www.vatican.va

Back Top Print Pdf


Santa Messa celebrata dal Santo Padre per la Festa della Traslazione dell’Icona della “Salus Populi Romani”, 28.01.2018


Omelia del Santo Padre

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua tedesca

Traduzione in lingua spagnola

Traduzione in lingua portoghese

 

Alle ore 9.00 di questa mattina, IV Domenica del Tempo Ordinario, il Santo Padre Francesco ha celebrato la Santa Messa nella Basilica Papale di Santa Maria Maggiore in occasione della Festa della Traslazione dell’Icona della Salus Popolu Romani.

Pubblichiamo di seguito l’Omelia che il Papa ha pronunciato dopo la proclamazione del Vangelo:

Omelia del Santo Padre

Come popolo di Dio in cammino, siamo qui a sostare nel tempio della Madre. La presenza della Madre rende questo tempio una casa familiare a noi figli. Insieme a generazioni e generazioni di romani, riconosciamo in questa casa materna la nostra casa, la casa dove trovare ristoro, consolazione, protezione, rifugio. Il popolo cristiano ha capito, fin dagli inizi, che nelle difficoltà e nelle prove bisogna ricorrere alla Madre, come indica la più antica antifona mariana: Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.

Cerchiamo rifugio. I nostri Padri nella fede hanno insegnato che nei momenti turbolenti bisogna raccogliersi sotto il manto della Santa Madre di Dio. Un tempo i perseguitati e i bisognosi cercavano rifugio presso le nobili donne altolocate: quando il loro mantello, che era ritenuto inviolabile, si stendeva in segno di accoglienza, la protezione era concessa. Così è per noi nei riguardi della Madonna, la donna più alta del genere umano. Il suo manto è sempre aperto per accoglierci e raccoglierci. Ce lo ricorda bene l’Oriente cristiano, dove molti festeggiano la Protezione della Madre di Dio, che in una bella icona è raffigurata mentre, col suo manto, ripara i figli e copre il mondo intero. Anche i monaci antichi raccomandavano, nelle prove, di rifugiarsi sotto il manto della Santa Madre di Dio: invocarla – “Santa Madre di Dio” – era già garanzia di protezione e di aiuto e questa preghiera ripetuta: “Santa Madre di Dio”, “Santa Madre di Dio” … Soltanto così.

Questa sapienza, che viene da lontano, ci aiuta: la Madre custodisce la fede, protegge le relazioni, salva nelle intemperie e preserva dal male. Dove la Madonna è di casa il diavolo non entra. Dove la Madonna è di casa il diavolo non entra. Dove c’è la Madre il turbamento non prevale, la paura non vince. Chi di noi non ha bisogno di questo, chi di noi non è talvolta turbato o inquieto? Quante volte il cuore è un mare in tempesta, dove le onde dei problemi si accavallano e i venti delle preoccupazioni non cessano di soffiare! Maria è l’arca sicura in mezzo al diluvio. Non saranno le idee o la tecnologia a darci conforto e speranza, ma il volto della Madre, le sue mani che accarezzano la vita, il suo manto che ci ripara. Impariamo a trovare rifugio, andando ogni giorno dalla Madre.

Non disprezzare le suppliche, continua l’antifona. Quando noi la supplichiamo, Maria supplica per noi. C’è un bel titolo in greco che dice questo: Grigorusa, cioè “colei che intercede prontamente”. E questo prontamente è quanto usa Luca nel Vangelo per dire come è andata Maria da Elisabetta: presto, subito! Intercede prontamente, non ritarda, come abbiamo sentito nel Vangelo, dove porta subito a Gesù il bisogno concreto di quella gente: «Non hanno vino» (Gv 2,3), niente più! Così fa ogni volta, se la invochiamo: quando ci manca la speranza, quando scarseggia la gioia, quando si esauriscono le forze, quando si oscura la stella della vita, la Madre interviene. E se la invochiamo, interviene di più. È attenta alle fatiche, sensibile alle turbolenze - le turbolenze della vita -, vicina al cuore. E mai, mai disprezza le nostre preghiere; non ne lascia cadere nemmeno una. È Madre, non si vergogna mai di noi, anzi attende solo di poter aiutare i suoi figli.

Un episodio può aiutarci a capire. Accanto a un letto di ospedale una madre vegliava il proprio figlio, dolorante dopo un incidente. Quella madre stava sempre lì, giorno e notte. Una volta si lamentò col sacerdote, dicendo: «Ma il Signore non ha permesso una cosa a noi madri!». «Che cosa?» – chiese il prete. «Prendere il dolore dei figli», rispose la donna. Ecco il cuore di madre: non si vergogna delle ferite, delle debolezze dei figli, ma le vuole con sé. E la Madre di Dio e nostra sa prendere con sé, consolare, vegliare, risanare.

Continua l’antifona, liberaci da ogni pericolo. Il Signore stesso sa che ci occorrono rifugio e protezione in mezzo a tanti pericoli. Per questo, nel momento più alto, sulla croce, ha detto al discepolo amato, a ogni discepolo: «Ecco tua Madre!» (Gv 19,27). La Madre non è un optional, una cosa opzionale, è il testamento di Cristo. E noi abbiamo bisogno di lei come un viandante del ristoro, come un bimbo di essere portato in braccio. È un grande pericolo per la fede vivere senza Madre, senza protezione, lasciandoci trasportare dalla vita come le foglie dal vento. Il Signore lo sa e ci raccomanda di accogliere la Madre. Non è galateo spirituale, è un’esigenza di vita. Amarla non è poesia, è saper vivere. Perché senza Madre non possiamo essere figli. E noi, prima di tutto, siamo figli, figli amati, che hanno Dio per Padre e la Madonna per Madre.

