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Viaggio Apostolico del Santo Padre Francesco in Colombia (6-11 settembre 2017) – Incontro nell’Hogar San Josè di Medellín, 09.09.2017


Incontro nell’Hogar San José di Medellín

Saluto del Santo Padre

Traduzione in lingua italiana

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua tedesca

Traduzione in lingua portoghese

Traduzione in lingua polacca

Nel pomeriggio, il Santo Padre Francesco, prima di lasciare il Seminario Conciliar, si è recato nella Cappella per una foto con i seminaristi e per consegnare un dono al Seminario. Quindi si è trasferito in auto all’Hogar San José, casa famiglia gestita dall’arcidiocesi di Medellín per bambini disagiati vittime della violenza e dell’abbandono.

Al Suo arrivo, Papa Francesco è stato accolto da un centinaio di bambini ed è stato salutato dal Direttore della Fondazione, dalla Direttrice della Casa e da una Religiosa. Quindi, dopo l’omaggio floreale di due bambini, il Santo Padre è stato accompagnato al cortile centrale fino alla statua di San Giuseppe, dove ha deposto dei fiori. Erano presenti nel cortile circa 300 bambini.

Dopo il saluto di benvenuto del Direttore della Fondazione, la testimonianza di una bambina e l’esecuzione di alcuni canti, il Papa ha pronunciato il suo saluto.

Al termine dell’incontro ha avuto luogo lo scambio dei doni.

Pubblichiamo di seguito le parole di saluto del Santo Padreː

Saluto del Santo Padre

Queridos hermanos y hermanas,

Queridos niños y niñas:

Estoy contento de estar con ustedes en este «Hogar San José». Gracias por el recibimiento que han preparado. Agradezco las palabras del Director, Monseñor Armando Santamaría.

Y te doy las gracias a ti, Claudia Yesenia, por tu valiente testimonio – te dije que eras valiente-. Escuchando todas las dificultades por las que has pasado me venía a la memoria del corazón el sufrimiento injusto de tantos niños y niñas en todo el mundo, que han sido y siguen siendo víctimas inocentes de la maldad de algunos.

También el Niño Jesús fue víctima del odio y de la persecución; también Él tuvo que huir con su familia, dejar su tierra y su casa, para escapar de la muerte. Ver sufrir a los niños hace mal al alma porque los niños son los predilectos de Jesús. No podemos aceptar que se les maltrate, que se les impida el derecho a vivir su niñez con serenidad y alegría, que se les niegue un futuro de esperanza.

Jesús no abandona a nadie que sufre, mucho menos a ustedes, niños y niñas, que son sus preferidos. Claudia Yesenia, al lado de tanto horror sucedido, Dios te regaló una tía que te cuidó, un hospital que te atendió y finalmente una comunidad que te recibió. Este «hogar» es una prueba del amor que Jesús les tiene a ustedes y de su deseo de estar muy cerca de ustedes. Y lo hace a través y con el cuidado amoroso de todas las personas buenas que los acompañan, que los quieren y que los educan. Pienso en los responsables de esta casa, en las hermanas, en el personal y en tanta gente que ya son parte de la familia porque vienen, se integran, conocen. Porque eso es lo que hace que este lugar sea un «hogar»: el calor de una familia donde nos sentimos amados, protegidos, aceptados, cuidados y acompañados.

Y me gusta mucho que este hogar lleve el nombre de «San José», y los otros «Jesús Obrero» o «Belén». Quiere decir que están en buenas manos. ¿Recuerdan lo que escribe san Mateo en su Evangelio, cuando nos cuenta que Herodes, en su locura, había decidido asesinar a Jesús recién nacido? ¿Cómo Dios le habló en sueños a san José, por medio de un ángel, y le confió a su cuidado y protección sus tesoros más valiosos: Jesús y María? Nos dice San Mateo que, apenas el ángel le habló, José obedeció inmediatamente e hizo cuanto Dios le había ordenado: «Se levantó, tomó al niño y a su madre, de noche, y se fue a Egipto» (2,14). Estoy seguro de que así como san José protegió y defendió de los peligros a la Sagrada Familia, así también los defiende, los cuida y los acompaña a ustedes. Y con él, también Jesús y María, porque san José no puede estar sin Jesús y María.

