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Messaggio del Santo Padre Francesco per la Celebrazione della IV Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del creato, 01.09.2018


Messaggio del Santo Padre

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua tedesca

Traduzione in lingua spagnola

Traduzione in lingua portoghese

Traduzione in lingua polacca

Traduzione in lingua araba

Pubblichiamo di seguito il Messaggio del Santo Padre Francesco in occasione dell’odierna Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del creato, sul tema: “L’acqua, particolarmente in due aspetti: il rispetto dell’acqua come elemento prezioso e l’accesso all’acqua come diritto umano”:

Messaggio del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle!

In questa Giornata di Preghiera desidero anzitutto ringraziare il Signore per il dono della casa comune e per tutti gli uomini di buona volontà che si impegnano a custodirla. Sono grato anche per i numerosi progetti volti a promuovere lo studio e la tutela degli ecosistemi, per gli sforzi orientati allo sviluppo di un’agricoltura più sostenibile e di un’alimentazione più responsabile, per le varie iniziative educative, spirituali e liturgiche che coinvolgono nella cura del creato tanti cristiani in tutto il mondo.

Dobbiamo riconoscerlo: non abbiamo saputo custodire il creato con responsabilità. La situazione ambientale, a livello globale così come in molti luoghi specifici, non si può considerare soddisfacente. A ragione è emersa la necessità di una rinnovata e sana relazione tra l’umanità e il creato, la convinzione che solo una visione dell’uomo autentica e integrale ci permetterà di prenderci meglio cura del nostro pianeta a beneficio della presente e delle future generazioni, perché «non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia» (Lett. enc. Laudato si’, 118).

In questa Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del creato, che la Chiesa Cattolica da alcuni anni celebra in unione con i fratelli e le sorelle ortodossi, e con l’adesione di altre Chiese e Comunità cristiane, desidero richiamare l’attenzione sulla questione dell’acqua, elemento tanto semplice e prezioso, a cui purtroppo poter accedere è per molti difficile se non impossibile. Eppure, «l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani. Questo mondo ha un grave debito sociale verso i poveri che non hanno accesso all’acqua potabile, perché ciò significa negare ad essi il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità» (ibid., 30).

L’acqua ci invita a riflettere sulle nostre origini. Il corpo umano è composto per la maggior parte di acqua; e molte civiltà, nella storia, sono sorte in prossimità di grandi corsi d’acqua che ne hanno segnato l’identità. È suggestiva l’immagine usata all’inizio del Libro della Genesi, dove si dice che alle origini lo spirito del Creatore «aleggiava sulle acque» (1,2).

Pensando al suo ruolo fondamentale nel creato e nello sviluppo umano, sento il bisogno di rendere grazie a Dio per “sorella acqua”, semplice e utile come nient’altro per la vita sul pianeta. Proprio per questo, prendersi cura delle fonti e dei bacini idrici è un imperativo urgente. Oggi più che mai si richiede uno sguardo che vada oltre l’immediato (cfr Laudato si’, 36), al di là di «un criterio utilitarista di efficienza e produttività per il profitto individuale» (ibid., 159). Urgono progetti condivisi e gesti concreti, tenendo conto che ogni privatizzazione del bene naturale dell’acqua che vada a scapito del diritto umano di potervi accedere è inaccettabile.

Per noi cristiani, l’acqua rappresenta un elemento essenziale di purificazione e di vita. Il pensiero va subito al Battesimo, sacramento della nostra rinascita. L’acqua santificata dallo Spirito è la materia per mezzo della quale Dio ci ha vivificati e rinnovati, è la fonte benedetta di una vita che più non muore. Il Battesimo rappresenta anche, per i cristiani di diverse confessioni, il punto di partenza reale e irrinunciabile per vivere una fraternità sempre più autentica lungo il cammino verso la piena unità. Gesù, nel corso della sua missione, ha promesso un’acqua in grado di placare per sempre la sete dell’uomo (cfr Gv 4,14) e ha profetizzato: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva» (Gv 7,37). Andare a Gesù, abbeverarsi di Lui significa incontrarlo personalmente come Signore, attingendo dalla sua Parola il senso della vita. Vibrino in noi con forza quelle parole che Egli pronunciò sulla croce: «Ho sete» (Gv 19,28). Il Signore chiede ancora di essere dissetato, ha sete di amore. Ci chiede di dargli da bere nei tanti assetati di oggi, per dirci poi: «Ho avuto sete e mi avete dato da bere» (Mt 25,35). Dare da bere, nel villaggio globale, non comporta solo gesti personali di carità, ma scelte concrete e impegno costante per garantire a tutti il bene primario dell’acqua.

Vorrei toccare anche la questione dei mari e degli oceani. È doveroso ringraziare il Creatore per l’imponente e meraviglioso dono delle grandi acque e di quanto contengono (cfr Gen 1,20-21; Sal 146,6), e lodarlo per aver rivestito la terra con gli oceani (cfr Sal 104,6). Orientare i nostri pensieri verso le immense distese marine, in continuo movimento, rappresenta, in un certo senso, anche un’opportunità per pensare a Dio che costantemente accompagna la sua creazione facendola andare avanti, mantenendola nell’esistenza (cfr S. Giovanni Paolo II, Catechesi, 7 maggio 1986).

Custodire ogni giorno questo bene inestimabile rappresenta oggi una responsabilità ineludibile, una vera e propria sfida: occorre fattiva cooperazione tra gli uomini di buona volontà per collaborare all’opera continua del Creatore. Tanti sforzi, purtroppo, svaniscono per la mancanza di regolamentazione e di controlli effettivi, specialmente per quanto riguarda la protezione delle aree marine al di là dei confini nazionali (cfr Laudato si’, 174). Non possiamo permettere che i mari e gli oceani si riempiano di distese inerti di plastica galleggiante. Anche per questa emergenza siamo chiamati a impegnarci, con mentalità attiva, pregando come se tutto dipendesse dalla Provvidenza divina e operando come se tutto dipendesse da noi.

Preghiamo affinché le acque non siano segno di separazione tra i popoli, ma di incontro per la comunità umana. Preghiamo perché sia salvaguardato chi rischia la vita sulle onde in cerca di un futuro migliore. Chiediamo al Signore e a chi svolge l’alto servizio della politica che le questioni più delicate della nostra epoca, come quelle legate alle migrazioni, ai cambiamenti climatici, al diritto per tutti di fruire dei beni primari, siano affrontate con responsabilità, con lungimiranza guardando al domani, con generosità e in spirito di collaborazione, soprattutto tra i Paesi che hanno maggiori disponibilità. Preghiamo per quanti si dedicano all’apostolato del mare, per chi aiuta a riflettere sui problemi in cui versano gli ecosistemi marittimi, per chi contribuisce all’elaborazione e all’applicazione di normative internazionali concernenti i mari che possano tutelare le persone, i Paesi, i beni, le risorse naturali – penso ad esempio alla fauna e alla flora ittica, così come alle barriere coralline (cfr ibid., 41) o ai fondali marini – e garantire uno sviluppo integrale nella prospettiva del bene comune dell’intera famiglia umana e non di interessi particolari. Ricordiamo anche quanti si adoperano per la custodia delle zone marittime, per la tutela degli oceani e della loro biodiversità, affinché svolgano questo compito responsabilmente e onestamente.

Infine, abbiamo a cuore le giovani generazioni e per esse preghiamo, perché crescano nella conoscenza e nel rispetto della casa comune e col desiderio di prendersi cura del bene essenziale dell’acqua a vantaggio di tutti. Il mio auspicio è che le comunità cristiane contribuiscano sempre di più e sempre più concretamente affinché tutti possano fruire di questa risorsa indispensabile, nella custodia rispettosa dei doni ricevuti dal Creatore, in particolare dei corsi d’acqua, dei mari e degli oceani.

Dal Vaticano, 1° settembre 2018

FRANCESCO

[01294-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Chers frères et sœurs!