Il Concilio Vaticano II insegna che Maria è «segno di certa speranza e di consolazione per il peregrinante popolo di Dio» (Cost. Lumen gentium, VIII, V). È segno, è il segno che Dio ha posto per noi. Se non lo seguiamo, andiamo fuori strada. Perché c’è una segnaletica della vita spirituale, che va osservata. Essa indica a noi, «ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni» (ivi, 62), la Madre, che è già giunta alla meta. Chi meglio di lei può accompagnarci nel cammino? Che cosa aspettiamo? Come il discepolo che sotto la croce accolse la Madre con sé, «fra le cose proprie», dice il Vangelo (Gv 19,27), anche noi, da questa casa materna, invitiamo Maria a casa nostra, nel cuore nostro, nella vita nostra. Non si può stare neutrali o distaccati dalla Madre, altrimenti perdiamo la nostra identità di figli e la nostra identità di popolo, e viviamo un cristianesimo fatto di idee, di programmi, senza affidamento, senza tenerezza, senza cuore. Ma senza cuore non c’è amore e la fede rischia di diventare una bella favola di altri tempi. La Madre, invece, custodisce e prepara i figli. Li ama e li protegge, perché amino e proteggano il mondo. Facciamo della Madre l’ospite della nostra quotidianità, la presenza costante a casa nostra, il nostro rifugio sicuro. Affidiamole ogni giornata. Invochiamola in ogni turbolenza. E non dimentichiamoci di tornare da lei per ringraziarla.

Adesso guardandola, appena uscita dall’ospedale, guardiamola con tenerezza e salutiamola come l’hanno salutata i cristiani di Efeso. Tutti insieme, per tre volte: “Santa Madre di Dio”. Tutti insieme: “Santa Madre di Dio, Santa Madre di Dio, Santa Madre di Dio”.

[00154-IT.02] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Comme peuple de Dieu en marche, nous sommes ici faisant une halte dans le temple de la Mère. La présence de la Mère fait de ce temple une maison familiale pour nous ses enfants. Avec des générations et des générations de Romains, nous reconnaissons en cette maison maternelle notre maison, la maison où nous trouvons repos, consolation, protection, refuge. Le peuple chrétien a compris, depuis les débuts, que dans les difficultés et dans les épreuves il faut recourir à la Mère, comme l’indique l’antienne mariale la plus ancienne: Sous ta protection nous nous refugions, Sainte Mère de Dieu: ne méprise pas nos prières quand nous sommes dans l’épreuve, mais délivre-nous de tous les dangers, ô Vierge glorieuse et bénie.

Nous nous refugions. Nos Pères dans la foi ont enseigné que dans les moments difficiles il faut s’abriter sous le manteau de la Sainte Mère de Dieu. Autrefois, les personnes persécutées et dans le besoin cherchaient refuge auprès des femmes nobles haut-placées: lorsque leur manteau, qui était considéré inviolable, s’étendait en signe d’accueil, la protection était accordée. Il en est de même pour nous avec la Vierge Marie, la plus haute femme du genre humain. Son manteau est toujours ouvert pour nous accueillir et nous abriter. L’Orient chrétien nous le rappelle bien, où beaucoup célèbrent la Protection de la Mère de Dieu, qui est représentée dans une belle icône tandis que, par son manteau, elle abrite ses enfants et couvre le monde entier. Les moines de l’antiquité recommandaient aussi, dans les épreuves, de se réfugier sous le manteau de la Sainte Mère de Dieu: l’invoquer - comme ‘‘Sainte Mère de Dieu’’ - était déjà une garantie de protection et d’aide et cette prière répétée: «Sainte Mère de Dieu», «Sainte Mère de Dieu» … Seulement ainsi.

Cette sagesse, qui vient de loin, nous aide: la Mère protège la foi, elle protège les relations, sauve dans les intempéries et préserve du mal. Là où la Vierge est chez elle, le diable n’entre pas. Là où la Vierge est chez elle le diable n’entre pas. Là où la Mère est présente, l’inquiétude ne prévaut pas, la peur ne l’emporte pas. Qui parmi nous n’en a pas besoin, qui parmi nous n’est pas parfois troublé ou inquiet? Que de fois le cœur est une mer dans la tempête, où les vagues des problèmes se chevauchent et les vents des préoccupations ne cessent pas de souffler! Marie est l’arche sûre au milieu du déluge. Ce ne seront pas les idées ou la technologie qui nous donneront réconfort et espérance, mais le visage de la Mère, ses mains qui caressent la vie, son manteau qui nous abrite. Apprenons à trouver refuge, en allant chaque jour vers la Mère.

Ne méprise pas nos prières, continue l’antienne. Quand nous la supplions, Marie supplie pour nous. Il y a un beau titre en grec qui dit ceci: Grigorusa, c’est-à-dire ‘‘celle qui intercède avec empressement’’. Et ce avec empressement est ce qu’utilise Luc dans l’Evangile pour dire comment Marie est allée chez Elisabeth: vite, immédiatement! Elle intercède avec empressement, elle ne traîne pas, comme nous l’avons entendu dans l’Évangile, où elle communique immédiatement à Jésus le besoin concret de ces gens: «Ils n’ont pas de vin» (Jn 2, 3), rien de plus! Ainsi fait-elle chaque fois, quand nous l’invoquons: quand l’espérance nous manque, quand la joie diminue, quand les forces s’épuisent, quand l’étoile de la vie s’obscurcit, la Mère intervient. Et si nous l’invoquons elle intervient plus. Elle est attentive aux peines, sensible aux difficultés – les difficultés de la vie –, proche du cœur. Et jamais, jamais elle ne méprise nos prières ; elle n’en laisse pas tomber ne serait-ce qu’une seule. Elle est Mère, elle n’a jamais honte de nous, au contraire elle attend seulement de pouvoir aider ses enfants.

