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Messaggio del Santo Padre e Benedizione “Urbi et Orbi” nella Solennità del Natale, 25.12.2017


Testo in lingua italiana

Testo in lingua francese

Testo in lingua inglese

Testo in lingua tedesca

Testo in lingua spagnola

Testo in lingua portoghese

Testo in lingua polacca

Alle ore 12 di oggi, Solennità del Natale del Signore, dalla Loggia Centrale della Basilica Vaticana il Santo Padre Francesco, prima di impartire la Benedizione “Urbi et Orbi”, ha rivolto il tradizionale Messaggio natalizio ai fedeli presenti in Piazza San Pietro e a quanti lo ascoltavano attraverso la radio e la televisione.

Questo il testo del Messaggio del Santo Padre per il Natale 2017:

Testo in lingua italiana

Cari fratelli e sorelle, buon Natale!

A Betlemme, dalla Vergine Maria, è nato Gesù. Non è nato per volontà umana, ma per il dono d’amore di Dio Padre, che «ha tanto amato il mondo, da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16).

Questo evento si rinnova oggi nella Chiesa, pellegrina nel tempo: la fede del popolo cristiano rivive nella liturgia del Natale il mistero di Dio che viene, che assume la nostra carne mortale, che si fa piccolo e povero per salvarci. E questo ci riempie di commozione, perché troppo grande è la tenerezza del nostro Padre.

I primi a vedere la gloria umile del Salvatore, dopo Maria e Giuseppe, furono i pastori di Betlemme. Riconobbero il segno annunciato loro dagli angeli e adorarono il Bambino. Quegli uomini umili ma vigilanti sono esempio per i credenti di ogni tempo che, di fronte al mistero di Gesù, non si scandalizzano della sua povertà, ma, come Maria, si fidano della parola di Dio e contemplano con occhi semplici la sua gloria. Davanti al mistero del Verbo fatto carne, i cristiani di ogni luogo confessano, con le parole dell’evangelista Giovanni: «Abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità» (1,14).

Oggi, mentre sul mondo soffiano venti di guerra e un modello di sviluppo ormai superato continua a produrre degrado umano, sociale e ambientale, il Natale ci richiama al segno del Bambino, e a riconoscerlo nei volti dei bambini, specialmente di quelli per i quali, come per Gesù, «non c’è posto nell’alloggio» (Lc 2,7).

Vediamo Gesù nei bambini del Medio Oriente, che continuano a soffrire per l’acuirsi delle tensioni tra Israeliani e Palestinesi. In questo giorno di festa invochiamo dal Signore la pace per Gerusalemme e per tutta la Terra Santa; preghiamo perché tra le parti prevalga la volontà di riprendere il dialogo e si possa finalmente giungere a una soluzione negoziata che consenta la pacifica coesistenza di due Stati all’interno di confini concordati tra loro e internazionalmente riconosciuti. Il Signore sostenga anche lo sforzo di quanti nella Comunità internazionale sono animati dalla buona volontà di aiutare quella martoriata terra a trovare, nonostante i gravi ostacoli, la concordia, la giustizia e la sicurezza che da lungo tempo attende.

Vediamo Gesù nei volti dei bambini siriani, ancora segnati dalla guerra che ha insanguinato il Paese in questi anni. Possa l’amata Siria ritrovare finalmente il rispetto della dignità di ogni persona, attraverso un comune impegno a ricostruire il tessuto sociale indipendentemente dall’appartenenza etnica e religiosa. Vediamo Gesù nei bambini dell’Iraq, ancora ferito e diviso dalle ostilità che lo hanno interessato negli ultimi quindici anni, e nei bambini dello Yemen, dove è in corso un conflitto in gran parte dimenticato, con profonde implicazioni umanitarie sulla popolazione che subisce la fame e il diffondersi di malattie.

Vediamo Gesù nei bambini dell’Africa, soprattutto in quelli che soffrono in Sud Sudan, in Somalia, in Burundi, nella Repubblica Democratica del Congo, nella Repubblica Centroafricana e in Nigeria.

Vediamo Gesù nei bambini di tutto il mondo dove la pace e la sicurezza sono minacciate dal pericolo di tensioni e nuovi conflitti. Preghiamo che nella penisola coreana si possano superare le contrapposizioni e accrescere la fiducia reciproca nell’interesse del mondo intero. A Gesù Bambino affidiamo il Venezuela perché possa riprendere un confronto sereno tra le diverse componenti sociali a beneficio di tutto l’amato popolo venezuelano. Vediamo Gesù nei bambini che, insieme alle loro famiglie, patiscono le violenze del conflitto in Ucraina e le sue gravi ripercussioni umanitarie e preghiamo perché il Signore conceda al più presto la pace a quel caro Paese.

Vediamo Gesù nei bambini i cui genitori non hanno un lavoro e faticano a offrire ai figli un avvenire sicuro e sereno. E in quelli a cui è stata rubata l’infanzia, obbligati a lavorare fin da piccoli o arruolati come soldati da mercenari senza scrupoli.

