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Messaggio del Santo Padre e Benedizione “Urbi et Orbi” nella Solennità del Natale, 25.12.2018


Messaggio natalizio del Santo Padre

Auguri natalizi dopo la Benedizione Urbi et Orbi

Alle ore 12 di oggi, Solennità del Natale del Signore, dalla Loggia Centrale della Basilica Vaticana il Santo Padre Francesco, prima di impartire la Benedizione Urbi et Orbi, ha rivolto il tradizionale Messaggio natalizio ai fedeli presenti in Piazza San Pietro e a quanti lo ascoltano attraverso la radio e la televisione.

Questo il testo del Messaggio del Santo Padre per il Natale 2018:

Testo in lingua italiana

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua tedesca

Traduzione in lingua spagnola

Traduzione in lingua portoghese

Traduzione in lingua polacca

Testo in lingua italiana

Cari fratelli e sorelle, buon Natale!

A voi, fedeli di Roma, a voi, pellegrini, e a tutti voi che siete collegati da ogni parte del mondo, rinnovo il gioioso annuncio di Betlemme: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli/e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc 2,14).

Come i pastori, accorsi per primi alla grotta, restiamo stupiti davanti al segno che Dio ci ha dato: «Un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Lc 2,12). In silenzio, ci inginocchiamo, e adoriamo.

E che cosa ci dice quel Bambino, nato per noi dalla Vergine Maria? Qual è il messaggio universale del Natale? Ci dice che Dio è Padre buono e noi siamo tutti fratelli.

Questa verità sta alla base della visione cristiana dell’umanità. Senza la fraternità che Gesù Cristo ci ha donato, i nostri sforzi per un mondo più giusto hanno il fiato corto, e anche i migliori progetti rischiano di diventare strutture senz’anima.

Per questo il mio augurio di buon Natale è un augurio di fraternità.

Fraternità tra persone di ogni nazione e cultura.

Fraternità tra persone di idee diverse, ma capaci di rispettarsi e di ascoltare l’altro.

Fraternità tra persone di diverse religioni. Gesù è venuto a rivelare il volto di Dio a tutti coloro che lo cercano.

E il volto di Dio si è manifestato in un volto umano concreto. Non è apparso in un angelo, ma in un uomo, nato in un tempo e in un luogo. E così, con la sua incarnazione, il Figlio di Dio ci indica che la salvezza passa attraverso l’amore, l’accoglienza, il rispetto per questa nostra povera umanità che tutti condividiamo in una grande varietà di etnie, di lingue, di culture…, ma tutti fratelli in umanità!

Allora le nostre differenze non sono un danno o un pericolo, sono una ricchezza. Come per un artista che vuole fare un mosaico: è meglio avere a disposizione tessere di molti colori, piuttosto che di pochi!

L’esperienza della famiglia ce lo insegna: tra fratelli e sorelle siamo diversi l’uno dall’altro, e non sempre andiamo d’accordo, ma c’è un legame indissolubile che ci lega e l’amore dei genitori ci aiuta a volerci bene. Lo stesso vale per la famiglia umana, ma qui è Dio il “genitore”, il fondamento e la forza della nostra fraternità.

Questo Natale ci faccia riscoprire i legami di fraternità che ci uniscono come esseri umani e legano tutti i popoli. Consenta a Israeliani e Palestinesi di riprendere il dialogo e intraprendere un cammino di pace che ponga fine a un conflitto che da più di settant’anni lacera la Terra scelta dal Signore per mostrare il suo volto d’amore.

Il Bambino Gesù permetta all’amata e martoriata Siria di ritrovare la fraternità dopo questi lunghi anni di guerra. La Comunità internazionale si adoperi decisamente per una soluzione politica che accantoni le divisioni e gli interessi di parte, così che il popolo siriano, specialmente quanti hanno dovuto lasciare le proprie terre e cercare rifugio altrove, possa tornare a vivere in pace nella propria patria.

Penso allo Yemen, con la speranza che la tregua mediata dalla Comunità internazionale possa finalmente portare sollievo ai tanti bambini e alle popolazioni stremate dalla guerra e dalla carestia.

Penso poi all’Africa, dove milioni di persone sono rifugiate o sfollate e necessitano di assistenza umanitaria e di sicurezza alimentare. Il Divino Bambino, Re della pace, faccia tacere le armi e sorgere un’alba nuova di fraternità in tutto il continente, benedicendo gli sforzi di quanti si adoperano per favorire percorsi di riconciliazione a livello politico e sociale.

Il Natale rinsaldi i vincoli fraterni che uniscono la Penisola coreana e consenta di proseguire il cammino di avvicinamento intrapreso e di giungere a soluzioni condivise che assicurino a tutti sviluppo e benessere.

Questo tempo di benedizione consenta al Venezuela di ritrovare la concordia e a tutte le componenti sociali di lavorare fraternamente per lo sviluppo del Paese e per assistere le fasce più deboli della popolazione.

Il Signore che nasce porti sollievo all’amata Ucraina, ansiosa di riconquistare una pace duratura che tarda a venire. Solo con la pace, rispettosa dei diritti di ogni nazione, il Paese può riprendersi dalle sofferenze subite e ristabilire condizioni di vita dignitose per i propri cittadini. Sono vicino alle comunità cristiane di quella Regione, e prego che si possano tessere rapporti di fraternità e di amicizia.

Davanti al Bambino Gesù si riscoprano fratelli gli abitanti del caro Nicaragua, affinché non prevalgano le divisioni e le discordie, ma tutti si adoperino per favorire la riconciliazione e costruire insieme il futuro del Paese.

