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L’Udienza Generale, 28.06.2017


Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

 

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.25 in Piazza San Pietro, dove il Santo Padre Francesco ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana il Papa si è soffermato sul tema: “La speranza, forza dei martiri” (cfr Mt 10,16-17.21-22).

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi riflettiamo sulla speranza cristiana come forza dei martiri. Quando, nel Vangelo, Gesù invia i discepoli in missione, non li illude con miraggi di facile successo; al contrario, li avverte chiaramente che l’annuncio del Regno di Dio comporta sempre una opposizione. E usa anche un’espressione estrema: «Sarete odiati – odiati - da tutti a causa del mio nome» (Mt 10,22). I cristiani amano, ma non sempre sono amati. Fin da subito Gesù ci mette davanti questa realtà: in una misura più o meno forte, la confessione della fede avviene in un clima di ostilità.

I cristiani sono dunque uomini e donne “controcorrente”. È normale: poiché il mondo è segnato dal peccato, che si manifesta in varie forme di egoismo e di ingiustizia, chi segue Cristo cammina in direzione contraria. Non per spirito polemico, ma per fedeltà alla logica del Regno di Dio, che è una logica di speranza, e si traduce nello stile di vita basato sulle indicazioni di Gesù.

E la prima indicazione è la povertà. Quando Gesù invia i suoi in missione, sembra che metta più cura nello “spogliarli” che nel “vestirli”! In effetti, un cristiano che non sia umile e povero, distaccato dalle ricchezze e dal potere e soprattutto distaccato da sé, non assomiglia a Gesù. Il cristiano percorre la sua strada in questo mondo con l’essenziale per il cammino, però con il cuore pieno d’amore. La vera sconfitta per lui o per lei è cadere nella tentazione della vendetta e della violenza, rispondendo al male col male. Gesù ci dice: «Io vi mando come pecore in mezzo a lupi» (Mt 10,16). Dunque senza fauci, senza artigli, senza armi. Il cristiano piuttosto dovrà essere prudente, a volte anche scaltro: queste sono virtù accettate dalla logica evangelica. Ma la violenza mai. Per sconfiggere il male, non si possono condividere i metodi del male.

L’unica forza del cristiano è il Vangelo. Nei tempi di difficoltà, si deve credere che Gesù sta davanti a noi, e non cessa di accompagnare i suoi discepoli. La persecuzione non è una contraddizione al Vangelo, ma ne fa parte: se hanno perseguitato il nostro Maestro, come possiamo sperare che ci venga risparmiata la lotta? Però, nel bel mezzo del turbine, il cristiano non deve perdere la speranza, pensando di essere stato abbandonato. Gesù rassicura i suoi dicendo: «Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati» (Mt 10,30). Come dire che nessuna delle sofferenze dell’uomo, nemmeno le più minute e nascoste, sono invisibili agli occhi di Dio. Dio vede, e sicuramente protegge; e donerà il suo riscatto. C’è infatti in mezzo a noi Qualcuno che è più forte del male, più forte delle mafie, delle trame oscure, di chi lucra sulla pelle dei disperati, di chi schiaccia gli altri con prepotenza… Qualcuno che ascolta da sempre la voce del sangue di Abele che grida dalla terra.

I cristiani devono dunque farsi trovare sempre sull’“altro versante” del mondo, quello scelto da Dio: non persecutori, ma perseguitati; non arroganti, ma miti; non venditori di fumo, ma sottomessi alla verità; non impostori, ma onesti.

Questa fedeltà allo stile di Gesù – che è uno stile di speranza – fino alla morte, verrà chiamata dai primi cristiani con un nome bellissimo: “martirio”, che significa “testimonianza”. C’erano tante altre possibilità, offerte dal vocabolario: lo si poteva chiamare eroismo, abnegazione, sacrificio di sé. E invece i cristiani della prima ora lo hanno chiamato con un nome che profuma di discepolato. I martiri non vivono per sé, non combattono per affermare le proprie idee, e accettano di dover morire solo per fedeltà al vangelo. Il martirio non è nemmeno l’ideale supremo della vita cristiana, perché al di sopra di esso vi è la carità, cioè l’amore verso Dio e verso il prossimo. Lo dice benissimo l’apostolo Paolo nell’inno alla carità, intesa come l’amore verso Dio e verso il prossimo. Lo dice benissimo l’Apostolo Paolo nell’inno alla carità: «Se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe» (1Cor 13,3). Ripugna ai cristiani l’idea che gli attentatori suicidi possano essere chiamati “martiri”: non c’è nulla nella loro fine che possa essere avvicinato all’atteggiamento dei figli di Dio.