En cette Journée de Prière, je souhaite avant tout remercier le Seigneur pour le don de la maison commune et pour tous les hommes de bonne volonté qui œuvrent à la protéger. Je suis aussi reconnaissant pour les nombreux projets visant à promouvoir l’étude et la protection des écosystèmes, pour les efforts en vue du développement d’une agriculture plus durable et d’une alimentation plus responsable, pour les diverses initiatives éducatives, spirituelles et liturgiques qui, dans le monde entier, engagent de nombreux chrétiens pour la sauvegarde de la création.

Nous devons le reconnaître: nous n’avons pas su prendre soin de la création de manière responsable. La situation de l’environnement, au niveau global ainsi qu’en de nombreux endroits spécifiques, ne peut être jugée satisfaisante. Avec raison, se fait sentir la nécessité d’une relation renouvelée et saine entre l’humanité et la création, la conviction que seule une vision de l’homme, authentique et intégrale, nous permettra de prendre mieux soin de notre planète au bénéfice de la génération présente et de celles à venir, car «il n’y a pas d’écologie sans anthropologie adéquate» (Lett. Enc. Laudato si’, n. 118).

En cette Journée Mondiale de Prière pour la sauvegarde de la création que l’Église catholique célèbre, depuis quelques années, en union avec les frères et les sœurs orthodoxes, et avec l’adhésion d’autres Églises et Communautés chrétiennes, je souhaite attirer l’attention sur la question de l’eau, élément si simple et si précieux, dont malheureusement l’accès est difficile sinon impossible pour beaucoup de personnes. Pourtant, «l’accès à l’eau potable et sûre est un droit humain primordial, fondamental et universel, parce qu’il détermine la survie des personnes, et par conséquent il est une condition pour l’exercice des autres droits humains. Ce monde a une grave dette sociale envers les pauvres qui n’ont pas accès à l’eau potable, parce que c’est leur nier le droit à la vie, enraciné dans leur dignité inaliénable» (ibid, n. 30).

L’eau nous invite à réfléchir sur nos origines. Le corps humain est composé en majeure partie d’eau; et beaucoup de civilisations, dans l’histoire, sont nées près de grands cours d’eau qui en ont marqué l’identité. L’image utilisée au début du Livre de la Genèse, où il est dit qu’au commencement l’esprit du Créateur «planait sur les eaux» (1, 2), est significative.

En pensant à son rôle fondamental dans la création et dans le développement de l’homme, je sens le besoin de rendre grâce à Dieu pour ‘‘sœur eau’’, simple et utile comme rien d’autre pour la vie sur la planète. Précisément pour cela, prendre soin des sources et des bassins hydriques est un impératif urgent. Aujourd’hui plus que jamais, il faut un regard qui aille au-delà de l’immédiat (cf. Laudato si’, n. 36), au-delà d’un «critère utilitariste d’efficacité et de productivité pour le bénéfice individuel» (ibid, n. 159). Il faut de toute urgence des projets communs et des gestes concrets, prenant en compte le fait que toute privatisation du bien naturel de l’eau au détriment du droit humain de pouvoir y avoir accès est inacceptable.

Pour nous chrétiens, l’eau représente un élément essentiel de purification et de vie. La pensée se dirige immédiatement vers le Baptême, sacrement de notre renaissance. L’eau sanctifiée par l’Esprit est la matière par laquelle Dieu nous a vivifiés et renouvelés; c’est la source bénie d’une vie qui ne meurt plus. Le Baptême représente aussi, pour les chrétiens de diverses confessions, le point de départ réel et inaliénable pour vivre une fraternité toujours plus authentique tout au long du chemin vers la pleine unité. Jésus, au cours de sa mission, a promis une eau à même d’étancher pour toujours la soif de l’homme (cf Jn 4, 14) et a promis: «Si quelqu’un a soif, qu’il vienne à moi, et qu’il boive » (Jn 7, 37). Aller à Jésus, s’abreuver de lui signifie le rencontrer personnellement comme Seigneur, en puisant dans sa Parole le sens de la vie. Que vibrent en nous avec force ces paroles qu’il a prononcées sur la croix: « J’ai soif» (Jn 19, 28)! Le Seigneur demande encore à étancher sa soif, il a soif d’amour. Il nous demande de lui donner à boire dans les nombreuses personnes qui ont soif aujourd’hui, pour nous dire ensuite: «J’avais soif, et vous m’avez donné à boire» (Mt 25, 35). Donner à boire, dans le village global, ne comporte pas uniquement des gestes personnels de charité, mais des choix concrets et un engagement constant pour garantir à tous le bien fondamental de l’eau.

Je voudrais aborder également la question des mers et des océans. Il faut remercier le Créateur pour l’imposant et merveilleux don des grandes eaux et de tout ce qu’elles contiennent (cf. Gn 1, 20-21; Ps 145, 6), et le louer pour avoir revêtu la terre d’océans (cf. Ps 103, 6). Orienter nos pensées vers les immenses étendues des mers, en mouvement continuel, est aussi, dans un certain sens, une occasion pour penser à Dieu qui accompagne constamment sa création en la faisant aller de l’avant, en la maintenant dans l’existence (cf. S. Jean-Paul II, Catéchèse, 7 mai 1986).

Prendre soin chaque jour de ce bien inestimable constitue aujourd’hui une responsabilité inéluctable, un vrai et propre défi: il faut une coopération réelle entre les hommes de bonne volonté pour collaborer à l’œuvre continue du Créateur. Tant d’efforts, malheureusement, sont réduits à rien par manque de règlementation et de contrôles effectifs, surtout en ce qui concerne la protection des zones marines au-delà des territoires nationaux (cf. Laudato si’, n. 174). Nous ne pouvons pas permettre que les mers et les océans se couvrent d’étendues inertes de plastique flottantes. En raison de cette même urgence, nous sommes appelés à nous engager, de manière active, en priant comme si tout dépendait de la Providence divine et en œuvrant comme si tout dépendait de nous.

Prions pour que les eaux ne soient pas un signe de séparation entre les peuples, mais de rencontre pour la communauté humaine. Prions pour que soient sauvés ceux qui risquent leur vie sur les flots à la recherche d’un avenir meilleur. Demandons au Seigneur et à ceux qui exercent le haut service de la politique de faire en sorte que les questions les plus délicates de notre époque, telles que celles liés aux migrations, aux changements climatiques, au droit pour tous de jouir des biens fondamentaux, soient affrontées de manière responsable, clairvoyante en regardant l’avenir, avec générosité et dans un esprit de collaboration, surtout entre les pays qui ont plus de moyens. Prions pour ceux qui se consacrent à l’apostolat de la mer, pour ceux qui aident à réfléchir sur les problèmes touchant les écosystèmes marins, pour ceux qui contribuent à l’élaboration et à l’application des normes internationales concernant les mers susceptibles de protéger les personnes, les pays, les biens, les ressources naturelles – je pense par exemple à la faune et à la flore piscicoles, ainsi qu’aux barrières de corail (cf. ibid., n. 41) ou aux fonds marins – et garantir un développement intégral dans la perspective du bien commun de la famille humaine tout entière et non d’intérêts particuliers. Souvenons-nous aussi de ceux qui œuvrent pour la sauvegarde des zones marines, pour la protection des océans et de leurs biodiversités, afin qu’ils accomplissent cette tâche de manière responsable et honnête.

Enfin, ayons présent à l’esprit les jeunes générations et prions pour elles afin qu’elles grandissent dans la connaissance et dans le respect de la maison commune et avec le désir de prendre soin du bien essentiel de l’eau en faveur de tous. Mon souhait est que les communautés chrétiennes contribuent toujours davantage et toujours plus concrètement afin que tout le monde puisse jouir de cette ressource indispensable, dans la sauvegarde respectueuse des dons reçus du Créateur, en particulier des cours d’eau, des mers et des océans.

Du Vatican, le 1er septembre 2018

FRANÇOIS

[01294-FR.01] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

Dear brothers and sisters!

On this Day of Prayer, I wish first to thank the Lord for the gift of our common home and for all those men and women of good will committed to protecting it. I am likewise grateful for the many projects aimed at promoting the study and the safeguarding of ecosystems, for the efforts being made to develop more sustainable agriculture and more responsible nutrition, and for the various educational, spiritual and liturgical initiatives that involve Christians throughout the world in the care of creation.

