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Conferenza Stampa di presentazione della Costituzione Apostolica «Veritatis gaudium» di Papa Francesco, circa la nuova normativa sugli Istituti di studi ecclesiastici, 29.01.2018


Intervento dell’Em.mo Card. Giuseppe Versaldi

Intervento di S.E. Mons. Angelo Vincenzo Zani

Intervento del Prof. Mons. Piero Coda

Alle ore 11.00 di questa mattina, nella Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo la Conferenza Stampa di presentazione della Costituzione Apostolica «Veritatis gaudium» di Papa Francesco, circa la nuova normativa sugli Istituti di studi ecclesiastici.

Sono intervenuti l’Em.mo Card. Giuseppe Versaldi, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica (degli Istituti di Studi); S.E. Mons. Angelo Vincenzo Zani, Segretario della medesima Congregazione; il Prof. Mons. Piero Coda, Preside dell'Istituto Universitario Sophia, Membro della Commissione Teologica Internazionale.

Ne riportiamo di seguito gli interventi:

Intervento dell’Em.mo Card. Giuseppe Versaldi

La nostra epoca presenta costantemente nuove sfide a tutti gli attori impegnati nel mondo dell'educazione superiore. Malgrado le difficoltà inevitabili, queste sfide sono uno stimolo per le Istituzioni accademiche a compiere grandi progressi. Tuttavia, esse sono talvolta talmente impegnative che le suddette Istituzioni possono essere tentate da “una pseudocultura che riduce l’uomo a scarto, la ricerca a interesse e la scienza a tecnica”. Contro questo paradigma Papa Francesco si rivolge a tutti gli accademici con un invito urgente: “dedichiamoci con passione all’educazione, cioè a "trarre fuori" il meglio da ciascuno per il bene di tutti” (Incontro con gli studenti e il mondo accademico, Bologna, 1° ottobre 2017).

Le Università e le Facoltà ecclesiastiche, rette dalla Costituzione Apostolica Sapientia christiana (1979), appartengono pienamente a questo mondo accademico. Ne conoscono non solo le sfide, ma anche le potenzialità. Non possono – per loro stessa natura – sfuggire le domande intrinseche che ad esso sono indirizzate. Alla luce della sua esperienza quotidiana – che vaglia i numerosi pareri raccolti nel mondo intero – la Congregazione per l’Educazione Cattolica ha proposto a Sua Santità Papa Francesco un nuovo quadro normativo, da più parti richiesto, affinché quello precedente “sia di continuo adattat[o] alle nuove esigenze delle Facoltà Ecclesiastiche” (Sap. chr., art. 93).

Dalla loro pubblicazione, i testi della Costituzione Apostolica Sapientia christiana (15 aprile 1979) e delle sue Ordinationes (29 aprile 1979) sono stati già emendati tre volte: il 2 settembre 2002, tramite il Decreto con cui viene rinnovato l’ordine degli studi nelle Facoltà di Diritto Canonico, il quale, dopo l’approvazione in forma specifica del Santo Padre, riformula l’art. 76 della Costituzione nonché gli articoli 56 e 57 delle Ordinationes; il 28 gennaio 2011, con il Decreto di riforma degli studi ecclesiastici di Filosofia il quale, dopo l’approvazione in forma specifica del Santo Padre, riformula gli articoli 72, 81 e 83 della Costituzione nonché gli articoli 51. 1° a), 52, 59, 60, 61 e 62 delle Ordinationes (inoltre sono stati aggiunti gli articoli 52 bis e 62 bis alle Ordinationes); il 22 settembre 2015, con il Decreto della Congregazione per l’Educazione Cattolica concernente la nuova formulazione degli articoli 8, 6° (relazione ormai quinquennale) e 14, 6° delle Ordinationes (aggiornamento annuale della banca dati).