A ustedes hermanos y hermanas, religiosos y laicos que en este y en los demás hogares reciben y cuidan con amor a estos niños que desde chicos ya han experimentado el sufrimiento y el dolor, a ustedes quisiera recordarles dos realidades que no deben faltar porque son parte de la identidad cristiana: el amor que sabe ver a Jesús presente en los más pequeños y débiles, y el deber sagrado de llevar a los niños a Jesús. En esta tarea, con sus gozos y sus penas, los encomiendo también a la protección de san José. Aprendan de él, que su ejemplo los inspire y los ayude en el cuidado amoroso de estos pequeños, que son el futuro de la sociedad colombiana, del mundo y de la Iglesia, para que como el mismo Jesús, ellos puedan crecer, y robustecerse en sabiduría, en gracia, delante de Dios y de los demás (cf. Lc 2,52). Que Jesús y María, junto con san José, los acompañen y los protejan, los llenen de su ternura, su alegría y su fortaleza.

Me comprometo a rezar por ustedes, para que en este ambiente de amor familiar crezcan en amor, paz y felicidad, y así puedan ir sanando las heridas del cuerpo y del corazón. Dios no los abandona, Dios los protege y los asiste. Y el Papa los lleva en su corazón; no dejen de rezar por mí, no se olviden. ¡Gracias!

[01234-ES.02] [Texto original: Español]

Traduzione in lingua italiana

Cari fratelli e sorelle,

cari bambini e bambine!

Sono contento di trovarmi con voi in questo “Hogar de San José”. Grazie per l’accoglienza che mi avete preparato. Ringrazio per le parole del Direttore, Monsignor Armando Santamaria.

Dico grazie a te, Claudia Yesenia, per la tua coraggiosa testimonianza, davvero coraggiosa. Ascoltando tutte le difficoltà che hai passato, mi veniva alla memoria del cuore la sofferenza ingiusta di tanti bambini e bambine in tutto il mondo, che sono stati e sono ancora vittime innocenti della cattiveria di alcuni.

Anche Gesù Bambino è stato vittima dell’odio e della persecuzione; anche Lui ha dovuto scappare con la sua famiglia, lasciare la sua terra e la sua casa, per sfuggire alla morte. Veder soffrire i bambini fa male all’anima perché i bambini sono i prediletti di Gesù. Non possiamo accettare che siano maltrattati, che siano privati del diritto di vivere la loro infanzia con serenità e gioia, che si neghi loro un futuro di speranza.

Ma Gesù non abbandona nessuno che soffre, tanto meno voi, bambini e bambine, che siete i suoi preferiti. Claudia Yesenia, accanto a tanti orrori accaduti, Dio ti ha donato una zia che si è presa cura di te, un ospedale che ti ha assistito e infine una comunità che ti ha accolto. Questa casa è una prova dell’amore che Gesù ha per voi e del suo desiderio di starvi molto vicino. Lo fa attraverso la cura amorevole di tutte le persone buone che vi accompagnano, che vi vogliono bene e vi educano. Penso ai responsabili di questa casa, alle suore, al personale e a tante altre persone che ormai fanno parte della vostra famiglia perché siete integrati con loro, vi conoscono. Perché è questo che fa sì che questo luogo sia una casa: il calore di una famiglia dove ci sentiamo amati, protetti, accettati, curati e accompagnati.

E mi piace molto che questa casa porti il nome di San Giuseppe, e gli altri [le altre] “Gesù lavoratore” e “Betlemme”. Direi che siete in buone mani! Ricordate quello che scrive san Matteo nel suo Vangelo, quando racconta che Erode, nella sua follia, aveva deciso di uccidere Gesù appena nato? Come Dio parlò in sogno a San Giuseppe, per mezzo di un angelo, e affidò alla sua custodia e protezione i suoi tesori più preziosi: Gesù e Maria? San Matteo ci dice che, appena l’angelo gli parlò, Giuseppe obbedì immediatamente e fece quanto Dio gli aveva ordinato: «Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto» (2,14). Sono sicuro che come san Giuseppe ha protetto e difeso dai pericoli la santa Famiglia, così pure difende voi, vi custodisce e vi accompagna. E con lui anche Gesù e Maria, perché san Giuseppe non può stare senza Gesù e Maria.

