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Conferenza Stampa di presentazione del Documento dal titolo “In cammino per la cura della casa comune – A cinque anni dalla Laudato si’ ”, elaborato dal Tavolo Interdicasteriale della Santa Sede sull’ecologia integrale, 18.06.2020


Intervento di S.E. Mons. Paul Richard Gallagher

Intervento di S.E. Mons. Fernando Vérgez Alzaga, L.C.

Intervento di S.E. Mons. Angelo Vincenzo Zani

Intervento del Rev.do Mons. Bruno Marie Duffé

Intervento del Signor Aloysius John

Intervento del Signor Tomás Insua

Alle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo una Conferenza Stampa di presentazione del Documento dal titolo “In cammino per la cura della casa comune – A cinque anni dalla Laudato si’ ”, elaborato dal Tavolo Interdicasteriale della Santa Sede sull’ecologia integrale.

Sono intervenuti: S.E. Mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Segretaria di Stato; S.E. Mons. Fernando Vérgez Alzaga, L.C., Segretario Generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; S.E. Mons. Angelo Vincenzo Zani, Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica (degli Istituti di Studi); il Rev.do Mons. Bruno Marie Duffé, Segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; il Signor Aloysius John, Segretario Generale di Caritas Internationalis; e il Signor Tomás Insua, Co-fondatore e Direttore Esecutivo del Global Catholic Climate Movement.

Ne riportiamo di seguito gli interventi:

Intervento di S.E. Mons. Paul Richard Gallagher

Care Eccellenze, Signore e Signori,

È un piacere per me essere qui con voi per la presentazione del testo «In cammino per la cura della casa comune. A cinque anni dalla Laudato si’», elaborato dal Tavolo interdicasteriale della Santa Sede sull’ecologia integrale, che ha cominciato questo lavoro nel 2018, quando ricevette l’approvazione del Santo Padre, al quale ho avuto il privilegio di consegnare la prima pubblicazione ieri pomeriggio.

Può essere interessante ripercorrere brevemente la genesi di questo testo, il cui principale obiettivo, è bene sottolinearlo, non è quello di duplicare la Laudato si’ attraverso riflessioni etiche valoriali che sono ben sviluppate nella stessa Enciclica. Le finalità del testo sono infatti diverse e molteplici:

- rilanciare la ricchezza dei contenuti di un’Enciclica che, sebbene abbia compiuto da poco cinque anni, è ancora molto attuale, come messo ancora più in luce dalla situazione mondiale determinata dalla pandemia da Covid-19;

- offrire un orientamento sulla lettura dell’Enciclica, promuovendone elementi operativi che scaturiscono dalle riflessioni contenute in essa e minimizzandone i rischi di fraintendimento;

- favorire la collaborazione tra i Dicasteri della Curia Romana e le Istituzioni cattoliche impegnati nella diffusione e nell’attuazione della Laudato si’, valorizzandone le numerose sinergie.

Il libro che avete davanti è infatti frutto di un lavoro collegiale di numerose entità che operano all’interno della Santa Sede e della Chiesa cattolica a cui va il nostro ringraziamento. Il Tavolo interdicasteriale della Santa Sede sull’ecologia integrale ha visto la collaborazione di molte realtà, oltre a quelle che sono rappresentate in questa Conferenza Stampa. Posso citare ad esempio la Congregazione per la Dottrina sulla Fede, il Dicastero per il Laici, la Famiglia e la Vita, il Dicastero per la Comunicazione, i Pontifici Consigli per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, per il Dialogo interreligioso, per la Cultura, per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, le Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze Sociali, il Sinodo dei Vescovi, numerose Conferenza Episcopali, rappresentate spesso dalle loro Riunioni Internazionali, come il SECAM per l’Africa, la FABC per l’Asia, la FCBCO per l’Oceania, il CELAM per l’America Latina, la CCEE e la COMECE per l’Europa, le Unioni Internazionali delle e dei Superiori Generali, alcune reti di Organizzazioni non governative come la CIDSE.

Oltre alla partecipazione delle suddette istituzioni, si è voluto poi coinvolgere anche le Nunziature Apostoliche, alle quali sono state chieste indicazioni sulle buone prassi e sui modelli operativi per l’attuazione della Laudato si’ che sono stati realizzati nei loro Paesi di pertinenza da realtà locali collegate con la Chiesa cattolica.

Solo questo lungo elenco evidenzia l’intenso lavoro che ha portato alla redazione di un testo che ha visto il susseguirsi di numerose bozze ed è diventato sempre più ricco di contenuti, mantenendo però una dimensione semplice, sintetica e orientata all’azione, e restando ancorato all’approccio sul quale è focalizzata l’Enciclica: quello dell’ecologia integrale.

Al riguardo, si è cercato di offrire al lettore risposte a un quesito che compare nella conclusione del testo: «e noi che cosa dobbiamo fare?», uniformandosi all’impostazione della Laudato si’ nel prendere in considerazione una vasta gamma di situazioni che vanno dalla quotidianità dell’economia domestica alle implicazioni per la comunità internazionale.

A proposito di quest’ultimo aspetto e ad ulteriore testimonianza di questo impegno, sono lieto di informarvi della prossima adesione della Santa Sede all’Emendamento di Kigali al Protocollo di Montreal sulle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono, strumento finalizzato a contrastare sia il problema del cosiddetto “buco dell’ozono”, sia il fenomeno dei cambiamenti climatici. Strumento che va nella direzione auspicata dal Santo Padre, quando afferma nella Laudato si’, al n. 112, che «la libertà umana è capace di limitare la tecnica, di orientarla, e di metterla al servizio di un altro tipo di progresso, più sano, più umano, più sociale e più integrale».

Care Eccellenze, Signore e Signori,

La pandemia da Covid-19 ci sollecita ulteriormente a rendere la crisi socioeconomica, ecologica ed etica che stiamo vivendo come momento propizio di stimolo alla conversione e a decisioni concrete e improcrastinabili, come messo ben in evidenza nel testo che avete di fronte.

Per fare ciò, abbiamo bisogno di una proposta operativa, che nel caso in oggetto è rappresentata dall’ecologia integrale. Come indicato nel testo, essa richiede una «visione integrale della vita per elaborare al meglio politiche, indicatori, processi di ricerca e di investimento, criteri di valutazione, evitando concezioni fuorvianti di sviluppo e di crescita» (pag. 9); una «visione lungimirante, che deve concretizzarsi nei luoghi e negli spazi in cui si coltivano e si trasmettono l’educazione e la cultura, si crea consapevolezza, si forma alla responsabilità politica, scientifica ed economica, e, in generale, si procede ad azioni responsabili» (pag. 11).