Dal 1985, la Congregazione per l’Educazione Cattolica ha pubblicato altri testi normativi circa le Istituzioni accademiche ecclesiastiche nel campo della teologia, della filosofia e delle scienze religiose: la Notio affiliationis theologicae (1985), la Conventio ad affiliandum (1985), le Normae servandae ad affiliationem theologicam exsequendam (1985)e le Normae de instituti theologici aggregatione (1993); la Notio affiliationis philosophicae (2014), la Conventio ad affiliandum (2014) e le Normae servandae ad affiliationem philosophicam exsequendam (2014); l’Istruzione sugli Istituti Superiori di Scienze Religiose (2008).

Si devono menzionare inoltre i documenti promulgati dal Sommo Pontefice san Giovanni Paolo II: il Codex Iuris Canonicis (1983) e il Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium (1990) che dedicano alcuni canoni, rispettivamente, al tema De universitatibus et facultatibus ecclesiasticis (cfr. cann. 815-821 CIC) e De ecclesiasticis studiorum universitatibus et facultatibus (cfr. cann. 646-650 CCEO), nonché la Costituzione Apostolica Ex corde Ecclesiae (1990) che, pur essendo dedicata alle Università cattoliche, fa anche riferimento alle Istituzioni accademiche ecclesiastiche (cfr. Norme generali, art. 1, § 2 e art. 7, § 1).

Oltre alle norme canoniche vigenti, la Santa Sede ha aderito, nel campo dell’Educazione superiore, a quattro Convenzioni regionali dell’UNESCO: Regional Convention on the Recognition of Studies, Diplomas and Degrees in Higher Education in Latin America and the Caribbean (adesione il 30/11/1977), Convention on the Recognition of Qualifications concerning Higher Education in the European Region (adesione l’11/04/1997), Asia-Pacific Regional Convention on the Recognition of Qualifications in Higher Education (adesione il 26/11/2011), Revised Convention on the Recognition of Studies, Certificates, Diplomas, Degrees and Other Academic Qualifications in Higher Education in African States (adesione il 12/12/2014). Questo processo ha indotto il Sommo Pontefice Benedetto XVI a erigere, con Chirografo del 19 settembre 2007, l’Agenzia della Santa Sede per la Valutazione e la Promozione della Qualità delle Università e Facoltà Ecclesiastiche (AVEPRO), che è una Istituzione collegata con la Santa Sede, a norma degli art. 186 e 190-191 della Costituzione Apostolica Pastor Bonus.

In questa prospettiva, la Congregazione per l’Educazione Cattolica, tramite 7 Lettere circolari dirette a tutte le Facoltà Ecclesiastiche, ha dato informazioni necessarie per un corretto adeguamento delle Istituzioni accademiche ecclesiastiche alle esigenze del Processo di Bologna e ha introdotto nuove disposizioni regolamentari che non sono ancora inserite nella normativa canonica sugli studi superiori ecclesiastici.

Papa Francesco ha incoraggiato questa revisione della quale ha parlato nel suo discorso ai partecipanti all’Assemblea Plenaria della Congregazione per l'Educazione Cattolica, il 13 febbraio 2014: “Il 50° anniversario della Dichiarazione conciliare, il 25° della Ex corde Ecclesiae e l’aggiornamento della Sapientia christiana ci inducono a riflettere seriamente sulle numerose istituzioni formative sparse in tutto il mondo e sulla loro responsabilità di esprimere una presenza viva del Vangelo nel campo dell’educazione, della scienza e della cultura”. Durante la Plenaria dei giorni 7-9 febbraio 2017, questa revisione è stata discussa, migliorata e approvata dai Padri in tal modo che una “buona parte del […] lavoro è stato dedicato alle istituzioni universitarie ecclesiastiche e cattoliche per l’aggiornamento della Costituzione apostolica Sapientia christiana” (Papa Francesco, Discorso ai partecipanti alla Plenaria della Congregazione per l'Educazione Cattolica, 9 febbraio 2017).

