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Messaggio Pasquale del Santo Padre e Benedizione “Urbi et Orbi”, 01.04.2018


Messaggio del Santo Padre

Augurio Pasquale

Alle ore 12, dalla loggia centrale della Basilica Vaticana, il Santo Padre Francesco ha rivolto ai presenti in Piazza San Pietro ed a quanti lo ascoltavano attraverso la radio, la televisione e le nuove tecnologie di comunicazione il Messaggio che riportiamo di seguito:

Messaggio del Santo Padre

Testo in lingua italiana

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua tedesca

Traduzione in lingua spagnola

Traduzione in lingua portoghese

Traduzione in lingua polacca

Traduzione in lingua araba

Testo in lingua italiana

Cari fratelli e sorelle, buona Pasqua!

Gesù è risorto dai morti.

Risuona nella Chiesa in tutto il mondo questo annuncio, insieme con il canto dell’Alleluia: Gesù è il Signore, il Padre lo ha risuscitato ed Egli è vivo per sempre in mezzo a noi.

Gesù stesso aveva preannunciato la sua morte e risurrezione con l’immagine del chicco di grano. Diceva: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24). Ecco, proprio questo è accaduto: Gesù, il chicco di grano seminato da Dio nei solchi della terra, è morto ucciso dal peccato del mondo, è rimasto due giorni nel sepolcro; ma in quella sua morte era contenuta tutta la potenza dell’amore di Dio, che si è sprigionata e si è manifestata il terzo giorno, quello che oggi celebriamo: la Pasqua di Cristo Signore.

Noi cristiani crediamo e sappiamo che la risurrezione di Cristo è la vera speranza del mondo, quella che non delude. È la forza del chicco di grano, quella dell’amore che si abbassa e si dona fino alla fine, e che davvero rinnova il mondo. Questa forza porta frutto anche oggi nei solchi della nostra storia, segnata da tante ingiustizie e violenze. Porta frutti di speranza e di dignità dove ci sono miseria ed esclusione, dove c’è fame e manca il lavoro, in mezzo ai profughi e ai rifugiati – tante volte respinti dall’attuale cultura dello scarto –, alle vittime del narcotraffico, della tratta di persone e delle schiavitù dei nostri tempi.

E noi oggi domandiamo frutti di pace per il mondo intero, a cominciare dall’amata e martoriata Siria, la cui popolazione è stremata da una guerra che non vede fine. In questa Pasqua, la luce di Cristo Risorto illumini le coscienze di tutti i responsabili politici e militari, affinché si ponga termine immediatamente allo sterminio in corso, si rispetti il diritto umanitario e si provveda ad agevolare l’accesso agli aiuti di cui questi nostri fratelli e sorelle hanno urgente bisogno, assicurando nel contempo condizioni adeguate per il ritorno di quanti sono stati sfollati.

Frutti di riconciliazione invochiamo per la Terra Santa, anche in questi giorni ferita da conflitti aperti che non risparmiano gli inermi, per lo Yemen e per tutto il Medio Oriente, affinché il dialogo e il rispetto reciproco prevalgano sulle divisioni e sulla violenza. Possano i nostri fratelli in Cristo, che non di rado subiscono soprusi e persecuzioni, essere testimoni luminosi del Risorto e della vittoria del bene sul male.

Frutti di speranza supplichiamo in questo giorno per quanti anelano a una vita più dignitosa, soprattutto in quelle parti del continente africano travagliate dalla fame, da conflitti endemici e dal terrorismo. La pace del Risorto risani le ferite nel Sud Sudan: apra i cuori al dialogo e alla comprensione reciproca. Non dimentichiamo le vittime di quel conflitto, soprattutto i bambini! Non manchi la solidarietà per le molte persone costrette ad abbandonare le proprie terre e private del minimo necessario per vivere.

Frutti di dialogo imploriamo per la penisola coreana, perché i colloqui in corso promuovano l’armonia e la pacificazione della regione. Coloro che hanno responsabilità dirette agiscano con saggezza e discernimento per promuovere il bene del popolo coreano e costruire rapporti di fiducia in seno alla comunità internazionale.

Frutti di pace chiediamo per l’Ucraina, affinché si rafforzino i passi in favore della concordia e siano facilitate le iniziative umanitarie di cui la popolazione necessita.

Frutti di consolazione supplichiamo per il popolo venezuelano, il quale – come hanno scritto i suoi Pastori – vive in una specie di “terra straniera” nel suo stesso Paese. Possa, per la forza della Risurrezione del Signore Gesù, trovare la via giusta, pacifica e umana per uscire al più presto dalla crisi politica e umanitaria che lo attanaglia, e non manchino accoglienza e assistenza a quanti tra i suoi figli sono costretti ad abbandonare la loro patria.

Frutti di vita nuova Cristo Risorto porti per i bambini che, a causa delle guerre e della fame, crescono senza speranza, privi di educazione e di assistenza sanitaria; e anche per gli anziani scartati dalla cultura egoistica, che mette da parte chi non è “produttivo”.

Frutti di saggezza invochiamo per coloro che in tutto il mondo hanno responsabilità politiche, perché rispettino sempre la dignità umana, si adoperino con dedizione a servizio del bene comune e assicurino sviluppo e sicurezza ai propri cittadini.

Cari fratelli e sorelle,

anche a noi, come alle donne accorse al sepolcro, viene rivolta questa parola: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto!» (Lc 24,5-6). La morte, la solitudine e la paura non sono più l’ultima parola. C’è una parola che va oltre e che solo Dio può pronunciare: è la parola della Risurrezione (cfr Giovanni Paolo II, Parole al termine della Via Crucis, 18 aprile 2003). Con la forza dell’amore di Dio, essa «sconfigge il male, lava le colpe, restituisce l'innocenza ai peccatori, la gioia agli afflitti, dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace» (Preconio Pasquale).

Buona Pasqua a tutti!

[00520-IT.02] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Chers frères et sœurs, bonne fête de Pâques!