A voi fratelli e sorelle, religiosi, religiose e laici che, in questa e nelle altre case, accogliete e curate con amore questi bambini che fin da piccoli hanno sperimentato la sofferenza e il dolore, vorrei ricordare due realtà che non devono mancare perché fanno parte dell’identità cristiana: l’amore che sa vedere Gesù presente nei più piccoli e nei più deboli, e il sacro dovere di portare i bambini a Gesù. In questo compito, con le sue gioie e le sue pene, affido anche voi alla protezione di san Giuseppe. Imparate da lui: il suo esempio vi ispiri e vi aiuti nella cura amorevole di questi piccoli, che sono il futuro della società colombiana, del mondo e della Chiesa, affinché, come Gesù stesso, possano crescere e rafforzarsi in sapienza e grazia davanti a Dio e agli uomini (cfr Lc 2,52). Gesù e Maria, insieme a san Giuseppe, vi accompagnino e vi proteggano, vi colmino di tenerezza, di gioia e di fortezza.

Mi impegno a pregare per voi, perché in questo ambiente di amore familiare cresciate in amore, pace e felicità, e così possiate guarire le ferite del corpo e del cuore. Dio non vi abbandona, vi protegge e vi assiste. E il Papa vi porta nel suo cuore. E non dimenticatevi di pregare per me. Con questo vi ringrazio.

[01234-IT.02 [Testo originale: Spagnolo]

Traduzione in lingua francese

Chers frères et sœurs,

Chers enfants,

Je suis heureux d’être avec vous dans ce ‘‘Foyer Saint Joseph’’. Merci pour l’accueil que vous m’avez réservé. Je remercie pour les paroles du Directeur, Monseigneur Armando Santamaría.

Et je te remercie, Claudia Yesenia, pour ton témoignage courageux – je t’ai dit que tu étais courageuse -. En écoutant toutes les difficultés que tu as traversées, me venait à la mémoire du cœur la souffrance injuste de si nombreux enfants dans le monde entier, qui ont été et continuent d’être des victimes innocentes de la méchanceté de certains.

L’Enfant Jésus a été lui aussi victime de la haine et de la persécution; lui aussi a dû fuir avec sa famille, quitter son pays et sa maison, pour échapper à la mort. Voir les enfants souffrir fait mal à l’âme, car les enfants sont les privilégiés de Jésus. Nous ne pouvons pas accepter qu’on les maltraite, qu’on les prive du droit de vivre leur enfance dans la sérénité et la joie, qu’on leur nie un avenir d’espérance.

Jésus n’abandonne personne dans la souffrance, encore moins vous, enfants, qui êtes ses préférés. Claudia Yesenia, à côté de tant d’horreur que tu as connue, Dieu t’a offert une tante qui a pris soin de toi, un hôpital qui t’a assistée et finalement une communauté qui t’a accueillie. Ce ‘‘Foyer’’ est une preuve de l’amour que Jésus a pour vous et de son désir d’être très proche de vous. Et il le fait à travers et par l’amour prévenant de toutes les personnes bonnes qui vous accompagnent, qui vous aiment et qui vous éduquent. Je pense aux responsables de cette maison, aux sœurs, au personnel et à tant de personnes qui font déjà partie de la famille, parce qu’elles viennent, s’intègrent, [vous] connaissent. Car c’est cela qui fait que ce lieu est un ‘‘Foyer’’: la chaleur d’une famille où nous nous sentons aimés, protégés, acceptés, entourés de soin et accompagnés.