A volte, leggendo le storie di tanti martiri di ieri e di oggi - che sono più numerosi dei martiri dei primi tempi -, rimaniamo stupiti di fronte alla fortezza con cui hanno affrontato la prova. Questa fortezza è segno della grande speranza che li animava: la speranza certa che niente e nessuno li poteva separare dall’amore di Dio donatoci in Gesù Cristo (cfr Rm 8,38-39).

Che Dio ci doni sempre la forza di essere suoi testimoni. Ci doni di vivere la speranza cristiana soprattutto nel martirio nascosto di fare bene e con amore i nostri doveri di ogni giorno. Grazie.

[01011-IT.02] [Testo originale: Italiano]

Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

In lingua francese

Speaker:

Frères et sœurs, l’espérance est la force des martyrs. Jésus prévient ses disciples que l’annonce du Royaume suscite des oppositions: «Vous serez haïs à cause de mon nom». En effet, le style de vie du chrétien va à contrecourant du monde. Il est humble et pauvre, détaché des richesses, du pouvoir, et surtout de lui-même. Telle une brebis au milieu des loups, il n’a pour arme que l’Evangile, n’usant jamais de la violence, répondant au mal par le bien. Il a choisi de vivre sur l’«autre versant du monde», celui que Dieu a choisi: non pas imposteur mais honnête, non pas arrogant mais doux, non pas menteur mais véridique, non pas persécuteur mais persécuté. Le chrétien ne perd pas l’espérance dans les épreuves, car Jésus qui a lui-même été persécuté n’abandonne pas son disciple. Le martyr ne vit pas pour soi, il ne combat pas pour affirmer ses idées personnelles, mais il accepte de mourir par fidélité à l’Evangile, pour l’amour de Dieu et du prochain, amour qui surpasse tout.

Santo-Padre:

Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, in particolare la fanfara La Rosablanche e i fedeli venuti da Svizzera e Francia. Vi invito a leggere la vita dei martiri, di ieri e di oggi, per scoprire con quale forza hanno affrontato le prove. Sul loro esempio, mettiamo tutta la nostra speranza in Gesù che ci dona la forza, nell’abnegazione e nel sacrificio di sé, di fare il bene e di compiere il nostro dovere tutti i giorni della nostra vita. Dio vi benedica!

Speaker:

Je salue cordialement les pèlerins de langue française, en particulier la fanfare La Rosablanche, et les personnes venues de Suisse et de France.

Je vous invite à lire la vie des martyrs, d’hier et d’aujourd’hui, pour découvrir avec quelle force ils ont affronté les épreuves. A leur exemple, mettons toute notre espérance en Jésus qui nous donne la force, dans l’abnégation et le sacrifice de soi, de faire le bien et d’accomplir notre devoir tous les jours de notre vie.

Que Dieu vous bénisse!

[01012-FR.01] [Texte original: Français]

In lingua inglese

Speaker:

Dear Brothers and Sisters: In our continuing catechesis on Christian hope, we now look to the example of the martyrs. Their hope gave them the strength even to die for their faith in Christ. The Lord himself warned his followers that, in proclaiming the Kingdom of God, they would encounter opposition and hostility in this world of sin and injustice. Jesus asks his disciples to proclaim the Gospel by their lives of detachment from wealth and power, by their rejection of the spiral of hatred, violence and retaliation, and by their trust in his triumph over the power of sin and death. As his followers, we know that the Lord will never abandon us. By imitating the example of his own self-sacrifice and love, we demonstrate our faith and hope in him and we become his witnesses before the world. In this sense, every Christian is a “martyr”, a witness to the sure hope that faith inspires. The martyrs who even today lay down their lives for the faith do so out of love. By their example and intercession, may we become ever more convincing witnesses, above all in the events of our daily lives, to our undying hope in the promises of Christ.

