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Conferenza Stampa del Santo Padre nel volo di ritorno dal Viaggio Apostolico in Irlanda, in occasione del IX Incontro Mondiale delle Famiglie (25-26 agosto 2018), 27.08.2018


Ieri, durante il volo che da Dublino lo riportava a Roma, al termine del Viaggio Apostolico in Irlanda, in occasione del IX Incontro Mondiale delle Famiglie, il Santo Padre Francesco ha incontrato i giornalisti a bordo dell’aereo in una conferenza stampa, la cui trascrizione riportiamo di seguito:

Testo in lingua originale

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua tedesca

Traduzione in lingua spagnola

Traduzione in lingua portoghese

Traduzione in lingua polacca

Testo in lingua originale

Greg Burke:
Buona sera, Santo Padre!

Papa Francesco:
Buonasera!

Greg Burke:
Grazie per questo tempo che ci dedica, dopo due giorni così intensi. Certamente ci sono stati momenti difficili in Irlanda – c’è sempre la questione degli abusi – però anche momenti molto belli: la festa delle famiglie, le testimonianze delle famiglie, l’incontro con le giovani coppie e anche la visita ai Cappuccini, che aiutano tanto i poveri.

Passiamo la parola ai giornalisti, a incominciare dagli irlandesi… Ma forse Lei vuole dire qualcosa prima…

Papa Francesco:
Ringraziare, perché se io mi sono stancato, penso a voi, che avete lavoro, lavoro, lavoro… Vi ringrazio tanto per il vostro sforzo, per il vostro lavoro. Grazie tante.

Greg Burke:
La prima domanda, come di solito, viene da un giornalista del Paese, che è Tony Connelly, di RTÉ - Radio Tv irlandese.

Tony Connelly, RTÉ (Radio Tv Irlanda)
Santità, sabato ha parlato dell’incontro che ha avuto con il Ministro per l’infanzia; ha detto di quanto l’abbia toccato quanto la Signora Le ha detto sulle case per le mamme e i bambini. Cosa esattamente Le ha detto? E Lei è rimasto tanto colpito perché è stata per Lei la prima volta in cui ha sentito parlare di queste case?

Papa Francesco:
La Ministra mi ha detto prima una cosa che non toccava tanto madri e figli; mi ha detto – ma è stata breve – “Santo Padre, noi abbiamo trovato fosse comuni di bambini, bambini sotterrati. Stiamo facendo indagini. La Chiesa ha qualcosa a che vedere in tutto questo?”, ma lo ha detto con molta educazione, davvero, e con molto rispetto. Io l’ho ringraziata, mi ha toccato il cuore questo, a tal punto che ho voluto ripeterlo nel discorso. Non era all’aeroporto – mi sono sbagliato – era nell’incontro con il Presidente. All’aeroporto c’era un’altra Signora – Ministra, credo – e mi sono confuso. Ma lei mi ha detto: “Poi Le invierò un memo”. Mi ha inviato il memo, non ho potuto leggerlo. Ho visto che mi aveva inviato un memo. È stata molto equilibrata nel dirmi: c’è un problema, ancora non è stata finita l’indagine, ma mi ha fatto sentire anche che la Chiesa aveva qualcosa a che fare, in quella cosa. Secondo me, questo è stato un esempio di collaborazione costruttiva, prima che… non voglio dire la parola “protesta”, ma di lamento, di lamento per quello che in un tempo passato forse la Chiesa aveva favorito. Quella Signora era di una dignità che mi ha toccato il cuore. E adesso ho quel memo, che studierò quando torno a casa. Grazie a lei.

Greg Burke:
Adesso, un altro irlandese che è Paddy Agnew, del “Sunday Independent”, residente a Roma però giornalista irlandese.

Papa Francesco:
Non è l’unico irlandese a Roma!

Paddy Agnew, “Sunday Independent”:
Santo Padre, grazie e buona sera. Ieri, Marie Collins, la vittima Marie Collins che Lei conosce bene, ha riferito che Lei non è favorevole all’istituzione di nuovi tribunali di inchiesta vaticani sul problema degli abusi sessuali, e in particolare dei cosiddetti tribunali d’inchiesta sui vescovi, sull’assunzione di responsabilità da parte dei vescovi (bishop accountability). Perché ritiene che questi non siano necessari?

Papa Francesco:
No, no, non è così. Non è così. Marie Collins è un po’ fissata sull’idea… – io stimo tanto Marie Collins, alle volte la chiamiamo in Vaticano perché tenga conferenze –, lei è rimasta fissata sull’idea di quello scritto “Come una madre amorevole”, nel quale si diceva che per giudicare i vescovi sarebbe bene fare un tribunale speciale. Poi si è visto che questo non era praticabile e non era neanche conveniente per le diverse culture dei vescovi che devono essere giudicati. Si prende la raccomandazione di “Madre amorevole” e si fa la giuria per ogni vescovo, ma non è la stessa. Questo vescovo va giudicato e il Papa fa una giuria che sia più capace di prendere quel caso. E’ una cosa che funziona meglio, anche perché, per un gruppo di vescovi, lasciare la diocesi per questo non è possibile. Così i tribunali, le giurie cambiano. E così abbiamo fatto fino adesso. Sono stati giudicati parecchi vescovi: l’ultimo è quello di Guam, l’arcivescovo di Guam, che è ricorso in appello e io ho deciso – perché era un caso molto, molto complesso – di usare un diritto che ho io, di prendere su di me l’appello e non mandarlo al tribunale d’appello che fa il suo lavoro con tutti i preti, ma l’ho preso su di me. Ho fatto una commissione di canonisti che mi aiuti e mi hanno detto che, in breve, un mese al massimo, sarà fatta la “raccomandazione” perché io faccia il giudizio. E’ un caso complicato, da una parte, ma non difficile, perché le evidenze sono chiarissime; dal lato delle evidenze, sono chiare. Ma non posso pre-giudicare. Aspetto il rapporto e poi giudicherò. Dico che le evidenze sono chiare perché sono quelle che hanno portato il primo tribunale alla condanna. Questo è stato l’ultimo caso. Adesso ce n’è un altro in corso, vediamo come finirà. Ma è chiaro, io ho detto a Marie: lo spirito e anche la raccomandazione di “Come una madre amorevole” si attua: un vescovo va giudicato da un tribunale, ma non è sempre lo stesso tribunale, perché non è possibile. Lei [Marie Collins] non ha capito bene questo, ma quando la vedrò – perché lei viene a volte in Vaticano, la chiamiamo – le spiegherò più chiaramente. Io le voglio bene.

Greg Burke:
Adesso il gruppo italiano, Santo Padre: c’è Stefania Falasca, di “Avvenire”.

Stefania Falasca, “Avvenire”:
Buona sera, Santo Padre. Lei ha detto, anche oggi, che è sempre una sfida quella di accogliere il migrante e lo straniero. Proprio ieri si è risolta una vicenda dolorosa, quella della nave “Diciotti”. C’è il Suo “zampino” dietro questa soluzione? C’è il suo coinvolgimento, il suo interessamento?

Papa Francesco:
Lo zampino è del diavolo, non il mio! [ridono] Lo zampino è del diavolo…

Stefania Falasca:
E poi, in tanti vedono un ricatto all’Europa sulla pelle di questa gente. Lei che ne pensa?

Papa Francesco:
Accogliere i migranti è una cosa antica come la Bibbia. Nel Deuteronomio, nei comandamenti Dio comanda questo: accogliere il migrante, “lo straniero”. È una cosa antica, che è nello spirito della rivelazione divina e anche nello spirito del cristianesimo. È un principio morale. Su questo ho parlato, e poi ho visto che dovevo esplicitare un po’ di più, perché non si tratta di accogliere “alla belle étoile”, no, ma un accogliere ragionevole. E questo vale in tutta l’Europa. Quando mi sono accorto di come dev’essere questo atteggiamento ragionevole? Quando c’è stato l’attentato a Zaventem [Belgio]: i ragazzi, i guerriglieri che hanno fatto l’attentato a Zaventem erano belgi, ma figli di immigrati non integrati, ghettizzati. Cioè, erano stati accolti dal Paese ma lasciati lì, e hanno fatto un ghetto: non sono stati integrati. Per questo ho sottolineato questo, è importante. Poi, ho ricordato, quando sono andato in Svezia – e Franca [Giansoldati] in un articolo ha fatto menzione di questo e di come io ho esplicitato questo pensiero –, quando sono andato in Svezia ho parlato dell’integrazione, e lo sapevo perché durante la dittatura, in Argentina, dal 1976 al 1983, tanti, tanti argentini e anche uruguayani sono fuggiti in Svezia. E lì, subito il governo li prendeva, faceva loro studiare la lingua e dava loro lavoro, li integrava. Al punto che – e questo è un aneddoto interessante – la Signora Ministro che è venuta a congedarmi all’aeroporto di Lund era figlia di una svedese e di un migrante africano; ma questo migrante africano si è integrato al punto che sua figlia è diventata Ministra nel Paese. La Svezia è stata un modello. Ma, in quel momento, la Svezia incominciava ad avere difficoltà: non perché non avesse buona volontà, ma perché non aveva le possibilità di integrazione. Questo è stato il motivo per cui la Svezia si è fermata un po’, ha fatto questo passo. Integrazione. E poi, ho parlato qui, in una conferenza stampa fra voi, della virtù della prudenza che è la virtù del governante, e ho parlato della prudenza dei popoli sul numero o sulle possibilità: un popolo che può accogliere ma non ha possibilità di integrare, meglio non accolga. Lì c’è il problema della prudenza. E credo che proprio questa sia la nota dolente del dialogo oggi nell’Unione Europea. Si deve continuare a parlare: le soluzioni si trovano…

Cosa è successo con la “Diciotti”? Io non ho messo lo zampino. Quello che ha fatto il lavoro con il Ministro dell’Interno è stato padre Aldo, il bravo padre Aldo, che è quello che segue l’Opera di Don Benzi, che gli italiani conoscono bene, che lavorano per la liberazione delle prostitute, quelle che sono sfruttate e tante cose… Ed è entrata anche la Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Bassetti, che era qui, ma al telefono seguiva tutta la mediazione, e uno dei due sottosegretari, Mons. Maffeis, negoziava con il Ministro. E credo che sia entrata l’Albania… Hanno preso un certo numero di migranti l’Albania, l’Irlanda e il Montenegro, credo, non sono sicuro. Gli altri li ha presi in carico la Conferenza Episcopale, non so se sotto “l’ombrello” del Vaticano o no… non so come sia stata negoziata la cosa; ma vanno al Centro “Mondo migliore”, a Rocca di Papa, saranno accolti lì. Il numero credo che sia più di cento. E lì incominceranno a imparare la lingua e a fare quel lavoro che si è fatto con i migranti integrati. Io ho avuto un’esperienza molto gratificante. Quando sono andato all’Università Roma III c’erano gli studenti che volevano farmi domande e ho visto una studentessa… “Io questa faccia la conosco”: era una che era venuta con me fra i tredici che avevo portato da Lesbo. Quella ragazza era all’università! Perché? Perché la Comunità di Sant’Egidio, dal giorno dopo il suo arrivo, l’ha portata a scuola, a studiare: vai, vai… E l’ha integrata a livello universitario. Questo è il lavoro con i migranti. C’è l’apertura del cuore per tutti, soffrire; poi, l’integrazione come condizione per accogliere; e poi la prudenza dei governanti per fare questo. Io ho visto, ne ho un filmato clandestino, cosa succede a coloro che sono mandati indietro e sono ripresi dai trafficanti: è orribile, le cose che fanno agli uomini, alle donne e ai bambini…, li vendono, ma agli uomini fanno le torture più sofisticate. C’era uno lì che è stato capace, una spia, di fare quel filmato, che ho inviato ai miei due sottosegretari delle migrazioni. Per questo, a mandarli indietro ci si deve pensare bene, bene, bene…

E poi, un’ultima cosa. Ci sono questi migranti che vengono; ma ci sono altri che vengono ingannati, a Fiumicino, vengono ingannati: “No, ti diamo il lavoro…”. Fanno avere loro le carte, a tutti, e finiscono sul marciapiede schiavizzati, sotto minaccia dei trafficanti di donne… Questo è.

Greg Burke:
Grazie, Santo Padre. La prossima domanda è del gruppo anglofono: Anna Matranga, della televisione americana NBC.

Anna Matranga, CBS:
Buona sera, Santo Padre! Ritornerò sull’argomento “abusi”, di cui ha già parlato. Questa mattina molto presto è uscito un documento dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, in cui lui dice che nel 2013 ha avuto un colloquio personale con Lei in Vaticano e che in questo colloquio lui avrebbe parlato con Lei esplicitamente del comportamento e degli abusi sessuali dell’ex cardinale McCarrick. Volevo chiederLe se questo era vero. E volevo anche chiedere un’altra cosa: l’arcivescovo ha anche detto che Papa Benedetto aveva sanzionato McCarrick, che gli aveva detto che non poteva vivere in seminario, non poteva celebrare Messe in pubblico, non poteva viaggiare; era sanzionato dalla Chiesa. Le posso chiedere se queste due cose sono vere?

Papa Francesco:
Una cosa: io preferirei – anche se risponderò alla sua domanda – preferirei che prima parlassimo del viaggio e poi di altri argomenti… ma rispondo. Ho letto, questa mattina, quel comunicato. L’ho letto e sinceramente devo dirvi questo, a Lei e a tutti coloro tra voi che sono interessati: leggete voi, attentamente, il comunicato e fate voi il vostro giudizio. Io non dirò una parola su questo. Credo che il comunicato parla da sé stesso, e voi avete la capacità giornalistica sufficiente per trarre le conclusioni. È un atto di fiducia: quando sarà passato un po’ di tempo e voi avrete tratto le conclusioni, forse io parlerò. Ma vorrei che la vostra maturità professionale faccia questo lavoro: vi farà bene, davvero. Va bene così.

Anna Matranga:
Marie Collins ha detto, dopo averLa incontrata durante l’incontro con le vittime, che ha parlato direttamente con Lei proprio dell’ex cardinale McCarrick; ha detto che Lei è stato molto duro nella sua condanna di McCarrick. Le volevo chiedere: quando è stata la prima volta che Lei ha sentito parlare degli abusi che aveva commesso l’ex cardinale?

Papa Francesco:
Questo fa parte del comunicato su McCarrick: studiate e poi dirò. Ma siccome io ieri non l’avevo letto, mi sono permesso di parlare chiaro con Marie Collins e il gruppo [delle vittime], nell’incontro che è durato davvero un’ora e mezza, una cosa che mi ha fatto soffrire tanto. Ma credo che fosse necessario fare questo ascolto di quelle otto persone; e da questa riunione è uscita la proposta – che ho fatte io, e loro l’hanno accettata e mi hanno aiutato a realizzarla – di chiedere perdono oggi nella Messa, ma su cose concrete. Per esempio, l’ultima, che io mai avevo sentito: quelle mamme… – si chiamava il “lavaggio delle donne” – quando una donna rimaneva incinta senza matrimonio, andava in un ospedale o non so come si chiamava, istituto…, ma erano le suore che lo reggevano, e poi davano il bambino in adozione alla gente. E c’erano figli, a quel tempo, che cercavano di trovare le mamme, se erano vive, non sapevano…, e dicevano loro che era peccato mortale fare questo; e anche alle mamme che cercavano i figli, dicevano che era peccato mortale. Per questo ho finito oggi dicendo che questo non è peccato mortale, ma è il quarto comandamento. E le cose che oggi ho detto, alcune non le sapevo, ed è stato per me doloroso, ma anche con la consolazione di poter aiutare a chiarire queste cose. E aspetto il suo commento su quel documento, mi piacerebbe! Grazie.

Greg Burke:
Grazie, Santo Padre. Adesso Cecile Chambraud di “Le Monde”

Cecile Chambraud, “Le Monde”:
Buona sera, Santo Padre. Spero non Le dispiaccia se faccio la mia domanda in spagnolo e La prego però di rispondere in italiano per tutti i colleghi. Nel suo discorso alle Autorità irlandesi, Lei si è riferito alla Sua recente Lettera al Popolo di Dio. In quella Lettera, Lei chiama tutti i cattolici a partecipare alla lotta contro gli abusi nella Chiesa. Può spiegarci che cosa concretamente i cattolici possono fare, ciascuno nella propria posizione, per lottare contro gli abusi? E a questo proposito, in Francia, un sacerdote ha iniziato una petizione chiedendo le dimissioni del Cardinale Barbarin, accusato da vittime. Le sembra adeguata questa iniziativa o no? [En su discurso a las Autoridades de Irlanda, usted se refirió a su reciente Carta al Pueblo de Dios. En aquella Carta, usted llama a todos los católicos a tomar parte en la lucha contra los abusos en la Iglesia. ¿Puede detallarnos lo que concretamente los católicos pueden hacer cada uno en su sitio para luchar contra los abusos? Y en este tema, en Francia, un sacerdote ha iniciado una petición llamando a que renuncie el Card. Barbarin, acusado por víctimas ¿Le parece adecuada esta iniciativa, o no?]

Papa Francesco:
Se ci sono sospetti o prove o mezze prove, non vedo niente di cattivo nel fare un’indagine, sempre che si faccia sul principio giuridico fondamentale: Nemo malus nisi probetur, nessuno è cattivo se non lo si prova. E tante volte c’è la tentazione non solo di fare l’indagine, ma di pubblicare che è stata fatta l’indagine e perché è colpevole…, e così alcuni media – non i vostri, non so – incominciano a creare un clima di colpevolezza. E mi permetto di dire una cosa che è successa in questi tempi, che potrà aiutare in questo, perché per me è importante come si procede e come i media possono aiutare. Tra anni fa, più o meno, è incominciato a Granada il problema dei cosiddetti preti pedofili, un gruppetto di sette-otto-dieci preti, che sono stati accusati di abuso di minori e anche di fare feste, orge e queste cose. L’accusa l’ho ricevuta io, direttamente: una lettera fatta da un giovane ventitreenne; secondo lui era stato abusato, dava nomi e tutto. Un giovane che lavorava in un collegio religioso di Granada, di molto prestigio; la lettera, perfetta… E mi chiedeva cosa fare per denunciare questo. Io ho detto: “Vai dall’Arcivescovo, l’Arcivescovo sa cosa tu devi fare”. L’Arcivescovo ha fatto tutto quello che doveva fare, la cosa è arrivata anche al tribunale civile. Ci sono stati i due processi. I media del posto hanno incominciato a parlare, a parlare… Tre giorni dopo, tutto scritto nella parrocchia, “preti pedofili” e cose del genere, e così si è creata la coscienza che questi preti fossero criminali. Sette sono stati interrogati, e non si è trovato nulla; su tre è andata avanti l’indagine, sono rimasti in carcere per cinque giorni, due, e uno – padre Roman, che era il parroco – per sette giorni. Durante quasi altri tre anni hanno sofferto l’odio, gli schiaffi di tutto il popolo: criminalizzati, non potevano uscire fuori, e hanno sofferto umiliazioni fatte dalla giuria per comprovare le accuse del ragazzo, che io non oso ripetere qui. Dopo tre anni e più, la giuria dichiara innocenti i preti, innocenti tutti, ma soprattutto questi tre: gli altri già erano fuori causa, e colpevole il denunciante. Perché avevano visto che quel giovane era fantasioso, ma era una persona molto intelligente e lavorava anche in un collegio cattolico e aveva questo prestigio, che dava l’impressione di dire la verità. È stato condannato, lui, a pagare le spese e tutte queste cose, e loro innocenti. Questi uomini sono stati condannati dai media del posto prima della giustizia. E per questo, il lavoro vostro è molto delicato: voi dovete accompagnare, voi dovete dire le cose ma sempre con questa presunzione legale di innocenza, e non la presunzione legale di colpevolezza! E c’è differenza tra l’informatore che informa su un caso ma non si gioca per una previa condanna, e l’investigatore, che fa lo “Sherlock Holmes”, che va con la presunzione di colpevolezza. Quando noi leggiamo la tecnica di Hercule Poirot: per lui, tutti erano colpevoli. Ma questo è il mestiere dell’investigatore. Sono due posizioni diverse. Ma quelli che informano devono sempre partire dalla presunzione di innocenza, dicendo le proprie impressioni, i dubbi…, ma senza dare condanne. Questo caso successo a Granada per me è un esempio che farà a bene a tutti noi, nel nostro [rispettivo] mestiere.

Greg Burke:
Nella prima parte [della domanda precedente] aveva chiesto cosa potesse fare il popolo di Dio nella questione…

Papa Francesco:
Ah sì, sì. Quando si vede qualcosa, parlare subito. Io dirò un’altra cosa un po’ brutta. A volte, sono i genitori a coprire un abuso di un prete. Tante volte. Si vede nelle sentenze. [Dicono:] “Ma, no …”. Non credono, oppure si convincono che non sia vero, e il ragazzo o la ragazza rimane così. Io ho per metodo di ricevere ogni settimana una o due persone, ma non è matematico; e ho ricevuto una persona, una signora, che da 40 anni soffriva questa piaga del silenzio, perché i genitori non le avevano creduto. È stata abusata a otto anni. Parlare, questo è importante. È vero che per una madre, vedere questo..., sarebbe meglio che non fosse vero, e allora pensa che il figlio forse ha delle fantasie... [Ma bisogna] parlare. E parlare con le persone giuste, parlare con coloro che possono iniziare un giudizio, almeno l’investigazione previa. Parlare con il giudice o con il vescovo, o se il parroco è bravo parlare con il parroco. Questa è la prima cosa che può fare il popolo di Dio. Queste cose non vanno coperte, non vanno coperte. Mi diceva una psichiatra tempo fa – ma questo non voglio che sia un’offesa alle donne – che per il senso di maternità, le donne sono più inclini a coprire le cose del figlio che gli uomini. Ma non so se sia vero o no… Ma questo è: parlare. Grazie.

Greg Burke:
Del gruppo spagnolo c’è Javier Romero, di “Rome Reports TV”.