Vediamo Gesù nei molti bambini costretti a lasciare i propri Paesi, a viaggiare da soli in condizioni disumane, facile preda dei trafficanti di esseri umani. Attraverso i loro occhi vediamo il dramma di tanti migranti forzati che mettono a rischio perfino la vita per affrontare viaggi estenuanti che talvolta finiscono in tragedia. Rivedo Gesù nei bambini che ho incontrato durante il mio ultimo viaggio in Myanmar e Bangladesh, e auspico che la Comunità internazionale non cessi di adoperarsi perché la dignità delle minoranze presenti nella Regione sia adeguatamente tutelata. Gesù conosce bene il dolore di non essere accolto e la fatica di non avere un luogo dove poter poggiare il capo. Il nostro cuore non sia chiuso come lo furono le case di Betlemme.

Cari fratelli e sorelle,

anche a noi è indicato il segno del Natale: «un bambino avvolto in fasce...» (Lc 2,12). Come la Vergine Maria e san Giuseppe, come i pastori di Betlemme, accogliamo nel Bambino Gesù l’amore di Dio fatto uomo per noi, e impegniamoci, con la sua grazia, a rendere il nostro mondo più umano, più degno dei bambini di oggi e di domani.

[01972-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Testo in lingua francese

Chers frères et sœurs, bon Noël!

À Bethléem, Jésus est né de la Vierge Marie. Il n’est pas né d’une volonté humaine, mais du don d’amour de Dieu le Père, qui «a tellement aimé le monde qu’il a donné son Fils unique, afin que quiconque croit en lui ne se perde pas, mais obtienne la vie éternelle» (Jn 3,16).

Cet évènement se renouvelle aujourd’hui dans l’Église, en pèlerinage dans le temps: la foi du peuple chrétien revit dans la liturgie de Noël le mystère de Dieu qui vient, qui prend notre chair mortelle, qui se fait petit et pauvre pour nous sauver. Et cela nous nous remplit d’émotion, parce que la tendresse de notre Père est très grande.

Les premiers à voir l’humble gloire du Sauveur, après Marie et Joseph, ont été les bergers de Bethléem. Ils ont reconnu le signe que les anges leur avait annoncé et ils ont adoré l’Enfant. Ces hommes humbles mais vigilants sont un exemple pour les croyants de tous les temps qui, en présence du mystère de Jésus, ne se scandalisent pas de sa pauvreté, mais, comme Marie, se fient à la parole de Dieu et contemplent sa gloire avec un regard simple. Devant le mystère du Verbe fait chair, les chrétiens de tous lieux confessent, avec les paroles de l’évangéliste Jean: «Nous avons vu sa gloire, la gloire qu’il tient de son Père comme Fils unique, plein de grâce et de vérité» (Jn 1,14).

Aujourd’hui, alors que soufflent sur le monde des vents de guerre et qu’un modèle de développement déjà dépassé continue à engendrer de la dégradation humaine, sociale et environnementale, Noël nous renvoie au signe de l’Enfant, et nous appelle à le reconnaître sur les visages des enfants, spécialement de ceux pour qui, comme pour Jésus, «il n’y a plus de place dans la salle commune» (Lc 2,7).

Nous voyons Jésus dans les enfants du Moyen Orient, qui continuent à souffrir à cause de l’aggravation des tensions entre Israéliens et Palestiniens. En ce jour de fête, demandons au Seigneur la paix pour Jérusalem et pour toute la Terre Sainte; prions pour qu’entre les partis la volonté de reprendre le dialogue l’emporte et que l’on puisse finalement parvenir à une solution négociée qui permette la coexistence pacifique de deux États à l’intérieur de frontières définies entre eux et reconnues internationalement. Que le Seigneur soutienne aussi l’effort de ceux qui, au sein de la Communauté internationale, sont animés par la bonne volonté d’aider cette terre meurtrie à trouver, malgré les graves obstacles, la concorde, la justice et la sécurité qu’elle attend depuis longtemps.

Nous voyons Jésus sur les visages des enfants syriens, encore marqués par la guerre qui a ensanglanté le pays en ces années. Que la bien-aimée Syrie puisse retrouver finalement le respect de la dignité de chaque personne, à travers un engagement commun à reconstituer le tissu social indépendamment de l’appartenance ethnique et religieuse. Nous voyons Jésus dans les enfants de l’Irak, encore blessé et divisé par les hostilités qui l’ont affecté au cours de ces quinze dernières années, et dans les enfants du Yémen, où se déroule un conflit en grande partie oublié, avec de profondes implications humanitaires sur la population qui subit la faim et la propagation de maladies.

Nous voyons Jésus dans les enfants de l’Afrique, en particulier en ceux qui souffrent au Sud Soudan, en Somalie, au Burundi, dans la République Démocratique du Congo, dans la République Centrafricaine et au Nigéria.

Nous voyons Jésus dans les enfants du monde entier là où la paix et la sécurité sont menacées par le risque de tensions et de nouveaux conflits. Prions pour que dans la péninsule coréenne les oppositions puissent être dépassées et que la confiance réciproque puisse se développer dans l’intérêt du monde entier. A l’Enfant Jésus nous confions le Venezuela pour qu’une relation sereine puisse reprendre entre les différentes composantes sociales au bénéfice de l’ensemble du bien-aimé peuple vénézuélien. Nous voyons Jésus dans les enfants qui, avec leurs familles, souffrent de la violence du conflit en Ukraine et de ses graves répercussions humanitaires et nous prions pour que le Seigneur accorde la paix au plus vite à ce cher pays.