Ciò rappresenta una sfida impegnativa, ma anche un’occasione quanto mai attuale per «disegnare e costruire insieme un futuro che ci veda uniti nel custodire la vita che ci è stata donata e coltivare il creato che ci è stato affidato da Dio perché lo facessimo fruttificare senza escludere o scartare alcuno dei nostri fratelli e sorelle» (pag. 16). Si tratta di un compito complesso e pregno di insidie dettate dalla difficoltà del far prevalere gli interessi comuni su quelli particolari, di riconoscere che «il tutto è superiore alla parte» (Evangelii gaudium, n. 237). Si tratta di un compito che richiama ad un «dialogo onesto e coerente sul bene comune, capace di valorizzare il multilateralismo e la cooperazione tra gli Stati e inteso ad evitare i pericoli di strumentalizzazioni politico-economiche» (pag. 219). Cooperazione multilaterale che, è bene ripeterlo, è necessaria ma non sufficiente per dare una risposta adeguata, integrale e inclusiva, alla grande e stimolante sfida che la nostra epoca ha davanti a sé e deve essere affrontata con urgenza.

L’auspicio è che questo testo possa essere un effettivo contributo alla formulazione di questa risposta.

Grazie!

[00782-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Intervento di S.E. Mons. Fernando Vérgez Alzaga

“La terra è ferita, serve una conversione ecologica”. Questa frase è molto più che un richiamo a cambiare le cose e ad agire per tutelare e salvaguardare il creato. È il punto di partenza e di approdo dell’Enciclica di Papa Francesco Laudato si’, di cui stiamo celebrando i cinque anni dalla sua promulgazione. Nell’ Enciclica il Pontefice collega la salvaguardia dell’ambiente alla giustizia verso i poveri e alla necessità di una inversione di marcia per un’economia che cerca solamente il profitto. Non vi è possibilità di uscita dall’attuale situazione in cui versa il creato se l'umanità non prende coscienza della necessità di cambiare stili di vita. Ma anche del modo di produrre e di consumare. È cronaca quotidiana il bisogno di un cambiamento radicale nei comportamenti umani, affinché la casa comune sia sempre più rispettata e tutelata. Anche l’emergenza sanitaria per il Covid-19 richiede una “conversione ecologica”, un maggior ricorso alla solidarietà e alla fraternità che eviti di riversare sul creato le scelte egoistiche non solo dei singoli, ma di intere entità statali.

È fuori dubbio che, come scrive Papa Francesco nell’Enciclica, la sfida ambientale è indissolubile da quella educativa. La persona deve imparare fin dai primi anni di vita a crescere nella consapevolezza delle proprie responsabilità. Questo significa che l’agire deve essere sostenibile dal punto di vista ecologico e solidale, a cominciare in primo luogo dalla famiglia. È indispensabile una “cittadinanza ecologica”, in cui i componenti del nucleo familiare, ma anche quelli di cui è caratterizzata la società, tendano ad aver cura del creato attraverso le piccole azioni quotidiane che si trasformino in stile di vita. È quanto abbiamo cercato di fare al Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Sensibilizzando i nostri dipendenti e quanti ruotano intorno al Governatorato, direttamente o indirettamente, nei confronti di un’ecologia integrale che si concretizza nelle piccole azioni di ogni giorno. A cominciare dal riciclo dei rifiuti, dal rispetto del verde, dal risparmio nel consumo delle acque e dell’energia, nella scelta delle fonti rinnovabili, nell’evitare i gas serra, nel favorire un sempre minore inquinamento atmosferico privilegiando le modalità di trasporto elettrico e nello scegliere antiparassitari e concimi ecologici che rispettino la terra e i suoi frutti.

Prima ancora dei provvedimenti concreti che il Governatorato ha preso tenendo in considerazione i principi e le indicazioni della Laudato si’, vorrei sottolineare come, proprio seguendo lo spirito dell’Enciclica, occorra promuovere una vera e propria “spiritualità ecologica”, fondata sulla sequela di Gesù Cristo, di cui Francesco d’Assisi è stato testimone vivente. Infatti, come scrive il Pontefice, la vocazione “di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa”. Se è vocazione non può essere una scelta opzionale o un aspetto secondario del nostro rapporto con Dio e con il prossimo, ma deve influire sul nostro agire e sul nostro modo di affrontare le sfide quotidiane che la vita ci propone. Quanto fatto a livello personale va tradotto anche a livello istituzionale in modo da condizionarne l’operato in senso ecologico.

È quanto sta facendo il Governatorato a cominciare, ancor prima della pubblicazione della Laudato si’, dalla installazione di pannelli fotovoltaici sulla copertura dell’Aula Paolo VI. Essi sono in grado di produrre energia elettrica senza emissione di sostanze inquinanti. Ciò rientra tra gli obiettivi preposti per la riduzione del consumo delle risorse. In questo senso, si è cercato di attivare una serie di interventi per ottenere un maggiore controllo energetico e una relativa diminuzione delle emissioni di anidride carbonica. I pannelli sull’Aula Paolo VI sono solo i primi di una serie. Infatti, abbiamo installato diverse tipologie di pannelli solari anche nella sede residenziale della Specola Vaticana a Tucson, in Arizona. Ottenendo così una forte contrazione dei costi energetici e una riduzione dell’emissione di anidride carbonica. Inoltre, dal 2009 è in funzione un impianto “a raffreddamento solare” presso il Centro industriale vaticano, necessario alla conversione dell’energia solare in energia termica e frigorifera utilizzate per la climatizzazione della mensa di servizio nel periodo estivo.

Vi è poi un continuo ricambio degli impianti elettrici con corpi illuminanti a led, sensori crepuscolari di illuminazione e di presenza di ultima generazione, che regolano l’intensità in base al variare della luce naturale. Un esempio riuscito nell’applicazione della nuova illuminazione è quello della volta della Cappella Sistina. Ciò ha permesso di ridurre di circa il 60 per cento i costi energetici e le emissioni di gas serra, favorendo anche un notevole rallentamento dell’invecchiamento degli affreschi. Senza dimenticare la nuova illuminazione di Piazza San Pietro e del colonnato del Bernini che offre un risparmio energetico fino all’80 per cento. Nella stessa Basilica Vaticana l’adozione di nuovi apparecchi ha prodotto una minore spesa di quasi l’80 per cento. Al contempo, abbiamo dismesso le vecchie apparecchiature elettriche che venivano usate e rinnovato tecnologicamente i dispositivi di rete impiegando sistemi operativi di nuova generazione a minor impatto ambientale. Vi è stata anche l’adozione di sistemi domotici, i quali intervengono a spengere automaticamente l’illuminazione al termine della giornata lavorativa. Rientra in questo contesto la sostituzione dei trasformatori elettrici che producevano un elevato calore, con quelli di ultima generazione. La stessa sostituzione avviene anche nel settore informatico e nel Centro di elaborazione dati (CED).

