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Udienza ai Leader del “Pacific Islands Forum Secretariat”, 11.11.2017


Discorso del Santo Padre

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Alle ore 11.45 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Leader del “Pacific Islands Forum Secretariat” provenienti dagli 11 Paesi insulari: Australia, Isole Cook, Stati Federati di Micronesia, Polinesia Francese, Kiribati, Nauru, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Repubblica delle Isole Marshall, Samoa e Vanuatu.

I Leader si sono riuniti nei giorni scorsi a Roma in un Vertice di alto livello sui problemi dei Paesi dell´area dell´Oceano Pacifico e oggi partecipano ad una tavola rotonda alla FAO di Roma, per discutere di sicurezza alimentare nella regione, di nutrizione, di cambiamenti climatici, di riduzione dei rischi di disastro e dei mezzi di sussistenza resilienti. I leader proseguiranno poi per Bonn dove parteciperanno alla Conferenza ONU sul Clima COP23.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’Incontro:

Discorso del Santo Padre

Eccellenze, Gentili Signore,
Illustri Signori e Signore,

ringrazio tutti voi, Leader del Pacific Islands Forum, che con la vostra presenza manifestate le differenti realtà esistenti in una Regione come quella dell’Oceano Pacifico, così ricca di bellezze culturali e naturali.

Tale Regione purtroppo suscita anche vive preoccupazioni per tutti noi e in particolare per le popolazioni che vi abitano, piuttosto vulnerabili a fenomeni estremi ambientali e climatici sempre più frequenti e intensi. Ma penso anche agli impatti del grave problema dell’innalzamento dei livelli dei mari, così come del doloroso e continuo declino che sta subendo la barriera corallina, ecosistema marino di grande importanza. Al riguardo, ricordo l’allarmante domanda posta quasi trent’anni fa dai Vescovi delle Filippine: «Chi ha trasformato il meraviglioso mondo marino in cimiteri subacquei spogliati di vita e di colore?».1 Sono numerose le cause che hanno portato a questo degrado ambientale e purtroppo molte di esse sono da imputare a una condotta umana improvvida, collegata a forme di sfruttamento delle risorse naturali e umane il cui impatto giunge fino in fondo agli oceani.2

Quando parliamo poi di innalzamento del livello del mare, che «colpisce principalmente le popolazioni costiere impoverite che non hanno dove trasferirsi»,3 pensiamo al problema del riscaldamento globale che è ampiamente discusso in numerosi fori e dibattiti internazionali. E’ in corso in questi giorni a Bonn la COP-23, la ventitreesima sessione della Conferenza delle Parti alla Convenzione-quadro dell’ONU sul cambiamento climatico, che quest’anno si svolgerà sotto la Presidenza di uno dei Paesi da voi rappresentati, le Isole Fiji. Mi auguro che i lavori della COP-23, così come quelli che seguiranno ad essa, siano in grado di tenere sempre presente quella “Terra senza confini, dove l’atmosfera è estremamente fine e labile”, come la descriveva uno degli astronauti attualmente in orbita nella Stazione Spaziale Internazionale, con i quali ho avuto recentemente un interessante colloquio.

Voi venite da Paesi che, rispetto a Roma, si trovano agli antipodi; ma questa visione di una “Terra senza confini” annulla le distanze geografiche, richiamando la necessità di una presa di coscienza mondiale, di una collaborazione e di una solidarietà internazionali, di una strategia condivisa, che non permettano di restare indifferenti di fronte a problemi gravi come il degrado dell’ambiente naturale e della salute degli oceani, connesso al degrado umano e sociale che l’umanità di oggi sta vivendo.