Javier Romero:
Santità, mi scusi, vorrei farLe due domande. La prima è che il Primo Ministro dell’Irlanda, che è stato molto diretto nel suo discorso, è orgoglioso di un nuovo modello di famiglia diverso da quello che tradizionalmente propone la Chiesa fino adesso: parlo del matrimonio omosessuale. E questo è forse uno dei modelli che genera più scontri, nel caso specialmente di una famiglia cattolica, quando c’è una persona di questa famiglia che dichiara di essere omosessuale. Santità, la prima domanda che vorrei farLe è: che cosa pensa Lei, che cosa vorrebbe dire Lei a un papà, a un padre, al quale il figlio dice che è omosessuale e che vuole andare a convivere con il suo compagno. Questa è la prima domanda. E la seconda, che appunto, anche Lei nel discorso con il primo ministro ha parlato pure dell’aborto; abbiamo visto come l’Irlanda è cambiata tanto negli ultimi anni e sembrava che il Ministro fosse, appunto, soddisfatto di questi cambiamenti: uno di questi cambiamenti è stato proprio l’aborto. Noi abbiamo visto che negli ultimi mesi, negli ultimi anni la questione dell’aborto è venuta fuori in tanti Paesi, tra l’altro in Argentina, il Suo Paese. Lei come si sente quando vede che, appunto, questo è un argomento di cui Lei parla spesso e ci sono tanti Paesi in cui è messo…

Papa Francesco:
Va bene. Incomincio dal secondo, ma sono due punti – grazie di questo – perché sono legati alle questioni delle quali stiamo parlando. Sull’aborto, voi sapete come la pensa la Chiesa. Il problema dell’aborto non è un problema religioso: noi non siamo contro l’aborto per la religione. No. E’ un problema umano, e va studiato dall’antropologia. Studiare l’aborto incominciando dal fatto religioso, è scavalcare il pensiero. Il problema dell’aborto va studiato dall’antropologia. E sempre c’è la questione antropologica sull’eticità di far fuori un essere vivente per risolvere un problema. Ma questa già è la discussione. Soltanto voglio sottolineare questo: io non permetto mai che si incominci a discutere il problema dell’aborto dal fatto religioso. No. È un problema antropologico, è un problema umano. Questo è il mio pensiero.

Secondo. Sempre ci sono stati gli omosessuali e le persone con tendenze omosessuali. Sempre. Dicono i sociologi, ma non so se sia vero, che nei tempi di cambiamenti d'epoca crescono alcuni fenomeni sociali ed etici, e uno di questi sarebbe questo. Questa è l’opinione di alcuni sociologi. La tua domanda è chiara: cosa direi io a un papà che vede che suo figlio o sua figlia ha quella tendenza. Io gli direi anzitutto di pregare: prega. Non condannare, dialogare, capire, fare spazio al figlio o alla figlia. Fare spazio perché si esprima. Poi, in quale età si manifesta questa inquietudine del figlio? E’ importante. Una cosa è quando si manifesta da bambino, quando ci sono tante cose che si possono fare, per vedere come sono le cose; un’altra cosa è quando si manifesta dopo i 20 anni o cose del genere. Ma io mai dirò che il silenzio è il rimedio: ignorare il figlio o la figlia con tendenza omosessuale è una mancanza di paternità e maternità. Tu sei mio figlio, tu sei mia figlia, così come sei; io sono tuo padre e tua madre, parliamo. E se voi, padre e madre, non ve la cavate, chiedete aiuto, ma sempre nel dialogo, sempre nel dialogo. Perché quel figlio e quella figlia hanno diritto a una famiglia e la famiglia è questa che c’è: non cacciarlo via dalla famiglia. Questa è una sfida seria alla paternità e alla maternità. Ti ringrazio per la domanda, grazie.

Greg Burke:
Grazie a Lei, Santo Padre.

Papa Francesco:
E poi, io vorrei dire una cosa per gli irlandesi che sono qui: io ho trovato tanta fede, in Irlanda. Tanta fede. È vero, il popolo irlandese ha sofferto tanto per gli scandali. Ma c’è fede, in Irlanda, e forte. E inoltre il popolo irlandese sa distinguere, e cito quello che oggi ho sentito da un prelato: “Il popolo irlandese sa distinguere bene tra le verità e le mezze verità: è una cosa che ha dentro”. È vero che è in un processo di elaborazione, di guarigione da questo scandalo; è vero che alcuni si aprono a posizioni che sembrano allontanarsi dalla fede. Ma il popolo irlandese ha una fede radicata e forte. Lo voglio dire perché è quello che ho visto, ho sentito e su cui in questi due giorni mi sono informato.

Grazie per il vostro lavoro, grazie tante! E pregate per me, per favore.

Greg Burke:
Grazie a Lei. Buona cena e buon riposo.

[01281-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Au cours du vol de Dublin à Rome, dans la soirée du 26 août, au terme du voyage en Irlande, le Pape a rencontré les journalistes à bord de l’avion. Nous publions la transcription des réponses du Pape et une synthèse des questions. Après l’introduction du directeur de la salle de presse du Saint-Siège, Greg Burke, le Pape a voulu «remercier, parce que si moi, je suis fatigué, je pense à vous, avec tout le travail que vous avez... Je vous remercie beaucoup pour votre effort, pour votre travail. Merci beaucoup».

[Tony Connelly, RTV (Radio Tv Irlande)] Samedi, vous avez parlé de la rencontre que vous avez eue avec le ministre pour l’enfance; vous avez dit combien vous avez été touché par ce que vous a dit cette dame sur les foyers pour les mères et les enfants. Que vous a-t-elle dit exactement? Et avez-vous été si frappé parce que c’était la première fois que vous entendiez parler de ces foyers?

Santo Padre:
Le ministre m’a d’abord dit quelque chose qui ne concernait pas tellement les mères et les enfants; elle m’a dit — mais brièvement — «Saint-Père, nous avons trouvé des fosses communes d’enfants, d’enfants enterrés. Nous sommes en train d’enquêter. L’Eglise a-t-elle quelque chose à voir dans tout cela?», mais elle l’a dit avec beaucoup d’éducation, vraiment, et avec beaucoup de respect. Je l’ai remerciée, cela m’a touché le cœur, au point que j’ai voulu le répéter dans mon discours. Ce n’était pas à l’aéroport — je me suis trompé — c’était lors de la rencontre avec le président. A l’aéroport, il y avait une autre dame — ministre, je crois — et j’ai confondu. Mais elle m’a dit: «Je vous enverrai ensuite un mémo». Elle m’a envoyé le mémo, je n’ai pas pu le lire. J’ai vu qu’elle m’avait envoyé un mémo. Elle a été très équilibrée en me disant: il y a un problème, l’enquête n’est pas encore terminée, mais elle m’a fait sentir que l’Eglise aussi avait quelque chose à voir, dans cette affaire. Selon moi, cela a été un exemple de collaboration constructive avant que... je ne veux pas utiliser le terme «protestation», mais de plainte, de plainte pour ce que, par le passé, l’Eglise avait peut-être favorisé. Cette dame était d’une dignité qui m’a touché le cœur. Et maintenant, j’ai ce mémo que j’étudierai quand je rentrerai à la maison. Merci.

[Paddy Agnew, Sunday Independent] Hier, Marie Collins, une victime, a rapporté que vous n’étiez pas favorable à l’institution de nouveaux tribunaux d’enquête au Vatican sur le problème des abus sexuels, et en particulier de ce que l’on appelle les tribunaux d’enquête sur les évêques, sur la prise de responsabilité de la part des évêques («bishop accountability»). Pourquoi?

Santo Padre:
Non, non, ce n’est pas cela. Ce n’est pas cela. Marie Collins est un peu fixée sur cette idée... — j’ai beaucoup d’estime pour Marie Collins, parfois nous l’appelons au Vatican pour qu’elle donne des conférences —, elle est restée fixée sur l’idée de ce document «Comme une mère aimante», dans lequel on disait que, pour juger les évêques, il serait bon de créer un tribunal spécial. Puis on a vu que ce n’était pas possible, et que cela ne conviendrait pas non plus aux différentes cultures des évêques qui doivent être jugés. On prend la recommandation de «Mère aimante» et on fait un jury pour chaque évêque, mais ce n’est pas le même jury. Cet évêque doit être jugé et le Pape crée un jury qui soit davantage capable de traiter ce cas. C’est mieux, notamment parce que, pour un groupe d’évêques, quitter le diocèse pour cela n’est pas possible. Ainsi, les tribunaux, les jurys changent. Et c’est ce que nous avons fait jusqu’à maintenant. Plusieurs évêques ont été jugés: le dernier est celui de Guam, l’archevêque de Guam, qui a fait appel et j’ai décidé — parce que c’était un cas très, très complexe — d’user d’un droit que j’ai, de prendre sur moi l’appel et de ne pas le renvoyer au tribunal d’appel qui fait son travail avec tous les prêtres, mais je l’ai pris sur moi. J’ai créé une commission de canonistes pour m’aider et ils m’ont dit que, dans peu de temps, dans un mois au plus, la «recommandation» sera émise pour que je prononce le jugement. C’est un cas compliqué, d’un côté, mais pas difficile, parce que les preuves sont très claires; en ce qui concerne les preuves, elles sont claires. Mais je ne peux pas juger à l’avance. J’attends le rapport et je jugerai ensuite. Je dis que les preuves sont claires parce que ce sont celles qui ont conduit le premier tribunal à la condamnation. Cela a été le dernier cas. A présent, il y en a un autre en cours, nous verrons comment il se terminera. Mais c’est clair, j’ai dit à Marie: l’esprit, mais aussi la recommandation de «Comme une mère aimante» sont appliqués: un évêque doit être jugé par un tribunal, mais ce n’est pas toujours le même tribunal parce que cela n’est pas possible. Elle [Marie Collins] n’a pas bien compris cela, mais quand je la verrai — parce qu’elle vient parfois au Vatican, nous l’appelons — je lui expliquerai plus clairement. Je l’aime bien.

[Stefania Falasca, Avvenire] Précisément hier, a été conclu un épisode douloureux, celui du navire Diciotti. Y a-t-il votre «patte» derrière cette solution? Avez-vous été impliqué? Etes-vous intervenu?

Santo Padre:
La patte est celle du diable, pas la mienne! [les journalistes rient] La patte est celle du diable...

[Stefania Falasca] De plus, de nombreuses personnes voient un chantage fait à l’Europe sur le dos de ces gens. Qu’en pensez-vous?

Santo Padre:
Accueillir les migrants est quelque chose d’ancien comme la Bible. Dans le Deutéronome, dans les commandements, Dieu commande cela: accueillir le migrant, «l’étranger». C’est quelque chose d’ancien, qui est dans l’esprit de la Révélation divine et aussi dans l’esprit du christianisme. C’est un principe moral. J’en ai parlé, et puis j’ai vu que je devais expliquer un peu plus, parce qu’il ne s’agit pas d’accueillir à la «belle étoile», non, mais de réserver un accueil raisonnable. Et cela vaut pour toute l’Europe. Quand me suis-je rendu compte de ce que doit être cet accueil raisonnable? Quand il y a eu l’attentat à Zaventem [Belgique]: les jeunes, les guerriers qui ont commis l’attentat à Zaventem étaient belges, mais fils d’immigrés non intégrés, enfermés dans un ghetto. C’est-à-dire qu’ils avaient été accueillis par le pays, mais laissés là, et ils ont créé un ghetto: ils n’ont pas été intégrés. C’est pourquoi j’ai souligné cela, c’est important. Ensuite, je l’ai rappelé, quand je suis allé en Suède — et dans un article, Franca [Giansoldati] a mentionné cela et comment j’ai explicité ma pensée — quand je suis allé en Suède, j’ai parlé de l’intégration et je le savais parce que, pendant la dictature, en Argentine, de 1976 à 1983, beaucoup, beaucoup d’Argentins mais aussi d’Uruguayens ont fui en Suède. Et là, le gouvernement les prenait immédiatement en charge, leur faisait étudier la langue et leur donnait un travail, les intégrait. Au point que — et c’est une anecdote intéressante — la ministre qui est venue me saluer à mon départ à l’aéroport de Lund était la fille d’une Suédoise et d’un migrant africain; mais ce migrant africain s’est intégré au point que sa fille est devenue ministre de ce pays. La Suède a été un modèle. Mais à ce moment, la Suède commençait à avoir des difficultés: non pas parce qu’elle manquait de bonne volonté, mais parce qu’elle n’avait pas les possibilités d’intégration. C’est la raison pour laquelle la Suède s’est un peu arrêtée, a fait ce pas. Intégration. Et puis, j’ai parlé ici, lors d’une conférence de presse avec vous, de la vertu de la prudence qui est la vertu du gouvernant, et j’ai parlé de la prudence des peuples sur le nombre et sur les possibilités: un peuple qui peut accueillir, mais qui n’a pas la possibilité d’intégrer, mieux vaut qu’il n’accueille pas. Là, il y a le problème de la prudence. Et je crois que c’est précisément là le point sensible du dialogue aujourd’hui dans l’Union européenne. Il faut continuer de parler: les solutions se trouvent...

Que s’est-il passé avec le «Diciotti»? Je ne m’en suis pas mêlé. Celui qui a traité avec le ministre de l’intérieur, c’est le père Aldo, le bon père Aldo, qui est celui qui suit l’œuvre de don Benzi, que les Italiens connaissent bien, qui travaillent pour la libération des prostituées, les femmes exploitées et tant d’autres choses... Et la conférence épiscopale italienne est également intervenue, le cardinal Bassetti qui était ici, mais qui suivait par téléphone toute la médiation, et un des deux sous-secrétaires, Mgr Maffeis, négociait avec le ministre. Et je crois que l’Albanie est intervenue... L’Albanie, l’Irlande et le Monténégro, je crois, je n’en suis pas sûr, ont pris un certain nombre de migrants. Les autres, c’est la conférence épiscopale qui les a pris en charge, je ne sais pas si c’est sous «le parapluie» du Vatican ou pas... je ne sais pas comment cela a été négocié; mais ils vont au Centre «Mondo migliore», à Rocca di Papa, c’est là qu’ils seront accueillis. Je crois qu’ils sont plus de cent. Et là, ils commenceront à étudier la langue et à faire le travail qui a été fait avec les migrants intégrés. J’ai eu une expérience très gratifiante. Quand je suis allé à l’université Roma III, il y avait des étudiants qui voulaient me poser des questions et j’ai vu une étudiante... «Je connais ce visage»: c’était l’une des treize personnes que j’avais ramenées de Lesbos. Cette fille était à l’université! Pourquoi? Parce que la Communauté de Sant’Egidio, dès le lendemain de son arrivée, l’a emmenée à l’école étudier: vas-y, vas-y... Et elle l’a intégrée au niveau universitaire. Voilà le travail avec les migrants! Il y a l’ouverture du cœur pour tous, souffrir; puis l’intégration comme condition pour accueillir; et puis la prudence des gouvernants pour faire cela. J’ai vu – j’en ai une vidéo clandestine - ce qui arrive à ceux qui sont renvoyés et qui sont repris par les trafiquants: c’est horrible, ce qu’on fait aux hommes, aux femmes et aux enfants... ils les vendent, mais aux hommes, on inflige les tortures les plus sophistiquées. Il y avait quelqu’un là-bas, un espion, qui a pu filmer cette vidéo que j’ai envoyée à mes deux sous-secrétaires pour les migrations. C’est pourquoi il faut bien, bien, bien réfléchir avant de les renvoyer...

Et puis, une dernière chose. Il y a ces migrants qui viennent; mais il y en a d’autres qui sont trompés, à Fiumicino, ils sont trompés: «Non, nous te donnerons du travail...». On leur fait obtenir les papiers, à tous, et ils finissent esclaves sur le trottoir, sous la menace des trafiquants de femmes... Voilà ce qui se passe!

[Anna Matranga, CBS] Je reviens sur le thème des «abus», dont vous avez déjà parlé. Ce matin, très tôt, a été diffusé un document Mgr Carlo Maria Viganò, dans lequel il dit qu’en 2013, il a eu un entretien personnel avec vous au Vatican et qu’au cours de cet entretien, il vous aurait parlé explicitement du comportement et des abus sexuels de l’ancien cardinal McCarrick. Je voulais vous demander si cela est vrai. Et je voulais aussi vous demander autre chose: l’archevêque a également dit que le Pape Benoît avait sanctionné McCarrick, qu’il lui avait dit qu’il ne pouvait pas vivre au séminaire, il ne pouvait pas célébrer la Messe en public, il ne pouvait pas voyager; il était sanctionné par l’Eglise. Puis-je vous demander si ces deux choses sont vraies?

Santo Padre:
Une chose: je préférerais — même si je répondrai à votre question — je préférerais que nous parlions d’abord du voyage et ensuite des autres questions... mais je réponds. J’ai lu ce communiqué ce matin. Je l’ai lu et sincèrement je dois vous dire cela, à vous et à tous ceux parmi vous qui sont intéressés: lisez attentivement le communiqué et faites-vous votre propre jugement. Je ne dirai pas un mot à ce propos. Je crois que le communiqué parle de lui-même, et vous avez la capacité de journaliste suffisante pour tirer les conclusions. C’est un acte de confiance: lorsqu’un peu de temps sera passé et que vous aurez tiré les conclusions, peut-être je parlerai. Mais je voudrais que votre maturité professionnelle fasse ce travail: cela vous fera du bien, vraiment. Rien de plus.

[Anna Matranga] Marie Collins a dit, après vous avoir rencontré lors de la rencontre avec les victimes, qu’elle a parlé directement avec vous précisément de l’ancien cardinal McCarrick; elle a dit que vous avez été très dur dans votre condamnation de McCarrick. Je voulais vous demander: quand avez-vous entendu parler pour la première fois des abus qu’avait commis l’ancien cardinal?

Santo Padre:
Cela fait partie du communiqué sur McCarrick: étudiez-le et je parlerai ensuite. Mais comme hier je ne l’avais pas lu, je me suis permis de parler clairement avec Marie Collins et le groupe [des victimes], lors de la rencontre qui a bien duré une heure et demi, et qui m’a fait beaucoup souffrir. Mais je crois qu’il était nécessaire d’écouter ces huit personnes; et de cette réunion est sortie la proposition — que j’ai faite, et ils l’ont acceptée et ils m’ont aidé à la réaliser — de demander pardon aujourd’hui à la Messe, mais sur des choses concrètes. Par exemple, la dernière, que je n’avais jamais entendue: ces mères... — cela s’appelait le «lavement des femmes» — quand une femme tombait enceinte hors du mariage, elle allait dans un hôpital ou je ne sais pas comment cela s’appelait, un institut..., mais il était géré par des religieuses, et elles donnaient ensuite l’enfant en adoption à des personnes. Et il y avaient des enfants, à cette époque, qui cherchaient à retrouver leur mère, si elles étaient vivantes, ils ne savaient pas..., et on leur disait que c’était un péché mortel de faire cela; et également aux mères qui cherchaient leurs enfants, on disait que c’était un péché mortel. C’est pour cela que j’ai terminé aujourd’hui en disant que ce n’était pas un péché mortel, mais que c’était le quatrième commandement. Et les choses que j’ai dites aujourd’hui, certaines je ne les connaissais pas, cela a été douloureux pour moi, mais j’ai eu aussi la consolation de pouvoir aider à éclaircir ces choses. Et j’attends votre commentaire sur ce document, cela m’intéresserait! Merci.

[Cécile Chambraud, Le Monde] Dans votre récente «Lettre au Peuple de Dieu», vous appelez tous les catholiques à participer à la lutte contre les abus dans l’Eglise. Pouvez-vous nous expliquer ce que peuvent faire concrètement les catholiques? Et à ce propos, en France, un prêtre a lancé une pétition pour demander la démission du cardinal Barbarin, accusé par des victimes. Cette initiative vous semble-t-elle opportune ou pas?

Santo Padre:
S’il y a des soupçons ou des preuves ou des demi-preuves, je ne vois pas de mal à mener une enquête, à condition qu’elle se fasse selon le principe juridique fondamental: Nemo malus nisi probetur, nul n’est coupable jusqu’à preuve du contraire. Et souvent, il y a la tentation non seulement de mener une enquête, mais de publier le fait qu’une enquête a été menée, et pourquoi la personne est coupable... et ainsi certains médias — pas les vôtres, je ne sais pas — commencent à créer un climat de culpabilité. Et je me permets de dire quelque chose qui s’est passé ces derniers temps, qui pourra aider en cela, parce que pour moi la manière dont on procède est importante, et aussi la manière dont les médias peuvent aider. Il y a trois ans, plus ou moins, a commencé à Grenade le problème de ce que l’on a appelé les prêtres pédophiles, un petit groupe de sept-huit-dix prêtres qui ont été accusés d’abus sur des mineurs mais aussi de faire des fêtes, des orgies, et toutes ces choses-là. C’est moi qui ai reçu directement l’accusation: une lettre écrite par un jeune homme de vingt-trois ans; d’après lui, il avait été victime d’abus, il donnait des noms, et tout. Un jeune homme qui travaillait dans un collège religieux de Grenade, très prestigieux; la lettre, parfaite... Et il me demandait ce qu’il devait faire pour dénoncer cela. J’ai dit: «Va voir l’archevêque, l’archevêque sait ce que tu dois faire». L’archevêque a fait tout ce qu’il devait faire et l’affaire est arrivée jusqu’au tribunal civil. Il y a eu les deux procès. Les médias locaux ont commencé à parler, à parler... Trois jours plus tard, tout était écrit dans la paroisse, «prêtres pédophiles», et des choses de ce genre, et ainsi, s’est créée la conscience que ces prêtres étaient des criminels. Sept d’entre eux ont été interrogés, et on n’a rien trouvé; pour trois autres, l’enquête s’est poursuivie, deux autres sont restés en prison pendant cinq jours, et un — le père Roman, qui était le curé — pendant sept jours. Pendant près de trois années encore, ils ont souffert de la haine, des gifles de tout le peuple: criminalisés, ils ne pouvaient pas sortir et ils ont subi des humiliations faites par le jury pour prouver les accusations du jeune homme, que je n’ose pas répéter ici. Après plus de trois ans, le jury déclare les prêtres innocents, tous innocents, mais surtout ces trois derniers: les autres étaient déjà hors de cause, et le dénonciateur reconnu coupable. Parce qu’ils avaient vu que ce jeune avait un peu trop d’imagination, mais c’était une personne très intelligente et qui travaillait aussi dans un collège catholique, et qui avait ce prestige, qui donnait l’impression de dire la vérité. Il a été condamné à payer les frais et tout le reste, et eux ont été déclarés innocents. Ces hommes ont été condamnés par les médias locaux avant la justice. Et c’est pourquoi votre travail est très délicat: vous devez accompagner, vous devez dire les choses, mais toujours avec cette présomption légale d’innocence et non la présomption légale de culpabilité! Et il y a une différence entre l’informateur qui informe sur un cas, mais qui n’insinue pas une condamnation à l’avance, et le détective qui joue aux «Sherlock Holmes», qui part de la présomption de culpabilité. Quand nous lisons la technique d’Hercule Poirot: pour lui, tout le monde était coupable. Mais cela, c’est le métier du détective. Ce sont deux positions différentes. Mais ceux qui informent doivent toujours partir de la présomption d’innocence, en faisant part de leurs impressions, de leurs doutes, mais sans condamner. Ce cas qui s’est produit à Grenade est pour moi un exemple qui nous fera du bien à tous, dans notre métier [respectif].