Nous voyons Jésus dans les enfants dont les parents n’ont pas de travail et ont du mal à leur offrir un avenir sûr et serein. Et dans ceux dont l’enfance a été volée, obligés de travailler depuis tout-petits ou enrôlés comme soldats par des mercenaires sans scrupule.

Nous voyons Jésus dans les nombreux enfants contraints de quitter leurs propres pays, de voyager seuls dans des conditions inhumaines, proies faciles des trafiquants d’êtres humains. Dans leurs yeux, voyons le drame de tant de migrants forcés qui mettent en danger même leur vie pour affronter des voyages exténuants qui tant de fois finissent en tragédie. Je revois Jésus dans les enfants que j’ai rencontré durant mon dernier voyage au Myanmar et au Bengladesh, et je souhaite que la Communauté internationale ne cesse pas d’agir pour que la dignité des minorités présentes dans la région soit adéquatement protégée. Jésus connait bien la souffrance de ne pas être accueilli et la fatigue de ne pas avoir un lieu où pouvoir reposer la tête. Que notre cœur ne soit pas fermé comme le furent les maisons de Bethléem.

Chers frères et sœurs,

A nous aussi est montré le signe de Noël: «un nouveau-né emmailloté…» (Lc 2,12). Comme la Vierge Marie et saint Joseph, comme les bergers de Bethléem, accueillons dans l’Enfant Jésus l’amour de Dieu fait homme pour nous, et engageons-nous, avec sa grâce, à rendre notre monde plus humain, plus digne des enfants d’aujourd’hui et de demain.

[01972-FR.01] [Texte original: Français]

Testo in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters, Happy Christmas!

In Bethlehem, Jesus was born of the Virgin Mary. He was born, not by the will of man, but by the gift of the love of God our Father, who “so loved the world that he gave his only-begotten Son, that whoever believes in him should not perish but have eternal life” (Jn 3:16).

This event is renewed today in the Church, a pilgrim in time. For the faith of the Christian people relives in the Christmas liturgy the mystery of the God who comes, who assumes our mortal human flesh, and who becomes lowly and poor in order to save us. And this moves us deeply, for great is the tenderness of our Father.

The first people to see the humble glory of the Saviour, after Mary and Joseph, were the shepherds of Bethlehem. They recognized the sign proclaimed to them by the angels and adored the Child. Those humble and watchful men are an example for believers of every age who, before the mystery of Jesus, are not scandalized by his poverty. Rather, like Mary, they trust in God’s word and contemplate his glory with simple eyes. Before the mystery of the Word made flesh, Christians in every place confess with the words of the Evangelist John: “We have beheld his glory, glory as of the only-begotten Son from the Father, full of grace and truth” (Jn 1:14).

Today, as the winds of war are blowing in our world and an outdated model of development continues to produce human, societal and environmental decline, Christmas invites us to focus on the sign of the Child and to recognize him in the faces of little children, especially those for whom, like Jesus, “there is no place in the inn” (Lk 2:7).

We see Jesus in the children of the Middle East who continue to suffer because of growing tensions between Israelis and Palestinians. On this festive day, let us ask the Lord for peace for Jerusalem and for all the Holy Land. Let us pray that the will to resume dialogue may prevail between the parties and that a negotiated solution can finally be reached, one that would allow the peaceful coexistence of two States within mutually agreed and internationally recognized borders. May the Lord also sustain the efforts of all those in the international community inspired by good will to help that afflicted land to find, despite grave obstacles the harmony, justice and security that it has long awaited.

We see Jesus in the faces of Syrian children still marked by the war that, in these years, has caused such bloodshed in that country. May beloved Syria at last recover respect for the dignity of every person through a shared commitment to rebuild the fabric of society, without regard for ethnic and religious membership. We see Jesus in the children of Iraq, wounded and torn by the conflicts that country has experienced in the last fifteen years, and in the children of Yemen, where there is an ongoing conflict that has been largely forgotten, with serious humanitarian implications for its people, who suffer from hunger and the spread of diseases.

We see Jesus in the children of Africa, especially those who are suffering in South Sudan, Somalia, Burundi, Democratic Republic of Congo, Central African Republic and Nigeria.

We see Jesus in the children worldwide wherever peace and security are threatened by the danger of tensions and new conflicts. Let us pray that confrontation may be overcome on the Korean peninsula and that mutual trust may increase in the interest of the world as a whole. To the Baby Jesus we entrust Venezuela that it may resume a serene dialogue among the various elements of society for the benefit of all the beloved Venezuelan people. We see Jesus in children who, together with their families, suffer from the violence of the conflict in Ukraine and its grave humanitarian repercussions; we pray that the Lord may soon grant peace to this dear country.

We see Jesus in the children of unemployed parents who struggle to offer their children a secure and peaceful future. And in those whose childhood has been robbed and who, from a very young age, have been forced to work or to be enrolled as soldiers by unscrupulous mercenaries.