D’altronde, non solo le distanze geografiche e territoriali, ma anche quelle temporali vengono annullate dalla consapevolezza che nel mondo tutto è intimamente connesso:4 sono passati quasi trent’anni dall’appello dei Vescovi filippini e la situazione degli oceani e dell’ecosistema marino non si può dire certo migliorata, di fronte ai numerosi problemi che chiamano in causa ad esempio la gestione delle risorse ittiche, le attività in superficie o nei fondali, la situazione delle comunità costiere e delle famiglie di pescatori, l’inquinamento per l’accumulo di plastica e micro-plastica. «Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo? Questa domanda non riguarda solo l’ambiente in modo isolato […]. Quando ci interroghiamo circa il mondo che vogliamo lasciare ci riferiamo soprattutto al suo orientamento generale, al suo senso, ai suoi valori».5

Vi ringrazio per questa gradita visita e benedico di cuore voi e le vostre Nazioni.

Grazie.

___________________________________________

1 Cfr Conferenza dei Vescovi Cattolici delle Filippine, Lettera pastorale What is Happening to our Beautiful Land?, 29 gennaio 1988, cit. in Lett. enc. Laudato si’, 41.

2 Cfr Lett. enc. Laudato si’, 41.

3 Cfr ibid., 48.

4 Cfr ibid, 16.

5 Ibid., 160.

[01691-IT.02] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Excellences,
Mesdames et Messieurs,

je vous remercie tous, Leaders du Pacific Islands Forum, qui par votre présence manifestez les différentes réalités existant dans une région comme celle de l’Océan pacifique, si riche de beautés culturelles et naturelles.

Cette région malheureusement suscite aussi de vives préoccupations pour nous tous et en particulier pour les populations qui y habitent, plutôt vulnérables aux phénomènes environnementaux et climatiques extrêmes toujours plus fréquents et intenses. Mais je pense aussi aux impacts du grave problème de l’élévation des niveaux des mers ainsi qu’au douloureux et continu déclin qu’est en train de subir la barrière de corail, écosystème marin de grande importance. A ce sujet, je rappelle la question alarmante posée il y a près de trente ans par les évêques des Philippines: « Qui a transformé le merveilleux monde marin en cimetières sous-marins dépourvus de vie et de couleurs ? ».1 Elles sont nombreuses les causes qui ont conduit à cette dégradation environnementale et malheureusement beaucoup d’entre elles sont à imputer à une conduite humaine imprévoyante, liée à des formes d’exploitation des ressources naturelles et humaines dont l’impact va jusqu’au fond des océans.2

Quand nous parlons ensuite de l’élévation du niveau de la mer, qui «affecte principalement les populations côtières appauvries qui n’ont pas où se déplacer»3, nous pensons au problème du réchauffement global qui est amplement discuté dans de nombreux forum(s) et débats internationaux. Ces jours-ci se déroule à Bonn la COP-23, la vingt-troisième session de la Conférence des Etats Parties à la Convention-Cadre des Nations Unies sur les changements climatiques, qui cette année se place sous la présidence de l’un des pays que vous représentez, les Iles Fidji. Je forme le souhait que les travaux de la COP-23, comme aussi ceux qui la suivront, soient en mesure d’avoir toujours présent à l’esprit cette «Terre sans frontières, où l’atmosphère est extrêmement fine et fragile » comme la décrivait un des astronautes actuellement en orbite dans la Station spatiale internationale, avec lesquels j’ai récemment eu un dialogue intéressant.

Vous venez de pays qui, par rapport à Rome, se trouvent aux antipodes; mais cette vision d’une «Terre sans frontières» annule les distances géographiques, rappelant la nécessité d’une prise de conscience mondiale, d’une collaboration et d’une solidarité internationales, d’une stratégie partagée, qui ne permettent pas de rester indifférent devant les problèmes graves comme la dégradation de l’environnement naturel et de la santé des océans, connexe à la dégradation humaine et sociale que vit l’humanité d’aujourd’hui.