Nei Giardini Vaticani, polmone verde dello Stato e in parte anche della Città di Roma, sono in corso dei progetti che vanno di pari passo con la premessa dell’Enciclica, ossia la difesa della casa comune. Con il progetto “Giardini Bio”, ad esempio, si è riusciti in soli tre anni ad eliminare completamente l’uso di pesticidi di origine chimica, lasciando spazio alla biodiversità ed all’impiego di prodotti di origine naturale per il controllo delle popolazioni infestanti e concimi di origine organica.

Uno sforzo ancora più propositivo volto alla tutela dell’ambiente e delle risorse arboree esistenti è avvenuto con la realizzazione di un vero e proprio censimento delle piante esistenti, che ha portato ad una riforestazione dello Stato con la piantumazione di 250 nuove alberature di alto fusto, lì dove nel tempo erano state rimosse, e alla sostituzione di circa 2.300 piante di siepi, caratteristica dei Giardini vaticani.

Una delle priorità che si prefigge lo Stato è anche la tutela delle risorse idriche per ridurre drasticamente lo spreco, adottando circuiti chiusi per il riciclo delle acque destinate alle fontane dei Giardini vaticani e alla rete antincendio all’interno delle Mura Leonine. Per raggiungere questo obiettivo sono in corso i lavori di rifacimento dell’impianto di innaffiamento dei Giardini, progetto realizzato con tecnologia di ultima generazione, che consente un risparmio delle risorse idriche di circa il 60% grazie anche all’automatizzazione dello stesso ed un uso equilibrato e razionale delle acque anche in funzione del tipo di coltura/piantumazione e delle condizioni meteorologiche.

Abbiamo poi pensato a rendere in forma concreta i principi dell’Enciclica in ambito agricolo. Il riferimento è all’attività agricola dello Stato della Città del Vaticano, che si svolge esclusivamente attraverso la Direzione delle Ville Pontificie nella zona extraterritoriale di Castel Gandolfo. Sia nelle colture, sia nell’allevamento, che viene portato avanti nella locale fattoria, vengono applicati sistemi e tecniche che rispettano la terra pur garantendo prodotti di ottima qualità.

Per quanto riguarda la trazione e i trasporti, dal 2014 si è provveduto a limitare il traffico dei veicoli dei dipendenti del Governatorato all’interno dello Stato. Può sostarvi solo chi risiede a più di due chilometri dal Vaticano. Altro ambito importante è l’installazione di una rete infrastrutturale di ricarica per veicoli elettrici ed ibridi. Abbiamo iniziato nel 2018 e ad oggi vi sono all’interno dello Stato dieci apparati che offrono venti punti di ricarica. Verrà anche rinnovato gradualmente il parco macchine dello Stato con vetture elettriche e ibride in comodato gratuito o noleggio per i servizi di Stato, come per le Poste Vaticane. Sempre nell’ottica del minor impatto ambientale, dal 2019 per i nostri mezzi usiamo il gasolio per autotrazione di tipo Diesel+, formato dal 15 per cento di componente green rinnovabile, ottenuto da oli vegetali esausti e grassi animali con riduzione dei consumi e delle emissioni gassose inquinanti, cioè di monossido di carbonio e di idrocarburi incombusti, fino al 40 per cento.

È stata posta molta attenzione anche al riscaldamento e al condizionamento degli edifici. In questo ambito, abbiamo riqualificato la Centrale termica dello Stato e sostituito gli impianti di condizionamento che utilizzano i gas derivati dai clorofluorocarburi, che causano l’effetto serra nell’atmosfera, con apparati conformi alle più esigenti norme internazionali alle quali lo Stato della Città del Vaticano e per esso la Santa Sede ha aderito. Si è anche provveduto, seppur con i vincoli di rispetto del patrimonio architettonico, storico e artistico del Vaticano, ad impiegare infissi e isolanti per la riduzione della dispersione termica in tutti gli uffici del Governatorato.

Risolvere il problema rifiuti è stato uno degli argomenti principali nell’operato del Governatorato. Nel mese di luglio del 2019 è stato emanato con Decreto del Presidente del Governatorato dello SCV il nuovo Regolamento sui rifiuti che si prefigge l’obiettivo di una gestione corretta ed ecologica dei rifiuti trattandoli come una risorsa e non più come uno scarto

La riorganizzazione del sistema di raccolta dei rifiuti urbani ha consentito una differenziazione nell’anno 2019 pari al 59% migliorando di 12 punti il risultato ottenuto nell’anno precedente. La riqualificazione del Centro di raccolta dello Stato ha consentito un netto miglioramento anche per quanto riguarda i rifiuti speciali, non pericolosi e pericolosi, riuscendo a differenziare il 99% dei rifiuti gestiti.

Un altro passo importante per la sostenibilità è quello della trasformazione dei rifiuti. Un programma, attualmente sospeso per l’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del COVID-19, che prevede l’installazione di una compostiera elettromeccanica per la trasformazione dei rifiuti organici prodotti nello Stato in un “Compost” di qualità. Così facendo, le 600 tonnellate di materiale organico prodotto tornano in natura sotto forma di terriccio.

Altri esempi che desidero evidenziare:

- la presenza di raccoglitori/compattatori per le bottiglie in PET dislocati progressivamente anche all’interno dei Musei Vaticani che consentono l’integrale recupero del materiale praticamente sempre riciclabile;

- la riduzione dell’indifferenziato al solo 2% (quindi ben il 98% dei rifiuti viene correttamente differenziato).

In questo modo, il rifiuto non è più visto come una spesa da sostenere per il suo smaltimento, ma una risorsa economica derivante dal suo proficuo e virtuoso utilizzo.

Quelli sopra descritti rappresentano solo alcuni dei numerosi ed articolati progetti di gestione ambientale ed energetica programmati e realizzati dalle singole Direzioni del Governatorato che il tempo a disposizione non consente di approfondire e spiegare, anche sul piano tecnico, i numerosi progetti in corso per applicare concretamente le indicazioni contenute nella Laudato si’.

[00784-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Intervento di S.E. Mons. Angelo Vincenzo Zani

L’Enciclica Laudato si’, con i suoi richiami all’educazione, chiama in causa direttamente la Congregazione per l’Educazione Cattolica per la responsabilità che ha verso le scuole e le università.

Anzitutto, trattandosi di un documento che si colloca nell’ambito dell’insegnamento sociale della Chiesa, esso rimanda alla Costituzione Apostolica Ex corde Ecclesiae sulle Università in cui si raccomanda di sviluppare sempre di più l’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa negli Atenei cattolici (ricordo che vi sono 1865 università cattoliche presenti in tutti i continenti, tra l’altro frequentate da un’alta percentuale di non cattolici).

