di quelle stelle inizialmente molto deboli in cui un’esplosione interna sprigiona per un certo tempo un immenso splendore, ad una cometa, e così via. Continuino pure gli scienziati questa discussione. La grande stella, la vera Super nova che ci guida è Cristo stesso. Egli è, per così dire, l’esplosione dell’amore di Dio, che fa splendere sul mondo il grande fulgore del suo cuore. E possiamo aggiungere: i Magi d’Oriente di cui parla il Vangelo di oggi, così come generalmente i Santi, sono diventati a poco a poco loro stessi costellazioni di Dio, che ci indicano la strada. In tutte queste persone il contatto con la Parola di Dio ha, per così dire, provocato un’esplosione di luce, mediante la quale lo splendore di Dio illumina questo nostro mondo e ci indica la strada. I Santi sono stelle di Dio, dalle quali ci lasciamo guidare verso Colui al quale anela il nostro essere. Cari amici, voi avete seguito la stella Gesù Cristo, quando avete detto il vostro "sì" al sacerdozio e al ministero episcopale. E certamente hanno brillato per voi anche stelle minori, aiutandovi a non perdere la strada. Nelle Litanie dei Santi invochiamo tutte queste stelle di Dio, affinché brillino sempre di nuovo per voi e vi indichino la strada. Venendo ordinati Vescovi, siete chiamati ad essere voi stessi stelle di Dio per gli uomini, a guidarli sulla strada verso la vera Luce, verso Cristo. Preghiamo dunque in quest’ora tutti i Santi, affinché voi possiate sempre rispondere a questo vostro compito e mostrare agli uomini la luce di Dio. Amen.

[00021-01.02] [Testo originale: Italiano]

TRADUZIONE IN LINGUA FRANCESE

Chers Frères et Sœurs !

L’Épiphanie est une fête de la lumière. « Debout ! [Jérusalem] Rayonne ! Car voici ta lumière et sur toi se lève la gloire du Seigneur » (Is 60,1). Avec ces paroles du prophète Isaïe, l’Église décrit le contenu de la fête. Oui, Il est venu dans le monde Celui qui est la vraie Lumière, Celui qui rend les hommes lumière. Il leur donne le pouvoir de devenir enfants de Dieu (cf. Jn 1,9.12). Le voyage des Mages d’Orient est pour la liturgie le début seulement d’une grande procession qui continue tout au long de l’histoire. Avec ces hommes commence le pèlerinage de l’humanité vers Jésus-Christ – vers ce Dieu qui est né dans une étable ; qui est mort sur la croix et qui depuis sa résurrection demeure avec nous tous les jours jusqu’à la fin du monde (cf. Mt 28,20). L’Église lit le récit de l’Évangile de Matthieu avec celui de la vision du prophète Isaïe, que nous avons écouté dans la première lecture : le voyage de ces hommes est seulement un commencement. D’abord étaient venus les bergers – des âmes simples qui demeuraient au plus près du Dieu fait petit enfant et qui pouvaient aller vers Lui plus facilement (cf. Lc 2,15) et Le reconnaître comme Seigneur. Mais maintenant, viennent aussi les sages de ce monde. Viennent les grands et les petits, les rois et les serviteurs, les hommes de toutes les cultures et de tous les peuples. Les hommes d’Orient sont les premiers, suivis par tant d’autres, tout au long des siècles. Après la grande vision d’Isaïe, la lecture tirée de la lettre aux Éphésiens exprime la même réalité d’une façon sobre et simple : les païens partagent le même héritage (cf. Ep 3,6). Le Psaume 2 l’avait exprimé ainsi : « Je te donne les nations pour héritage et pour domaine les extrémités de la terre » (Ps 2,8).

Les Mages d’Orient précèdent. Ils inaugurent la marche des peuples vers le Christ. Durant cette Messe je conférerai l’Ordination épiscopale à deux prêtres, je les consacrerai Pasteurs du peuple de Dieu. Selon les paroles de Jésus, précéder le troupeau fait partie de la charge du Pasteur (Jn 10,4). Donc, dans ces personnages qui comme les premiers païens trouvèrent le chemin vers le Christ, nous pouvons peut-être chercher – malgré toutes les différences de vocations ou de fonctions – des indications regardant la charge des Évêques. Quel genre d’hommes étaient-ils ? Les experts nous disent qu’ils appartenaient à la grande tradition de l’astronomie  qui à travers les siècles s’était développée en Mésopotamie et y fleurissait encore. Cependant cette information seule ne suffit pas. Il y avait peut-être de nombreux astronomes dans la Babylone antique, mais seul ce petit nombre s’est mis en route et a suivi l’étoile en laquelle il avait reconnu l’étoile de la promesse, celle qui indique la route vers le vrai Roi et Sauveur. Ils étaient, pourrions-nous dire, des hommes de science, mais non seulement dans le sens où ils voulaient connaître beaucoup de choses : ils voulaient davantage. Ils voulaient comprendre ce qui compte dans l’être humain. Probablement avaient-ils entendu parler de la prophétie du prophète païen Balaam : « Un astre issu de Jacob devient chef et un sceptre se lève, issu d’Israël » (Nb 24,17). Ceux-ci approfondirent cette promesse. C’étaient des personnes au cœur inquiet, qui ne se contentaient pas de ce qui paraît et est habituel. C’étaient des hommes à la recherche de la promesse, à la recherche de Dieu. Et c’étaient des hommes attentifs, capables de percevoir les signes de Dieu, son langage discret et insistant. Mais c’étaient encore des hommes à la fois courageux et humbles : nous pouvons imaginer qu’ils durent supporter quelques moqueries parce qu’ils s’étaient mis en route vers le Roi des Juifs, affrontant pour cela beaucoup de fatigue. Pour eux, ce que pensait d’eux celui-ci ou celui-là ou encore les personnes influentes ou intelligentes, n’était pas déterminant. Pour eux, ce qui comptait était la vérité elle-même, et non l’opinion des hommes. Pour cela ils affrontèrent les renoncements et les fatigues d’un voyage long et incertain. Ce fut leur courage humble qui leur permit de pouvoir s’incliner devant le petit enfant de gens pauvres et de reconnaître en Lui le Roi promis dont la recherche et la reconnaissance avait été le but de leur cheminement extérieur et intérieur.

Chers amis, comment ne pas voir en tout cela quelques-uns des traits essentiels du ministère épiscopal ? L’Évêque lui aussi doit être un homme au cœur inquiet qui ne se contente pas des choses habituelles de ce monde, mais suit l’inquiétude de son cœur qui le pousse à s’approcher intérieurement toujours plus de Dieu, à chercher son Visage, à Le connaître toujours mieux, pour pouvoir l’aimer toujours plus. L’Évêque doit être lui aussi un homme au cœur vigilant qui perçoit le langage discret de Dieu et sait discerner le vrai de l’apparent. L’Évêque encore doit être rempli du courage de l’humilité, qui ne s’interroge pas sur ce que peut dire de lui l’opinion dominante, mais tire son critère de mesure de la vérité de Dieu, et pour elle s’engage « opportune – importune » à temps et à contre-temps. Il doit être capable d’ouvrir et d’indiquer la route. Il doit marcher en avant, suivant Celui qui nous a tous précédés, parce qu’il est le vrai Pasteur, l’étoile véritable de la promesse : Jésus-Christ. Et il doit avoir l’humilité de s’incliner devant ce Dieu qui s’est rendu si concret et si simple qu’il contredit notre stupide orgueil, qui ne veut pas voir Dieu aussi proche et aussi petit. Il doit vivre l’adoration du Fils de Dieu fait homme, adoration qui lui indique toujours à nouveau la route.