D’ailleurs, non seulement les distances géographiques et territoriales mais aussi les distances temporelles sont annulées, par la conscience que dans le monde tout est intimement lié4: près de trente années ont passé depuis l’appel des évêques philippins et on ne peut pas dire que la situation des océans et de l’écosystème marin se soit certes améliorée, face aux nombreux problèmes qui remettent en cause par exemple la gestion des ressources piscicoles, les activités en surface ou dans les grands fonds, la situation des communautés côtières et des familles de pécheurs, la pollution par l’accumulation de plastique et de micro-plastique. «Quel genre de monde voulons-nous laisser à ceux qui nous succèdent, aux enfants qui grandissent ? Cette question ne concerne pas seulement l’environnement de manière isolée […]. Quand nous nous interrogeons sur le monde que nous voulons laisser, nous parlons surtout de son orientation générale, de son sens, de ses valeurs». 5

Je vous remercie pour cette visite appréciée et je vous bénis de grand cœur ainsi que vos Nations.

Merci.

________________________________________

1 Cf. Conférence des évêques catholiques des Philippines, Lettre pastorale What is Happening to our Beautiful Land? (29 janvier 1988) cité dans la Lett. enc. Laudato si’, n. 41.

2 Cf. Lett. enc. Laudato si’, n.41.

3 Cf. ibid, n. 48.

4 Cf. ibid, n. 16.

5 Ibid, n. 160.

[01691-FR.02] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

Your Excellencies,
Ladies and Gentlemen,

I offer a warm welcome to you, the Pacific Islands Forum Leaders. Your presence here is a visible sign of the rich variety of cultures and the great natural beauty of the Pacific region.

I share your concern for the peoples of the region, especially those exposed to the extreme environmental and climate events that are becoming more frequent and intense. Of concern too is the grave impact of rising sea levels and the disturbing and continuous deterioration of the barrier reef, a marine ecosystem of immense importance. In this regard, I remember the disquieting question posed almost thirty years ago by the Bishops of the Philippines: “Who turned the wonderworld of the seas into underwater cemeteries bereft of colour and life?” (cf. Laudato Si’, 41). A number of causes have led to this environmental decay and, sadly, many of them are due to short-sighted human activity connected with certain ways of exploiting natural and human resources, the impact of which ultimately reaches the ocean bed itself (cf. ibid.).

When we speak of rising sea levels, which “mainly affect impoverished coastal populations who have nowhere else to go” (ibid., 48), our thoughts turn to the problem of global warming widely discussed in various international forums and meetings. In these very days COP-23, the twenty-third session of the Conference of the Parties to the Convention Framework of the United Nations, is meeting in Bonn, under the presidency of one of the countries you represent, the Fiji Islands. It is my hope that the efforts of COP-23, and those yet to come, will always keep in mind the greater picture of that “earth without borders, with its highly rarified atmosphere”, as it was described by one of the astronauts currently orbiting in the International Space Station, with whom I recently had a fascinating conversation.

You have come here from countries far distant from Rome, yet that vision of an “earth without borders” dissolves all geographic distances. It reminds us of the need for a global outlook, international cooperation and solidarity, and a shared strategy, which can prevent us from remaining indifferent in the face of grave problems such as the deterioration of the environment and of the health of the oceans, which is itself linked to the human and social deterioration experienced by humanity today.

Not only geographic and territorial distances, but also distances in time are dissolved by the realization that everything in the world is intimately connected (cf. ibid., 16). Almost thirty years have passed since the Filipino Bishops’ appeal, and yet it cannot be said that the situation of the oceans and marine ecosystem has really improved. We still face any number of problems regarding, for example, the management of fishing resources, activities in shallow and deep waters, the situation of coastal communities and of fishing families, and the pollution caused by the accumulation of plastics and micro-plastics. “What kind of world do we want to leave to those who come after us, to children who are now growing up? This question not only concerns the environment in isolation… When we ask ourselves what kind of world we want to leave behind, we think in the first place of its general direction, its meaning and its values” (ibid., 160).

I thank you for your welcome visit and I invoke upon you and your countries God’s abundant blessings.

Thank you.

[01691-EN.02] [Original text: Italian]

[B0780-XX.02]