It must be acknowledged that we have not succeeded in responsibly protecting creation. The environmental situation, both on the global level and in many specific places, cannot be considered satisfactory. Rightly, there is a growing sense of the need for a renewed and sound relationship between humanity and creation, and the conviction that only an authentic and integral vision of humanity will permit us to take better care of our planet for the benefit of present and future generations. For “there is no ecology without an adequate anthropology” (Laudato Si’, 118).

On this World Day of Prayer for the Care of Creation, which the Catholic Church for several years now has celebrated in union with our Orthodox brothers and sisters and with participation of other Churches and Christian communities, I would like to draw attention to the question of water. It is a very simple and precious element, yet access to it is, sadly, for many people difficult if not impossible. Nonetheless, “access to safe drinkable water is a basic and universal human right, since it is essential to human survival and, as such, is a condition for the exercise of other human rights. Our world owes a great social debt towards the poor who lack access to drinking water, because they are denied the right to a life consistent with their inalienable dignity” (ibid., 30).

Water invites us to reflect on our origins. The human body is mostly composed of water, and many civilizations throughout history arose near great rivers that marked their identity. In an evocative image, the beginning of the book of Genesis states that, in the beginning, the spirit of the Creator “swept over the face of the waters (1:2)”.

In considering the fundamental role of water in creation and in human development, I feel the need to give thanks to God for “Sister Water”, simple and useful for life like nothing else on our planet. Precisely for this reason, care for water sources and water basins is an urgent imperative. Today, more than ever, we need to look beyond immediate concerns (cf. Laudato Si’, 36) and beyond a purely utilitarian view of reality, “in which efficiency and productivity are entirely geared to our individual benefit” (ibid., 159). We urgently need shared projects and concrete gestures that recognize that every privatization of the natural good of water, at the expense of the human right to have access to this good, is unacceptable.

For us Christians, water represents an essential element of purification and of life. We think immediately of baptism, the sacrament of our rebirth. Water made holy by the Spirit is the matter by which God has given us life and renewed us; it is the blessed source of undying life. For Christians of different confessions, baptism also represents the real and irreplaceable point of departure for experiencing an ever more authentic fraternity on the way to full unity. Jesus, in the course of his mission, promised a water capable of quenching human thirst for ever (cf. Jn 4:14). He prophesied, “If any one thirst, let him come to me and drink (Jn 7:37). To drink from Jesus means to encounter him personally as the Lord, drawing from his words the meaning of life. May the words he spoke from the cross – “I thirst” (Jn 19:28) – echo constantly in our hearts. The Lord continues to ask that his thirst be quenched; he thirsts for love. He asks us to give him to drink in all those who thirst in our own day, and to say to them, “I was thirsty and you gave me to drink” (Mt 25:35). To give to drink, in the global village, does not only entail personal gestures of charity, but also concrete choices and a constant commitment to ensure to all the primary good of water.

I would like also to mention the issue of the seas and oceans. It is our duty to thank the Creator for the impressive and marvellous gift of the great waters and all that they contain (cf. Gen 1:20-21; Ps 146:6), and to praise him for covering the earth with the oceans (cf. Ps 104:6). To ponder the immense open seas and their incessant movement can also represent an opportunity to turn our thoughts to God, who constantly accompanies his creation, guiding its course and sustaining its existence (cf. St. John Paul II, Catechesis of 7 May 1986).

Constant care for this inestimable treasure represents today an ineluctable duty and a genuine challenge. There is need for an effective cooperation between men and women of good will in assisting the ongoing work of the Creator. Sadly, all too many efforts fail due to the lack of effective regulation and means of control, particularly with regard to the protection of marine areas beyond national confines (cf. Laudato Si’, 174). We cannot allow our seas and oceans to be littered by endless fields of floating plastic. Here too, our active commitment is needed to confront this emergency. We need to pray as if everything depended on God’s providence, and work as if everything depended on us.

Let us pray that waters may not be a sign of separation between peoples, but of encounter for the human community. Let us pray that those who risk their lives at sea in search of a better future may be kept safe. Let us ask the Lord and all those engaged in the noble service of politics that the more sensitive questions of our day, such as those linked to movements of migration, climate change and the right of everyone to enjoy primary goods, may be faced with generous and farsighted responsibility and in a spirit of cooperation, especially among those countries most able to help.

Let us pray too, for all those who devote themselves to the apostolate of the sea, for those who help reflect on the issues involving maritime ecosystems, for those who contribute to the development and application of international regulations on the seas in order to safeguard individuals, countries, goods, natural resources – I think, for example, of marine fauna and flora, and coral reefs (cf. ibid., 41) or sea beds – and to guarantee an integral development in view of the common good of the entire human family and not particular interests. Let us remember, too, all those who work to protect maritime areas and to safeguard the oceans and their biodiversity, that they may carry out this task with responsibility and integrity.

Finally, let us be concerned for the younger generation and pray for them, that they may grow in knowledge and respect for our common home and in the desire to care for the essential good of water, for the benefit of all. It is my prayerful hope that Christian communities may contribute more and more concretely helping everyone to enjoy this indispensable resource, in respectful care for the gifts received from the Creator, and in particular rivers, seas and oceans.

From the Vatican, 1 September 2018

FRANCIS

[01294-EN.01] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

An diesem Tag des Gebets möchte ich vor allem dem Herrn für das Geschenk des gemeinsamen Hauses danken wie auch für alle Menschen guten Willens, die sich für dessen Bewahrung einsetzen. Ebenso bin ich für die zahlreichen Projekte dankbar, die darauf ausgerichtet sind, das Studium und den Schutz der Ökosysteme zu fördern, für die Bemühungen um die Entwicklung einer nachhaltigeren Landwirtschaft und einer verantwortlicheren Ernährung sowie für die verschiedenen erzieherischen, geistlichen und liturgischen Initiativen, die viele Christen in der Sorge um die Schöpfung in der ganzen Welt verbinden.

Wir müssen es anerkennen: Wir waren nicht fähig, die Schöpfung verantwortungsvoll zu bewahren. Die Umweltsituation kann auf globaler Ebene wie auch an vielen einzelnen Orten nicht als zufriedenstellend betrachtet werden. Zu Recht hat sich die Notwendigkeit einer erneuerten und gesunden Beziehung zwischen Menschheit und Schöpfung ergeben wie auch die Überzeugung, dass nur eine authentische und ganzheitliche Sicht des Menschen es uns erlauben wird, uns um unseren Planeten zugunsten der Gegenwart und der künftigen Generationen besser zu sorgen, denn „es gibt keine Ökologie ohne eine angemessene Anthropologie“ (vgl. Enzyklika Laudato si’, 118).

An diesem Weltgebetstag für die Bewahrung der Schöpfung, den die katholische Kirche seit einigen Jahren vereint mit den orthodoxen Brüdern und Schwestern und unter der Beteiligung anderer christlicher Kirchen und Gemeinschaften begeht, möchte ich die Aufmerksamkeit auf die Thematik des Wassers lenken, dieses so einfachen und wertvollen Elements, das für viele leider sehr schwierig, wenn nicht gar unmöglich zu erreichen ist. Und doch „ist der Zugang zu sicherem Trinkwasser ein grundlegendes, fundamentales und allgemeines Menschenrecht, weil es für das Überleben der Menschen ausschlaggebend und daher die Bedingung für die Ausübung der anderen Menschenrechte ist.Diese Welt lädt eine schwere soziale Schuld gegenüber den Armen auf sich, die keinen Zugang zum Trinkwasser haben, denn das bedeutet,ihnen das Recht auf Leben zu verweigern, das in ihrer unveräußerlichen Würde verankert ist“ (ebd., 30).

Das Wasser lädt uns ein, über unsere Ursprünge nachzudenken. Der menschliche Leib besteht zum Großteil aus Wasser; und viele Kulturen sind in der Geschichte in der Nähe von großen Wasserstraßen entstanden, die deren Identität gekennzeichnet haben. Das zu Beginn des Buches Genesis verwendete Bild ist beeindruckend, in dem gesagt wird, dass am Ursprung der Schöpfergeist „über dem Wasser schwebte“ (vgl. 1,2).