Quand on voit quelque chose, parler immédiatement. Je dirai une autre chose, pas très belle. Parfois, ce sont les parents qui couvrent un abus commis par un prêtre. Souvent. On le voit dans les jugements. [Ils disent:] «Mais non...» Ils ne croient pas, ou ils se convainquent que ce n’est pas vrai, et le garçon ou la fille reste comme cela. J’ai comme méthode de recevoir chaque semaine une ou deux personnes, mais ce n’est pas mathématique; et j’ai reçu une personne, une dame, qui depuis quarante ans, souffrait de ce fléau du silence, parce que ses parents ne l’avaient pas crue. Elle a été victime d’abus à huit ans. Parler, c’est important. C’est vrai que pour une mère, voir cela... Ce serait mieux si ce n’était pas vrai, alors elle pense que son enfant a peut-être trop d’imagination... [Mais il faut] parler. Et parler avec les personnes adaptées, parler avec celles qui peuvent initier un jugement, au moins l’enquête préalable. Parler avec le juge ou avec l’évêque, ou si le curé est un bon curé, parler avec le curé. C’est la première chose que peut faire le peuple de Dieu. Il ne faut pas couvrir ces choses, il ne faut pas les couvrir. Une psychiatre m’a dit un jour — mais je ne veux pas que cela soit une offense pour les femmes — qu’en raison du sens de la maternité, les femmes sont plus enclines que les hommes à couvrir les choses de leur enfant. Mais je ne sais pas si c’est vrai ou pas... Mais voilà: parler. Merci.

[Javier Romero, Rome Reports TV] Le premier ministre d’Irlande, qui a été très direct dans son discours, est fier d’un nouveau modèle de famille différent de celui que l’Eglise proposait traditionnellement jusqu’à présent: je veux parler du mariage homosexuel. Et cela est sans doute l’un des modèles qui provoque le plus de conflits, spécialement dans le cas d’une famille catholique dans laquelle un membre de cette famille déclare être homosexuel. Que pensez-vous, que voudriez-vous dire à un père, une mère, auquel leur enfant dit qu’il est homosexuel et qu’il veut aller vivre avec son compagnon? Dans le discours avec le premier ministre, vous avez également parlé de l’avortement; nous avons vu que l’Irlande a beaucoup changé au cours des dernières années et l’un de ces changements a été précisément l’avortement. Nous avons vu qu’au cours des derniers mois, la question de l’avortement est ressortie dans de nombreux pays, parmi lesquels l’Argentine. C’est un thème dont vous parlez souvent.

Santo Padre:
Très bien. Je commence par la seconde, mais ce sont deux points — merci de cela — qui sont liés aux questions dont nous parlons. Sur l’avortement, vous savez ce que pense l’Eglise. Le problème de l’avortement n’est pas un problème religieux: nous ne sommes pas contre l’avortement en vertu de la religion. Non. C’est un problème humain, et il doit être étudié par l’anthropologie. Etudier l’avortement en commençant par le fait religieux, signifie contourner la pensée. Le problème de l’avortement doit être étudié par l’anthropologie. Et il y a toujours la question anthropologique de savoir s’il est éthique d’éliminer un être vivant pour résoudre un problème. Mais cela est déjà la discussion. Je veux seulement souligner ceci: je ne permets jamais que l’on commence à discuter du problème de l’avortement à partir du fait religieux. Non. C’est un problème anthropologique, un problème humain. Voilà ma pensée.

Deuxièmement. Il y a toujours eu des homosexuels et des personnes ayant des tendances homosexuelles. Toujours. Les sociologues disent, mais je ne sais pas si c’est vrai, que lors des changements d’époque, certains phénomènes sociaux et éthiques se développent, et que l’un d’eux serait celui-là. Cela est l’opinion de certains sociologues. Ta question est claire: que dirais-je à un père qui voit que son fils ou sa fille a cette tendance. Je lui dirais avant tout de prier: prie. Non pas condamner, mais dialoguer, comprendre, laisser de la place à son fils ou à sa fille. Lui laisser de la place pour qu’il s’exprime. Puis, à quel âge se manifeste cet inquiétude de l’enfant? C’est important. C’est une chose quand elle se manifeste à l’enfance, quand il y a tant de choses que l’on peut faire, pour voir ce qu’il en est; une autre chose est quand elle se manifeste après les 20 ans, ou quelque chose de ce genre. Mais je ne dirai jamais que le silence est la solution: ignorer le fils ou la fille ayant une tendance homosexuelle est un manque de paternité et de maternité. Tu es mon fils, tu es ma fille, comme tu es; je suis ton père et ta mère, parlons. Et si vous, père et mère, vous n’y arrivez pas, demandez de l’aide, mais toujours dans le dialogue, toujours dans le dialogue. Parce que ce fils ou cette fille a droit à une famille et la famille est celle qui existe: ne le chassez pas de la famille. C’est un défi sérieux à la paternité et à la maternité. Je te remercie pour ta question, merci.

Et puis je voudrais dire une chose pour les Irlandais qui sont ici: j’ai trouvé une grande foi, en Irlande. Une grande foi. C’est vrai, le peuple irlandais a beaucoup souffert des scandales. Mais il y a la foi en Irlande, et forte. Et en outre, le peuple irlandais sait distinguer, et je cite ce que j’ai entendu dire par un prélat aujourd’hui: «Le peuple irlandais sait bien distinguer entre les vérités et les demi-vérités: c’est quelque chose qu’il a en lui». C’est vrai qu’il est dans un processus d’élaboration, de guérison de ce scandale; c’est vrai que certains s’ouvrent à des positions qui semblent s’éloigner de la foi. Mais le peuple irlandais a une foi enracinée et forte. Je veux le dire parce que c’est ce que j’ai vu, ce que j’ai entendu et ce sur quoi je me suis informé pendant ces deux jours.

Merci pour votre travail, merci beaucoup! Et priez pour moi s’il vous plaît.

[01281-FR.01] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

Greg Burke:
Good evening, Holy Father.

Pope Francis:
Good evening.

Greg Burke:
Thank you for this time that you are dedicating to us, after two very intense days. There have certainly been difficult moments in Ireland – there is always the abuse question – but also very beautiful moments: the festival of families, the testimonies of the families, the meeting with young couples and also the visit to the Capuchins, who are helping the poor so much.

May we give the microphone to the journalists, beginning with the Irish… But perhaps you would like to say something first…

Pope Francis:
[I would like] to say thank-you, because if I am tired, then I think about you, who have work, work, work… I thank you very much for your efforts, for your work. Thank you so much.

Greg Burke:
The first question, as is our custom, comes from a journalist from the country [you visited]; he is Tony Connelly, from RTÉ - Irish Radio and Television.

Tony Connelly, RTÉ

Your Holiness, on Saturday you spoke about the meeting you had with the Minister for Children and Youth Affairs; you said how you were touched by what she told you about the homes for mothers and children. What exactly did she say to you? And were you so moved because it was the first time you heard of these homes?

Pope Francis:
The Minister first said something to me not so much about mothers and children; she said – briefly – “Holy Father, we have found mass graves of children, of children interred. We are looking into this. Does the Church have any role in this?”, but she said it very politely indeed, with great respect. I thanked her; this touched my heart, so much so that I wanted to mention it in my speech. It was not at the airport – I was mistaken – it was at the meeting with the President. At the airport, there was another lady – a government minister, I think – and I got confused. But she said to me: “I will send you a memo”. She sent me the memo, but I wasn’t able to read it. I saw that she had did send me a memo. She was very balanced in what she said to me: there is a problem, and even though the investigation is not yet completed, she made me feel that the Church too had some involvement in the matter. In my opinion, this was an example of constructive cooperation, prior to… I don’t want to use the “protest”, but [before] lamenting, lamenting about what the Church may have favoured in the past. That lady had a great dignity which touched my heart. And now I have that memo, which I shall study when I return home. Thank you.

Greg Burke:
Now to another Irishman, Paddy Agnew, from the Sunday Independent, living in Rome but an Irish journalist.

Pope Francis:
Not the only Irishman in Rome!

Paddy Agnew, of the Sunday Independent:
Holy Father, thank you and good evening. Yesterday, Marie Collins, the victim Marie Collins, whom you know well, indicated that you are not favourable to setting up new Vatican courts of enquiry concerning the problem of sexual abuse, and in particular, so-called courts of enquiry concerning bishops and bishop accountability. Why do you feel that these are not needed?

Pope Francis:
No, no, that isn’t it. That isn’t it. Marie Collins puts much emphasis on the idea… I have great respect for Marie Collins, sometimes in the Vatican we call her to give a presentation – she emphasizes the idea of the [2016 Motu Proprio] As a Loving Mother, in which it was said that to judge bishops, it would be good to set up a special tribunal. It was subsequently seen neither to be feasible nor suitable for the different cultures of the bishops who should be judged. We are taking the recommendation of As a Loving Mother and setting up a jury for each bishop, but that is not the same thing. A particular bishop has to be judged and so the Pope sets up a jury more capable of taking that case. It is something that works better, also because, for a group of bishops to leave their dioceses… for this reason it is not possible. So the tribunals and the juries change.

This is the way we have done things up to now. A number of bishops have been judged this way: the latest was the archbishop of Guam, who appealed his sentence and I decided – because it was a very, very complex case – to make use of the right that I have, hear his appeal on my own, and not to send him to the appeal court that carries out its work with priests. I took it up personally. I set up a commission of canon lawyers to help me, and they told me that, in a short time, a month at most, they would offer a “recommendation” so that I could make a judgement. It is a complicated case on the one hand, but not difficult, because the evidence is extremely clear; from the standpoint of evidence, it is clear. But I cannot pre-judge. I am waiting for the report and then I will pass judgement. I say that the evidence is clear because that is what led the court of the first instance to its verdict. This was the most recent case. Now there is another in progress; we will see how it ends. But it’s clear, and I said this to Marie: the spirit and the recommendation of As a Loving Mother are being put into effect: a bishop must be judged by a tribunal, but not always the same tribunal, because that is not possible. She [Marie Collins] didn’t understand this entirely, but when I see her – because she comes to the Vatican sometimes, we call her – I will explain it to her more clearly. I like her.

Greg Burke:
And now the Italian group, Holy Father: here is Stefania Falasca from Avvenire.

Stefania Falasca, Avvenire:
Good evening, Holy Father. You said, today even, that it is always a challenge to welcome the migrant and the outsider. Just yesterday a painful episode was resolved, that of the “Diciotti” ship. Is your “paw” behind this resolution? Were you involved, are you part of it?

Pope Francis:
The paw is the devil’s, not mine! (laughter). The paw is the devil’s…

Stefania Falasca:
Then too, many people see Europe being blackmailed and these people having to pay the price. What do you think?

Pope Francis:
Welcoming migrants is as ancient as the Bible. In Deuteronomy, God commands this in the commandments: welcome the migrant, the “stranger”. This is ancient and in the spirit of divine revelation and the spirit of Christianity. It is a moral principle. I spoke about this, and then I saw that I needed to make it a little clearer, because this is not just about welcoming [migrants] willy-nilly, but in a reasonable way. And this is true for all of Europe. When did I realize what this reasonable welcoming has to be like? It was after the attack in Zaventem [Belgium]: the young men, the fighters who carried out the attack on Zaventem were Belgian, but were sons of immigrants who were not integrated; they were “ghettoized”. That is, they had been received by the country, but left there, and had become a ghetto: they were not integrated. That is why I emphasized this; it is important.

Then, I remembered my trip to Sweden – and Franca [Giansoldati] made mention of this in an article, and of how I developed my thinking; when I went to Sweden I spoke about integration, and I knew about this, because during the dictatorship in Argentina, from 1976 to 1983, a great number of Argentinians and Uruguayans fled to Sweden. And there the government took them in immediately, made them study the language and gave them work, integrated them. To such a point that – and this is an interesting anecdote – the Minister who came to bid me farewell at Lund airport was the daughter of a Swede and an African migrant; and this African migrant had been integrated to the extent that his daughter became a minister of the country. Sweden was a model. But, at that moment [the time of my visit], Sweden was beginning to have difficulties: not because it did not have good intentions, but because it did not have the capacity for integration. This was the reason why Sweden stopped somewhat, [why] it took this step. Integration.

Then too, I spoke here, at a press conference with you, of the virtue of prudence which is the virtue of governance, and I spoke of the prudence of peoples concerning numbers or possibilities: a people that can accept but does not have the possibility of integrating, [is] better not accepting. There is an issue of prudence here. That I think is really the painful note with today’s dialogue in the European Union. We have to keep on speaking: solutions can be found…

What happened with the “Diciotti”? I did not put my “paw” there. The one who did the work with the Ministry of the Interior was Father Aldo, good Father Aldo, who is the one who follows the organization of Father Benzi, which the Italians know well, and work at freeing prostitutes, those who experience exploitation and so many things… And the Italian Bishops’ Conference got involved, Cardinal Bassetti, who was here but followed all the mediation on the telephone, and it was one of the two undersecretaries, Monsignor Maffeis, who negotiated with the Ministry. And I think Albania got involved… Albania, Ireland and Montenegro took a certain number of migrants, I think, but I’m not sure. The Bishops’ Conference took responsibility for the others; I don’t know whether under the umbrella of the Vatican or not… I don’t know how the matter was negotiated; but they are going to Mondo Migliore Centre in Rocca di Papa; they will be accommodated there. I think there are more than a hundred of them. And there they will start to learn the language and do the work done with migrants already integrated.

I had a very gratifying experience. When I went to the Roma III University, there were students who wanted to ask me questions and I saw a female student… [I thought:] “I know that face”: she had come with me as one of the thirteen people I brought back with me from Lesvos. That young woman at the university! How? Because the Sant’Egidio Community, from the day she arrived, took her to school to learn: go, keep going… And they integrated her at university level. This is what it is to work with migrants. [First] there is an openness of heart to all [those who] suffer; then there is integration, as a condition for being welcomed; and then prudence on the part of government leaders to do this. I saw… I have secret footage, what happens to those who get sent back and who are taken again by traffickers: it is horrible, the things they do to these men, to women and children… they sell them, but they inflict more sophisticated tortures on the men. There was one there, a spy, who was able to make that film, which I sent to my two undersecretaries for migration. For this reason, before sending them back, one has to think very, very, very carefully…

And one last thing. There are these migrants who come; but there are others who are tricked when they arrive: “We will give you work…” They give them all papers, and they end up on the sidewalk as slaves, threatened by traffickers in women… This is it.

Greg Burke:
Thank you, Holy Father. The next question is from the English-speaking group: Anna Matranga, from the American television network CBS.

Anna Matranga, CBS:
Good evening, Holy Father! I would like to return to the topic of “abuse” about which you have already spoken. In a document issued early this morning, Archbishop Carlo Maria Viganò says that in 2013 he had a personal conversation with you at the Vatican, and that in this meeting he spoke explicitly with you about the sexual abuse by former Cardinal McCarrick. I wanted to ask you if this is true. Another question I wanted to ask of you: the Archbishop also said that Pope Benedict XVI had imposed sanctions on McCarrick, telling him not to live in the seminary, not to celebrate Masses in public and not to travel; the Church imposed sanctions on him. Can I ask you if these two things are true?

Pope Francis:
Just one thing, I would prefer – even though I will answer your question – that we speak about the trip [to Ireland] and then move on to other topics... but I will answer your question. I read the statement this morning. I read it and sincerely I must tell you, and all those who are interested: read it yourselves carefully and make your own judgment. I will not say a single word on this. I believe the memo speaks for itself, and you are capable enough as journalists to draw your own conclusions. This is an act of trust: when some time has passed and you have drawn conclusions, perhaps I will speak. But I ask that you use your professional maturity in doing this: it will do you good, really. That is enough for now.

Anna Matranga, CBS:
Marie Collins said, after you met her during your meeting with victims, that she spoke directly with you about former Cardinal McCarrick. She said that you were very harsh in your condemnation of McCarrick. I wanted to ask you: when did you first hear about the abuses committed by the former cardinal?

Pope Francis:
This is part of the statement on McCarrick: study it and then I will say something. But since I had not read it yesterday, I did want to speak clearly with Marie Collins and the group [of victims] in the meeting that lasted for a good hour and a half, and which I found very painful. But I think it was necessary to listen to those eight people; from this meeting emerged the proposal – which I made, and which they accepted and helped me to carry out – to ask forgiveness today in the Mass, but for concrete things. For example, the last, which I had never heard: those mothers – in what was called the women’s laundry – when a woman became pregnant out of wedlock, she would be sent to a hospital or an institution, I forget what it was called ... but it was run by sisters and then they gave the children up for adoption. And there were children at that time, who tried to find their mothers to know if they were alive, they did not know... and they told them it was a mortal sin to do this; and also to mothers who were looking for their children; they also told them that it was a mortal sin. So I ended today by saying that it is not a mortal sin; it is [about] the fourth commandment. And some of the things I have said today I did not know beforehand, and it was painful for me, but with the consolation of being able to help clarify these things. And I am waiting for your comment on that document; I would like to hear it! Thank you.

Greg Burke:
Thank you, Holy Father. Now Cecile Chambraud of “Le Monde”

Cecile Chambraud, Le Monde:
Good evening, Holy Father. I hope you don’t mind if I ask my question in Spanish but I ask that you answer in Italian for all my colleagues. In your address to the Irish authorities, you referred to your recent Letter to the People of God. In that Letter, you invited all Catholics to take part in the fight against abuse in the Church. Can you explain to us concretely what Catholics can do, each in their own way, to fight against abuse? In this regard, in France, a priest has written a petition calling for the resignation of Cardinal Barbarin, accused by victims. Do you think this initiative is adequate or not?

Pope Francis:
If there are suspicions, or proofs or even half-proofs, I see no problem in conducting an investigation, but always based on the fundamental legal principle: Nemo malus nisi probetur, one is presumed innocent until proven guilty. Frequently there is the temptation not only to investigate, but to publish that an investigation was carried out and the reason..., and so some media – not yours, I don’t think – begin to create a climate of guilt. And I would like to mention something that happened recently, which will help in this, because for me it is important how one proceeds and how the media can help. Three years ago, more or less, the issue of so-called paedophile priests came up in Granada – a small group of seven, eight or ten priests, who were accused of abuse of minors and of holding parties, orgies and such things. I received the accusation directly in a letter sent by a twenty-three year old man, who claimed to have been abused; he gave names and details. He was a young man who was working in a very prestigious religious school in Granada; the letter was perfectly written... And he asked me what he should do to report it. I replied: “Go to the Archbishop, the Archbishop will know what you should do”. The Archbishop did everything he was supposed to do, the matter even went to the civil court. There were two trials. The local media began to talk, and talk… Three days later the words “paedophile priests”, and similar expressions, appeared all over the parish, and so there was a sense that these priests were criminals. Seven of them were interviewed, and nothing was found; in three cases the investigation went ahead, they remained in custody for five days, two days, and one day – Father Roman, who was the parish priest – for seven days. For almost three years they suffered the hatred and insults of everyone: they were criminalized, they weren’t able to go out, and they suffered humiliations during the jury’s attempt to prove the young man’s accusations, which I do not dare to repeat here. After three years and more, the jury declared the priests innocent, all of them innocent, but above all these three – the others were already out of the case – and the accuser guilty. Because they had seen that that young man had quite an imagination; he was very intelligent and was working in a Catholic school, and thus had a certain prestige which gave the impression that he was telling the truth. He was sentenced to pay the costs and all that, and they were innocent. These men were condemned by the media rather than by the justice system. For this reason, your work is very sensitive: you have to follow things; you have to speak about things, but always with this legal presumption of innocence, and not the legal presumption of guilt! And there is a difference between a reporter, who provides information about a case without deciding the matter beforehand, and the detective, who plays Sherlock Holmes, with the presumption that everyone is guilty. When we look at Hercule Poirot’s method, we see that, for him, everyone was guilty. But that is the job of a detective. They are two different roles. But reporters must always start from the presumption of innocence, stating their own impressions, doubts..., but without condemning. This case that occurred in Granada is, for me, an example that will do us all good, in our [respective] professions.

Greg Burke:
In the first part [of the preceding question], she asked what the people of God could do in this regard…

Pope Francis:
Yes. When you see something, speak up at once. I will say something else, a bit unpleasant. Sometimes it is the parents who cover up the abuse by a priest. Often you see this in the sentences. [They say,] “But no…” They don’t believe it, or they convince themselves that it is not true, and the boy or girl is left like that. I usually speak to one or two persons a week, by and large, and I spoke to one person, a lady, who had suffered from this scourge of silence for forty years because her parents had not believed her. She had been abused when she was eight years old. Speaking out, this is important. True, for a mother, to see this…, It would be better that it were not true, and so she thinks that maybe the child has imagined it… [But there is a need] to speak up. To speak with the right persons, speak with those who can begin a judgment, at least a prior investigation. To speak with the judge or the bishop, or if the parish priest is good, to speak with the parish priest. This is the first thing that the people of God can do. These things must not be covered up. A psychiatrist told me some time ago – but I don’t want this to be offensive to women – that out of their maternal sense women are inclined to cover up matters affecting the child than men. I don’t know if it’s true or not… But this is: to speak up. Thank you.

Greg Burke:
From the Spanish group there is Javier Romero of “Reme Reports TV”.