Desidero ricordare i popoli che subiscono colonizzazioni ideologiche, culturali ed economiche vedendo lacerata la loro libertà e la loro identità, e che soffrono per la fame e la mancanza di servizi educativi e sanitari.

Un pensiero particolare va ai nostri fratelli e sorelle che festeggiano la Natività del Signore in contesti difficili, per non dire ostili, specialmente là dove la comunità cristiana è una minoranza, talvolta vulnerabile o non considerata. Il Signore doni a loro e a tutte le minoranze di vivere in pace e di veder riconosciuti i propri diritti, soprattutto la libertà religiosa.

Il Bambino piccolo e infreddolito che contempliamo oggi nella mangiatoia protegga tutti i bambini della terra ed ogni persona fragile, indifesa e scartata. Che tutti possiamo ricevere pace e conforto dalla nascita del Salvatore e, sentendoci amati dall’unico Padre celeste, ritrovarci e vivere come fratelli!

[02108-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Chers frères et sœurs, joyeux Noël!

À vous, fidèles de Rome, à vous pèlerins, et à vous tous qui êtes venus de partout dans le monde, je renouvelle la joyeuse annonce de Bethléem: «Gloire à Dieu au plus haut des cieux, et paix sur la terre, qu’il aime» (Lc 2, 14).

Comme les pasteurs, accourus les premiers à la grotte, nous restons stupéfaits face au signe que Dieu nous a donné: «Un nouveau-né emmailloté et couché dans une mangeoire» (Lc 2, 12). En silence, nous nous agenouillons, et nous adorons.

Et que nous dit cet Enfant, né pour nous de la Vierge Marie? Quel est le message universel de Noël? Il nous dit que Dieu est un Père bon et que nous sommes tous frères.

Cette vérité est à la base de la vision chrétienne de l’humanité. Sans la fraternité que Jésus Christ nous a offerte, nos efforts pour un monde plus juste s’essoufflent, et même les meilleurs projets risquent de devenir des structures sans âme.

C’est pourquoi mes vœux de joyeux Noël sont des vœux de fraternité.

Fraternité entre les personnes de chaque nation et culture.

Fraternité entre les personnes d’idées différentes, mais capables de se respecter et d’écouter l’autre.

Fraternité entre les personnes de religions différentes. Jésus est venu révéler le visage de Dieu à tous ceux qui le cherchent.

Et le visage de Dieu s’est manifesté dans un visage humain concret. Il n’est pas apparu dans un ange, mais dans un homme, né dans un temps et dans un lieu.

Et ainsi, par son incarnation, le Fils de Dieu nous indique que le salut passe par l’amour, l’accueil, le respect de notre pauvre humanité que nous partageons tous dans une grande variété d’ethnies, de langues, de cultures…, mais tous en tant que frères en humanité!

Alors nos différences ne sont pas un préjudice ou un danger, elles sont une richesse. Comme pour un artiste qui veut faire une mosaïque: c’est mieux d’avoir à disposition des tesselles de plusieurs couleurs plutôt que des tesselles de peu de couleurs!

L’expérience de la famille nous l’enseigne: entre frères et sœurs, nous sommes différents les uns des autres, et nous ne sommes pas toujours d’accord, mais il y a un lien indissoluble qui nous lie et l’amour des parents nous aide à nous aimer. Il en est de même pour la famille humaine, mais ici c’est Dieu qui est le ‘‘géniteur’’, le fondement et la force de notre fraternité.

Que cette fête de Noël nous fasse redécouvrir les liens de fraternité qui nous unissent en tant qu’êtres humains et lient tous les peuples. Qu’elle permette aux Israéliens et aux Palestiniens de reprendre le dialogue et d’entreprendre un chemin de paix qui mette fin à un conflit qui depuis plus de soixante-dix ans déchire la Terre choisie par le Seigneur pour montrer son visage d’amour.

Que l’Enfant Jésus permette à la bien-aimée et martyrisée Syrie de retrouver la fraternité après ces longues années de guerre. Que la communauté internationale œuvre résolument pour une solution politique qui mette de côté les divisions et les intérêts partisans, de sorte que le peuple syrien, surtout ceux qui ont dû quitter leur terre pour chercher refuge ailleurs, puissent retourner vivre en paix dans leur pays.

Je pense au Yémen, avec l’espoir que la trêve obtenue grâce à la médiation de la communauté internationale puisse finalement soulager les nombreux enfants et les populations épuisés par la guerre et la famine.

Je pense ensuite à l’Afrique, où des millions de personnes sont des réfugiés ou des déplacés et ont besoin d’assistance humanitaire ainsi que de sécurité alimentaire. Que le Divin Enfant, Roi de la paix, fasse taire les armes et fasse surgir une aube nouvelle de fraternité dans tout le continent, en bénissant les efforts de ceux qui œuvrent pour favoriser des processus de réconciliation au niveau politique et social.

Que Noël renforce les liens fraternels qui unissent la Péninsule coréenne et permette de poursuivre le cheminement de rapprochement entrepris et d’arriver à des solutions partagées qui assurent à tous le développement et le bien-être.

Que ce temps de bénédiction permette au Venezuela de retrouver la concorde et à toutes les composantes sociales de travailler fraternellement en vue du développement du pays et pour assister les couches les plus faibles de la population.

