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Viaggio Apostolico del Santo Padre Francesco in Egitto (28-29 aprile 2017) – Incontro di preghiera con il Clero, i Religiosi, le Religiose e i Seminaristi al Seminario Patriarcale Copto-Cattolico di Maadi, 29.04.2017


Incontro di preghiera con il Clero, i Religiosi, le Religiose e i Seminaristi al Seminario Patriarcale Copto-Cattolico di Maadi

Discorso del Santo Padre

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua tedesca

Traduzione in lingua spagnola

Traduzione in lingua portoghese

Traduzione in lingua polacca

Traduzione in lingua araba

Alle ore 14.45 di questo pomeriggio, il Santo Padre Francesco, lasciata la Nunziatura Apostolica, si è trasferito in auto al Seminario Patriarcale Copto-Cattolico di Al-Maadi, nella periferia a sud del Cairo.

Al Suo arrivo, il Papa è stato accolto dal Patriarca, Sua Beatitudine Ibrahim Isaac Sedrak, dal Rettore e dal Vice-Rettore del Seminario. Nella Sala d’ingresso lo attendevano per un saluto individuale 5 Religiose e 5 Religiosi Superiori Provinciali. Quindi, dopo le foto con i sacerdoti del Seminario e con alcuni seminaristi, ha avuto luogo lo scambio dei doni.

Poi, il Papa si è recato in processione fino al campetto sportivo, dove si è svolto l’incontro di preghiera sotto forma di Liturgia della Parola in arabo, a cui hanno preso parte circa 1500 sacerdoti, religiosi, religiose e seminaristi.

Al termine dell’incontro di preghiera, dopo il rinnovo delle promesse di vita consacrata, la recita del Padre Nostro e la benedizione finale, il Santo Padre Francesco si è trasferito in auto all’Aeroporto Internazionale del Cairo per la cerimonia di congedo dall’Egitto.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Santo Padre Francesco ha rivolto ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e ai seminaristi, dopo l’indirizzo di saluto del Rettore del Seminario, P. Toma Adly Zaky, e le letture:

Discorso del Santo Padre

Beatitudini,
cari fratelli e sorelle,

Al Salamò Alaikum! (La pace sia con voi!)

“Questo è il giorno fatto dal Signore, rallegriamoci in Lui! Cristo ha vinto la morte per sempre, rallegriamoci in Lui!”.

Sono felice di trovarmi fra voi in questo luogo dove vengono formati i sacerdoti e che rappresenta il cuore della Chiesa Cattolica in Egitto. Sono felice di salutare in voi, sacerdoti, consacrati e consacrate del piccolo gregge cattolico in Egitto, il “lievito” che Dio prepara per questa Terra benedetta, perché, insieme ai nostri fratelli ortodossi, cresca in essa il suo Regno (cfr Mt 13,13).

Desidero innanzitutto ringraziarvi per la vostra testimonianza e per tutto il bene che realizzate ogni giorno, operando in mezzo a tante sfide e spesso poche consolazioni. Desidero anche incoraggiarvi! Non abbiate paura del peso del quotidiano, del peso delle circostanze difficili che alcuni di voi devono attraversare. Noi veneriamo la Santa Croce, strumento e segno della nostra salvezza. Chi scappa dalla Croce scappa dalla Risurrezione!

«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno» (Lc 12,32).

Si tratta dunque di credere, di testimoniare la verità, di seminare e coltivare senza aspettare il raccolto. In realtà, noi raccogliamo i frutti di una schiera di altri, consacrati e non, che generosamente hanno operato nella vigna del Signore: la vostra storia ne è piena!

E in mezzo a tanti motivi di scoraggiamento e tra tanti profeti di distruzione e di condanna, in mezzo a tante voci negative e disperate, voi siate una forza positiva, siate luce e sale di questa società; siate il locomotore che traina il treno in avanti, diritto verso la mèta; siate seminatori di speranza, costruttori di ponti e operatori di dialogo e di concordia.

Questo è possibile se la persona consacrata non cede alle tentazioni che incontra ogni giorno sulla sua strada. Ne vorrei evidenziare alcune, tra le più significative. Voi le conoscete, perché queste tentazioni sono state ben descritte dai primi monaci dell’Egitto.

1- La tentazione di lasciarsi trascinare e non guidare. Il Buon Pastore ha il dovere di guidare il gregge (cfr Gv 10,3-4), di condurlo all’erba fresca e alla fonte di acqua (cfr Sal 23). Non può farsi trascinare dalla delusione e dal pessimismo: “Cosa posso fare?”. È sempre pieno di iniziative e di creatività, come una fonte che zampilla anche quando è prosciugata; ha sempre la carezza di consolazione anche quando il suo cuore è affranto; è un padre quando i figli lo trattano con gratitudine ma soprattutto quando non gli sono riconoscenti (cfr Lc 15,11-32). La nostra fedeltà al Signore non deve mai dipendere dalla gratitudine umana: «Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,4.6.18).

2 - La tentazione di lamentarsi continuamente. E’ facile accusare sempre gli altri, per le mancanze dei superiori, per le condizioni ecclesiastiche o sociali, per le scarse possibilità... Ma il consacrato è colui che, con l’unzione dello Spirito Santo, trasforma ogni ostacolo in opportunità, e non ogni difficoltà in scusa! Chi si lamenta sempre è in realtà uno che non vuole lavorare. Per questo il Signore rivolgendosi ai Pastori disse: «Rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche» (Eb 12,12; cfr Is 35,3).

3 - La tentazione del pettegolezzo e dell’invidia. E questa è brutta! Il pericolo è serio quando il consacrato, invece di aiutare i piccoli a crescere e a gioire per i successi dei fratelli e delle sorelle, si lascia dominare dall’invidia e diventa uno che ferisce gli altri col pettegolezzo. Quando, invece di sforzarsi per crescere, inizia a distruggere coloro che stanno crescendo; invece di seguire gli esempi buoni, li giudica e sminuisce il loro valore. L’invidia è un cancro che rovina qualsiasi corpo in poco tempo: «Se un regno è diviso in sé stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in sé stessa, quella casa non potrà restare in piedi» (Mc 3,24-25). Infatti – non dimenticatevi! –, «per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo» (Sap 2,24). E il pettegolezzo ne è il mezzo e l’arma.

4 - La tentazione del paragonarsi con gli altri. La ricchezza sta nella diversità e nell’unicità di ognuno di noi. Paragonarci con coloro che stanno meglio ci porta spesso a cadere nel rancore; paragonarci con coloro che stanno peggio ci porta spesso a cadere nella superbia e nella pigrizia. Chi tende a paragonarsi sempre con gli altri finisce per paralizzarsi. Impariamo dai Santi Pietro e Paolo a vivere la diversità dei caratteri, dei carismi e delle opinioni nell’ascolto e nella docilità allo Spirito Santo.

5 - La tentazione del “faraonismo” – siamo in Egitto! –, cioè dell’indurire il cuore e del chiuderlo al Signore e ai fratelli. È la tentazione di sentirsi al di sopra degli altri e quindi di sottometterli a sé per vanagloria; di avere la presunzione di farsi servire invece di servire. È una tentazione comune fin dall’inizio tra i discepoli, i quali – dice il Vangelo – «per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande» (Mc 9,34). L’antidoto di questo veleno è: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti» (Mc 9,35).

6 - La tentazione dell’individualismo. Come dice il noto detto egiziano: “Io, e dopo di me il diluvio”. È la tentazione degli egoisti che, strada facendo, perdono la mèta e invece di pensare agli altri pensano a sé stessi, non provandone alcuna vergogna, anzi, giustificandosi. La Chiesa è la comunità dei fedeli, il corpo di Cristo, dove la salvezza di un membro è legata alla santità di tutti (cfr 1 Cor 12,12-27; Lumen gentium, 7). L’individualista invece è motivo di scandalo e di conflittualità.

7 - La tentazione del camminare senza bussola e senza mèta. Il consacrato perde la sua identità e inizia a non essere “né carne né pesce”. Vive con cuore diviso tra Dio e la mondanità. Dimentica il suo primo amore (cfr Ap 2,4). In realtà, senza avere un’identità chiara e solida il consacrato cammina senza orientamento e invece di guidare gli altri li disperde. La vostra identità come figli della Chiesa è quella di essere copti – cioè radicati nelle vostre nobili e antiche radici – e di essere cattolici – cioè parte della Chiesa una e universale: come un albero che più è radicato nella terra e più è alto nel cielo!

