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Viaggio Apostolico del Santo Padre Francesco in Myanmar e Bangladesh (26 novembre – 2 dicembre 2017) – Incontro con i giovani presso il “Notre Dame College” di Dhaka, 02.12.2017


Incontro con i giovani presso il Notre Dame College di Dhaka

Discorso del Santo Padre

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua tedesca

Traduzione in lingua spagnola

Traduzione in lingua portoghese

Traduzione in lingua polacca

Alle ore 15.00 locali (10.00 ora di Roma) il Santo Padre Francesco ha lasciato la Nunziatura Apostolica e si è recato in auto al Notre Dame College di Dhaka per l’incontro con i giovani nel campo sportivo.

Al Suo arrivo, dopo aver salutato i settemila giovani presenti nel campo sportivo, il Papa è stato accolto dal Vescovo di Barisal e Incaricato della Pastorale Giovanile, S.E. Mons. Subroto Howlader, C.S.C., dal Rettore dell’Università e dal Direttore del “Notre Dame College”. Il Santo Padre ha poi benedetto la prima pietra del nuovo edificio “Notre Dame University Bangladesh” e una targa commemorativa.

Dopo una danza di benvenuto, un canto e l’indirizzo di saluto del Vescovo di Rajshahi e Vice Presidente della Conferenza Episcopale del Bangladesh, S.E. Mons. Gervas Rozario, si sono alternati canti, danze e testimonianze dei giovani. Quindi Papa Francesco ha pronunciato un discorso.

Al termine dell’incontro, dopo il saluto dell’Arcivescovo di Dhaka, Card. Patrick D’Rozario, il Santo Padre si è trasferito in auto all’Aeroporto Internazionale di Dhaka per il congedo ufficiale dal Bangladesh.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha pronunciato nel corso dell’incontro con i giovani:

Discorso del Santo Padre

Cari giovani, cari amici, buonasera!

Sono grato a tutti voi per la vostra calorosa accoglienza. Ringrazio Mons. Gervas [Rozario] per le sue gentili parole, Upasana e Anthony per le loro testimonianze. C’è qualcosa di unico nei giovani: voi siete sempre pieni di entusiasmo, sempre. E questo è bello. E io mi sento ringiovanire ogni volta che vi incontro. Upasana, tu hai parlato di questo nella tua testimonianza, hai detto di essere davvero “molto entusiasta”, e io posso vederlo e anche percepirlo. Questo entusiasmo giovanile si collega con lo spirito di avventura. Uno dei vostri poeti nazionali, Kazi Nazrul Islam, lo ha espresso, definendo la gioventù del Paese «impavida», «abituata a strappar fuori la luce dal ventre dell’oscurità». È bello questo! I giovani sono sempre pronti a proiettarsi in avanti, a far accadere le cose e a rischiare. Vi incoraggio ad andare avanti con questo entusiasmo nelle circostanze buone e in quelle cattive. Andare avanti, specialmente in quei momenti nei quali vi sentite oppressi dai problemi e dalla tristezza e, guardandovi intorno, sembra che Dio non appaia all’orizzonte.

Ma, andando in avanti, assicuratevi di scegliere la strada giusta. Cosa vuol dire? Vuol dire saper viaggiare nella vita, non girovagare senza meta. Io vi faccio una domanda: voi viaggiate o girovagate? Cosa fate, viaggiate o girovagate? La nostra vita non è senza direzione, ha uno scopo, uno scopo datoci da Dio. Egli ci guida, orientandoci con la sua grazia. È come se avesse posizionato dentro di noi un software, che ci aiuta a discernere il suo programma divino e a rispondergli nella libertà. Ma, come ogni software, anch’esso necessita di essere costantemente aggiornato. Tenete aggiornato il vostro programma, prestando ascolto al Signore e accettando la sfida di fare la sua volontà. Il software aggiornato. È un po’ triste quando il software non è aggiornato; ed è ancora più triste quando è guasto e non serve.

Anthony, hai fatto riferimento a questa sfida nella tua testimonianza, quando hai detto che siete uomini e donne che stanno «crescendo in un mondo fragile che reclama sapienza». Hai usato la parola “sapienza” e, così facendo, ci hai fornito la chiave. Quando si passa dal viaggiare al girovagare senza meta, tutta la sapienza è persa! La sola cosa che ci orienta e ci fa andare avanti sul giusto sentiero è la sapienza, la sapienza che nasce dalla fede. Non è la falsa sapienza di questo mondo. E’ la sapienza che si intravede negli occhi dei genitori e dei nonni, che hanno posto la loro fiducia in Dio. Come cristiani, possiamo vedere nei loro occhi la luce della presenza di Dio, la luce che hanno scoperto in Gesù, che è la sapienza stessa di Dio (cfr 1 Cor 1,24). Per ricevere questa sapienza dobbiamo guardare il mondo, le nostre situazioni, i nostri problemi, tutto con gli occhi di Dio. Riceviamo questa sapienza quando cominciamo a vedere le cose con gli occhi di Dio, ad ascoltare gli altri con gli orecchi di Dio, ad amare col cuore di Dio e a valutare le cose coi valori di Dio.

Questa sapienza ci aiuta a riconoscere e respingere le false promesse di felicità. Ce ne sono tante! Una cultura che fa false promesse non può liberare, porta solo a un egoismo che riempie il cuore di oscurità e amarezza. La sapienza di Dio, invece, ci aiuta a sapere come accogliere e accettare coloro che agiscono e pensano diversamente da noi. È triste quando cominciamo a chiuderci nel nostro piccolo mondo e ci ripieghiamo su noi stessi. Allora facciamo nostro il principio del “come dico io o arrivederci”. E questo è un cattivo principio: “O si fa come dico io o ciao, arrivederci”. Questo non aiuta. E quando usiamo questo principio rimaniamo intrappolati, chiusi in noi stessi. Quando un popolo, una religione o una società diventano un “piccolo mondo”, perdono il meglio che hanno e precipitano in una mentalità presuntuosa, quella dell’“io sono buono, tu sei cattivo”. Tu, Upasana, hai evidenziato le conseguenze di questo modo di pensare, quando hai detto: «Perdiamo la direzione e perdiamo noi stessi» e «la vita ci diventa insensata». Ha detto bene! La sapienza di Dio ci apre agli altri. Ci aiuta a guardare oltre le nostre comodità personali e le false sicurezze che ci fanno diventare ciechi davanti ai grandi ideali che rendono la vita più bella e degna di esser vissuta.