Et j’apprécie beaucoup le fait que ce foyer porte le nom de ‘‘saint Joseph’’, et les autres, de ‘‘Jésus travailleur’’ ou ‘‘Belém’’. Cela veut dire que vous êtes en de bonnes mains. Rappelez-vous ce qu’a écrit saint Matthieu dans son Évangile, lorsqu’il nous raconte qu’Hérode, dans sa folie, avait décidé d’assassiner Jésus nérécemment ? Comment Dieu a parlé en songe à saint Joseph, par l’intermédiaire d’un ange, et a confié à ses soins et à sa protection ses trésors les plus précieux: Jésus et Marie? Saint Matthieu nous dit que, à peine l’ange lui a-t-il parlé que Joseph a obéi immédiatement et a fait ce que Dieu lui avait ordonné: «Joseph se leva; dans la nuit, il prit l’enfant et sa mère, et se retira en Égypte» (Mt 2, 14). Je suis sûr que, tout comme Joseph a protégé et défendu des dangers la Sainte Famille, de même il vous défend, vous entoure de soin et vous accompagne. Et avec lui, Jésus et Marie aussi, car saint Joseph ne peut pas rester sans Jésus et Marie.

À vous, frères et sœurs, religieux et laïcs qui, dans ce foyer et dans les autres, accueillez et entourez de soin avec amour ces enfants qui dès le bas-âge ont déjà fait l’expérience de la souffrance et de la douleur, je voudrais vous rappeler deux réalités qui ne doivent pas manquer, car elles font partie de l’identité chrétienne: l’amour qui sait voir Jésus présent dans les plus petits et les plus fragiles, et le devoir sacré de conduire les enfants à Jésus. Dans cette tâche, avec vos joies et vos peines, je vous confie aussi à la protection de saint Joseph. Apprenez de lui, que son exemple vous inspire et vous aide dans la garde amoureuse de ces petits, qui sont l’avenir de la société colombienne, du monde et de l’Église, afin que, comme Jésus lui-même, ils puissent grandir, se fortifier en sagesse, en grâce, devant Dieu et devant les autres (cf. Lc 2, 52). Que Jésus et Marie, avec saint Joseph, les accompagnent et les protègent, les remplissent de leur tendresse, de leur joie et de leur force.

Je m’engage à prier pour vous, pour que dans cet environnement d’amour familial, vous grandissiez en amour, en paix et bonheur, et qu’ainsi vous puissiez être guéris progressivement des blessures du corps et du cœur. Dieu ne vous abandonne pas, Dieu vous protège et vous assiste. Et le Pape vous porte dans son cœur; ne vous lassez pas de prier pour moi, ne l’oubliez pas. Merci!

[01234-FR.02] [Texte original: Espagnol]

Traduzione in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Dear Boys and Girls,

I am very happy to be with you here at “Saint Joseph’s Home”. Thank you for the welcome you prepared for me. I am grateful also to the director, Monsignor Armando Santamaría, for his words.

And I thank you Claudia Yesenia, for your courageous testimony – I told you that you were courageous. Hearing all of the difficulties you experienced, I thought of the unjust suffering of so many boys and girls throughout the world, who have been and continue to be innocent victims of the evil that others commit.

The Baby Jesus was also a victim of hatred and persecution; he too had to run away with his family, to leave his country and his home, in order to escape death. To see children suffer, wounds our hearts because children are Jesus’ favourites. We can never accept that they are mistreated, that they are denied the right to live out their childhood peacefully and joyfully, that they are denied a future of hope.

Jesus never abandons those who suffer, much less you, boys and girls, who are his special ones. Claudia Yesenia, in the midst of all the horrible things that happened, God gave you an aunt to watch out for you, a hospital to care for you, and finally a community to welcome you. This “home” is a sign of Jesus’ love for you, and of his desire to be very close to you. He does this through, and with, the loving care of all those good people who are with you, who love you and teach you. I think of those who direct this house, the sisters, the staff and so many who are already a part of the family, because they come here, they get involved, and they understand. For this is what you do here, you make this place a home: the warmth of a family where we feel loved, protected, accepted, cared for and accompanied.