Que le Seigneur qui est né apporte du soulagement à la bien-aimée Ukraine, désireuse de reconquérir une paix durable qui tarde à venir. Seul grâce à la paix, respectueuse des droits de chaque nation, le pays peut se remettre des souffrances subies et rétablir des conditions de vie dignes pour ses citoyens. Je suis proche des communautés chrétiennes de cette région, et je prie pour qu’elles puissent tisser des liens de fraternité et d’amitié.

Devant l’Enfant Jésus, que les habitants du cher Nicaragua se redécouvrent frères, afin que ne prévalent pas les divisions et les mésententes, mais que tous œuvrent pour favoriser la réconciliation et construire ensemble l’avenir du pays.

Je voudrais évoquer les peuples qui subissent des colonisations idéologiques, culturelles et économiques en voyant violées leur liberté et leur identité, et qui souffrent de faim et du manque des services éducatifs et sanitaires.

Une pensée particulière va à nos frères et sœurs qui célèbrent la Nativité du Seigneur dans des contextes difficiles, pour ne pas dire hostiles, surtout là où la communauté chrétienne est une minorité, parfois vulnérable et non considérée. Que le Seigneur leur donne ainsi qu’à toutes les minorités de vivre en paix et de voir reconnaître leurs droits, surtout la liberté religieuse.

Que l’Enfant petit et transi de froid que nous contemplons aujourd’hui dans la mangeoire protège tous les enfants de la terre ainsi que toute personne fragile, sans défense et marginalisée. Puissions-nous tous recevoir la paix et le réconfort par la naissance du Sauveur et, en nous sentant aimés par l’unique Père céleste, nous retrouver et vivre comme des frères!

[02108-FR.01] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters, Happy Christmas!

To you, the faithful of Rome, to you, the pilgrims, and to all who are linked to us from every part of the world, I renew the joyous proclamation of Bethlehem: “Glory to God in the highest, and on earth peace among those whom he favours” (Lk 2:14).

Like the shepherds who first went with haste to the stable, let us halt in wonder before the sign that God has given us: “A baby wrapped in swaddling cloths and lying in a manger” (Lk 2:12). In silence, let us fall to our knees and worship.

What does that Child, born for us of the Virgin Mary, have to tell us? What is the universal message of Christmas? It is that God is a good Father and we are all brothers and sisters.

This truth is the basis of the Christian vision of humanity. Without the fraternity that Jesus Christ has bestowed on us, our efforts for a more just world fall short, and even our best plans and projects risk being soulless and empty.

For this reason, my wish for a happy Christmas is a wish for fraternity.

Fraternity among individuals of every nation and culture.

Fraternity among people with different ideas, yet capable of respecting and listening to one another.

Fraternity among persons of different religions. Jesus came to reveal the face of God to all those who seek him.

The face of God has been revealed in a human face. It did not appear in an angel, but in one man, born in a specific time and place. By his incarnation, the Son of God tells us that salvation comes through love, acceptance, respect for this poor humanity of ours, which we all share in a great variety of races, languages, and cultures. Yet all of us are brothers and sisters in humanity!

Our differences, then, are not a detriment or a danger; they are a source of richness. As when an artist is about to make a mosaic: it is better to have tiles of many colours available, rather than just a few!

The experience of families teaches us this: as brothers and sisters, we are all different from each other. We do not always agree, but there is an unbreakable bond uniting us, and the love of our parents helps us to love one another. The same is true for the larger human family, but here, God is our “parent”, the foundation and strength of our fraternity.

May this Christmas help us to rediscover the bonds of fraternity linking us together as individuals and joining all peoples. May it enable Israelis and Palestinians to resume dialogue and undertake a journey of peace that can put an end to a conflict that for over seventy years has rent the land chosen by the Lord to show his face of love.

May the Child Jesus allow the beloved and beleaguered country of Syria once again to find fraternity after these long years of war. May the international community work decisively for a political solution that can put aside divisions and partisan interests, so that the Syrian people, especially all those who were forced to leave their own lands and seek refuge elsewhere, can return to live in peace in their own country.

My thoughts turn to Yemen, in the hope that the truce brokered by the international community may finally bring relief to all those children and people exhausted by war and famine.

I think too of Africa, where millions of persons are refugees or displaced and in need of humanitarian assistance and food security. May the Holy Child, the King of Peace, silence the clash of arms and allow a new dawn of fraternity to rise over the entire continent, blessing the efforts of all those who work to promote paths of reconciliation in political and social life.

May Christmas consolidate the bonds of fraternity uniting the Korean peninsula and help the path of rapprochement recently undertaken to continue and to reach agreed solutions capable of ensuring the development and well-being of all.

May this blessed season allow Venezuela once more to recover social harmony and enable all the members of society to work fraternally for the country’s development and to aid the most vulnerable sectors of the population.

May the Newborn Lord bring relief to the beloved land of Ukraine, yearning to regain a lasting peace that is slow to come. Only with a peace respectful of the rights of every nation can the country recover from the sufferings it has endured and restore dignified living conditions for its citizens. I am close to the Christian communities of the region, and I pray that they may develop relationships of fraternity and friendship.

Before the Child Jesus, may the inhabitants of beloved Nicaragua see themselves once more as brothers and sisters, so that divisions and discord will not prevail, but all may work to promote reconciliation and to build together the future of the country.

I want to mention, too, all those peoples that experience ideological, cultural and economic forms of colonization and see their freedom and identity compromised, as well as those suffering from hunger and the lack of educational and health care services.