La liturgie de l’Ordination épiscopale interprète l’essentiel de ce ministère en huit questions posées aux candidats à l’ordination, qui commencent toujours par la parole : « Vultis ? – Voulez-vous ? ». Les questions orientent la volonté et lui indiquent la route à prendre. Je voudrais ici mentionner brièvement quelques unes des paroles-clés d’une telle orientation, dans lesquelles se concrétise ce sur quoi nous avons réfléchi peu auparavant à partir des Mages de la fête d’aujourd’hui. La charge des Évêques est de « predicare Evangelium Christi », « custodire » et « dirigere », « pauperibus se misericordes praebere », « indesinenter orare ». Annoncer l’Évangile de Jésus-Christ, précéder et conduire, garder le patrimoine sacré de notre foi, la miséricorde et la charité envers les plus nécessiteux et les pauvres en qui se reflète l’amour miséricordieux de Dieu pour nous et, pour finir, la prière continue sont des caractéristiques fondamentales du ministère épiscopal. La prière continue qui signifie ne jamais perdre contact avec Dieu, se laisser toujours toucher par Lui dans l’intime de notre cœur et être ainsi envahis par sa lumière. Seul celui qui connaît Dieu personnellement peut guider les autres vers Dieu. Seul celui qui guide les hommes vers Dieu, les guide sur le chemin de la vie.

Le cœur inquiet, dont nous avons parlé en nous reportant à saint Augustin, est le cœur qui, en fin de compte, ne se contente de rien de moins que de Dieu et, précisément ainsi, devient un cœur qui aime. Notre cœur est inquiet par rapport à Dieu et il le reste, même si aujourd’hui on s’efforce, avec des « narcotiques » très efficaces, de libérer l’homme de cette inquiétude. Toutefois, ce n’est pas seulement nous, les êtres humains, qui sommes inquiets à l’égard de Dieu. Le cœur de Dieu est inquiet pour l’homme. Dieu nous attend. Il nous cherche. Il n’est pas tranquille lui non plus tant qu’il ne nous a pas trouvés. Le cœur de Dieu est inquiet, et c’est pour cela qu’il s’est mis en chemin vers nous – vers Bethléem, vers le Calvaire, de Jérusalem à la Galilée et jusqu’aux confins du monde. Dieu est inquiet à notre égard, il est à la recherche de personnes qui se laissent gagner par son inquiétude, par sa passion pour nous. De personnes qui portent en elles la recherche qui est dans leur cœur et, en même temps, qui se laissent toucher dans leur cœur par la recherche de Dieu à notre égard. Chers amis, c’est la tâche des Apôtres d’accueillir l’inquiétude de Dieu à l’égard de l’homme et de porter Dieu lui-même aux hommes. Et c’est votre tâche sur les pas des Apôtres de vous laisser toucher par l’inquiétude de Dieu afin que le désir de Dieu à l’égard de l’homme puisse être satisfait.

Les Mages ont suivi l’étoile. À travers le langage de la création, ils ont trouvé le Dieu de l’histoire. Certes, le langage de la création à lui-seul ne suffit pas. Seule la Parole de Dieu, que nous rencontrons dans la Sainte Écriture, pouvait leur indiquer de façon définitive la route. Création et Écriture, raison et foi doivent coexister pour nous conduire au Dieu vivant. On a beaucoup discuté sur le genre d’étoile qu’était celle qui avait guidé les Mages. On pense à une conjonction de planètes, à une Super nova, c’est-à-dire à une de ces étoiles au départ très faible en qui une explosion interne libère pendant un certain temps une immense splendeur, à une comète, etc. Que les savants continuent de discuter ! La grande étoile, la véritable Super nova qui nous guide, c’est le Christ lui-même. Il est, pour ainsi dire, l’explosion de l’amour de Dieu, qui fait resplendir sur le monde le grand éclat de son cœur. Et nous pouvons ajouter : les Mages d’Orient dont parle l’Évangile d’aujourd’hui, de même que les saints en général, sont devenus eux-mêmes petit à petit des constellations de Dieu, qui nous indiquent la route. En toutes ces personnes, le contact avec la Parole de Dieu a, pour ainsi dire, provoqué une explosion de lumière, à travers laquelle la splendeur de Dieu illumine notre monde et nous indique la route. Les saints sont des étoiles de Dieu, par lesquelles nous nous laissons guider vers Celui auquel notre cœur aspire. Chers amis, vous avez suivi l’étoile Jésus Christ, quand vous avez dit votre « oui » au sacerdoce et au ministère épiscopal. Et des étoiles mineures ont certainement brillé aussi pour vous, vous aidant à ne pas perdre la route. Dans les litanies des Saints, nous invoquons toutes ces étoiles de Dieu, afin qu’elles brillent toujours à nouveau pour vous et vous indiquent la route. En étant ordonnés Évêques, vous êtes appelés à être vous aussi étoiles de Dieu pour les hommes, à les guider sur la route vers la véritable lumière, vers le Christ. Prions donc à présent tous les Saints afin que vous puissiez toujours accomplir votre tâche et montrer aux hommes la lumière de Dieu. Amen

[00021-03.02] [Texte original: Italien]

TRADUZIONE IN LINGUA INGLESE

Dear Brothers and Sisters!

The Epiphany is a feast of light. "Arise, shine; for your light has come, and the glory of the Lord has risen upon you" (Is 60:1). With these words of the prophet Isaiah, the Church describes the content of the feast. He who is the true light, and by whom we too are made to be light, has indeed come into the world. He gives us the power to become children of God (cf. Jn 1:9,12). The journey of the wise men from the East is, for the liturgy, just the beginning of a great procession that continues throughout history. With the Magi, humanity’s pilgrimage to Jesus Christ begins – to the God who was born in a stable, who died on the Cross and who, having risen from the dead, remains with us always, until the consummation of the world (cf. Mt 28:20). The Church reads this account from Matthew’s Gospel alongside the vision of the prophet Isaiah that we heard in the first reading: the journey of these men is just the beginning. Before them came the shepherds – simple souls, who dwelt closer to the God who became a child, and could more easily "go over" to him (Lk 2:15) and recognize him as Lord. But now the wise of this world are also coming. Great and small, kings and slaves, men of all cultures and all peoples are coming. The men from the East are the first, followed by many more throughout the centuries. After the great vision of Isaiah, the reading from the Letter to the Ephesians expresses the same idea in sober and simple terms: the Gentiles share the same heritage (cf. Eph 3:6). Psalm 2 puts it like this: "I shall bequeath you the nations, put the ends of the earth in your possession" (v. 8).

The wise men from the East lead the way. They open up the path of the Gentiles to Christ. During this holy Mass, I will ordain two priests to the episcopate, I will consecrate them as shepherds of God’s people. According to the words of Jesus, part of a shepherd’s task is to go ahead of the flock (cf. Jn 10:4). So, allowing for all the differences in vocation and mission, we may well look to these figures, the first Gentiles to find the pathway to Christ, for indications concerning the task of bishops. What kind of people were they? The experts tell us that they belonged to the great astronomical tradition that had developed in Mesopotamia over the centuries and continued to flourish. But this information of itself is not enough. No doubt there were many astronomers in ancient Babylon, but only these few set off to follow the star that they recognized as the star of the promise, pointing them along the path towards the true King and Saviour. They were, as we might say, men of science, but not simply in the sense that they were searching for a wide range of knowledge: they wanted something more. They wanted to understand what being human is all about. They had doubtless heard of the prophecy of the Gentile prophet Balaam: "A star shall come forth out of Jacob and a sceptre shall rise out of Israel" (Num 24:17). They explored this promise. They were men with restless hearts, not satisfied with the superficial and the ordinary. They were men in search of the promise, in search of God. And they were watchful men, capable of reading God’s signs, his soft and penetrating language. But they were also courageous, yet humble: we can imagine them having to endure a certain amount of mockery for setting off to find the King of the Jews, at the cost of so much effort. For them it mattered little what this or that person, what even influential and clever people thought and said about them. For them it was a question of truth itself, not human opinion. Hence they took upon themselves the sacrifices and the effort of a long and uncertain journey. Their humble courage was what enabled them to bend down before the child of poor people and to recognize in him the promised King, the one they had set out, on both their outward and their inward journey, to seek and to know.