Wenn ich an Gottes grundlegende Rolle bei der Schöpfung und der menschlichen Entwicklung denke, verspüre ich den Drang, ihm für „Schwester Wasser“ zu danken, das einfach und so nützlich wie nichts anderes für das Leben auf dem Planeten ist. Gerade deswegen ist es ein dringender Imperativ, sich um die Wasserquellen und Wasserreservoirs zu kümmern. Heute ist mehr denn je ein Blick vonnöten, der über das Unmittelbare hinausgeht (vgl. Laudato si’, 36), jenseits eines utilitaristischen Kriteriums „der Effizienz und der Produktivität für den individuellen Nutzen“ (ebd., 159). Es drängt an gemeinsamen Projekten und konkreten Taten, die berücksichtigen, dass jede Privatisierung des natürlichen Guts des Wassers zu Lasten des Menschenrechts, Zugang zum Wasser zu haben, unannehmbar ist.

Für uns Christen stellt das Wasser ein wesentliches Reinigungs- und Lebenselement dar. Es kommt sofort der Gedanke an die Taufe auf, das Sakrament unserer Wiedergeburt. Das vom Geist geheiligte Wasser ist die Materie, durch die Gott uns belebt und erneuert hat, sie ist der gesegnete Quell eines Lebens, das nicht mehr stirbt. Die Taufe stellt auch für die Christen verschiedener Konfessionen den realen und unverzichtbaren Ausgangspunkt dar, um eine immer authentischere Geschwisterlichkeit auf dem Weg zur vollen Einheit zu leben. Jesus hat im Verlauf seiner Sendung ein Wasser verheißen, das im Stande sein wird, den Durst des Menschen für immer zu stillen (vgl. Joh 4,14) und hat prophezeit: „Wer Durst hat, komme zu mir, und es trinke, wer an mich glaubt“ (Joh 7,37). Zu Jesus gehen, von ihm trinken, bedeutet, ihm persönlich als dem Herrn zu begegnen, indem wir aus seinem Wort den Sinn des Lebens schöpfen. Mögen in uns jene Worte, die er am Kreuz aussprach, kraftvoll widerhallen: „Mich dürstet“ (Joh 19,28). Der Herr bittet immer noch, seinen Durst zu stillen, ihn dürstet nach Liebe. Er bittet uns, ihm in den vielen Dürstenden heute zu trinken zu geben, um uns dann zu sagen: „Ich war durstig und ihr habt mir zu trinken gegeben“ (Mt 25,35). Zu trinken geben, bedeutet in der Welt als globales Dorf nicht nur persönliche Taten der Nächstenliebe, sondern auch konkrete Entscheidungen und dauerhaften Einsatz, um allen das vordringliche Gut des Wassers zu gewährleisten.

Ich möchte auch die Frage der Meere und Ozeane berühren. Es ist unsere Pflicht, dem Schöpfer für das beeindruckende und wunderbare Geschenk der großen Wasser und alles, was in ihnen ist (vgl. Gen 1,20-21; Ps 146,6), zu danken und ihn dafür zu loben, dass er die Erde mit den Ozeanen wie ein Kleid bedeckt hat (vgl Ps 104,6). Unsere Gedanken auf die unermesslichen Weiten des Meeres zu lenken, die in ständiger Bewegung sind, stellt auf gewisse Weise auch eine Möglichkeit dar, um an Gott zu denken, der seine Schöpfung beständig begleitet, indem er sie vorantreibt und sie in der Existenz erhält (vgl. Hl. Johannes Paul II., Katechese, 7. Mai 1986).

Dieses unschätzbare Gut jeden Tag zu bewahren, stellt heute eine unausweichliche Verantwortung, eine wahre und eigentliche Herausforderung dar: Es bedarf einer tatkräftigen Zusammenarbeit unter den Menschen guten Willens, um am beständigen Werk des Schöpfers teilzuhaben. Viele Bemühungen laufen leider ins Leere, weil es an Reglementierung und wirksamen Kontrollen fehlt, insbesondere was den Schutz der Meeresgebiete über die nationalen Grenzen hinaus betrifft (vgl. Laudato si’, 174). Wir können nicht zulassen, dass die Meere und die Ozeane mit trägen Flächen treibenden Plastikabfalls angefüllt werden. Auch aufgrund dieses Notstands sind wir gerufen, uns mit aktivem Problembewusstsein zu engagieren. Dabei sollen wir beten, als ob alles von der göttlichen Vorsehung abhinge, und handeln, als würde alles von uns abhängen.

Beten wir, dass die Wasser nicht Zeichen der Trennung unter den Völkern, sondern der Begegnung für die menschliche Gemeinschaft werden. Beten wir, dass diejenigen gerettet werden, die auf der Suche nach einer besseren Zukunft ihr Leben auf den Meereswogen aufs Spiel setzen. Bitten wir den Herrn und diejenigen, die den hohen Dienst der Politik verrichten, dass die empfindlichsten Fragen unserer Zeit wie die der Migration, des Klimawandels, des allgemeinen Rechts auf die Nutzung der vordringlichen Güter verantwortungsvoll angegangen werden mit Weitsicht und Blick auf das Morgen, mit Großmut und im Geist der Zusammenarbeit, vor allem unter den Ländern, die die besten Möglichkeiten dazu haben. Beten wir für diejenigen, die sich dem Apostolat des Meeres widmen, für diejenigen, die helfen, über die Probleme nachzudenken, in denen sich die Ökosysteme der Meere befinden, für diejenigen, die sich der Ausarbeitung und der Anwendung von internationalen Normen hinsichtlich der Meere widmen, dass sie die Personen, die Länder, die Güter, die natürlichen Ressourcen schützen – ich denke zum Beispiel an die Fauna und die Flora des Meeres, wie auch an die Korallenriffe (vgl. ebd., 41) oder an den Meeresgrund – und eine ganzheitliche Entwicklung mit Blick auf das gemeinsame Wohl der ganzen Menschheitsfamilie und nicht auf Sonderinteressen gewährleisten können. Erinnern wir uns auch an diejenigen, die sich für die Bewahrung der Meeresgebiete einsetzen, für den Schutz der Ozeane und ihrer Biodiversität, auf dass sie diese Aufgabe verantwortungsvoll und rechtschaffen ausüben.

Schließlich liegen uns die jungen Generationen am Herzen; und für diese beten wir, dass sie mit dem Bewusstsein und in der Achtung des gemeinsamen Hauses sowie mit dem Anliegen aufwachsen, sich um das Wasser als wesentliches Gut zugunsten aller zu kümmern. Mein Wunsch ist es, dass die christlichen Gemeinschaften immer mehr und konkreter dazu beitragen, dass alle in den Genuss dieser unverzichtbaren Ressource kommen können, in der respektvollen Bewahrung der vom Schöpfer empfangenen Gaben, und das heißt hier der Wasserstraßen, der Meere und der Ozeane.

Aus dem Vatikan, 1. September 2018

FRANZISKUS

[01294-DE.01] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

En esta Jornada de oración deseo ante todo dar gracias al Señor por el don de la casa común y por todos los hombres de buena voluntad que están comprometidos en custodiarla. Agradezco también los numerosos proyectos dirigidos a promover el estudio y la tutela de los ecosistemas, los esfuerzos orientados al desarrollo de una agricultura más sostenible y una alimentación más responsable, las diversas iniciativas educativas, espirituales y litúrgicas que involucran a tantos cristianos de todo el mundo en el cuidado de la creación.

Debemos reconocer que no hemos sabido custodiar la creación con responsabilidad. La situación ambiental, tanto a nivel global como en muchos lugares concretos, no se puede considerar satisfactoria. Con justa razón ha surgido la necesidad de una renovada y sana relación entre la humanidad y la creación, la convicción de que solo una visión auténtica e integral del hombre nos permitirá asumir mejor el cuidado de nuestro planeta en beneficio de la generación actual y futura, porque «no hay ecología sin una adecuada antropología» (Carta enc. Laudato si’, 118).