Cari sacerdoti, cari consacrati, resistere a queste tentazioni non è facile, ma è possibile se siamo innestati in Gesù: «Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me» (Gv 15,4). Più siamo radicati in Cristo, più siamo vivi e fecondi! Solo così la persona consacrata può conservare la meraviglia, la passione del primo incontro, l’attrazione e la gratitudine nella sua vita con Dio e nella sua missione. Dalla qualità della nostra vita spirituale dipende quella della nostra consacrazione.

L’Egitto ha contribuito ad arricchire la Chiesa con il tesoro inestimabile della vita monastica. Vi esorto, pertanto, ad attingere dall’esempio di San Paolo l’eremita, di Sant’Antonio, dei Santi Padri del deserto, dei numerosi monaci, che con la loro vita e il loro esempio hanno aperto le porte del cielo a tanti fratelli e sorelle; e così anche voi potete essere luce e sale, motivo cioè di salvezza per voi stessi e per tutti gli altri, credenti e non, e specialmente per gli ultimi, i bisognosi, gli abbandonati e gli scartati.

La Santa Famiglia vi protegga e benedica tutti voi, il vostro Paese e tutti i suoi abitanti. Dal profondo del mio cuore auguro a ognuno di voi ogni bene, e tramite voi saluto i fedeli che Dio ha affidato alla vostra cura. Il Signore vi conceda i frutti del suo Santo Spirito: «amore, pace, gioia, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22).

Sarete sempre presenti nel mio cuore e nella mia preghiera. Coraggio, e avanti con lo Spirito Santo! “Questo è il giorno fatto dal Signore, rallegriamoci in Lui!”. E per favore non vi scordate di pregare per me!

[00622-IT.02] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Béatitudes,
Chers frères et sœurs,

Al Salamò Alaikum! / (La paix soit avec vous)

”Voici le jour qu’a fait le Seigneur, en lui, réjouissons-nous ! Le Christ a vaincu la mort pour toujours, en lui, réjouissons-nous!”

Je suis heureux d’être parmi vous en ce lieu où sont formés les prêtres et qui représente le cœur de l’Église Catholique en Égypte. Je suis heureux de saluer en vous, prêtres, personnes consacrées du petit troupeau catholique en Égypte, le “levain” que Dieu prépare pour cette terre bénie, afin que, avec nos frères orthodoxes, son Royaume y grandisse (cf. Mt 13,11).

Je veux d’abord vous remercier pour votre témoignage et pour tout le bien que vous faites chaque jour, œuvrant au milieu de tant de défis et, souvent, peu de consolations. Je veux aussi vous encourager! N’ayez pas peur du poids du quotidien, du poids des situations difficiles que certains d’entre vous doivent traverser. Nous vénérons la Sainte Croix, instrument et signe de notre salut. Qui échappe à la Croix échappe à la Résurrection!

«Sois sans crainte petit troupeau : votre Père a trouvé bon de vous donner le Royaume » (Lc 12,32).

Il s’agit donc de croire, de témoigner de la vérité, de semer et de cultiver sans attendre la récolte. En réalité, nous recueillons les fruits d’une foule d’autres personnes, consacrées ou non, qui ont généreusement travaillé dans la vigne du Seigneur: votre histoire en est pleine!

Et au milieu de tant de raisons de se décourager, et parmi tant de prophètes de destruction et de condamnation, au milieu de tant de voix négatives et désespérées, soyez une force positive, soyez la lumière et le sel de cette société; soyez la locomotive qui tire le train en avant, droit vers le but ; soyez des semeurs d’espérance, des bâtisseurs de ponts et des artisans de dialogue et de concorde.

Cela est possible si la personne consacrée ne cède pas aux tentations qu’elle rencontre chaque jour sur sa route. Je voudrais en relever quelques-unes, parmi les plus significatives. Vous les connaissez, parce que ces tentations ont été bien décrites par les premiers moines d’Égypte.

1 - La tentation de se laisser entraîner au lieu de guider. Le Bon Pasteur à le devoir de guider le troupeau (cf. Jn 10,3-4), de le conduire jusqu’à l’herbe fraîche et à la source d’eau (cf. Ps 22). Il ne peut se laisser entraîner par la déception et par le pessimisme: “Qu’est-ce que je peux faire?” Il est toujours plein d’initiatives et de créativité, comme une source qui jaillit même quand elle est asséchée; il a toujours la caresse de consolation même quand son cœur est accablé; il est un père quand les enfants le traitent avec gratitude mais surtout quand ils ne lui sont pas reconnaissants (cf. Lc 15,11-32). Notre fidélité au Seigneur ne doit jamais dépendre de la gratitude humaine : « Ton Père qui voit dans le secret te le rendra» (Mt 6,4.6.18).

2 - La tentation de se plaindre continuellement. Il est facile d’accuser toujours les autres pour les manquements des supérieurs, pour les conditions ecclésiastiques ou sociales, pour les faibles possibilités… Mais le consacré est celui qui, par l’onction de l’Esprit Saint, transforme tout obstacle en opportunité et non pas toute difficulté en excuse! Celui qui se plaint toujours est, en fait, quelqu’un qui ne veut pas travailler. C’est pour cela que le Seigneur, s’adressant aux Pasteurs, dit: «Redressez les mains inertes et les genoux qui fléchissent» (He 12,12 ; cf. Is 35,3).

3 - La tentation du bavardage et de la jalousie. Et celle-ci est mauvaise! Le danger est sérieux quand le consacré, au lieu d’aider les petits à grandir et de se réjouir des succès de ses frères et de ses sœurs, se laisse dominer par la jalousie et devient quelqu’un qui blesse les autres par son bavardage. Quand, au lieu de de s’efforcer de grandir, il commence par détruire ceux qui sont en train de grandir; au lieu de suivre les bons exemples, il les juge et diminue leur valeur. La jalousie est un cancer qui ruine n’importe quel corps en peu de temps: «Si un royaume est divisé contre lui-même, ce royaume ne peut pas tenir. Si les gens d’une même maison se divisent entre eux, ces gens ne pourront pas tenir» (Mc 3, 24-25). En effet – ne l’oubliez pas –, «c’est par la jalousie du diable que la mort est entrée dans le monde » (Sg 2,24). Et le bavardage en est le moyen et l’arme.

4 - La tentation de se comparer aux autres. La richesse est dans la diversité et dans l’unicité de chacun de nous. Nous comparer à ceux qui sont meilleurs nous porte souvent à tomber dans la rancœur; nous comparer à ceux qui sont pires nous porte souvent à tomber dans l’orgueil et dans la paresse. Celui qui tend à se comparer toujours aux autres finit par se paralyser. Apprenons des saints Pierre et Paul à vivre la diversité des caractères, des charismes et des opinions dans l’écoute et dans la docilité à l’Esprit Saint.

5 - La tentation du “pharaonisme – nous sommes en Égypte! , c’est-à-dire de durcir notre cœur et de le fermer au Seigneur et aux frères. C’est la tentation de se sentir au-dessus des autres et donc de les soumettre à soi par vaine gloire; d’avoir la présomption de se faire servir au lieu de servir. C’est une tentation commune, depuis le début, parmi les disciples, qui – dit l’Evangile – «en chemin, avaient discuté entre eux pour savoir qui était le plus grand» (Mc 9,34). L’antidote de ce venin est: «Si quelqu’un veut être le premier, qu’il soit le dernier de tous et le serviteur de tous» (Mc 9,35).

6 - La tentation de l’individualisme. Comme dit le dicton égyptien bien connu: “Après moi le déluge”. C’est la tentation des égoïstes qui, chemin faisant, perdent le but et, au lieu de penser aux autres, pensent à eux-mêmes, n’en éprouvant aucune honte, au contraire, s’en justifiant. L’Église est la communauté des fidèles, le Corps du Christ, où le salut d’un membre est lié à la sainteté de tous (cf. 1Co 12,12-27; Lumen gentium, n. 7). L’individualiste, au contraire, est motif de scandale et de conflit.

7 - La tentation de marcher sans boussole et sans but. Le consacré perd son identité et commence à être “ni chair ni poisson”. Il vit le cœur partagé entre Dieu et la mondanité. Il oublie son premier amour (cf. Ap 2,4). En réalité, sans avoir une identité claire et solide, le consacré marche sans orientation et, au lieu de guider les autres, il les disperse. Votre identité d’enfants de l’Église est celle d’être coptes – c’est-à-dire enracinés dans vos nobles et antiques racines – et d’être catholiques – c’est-à-dire partie de l’Église une et universelle: comme un arbre qui est d’autant plus haut dans le ciel qu’il est enraciné dans la terre!