Sono contento che, insieme ai cattolici, ci siano con noi molti giovani amici musulmani e di altre religioni. Col trovarvi insieme qui oggi mostrate la vostra determinazione nel promuovere un clima di armonia, dove si tende la mano agli altri, malgrado le vostre differenze religiose. Questo mi ricorda un’esperienza che ebbi a Buenos Aires, in una nuova parrocchia situata in un’area estremamente povera. Un gruppo di studenti stava costruendo alcuni locali per la parrocchia e il sacerdote mi aveva invitato ad andare a trovarli. Così andai e quando arrivai in parrocchia il sacerdote me li presentò uno dopo l’altro, dicendo: «Questo è l’architetto, è ebreo, questo è comunista, questo è cattolico praticante» (Saluto ai giovani del Centro culturale P.F. Varela, L’Avana, 20 settembre 2015). Quegli studenti erano tutti diversi, ma stavano tutti lavorando per il bene comune. Questo è importante! Non dimenticatevi: diversi, ma lavorando per il bene comune, in armonia! Avete capito? Questa è l’armonia bella che si percepisce qui nel Bangladesh. Quegli studenti, diversi tra loro, erano aperti all’amicizia sociale e determinati a dire “no” a tutto ciò che avrebbe potuto distoglierli dal proposito di stare insieme e aiutarsi a vicenda.

La sapienza di Dio ci aiuta anche a guardare oltre noi stessi per riconoscere la bontà del nostro patrimonio culturale. La vostra cultura vi insegna a rispettare gli anziani. Questo è molto importante. Come ho detto prima, gli anziani ci aiutano ad apprezzare la continuità delle generazioni. Portano con sé la memoria e la sapienza esperienziale, che ci aiuta ad evitare di ripetere gli errori del passato. Gli anziani hanno “il carisma di colmare le distanze”, in quanto assicurano che i valori più importanti vengano tramandati ai figli e ai nipoti. Attraverso le loro parole, il loro amore, il loro affetto e la loro presenza, comprendiamo che la storia non è iniziata con noi, ma che siamo parte di un antico “viaggiare” e che la realtà è più grande di noi. Parlate con i vostri genitori e i vostri nonni; non passate tutta la giornata col cellulare, ignorando il mondo attorno a voi! Parlate con i nonni, loro vi daranno sapienza.

Upasana e Anthony, avete concluso le vostre testimonianze con parole di speranza. La sapienza di Dio rafforza in noi la speranza e ci aiuta ad affrontare il futuro con coraggio. Noi cristiani troviamo questa speranza nell’incontro personale con Gesù nella preghiera e nei Sacramenti, e nell’incontro concreto con Lui nei poveri, nei malati, nei sofferenti e negli abbandonati. In Gesù scopriamo la solidarietà di Dio, che costantemente cammina al nostro fianco.

Cari giovani, cari amici, guardando i vostri volti sono pieno di gioia e di speranza: gioia e speranza per voi, per il vostro Paese, per la Chiesa e per le vostre comunità. Che la sapienza di Dio possa continuare a ispirare il vostro impegno a crescere nell’amore, nella fraternità e nella bontà. Lasciando il vostro Paese oggi, vi assicuro la mia preghiera perché tutti possiate continuare a crescere nell’amore di Dio e del prossimo. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me.

Dio benedica il Bangladesh! [Isshór Bangladeshké ashirbád korún]

[01802-IT.02] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Chers jeunes, chers amis, bonsoir!

Je vous remercie tous de votre accueil chaleureux. Je remercie Monseigneur Gervas [Rozario] pour ses bonnes paroles, Upasana et Anthony pour leurs témoignages. Il y a quelque chose d’unique dans les jeunes: vous, vous êtes toujours pleins d’enthousiasme. Et cela est beau. Et moi, je me sens rajeunir chaque fois que je vous rencontre. Upasana, tu as parlé de cela dans ton témoignage, tu as dit être vraiment “très enthousiaste” et je peux le voir et aussi le sentir. Cet enthousiasme de la jeunesse s’associe à l’esprit d’aventure. Un de vos poètes nationaux, Kazil Nazrul Islam, l’a exprimé, en qualifiant la jeunesse du pays d’“impavide”, “habituée à arracher la lumière hors du ventre de l’obscurité”. C’est si beau! Les jeunes sont toujours prêts à avancer, à faire arriver les choses et à prendre des risques. Je vous encourage à aller de l’avant avec cet enthousiasme dans les bonnes circonstances et dans les mauvaises. Aller de l’avant, spécialement en ces moments où vous vous sentez accablés par les problèmes et par la tristesse et, regardant au dehors, il semble que Dieu n’apparaisse pas à l’horizon.

Mais en allant de l’avant, assurez-vous de choisir le juste chemin. Qu’est-ce-que cela veut dire? Cela veut dire savoir voyager dans la vie, non vagabonder sans but. Je vous pose une question: voyagez-vous ou vagabondez-vous? Que faites-vous, vous voyagez ou vous vagabondez? Notre vie n’est pas sans direction; elle a un but, un but que Dieu nous a donné. Il nous guide, en nous orientant avec sa grâce. C’est comme s’il avait positionné en nous un software, qui nous aide à discerner son programme divin et à lui répondre avec liberté. Mais, comme tout software, il doit aussi être constamment mis à jour. Tenez votre programme à jour, en écoutant le Seigneur et en acceptant le défi de faire sa volonté. Le software mis à jour. C’est un peu triste quand le software n’est pas mis à jour; et c’est encore plus triste quand il est hors-service et qu’il ne sert pas.

Anthony, tu as fait référence à ce défi dans ton témoignage lorsque tu as dit que vous êtes des hommes et des femmes qui «grandissent dans un monde fragile qui réclame de la sagesse». Tu as utilisé la parole sagesse, et en le faisant, tu nous as fourni la clé. Quand on passe du voyage au vagabondage sans but, toute la sagesse est perdue! La seule chose qui nous oriente et nous fait avancer sur le juste chemin est la sagesse, la sagesse qui naît de la foi. Ce n’est pas la fausse sagesse de ce monde. C’est la sagesse qu’on entrevoit dans les yeux des parents et des grands-parents, qui ont mis leur confiance en Dieu. Comme chrétiens, nous pouvons voir dans leurs yeux la lumière de la présence de Dieu, la lumière qu’ils ont découverte en Jésus, qui est la sagesse-même de Dieu (cf. 1 Co 1, 24). Pour recevoir cette sagesse, nous devons regarder le monde, nos situations, nos problèmes, tout, avec les yeux de Dieu.Nous recevons cette sagesse lorsque nous commençons à voir les choses avec les yeux de Dieu, à écouter les autres avec les oreilles de Dieu, à aimer avec le cœur de Dieu et à évaluer les choses avec les valeurs de Dieu.