Une anecdote peut nous aider à le comprendre. Près d’un lit d’hôpital, une mère veillait sur son fils souffrant après un accident. Cette mère était toujours là, jour et nuit. Une fois, elle s’est plainte au prêtre, disant: ‘‘Mais, à nous les mères, le Seigneur n’a pas accordé une chose !’’ ‘‘Quoi?’’ – demanda le prêtre. ‘‘Prendre sur nous la douleur de nos enfants’’, a répondu la femme. Voilà le cœur d’une mère: il n’a pas honte des blessures, des faiblesses de ses enfants, mais il veut les prendre sur lui. Et la Mère de Dieu et la nôtre sait prendre sur elle, consoler, veiller, guérir.

Délivre-nous de tous les dangers, continue l’antienne. Le Seigneur lui-même sait qu’il nous faut refuge et protection au milieu de si nombreux dangers. C’est pourquoi, au moment le plus critique, sur la croix, il a dit à son disciple bien-aimé, à chaque disciple: «Voici ta Mère» (Jn 19, 27). La Mère n’est pas en option, une chose optionnelle, elle est le testament du Christ. Et nous avons besoin d’elle comme un pèlerin a besoin de repos, comme un enfant d’être porté dans les bras. C’est un grand danger pour la foi que de vivre sans Mère, sans protection, nous laissant balloter par la vie comme les feuilles par le vent. Le Seigneur le sait et nous recommande d’accueillir la Mère. Ce sont ne sont pas de bonnes manières spirituelles, c’est une exigence de vie. L’aimer, ce n’est pas de la poésie, c’est savoir vivre. Car sans Mère, nous ne pouvons pas être des enfants. Et nous, avant tout, nous sommes des enfants, des enfants bien-aimés, qui ont Dieu pour Père et la Vierge pour Mère.

Le Concile Vatican II enseigne que Marie est «signe d’espérance et de consolation pour le Peuple de Dieu en marche» (Const. Lumen gentium, VIII, V). Elle est un signe, elle est un signe que Dieu a placé pour nous. Si nous ne le suivons pas, nous faisons fausse route. Car il y a une signalisation de la vie spirituelle, qui doit être respectée. Elle nous indique, à nous «dont le pèlerinage n’est pas achevé, et qui [nous trouvons] engagés dans les périls et les épreuves» (ivi, n. 62), la Mère, qui est déjà parvenue au but. Qui, mieux qu’elle, peut nous accompagner sur le chemin? Qu’attendons-nous? Comme le disciple qui, au pied de la croix a reçu la Mère, «la prit chez lui» dit l’Evangile (Jn 19, 27), nous aussi, dans cette maison maternelle, invitons Marie chez nous, dans notre cœur, dans notre vie. On ne peut pas rester neutre ou séparé de la Mère, autrement nous perdons notre identité de fils et notre identité de peuple, et nous vivons un christianisme fait d’idées, de programmes, sans confiance, sans tendresse, sans cœur. Mais sans cœur, il n’y a pas d’amour et la foi risque de devenir une belle fable d’un autre temps. La Mère, par contre, protège et éduque les enfants. Elle les aime et les protège, afin qu’ils aiment et protègent le monde. Faisons de la Mère l’hôte de notre vie quotidienne, la présence constante chez nous, notre refuge sûr. Confions-lui chaque journée. Invoquons-la en chaque difficulté. Et n’oublions de revenir chez elle pour la remercier!

Maintenant en la regardant, alors qu’elle vient de sortir de l’hôpital, regardons-la avec tendresse et saluons-la comme les chrétiens d’Ephèse l’ont saluée. Tous ensemble, trois fois: «Sainte Mère de Dieu». Tous ensemble «Sainte Mère de Dieu, Sainte Mère de Dieu, Sainte Mère de Dieu».

[00154-FR.02] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

As the journeying People of God, we are here to pause at our Mother’s temple. The presence of the Mother makes this temple a family home for us sons and daughters. Together with generations and generations of Romans, we recognize in this house of our mother our own home, the home where we can find refreshment, consolation, protection, shelter. The Christian people have understood, from the very beginning, that in difficulties and trials we need to turn to our Mother, as the most ancient Marian hymn has it: Beneath your protection, we seek refuge, O Holy Mother of God; do not despise our petitions in our necessities, but deliver us always from all dangers, O Glorious and Blessed Virgin. Amen.

We seek refuge. Our fathers in faith taught that in turbulent moments we should gather under the mantle of the Holy Mother of God. At one time those who were persecuted and in need sought refuge with high-ranking noble women: when their cloak, regarded as inviolable, was held out as a sign of welcoming, protection had been granted. So it is for us with regard to Our Lady, the highest woman of the human race. Her mantle is always open to receive us and gather us. The Christian East reminds us of this, where many celebrate the Protection of the Mother of God, who in a beautiful icon is depicted with her mantle sheltering her sons and daughters and covering the whole world. Monks of old recommended, in times of trial, that we take refuge beneath the mantle of the Holy Mother of God: calling upon her as “Holy Mother of God” was already a guarantee of protection and help, this prayer over and again: “Holy Mother of God”, “Holy Mother of God”… Just like this.