In secondo luogo, le iniziative della Congregazione da tempo si stanno sviluppando in parallelo con il messaggio lanciato da Papa Francesco in questo documento. Mi riferisco ad alcune coincidenze significative. La Laudato si’ veniva pubblicata nel 2015 mentre un gruppo di circa 40 Facoltà di Agraria delle Università Cattoliche, in occasione dell’Expo di Milano su “Cibo e alimentazione”, presentavano progetti di intervento nel campo della pesca e dell’agricoltura per rispondere alle sfide della fame e della povertà. Il documento del Papa ha dato un impulso molto forte a questo lavoro avviato. Nello stesso anno si celebrava il primo Congresso mondiale delle scuole e università cattoliche per ricordare il 50° anniversario della Dichiarazione conciliare Gravissimum educationis, dove si afferma che l’educazione deve formare ragazzi e giovani che siano protagonisti di una società umana più fraterna, tema questo ben sottolineato dalla Laudato si’.

Un terzo importante elemento di connessione è il lancio che Papa Francesco ha fatto il 12 settembre scorso annunciando l’evento del Patto educativo globale che si sarebbe dovuto celebrare il 14 maggio 2020 (V anniversario della Laudato si’) e che avrà una tappa telematica il 15 ottobre prossimo, in vista dell’evento vero e proprio che si terrà in una data successiva. Nel suo Messaggio, il Papa fa riferimento direttamente alla Laudato si’ con queste parole: “nell’enciclica Laudato si’ ho invitato tutti a collaborare per custodire la nostra casa comune, affrontando insieme le sfide che ci interpellano… Rinnovo l’invito a dialogare sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta e sulla necessità di investire i talenti di tutti, perché ogni cambiamento ha bisogno di un cammino educativo per far maturare una nuova solidarietà universale e una società più accogliente”. Il patto educativo, collocato nella scia della Laudato si’, ha lo scopo di contribuire a costruire una umanità più fraterna, a comporre un nuovo umanesimo cristiano.

In tale prospettiva, nella pubblicazione sono inserite cinque schede di lavoro con vari suggerimenti didattici ed operativi destinati a: scuola dell’infanzia e primaria, scuola secondaria, università e ricerca, educazione permanente, educazione informale.

Questi strumenti vogliono stimolare educatori, docenti, studenti, ricercatori, giovani e adulti a far maturare la responsabilità verso la natura e l’ambiente per consegnare alle future generazioni un mondo e una umanità migliori.

Ma è interessante sapere che vi è già una lunga serie di esperienze significative in atto e molte altre in cantiere per sviluppare una “ecologia integrale”.

Ovviamente la coincidenza dell’anno speciale sulla Laudato si’ con i tragici eventi sanitari e socio-economici causati dalla pandemia rende il messaggio dell’enciclica ancora più profetico ed offre una bussola morale e spirituale di straordinaria attualità nel viaggio comune verso un mondo più unito, fraterno e sostenibile.

I contenuti del documento coinvolgono direttamente i processi educativi a tutti i livelli e offrono senza dubbio domande e stimoli alla ricerca scientifica non solo nel merito delle questioni ma anche nel metodo. Pedagogicamente il tema dell’ecologia integrale. offre una visione paradigmatica dell’attuale crisi, la quale non è soltanto ambientale ma antropologica, in quanto si estende a tutti gli aspetti della vita personale e della convivenza umana e sociale. In primo luogo il mondo dell’educazione è chiamato a creare una maggiore consapevolezza, stimolando l’azione concreta e promuovendo la vocazione ecologica dei giovani, degli insegnanti, dei dirigenti e degli amministratori impegnati quotidianamente nella gestione delle scuole e delle università.

Ma una forte provocazione, dal punto di vista educativo e scientifico, viene dal fatto che i differenti fenomeni legati alla crisi ambientale costringono a misurarsi con la radice comune dell’attuale crisi (e questo è un problema di lettura ermeneutica), e poi ad assumere una prospettiva olistica e, di conseguenza a superare la narcisistica e deleteria frammentazione del sapere per sviluppare a tutti i livelli la inter e transdisciplinarietà. A tutto ciò si lega la necessaria apertura alla trascendenza: per un autentico cambiamento non si può fare a meno della dimensione spirituale, che apre un cammino interiore di conversione e di rinnovamento.

Dal punto di vista sociale, oggi non disponiamo ancora della cultura necessaria per affrontare questa crisi, per questo – afferma la Laudato si’“c’è bisogno di leadership che indichino strade, cercando di rispondere alle necessità delle generazioni attuali includendo tutti, senza compromettere le generazioni future” (n. 53). A questo specifico compito devono contribuire le università e le scuole cattoliche con progetti interdisciplinari condivisi e con la creazione di reti di cooperazione a livello educativo, accademico e di ricerca.

Tra l’altro, l’esigenza di attivare dinamiche integrali è sottolineata dall’articolo 12 dell’Accordo di Parigi, dove si sostiene che “le Parti cooperano nell’assumere le misure necessarie, ove opportuno, a migliorare l’istruzione, la formazione, la coscienza e la partecipazione pubblica […].”

Qualche esperienza.

A livello di università vorrei ricordare tre esempi: a) la Pontificia Università Javeriana di Bogotà ha creato un Istituto di studi superiori per promuovere la “Casa comune” avviando e coordinando numerose iniziative in molte altre Università dell’America Latina; b) Una rete di Università Cattoliche sta promuovendo progetti di ricerca in vari continenti attraverso le Facoltà di Agraria e coinvolgendo le Istituzioni pubbliche locali; c) gli Atenei Pontifici Romani hanno creato da due anni un Joint Diploma in Ecologia Integrale, una pregevole iniziativa che riscuote successo.

A livello di scuole sono nate molteplici iniziative, soprattutto dalle Congregazioni religiose che hanno colto nella Laudato si’ un filone educativo molto concreto e coinvolgente per una pedagogia attiva; basti pensare ai progetti dei Salesiani, dei Gesuiti, dei Fratelli delle scuole cristiane e di tante altre istituzioni educative. Anche a livello interreligioso sta avendo una grande diffusione la metodologia Design for Change, nata in India e ora diffusa in centinaia di migliaia di scuole in tutto il mondo. Qualsiasi progetto o storia di cambiamento si compone di quattro fasi metodologiche che consentono di cambiare la propria realtà personale, sociale o ambientale, e cioè: sentire la necessità o i problemi, immaginare nuove soluzioni, agire o costruire il cambiamento, condividere la storia di cambiamento per contagiare e ispirare gli altri. Anche le scuole cattoliche hanno adottato questa metodologia basandola sui principi antropologici evangelici e l’hanno chiamata Yo puedo, I can.