I am happy that this place bears the name of Saint Joseph, and the other homes the names of “Jesus the Worker” and “Bethlehem”. It means that you are in good hands. Do you remember what Saint Matthew writes in his Gospel, when he tells us that Herod, in his foolishness, decided to kill the Infant Jesus? How, in a dream, God spoke to Saint Joseph by means of an angel, and entrusted to his care and protection his most valuable treasures: Jesus and Mary? Saint Matthew tells us that, as soon as the angel spoke, Joseph immediately obeyed, and did all that God told him to do: “He rose and took the child and his mother by night, and departed to Egypt” (Mt 2:14). I am sure that, just as Saint Joseph protected and defended the Holy Family from danger, so too he is defending you, caring for you and accompanying you. Alongside him are Jesus and Mary, because Saint Joseph can never be without Jesus and Mary.

To you, brothers and sisters, religious and lay people, and to those in the other homes who welcome and lovingly care for these children that from infancy have already known suffering and sorrow: I would like to remind you of two realities that you must never forget because they are part of the Christian identity – the love that knows how to see Jesus present in the smallest and weakest, and the sacred duty of bringing children to Jesus. In this task, with your joys and hardships, I commend you also to Saint Joseph’s protection. Learn from him, that his example may inspire you and help you in your loving care for these little ones, who are the future of Colombian society, of the world and of the Church, so that like Jesus, they may grow, be strengthened in wisdom and grace, before God and others (cf. Lk 2:52). May Jesus and Mary, together with Saint Joseph, accompany and protect you, and fill you with their tenderness, joy and strength.

I promise to pray for you, so that in this place of family love, you may grow in love, peace and happiness, and your wounds of body and heart may heal. God does not abandon you, God protects you and helps you. And the Pope keeps you in his heart. Please do not forget to pray for me. Thank you!

[01234-EN.02] [Original text: Spanish]

Traduzione in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern,

liebe Jungen und Mädchen,

es freut mich, bei euch im „Heim San José“ zu sein. Danke für den Empfang, den ihr mir bereitet habt. Ich danke auch für die Worte des Leiters Prälat Armando Santamaría.

Und mein Dank gilt dir, Claudia Yesenia, für dein mutiges Zeugnis, wirklich mutig. Als ich all die Schwierigkeiten hörte, die du durchgemacht hast, erinnerte ich mich im Herzen an das ungerechte Leiden so vieler Jungen und Mädchen in der ganzen Welt, die zu unschuldigen Opfern der Bosheit einiger Menschen wurden und immer noch werden.

Auch das Jesuskind war Opfer von Hass und Verfolgung; auch es musste mit seiner Familie sein Land und sein Zuhause verlassen, um dem Tod zu entfliehen. Kinder leiden zu sehen tut in der Seele weh, weil die Kinder die Lieblinge Jesu sind. Wir dürfen nicht hinnehmen, dass sie misshandelt werden, dass man ihnen das Recht auf eine unbeschwerte und fröhliche Kindheit verwehrt, dass man ihnen eine Zukunft der Hoffnung verweigert.

Jesus verlässt keinen, der leidet, und noch weniger euch Jungen und Mädchen, die ihr seine Lieblinge seid. Claudia Yesenia, neben all den schrecklichen Geschehnissen hat dir Gott eine Tante geschenkt, die für dich gesorgt hat, ein Krankenhaus, das dich behandelt hat, und schließlich eine Gemeinschaft, die dich aufgenommen hat. Dieses „Heim“ ist ein Beweis der Liebe Jesu zu euch und seines Wunsches, ganz nah bei euch zu sein. Und Er tut es durch die und mit der liebevollen Sorge all der guten Menschen, die euch begleiten, die euch liebhaben und erziehen. Ich denke an die Verantwortlichen dieses Hauses, an die Schwestern, an das Personal und an so viele Leute, die schon Teil der Familie sind, weil ihr euch mit ihnen ergänzt und sie kennt. Denn genau das ist es, was diesen Ort zu einem „Heim“ macht: die Wärme einer Familie, in der wir uns geliebt, beschützt, angenommen, umsorgt und begleitet fühlen.