We see Jesus in the many children forced to leave their countries to travel alone in inhuman conditions and who become an easy target for human traffickers. Through their eyes we see the drama of all those forced to emigrate and risk their lives to face exhausting journeys that end at times in tragedy. I see Jesus again in the children I met during my recent visit to Myanmar and Bangladesh, and it is my hope that the international community will not cease to work to ensure that the dignity of the minority groups present in the region is adequately protected. Jesus knows well the pain of not being welcomed and how hard it is not to have a place to lay one’s head. May our hearts not be closed as they were in the homes of Bethlehem.

Dear Brothers and Sisters,

The sign of Christmas has also been revealed to us: “a baby wrapped in swaddling clothes” (Lk 2:12). Like the Virgin Mary and Saint Joseph, like the shepherds of Bethlehem, may we welcome in the Baby Jesus the love of God made man for us. And may we commit ourselves, with the help of his grace, to making our world more human and more worthy for the children of today and of the future.

[01972-EN.01] [Original text: English]

Testo in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern, frohe Weihnachten!

In Betlehem hat die Jungfrau Maria Jesus geboren. Nicht durch menschlichen Willen kommt er zur Welt, er ist vielmehr Geschenk der Liebe Gottes des Vaters, der »die Welt so sehr geliebt [hat], dass er seinen einzigen Sohn hingab, damit jeder, der an ihn glaubt, nicht verloren geht, sondern das ewige Leben hat“ (Joh 3,16).

Dieses Ereignis erneuert sich heute in der Kirche, die Pilgerin in der Zeit ist: Wieder erlebt der Glaube des christlichen Volkes in der Weihnachtsliturgie das Geheimnis des sich nahenden Gottes, der unser sterbliches Fleisch annimmt und klein und arm wird, um uns zu retten. Und dies erfüllt uns mit Ergriffenheit, weil die Zärtlichkeit unseres Vaters so groß ist.

Die Ersten, die den Glanz der Demut des Retters sahen, waren nach Maria und Joseph die Hirten von Betlehem. Sie erkannten das ihnen von den Engeln angekündigte Zeichen und beteten das Kind an. Diese schlichten, aber wachsamen Männer sind Vorbild für die Glaubenden zu allen Zeiten. Sie nehmen angesichts des Geheimnisses Jesu an seiner Armut nicht Anstoß, sondern vertrauen wie Maria auf das Wort Gottes und betrachten mit einfachen Augen seine Herrlichkeit. Vor dem Geheimnis des fleischgewordenen Wortes bekennen die Christen von überallher mit den Worten des Evangelisten Johannes: »Wir haben seine Herrlichkeit geschaut, die Herrlichkeit des einzigen Sohnes vom Vater, voll Gnade und Wahrheit« (Joh 1,14).

Während heute Kriegsstürme über die Welt hinwegfegen und ein inzwischen überholtes Entwicklungskonzept weiterhin zum Niedergang des Menschen, des Sozialgefüges und der Umwelt führt, ruft uns Weihnachten zum Zeichen des Kindes zurück. Wir sollen es in den Gesichtern der Kinder wiedererkennen, besonders jener, für die wie für Jesus kein Platz in der Herberge ist (Lk 2,7).

Wir erblicken Jesus in den Kindern des Nahen Ostens, die aufgrund der Zuspitzung der Spannungen zwischen Israelis und Palästinensern weiter leiden. An diesem Festtag flehen wir zum Herrn um Frieden für Jerusalem und für das ganze Heilige Land; wir beten, dass sich bei den Kontrahenten der Wille durchsetze, den Dialog wiederaufzunehmen, und dass man endlich zu einer Verhandlungslösung gelange, die innerhalb von miteinander vereinbarten und international anerkannten Grenzen eine friedliche Koexistenz zweier Staaten ermöglicht. Der Herr möge auch die Bemühungen derer unterstützen, die in der internationalen Gemeinschaft den guten Willen haben, jenem geplagten Land beizustehen, dass es trotz der schwerwiegenden Hindernisse zur langersehnten Eintracht, Gerechtigkeit und Sicherheit finde.

Wir erblicken Jesus in den Gesichtern der syrischen Kinder, die immer noch vom Krieg gezeichnet sind, der das Land in diesen Jahren mit Blut getränkt hat. Möge das geliebte Syrien endlich zur Achtung der Würde eines jeden Menschen zurückfinden, indem es in gemeinsamer Anstrengung das soziale Gefüge unabhängig von ethnischen oder religiösen Zugehörigkeiten wiederherstellt. Wir erblicken Jesus in den Kindern des Irak, der immer noch von den Feindseligkeiten der vergangenen fünfzehn Jahre verwundet und geteilt ist, und in den Kindern des Jemen, wo ein großenteils vergessener Konflikt mit tiefgreifenden humanitären Folgen für die Bevölkerung im Gange ist, die an Hunger leidet und mit der Ausbreitung von Krankheiten konfrontiert wird.

Wir erblicken Jesus in den Kindern Afrikas, vor allem in jenen, die im Südsudan leiden, in Somalia, in Burundi, in der Demokratischen Republik Kongo, in der Zentralafrikanischen Republik und in Nigeria.