Javier Romero:
Holiness, I would like to ask you two questions. The first is that the Prime Minister of Ireland, who was very pointed in his speech, is proud of a new model of family that differs from the one that the Church has traditionally proposed up to now: I am speaking of homosexual marriage. And this is perhaps one of the models that generates the most tension, especially in the case of Catholic families when one of the members of the family declares that he or she is homosexual. Holiness, the first question I would like to ask you is: what do you think, what would you like to say to a father whose son says he is homosexual and wants to go to live with his companion. This is the first question. The second, and you also spoke about in this in your address with the Prime Minister, is abortion; we have seen how Ireland has changed greatly in recent years and it seems that the Minister was satisfied with these changes, one of which was abortion. We have seen that in recent months, in recent years, the question of abortion has been raised in many countries, including Argentina, your own country. How do you feel when you see that this is a subject on which you speak out often, and there are many countries where it is allowed…

Pope Francis:
I see. I’ll begin with the second, but there are two points – thank you for this – because they are tied to the questions we are discussing. On abortion, you know what the Church thinks. The issue of abortion is not a religious issue: we are not opposed to abortion for religious reasons. No. It is a human issue and has to be addressed as such. To consider abortion starting from religion is to step over [that realm of] thought. The abortion question has to be studied from an anthropological standpoint. There is always the anthropological question of how ethical it is to eliminate a living being in order to resolve a problem. This is the real issue. I would only emphasize this: I never allow the issue of abortion to be discussed starting with religion. No. It is an anthropological problem, a human problem. This is my thinking.

Second. There have always been homosexuals and persons with homosexual tendencies. Always. The sociologists say, but I don’t know if it’s true, that at times of epochal change certain social and ethical phenomena increase, and that this would be one of them. This is the opinion of some sociologists. Your question is clear: what would I say to a father who sees his son or daughter has that tendency. I would tell him first of all to pray. Pray. Don’t condemn, [but] dialogue, understand, make room for his son or daughter. Make room for them to say what they have to say. Then too, at what age does this concern of the child become evident? This is important. It is one thing when it shows up in childhood when there are so many things that one can do to see how the matter stands; it is another when it is shows up at twenty years of age or so. But I would never say that silence is the answer; to ignore a son or daughter with a homosexual tendency is not good parenthood. You are my son, you are my daughter, just as you are. I am your father or your mother, let’s talk about this. And if you, as a father or mother, can’t deal with this on your own, ask for help, but always in dialogue, always in dialogue. Because that son and daughter has a right to family, and their family is this family, just as it is. Do not throw them out of family. This is a serious challenge for parenthood. Thank you for the question.

Greg Burke:
Thank you, Holy Father.

Pope Francis:
Now, I would like to say something for the Irish who are with us. I found great faith in Ireland. Great faith. True, the Irish people have suffered greatly because of the scandals. But there is faith in Ireland, and strong faith. Also, the Irish people know how to distinguish, and here I would repeat something I heard today from a bishop. “The Irish people know how to distinguish between truths and half-truths: deep down they have this ability”. True, they are in a process of working things out, of healing from this scandal. True, some are becoming open to positions that seem increasingly distant from the faith. But the Irish people have a deeply rooted and strong faith. I want to say this, because it is what I saw, what I heard and what I learned in these two days.

Thank you for your work, thank you very much! And please pray for me.

Greg Burke:
Thank you. Have a good dinner and a good rest.

[01281-EN.01] [Original text: Italian]

 

Traduzione in lingua tedesca

Greg Burke:
Guten Abend, Heiliger Vater!

Papst Franziskus:
Guten Abend!

Greg Burke:
Danke für Ihre Zeit nach zwei so intensiven Tagen. Es gab sicherlich schwierige Momente in Irland – wie die allgegenwärtige Thematik des Missbrauchs – aber es gab auch sehr schöne Momente: das Fest der Familien, die Zeugnisse der Familien, die Begegnung mit den jungen Paaren und auch der Besuch bei den Kapuzinern, die den Armen sehr helfen.

Geben wir das Wort nun weiter an die Journalisten, angefangen bei den Iren.... Aber vielleicht wollen Sie vorher noch etwas sagen....

Papst Franziskus:
Ich möchte Dank sagen, denn wenn schon ich müde bin, denke ich an euch, die ihr so viel Arbeit habt, Arbeit über Arbeit, .... Vielen Dank für eure Mühe, für eure Arbeit. Vielen Dank.

Greg Burke:
Die erste Frage kommt wie immer von einem Journalisten aus dem Reiseland, Tony Connelly von RTÉ – Radio Tv Ireland.

Tony Connelly, RTÉ (Radio Tv Ireland):
Eure Heiligkeit, am Samstag sprachen Sie über das Treffen mit der Ministerin für Kinder und Jugendangelegenheiten; Sie sagten, wie sehr Sie berührt waren von dem, was die Ministerin Ihnen über die Häuser für Mütter und ihre Kinder gesagt hatte. Was genau hat sie zu Ihnen gesagt? Und waren Sie so betroffen, weil Sie zum ersten Mal von diesen Häusern gehört haben?

Papst Franziskus:
Die Ministerin erzählte mir zuerst etwas, das nicht so sehr die Mütter und Kinder betraf; sie sagte zu mir – aber nur kurz – „Heiliger Vater, wir fanden Massengräber von Kindern, begrabenen Kindern. Wir stellen Nachforschungen an. Hat die Kirche etwas damit zu tun?“, das sagte sie aber sehr höflich, wirklich, und mit viel Respekt. Ich habe ihr gedankt, das hat mein Herz berührt, so sehr, dass ich es in meiner Rede wiederholen wollte. Das war nicht am Flughafen – da habe ich mich geirrt – das war beim Treffen mit dem Präsidenten. Am Flughafen war eine andere Dame – eine Ministerin, glaube ich – und das habe ich verwechselt. Aber jene sagte zu mir: „Ich schicke ich Ihnen dann ein Memo.“ Sie schickte mir das Memo, ich konnte es noch nicht lesen. Ich sah, dass sie mir ein Memo geschickt hatte. Sie war sehr ausgewogen, als sie mir sagte: Es gibt ein Problem, die Untersuchung ist noch nicht abgeschlossen, aber sie gab mir doch auch zu verstehen, dass die Kirche etwas damit zu tun hatte. Meiner Meinung nach war dies ein Beispiel für eine konstruktive Zusammenarbeit, bevor ... ich möchte nicht das Wort „Protest“ benutzen, eher eine Klage, über das, was die Kirche in einer vergangenen Zeit vielleicht begünstigt hatte. Diese Frau war von einer Würde, die mein Herz berührte. Und jetzt habe ich dieses Memo, das ich studieren werde, wenn ich nach Hause komme. Ich danke ihr dafür.

Greg Burke:
Nun ein weiterer Ire, Paddy Agnew, vom „Sunday Independent“, wohnhaft in Rom, aber irischer Journalist.

Papst Franziskus:
Er ist nicht der einzige Ire in Rom!

Paddy Agnew vom „Sunday Independent“:
Heiliger Vater, danke und guten Abend. Gestern berichtete Marie Collins, das Opfer Marie Collins, das Sie gut kennen, dass Sie nicht für die Einrichtung neuer vatikanischer Untersuchungsgerichte zum Problem des sexuellen Missbrauchs und insbesondere für die so genannten Untersuchungsgerichte für Bischöfe sind, wo es um die Verantwortung des Bischofs (bishop accountability) geht. Warum sind Sie der Meinung, diese seien nicht notwendig?

Papst Franziskus:
Nein, nein, so ist das nicht. Das ist nicht der Fall. Marie Collins ist ein wenig fixiert auf diese Idee... – ich schätze Marie Collins sehr, manchmal laden wir sie in den Vatikan ein, um Vorträge zu halten – sie bleibt fixiert auf diese Idee des Apostolischen Schreibens „Wie eine liebende Mutter“, in der es hieß, dass es gut wäre, für die Rechtsprechung über die Bischöfe ein besonderes Tribunal einzurichten. Aber dann zeigte sich, dass dies aufgrund der unterschiedlichen Kulturen der zu beurteilenden Bischöfe nicht praktikabel und nicht angebracht war. Man nimmt die Empfehlung aus „Wie eine liebende Mutter“ ernst und bildet eine Jury für jeden Bischof, aber es ist nicht jedes Mal dieselbe. Der Bischof ist vor Gericht zu stellen und der Papst bildet eine Jury, die am besten in der Lage ist, sich dieses Falls anzunehmen. Das funktioniert besser, auch weil es für eine Gruppe von Bischöfen nicht möglich ist, die Diözese dafür zu verlassen. Also wechseln die Gerichte, die Jury. Und so haben wir das bisher gehandhabt. Mehrere Bischöfe kamen vor Gericht: zuletzt der von Guam, der Erzbischof von Guam, der Berufung einlegte, und ich beschloss – weil es ein sehr, sehr komplexer Fall war – von meinem Recht Gebrauch zu machen, die Berufung an mich zu ziehen und sie nicht an das Berufungsgericht zu verweisen, das für alle Priester zuständig ist, sondern ich zog diese Berufung an mich. Ich habe eine Kommission von Kirchenrechtlern gebildet, die mir helfen soll, und sie sagten mir, dass, in Kürze, höchstens innerhalb eines Monats, eine „Empfehlung“ an mich erstellt wird, so dass ich dann das Urteil fällen kann. Es ist einerseits ein komplizierter Fall, aber nicht schwierig, weil die Beweise sehr klar sind; was die Beweise betrifft, ist er sehr klar. Aber ich kann nicht im Voraus urteilen. Ich warte auf den Bericht und dann werde ich urteilen. Ich sage, dass die Beweise klar sind, weil es die Beweise sind, die zur Verurteilung durch das erste Gericht geführt haben. Das war der letzte Fall. Jetzt ist noch ein weiterer im Gange, wir werden sehen, wie er ausgeht. Aber klar ist, so sagte ich zu Marie: Der Sinn und auch die Empfehlung von „Wie eine liebende Mutter“ wird umgesetzt: ein Bischof soll sich vor einem Gericht verantworten, aber es ist nicht immer dasselbe Gericht, weil das nicht möglich ist. Sie [Marie Collins] hat das nicht recht verstanden, aber wenn ich sie sehe – weil Sie manchmal in den Vatikan kommt, wir laden sie ein – werde ich es ihr deutlicher erklären. Ich habe sie gern.

Greg Burke:
Jetzt die italienische Gruppe, Heiliger Vater: hier ist Stefania Falasca, von „Avvenire“.

Stefania Falasca, „Avvenire“:
Guten Abend, Heiliger Vater. Sie haben auch heute gesagt, dass es immer eine Herausforderung ist, den Migranten und den Fremden aufzunehmen. Erst gestern wurde ein leidvolles Problem gelöst, das des Schiffes „Diciotti“. Haben Sie sich die Sache „gekrallt“? Waren Sie involviert, waren Sie daran beteiligt?

Papst Franziskus:
Die Kralle ist vom Teufel, nicht meine! [Lachen] Die „Kralle“ ist vom Teufel...

Stephanie Falasca:
Und dann sehen viele darin eine Erpressung in Richtung Europa auf Kosten dieser Menschen. Wie denken Sie darüber?

Papst Franziskus:
Die Aufnahme von Migranten ist so alt wie die Bibel. Im Deuteronomium, in den Geboten, befiehlt Gott dies: den Migranten, „den Fremden“, aufzunehmen. Es ist eine uralte Sache, die dem Sinn der göttlichen Offenbarung und auch dem Sinn des Christentums entspricht. Es ist ein moralisches Prinzip. Ich sprach darüber, und dann sah ich, dass ich das ein wenig besser erklären musste, denn es geht nicht um eine Aufnahme „ins Blaue hinein“, nein, sondern um eine durchdachte Aufnahme. Das gilt für ganz Europa. Wann wurde mir klar, wie diese vernünftige Haltung aussehen sollte? Als das Attentat in Zaventem [Belgien] geschah: die Jungen, die Guerillas, die den Angriff in Zaventem durchführten, waren Belgier, aber Kinder von nicht integrierten Einwanderern, gettoisiert. Das heißt, sie wurden in dem Land aufgenommen, aber dort sich selbst überlassen, und sie bildeten ein Ghetto: sie wurden nicht integriert. Deshalb habe ich das betont, es ist wichtig. Dann erinnerte ich mich, als ich nach Schweden ging – und Franca [Giansoldati] erwähnte dies in einem Artikel und auch wie ich diesen Gedanken erläuterte –, als ich nach Schweden ging, sprach ich über Integration, und ich wusste Bescheid, denn während der Diktatur in Argentinien von 1976 bis 1983 flohen viele, viele Argentinier und sogar Uruguayer nach Schweden. Und dort nahm die Regierung sie sofort auf, ließ sie die Sprache lernen und gab ihnen Arbeit, integrierte sie. Es war sogar so, dass – und das ist eine interessante Anekdote – die Frau Ministerin, die gekommen war, um mich am Flughafen Lund zu verabschieden, die Tochter eines Schweden und eines afrikanischen Migranten war; aber dieser afrikanische Migrant hat sich so weit integriert, dass seine Tochter Ministerin in diesem Land wurde. Schweden war ein Vorbild. Aber zu diesem Zeitpunkt begann Schweden Schwierigkeiten zu haben: nicht, weil es keinen guten Willen hatte, sondern weil es keine Möglichkeit zur Integration hatte. Deshalb hat Schweden da ein wenig eingehalten, es ging diesen Schritt. Integration. Und dann habe ich hier in einer Pressekonferenz mit euch von der Tugend der Klugheit gesprochen, der Tugend der Regierenden, und ich habe von der Klugheit der Völker hinsichtlich der Anzahl und der Möglichkeiten gesprochen: ein Volk, das jemand aufnehmen kann, aber nicht die Möglichkeiten hat, zu integrieren, sollte besser weniger Menschen aufnehmen. Das ist eine Frage der Klugheit. Und ich glaube, das ist der wunde Punkt des heutigen Dialogs in der Europäischen Union. Wir müssen weiter reden: Lösungen werden gefunden...

Was ist mit der „Diciotti“ passiert? Ich hatte meine Finger nicht im Spiel. Derjenige, der mit dem Innenminister zusammengearbeitet hat, war Pater Aldo, der tüchtige Pater Aldo, der dem Werk von Don Benzi angehört, das die Italiener gut kennen, wo man für die Befreiung der Prostituierten arbeitet, für die Ausgebeuteten und viele mehr... Und auch die italienische Bischofskonferenz hat sich engagiert, Kardinal Bassetti, der hier war, aber am Telefon die ganze Vermittlung verfolgt hat, und einer der beiden Untersekretäre, Monsignore Maffeis, verhandelte mit dem Minister. Und ich glaube, Albanien war dabei... Sie nahmen eine Zahl von Migranten auf, Albanien, Irland und Montenegro, denke ich, ich bin mir nicht sicher. Die anderen wurden von der Bischofskonferenz übernommen, ich weiß nicht, ob unter dem „Schirm“ des Vatikan oder nicht... Ich weiß nicht, wie die Angelegenheit verhandelt wurde; aber sie kommen ins Zentrum „Mondo Migliore“ in Rocca di Papa, und sie werden dort aufgenommen. Es sind, glaube ich, mehr als hundert. Dort werden sie beginnen, die Sprache zu lernen und das zu tun, was man mit den integrierten Migranten getan hat. Ich habe eine sehr erfreuliche Erfahrung gemacht. Als ich die Universität „Roma III“ besuchte, gab es Studenten, die mir Fragen stellen wollten, und da ich sah eine Studentin... „Ich kenne dieses Gesicht“: es war eine, die unter den dreizehn war, die mit mir gekommen waren, die ich aus Lesbos mitgebracht hatte. Das Mädchen war an der Universität! Warum? Weil die Gemeinschaft Sant'Egidio sie seit dem Tag nach ihrer Ankunft zur Schule und zum Lernen gebracht hat: Komm, komm... Und man hat sie auf Universitätsniveau integriert. Das ist Arbeit mit Migranten. Da ist eine Öffnung des Herzens für alle, ein Mitleiden; dann die Integration als Bedingung für die Aufnahme; und dann die Klugheit der Regierenden, dies zu verwirklichen. Ich habe gesehen, in einem heimlich gedrehten Film, was mit denen passiert, die zurückgeschickt und wieder in die Hände von Menschenhändlern gelangen: es ist schrecklich, was sie mit Männern, Frauen und Kindern machen..., sie verkaufen sie, aber die Männer foltern sie auf alle nur erdenkliche Weise. Da war einer, ein Spion, der diesen Film machen konnte, den ich an meine beiden Untersekretäre für Migration schickte. Deswegen sollte man sehr gut darüber nachdenken, bevor man sie zurückschickt...

Und dann noch eine letzte Sache. Es gibt Migranten, die kommen, aber es gibt auch andere, die in Fiumicino getäuscht werden, ihnen wird etwas vorgemacht: „Nein, wir geben dir Arbeit...“. Sie verschaffen ihnen Papiere, allen, und dann enden sie auf dem Bürgersteig, versklavt, von Frauenhändlern bedroht... So ist es.

Greg Burke:
Danke, Heiliger Vater. Die nächste Frage kommt von der englischsprachigen Gruppe: Anna Matranga, vom amerikanischen Fernsehsender CBS.

Anna Matranga, CBS:
Guten Abend, Heiliger Vater! Ich komme auf das Thema Missbrauch zurück, das Sie bereits angesprochen haben. Heute Morgen ganz in der Frühe ist ein Dokument von Erzbischof Carlo Maria Viganò erschienen, in dem er sagt, dass er 2013 ein persönliches Gespräch mit Ihnen im Vatikan geführt hat und dass er in diesem Gespräch mit Ihnen ausdrücklich über das Verhalten und den sexuellen Missbrauch des ehemaligen Kardinals McCarrick gesprochen hätte. Ich wollte Sie fragen, ob das wahr ist. Und ich wollte noch etwas anderes fragen: Der Erzbischof sagte auch, dass Papst Benedikt McCarrick sanktioniert hätte, dass er ihm gesagt hätte, dass er nicht im Seminar leben könne, nicht in der Öffentlichkeit Messen feiern dürfe, nicht reisen dürfe; er wurde von der Kirche sanktioniert. Darf ich Sie fragen, ob diese beiden Dinge wahr sind?

Papst Franziskus:
Eine Sache: Ich würde es vorziehen – auch wenn ich ihre Frage beantworte – dass wir zuerst über die Reise sprechen und dann über andere Themen... aber ich antworte. Ich habe diese Erklärung heute Morgen gelesen. Ich habe sie gelesen, und ich muss ihnen aufrichtig sagen, ihnen und allen Interessierten unter ihnen: Lesen sie die Mitteilung aufmerksam durch und bilden sie sich Ihr eigenes Urteil. Ich werde dazu kein Wort sagen. Ich glaube, dass das Kommuniqué für sich selbst spricht, und sie haben ausreichend journalistische Fähigkeit ihre Schlussfolgerungen zu ziehen. Es ist ein Akt des Vertrauens: Wenn einige Zeit vergangen ist und sie ihre Schlussfolgerungen gezogen haben, werde vielleicht ich sprechen. Aber ich möchte, dass ihre berufliche Reife diese Arbeit erledigt: Es wird ihnen guttun, wirklich. Dabei möchte ich es belassen.

Greg Burke:
Marie Collins sagte, nachdem sie Sie während der Begegnung mit den Opfern getroffen hatte, dass sie direkt mit Ihnen über den ehemaligen Kardinal McCarrick sprach; sie sagte, dass Sie sehr hart in Ihrer Verurteilung von McCarrick waren. Ich wollte Sie fragen: Wann haben Sie zum ersten Mal von den Missbräuchen gehört, die der ehemalige Kardinal begangen hat?

Papst Franziskus:
Dieses ist ein Teil des Kommuniqués zu McCarrick: studieren sie es und dann sage ich etwas dazu. Aber da ich es gestern noch nicht gelesen hatte, habe ich mir erlaubt, mit Marie Collins und der Gruppe [der Opfer] klar zu sprechen, in dem Treffen, das wirklich anderthalb Stunden dauerte, und dass mich sehr betroffen gemacht hat. Aber ich denke, es war notwendig, diesen acht Menschen zuzuhören; und aus diesem Treffen ging der Vorschlag hervor – den ich machte, und sie akzeptierten ihn und halfen mir, ihn umzusetzen –, heute in der Messe um Vergebung zu bitten, aber für konkrete Dinge. Zum Beispiel die letzte, wovon ich nie gehört hatte: diese Mütter... – man nannte das „Reinigung der Frauen“ – wenn eine Frau schwanger wurde ohne verheiratet zu sein und in ein Krankenhaus ging oder ich weiß nicht, wie das hieß, das Institut..., aber es waren Schwestern, die die Einrichtung führten, und dann wurde das Kind fremden Menschen zur Adoption gegeben. Und es gab damals Kinder, die versuchten, ihre Mütter zu finden, wenn sie lebten, sie wussten es nicht..., und man sagte ihnen, dass es eine Todsünde sei, dies zu tun; und auch den Müttern, die die Kindern suchten, sagte man, dass dies eine Todsünde sei. Deshalb habe ich heute gesagt, dass dies keine Todsünde ist, sondern das Vierte Gebot. Und die Dinge, die ich heute ansprach, einiges wusste ich vorher nicht, und das war schmerzlich für mich, zugleich aber auch tröstlich, dass ich helfen konnte, diese Dinge klarzustellen. Und ich warte auf Ihren Kommentar zu diesem Dokument, ich würde mich darüber freuen! Danke.

Greg Burke:
Danke, Heiliger Vater. Jetzt Cecile Chambraud von „Le Monde“.

Cecile Chambraud, „Le Monde“:
Guten Abend, Heiliger Vater. Ich hoffe, Sie haben nichts dagegen, wenn ich meine Frage auf Spanisch stelle, aber ich bitte Sie, sie für alle meine Kollegen auf Italienisch zu beantworten. In Ihrer Ansprache an die irischen Verantwortungsträger verwiesen Sie auf Ihren jüngsten Brief an das Volk Gottes. In diesem Brief rufen Sie alle Katholiken auf, sich am Kampf gegen Missbrauch in der Kirche zu beteiligen. Können Sie uns erklären, was Katholiken konkret tun können, jeder in seiner eigenen Position, um den Missbrauch zu bekämpfen? In diesem Zusammenhang hat in Frankreich ein Priester eine Petition initiiert, in der er den Rücktritt von Kardinal Barbarin forderte, der von Opfern beschuldigt wird. Halten Sie diese Initiative für angebracht oder nicht?

