www.vatican.va

Back Top Print Pdf


Udienza del Santo Padre a Sua Beatitudine Theophilos III, Patriarca Greco Ortodosso di Gerusalemme, 23.10.2017


 

Discorso del Santo Padre

Traduzione in lingua inglese

 

Alle ore 10 di questa mattina il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza Sua Beatitudine Theophilos III, Patriarca Greco Ortodosso di Gerusalemme, e il Seguito, in visita a Roma dal 22 al 25 ottobre.

Sua Beatitudine Theophilos III era accompagnato dall'Arcivescovo Aristarchos, Capo della Segreteria del Patriarcato, dall’Arcidiacono Markos, dal Sig. Rami Moghrabi e dal Sig. Nader Elias Moghrabi. Successivamente, Sua Beatitudine Theophilos III ha incontrato l’Em.mo Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato, e S.E. Mons. Paul Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati. Inoltre, il Patriarca ed il Suo Seguito hanno avuto un colloquio con l’Em.mo Card. Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, e con l’Em.mo Card. Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’incontro:

Discorso del Santo Padre

Beatitudine,
cari fratelli,

con grande gioia vi do il mio benvenuto a Roma. Sono lieto di poter ricambiare, con gratitudine e affetto fraterno, la calorosa accoglienza che Vostra Beatitudine mi ha offerto durante la mia visita a Gerusalemme. Conservo viva nella memoria la premurosa attenzione con la quale Ella accompagnò me e il Patriarca Ecumenico Bartolomeo nella Basilica che custodisce i luoghi dove il Signore è stato crocifisso e sepolto ed è risorto. Ricordo con commozione la sosta di preghiera nell’Edicola della Tomba vuota. A questo proposito rinnovo il mio compiacimento per il restauro di questo luogo santissimo: non si è semplicemente salvaguardata l’integrità di un monumento del passato, ma si è anche lavorato perché continui a risuonare in futuro la testimonianza che scaturisce da quel sepolcro vuoto: «È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto» (Mc 16,6). Mi rallegro del fatto che il Patriarcato greco ortodosso di Gerusalemme, il Patriarcato armeno di Gerusalemme e la Custodia francescana di Terra Santa hanno lavorato insieme con ottima intesa, come per la Basilica della Natività di Betlemme, così anche per raggiungere questo traguardo, e ringrazio vivamente Vostra Beatitudine per il Suo impegno.

Questo incontro mi offre l’opportunità di esprimere nuovamente la mia vicinanza a tutti coloro che soffrono per i conflitti che da decenni affliggono la Terra Santa. L’incertezza della situazione e l’incomprensione tra le parti continuano a causare insicurezza, limitazione di diritti fondamentali e l’abbandono della propria terra da parte di molti. Per questo invoco l’aiuto di Dio e chiedo a tutti i soggetti coinvolti di moltiplicare gli sforzi affinché si realizzino le condizioni di una pace stabile, basata sulla giustizia e sul riconoscimento dei diritti di tutti. A tal fine, occorre respingere con fermezza il ricorso a qualsiasi tipo di violenza, ogni genere di discriminazione e ogni manifestazione di intolleranza contro persone o luoghi di culto ebraici, cristiani e musulmani. La Città Santa, il cui Status Quo va difeso e preservato, dovrebbe essere un luogo dove tutti possano convivere pacificamente; altrimenti continuerà per tutti e senza fine la spirale della sofferenza.

Un pensiero speciale vorrei rivolgere a tutti i membri delle varie comunità cristiane di Terra Santa. Auspico che siano sempre riconosciuti parte integrante della società e che, come cittadini e credenti a pieno diritto, portino, senza mai stancarsi, il proprio contributo per il bene comune e per la costruzione della pace, impegnandosi ad essere artefici di riconciliazione e di concordia. Tale contributo sarà più efficace nella misura in cui si realizza una sintonia sempre maggiore tra le diverse Chiese della regione. Particolarmente importante sarebbe una crescente collaborazione per il sostegno delle famiglie e dei giovani cristiani, affinché non si trovino nelle condizioni di dover lasciare la propria terra. Lavorando insieme in questo delicato ambito, i fedeli di varie confessioni potranno anche conoscersi meglio e sviluppare rapporti sempre più fraterni.

In tal senso, in obbedienza alla preghiera accorata di Gesù per i suoi nel Cenacolo: «siano una sola cosa… perché il mondo creda» (Gv 17,21), desidero ribadire il sincero desiderio e tutto l’impegno a progredire nel cammino verso la piena unità tra di noi. So bene che alcune ferite del passato continuano a lasciare segni nella memoria di tanti. Non è possibile cambiare la storia, ma, senza dimenticare le gravi mancanze di carità compiute durante i secoli, volgiamo insieme lo sguardo a un futuro di riconciliazione piena e di comunione fraterna e diamoci da fare ora, come il Signore desidera. Non farlo sarebbe la colpa più grave di oggi, sarebbe disattendere il pressante invito di Cristo e i segni dei tempi, che lo Spirito semina nel cammino della Chiesa. Animati dallo stesso Spirito, non lasciamo che i ricordi di epoche caratterizzate da reciproco silenzio o da scambi vicendevoli di accuse, le difficoltà del presente e l’incertezza del futuro ci impediscano di camminare insieme verso la visibile unità, di pregare insieme e di operare insieme per l’annuncio del Vangelo e a servizio di chi si trova nel bisogno. Anche il dialogo teologico tra Cattolici e Ortodossi, che prosegue e al quale il Patriarcato greco ortodosso di Gerusalemme partecipa in maniera attiva e costruttiva, è in questo senso un segno di speranza, che ci conforta lungo il cammino. Come sarebbe bello dire dei Cattolici e degli Ortodossi che vivono a Gerusalemme quello che l’evangelista Luca disse della prima comunità cristiana: «Tutti i credenti stavano insieme […] un cuore solo e un’anima sola» (At 2,44; 4,32).