Wir erblicken Jesus in den Kindern der ganzen Welt, wo der Frieden und die Sicherheit von der Gefahr durch Spannungen und neue Konflikte bedroht werden. Wir beten, dass die Gegensätze auf der koreanischen Halbinsel überwunden werden können und das gegenseitige Vertrauen im Interesse der ganzen Welt wachse. Dem Jesuskind vertrauen wir Venezuela an, damit ein sachlicher Meinungsaustausch unter den verschiedenen sozialen Gruppen zugunsten des ganzen geliebten venezolanischen Volkes wiederaufgenommen werden kann. Wir erblicken Jesus in den Kindern, die zusammen mit ihren Familien unter den Gewaltakten des Konflikts in der Ukraine und seinen schwerwiegenden Auswirkungen leiden, und wir beten, dass der Herr diesem geschätzten Land baldmöglichst den Frieden gewähre.

Wir erblicken Jesus in den Kindern, deren Eltern arbeitslos sind und Mühe haben, ihren Kindern eine sichere und unbeschwerte Zukunft zu bieten. Und in denjenigen, denen die Kindheit geraubt wurde, weil sie von klein auf zur Arbeit verpflichtet oder von skrupellosen Milizionären als Soldaten gedungen wurden.

Wir erblicken Jesus in den vielen Kindern, die gezwungen sind, ihre Länder zu verlassen, alleine unter unmenschlichen Bedingungen zu reisen und so zur einfachen Beute der Menschenhändler werden. In Ihren Augen sehen wir das Drama vieler Zwangsmigranten, die sogar ihr Leben riskieren, um kräftezehrende Reisen auf sich zu nehmen, die zuweilen in Tragödien enden. Wieder erblicke ich Jesus in den Kindern, denen ich während meiner letzten Reise nach Myanmar und Bangladesch begegnet bin, und erhoffe mir, dass die internationale Gemeinschaft nicht aufhöre, sich dafür einzusetzen, dass die Würde der in der Region anwesenden Minderheiten angemessen geschützt werde. Den Schmerz, nicht aufgenommen zu werden, und die Mühsal, keinen Ort zu haben, an dem man sein Haupt hinlegen kann, kennt Jesus gut. Unser Herz möge nicht verschlossen sein, wie es die Häuser von Betlehem waren.

Liebe Brüder und Schwestern,

auch wir werden auf das Zeichen von Weihnachten hingewiesen: »ein Kind, das in Windeln gewickelt [ist]…« (Lk 2,12). Nehmen wir wie die Jungfrau Maria und der heilige Josef, wie die Hirten von Betlehem im Jesuskind die für uns menschgewordene Liebe Gottes auf und setzen wir uns mit seiner Gnade dafür ein, unsere Welt menschlicher und würdiger für die Kinder von heute und morgen zu gestalten.

[01972-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

Testo in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas, feliz Navidad.

Jesús nació de María Virgen en Belén. No nació por voluntad humana, sino por el don de amor de Dios Padre, que «tanto amó al mundo, que entregó a su Unigénito, para que todo el que cree en él no perezca, sino que tenga vida eterna» (Jn 3,16).

Este acontecimiento se renueva hoy en la Iglesia, peregrina en el tiempo: en la liturgia de la Navidad, la fe del pueblo cristiano revive el misterio de Dios que viene, que toma nuestra carne mortal, que se hace pequeño y pobre para salvarnos. Y esto nos llena de emoción, porque la ternura de nuestro Padre es inmensa.

Los primeros que vieron la humilde gloria del Salvador, después de María y José, fueron los pastores de Belén. Reconocieron la señal que los ángeles les habían dado y adoraron al Niño. Esos hombres humildes pero vigilantes son un ejemplo para los creyentes de todos los tiempos, los cuales, frente al misterio de Jesús, no se escandalizan por su pobreza, sino que, como María, confían en la palabra de Dios y contemplan su gloria con mirada sencilla. Ante el misterio del Verbo hecho carne, los cristianos de todas partes confiesan, con las palabras del evangelista Juan: «Hemos contemplado su gloria: gloria como del Unigénito del Padre, lleno de gracia y de verdad» (Jn 1,14).

Por esta razón, mientras el mundo se ve azotado por vientos de guerra y un modelo de desarrollo ya caduco sigue provocando degradación humana, social y ambiental, la Navidad nos invita a recordar la señal del Niño y a que lo reconozcamos en los rostros de los niños, especialmente de aquellos para los que, como Jesús, «no hay sitio en la posada» (Lc 2,7).

Vemos a Jesús en los niños de Oriente Medio, que siguen sufriendo por el aumento de las tensiones entre israelíes y palestinos. En este día de fiesta, invoquemos al Señor pidiendo la paz para Jerusalén y para toda la Tierra Santa; recemos para que entre las partes implicadas prevalezca la voluntad de reanudar el diálogo y se pueda finalmente alcanzar una solución negociada, que permita la coexistencia pacífica de dos Estados dentro de unas fronteras acordadas entre ellos y reconocidas a nivel internacional. Que el Señor sostenga también el esfuerzo de todos aquellos miembros de la Comunidad internacional que, movidos de buena voluntad, desean ayudar a esa tierra martirizada a encontrar, a pesar de los graves obstáculos, la armonía, la justicia y la seguridad que anhelan desde hace tanto tiempo.