A particular thought goes to our brothers and sisters who celebrate the Birth of the Lord in difficult, if not hostile situations, especially where the Christian community is a minority, often vulnerable or not taken into account. May the Lord grant that they, and all minorities, may live in peace and see their rights recognized, especially the right to religious freedom.

May the little Child whom we contemplate today in the manger, in the cold of the night, watch over all the children of the world, and every frail, vulnerable and discarded person. May all of us receive peace and consolation from the birth of the Savior and, in the knowledge that we are loved by the one heavenly Father, realize anew that we are brothers and sisters and come to live as such!

[02108-EN.01] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern, frohe Weihnachten!

Euch Gläubigen aus Rom und euch Pilgern sowie euch allen, die ihr überall in der Welt mit uns verbunden seid, rufe ich erneut die frohe Kunde von Betlehem zu: »Ehre sei Gott in der Höhe und Friede auf Erden den Menschen seines Wohlgefallens« (Lk 2,14).

Wie die Hirten, die als Erste zur Grotte geeilt waren, stehen wir staunend vor dem Zeichen, das Gott uns gegeben hat: vor einem Kind, »das, in Windeln gewickelt, in einer Krippe liegt« (Lk 2,12). In Stille knien wir nieder und beten an.

Und was sagt uns jenes Kind, das die Jungfrau Maria uns geboren hat? Was ist die universale Botschaft von Weihnachten? Sie sagt uns, dass Gott ein guter Vater ist und wir alle Geschwister sind.

Diese Wahrheit liegt der christlichen Vision vom Menschsein zugrunde. Ohne die Brüderlichkeit, die Jesus uns geschenkt hat, behalten all unsere Bemühungen um eine gerechtere Welt einen kurzen Atem, und selbst die besten Vorhaben drohen seelenlose Strukturen zu werden.

Daher ist mein Glückwunsch zu Weihnachten ein Wunsch nach Brüderlichkeit.

Brüderlichkeit zwischen Menschen jeder Nation und Kultur.

Brüderlichkeit zwischen Menschen mit verschiedenen Ideen, die aber fähig sind, einander zu achten und zuzuhören.

Brüderlichkeit zwischen Menschen verschiedener Religionen. Jesus ist gekommen, um das Angesicht Gottes allen zu offenbaren, die ihn suchen.

Und das Angesicht Gottes hat sich in einem konkreten menschlichen Gesicht gezeigt. Er ist nicht als Engel, sondern als Mensch erschienen an einem bestimmten Ort zu einer bestimmten Zeit. Auf diese Weise hat der Sohn Gottes uns mit seiner Menschwerdung deutlich gemacht, dass das Heil durch die Liebe geschieht, durch die Annahme und die Achtung vor dieser unserer armen Menschheit, an der wir alle in einer großen Vielfalt der Ethnien, der Sprachen, der Kulturen teilhaben, aber alle als Brüder und Schwestern in der einen Menschheit!

Unsere Verschiedenheit schadet uns also nicht, sie bedeutet keine Gefahr; sie ist vielmehr ein Reichtum. Es ist wie bei einem Künstler, der ein Mosaik gestalten will: Es ist besser, Steine mit vielen Farben zur Verfügung zu haben, als nur mit wenigen Farben zu arbeiten!

Die Erfahrung der Familie lehrt uns das: als Brüder und Schwestern sind wir voneinander verschieden, und nicht immer sind wir uns einig; aber es besteht ein unauflösliches Band, das uns zusammenhält, und die Liebe der Eltern hilft uns, uns gegenseitig gern zu haben. Das Gleiche gilt für die Menschheitsfamilie; hier ist allerdings Gott der „Vater“, das Fundament und die Kraft unserer Brüderlichkeit.

Dieses Weihnachtsfest lasse uns die Bande der Brüderlichkeit wiederentdecken, die uns als Menschen einen und alle Völker verbinden. Es liegt an Israelis und Palästinensern, den Dialog wiederaufzunehmen und einen Weg des Friedens zu beschreiten. Damit möge ein mehr als siebzig Jahre währender Konflikt beendet werden, der das Land zerreißt, das vom Herrn erwählt wurde, um sein von Liebe erfülltes Gesicht zu zeigen.

Das Jesuskind gewähre dem geliebten und gequälten Syrien, nach diesen langen Jahren des Krieges die Brüderlichkeit wiederzufinden. Die internationale Gemeinschaft möge sich mit Entschiedenheit dafür einsetzen, dass eine politische Lösung gefunden wird, die die Spaltungen und die Einzelinteressen beiseitelässt, damit das syrische Volk und besonders jene, die ihre eigenen Gebiete verlassen und anderswo Zuflucht suchen mussten, wieder in Frieden in der eigenen Heimat leben können.

Für den Jemen hege ich die Hoffnung, dass die von der internationalen Gemeinschaft vermittelte Waffenruhe den vielen Kindern und der von Krieg und Hunger erschöpften Bevölkerung endlich Erleichterung bringen kann.

Dann denke ich an Afrika, wo Millionen von Menschen Flucht und Vertreibung erleiden und humanitäre Hilfe wie auch Versorgung mit Nahrungsmitteln benötigen. Das Göttliche Kind, der König des Friedens füge es, dass die Waffen schweigen und eine neue Morgenröte der Brüderlichkeit auf dem ganzen Kontinent aufgeht. Er möge die Bemühungen all derer segnen, die sich für die Förderung von Versöhnungsprozessen auf politischem und sozialem Gebiet verwenden.