Cette sagesse nous aide à reconnaître et à rejeter les fausses promesses de bonheur. Il y en a tant! Une culture qui fait des fausses promesses ne peut pas libérer, elle porte seulement à un égoïsme qui remplit le cœur d’obscurité et d’amertume. La sagesse de Dieu, au contraire, nous aide à savoir comment accueillir et accepter ceux qui agissent et pensent différemment de nous. C’est triste quand nous commençons à nous renfermer dans notre petit monde et que nous nous replions sur nous-mêmes. Alors nous faisons nôtre le principe du “comme je dis, moi, ou au revoir”. Et cela est un mauvais principe: “Ou l’on fait comme je dis, moi, ou sinon, salut, au revoir”. Cela n’aide pas. Quand nous suivons ce principe, nous restons piégés, fermés sur nous-mêmes. Quand un peuple, une religion ou une société deviennent un “petit monde”, ils perdent le meilleur de ce qu’ils ont et ils se précipitent dans une mentalité présomptueuse, celle du “je suis bon, tu es mauvais”. Upasana, tu as mis en évidence les conséquences de cette manière de penser, quand tu as dit: «nous perdons la direction et nous nous perdons nous-mêmes» et «la vie devient insensée pour nous ». C’est bien vrai! La sagesse de Dieu nous ouvre aux autres. Elle nous aide à regarder au-delà de nos commodités personnelles et des fausses sécurités qui nous font devenir aveugles devant les grands idéaux qui rendent la vie plus belle et digne d'être vécue.

Je suis content qu’avec les catholiques, il y ait avec nous beaucoup de jeunes amis musulmans et d’autres religions. En vous trouvant ensemble ici aujourd’hui, vous montrez votre détermination à promouvoir un climat d’harmonie, où on se tend la main les uns aux autres, en dépit de vos différences religieuses. Cela me rappelle une expérience que j’ai eue à Buenos Aires, dans une nouvelle paroisse située dans un quartier extrêmement pauvre. Un groupe d’étudiants était en train de construire des locaux pour la paroisse et le prêtre m’avait invité à aller les trouver. Ainsi j’y suis allé, et quand je suis arrivé dans la paroisse, le prêtre me les a présentés l’un après l’autre, en disant: «Celui-ci est l’architecte, il est juif, celui-ci est communiste, celui-ci est catholique pratiquant» (Salut aux jeunes du Centre culturel P.F. Varela, La Havane, 20 septembre 2015). Ces étudiants étaient tous différents, mais ils travaillaient tous pour le bien commun. Cela est important! N’oubliez pas: différents, mais travaillant pour le bien commun, en harmonie! Avez-vous compris? C’est la belle harmonie que l’on perçoit ici au Bengladesh. Ces étudiants, différents entre eux, étaient ouverts à l’amitié sociale et déterminés à dire non à tout ce qui aurait pu les détourner de la proposition de se trouver ensemble et de s’aider les uns les autres.

La sagesse de Dieu nous aide aussi à regarder au-delà de nous-mêmes pour discerner la bonté de notre patrimoine culturel. Votre culture vous enseigne à respecter les aînés. Cela est très important. Comme je l’ai déjà dit, les aînés nous aident à apprécier la continuité des générations. Ils portent avec eux la mémoire et la sagesse de l’expérience, qui nous aide à éviter de répéter les erreurs du passé. Les aînés ont “le charisme de combler les distances”, en tant qu’ils assurent que les valeurs les plus importantes seront transmises aux enfants et aux petits-enfants. A travers leurs paroles, leur amour, leur affection et leur présence, nous comprenons que l’histoire n’a pas commencé avec nous, mais que nous faisons partie d’un antique “voyage” et que la réalité est plus grande que nous. Parlez avec vos parents et vos grands-parents, ne passez pas la journée tout entière avec le portable, ignorant le monde autour de vous! Parlez avec vos grands-parents, ils vous apporteront la sagesse.

Upasana et Anthony, vous avez conclu vos témoignages avec des paroles d’espérance. La sagesse de Dieu renforce en nous l’espérance et elle nous aide à affronter l’avenir avec courage. Nous chrétiens, nous trouvons cette espérance dans la rencontre personnelle avec Jésus dans la prière et dans les Sacrements, et dans la rencontre concrète avec lui dans les pauvres, dans les malades, dans les personnes qui souffrent et dans celles qui sont abandonnées. En Jésus nous découvrons la solidarité de Dieu, qui marche constamment à nos côtés.

Chers jeunes, chers amis, en regardant vos visages, je suis rempli de joie et d’espérance: joie et espérance pour vous, pour votre pays, pour l’Eglise et pour vos communautés. Que la sagesse de Dieu puisse continuer à inspirer votre engagement à grandir dans l’amour, dans la fraternité et dans la bonté! En quittant votre pays aujourd’hui, je vous assure de ma prière pour que tous vous puissiez continuer à grandir dans l’amour de Dieu et du prochain. Et s’il vous plaît, n’oubliez pas de prier pour moi.

Que Dieu bénisse le Bengladesh! [Isshór Bangladeshké ashirbád korún!]

[01801-FR.02] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

…..

[01801-EN.02] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua tedesca

Liebe Jugendliche, liebe Freunde, guten Abend!

Ich danke euch allen für euren warmherzigen Empfang. Ich danke Mons. Gervas [Rozario] für seine freundlichen Worte, sowie Upasana und Anthony für ihre Zeugnisse. Bei euch jungen Menschen gibt es etwas Einzigartiges: Ihr seid immer voller Begeisterung, immer. Das ist schön. Und ich fühle mich immer jünger werden, jedes Mal, wenn ich euch treffe. Upasana, du hast davon in deinem Zeugnis gesprochen, du hast gesagt, du seist wirklich „sehr enthusiastisch“, und ich kann das sehen und auch spüren. Dieser jugendliche Enthusiasmus verbindet sich mit Abenteuerlust. Einer eurer Nationaldichter, Kazi Nazrul Islam, hat das zum Ausdruck gebracht, wenn er die Jugend des Landes als »unerschrocken« bezeichnet, als »damit vertraut, das Licht aus dem Inneren der Dunkelheit zu reißen«. So etwas ist schön! Die Jugendlichen sind immer bereit weiterzumachen, Dinge geschehen zu lassen und Risiken einzugehen. Ich ermutige euch, mit dieser Begeisterung weiterzumachen, sowohl unter guten als auch unter schlechten Umständen. Weitermachen, weiter voranschreiten, besonders in den Momenten, in denen ihr euch von Problemen und Traurigkeit erdrückt fühlt und wo ihr scheinbar vergeblich nach Gott Ausschau haltet.