Vemos a Jesús en los rostros de los niños sirios, marcados aún por la guerra que ha ensangrentado ese país en estos años. Que la amada Siria pueda finalmente volver a encontrar el respeto por la dignidad de cada persona, mediante el compromiso unánime de reconstruir el tejido social con independencia de la etnia o religión a la que se pertenezca. Vemos a Jesús en los niños de Iraq, que todavía sigue herido y dividido por las hostilidades que lo han golpeado en los últimos quince años, y en los niños de Yemen, donde existe un conflicto en gran parte olvidado, con graves consecuencias humanitarias para la población que padece el hambre y la propagación de enfermedades.

Vemos a Jesús en los niños de África, especialmente en los que sufren en Sudán del Sur, en Somalia, en Burundi, en la República Democrática del Congo, en la República Centroafricana y en Nigeria.

Vemos a Jesús en todos los niños de aquellas zonas del mundo donde la paz y la seguridad se ven amenazadas por el peligro de las tensiones y de los nuevos conflictos. Recemos para que en la península coreana se superen los antagonismos y aumente la confianza mutua por el bien de todo el mundo. Confiamos Venezuela al Niño Jesús para que se pueda retomar un diálogo sereno entre los diversos componentes sociales por el bien de todo el querido pueblo venezolano. Vemos a Jesús en los niños que, junto con sus familias, sufren la violencia del conflicto en Ucrania, y sus graves repercusiones humanitarias, y recemos para que, cuanto antes, el Señor conceda la paz a ese querido país.

Vemos a Jesús en los niños cuyos padres no tienen trabajo y con gran esfuerzo intentan ofrecer a sus hijos un futuro seguro y pacífico. Y en aquellos cuya infancia fue robada, obligados a trabajar desde una edad temprana o alistados como soldados mercenarios sin escrúpulos.

Vemos a Jesús en tantos niños obligados a abandonar sus países, a viajar solos en condiciones inhumanas, siendo fácil presa para los traficantes de personas. En sus ojos vemos el drama de tantos emigrantes forzosos que arriesgan incluso sus vidas para emprender viajes agotadores que muchas veces terminan en una tragedia. Veo a Jesús en los niños que he encontrado durante mi último viaje a Myanmar y Bangladesh, y espero que la comunidad internacional no deje de trabajar para que se tutele adecuadamente la dignidad de las minorías que habitan en la Región. Jesús conoce bien el dolor de no ser acogido y la dificultad de no tener un lugar donde reclinar la cabeza. Que nuestros corazones no estén cerrados como las casas de Belén.

Queridos hermanos y hermanas:

También a nosotros se nos ha dado una señal de Navidad: «Un niño envuelto en pañales…» (Lc 2,12). Como la Virgen María y san José, y los pastores de Belén, acojamos en el Niño Jesús el amor de Dios hecho hombre por nosotros, y esforcémonos, con su gracia, para hacer que nuestro mundo sea más humano, más digno de los niños de hoy y de mañana.

[01972-ES.01] [Texto original: Español]

Testo in lingua portoghese

Queridos irmãos e irmãs, feliz Natal!

Em Belém, da Virgem Maria, nasceu Jesus. Não foi por vontade humana que nasceu, mas por um dom de amor de Deus Pai, que «tanto amou o mundo, que lhe entregou o seu Filho Unigénito, a fim de que todo o que n’Ele crê não se perca, mas tenha a vida eterna» (Jo 3, 16).

Este acontecimento renova-se hoje na Igreja, peregrina no tempo: a fé do povo cristão revive, na liturgia do Natal, o mistério de Deus que vem e assume a nossa carne mortal, fazendo-Se pequenino e pobre para nos salvar. E isto enche-nos de comoção, porque é demasiado grande a ternura do nosso Pai.

Os primeiros, depois de Maria e José, a ver a glória humilde do Salvador foram os pastores de Belém. Reconheceram o sinal que lhes fora anunciado pelos anjos e adoraram o Menino. Aqueles homens, humildes mas vigilantes, são um exemplo para os crentes de todos os tempos que, diante do mistério de Jesus, não se escandalizam da sua pobreza, mas, como Maria, fiam-se da palavra de Deus e, com olhos simples, contemplam a sua glória. Perante o mistério do Verbo encarnado, os cristãos de toda a parte confessam, com as palavras do evangelista João: «contemplamos a sua glória, a glória que possui como Filho Unigénito do Pai, cheio de graça e de verdade» (Jo 1, 14).

Hoje, enquanto sopram no mundo ventos de guerra e um modelo de progresso já ultrapassado continua a produzir degradação humana, social e ambiental, o Natal lembra-nos o sinal do Menino convidando-nos a reconhecê-Lo no rosto das crianças, especialmente daquelas para as quais, como sucedeu a Jesus, «não há lugar na hospedaria» (Lc 2, 7).