Dear friends, how can we fail to recognize in all this certain essential elements of episcopal ministry? The bishop too must be a man of restless heart, not satisfied with the ordinary things of this world, but inwardly driven by his heart’s unrest to draw ever closer to God, to seek his face, to recognize him more and more, to be able to love him more and more. The bishop too must be a man of watchful heart, who recognizes the gentle language of God and understands how to distinguish truth from mere appearance. The bishop too must be filled with the courage of humility, not asking what prevailing opinion says about him, but following the criterion of God’s truth and taking his stand accordingly – "opportune – importune". He must be able to go ahead and mark out the path. He must go ahead, in the footsteps of him who went ahead of us all because he is the true shepherd, the true star of the promise: Jesus Christ. And he must have the humility to bend down before the God who made himself so tangible and so simple that he contradicts our foolish pride in its reluctance to see God so close and so small. He must devote his life to adoration of the incarnate Son of God, which constantly points him towards the path.

The liturgy of episcopal ordination interprets the essential features of this ministry in eight questions addressed to the candidates, each beginning with the word "Vultis? – Do you want?" These questions direct the will and mark out the path to be followed. Here I shall briefly cite just a few of the most important words of this presentation, where we find explicit mention of the elements we have just considered in connection with the wise men of today’s feast. The bishops’ task is praedicare Evangelium Christi, it is custodire et dirigere, it is pauperibus se misericordes praebere, it is indesinenter orare. Preaching the Gospel of Jesus Christ, going ahead and leading, guarding the sacred heritage of our faith, showing mercy and charity to the needy and the poor, thus mirroring God’s merciful love for us, and finally, praying without ceasing: these are the fundamental features of the episcopal ministry. Praying without ceasing means: never losing contact with God, letting ourselves be constantly touched by him in the depths of our hearts and, in this way, being penetrated by his light. Only someone who actually knows God can lead others to God. Only someone who leads people to God leads them along the path of life.

The restless heart of which we spoke earlier, echoing Saint Augustine, is the heart that is ultimately satisfied with nothing less than God, and in this way becomes a loving heart. Our heart is restless for God and remains so, even if every effort is made today, by means of most effective anaesthetizing methods, to deliver people from this unrest. But not only are we restless for God: God’s heart is restless for us. God is waiting for us. He is looking for us. He knows no rest either, until he finds us. God’s heart is restless, and that is why he set out on the path towards us – to Bethlehem, to Calvary, from Jerusalem to Galilee and on to the very ends of the earth. God is restless for us, he looks out for people willing to "catch" his unrest, his passion for us, people who carry within them the searching of their own hearts and at the same time open themselves to be touched by God’s search for us. Dear friends, this was the task of the Apostles: to receive God’s unrest for man and then to bring God himself to man. And this is your task as successors of the Apostles: let yourselves be touched by God’s unrest, so that God’s longing for man may be fulfilled.

The wise men followed the star. Through the language of creation, they discovered the God of history. To be sure – the language of creation alone is not enough. Only God’s word, which we encounter in sacred Scripture, was able to mark out their path definitively. Creation and Scripture, reason and faith, must come together, so as to lead us forward to the living God. There has been much discussion over what kind of star it was that the wise men were following. Some suggest a planetary constellation, or a supernova, that is to say one of those stars that is initially quite weak, in which an inner explosion releases a brilliant light for a certain time, or a comet, etc. This debate we may leave to the experts. The great star, the true supernova that leads us on, is Christ himself. He is as it were the explosion of God’s love, which causes the great white light of his heart to shine upon the world. And we may add: the wise men from the East, who feature in today’s Gospel, like all the saints, have themselves gradually become constellations of God that mark out the path. In all these people, being touched by God’s word has, as it were, released an explosion of light, through which God’s radiance shines upon our world and shows us the path. The saints are stars of God, by whom we let ourselves be led to him for whom our whole being longs. Dear friends: you followed the star Jesus Christ when you said "yes" to the priesthood and to the episcopacy. And no doubt smaller stars have enlightened and helped you not to lose your way. In the litany of saints we call upon all these stars of God, that they may continue to shine upon you and show you the path. As you are ordained bishops, you too are called to be stars of God for men, leading them along the path towards the true light, towards Christ. So let us pray to all the saints at this hour, asking them that you may always live up to this mission you have received, to show God’s light to mankind.

[00021-02.02] [Original text: Italian]

TRADUZIONE IN LINGUA TEDESCA

Liebe Schwestern und Brüder!

Epiphanie ist ein Fest des Lichtes. „Auf, werde licht, Jerusalem, denn es kommt dein Licht, und die Herrlichkeit des Herrn geht leuchtend auf über dir" (Jes 60,1). Mit diesen Worten des Propheten Jesaja beschreibt die Kirche den Inhalt des Festes. Ja, der ist in die Welt gekommen, der das wahre Licht ist und der die Menschen Licht werden läßt. Er schenkt ihnen die Macht, Kinder Gottes zu werden (vgl. Joh 1,9.12). Der Weg der Weisen aus dem Morgenland ist für die Liturgie nur der Anfang einer großen Prozession, die sich die ganze Geschichte hindurch fortsetzt. Mit diesen Menschen beginnt die Wanderung der Menschheit zu Jesus Christus – zu dem Gott, der im Stall geboren wurde; der am Kreuze starb und der als Auferstandener bei uns bleibt alle Tage bis zur Vollendung der Welt (vgl. Mt 28,20). Die Kirche liest die Erzählung im Matthäus-Evangelium zusammen mit der Schau des Propheten Jesaja, die wir in der ersten Lesung gehört haben: Der Weg dieser Männer ist nur ein Anfang. Zuerst waren die Hirten gekommen – die einfachen Seelen, die näher bei dem Gott wohnen, der ein Kind wurde, und die leichter zu ihm „hinübergehen" (Lk 2,15) und ihn als Herrn erkennen konnten. Aber nun kommen auch die Weisen dieser Welt. Es kommen Große und Kleine, Könige und Knechte, Menschen aller Kulturen und aller Völker. Die Männer aus dem Morgenland sind die ersten, denen viele folgen alle Jahrhunderte hindurch. Nach der großen Vision des Jesaja sagt die Lesung aus dem Epheser-Brief das Gleiche ganz nüchtern und einfach aus: Die Heiden sind Miterben geworden (vgl. Eph 3,6). Der Psalm 2 hatte es so ausgedrückt: „Ich gebe dir die Völker zum Erbe, die Enden der Erde zum Eigentum" (Ps 2,8).

Die Weisen aus dem Morgenland gehen voraus. Sie eröffnen den Weg der Völker zu Christus. Während dieser heiligen Messe werde ich zwei Priester zu Bischöfen, zu Hirten von Gottes Volk weihen. Nach den Worten Jesu gehört es zum Auftrag des Hirten, der Herde voranzugehen (vgl. Joh 10,4). So dürfen wir wohl bei allen Verschiedenheiten der Berufungen und der Aufträge in den Gestalten, die als erste Heiden den Weg zu Christus fanden, auch Hinweise für den Auftrag der Bischöfe suchen. Was waren das für Menschen? Die Sachkundigen sagen uns, daß sie in der großen astronomischen Tradition standen, die sich im Zwei-Strom-Land über die Jahrhunderte hin gebildet hatte und dort noch immer blühte. Aber diese Auskunft allein genügt nicht. Es gab wohl viele Sternkundige im alten Babylon, aber nur diese wenigen sind aufgebrochen und dem Stern nachgegangen, den sie als Stern der Verheißung, als Wegweiser zum wahren König und Retter erkannten. Es waren, so dürfen wir sagen, Männer der Wissenschaft, aber solche, die nicht nur vielerlei wissen wollten: Sie wollten mehr. Sie wollten verstehen, worum es im Menschsein geht. Sie hatten wohl von der Verheißung des heidnischen Propheten Bileam gehört: „Ein Stern geht in Jakob auf, ein Zepter erhebt sich in Israel" (Num 24,17). Sie gingen der Verheißung nach. Sie waren Menschen des unruhigen Herzens, die sich nicht mit dem Vordergründigen und Gewöhnlichen begnügten. Sie waren Menschen auf der Suche nach der Verheißung, auf der Suche nach Gott. Und sie waren wache Menschen, die die Zeichen Gottes, seine leise und eindringliche Sprache wahrzunehmen vermochten. Aber sie waren auch mutige und zugleich demütige Menschen: Wir können uns vorstellen, daß sie manchen Spott ertragen mußten, weil sie sich auf den Weg zum König der Juden machten und dafür viel Mühsal auf sich nahmen. Für sie war nicht entscheidend, was dieser oder jener, was auch einflußreiche und gescheite Leute von ihnen dachten und sagten. Ihnen ging es um die Wahrheit selbst, nicht um die Meinung der Menschen. Dafür nahmen sie die Verzichte und Mühen eines langen und ungewissen Weges auf sich. Ihr demütiger Mut war es, der ihnen schenkte, sich beugen zu können vor dem Kind armer Leute und in ihm den verheißenen König zu erkennen, den zu suchen und den zu kennen das Ziel ihres äußeren und inneren Weges gewesen war.