Santo Padre:

Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Scozia, Galles, Svezia, Australia, Hong Kong, Indonesia, Filippine e Stati Uniti d’America. Rivolgo un saluto particolare ai partecipanti al Convegno sulla nuova Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis, assicurando la mia preghiera per il loro importante ministero. Su tutti voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace del Signore nostro Gesù Cristo.

Speaker:

I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly the groups from England, Scotland, Wales, Sweden, Australia, Hong Kong, Indonesia, the Philippines and the United States of America. I especially greet the participants in the Conference for the promotion of the new Programme of Priestly Formation, with the assurance of my prayers for their important ministry. Upon all of you, and your families, I invoke joy and peace in our Lord Jesus Christ.

[01013-EN.01] [Original text: English]

In lingua tedesca

Speaker:

Liebe Brüder und Schwestern, die christliche Hoffnung ist die Stärke der Märtyrer. Das zeigen uns die vielen Glaubenszeugen in Geschichte und Gegenwart. Im Evangelium spricht der Herr davon, dass die Verkündigung des Reiches Gottes auf Widerstand und Feindschaft stößt. Die Verfolgung gehört zur Sendung, wie schon Christus selbst verfolgt wurde. Christ sein heißt gegen den Strom schwimmen. In der Welt finden wir Egoismus und Ungerechtigkeit vor. Wer Christus nachfolgt, ist in entgegengesetzter Richtung unterwegs, aus Treue zur Botschaft Christi und in der Nachahmung seines Lebens. Dazu gehört als erstes die Armut. Der Jünger Jesu lebt nicht für sich selbst und seine eigenen Ideen, sondern bringt allein Christus. Er ist gesandt wie „Schafe mitten unter die Wölfe“ (Mt 10,16). Er muss klug, ja schlau sein, doch nie bekämpft er das Böse mit den Methoden des Bösen, mit Gewalt. Unsere einzige Kraft ist das Evangelium, und wir dürfen gewiss sein, dass der Herr an unserer Seite ist, uns nicht im Stich lässt. Diese Treue zum Stil Jesu, diese Jüngerschaft einschließlich der Bereitschaft, für das Evangelium zu sterben, haben die ersten Christen „Martyrium“ – „Zeugnis“ genannt. Das größte Zeugnis aber ist die Liebe. Und die Stärke der Märtyrer gründet in der Hoffnung und Gewissheit, dass uns nichts und niemand von der Liebe Gottes scheiden kann (vgl. Röm 8,38f).

Santo Padre:

Con affetto saluto i pellegrini di lingua tedesca, in particolare i giovani provenienti dall’Oldenburger Münsterland. Cari amici, i martiri hanno dato tutto per il Signore. Preghiamo Dio che conceda anche a noi la forza di essere suoi testimoni, soprattutto nel “martirio nascosto di ogni giorno”, facendo bene e con amore i nostri compiti e doveri. Il Signore ci renda forti nella speranza.

Speaker:

Sehr herzlich grüße ich die Pilger deutscher Sprache, insbesondere die Jugendlichen aus dem Oldenburger Münsterland. Liebe Freunde, die Märtyrer haben alles für den Herrn gegeben. Bitten wir Gott, auch uns die Kraft zu schenken, seine Zeugen zu sein, vor allem im „verborgenen Martyrium des Alltags“, wenn wir unsere Aufgaben und Pflichten gut und mit Liebe zu erfüllen. Der Herr mache uns stark in der Hoffnung.

[01014-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

In lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas

Hoy reflexionamos sobre la esperanza cristiana como fuerza de los mártires. Jesús advierte a sus discípulos que serán odiados por seguirle. Los cristianos son hombres y mujeres «contracorriente», que siguen la lógica del Evangelio, que es la lógica de la esperanza. Esto se traduce en un estilo de vida concreto: deben vivir la pobreza, recorriendo su camino con lo esencial, y con el corazón lleno de amor; deben ser prudentes y a la vez astutos; pero jamás violentos. El mal no se puede combatir con el mal.