Chers prêtres, chers consacrés, il n’est pas facile de résister à ces tentations, mais c’est possible si nous sommes greffés sur Jésus: «Demeurez en moi comme moi en vous. De même que le sarment ne peut pas porter de fruit par lui-même s’il ne demeure pas sur la vigne, de même vous non plus, si vous ne demeurez pas en moi» (Jn 15,4). Plus nous sommes enracinés dans le Christ, plus nous sommes vivants et féconds! C’est ainsi seulement que la personne consacrée peut conserver l’étonnement, la passion de la première rencontre, l’attraction et la gratitude dans sa vie avec Dieu et dans sa mission. La qualité de notre consécration dépend de la qualité de notre vie spirituelle.

L’Égypte a contribué à enrichir l’Église du trésor inestimable de la vie monastique. Je vous exhorte, par conséquent, à puiser à l’exemple de Saint Paul l’ermite, de Saint Antoine, des Saints Pères du désert, des nombreux moines qui, par leur vie et leur exemple, ont ouvert les portes du ciel à tant de frères et de sœurs; et ainsi, vous aussi pouvez être lumière et sel, c’est-à-dire cause de salut pour vous-mêmes et pour tous les autres, croyants ou non, et spécialement pour les derniers, ceux qui sont dans le besoin, les abandonnés et les marginalisés.

Que la Sainte Famille vous protège et vous bénisse tous, votre pays et tous ses habitants. Du plus profond de mon cœur je souhaite à chacun de vous tout le bien possible, et à travers vous je salue les fidèles que Dieu a confiés à vos soins. Que le Seigneur vous accorde les fruits de son Saint Esprit: «amour, joie, paix, patience, bonté, bienveillance, fidélité, douceur et maîtrise de soi» (Ga 5,22).

Vous serez toujours présents dans mon cœur et dans ma prière. Courage et en avant avec l’Esprit Saint! ”Voici le jour qu’a fait le Seigneur, en Lui, réjouissons-nous”. Et s’il vous plaît, ne vous découragez pas de prier pour moi!

[00622-FR.02] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

Your Beatitudes,
Dear Brothers and Sisters,

As-salamu alaykum! Peace be with you!

“This is the day the Lord has made, let us rejoice in him!  Christ is forever victorious over death, let us rejoice in him!”

I am happy to be with you in this house of formation for priests, which represents the heart of the Catholic Church in Egypt. I am pleased to greet you, the priests and consecrated men and women of the small Catholic flock in Egypt, as the “leaven” which God is preparing for this blessed land, so that, together with our Orthodox brothers and sisters, his Kingdom may increase in this place (cf. Mt 13:13).

I wish first of all to thank you for your witness and for the good that you do every day amid many challenges and often few consolations. I want to encourage you! Do not be afraid of the burdens of your daily service and the difficult circumstances some of you must endure. We venerate the Holy Cross, the instrument and sign of our salvation. When we flee the Cross, we flee the resurrection!

“Fear not, little flock, for it is your Father’s good pleasure to give you the kingdom” (Lk 12:32).

This, then, demands believing, witnessing to the truth, sowing and cultivating without waiting for the harvest. In fact, we reap the fruits of so many others, whether consecrated or not, who have generously worked in the Lord’s vineyard. Your history is filled with such people!

Although there are many reasons to be discouraged, amid many prophets of destruction and condemnation, and so many negative and despairing voices, may you be a positive force, salt and light for this society. Like the engine of a train, may you be the driving force leading all towards their destination. May you be sowers of hope, builders of bridges and agents of dialogue and harmony.

This will be possible if consecrated men and women do not give in to the temptations they daily encounter along their way. I would like to highlight some of the greatest of these temptations.  You know them, because the earliest monks of Egypt described well these temptations.

1. The temptation to let ourselves be led, rather than to lead. The Good Shepherd has the responsibility of guiding the sheep (cf. Jn 10:3-4), of bringing them to fresh pastures and springs of flowing water (cf. Ps 23). He cannot let himself be dragged down by disappointment and pessimism: “What can I do?” He is always full of initiative and creativity, like a spring that flows even in the midst of drought. He always shares the caress of consolation even when he is broken-hearted.  He is a father when his children show him gratitude, but especially when they prove ungrateful (cf. Lk 15:11-32). Our faithfulness to the Lord must never depend on human gratitude: “Your Father who sees in secret will reward you” (Mt 6:4, 6, 18).

2.  The temptation to complain constantly It is easy to always complain about others, about the shortcomings of superiors, about the state of the Church and society, about the lack of possibilities… But consecrated persons, through the Holy Spirit’s anointing, are those who turn every obstacle into an opportunity, and not every difficulty into an excuse! The person who is always complaining is really someone who doesn’t want to work.  It was for this reason that the Lord said to the pastors: “Lift your drooping hands and strengthen your weak knees” (Heb 12:12; cf. Is 35:3).

3.  The temptation to gossip and envy.  And this is terrible!  It is a great danger when consecrated persons, instead of helping the little ones to grow and to rejoice in the successes of their brothers and sisters, allow themselves to be dominated by envy and to hurt others through gossip.  When, instead of striving to grow, they start to destroy those who are growing; instead of following their good example, they judge them and belittle their value.  Envy is a cancer that destroys the body in no time: “If a kingdom is divided against itself, that kingdom cannot stand.  And if a house is divided against itself, that house will not be able to stand” (Mk 3:24-25).  In fact – and do not forget this – “through the devil’s envy death entered the world” (Wis 2:24).  Gossip is its means and its weapon.

4.  The temptation to compare ourselves to others. Enrichment is found in the diversity and uniqueness of each one of us. Comparing ourselves with those better off often leads to grudges; comparing ourselves with those worse off often leads to pride and laziness. Those who are always comparing themselves with others end up paralyzed. May we learn from Saints Peter and Paul to experience the diversity of qualities, charisms and opinions through willingness to listen and docility to the Holy Spirit.

5.  The temptation to become like Pharaoh – we are in Egypt! – that is, to harden our hearts and close them off to the Lord and our brothers and sisters. Here the temptation is to think that we are better than others, and to lord it over them out of pride; to presume to be served rather than to serve. It is a temptation that, from the very beginning, was present among the disciples, who – as the Gospel tells us – on the way argued with one another about which of them was the greatest (cf. Mk 9:34). The antidote to this poison is: “If anyone would be first, he must be last of all and servant of all” (Mk 9:35).

6. - The temptation to individualism. As a well-known Egyptian saying goes: “Me, and after me, the flood!” This is the temptation of selfish people: along the way, they lose sight of the goal and, rather than think of others, they are unashamed to think only of themselves, or even worse, to justify themselves. The Church is the community of the faithful, the Body of Christ, where the salvation of one member is linked to the holiness of all (cf. 1 Cor 12:12-27; Lumen Gentium, 7.)  An individualist is a cause of scandal and of conflict.

7. -  The temptation to keep walking without direction or destination.  Consecrated men and women can lose their identity and begin to be “neither fish nor fowl”. They can live with a heart between God and worldliness. They can forget their first love (cf. Rev 2:4). Indeed, when they lose clear and solid identity, consecrated men and women end up walking aimlessly; instead of leading others, they scatter them. Your identity as sons and daughters of the Church is to be Copts – rooted in your noble and ancient origins – and to be Catholics – part of the one and universal Church: like a tree that, the more deeply rooted it is in the earth, the higher it reaches to the heavens!

Dear consecrated friends, resisting these temptations is not easy, but it is possible if we are grafted on to Jesus: “Abide in me, and I in you. As the branch cannot bear fruit by itself, unless it abides in the vine, neither can you, unless you abide in me” (Jn 15:4). The more we are rooted in Christ, the more we are alive and fruitful! Only in this way can we preserve the wonder and the passion of our first encounter with God, and experience renewed excitement and gratitude in our life with God and in our mission. The quality of our consecration depends on the quality of our spiritual life.

Egypt has enriched the Church through the inestimable value of monastic life. I urge you, therefore, to draw upon the example of Saint Paul the Hermit, Saint Anthony, the holy Desert Fathers, and the countless monks and nuns who by their lives and example opened the gates of heaven to so many of our brothers and sisters. You too can be salt and light, and thus an occasion of salvation for yourselves and for all others, believers and non-believers alike, and especially for those who are poor, those in need, the abandoned and discarded.