Und es gefällt mir sehr, dass dieses Heim den Namen „Hl. Josef“ trägt und die anderen „Jesus, der Arbeiter“ oder „Bethlehem“ heißen. Das bedeutet, dass ihr guten Händen seid. Erinnert ihr euch, was der heilige Matthäus in seinem Evangelium schreibt, wenn er erzählt, dass Herodes in seinem Wahnsinn beschlossen hat, den neugeborenen Jesus zu töten? Wie Gott durch einen Engel im Traum zum heiligen Josef sprach und seiner Obhut und seinem Schutz seine wertvollsten Schätze, Jesus und Maria, anvertraute? Der heilige Matthäus sagt, dass Josef, kaum nachdem der Engel zu ihm gesprochen hatte, sofort gehorchte und tat, was Gott ihm befohlen hatte: »Da stand Josef auf und floh in der Nacht mit dem Kind und dessen Mutter nach Ägypten« (Mt 2,14). Ich bin sicher, dass der heilige Josef, so wie er die Heilige Familie vor den Gefahren beschützte und verteidigte, ebenso euch verteidigt, euch behütet und euch begleitet. Und mit ihm auch Jesus und Maria, weil der heilige Josef nicht ohne Jesus und Maria sein kann.

Brüder und Schwestern, Ordensleute und Laien, die ihr hier und in den anderen Heimen diese Kinder, die von klein auf bereits das Leiden und den Schmerz erfahren mussten, liebevoll aufnehmt und für sie sorgt, euch möchte ich zwei Tatsachen in Erinnerung rufen, die nicht fehlen dürfen, weil sie Teil der christlichen Identität sind: die Liebe, die in den Kleinsten und Schwächsten Jesus gegenwärtig erkennt, und die heilige Pflicht, die Kinder zu Jesus zu bringen. In dieser Aufgabe mit ihren Freuden und Mühen empfehle ich auch euch dem Schutz des heiligen Josef an. Lernt von ihm: Sein Beispiel möge euch in der liebevollen Sorge für diese Kleinen – sie sind die Zukunft der kolumbianischen Gesellschaft, der Welt und der Kirche – leiten und helfen, damit sie so wie Jesus selbst heranwachsen und an Weisheit und Gnade vor Gott und den Menschen zunehmen können (vgl. Lk 2,52). Mögen Jesus und Maria zusammen mit dem heiligen Josef euch begleiten und euch beschützen und euch mit ihrer Zärtlichkeit, ihrer Freude und Kraft erfüllen.

Ich verspreche euch, für euch zu beten, damit ihr in diesem Umfeld familiärer Zuneigung in Liebe, Frieden und Freude wachsen könnt und so allmählich die Wunden des Leibes und des Herzens heilen mögen. Gott verlässt euch nicht, Gott beschützt und hilft euch. Und der Papst trägt euch in seinem Herzen; hört nicht auf, für mich zu beten. Vergesst es nicht! Danke.

[01234-DE.02] [Originalsprache: Spanisch]

Traduzione in lingua portoghese

Caríssimos irmãos e irmãs,

Queridos meninos e meninas!

Estou feliz por me encontrar convosco neste «Lar de São José». Obrigado pela receção que me preparastes. Agradeço as palavras do diretor, Mons. Armando Santamaría.

E obrigado a ti, Cláudia Yesenia, pelo teu corajoso testemunho, verdadeiramente corajoso. Enquanto ouvia todas as dificuldades por que passaste, vinha-me à memória do coração o sofrimento injusto de tantos meninos e meninas em todo o mundo que foram e continuam a ser vítimas inocentes da maldade de alguns.

Também o Menino Jesus foi vítima do ódio e da perseguição; também Ele teve que fugir com a sua família, deixar a sua terra e a sua casa para escapar da morte. Ver as crianças sofrer faz doer a alma, porque as crianças são os prediletos de Jesus. Não podemos aceitar que sejam maltratadas, que sejam privadas do direito de viver a sua infância com serenidade e alegria, que lhes seja negado um futuro de esperança.