La única fuerza del cristiano es el Evangelio. En el momento de la prueba el cristiano no puede perder la esperanza, porque Jesús está con nosotros; él ha vencido el mal y nos acompaña en todas las circunstancias que nos toca vivir.

Desde los primeros cristianos, se ha denominado la fidelidad a Jesús con la palabra «martirio», es decir, testimonio. Los mártires no viven para sí, no combaten para afirmar sus propias ideas, sino que aceptan morir solo por la fidelidad al Evangelio. Por eso, no se puede utilizar la palabra mártir para referirse a los que cometen atentados suicidas, porque en su conducta no se halla esa manifestación de amor a Dios y al prójimo que es propia del testigo de Cristo.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España y Latinoamérica.

Saludo también al grupo argentino que ha trabajado sobre la enciclica Laudato Si’ y el diálogo interreligioso, y al integrante islámico de ese grupo: ¡feliz cumpleaños!

Mañana celebraremos la solemnidad de los apóstoles san Pedro y san Pablo, que dieron su vida por amor a Cristo. Pidamos a Dios por su intercesión que nos concesa el don de la fortaleza para seguirle y ser sus testigos viviendo la esperanza cristiana, sobre todo en ese martirio continuo y escondido de hacer bien y con amor nuestras obligaciones de cada día.

Muchas gracias.

[01015-ES.02] [Texto original: Español]

In lingua portoghese

Speaker:

Quando lemos a vida dos mártires, de ontem e de hoje, ficamos maravilhados ao ver a fortaleza com que enfrentam as provações. Esta fortaleza é sinal da grande esperança que os animava: nada e ninguém poderia separá-los do amor de Deus que lhes foi dado em Cristo Jesus. Nos tempos de tribulação, devemos crer que Jesus vai à nossa frente e não cessa de acompanhar os seus discípulos. A perseguição não está em contradição com o Evangelho; antes pelo contrário, faz parte dele: se perseguiram o divino Mestre, como podemos esperar que nos seja poupada a luta? Assim, mesmo no meio do turbilhão, o cristão não deve perder a esperança, julgando-se abandonado. Jesus assegura-nos: «Até os cabelos da vossa cabeça estão todos contados. Não temais!» Como se dissesse: Nenhum dos sofrimentos do homem, nem mesmo os mais íntimos e ocultos, passam despercebidos ou são invisíveis aos olhos de Deus. Deus vê; e, seguramente, protege e resgata-nos do mal. De facto, no nosso meio, há Alguém que é mais forte do que o mal; Alguém que sempre ouve a voz do sangue de Abel que clama da terra. Com esta certeza, os mártires não vivem para si, não combatem para afirmar as próprias ideias e aceitam morrer apenas por fidelidade ao Evangelho. A única forma de vida do cristão é o Evangelho. O martírio não é sequer o ideal supremo da vida cristã, porque, como diz o apóstolo Paulo, acima dele está a caridade, o amor a Deus e ao próximo. Repugna aos cristãos a ideia de que, nos atentados suicidas, aqueles que os fazem se possam chamar «mártires»: naquele desfecho final, não há nada que lembre a atitude dos filhos de Deus. A lógica evangélica aceita, nos cristãos, a prudência e até a esperteza, mas nunca a violência. Para derrotar o mal, não se podem adotar os métodos do mal.

Santo Padre:

Cari pellegrini provenienti dal Brasile e da altri Paesi di lingua portoghese, vi saluto tutti, riconoscente per l’affetto e le preghiere con le quali quotidianamente sorreggete il mio ministero di Successore di Pietro. Alla nostra comune Madre, la Vergine Maria, affido le vostre vite e le vostre famiglie, chiedendo per loro la grazia di crescere nell’intimità col suo divin Figlio, fonte della vera vita.

Speaker:

Amados peregrinos vindos do Brasil e doutros países lusófonos, a todos saúdo, agradecido pelo afeto e as orações com que diariamente sustentais o meu ministério de Sucessor de Pedro. À nossa Mãe comum, a Virgem Maria, confio as vossas vidas e famílias, para elas implorando a graça de crescerem na intimidade com o seu divino Filho, fonte da verdadeira vida.