Wenn ihr aber voranschreitet, dann stellt sicher, dass ihr den rechten Weg wählt. Was heißt das? Es bedeutet, in der Lage zu sein, mit seinem Leben eine Reise zu machen und nicht sich irgendwie ziellos treiben zu lassen. Ich stelle euch eine Frage: Seid ihr auf einem Weg oder treibt ihr nur umher? Was macht ihr, reist ihr irgendwo hin oder fahrt ihr nur ins Blaue? Unser Leben ist nicht richtungslos; es hat ein Ziel – ein Ziel, das uns von Gott gegeben ist. Er führt uns und gibt uns Orientierung mit seiner Gnade. Es ist, als hätte er uns eine Software eingesetzt, die uns hilft, sein göttliches Programm zu erkennen und in Freiheit darauf zu antworten. Aber wie jede Software, so braucht auch diese immer wieder ein Update. Haltet euer Programm auf dem Laufenden indem ihr dem Herrn Gehör schenkt und die Herausforderung annehmt, seinen Willen zu tun. Die aktualisierte Software. Es ist ein bisschen traurig, wenn die Software nicht aktualisiert ist. Und es ist noch viel trauriger, wenn sie kaputt ist und zu nichts mehr dient.

Anthony, du hast dich in deinem Zeugnis auf diese Herausforderung bezogen, als du gesagt hast, dass ihr Männer und Frauen seid, »die in einer zerbrechlichen Welt aufwachsen, die Weisheit erfordert«. Du hast das Wort „Weisheit“ benutzt und uns damit den Schlüssel zum Verständnis gegeben. Wenn man vom „Auf-der-Reise-sein“ in ein Herumbummeln ohne Ziel abdriftet, ist alle Weisheit verloren! Das einzige, was uns Richtung gibt und auf dem rechten Weg vorankommen lässt, ist die Weisheit, die Weisheit, die aus dem Glauben kommt. Und das ist nicht die falsche Weisheit dieser Welt. Es ist die Weisheit, die man in den Augen der Eltern und Großeltern erahnen kann, die ihr Vertrauen auf Gott gesetzt haben. Als Christen können wir in ihren Augen das Licht der Gegenwart Gottes sehen, das Licht, das sie in Jesus entdeckt haben und das die Weisheit Gottes selbst ist (vgl. 1 Kor 1,24). Um diese Weisheit zu erlangen, müssen wir mit den Augen Gottes auf die Welt schauen, auf unsere Situationen, unsere Probleme, auf alles. Wir erlangen diese Weisheit, wenn wir beginnen, die Dinge mit den Augen Gottes zu sehen, den anderen mit den Ohren Gottes zuzuhören, mit dem Herzen Gottes zu lieben und die Dinge zu bewerten nach den Maßstäben Gottes.

Diese Weisheit hilft uns die falschen Glücksversprechungen zu erkennen und abzuweisen. Davon gibt’s viele! Eine Kultur, die falsche Versprechungen macht, macht nicht frei, sie führt nur zu einem Egoismus, der das Herz mit Dunkelheit und Bitterkeit erfüllt. Die Weisheit Gottes hingegen hilft uns dabei zu lernen, wie wir mit Offenheit und Akzeptanz denen begegnen, die anders handeln und denken als wir. Es ist traurig, wenn wir anfangen, uns in unsere eigene kleine Welt einzuschließen und uns auf uns selbst zurückzuziehen. Dann machen wir uns das Prinzip des „entweder wie ich will oder tschüss“ zu eigen. Das ist ein schlechtes Prinzip: „Entweder wird es gemacht, wie ich will, oder tschüss, leb wohl“. Das ist nicht hilfreich. Wenn wir dieses Prinzip anwenden, enden wir in der Falle, eingeschlossen in uns selber. Wenn ein Volk, eine Religion oder eine Gesellschaft zu „kleinen Welten“ werden, verlieren sie ihr höchstes Gut und verfallen in eine arrogante Mentalität nach dem Motto „Ich bin gut, du bist schlecht“. Upasana, du hast auf die Konsequenzen dieser Denkweise hingewiesen, als du gesagt hast: „Wir verlieren die Richtung und wir verlieren uns selbst“ und „da wird das Leben sinnlos“. Das hast du gut gesagt! Die Weisheit Gottes macht uns offen für die anderen. Sie hilft uns, über unsere eigenen persönlichen Bequemlichkeiten und falschen Sicherheiten hinauszuschauen, die uns blind machen für die großen Ideale, die das Leben schöner und lebenswerter machen.

Es freut mich, dass hier zusammen mit den Katholiken auch viele junge Freunde sind, die Muslime sind oder anderen Religionen angehören. Damit, dass ihr euch heute hier zusammengefunden habt, zeigt ihr euren festen Willen, ein Klima der Harmonie zu fördern, wo einer dem anderen die Hand reicht, unabhängig von euren religiösen Unterschieden. Dies erinnert mich an eine Erfahrung, die ich in Buenos Aires in einer neuen Pfarrei in einer extrem armen Gegend machen durfte. Eine Gruppe von Studenten war gerade dabei, für die Pfarrei ein paar Räumlichkeiten zu errichten und der Priester hatte mich eingeladen, sie zu treffen. So ging ich hin und als ich in der Pfarrei ankam, stellte der Priester sie mir einen nach dem anderen vor, indem er sagte: „Das ist der Architekt, er ist Jude, dieser hier ist Kommunist, dieser ist praktizierender Katholik“. (Grußwort an die Jugendlichen des Kulturzentrums P.F. Varela, La Habana, 20. September 2015). Diese Studenten waren alle verschieden, aber alle arbeiteten für das gemeinsame Wohl. Das ist wichtig! Vergesst das nicht: Bei aller Verschiedenheit für das gemeinsame Wohl arbeiten, in Harmonie! Habt ihr verstanden? Das ist die schöne Harmonie, die man hier in Bangladesch spürt. Jene Studenten, die sich voneinander unterschieden, waren offen für soziale Freundschaft und fest entschlossen, allem zu widersagen, was sie hätte davon abbringen können, zusammenzukommen und einander zu helfen.

Die Weisheit Gottes hilft uns auch über uns hinauszuschauen, um den guten Wert unseres kulturellen Erbes zu erkennen. Unsere Kultur lehrt uns, die Alten zu ehren. Das ist sehr wichtig. Wie vorher schon gesagt, helfen uns die alten Menschen, die Kontinuität der Generationen zu schätzen. Sie tragen in sich die Erinnerung und die Weisheit der Erfahrung, die uns davor bewahren, die Fehler der Vergangenheit zu wiederholen. Die Alten haben das Charisma „Entfernungen zu überbrücken“, weil sie sicherstellen, dass die wichtigsten Werte an die Kinder und Enkelkinder weitergegeben werden. Durch ihre Worte, ihre Liebe, ihre Zuneigung und ihr Dasein verstehen wir, dass die Geschichte nicht mit uns begonnen hat, sondern dass wir Teil eines langen „Reisens“ sind und dass die Wirklichkeit größer ist als wir. Sprecht mit euren Eltern und euren Großeltern, verbringt nicht den ganzen Tag mit dem Handy, damit ihr nicht die Welt um euch herum aus dem Blick verliert! Sprecht mit euren Großeltern, und sie werden euch Weisheit vermitteln.