This wisdom, that comes to us from far off, helps us: the Mother protects the faith, safeguards relationships, saves those in storms and preserves them from evil. Where our Mother is at home, the devil does not enter in. Where our Mother is at home, the devil does not enter in. Where our Mother is present, turmoil does not prevail, fear does not conquer. Which of us does not need this, which of us is not sometimes distressed or anxious? How often our heart is a stormy sea, where the waves of our problems pile up and the winds of our troubles do not stop blowing! Mary is our secure ark in the midst of the flood. It will not be ideas or technology that will give us comfort or hope, but our Mother’s face, her hands that caress our life, her mantle that gives us shelter. Let us learn how to find refuge, going each day to our Mother.

Do not despise our petitions, the hymn continues. When we petition her, Mary implores on our behalf. There is a beautiful title in Greek that says this: Grigorousa, that is, “she who intercedes swiftly”. And it is this swiftly that Luke uses in the Gospel to indicate how Mary went to Elizabeth: quickly, immediately! She intercedes at once, she does not delay, we heard in the Gospel, when she brings the people’s concrete need to Jesus at once: “They have no wine” (Jn 2:3), they have no more! This is what she does each time, if we call on her: when there is no hope, when joy is scarce, when our strength is all used up, when life’s star grows dark, our Mother intervenes. And if we call on her, she intervenes even more. She is attentive to our weariness, sensitive to storms – the storms of life, she is close to our hearts. And she never, never despises our prayers; she does not let even one of them fall to the ground. She is our Mother, she is never ashamed of us; on the contrary, she waits for the chance to help her children.

One event can help us understand this. Next to a hospital bed, a mother was keeping watch over her son, who was in pain after an accident. The mother complained to the priest, saying: “There is one thing that the Lord did not grant us mothers”. “What is that?” asked the priest. “To take away the pain of our children”, answered the woman. Here we see a mother’s heart: she is not embarrassed by injuries, by her children’s vulnerability, but wants to take these injuries upon herself. And God’s Mother – and our Mother – can take things upon herself, can console, keep watch and cure.

The hymn continues: deliver us from all dangers. The Lord himself knows that we need refuge and shelter in the midst of so many dangers. This is why at the most critical moment on the cross, he said to his beloved disciple, to every disciple: “Behold, your Mother!” (Jn 19:27). The Mother is not an “extra”, something optional; she is Christ’s witness. And we need her as a traveller needs refreshment, as a small child needs to be carried in one’s arms. There is great danger for the faith if we live without our Mother, without her protection, allowing ourselves to be carried along by life like leaves by the wind. The Lord knows this, and recommends that we welcome his Mother. This is not a question of spiritual etiquette, but is needed for us to live. Loving her is not a poem; it is a question of being alive. For without a Mother we cannot be sons and daughters. And before all else, we are sons and daughters, beloved sons and daughters, who have God as Father and Our Lady as Mother.

The Second Vatican Council teaches that Mary is “a sign of sure hope and solace to the people of God during its sojourn on earth” (Dogmatic Constitution Lumen Gentium, VIII, V). It is a sign, the sign that God has placed for us. If we do not follow it, we will lose our way. For there are signposts in the spiritual life, that are to be adhered to. They show to us “who still journey on earth surrounded by dangers and difficulties” (ibid., 62), the Mother who has already reached her destination. Who better than she can accompany us on the journey? What are we waiting for? Just as the disciple beneath the cross received the Mother, “took her to his own home”, says the Gospel (Jn 19:27), so we too, from this home of our Mother, invite Mary to our home, into our hearts, our lives. We cannot stand neutral or separated from our Mother; otherwise we will lose our identity as sons and daughters and our identity as a people, and we will live out a Christianity made up of ideas, of plans, without commitment, without tenderness, without a heart. But without a heart, there is no love and the faith runs the risk of becoming just a nice story from another age. Our Mother, on the other hand, safeguards and teaches her sons and daughters. She loves them and protects them, so they may love and protect the world. Let us invite our Mother into our daily lives, make her a constant presence in our homes, our certain refuge. May we give every day to her. May we invoke her in every storm. And let us not forget to turn to her to thank her.

Gazing at her now that she has just emerged from hospital, let us look upon her tenderly and let us greet her as the Christians in Ephesus greeted her. All of us together, three times: “Holy Mother of God”. All together: “Holy Mother of God, Holy Mother of God, Holy Mother of God”.

[00154-EN.02] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua tedesca

Als Volk Gottes auf dem Pilgerweg sind wir hier, um im Haus der Mutter zu verweilen. Die Gegenwart der Mutter macht dieses Haus zu einem Heim, das uns Kindern Gottes vertraut ist. Gemeinsam mit vielen Generationen von Römern erkennen wir dieses mütterliche Haus als unser Heim wieder, als Zuhause, wo wir Stärkung, Trost, Schutz und Zuflucht finden. Das christliche Volk hat von Anfang an verstanden, dass man sich in den Schwierigkeiten und Prüfungen an die Mutter wenden muss, wie es die ganz alte Marianische Antiphon zum Ausdruck bringt: Unter deinen Schutz und Schirm fliehen wir, heilige Gottesmutter. Verschmähe nicht unser Gebet in unseren Nöten, sondern errette uns jederzeit aus allen Gefahren, o du glorwürdige und gebenedeite Jungfrau.