[01016-PO.01] [Texto original: Português]

In lingua araba

Speaker:

أيها الإخوة والأخوات الأعزاء، نتأمّل اليوم حول الرجاء المسيحيّ كقوّة الشهداء. في الإنجيل، عندما يرسل يسوع التلاميذ لا يوهمهم بسراب النجاح السهل؛ على العكس، يحذّرهم بوضوح أنّ إعلان ملكوت الله يُحدث معارضة على الدوام. ويستعمل عبارة قويّة: "ويُبغِضُكم جَميعُ النَّاسِ مِن أَجلِ اسمي". فالمسيحيّون إذًا هم رجال ونساء "عكس التيار"، لكن ليس بسبب روح جدليّة وإنما أمانة لمنطق ملكوت الله الذي هو منطق رجاء ويُترجَم في أسلوب حياة يقوم على إرشادات يسوع. قوّة المسيحي الوحيدة هي الإنجيل. وعند الصعوبات، علينا أن نؤمن أنَّ يسوع أمامنا وأنّه لا يتوقّف أبدًا عن مرافقة تلاميذه. إنَّ الاضطهاد ليس تناقضًا مع الإنجيل، بل هو جزء منه: إن كانوا قد اضطهدوا معلّمنا، فكيف يمكننا أن نأمل أن نُعفى من الجهاد؟ لكن وفي خضمِّ هذه الدوامة يجب على المسيحي ألا يفقد الرجاء ويسوع يُطمئن تلاميذه قائلاً: "أَمَّا أَنتُم، فشَعَرُ رُؤُوسِكم نَفسُه مَعدودٌ بِأَجمَعِه". كمن يقول أنَّ الله يرى كل آلام الإنسان حتى تلك الصغيرة والخفيّة. أيها الإخوة والأخوات الأعزاء، عندما نقرأ قصص العديد من شهداء أمس واليوم، نندهش أمام القوّة التي واجهوا بها المَحن. هذه القوّة هي علامة للرجاء الكبير الذي كان يحرّكهم: الرجاء الأكيد بأن لا شيء ولا أحد بإمكانه أن يفصلهم عن محبة الله التي أُعطيت لنا بيسوع المسيح. ليمنحنا الرب القوّة على الدوام لنكون شهودًا له.

Santo Padre:

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua araba, in particolare a quelli provenienti dal Medio Oriente! Cari fratelli e sorelle, i martiri sono quegli uomini e quelle donne fedeli alla forza mite dell’amore, alla voce dello Spirito Santo, che nella vita di ogni giorno cercano di aiutare i fratelli e di amare Dio senza riserve; essi ci insegnano che, con la forza dell’amore, con la mitezza, si può lottare contro la prepotenza, la violenza, la guerra e si può realizzare con pazienza la pace. Il Signore vi benedica!

Speaker:

أُرحّبُ بالحجّاجِ الناطقينَ باللّغةِ العربيّة، وخاصّةً بالقادمينَ من الشّرق الأوسط. أيّها الإخوةُ والأخواتُ الأعزّاء، الشهداء هم أولئك الرجال والنساء الأمناء لقوّة الحب الوديع وصوت الروح القدس، والذين يسعون في حياتهم اليومية لمساعدة الإخوة ومحبّة الله بدون تحفظات؛ هم يعلموننا أنّه بإمكاننا أن نجاهد بقوّة المحبّة والوداعة ضد التسلُّط والعنف والحرب، وأن نحقق السلام بصبر. ليبارككُم الرّبّ!

[01017-AR.01] [Testo originale: Arabo]

 

In lingua polacca

Speaker:

Dziś zastanawiamy się nad nadzieją chrześcijańską jako mocą męczenników. Gdy w Ewangelii Jezus posyła swoich uczniów na misję, wyraźnie ich przestrzega, że głoszenie Królestwa Bożego zawsze wiąże się z przeciwieństwami: „Będziecie w nienawiści u wszystkich z powodu mego imienia” (Mt 10, 22).