Das Weihnachtsfest stärke die brüderlichen Bande, die die koreanische Halbinsel verbinden, und gestatte es, auf dem eingeschlagenen Weg der Annäherung voranzuschreiten. Möge man zu einvernehmlichen Lösungen gelangen, die für alle Fortschritt und Wohlergehen sicherstellen.

Diese Gnadenzeit erlaube es Venezuela, die Einigkeit wiederzuerlangen. Allen sozialen Gruppen werde es ermöglicht, brüderlich für die Entwicklung des Landes zu arbeiten und den schwächsten Bevölkerungsschichten Beistand zu leisten.

Der Herr, der zur Welt kommt, schenke der geliebten Ukraine Erleichterung, die darum besorgt ist, einen dauerhaften Frieden zurückzugewinnen, der immer noch ausbleibt. Nur mit dem Frieden, der die Rechte jeder Nation achtet, kann sich das Land von den erfahrenen Leiden erholen und würdige Lebensbedingungen für die eigenen Bürger wiederherstellen. Ich bin den christlichen Gemeinschaften dieses Gebietes nahe und bete darum, dass sie brüderliche und freundschaftliche Beziehungen knüpfen können.

Vor dem Christkind mögen sich die Bewohner des lieben Nicaragua wieder als Geschwister empfinden, damit nicht Spaltungen und Zwietracht überwiegen, sondern alle sich um Versöhnung und um den gemeinsamen Aufbau der Zukunft des Landes bemühen.

Ich möchte alle Völker in Erinnerung rufen, die ideologische, kulturelle und wirtschaftliche Kolonisierung erleiden und ihre Freiheit und ihre Identität gefährdet sehen. Ebenso denke ich an die Völker, die an Hunger und an fehlenden Möglichkeiten im Bildungs- und Gesundheitswesen leiden.

Ein besonderes Gedenken gilt unseren Brüdern und Schwestern, die die Geburt des Herrn in einem schwierigen – um nicht zu sagen: feindseligen – Umfeld feiern. Das gilt besonders dort, wo die Gemeinschaft der Christen eine zuweilen verwundbare und unbeachtete Minderheit ist. Der Herr gewähre ihnen und allen Minderheiten, dass sie in Frieden leben können und dass ihre Rechte, vor allem die Religionsfreiheit, anerkannt werden.

Das kleine frierende Kind, das wir heute in der Krippe betrachten, möge alle Kinder auf dieser Welt und jeden schwachen, wehrlosen und ausgeschlossenen Menschen beschützen. Ebenso mögen wir alle Frieden und Trost von der Geburt des Erlösers empfangen, und da wir von dem einen himmlischen Vater geliebt sind, uns auch als Brüder und Schwestern erfahren und entsprechend leben!

[02108-DE.01] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas, ¡feliz Navidad!

A vosotros, fieles de Roma, a vosotros, peregrinos, y a todos los que estáis conectados desde todas las partes del mundo, renuevo el gozoso anuncio de Belén: «Gloria a Dios en el cielo, y en la tierra paz a los hombres de buena voluntad» (Lc 2,14).

Como los pastores, que fueron los primeros en llegar a la gruta, contemplamos asombrados la señal que Dios nos ha dado: «Un niño envuelto en pañales y acostado en un pesebre» (Lc 2,12). En silencio, nos arrodillamos y adoramos.

¿Y qué nos dice este Niño, que nos ha nacido de la Virgen María? ¿Cuál es el mensaje universal de la Navidad? Nos dice que Dios es Padre bueno y nosotros somos todos hermanos.

Esta verdad está en la base de la visión cristiana de la humanidad. Sin la fraternidad que Jesucristo nos ha dado, nuestros esfuerzos por un mundo más justo no llegarían muy lejos, e incluso los mejores proyectos corren el riesgo de convertirse en estructuras sin espíritu.

Por eso, mi deseo de feliz Navidad es un deseo de fraternidad.

Fraternidad entre personas de toda nación y cultura.

Fraternidad entre personas con ideas diferentes, pero capaces de respetarse y de escuchar al otro.

Fraternidad entre personas de diversas religiones. Jesús ha venido a revelar el rostro de Dios a todos aquellos que lo buscan.

Y el rostro de Dios se ha manifestado en un rostro humano concreto. No apareció como un ángel, sino como un hombre, nacido en un tiempo y un lugar. Así, con su encarnación, el Hijo de Dios nos indica que la salvación pasa a través del amor, la acogida y el respeto de nuestra pobre humanidad, que todos compartimos en una gran variedad de etnias, de lenguas, de culturas…, pero todos hermanos en humanidad.

Entonces, nuestras diferencias no son un daño o un peligro, son una riqueza. Como para un artista que quiere hacer un mosaico: es mejor tener a disposición teselas de muchos colores, antes que de pocos.

La experiencia de la familia nos lo enseña: siendo hermanos y hermanas, somos distintos unos de otros, y no siempre estamos de acuerdo, pero hay un vínculo indisoluble que nos une, y el amor de los padres nos ayuda a querernos. Lo mismo vale para la familia humana, pero aquí Dios es el “padre”, el fundamento y la fuerza de nuestra fraternidad.

Que en esta Navidad redescubramos los nexos de fraternidad que nos unen como seres humanos y vinculan a todos los pueblos. Que haga posible que israelíes y palestinos retomen el diálogo y emprendan un camino de paz que ponga fin a un conflicto que ―desde hace más de setenta años― lacera la Tierra elegida por el Señor para mostrar su rostro de amor.