Unter deinen Schutz und Schirm fliehen wir. Unsere Väter im Glauben haben gelehrt, dass man sich in turbulenten Situationen unter dem Mantel der Gottesmutter sammeln muss. Es gab eine Zeit, wo die Verfolgten und Bedürftigen Zuflucht bei den hochgestellten adligen Frauen suchten. Wenn sie ihren Mantel, der als unantastbar galt, zum Zeichen der Aufnahme über den Betreffenden breiteten, war ihm der Schutz gewährt. So ist es mit uns in Bezug auf die selige Jungfrau Maria, die höchste Frau der Menschheit. Ihr Mantel ist immer geöffnet, um uns aufzunehmen und uns zu sammeln. Daran erinnert gut der christliche Osten, wo viele den Schutz der Gottesmutter festlich begehen. Das wird auf einer schönen Ikone dargestellt, wo Maria mit ihrem Mantel ihren Söhnen und Töchtern Schutz gibt und die ganze Welt bedeckt. Auch die Mönche der Antike empfahlen, sich in den Prüfungen unter den Mantel der Gottesmutter zu flüchten: Sie mit dem Titel „Heilige Mutter Gottes“ anzurufen war schon eine Gewähr für Schutz und Hilfe, die Wiederholung dieses Gebets: „Heilige Mutter Gottes“, „Heilige Mutter Gottes“ … nur das.

Diese Weisheit, die aus der Ferne kommt, hilft uns: Die Mutter wacht über den Glauben, schützt die Beziehungen, rettet in den Unbilden und bewahrt vor dem Bösen. Wo die Jungfrau Maria zu Hause ist, kommt der Teufel nicht herein. Wo die Jungfrau Maria zu Hause ist, kommt der Teufel nicht herein. Wo die Mutter ist, da gewinnt die Verwirrung nicht überhand und kann sich die Angst nicht verbreiten. Wer von uns hat da keinen Bedarf? Wer von uns ist nicht zuweilen verwirrt oder unruhig? Wie oft ist das Herz wie eine im Sturm aufgewühlte See, wo die Wellen der Probleme sich auftürmen und die Winde der Sorgen nicht aufhören zu blasen. Maria ist die Arche inmitten der Sintflut. Nicht die Ideen oder die Technologie verschaffen uns Beruhigung und Hoffnung, sondern das Angesicht der Mutter, ihre Hände, die das Leben streicheln, ihr Mantel, der uns schützt. Lernen wir, Schutz zu finden, indem wir jeden Tag zur Mutter gehen.

Verschmähe nicht unser Gebet¸ so fährt die Antiphon fort. Wenn wir sie anflehen, bittet Maria für uns. Es gibt einen schönen Titel im Griechischen, der das beschreibt: Grigorousa, das heißt, „die sogleich Fürbitte einlegt“. Und dieses „sogleich“ entspricht dem Ausdruck, den Lukas im Evangelium verwendet, um zu sagen, wie Maria zu Elisabeth gegangen ist: schnell, sofort! Sie legt sogleich Fürbitte ein, sie zögert nicht, wie wir es im Evangelium gehört haben, wo sie Jesus das konkrete Anliegen jener Menschen umgehend vorträgt: »Sie haben keinen Wein mehr« (Joh 2,3), nichts mehr! So macht sie es jedes Mal, wenn wir sie anrufen: Wenn es uns an Hoffnung mangelt, wenn die Freude geringer wird, wenn sich die Kräfte erschöpfen und wenn der Stern des Lebens sich verdunkelt, dann greift die Mutter ein. Sie merkt unsere Mühen, sie spürt unsere Unruhe – die Unruhe des Lebens – und ist unserem Herzen nahe. Und niemals, nie schätzt sie unsere Gebete gering. Nicht ein einziges lässt sie ins Leere fallen! Sie ist unsere Mutter, sie schämt sich unser nie. Vielmehr wartet sie nur darauf, ihren Söhnen und Töchtern helfen zu können.

Eine kleine Begebenheit mag uns helfen, das zu verstehen. In einem Hospital wachte eine Mutter am Bett ihres Sohnes, der nach einem Unfall große Schmerzen hatte. Die Mutter blieb immer bei ihm, Tag und Nacht. Einmal äußerte sie ihre Klage gegenüber einem Priester und sagte: »Warum hat der Herr uns Müttern nicht eine Sache erlaubt?« »Was denn?«, fragte der Priester. »Den Schmerz der eigenen Kinder auf uns zu nehmen«, entgegnete die Mutter. Das ist das Herz der Mutter. Sie wendet sich vor den Wunden und den Schwächen der Kinder nicht ab, sondern will sie mittragen. Und Maria, die Mutter Gottes und unsere Mutter, weiß auf sich zu nehmen, zu trösten, zu wachen und zu heilen.

Die Antiphon fährt fort: Errette uns jederzeit aus allen Gefahren. Der Herr selbst weiß, dass wir inmitten so vieler Gefahren Zuflucht und Schutz brauchen. Deswegen hat er im höchsten Moment am Kreuz zum Lieblingsjünger – und damit zu jedem Jünger – gesagt: »Siehe, deine Mutter!« (Joh 19,27). Die Mutter ist kein Optional, keine frei wählbare Sache, sie ist das Vermächtnis Christi. Und wir brauchen sie wie ein Wanderer die Stärkung braucht, wie ein Kind den Arm, der es trägt. Für den Glauben bedeutet es eine große Gefahr, ohne Mutter, ohne Schutz zu leben, wenn wir uns vom Leben treiben lassen wie die Blätter vom Wind. Der Herr weiß es und empfiehlt uns, die Mutter aufzunehmen. Es handelt sich nicht um geistlichen Anstand, es ist ein Erfordernis des Lebens. Sie zu lieben ist nicht Poesie, sondern heißt zu leben wissen. Denn ohne Mutter können wir nicht Kinder sein. Und wir sind vor allem Kinder, geliebte Kinder, die Gott zum Vater und die Jungfrau Maria zur Mutter haben.