May the Holy Family protect and bless all of you, your country and its entire people. With all my heart, I invoke God’s blessings on you, and through you I greet the faithful whom the Lord has entrusted to your care. May he grant you the fruits of his Holy Spirit: “love, joy, peace, patience, kindness, goodness, faithfulness, gentleness, self-control” (Gal 5:22).

You are always in my heart and in my prayers. Take heart and keep moving forward with the help of the Holy Spirit! “This is the day that the Lord has made, let us rejoice in him!” And please, don’t forget to pray for me!

[00622-EN.02] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua tedesca

Seligkeiten,
liebe Brüder und Schwestern,

Al Salamò Alaikum! [Der Friede sei mit euch!]

„Dies ist der Tag, den der Herr gemacht hat; wir wollen uns über ihn freuen. Christus hat den Tod für immer besiegt, wir wollen uns über ihn freuen!“ (vgl. Ps 118,24).

Ich freue mich, bei euch an diesem Ort zu sein, an dem die Priester ausgebildet werden und der das Herz der katholischen Kirche in Ägypten bildet. Ich freue mich, in euch, den Priestern, Ordensmännern und Ordensfrauen der kleinen katholischen Herde in Ägypten, den „Sauerteig“ zu grüßen, den Gott für dieses gesegnete Land bereitet, damit in ihm – in Gemeinschaft mit unseren orthodoxen Brüdern – sein Reich wachse (vgl. Mt 13,13).

Ich möchte euch vor allem für euer Zeugnis und für all das Gute danken, das ihr jeden Tag mit eurer Tätigkeit inmitten vieler Herausforderungen und oft unter geringem Trost vollbringt. Ich möchte euch auch ermutigen! Habt keine Angst vor der Last des Alltags, vor der Last der schwierigen Umstände, die einige von euch ertragen müssen. Wir verehren das heilige Kreuz, Werkzeug und Zeichen unserer Erlösung. Wer vor dem Kreuz wegläuft, läuft vor der Auferstehung weg.

»Fürchte dich nicht, du kleine Herde! Denn euer Vater hat beschlossen, euch das Reich zu geben« (Lk 12,32).

So geht es darum, zu glauben, die Wahrheit zu bezeugen, auszusäen und zu pflegen, ohne auf die Ernte zu spekulieren. Wir sammeln nämlich die Früchte einer Reihe von anderen Gottgeweihten und Laien, die großmütig im Weinberg des Herrn gearbeitet haben: Eure Geschichte ist voll davon!

Und inmitten vieler Gründe zur Entmutigung, inmitten vieler Propheten der Zerstörung und der Verdammung, inmitten vieler negativer und verzweifelter Stimmen sollt ihr eine positive Kraft, sollt ihr Licht und Salz dieser Gesellschaft sein; seid ihr die Lokomotive, die einen Zug vorwärts zieht, geradeaus, dem Ziel entgegen; seid ihr Aussäer der Hoffnung, Brückenbauer und Arbeiter des Dialogs und der Eintracht.

Dies ist möglich, wenn die Gottgeweihten den Versuchungen, denen sie tagtäglich auf ihrem Weg begegnen, nicht nachgeben. Ich will einige unter den bedeutsamsten hervorheben. Ihr kennt sie, weil diese Versuchungen von den ersten Mönchen Ägyptens gut beschrieben worden sind.

1. Die Versuchung, sich mitreißen zu lassen und nicht zu führen. Der Gute Hirt hat die Pflicht, die Herde zu leiten (vgl. Joh 10,3-4), sie auf die saftige Weide und zu den Wasserquellen zu führen (vgl. Ps 23). Er darf sich nicht von der Enttäuschung und vom Pessimismus mitreißen lassen: „Was kann ich schon tun?“ Er ist immer voller Entschlossenheit und Tatkraft, wie eine Quelle, die sprudelt, selbst wenn sie ausgetrocknet ist; er besitzt immer die Herzlichkeit zu trösten, selbst wenn sein Herz niedergeschlagen ist; er ist ein Vater, wenn ihn seine Kinder dankbar behandeln, aber vor allem auch, wenn sie ihm keine Anerkennung erweisen (vgl. Lk 15,11-32). Unsere Treue dem Herrn gegenüber darf nie von menschlicher Dankbarkeit abhängen. »Dein Vater, der auch das Verborgene sieht, wird es dir vergelten« (Mt 6,4.6.18).

2. Die Versuchung, sich immerfort zu beklagen. Es ist leicht, stets die anderen anzuklagen – wegen der Versäumnisse der Vorgesetzten, wegen der kirchlichen und gesellschaftlichen Zustände, wegen des Mangels an Möglichkeiten… Die Gottgeweihten aber sind jene, die mit der Salbung des Heiligen Geistes jedes Hindernis in eine Gelegenheit verwandeln und nicht jede Schwierigkeit in eine Entschuldigung! Wer sich ständig beklagt, ist in Wirklichkeit einer, der nicht arbeiten will. Daher wandte sich der Herr an die Hirten mit den Worten: »Darum macht die erschlafften Hände und die wankenden Knie wieder stark« (Hebr 12,12; vgl. Jes 35,3).

3. Die Versuchung der Geschwätzigkeit und des Neids. Das ist etwas Hässliches! Die Gefahr ist ernst, wenn sich die Gottgeweihten vom Neid beherrschen lassen und zu solchen werden, die die anderen mit Geschwätz verletzen, anstatt den Kleinen behilflich zu sein zu wachsen und sich über die Erfolge der Brüder und Schwestern zu freuen. Wenn sie anfangen, jene zu niederzumachen, die gerade wachsen, anstatt sich selbst um das Wachstum zu bemühen; anstatt den guten Beispielen zu folgen, verurteilen sie diese und bringen ihnen Geringschätzung entgegen. Der Neid ist ein Krebsgeschwür, der in kurzer Zeit jeden Körper zerstört: »Wenn ein Reich in sich gespalten ist, kann es keinen Bestand haben. Wenn eine Familie in sich gespalten ist, kann sie keinen Bestand haben« (Mk 3,24-25). In der Tat, - das solltet ihr nicht vergessen! – »durch den Neid des Teufels kam der Tod in die Welt« (Weish 2,24). Und das Geschwätz ist dabei das Mittel und die Waffe.

4. Die Versuchung, sich mit den anderen zu vergleichen. Der Reichtum besteht in der Verschiedenheit und der Einzigartigkeit eines jeden von uns. Das Vergleichen mit jenen, denen es besser geht, führt uns oft dazu, in Groll zu verfallen; das Vergleichen mit jenen, denen es schlechter geht, führt uns oft dazu, in Hochmut und Faulheit zu verfallen. Wer dazu neigt, sich immer mit den anderen zu vergleichen, lähmt sich am Ende selbst. Lernen wir vom heiligen Petrus und vom heiligen Paulus, die Verschiedenheit der Charaktere, der Charismen und der Meinungen im Hinhören und in der Fügsamkeit gegenüber dem Heiligen Geist zu leben.

5. Die Versuchung des „Pharaonismus“, – Wir sind hier in Ägypten! – diese Versuchung bedeutet, das Herz zu verhärten und sich gegenüber dem Herrn sowie den Brüdern und Schwestern zu verschließen. Es ist die Versuchung zu denken, über den anderen zu stehen und sie sich so aus Geltungsbedürfnis unterzuordnen; die Überheblichkeit zu besitzen, sich bedienen zu lassen, statt zu dienen. Von Anfang an ist das eine allgemeine Versuchung unter den Jüngern, die – so sagt es das Evangelium – »auf dem Weg miteinander darüber gesprochen hatten, wer der Größte sei« (Mk 9,34). Das Gegenmittel für dieses Gift ist: »Wer der Erste sein will, soll der Letzte von allen und der Diener aller sein« (Mk 9,35).

6. Die Versuchung des Individualismus. Wie ein bekanntes ägyptisches Sprichwort sagt: „Ich, und nach mir die Sintflut“. Es ist die Versuchung der Egoisten, die auf dem Weg ihr Ziel verlieren und anstelle der anderen an sich selbst denken und dabei keinerlei Scham empfinden, ja vielmehr sich selbst rechtfertigen. Die Kirche ist die Gemeinschaft der Gläubigen, der Leib Christi, in dem die Rettung eines Gliedes mit der Heiligkeit aller verknüpft ist (vgl. 1 Kor 12,12-27; Lumen gentium, 7). Der Individualist hingegen gibt Grund zum Ärgernis und zum Konflikt.

