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Udienza ai rappresentanti della Conferenza dei Rabbini Europei, del Consiglio Rabbinico d’America e della Commissione del Gran Rabbinato d’Israele, 31.08.2017


Discorso del Santo Padre

Traduzione in lingua italiana

Alle ore 11 di questa mattina, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i rappresentanti della Conferenza dei Rabbini Europei, del Consiglio Rabbinico d’America e della Commissione del Gran Rabbinato d’Israele in dialogo con la Commissione per i Rapporti religiosi con l’Ebraismo della Santa Sede, con il Prof. Riccardo Di Segni, Rabbino Capo di Roma. Dopo le parole di saluto del Rabbino Pinchas Goldschmidt, il Papa ha rivolto ai presenti il seguente discorso:

Discorso del Santo Padre

Dear Brothers and Sisters,

I offer a cordial welcome to all of you, and in a special way to the representatives of the Conference of European Rabbis, the Rabbinical Council of America, and the Commission of the Chief Rabbinate of Israel in dialogue with the Holy See’s Commission for Religious Relations with the Jews. I thank Rabbi Pinchas Goldschmidt for his kind greeting in your name.

In our shared journey, by the graciousness of the Most High, we are presently experiencing a fruitful moment of dialogue. This is reflected in the Statement Between Jerusalem and Rome which you have issued and which you present to me today. This document pays particular tribute to the Second Vatican Council’s Declaration Nostra Aetate, whose fourth chapter represents the “Magna Charta” of our dialogue with the Jewish world. Indeed, the ongoing implementation of the Council’s Declaration has enabled our relations to become increasingly friendly and fraternal. Nostra Aetate noted that the origins of the Christian faith are to be found, in accordance with the divine mystery of salvation, in the Patriarchs, in Moses and in the Prophets. It also stated that, given the great spiritual heritage we hold in common, every effort must be made to foster reciprocal knowledge and respect, above all through biblical studies and fraternal discussions (cf. No. 4). Consequently, in recent decades, we have been able to draw closer to one another and to engage in an effective and fruitful dialogue. We have grown in mutual understanding and deepened our bonds of friendship.

The Statement Between Jerusalem and Rome does not hide, however, the theological differences that exist between our faith traditions. All the same, it expresses a firm resolve to collaborate more closely, now and in the future. Your document is addressed to Catholics, speaking of them as “partners, close allies, friends and brothers in our mutual quest for a better world blessed with peace, social justice and security”. It goes on to say that “despite profound theological differences, Catholics and Jews share common beliefs” and also “the affirmation that religions must use moral behavior and religious education - not war, coercion or social pressure – to influence and inspire”. This is most important: may the Eternal One bless and enlighten our cooperation, so that together we can accept and carry out ever better his plans, “plans for welfare and not for evil”, for “a future and a hope” (Jer 29:11).

On the occasion of your welcome visit, I would like to express to you and to your communities beforehand my best wishes for the Jewish New Year which will begin in a few weeks. Shanah tovah! Once more I thank you for coming and I ask you to remember me in your prayers. Finally, I would invoke upon you, and upon all of us, the blessing of the Most High for the shared journey of friendship and trust that lies before us. In his mercy, may the Almighty bestow his peace upon us and upon the entire world. Shalom alechem!

[01207-EN.01] [Original text: English]

Traduzione in lingua italiana

Cari fratelli e sorelle,

rivolgo con gioia un cordiale saluto a tutti voi, specialmente ai rappresentanti della Conferenza dei Rabbini Europei, del Consiglio Rabbinico d’America e della Commissione del Gran Rabbinato d’Israele in dialogo con la Commissione per i Rapporti religiosi con l’Ebraismo della Santa Sede. Ringrazio il Rabbino Pinchas Goldschmidt per le sue gentili parole.

Nel nostro cammino comune, grazie alla benevolenza dell’Altissimo, stiamo attraversando un fecondo momento di dialogo. Va in questo senso il documento Fra Gerusalemme e Roma, che avete elaborato e che oggi ricevo dalle vostre mani. È un testo che tributa particolari riconoscimenti alla Dichiarazione Conciliare Nostra aetate, che nel suo quarto capitolo costituisce per noi la “magna charta” del dialogo col mondo ebraico: infatti la sua progressiva attuazione ha permesso ai nostri rapporti di diventare sempre più amichevoli e fraterni. Nostra aetate ha messo in luce che gli inizi della fede cristiana si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mosè e nei profeti e che, essendo grande il patrimonio spirituale che abbiamo in comune, va promossa fra noi la mutua conoscenza e stima, soprattutto attraverso studi biblici e colloqui fraterni (cfr n. 4). Nel corso degli ultimi decenni ci siamo così potuti avvicinare, dialogando in modo efficace e fruttuoso; abbiamo approfondito la nostra conoscenza reciproca e intensificato i nostri vincoli di amicizia.

La Dichiarazione Fra Gerusalemme e Roma non nasconde, comunque, le differenze teologiche delle nostre tradizioni di fede. Tuttavia esprime la ferma volontà di collaborare più strettamente oggi e in futuro. Il vostro documento si rivolge ai cattolici chiamandoli «partner, stretti alleati, amici e fratelli nella ricerca comune di un mondo migliore che possa godere pace, giustizia sociale e sicurezza». Un altro passo riconosce che «nonostante profonde differenze teologiche, Cattolici ed Ebrei condividono credenze comuni» e «l’affermazione che le religioni devono utilizzare il comportamento morale e l’educazione religiosa – non la guerra, la coercizione o la pressione sociale – per esercitare la propria capacità di influenzare e di ispirare». È tanto importante questo: possa l’Eterno benedire e illuminare la nostra collaborazione perché insieme possiamo accogliere e attuare sempre meglio i suoi progetti, «progetti di pace e non di sventura», per «un futuro pieno di speranza» (Ger 29,11).

In occasione della vostra gradita visita, vorrei già esprimere a voi e alle vostre Comunità i miei migliori auguri per il nuovo anno ebraico, che inizierà tra poche settimane: Shanah towah! (buon anno!). Vi ringrazio ancora per essere venuti e vi chiedo di ricordarvi di me nelle vostre preghiere. Vorrei, infine, invocare con voi e su tutti noi la benedizione dell’Altissimo sul comune cammino di amicizia e di fiducia che ci attende. Nella sua misericordia, l’Onnipotente conceda a noi e al mondo intero la sua pace. Shalom alechem!

[01207-IT.01] [Testo originale: Inglese]

[B0541-XX.02]