Liebe Freunde, wie sollten wir in alledem nicht wesentliche Züge des Bischofsamtes erkennen? Auch der Bischof muß ein Mensch des unruhigen Herzens sein, der sich nicht mit den gewohnten Dingen dieser Welt begnügt, sondern der Unruhe des Herzens nachgeht, die ihn treibt, inwendig immer näher auf Gott zuzugehen, sein Angesicht zu suchen, ihn mehr und mehr zu erkennen, um ihn mehr und mehr lieben zu können. Auch der Bischof muß ein Mann des wachen Herzens sein, der die leise Sprache Gottes wahrnimmt und das Wahre vom Schein zu unterscheiden versteht. Auch der Bischof muß von dem Mut der Demut erfüllt sein, die nicht fragt, was die herrschende Meinung über ihn sagt, sondern seinen Maßstab von der Wahrheit Gottes hernimmt und für sie einsteht – „opportune – importune". Er muß vorangehen und den Weg zeigen können. Er muß vorangehen und dabei dem folgen, der uns allen vorausging, weil er der wahre Hirte ist, der wahre Stern der Verheißung: Jesus Christus. Und er muß die Demut haben, sich vor dem Gott zu beugen, der so konkret und so einfach geworden ist, daß er unserem törichten Stolz widerspricht, der Gott nicht so nah und so klein sehen will. Er muß die Anbetung des menschgewordenen Gottessohnes leben, die ihm immer neu den Weg zeigt.

Die Liturgie der Bischofsweihe legt das Wesentliche dieses Amtes in acht Fragen an die Weihekandidaten aus, die immer mit dem Wort beginnen: „Vultis? – Wollt ihr?" Die Fragen orientieren den Willen und zeigen ihm den einzuschlagenden Weg. Nur einige der Stichworte dieser Wegweisung möchte ich hier kurz benennen, in denen sich das konkretisiert, was wir eben von den Weisen des heutigen Festes her bedacht haben. Auftrag der Bischöfe ist das praedicare Evangelium Christi, das custodire und dirigere, das pauperibus misericordes praevere, das indesinenter orare. Die Verkündigung des Evangeliums Jesu Christi, das Vorangehen und Führen, das Hüten des heiligen Erbes unseres Glaubens, die Barmherzigkeit und die Liebe zu den Bedürftigen und Armen, in denen sich Gottes barmherzige Liebe zu uns spiegelt; endlich das immerwährende Beten sind Grundzüge des bischöflichen Dienstes. Das immerwährende Beten, das bedeutet: nie den Kontakt zu Gott verlieren; im Tiefsten unseres Herzens sich immer von ihm berühren lassen und so von seinem Licht durchdrungen werden. Nur wer selbst Gott kennt, kann andere zu Gott führen. Nur wer die Menschen zu Gott führt, führt sie auf die Straße des Lebens.

Das unruhige Herz, von dem wir im Anschluß an Augustinus gesprochen haben, ist das Herz, das sich letztlich mit nichts Geringerem begnügt als mit Gott und gerade so ein liebendes Herz wird. Unser Herz ist unruhig auf Gott hin und bleibt es, auch wenn man heute mit sehr wirksamen Betäubungsmitteln den Menschen von dieser Unruhe zu befreien versucht. Aber nicht nur wir Menschen sind unruhig auf Gott hin. Gottes Herz ist unruhig auf den Menschen hin. Gott wartet auf uns. Er sucht uns. Auch er ist nicht ruhig, bis er uns gefunden hat. Gottes Herz ist unruhig, und darum hat er sich auf den Weg zu uns gemacht – nach Bethlehem, nach Golgotha, von Jerusalem nach Galiläa und bis an die Grenzen der Erde. Gott ist unruhig nach uns, er sucht nach Menschen, die sich von seiner Unruhe, von seiner Leidenschaft für uns anstecken lassen. Menschen, die das Suchen des eigenen Herzens in sich tragen und sich zugleich von der Suche Gottes nach uns ins Herz treffen lassen. Liebe Freunde, dies war die Aufgabe der Apostel, die Unruhe Gottes nach dem Menschen aufzunehmen und ihn selbst zu den Menschen zu tragen. Und dies ist eure Aufgabe in der Nachfolge der Apostel: Laßt euch von der Unruhe Gottes treffen, damit sich die Sehnsucht Gottes nach dem Menschen erfüllen kann.

Die Weisen sind dem Stern gefolgt. Durch die Sprache der Schöpfung haben sie den Gott der Geschichte gefunden. Freilich – die Sprache der Schöpfung allein genügt nicht. Erst das Wort Gottes, das in der Heiligen Schrift uns begegnet, vermochte ihnen endgültig den Weg zu zeigen. Schöpfung und Schrift, Vernunft und Glaube gehören zusammen, um uns bis zum lebendigen Gott hinzuführen. Es ist viel diskutiert worden, was das für ein Stern gewesen ist, der die Weisen führte. Man denkt an eine Planetenkonstellation, eine Supernova, das heißt einen von den zunächst ganz schwachen Sternen, in dem eine innere Explosion für einige Zeit einen gewaltigen Glanz freilegt; einen Komet usw. Diesen Streit mögen die Gelehrten weiterführen. Der große Stern, die wahre Supernova, die uns führt, ist Christus selbst. Er ist gleichsam die Explosion der Liebe Gottes, die den großen Lichtglanz seines Herzens in die Welt hineinleuchten läßt. Und wir dürfen hinzufügen: Die Weisen aus dem Morgenland, von denen das heutige Evangelium berichtet, wie überhaupt die Heiligen sind allmählich selbst zu Sternbildern Gottes geworden, die uns den Weg zeigen. In all diesen Menschen hat gleichsam die Berührung mit Gottes Wort eine Explosion des Lichtes ausgelöst, durch die der Glanz Gottes in diese unsere Welt hineinleuchtet und uns den Weg zeigt. Die Heiligen sind Sterne Gottes, von denen wir uns führen lassen zu dem hin, nach dem unser Wesen fragt. Liebe Freunde, ihr seid dem Stern Jesus Christus nachgefolgt, als ihr Ja zum Priestertum und zum Bischofsamt gesagt habt. Und gewiß haben euch auch kleinere Sterne geleuchtet und geholfen, den Weg nicht zu verlieren. In der Allerheiligenlitanei rufen wir all diese Sterne Gottes herbei, damit sie euch immer wieder leuchten und den Weg zeigen. Indem ihr zu Bischöfen geweiht werdet, werdet ihr gerufen, auch selber Sterne Gottes für die Menschen zu sein, sie auf den Weg zum wahren Licht, zu Christus zu führen. Zu allen Heiligen beten wir in dieser Stunde darum, daß ihr immer diesem euren Auftrag entsprechen und das Licht Gottes den Menschen zeigen könnt. Amen.