Questa revisione è stata assunta da Papa Francesco il quale ha deciso di emanare una nuova Costituzione Apostolica. Essa porta la data dell’8 dicembre 2017, 52° anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II ed è intitolata Veritatis gaudium. La nuova Costituzione sugli studi accademici ecclesiastici indica il senso e, più specificamente, i criteri di fondo per un rinnovamento e un rilancio del contributo degli studi ecclesiastici in una Chiesa missionaria “in uscita”, come illustrato nell’ampio Proemio, ispirato alla Evangelii gaudium.

I menzionati testi si possono anche trovare sul sito web della Santa Sede e su quello della Congregazione per l’Educazione Cattolica (www.educatio.va).

[00144-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Intervento di S.E. Mons. Angelo Vincenzo Zani

1. Principali novità presenti nella Costituzione Apostolica Veritatis gaudium e nelle relative Ordinationes

La nuova Costituzione Apostolica Veritatis gaudium, oltre a confermare le precedenti disposizioni normative, contenute in Sapientia christiana, prevede numerose novità di natura diversa; alcune riguardano i corsi di studio e relativi titoli, altre le figure dei docenti e di chi ricopre ruoli di responsabilità, altre gli aspetti istituzionali.

Nella presentazione odierna accenniamo soltanto ad alcune tra le novità più importanti rispetto alla Costituzione Apostolica del 1979.

La prima concerne le caratteristiche ed i compiti di una nuova istituzione di cui parla il documento di Papa Francesco: si tratta dell’AVEPRO, l’Agenzia per la Valutazione e la Promozione della qualità, creata nel settembre 2007 da Papa Benedetto XVI, e che ora viene inserita nelle norme costituzionali. L’Art. 1. § 2. recita così: “Le Università e Facoltà ecclesiastiche, nonché le altre istituzioni di educazione superiore, sono di regola sottoposte alla valutazione dell’Agenzia della Santa Sede per la Valutazione e la Promozione della Qualità… (AVEPRO)”. Questa novità è dovuta al fatto che la Santa Sede aderisce a Convenzioni e accordi internazionali attraverso i quali il sistema degli studi ecclesiastici può entrare in dialogo con la cultura accademica in generale; inoltre può garantire anzitutto all’interno, ma soprattutto all’esterno del proprio sistema di studi la qualità dell’offerta formativa, come del resto si sta facendo oggi in tutti i paesi del mondo. In molti casi, poi, la verifica della qualità, effettuata necessariamente tramite l’Agenzia, che deve essere sempre un ente autonomo rispetto al Ministero (nel caso della Santa Sede la Congregazione per l’Educazione Cattolica), è la conditio sine qua per il riconoscimento dei titoli di studio e per la loro spendibilità professionale.

Un’altra novità che troviamo ancora nell’Art. 1., e che è strettamente legato con l’Art. 8. riguarda, appunto le Convenzioni. Il testo dice: “Le Facoltà ecclesiastiche erette o approvate dalla Santa Sede in Università non ecclesiastiche, le quali conferiscono gradi accademici sia canonici che civili, devono osservare le prescrizioni di questa Costituzione, rispettando le convenzioni bilaterali e multilaterali stipulate dalla Santa Sede con le diverse Nazioni o con le stesse Università”. Questo articolo specifica meglio quanto già era detto nella Sapientia christiana, aggiungendo gli aggettivi bilaterali e multilaterali.

Un altro punto di novità riguarda l’insegnamento a distanza, sollecitato da più parti. La rivoluzione informatica e telematica è penetrata ampiamente nei sistemi di studi accademici aprendo scenari prima impensati con opportunità nuove di conoscenze, studi e ricerca. Per questo, nell’Art. 31. § 2. si legge: “Una parte dei corsi può essere svolta nella forma di insegnamento a distanza, se l’ordinamento degli studi, approvato dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica, lo prevede e ne determina le condizioni…”. Il Dicastero, partendo da questo articolo, inizierà da subito a preparare una istruzione contenente i criteri applicativi per l’insegnamento a distanza, perché ciò avvenga in uno spirito di collaborazione tra istituzioni e non di concorrenza.