Das Zweite Vatikanische Konzil lehrt, dass Maria »Zeichen der sicheren Hoffnung und des Trostes für das wandernde Gottesvolk« (Dogmatische Konstitution Lumen gentium, Kapitel VIII., V.) ist. Sie ist Zeichen, sie ist das Zeichen, das Gott für uns gesetzt hat. Wenn wir ihm nicht folgen, kommen wir von der Fahrbahn ab. Es gibt nämlich Verkehrszeichen für das geistliche Leben, die beachtet werden müssen. Sie zeigen uns, die wir »noch auf der Pilgerschaft sind und in Gefahren und Bedrängnissen weilen« (ebd., Nr. 62), die Mutter, die schon ans Ziel gelangt ist. Wer kann uns besser als sie auf dem Weg begleiten? Worauf warten wir? Wie der Jünger unter dem Kreuz die Mutter »zu sich« nahm, in sein Eigen aufnahm, sagt das Evangelium (vgl. Joh 19,27), so laden auch wir von diesem mütterlichen Haus aus Maria zu uns nach Hause ein, in unser Herz, in unser Leben. Gegenüber der Mutter kann man nicht neutral oder unbeteiligt bleiben. Andernfalls verlieren wir unsere Identität als Kinder und unsere Identität als Volk und leben wir ein Christentum der Ideen und Programme ohne Anvertrauen, ohne Zärtlichkeit, ohne Herz. Ohne Herz aber gibt es keine Liebe, und der Glaube läuft Gefahr, zu einer schönen Fabel einer anderen Zeit zu werden. Die Mutter dagegen behütet die Kinder und bereitet sie vor. Sie liebt und schützt sie, damit sie die Welt lieben und schützen. Machen wir die Mutter zum Gast in unserem Alltag, zur ständigen Anwesenheit zu Hause, zu unserer sicheren Zuflucht. Vertrauen wir ihr jeden Tag an. Rufen wir sie in jeder Unruhe an. Und vergessen wir nicht, zu ihr zurückzukehren, um ihr zu danken.

Schauen wir sie jetzt an, die eben das „Hospital“ verlassen hat. Schauen wir sie zärtlich an und grüßen wir sie, wie es die Christen von Ephesus getan haben. Alle zusammen sagen wir dreimal: „Heilige Mutter Gottes!“ Alle zusammen: „Heilige Mutter Gottes, heilige Mutter Gottes, heilige Mutter Gottes!“

[00154-DE.02] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

Nos reunimos aquí, como Pueblo de Dios en camino, deteniéndonos en el templo de la Madre. La presencia de la Madre convierte este templo en una casa familiar para nosotros los hijos. Junto a generaciones y generaciones de romanos, reconocemos en esta casa materna nuestra casa, la casa donde recobramos fuerzas, encontramos consuelo, protección, refugio. El pueblo cristiano comprendió desde el inicio que en las dificultades y en las pruebas es necesario acudir a la Madre, como indica la antífona mariana más antigua: Bajo tu amparo nos acogemos, Santa Madre de Dios, no deseches las súplicas que te dirigimos en nuestras necesidades, antes bien líbranos de todo peligro, oh Virgen gloriosa y bendita.

Buscamos refugio. Nuestros Padres en la fe enseñaron que en los momentos turbulentos es necesario ponerse bajo el manto de la Santa Madre de Dios. En el pasado, los perseguidos y los necesitados buscaban refugio en las mujeres de la nobleza: cuando su manto, que se consideraba inviolable, se extendía como signo de acogida, la protección era concedida. Del mismo modo nos sucede a nosotros en relación a la Virgen, la mujer de mayor rango del género humano. Su manto está siempre abierto para acogernos y congregarnos. Nos lo recuerda bien el Oriente cristiano, donde muchos festejan la Protección de la Madre de Dios, que está representada en un precioso icono en el que, con su manto, protege a los hijos y cubre el mundo entero. También los monjes antiguos aconsejaban refugiarse en las pruebas bajo el manto de la Santa Madre de Dios: invocarla —«Santa Madre de Dios»— era ya garantía de protección y ayuda, y esta oración repetida: «Santa Madre de Dios», «Santa Madre de Dios»… Y sólo así.

Esta sabiduría que viene de lejos nos ayuda: la Madre custodia la fe, protege las relaciones, salva en las dificultades y preserva del mal. Allí donde la Virgen es de casa el diablo no entra. Donde la Virgen es de casa el diablo no entra. Donde está la Madre la turbación no prevalece, el miedo no vence. ¿Quién de nosotros no tiene necesidad de esto? ¿Quién de nosotros no ha estado alguna vez turbado o inquieto? ¿Cuántas veces el corazón es como un mar tempestuoso, donde las olas de los problemas se suceden y los vientos de las preocupaciones no dejan de soplar? María es el arca segura en medio del diluvio. No serán las ideas o la tecnología lo que nos dará consuelo y esperanza, sino el rostro de la Madre, sus manos que acarician la vida, su manto que nos protege. Aprendamos a encontrar refugio, yendo cada día a la Madre.