A livello di percorsi informali o di formazione continua si potrebbero citare tante esperienze molto interessanti: dalle iniziative di Scholas Occurrentes con i giovani, ai progetti delle Summer schools di Sant’Egidio, dagli incontri promossi da New Humanity con gli indigeni Guaranà alle proposte di Earth Day o dell’AVSI con gli Scout di varie religioni in Somalia o in Kenya.

Il lavoro di preparazione all’evento del Patto educativo ha scelto l’“ecologia integrale” come uno dei punti fondamentali su cui raccogliere le buone pratiche nel mondo.

[00783-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Intervento del Rev.do Mons. Bruno Marie Duffé

Testo in lingua spagnola

Traduzione in lingua italiana

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua francese

Testo in lingua spagnola

Para presentar brevemente el Documento que hoy nos reúne aquí, quisiera llamar su atención sobre el título que evoca el camino que estamos llamados a recorrer juntos, para cuidar de la Tierra y de las personas. Me limitaré a tres reflexiones esenciales.

1. La primera reflexión sitúa esta publicación en un contexto particular, el de una crisis sanitaria y social que amplifica la crisis ecológica y moral, puesta en evidencia por la Encíclica Laudato si’. De hecho, experimentamos la fragilidad, tanto en nuestro cuerpo como en nuestros vínculos, en nuestras prácticas relacionadas con el cuidado del otro, en nuestras formas de pensar y de vivir el desarrollo económico y social. Esta experiencia de vulnerabilidad genera, inevitablemente, miedo y preocupación por el futuro. El llamamiento de la Encíclica Laudato si’ a «escuchar tanto el clamor de la tierra como el clamor de los pobres» no pretende amplificar el miedo, sino proponer un camino de conversión. Como sabemos, este camino solo existe a través de quienes lo recorren. Hoy día, Laudato si’ podrá producir frutos de conversión únicamente si los testigos continúan el camino abierto por esta Carta. «Testigos» quiere decir «los que transmiten», «los que proponen», «los que deciden y se deciden a actuar». ¿Quiénes son estos testigos? Son los protagonistas de la vida económica y política, son las comunidades locales, con su memoria y sus esperanzas, son las Iglesias, son los jóvenes al igual que los ancianos porque, como afirma el Papa Francisco, en su Exhortación Christus vivit», para que los jóvenes puedan soñar con el mundo de mañana, es necesario que los ancianos sigan soñando también con el mundo de hoy. Necesitamos explicar la manera práctica de implementar la Laudato si’. Es a esta pedagogía a la que el Documento «En camino para el cuidado de la casa común. A cinco años de la Laudato si’» pretende contribuir.

2. La experiencia que vivimos a diario en el seno del Dicasterio para el Servicio del Desarrollo Humano Integral nos muestra como el proyecto y la elaboración de la Encíclica Laudato si’ proponen, en sí mismos, un enfoque. Se trata, ante todo, de observar el mundo en el que vivimos, y en el que algunos «sobreviven». Observar, escuchar y dejarse conmover por lo que vivimos y por aquellos con quienes vivimos.

Observar y dejarse conmover por una tierra que sufre en silencio y cuyo sufrimiento está directamente relacionado con la actividad humana, así como con el cambio climático que provoca esta actividad.

Entrar en contacto con una comunidad humana herida por las crecientes desigualdades y una conflictividad cada vez más fuerte.

Contemplar la belleza y la promesa de lo que se nos ha encomendado en la Creación del Padre y en el amor de Cristo.

Actuar y decidir en favor de otro desarrollo que ya no se defina como un «cada vez más» y una «huida hacia adelante» que agota todas las formas de vida.

Educar mediante el diálogo y las prácticas cotidianas de la sobriedad. Hemos incluido aquí la presentación de algunas «buenas prácticas» para despertar otras iniciativas educativas y comunitarias. Me refiero a la iniciativa de algunos jóvenes en Argentina («Cuidadores de la casa común») o en África (con CYNESA).

Por último, celebrar, es decir, recordar la promesa inscrita en cada uno de nosotros, con nuestros talentos y nuestras experiencias. Y ofrecer lo que hemos compartido, nuestras penas y la alegría simple, pero a la vez fuerte, de la solidaridad.

Para realizar este camino, estamos llamados a reconsiderar los lugares de nuestra actividad humana, la relación con los elementos (el agua, la tierra y los océanos), la biodiversidad, el trabajo, la economía, las finanzas, la vida de las comunidades locales y el planeta, es decir lo local y lo global. Se trata de atreverse a un desarrollo integral inspirado en la ecología integral, una nueva armonía con la tierra, con los demás y con uno mismo. De hecho, este camino es un camino para la vida y el futuro de la vida, que compromete a cada persona y a cada comunidad «hasta la humanidad entera» (Pablo VI, Populorum progressio, 1967). ¿Cómo podemos vivir lo que anunciamos cuando hablamos de dignidad, de responsabilidad compartida, de bien común y de prioridad para los pobres; principios que conforman la «Doctrina social de la Iglesia»?

3. En la introducción del Documento «En camino para el cuidado de la casa común», se nos invita a tener presente la oración pronunciada por el Papa Francisco el 27 de marzo de 2020, para implorar el fin de la pandemia. «No es el momento de tu juicio, sino de nuestro juicio: el tiempo para elegir entre lo que cuenta verdaderamente y lo que pasa, para separar lo que es necesario de lo que no lo es. Es el tiempo de restablecer el rumbo de la vida hacia ti, Señor, y hacia los demás. Y podemos mirar a tantos compañeros de viaje que son ejemplares, pues, ante el miedo, han reaccionado dando la propia vida».

Es obvio que estas propuestas operativas no eximen de leer la Encíclica Laudato si’, que sigue siendo fuente de inspiración y de iniciativa.

Laudato si’ es un camino para los protagonistas del futuro. Es importante apoyar a los compañeros de viaje. Este el sentido de este documento, que desea ser una catequesis de la conversión a la ecología integral.

[00790-ES.01] [Texto original: Español]

Traduzione in lingua italiana

Per introdurre brevemente il Documento che ci vede riuniti oggi, attirerò l’attenzione sul titolo, che evoca il cammino che siamo chiamati a percorrere insieme per prenderci cura della terra e della sua popolazione. Mi limiterò a tre riflessioni personali.