Jésus est ressuscité d’entre les morts.

Cette annonce résonne dans l’Église par le monde entier, avec le chant de l’Alleluia: Jésus est le Seigneur, le Père l’a ressuscité et il est vivant pour toujours au milieu de nous.

Jésus lui-même avait annoncé à l’avance sa mort et sa résurrection avec l’image du grain de blé. Il disait: «Si le grain de blé tombé en terre ne meurt pas, il reste seul; mais s’il meurt, il porte beaucoup de fruit» (Jn 12, 24). Voilà, justement cela est arrivé: Jésus, le grain de blé semé par Dieu dans les sillons de la terre, est mort tué par le péché du monde, il est resté deux jours dans le tombeau; mais dans sa mort était contenue toute la puissance de l’amour de Dieu, qui s’est dégagée et qui s’est manifestée le troisième jour, celui que nous célébrons aujourd’hui: la Pâque du Christ Seigneur.

Nous chrétiens, nous croyons et nous savons que la résurrection du Christ est la véritable espérance du monde, celle qui ne déçoit pas. C’est la force du grain de blé, celle de l’amour qui s’abaisse et qui se donne jusqu’au bout, et qui renouvelle vraiment le monde. Cette force porte du fruit aussi aujourd’hui dans les sillons de notre histoire, marquée de tant d’injustices et de violences. Elle porte des fruits d’espérance et de dignité là où il y a de la misère et de l’exclusion, là où il y a la faim et où manque le travail, au milieu des personnes déplacées et des réfugiés – tant de fois rejetés par la culture actuelle du rebut –, aux victimes du narcotrafic, de la traite des personnes et des esclavages de notre temps.

Et nous aujourd’hui, demandons des fruits de paix pour le monde entier, à commencer par la bien-aimée et tourmentée Syrie, dont la population est épuisée par une guerre qui ne voit pas de fin. En cette fête de Pâques, que la lumière du Christ Ressuscité éclaire les consciences de tous les responsables politiques et militaires, afin que soit mis un terme immédiatement à l’extermination en cours, que soit respecté le droit humanitaire et qu’il soit pourvu à faciliter l’accès aux aides dont ces frères et sœurs ont un urgent besoin, assurant en même temps des conditions convenables pour le retour de tous ceux qui ont été dispersés.

Invoquons des fruits de réconciliation pour la Terre Sainte, blessée encore ces jours-ci par des conflits ouverts qui n’épargnent pas les personnes sans défense, pour le Yémen et pour tout le Moyen Orient, afin que le dialogue et le respect réciproque prévalent sur les divisions et sur la violence. Puissent nos frères en Christ, qui souvent subissent brimades et persécutions, être des témoins lumineux du Ressuscité et de la victoire du bien sur le mal.

Demandons instamment des fruits d’espérance en ce jour pour tous ceux qui aspirent à une vie plus digne, surtout dans ces parties du continent africain tourmentées par la faim, par des conflits endémiques et par le terrorisme. Que la paix du Ressuscité guérisse les blessures au Sud Soudan: qu’elle ouvre les cœurs au dialogue et à la compréhension réciproque. N’oublions pas les victimes de ces conflits, surtout les enfants! Que ne manque pas la solidarité pour les nombreuses personnes contraintes à abandonner leurs terres et privées du minimum nécessaire pour vivre.

Implorons des fruits de dialogue pour la péninsule coréenne, pour que les entretiens en cours promeuvent l’harmonie et la pacification de la région. Que ceux qui ont des responsabilités directes agissent avec sagesse et discernement pour promouvoir le bien du peuple coréen et construire des relations de confiance au sein de la communauté internationale.

Demandons des fruits de paix pour l’Ukraine, afin que se renforcent les pas en faveur de la concorde et soient facilitées les initiatives humanitaires dont la population a besoin.

Appelons des fruits de consolation pour le peuple vénézuélien, qui – comme l’ont écrit ses pasteurs – vit dans une espèce de «terre étrangère» dans son propre pays. Puisse-t-il, par la force de la Résurrection du Seigneur Jésus, trouver le chemin juste, pacifique et humain pour sortir au plus vite de la crise politique et humanitaire qui le tenaille, et que accueil et assistance ne manquent pas à tous ceux de ses enfants qui sont contraints d’abandonner leur patrie.

Que le Christ Ressuscité apporte des fruits de vie nouvelle aux enfants qui, à cause des guerres et de la faim, grandissent sans espérance, privés d’éducation et d’assistance sanitaire; et aussi pour les aînés mis à l’écart par la culture égoïste, qui met de côté celui qui n’est pas «productif».

Invoquons des fruits de sagesse pour ceux qui dans le monde entier ont des responsabilités politiques, afin qu’ils respectent toujours la dignité humaine, se prodiguent avec dévouement au service du bien commun et assurent développement et sécurité à leurs propres citoyens.

Chers frères et sœurs,

A nous aussi, comme aux femmes accourues au tombeau, sont adressées ces paroles: «Pourquoi cherchez-vous le Vivant parmi les morts? Il n’est pas ici, il est ressuscité!» (Lc 24, 5-6). La mort, la solitude et la peur ne sont plus la parole ultime. Il y a une parole qui va au-delà et que Dieu seul peut prononcer: c’est la parole de la Résurrection (cf. Jean-Paul II, Paroles au terme de la Via Crucis, 18 avril 2003). Avec la force de l’amour de Dieu, elle «chasse les crimes et lave les fautes, rend l’innocence aux coupables et l’allégresse aux affligés, dissipe la haine, dispose à l’amitié et soumet toute puissance» (Annonce de la Pâque).

Bonne fête de Pâques à tous!

[00520-FR.02] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

Dear brothers and sisters, Happy Easter!

Jesus is risen from the dead!

This message resounds in the Church the world over, along with the singing of the Alleluia: Jesus is Lord; the Father has raised him and he lives forever in our midst.