No deseches nuestras súplicas, continúa la antífona. Cuando nosotros le suplicamos, María suplica por nosotros. Hay un bonito título en griego que dice esto: Grigorusa, es decir «aquella que intercede prontamente». Y este prontamente es lo que usa Lucas en el Evangelio para decir cómo fue María a visitar a Isabel: rápido, inmediatamente. Intercede velozmente, no se demora, como hemos escuchado en el Evangelio, donde presenta inmediatamente a Jesús la necesidad concreta de aquella gente: «No tienen vino» (Jn 2,3), nada más. Así actúa cada vez, si la invocamos: cuando nos falta la esperanza, cuando escasea la alegría, cuando se agotan las fuerzas, cuando se oscurece la estrella de la vida, la Madre interviene. Está atenta a las fatigas, sensible a los desasosiegos —los desasosiegos de la vida—, cercana al corazón. Y jamás desprecia nuestras oraciones; no deja sin atender ni tan siquiera una. Es Madre, no se avergüenza nunca de nosotros, antes bien desea solamente poder ayudar a sus hijos.

Un episodio puede ayudarnos a comprender esto. Junto a la cama de un hospital una madre velaba a su propio hijo, que sufría después de un accidente. Aquella madre estaba siempre allí, día y noche. Una vez se lamentó con el sacerdote, diciendo: «A nosotras las madres el Señor no nos ha permitido una cosa». «¿Qué?», preguntó el sacerdote. «Tomar el dolor de los hijos», respondió la mujer. He aquí el corazón de madre: no se avergüenza de las heridas, de las debilidades de los hijos, sino que quisiera tomarlas consigo. Y la Madre de Dios y nuestra sabe tomar consigo, consolar, velar y sanar.

Continúa la antífona, líbranos de todo peligro. El Señor mismo sabe que necesitamos refugio y protección en medio de tantos peligros. Por esto, en el momento más álgido, en la cruz, dijo al discípulo amado, a todo discípulo: «Ahí tienes a tu Madre» (Jn 19,27). La Madre no es algo opcional, no es opcional, es el testamento de Cristo. Y nosotros tenemos necesidad de ella como un caminante del descanso, como un niño de ser llevado en brazos. Es un gran peligro para la fe vivir sin Madre, sin protección, dejándonos llevar por la vida como las hojas por el viento. El Señor lo sabe y nos recomienda acoger a la Madre. No son buenos modales espirituales, sino es una exigencia de vida. Amarla no es poesía, es saber vivir. Porque sin Madre no podemos ser hijos. Y nosotros, ante todo, somos hijos, hijos amados, que tienen a Dios por Padre y a la Virgen por Madre.

El Concilio Vaticano II enseña que María es «signo de esperanza cierta y de consuelo para el Pueblo peregrinante de Dios» (Const. Lumen gentium, VIII, V). Es signo, es el signo que Dios nos ha dado. Si no lo seguimos, nos salimos del camino, porque hay unas señales en la vida espiritual que deben ser respetadas. Estas nos indican a nosotros que todavía peregrinamos y nos hallamos «en peligros y ansiedad» (ibíd., 62), la Madre, que ya ha llegado a la meta. ¿Quién mejor que ella puede acompañarnos en el camino? ¿Qué esperamos? Como el discípulo que bajo la cruz acogió a la Madre con él, «como algo propio», dice el Evangelio (Jn 19, 27), también nosotros desde esta casa materna invitamos a María a nuestra casa, a nuestro corazón, a nuestra vida. No podemos permanecer indiferentes o apartados de la Madre, porque perderíamos nuestra identidad de hijos y nuestra identidad de pueblo, y viviríamos un cristianismo hecho de ideas, de programas, sin confianza, sin ternura, sin corazón. Pero sin corazón no hay amor y la fe corre el riesgo de convertirse en una bonita fábula de otros tiempos. La Madre, en cambio, custodia y prepara a los hijos. Los ama y los protege, para que amen y protejan el mundo. Hagamos que la Madre sea el huésped de nuestra vida cotidiana, la presencia constante en nuestra casa, nuestro refugio seguro. Encomendémosle cada día. Invoquémosla en cada dificultad. Y no nos olvidemos de volver a ella para darle gracias.

Ahora viéndola, apenas salida del hospital, contemplémosla con ternura y saludémosla como la saludaron los cristianos de Éfeso. Todos juntos, por tres veces: «Santa Madre de Dios». Todos juntos: «Santa Madre de Dios, Santa Madre de Dios, Santa Madre de Dios».

[00154-ES.02] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua portoghese

Como povo de Deus a caminho, estamos aqui para uma pausa no templo da Mãe. A presença da Mãe faz deste templo uma casa familiar para nós, filhos. Associando-nos a gerações e gerações de romanos, reconhecemos nesta casa materna a nossa casa, a casa onde encontrar repouso, consolação, proteção, refúgio. O povo cristão compreendeu, desde o início, que, nas dificuldades e provações, é preciso recorrer à Mãe, como indica a mais antiga antífona mariana: À vossa proteção, recorremos, Santa Mãe de Deus; não desprezeis as nossas súplicas em nossas necessidades; mas livrai-nos de todos os perigos, ó Virgem gloriosa e bendita.

Recorremos, procuramos refúgio. Os nossos pais na fé ensinaram-nos que, nos momentos turbulentos, é preciso acolhermo-nos sob o manto da Santa Mãe de Deus. Outrora os perseguidos e os necessitados procuravam refúgio junto das mulheres nobres da alta sociedade: quando o seu manto, que era considerado inviolável, se estendia em sinal de acolhimento, a proteção era concedida. O mesmo, fazemos nós em relação a Nossa Senhora, a mulher mais excelsa do género humano. O seu manto está sempre aberto para nos acolher e recolher-nos. Bem o recorda o Oriente cristão, onde muitos celebram a Proteção da Mãe de Deus, que, num lindo ícone, é representada com o seu manto abrigando os filhos e cobrindo o mundo inteiro. Os próprios monges antigos recomendavam que, nas provações, nos refugiássemos sob o manto da Santa Mãe de Deus: invocá-La – «Santa Mãe de Deus» – já era garantia de proteção e ajuda, repetindo apenas assim: «Santa Mãe de Deus», «Santa Mãe de Deus»…