[00021-05.02] [Originalsprache: Italienisch]

TRADUZIONE IN LINGUA SPAGNOLA

Queridos hermanos y hermanas

La Epifanía es una fiesta de la luz. «¡Levántate, brilla, Jerusalén, que llega tu luz; la gloria del Señor amanece sobre ti!» (Is 60,1). Con estas palabras del profeta Isaías, la Iglesia describe el contenido de la fiesta. Sí, ha venido al mundo aquel que es la luz verdadera, aquel que hace que los hombres sean luz. Él les da el poder de ser hijos de Dios (cf. Jn 1,9.12). Para la liturgia, el camino de los Magos de Oriente es solo el comienzo de una gran procesión que continúa en la historia. Con estos hombres comienza la peregrinación de la humanidad hacia Jesucristo, hacia ese Dios que nació en un pesebre, que murió en la cruz y que, resucitado, está con nosotros todos los días hasta el fin del mundo (cf. Mt 28,20). La Iglesia lee la narración del evangelio de Mateo junto con la visión del profeta Isaías, que hemos escuchado en la primera lectura: el camino de estos hombres es solo un comienzo. Antes habían llegado los pastores, las almas sencillas que estaban más cerca del Dios que se ha hecho niño y que con más facilidad podían «ir allí» (cf. Lc 2,15) hacia él y reconocerlo como Señor. Ahora, en cambio, también se acercan los sabios de este mundo. Vienen grandes y pequeños, reyes y siervos, hombres de todas las culturas y pueblos. Los hombres de Oriente son los primeros, a través de los siglos los seguirán muchos más. Después de la gran visión de Isaías, la lectura de la carta a los Efesios expresa lo mismo con sobriedad y sencillez: que también los gentiles son coherederos (cf. Ef 3,6). El Salmo 2 lo formula así: «Te daré en herencia las naciones, en posesión, los confines de la tierra» (Sal 2,8).

Los Magos de Oriente van delante. Inauguran el camino de los pueblos hacia Cristo. Durante esta santa Misa conferiré a dos sacerdotes la ordenación episcopal, los consagraré pastores del pueblo de Dios. Según las palabras de Jesús, ir delante del rebaño pertenece a la misión del pastor (cf. Jn 10,4). Por tanto, en estos personajes que, como los primeros de entre los paganos, encontraron el camino hacia Cristo, podemos encontrar tal vez algunas indicaciones para la misión de los obispos, a pesar de las diferencias en las vocaciones y en las tareas. ¿Qué tipo de hombres eran ellos? Los expertos nos dicen que pertenecían a la gran tradición astronómica que se había desarrollado en Mesopotamia a lo largo de los siglos y que todavía era floreciente. Pero esta información no basta por sí sola. Es probable que hubiera muchos astrónomos en la antigua Babilonia, pero sólo estos pocos se encaminaron y siguieron la estrella que habían reconocido como la de la promesa, que muestra el camino hacia el verdadero Rey y Salvador. Podemos decir que eran hombres de ciencia, pero no solo en el sentido de que querían saber muchas cosas: querían algo más. Querían saber cuál es la importancia de ser hombre. Posiblemente habían oído hablar de la profecía del profeta pagano Balaán: «Avanza la constelación de Jacob, y sube el cetro de Israel» (Nm 24,17). Ellos profundizaron en esa promesa. Eran personas con un corazón inquieto, que no se conformaban con lo que es aparente o habitual. Eran hombres en busca de la promesa, en busca de Dios. Y eran hombres vigilantes, capaces de percibir los signos de Dios, su lenguaje callado y perseverante. Pero eran también hombres valientes a la vez que humildes: podemos imaginar las burlas que debieron sufrir por encaminarse hacia el Rey de los Judíos, enfrentándose por eso a grandes dificultades. No consideraban decisivo lo que algunos, incluso personas influyentes e inteligentes, pudieran pensar o decir de ellos. Lo que les importaba era la verdad misma, no la opinión de los hombres. Por eso afrontaron las renuncias y fatigas de un camino largo e inseguro. Su humilde valentía fue la que les permitió postrarse ante un niño de pobre familia y descubrir en él al Rey prometido, cuya búsqueda y reconocimiento había sido el objetivo de su camino exterior e interior.

Queridos amigos, en todo esto podemos ver algunas características esenciales del ministerio episcopal. El Obispo debe de ser también un hombre de corazón inquieto, que no se conforma con las cosas habituales de este mundo sino que sigue la inquietud del corazón que lo empuja a acercarse interiormente a Dios, a buscar su rostro, a conocerlo mejor para poder amarlo cada vez más. El Obispo debe de ser también un hombre de corazón vigilante que perciba el lenguaje callado de Dios y sepa discernir lo verdadero de lo aparente. El Obispo debe de estar lleno también de una valiente humildad, que no se interese por lo que la opinión dominante diga de él, sino que sigua como criterio la verdad de Dios, comprometiéndose por ella: «opportune – importune». Debe de ser capaz de ir por delante y señalar el camino. Ha de ir por delante siguiendo a aquel que nos ha precedido a todos, porque es el verdadero pastor, la verdadera estrella de la promesa: Jesucristo. Y debe de tener la humildad de postrarse ante ese Dios que haciéndose tan concreto y sencillo contradice la necedad de nuestro orgullo, que no quiere ver a Dios tan cerca y tan pequeño. Debe de vivir la adoración del Hijo de Dios hecho hombre, aquella adoración que siempre le muestra el camino.

La liturgia de la ordenación episcopal recoge lo esencial de este ministerio con ocho preguntas dirigidas a los que van a ser consagrados, y que comienzan siempre con la palabra: «Vultis? – ¿queréis?». Las preguntas orientan a la voluntad mostrándole el camino a seguir. Quisiera aquí mencionar brevemente algunas de las palabras clave de esa orientación, y en las que se concreta lo que poco antes hemos reflexionado sobre los Magos en la fiesta de hoy. La misión de los obispos es «predicare Evangelium Christi», «custodire» y «dirigere», «pauperibus se misericordes praebere» e «indesinenter orare». El anuncio del evangelio de Jesucristo, el ir delante y dirigir, custodiar el patrimonio sagrado de nuestra fe, la misericordia y la caridad hacia los necesitados y pobres, en la que se refleja el amor misericordioso de Dios por nosotros y, en fin, la oración constante son características fundamentales del ministerio episcopal. La oración constante significa no perder nunca el contacto con Dios; sentirlo en la intimidad del corazón y ser así inundados por su luz. Solo el que conoce personalmente a Dios puede guiar a los demás hacia él. Solo el que guía a los hombres hacia Dios, los lleva por el camino de la vida.

El corazón inquieto, del que hemos hablado evocando a san Agustín, es el corazón que no se conforma en definitiva con nada que no sea Dios, convirtiéndose así en un corazón que ama. Nuestro corazón está inquieto con relación a Dios y no deja de estarlo aun cuando hoy se busque, con «narcóticos» muy eficaces, liberar al hombre de esta inquietud. Pero no solo estamos inquietos nosotros, los seres humanos, con relación a Dios. El corazón de Dios está inquieto con relación al hombre. Dios nos aguarda. Nos busca. Tampoco él descansa hasta dar con nosotros. El corazón de Dios está inquieto, y por eso se ha puesto en camino hacia nosotros, hacia Belén, hacia el Calvario, desde Jerusalén a Galilea y hasta los confines de la tierra. Dios está inquieto por nosotros, busca personas que se dejen contagiar de su misma inquietud, de su pasión por nosotros. Personas que lleven consigo esa búsqueda que hay en sus corazones y, al mismo tiempo, que dejan que sus corazones sean tocados por la búsqueda de Dios por nosotros. Queridos amigos, esta era la misión de los apóstoles: acoger la inquietud de Dios por el hombre y llevar a Dios mismo a los hombres. Y esta es vuestra misión siguiendo las huellas de los apóstoles: dejaros tocar por la inquietud de Dios, para que el deseo de Dios por el hombre se satisfaga.