1. La prima riflessione colloca questa pubblicazione in un contesto particolare: quello di una crisi sanitaria e sociale che amplifica la crisi ecologica e morale messa in luce dall’Enciclica Laudato si’. In effetti, viviamo l’esperienza della fragilità, nel nostro corpo, come nei nostri legami, nelle nostre prassi assistenziali, nel nostro modo di pensare e di vivere lo sviluppo economico e sociale. Questa esperienza di vulnerabilità produce inevitabilmente paura e inquietudine nei confronti del futuro. L’appello dell’Enciclica Laudato si’ ad “ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri” non mira a dilatare la paura, ma a proporre un cammino di conversione. Lo sappiamo, questo cammino esiste unicamente grazie a coloro che lo percorrono. Oggi, Laudato si’ può produrre i frutti della conversione unicamente se dei testimoni proseguiranno il cammino che è stato tracciato da questa Lettera. “Testimoni” vuol dire “coloro che trasmettono”, “coloro che propongono”, “coloro che decidono e si decidono ad agire”. Chi sono questi testimoni? Sono gli attori della vita economica e politica; sono le comunità locali, con la loro memoria e le loro speranze, sono le chiese; sono i giovani ma anche gli anziani, in quando, come dice papa Francesco nell’Esortazione Christus vivit, affinché i giovani possano sognare il mondo di domani, occorre che gli anziani continuino a sognare anche il mondo di oggi. Abbiamo bisogno di illuminare i cammini pratici di attuazione di Laudato si’. È a questa pedagogia che il Documento “In cammino per la cura della casa comune. A cinque anni dalla Laudato si’ ” intende contribuire.

2. L’esperienza che viviamo quotidianamente in seno al Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ci mostra che il programma e la costruzione dell’Enciclica Laudato si’. propongono, di per sé, un’andatura. Si tratta, prima di tutto, di posare lo sguardo sul mondo in cui viviamo – e nel quale alcuni “sopravvivono”. Guardare, ascoltare e lasciarsi toccare da ciò che viviamo e da coloro con cui viviamo.

Guardare e lasciarsi toccare da una terra che soffre in silenzio e la cui sofferenza è direttamente legata all’attività umana, così come alla sregolatezza climatica, che questa attività ha provocato.

Incontrare una comunità umana ferita dalle crescenti disuguaglianze e da una conflittualità sempre più forte.

Contemplare la bellezza e la promessa di ciò che ci è stato affidato nella Creazione del Padre e nell’amore del Cristo.

Agire e decidere a favore di un altro sviluppo che non si definisca più come un “sempre di più” e una “fuga in avanti”, che consuma tutte le forme di vita.

Educare mediante il dialogo e le prassi quotidiane della sobrietà. La presentazione di qualche “buona prassi” implica risvegliare altre iniziative educative e comunitarie. Qui penso all’iniziativa dei giovani in Argentina (“Cuidadores de la casa común”) o in Africa (con la CYNESA).

Infine, celebrare, ovvero fare memoria della promessa iscritta in ciascuno di noi, con i suoi talenti ed esperienze. E offrire ciò che abbiamo condiviso: le nostre pene e la gioia semplice, ma forte, della solidarietà.

Per compiere questo cammino, siamo chiamati a rivisitare i luoghi della nostra attività umana: il rapporto con gli elementi (l’acqua, la terra e gli oceani), la biodiversità, il lavoro, l’economia, la finanza, la vita delle comunità locali e il pianeta, il locale e il globale. Si tratta di osare uno sviluppo integrale che si ispiri all’ecologia integrale: questa nuova armonia con la terra, con gli altri e con se stessi. Questo cammino è, in effetti, un cammino per la vita e il futuro della vita, che impegna ogni persona e ogni comunità “fino a comprendere l’umanità intera” (Paolo VI, Popolorum Progressio, 1967). Come vivere quello che annunciamo, quando parliamo di dignità, di responsabilità condivisa, di bene comune e di priorità per i poveri (questi principi compongono la “Dottrina sociale della Chiesa”).

3. Nell’introduzione del Documento “In cammino per la cura della casa comune”, siamo invitati a tenere a mente la preghiera pronunciata da Papa Francesco, il 27 marzo 2020, per implorare la fine della pandemia: “Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita”.

Evidentemente, questa guida non dispensa dal leggere l’Enciclica Laudato si’, che rimane la fonte di ispirazione e di iniziativa.

Laudato si’ è un cammino per gli attori del futuro. È importante sostenere i compagni di viaggio: questo è il senso di questo documento, che si vuole catechesi manifesta della conversione all’ecologia integrale.

[00790-IT.01] [Testo originale: Spagnolo]

Traduzione in lingua inglese

 

To introduce briefly the Document that has gathered us today, I shall draw your attention to its title, as it evokes the path that we are called to walk together in order to care for the earth and its people. I shall limit myself to three personal reflections.

1. The first reflection places this publication in a particular context: that of a health and social crisis that amplifies the ecological and moral crisis highlighted by the Encyclical Laudato si’. In fact, we live the experience of fragility, in our bodies, in our relationships, in our care practices, in the way we perceive and live the economic and social development. This experience of vulnerability inevitably produces fear and anxiety for the future. The appeal of the Encyclical Laudato si’ to "listen to both the cry of the earth and the cry of the poor" does not aim to expand fear, but to propose a path of conversion. We know that this path exists only thanks to those who walk along it. Today, Laudato si’ can bear the fruits of conversion only if witnesses continue to follow the path outlined in this Letter. "Witnesses" means "those who transmit", "those who propose", "those who decide and determine to act". Who are these witnesses? They are the stakeholders of economic and political life; the local communities with their memories and hopes; churches; the young but also the elderly, because, as Pope Francis says in the Exhortation Christus vivit, for the young to dream of tomorrow's world, we need the elderly to continue to dream of today's world. We need to highlight practical ways in which to implement Laudato si’ The Document "Journeying towards care for our common home. Five years after Laudato si’ ” intends to contribute exactly to this pedagogy.

2. The experience we live daily at the Dicastery for Promoting Integral Human Development shows that the project and construction of the Encyclical Laudato si’ proposes, in itself, an initiative. Firstly, let us consider the world in which we live - and in which some "survive". Looking, listening and being touched by what we live and by those with whom we live.

Looking and letting ourselves be touched by the earth that silently suffers and whose suffering is directly linked to human activity, as well as to the climate disruptions caused by this activity.

Meeting a human community wounded by growing inequalities and an increasingly profound conflict.

Contemplating the beauty and promise of what has been entrusted to us in the Father’s Creation and in Christ’s love.

Acting and deciding in favour of a different development that no longer defines itself as "more and more" and a series of "ill-considered initiatives" that consume all forms of life.

Educating through dialogue and the daily practices of sobriety. The presentation of some "good practices" implies awakening other educational and community initiatives. I am referring to the youth initiatives in Argentina ("Cuidadores de la casa común") or Africa (with CYNESA).

Finally, celebrating, that is to remember the promise embedded in each one of us with our talents and experiences and to offer what we have shared: our sorrows and the simple, but fierce joy of solidarity.