Upasana und Anthony, ihr habt eure Zeugnisse mit Worten der Hoffnung beendet. Die Weisheit Gottes stärkt in uns die Hoffnung und hilft uns die Zukunft mutig anzugehen. Wir Christen schöpfen diese Hoffnung aus der persönlichen Begegnung mit Jesus im Gebet und in den Sakramenten, und aus der konkreten Begegnung mit ihm in den Armen, in den Kranken, in den Leidenden und in den Verlassenen. In Jesus entdecken wir die Solidarität Gottes, der beständig an unserer Seite geht.

Liebe Jugendliche, liebe Freunde, wenn ich in eure Gesichter schaue, bin ich voller Freude und Hoffnung: Freude und Hoffnung für euch, für euer Land, für die Kirche und eure Gemeinschaften. Möge die Weisheit Gottes auch weiterhin euer Bemühen inspirieren, in der Liebe, in der Brüderlichkeit und in der Güte zu wachsen. Wenn ich euer Land heute verlasse, versichere ich euch meines Gebetes, damit ihr alle weiter wachst in der Liebe zu Gott und dem Nächsten. Und bitte vergesst nicht, auch für mich zu beten.

Gott segne Bangladesch! [Isshór Bangladeshké ashirbád korún!]

[01801-DE.02] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

Queridos jóvenes, queridos amigos, ¡buenas tardes!

Os doy las gracias por vuestra cálida acogida. Agradezco a Mons. Gervas [Rozario] sus gentiles palabras, así como los testimonios de Upasana y Anthony. Los jóvenes tenéis algo único: vosotros estáis siempre llenos de entusiasmo, siempre. Y esto es bello. Y yo me siento rejuvenecer cada vez que os encuentro. Upasana, has hablado de esto en tu testimonio, has dicho que eres «muy entusiasta» y yo puedo verlo y también sentirlo. Este entusiasmo juvenil está relacionado con el espíritu aventurero. Uno de vuestros poetas nacionales, Kazi Nazrul Islam, lo ha expresado definiendo la juventud del país como «valiente», «acostumbrada a arrebatar la luz del vientre de la oscuridad». Esto es bonito. Los jóvenes están siempre listos para ir hacia adelante, hacer que todo suceda y arriesgar. Os animo a continuar con ese entusiasmo en las circunstancias buenas y malas. Ir hacia adelante, especialmente en aquellos momentos en los que os sentís oprimidos por los problemas y la tristeza y, mirando alrededor, parece que Dios no aparece en el horizonte.

Pero, avanzando, aseguraos de elegir el sendero justo. ¿Qué significa esto? Esto significa saber «viajar» en la vida, y no «vagar» sin rumbo. Os hago una pregunta: ¿vosotros viajáis o vagáis? ¿Qué hacéis: viajáis o vagáis? Nuestra vida tiene una dirección; tiene un fin, un fin que nos ha dado Dios. Él nos guía, orientándonos con su gracia. Es como si hubiese colocado dentro de nosotros un software, que nos ayuda a discernir su programa divino y a responderle con libertad. Pero, como todo software, necesita también ser actualizado constantemente. Tened actualizado vuestro programa, escuchando al Señor y aceptando el desafío de hacer su voluntad. El programa actualizado. Es triste cuando un programa no está actualizado; y más aún cuanto está roto y no sirve.

Anthony, te has referido a este desafío en tu testimonio cuando has dicho que sois hombres y mujeres que estáis «creciendo en un mundo frágil que exige sabiduría». Has usado la palabra «sabiduría» y, haciéndolo, nos has proporcionado la clave. Cuando se pasa de «viajar» a «vagar sin rumbo», toda la sabiduría se pierde. Lo único que nos orienta y nos hace ir hacia adelante en el sendero justo es la sabiduría, la sabiduría que nace de la fe. No es la falsa sabiduría de este mundo. Es la sabiduría que se vislumbra en los ojos de los padres y de los abuelos que han puesto su confianza en Dios. Como cristianos, podemos ver en sus ojos la luz de la presencia de Dios, la luz que han descubierto en Jesús, que es la misma sabiduría de Dios (cf. 1 Co 1,24). Para recibir esta sabiduría debemos mirar el mundo, nuestra situación, nuestros problemas, todo, con los ojos de Dios. Nosotros recibimos esta sabiduría cuando comenzamos a ver las cosas con los ojos de Dios, a escuchar a los demás con los oídos de Dios, a amar con el corazón de Dios y a valorar las cosas con los valores de Dios.

Esta sabiduría nos ayuda a reconocer y a rechazar las falsas promesas de felicidad. Y hay tantas. Una cultura que hace falsas promesas no puede liberar, sólo conduce a un egoísmo que nos llena el corazón de oscuridad y amargura. La sabiduría de Dios, en cambio, nos ayuda a saber cómo acoger y aceptar a aquellos que actúan y piensan de manera diferente a la nuestra. Es triste cuando comenzamos a cerrarnos en nuestro pequeño mundo y nos replegamos sobre nosotros mismos. Entonces hacemos nuestro el principio de «o como digo yo o adiós». Este es un mal principio: «se hace como digo yo o adiós». Esto no ayuda. Y cuando usamos este principio quedamos atrapados, encerrados en nosotros mismos. Cuando un pueblo, una religión o una sociedad se convierten en un «pequeño mundo», pierden lo mejor que tienen y caen en una mentalidad presuntuosa, la del «yo soy bueno, tú eres malo». Upasana, tú has evidenciado las consecuencias de este modo de pensar, cuando has dicho: «Perdemos la dirección y nos perdemos a nosotros mismos» y «la vida se nos vuelve absurda». Lo has dicho bien. La sabiduría de Dios nos abre a los demás. Nos ayuda a mirar más allá de nuestras comodidades personales y de las falsas seguridades que nos convierten en ciegos frente a los grandes ideales que hacen la vida más bella y digna de ser vivida.

Me alegra que junto a nosotros los católicos, estén muchos jóvenes amigos musulmanes y de otras religiones. Al encontraros juntos hoy aquí mostráis vuestra determinación de promover un clima de armonía, donde se tiende la mano a los otros, a pesar de vuestras diferencias religiosas. Esto me recuerda una experiencia que tuve en Buenos Aires, en una parroquia nueva situada en una zona sumamente pobre. Un grupo de estudiantes estaba construyendo algunos locales para la parroquia y el sacerdote me había invitado a ir a encontrarme con ellos. Entonces fui y cuando llegué a la parroquia el sacerdote me los presentó uno a uno, diciendo: «Este es el arquitecto –es judío–, este es comunista, este es católico practicante» (Saludo a los jóvenes del Centro cultural P. F. Varela, La Habana, 20 septiembre 2015). Esos estudiantes eran todos distintos, pero todos estaban trabajando por el bien común. Esto es importante. No lo olvidéis: diferentes, pero trabajando por el bien común, en armonía. ¿Lo habéis entendido? Esta es la armonía bella que se percibe aquí, en Bangladesh. Estos estudiantes, diferentes entre ellos, estaban abiertos a la amistad social y determinados a decir «no» a todo lo que hubiera podido desviarlos del propósito de estar juntos y de ayudarse los unos a los otros.