Que el Niño Jesús permita a la amada y martirizada Siria que vuelva a encontrar la fraternidad después de largos años de guerra. Que la Comunidad internacional se esfuerce firmemente por hallar una solución política que deje de lado las divisiones y los intereses creados para que el pueblo sirio, especialmente quienes tuvieron que dejar las propias tierras y buscar refugio en otro lugar, pueda volver a vivir en paz en su patria.

Pienso en Yemen, con la esperanza de que la tregua alcanzada por mediación de la Comunidad internacional pueda aliviar finalmente a tantos niños y a las poblaciones, exhaustos por la guerra y el hambre.

Pienso también en África, donde millones de personas están refugiadas o desplazadas y necesitan asistencia humanitaria y seguridad alimentaria. Que el divino Niño, Rey de la paz, acalle las armas y haga surgir un nuevo amanecer de fraternidad en todo el continente, y bendiga los esfuerzos de quienes se comprometen por promover caminos de reconciliación a nivel político y social.

Que la Navidad fortalezca los vínculos fraternos que unen la Península coreana y permita que se continúe el camino de acercamiento puesto en marcha, y que se alcancen soluciones compartidas que aseguren a todos el desarrollo y el bienestar.

Que este tiempo de bendición le permita a Venezuela encontrar de nuevo la concordia y que todos los miembros de la sociedad trabajen fraternalmente por el desarrollo del país, ayudando a los sectores más débiles de la población.

Que el Señor que nace dé consuelo a la amada Ucrania, ansiosa por reconquistar una paz duradera que tarda en llegar. Solo con la paz, respetuosa de los derechos de toda nación, el país puede recuperarse de los sufrimientos padecidos y reestablecer condiciones dignas para los propios ciudadanos. Me siento cercano a las comunidades cristianas de esa región, y pido que se puedan tejer relaciones de fraternidad y amistad.

Que delante del Niño Jesús, los habitantes de la querida Nicaragua se redescubran hermanos, para que no prevalezcan las divisiones y las discordias, sino que todos se esfuercen por favorecer la reconciliación y por construir juntos el futuro del país.

Deseo recordar a los pueblos que sufren las colonizaciones ideológicas, culturales y económicas viendo lacerada su libertad y su identidad, y que sufren por el hambre y la falta de servicios educativos y sanitarios.

Dirijo un recuerdo particular a nuestros hermanos y hermanas que celebran la Natividad del Señor en contextos difíciles, por no decir hostiles, especialmente allí donde la comunidad cristiana es una minoría, a menudo vulnerable o no considerada. Que el Señor les conceda ―a ellos y a todas las comunidades minoritarias― vivir en paz y que vean reconocidos sus propios derechos, sobre todo a la libertad religiosa.

Que el Niño pequeño y con frío que contemplamos hoy en el pesebre proteja a todos los niños de la tierra y a toda persona frágil, indefensa y descartada. Que todos podamos recibir paz y consuelo por el nacimiento del Salvador y, sintiéndonos amados por el único Padre celestial, reencontrarnos y vivir como hermanos.

[02108-ES.01] [Texto original: Italiano]

 

Traduzione in lingua portoghese

Queridos irmãos e irmãs, feliz Natal!

A vós, fiéis de Roma, a vós, peregrinos, e a todos vós que, das mais variadas partes do mundo, estais sintonizados connosco, renovo o jubiloso anúncio de Belém: «Glória a Deus nas alturas e paz na terra aos homens do seu agrado» (Lc 2, 14).

Como os pastores, os primeiros que acorreram à gruta, ficamos maravilhados com o sinal que Deus nos deu: «Um menino envolto em panos e deitado numa manjedoura» (Lc 2, 12). Em silêncio, ajoelhamo-nos e adoramos.

E que nos diz aquele Menino, nascido, para nós, da Virgem Maria? Qual é a mensagem universal do Natal? Diz-nos que Deus é um Pai bom, e nós somos todos irmãos.

Esta verdade está na base da visão cristã da humanidade. Sem a fraternidade que Jesus Cristo nos concedeu, os nossos esforços por um mundo mais justo ficam sem fôlego, e mesmo os melhores projetos correm o risco de se tornar estruturas sem alma.

Por isso, as minhas boas-festas natalícias são votos de fraternidade.

Fraternidade entre pessoas de todas as nações e culturas.

Fraternidade entre pessoas de ideias diferentes, mas capazes de se respeitar e ouvir umas às outras.

Fraternidade entre pessoas de distintas religiões. Jesus veio revelar o rosto de Deus a todos aqueles que o procuram.

E o rosto de Deus manifestou-se num rosto humano concreto. Apareceu, não sob a forma dum anjo, mas dum homem, nascido num tempo e lugar concretos. E assim, com a sua encarnação, o Filho de Deus indica-nos que a salvação passa através do amor, da hospitalidade, do respeito por esta nossa pobre humanidade que todos compartilhamos numa grande variedade de etnias, línguas, culturas... mas todos irmãos em humanidade!

Então, as nossas diferenças não constituem um dano nem um perigo; são uma riqueza. Como no caso dum artista que queira fazer um mosaico: é melhor ter à sua disposição ladrilhos de muitas cores, que de poucas.

A experiência da família no-lo ensina: irmãos e irmãs são diferentes um do outro e nem sempre estão de acordo, mas há um laço indissolúvel que os une, e o amor dos pais ajuda-os a quererem-se bem. O mesmo se passa com a família humana, mas, nesta, é Deus o «pai», o fundamento e a força da nossa fraternidade.