Vemos Jesus nas crianças do Médio Oriente, que continuam a sofrer pelo agravamento das tensões entre israelitas e palestinenses. Neste dia de festa, imploramos do Senhor a paz para Jerusalém e para toda a Terra Santa; rezamos para que prevaleça, entre as Partes, a vontade de retomar o diálogo e se possa finalmente chegar a uma solução negociada que permita a coexistência pacífica de dois Estados dentro de fronteiras mutuamente concordadas e internacionalmente reconhecidas. O Senhor sustente também os esforços de quantos, na Comunidade Internacional, se sentem animados pela boa vontade de ajudar aquela martirizada terra a encontrar – não obstante os graves obstáculos – a concórdia, a justiça e a segurança por que há muito aguarda.

Vemos Jesus no rosto das crianças sírias, ainda feridas pela guerra que ensanguentou o país nestes anos. Possa a Síria amada encontrar, finalmente, o respeito pela dignidade de todos, através dum esforço concorde por reconstruir o tecido social, independentemente da pertença étnica e religiosa. Vemos Jesus nas crianças do Iraque, ainda contuso e dividido pelas hostilidades que o afetaram nos últimos quinze anos, e nas crianças do Iémen, onde perdura um conflito em grande parte esquecido, mas com profundas implicações humanitárias sobre a população que padece a fome e a propagação de doenças.

Vemos Jesus nas crianças da África, sobretudo nas que sofrem no Sudão do Sul, na Somália, no Burundi, na República Democrática do Congo, na República Centro-Africana e na Nigéria.

Vemos Jesus nas crianças de todo o mundo, onde a paz e a segurança se encontram ameaçadas pelo perigo de tensões e novos conflitos. Rezamos para que se possam superar, na península coreana, as contraposições e aumentar a confiança mútua, no interesse do mundo inteiro. Ao Deus Menino, confiamos a Venezuela, para que possa retomar um confronto sereno entre os diversos componentes sociais em benefício de todo o amado povo venezuelano. Vemos Jesus nas crianças que padecem, juntamente com suas famílias, as violências do conflito na Ucrânia e as suas graves repercussões humanitárias, e rezamos para que o Senhor conceda, o mais depressa possível, a paz àquele querido país.

Vemos Jesus nas crianças, cujos pais não têm emprego, provando dificuldade em oferecer aos filhos um futuro seguro e tranquilo; e naquelas cuja infância foi roubada, obrigadas a trabalhar desde tenra idade ou alistadas como soldados por mercenários sem escrúpulos.

Vemos Jesus nas inúmeras crianças constrangidas a deixar o seu país, viajando sozinhas em condições desumanas, presa fácil dos traficantes de seres humanos. Através dos seus olhos, vemos o drama de tantos migrantes forçados que chegam a pôr a vida em risco, enfrentando viagens extenuantes que por vezes acabam em tragédia. Revejo Jesus nas crianças que encontrei durante a minha última viagem ao Myanmar e ao Bangladesh, e espero que a Comunidade Internacional não cesse de trabalhar para que seja adequadamente tutelada a dignidade das minorias presentes na região. Jesus conhece bem a tribulação de não ser acolhido e a dificuldade de não ter um lugar onde poder reclinar a cabeça. Que o nosso coração não fique fechado como ficaram as casas de Belém.

Queridos irmãos e irmãs!

Também a nós é indicado, como sinal do Natal, «um menino envolto em panos» (Lc 2, 12). Como a Virgem Maria e São José, como os pastores de Belém, acolhamos no Menino Jesus o amor de Deus feito homem por nós e comprometamo-nos, com a sua graça, a tornar o nosso mundo mais humano, mais digno das crianças de hoje e de amanhã.

[01972-PO.01] [Texto original: Português]

Testo in lingua polacca

Drodzy bracia i siostry, dobrego Bożego Narodzenia!

W Betlejem, z Maryi Dziewicy Jezus się narodził. Nie zrodził się z ludzkiej woli, ale z daru miłości Boga Ojca, który „Tak umiłował świat, że Syna swego Jednorodzonego dał, aby każdy, kto w Niego wierzy, nie zginął, ale miał życie wieczne” (J 3, 16).

To wydarzenie ponawia się dzisiaj w Kościele pielgrzymującym w czasie: wiara ludu chrześcijańskiego przeżywa w liturgii Bożego Narodzenia tajemnicę Boga, który przychodzi, który przyjmuje nasze śmiertelne ciało, który staje się ​​małym i ubogim, aby nas zbawić. A to napełnia nas wzruszeniem, bo tak wspaniała jest czułość naszego Ojca.

Pierwszymi, którzy po Maryi i Józefie ujrzeli pokorną chwałę Zbawiciela, byli pasterze z Betlejem. Rozpoznali znak ogłoszony im przez aniołów i oddali cześć Dziecięciu. Ci ludzie pokorni, lecz czuwający są wzorem dla wierzących wszystkich czasów, którzy w obliczu tajemnicy Jezusa nie gorszą się Jego ubóstwem, ale jak Maryja pokładają ufność w słowie Bożym i prostymi oczyma podziwiają Jego chwałę. W obliczu misterium Słowa, które stało się ciałem chrześcijanie na każdymi miejscu wyznają słowami św. Jana Ewangelisty: „oglądaliśmy Jego chwałę, chwałę, jaką Jednorodzony otrzymuje od Ojca, pełen łaski i prawdy” (J 1, 14).