En esta Jornada Mundial de Oración por el cuidado de la creación, que la Iglesia Católica desde hace algunos años celebra en unión con los hermanos y hermanas ortodoxos, y con la adhesión de otras Iglesias y Comunidades cristianas, deseo llamar la atención sobre la cuestión del agua, un elemento tan sencillo y precioso, cuyo acceso para muchos es lamentablemente difícil si no imposible. Y, sin embargo, «el acceso al agua potable y segura es un derecho humano básico, fundamental y universal, porque determina la sobrevivencia de las personas, y por lo tanto es condición para el ejercicio de los demás derechos humanos. Este mundo tiene una grave deuda social con los pobres que no tienen acceso al agua potable, porque eso es negarles el derecho a la vida radicado en su dignidad inalienable» (ibíd., 30).

El agua nos invita a reflexionar sobre nuestros orígenes. El cuerpo humano está compuesto en su mayor parte de agua; y muchas civilizaciones en la historia han surgido en las proximidades de grandes cursos de agua que han marcado su identidad. Es sugestiva la imagen usada al comienzo del Libro del Génesis, donde se dice que en el principio el espíritu del Creador «se cernía sobre la faz de las aguas» (1,2).

Pensando en su papel fundamental en la creación y en el desarrollo humano, siento la necesidad de dar gracias a Dios por la “hermana agua”, sencilla y útil para la vida del planeta como ninguna otra cosa. Precisamente por esto, cuidar las fuentes y las cuencas hidrográficas es un imperativo urgente. Hoy más que nunca es necesaria una mirada que vaya más allá de lo inmediato (cf. Laudato si’, 36), superando «un criterio utilitarista de eficiencia y productividad para el beneficio individual» (ibíd., 159). Urgen proyectos compartidos y gestos concretos, teniendo en cuenta que es inaceptable cualquier privatización del bien natural del agua que vaya en detrimento del derecho humano de acceso a ella.

Para nosotros los cristianos, el agua representa un elemento esencial de purificación y de vida. La mente va rápidamente al bautismo, sacramento de nuestro renacer. El agua santificada por el Espíritu es la materia por medio de la cual Dios nos ha vivificado y renovado, es la fuente bendita de una vida que ya no muere más. El bautismo representa también, para los cristianos de distintas confesiones, el punto de partida real e irrenunciable para vivir una fraternidad cada vez más auténtica a lo largo del camino hacia la unidad plena. Jesús, durante su misión, ha prometido un agua capaz de aplacar la sed del hombre para siempre (cf. Jn 4,14) y ha profetizado: «El que tenga sed, que venga a mí y beba» (Jn 7,37). Ir a Jesús, beber de él, significa encontrarlo personalmente como Señor, sacando de su Palabra el sentido de la vida. Dejemos que resuenen con fuerza en nosotros aquellas palabras que él pronunció en la cruz: «Tengo sed» (Jn 19,28). El Señor nos sigue pidiendo que calmemos su sed, tiene sed de amor. Nos pide que le demos de beber en tantos sedientos de hoy, para decirnos después: «Tuve sed y me disteis de beber» (Mt 25,35). Dar de beber, en la aldea global, no solo supone realizar gestos personales de caridad, sino opciones concretas y un compromiso constante para garantizar a todos el bien primario del agua.

Quisiera abordar también la cuestión de los mares y de los océanos. Tenemos el deber de dar gracias al Creador por el imponente y maravilloso don de las grandes masas de agua y de cuanto contienen (cf. Gn 1,20-21; Sal 146,6), y alabarlo por haber revestido la tierra con los océanos (cf. Sal 104,6). Dirigir nuestra mente hacia las inmensas extensiones marinas, en continuo movimiento, también representa, en cierto sentido, la oportunidad de pensar en Dios, que acompaña constantemente su creación haciéndola avanzar, manteniéndola en la existencia (cf. S. Juan Pablo II, Catequesis, 7 mayo 1986).

Custodiar cada día este bien valioso representa hoy una responsabilidad ineludible, un verdadero y auténtico desafío: es necesaria la cooperación eficaz entre los hombres de buena voluntad para colaborar en la obra continua del Creador. Lamentablemente, muchos esfuerzos se diluyen ante la falta de normas y controles eficaces, especialmente en lo que respecta a la protección de las áreas marinas más allá de las fronteras nacionales (cf. Laudato si’, 174). No podemos permitir que los mares y los océanos se llenen de extensiones inertes de plástico flotante. Ante esta emergencia estamos llamados también a comprometernos, con mentalidad activa, rezando como si todo dependiese de la Providencia divina y trabajando como si todo dependiese de nosotros.

Recemos para que las aguas no sean signo de separación entre los pueblos, sino signo de encuentro para la comunidad humana. Recemos para que se salvaguarde a quien arriesga la vida sobre las olas buscando un futuro mejor. Pidamos al Señor, y a quienes realizan el eminente servicio de la política, que las cuestiones más delicadas de nuestra época ―como son las vinculadas a las migraciones, a los cambios climáticos, al derecho de todos a disfrutar de los bienes primarios― sean afrontadas con responsabilidad, previsión, mirando al mañana, con generosidad y espíritu de colaboración, sobre todo entre los países que tienen mayores posibilidades. Recemos por cuantos se dedican al apostolado del mar, por quienes ayudan en la reflexión sobre los problemas en los que se encuentran los ecosistemas marítimos, por quienes contribuyen a la elaboración y aplicación de normativas internacionales sobre los mares para que tutelen a las personas, los países, los bienes, los recursos naturales —pienso por ejemplo en la fauna y la flora pesquera, así como en las barreras coralinas (cf. ibíd., 41) o en los fondos marinos— y garanticen un desarrollo integral en la perspectiva del bien común de toda la familia humana y no de intereses particulares. Recordemos también a cuantos se ocupan de la protección de las zonas marinas, de la tutela de los océanos y de su biodiversidad, para que realicen esta tarea con responsabilidad y honestidad.

Finalmente, nos preocupan las jóvenes generaciones y rezamos por ellas, para que crezcan en el conocimiento y en el respeto de la casa común y con el deseo de cuidar del bien esencial del agua en beneficio de todos. Mi deseo es que las comunidades cristianas contribuyan cada vez más y de manera más concreta para que todos puedan disfrutar de este recurso indispensable, custodiando con respeto los dones recibidos del Creador, en particular los cursos de agua, los mares y los océanos.

Vaticano, 1 de septiembre de 2018

FRANCISCO

[01294-ES.01] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua portoghese

Caros irmãos e irmãs!

Neste Dia de Oração desejo, em primeiro lugar, agradecer ao Senhor pelo dom da casa comum e por todos os homens de boa vontade que estão comprometidos em protegê-la. Agradeço também pelos numerosos projetos que visam promover o estudo e a proteção dos ecossistemas, pelos esforços destinados a desenvolver uma agricultura mais sustentável e uma alimentação mais responsável, pelas diversas iniciativas educacionais, espirituais e litúrgicas que envolvem muitos cristãos em todo o mundo no cuidado da criação.

Devemos reconhecê-lo: não soubemos proteger a criação com responsabilidade. A situação ambiental, quer a nível global, quer em muitos lugares específicos, não pode ser considerada satisfatória. Com razão, surgiu a necessidade de uma relação renovada e saudável entre a humanidade e a criação, a convicção de que apenas uma visão do homem autêntica e integral nos permitirá cuidar melhor do nosso planeta para o benefício das gerações presentes e futuras, pois «não há ecologia sem uma adequada antropologia» (Carta Enc. Laudato si’, 118).

Neste Dia Mundial de Oração pelo cuidado da criação, que a Igreja Católica há alguns anos celebra em união com os irmãos e irmãs ortodoxos, e com o apoio de outras Igrejas e Comunidades cristãs, gostaria de chamar a atenção para a questão da água, elemento tão simples e precioso, cujo acesso infelizmente é difícil para muitos, se não impossível. No entanto, «o acesso à água potável e segura é um direito humano essencial, fundamental e universal, porque determina a sobrevivência das pessoas e, portanto, é condição para o exercício dos outros direitos humanos. Este mundo tem uma grave dívida social para com os pobres que não têm acesso à água potável, porque isto é negar-lhes o direito à vida radicado na sua dignidade inalienável» (ibid., 30).