Mas Jesus não abandona ninguém que sofre, e muito menos a vós, meninos e meninas, que sois os seus preferidos. Cláudia Yesenia, a par de tanto horror que aconteceu, Deus presenteou-te com uma tia que cuidou de ti, um hospital que te assistiu e, por fim, uma comunidade que te acolheu. Esta casa é uma prova do amor que Jesus vos tem e do seu desejo de estar muito perto de vós. Fá-lo através dos cuidados amorosos de todas as pessoas boas que vos acompanham, que vos amam e educam. Penso nos responsáveis desta casa, nas irmãs, no pessoal de serviço e em tantas outras pessoas que já fazem parte da vossa família, porque vos interrelacionais e vos conhecem. Porque é isto que faz com que este lugar seja um Lar: o calor duma família, onde nos sentimos amados, protegidos, aceites, cuidados e acompanhados.

E dá-me muito prazer saber que este Lar tem o nome de São José; e os outros, o nome de «Jesus Operário» e de «Belém». Diria que estais em boas mãos. Lembrai-vos do que escreve São Mateus, no seu Evangelho, a propósito de Herodes que, na sua loucura, decidira matar Jesus recém-nascido? Deus falou em sonho a São José, por meio dum anjo, e confiou à sua custódia e proteção os seus tesouros mais preciosos: Jesus e Maria. São Mateus diz-nos que José, recebida a palavra do anjo, obedeceu imediatamente e fez aquilo que Deus lhe ordenara: «Levantou-se de noite, tomou o Menino e sua Mãe e partiu para o Egito» (Mt 2, 14). Tenho a certeza de que, assim como São José protegeu e defendeu dos perigos a Sagrada Família, assim também vos defende, cuida e acompanha. E com ele, também Jesus e Maria, porque São José não pode estar sem Jesus e Maria.

A vós, irmãos e irmãs, religiosos, religiosas e leigos, que neste e nos outros Lares acolheis e cuidais amorosamente destas crianças, que desde pequenas experimentaram o sofrimento e a amargura, gostaria de vos lembrar duas realidades que nunca devem faltar, porque fazem parte da identidade cristã: o amor que sabe ver Jesus presente nos mais pequeninos e nos mais frágeis, e o dever sagrado de levar as crianças a Jesus. Nesta tarefa, com as suas alegrias e penas, confio-vos também à proteção de São José. Aprendei com ele: o seu exemplo vos inspire e ajude no cuidado amoroso destes pequeninos, que são o futuro da sociedade colombiana, do mundo e da Igreja, para que possam, como o próprio Jesus, crescer e robustecer-se em sabedoria e graça diante de Deus e dos outros (cf. Lc 2, 40.52). Que Jesus e Maria, juntamente com São José, vos acompanhem e protejam, vos encham de ternura, alegria e fortaleza.

Comprometo-me a rezar por vós para que, neste ambiente de carinho familiar, cresçais em amor, paz e felicidade, podendo assim ir curando as feridas do corpo e do coração. Deus não vos abandona, mas protege-vos e assiste-vos. E o Papa leva-vos no coração. E não vos esqueçais de rezar por mim. E, com isto, vos agradeço.

[01233-PO.02] [Texto original: Espanhol]

Traduzione in lingua polacca

Drodzy bracia i siostry,

Drogie dzieci,

Cieszę się, że jestem z wami w tym „Hogar de san José” [Domu św. Józefa]. Dziękuję za zgotowane mi powitanie. Jestem wdzięczny za słowa dyrektora, ks. prał. Armando Santamaríi.

Dziękuję tobie, Claudio Yesenia, za odważne świadectwo, naprawdę odważne. Słuchając o wszystkich trudnościach, jakie przeszłaś, przychodziło na myśl serdeczne wspomnienie o niesprawiedliwym cierpieniu wielu dzieci na całym świecie, które były i są nadal niewinnymi ofiarami niegodziwości pewnych ludzi.

Również Dziecię Jezus było ofiarą nienawiści i prześladowań. Również Ono musiało uciekać razem ze swoją rodziną, opuścić swoją ziemię i dom, aby uciec przed śmiercią. Gdy widzimy cierpiące dzieci, odczuwamy ból duszy, bo dzieci są szczególnie umiłowane przez Jezusa. Nie możemy pogodzić się z tym, aby były maltretowane, by pozbawiano ich prawa do przeżywania swojego dzieciństwa pogodnie i radośnie, by odmawiano im przyszłości naznaczonej nadzieją.