Los Magos siguieron la estrella. A través del lenguaje de la creación encontraron al Dios de la historia. Ciertamente, el lenguaje de la creación no es suficiente por sí mismo. Solo la palabra de Dios, que encontramos en la sagrada Escritura, les podía mostrar definitivamente el camino. Creación y Escritura, razón y fe han de ir juntas para conducirnos al Dios vivo. Se ha discutido mucho sobre qué clase de estrella fue la que guió a los Magos. Se piensa en una conjunción de planetas, en una Super nova, es decir, una de esas estrellas muy débiles al principio pero que debido a una explosión interna produce durante un tiempo un inmenso resplandor; en un cometa, y así sucesivamente. Que los científicos sigan discutiéndolo. La gran estrella, la verdadera Super nova que nos guía es el mismo Cristo. Él es, por decirlo así, la explosión del amor de Dios, que hace brillar en el mundo el enorme resplandor de su corazón. Y podemos añadir: los Magos de Oriente, de los que habla el evangelio de hoy, así como generalmente los santos, se han convertido ellos mismos poco a poco en constelaciones de Dios, que nos muestran el camino. En todas estas personas, el contacto con la palabra de Dios ha provocado, por decirlo así, una explosión de luz, a través de la cual el resplandor de Dios ilumina nuestro mundo y nos muestra el camino. Los santos son estrellas de Dios, que dejamos que nos guíen hacia aquel que anhela nuestro ser. Queridos amigos, cuando habéis dado vuestro «sí» al sacerdocio y al ministerio episcopal, habéis seguido la estrella Jesucristo. Y ciertamente han brillado también para vosotros estrellas menores, que os han ayudado a no perder el camino. En las letanías de los santos invocamos a todas estas estrellas de Dios, para que brillen siempre para vosotros y os muestren el camino. Al ser ordenados obispos estáis llamados a ser vosotros mismos estrellas de Dios para los hombres, a guiarlos en el camino hacia la verdadera luz, hacia Cristo. Recemos por tanto en este momento a todos los santos para que siempre podáis cumplir vuestra misión mostrando a los hombres la luz de Dios. Amén.

[00021-04.02] [Texto original: Italiano]

TRADUZIONE IN LINGUA PORTOGHESE

Queridos irmãos e irmãs,

A Epifania é uma festa da luz. «Ergue-te, Jerusalém, e sê iluminada, que a tua luz desponta e a glória do Senhor está sobre ti» (Is 60, 1). Com estas palavras do profeta Isaías, a Igreja descreve o conteúdo da festa. Sim, veio ao mundo Aquele que é a Luz verdadeira, Aquele que faz com que os homens sejam luz. Dá-lhes o poder de se tornarem filhos de Deus (cf. Jo 1, 9.12). Para a liturgia, o caminho dos Magos do Oriente é só o início de uma grande procissão que continua ao longo da história inteira. Com estes homens, tem início a peregrinação da humanidade rumo a Jesus Cristo: rumo àquele Deus que nasceu num estábulo, que morreu na cruz e, Ressuscitado, permanece connosco todos os dias até ao fim do mundo (cf. Mt 28, 20). A Igreja lê a narração do Evangelho de Mateus juntamente com a visão do profeta Isaías, que escutámos na primeira leitura: o caminho destes homens é só o início. Antes, tinham vindo os pastores – almas simples que habitavam mais perto de Deus feito menino, podendo mais facilmente «ir até lá» (cf. Lc 2, 15) ter com Ele e reconhecê-Lo como Senhor. Mas agora vêm também os sábios deste mundo. Vêm grandes e pequenos, reis e servos, homens de todas as culturas e de todos os povos. Os homens do Oriente são os primeiros, seguidos de muitos outros ao longo dos séculos. Depois da grande visão de Isaías, a leitura tirada da Carta aos Efésios exprime, de modo sóbrio e simples, a mesma ideia: os gentios partilham da mesma herança (cf. 3, 6). Eis como o formulara o Salmo 2: «Eu te darei as nações por herança, e os confins da terra para teu domínio» (v. 8).

Os Magos do Oriente vão à frente. Inauguram o caminho dos povos para Cristo. Durante esta Missa, vou conferir a Ordenação Episcopal a dois sacerdotes, consagrá-los-ei Pastores do povo de Deus. Segundo palavras de Jesus, caminhar à frente do rebanho faz parte da função do Pastor (cf. Jo 10, 4). Por isso naqueles personagens, que foram os primeiros pagãos a encontrar o caminho para Cristo, talvez possamos – não obstante todas as diferenças nas respectivas vocações e tarefas – procurar indicações para a missão dos Bispos. Que tipo de homens eram os Magos? Os peritos dizem-nos que pertenciam à grande tradição astronómica que se fora desenvolvendo na Mesopotâmia no decorrer dos séculos, e era então florescente. Mas esta informação, por si só, não é suficiente. Provavelmente haveria muitos astrónomos na antiga Babilónia, mas poucos, apenas estes Magos, se puseram a caminho e seguiram a estrela que tinham reconhecido como sendo a estrela da promessa, ou seja, a que indicava o caminho para o verdadeiro Rei e Salvador. Podemos dizer que eram homens de ciência, mas não apenas no sentido de quererem saber muitas coisas; eles queriam algo mais. Queriam entender o que é que conta no facto de sermos homens. Provavelmente ouviram falar da profecia de Balaão, um profeta pagão: «Uma estrela sai de Jacob, e um cetro se levanta de Israel» (Nm 24, 17). Eles aprofundaram esta promessa. Eram pessoas de coração inquieto, que não se satisfaziam com aparências ou com a rotina da vida. Eram homens à procura da promessa, à procura de Deus. Eram homens vigilantes, capazes de discernir os sinais de Deus, a sua linguagem subtil e insistente. Mas eram também homens corajosos e, ao mesmo tempo, humildes: podemos imaginar as zombarias que tiveram de suportar quando se puseram a caminho para ir ter com o Rei dos Judeus, enfrentando canseiras sem número. Mas, não consideravam decisivo o que se pensava ou dizia deles, mesmo pelas pessoas influentes e inteligentes. Para eles o que contava era a própria verdade, não a opinião dos homens. Por isso, enfrentaram as privações e o cansaço dum caminho longo e incerto. Foi a sua coragem humilde que lhes permitiu prostrar-se diante dum menino filho de gente pobre e reconhecer n’Ele o Rei prometido, cuja busca e reconhecimento fora o objectivo do seu caminho exterior e interior.

Queridos amigos, em tudo isto é possível ver alguns traços essenciais do ministério episcopal. Também o Bispo deve ser um homem de coração inquieto, que não se satisfaz com as coisas rotineiras deste mundo, mas segue a inquietação do coração que o impele interiormente a aproximar-se sempre mais de Deus, a procurar o seu Rosto, a conhecê-Lo cada vez melhor, para poder amá-Lo sempre mais. Também o Bispo deve ser um homem de coração vigilante que percebe a linguagem subtil de Deus e sabe discernir a verdade da aparência. Também o Bispo deve estar repleto da coragem da humildade, que não se interessa do que a opinião dominante diz dele, mas por critério toma a medida da verdade de Deus, comprometendo-se com ela «opportune – importune». Deve ser capaz de ir à frente indicando o caminho. Deve ir à frente seguindo Aquele que a todos nos precedeu, porque é o verdadeiro Pastor, a verdadeira estrela da promessa: Jesus Cristo. E deve ter a humildade de prostrar-se diante daquele Deus que Se tornou tão concreto e tão simples que contradiz o nosso orgulho insensato, que não quer ver Deus assim perto e pequenino. Deve viver a adoração do Filho de Deus feito homem, aquela adoração que lhe indica sem cessar o caminho.