Jesus had foretold his death and resurrection using the image of the grain of wheat. He said: “Unless a grain of wheat falls into the earth and dies, it remains alone; but if it dies, it bears much fruit” (Jn 12:24). And this is precisely what happened: Jesus, the grain of wheat sowed by God in the furrows of the earth, died, killed by the sin of the world. He remained two days in the tomb; but his death contained God’s love in all its power, released and made manifest on the third day, the day we celebrate today: the Easter of Christ the Lord.

We Christians believe and know that Christ’s resurrection is the true hope of the world, the hope that does not disappoint. It is the power of the grain of wheat, the power of that love which humbles itself and gives itself to the very end, and thus truly renews the world. This power continues to bear fruit today in the furrows of our history, marked by so many acts of injustice and violence. It bears fruits of hope and dignity where there are deprivation and exclusion, hunger and unemployment, where there are migrants and refugees (so often rejected by today’s culture of waste), and victims of the drug trade, human trafficking and contemporary forms of slavery.

Today we implore fruits of peace upon the entire world, beginning with the beloved and long-suffering land of Syria, whose people are worn down by an apparently endless war. This Easter, may the light of the risen Christ illumine the consciences of all political and military leaders, so that a swift end may be brought to the carnage in course, that humanitarian law may be respected and that provisions be made to facilitate access to the aid so urgently needed by our brothers and sisters, while also ensuring fitting conditions for the return of the displaced.

We beseech fruits of reconciliation for the Holy Land, also experiencing in these days the wounds of ongoing conflict that do not spare the defenceless, for Yemen and for the entire Middle East, so that dialogue and mutual respect may prevail over division and violence. May our brothers and sisters in Christ, who not infrequently put up with injustices and persecution, be radiant witnesses of the risen Lord and of the victory of good over evil.

We invoke on this day fruits of hope for those who yearn for a more dignified life, above all in those areas of the African continent deeply affected by hunger, endemic conflicts and terrorism. May the peace of the risen Lord heal wounds in South Sudan and open hearts to dialogue and mutual understanding. Let us not forget the victims of that conflict, especially the children! May there be no lack of solidarity with all those forced to abandon leave their native lands and lacking the bare essentials for living.

We implore fruits of dialogue for the Korean peninsula, that the discussions under way may advance harmony and peace within the region. May those who are directly responsible act with wisdom and discernment to promote the good of the Korean people and to build relationships of trust within the international community.

We also beseech fruits of peace for Ukraine, that the steps taken to favour harmony may be consolidated, and facilitated by the humanitarian initiatives needed by its people.

We also invoke fruits of consolation for the Venezuelan people, who, as their bishops have written, are living in a kind of “foreign land” within their own country. May that nation, by the power of the resurrection of the Lord Jesus, find a just, peaceful and humane way to surmount quickly the political and humanitarian crises that grip it. May welcome and assistance not be wanting to its sons and daughters forced to abandon their homeland.

May the risen Christ bring fruits of new life to those children, who as a result of wars and hunger, grow up without hope, lacking education and health care; and to those elderly persons who are cast off by a selfish culture that ostracizes those who are not “productive”.

We also implore fruits of wisdom for those who have political responsibilities in our world, that they may always respect human dignity, devote themselves actively to the pursuit of the common good, and ensure the development and security of their own citizens.

Dear brothers and sisters,

The words heard by the women at the tomb are also addressed to us: “Why do you seek the living among the dead? He is not here, but has risen” (Lk 24:5-6). Death, solitude and fear are not the last word. There is a word that transcends them, a word that only God can speak: it is the word of the resurrection (cf. JOHN PAUL II, Conclusion of the Way of the Cross, 18 April 2003). By the power of God’s love, it “dispels wickedness, washes faults away, restores innocence to the fallen, and joy to mourners, drives out hatred, fosters concord and brings down the mighty” (Easter Proclamation).

Happy Easter to all!

[00520-EN.02] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern,

frohe Ostern!

Jesus ist auferstanden von den Toten.

Diese Botschaft erklingt in der Kirche auf der ganzen Welt zusammen mit dem Gesang des Halleluja: Jesus ist der Herr, der Vater hat ihn auferweckt, und er lebt auf immer in unserer Mitte.

Jesus selbst hatte seinen Tod und seine Auferstehung mit dem Bild des Weizenkorns angekündigt. Er sagte: »Wenn das Weizenkorn nicht in die Erde fällt und stirbt, bleibt es allein; wenn es aber stirbt, bringt es reiche Frucht« (Joh 12,24). Und siehe, so geschah es: Jesus, das Weizenkorn, das von Gott in die Furchen der Erde gesät wurde, starb durch die Sünde der Welt und blieb zwei Tage im Grab; aber in diesem seinem Tod war die ganze Macht der Liebe Gottes enthalten, die sich entfesselt und am dritten Tag offenbart hat, an diesem Tag, den wir heute feiern: am Fest der Auferstehung Christi, des Herrn.

Wir Christen glauben und wissen, dass die Auferstehung Christi die wahre Hoffnung der Welt ist, jene Hoffnung, die nicht trügt. Es ist die Kraft des Weizenkorns, die Kraft jener Liebe, die sich erniedrigt und hingibt bis zur Vollendung. Diese Kraft erneuert wirklich die Welt. Diese Kraft bringt auch heute Frucht in den Ackerfurchen unserer Geschichte, die von so viel Ungerechtigkeit und Gewalt gezeichnet ist. Sie trägt Früchte von Hoffnung und Würde, wo Elend und Ausgrenzung sind, wo es Hunger gibt und Mangel an Arbeitsplätzen, bei den Flüchtlingen und Vertriebenen – die von der gegenwärtigen Wegwerfkultur oft abgelehnt werden –, bei den Opfern des Drogenhandels, des Menschenhandels und der Sklaverei unserer Zeit.