7. Die Versuchung, ohne Kompass und ohne Ziel zu laufen. Die Gottgeweihten verlieren ihre Identität und beginnen „weder Fisch, noch Fleisch“ zu sein. Sie leben mit einem zwischen Gott und der Weltlichkeit geteiltem Herzen. Sie vergessen ihre erste Liebe (vgl. Offb 2,4). Ohne eine klare und feste Identität zu haben, laufen diese Gottgeweihten in Wirklichkeit ohne Orientierung und zerstreuen die anderen, anstatt sie zu führen. Eure Identität als Söhne und Töchter der Kirche ist jene, Kopten zu sein – das heißt, in euren ehrwürdigen und alten Wurzeln verankert zu sein – und Katholiken zu sein – das heißt, Teil der einen und universalen Kirche zu sein: wie ein Baum – je tiefer er in der Erde verwurzelt ist, desto höher ragt er in den Himmel!

Liebe Gottgeweihte, diesen Versuchungen zu widerstehen, ist nicht einfach, aber es ist möglich, wenn wir in Jesus eingepfropft sind: »Bleibt in mir und ich bleibe in euch. Wie die Rebe aus sich keine Frucht bringen kann, sondern nur, wenn sie am Weinstock bleibt, so auch ihr, wenn ihr nicht in mir bleibt« (Joh 15,4). Je mehr wir in Christus verwurzelt sind, desto lebendiger und fruchtbarer sind wir! Nur so können die Gottgeweihten das Wunder, die Leidenschaft der ersten Begegnung bewahren, die Attraktivität und die Dankbarkeit in ihrem Leben mit Gott und in ihrer Mission. Von der Qualität unseres geistlichen Lebens hängt jene unserer Weihe ab.

Ägypten hat die Kirche mit dem unvergleichlichen Schatz des monastischen Lebens bereichert. Ich ermahne euch deshalb, euch ein Beispiel am heiligen Eremiten Paulus zu nehmen, am heiligen Antonius, an den heiligen Wüstenvätern, den zahlreichen Mönchen, die mit ihrem Leben und ihrem Beispiel die Tore des Himmels für viele Brüder und Schwestern geöffnet haben; und so könnt auch ihr Licht und Salz sein, das heißt Ursache des Heiles für euch selbst und für alle anderen, gläubig und nichtgläubig, insbesondere für die Geringsten, die Notleidenden, die Verlassenen und die Ausgegrenzten.

Die Heilige Familie beschütze und segne euch alle, euer Land und alle seine Bewohner. Aus der Tiefe meines Herzens wünsche ich einem jeden von euch alles Gute und durch euch grüße ich alle Gläubigen, die Gott eurer Sorge anvertraut hat. Der Herr gewähre euch die Früchte seines Heiligen Geistes: »Liebe, Freude, Friede, Langmut, Freundlichkeit, Güte, Treue, Sanftmut und Enthaltsamkeit« (Gal 5,22-23).

Ihr werdet in meinem Herzen und in meinem Gebet immer gegenwärtig sein. Nur Mut und weiter mit dem Heiligen Geist! „Dies ist der Tag, den der Herr gemacht hat, wir wollen uns an ihm freuen“. Und vergesst bitte nicht, für mich zu beten!

[00622-DE.02] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

Beatitudes,
queridos hermanos y hermanas:

Al Salamò Alaikum! (La paz esté con vosotros)

«Este es el día en que actuó el Señor: sea nuestra alegría y nuestro gozo. Cristo ha vencido para siempre la muerte. Gocemos y alegrémonos en él».

Me siento muy feliz de estar con vosotros en este lugar donde se forman los sacerdotes, y que simboliza el corazón de la Iglesia Católica en Egipto. Con alegría saludo en vosotros, sacerdotes, consagrados y consagradas de la pequeña grey católica de Egipto, a la «levadura» que Dios prepara para esta bendita Tierra, para que, junto con nuestros hermanos ortodoxos, crezca en ella su Reino (cf. Mt 13,13).

Deseo, en primer lugar, daros las gracias por vuestro testimonio y por todo el bien que hacéis cada día, trabajando en medio de numerosos retos y, a menudo, con pocos consuelos. Deseo también animaros. No tengáis miedo al peso de cada día, al peso de las circunstancias difíciles por las que algunos de vosotros tenéis que atravesar. Nosotros veneramos la Santa Cruz, que es signo e instrumento de nuestra salvación. Quien huye de la Cruz, escapa de la resurrección. «No temas, pequeño rebaño, porque vuestro Padre ha tenido a bien daros el reino» (Lc 12,32).

Se trata, por tanto, de creer, de dar testimonio de la verdad, de sembrar y cultivar sin esperar ver la cosecha. De hecho, nosotros cosechamos los frutos que han sembrado muchos otros hermanos, consagrados y no consagrados, que han trabajado generosamente en la viña del Señor. Vuestra historia está llena de ellos.

En medio de tantos motivos para desanimarse, de numerosos profetas de destrucción y de condena, de tantas voces negativas y desesperadas, sed una fuerza positiva, sed la luz y la sal de esta sociedad, la locomotora que empuja el tren hacia adelante, llevándolo hacia la meta, sed sembradores de esperanza, constructores de puentes y artífices de diálogo y de concordia.

Todo esto será posible si la persona consagrada no cede a las tentaciones que encuentra cada día en su camino. Me gustaría destacar algunas significativas. Vosotros conocéis estas tentaciones, porque ya los primeros monjes de Egipto las describieron muy bien.

1- La tentación de dejarse arrastrar y no guiar. El Buen Pastor tiene el deber de guiar a su grey (cf. Jn 10,3-4), de conducirla hacia verdes prados y a las fuentes de agua (cf. Sal 23). No puede dejarse arrastrar por la desilusión y el pesimismo: «Pero, ¿qué puedo hacer yo?». Está siempre lleno de iniciativas y creatividad, como una fuente que sigue brotando incluso cuando está seca. Sabe dar siempre una caricia de consuelo, aun cuando su corazón está roto. Saber ser padre cuando los hijos lo tratan con gratitud, pero sobre todo cuando no son agradecidos (cf. Lc 15,11-32). Nuestra fidelidad al Señor no puede depender nunca de la gratitud humana: «Tu Padre, que ve en lo secreto, te recompensará» (Mt 6,4.6.18).

2- La tentación de quejarse continuamente. Es fácil culpar siempre a los demás: por las carencias de los superiores, las condiciones eclesiásticas o sociales, por las pocas posibilidades. Sin embargo, el consagrado es aquel que con la unción del Espíritu Santo transforma cada obstáculo en una oportunidad, y no cada dificultad en una excusa. Quien anda siempre quejándose en realidad no quiere trabajar. Por eso el Señor, dirigiéndose a los pastores, dice: «fortaleced las manos débiles, robusteced las rodillas vacilantes» (Hb 12,12; cf. Is 35,3).

3- La tentación de la murmuración y de la envidia. Y esta es fea. El peligro es grave cuando el consagrado, en lugar de ayudar a los pequeños a crecer y de regocijarse con el éxito de sus hermanos y hermanas, se deja dominar por la envidia y se convierte en uno que hiere a los demás con la murmuración. Cuando, en lugar de esforzarse en crecer, se pone a destruir a los que están creciendo, y cuando en lugar de seguir los buenos ejemplos, los juzga y les quita su valor. La envidia es un cáncer que destruye en poco tiempo cualquier organismo: «Un reino dividido internamente no puede subsistir; una familia dividida no puede subsistir» (Mc 3,24-25). De hecho ―no lo olvidéis―, «por envidia del diablo entró la muerte en el mundo» (Sb 2,24). Y la murmuración es el instrumento y el arma.

4- La tentación de compararse con los demás. La riqueza se encuentra en la diversidad y en la unicidad de cada uno de nosotros. Compararnos con los que están mejor nos lleva con frecuencia a caer en el resentimiento, compararnos con los que están peor, nos lleva, a menudo, a caer en la soberbia y en la pereza. Quien tiende siempre a compararse con los demás termina paralizado. Aprendamos de los santos Pedro y Pablo a vivir la diversidad de caracteres, carismas y opiniones en la escucha y docilidad al Espíritu Santo.