La sabiduría de Dios nos ayuda también a mirar más allá de nosotros mismos para contemplar la bondad de nuestro patrimonio cultural. Vuestra cultura os enseña a respetar a los ancianos. Esto es muy importante. Como he dicho antes, los ancianos nos ayudan a apreciar la continuidad de las generaciones. Llevan consigo la memoria y la sabiduría experiencial, que nos ayuda a evitar repetir los errores del pasado. Los ancianos tienen «el carisma de colmar las distancias», en cuanto aseguran que los valores más importantes se transmitan a los hijos y a los nietos. A través de sus palabras, su amor, su afecto, su presencia, comprendemos que la historia no ha iniciado con nosotros, sino que somos parte de un antiguo «viajar» y que la realidad es más grande que nosotros mismos. Hablad con vuestros padres y vuestros abuelos, ¡no os paséis todo el día con el teléfono, ignorando el mundo que os rodea! Hablad con los abuelos, ellos os darán sabiduría.

Upasana y Anthony, habéis terminado vuestros testimonios con palabras de esperanza. La sabiduría de Dios refuerza en nosotros la esperanza y nos ayuda a afrontar el futuro con valentía. Nosotros, cristianos, hallamos esta esperanza en el encuentro personal con Jesús en la oración y en los sacramentos, y en el encuentro concreto con él en los pobres, los enfermos, los que sufren y los abandonados. En Jesús descubrimos la solidaridad de Dios, que camina constantemente a nuestro lado.

Queridos jóvenes, queridos amigos, mirando vuestros rostros me lleno de alegría y de esperanza; alegría y esperanza por vosotros, por vuestro país, por la Iglesia y por vuestras comunidades. Que la sabiduría de Dios siga inspirando vuestro esfuerzo por crecer en el amor, en la fraternidad y en la bondad. Al dejar hoy vuestro país, os aseguro mi oración para que todos podáis continuar creciendo en el amor a Dios y al prójimo. Y por favor, no os olvidéis de rezar por mí.

¡Dios bendiga a Bangladesh! [Isshór Bangladeshké ashirbád korún!]

[01801-ES.02] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua portoghese

Amados jovens, queridos amigos, boa tarde!

Sinto-me grato a todos pela vossa calorosa receção. Agradeço a D. Gervas [Rozario] as suas amáveis palavras, a Upasana e Anthony os seus testemunhos. Há qualquer coisa de único nos jovens: vós estais sempre cheios de entusiasmo, sempre. E isto é bom! E eu sinto-me rejuvenescer sempre que vos encontro. Upasana, falaste disto no teu testemunho, quando disseste que eras verdadeiramente «muito entusiasta» e posso vê-lo e também notá-lo. Este entusiasmo juvenil está ligado com o espírito de aventura. Expressou-o um dos vossos poetas nacionais, Kazi Nazrul Islam, ao definir a juventude do país como «arrojada», «habituada a arrancar a luz do ventre das trevas». Isto é belo! Os jovens estão sempre prontos para avançar, fazer com que as coisas aconteçam e correr riscos. Encorajo-vos a avançar com este entusiasmo nas circunstâncias boas e nas más. Avançar, especialmente nos momentos em que vos sentis oprimidos pelos problemas e pela tristeza e, olhando para fora, parece que Deus não Se faz ver no horizonte.

Mas, ao avançar, certificai-vos de escolher o caminho certo. Que significa isto? Significa saber viajar na vida, não vagar sem rumo. Pergunto-vos: vós viajais ou vagais? Que fazeis: viajais ou vagais sem rumo. A nossa não é vida sem direção; tem um objetivo, um objetivo que nos foi dado por Deus. Ele guia-nos, orientando-nos com a sua graça. É como se tivesse colocado dentro de nós um software, que nos ajuda a discernir o seu programa divino e a responder-lhe livremente. Mas, como qualquer software, também este precisa de ser constantemente atualizado. Mantende atualizado o vosso programa, prestando ouvidos ao Senhor e aceitando o desafio de fazer a sua vontade. O software atualizado. É triste quando o software não está atualizado; e mais triste ainda quando está avariado e deixa de servir.

Anthony, fizeste referência a este desafio no teu testemunho, quando disseste que sois homens e mulheres que estais a «crescer num mundo frágil que clama por sabedoria». Usaste a palavra sabedoria e, com ela, forneceste-nos a chave. Quando se passa do viajar ao vagar sem rumo, perdeu-se toda a sabedoria! A única coisa que nos orienta e faz avançar pelo caminho certo é a sabedoria, a sabedoria que nasce da fé. Não é a falsa sabedoria deste mundo. É a sabedoria que se vislumbra nos olhos dos pais e dos avós, que puseram a sua confiança em Deus. Como cristãos, podemos ver nos seus olhos a luz da presença de Deus, a luz que descobriram em Jesus, que é a própria sabedoria de Deus (cf. 1 Cor 1, 24). Para receber esta sabedoria, devemos ver o mundo, as nossas situações, os nossos problemas… tudo com os olhos de Deus. Recebemos esta sabedoria quando começamos a ver as coisas com os olhos de Deus, a escutar os outros com os ouvidos de Deus, a amar com o coração de Deus e a avaliar as coisas com os valores de Deus.

Esta sabedoria ajuda-nos a identificar e rejeitar as promessas falsas de felicidade. Há tantas! Uma cultura que faz promessas falsas não pode libertar; conduz apenas a um egoísmo que enche o coração de escuridão e amargura. Pelo contrário, a sabedoria de Deus ajuda-nos a saber como acolher e aceitar aqueles que agem e pensam de forma diferente de nós. É triste quando começamos a fechar-nos no nosso pequeno mundo e nos retraímos em nós próprios. Então adotamos o princípio «ou é como digo eu, ou não se faz nada». Isto é um princípio mau: «ou é como digo eu, ou não se faz nada». Isto não ajuda. E quando usamos este princípio, acabamos enredados, fechados em nós mesmos. Quando um povo, uma religião ou uma sociedade se tornam um «pequeno mundo», perdem o melhor que têm e precipitam numa mentalidade presunçosa, que faz dizer «eu sou bom, tu és mau». Upasana, destacaste as consequências desta maneira de pensar, quando disseste: «perdemos a direção e perdemo-nos a nós mesmos» e «a vida torna-se insensata». Disseste bem. A sabedoria de Deus abre-nos aos outros. Ajuda-nos a olhar para além das nossas comodidades pessoais e das falsas seguranças que nos deixam cegos perante os grandes ideais que tornam a vida mais bela e digna de ser vivida.