Papst Franziskus:
Wenn es einen Verdacht oder Beweise oder Hinweise gibt, sehe ich nichts Schlechtes darin, eine Untersuchung durchzuführen, solange dies nach dem grundlegenden Rechtsprinzip geschieht: Nemo malus nisi probetur, niemand ist schlecht, bis es nicht bewiesen wird. Denn oft gibt es die Versuchung, nicht nur die Untersuchung durchzuführen, sondern zu veröffentlichen, dass die Untersuchung durchgeführt wurde und warum jemand schuldig ist..., und so beginnen einige Medien – nicht eure, ich weiß nicht welche – ein Klima der Beschuldigung zu schaffen. Ich möchte eine Sache erzählen, die in jüngster Zeit geschehen ist, die hilfreich sein kann, denn für mich ist es wichtig, wie wir vorgehen und wie die Medien helfen können. Vor mehr oder weniger drei Jahren begann in Granada das Problem der so genannten pädophilen Priester, einer kleinen Gruppe von sieben, acht oder zehn Priestern, die des Kindesmissbrauchs und auch der Abhaltung von Partys, Orgien und dergleichen beschuldigt wurden. Die Anklage ging direkt an mich: ein Brief von einem jungen Dreiundzwanzigjährigen; nach seiner Darstellung war er missbraucht worden, er nannte Namen und alles. Ein junger Mann, der an einem sehr angesehenen kirchlichen Internat in Granada arbeitete; der Brief war perfekt... Er fragte mich, was er tun sollte, um dies anzuzeigen. Ich sagte: „Geh zum Erzbischof, der Erzbischof weiß, was du zu tun hast“. Der Erzbischof tat alles, was er tun musste, die Sache kam auch zum Zivilgericht. Es gab zwei Prozesse. Die lokalen Medien begannen zu reden und zu reden... Drei Tage später war alles in der Pfarrei hingeschrieben, „pädophile Priester“ und dergleichen, und so wurde ein Bewusstsein geschaffen, dass diese Priester Kriminelle seien. Sieben wurden verhört, und es wurde nichts gefunden; für drei ging die Untersuchung weiter, sie blieben fünf Tage lang im Gefängnis, zwei, davon und einer – Pater Roman, der Pfarrer – sieben Tage lang. Fast drei weitere Jahre lang bekamen sie den Hass, die „Ohrfeigen“ des ganzen Volkes zu spüren: sie wurden kriminalisiert, konnten nicht außer Haus gehen, sie erlitten Demütigungen durch die Jury, um die Anschuldigungen des Jugendlichen zu untermauern, die ich hier nicht zu wiederholen wage. Nach über drei Jahren erklärt die Jury die Priester für unschuldig, alle unschuldig, vor allem aber diese drei: bei den anderen war das Verfahren bereits vorher eingestellt worden, der Ankläger wurde schuldig gesprochen. Weil sie gesehen hatten, dass dieser junge Mann einfallsreich war, aber er war ein sehr intelligenter Mensch und arbeitete auch in einem katholischen Internat und hatte dieses gute Ansehen, das den Eindruck erweckte, er sage die Wahrheit. Er wurde verurteilt, die Kosten und all diese Dinge zu tragen, die anderen waren unschuldig. Diese Männer wurden von den lokalen Medien verurteilt, bevor die Justiz tätig werden konnte. Und aus diesem Grund ist eure Arbeit sehr anspruchsvoll: Ihr müsst das begleiten, die Dinge sagen, aber immer mit dieser juristischen Unschuldsvermutung und nicht mit einer juristischen Schuldvermutung! Und es gibt einen Unterschied zwischen dem Informanten, der über einen Fall informiert, sich aber nicht zu einer Vorverurteilung hinreißen lässt, und dem Ermittler, der den „Sherlock Holmes“ spielt, was mit der Vermutung der Schuld einhergeht. So wie wir über die Technik von Hercule Poirot lesen: Für ihn waren alle schuldig. Aber das ist der Beruf des Ermittlers. Dass sind zwei verschiedene Ansätze. Wer informiert, muss immer von der Unschuldsvermutung ausgehen und seine Eindrücke und Zweifel äußern…, aber ohne Verurteilung. Dieser Fall, der sich in Granada ereignet hat, ist für mich ein Beispiel, das uns allen für unsere [jeweilige] Aufgabe etwas zu sagen hat.

Greg Burke:
Im ersten Teil [der vorherigen Frage] fragte sie, was das Volk Gottes in dieser Angelegenheit tun könnte...

Papst Franziskus:
Ach ja. Wenn ihnen etwas auffällt, sagen sie es gleich. Ich werde noch etwas anderes sagen, das ein wenig unschön ist. Manchmal sind es die Eltern, die den Missbrauch eines Priesters vertuschen. Oft. Man sieht das es in den Urteilen. [Sie sagen:] „Aber, nein...“. Sie glauben nicht, oder sie glauben, dass es nicht wahr ist, und der Junge oder das Mädchen bleibt sich selbst überlassen. Ich habe es mir zur Gewohnheit gemacht, jede Woche ein oder zwei Menschen zu empfangen, mal mehr mal weniger, und ich habe eine Person empfangen, eine Dame, die 40 Jahre lang unter dieser Geißel des Schweigens litt, weil die Eltern ihr nicht geglaubt hatten. Sie wurde im Alter von acht Jahren missbraucht. Reden, das ist wichtig. Es ist wahr, dass es für eine Mutter schwer ist, dies zu sehen..., sicher wäre besser, wenn es nicht wahr wäre, und dann denkt sie, dass das Kind vielleicht fantasiert... [Aber es ist notwendig zu] reden. Und mit den richtigen Leuten zu reden, mit denen zu sprechen, die ein Verfahren einleiten können oder zumindest eine Voruntersuchung. Mit dem Richter oder dem Bischof sprechen, oder wenn der Pfarrer gut ist, mit dem Pfarrer. Das ist das Erste, was das Volk Gottes tun kann. Diese Dinge dürfen nicht verdeckt werden, sie dürfen nicht zugedeckt werden. Ein Psychiater sagte mir vor einiger Zeit – und das möge nicht gegen die Frauen verstanden werden – dass Frauen wegen ihres Muttergefühls eher geneigt sind, die Dinge ihrer Kinder zu verbergen als Männer. Aber ich weiß nicht, ob das wahr ist oder nicht... Aber darum geht es: zu reden. Danke.

Greg Burke:
Zur spanischen Gruppe gehört auch Javier Romero von „Rome Reports TV“.

Javier Romero:
Eure Heiligkeit, entschuldigen Sie, ich möchte Ihnen zwei Fragen stellen. Erstens ist der irische Premierminister, der in seiner Rede sehr direkt war, stolz auf ein neues Familienmodell, das sich von dem unterscheidet, was die Kirche traditionellerweise bis heute lehrt: ich spreche hier von der homosexuellen Ehe. Und das ist vielleicht eines der Modelle, das die meisten Konflikte hervorruft, insbesondere in einer katholischen Familie, wenn es in dieser Familie eine Person gibt, die erklärt, homosexuell zu sein. Eure Heiligkeit, die erste Frage, die ich Ihnen stellen möchte, ist: Was denken Sie, was würden Sie zu einem Papa sagen, zu einem Vater, zu dem der Sohn sagt, dass er homosexuell ist und mit seinem Partner zusammenleben will? Das ist meine erste Frage. Und die zweite, die auch Sie in Ihrer Rede vor dem Premierminister angesprochen haben, die Abtreibung. Wir haben gesehen, wie sich Irland in den letzten Jahren sehr verändert hat, und es schien tatsächlich, als sei der Minister mit diesen Veränderungen zufrieden: eine dieser Veränderungen betraf die Abtreibung. Wir haben gesehen, dass in den letzten Monaten, in den letzten Jahren, die Frage der Abtreibung in vielen Ländern aufgekommen ist, einschließlich Argentinien, Ihrem Heimatland. Wie fühlen Sie sich, wenn Sie sehen, dass, das ist ja ein Thema über das sie oft sprechen, und es gibt viele Länder, in denen sie...

Papst Franziskus:
Gut. Ich beginne mit dem zweiten, aber es gibt zwei Punkte – Danke dafür – weil sie mit den Themen, über die wir sprechen, zu tun haben. Was die Abtreibung betrifft, wissen sie, wie die Kirche denkt. Das Problem der Abtreibung ist kein religiöses Problem: wir sind nicht aus religiösen Gründen gegen Abtreibung. Nein. Es ist ein allgemein menschliches Problem und eine Frage der Anthropologie. Wenn man über die Frage der Abtreibung nachdenkt, und dabei von religiösen Vorgaben ausgeht, wird das Denken übergangen. Das Problem der Abtreibung ist Gegenstand der Anthropologie. Und die anthropologische Frage nach der ethischen Erlaubtheit ein Lebewesen zu beseitigen, um ein Problem zu lösen, ist immer gegeben. Aber das ist bereits die Diskussion. Ich möchte nur betonen: Ich habe etwas dagegen, dass das Problem der Abtreibung von einem religiösen Ausgangspunkt her diskutiert wird. Nein. Es ist ein anthropologisches Problem, es ist ein menschliches Problem. Das denke ich darüber.

Zweitens. Es gab schon immer Homosexuelle und Menschen mit homosexuellen Tendenzen. Immer. Soziologen sagen, aber ich weiß nicht, ob es stimmt, dass in Zeiten von Epochenwechseln einige soziale und ethische Phänomene verstärkt auftreten, und eines davon sei dieses. Das ist die Meinung einiger Soziologen. Ihre Frage ist klar: Was würde ich einem Vater sagen, der sieht, dass sein Sohn oder seine Tochter diese Tendenz hat. Ich würde zuallererst sagen, dass er das ins Gebet mithineinnehmen soll: bete. Nicht verurteilen, sondern darüber reden, verstehen, dem Sohn oder der Tochter Raum geben. Raum geben, damit er oder sie sich äußern kann. Dann ist die Frage in welchem Alter sich dies bei dem Kind äußert. Das ist wichtig. Es ist eine Sache, wenn es sich bei einem Kind manifestiert, wo es viele Dinge gibt, die man tun kann, um zu sehen, wie die Lage ist; eine andere Sache ist, wenn das erst nach dem Alter von 20 Jahren oder so deutlich wird. Aber ich werde niemals sagen, dass Schweigen ein Heilmittel ist: den Sohn oder die Tochter mit einer homosexuellen Neigung zu ignorieren, ist ein Mangel an Väterlichkeit und Mütterlichkeit. Du bist mein Sohn, du bist meine Tochter, so wie du bist; ich bin dein Vater und deine Mutter, lass uns reden. Und wenn ihr als Väter und Mütter damit nicht zurechtkommt, sucht Hilfe, aber immer im Dialog, immer im Dialog. Denn dieser Sohn und diese Tochter haben ein Recht auf eine Familie und ihre Familie ist diejenige, die da ist: vertreibt sie nicht aus der Familie. Das ist eine ernste Herausforderung für die Vater- und Mutterschaft. Vielen Dank für die Frage, danke.

Greg Burke:
Wir danken Ihnen, Heiliger Vater.

Papst Franziskus:
Und dann möchte ich den Iren, die hier sind, noch sagen: ich habe viel Glauben in Irland vorgefunden. So viel Glauben. Es stimmt, das irische Volk hat sehr unter den Skandalen gelitten. Aber es gibt Glauben in Irland, einen starken Glauben. Und das irische Volk kann auch unterscheiden, und ich zitiere, was ich heute von einem Prälaten gehört habe: „Das irische Volk weiß gut zwischen Wahrheiten und Halbwahrheiten zu unterscheiden: diese Fähigkeit ist tief in ihm verwurzelt“. Es ist wahr, dass es sich in einem Prozess der Aufarbeitung, der Genesung von diesem Skandal befindet; es ist wahr, dass einige sich für Positionen öffnen, die sich vom Glauben zu entfernen scheinen. Aber das irische Volk hat einen tief verwurzelten und starken Glauben. Ich möchte das sagen, weil es das ist, was ich gesehen und gehört habe und wovon ich mich in diesen zwei Tagen überzeugen konnte.

Danke für ihre Arbeit, vielen Dank! Und beten Sie für mich, bitte.

Greg Burke:
Danke ihnen. Guten Appetit und eine angenehme Ruhe.

[01281-DE.01] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

Greg Burke:
¡Buenas tardes, Santo Padre!

Papa Francisco:
¡Buenas tardes!

Greg Burke:
Gracias por este tiempo que nos dedica, después de dos días tan intensos. Ciertamente ha habido momentos difíciles en Irlanda —está siempre la cuestión de los abusos— pero también momentos muy bonitos: la fiesta de las familias, los testimonios de las familias, el encuentro con las jóvenes parejas y también la visita a los capuchinos, que tanto ayudan a los pobres.

Damos la palabra a los periodistas, empezando por los irlandeses, pero quizá usted quiere decir algo antes.

Papa Francisco:
Dar las gracias, porque si yo me he cansado, pienso en vosotros, que tenéis trabajo, trabajo, trabajo… Os agradezco mucho por vuestro esfuerzo, por vuestro trabajo. Muchas gracias.

Greg Burke:
La primera pregunta, como es habitual, viene de un periodista del país, que es Tony Connelly, de RTÉ - Radio Tv irlandesa.

Tony Connelly, RTÉ (Radio Tv Irlanda):
Santidad, el sábado habló del encuentro que tuvo con el Ministro para la infancia; dijo que le había conmovido mucho lo que la señora le dijo sobre las casas para las madres y los niños. ¿Qué le dijo exactamente? ¿Se ha conmovido tanto porque ha sido la primera vez que usted ha oído hablar de estas casas?

Papa Francisco:
La ministra me dijo antes algo que no se refería tanto a madres e hijos; me dijo —pero fue breve—: “Santo Padre, nosotros hemos encontrado fosas comunes de niños, niños enterrados. Estamos haciendo investigaciones. ¿La Iglesia tiene algo que ver en todo esto?”. Pero lo dijo con mucha educación, de verdad, y con mucho respeto. Yo le di las gracias; esto me ha tocado el corazón, hasta el punto de que quise repetirlo en el discurso. No era en el aeropuerto —me he equivocado—, era en el encuentro con el presidente. En el aeropuerto había otra señora —ministra, creo— me he confundido. Pero ella me dijo: “Después le mandaré un informe”. Me ha enviado el informe, no he podido leerlo. He visto que me había enviado un informe. Fue muy equilibrada al decirme: Hay un problema, todavía no ha terminado la investigación, pero me ha hecho sentir también que la Iglesia tenía algo que hacer en eso. En mi opinión, esto ha sido un ejemplo de colaboración constructiva, antes que… —no quiero decir la palabra “protesta”— de lamento, de lamento por lo que en un tiempo pasado quizá la Iglesia había favorecido. Esa señora tenía una dignidad que me ha tocado el corazón. Y ahora tengo ese informe, que estudiaré cuando vuelva a casa. Gracias a usted.

Greg Burke:
Ahora, otro irlandés que es Paddy Agnew, del “Sunday Independent”, residente en Roma pero periodista irlandés.

Papa Francisco:
¡No es el único irlandés en Roma!

Paddy Agnew, Sunday Independent:
Santo Padre, gracias y buenas noches. Ayer, Marie Collins, la víctima Marie Collins, que usted conoce bien, indicó que usted no es favorable a la institución de nuevos tribunales vaticanos de investigación sobre el problema de los abusos sexuales y, en particular, los llamados tribunales de investigación sobre los obispos, sobre la asunción de responsabilidad por parte de los obispos (bishop accountability). ¿Por qué considera que no es necesario?

Papa Francisco:
No, no, no es así. No es así. Marie Collins tiene fijación con la idea. Yo estimo mucho a Marie Collins, a veces la llamamos en el Vaticano para que dé conferencias. Ella tiene la fijación con la idea de ese escrito, “Como una madre amorosa”, en el que se decía que para juzgar a los obispos estaría bien hacer un tribunal especial. Después se ha visto que esto no era factible y tampoco era conveniente por las diferentes culturas de los obispos que deben ser juzgados. Se toma la recomendación de “Madre amorosa” y se hace un jurado para cada obispo, pero no es el mismo. Este obispo es juzgado y el Papa hace un jurado que sea capaz de llevar ese caso. Es algo que funciona mejor, también porque, para un grupo de obispos, dejar la diócesis por esto no es posible. Así cambian los tribunales, los jurados. Y así hemos hecho hasta ahora. Han sido juzgados varios obispos: el último el de Guam, el arzobispo de Guam, que ha recurrido en apelación y yo he decidido —porque era un caso muy, muy complejo— usar un derecho que tengo, de reservarme la apelación y no mandarlo al tribunal de apelación que hace su trabajo con todos los sacerdotes, pero me lo he reservado. He formado una comisión de canonistas que me ayuda y me han dicho que, en poco tiempo, un mes como mucho, se hará la “recomendación” para que yo haga el juicio. Es un caso complicado, por una parte, pero no difícil, porque las evidencias son clarísimas; por el lado de las evidencias, son claras. Pero no puedo prejuzgar. Espero el informe y después juzgaré. Digo que las evidencias son claras porque son las que han llevado a la condena en el primer tribunal. Este ha sido el último caso. Ahora hay otro en proceso, veremos cómo acaba. Pero está claro, yo le he dicho a Marie: el espíritu y también la recomendación de “Como una madre amorosa” se realiza. Un obispo es juzgado por un tribunal, pero no es siempre el mismo tribunal, porque no es posible. Ella [Marie Collins] no ha entendido bien esto, pero cuando la vea —porque ella viene a veces al Vaticano, la llamamos— se lo explicaré más claramente. Yo la quiero mucho.

Greg Burke:
Ahora el grupo italiano, Santo Padre: está Stefania Falasca, de “Avvenire”.

Stefania Falasca, Avvenire:

Buenas noches, Santo Padre. Usted ha dicho, también hoy, que siempre es un desafío acoger al migrante y al extranjero. Precisamente ayer se resolvió una situación dolorosa, la de la nave “Diciotti”. ¿Está su “manita” detrás de esta solución? ¿Está su implicación, su interés?

Papa Francisco:
¡La manita es del diablo, no la mía! [ríen] La manita es del diablo...

Stefania Falasca:
Y, además, muchos ven un chantaje a Europa sobre la piel de esta gente. ¿Usted qué piensa?

Papa Francisco:
Acoger migrantes es algo antiguo como la Biblia. En el Deuteronomio, en los mandamientos, Dios manda esto: Acoger al migrante, “al extranjero”. Es algo antiguo, que está en el espíritu de la revelación divina y también en el espíritu del cristianismo. Es un principio moral. Sobre esto he hablado, y después he visto que debía explicitar un poco más, porque no se trata de acoger “a la belle étoile”, no, sino un acoger razonable. Y esto vale en toda Europa. ¿Cuándo me he dado cuenta de cómo debe ser esta actitud razonable? Cuando hubo un atentado en Zaventem [Bélgica]: los chicos, los guerrilleros que hicieron el atentado en Zaventem eran belgas, pero hijos de inmigrantes no integrados, segregados. Es decir, fueron acogidos por el país pero dejados ahí, e hicieron un gueto: no fueron integrados. Por eso he subrayado esto, es importante. Después, he recordado, cuando fui a Suecia —y Franca [Giansoldati] en un artículo hizo mención de esto y de cómo yo he explicitado este pensamiento—, cuando fui a Suecia hablé de integración, y lo sabía porque durante la dictadura en Argentina, desde 1976 a 1983, muchos, muchos argentinos y también uruguayos huyeron a Suecia. Y ahí, enseguida el gobierno los tomaba, les hacía estudiar la lengua y les daba trabajo, los integraba. Hasta el punto que —y esta es una anécdota interesante— la señora ministra que vino a despedirme al aeropuerto de Lund era hija de una sueca y de un migrante africano; pero este migrante africano se había integrado de tal manera que su hija se había convertido en ministra en el país. Suecia ha sido un modelo. Pero, en aquel momento, Suecia empezaba a tener dificultades, no porque no tuviera buena voluntad, sino porque no tenía las posibilidades de integración. Este fue el motivo por el que Suecia se ha parado un poco, ha dado este paso. Integración. Y después he hablado aquí, en una rueda de prensa entre vosotros, de la virtud de la prudencia que es la virtud del gobernante, y he hablado de la prudencia de los pueblos sobre el número o sobre las posibilidades. Un pueblo que puede acoger, pero no tiene posibilidad de integrar, mejor que no acoja. Ahí está el problema de la prudencia. Y creo que este es precisamente el problema del diálogo hoy en la Unión Europea. Se debe continuar hablando: las soluciones se encuentran.

¿Qué ha pasado con la “Diciotti”? Yo no he metido la manita. El que ha hecho el trabajo con el ministro del interior ha sido el padre Aldo, el buen padre Aldo, que es el que sigue la Obra de Don Benzi, que los italianos conocen bien, que trabajan para la liberación de las prostitutas, las que son explotadas y tantas cosas más. E intervino también la Conferencia episcopal italiana, el cardenal Bassetti, que estaba aquí, pero por teléfono seguía toda la mediación, y uno de los dos subsecretarios, monseñor Maffeis, negociaba con el ministro. Y creo que intervino Albania… Han tomado un cierto número de migrantes Albania, Irlanda y Montenegro, creo, no estoy seguro. De los otros se ha hecho cargo la Conferencia episcopal, no sé si bajo el “paraguas” del Vaticano o no; no sé cómo se ha negociado la cosa; pero van al Centro “Mundo mejor”, en Rocca di Papa, serán acogidos ahí. El número creo que supera los cien. Y ahí empezarán a aprender el idioma y a hacer ese trabajo que se ha hecho con los migrantes integrados. Yo tuve una experiencia muy gratificante. Cuando fui a la Universidad Roma III había estudiantes que querían hacerme preguntas y vi a una estudiante: “Yo esa cara la conozco”. Era una que vino conmigo entre los trece que traje de Lesbos. ¡Esa chica estaba en la universidad! ¿Por qué? Porque la Comunidad de San Egidio, desde el día después de su llegada, la llevó a la escuela, a estudiar. Y la integró a nivel universitario. Este es el trabajo con los migrantes. Está la apertura del corazón a todos, sufrir; después, la integración como condición para acoger; y después la prudencia de los gobernantes para hacer esto. Yo lo he visto, tengo una grabación clandestina, de qué es lo que le sucede a aquellos que son enviados de vuelta y son tomados por los traficantes: es horrible, las cosas que hacen a los hombres, a las mujeres y a los niños. Los venden, pero a los hombres les hacen torturas muy sofisticadas. Había uno ahí —un espía— que ha sido capaz de hacer esa grabación, que he enviado a mis dos subsecretarios de las migraciones. Por eso, antes de mandarlos de vuelta hay que pensarlo bien.