Und so bitten wir heute um die Früchte des Friedens für die ganze Welt, angefangen beim geliebten und gequälten Syrien, dessen Bevölkerung erschöpft ist von einem schier endlosen Krieg. Möge an diesem Osterfest das Licht des auferstandenen Christus die Gewissen aller politischen und militärischen Verantwortungsträger erleuchten, auf dass die fortschreitende Vernichtung sofort beendet, das humanitäre Völkerrecht respektiert und der Zugang zu der von diesen unseren Brüdern und Schwestern dringend benötigten Hilfe erleichtert wird. Zugleich sind angemessene Bedingungen für die Rückkehr der Evakuierten zu gewährleisten.

Wir beten um Früchte der Versöhnung für das Heilige Land, das auch in diesen Tagen durch offene Konflikte heimgesucht wird, die die Zivilbevölkerung nicht verschonen. Ebenso erbitten wir Früchte der Versöhnung für den Jemen und den gesamten Nahen Osten, dass Dialog und gegenseitiger Respekt alle Spaltung und Gewalt überwinden. Mögen unsere Brüder und Schwestern in Christus, die nicht selten unter Übergriffen und Verfolgung leiden, leuchtende Zeugen des Auferstandenen sein. Sie mögen Zeugnis geben dafür, dass das Gute über das Böse siegt.

Wir bitten an diesem Tag um Früchte der Hoffnung für diejenigen, die sich nach einem würdevolleren Leben sehnen, vor allem in den Teilen des afrikanischen Kontinents, die von Hunger, andauernden Konflikten und Terrorismus geplagt sind. Möge der Friede des auferstandenen Herrn die Wunden im Südsudan: Er öffne die Herzen für den Dialog und das gegenseitige Verständnis. Vergessen wir nicht die Opfer dieses Konflikts, insbesondere die Kinder! Es fehle nicht an Solidarität mit den vielen Menschen, die ihr Land verlassen müssen und denen ihre Lebensgrundlage entzogen wurde.

Wir bitten für die koreanische Halbinsel um Früchte des Dialogs, damit die laufenden Gespräche Harmonie und Frieden in der Region fördern. Diejenigen mit direkter Verantwortung mögen weise und mit Bedacht handeln, um dem Wohl des koreanischen Volkes zu dienen und vertrauensvolle Beziehungen innerhalb der internationalen Gemeinschaft aufzubauen.

Für die Ukraine bitten wir um Früchte des Friedens. Mögen die Bemühungen um Eintracht verstärkt werden und für die von der Bevölkerung benötigten humanitären Initiativen bessere Bedingungen geschaffen werden.

Wir beten um Früchte des Trostes für das venezolanische Volk, das – wie ihre Hirten geschrieben haben – im eigenen Land wie „in der Fremde“ lebt. Möge es in der Kraft der Auferstehung Christi, unseres Herrn, einen gerechten, friedlichen und menschlichen Weg aus der politischen und humanitären Krise finden, in der es steckt. Möge den Söhnen und Töchtern des Landes, die ihre Heimat verlassen müssen, Aufnahme und Unterstützung zuteilwerden.

Früchte eines neuen Lebens gewähre der auferstandene Christus all den Kindern, die aufgrund von Kriegen und Hungersnot ohne Hoffnung, ohne Bildung und ohne Gesundheitsversorgung aufwachsen; um diese Früchte beten wir auch zugunsten der älteren Menschen, die von einer egoistischen, nur auf „Produktivität“ bedachten Kultur ausgesondert werden.

Früchte der Weisheit erbitten wir für die Träger politischer Verantwortung auf der ganzen Welt, auf dass sie die Menschenwürde immer achten, mit Engagement für das Gemeinwohl arbeiten und Entwicklung und Sicherheit für ihre Bürger gewährleisten.

Liebe Brüder und Schwestern,

das Wort an die Frauen, die zum Grab kamen, gilt auch uns: »Was sucht ihr den Lebenden bei den Toten? Er ist nicht hier, sondern er ist auferstanden« (Lk 24,5-6). Tod, Einsamkeit und Angst haben nicht mehr das letzte Wort. Es gibt ein Wort, das darüber hinausgeht und das nur Gott aussprechen kann: Es ist das Wort der Auferstehung (vgl. Johannes Paul II., Ansprache zum Abschluss des Kreuzweges, 18. April 2003). Mit der Kraft der Liebe Gottes nimmt sie »den Frevel hinweg, reinigt von Schuld, gibt den Sündern die Unschuld, den Trauernden Freude. Weit vertreibt sie den Hass, sie einigt die Herzen und beugt die Gewalten« (Exsultet der Osternacht).

Euch allen ein frohes Osterfest!

[00520-DE.02] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas, ¡Feliz Pascua!

Jesús ha resucitado de entre los muertos.

Junto con el canto del aleluya, resuena en la Iglesia y en todo el mundo, este mensaje: Jesús es el Señor, el Padre lo ha resucitado y él vive para siempre en medio de nosotros.

Jesús mismo había preanunciado su muerte y resurrección con la imagen del grano de trigo. Decía: «Si el grano de trigo no cae en tierra y muere, queda infecundo; pero si muere, da mucho fruto» (Jn 12,24). Y esto es lo que ha sucedido: Jesús, el grano de trigo sembrado por Dios en los surcos de la tierra, murió víctima del pecado del mundo, permaneció dos días en el sepulcro; pero en su muerte estaba presente toda la potencia del amor de Dios, que se liberó y se manifestó el tercer día, y que hoy celebramos: la Pascua de Cristo Señor.

Nosotros, cristianos, creemos y sabemos que la resurrección de Cristo es la verdadera esperanza del mundo, aquella que no defrauda. Es la fuerza del grano de trigo, del amor que se humilla y se da hasta el final, y que renueva realmente el mundo. También hoy esta fuerza produce fruto en los surcos de nuestra historia, marcada por tantas injusticias y violencias. Trae frutos de esperanza y dignidad donde hay miseria y exclusión, donde hay hambre y falta trabajo, a los prófugos y refugiados —tantas veces rechazados por la cultura actual del descarte—, a las víctimas del narcotráfico, de la trata de personas y de las distintas formas de esclavitud de nuestro tiempo.