A liturgia da Ordenação Episcopal exprime o essencial deste ministério em oito perguntas dirigidas aos Ordenandos, que começam sempre com a palavra: «Vultis? – Quereis?». As perguntas orientam a vontade e indicam-lhe o caminho a tomar. Gostaria de mencionar aqui, brevemente, algumas das palavras-chave desta orientação, nas quais se concretiza aquilo que há pouco reflectimos a partir dos Magos que aparecem na festa de hoje. A missão dos Bispos é «praedicare Evangelium Christi», «custodire», «dirigere», «pauperibus se misericordes praebere», «indesinenter orare». O anúncio do Evangelho de Jesus Cristo, guardar o depósito sagrado da nossa fé, ir à frente e guiar, a misericórdia e a caridade para com os necessitados e os pobres nas quais se reflecte o amor misericordioso de Deus para connosco e, finalmente, a oração contínua são características fundamentais do ministério episcopal. A oração contínua significa nunca perder o contacto com Deus, deixar-se tocar sempre por Ele no íntimo do nosso coração e deste modo sermos permeados pela sua luz. Só quem conhece a Deus pessoalmente é que pode guiar os outros para Deus. E só quem guia os homens para Deus é que os guia pela estrada da vida.

O coração inquieto, de que falámos inspirando-nos em Santo Agostinho, é o coração que, em última análise, não se satisfaz com nada menos do que Deus e é, precisamente assim, que se torna um coração que ama. O nosso coração vive inquieto por Deus, e não pode ser doutro modo, embora hoje se procure, com «narcóticos» muito eficazes, libertar o homem desta inquietação. Mas não somos só nós, seres humanos, que vivemos inquietos relativamente a Deus. Também o coração de Deus vive inquieto relativamente ao homem. Deus espera-nos. Anda à nossa procura. Também Ele não descansa enquanto não nos tiver encontrado. O coração de Deus vive inquieto, e foi por isso que se pôs a caminho até junto de nós – até Belém, até ao Calvário, de Jerusalém até à Galileia e aos confins do mundo. Deus vive inquieto connosco, anda à procura de pessoas que se deixem contagiar por esta sua inquietação, pela sua paixão por nós; pessoas que vivem a busca que habita no seu coração e, ao mesmo tempo, se deixam tocar no coração pela busca de Deus a nosso respeito. Queridos amigos, foi esta a missão dos Apóstolos: acolher a inquietação de Deus pelo homem e levar o próprio Deus aos homens. E, seguindo os passos dos Apóstolos, esta é a vossa missão: deixai-vos tocar pela inquietação de Deus, a fim de que o anseio de Deus pelo homem possa ser satisfeito.

Os Magos seguiram a estrela. Através da linguagem da criação, encontraram o Deus da história. É certo que a linguagem da criação, por si só, não é suficiente. Apenas a Palavra de Deus, que encontramos na Sagrada Escritura, podia indicar-lhes definitivamente o caminho. Criação e Escritura, razão e fé devem dar-se as mãos para nos conduzirem ao Deus vivo. Muito se discutiu sobre o tipo de estrela que guiou os Magos. Pensa-se numa conjunção de planetas, numa Supernova, ou seja, uma daquelas estrelas inicialmente muito débeis que, na sequência duma explosão interna, irradia por algum tempo um imenso esplendor, num cometa, etc. Deixemos que os cientistas continuem esta discussão. A grande estrela, a verdadeira Supernova que nos guia é o próprio Cristo. Ele é, por assim dizer, a explosão do amor de Deus, que faz brilhar sobre o mundo o grande fulgor do seu coração. E podemos acrescentar: tanto os Magos do Oriente, mencionados no Evangelho de hoje, como os Santos em geral pouco a pouco tornaram-se eles mesmos constelações de Deus, que nos indicam o caminho. Em todas estas pessoas, o contacto com a Palavra de Deus provocou, por assim dizer, uma explosão de luz, através da qual o esplendor de Deus ilumina este nosso mundo e nos indica o caminho. Os Santos são estrelas de Deus, pelas quais nos deixamos guiar para Aquele por quem o nosso ser anseia. Queridos amigos, vós seguistes a estrela que é Jesus Cristo, quando dissestes o vosso «sim» ao sacerdócio e ao ministério episcopal. E certamente brilharam para vós também estrelas menores, que vos ajudaram a não errar o caminho. Na Ladainha dos Santos, invocamos todas estas estrelas de Deus, a fim de que brilhem sempre de novo para vós e vos indiquem o caminho. Com a Ordenação Episcopal, vós mesmos sois chamados a ser estrelas de Deus para os homens, guiando-os pelo caminho que leva à verdadeira Luz: Cristo. Invoquemos, pois, agora todos os Santos, para que possais corresponder sempre a esta vossa missão mostrando aos homens a luz de Deus. Amen.

[00021-06.02] [Texto original: Italiano]

TRADUZIONE IN LINGUA POLACCA

Drodzy bracia i siostry!

Epifania jest świętem światła. Powstań! [Jerozolimo] Świeć, bo przyszło twe światło i chwała Pańska rozbłyska nad tobą"(Iz 60,1). Tymi słowami proroka Izajasza, Kościół opisuje treść tego święta. Tak, przyszedł na świat Ten, który jest Światłością prawdziwą, ten Który czyni ludzi światłem. Daje im moc, aby się stali dziećmi Bożymi (por. J 1,9. 12). Droga Mędrców ze Wschodu jest dla liturgii tylko początkiem wielkiej procesji, która trwa przez całą historię. Wraz z tymi ludźmi rozpoczyna się pielgrzymka ludzkości ku Jezusowi Chrystusowi – temu Bogu, który urodził się w stajence; który umarł na krzyżu, i który jako Zmartwychwstały, pozostaje z nami przez wszystkie dni aż do skończenia świata (por. Mt 28,20). Kościół odczytuje opowieść Ewangelii Mateusza wraz z wizją proroka Izajasza, którą usłyszeliśmy w pierwszym czytaniu: droga tych ludzi jest jedynie początkiem. Najpierw przyszli pasterze – ludzie prości, którzy mieszkali najbliżej Boga, który stał się dzieckiem, którzy mogli „tam pójść" (por. Łk 2,15) do Niego i rozpoznać Go jako Pana. Teraz jednak przychodzą także i mędrcy tego świata. Przychodzą wielcy i mali, królowie i niewolnicy, ludzie wszystkich kultur i wszystkich narodów. Ludzie Wschodu są pierwszymi, za którymi idzie tak wielu, przez wszystkie wieki. Po wielkiej wizji Izajasza, czytanie zaczerpnięte z Listu do Efezjan wyraża to samo w sposób trzeźwy i prosty: ludzie mają takie same dziedzictwo (por. Ef 3,6). Psalm 2 sformułował to tak: „dam Ci narody w dziedzictwo i w posiadanie Twoje krańce ziemi"(Ps 2, 8).

Mędrcy ze Wschodu idą dalej. Zapoczątkowują drogę narodów ku Chrystusowi. Podczas tej Mszy św. udzielę dwóm kapłanom święceń biskupich i konsekruję ich na Pasterzy ludu Bożego. Według słów Jezusa, jednym z zadań pasterzy jest poprzedzanie stada (por. J 10,4). Tak więc w tych postaciach, które jako pierwsi poganie znajdują drogę do Chrystusa, możemy być może poszukiwać – pomimo wszelkich różnic powołania i zadań – wskazań odnośnie do zadania biskupów. Jakim typem ludzi oni byli? Specjaliści mówią, że należeli oni do wielkiej tradycji astronomicznej, która na przestrzeni wieków rozwinęła się w Mezopotamii i nadal tam rozkwitała. Ale sama ta informacja nie wystarcza. Było zapewne wielu astronomów w starożytnym Babilonie, ale tylko tych kilku poszło za gwiazdą, uznali ją za gwiazdę obietnicy, jako wskaźnik drogi do prawdziwego Króla i Zbawiciela. Można powiedzieć, że byli oni ludźmi nauki, ale nie tylko w tym sensie, że chcieli się dowiedzieć wielu rzeczy: chcieli więcej. Chcieli zrozumieć, co się liczy w byciu człowiekiem. Prawdopodobnie słyszeli o proroctwie pogańskiego proroka Balaama: „Wschodzi Gwiazda z Jakuba, a z Izraela podnosi się berło" (Lb 24,17). Zgłębiają tę obietnicę. Byli ludźmi o niespokojnym sercu, którzy nie zadowalali się tym, co się jawi i jest normalne. Byli to ludzie poszukujący obietnicy, poszukujący Boga. Byli to ludzie czuwający, zdolni by dostrzec znaki Boga, Jego język cichy i natarczywy. Ale byli to też ludzie odważni a zarazem pokorni: możemy sobie wyobrazić, że musieli znosić pewne wyszydzenie, ponieważ wyruszyli do króla Żydów, pokonując z tego względu wiele trudu. Dla nich decydującym nie było to, co myślał i powiedział im ten czy ów, nawet ludzie inteligentni i wpływowi. Dla nich liczyła się sama prawda, a nie ludzka opinia. Dlatego podejmują wyrzeczenia i trudy długiej i niepewnej drogi. Ich pokorna odwaga pozwoliła im pochylić się przed dzieckiem ludzi ubogich i rozpoznać w Nim obiecanego Króla, którego poszukiwanie i którego uznanie było celem ich drogi zewnętrznej i wewnętrznej.