5- La tentación del «faraonismo» ―¡estamos en Egipto!―, es decir, de endurecer el corazón y cerrarlo al Señor y a los demás. Es la tentación de sentirse por encima de los demás y de someterlos por vanagloria, de tener la presunción de dejarse servir en lugar de servir. Es una tentación común que aparece desde el comienzo entre los discípulos, los cuales —dice el Evangelio— «por el camino habían discutido quién era el más importante» (Mc 9,34). El antídoto a este veneno es: «Quien quiera ser el primero, que sea el último de todos y el servidor de todos» (Mc 9,35).

6- La tentación del individualismo. Como dice el conocido dicho egipcio: «Después de mí, el diluvio». Es la tentación de los egoístas que por el camino pierden la meta y, en vez de pensar en los demás, piensan sólo en sí mismos, sin experimentar ningún tipo de vergüenza, más bien al contrario, se justifican. La Iglesia es la comunidad de los fieles, el cuerpo de Cristo, donde la salvación de un miembro está vinculada a la santidad de todos (cf. 1Co 12,12-27; Lumen gentium, 7). El individualista es, en cambio, motivo de escándalo y de conflicto.

7- La tentación del caminar sin rumbo y sin meta. El consagrado pierde su identidad y acaba por no ser «ni carne ni pescado». Vive con el corazón dividido entre Dios y la mundanidad. Olvida su primer amor (cf. Ap 2,4). En realidad, el consagrado, si no tiene una clara y sólida identidad, camina sin rumbo y, en lugar de guiar a los demás, los dispersa. Vuestra identidad como hijos de la Iglesia es la de ser coptos —es decir, arraigados en vuestras nobles y antiguas raíces— y ser católicos —es decir, parte de la Iglesia una y universal—: como un árbol que cuanto más enraizado está en la tierra, más alto crece hacia el cielo.

Queridos consagrados, hacer frente a estas tentaciones no es fácil, pero es posible si estamos injertados en Jesús: «Permaneced en mí, y yo en vosotros. Como el sarmiento no puede dar fruto por sí, si no permanece en la vid, así tampoco vosotros, si no permanecéis en mí» (Jn 15,4). Cuanto más enraizados estemos en Cristo, más vivos y fecundos seremos. Así el consagrado conservará la maravilla, la pasión del primer encuentro, la atracción y la gratitud en su vida con Dios y en su misión. La calidad de nuestra consagración depende de cómo sea nuestra vida espiritual.

Egipto ha contribuido a enriquecer a la Iglesia con el inestimable tesoro de la vida monástica. Os exhorto, por tanto, a sacar provecho del ejemplo de san Pablo el eremita, de san Antonio Abad, de los santos Padres del desierto y de los numerosos monjes que con su vida y ejemplo han abierto las puertas del cielo a muchos hermanos y hermanas; de este modo, también vosotros seréis sal y luz, es decir, motivo de salvación para vosotros mismos y para todos los demás, creyentes y no creyentes y, especialmente, para los últimos, los necesitados, los abandonados y los descartados.

Que la Sagrada Familia os proteja y os bendiga a todos, a vuestro País y a todos sus habitantes. Desde el fondo de mi corazón deseo a cada uno de vosotros lo mejor, y a través de vosotros saludo a los fieles que Dios ha confiado a vuestro cuidado. Que el Señor os conceda los frutos de su Espíritu Santo: «Amor, alegría, paz, paciencia, afabilidad, bondad, lealtad, modestia, dominio de sí» (Ga 5,22-23).

Os tendré siempre presentes en mi corazón y en mis oraciones. Ánimo y adelante, guiados por el Espíritu Santo. «Este es el día en que actúo el Señor, sea nuestra alegría». Y por favor, no olvidéis de rezar por mí.

[00622-ES.02] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua portoghese

Beatitudes,
Queridos irmãos e irmãs,

Al Salamò Alaikum (a paz esteja convosco)!

«Este é o dia que o Senhor fez, alegremo-nos n’Ele! Cristo venceu a morte para sempre, alegremo-nos n’Ele!»

Sinto-me feliz por me encontrar entre vós neste lugar, onde se formam os sacerdotes e que representa o coração da Igreja Católica no Egito. Sinto-me feliz por saudar em vós – sacerdotes, consagrados e consagradas do pequeno rebanho católico no Egito – o «fermento» que Deus prepara para esta terra abençoada, para que, juntamente com os nossos irmãos ortodoxos, cresça nela o seu Reino (cf. Mt 13, 33).

Desejo, antes de mais nada, agradecer o vosso testemunho e todo o bem que fazeis cada dia, trabalhando no meio de muitos desafios e, frequentemente, poucas consolações. Desejo também encorajar-vos. Não tenhais medo do peso do dia-a-dia, do peso das circunstâncias difíceis que alguns de vós têm de atravessar. Nós veneramos a Santa Cruz, instrumento e sinal da nossa salvação. Quem escapa da cruz, escapa da Ressurreição. «Não temais, pequenino rebanho, porque aprouve ao vosso Pai dar-vos o Reino» (Lc 12, 32).

Trata-se, pois, de crer, testemunhar a verdade, semear e cultivar sem esperar pela colheita. Na realidade, nós recolhemos os frutos de muitos outros, consagrados e não consagrados, que generosamente trabalharam na vinha do Senhor: a vossa história está cheia deles!

No meio de muitos motivos de desânimo e por entre tantos profetas de destruição e condenação, no meio de numerosas vozes negativas e desesperadas, sede uma força positiva, sede luz e sal desta sociedade; sede a locomotiva que faz o comboio avançar para a meta; sede semeadores de esperança, construtores de pontes, obreiros de diálogo e de concórdia.

Isto é possível se a pessoa consagrada não ceder às tentações que todos os dias encontra no seu caminho. Gostaria de evidenciar algumas dentre as mais significativas. Já as conheceis, porque estas tentações foram bem descritas pelos primeiros monges do Egito.

1– A tentação de deixar-se arrastar e não guiar. O bom pastor tem o dever de guiar o rebanho (cf. Jo 10, 3-4), de o conduzir a pastagens verdejantes e até à nascente das águas (cf. Sal 23/22, 2). Não pode deixar-se arrastar pelo desânimo e o pessimismo: «Que posso fazer?» Aparece sempre cheio de iniciativas e de criatividade, como uma fonte que jorra mesmo quando vem a seca; sempre oferece a carícia da consolação, mesmo quando o seu coração está alquebrado; é um pai quando os filhos o tratam com gratidão, mas sobretudo quando não lhe são agradecidos (cf. Lc 15, 11-32). A nossa fidelidade ao Senhor nunca deve depender da gratidão humana: «teu Pai, que vê o oculto, há de recompensar-te» (Mt 6, 4.6.18).

2 – A tentação de lamentar-se continuamente. Sempre é fácil acusar os outros: as faltas dos superiores, as condições eclesiais ou sociais, as escassas possibilidades… Mas a pessoa consagrada é alguém que, pela unção do Espírito Santo, transforma cada obstáculo em oportunidade, e não cada dificuldade em desculpa! Na realidade, quem se lamenta sempre é uma pessoa que não quer trabalhar. Por isso o Senhor, dirigindo-Se aos pastores, disse: «Levantai as vossas mãos fatigadas e os vossos joelhos enfraquecidos» (Heb 12, 12; cf. Is 35, 3).

3 – A tentação da crítica e da inveja. E esta é feia! O perigo é sério, quando a pessoa consagrada, em vez de ajudar os pequenos a crescer e a alegrar-se com os sucessos dos irmãos e irmãs, se deixa dominar pela inveja tornando-se numa pessoa que fere os outros com a crítica. Quando, em vez de se esforçar por crescer, começa a destruir aqueles que estão crescendo; em vez de seguir os bons exemplos, julga-os e diminui o seu valor. A inveja é um câncer que arruína qualquer corpo em pouco tempo: «Se um reino se dividir contra si mesmo, tal reino não pode perdurar; e se uma família se dividir contra si mesma, essa família não pode subsistir» (Mc 3, 24-25). Com efeito – não vos esqueçais –, «por inveja do diabo é que a morte entrou no mundo» (Sab 2, 24). E a crítica é o seu instrumento e a sua arma.

4 – A tentação de se comparar com os outros. A riqueza reside na diferença e na unicidade de cada um de nós. Comparar-nos com aqueles que estão melhor, leva-nos frequentemente a cair no rancor; comparar-nos com aqueles que estão pior, leva-nos muitas vezes a cair na soberba e na preguiça. Quem tende sempre a comparar-se com os outros, acaba por se paralisar. Aprendamos de São Pedro e São Paulo a viver a diferença dos caráteres, dos carismas e das opiniões na escuta e docilidade ao Espírito Santo.