Y, hoy, nosotros pedimos frutos de paz para el mundo entero, comenzando por la amada y martirizada Siria, cuya población está extenuada por una guerra que no tiene fin. Que la luz de Cristo resucitado ilumine en esta Pascua las conciencias de todos los responsables políticos y militares, para que se ponga fin inmediatamente al exterminio que se está llevando a cabo, se respete el derecho humanitario y se proceda a facilitar el acceso a las ayudas que estos hermanos y hermanas nuestros necesitan urgentemente, asegurando al mismo tiempo las condiciones adecuadas para el regreso de los desplazados.

Invocamos frutos de reconciliación para Tierra Santa, que en estos días también está siendo golpeada por conflictos abiertos que no respetan a los indefensos, para Yemen y para todo el Oriente Próximo, para que el diálogo y el respeto mutuo prevalezcan sobre las divisiones y la violencia. Que nuestros hermanos en Cristo, que sufren frecuentemente abusos y persecuciones, puedan ser testigos luminosos del Resucitado y de la victoria del bien sobre el mal.

Suplicamos en este día frutos de esperanza para cuantos anhelan una vida más digna, sobre todo en aquellas regiones del continente africano que sufren por el hambre, por conflictos endémicos y el terrorismo. Que la paz del Resucitado sane las heridas en Sudán del Sur: abra los corazones al diálogo y a la comprensión mutua. No olvidemos a las víctimas de ese conflicto, especialmente a los niños. Que nunca falte la solidaridad para las numerosas personas obligadas a abandonar sus tierras y privadas del mínimo necesario para vivir.

Imploramos frutos de diálogo para la península coreana, para que las conversaciones en curso promuevan la armonía y la pacificación de la región. Que los que tienen responsabilidades directas actúen con sabiduría y discernimiento para promover el bien del pueblo coreano y construir relaciones de confianza en el seno de la comunidad internacional.

Pedimos frutos de paz para Ucrania, para que se fortalezcan los pasos en favor de la concordia y se faciliten las iniciativas humanitarias que necesita la población.

Suplicamos frutos de consolación para el pueblo venezolano, el cual —como han escrito sus Pastores— vive en una especie de «tierra extranjera» en su propio país. Para que, por la fuerza de la resurrección del Señor Jesús, encuentre la vía justa, pacífica y humana para salir cuanto antes de la crisis política y humanitaria que lo oprime, y no falten la acogida y asistencia a cuantos entre sus hijos están obligados a abandonar su patria.

Traiga Cristo Resucitado frutos de vida nueva para los niños que, a causa de las guerras y el hambre, crecen sin esperanza, carentes de educación y de asistencia sanitaria; y también para los ancianos desechados por la cultura egoísta, que descarta a quien no es «productivo».

Invocamos frutos de sabiduría para los que en todo el mundo tienen responsabilidades políticas, para que respeten siempre la dignidad humana, se esfuercen con dedicación al servicio del bien común y garanticen el desarrollo y la seguridad a los propios ciudadanos.

Queridos hermanos y hermanas:

También a nosotros, como a las mujeres que acudieron al sepulcro, van dirigidas estas palabras: «¿Por qué buscáis entre los muertos al que vive? No está aquí. Ha resucitado» (Lc 24,5-6). La muerte, la soledad y el miedo ya no son la última palabra. Hay una palabra que va más allá y que solo Dios puede pronunciar: es la palabra de la Resurrección (cf. Juan Pablo II, Palabras al término del Vía Crucis, 18 abril 2003). Ella, con la fuerza del amor de Dios, «ahuyenta los pecados, lava las culpas, devuelve la inocencia a los caídos, la alegría a los tristes, expulsa el odio, trae la concordia, doblega a los poderosos» (Pregón pascual).

¡Feliz Pascua a todos!

[00520-ES.02] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua portoghese

Queridos irmãos e irmãs, feliz Páscoa!

Jesus ressuscitou dos mortos.

Ressoa na Igreja, por todo o mundo, este anúncio, juntamente com o cântico do Aleluia: Jesus é o Senhor, o Pai ressuscitou-O e Ele está vivo para sempre no meio de nós.

O próprio Jesus preanunciara a sua morte e ressurreição com a imagem do grão de trigo. Dizia: «Se o grão de trigo, lançado à terra, não morrer, fica ele só; mas, se morrer, dá muito fruto» (Jo 12, 24). Foi isto mesmo que aconteceu: Jesus, o grão de trigo semeado por Deus nos sulcos da terra, morreu vítima do pecado do mundo, permaneceu dois dias no sepulcro; mas, naquela sua morte, estava contida toda a força do amor de Deus, que se desencadeou e manifestou ao terceiro dia, aquele que celebramos hoje: a Páscoa de Cristo Senhor.

Nós, cristãos, acreditamos e sabemos que a ressurreição de Cristo é a verdadeira esperança do mundo, a esperança que não decepciona. É a força do grão de trigo, a do amor que se humilha e oferece até ao fim e que verdadeiramente renova o mundo. Esta força dá fruto também hoje nos sulcos da nossa história, marcada por tantas injustiças e violências. Dá frutos de esperança e dignidade onde há miséria e exclusão, onde há fome e falta trabalho, no meio dos deslocados e refugiados – frequentemente rejeitados pela cultura atual do descarte – das vítimas do narcotráfico, do tráfico de pessoas e da escravidão dos nossos tempos.

E nós, hoje, pedimos frutos de paz para o mundo inteiro, a começar pela amada e martirizada Síria, cuja população se encontra exausta por uma guerra sem um fim à vista. Nesta Páscoa, a luz de Cristo Ressuscitado ilumine as consciências de todos os responsáveis políticos e militares, para que se ponha imediatamente termo ao extermínio em curso, respeite o direito humanitário e proveja a facilitar o acesso às ajudas de que têm urgente necessidade estes nossos irmãos e irmãs, assegurando ao mesmo tempo condições adequadas para o regresso de quantos foram desalojados.