Alegro-me por estarem connosco, ao lado dos católicos, muitos jovens amigos muçulmanos e doutras religiões. Com o facto de vos encontrardes aqui hoje, mostrais a vossa determinação de promover um clima de harmonia, onde se estende a mão aos outros, apesar das vossas diferenças religiosas. Isto lembra-me uma experiência que tive em Buenos Aires, numa nova paróquia situada numa área extremamente pobre. Um grupo de estudantes estava a construir alguns locais para a paróquia e o padre convidara-me para ir encontrá-los. Fui e, quando cheguei à paróquia, o padre apresentou-mos um a um, dizendo: «Este é o arquiteto, é judeu, este é comunista, este é católico praticante» (Saudação aos Jovens do Centro Cultural P. F. Varela, Havana, 20 de setembro de 2015). Aqueles estudantes eram todos diferentes, mas estavam todos a trabalhar para o bem comum. Isto é importante! Não vos esqueçais: diferentes, mas trabalhando para o bem comum, em harmonia. Compreendestes? Esta é a bela harmonia que se nota aqui no Bangladesh. Aqueles estudantes, diferente entre si, estavam abertos à amizade social e decididos a dizer não a qualquer coisa que pudesse afastá-los do propósito de estarem juntos e se ajudarem uns aos outros.

A sabedoria de Deus ajuda-nos também a olhar para além de nós mesmos para intuir a bondade do nosso património cultural. A vossa cultura ensina-vos a respeitar os idosos. Isto é muito importante. Como disse antes, os idosos ajudam-nos a apreciar a continuidade das gerações. Possuem a memória e a sabedoria feita de experiência, que nos ajudam a evitar a repetição dos erros do passado. Os idosos têm o «carisma de colmar as distâncias», assegurando que os valores mais importantes sejam transmitidos aos filhos e aos netos. Através das suas palavras, do seu amor, do seu carinho e da sua presença, compreendemos que a história não começou connosco, mas somos parte de um antigo «viajar» e que a realidade é maior do que nós. Falai com os vossos pais e os vossos avós, não passeis o dia inteiro com o telemóvel, ignorando o mundo ao vosso redor! Falai com os avós, dar-vos-ão sabedoria.

Upasana e Anthony, terminastes os vossos testemunhos com palavras de esperança. A sabedoria de Deus fortalece em nós a esperança e ajuda-nos a enfrentar o futuro com coragem. Nós, cristãos, encontramos esta esperança no encontro pessoal com Jesus na oração e nos Sacramentos, e no encontro concreto com Ele nos pobres, doentes, atribulados e abandonados. Em Jesus, descobrimos a solidariedade de Deus, que caminha constantemente ao nosso lado.

Amados jovens, queridos amigos, ao olhar os vossos rostos, sinto-me cheio de alegria e esperança: alegria e esperança para vós, para o vosso país, para a Igreja e para as vossas comunidades. Que a sabedoria de Deus continue a inspirar o vosso compromisso de crescer no amor, na fraternidade e na bondade. Ao despedir-me hoje do vosso país, asseguro-vos da minha oração para que todos possais continuar a crescer no amor de Deus e do próximo. E, por favor, não vos esqueçais de rezar por mim.

Isshór Bangladeshké ashirbád Korun [Deus abençoe o Bangladesh).

[01801-PO.02] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua polacca

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[01801-PL.01] [Testo originale: Italiano]

الزيارة الرسولية إلى بنغلاديش

كلمة قداسة البابا فرنسيس للشبيبة

دكا، ثانوية السيدة العذراء

السبت 2 ديسمبر / كانون الأوّل 2017

أيها الشباب، أيها الأصدقاء الأعزّاء، مساء الخير!

إنّي أشكركم جميعًا على استقبالكم الحارّ. أشكر مونسينيور جيرفاز [روزاريو] على كلماته اللطيفة، وأوبازانا وأنطوني على شهادتهما. هناك أمرٌ فريدٌ عند الشباب: أنتم دومًا مفعمون حماسًا. وهذا أمر جميل! وأنا أشعر اني أجدّد شبابي كلّما التقي بكم. أوبازانا، لقد تكلّمتِ عن هذا الأمر في شهادتك، وقلتِ أنك حقًّا "جدّ متحمّسة" وأنا أقدر أن أرى ذلك وأن أدركه أيضًا. هذا الحماس الشبابي يرتبط بروح المغامرة. وقد عبّر عنه أحد شعرائكم الوطنيين، كازي نصر الإسلام، إذ عرّف عن شباب البلاد عن أنهم "لا يعرفون الخوف"، "معتادون على استخراج النور من رحم الظلام". هذا جميل! الشباب هم دومًا مستعدّون للمضيّ قدمًا، ولجعل الأمور تتحقّق، وللمجازفة. إني أشجّعكم للمضيّ قدمًا بهذا الحماس في الأوضاع الجيّدة كما وفي السيئة. المضيّ قدمًا، ولا سيّما في الأوقات التي تشعرون فيها بثقلِ المصاعِب وبالحزن، ويبدو الله لكم، إذ نظرتم حولكم، وكأنه لا يظهر في الأفق.

لكن، إذ تمضون قدمًا، تأكّدوا من أنكم اخترتم السبيل الصحيح. ما يعني هذا؟ يعني أن نعرف كيف "نسافر" في الحياة، لا أن نهيم على أوجهنا دون هدف. أطرح عليكم سؤالًا: "وأنتم، هل تسافرون أو تهيمون على أوجهكم؟ ماذا تفعلون. هل تسافرون أو تهيمون على أوجهكم؟". حياتنا ليست بدون اتّجاه؛ لها هدف، هدف أعطانا إياه الله. وهو يقودنا ويوجّهنا بنعمته. وكأنه أنزل في داخلنا برمجيّات تساعدنا على تمييز برنامجه الإلهيّ وعلى الإجابة عليه بحرّية. ولكن، على غرار جميع البرمجيات، هي أيضًا بحاجة إلى تحديثها باستمرار. اسهروا على تحديث برمجياتكم، عبر إصغائكم للربّ ومن خلال قبولكم تحدّي القيام بمشيئته. تحديث البرمجيات. فمن المحزن ألا يتم تحديث البرمجيات؛ ومن المحزن أكثر عندما يكون هناك خلل أو إن كانت عديمة الفائدة.