5 – A tentação do «faraonismo» (estamos no Egito!), isto é, de endurecer o coração e fechá-lo ao Senhor e aos irmãos. É a tentação de se sentir acima dos outros e, consequentemente, de os submeter a si por vanglória; de ter a presunção de ser servido em vez de servir. É uma tentação comum, desde o início, entre os discípulos, os quais – diz o Evangelho –, «no caminho, tinham discutido uns com os outros, sobre qual deles era o maior» (Mc 9, 34). O antídoto para este veneno é o seguinte: «Se alguém quiser ser o primeiro, há de ser o último de todos e o servo de todos» (Mc 9, 35)

6 – A tentação do individualismo. Como diz o conhecido provérbio egípcio: «Eu e, depois de mim, o dilúvio». É a tentação dos egoístas que, ao caminhar, perdem a noção do objetivo e, em vez de pensar nos outros, pensam em si mesmos, sem sentir qualquer vergonha; antes, justificando-se. A Igreja é a comunidade dos fiéis, o corpo de Cristo, onde a salvação de um membro está ligada à santidade de todos (cf. 1 Cor 12, 12-27; Lumen gentium, 7). Ao contrário, o individualista é motivo de escândalo e conflitualidade.

7 – A tentação de caminhar sem bússola nem objetivo. A pessoa consagrada perde a sua identidade e começa a «não ser carne nem peixe». Vive com o coração dividido entre Deus e a mundanidade. Esquece o seu primeiro amor (Ap 2, 4). Na realidade, sem uma identidade clara e sólida, a pessoa consagrada caminha sem direção e, em vez de guiar os outros, dispersa-os. A vossa identidade como filhos da Igreja é ser coptas – isto é, radicados nas vossas raízes nobres e antigas – e ser católicos – isto é, parte da Igreja una e universal: como uma árvore que quanto mais enraizada está na terra tanto mais alta se eleva no céu.

Queridos consagrados, não é fácil resistir a estas tentações, mas é possível se estivermos enxertados em Jesus: «Permanecei em Mim, que Eu permaneço em vós. Tal como o ramo não pode dar fruto por si mesmo, mas só permanecendo na videira, assim também acontecerá convosco, se não permanecerdes em Mim» (Jo 15, 4). Quanto mais enraizados estivermos em Cristo, tanto mais vivos e fecundos seremos. Só assim pode a pessoa consagrada conservar a capacidade de maravilhar-se, a paixão do primeiro encontro, o fascínio e a gratidão na sua vida com Deus e na sua missão. Da qualidade da nossa vida espiritual depende a da nossa consagração.

O Egito contribuiu para enriquecer a Igreja com o tesouro inestimável da vida monástica. Exorto-vos, pois, a beber do exemplo de São Paulo o Eremita, de Santo Antão, dos Santos Padres do deserto, dos numerosos monges que abriram, com a sua vida e o seu exemplo, as portas do céu a muitos irmãos e irmãs; e assim também vós podereis ser luz e sal, isto é, motivo de salvação para vós próprios e para todos os outros, crentes e não-crentes, e de modo especial para os últimos, os necessitados, os abandonados e os descartados.

A Sagrada Família vos proteja e abençoe a todos vós, ao vosso país com todos os seus habitantes. Do fundo do meu coração, desejo tudo de melhor a cada um de vós e, por vosso intermédio, saúdo os fiéis que Deus confiou aos vossos cuidados. O Senhor vos conceda os frutos do seu Santo Espírito: «amor, alegria, paz, paciência, benignidade, bondade, fidelidade, mansidão, autodomínio» (Gal 5, 22).

Sempre vos terei presente no meu coração e na minha oração. Coragem e avante, com o Espírito Santo! «Este é o dia que o Senhor fez, alegremo-nos n’Ele!» E, por favor, não vos esqueçais de rezar por mim.

[00622-PO.02] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua polacca

Wasze Świątobliwości,
Drodzy Bracia i Siostry!

Al Salamò Alaikum! / Pokój wam!

„Oto jest dzień, który dał nam Pan! Weselmy się i radujmy się w nim! Chrystus na zawsze zwyciężył śmierć, radujmy się w Nim!”.

Cieszę się, że jestem między wami w tym miejscu, gdzie są kształtowani kapłani, które jest sercem Kościoła katolickiego w Egipcie. Cieszę się, że mogę w was księża oraz osoby konsekrowane pozdrowić małą owczarnię katolicką w Egipcie, „zaczyn”, jaki Bóg przygotowuje dla tej błogosławionej ziemi, aby razem z naszymi braćmi ortodoksyjnymi wzrastało w tej ziemi Jego Królestwo (por. Mt 13, 13).

Chciałbym przede wszystkim podziękować za wasze świadectwo i za całe dobro, którego dokonujecie każdego dnia, działając pośród wielu wyzwań, a często niewielu pociech. Chciałbym też dodać wam otuchy! Nie lękajcie się ciężaru dnia powszedniego, ciężaru trudnych okoliczności, jakim niektórzy z was muszą stawić czoło. Oddajemy cześć świętemu krzyżowi, który jest znakiem i narzędziem naszego zbawienia. Kto ucieka od krzyża, ten ucieka od Zmartwychwstania!

Nie bój się, mała trzódko, gdyż spodobało się Ojcu waszemu dać wam królestwo” (Łk 12,32).

Chodzi zatem o to, by wierzyć, świadczyć o prawdzie, o zasiew i uprawę, bez oczekiwania na żniwa. W istocie zbieramy plony pracy rzeszy innych, osób konsekrowanych i świeckich, które gorliwie pracowały w winnicy Pańskiej: wasza historia jest ich pełna!

A wśród wielu powodów do zniechęcenia oraz wielu proroków zagłady i potępienia, pośród wielu głosów negatywnych i zrozpaczonych jesteście siłą pozytywną, jesteście światłem i solą w tym społeczeństwie; jesteście lokomotywą, która ciągnie pociąg do przodu, prosto do celu; jesteście siewcami nadziei, budowniczymi mostów, osobami wprowadzającymi dialog i zgodę.

Jest to możliwe, jeśli osoba konsekrowana nie ulega pokusom napotykanym codziennie na swojej drodze. Chciałbym wyróżnić kilka z nich, spośród najbardziej znaczących. Znacie je, gdyż te pokusy zostały dobrze opisane przez pierwszych mnichów egipskich.

1- Pokusa, by pozwolić się ponieść a nie prowadzić. Obowiązkiem Dobrego Pasterza jest prowadzenie owiec (por. J 10,3-4), doprowadzenie ich na zielone pastwiska i do źródła wody (por. Ps 23). Nie może on dać się ponieść rozczarowaniu i pesymizmowi: „Co mogę zrobić?”. Zawsze jest pełen inicjatyw i kreatywności, jak źródło wytryskujące nawet wtedy, gdy jest wysuszone; zawsze obdarza czułością pocieszenia, nawet gdy jego serce jest złamane; jest ojcem, kiedy dzieci traktują go z wdzięcznością, ale zwłaszcza wówczas, gdy nie są mu wdzięczne (por. Łk 15,11-32). Nasza wierność Panu nigdy nie może zależeć od ludzkiej wdzięczności: „Ojciec twój, który widzi w ukryciu, odda tobie” (Mt 6,4.6.18).

2- Pokusa nieustannego narzekania. Łatwo zawsze obwiniać innych: z powodu niedostatków przełożonych, z powodu warunków kościelnych lub społecznych, niewystarczających możliwości... Ale osoba konsekrowana to ktoś, kto będąc namaszczony Duchem Świętym przekształca każdą przeszkodę w szansę, a nie każdą trudność w wymówkę! Człowiek, który stale narzeka, to w istocie ktoś, kto nie chce pracować. Dlatego Pan, zwracając się do pasterzy powiedział: „wyprostujcie opadłe ręce i osłabłe kolana!” (Hbr 12,12; por. Iz 35,3).