Esta sabedoria, que vem de longe, ajuda-nos: a Mãe guarda a fé, protege as relações, salva nas intempéries e preserva do mal. Onde Nossa Senhora é de casa, o diabo não entra. Onde Nossa Senhora é de casa, o diabo não entra. Onde está a Mãe, a perturbação não prevalece, o medo não vence. Quem de nós não precisa disto? Quem de nós não se sente às vezes perturbado ou inquieto? Quantas vezes o coração é um mar em tempestade, onde as ondas dos problemas se amontoam e os ventos das preocupações não cessam de soprar! Maria é a arca segura no meio do dilúvio. Não serão as ideias ou a tecnologia a dar-nos conforto e esperança, mas o rosto da Mãe, as suas mãos que acariciam a vida, o seu manto que nos abriga. Aprendamos a encontrar refúgio, indo todos os dias junto da Mãe.

Não desprezeis as súplicas: continua a antífona. Quando nós A imploramos, Maria pede por nós. Há um lindo título em grego – Grigorusa – que significa «Aquela que intercede prontamente». E este termo «prontamente», usa-o Lucas no Evangelho para Maria quando foi visitar Isabel: à pressa, imediatamente! Intercede prontamente, não demora, como ouvimos no Evangelho, onde imediatamente leva a Jesus a necessidade concreta daquelas pessoas: «Não têm vinho» (Jo 2, 3), e não acrescenta mais nada! Assim faz, sempre que A invocamos: quando nos falta a esperança, quando escasseia a alegria, quando se esgotam as forças, quando se obscurece a estrela da vida, a Mãe intervém. Está atenta ao cansaço, sensível às turbulências – as turbulências da vida –, próxima do coração. E nunca, nunca despreza as nossas orações; não deixa perder-se uma sequer. É Mãe, nunca Se envergonha de nós; antes, só espera poder ajudar os seus filhos.

Um episódio pode ajudar-nos a compreender isto. Junto duma cama de hospital, uma mãe velava pelo seu filho, sofrendo em consequência dum acidente. Aquela mãe estava sempre ali, dia e noite. Uma vez lamentou-se com o sacerdote, dizendo: «Mas a nós, mães, o Senhor não permitiu uma coisa!» «O quê?»: perguntou o padre. «Carregar a dor dos filhos»: replicou a mulher. Eis o coração de mãe: não se envergonha das feridas, das fraquezas dos filhos, mas quer tomá-las sobre si mesma. E a Mãe de Deus e nossa sabe tomar sobre Si, consolar, velar, curar.

Continua a antífona: livrai-nos de todos os perigos. O próprio Senhor sabe que precisamos de refúgio e proteção em meio de tantos perigos. Por isso, no momento mais alto, na cruz, disse ao discípulo amado, a cada discípulo: «Eis a tua Mãe!» (Jo 19, 27). A Mãe não é um optional, uma coisa opcional, é o testamento de Cristo. E precisamos d’Ela como de repouso um viandante, como de ser levado nos braços um bebé. É um grande perigo para a fé viver sem Mãe, sem proteção, deixando-nos arrastar pela vida como as folhas pelo vento. O Senhor sabe isso, e recomenda-nos acolher a Mãe. Não é um galanteio espiritual, é uma exigência de vida. Amá-La, não é poesia; é saber viver. Porque, sem Mãe, não podemos ser filhos. E, antes de tudo, nós somos filhos, filhos amados, que têm Deus por Pai e Nossa Senhora por Mãe.

O Concílio Vaticano II ensina que Maria é «sinal de esperança segura e de consolação para o povo de Deus ainda peregrinante» (Const. dogm. Lumen gentium, 68). É sinal: é o sinal que Deus posicionou para nós. Se não o seguirmos, extraviamo-nos. Com efeito, há uma sinalização da vida espiritual, que deve ser observada. A nós, «que, entre perigos e angústias, caminhamos ainda na terra» (ibid., 62), tal sinalização indica-nos a Mãe, que já chegou à meta. Quem melhor do que Ela nos pode acompanhar no caminho? Por que esperamos? Como o discípulo que, ao pé da cruz, acolheu consigo a Mãe – diz o Evangelho – «como sua» (Jo 19, 27), também nós convidamos Maria, desta casa materna, para a nossa casa, o nosso coração, a nossa vida. Não se pode ficar indiferente, nem separado da Mãe, caso contrário perdemos a nossa identidade de filhos e a nossa identidade de povo, e vivemos um cristianismo feito de ideias, de programas, sem consagração, sem ternura, nem coração. Mas, sem coração, não há amor; e a fé corre o risco de se tornar uma linda fábula doutros tempos. Ao contrário, a Mãe guarda e prepara os filhos. Ama-os e protege-os, para que amem e protejam o mundo. Façamos da Mãe o hóspede do nosso dia-a-dia, a presença constante em nossa casa, o nosso refúgio seguro. Consagremos-Lhe cada dia. Invoquemo-La em cada turbulência. E não nos esqueçamos de voltar junto d’Ela para Lhe agradecer.

Agora olhando-A, acabada de sair do «hospital», fixemo-La com ternura e saudemo-La como A saudaram os cristãos de Éfeso. Todos juntos, três vezes: «Santa Mãe de Deus». Todos juntos: «Santa Mãe de Deus, Santa Mãe de Deus, Santa Mãe de Deus».

[00154-PO.02] [Texto original: Italiano]

[B0079-XX.02]