Y después, una última cosa. Están estos migrantes que vienen; pero están otros que son engañados, en Fiumicino, son engañados: “No, te damos trabajo…”. Les hacen tener los papeles, a todos, y terminan en la calle esclavizados, bajo amenaza de los traficantes de mujeres. Esto es.

Greg Burke:
Gracias, Santo Padre. La próxima pregunta es del grupo anglófono: Anna Matranga, de la televisión americana CBS.

Anna Matranga, CBS:
Buenas noches, Santo Padre. Volveré al argumento “abusos”, del que ya ha hablado. Esta mañana muy pronto salió un documento del arzobispo Carlo María Viganò, en el que dice que en 2013 tuvo una conversación personal con usted en el Vaticano, y que en ese coloquio él habría hablado con usted explícitamente del comportamiento y de los abusos sexuales del ex cardenal McCarrick. Quería preguntarle si esto es verdad. Y quería también preguntar otra cosa: el arzobispo ha dicho también que el Papa Benedicto había sancionado a McCarrick, que le había dicho que no podía vivir en el seminario, no podía celebrar misa en público, no podía viajar; estaba sancionado por la Iglesia. ¿Le puedo preguntar si estas dos cosas son verdad?

Papa Francisco:
Una cosa: yo preferiría —aunque responderé a su pregunta— preferiría que antes habláramos del viaje y después de otros argumentos, pero respondo. He leído esta mañana ese comunicado. Lo he leído y sinceramente debo deciros esto, a usted y a todos aquellos entre vosotros que estáis interesados: leed atentamente el comunicado y haced vuestro juicio. Yo no diré una palabra sobre esto. Creo que el comunicado habla por sí mismo, y vosotros tenéis la suficiente capacidad periodística para extraer conclusiones. Es un acto de confianza. Cuando haya pasado un poco de tiempo, y vosotros hayáis extraído las conclusiones, quizá yo hablaré. Pero quisiera que vuestra madurez profesional haga este trabajo: os hará bien, de verdad. Está bien así.

Anna Matranga:
Marie Collins dijo, después de haberse encontrado con usted durante el encuentro con las víctimas, que ha hablado directamente con usted precisamente sobre el ex cardenal McCarrick. Ha dicho que usted ha sido muy duro en su condena de McCarrick. Le quería preguntar: ¿Cuándo ha sido la última vez que usted escuchó hablar de los abusos que había cometido el ex cardenal?

Papa Francisco:
Esto forma parte del comunicado sobre McCarrick: estudiadlo y después diré. Pero dado que ayer no lo había leído, me permití hablar claro con Marie Collins y el grupo [de las víctimas], en el encuentro que duró realmente una hora y media, una cosa que me hizo sufrir mucho. Pero creo que era necesario escuchar a aquellas ocho personas; y de esta reunión salió la propuesta —que hice yo y ellos la aceptaron y me ayudaron a realizarla— de pedir perdón hoy en la Misa, pero sobre cosas concretas. Por ejemplo, la última que yo nunca había escuchado: aquellas madres —se llamaba el “lavadero de mujeres”—, cuando una mujer se quedaba embarazada sin matrimonio, iba a un hospital o no sé cómo se llamaba, instituto, pero lo dirigían las hermanas y después daban al niño en adopción a la gente. Y había hijos, en aquel tiempo, que intentaban encontrar a las madres, si estaban vivas, no sabían; y les decían a ellos que era pecado mortal hacer esto; y también a las madres que buscaban a los hijos les decían que era pecado mortal. Por eso he terminado hoy diciendo que esto no es pecado mortal, sino que es el cuarto mandamiento. Y las cosas que he dicho hoy, algunas no las sabía y ha sido para mí doloroso, pero también con el consuelo de poder ayudar a aclarar estas cosas. Y espero su comentario sobre aquel documento, me gustaría. Gracias.

Greg Burke:
Gracias, Santo Padre. Ahora Cecile Chambraud de “Le Monde”.

Cecile Chambraud, Le Monde:
Buenas tardes, Santo Padre. Espero que no le incomode si le hago mi pregunta en español y le ruego que responda en italiano para todos los colegas. En su discurso a las autoridades irlandesas, usted se ha referido a su reciente Carta al Pueblo de Dios. En esa Carta, usted llama a todos los católicos a participar en la lucha contra los abusos en la Iglesia. ¿Puede explicarnos qué pueden hacer concretamente los católicos, cada uno en su propia posición, para luchar contra los abusos? Y a este respecto, en Francia, un sacerdote ha empezado una petición llamando a que renuncie el cardenal Barbarin, acusado por víctimas. ¿Le parece adecuada esta iniciativa, o no?

Papa Francisco:
Si hay sospechas o pruebas o medias pruebas no veo nada de malo en hacer una investigación, siempre que se haga sobre un principio jurídico fundamental: Nemo malus nisi probetur, nadie es malo si no se prueba. Y muchas veces existe la tentación no solo de hacer la investigación, sino de publicar la investigación que se ha hecho y por qué es culpable. Así algunos medios —no los vuestros, no lo sé— comienzan a crear un clima de culpabilidad. Y me permito decir una cosa que ha sucedido en estos tiempos, que podrá ayudar en esto, porque para mí es importante cómo se procede y cómo los medios pueden ayudar. Hace tres años, más o menos, comenzó en Granada el problema de los llamados curas pedófilos, un grupo de siete, ocho o diez curas que fueron acusados de abuso de menores y también de hacer fiestas, orgías y esas cosas. La acusación la recibí yo, directamente. En una carta escrita por un joven de veintitrés años —según él— había sido abusado, daba nombres y todo. Era un joven que trabajaba en un colegio religioso de Granada, de mucho prestigio. La carta, perfecta… Y me preguntaba qué hacer para denunciar esto. Yo dije: “Ve al arzobispo, el arzobispo sabe lo que debes hacer”. El arzobispo hizo todo lo que debía hacer, la cosa llegó también al tribunal civil. Hubo dos procesos. Los medios del lugar comenzaron a hablar, a hablar… Tres días después, la parroquia tenía pintadas: “Curas pedófilos” y cosas del estilo; y así se creó la conciencia de que estos curas eran criminales. Siete fueron interrogados, y no se encontró nada; sobre tres fue adelante la investigación, permanecieron dos en la cárcel durante cinco días; y uno, el padre Román, que era el párroco, durante siete días. Durante casi otros tres años sufrieron el odio, las bofetadas de todo el pueblo: criminalizados, no podían salir fuera y sufrieron humillaciones hechas por el jurado para comprobar las acusaciones del chico, que yo no oso repetir aquí. Después de más de tres años, el jurado declara inocentes a los curas, inocentes todos, pero sobre todo a estos tres —los demás ya estaban fuera de la causa—, y culpable al denunciante. Porque habían visto que aquel joven era fantasioso, pero era una persona muy inteligente y trabajaba también en un colegio católico y tenía ese prestigio, que daba impresión de decir la verdad. Fue condenado él a pagar los gastos y todas esas cosas, y ellos, inocentes. Estos hombres fueron condenados por los medios del lugar antes que por la justicia. Y por eso, vuestro trabajo es muy delicado. Vosotros debéis acompañar, debéis decir las cosas, pero siempre con esa presunción legal de inocencia, y no la presunción legal de culpabilidad. Y hay diferencia entre el informador que informa sobre un caso, pero no se juega con una condena previa, y el investigador que hace de “Sherlock Holmes”, que va con la presunción de culpabilidad. Cuando leemos la técnica de Hercule Poirot: para él, todos eran culpables. Pero este es el trabajo del investigador. Son dos posiciones diversas. Pero quienes informan deben partir siempre de la presunción de inocencia, diciendo las propias impresiones, dudas, pero sin dar condenas. Este caso que sucedió en Granada para mí es un ejemplo que hará bien a todos nosotros, en nuestro [respectivo] trabajo.

Greg Burke:
En la primera parte [de la pregunta precedente] había preguntado qué podría hacer el Pueblo de Dios en la cuestión...

Papa Francisco:
Ah sí, sí. Cuando se ve algo, hablar inmediatamente. Yo diré otra cosa un poco fea. A veces, son los padres quienes cubren un abuso de un cura. Muchas veces. Se ve en las sentencias. [Dicen:] “No es posible…”. No creen, o se convencen de que no es verdad y el chico o la chica se queda así. Yo tengo por método recibir cada semana a una o dos personas, pero no es matemático; y he recibido a una persona, una señora, que desde hace 40 años sufría esta llaga del silencio, porque los padres no la habían creído. Fue abusada con ocho años. Hablar, esto es importante. Es cierto que, para una madre, ver eso, sería mejor que no fuera verdad y entonces piensa que el hijo tal vez tiene fantasías. [Pero es necesario] hablar. Y hablar con las personas precisas, hablar con aquellos que pueden iniciar un juicio, al menos, una investigación previa. Hablar con el juez o con el obispo o, si el párroco es bueno, hablar con el párroco. Esto es lo primero que puede hacer el Pueblo de Dios. Estas cosas no hay que cubrirlas, no hay que cubrirlas. Me decía un psiquiatra hace tiempo —pero esto no quiero que sea una ofensa para las mujeres— que por el sentido de maternidad, las mujeres están más inclinadas a cubrir las cosas del hijo que los hombres. Pero no sé si es verdad o no. Pero esto es: hablar. Gracias.

Greg Burke:
Del grupo español está Javier Romero, de “Rome Reports TV”.

Javier Romero, Rome Reports Tv:
Santidad, disculpe, quisiera hacerle dos preguntas. La primera: El primer ministro de Irlanda, que ha sido muy directo en su discurso, está orgulloso de un nuevo modelo de familia diferente al que tradicionalmente propone la Iglesia hasta ahora; hablo del matrimonio homosexual. Y este es tal vez uno de los modelos que genera más desencuentros, en el caso especialmente de una familia católica, cuando hay una persona de esta familia que se declara homosexual. Santidad, la primera pregunta que quisiera hacerle es: ¿Qué piensa usted? ¿Qué quisiera decirle usted a un papá, a un padre, al que el hijo le dice que es homosexual y que quiere ir a vivir con su pareja? Esta es la primera pregunta. Y la segunda: De hecho, también usted en el discurso con el primer ministro ha hablado del aborto. Hemos visto cómo Irlanda ha cambiado tanto en los últimos años y parecía que el ministro estuviera satisfecho de esos cambios. Uno de esos cambios fue precisamente el aborto. Nosotros hemos visto que en los últimos meses, en los últimos años, la cuestión del aborto ha salido en muchos países, entre ellos en Argentina, su país. Usted cómo se siente cuando ve que este es un argumento del que usted habla a menudo y hay tantos países en los que se ha introducido...

Papa Francisco:
Está bien. Comienzo por lo segundo, pero hay dos puntos —gracias por esto—, porque están ligados a las cuestiones de las que estamos hablando. Sobre el aborto, vosotros sabéis cómo piensa la Iglesia. El problema del aborto no es un problema religioso. Nosotros no estamos contra el aborto a causa de la religión. No. Es un problema humano y hay que estudiarlo desde la antropología. Estudiar el aborto comenzando por el hecho religioso es ignorar el pensamiento. El problema del aborto hay que estudiarlo desde la antropología. Y siempre está la cuestión antropológica sobre la ética de eliminar un ser vivo para resolver un problema. Pero esta es ya la discusión. Solamente quiero subrayar esto: No permito nunca que se empiece a discutir el problema del aborto desde el hecho religioso. No. Es un problema humano. Este es mi pensamiento.

Segundo. Siempre ha habido homosexuales y personas con tendencias homosexuales. Siempre. Dicen los sociólogos, pero no sé si es cierto, que en los tiempos de cambio de época crecen algunos fenómenos sociales y éticos, y uno de estos sería este. Esta es la opinión de algunos sociólogos. Tu pregunta es clara: ¿Qué diría yo a un papá que ve que su hijo o su hija tiene esa tendencia? Yo les diría sobre todo que rezaran: reza. No condenar, dialogar, entender, dar espacio al hijo o a la hija. Dar espacio para que se exprese. Después, ¿en qué edad se manifiesta esta inquietud del hijo? Es importante. Una cosa es cuando se manifiesta de niño, cuando hay tantas cosas que se pueden hacer, para ver cómo son las cosas; otra es cuando se manifiesta después de los 20 años o cosas por el estilo, pero yo nunca diré que el silencio es el remedio. Ignorar al hijo o la hija con tendencia homosexual es una falta de paternidad y maternidad. Tú eres mi hijo, tú eres mi hija, así como eres; yo soy tu padre y tu madre, hablamos. Y si vosotros, padre y madre, no podéis con ello, pedid ayuda, pero siempre en el diálogo, siempre en el diálogo. Porque ese hijo y esa hija tienen derecho a una familia y la familia es esta, la que es: no echarlo de la familia. Este es un desafío serio a la paternidad y a la maternidad. Te agradezco la pregunta. Gracias.

Greg Burke:
Gracias a usted, Santo Padre.

Papa Francisco:
Y después, quisiera decir una cosa para los irlandeses que están aquí. Yo he encontrado mucha fe en Irlanda. Mucha fe. Es cierto, el pueblo irlandés ha sufrido mucho por los escándalos. Pero hay fe, en Irlanda, y grande. Y además el pueblo irlandés sabe distinguir y cito lo que hoy he escuchado de un prelado: “El pueblo irlandés sabe distinguir bien entre las verdades y las medias verdades. Es una cosa que tiene dentro”. Es cierto que está en un proceso de transformación, de sanación de este escándalo. Es cierto que algunos se abren a posiciones que parecen alejarse de la fe, pero el pueblo irlandés tiene una fe arraigada y fuerte. Lo quiero decir porque es lo que he visto, he escuchado y sobre lo que en estos dos días me he informado.

Gracias por vuestro trabajo, muchas gracias. Y rezad por mí, por favor.

Greg Burke:
Gracias a usted. Buena cena y buen reposo.

[01281-ES.01] [Texto original: Italiano]

 

Traduzione in lingua portoghse

Greg Burke:
Boa noite Santo Padre!

Papa Francisco:
Boa noite!

Greg Burke:
Obrigado por este tempo que nos dedica, após dois dias tão intensos. Certamente houve momentos difíceis na Irlanda - há sempre a questão dos abusos - mas também momentos muito belos: a festa das famílias, os testemunhos das famílias, o encontro com os jovens casais e também a visita aos Capuchinhos, que ajudam tanto os pobres.

Passemos a palavra aos jornalistas, a começar com os irlandeses... Mas o senhor talvez queira dizer algo antes…

Papa Francisco:
Agradecer, pois se eu me cansei, penso em vós, que tendes trabalho, trabalho, trabalho... Muito obrigado pelo vosso esforço, pelo vosso trabalho. Muito obrigado.

Greg Burke:
A primeira pergunta, como sempre, vem de um jornalista do país, que é Tony Connelly, da RTÉ - Radio TV irlandesa.

Tony Connelly, RTÉ (Rádio TV Irlanda):
Santidade, no sábado, falou do encontro que teve com a Ministra para a infância; falou de quanto o comoveu o que a senhora lhe contou sobre as casas para mães e crianças. O que exatamente lhe disse ela? E o senhor ficou tão impressionado porque foi a primeira vez que ouviu falar dessas casas?

Papa Francisco:
A ministra me disse, primeiramente, algo que não se referia tanto às mães e aos filhos; ela me disse - mas brevemente - «Santo Padre, encontramos fossas comuns de crianças, crianças enterradas. Estamos investigando. A Igreja tem alguma coisa a ver com tudo isso?» Mas ela disse isso deveras com muita educação    e com muito respeito. Agradeci-lhe, tocou meu coração, de tal forma que quis repeti-lo no discurso. Não foi no aeroporto – equivoquei-me - foi no encontro com o Presidente. No aeroporto havia outra senhora - Ministra, eu acho - e me confundi. Mas ela me disse: «Depois lhe enviarei um memorando». Enviou-me o memorando; não consegui ler. Vi que me enviara um memorando. Ela foi muito equilibrada ao dizer-me: há um problema, a investigação ainda não terminou, mas também me deu a entender que a Igreja tinha algo a ver com isso. Na minha opinião, este foi um exemplo de colaboração construtiva, antes do... não quero dizer a palavra "protesto", mas da lamentação, da lamentação pelo que nos tempos passados a Igreja talvez tenha favorecido. Aquela Senhora possuía uma dignidade que tocou meu coração. E agora eu tenho esse memorando, que estudarei quando chegar a casa.  Estou-lhe grato.

Greg Burke:
Agora, outro irlandês, Paddy Agnew, do Sunday Independent, que mora em Roma, mas é um jornalista irlandês.

Papa Francisco:
Ele não é o único irlandês em Roma!

Paddy Agnew, Sunday Independent:
Santo Padre, obrigado e boa noite. Ontem, Marie Collins, a vítima Marie Collins que o senhor conhece bem, relatou que o senhor não é favorável à criação de novos tribunais de investigação do Vaticano para o problema dos abusos sexuais e, em particular, dos assim denominados tribunais de investigação para os bispos, para o reconhecimento da responsabilidade por parte dos bispos (bishop accountability). Porquê?

Papa Francisco:
Não, não, não é assim. Não é assim. Marie Collins está um pouco fixada com esta ideia...  Eu respeito muito   Marie Collins; às vezes a chamamos ao Vaticano para dar conferências. Ela ficou fixada com a ideia daquilo que está escrito no [Documento] «Como uma mãe amorosa», no qual se dizia que, para julgar os bispos, seria bom criar um tribunal especial. Mais adiante, percebeu-se que isso não era praticável e nem conveniente devido às diferentes culturas dos bispos que deveriam ser julgados. Toma-se a recomendação do [Documento] «Como uma mãe amorosa» e se estabelece um júri para cada bispo, mas não é o mesmo. Este bispo é julgado e o Papa estabelece um júri que seja mais capaz de tratar o caso. É algo que funciona melhor, também porque, para um grupo de bispos, deixar a diocese para isso não é possível. Assim, os tribunais, os júris mudam. E assim temos feito até agora. Vários bispos foram julgados: o último é o de Guam, o Arcebispo de Guam, que recorreu apelando e eu decidi - porque era um caso muito, muito complexo - usar um direito que eu tenho, de assumir para mim o apelo e não o enviar para o tribunal de apelação que faz o seu trabalho com todos os sacerdotes; mas este eu o assumi. Criei uma comissão de canonistas para me ajudar e me disseram que, em breve, um mês no máximo, farão uma “recomendação” para que eu faça o julgamento. É um caso complicado, por um lado, mas não difícil, porque as evidências são claríssimas; do lado da evidência, está claro. Mas não posso pré-julgar. Aguardo o relatório e, em seguida, julgarei. Digo que as evidências são claras porque são as que levaram o primeiro tribunal à sentença condenatória. Este foi o último caso. Agora está a decorrer outro, vamos ver como vai terminar. Mas é claro e eu disse a Marie: o espírito e também a recomendação do [Documento] «Como uma mãe amorosa» são postos em prática: um bispo deve ser julgado por um tribunal, mas não é sempre o mesmo tribunal, porque não é possível. Ela [Marie Collins] não entendeu muito bem isso, mas quando eu a encontrar - porque ela vem ao Vaticano às vezes, nós a chamamos - eu explicarei isso mais claramente. Eu a quero bem.

Greg Burke:
Agora o grupo italiano, Santo Padre: Stefania Falasca, do Avvenire.

Stefania Falasca, Avvenire:
Boa noite, Santo Padre. O senhor disse, também hoje, que é sempre um desafio acolher o migrante e o estrangeiro. Ainda ontem resolveu-se um caso doloroso, o do navio “Diciotti”. Haveria uma “mãozinha” sua [NT: ita. zampino, lit. “patinha”] por trás dessa solução? Existe um envolvimento seu?  Interessou-se por isso?

Papa Francisco:
A pata é do diabo, não minha! [risos] A pata é do diabo...

Stefania Falasca:
Depois, muitos veem uma chantagem contra a Europa na pele dessas pessoas. O que senhor acha?

Papa Francisco:
Acolher os migrantes é uma coisa antiga como a Bíblia. No Deuteronômio, nos mandamentos, Deus ordena isto: acolher o migrante, “o estrangeiro”. É uma coisa antiga, que está no espírito da revelação divina e também no espírito do cristianismo. É um princípio moral. Sobre isto falei, e depois percebi que tinha que explicar um pouco mais, porque não se trata de acolher alla belle étoile, não, mas um acolher racional. E isso é verdade para toda a Europa. Quando me dei conta de como deveria ser essa atitude razoável? Quando houve o atentado em Zaventem [na Bélgica]: os jovens, os guerrilheiros que cometeram o atentado em Zaventem, eram belgas, mas filhos de imigrantes não integrados, que vivem em guetos. Ou seja, foram acolhidos pelo país, mas deixados de lado, e criaram um gueto: eles não foram integrados. É por essa razão que enfatizei isso: é importante. Depois, lembrei-me, quando fui para a Suécia - e Franca [Giansoldati] num artigo fez menção a isso e a como eu explicitei este pensamento - quando eu fui para a Suécia, falei sobre integração; sabia disso porque durante a ditadura, na Argentina, de 1976 a 1983, muitos argentinos e até uruguaios fugiram para a Suécia. E lá, imediatamente, o governo os recebia, fazia com que estudassem a língua e dava-lhes trabalho, os integrava. A tal ponto que - e esta é uma história interessante - a Ministra que veio despedir-se de mim no aeroporto de Lund era filha de uma sueca e de um imigrante africano; mas esse migrante africano integrou-se a tal ponto que sua filha se tornou Ministra no país. A Suécia foi um modelo. Mas, naquele momento, na Suécia começavam as    dificuldades: não porque não tivesse boa vontade, mas por não ter as possibilidades de integração. Esta foi a razão pela qual a Suécia se deteve um pouco e deu esse passo. Integração. E depois, falei aqui, numa coletiva de imprensa convosco, sobre a virtude da prudência, que é a virtude do governante, e falei sobre a prudência dos povos em ralação aos números ou às possibilidades: um povo que pode acolher, mas não tem possibilidade de integrar, é melhor que não acolha. Aqui jaz a questão da prudência. E penso que este é o ponto doloroso do diálogo atual na União Europeia. É preciso continuar falando: encontram-se soluções...