A água nos convida a refletir sobre as nossas origens. A maior parte do corpo é composta de água; e muitas civilizações, na história, surgiram nas proximidades de grandes cursos de água que marcaram sua identidade. É sugestiva a imagem utilizada no início do Génesis, em que se diz que nas origens o espírito do Criador «pairava sobre as águas» (1,2).

Pensando em seu papel fundamental na criação e no desenvolvimento humano, sinto a necessidade de dar graças a Deus pela «irmã água», simples e útil sem nada de parecido para a vida no planeta. Precisamente por esse motivo, cuidar de fontes e bacias hídricas é um imperativo urgente. Hoje, mais do que nunca, é necessário um olhar que ultrapasse o imediato (cf. Carta Enc. Laudato si’, 36), além de «critério utilitarista de eficiência e produtividade para lucro individual» (ibid., 159). Precisa-se urgentemente de projetos conjuntos e de ações concretas, tendo em conta que é inaceitável qualquer privatização do bem natural da água que seja contrária ao direito humano de poder ter acesso a ela.

Para nós cristãos, a água é um elemento essencial de purificação e de vida. O pensamento vai imediatamente para o Batismo, sacramento do nosso renascimento. A água santificada pelo Espírito é a matéria pela qual Deus nos vivificou e nos renovou; é a fonte abençoada de uma vida que não morre mais. O Batismo representa também, para os cristãos de diferentes confissões, o ponto de partida real e indispensável para viver uma fraternidade cada vez mais autêntica no caminho da plena unidade. Jesus, durante a sua missão, prometeu uma água capaz de saciar para sempre a sede do homem (cf. Jo 4,14), e profetizou: «Se alguém tem sede, venha a mim e beba» (Jo 7,37). Ir a Jesus, beber d’Ele significa encontrá-Lo pessoalmente como Senhor, haurindo da sua Palavra o sentido da vida. Que possam ressoar em nós com força as palavras que Ele pronunciou na cruz: «Tenho sede» (Jo 19, 28). O Senhor continua a pedir para ser saciado na sua sede, pois tem sede de amor. Ele nos pede para dar-Lhe de beber nos muitos sedentos de hoje, para então nos dizer: «Eu estava com sede e me destes de beber» (Mt 25,35). Dar de beber, na aldeia global, não envolve apenas gestos pessoais de caridade, mas escolhas concretas e compromisso constante de garantir a todos o bem primário da água.

Gostaria também de tocar na questão dos mares e dos oceanos. Devemos agradecer ao Criador pelo dom imponente e maravilhoso das grandes águas e de quanto elas contêm (cf. Gen 1,20-21; Sl 146,6), e louvá-Lo por ter coberto a terra com os oceanos (cf. Sl 104,6). Orientar os nossos pensamentos para as imensas extensões marinhas, em constante movimento, representa também, em certo sentido, uma oportunidade para pensar em Deus, que acompanha constantemente a sua criação, fazendo com que siga adiante, mantendo-a na existência (cf. S. João Paulo II, Catequese, 7 de Maio de 1986).

Proteger esse bem inestimável todos os dias representa hoje uma responsabilidade imperiosa, um desafio real: é necessária uma cooperação eficaz entre os homens de boa vontade para colaborar na obra contínua do Criador. Infelizmente, muitos esforços desaparecem devido à falta de regulamentação e de controles efetivos, especialmente no que diz respeito à proteção das áreas marinhas para além das fronteiras nacionais (cf. Carta Enc. Laudato si’, 174). Não podemos permitir que os mares e oceanos se preencham com extensões inertes de plástico flutuante. Também para essa emergência somos chamados a nos comprometer, com uma mentalidade ativa, rezando como se tudo dependesse da Providência divina e agindo como se tudo dependesse de nós.

Rezemos para que as águas não sejam um sinal de separação entre os povos, mas de encontro para a comunidade humana. Rezemos para que sejam protegidas aquelas pessoas que arriscam suas vidas em meio às ondas em busca de um futuro melhor. Peçamos ao Senhor e àqueles que realizam o alto serviço da política que as questões mais delicadas da nossa época, tais como as relacionadas com a migração, com a mudança climática, com o direito para todos de usufruírem dos bens primários, sejam encaradas com responsabilidade, com previsão olhando para o amanhã, com generosidade e com espírito de cooperação, especialmente entre os países que têm maior disponibilidade. Rezemos por aqueles que se dedicam ao apostolado do mar, por aqueles que ajudam a refletir sobre os problemas com que se debatem os ecossistemas marítimos, por aqueles que contribuem para o desenvolvimento e a aplicação de regulamentos internacionais sobre os mares que possam tutelar as pessoas, os Países, os bens, os recursos naturais – penso, por exemplo, na fauna e na flora marinha, bem como nos recifes de coral (cf. ibid., 41) ou nos fundos marinhos – e garantindo um desenvolvimento integral na perspectiva do bem comum de toda a família humana e não de interesses particulares. Lembremos também de quantas pessoas trabalham para a proteção das áreas marítimas, para a tutela dos oceanos e sua biodiversidade, para que possam realizar essa tarefa com responsabilidade e honestidade.

Por fim, preocupemo-nos com as jovens gerações e rezemos por elas, para que cresçam no conhecimento e no respeito pela casa comum e no desejo de cuidar do bem essencial da água para o benefício de todos. O meu desejo é que as comunidades cristãs contribuam cada vez mais concretamente para que todos possam usufruir desse recurso indispensável, no cuidado respeitoso dos dons recebidos do Criador, em particular dos cursos de água, mares e oceanos.

Vaticano, 1 de Setembro de 2018

FRANCISCO

Traduzione in lingua polacca

Drodzy bracia i siostry!

W tym Dniu Modlitwy pragnę przede wszystkim podziękować Panu za dar wspólnego domu i za wszystkich ludzi dobrej woli, którzy angażują się w jego ochronę. Jestem również wdzięczny za liczne projekty mające na celu promowanie badań i ochrony ekosystemów, za wysiłki zmierzające do rozwoju bardziej zrównoważonego rolnictwa i bardziej odpowiedzialnego odżywiania, za różne inicjatywy edukacyjne, duchowe i liturgiczne które angażują w troskę o stworzenie wielu chrześcijan na całym świecie.

Musimy uznać, że nie potrafiliśmy odpowiedzialnie chronić stworzenia. Nie można uznać za zadowalającą sytuacji ekologicznej, zarówno na poziomie globalnym, jak i w wielu konkretnych miejscach. Słusznie pojawiła się potrzeba odnowionej i zdrowej relacji między ludzkością a stworzeniem, przekonanie, że tylko autentyczna i integralna wizja człowieka pozwoli nam lepiej troszczyć się o naszą planetę, z korzyścią dla obecnych i przyszłych pokoleń, ponieważ „nie ma ekologii bez właściwej antropologii” (Enc. Laudato si', 118).

W ten Światowy Dzień Modlitwy o Ochronę Świata Stworzonego, który Kościół katolicki od kilku lat obchodzi w jedności z braćmi i siostrami prawosławnymi, oraz przy wsparciu innych Kościołów i wspólnot chrześcijańskich, pragnę zwrócić uwagę na kwestię wody, elementu bardzo prostego i cennego, do którego niestety wielu ma dostęp trudny, o ile wręcz niemożliwy. Jednak „dostęp do wody pitnej i bezpiecznej jest istotnym, fundamentalnym i powszechnym prawem człowieka, ponieważ determinuje przeżycie osób i z tego względu jest warunkiem korzystania z innych praw człowieka. Ten świat ma poważny dług społeczny wobec ubogich, którzy nie mają dostępu do wody pitnej, gdyż jest to odmawianie im prawa do życia zakorzenionego w ich niezbywalnej godności” (tamże, 30).