To follow this path, we are called to reconsider the instances of human activity: the relationship with the elements (water, earth and the oceans), biodiversity, work, economy, finance, the life of local communities and the planet, the local and the global. It is a matter of attempting an integral development inspired by integral ecology: a new harmony with the earth, the others and oneself. This path is, in fact, a path for life and the future of life, engaging every person and every community and "humanity as a whole" (Paul VI, Popolorum Progressio, 1967). How to live what we proclaim, when we speak of dignity, shared responsibility, the common good and the priority for the poor (these principles make up the "Social Doctrine of the Church").

3. The introduction to the Document "Journeying towards care for our common home" invites us to bear in mind the prayer pronounced by Pope Francis on March 27, 2020 to implore the end of the pandemic: "It is not the time of your judgement, but of our judgement: a time to choose what matters and what passes away, a time to separate what is necessary from what is not. It is a time to get our lives back on track with regard to you, Lord, and to others. We can look to so many exemplary companions for the journey, who, even though fearful, have reacted by giving their lives."

Clearly, this guide does not dispense from reading the Encyclical Laudato si’ that remains the source of inspiration and initiative.

Laudato si’ is a path for the stakeholders of the future. It is important to support our companions along the journey: this is the meaning of this document, which is intended as a manifest catechesis of the conversion to an integral ecology.

[00790-EN.01] [Original text: Spanish]

Traduzione in lingua francese

 

Pour introduire brièvement au Document qui nous réunit aujourd’hui, j’attirerai l’attention sur le titre qui évoque le chemin que nous sommes appelés à parcourir ensemble pour prendre soin de la terre et prendre soin des personnes. Je me limiterai à trois réflexions essentielles.

1. La première réflexion inscrit cette publication dans un contexte particulier: celui d’une crise sanitaire et sociale qui amplifie la crise écologique et morale, mise en lumière par l’Encyclique Laudato si’. Nous faisons en effet l’expérience de la fragilité, dans notre corps comme dans nos liens, dans nos pratiques de soin, dans nos manières de penser et de vivre le développement économique et social. Cette expérience de la vulnérabilité produit inévitablement de la peur et de l’inquiétude devant l’avenir. L’appel de l’Encyclique Laudato si’ à «écouter le cri de la terre et le cri des pauvres» ne vise pas à amplifier la peur mais à proposer un chemin de conversion. Nous le savons, ce chemin n’existe que par ceux qui le parcourent. Aujourd’hui Laudato si’ ne peut produire des fruits de conversion que si des témoins continuent le chemin qui a été ouvert par cette Lettre. «Témoins» veut dire «ceux qui transmettent», «ceux qui proposent», «ceux qui décident et se décident à agir». Qui sont ces témoins? Ce sont les acteurs de la vie économique et politique; ce sont les communautés locales, avec leur mémoire et leurs espoirs, ce sont les églises; ce sont les jeunes aussi bien que les anciens car, comme le dit le Pape François, dans son Exhortation Christus vivit, pour que les jeunes puissent rêver le monde de demain, il faut que les anciens continuent de rêver aussi le monde d’aujourd’hui. Nous avons besoin d’éclairer les chemins pratiques de mise en œuvre de Laudato si’. C’est à cette pédagogie que le Document «En chemin pour la sauvegarde de la maison commune. 5 ans après laudato si’ » entend contribuer.

2. L’expérience que nous vivons quotidiennement au sein du Dicastère pour le service du Développement Humain Intégral nous montre que le plan et la construction de l’Encyclique Laudato si’ proposent, en eux-mêmes, une démarche. Il s’agit avant tout de poser un regard sur le monde dans lequel nous vivons – et dans lequel certains «survivent». Regarder, écouter et se laisser toucher par ce que nous vivons et ceux avec qui nous vivons.

Regarder et se laisser toucher par une terre qui souffre en silence et dont la souffrance est directement liée à l’activité humaine ainsi qu’au dérèglement climatique que cette activité induit.

Rencontrer une communauté humaine blessée par des inégalités croissantes et une conflictualité de plus en plus forte.

Contempler la beauté et la promesse de ce qui nous a été confié dans la Création du Père et dans l’amour du Christ.

Agir et décider en faveur d’un autre développement qui ne se définisse plus comme un «toujours plus» et une «fuite en avant» épuisant toutes les formes de la vie.

Eduquer par le dialogue et par les pratiques quotidiennes de la sobriété. L’exposé de quelques «bonnes pratiques» sont là pour éveiller d’autres initiatives éducatives et communautaires. Je pense ici à la démarche de jeunes en Argentine («Cuidadores de la casa común») ou en Afrique (avec la CYNESA).

Célébrer enfin, c’est-à-dire faire mémoire de la promesse inscrite en chacun, avec ses talents et ses expériences. Et offrir ce que nous avons partagé: nos peines et la joie simple mais forte de la solidarité.

Pour accomplir ce chemin, nous sommes appelés à revisiter les lieux de notre activité humaine: le rapport avec les éléments(l’eau, la terre et les océans), la biodiversité, le travail, l’économie, la finance, la vie des communautés locales et la planète: le local et le global. Il s’agit d’oser un développement intégralqui s’inspire de l’écologie intégrale: cette nouvelle harmonie avec la terre, avec les autres et avec soi-même. Ce chemin est en effet un chemin pour la vie et l’avenir de la vie, qui engage chaque personne et chaque communauté «et jusqu’à la communauté humaine tout entière» (Paul VI, Populorum progressio, 1967). Comment vivre ce que nous annonçons, lorsque nous parlons de dignité, de responsabilité partagée, de bien commun et de priorité pour les pauvres (ces principes qui composent la «Doctrine sociale de l’Eglise»).

3. Dans l’introduction du Document «En chemin pour la sauvegarde soin de la maison commune», nous sommes invités à garder à l’esprit la prière prononcée par le Pape François, le 27 mars 2020, pour implorer la fin de la pandémie. «Ce n’est pas, Seigneur, le moment de ton jugement, mais de notre jugement: le temps de choisir ce qui compte et ce qui passe, de séparer ce qui est nécessaire de ce qui ne l’est pas. Il est temps de redresser le cours de la vie vers Toi, Seigneur, et vers les autres. Et nous pouvons regarder les nombreux compagnons de voyages exemplaires qui, dans la peur, ont réagi en donnant leur vie».

Ce guide ne dispense évidemment pas de lire l’Encyclique Laudato si’ qui demeure la source d’inspiration et d’initiative.

Laudato si’ est un chemin pour les acteurs du futur. Il importe de soutenir les compagnons de voyage: c’est bien le sens de ce document qui se veut une catéchèse déployée de la conversion à l’écologie intégrale.