أنطوني، لقد أشرت إلى هذا التحدّي أثناء شهادتك عندما قلت إنكم رجال ونساء "تنشؤون في عالم هشّ يتطلّب الحكمة". لقد استخدمت كلمة حكمة، وباستعمالك إياها قد أعطيتنا المفتاح. عندما ننتقل من "السفر" إلى الهيام على وجهنا دون هدف، تضيع الحكمة بأكملها! فالأمر الوحيد الذي يوجّهنا ويجعلنا نتقدّم في الطريق الصحيح إنما هي الحكمة، الحكمة التي تولد من الإيمان. ليست حكمة هذا العالم الكاذبة. إنها الحكمة التي نراها في أعين والدينا وأجدادنا، الذين وضعوا ثقتهم بالله. ويمكننا، كمسيحيّين، أن نرى في أعينهم نور حضور الله، النور الذي اكتشفوه في يسوع، والذي هو حكمة الله بذاتها (را. 1 قور 1، 24). وكي ننال هذه الحكمة، علينا أن ننظر إلى العالم وإلى أوضاعنا ومشاكلنا وإلى كلّ شيء، بأعين الله. وننال هذه الحكمة حين نبدأ بالنظر إلى الأمور بأعين الله، وبالإصغاء للآخرين بأذني الله، وبالمحبّة بقلب الله، وبتقدير الأمور بقيم الله.

وتساعدنا هذه الحكمة لتمييز وإبعاد الوعود الكاذبة بالسعادة. وهي كثيرة! فالثقافة التي تقوم بوعود كاذبة لا تستطيع أن تحرّر، إنما تؤدّي إلى الأنانيّة التي تملأ القلب بالظلام وبالمرارة. أمّا حكمة الله، فتساعدنا على معرفة كيف نقبل أولئك الذين يتصرّفون ويفكّرون بشكل مختلف عنّا. وهو لأمر محزن عندما نبدأ بالانغلاق على عالمنا الصغير، وننغلق على أنفسنا. فنتبنّى مبدأ "كما أقول أنا أو مع السلامة". وهذا مبدأ غير صالح: "كما أقول أنا أو مع السلامة". هذا لا يساعد. عندما نطبق هذا المبدأ، ننغلق على أنفسنا. عندما يصبح شعبٌ أو دينٌ أو مجتمعٌ "عالمًا صغيرًا"، يفقد أفضل ما عنده ويقع في عقليّة الغرور، عقليّة الـ "أنا صالح وأنت شرير". وأنتِ أوبازانا، لقد أبرزتِ عواقب هذه الطريقة بالتفكير، حين قلتِ: "نفقد الاتّجاه ونفقد أنفسنا" و"تصبح الحياة بالنسبة إلينا دون معنى". أحسنتِ القول! إن حكمة الله تجعلنا ننفتح على الآخرين. وتساعدنا على أن ننظر أبعدَ من راحتنا الشخصيّة والضمانات الكاذبة التي تفقدنا النظر إزاء المُثُل العليا التي تجعل الحياة أجمل وتستحقّ أن تُعاش.

أنا سعيدٌ لأنّه هناك معنا اليوم، جنبًا إلى جنب مع الكاثوليك، العديدُ من الشبّان الأصدقاء المسلمين والمنتمين إلى أديان أخرى. فأنتم تُظهِرون عبر حضوركم معًا اليوم هنا عزمَكم على تعزيز جوٍّ من الانسجام، حيث يمدّ بعضكم يده للبعض الآخر، على الرغم من الاختلافات الدينية. وهذا يذكّرني بخبرة عشتها في بوينس آيرس في رعيّة جديدة واقعة في منطقة فقيرة للغاية. كانت مجموعة من الطلاب تبني بعضَ الغرف للرعيّة ودعاني كاهن الرعيّة للذهاب للقائهم. فذهبت وعند وصولي إلى الرعية قدّمهم لي كاهن الرعيّة واحدًا تلوَ الآخر قائلًا: "هذا المهندس، هو عبريّ، وهذا شيوعيّ، وذاك كاثوليكيّ ملتزم" (تحية البابا إلى شبيبة مركز الأب ف. فاريلا الثقافي، هافانا، 20 سبتمبر / أيلول 2015). كان هؤلاء الطلاب مختلفين، لكنهم كانوا يعملون جميعًا للصالح العام. وهذا مهم للغاية! لا تنسوا: مختلفين، إنما يعملون للصالح العام بانسجام! أفهمتم؟ وهذا هو الانسجام الجميل الذي نراه هنا في البنغلاديش. هؤلاء الطلاب، المختلفين فيما بينهم، كانوا منفتحين على الصداقة الاجتماعية وعازمين على رفض كلّ ما كان يمكن أن ينأى بهم عن أن يكونوا معًا وأن يساعدوا بعضهم بعضا.

إن حكمة الله تساعدنا أيضًا على النظر أبعد من ذواتنا كي ندرك صلاح تراثنا الثقافي. وثقافتكم تعلّمكم احترام الشيوخ. وهذا أمر مهم للغاية! فالشيوخ، كما قلت سابقًا، يساعدوننا في تقدير استمراريّة الأجيال. فهم يحملون معهم الذاكرة والحكمة التي تنتج عن الخبرة، والتي تساعدنا على تفادي تكرار أخطاء الماضي. ولدى الشيوخ "موهبة سدّ الفجوات"، لأنهم يضمنون نقل أهمّ القيم للأبناء وللأحفاد. ونفهم، من خلال كلامهم، ومحبّتهم، وحضورهم، أن التاريخ لم يبدأ معنا، بل أننا جزء من "سفر" عتيق وأن الواقع هو أكبر منّا. تكلّموا مع والديكم ومع أجدادكم، لا تمضوا النهار بأسره مع الهواتف الخليوية، متجاهلين العالم من حولكم! تكلموا مع أجدادكم، فسوف يهبوكم الحكمة.

أوبازانا وأنطوني، لقد ختمتم شهاداتكم بكلام رجاء. حكمة الله تقوّي الرجاء فينا وتساعدنا على مواجهة المستقبل بشجاعة. ونجد، نحن المسيحيين، هذا الرجاء في لقائنا الشخصيّ بيسوع عبر الصلاة والأسرار، وفي اللقاء الملموس به في الفقراء، والمرضى، والمتألّمين والمتروكين. ونكتشف في يسوع تضامنَ الله، الذي يسير باستمرار إلى جنبنا.

حين أنظر إلى وجوهكم، أيها الشباب الأعزاء، والأصدقاء الأعزاء، أمتلئ بالفرح والرجاء: فرح ورجاء لكم، ولبلدكم، وللكنيسة، ولمجتمعاتكم. ولتستمرّ حكمة الله أن تلهم جهدكم في النموّ بالمحبّة والأخوّة والصلاح. وفيما أترك اليوم بلدكم، إني أؤكّد لكم صلاتي كيما تنموا جميعكم بمحبّة الله والقريب. ومن فضلكم، لا تنسوا أن تصلّوا من أجلي.

الله يبارك البنغلاديش! [إيشور بنغلاديش أشيرباد كورون]

[01801-AR.01] [Testo originale: Italiano]

[B0857-XX.02]