Woda zachęca nas do refleksji nad naszym pochodzeniem. Ciało ludzkie składa się w przeważającej części z wody; a wiele cywilizacji, w ciągu dziejów powstało w pobliżu wielkich ciągów wodnych, które naznaczyły ich tożsamość. Sugestywny jest obraz użyty na początku Księgi Rodzaju, gdzie mówi się, że na początku duch Stwórcy „unosił się nad wodami” (1,2).

Myśląc o jej fundamentalnej roli w stworzeniu i rozwoju człowieka, odczuwam potrzebę dziękczynienia Bogu za „siostrę wodę”, prostą i użyteczną, jak nic innego dla życia na planecie. Właśnie dlatego pilną koniecznością jest zatroszczenie się o źródła i zbiorniki wodne. Dzisiaj bardziej niż kiedykolwiek potrzebujemy spojrzenia, które wychodzi poza to, co doraźne (por. Laudato si', 36), poza „utylitarne kryterium wydajności i produktywności dla zysku indywidualnego” (tamże, 159). Pilnie potrzebne są wspólne projekty i konkretne gesty, biorąc pod uwagę, że nie można się zgodzić na jakąkolwiek prywatyzację naturalnego dobra wody, kosztem ludzkiego prawa dostępu do niej.

Dla nas, chrześcijan, woda jest istotnym elementem oczyszczenia i życia. Myśl biegnie natychmiast do chrztu, sakramentu naszego odrodzenia. Woda uświęcona przez Ducha jest materią, za pośrednictwem której Bóg nas ożywił i odnowił, jest błogosławionym źródłem tego życia, które już więcej nie umiera. Chrzest jest również dla chrześcijan różnych wyznań prawdziwym i nieodzownym punktem wyjścia do życia bardziej autentycznym braterstwem na drodze ku pełnej jedności. Jezus podczas swojej misji obiecał wodę, która na zawsze może ugasić pragnienie człowieka (por. J 4, 14) i prorokował: „Jeśli ktoś jest spragniony ... niech przyjdzie do Mnie i pije” (J 7,37). Pójście do Jezusa, napojenie się Nim oznacza osobiste spotkanie z Nim jako Panem, czerpiąc z Jego Słowa sens życia. Rozbrzmiewają w nas słowa, które wypowiedział na krzyżu: „Pragnę” (J 19, 28). Pan wciąż prosi, by Go napoić, pragnie miłości. Prosi nas, abyśmy dali się Jemu napić w wielu dzisiejszych spragnionych, aby nam później powiedzieć: „Byłem spragniony, a daliście Mi pić” (Mt 25, 35). Danie się napić w globalnej wiosce nie oznacza tylko osobistych gestów miłości, ale konkretne decyzje i nieustanne zaangażowanie, by zapewnić wszystkim podstawowe dobro wody.

Chciałbym również poruszyć kwestię mórz i oceanów. Powinniśmy dziękować Stwórcy za wielki i wspaniały dar wielkich wód i tego, co zawierają (por. Rdz 1,20-21; Ps 146,6), i uwielbiać Go za to, że przyodział ziemię oceanami (por. Ps 104,6 ). Ukierunkowanie naszych myśli na ogromne przestrzenie morskie, w ciągłym ruchu, jest w pewnym sensie również okazją do myślenia o Bogu, który stale towarzyszy swojemu stworzeniu, sprawiając, by się rozwijało, podtrzymując je w istnieniu (por. Św. Jan Paweł II, Katecheza, 7 maja, 1986).

Codzienne strzeżenie tego bezcennego dobra jest dzisiaj nieuniknioną odpowiedzialnością, prawdziwym wyzwaniem: konieczna jest rzeczywista współpraca między ludźmi dobrej woli, aby współpracować w nieustannym dziele Stwórcy. Niestety, wiele wysiłków zaniknęło z powodu braku uregulowań i skutecznych kontroli, szczególnie w odniesieniu do ochrony obszarów morskich poza granicami państwowymi (por. Laudato si', 174). Nie możemy pozwolić, aby morza i oceany były wypełnione bezwładnymi przestrzeniami pływającego plastiku. Również w tym wypadku jesteśmy wezwani do zaangażowania się, z mentalnością aktywną, modląc się tak, jakby wszystko zależało od Bożej Opatrzności i działając tak, jakby wszystko zależało od nas.

Módlmy się, aby wody nie były znakiem oddzielenia między narodami, ale spotkania na rzecz ludzkiej wspólnoty. Módlmy się o ocalenie tych, którzy ryzykują swe życie na falach w poszukiwaniu lepszej przyszłości. Prośmy Pana i osoby wypełniające wzniosłą służbę polityki, aby najbardziej delikatne problemy naszych czasów, takie jak kwestie związane z migracją, zmianami klimatu, prawem do korzystania z dóbr podstawowych dla wszystkich były rozwiązywane w sposób odpowiedzialny, dalekowzrocznie, patrząc na dzień jutrzejszy, z hojnością i w duchu współpracy, szczególnie między krajami, które mają większe możliwości. Módlmy się za tych, którzy poświęcają się apostolstwu ludzi morza, za tych, którzy pomagają w refleksji na temat problemów, z jakimi borykają się ekosystemy morskie, za tych, którzy przyczyniają się do rozwoju i stosowania międzynarodowych norm dotyczących mórz, aby chroniły ludzi, kraje, dobra, zasoby naturalne - myślę na przykład o faunie i florze rybnej, a także rafach koralowych (tamże, 41), lub obszarach dna morskiego - oraz zapewnienia wszechstronnego rozwoju w perspektywie wspólnego dobra całej rodziny ludzkiej, a nie interesów partykularnych. Pamiętajmy także o tych, którzy dokładają starań o ochronę obszarów morskich, na rzecz ochrony oceanów i ich różnorodności biologicznej, aby wypełniali to zadanie odpowiedzialnie i uczciwie.

Wreszcie, dbajmy o młode pokolenia, i módlmy się za nie, aby coraz bardziej poznawały i szanowały wspólny dom, pragnąc zatroszczyć się o podstawowe dobro wody z korzyścią dla wszystkich. Oby wspólnoty chrześcijańskie coraz bardziej i coraz konkretniej przyczyniały się, aby wszyscy mogli korzystać z tego niezbędnego zasobu, troskliwie strzegąc darów otrzymanych od Stwórcy, zwłaszcza rzeki, morza i oceany.

Watykan, 1 września 2018 r

FRANCISZEK

[01294-PL.01] [Testo originale: Italiano]

 

Traduzione in lingua araba

أيها الاخوة والاخوات الأعزاء!

أرغب أولاً في يوم الصلاة هذا أن أشكر الرب على هبة البيت المشترك وعلى جميع البشر ذوي الإرادة الصاحة الملتزمين بحراستها. أنا ممتن أيضا للمشاريع العديدة التي تهدف لتعزيز الدراسة ولحماية الأنظمة البيئية، وللجهود الموجهة لتطوير زراعة أكثر استدامة وأنظمة غذائية أكثر مسؤوليّة، ولجميع المبادرات التربوية، والروحية والليتورجية التي تُلزم في عناية الخليقة العديد من المسيحين في جميع انحاء العالم.

علينا أن نعترف بهذا الأمر: لم نعرف كيف نحرس الخليقة بمسؤولية. لا يمكن اعتبار الوضع البيئي على الصعيد العالمي كما في عدة مناطق معينة وضعًا مرضيًا. ولذلك ظهرت ضرورة علاقة متجددة وسليمة بين البشرية والخليقة، والقناعة بأن وحدها الرؤية الحقيقية والمتكاملة للإنسان ستسمح لنا بالاعتناء بشكل أفضل بكوكبنا لصالح الأجيال الحاضرة والمستقبلة، لأنه "لا وجود لإيكولوجية بدون أنتروبولوجية ملائمة" (الرسالة العامة، كن مسبحًا، عدد ١١٨).