Dziś, gdy na świecie wieją wiatry wojny a zdezaktualizowane już wzorce rozwoju stale wytwarzają ludzką degradację społeczną i środowiskową, Boże Narodzenie przyzywa nas do znaku Dzieciątka i do rozpoznania Go w obliczach dzieci, zwłaszcza tych, dla których, tak jak dla Jezusa, „nie było miejsca w gospodzie” (Łk 2,7).

Widzimy Jezusa w dzieciach Bliskiego Wschodu, które nadal cierpią z powodu nasilających się napięć między Izraelczykami a Palestyńczykami. W tym świątecznym dniu błagamy Pana o pokój dla Jerozolimy i dla całej Ziemi Świętej. Modlimy się, aby między stronami przeważyła wola podjęcia na nowo dialogu i aby można było w końcu osiągnąć wynegocjowane rozwiązanie, które pozwoli na pokojowe współistnienie dwóch państw w ramach uzgodnionych między sobą i międzynarodowo uznanych granic. Niech Pan wspiera również wysiłki wszystkich tych w społeczności międzynarodowej, którzy są ożywiani dobrą wolą, aby pomóc tej udręczonej ziemi w odnalezieniu, pomimo poważnych przeszkód, zgody, sprawiedliwości i bezpieczeństwa, których od dawna oczekuje.

Widzimy Jezusa w twarzach dzieci syryjskich, wciąż naznaczonych wojną, która w minionych latach skrwawiła ten kraj. Oby umiłowana Syria mogła wreszcie odnaleźć poszanowanie godności każdej osoby, poprzez wspólny trud odbudowy tkanki społecznej, bez względu na pochodzenie etniczne i religijne. Widzimy Jezusa w dzieciach Iraku, nadal zranionego i podzielonego wrogością, która dotknęła go w minionych piętnastu latach, i w dzieciach Jemenu, gdzie trwa konflikt w dużej mierze zapomniany, z głębokimi konsekwencjami humanitarnymi dla ludności, która cierpi z powodu głodu i rozprzestrzeniania się chorób.

Widzimy Jezusa w dzieciach Afryki, zwłaszcza tych, które cierpią w Sudanie Południowym, Somalii, Burundi, Demokratycznej Republice Konga, Republice Środkowo­afrykańskiej i Nigerii.

Widzimy Jezusa w dzieciach na całym świecie, gdzie pokój i bezpieczeństwo są zagrożone przez groźbę napięć i nowych konfliktów. Modlimy się, aby na Półwyspie Koreańskim można było przezwyciężyć napięcia i zwiększyć wzajemne zaufanie w interesie całego świata. Dzieciątku Jezus powierzamy Wenezuelę, aby mogła podjąć na nowo pokojową debatę między różnymi warstwami społeczeństwa z korzyścią dla całego umiłowanego narodu wenezuelskiego. Widzimy Jezusa w dzieciach, które wraz ze swymi rodzinami doznają przemocy w konflikcie na Ukrainie i jego poważnych konsekwencji humanitarnych. Modlimy się, aby Pan jak najszybciej udzielił pokoju temu umiłowanemu krajowi.

Widzimy Jezusa w dzieciach, których rodzice nie mają pracy, a którym trudno zapewnić swoim dzieciom bezpieczną i pogodną przyszłość. A także w twarzach tych, których dzieciństwo zostało ukradzione, zmuszonych do pracy od najmłodszych lat lub zaciągniętych jako żołnierze przez pozbawionych skrupułów najemników.

Widzimy Jezusa w wielu dzieciach zmuszonych do opuszczenia swoich ojczyzn, do samodzielnego podróżowania w nieludzkich warunkach, będących łatwym łupem dla handlarzy ludźmi. Ich oczyma widzimy dramat wielu przymusowych migrantów, którzy narażają nawet swe życie, aby podjąć wyniszczające podróże, które czasami kończą się tragedią. Widzę Jezusa w dzieciach, które spotkałem podczas mojej ostatniej podróży do Mjanmy i Bangladeszu, i pragnę aby społeczność międzynarodowa nie zaprzestawała starań, żeby godność mniejszości obecnych w tym regionie była odpowiednio chroniona. Jezus dobrze zna cierpienie bycia nieprzyjętym i trud braku miejsca, gdzie mógłby skłonić głowę. Niech nasze serce nie będzie zamknięte, tak jak były zamknięte domy w Betlejem.

Drodzy bracia i siostry,

Także nam wskazano znak Bożego Narodzenia: „Niemowlę, owinięte w pieluszki ...” (Łk 2, 12). Podobnie jak Maryja Dziewica i święty Józef, jak pasterze z Betlejem, przyjmijmy w Dzieciątku Jezus miłość Boga, który dla nas stał się człowiekiem, i starajmy się z Jego łaską czynić nasz świat bardziej ludzkim, bardziej godnym dzieci dnia dzisiejszego i jutrzejszego.

[01972-PL.01] [Testo originale: Polacco]