E’ stato, poi, introdotto un articolo (il n. 32.) che riguarda il compito degli Istituti di studi superiori nei confronti del dilagante fenomeno dei rifugiati e profughi. Il testo dice che la Facoltà deve provvedere “a determinare negli Statuti anche procedure per valutare le modalità di trattamento dei casi di rifugiati, profughi e persone in situazioni analoghe sprovvisti della regolare documentazione richiesta”.

Vorrei, inoltre, segnalare due altri nuovi articoli. Il primo riguarda il Diploma Supplement. Nei paesi con i quali la Santa Sede ha stipulato convenzioni internazionali, per facilitare la mobilità degli studenti ed il riconoscimento dei titoli conseguiti, lo studente, oltre all’attestato autentico dei gradi accademici, potrà richiedere alle Facoltà un ulteriore documento con informazioni più dettagliate riguardo ai contenuti e alle discipline di studio (chiamato in alcuni paesi Diploma Supplement). L’altro articolo riguarda la possibilità di conferire altri titoli oltre ai gradi accademici, secondo la diversità delle Facoltà e l’ordinamento degli studi nelle singole Facoltà. Per fare questo occorre ovviamente il nulla osta della Congregazione, e cioè che: l’ordinamento degli studi stabilisca la natura del titolo non accademico; che nel Diploma sia evidenziato che il titolo è conferito per autorità della Santa Sede.

2. Dati statistici delle Università e Facoltà ecclesiastiche

Può essere utile conoscere alcuni dati relativi alle istituzioni ecclesiastiche che compongono il sistema di studi superiori della Santa Sede. Le istituzioni create sulla base della Costituzione Sapientia christiana, ora confermate dalla Veritatis gaudium e approvate dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica, sono denominate principalmente come Facoltà; quando vi sono insieme più Facoltà, abbiamo allora gli Atenei (con almeno tre Facoltà) o Università (con almeno quattro Facoltà); poi esistono le Istituzioni collegate che si articolano in Istituti affiliati (che hanno cioè solo il primo ciclo di studi e rilasciano il baccalaureato), Istituti aggregati (con il primo e secondo ciclo che rilasciano il baccalaureato e la licenza), e gli Istituti incorporati (si tratta di centri accademici di secondo e terzo ciclo che rilasciano i titoli di licenza e di dottorato); infine, abbiamo gli Istituti Superiori di scienze religiose, creati soprattutto per la formazione degli insegnanti di religione o altre figure qualificate per la pastorale (servizi sociali, beni culturali, ecc.). Riassumendo tutte queste tipologie di istituti, il quadro generale è il seguente.

Le Facoltà ecclesiastiche sono 289 e le Istituzioni collegate (cioè affiliate, aggregate e incorporate) sono 503, per un totale di 792 Istituti. Abbiamo 28 Atenei e Università, nelle quali vi sono più Facoltà. Tra le Facoltà 160 sono di Teologia; 49 di Filosofia; 32 di Diritto Canonico; 40 di altre discipline.

Tutte queste istituzioni sono così distribuite nel mondo:

in Africa: 15 Facoltà e 76 Istituzioni collegate;
in Asia: 25 Facoltà e 56 Istituzioni collegate;
in Nord America: 19 Facoltà e 25 Istituzioni collegate;
in Sud America: 22 Facoltà e 56 Istituzioni collegate;
in Oceania 1 Facoltà e 3 Istituzioni collegate;
in Europa: 207 Facoltà e 287 Istituzioni collegate (questi dati sono così elevati a causa di una forte concentrazioni di Facoltà a Roma e di una forte distribuzione di Istituti Superiori di Scienze Religiose soprattutto in Italia, Spagna e altri paesi).

Il totale degli studenti è di 64.500.

Il totale dei docenti è di 12.000.