Frutos de reconciliação, imploramos para a Terra Santa, ferida, também nestes dias, por conflitos abertos que não poupam os indefesos, para o Iémen e para todo o Médio Oriente, a fim de que o diálogo e o respeito mútuo prevaleçam sobre as divisões e a violência. Possam os nossos irmãos em Cristo, que muitas vezes sofrem abusos e perseguições, ser testemunhas luminosas do Ressuscitado e da vitória do bem sobre o mal.

Frutos de esperança, suplicamos neste dia para todos aqueles que anseiam por uma vida mais digna, especialmente nas regiões do continente africano atormentadas pela fome, por conflitos endémicos e pelo terrorismo. A paz do Ressuscitado cure as feridas no Sudão do Sul: abra os corações ao diálogo e à compreensão mútua. Não esqueçamos as vítimas daquele conflito, sobretudo as crianças! Não falte a solidariedade em prol das inúmeras pessoas forçadas a abandonar as suas terras e privadas do mínimo necessário para viver.

Frutos de diálogo, imploramos para a península coreana, para que os colóquios em curso promovam a harmonia e a pacificação da região. Aqueles que têm responsabilidades diretas ajam com sabedoria e discernimento para promover o bem do povo coreano e construir relações de confiança no âmbito da comunidade internacional.

Frutos de paz, pedimos para a Ucrânia, a fim de que se reforcem os passos a favor da concórdia e sejam facilitadas as iniciativas humanitárias de que necessita a população.

Frutos de consolação, suplicamos para o povo venezuelano, que vive – escreveram os seus Pastores – como que em «terra estrangeira» no seu próprio país. Possa, pela força da Ressurreição do Senhor Jesus, encontrar a via justa, pacífica e humana para sair, o mais rápido possível, da crise política e humanitária que o oprime e, àqueles dentre os seus filhos que são forçados a abandonar a sua pátria, não lhes falte hospedagem nem assistência.

Frutos de vida nova, Cristo Ressuscitado dê às crianças que, por causa das guerras e da fome, crescem sem esperança, privadas de educação e assistência sanitária; e também aos idosos descartados pela cultura egoísta que põe de lado aqueles que não são «produtivos».

Frutos de sabedoria, imploramos para aqueles que, em todo o mundo, têm responsabilidades políticas, a fim de que respeitem sempre a dignidade humana, trabalhem com dedicação ao serviço do bem comum e garantam progresso e segurança aos seus cidadãos.

Queridos irmãos e irmãs!

Também a nós, como às mulheres que acorreram ao sepulcro, é-nos dirigida esta palavra: «Porque buscais o Vivente entre os mortos? Não está aqui; ressuscitou!» (Lc 24, 5-6). A morte, a solidão e o medo já não são a última palavra. Há uma palavra que vem depois e que só Deus pode pronunciar: é a palavra da Ressurreição (cf. João Paulo II, Palavras no final da Via-Sacra, 18/IV/2003). Com a força do amor de Deus, ela «afugenta os crimes, lava as culpas, restitui a inocência aos pecadores, dá alegria aos tristes, derruba os poderosos, dissipa os ódios, estabelece a concórdia e a paz» (Precónio Pascal).

Feliz Páscoa para todos!

[00520-PO.02] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua polacca

Drodzy bracia i siostry, dobrych Świąt Paschalnych!

Jezus zmartwychwstał.

W Kościele na całym świecie rozbrzmiewa to orędzie wraz ze śpiewem Alleluja: Jezus jest Panem, Ojciec wskrzesił Go z martwych i żyje na wieki pośród nas.

Sam Jezus zapowiedział swoją śmierć i zmartwychwstanie odwołując się do obrazu ziarna pszenicznego. Powiedział: „Jeżeli ziarno pszenicy wpadłszy w ziemię nie obumrze, zostanie tylko samo, ale jeżeli obumrze, przynosi plon obfity” (J 12,24). Oto tak właśnie się stało: Jezus, ziarno pszenicy zasiane przez Boga w bruzdach ziemi, umarł zabity przez grzech świata, dwa dni pozostawał w grobie; lecz w Jego śmierci zawarta była cała moc miłości Bożej, która została wyzwolona i ukazała się trzeciego dnia, tego, który dziś obchodzimy: Paschy Chrystusa Pana.

My, chrześcijanie, wierzymy i wiemy, że zmartwychwstanie Chrystusa jest prawdziwą nadzieją świata, tą która nie zawodzi. To siła ziarna pszenicy, moc miłości, która się uniża i daje siebie aż do końca, i która naprawdę odnawia świat. Siła ta przynosi owoce także i dziś w bruzdach naszej historii, naznaczonej wieloma niesprawiedliwościami i przemocą. Przynosi owoce nadziei i godności, tam gdzie jest ubóstwo i wykluczenie, gdzie jest głód i brakuje pracy, pośród osób przesiedlonych i uchodźców – wiele razy odrzucanych przez obecną kulturę odrzucenia - ofiarom przemytu narkotyków, handlu ludźmi oraz niewolnictwa naszych czasów.

A dzisiaj prosimy o owoce pokoju dla całego świata, poczynając od ukochanej i udręczonej Syrii, której mieszkańcy są wyczerpani wojną, której końca nie widać. Niech w tę Wielkanoc, światło Zmartwychwstałego Chrystusa oświeci sumienia wszystkich przywódców politycznych i wojskowych, aby natychmiast położono kres trwającej eksterminacji, szanowano prawo humanitarne i zatroszczono się o ułatwienie dostępu do pomocy, której ci nasi bracia i siostry pilnie potrzebują, zapewniając jednocześnie odpowiednie warunki dla powrotu osób wysiedlonych.