Que este Natal nos faça redescobrir os laços de fraternidade que nos unem como seres humanos, interligando todos os povos. Permita a Israelitas e Palestinenses retomar o diálogo e embocar um caminho de paz que ponha fim a um conflito que, há mais de setenta anos, dilacera a Terra escolhida pelo Senhor para nos mostrar o seu rosto de amor.

O Menino Jesus permita, à amada e atormentada Síria, reencontrar a fraternidade depois destes longos anos de guerra. Que a Comunidade Internacional trabalhe com decisão para uma solução política que anule as divisões e os interesses de parte, de modo que o povo sírio, especialmente aqueles que tiveram de deixar as suas terras e buscar refúgio noutro lugar, possa voltar a viver em paz na sua pátria.

Penso no Iémen com a esperança de que a trégua mediada pela Comunidade Internacional possa, finalmente, levar alívio a tantas crianças e às populações exaustas pela guerra e a carestia.

Penso depois na África, onde há milhões de pessoas refugiadas ou deslocadas e precisam de assistência humanitária e segurança alimentar. O Deus Menino, Rei da paz, faça calar as armas e surgir uma nova aurora de fraternidade em todo o Continente, abençoando os esforços de quantos trabalham para favorecer percursos de reconciliação a nível político e social.

O Natal robusteça os vínculos fraternos que unem a península coreana e consinta de prosseguir no caminho de aproximação empreendido para se chegar a soluções compartilhadas que a todos assegurem progresso e bem-estar.

Este tempo de bênção permita à Venezuela reencontrar a concórdia e, a todos os componentes da sociedade, trabalhar fraternalmente para o desenvolvimento do país e prestar assistência aos setores mais vulneráveis da população.

O Senhor recém-nascido leve alívio à amada Ucrânia, ansiosa por reaver uma paz duradoura, que tarda a chegar. Só com a paz, respeitadora dos direitos de cada nação, é que o país poderá recuperar das tribulações sofridas e restabelecer condições de vida dignas para os seus cidadãos. Solidário com as comunidades cristãs daquela Região, rezo para que possam tecer relações de fraternidade e amizade.

Que, diante do Menino Jesus, se redescubram irmãos os habitantes da querida Nicarágua, para que não prevaleçam as divisões e discórdias, mas todos trabalhem para favorecer a reconciliação e, juntos, construir o futuro do país.

Desejo lembrar os povos que sofrem colonizações ideológicas, culturais e económicas, vendo dilaceradas a sua liberdade e identidade, e que sofrem por causa da fome e da carência de serviços educativos e sanitários.

Penso de modo particular nos nossos irmãos e irmãs que celebram a Natividade do Senhor em contextos difíceis, para não dizer hostis, especialmente onde a comunidade cristã é uma minoria, por vezes frágil ou desconsiderada. Que o Senhor lhes conceda, a eles e a todas as minorias, viver em paz e ver reconhecidos os seus direitos, sobretudo a liberdade religiosa.

O Menino pequenino e com frio, que hoje contemplamos na manjedoura, proteja todas as crianças da terra e todas as pessoas frágeis, indefesas e descartadas. Possamos todos nós receber paz e conforto do nascimento do Salvador e, sentindo-nos amados pelo único Pai celeste, reencontrarmo-nos e vivermos como irmãos!

[02108-PO.01] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua polacca

Drodzy bracia i siostry, dobrych Świąt Bożego Narodzenia!

Dla was wiernych Rzymu, was pielgrzymów i wszystkich, którzy łączycie się z nami ze wszystkich części świata ponawiam radosną wieść z Betlejem: „Chwała Bogu na wysokościach, a na ziemi pokój ludziom, w których sobie upodobał” (Łk 2, 14).

Podobnie jak pasterze, którzy jako pierwsi przybiegli do groty, jesteśmy zadziwieni znakiem, który dał nam Bóg: „Niemowlę, owinięte w pieluszki i leżące w żłobie" (Łk 2, 12). W milczeniu klękamy i adorujemy.

A co nam mówi to Dziecię, narodzone dla nas z Dziewicy Maryi? Jakie jest uniwersalne orędzie Bożego Narodzenia? Mówi nam, że Bóg jest dobrym Ojcem a my wszyscy jesteśmy braćmi.

Ta prawda leży u podstaw chrześcijańskiej wizji rodzaju ludzkiego. Bez braterstwa, którym obdarzył nas Jezus Chrystus, nasze wysiłki na rzecz bardziej sprawiedliwego świata mają krótki oddech i nawet najlepsze projekty mogą stać się strukturami bez duszy.

Dlatego moje życzenie dobrych Świąt Bożego Narodzenia jest życzeniem braterstwa.

Braterstwa między ludźmi każdego narodu i kultury.

Braterstwa między ludźmi różnych idei, ale zdolnych do wzajemnego szacunku i słuchania drugiego.

Braterstwa między ludźmi różnych religii. Jezus przyszedł, aby objawić oblicze Boga wszystkim, którzy Go szukają.

A oblicze Boga ukazało się w konkretnej ludzkiej twarzy. Nie pojawiło się w jakimś aniele, ale w człowieku, narodzonym w czasie i określonym miejscu. W ten sposób poprzez swoje wcielenie Syn Boży wskazuje nam, że zbawienie przebiega przez miłość, akceptację, szacunek dla naszego biednego człowieczeństwa, które wszyscy podzielamy w wielkiej różnorodności grup etnicznych, języków, kultur..., ale wszyscy jesteśmy braćmi w człowieczeństwie!