O que aconteceu com o [navio] “Diciotti”? Eu não dei uma mãozinha. Quem fez o trabalho com o Ministro do Interior foi o Padre Aldo, o bom Padre Aldo, o qual acompanha a Obra de Don Benzi, que os italianos conhecem bem, a qual trabalha pela libertação de prostitutas, daquelas que são exploradas e muitas coisas... E a Conferência Episcopal Italiana também se associou; o Cardeal Bassetti, que estava aqui, seguia toda a mediação pelo telefone, e um dos dois subsecretários, Monsenhor Maffeis, negociava com o Ministro. E acho que a Albânia também se associou... A Albânia, a Irlanda e Montenegro acolheram um certo número de migrantes, penso, não tenho certeza. Dos demais se encarregou a Conferência Episcopal, não sei se sob as “asas” do Vaticano ou não ... não sei como foi negociado; mas eles irão para o Centro Mondo migliore em Rocca di Papa, serão acolhidos lá.  Penso que são mais de cem pessoas. Ali eles vão começar a aprender a língua e farão o percurso que foi feito com migrantes integrados. Tive uma experiência muito gratificante. Quando fui à Universidade Roma III, havia estudantes que me queriam fazer perguntas e vi uma aluna... “Eu a conheço”: ela foi uma das que vieram comigo junto com as treze pessoas que eu trouxera de Lesbos. Aquela garota estava na universidade! Porquê? Porque a Comunidade de Santo Egídio, desde o dia seguinte à sua chegada, levou-a para a escola, para estudar: vai, vai ... E integrou-a num nível universitário. Este é o trabalho com os migrantes. Há a abertura do coração para todos, para sofrer; depois, a integração como condição de acolhimento; e depois a prudência dos governantes para fazer isso. Eu vi, tem uma filmagem clandestina, o que acontece aos que são enviados de volta e recapturados pelos traficantes: é horrível, as coisas que eles fazem com os homens, mulheres e crianças..., os vendem, mas aos homens fazem as torturas mais sofisticadas. Havia um ali que conseguiu, um espião, fazer aquele vídeo, que eu mandei para os meus dois subsecretários para as migrações. Por isso, antes de os mandar para trás, devemos pensar bem, bem ...

E enfim, uma última coisa. Existem esses migrantes que vêm; mas há outros que são enganados, em Fiumicino, são enganados: “Não, nós te damos o emprego...”. Recolhem os documentos deles, de todos, e acabam na calçada escravizados, sob a ameaça dos traficantes de mulheres... É isso.

Greg Burke:
Obrigado Santo Padre. A próxima pergunta é do grupo de língua inglesa: Anna Matranga, da televisão americana CBS.

Anna Matranga, CBS:
Boa noite Santo Padre! Voltarei ao tópico dos “abusos”, ao qual já se referiu. Esta manhã, muito cedo, um documento foi divulgado pelo arcebispo Carlo Maria Viganò, no qual ele diz que, em 2013, teve uma conversa pessoal com Vossa Santidade no Vaticano e que, nesta conversa, teria falado com o senhor explicitamente sobre o comportamento e sobre os abusos sexuais do ex-cardeal McCarrick. Eu queria   perguntar-lhe se isso é verdade. E eu também queria perguntar outra coisa: o arcebispo também disse que o Papa Bento XVI havia imposto sanções a McCarrick, que lhe dissera que não podia viver no seminário, não podia celebrar Missas em público, não podia viajar; estava sob sanções da Igreja. Posso perguntar-lhe se essas duas coisas são verdadeiras?

Papa Francisco:
Uma coisa: eu preferiria – mesmo que responda à sua pergunta - eu preferiria que antes   falássemos sobre a viagem e depois sobre outros tópicos... mas respondo. Eu li esse comunicado pela manhã. Li e sinceramente tenho que vos dizer isto: lede vós mesmos, atentamente, o comunicado e fazei o vosso próprio julgamento. Não vou dizer uma palavra sobre isso. Creio que o comunicado fala por si mesmo, e vós tendes a capacidade jornalística suficiente para tirar as conclusões. É um ato de confiança: quando tiver passado um pouco de tempo e vós tiverdes tirado as conclusões, talvez eu fale. Mas gostaria que a vossa maturidade profissional fizesse esse trabalho: realmente vos fará bem. Com isso basta.

Anna Matranga:
Marie Collins disse que, depois de ter estado com o senhor durante o encontro com as vítimas, falou diretamente com o senhor sobre o ex-cardeal McCarrick; disse que o senhor foi muito duro com a sua condenação de McCarrick. Eu queria perguntar-lhe: quando foi a primeira vez que ouviu falar dos abusos cometidos pelo ex-cardeal?

Papa Francisco:
Isso faz parte do comunicado sobre McCarrick: estudai-o e depois falarei. Mas como ontem não o tinha lido, permiti-me falar claramente com Marie Collins e o grupo [das vítimas], no encontro que na realidade durou uma hora e meia; algo que me fez sofrer muito. Mas acho que era necessário ouvir essas oito pessoas; e desta reunião surgiu a proposta - que eu fiz, e eles aceitaram e me ajudaram a concretizá-la - de pedir perdão hoje na Missa, mas sobre coisas concretas. Por exemplo, a última, que eu nunca tinha ouvido: aquela sobre as mães... - chamava-se a “lavagem de mulheres” - quando uma mulher estava grávida sem o matrimónio, ia num hospital - não sei como se chamava – um instituto..., mas eram freiras que o administravam, e depois davam a criança em adoção.  E havia filhos, naquela época, que tentavam encontrar suas mães, se estavam vivas, eles não sabiam... e diziam-lhes que era um pecado mortal fazer isso; e o mesmo diziam às mães que    procuravam seus filhos, diziam que era um pecado mortal. Por isso que acabei por dizer hoje que isso não é um pecado mortal, mas é o quarto mandamento. E as coisas que eu disse hoje, algumas que eu desconhecia, e foi doloroso para mim, mas também com o consolo de poder ajudar a esclarecer essas coisas. E aguardo o seu comentário sobre aquele documento! Gostaria de vê-lo. Obrigado.

Greg Burke:
Obrigado Santo Padre. Agora Cecile Chambraud do “Le Monde”

Cecile Chambraud, “Le Monde”:
Boa noite, Santo Padre. Espero que não se importe se eu fizer a minha pergunta em espanhol e peço-lhe que responda em italiano para todos os colegas. No seu discurso às autoridades irlandesas, o senhor referiu-se à sua recente Carta ao Povo de Deus. Nessa Carta, o senhor convida todos os católicos a participar na luta contra os abusos na Igreja. Poderia explicar-nos o que os católicos podem fazer concretamente, cada um na sua posição, para lutar contra os abusos? E, a este respeito, na França, um sacerdote iniciou uma petição pedindo a demissão do Cardeal Barbarin, acusado por vítimas. Esta iniciativa parece apropriada ou não?

Papa Francisco:
Se houver suspeitas, provas ou meias provas, não vejo nada de mal em fazer uma investigação, desde que se baseie no princípio legal fundamental: Nemo malus nisi probetur, ninguém é mau até que se prove o contrário. E muitas vezes existe a tentação não só de fazer a investigação, mas de publicar que a investigação foi feita e o porquê da culpa... e, assim, alguns meios de comunicação - não vossos, não sei - começam a criar uma atmosfera de culpa. E gostaria de dizer algo que aconteceu recentemente, que poderá ajudar neste sentido, pois para mim é importante como se procede e como os meios de comunicação podem ajudar. Há três anos atrás, mais ou menos, começou em Granada o problema dos chamados sacerdotes pedófilos; um pequeno grupo de sete ou oito ou dez sacerdotes, que foram acusados de abuso de menores e até de fazer festas, orgias e essas coisas. Recebi a acusação eu mesmo, diretamente: uma carta feita por um jovem de 23 anos; segundo contava, teria sido abusado: indicava nomes e tudo. Era um jovem que trabalhava num colégio religioso em Granada, muito prestigioso; a carta, perfeita ... E ele me perguntava o que deveria fazer para denunciar a situação. Eu disse: «Vai ter com o Arcebispo, o Arcebispo sabe o que tu deves fazer». O Arcebispo fez todo o necessário e a questão chegou também ao tribunal civil. Houve dois processos. Os meios de comunicação locais começaram a falar, a falar... Três dias depois, tudo escrito na paróquia: «padres pedófilos» e coisas do gênero. E assim criou-se a consciência de que esses sacerdotes eram criminosos. Sete foram interrogados e nada foi encontrado; em relação a três deles a investigação prosseguiu, eles permaneceram na prisão por cinco dias, dois e um - o padre Roman, que era o pároco - por sete dias. Durante quase outros três anos, sofreram devido ao ódio, bofetadas de toda a população: criminalizados, não puderam sair, e sofreram humilhações feitas pelo júri para provar as acusações do rapaz, que não ouso repetir aqui. Depois de mais de três anos, o júri declara os sacerdotes inocentes, todos inocentes, sobretudo esses três últimos: os outros já estavam fora do processo e o denunciante foi declarado culpado. Perceberam que o jovem era fantasioso, mas era uma pessoa muito inteligente e também trabalhava num colégio católico e tinha esse prestígio, dava a impressão que dizia a verdade. Ele foi condenado a pagar os custos e todas essas coisas, e eles eram inocentes. Esses homens foram condenados pela mídia local antes da justiça. Por isso, o vosso trabalho é muito delicado: deveis acompanhar, deveis dizer as coisas, mas sempre com a presunção legal de inocência, e não a presunção legal de culpa! E há uma diferença entre o informante que informa sobre um caso, mas não se deve jogar em vista de uma condenação prévia, e o investigador, que se faz de “Sherlock Holmes”, que age a partir da presunção de culpa. Como quando lemos a técnica de Hercule Poirot: para ele, todos eram culpados. Mas este é o trabalho do investigador. São duas posições diferentes. Mas aqueles que informam sempre devem partir da presunção de inocência, comentando suas impressões, as dúvidas..., mas sem condenar. Este caso que aconteceu em Granada para mim é um exemplo que fará bem a todos nós, nas nossas [respectivas] atividades.

Greg Burke:
Na primeira parte [da pergunta anterior] perguntou-se o que o povo de Deus poderia fazer a este respeito...

Papa Francisco:
Ah sim, sim. Quando se vê alguma coisa, deve-se falar imediatamente. Eu vou dizer outra coisa um pouco feia. Às vezes, são os pais que cobrem o abuso de um sacerdote. Tantas vezes.  Constata-se nas sentenças. [Dizem]: «Mas, não...». Eles não acreditam, ou se convencem de que isso não é verdade, e o rapaz ou a jovem permanecem assim. Eu tenho por método receber, todas as semanas, uma ou duas pessoas, mas não é matemático; recebi uma pessoa, uma senhora, que por 40 anos sofreu esse flagelo do silêncio, porque os pais não acreditaram nela. Ela foi abusada aos oito anos. Falar, isso é importante. É verdade que para uma mãe, ver isso ... então pensa que o filho esteja talvez fantasiando... [Mas é preciso] falar. E falar com as pessoas certas, falar com aqueles que podem começar um julgamento ou, pelo menos, uma investigação prévia. Falar com o juiz ou com o bispo, ou se o pároco é bom, falar com o pároco. Esta é a primeira coisa que o povo de Deus pode fazer. Estas situações não podem ser encobertas, não devem ser silenciadas. Uma psiquiatra disse-me há algum tempo - mas não quero que seja uma ofensa para as mulheres - que devido ao senso de maternidade, as mulheres estão mais inclinadas para encobrir as coisas do filho do que os homens. Mas não sei se é verdade ou não ... O importante é falar. Obrigado.

Greg Burke:
Do grupo espanhol está Javier Romero, do “Rome Reports TV”.

Javier Romero:
Santidade, desculpe-me, gostaria de lhe fazer duas perguntas. A primeira é que o Primeiro-ministro da Irlanda, que foi muito direto em seu discurso, se orgulha de um novo modelo de família diferente daquele que tradicionalmente a Igreja propõe até agora: falo do matrimónio homossexual. E este talvez seja um dos modelos que gera mais conflitos, especialmente no caso de uma família católica, quando há uma pessoa nessa família que se declara homossexual. Santidade, a primeira pergunta que gostaria de fazer é: o que pensa, o que   diria a um pai, a um pai ao qual o filho diz ser homossexual e que quer conviver com o seu parceiro? Esta é a primeira pergunta. E a segunda, que justamente o senhor falou também sobre o aborto em seu discurso com o Primeiro-ministro; vimos como a Irlanda mudou muito nos últimos anos e parecia que o ministro estivesse, de fato, satisfeito com essas mudanças: uma dessas mudanças era justamente o aborto. Vimos que nos últimos meses, nos últimos anos a questão do aborto se manifestou em muitos países, entre outros, na Argentina, em seu país. Como o senhor se sente quando percebe que, na verdade, esse é um assunto sobre o qual o senhor costuma falar e há tantos países onde é pautado...

Papa Francisco:
Muito bem. Eu começo a partir do segundo, mas há dois pontos - obrigado por isso - porque estão relacionados com os assuntos sobre os quais estamos falando. Sobre o aborto, sabeis como a Igreja pensa. O problema do aborto não é um problema religioso: não somos contra o aborto devido à religião. Não. É um problema humano e deve ser estudado pela antropologia. Estudar o aborto, partindo do fato religioso, é contornar o pensamento. O problema do aborto deve ser estudado pela antropologia. E há sempre a questão antropológica sobre a ética de eliminar um ser vivo para resolver um problema. Mas este já é o debate. Eu só quero sublinhar isto: eu nunca permito que as pessoas comecem a discutir o problema do aborto a partir do fato religioso. Não. É um problema antropológico, é um problema humano. Esse é o meu pensamento.

Segundo. Sempre houve homossexuais e pessoas com tendências homossexuais. Sempre. Os sociólogos dizem, mas não sei se é verdade, que, em tempos de mudança de época, aumentam alguns fenômenos sociais e éticos, e um deles seria esse. Esta é a opinião de alguns sociólogos. Sua pergunta é clara: o que diria eu a um pai que vê que seu filho ou filha tem essa tendência. Eu, antes de mais nada, diria   para rezar: reze. Não condenar, mas dialogar, entender, abrir espaço para o filho ou filha. Dar espaço para que se expresse. Depois, com que idade essa inquietação do filho se manifesta? É importante. Uma coisa é manifestar-se quando criança, quando há muitas coisas que podem ser feitas, para ver como estão as coisas; Outra coisa é quando se manifesta depois dos 20 anos ou algo parecido. Mas nunca direi que o silêncio é o remédio: ignorar o filho ou a filha com uma tendência homossexual é uma falta de paternidade e maternidade. “Tu és meu filho, tu és minha filha, assim como és; Eu sou teu pai e tua mãe, vamos conversar. E se vós, pai e mãe, não estais conseguindo, pedi ajuda, mas sempre em diálogo, sempre em diálogo. Porque aquele filho e filha têm direito a uma família e a família é aquela que tendes: não o afasteis da família. Este é um desafio sério para a paternidade e a maternidade. Obrigado pela pergunta, obrigado.

Greg Burke:
Obrigado Santo Padre.

Papa Francisco:
E depois, gostaria de dizer algo aos irlandeses que estão aqui: encontrei tanta fé na Irlanda. Tanta fé. É verdade que o povo irlandês sofreu muito com os escândalos. Mas há fé na Irlanda, e forte. E além disso, o povo irlandês sabe distinguir, e cito o que ouvi hoje de um prelado: «O povo irlandês sabe distinguir bem entre as verdades e as meias verdades: é algo que tem dentro». É verdade que está num processo de elaboração, de cura desse escândalo; é verdade que alguns se abrem a posições que parecem afastar-se da fé. Mas o povo irlandês tem uma fé   enraizada e forte. Quero dizê-lo porque é o que vi, ouvi e sobre o que me informei nestes dois dias.

Obrigado pelo vosso trabalho, muito obrigado! E rezai por mim, por favor.

Greg Burke:
Obrigado. Bom jantar e um bom descanso.

[01281-PO.01] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua polacca

Greg Burke:
Dobry wieczór, Ojcze Święty!

Papież Franciszek:
Dobry wieczór!

Greg Burke:
Dziękujemy za poświęcony nam czas, po dwóch tak intensywnych dniach. Z pewnością były w Irlandii chwile trudne - zawsze pojawiała się kwestia nadużyć - ale także chwile bardzo piękne: Święto Rodzin, świadectwa rodzin, spotkania z młodymi parami, a także wizyta u Kapucynów, którzy bardzo pomagają ubogim.
Przekazujemy słowo dziennikarzom, począwszy od irlandzkich  ... Ale może Wasza Świątobliwość zechce  powiedzieć coś wcześniej...

Papież Franciszek:
Dziękuję, bo jeśli się zmęczyłem, to myślę o was, którzy macie bardzo dużo pracy... Dziękuję bardzo za wasz wysiłek, za waszą pracę. Dziękuję bardzo.

Greg Burke:
Pierwsze pytanie, jak zwykle, pochodzi od dziennikarza z odwiedzanego kraju, Tony'ego Connelly'ego z RTE – irlandzkiego radia i telewizji.

Tony Connelly, RTÉ (Irlandzkie Radio i Telewizja):
Wasza Świątobliwość, w sobotę mówiłeś o spotkaniu z panią Minister ds. Dzieci. Powiedziałeś, że bardzo Ciebie poruszyło to, co powiedziała o domach dla matek i dzieci. Co dokładnie  powiedziała? Czy byłeś Ojcze Święty pod takim wrażeniem, ponieważ po raz pierwszy usłyszałeś o tych domach?

Papież Franciszek:
Najpierw pani minister powiedziała coś, co nie dotyczyło zbytnio matek i dzieci. Powiedziała mi – lakonicznie  - „Ojcze Święty, znaleźliśmy masowe groby dzieci, pochowane dzieci. Prowadzimy dochodzenie. Czy Kościół ma coś z tym wszystkim wspólnego?”.  Ale powiedziała to bardzo uprzejmie i z dużym szacunkiem. Podziękowałem jej, to poruszyło moje serce, do tego stopnia, że chciałem powtórzyć to w przemówieniu. To nie było na lotnisku - pomyliłem się – ale na spotkaniu z prezydentem. Na lotnisku była inna pani - jak mi się zdaje, minister - i pomyliłem się. Ale ona mi powiedziała: „Później poślę notatkę”. Posłała mi ją, ale nie mogłem jej przeczytać. Widziałem, że przysłała mi notatkę. Była bardzo wyważona mówiąc mi: że istnieje problem, śledztwo nie zostało jeszcze zakończone, ale dała mi do zrozumienia, że Kościół ma z tym coś wspólnego. Moim zdaniem, to był przykład konstruktywnej współpracy przed ... nie użyję słowa „protestem”, ale skargą, skargą z powodu tego, czemu w czasach minionych sprzyjał Kościół. Ta Pani miała godność, która poruszyła moje serce. Ale teraz mam tę notatkę, którą będę studiował po powrocie do domu. Dzięki niej.

Greg Burke:
Teraz kolejny Irlandczyk, Paddy Agnew z „Sunday Independent”, który mieszka w Rzymie, ale dziennikarz irlandzki.

Papież Franciszek:
On nie jest jedynym Irlandczykiem w Rzymie!

Paddy Agnew z „Sunday Independent”:
Ojcze Święty, dziękuję i dobry wieczór. Wczoraj, Marie Collins, ofiara Marie Collins, którą znasz dobrze, poinformowała, że nie opowiadasz się za ustanawianiem nowych watykańskich trybunałów śledczych w sprawach o nadużycia seksualne, a w szczególności tak zwanych trybunałów śledczych dotyczących biskupów, podejmowania odpowiedzialności przez biskupów (bishops accoutability). Dlaczego uważasz, że nie są one konieczne?

Papież Franciszek:
 Nie, nie, to nie tak. To nie tak. Marie Collins jest trochę uporczywie przywiązana do... – Bardzo szanuję  Marie Collins, czasami zapraszam ją, by wygłosiła konferencję w Watykanie – ale ona jest stale uporczywie przywiązana do treści listu apostolskiego: „Come una madre amorevole”, w którym  mowa, że dla osądzenia biskupów dobrze byłoby utworzyć specjalny trybunał. Potem okazało się, że nie było to wykonalne i nie było nawet dogodne ze wzglądu na różnice kulturowe biskupów, którzy mieli być sądzeni. Przyjmuje się zalecenie „Come una madre amorevole”, i tworzy się trybunał dla każdego biskupa, ale to nie to samo. Ten biskup ma zostać osądzony, a papież tworzy taki trybunał, który były bardziej zdolny do podjęcia danej sprawy. To działa lepiej, także dlatego, że dla grupy biskupów opuszczenie diecezji z tego powodu nie jest możliwe. Zatem skład trybunałów, sądów ulega zmianie. Tak czyniliśmy do tej pory. Osądzono sporo biskupów: ostatnim był arcybiskup Guam. Złożył odwołanie i postanowiłem - ponieważ był to przypadek bardzo skomplikowany - do skorzystania z przysługującego mi prawa, by przyjąć apelację osobiście, a nie odsyłać jej do trybunału apelacyjnego, który rozstrzyga sprawy wszystkich księży. Utworzyłem komisję kanonistów, która mnie wspomaga i stwierdziła, że niebawem, za miesiąc przedstawi  „zalecenie”, abym sprawę osądził. Z jednej strony jest to przypadek skomplikowany, ale nie trudny, ponieważ dowody są bardzo jasne. Ale nie mogę osądzać przedwcześnie. Czekam na raport, a potem osądzę. Twierdzę, że dowody są jasne, ponieważ to one skłoniły sąd pierwszej instancji do wydania wyroku skazującego. To był ostatni przypadek. Teraz jest kolejny, zobaczmy, jak to się zakończy. Ale sytuacja jest jasna, powiedziałem Marie: duch, a także zalecenie „Come una madre amorevole” jest realizowany: biskup powinien być osądzony przez trybunał, ale nie zawsze jest to ten sam trybunał, bo nie jest to możliwe. Ona [Marie Collins] dobrze tego nie zrozumiała, ale kiedy ją zobaczę - bo czasami przyjeżdża  do Watykanu, wezwę ją - wyjaśnię to dokładniej. Bardzo ją lubię.