Modlimy się o owoce pojednania dla Ziemi Świętej, również w tych dniach ranionej przez otwarte konflikty, które nie oszczędzają bezbronnych, dla Jemenu i dla całego Bliskiego Wschodu, aby dialog i wzajemny szacunek były ważniejsze od podziałów i przemocy. Oby nasi bracia w Chrystusie, którzy często cierpią z powodu przemocy i prześladowania mogli być widocznymi świadkami Zmartwychwstałego oraz zwycięstwa dobra nad złem.

Błagamy w tym dniu o owoce nadziei dla osób tęskniących za życiem bardziej godnym, szczególnie w tych częściach kontynentu afrykańskiego, które cierpią głód, trwające od dawna konflikty i terroryzm. Niech pokój Zmartwychwstałego uleczy rany w Sudanie Południowym: niech otworzy serca na dialog i wzajemne zrozumienie. Nie zapominajmy o ofiarach tego konfliktu, zwłaszcza o dzieciach! Niech nie zabraknie solidarności dla wielu ludzi zmuszonych do opuszczenia swojej ziemi i pozbawionych minimum niezbędnego do życia.

Błagamy o owoce dialogu dla Półwyspu Koreańskiego, aby trwające obecnie rozmowy krzewiły zgodę i budowanie pokoju w tym regionie. Nich ci, którzy ponoszą bezpośrednią odpowiedzialność działają z mądrością i rozeznaniem, aby promować dobro narodu koreańskiego i budować relacje zaufania w łonie społeczności międzynarodowej.

Prosimy o owoce pokoju dla Ukrainy, aby umocniono działania na rzecz zgody oraz ułatwiono inicjatywy humanitarne, których potrzebuje ludność.

Błagamy o owoce pocieszenia dla narodu wenezuelskiego, który - jak napisali jego pasterze - żyje na swego rodzaju „ziemi obcej” we własnej ojczyźnie. Oby mógł on, dzięki mocy zmartwychwstania Pana Jezusa, znaleźć właściwą drogę, pokojową i humanitarną, by jak najszybciej wyjść z rozszarpującego go kryzysu politycznego i humanitarnego. Niech też nie zabraknie gościnności i pomocy dla tych spośród jego dzieci, które są zmuszone do opuszczenia swej ojczyzny.

Niech Zmartwychwstały Chrystus przynosi owoce nowego życia dzieciom, które z powodu wojen i głodu dorastają bez nadziei, pozbawione edukacji i opieki zdrowotnej; a także osobom starszym odrzuconym przez egoistyczną kulturę, która odkłada na bok tych, którzy nie są „produktywni”.

Modlimy się o owoce mądrości dla tych, którzy na całym świecie ponoszą odpowiedzialność polityczną, aby zawsze szanowali ludzką godność, z poświęceniem dokładali wszelkich starań w służbie dobru wspólnemu i zapewnili rozwój i bezpieczeństwo swoim obywatelom.

Drodzy bracia i siostry,

Także do nas, podobnie jak do kobiet, które przyszły do grobu, skierowane jest to słowo: „Dlaczego szukacie żyjącego wśród umarłych? Nie ma Go tutaj; zmartwychwstał!” (Łk 24, 5-6). Ostatnim słowem nie są już śmierć, samotność i lęk. Jest takie słowo, które wykracza poza granice ludzkiej wyobraźni, i które tylko Bóg może wypowiedzieć: jest to słowo zmartwychwstania (por. Jan Paweł II, Przemówienie na zakończenie Drogi Krzyżowej, 18 kwietnia 2003). Mocą Bożej miłości „ oddala ono zbrodnie, z przewin obmywa, przywraca niewinność upadłym, a radość smutnym, rozprasza nienawiść, usposabia do zgody i ugina potęgi” (Exultet).

Wszystkim życzę dobrych Świąt Wielkanocnych!

[00520-PL.02] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua araba

بركة قداسة البابا فرنسيس

لمدينة روما وللعالم

بمناسبة عيد الفصح

الأحد 1 أبريل / نيسان 2018

ساحة القديس بطرس

أيها الإخوة الأعزاء، فصحًا مجيدًا!

المسيح قام من بين الأموات.

يتردد صدى هذه البشارة في الكنيسة عبر العالم بأسره، مع نشيد الهللويا: يسوع هو الربّ، والآب قد أقامه من الموت، وهو حيّ للأبد في وسطنا. هللويا!

قد أنبأ يسوع نفسه مسبقًا بموته وقيامته من خلال صورة حبّة الحنطة. قال: "إنَّ حَبَّةَ الحِنطَةِ الَّتي تَقَعُ في الأَرض إِن لَم تَمُتْ تَبقَ وَحدَها. وإذا ماتَت، أَخرَجَت ثَمَرًا كثيرًا" (يو 12، 24). وهذا ما قد تحقّق بالفعل: يسوع، حبّة الحنطة التي زرعها الآب في أثلام الأرض، قد مات مقتولًا بخطايا العالم، وبقيَ يومين في القبر؛ ولكن موته هذا كان يحتوي على قدرة محبّة الله، التي حَبَست نفسها ثم ظهرت في اليوم الثالث، اليوم الذي نحتفل به اليوم: فصح المسيح الربّ.

نؤمن نحن المسيحيّون ونعلم أن قيامة المسيح هي الرجاء الحقيقيّ للعالم، الرجاء الذي لا يخيّب أبدًا. إنها قوّة حبّة الحنطة، قوّة المحبّة التي تتواضع وتهب نفسها حتى النهاية، وتجدّد العالم حقّا. وهذه القوّة تحمل ثمرًا اليوم أيضًا في أخاديد تاريخنا المطبوع بالكثير من الظلم والعنف. تحمل ثمارَ رجاءٍ وكرامة حيث يوجد البؤس والاقصاء، وحيث الجوع وفقدان العمل، ووسط اللاجئين والمهاجرين –الذين كثيرًا ما تستبعدهم ثقافة الاقصاء الحالية-، ووسط ضحايا الاتّجار بالمخدرات، والإتجار بالبشر، وأنواع العبوديّة في زمننا هذا.