Prześladowanie nie jest zaprzeczeniem Ewangelii, ale jest jej częścią: jeśli prześladowali naszego Mistrza, jak możemy oczekiwać, że nam zostanie oszczędzona walka? Ale chrześcijanin nie może tracić nadziei w przeciwnościach, myśląc, że został opuszczony. Jezus zapewnia swoich uczniów: „U was nawet włosy na głowie wszystkie są policzone” (Mt 10, 30). Żadne ludzkie cierpienia, nawet najmniejsze i ukryte, nie są niewidoczne dla oczu Boga. Bóg widzi, chroni i obdarzy swoim odkupieniem. Jest bowiem pośród nas jako Ten, kto jest silniejszy od zła.

Wierność wobec stylu Jezusa - stylu nadziei aż po śmierć – została nazwana przez pierwszych chrześcijan męczeństwem – nie heroizmem, wyrzeczeniem, poświęceniem się, ale męczeństwem czyli świadectwem. Męczennicy nie żyją dla siebie, nie zmagają się, by potwierdzić swoje idee, ale godzą się nawet na śmierć ze względu na wierność Ewangelii. Ich męstwo jest znakiem wielkiej nadziei - nadziei pewnej, że nic i nikt nie może nas oddzielić od miłości Boga, danej nam w Jezusie Chrystusie, Panu naszym.

Santo Padre:

Do il benvenuto ai pellegrini polacchi, in particolare agli ospiti degli Arcivescovi metropoliti che domani riceveranno il pallio. Cari fratelli e sorelle, proprio domani la liturgia ci ricorderà il martirio delle due colonne della Chiesa, i Santi Pietro e Paolo. Guardando l’esempio della loro sconfinata dedizione a Cristo e al Vangelo, chiediamo a Dio che anche a noi dia sempre la forza per essere Suoi fedeli testimoni. Ci aiuti a vivere la speranza cristiana, soprattutto nel martirio nascosto di compiere bene e con amore i nostri doveri di ogni giorno. Dio vi benedica!

Speaker:

Witam polskich pielgrzymów, a zwłaszcza gości Arcybiskupów Metropolitów, którzy jutro otrzymają paliusz. Drodzy bracia i siostry, właśnie jutro liturgia przypomni nam męczeństwo dwóch filarów Kościoła, świętych Apostołów Piotra i Pawła. Wpatrując się w przykład ich bezgranicznego oddania dla Chrystusa i Ewangelii, prośmy Boga, aby i nam dawał zawsze siłę, byśmy byli Jego wiernymi świadkami. Niech nam pomaga żyć chrześcijańską nadzieją, zwłaszcza w ukrytym męczeństwie codziennego wypełniania naszych obowiązków dobrze i z miłością. Niech Bóg Wam błogosławi!

[01018-PL.01] [Testo originale: Polacco]

In lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana.

Sono lieto di accogliere le Ancelle della Visitazione “Oasi Tabor” e le Figlie della Divina Provvidenza in occasione dei rispettivi Capitoli Generali, e le incoraggio a promuovere il loro carisma con spirito di servizio e di fedeltà alla Chiesa.

Porgo un saluto speciale ai partecipanti al Convegno dell’Associazione Nazionale Familiari del Clero, ed esorto i suoi membri a coltivare l’amicizia con i sacerdoti, particolarmente quelli più soli, sostenendo la loro vocazione e accompagnando il loro ministero. Saluto i monaci basiliani di San Giosafat, che ricordano il quarto centenario di fondazione; i pellegrini della Via Francigena; i militari del 17° reggimento “Acqui” di Capua, come pure i fedeli di Altamura e gli sbandieratori di Grumo Appula.

Saluto infine i giovani, gli ammalati e gli sposi novelli. Domani celebreremo la Solennità dei Santi Pietro e Paolo, Patroni di Roma. Cari giovani, dal coraggio dei martiri, sul cui sangue si fonda la Chiesa, imparate a testimoniare il Vangelo e i valori in cui credete; cari ammalati, l’amore degli Apostoli per il Signore sia la vostra speranza nella prova del dolore; cari sposi, insegnate ai vostri figli la passione per la virtù e la dedizione senza riserve per Dio e per i fratelli!

[01019-IT.01] [Testo originale: Italiano]

[B0455-XX.02]