Greg Burke:
Teraz grupa włoska, Ojcze Święty: jest Stefania Falasca z „Avvenire”.

Stefania Falasca, „Avvenire”:
Dobry wieczór, Ojcze Święty. Powiedziałeś, także  dzisiaj, że przyjęcie migranta i obcokrajowca jest zawsze wyzwaniem. Zaledwie wczoraj wydarzyła się bolesna sprawa statku „Diciotti”. Czy za jej rozwiązaniem kryła się Twoja ręka? Czy jest w tym Twoje zaangażowanie, zainteresowanie?

Papież Franciszek:
Łapa jest diabła, nie moja! [śmiech] Łapa pochodzi od diabła ...

Stefania Falasca:
Ponadto wielu dostrzega szantaż Europy kosztem tych ludzi. Co o tym myślisz Ojcze Święty?

Papież Franciszek:
Przyjmowanie imigrantów to rzecz starożytna, tak jak Biblia. W Księdze Powtórzonego Prawa, w przykazaniach Bóg nakazuje: przyjąć migranta, „obcego”. Jest to rzecz starożytna, w duchu Bożego objawienia, a także w duchu chrześcijaństwa. To zasada moralna. O tym mówiłem, a potem zobaczyłem, że muszę wyjaśnić trochę bardziej, ponieważ nie chodzi o gościnę pod gołym niebem. Trzeba przyjmować w rozsądny sposób, a do tego potrzebne jest zaangażowanie całej Europy. Zrozumiałem to po zamachach Zaventem w Belgii [w marcu 2016 roku]: zamachowcami byli obywatele Belgi, ale byli oni dziećmi migrantów, niezintegrowanymi, żyjącymi w gettach. Przyjęci przez kraj, ale pozostawieni sami sobie i stworzyli getto. Nie zostali zintegrowani. Dlatego podkreśliłem, że jest to ważne. Potem przypomniałem sobie, kiedy pojechałem do Szwecji - i rozmawiałem o integracji, wówczas zrozumiałem dlaczego podczas dyktatury w Argentynie, w latach 1976 - 1983 roku, bardzo wielu Argentyńczyków, a także Urugwajczyków uciekło do Szwecji. Tam rząd natychmiast kazał im uczyć się języka i dał im pracę, zintegrował ich. Do tego stopnia, że - i jest to interesująca anegdota – pani minister, która przyjechała, aby się ze mną pożegnać na lotnisku w Lund, była córką Szwedki i afrykańskiego imigranta. Ale ten afrykański imigrant do tego stopnia wszedł w szwedzkie społeczeństwo, że jego córka została ministrem w tym kraju. Szwecja była wzorem. Ale obecnie Szwecja zaczyna mieć trudności: nie dlatego, że nie miała dobrej woli, ale dlatego, że nie miała możliwości integracji. Integracja. A potem mówiłem tutaj na konferencji prasowej między wami, cnota roztropności jest cnotą rządzących. Mówiłem też o roztropności narodów odnośnie do liczby lub możliwości: naród, który może pomieścić obcokrajowców, ale nie ma szans na integrację, lepiej niech nie przyjmuje imigrantów. Tu jest problem roztropności. I myślę, że jest tu obecnie mankament dialogu w Unii Europejskiej. Musimy dalej rozmawiać: rozwiązania się znajdą ...
Co stało się na statku „Diciotti?” Nie przyłożyłem do tego ręki. Z  ministrem spraw wewnętrznych rozmawiał ks. Aldo, dobry ojciec Aldo, który prowadzi dzieło Don Benzi, które Włosi dobrze znają, działające na rzecz wyzwolenia prostytutek, tych które są wyzyskiwane i wiele innych rzeczy ... Włączyła się również Konferencja Episkopatu Włoch, kard. Bassetti, który był tutaj, ale telefonicznie śledził całą mediację, a także jeden z dwóch podsekretarzy, ks. prał. Maffeis, negocjował z ministrem. I myślę, że włączyła się Albania ... Zabrali pewną liczbę imigrantów do Albanii, Irlandii i Czarnogóry, jak sądzę, nie jestem pewien. Innych przejęła konferencja episkopatu, nie wiem, czy pod „parasolem” Watykanu, czy też nie ... Nie wiem, jak to było wynegocjowane. Ale jadą do ośrodka „Per il mondo migliore”, w Rocca di Papa, tam będą przyjęci. Będzie ich ponad stu. Tam rozpoczną naukę języka i podejmą pracę, którą wykonali zintegrowani migranci. Miałem bardzo satysfakcjonujące doświadczenie. Kiedy udałem się na uniwersytet Roma III, byli tam studenci, którzy chcieli zadać mi pytania i zobaczyłem studentkę ... „Znam tę twarz”: była tą, która przyjechała ze mną pośród trzynastu osób, które przywiozłem z Lesbos. Ta dziewczyna była na uniwersytecie! Dlaczego? Ponieważ Wspólnota Sant'Egidio, następnego dnia po przybyciu, zabrała ją do szkoły, aby się uczyła. I zintegrowała ją do poziomu uniwersyteckiego. To jest praca z imigrantami. To otwieranie serca dla wszystkich, cierpienie; następnie integracja jako warunek, aby przyjąć; a następnie roztropność rządzących, aby to uczynić. Widziałem, tajnie zrobiony film, co się dzieje z tymi, którzy są odsyłani i przechwytywani przez handlarzy: to straszne, rzeczy jakie robią mężczyznom, kobietom i dzieciom ..., sprzedają je, ale mężczyźni są torturowani w sposób najbardziej wyrafinowany. Był jeden „szpieg”, potrafił zrobić ten film, który posłałem moim dwóm podsekretarzom ds. migracji. Z tego powodu, trzeba się dobrze zastanowić, czy ich odsyłać.
I wreszcie ostatnia rzecz. Są tacy imigranci, którzy przybywają; ale są inni, którzy są oszukiwani, w Fiumicino, oszukują: „Damy ci pracę ...”. Odbierają im wszystkie dokumenty i kończą zniewoleni na chodniku, zagrożeni przez handlarzy kobiet ...

Greg Burke:
Dziękuję, Ojcze Święty. Następne pytanie pochodzi z grupy anglojęzycznej: Anny Matranga z amerykańskiej telewizji NBC.

Anna Matranga, CBS:
Dobry wieczór, Ojcze Święty, powrócę do tematu „nadużycia”, o którym już mówiłeś. Dziś bardzo wcześnie rano ukazał się dokument abp. Carlo Maria Vigano, w którym mówi on, że w roku 2013 miał rozmowę indywidualną z Tobą w Watykanie i że podczas tej rozmowy mówił wyraźnie o zachowaniu i wykorzystywaniu seksualnym popełnionym przez ex-kardynała McCarricka. Chciałabym zapytać, czy to prawda? Chciałaby też zadać jeszcze jedno pytanie: arcybiskup powiedział również, że Papież Benedykt nałożył kary na McCarricka. Powiedział mu, że nie może mieszkać w seminarium, nie mógł odprawiać publicznie Mszy św., nie mógł podróżować: został ukarany przez Kościół. Czy mogę zapytać, czy te dwie rzeczy są prawdziwe?

Papież Franciszek:
Jedna rzecz: wolałabym - nawet jeśli odpowiem na twoje pytanie – wolałabym, abyśmy najpierw mówili o podróży, a potem o innych tematach ... ale odpowiadam. Przeczytałem dziś rano ten komunikat. Przeczytałem i szczerze muszę wam to powiedzieć, wam i wszystkim, którzy są zainteresowani: przeczytajcie uważnie to oświadczenie i dokonajcie własnego osądu. Nie powiem na ten temat ani słowa. Uważam, że komunikat mówi sam za siebie, a wy macie wystarczające zdolności dziennikarskie do wyciągnięcia wniosków. Jest to akt zaufania: gdy minie trochę czasu i wyciągniecie wnioski, być może będę mówił. Ale chciałbym, aby wasza dojrzałość zawodowa wykonywała tę pracę: naprawdę to wam dobrze zrobi. W porządku.

Anna Matranga:
Marie Collins powiedziała, po spotkaniu z Waszą Świątobliwością podczas spotkania z ofiarami, że rozmawiała bezpośrednio z Tobą o byłym kardynale McCarricku. Powiedziała, że byłeś bardzo surowy w swoim potępieniu McCarricka. Chciałabym zapytać: kiedy po raz pierwszy usłyszałeś Ojcze Święty o nadużyciach popełnionych przez byłego kardynała?

Papież Franciszek:
To należy do komunikatu dotyczącego McCarricka: badajcie, a potem powiem. Ale ponieważ wczoraj nie czytałem, pozwoliłem sobie mówić jasno z Marie Collins i grupą [ofiar], podczas spotkania, które trwało półtorej godziny, o tym, co sprawiło, że tak bardzo cierpię. Sądzę, że trzeba było wysłuchać tych ośmiu osób; i z tego spotkania wyszła moja propozycja, a oni ją przyjęli i pomogli mi ją zrealizować, aby prosić o przebaczenie dzisiaj we Mszy św., ale za konkretne rzeczy. Na przykład, ostatnia, o czym nigdy nie słyszałem: te matki ... - nazwano to „myciem kobiet” - gdy kobieta zaszła w ciążę bez ślubu, była w szpitalu, albo nie wiem jak ta instytucja się nazywała ..., ale prowadziły to zakonnice, a następnie oddawały dziecko ludziom do adopcji. I  były w tym czasie dzieci, które próbowały znaleźć matki, gdyby żyły, nie wiedziały ... i mówiono im, że to grzech śmiertelny. Także matkom, które szukały swoich dzieci, mówiono, że to grzech śmiertelny. Dlatego dzisiaj powiedziałem, że to nie jest grzech śmiertelny, ale czwarte przykazanie. I to, co dzisiaj powiedziałem, o niektórych z nich nie wiedziałem. Dla mnie było to bolesne, ale także wiązało się z pocieszeniem, że mogę pomóc wyjaśnić te rzeczy. Czekam na Pani komentarz do tego dokumentu, chciałbym! Dziękuję.

Greg Burke:
Dziękuję, Ojcze Święty. Teraz Cecile Chambraud z „Le Monde”

Cecile Chambraud, „Le Monde”:
Dobry wieczór, Ojcze Święty. Mam nadzieję, że nie masz nic przeciwko, jeśli zadam moje pytanie po hiszpańsku i błagam cię o odpowiedź po włosku dla wszystkich kolegów. W swoim przemówieniu do władz irlandzkich odwołałeś się do swojego ostatniego Listu do Ludu Bożego: w tym liście wzywasz wszystkich katolików do udziału w walce z nadużyciami w Kościele. Czy możesz wyjaśnić nam, co konkretnie katolicy mogą uczynić, każdy na swoim miejscu, aby walczyć z nadużyciami? W związku z tym we Francji pewien ksiądz zainicjował petycję wzywającą do rezygnacji kardynała Barbarina, oskarżanego przez ofiary. Czy ta inicjatywa wydaje się odpowiednia, czy też nie?

Papież Franciszek:
Jeśli istnieją podejrzenia lub dowody, czy dowody połowiczne, nie widzę nic złego w przeprowadzeniu dochodzenia, tak długo, jak jest dokonywane zgodnie z fundamentalną zasadę prawną: Nemo nisi probetur malus - nikt nie zakłada zła, dopóki nie jest ono udowodnione. A wiele razy istnieje pokusa, by nie tylko prowadzić  dochodzenie, ale opublikować wiadomość, że prowadzone jest śledztwo i dlaczego dana osoba jest winna ..., W ten sposób  niektóre media – z pewnością nie wasze - zaczynają tworzyć klimat, jakoby udowodniono winę. Chciałbym powiedzieć coś, co wydarzyło się w naszych czasach, może to nam dopomóc, ponieważ dla mnie ważne jest, w jaki sposób prowadzone jest postępowanie i jak media mogą pomóc. Mniej więcej trzy lata temu zaczął się w Granadzie problem tak zwanych księży pedofilów, grupka siedmiu-ośmiu księży, którzy zostali oskarżeni o wykorzystywanie małoletnich, a nawet organizowanie imprez, orgii i tym podobnych. Oskarżenie dotarło do mnie bezpośrednio: był to list napisany przez młodego dwudziestodwuletniego człowieka. Jak podawał, był wykorzystywany, podawał nazwiska i inne szczegóły. Ten młody człowiek pracował w bardzo prestiżowym kolegium zakonnym w Granadzie. List był doskonały ... Pytał mnie, co zrobić, żeby to zgłosić. Powiedziałem: „Udaj się do arcybiskupa, arcybiskup wie, co powinieneś zrobić". Arcybiskup uczynił wszystko, co musiał. Sprawa dotarła także do sądu cywilnego. Były dwa procesy. Lokalne media zaczęły mówić, mówić ... Trzy dni później napisano w parafii, „księża pedofile” i tym podobne. W ten sposób powstała świadomość, że ci kapłani byli przestępcami. Siedmiu zostało przesłuchanych, i nic nie znaleziono. W odniesieniu do trzech, dochodzenie poszło dalej, dwóch pozostało w więzieniu przez pięć dni, a jeden - ksiądz Roman, który był proboszczem - przez siedem dni. Przez niemal trzy lata znosili nienawiść, policzkowanie od wszystkich, traktowani jak przestępcy, nie mogli pokazywać się publicznie oraz doznali upokorzeń ze strony sądu, starającego się  udowodnić zarzuty chłopca, których nie śmiem tutaj powtórzyć. Po ponad trzech latach ława przysięgłych ogłosiła, że wszyscy księża byli niewinni, a zwłaszcza tych trzech, pozostali już nie byli przedmiotem zainteresowania śledczych. Winnym był skarżący. Widzieli bowiem, że ten młody konfabulował, był bardzo inteligentny, pracował też w kolegium katolickim i miał prestiż, co sprawiało wrażenie, jakoby mówił prawdę. Został skazany na pokrycie kosztów, a oni zostali uniewinnieni. Ci ludzie zostali oskarżeni przez media, zanim wypowiedział się sąd. I dlatego wasza praca jest bardzo delikatna: musicie obserwować, jasno mówić rzeczy, ale zawsze z domniemaniem niewinności, a nie z założeniem winy! Istnieje różnica pomiędzy informatorem, który informuje o przypadku, ale nie próbuje skazać przed wydaniem wyroku, z domniemania winy, bawić się w Sherlocka Holmesa. Dla Herkulesa Poirota wszyscy byli winni, ale na tym polega  zawód detektywa. To dwa różne stanowiska. Ale ci, którzy o tym informują, muszą zawsze zaczynać od domniemania niewinności, wyrażania swoich wrażeń, wątpliwości ..., ale nie wydając wyroku. Ten przypadek, jaki się zdarzył w Granadzie, jest dla mnie przykładem, o którym warto, abyśmy wszyscy pamiętali.

Greg Burke:
W pierwszej części [pytania] pani Chambraud pytała, co lud Boży może uczynić w tej sprawie ...

Papież Franciszek:
Ach tak, tak. Kiedy coś zobaczysz, powiedz natychmiast. Powiem coś jeszcze, trochę okrutnego. Czasami rodzice ukrywają nadużycie księdza. Wiele razy. Widać to w orzeczeniach. [Mówią:] „Ależ nie ...”. Nie wierzą, albo są przekonani, że to nieprawda, a chłopiec lub dziewczyna zostają sami. Zazwyczaj co tydzień przyjmuję jedną, albo dwie osoby. Kiedyś przyjąłem pewną panią, która od 40 lat cierpiała z powodu tej plagi milczenia, ponieważ rodzice jej nie uwierzyli. Była maltretowana w wieku ośmiu lat. Mówienie – to jest ważne. To prawda, że dla matki lepiej byłoby, gdyby to nie było prawdą, a ponadto myśli, że dziecko może mieć fantazje ... [Ale trzeba] mówić. I rozmawiać z właściwymi ludźmi, rozmawiać z tymi, którzy mogą rozpocząć osądzenie, lub przynajmniej dochodzenie wstępne. Rozmawiać z sędzią lub biskupem, lub jeśli proboszcz jest dobry, trzeba porozmawiać z proboszczem. To jest pierwsza rzecz, którą może uczynić lud Boży. Tych rzeczy nie wolno ukrywać. Powiedziała mi jakiś czas temu pewna kobieta psychiatra - ale nie chcę urazić kobiet – że ze względu na uczucia macierzyńskie, kobiety są bardziej skłonne do ukrywania spraw dziecka niż mężczyźni. Ale nie wiem, czy to prawda ... trzeba natomiast rozmawiać. Dziękuję.

Greg Burke:
Z hiszpańskiej grupy językowej jest tutaj Javier Romero z „Rome Reports TV”.

Javier Romero:
Wasza Świątobliwość, proszę o wybaczenie, ale chciałbym zadać ci dwa pytania. Po pierwsze, premier Irlandii, który był bardzo bezpośredni w swoim wystąpieniu, jest dumny z nowego modelu rodziny, odmiennego od tego, który dotychczas tradycyjnie proponuje Kościół: mówię o „małżeństwie” homoseksualnym. I jest to prawdopodobnie jeden z modeli, który rodzi więcej konfliktów, szczególnie w przypadku rodziny katolickiej, gdy jest w niej osoba, która twierdzi, że jest homoseksualistą. Wasza Świątobliwość, pierwsze pytanie, które chciałbym zadać, brzmi: co myślisz, co byś powiedział ojcu, któremu syn mówi, że jest homoseksualistą i chce zamieszkać ze swoim partnerem? Drugie pytanie dotyczy tego, o czym mówiłeś także Ojcze Święty w swoim przemówieniu w obecności premiera – kwestii aborcji. Widzieliśmy, że Irlandia bardzo zmieniła się w ostatnich latach i wydawało się, że premier był rzeczywiście zadowolony z tych zmian: jedną z nich była właśnie legalizacja aborcji. Widzieliśmy, że w ostatnich miesiącach problem aborcji pojawił się w wielu krajach, między innymi w twojej ojczyźnie, Argentynie. Jak się czujesz, gdy widzisz, że jest to kwestia, o której mówisz często, a jest wiele krajów, w których prawo w tej dziedzinie jest liberalizowane?

Papież Franciszek:
Zaczynam od drugiego, ale są dwa punkty - dziękuję za to - ponieważ są one związane z kwestiami, o których mówimy. Wiecie, jak Kościół myśli o aborcji. Problem aborcji nie jest problemem religijnym: nie jesteśmy przeciwni aborcji ze względów religijnych. Nie. To jest problem ludzki i powinien być studiowany przez antropologię. Badanie aborcji, wychodząc od faktu religijnego jest pomijaniem myśli. Problem aborcji musi być badany przez antropologię. Zawsze istnieje kwestia antropologiczna na temat dopuszczalności etycznej zlikwidowania żywej istoty, aby rozwiązać problem. Ale to już jest dyskusja. Chcę tylko podkreślić, że nigdy nie pozwolę, aby ludzie zaczęli omawiać problem aborcji wychodząc z faktu religijnego. Nie. To problem antropologiczny, to problem ludzki. Tak myślę.
 Drugie. Zawsze byli homoseksualiści i ludzie ze skłonnościami homoseksualnymi. Zawsze. Socjologowie twierdzą, ale nie wiem, czy to prawda, że w czasach przemian epokowych narastają pewne zjawiska społeczne i etyczne, a jednym z nich byłoby to. Taka jest opinia niektórych socjologów. Pańskie pytanie jest jasne: co powiedziałbym ojcu, który widzi, że jego syn lub córka ma tę skłonność. Powiedziałbym przede wszystkim, aby się modlił. Nie potępiał, rozmawiał, zrozumiał, zrobił miejsce dla syna lub córki. Uczynienie miejsca, żeby się wypowiedział. Następnie, w jakim wieku objawia się ta niepokój dziecka? To ważne. Czym innym jest, kiedy przejawia się to u dziecka, gdy można wiele uczynić, aby zobaczyć, jak się rzeczy mają. Czym innym jest to, kiedy przejawia się po 20 roku życia lub coś podobnego. Ale nigdy nie powiem, że milczenie jest lekarstwem: ignorowanie syna lub córki ze skłonnością homoseksualną to brak ojcostwa i macierzyństwa. Jesteś moim synem, jesteś moją córką, takim jakim jesteś. Jestem twoim ojcem i twoją matką, porozmawiajmy. A jeśli ty, ojciec i matka, nie radzicie sobie, to poproście o pomoc, ale zawsze w dialogu, zawsze w dialogu. Ponieważ ten syn i córka mają prawo do rodziny, a rodzina to właśnie ta, która istnieje: nie wyrzucajcie go z rodziny. Jest to poważne wyzwanie dla ojcostwa i macierzyństwa. Dziękuję za pytanie, dziękuję.

Greg Burke:
Dziękuję, Ojcze Święty.

Papież Franciszek:
Chciałbym też coś powiedzieć obecnym tu Irlandczykom: znalazłem w Irlandii wiele wiary. To prawda, Irlandczycy bardzo ucierpieli na skutek skandali. Ale w Irlandii jest wiara i jest ona silna. Co więcej, Irlandczycy potrafią odróżnić i cytuję to, co usłyszałem dzisiaj od jednego z biskupów: „Naród irlandzki potrafi odróżnić prawdę od półprawd: to coś co ma w swym wnętrzu”. To prawda, że przeżywa okres kształtowania się, leczenia z tego skandalu. To prawda, że niektórzy otwierają się na stanowiska, które zdają się oddalać od wiary. Ale naród irlandzki ma silną i zakorzenioną wiarę. Chcę to powiedzieć, bo to widziałem, słyszałem i o tym byłem poinformowany w ciągu tych dwóch dni.

Dziękuję za waszą pracę, dziękuję bardzo! I proszę was, módlcie się za mnie.

Greg Burke:
Dziękuję Ojcze Święty, smacznego obiadu i dobrego odpoczynku.

[01281-PL.01] [Testo originale: Italiano]

[B0597-XX.01]