Oltre a queste istituzioni vi sono molte Università Cattoliche – esattamente sono 1.365 con Facoltà di tutti i tipi di discipline – che sono create nei vari paesi del mondo sulla base delle legislazioni locali. Sono riconosciute dai Vescovi e dalla Congregazione come “cattoliche” in quanto fanno riferimento alla Costituzione Apostolica Ex corde Ecclesiae (del 1990), voluta da Giovanni Paolo II proprio per le Università cattoliche.

3. Prospettive di lavoro dopo la nuova Cost. Ap. Veritatis gaudium

A breve verrà pubblicata una Lettera Circolare della Congregazione per l’Educazione Cattolica che indicherà gli orientamenti specifici da seguire per l’applicazione delle nuove normative di Veritatis gaudium e delle relative Ordinationes.

Possiamo sin da ora anticipare qualche elemento: anzitutto verranno dati due anni di tempo (cioè fino all’8 dicembre 2019) affinché le Facoltà e le altre istituzioni ecclesiastiche possano aggiornare gli Statuti e i programmi di studio che recepiscano le nuove disposizioni.

In questo biennio si faranno alcuni incontri continentali di presentazione della Costituzione Apostolica affinché, valorizzando le Chiese particolari, siano studiati piani regionali di riordino e di rilancio delle Facoltà ecclesiastiche, in relazione alle esigenze diverse delle Chiese stesse ed in sinergia con le altre istituzioni cattoliche di studi superiori sul territorio. Finora ne abbiamo stabiliti tre: il 3-4 maggio a Roma per l’Europa, il Nord America e il Medio Oriente; in novembre a Bogotà con il CELAM per l’America Latina; nel marzo 2019 a Nairobi per l’Africa. Ne verrà fissato uno per l’Asia.

Un tema importante sarà quello di riconsiderare la distribuzione delle specializzazioni degli studi ecclesiastici (soprattutto i secondi e terzi cicli) secondo le esigenze della nuova evangelizzazione ed i criteri della nuova Costituzione.

Un impegno altrettanto importante e delicato è quello di portare avanti il lavoro di riordino delle Istituzioni accademiche ecclesiastiche a Roma, per una ottimizzazione degli studi romani ed evidenziare il valore aggiunto che esse offrono alla Chiesa universale rispetto ad altre istituzioni.

[00145-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Intervento del Prof. Mons. Piero Coda

I contenuti della Veritatis gaudium

Un documento di alto profilo programmatico, la Veritatis gaudium, destinato si può presumere a dispiegare un’efficacia a lunga gittata sugli studi ecclesiastici e più in generale sull’impegno culturale d’ispirazione cristiana.

Con lucidità prospettica Papa Francesco discerne l’appello che scaturisce dal “cambiamento d’epoca” che viviamo e delinea le coordinate di una progettualità accademica al tempo stesso di vasto respiro e di puntuale concretezza. La cruciale urgenza dell’oggi – non si stanca di ripetere Edgar Morin – è “ripensare il pensiero”: la sua natura, le sue forme, i suoi obiettivi, la sua trasmissione, la sua forza plasmatrice dell’ethos e della gestione delle sfide sociali e ambientali, così da immaginare percorsi scientifici e accademici all’altezza della sfida che c’interpella.

Sempre, nella sua bimillenaria storia, la Chiesa ha educato, ha fatto scuola, ha prodotto idee e stili di vita, in una relazione di reciprocità non sempre pacifica e scontata, ma in ogni caso provocante e stimolatrice, col più vasto ambiente sociale e culturale in cui ha vissuto e con cui ha interagito (cfr. GS 44). Così che il sistema degli studi ecclesiastici che si è forgiato lungo i secoli costituisce oggi una risorsa di significato e di valore singolare nel panorama accademico mondiale: per diffusione e organicità, certo, ma prima per la vocazione intrinseca che lo connota a mettere a servizio non solo della missione della Chiesa, ma della promozione di un umanesimo aperto, ricco, plenario e plurale il patrimonio di sapienza e di scienza propiziato dalla fede in dialogo con le positive espressioni culturali dell’umano.