ونحن اليوم نطلب ثمارَ سلامٍ للعالم بأسره، بدءًا من سوريا الحبيبة والمعذَّبة، التي أنهكت الحرب شعبها، حرب لا ترى لها نهاية. لينِرْ نورُ المسيح القائم من الموت، في عيد الفصح هذا، ضمائر جميع المسؤولين السياسيّين والعسكريّين، كيما يتمّ وضع حدّ فورًا للإبادة القائمة، ويتمّ احترام حقوق الإنسان وتسهيل إمكانيّة الحصول على المساعدات التي يحتاجها إخواننا وأخواتنا الذين هم بحاجة ماسّة إليها، ويتمّ تأمين الظروف المناسبة في الوقت نفسه لعودة الذين تهجّروا.

ونلتمس ثمرةَ مصالحةٍ للأراضي المقدّسة، التي وفي هذه الأيام أيضًا تجرحها نزاعات مفتوحة لا تستثني الأشخاص العُزَّل، نلتمس السلام لليمن والشرق الأوسط بأسره كيما يتغلّب الحوار والاحترام المتبادل على الانقسامات والعنف. ليتمكن إخوتنا في المسيح، الذين غالبًا ما يعانون من الإساءات ويتعرضون للاضطهاد، من أن يكونوا شهودًا منيرين للقائم من بين الأموات، ولانتصار الخير على الشرّ.

نلتمس ثمار رجاء في هذا اليوم، لجميع الذين يتوقون لحياة أكثر كرامة، ولا سيما في أجزاء القارة الأفريقيّة التي تعاني من الجوع والصراعات الوطنية المزمنة والإرهاب. ليشفي سلام القائم من بين الأموات جراحات جنوب السودان: ليفتح القلوب على الحوار وعلى التفاهم المتبادل. ولا ننسينَّ ضحايا تلك الصراعات، ولا سيما الأطفال! ولا يغيبنَّ التضامن تجاه الأشخاص الذين أجبروا على ترك أراضيهم وحُرموا من الحدّ الأدنى الضروري للعيش.

نلتمس ثمار حوار لشبه الجزيرة الكورية، كيما تعزّز المحادثات الجارية التناغمَ والسلام في المنطقة. وكي يتصرّف أولئك الذين يحملون المسؤوليّات المباشرة، بحكمة وتمييز، من أجل تعزيز خير الشعب الكوري ولبناء علاقات ثقة في وسط المجتمع الدولي.

نطلب ثمار سلام لأوكرانيا، كيما تتقوّى الخطوات لصالح الوفاق ويتمّ تسهيل المبادرات الإنسانيّة التي يحتاج إليها الشعب.

نتوسّل ثمارَ تعزية للشعب الفنزويلي، الذي –كما كتب رعاته- يعيش في نوع من "الأرض الغريبة" في بلده. ليتمكن، بقوّة قيامة الربّ يسوع، من أن يجد الطريق العادلة والمسالمة والإنسانية للخروج بأسرع وقت من الأزمات السياسيّة والإنسانيّة التي تسوده، ولا تنقصنّ الضيافة والمساعدة لأبنائه الذين أجبروا على ترك وطنهم.

ليحمل المسيحُ القائم من بين الأموات ثمارَ حياة جديدة للأطفال الذين، بسبب الحرب والجوع، ينمون دون رجاء، محرومين من التربية ومن الرعاية الصحّية؛ وللمسنّين أيضًا المستبعدين من قِبَلِ الثقافة الأنانيّة، التي تستبعد مَن لا "يُنتج".

نسأل ثمار حكمة للذين يشغلون في العالم بأسره مسؤوليّات سياسيّة، كيما يحترموا على الدوام الكرامة الإنسانيّة، ويعملوا بتفانٍ في خدمة الخير المشترك ويؤمّنوا التنمية والأمان لمواطنيهم.

أيها الإخوة والأخوات الأعزاء،

لنا نحن أيضًا، كما وُجِّهَت للنسوة اللواتي أسرعن إلى القبر، توَجَّه هذه الكلمة: "لِماذا تَبحَثنَ عن الحَيِّ بَينَ الأَموات؟ إِنَّه لَيسَ ههُنا، بل قام!" (لو 24، 5- 6). إن الكلمة الأخيرة ليست للموت والوحدة والخوف بعد الآن. هناك كلمة تذهب أبعد من ذلك، كلمة وحده الله يستطيع أن يلفظها: إنها كلمة القيامة (را. يوحنا بولس الثاني، كلمة بعد درب الصليب، 18 أبريل/نيسان 2003). بقوّة محبّة الله، هي "تقهر الشرّ، وتمحو الذنوب، وتعيد البراءة للخطأة، والفرح للمحزونين، وتُبدد الحقد، وتليّن قساوة المقتدرين، وتعزّز الوفاق والسلام" (الإعلان الفصحي).

فصحًا مجيدًا للجمي!

[00520-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Augurio Pasquale

Cari fratelli e sorelle,

rinnovo i miei auguri di Buona Pasqua a tutti voi, provenienti dall’Italia e da diversi Paesi, come pure a quanti sono collegati mediante la televisione, la radio e gli altri mezzi di comunicazione. La gioia e la speranza di Gesù risorto diano conforto alle famiglie, specialmente agli anziani che sono la preziosa memoria della società, e ai giovani che rappresentano il futuro della Chiesa e dell’umanità.

Vi ringrazio per la vostra presenza in questo giorno di Pasqua, la festa più importante della nostra fede, perché è la festa della nostra salvezza, la festa dell’amore di Dio per noi. Un ringraziamento speciale per il dono dei fiori, che anche quest’anno provengono dai Paesi Bassi.

In questi giorni di Pasqua annunciate, con le parole e con la vita, la bella notizia che “Gesù e Risorto”. E per favore, non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo pasquale e arrivederci!

[00521-IT.01] [Testo originale: Italiano]

[B0242-XX.02]