[00790-FR.01] [Texte original: Espagnol]

Intervento del Signor Aloysius John

As a member of the Interdicasterial Table on Integral Ecology, Caritas Internationalis would like to thank very sincerely the Secretariat of State for the continuous collaboration. Our confederation is part of this Table since it was established in 2015 by decision of Pope Francis to enhance our dialogue on the issues addressed by Laudato si’ and make proposals to address the many problems causing our Common Home and the poor to “cry”. Contributing to the reflection included in this document was for us an important opportunity to bring the voice of local communities and the Caritas experience into the joint endeavor of realizing Integral Ecology as promoted by Laudato si’.

As you can see in the document we are presenting today, a number of programs of Caritas organizations are mentioned among the good practices. Examples are: the commitment of Caritas India and Caritas Asia aimed at providing new knowledge and skills among small-scale farmers in order to avoid excessive use of fertilizers; the great work of Caritas Burkina Faso to ensure access to drinkable water for the locals. And finally the Campaign "One human family, food for all", carried out by our confederation from 2013 to 2015 and supported by the Holy Father, who had at its center the human right to food and its full realization for all members of the human family.

All of these represent responses of the local Churches to this need for ecological conversion for the safeguarding of our Common Home to which the Holy Father has invited us through Laudato si’.

Today, in this time of crisis, the prophecy of Laudato si’ proves true, pointing at Integral Ecology as the lens through which we are called to understand and respond to today’s reality.

All the 162 Caritas organizations are responding to the challenges brought by the COVID-19 pandemic: they have been providing humanitarian relief to address the needs of the poor who have been worst hit by the crisis, especially with food aid, shelter, healthcare. However, we are not just facing yet another emergency: this crisis is a systemic crisis which has challenged our political and economic systems, and deeply changed our societal behaviors. The effects of this pandemic are bringing backwards years of progress on the Sustainable Development Goals. There has been a dramatic increase in poverty and at the same time a serious deterioration in the conditions of those who already before the pandemic were among the most vulnerable. Unfortunately, this pandemic is still unfolding, especially in the Global South, with unpredictable consequences.

Pope Francis calls us to see this time of trial as “a time of choice” where we are called to use our best judgement and discernment to renew our systems towards greater justice and for human dignity. Caritas embraces this opportunity of renewal, calling for a response to this crisis that is likewise systemic, i.e. tackling the root causes not just the symptoms, being cross-sectoral and deeply transformative. Such a response does not only belong to governments, but also to society and in particular to grass-root communities, who must be empowered to make informed and responsible choices to set a new direction. Laudato si’ shows us this direction, with its approach to development based on Integral Ecology, whereby everything is interconnected.

Today, here, Caritas wants to give voice to the cry of the local communities with whom Caritas works every day in all countries in the world. Communities that are the first victims of the failure to safeguard our common home and that today are asking us for targeted and immediate actions, especially concerning food security, access to water and ecosystems preservation.

Food security: Accelerate the realization of the human right to adequate food and put it at the foundation of the entire cycle of producing, distributing and consuming food. Contribute to world food security by investing in small-scale food systems, primarily in the fields of agroecology, family farming and fishing, with special attention for the environment, employment and dignity at work, and legality.

Water: Access to water must be enhanced and expanded for all, by making potable water available for hygiene, food preparation, domestic use, agriculture etc. Local communities must be made protagonists and responsible for their water self-sufficiency, by strengthening their capacity to assess their needs and adopt appropriate management and monitoring systems, to store water and maintain water pipelines and services.

Ecosystems: The cause-effect relationship between deforestation, tropical ecosystem degradation and the outbreak of COVID-19 is now well-understood. This pandemic situates itself in the context of a global biodiversity and climate crisis. We must promote sustainable lifestyles and consumption patterns that respect ecosystems and the limitation of natural resources, that contrast exploitation and waste both at individual and collective level. In this regard, we call for the effective protection of traditional and indigenous peoples, both for their inner human rights and vast knowledge on preserving biodiversity, against the abusive exploitation of their territories and destruction of their habitats.

After COVID-19 nothing will be the same. As Pope Francis said, it is time to build a new future and this new future must be built in the light of Laudato si’. It is time for everyone, governments and civil societies, to make that conversion effort to which the Holy Father exhorts us in this prophetic encyclical.

[00787-EN.01] [Original text: English]

Intervento del Signor Tomás Insua

It’s such a joy to participate in the presentation of this document. Laudato si’ ultimately, was a call to action. It was not a nice reflection to be put on a bookshelf, but instead it was a call to “care” (a verb!) for our common home, as the subtitle indicates. It’s really remarkable that it has a verb in the subtitle, quite uncommon for an encyclical.

After the very special “Kairos” of 2015, the year in which the encyclical arrived in midst of humanity’s historic process leading towards the Paris Climate Agreement, it is very timely to take stock of the Laudato si’ action that has been sparked so far. Laudato si’ is renewing the Church. As this new publication reveals, it’s absolutely amazing to see how the Church is being energized and revitalized by this encyclical. As St John Paul II said (and Laudato si’ reinforced), the Church is called to undergo a deep “ecological conversion”, a change of heart that deepens our communion with our Creator and all Creation, in the footsteps of St Francis of Assisi.

The document compiles so many great stories from all corners of the globe, from all sectors of the Church. We are very honored that a few of those stories that are featured are from GCCM and its members, which is a young movement founded in 2015 on the eve of the encyclical release. A direct fruit of Laudato si’ (even if we didn’t know its name back then). Starting as a small online network of Catholic organizations and leaders from all continents, founded during the Pope’s visit to the Philippines, it has grown into a global movement that brings together a diverse group of over 700 Catholic organizations (religious orders, lay movements, youth groups, Caritas agencies, diocesan offices, etc) and thousands of Laudato si’ Animators who lead parishes, schools and other communities to “Live Laudato si’ ”.

It’s interesting to note the very active participation from the laity in general, and young people in particular, to help the Church live the Laudato si’ message. It speaks about the potential of this encyclical to revitalize the Church and boost the new evangelization. And most importantly, we are only seeing the tip of the iceberg. This new publication compiles some of the wonderful fruits from the first 5 years of Laudato si’, but I’m sure that the fruits from the subsequent 5 years will be even more impressive.

The LS Year that was recently proclaimed by Pope Francis has already started bearing abundant fruit that will boost even more the implementation of Laudato si’ The LS Year started with a special celebration of the LS Week last month to mark the 5th anniversary, in which we were blessed to partner with the DSSUI and many other Catholic organizations to host a huge online celebration with marvelous fruits. And now we are preparing for an even bigger celebration of the Season of Creation, the annual initiative from Sept 1st to Oct 4th together with other Christian churches, which is gaining even more momentum year over year (as this interdicasterial text highlighted) and is “the next big milestone” of the LS Year.

Huge gratitude to the distinguished leaders from the Holy See for your leadership to advance the implementation of Laudato si’, and we look forward to the next 5 years of action to bring Laudato si’ to life. Thank you.

[00791-EN.01] [Original text: English]

[B0345-XX.02]