Ale Jezus nie opuszcza nikogo, kto cierpi, a tym bardziej was, chłopców i dziewcząt, którzy jesteście szczególnie przez Niego umiłowani. Claudio Yesenio, obok wielu przeżytych okropności Bóg dał tobie ciocię, która się tobą opiekowała, szpital gdzie ci pomagano i wreszcie wspólnotę, która ciebie przyjęła. Ten dom jest dowodem miłości, którą Jezus was otacza i Jego pragnienia, żeby być bardzo blisko was. Czyni to poprzez miłującą troskę wszystkich dobrych ludzi, którzy wam towarzyszą, którzy was kochają i wychowują. Myślę o osobach odpowiedzialnych za ten dom, o siostrach, pracownikach i wielu innych osobach, które są już członkami waszej rodziny, ponieważ jesteście zjednoczeni z nimi i was znają. To bowiem sprawia, że ​​to miejsce jest „domem”: ciepło rodziny, w której czujemy się kochani, chronieni, akceptowani, otoczeni troską i towarzyszeniem.

Bardzo mi się też podoba, że ten dom nosi imię św. Józefa, a inne „Jezusa pracownika” oraz „Betlejem”. Rzekłbym, że jesteście w dobrych rękach. Czy pamiętacie, co pisze św. Mateusz w swojej Ewangelii, kiedy mówi nam, że Herod w swym szaleństwie postanowił zabić nowo narodzonego Jezusa? Jak Bóg przemawiał do św. Józefa we śnie przez anioła i powierzył pod jego opiekę i ochronę swe najcenniejsze skarby: Jezusa i Maryję? Św. Mateusz mówi nam, że skoro tylko anioł przemówił do niego, Józef natychmiast go posłuchał, i uczynił to, co nakazał mu Bóg: „On wstał, wziął w nocy Dziecię i Jego Matkę i udał się do Egiptu” (Mt 2,14). Jestem pewien, że podobnie jak św. Józef chronił i bronił przed zagrożeniami Świętą Rodzinę, tak też broni i was, troszczy się o was i wam towarzyszy. A wraz z nim, także Jezus i Maryja, ponieważ św. Józef nie może obyć się bez Jezusa i Maryi.

Wam, bracia i siostry, zakonnikom, siostrom zakonnym i świeckim, którzy w tym i innych domach z miłością przyjmujecie i otaczacie troską te dzieci, które od pierwszych chwil doświadczały cierpienia i bólu, chciałbym przypomnieć dwie sprawy, których nie można pominąć, ponieważ należą do tożsamości chrześcijańskiej: miłość, która potrafi widzieć Jezusa obecnego w najmniejszych i najsłabszych, oraz świętą powinność doprowadzenia dzieci do Jezusa. W tym zadaniu, z jego radościami i smutkami, powierzam także was opiece św. Józefa. Uczcie się od niego: niech jego przykład będzie dla was inspiracją i pomocą w naznaczonej miłością trosce o tych maluczkich, którzy są przyszłością kolumbijskiego społeczeństwa, świata i Kościoła, aby tak, jak sam Jezus, mogły wzrastać umacniać się w mądrości i w łasce u Boga i u ludzi (por. Łk 2,52). Niech Jezus i Maria, wraz ze św. Józefem, towarzyszą wam i chronią was, niech was napełniają czułością, radością i siłą.

Zapewniam was o modlitwie, abyście w tej atmosferze miłości rodzinnej wzrastali w miłości, pokoju i szczęściu, i w ten sposób mogli uleczyć rany ciała i serca. Bóg was nie opuszcza, chroni was i wam pomaga. A Papież nosi was w swoim sercu. I nie zapominajcie o mnie w modlitwie. To przekazując, dziękuję wam.

[01234-PL.01 [Testo originale: Spagnolo]

Al termine, il Santo Padre Francesco si è trasferito in auto al Centro Eventi "La Macarena" per l’incontro con i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i consacrati e le consacrate, i seminaristi e le loro famiglie.

[B0576-XX.02]