Beatitudine, La ringrazio di cuore per la visita Sua e dei distinti membri del Suo seguito. Desidero riaffermare la mia vicinanza ai fratelli cristiani di Terra Santa e il mio affetto per gli amici delle altre grandi religioni presenti nella regione, sperando e pregando che arrivi presto per tutti il giorno di una pace stabile e duratura. «Chiedete pace per Gerusalemme: vivano sicuri quelli che ti amano […] Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: “Su te sia pace!”» (Sal 122,6-8).

[Per questo vorrei che pregassimo insieme con le parole del Padre Nostro]

 

[01592-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua inglese

Your Beatitude,
Dear Brothers,

With great joy I welcome all of you to Rome. I reciprocate with gratitude and fraternal affection the warm welcome Your Beatitude offered me during my visit to Jerusalem. Still fresh in my mind is the attentiveness with which you accompanied Ecumenical Patriarch Bartholomew and myself in the Basilica that preserves the places of the Lord’s crucifixion, burial and Resurrection. I am still moved when I think of our moment of prayer in the aedicule of the empty Tomb, and I again express my pleasure at the restoration of that most holy place. It has not simply secured the integrity of a historical monument, but also enabled the empty tomb to continue to testify that: “He has risen, he is not here; see the place where they laid him” (Mk 16:6). I rejoice that the Greek Orthodox Patriarchate of Jerusalem, the Armenian Patriarchate of Jerusalem and the Franciscan Custody of the Holy Land have worked together in such harmony on this project, as they also did for the Basilica of the Nativity in Bethlehem. I thank Your Beatitude very much for your own efforts in this regard.

Our meeting allows me to renew my closeness to all those suffering from the conflicts that for decades have beset the Holy Land. The uncertainty of the situation and the lack of understanding between the parties continue to create insecurity, the restriction of fundamental rights, and the flight of many people from their land. I invoke God’s help in this, and I ask all those involved to intensify their efforts to achieve a stable peace based on justice and recognition of the rights of all. To this end, any kind of violence, discrimination or displays of intolerance against Jewish, Christian and Muslim worshipers, or places of worship, must be firmly rejected. The Holy City, whose Status Quo must be defended and preserved, ought to be a place where all can live together peaceably; otherwise, the endless spiral of suffering will continue for all.

I would offer a particular greeting to the members of the various Christian communities in the Holy Land. It is my hope that they will continue to be recognized as an integral part of society and that, as citizens and believers in their own right, they can continue tirelessly to contribute to the common good and the growth of peace, striving to further reconciliation and concord. This contribution will be the more effective to the extent that there is harmony between the region’s different Churches. Particularly important in this regard would be increased cooperation in supporting Christian families and young people, so that they will not be forced to leave their land. By working together in this delicate area, the faithful of different confessions will also be able to grow in mutual knowledge and fraternal relations.

Here I would reaffirm my heartfelt desire and commitment to progress on our way to full unity, in obedience to Jesus’ fervent prayer in the Cenacle “that they may all be one… so that the world may believe” (Jn 17:21). I know that past wounds continue to affect the memory of many people. It is not possible to change the past, but, without forgetting grave failures of charity over the centuries, let us look to a future of full reconciliation and fraternal communion, and take up the work before us, as the Lord desires. Not to do so today would be an even graver fault; it would be to disregard both the urgent call of Christ and the signs of the times sown by the Spirit along the Church’s path. Inspired by the same Spirit, may we not let the memory of times marked by lack of communication or mutual accusations, or present difficulties and uncertainty about the future, prevent us from walking together towards visible unity, nor hinder us from praying and working together to proclaim the Gospel and to serve those in need. In this regard, the ongoing theological dialogue between Catholics and Orthodox, in which the Greek Orthodox Patriarchate of Jerusalem participates actively and constructively, is a comforting sign of hope on our journey. How good it would be to say of Catholics and Orthodox living in Jerusalem what the Evangelist Luke said of the first Christian community: “All who believed were together... one heart and soul” (Acts 2:44; 4:32).

Your Beatitude, I thank you and the distinguished members of your entourage most cordially for your visit. I reaffirm my closeness to our Christian brothers and sisters in the Holy Land, and my affection for our friends of the other great religions who live there. I hope and pray that the day of a stable and lasting peace for all will soon come. “Pray for the peace of Jerusalem! May they prosper who love you! [...] For my brethren and companions’ sake I will say, ‘peace be within you!’” (Ps 122: 6-8).

[I would like us now to pray together for this, in the words of the “Our Father”]

[01592-EN.01] [Original text: Italian]

[B0729-XX.02]