في هذا اليوم العالمي للصلاة من أجل العناية بالخليقة، الذي تحتفل به الكنيسة الكاثوليكية منذ بضع سنوات بالاتحاد مع الإخوة والأخوات الأرثوذكس وبمشاركة كنائس وجماعات مسيحة أخرى، أرغب في لفت الانتباه إلى موضوع المياه، عنصر بسيط جدًا وثمين ولكنّ الحصول عليه هو للأسف صعب بالنسبة لكثيرين ما لم يكن مستحيلا أيضًا. مع ذلك "الحصول على مياه الشرب السليمة هو حق جوهري وعالمي وأساسي من حقوق الإنسان، لأنه يحدد بقاء الأشخاص على قيد الحياة، ولهذا فهو شرط لممارسة الحقوق الإنسانيّة الأخرى. إن هذا العالم عليه دَين اجتماعي خطير تجاه الفقراء الذين لا تصلهم مياه الشرب، لأن هذا يعني حرمانهم من الحق بالحياة، ذاك الحق المتأصل في كرامتهم غير القابلة للمساومة" (ن.م.، عدد٣٠).

تدعونا المياه للتأمُّل حول أصولنا. إن الجسم البشري مكونٌ بأغلبيّته من المياه، والعديد من الحضارات في التاريخ قد نشأت بقرب مجاري مياه كبيرة طبعت هويّتها. مُعَبرة هي الصورة التي استُعملت في بداية سفر التكوين، حيث يُقال إن روح الخالق كان في البدء "يَرِفُّ عَلَى وَجْهِ المِيَاهِ" (تك ١، ٢).

وإذ أُفكِّر بدورها الأساسي في الخلق وفي النموِّ البشري، اشعر بالحاجة لرفع الشكر إلى الله على "أختنا المياه"، البسيطة والنافعة والأكثر أهميّة للحياة على الأرض. لذلك فالعناية بالينابيع والخزانات المائيّة هو أمر مُلِحّ. واليوم، أكثر من أي وقت مضى، تُطلب نظرة تتخطّى الفوري (را. كُن مُسبّحًا، عدد ٣٦)، تتخطّى "معيارًا نفعيًا يقوم على الفعّالية والإنتاجيّة من أجل الربح الفردي" (ن.م.، عدد ١٥۹). وبالتالي هناك حاجة لمشاريع مشتركة وتصرّفات ملموسة، آخذين بعين الاعتبار أن كلَّ خصخصة للخير الطبيعي للمياه تكون على حساب الحقّ الإنساني في الحصول عليها هي أمر غير مقبولة.

تُشكّل المياه بالنسبة لنا نحن المسيحيين عنصرًا أساسيًّا للتطهير والحياة. يتوجّه الفكر فورًا إلى المعموديّة، سرُّ ولادتنا الجديدة. فالماء المقدّس من الروح القدس هو المادة التي من خلالها أحيانا الله وجدّدنا، إنها الينبوع المبارك لحياة لن تموت أبدًا. تمثل المعموديّة أيضًا، لمسيحيي مختلف الطوائف، نقطة انطلاق حقيقيّة ولا يمكن التخلّي عنها من أجل عيش أخوّة حقيقيّة خلال المسيرة نحو الوحدة الكاملة. لقد وعد يسوع خلال رسالته بماء قادر على إرواء عطش الإنسان للأبد (را. يو ٤، ١٤)، وقد تنبّأ قائلاً: "إِن عَطِشَ أَحَدٌ فليُقبِلْ إِلَيَّ" (يو ٧، ۳٧). إنَّ الذهاب إلى يسوع والارتواء منه، يعني الالتقاء به شخصيًا كربٍّ، مستقين من كلمته معنى الحياة. لتتردد في داخلنا بقوة تلك الكلمات التي تلفظ بها على الصليب "أنا عطشان" (يو ١۹، ٢٨). طلب الرب مرة جديدة أن يُروى عطشُه، إنه عطشان إلى المحبة. إنه يطلب منا أن نسقيه اليوم من خلال العديد من العطاش، ليقول لنا "عطشتُ فسقيتموني" (متى ٢٥، ۳٥) أن نسقي الأشخاص في القرية المعولمة، لا يتطلب فقط أعمالا شخصية من المحبة، بل يحتاج إلى خيارات ملموسة والتزامًا مثابرًا من أجل ضمان هذا الخير الأساسي للجميع، أي المياه.

أود التطرق أيضًا إلى مسألة البحار والمحيطات. من الواجب أن نرفع الشكر للخالق على العطية العظيمة والرائعة للمساحات الكبيرة من المياه وما تحتويه (را. تك ١، ٢٠- ٢١؛ مز ١٤٦، ٦) ونسبحه لأنه كسى الأرض بالمحيطات (را. مز ١٠٤، ٦) إن توجيه أفكارنا نحو المساحات البحرية الشاسعة، المتحركة باستمرار، يشكل بطريقة ما فرصة للتفكير بالله، الذي يرافق خليقته دومًا ويجعلها تسير قدمًا محافظًا على وجودها (را. يوحنا بولس الثاني، المقابلة العامة، ٧ مايو / أيار ١۹٨٦).

إن الحفاظ يوميًا على هذا الخير الذي لا يقدّر بثمن يشكل اليوم مسؤولية لا مفر منها، وتحديًا بكل ما للكلمة من معنى: ثمة حاجة إلى تعاون فعلي بين الأشخاص ذوي الإرادة الصالحة كي يتعاونوا في العمل المتواصل للخالق. تضمحل العديد من الجهود وللأسف نظرًا لغياب التشريعات والمراقبة الفعلية، خصوصاً فيما يتعلق بحماية المناطق البحرية خارج الحدود الوطنية (را. كُن مسبَّحًا، ١٧٤). لا يمكن أن نسمح للبحار والمحيطات بأن تمتلئ بمساحات من اللدائن العائمة والتي لا تتحلل. وإزاء هذا الوضع الطارئ نحن مدعوون للالتزام، بذهنية فاعلة، مصلّين كما لو كان كل شيء يعتمد على العناية الإلهية وعاملين كما لو كان كل شيء يعتمد علينا.

لنصلِّ لكي لا تكون المياه علامة فصل بين الشعوب، وإنما علامة لقاء للجماعة البشريّة. لنصلِّ لكي يُحفظ من يخاطر بحياته على الأمواج بحثًا عن مستقبل أفضل. لنطلب من الرب ومن الذين يقومون بالخدمة السياسيّة السامية أن تُواجه المسائل الحساسة في عصرنا، كتلك المتعلِّقة بالهجرات والتغيّرات المناخيّة وحقّ الجميع في الاستفادة من الخيور الأولية، بمسؤوليّة وتبصُّر بالنظر إلى الغد بسخاء وروح تعاون لا سيما بين البلدان التي تملك إمكانيات أكبر. لنصلِّ من أجل الذين يتكرّسون لرسالة البحر والذين يساعدون على التأمّل حول المشاكل التي تصبُّ فيها الأنظمة البيئيّة البحريّة، ومن أجل الذين يساهمون في سنِّ وتطبيق القوانين الدوليّة المتعلِّقة بالبحار والتي بإمكانها أن تحمي الأشخاص والبلدان والخيور والموارد الطبيعيّة – أفكّر على سبيل المثال بالحيوانات والنباتات البحرية كذلك بالشعاب المرجانيّة (را. ن.م.، عدد ٤١) أو بقاع البحر – وتضمن تنمية متكاملة في سبيل الخير المشترك للعائلة البشريّة بأسرها ولا لمصالح خاصة. نذكر أيضًا الذين يجتهدون من أجل حراسة المناطق البحريّة وحماية المحيطات وتنوُّعها الحيوي لكي يقوموا بمهمّتهم هذه بمسؤوليّة وصدق.

وختامًا، لنحمل في قلوبنا الأجيال الشابة ولنصلِّ من أجلها لكي تنمو في معرفة البيت المشترك واحترامه والرغبة في الاعتناء بخير المياه الأساسي لصالح الجميع. وأتمنى أن تساهم الجماعات المسيحيّة أكثر فأكثر وبشكل ملموس لكي يتمكّن الجميع من الاستفادة من هذا المورد الضروري في حراسة تحترم العطايا التي نلناها من الخالق لاسيما مجاري المياه والبحار والمحيطات.

الفاتيكان، الأول من سبتمبر / أيلول ٢٠١٨

فرنسيس

[01294-AR.01] [Testo originale: Italiano]

[B0603-XX.02]