Drodzy przyjaciele, jakże w tym wszystkim nie dostrzec kilku istotnych cech posługi biskupiej? Także biskup musi być człowiekiem niespokojnego serca, który nie zadowala się zwykłymi rzeczami tego świata, lecz idzie za niepokojem serca, pobudzającym go do coraz większego wewnętrznego zbliżenia z Bogiem, poszukiwania Jego Oblicza, poznawania Go coraz bardziej, aby móc Go coraz bardziej kochać. Także biskup musi być człowiekiem czujnego serca, który dostrzega cichy język Boga i potrafi odróżniać prawdziwe od tego, co pozorne. Także biskup musi być napełniony odwagą pokory, która nie pyta się o to, co mówi o nim dominująca opinia, ale czerpie swoje kryterium z Bożej prawdy i dla niej się angażuje „w porę i nie w porę". Musi być w stanie wyprzedzać i pokazywać drogę. Musi wyprzedzać idąc za Tym, który poprzedza nas wszystkich, ponieważ jest prawdziwym Pasterzem, prawdziwą gwiazdą obietnicy: Jezusem Chrystusem. Musi mieć pokorę, by pokłonić się przed tym Bogiem, który stał się tak konkretnym i tak prostym, by przeciwstawić się naszej głupiej pysze, która nie chce widzieć Boga tak bliskiego i tak małego. Musi żyć adoracją Syna Bożego, który stał się człowiekiem, tą adoracją która nieustannie na nowo wskazuje mu drogę.

Liturgia sakry biskupiej wyjaśnia istotę tej posługi w ośmiu pytaniach, skierowanych do tych, którzy mają być święceni. Zaczynają się one zawsze od słowa: „Vultis - chcesz?". Pytania ukierunkowują wolę i wskazują jej drogę, którą należy podjąć. Chciałbym tutaj krótko wspomnieć tylko niektóre ze słów-kluczy tego ukierunkowania, w których konkretyzuje się to, o czym rozważaliśmy przed chwilą wychodząc od Magów dzisiejszego święta. Zadaniem biskupów jest „praedicare Evangelium Christi", „custodire" i „dirigere", „pauperibus misericordes praebere", „indesinenter orare". Głoszenie Ewangelii Jezusa Chrystusa, poprzedzanie i kierowanie, strzeżenie świętego dziedzictwa naszej wiary, miłosierdzie i miłość względem potrzebujących i ubogich, w którym odzwierciedla się miłosierna miłość Boga względem nas i wreszcie nieustanna modlitwa to podstawowe cechy posługi biskupiej. Co oznacza nieustanna modlitwa: nigdy nie tracić kontaktu z Bogiem; pozwolić, by nieustannie nas dotykał w głębi naszego serca i abyśmy w ten sposób byli przeniknięci Jego światłem. Tylko ten, kto osobiście zna Boga może prowadzić innych ku Bogu. Tylko ten, kto prowadzi ludzi ku Bogu, prowadzi ich drogą życia.

Serce niespokojne, o którym mówiliśmy powtarzając za świętym Augustynem, to serce, które w ostateczności nie zaspokaja się niczym, co byłoby mniejsze od Boga i właśnie w ten sposób staje się sercem, które kocha. Nasze serce staje się niespokojne ku Bogu i pozostaje takim, nawet jeśli dzisiaj z bardzo skutecznymi „narkotykami" usiłuje się wyzwolić człowieka od tego niepokoju. Ale nie tylko my istoty ludzkie jesteśmy niespokojni w relacji względem Boga. Serce Boga jest niespokojne w relacji do człowieka. Bóg nas oczekuje. On nas poszukuje. Także On nie jest spokojny, dopóki nas nie znajdzie. Serce Boga jest niespokojne i dlatego wyruszył on w drogę ku nam – ku Betlejem, na Kalwarię, z Jerozolimy do Galilei, i aż po krańce świata. Bóg jest niespokojny względem nas i poszukuje osób, które pozwolą się zarazić Jego niepokojem, Jego miłością wobec nas. Osoby noszące w sobie poszukiwanie, które jest w ich sercu, a równocześnie pozwalające się dotknąć poszukiwaniem Boga wobec nas. Drodzy przyjaciele, to było zadanie Apostołów: przyjąć niepokój Boga względem człowieka i zanieść samego Boga do ludzi. To jest waszym zadaniem, śladami Apostołów: pozwólcie się uderzyć niepokojem Boga, aby pragnienie Boga wzglądem człowieka mogło być zaspokojone.

Magowie szli za gwiazdą. Poprzez język stworzenia odnaleźli Boga historii. Oczywiście, sam język stworzenia nie wystarcza. Tylko Słowo Boże, które spotykamy w Piśmie Świętym mogło im ostatecznie wskazać drogę. Stworzenie i Pismo Święte, rozum i wiara muszą być razem, aby nas doprowadzić do Boga żywego. To prawda, było wiele dyskusji o tym, jaki rodzaj gwiazdy prowadził Magów. Myśli się o połączeniu planet, o jakiejś Supernowej, to znaczy o jednej z tych gwiazd, które początkowo są bardzo słabe, w których eksplozja wewnętrzna uwalnia w jakimś czasie niezwykle jasny obiekt, o jakiejś komecie i tak dalej. Niech naukowcy mimo wszystko kontynuują tę dyskusję. Wielka gwiazda, prawdziwa Supernowa, która nas prowadzi, to sam Chrystus. On jest, że tak powiem eksplozją miłości Boga, która sprawia, że jaśnieje nad światem wielki blask jego serca. Możemy dodać: Mędrcy ze Wschodu, o których mowa w dzisiejszej Ewangelii, podobnie jak i ogólnie święci, sami stopniowo stali się konstelacjami Boga, które wskazują nam drogę. W tych wszystkich osobach kontakt ze Słowem Boga, by tak rzec, spowodował wybuch światła, poprzez który blask Boga rozświetla nasz świat i wskazuje nam drogę. Święci są gwiazdami Boga, którym pozwalamy się kierować ku Temu, za którym tęskni nasze życie. Drodzy przyjaciele, poszliście za gwiazdą Jezusem Chrystusem, kiedy powiedzieliście wasze „tak" dla kapłaństwa i posługi biskupiej. Z pewnością jaśniały dla was także mniejsze gwiazdy, pomagając wam, byście nie zgubili drogi. W Litanii do Wszystkich Świętych przyzywamy te wszystkie gwiazdy Boga, aby świeciły wam zawsze na nowo i wskazywały drogę. Będąc za chwilę wyświęceni na biskupów, jesteście wezwani, abyście sami byli gwiazdami Boga dla ludzi, abyście prowadzili ich drogą wiodącą ku prawdziwemu Światłu, do Chrystusa. Módlmy się więc w tej chwili do wszystkich świętych, abyście mogli zawsze odpowiadać na to zadanie i ukazywać ludziom Boże światło. Amen.

[00021-09.02] [Testo originale: Italiano]

[B0009-XX.03]