Si tratta dunque di rilanciare con fedeltà creativa questa ricca storia d’impegno, dando nuovo impulso al processo che, a partire dal Vaticano II, nella riflessione teorica e nel lavoro sul campo, ha preso atto della vorticosa accelerazione e della vasta proporzione del cambiamento in atto, al fine di rendere operante nei suoi gangli vitali il lievito, il sale, la luce del Vangelo. Basti ricordare l’invito di Benedetto XVI, ampiamente argomentato nella Caritas in veritate, ad «allargare gli spazi della razionalità, riaprirla alle grandi questioni del vero e del bene, coniugare tra loro la teologia, la filosofia e le scienze, nel pieno rispetto dei loro metodi propri e della loro reciproca autonomia, ma anche nella consapevolezza dell'intrinseca unità che le tiene insieme. È questo un compito che sta davanti a noi, un'avventura affascinante nella quale merita spendersi, per dare nuovo slancio alla cultura del nostro tempo e per restituire in essa alla fede cristiana piena cittadinanza»1. A questa esigenza Papa Francesco dà voce, con autorevolezza e visione, offrendo alcuni precisi criteri di orientamento.

Si tratta, innanzi tutto, di predisporre luoghi e percorsi di formazione, di studio e di ricerca in cui l’immersione esistenziale e intellettuale nel cuore stesso dell’esperienza cristiana predisponga a tessere trame di relazioni significative e costruttive a tutti i livelli, nella Chiesa e nella società, muovendo dalla convinzione che Dio in Cristo non vuole soltanto il bene di ogni singola persona ma delle relazioni sociali nel loro differenziato articolarsi, a partire da chi è povero e scartato.

Di qui la necessità di un dialogo a tutto campo, illuminato dalla grata e serena adesione alla luce della fede, tra le diverse discipline e le diverse culture nella convergenza e nel rispetto degli specifici apporti, incentivando non solo l’inter-disciplinarità ma, di più, la trans-disciplinarità: e cioè la «collocazione e fermentazione di tutti i saperi entro lo spazio di luce e di vita offerto dalla Sapienza che promana dalla rivelazione di Dio» (n. 4c).

La proposta è ambiziosa, ma lungimirante e ben fondata nella tradizione della Chiesa sempre aperta, in ascolto dello Spirito e nel discernimento dei segni dei tempi, a nuovi scenari e a nuove proposte. Essa, del resto, si accredita di rilevante momento in una stagione di complessivo ripensamento della natura e della missione dell’Università. L’impegno che ne deriva, nella revisione degli studi ecclesiastici, implica la consapevolezza e la decisione d’ingaggiarsi in un processo lungo e rigoroso: necessario sia nel far rete tra le diverse istituzioni, sia nel mettere a fuoco la loro identità e nel ripensare l’architettura e la dinamica metodica dei curricula, sia ancor più nel dare impulso alla ricerca scientifica, dotandosi di centri specializzati di approfondimento delle più rilevanti questioni all’ordine del giorno in rapporto con i diversi ambiti scientifici. È questa, tra le altre cose, un’istanza che emerge con specifica rilevanza dalla Veritatis gaudium.

L’invito, per un verso, è a dar forma a narrazioni nuove e parlanti del Vangelo di sempre, che siano capaci d’intercettare le più profonde esigenze e istanze dell’oggi; e, per altro verso, nella linea tracciata dalla Laudato sì, a individuare e praticare le vie per pensare responsabilmente insieme, con competenza, realismo ed efficacia di proposte e soluzioni, «a un solo mondo con un progetto comune».

«La teologia e la cultura d’ispirazione cristiana – così Papa Francesco – sono state all’altezza della loro missione quando hanno saputo vivere rischiosamente e con fedeltà sulla frontiera» (n. 5). La Veritatis gaudium è un invito circostanziato e costruttivo a proseguire su questa strada.

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1 Papa Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al IV Convegno nazionale della Chiesa Italiana, Verona, 19 ottobre 2006.

[00149-IT.01] [Testo originale: Italiano]

[B0086-XX.01]