Zatem nasze różnice nie są stratą ani zagrożeniem, ale bogactwem. Podobnie jak w przypadku artysty, który chce stworzyć mozaikę: lepiej mieć do dyspozycji płytki w wielu kolorach, niż w kilku!

Doświadczenie rodziny uczy nas, że między braćmi i siostrami różnimy się jeden od drugiego i nie zawsze się dogadujemy, ale łączy nas nierozerwalna więź, a miłość rodziców pomaga nam się miłować. To samo odnosi się do rodziny ludzkiej, ale tutaj to Bóg jest „rodzicem”, fundamentem i siłą naszego braterstwa.

Niech to Boże Narodzenie pozwali nam na nowo odkryć więzi braterstwa, które nas jednoczą jako ludzi i wiążą wszystkie narody. Niech pozwoli Izraelczykom i Palestyńczykom wznowić dialog i podjąć proces pokoju, który położy kres konfliktowi, od ponad siedemdziesięciu lat rozdzierającemu Ziemię wybraną przez Pana, aby ukazać Jego oblicze miłości.

Niech Dzieciątko Jezus pozwoli umiłowanej i udręczonej Syrii odnaleźć braterstwo po tych długich latach wojny. Niech wspólnota międzynarodowa podejmie zdecydowane działania na rzecz rozwiązania politycznego, które odłożyłoby podziały i różnorodne interesy, aby naród syryjski, a zwłaszcza ci, którzy musieli opuścić swoją ziemię i szukać schronienia gdzie indziej, mogli powrócić do życia w pokoju w swojej ojczyźnie.

Myślę o Jemenie z nadzieją, że zawieszenie broni wynegocjowane za pośrednictwem wspólnoty międzynarodowej będzie mogło wreszcie przynieść ulgę wielu dzieciom i ludności wyczerpanej przez wojnę i głód.

Myślę następnie o Afryce, gdzie miliony ludzi są uchodźcami lub przesiedlonymi i potrzebują pomocy humanitarnej i bezpieczeństwa żywnościowego. Niech Dzieciątko Jezus, Król Pokoju, uciszy broń i sprawi nastanie nowej jutrzenki braterstwa na całym kontynencie, błogosławiąc wysiłki tych, którzy pracują nad rozwojem dróg pojednania na poziomie politycznym i społecznym.

Niech Boże Narodzenie umocni więzy braterskie, które jednoczą Półwysep Koreański i pozwoli kontynuować podjęty proces zbliżenia oraz osiągnięcie wspólnych rozwiązań, które zapewniłyby wszystkim rozwój i dobrobyt.

Niech ten-błogosławiony okres pozwoli Wenezueli odnaleźć zgodę, a wszystkim elementom społeczeństwa bratersko pracować na rzecz rozwoju kraju oraz pomagać najsłabszym warstwom społeczeństwa.

Niech rodzący się Pan, przyniesie ulgę umiłowanej Ukrainie, gorąco pragnącej odzyskać trwały pokój, który się opóźnia. Jedynie z pokojem, szanującym prawa każdego narodu, kraj może się podnieść z doznanych cierpień i przywrócić godne warunki życia swoim obywatelom. Jestem blisko wspólnot chrześcijańskich tego regionu i modlę się, aby można było budować relacje braterstwa i przyjaźni.

Niech w obliczu Dzieciątka Jezus odkryją na nowo swoje braterstwo mieszkańcy drogiej Nikaragui, aby nie dominowały podziały i spory, ale by wszyscy działali na rzecz pojednania i wspólnego budowania przyszłości kraju.

Chciałabym przypomnieć narody, które doznają kolonizacji ideologicznych, kulturowych i gospodarczych, będące świadkami pogwałcenia swej wolności i tożsamości, cierpiące z powodu głodu oraz braku usług edukacyjnych i zdrowotnych.

Szczególną myśl kieruję do naszych braci i sióstr, którzy świętują Boże Narodzenie w sytuacjach trudnych, by nie powiedzieć wrogich, szczególnie tam, gdzie wspólnota chrześcijańska jest mniejszością, czasami bezbronną lub nieuznawaną. Niech Pan pozwoli im i wszystkim mniejszościom żyć w pokoju, doświadczając uznania swych praw, a zwłaszcza wolności religijnej.

Niech małe i wychłodzone Dzieciątko, które kontemplujemy dziś w żłobie, chroni wszystkie dzieci na ziemi i każdą osobę kruchą, bezbronną i odrzuconą. Obyśmy wszyscy mogli otrzymać pokój i pocieszenie z narodzin Zbawiciela a, czując się miłowanymi przez jedynego Ojca Niebieskiego, obyśmy spotkali się ponownie i żyli jak bracia!

[02108-PL.01] [Testo originale: Italiano]

Auguri natalizi dopo la Benedezione Urbi et Orbi

Rinnovo i miei auguri di Natale a tutti voi. Buon e Santo Natale!

Cari fratelli e sorelle venuti dall’Italia e da diversi Paesi, come pure a quanti sono collegati attraverso la radio, la televisione e gli altri mezzi di comunicazione, vi ringrazio per la vostra presenza in questo giorno nel quale contempliamo l’amore di Dio, apparso nel mondo con la nascita di Gesù. Questo amore favorisca lo spirito di collaborazione per il bene comune, ravvivi la volontà di essere solidali, doni a tutti la speranza che viene da Dio.

Buon e Santo Natale!

[02013-IT.01] [Testo originale: Italiano]

 

[B0968-XX.02]