3- Pokusa plotek i zawiści. Ta jest paskudna! Jest to poważne zagrożenie, gdy osoba konsekrowana, zamiast pomagać maluczkim w rozwoju i cieszyć się z powodu sukcesów braci i sióstr, daje się opanować zazdrością i staje się człowiekiem raniącym innych plotkami. Kiedy zamiast starać się wzrastać, zaczyna niszczyć tych, którzy wzrastają; zamiast iść za dobrymi wzorami, osądza ich i pomniejsza ich wartość. Zazdrość jest rakiem, który niszczy każde ciało w krótkim czasie: „Jeśli jakieś królestwo wewnętrznie jest skłócone, takie królestwo nie może się ostać. I jeśli dom wewnętrznie jest skłócony, to taki dom nie będzie mógł się ostać” (Mk 3,24-25). Rzeczywiście – o tym nie zapominajcie – „śmierć weszła na świat przez zawiść diabła” (Mdr 2,24). A plotka jest jej środkiem i bronią.

4- Pokusa porównywania się z innymi. Bogactwo polega na różnorodności i wyjątkowości każdego z nas. Porównywanie się z tymi, którym powodzi się lepiej, często prowadzi nas do popadania w niechęć; porównywanie się z tymi, którzy są w gorszej sytuacji, często prowadzi nas do popadania w arogancję i lenistwo. Osoby mające skłonność, by zawsze porównywać się z innymi, mogą w końcu ulec paraliżowi. Uczmy się od świętych Piotra i Pawła jak przeżywać różnorodność charakterów, charyzmatów i opinii, słuchając i będąc posłusznymi Duchowi Świętemu.

5- Pokusa „faraonizmu” – jesteśmy w Egipcie! – czyli zatwardziałości serca oraz zamykania go na Pana i na braci. Jest to pokusa poczucia się ponad innymi i podporządkowywania ich sobie z powodu próżności; wymagania, by nam służono, a nie my innym.  Jest to częsta pokusa począwszy od czasu pierwszych uczniów, którzy jak mówi Ewangelia - „w drodze posprzeczali się między sobą o to, kto z nich jest największy” (Mk 9,34). Lekiem na tę truciznę jest: „Jeśli kto chce być pierwszym, niech będzie ostatnim ze wszystkich i sługą wszystkich!” (Mk 9,35).

6- Pokusa indywidualizmu. Jak mówi znane powiedzenie egipskie: „ja, a po mnie potop”. Jest to pokusa egoistów, którzy podczas drogi tracą cel i zamiast myśleć o innych, myślą o sobie, nie doświadczając z tego powodu żadnego wstydu, a wręcz usprawiedliwiając siebie. Kościół jest wspólnotą wiernych, Ciałem Chrystusa, gdzie zbawienie jednego członka związane jest ze świętością wszystkich (por. 1 Kor 12,12-27; Lumen gentium, 7). Natomiast indywidualista jest powodem zgorszenia i konfliktów.

7- Pokusa podążania bez kompasu i bez celu. Osoba konsekrowana traci swoją tożsamość i zaczyna być „ni psem, ni wydrą”. Żyje z sercem podzielonym między Bogiem a światowością. Zapomina o swojej pierwszej miłości (por. Ap 2,4). W istocie osoba konsekrowana, nie posiadając wyraźnej i solidnej tożsamości, podąża bez ukierunkowania i zamiast prowadzić innych, rozprasza ich. Wasza tożsamość jako dzieci Kościoła jest tożsamością wiernych obrządku koptyjskiego – to znaczy zakorzenionych w waszych szlachetnych i starożytnych korzeniach – a jednocześnie tożsamością bycia katolikami – to znaczy częścią jednego i powszechnego Kościoła: jak drzewo, które im bardziej zakorzenione jest w ziemi, tym bardziej jest wyniesione ku niebu!

Drogie osoby konsekrowane, przeciwstawianie się pokusom nie jest łatwe, ale jest możliwe, jeśli jesteśmy wszczepieni w Jezusa: „Wytrwajcie we Mnie, a Ja [będę trwał] w was. Podobnie jak latorośl nie może przynosić owocu sama z siebie - jeśli nie trwa w winnym krzewie - tak samo i wy, jeżeli we Mnie trwać nie będziecie” (J 15,4). Im bardziej jesteśmy zakorzenieni w Chrystusie, tym bardziej żyjemy i jesteśmy owocni! Tylko w ten sposób osoba konsekrowana może zachować zadziwienie, namiętność pierwszego spotkania, oczarowanie i wdzięczność w życiu z Bogiem i w Jego misji. Od jakości naszego życia duchowego zależy jakość naszej konsekracji.

Egipt wniósł swój wkład w ubogacenie Kościoła bezcennym skarbem życia monastycznego. Zachęcam was zatem do czerpania z przykładu św. Pawła Pustelnika, św. Antoniego, świętych ojców pustyni, wielu mnichów, którzy swoim życiem i przykładem otworzyli bramy nieba wielu braciom i siostrom; a zatem także i wy możecie być światłem i solą, to znaczy  motywem zbawienia dla was samych i dla wszystkich innych, wierzących i niewierzących, a zwłaszcza dla ostatnich, ubogich, opuszczonych i odrzuconych.

Niech Święta Rodzina was broni i błogosławi was wszystkich, waszą ojczyznę i wszystkich jej mieszkańców. Z głębi serca życzę każdemu z was wszystkiego, co najlepsze, a poprzez was pozdrawiam wiernych, których Bóg powierzył waszej opiece. Niech Pan udzieli wam owoców Ducha Świętego: „miłości, radości, pokoju, cierpliwości, uprzejmości, dobroci, wierności, łagodności, opanowania” (Ga 5,22).

Będziecie zawsze obecni w moim sercu i w moich modlitwach. Odwagi! i naprzód z Duchem Świętym! „Oto jest dzień, który dał nam Pan! Weselmy się i radujmy się w nim!”. I proszę nie zapominacie modlić się za mnie!

[00622-PL.02] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua araba

أصحاب الغبطة،

الأخوات والإخوة الأعزاء،

السلام عليكم!

"هذَا هُوَ الْيَوْمُ الَّذِي صَنَعُهُ الرَّبُّ، لنَبْتَهِج وَنَفْرَح فِيهِ! المَسيحُ انتصرَ على الموتِ للأبد، لنَبْتَهِج وَنَفْرَح فِيهِ!"

يسعدني أن أتواجد بينكم في هذا المكان حيث يتم تكوِّن الكهنة، والذي يمثّل قلب الكنيسة الكاثوليكية في مصر. يسعدني أيضًا أن أحيّي فيكم، يا كهنة القطيع الكاثوليكي الصغير في مصر ومكرّسيه ومكرّساته، "الخميرة" التي يُعدّها الربّ لهذه الأرض المباركة، كيما يختمر بها، مع إخوانكم الأرثوذكس، ملكوته (را. متى 13، 13).

أودّ، قبل كلّ شيء، أن أشكركم على شهادتكم وعلى كلّ الخير الذي تصنعونه يوميًّا، بخدمتكم وسط العديد من التحدّيات وغالبًا ما تكون قليلة التعزيات. أودّ كذلك أن أشجّعكم! لا تخافوا من أعباء الحياة اليوميّة، ومن ضغط الظروف الصعبة التي على البعض منكم أن يجتازوها. نحن نكرّم الصليب المقدس، أداة وعلامة خلاصنا. فمن يهرب من الصليب يهرب من القيامة!

"لاَ تَخَفْ، أَيُّهَا الْقَطِيعُ الصَّغِيرُ، لأَنَّ أَبَاكُمْ قَدْ سُرَّ أَنْ يُعْطِيَكُمُ الْمَلَكُوتَ" (لو 12، 32).

إن الأمر يتعلق إذا بأن نؤمن، وأن نشهد للحقيقة، وأن نزرع ونحرث دون انتظار المحصول. فنحن، في الواقع، نجني ثمار ما زرعه حشدٌ غفير من الآخرين، مكرّسين وغير مكرّسين، الذين عمِلوا بسخاءٍ في كَرمِ الربّ: إن تاريخكم زاخر بأمثالهم!

أما أنتم، وفي وسط الكثير من دوافع الإحباط ووسط العديد من أنبياء الدمار والإدانة، ووسط الكم الكبير من الأصوات السلبيّة والمحبطة، فكونوا قوّة إيجابية، كونوا نورًا ومِلحًا لهذا المجتمع؛ كونوا المُحَرّك الذي يجر القطار إلى الأمام، صوب الهدف مباشرة؛ كونوا باذري رجاء، وبُناة جسور، وفاعلي حوار وتوافق.

وهذا ممكنٌ إذا لم يستسلم الشخص المكرّس أمام التجارب التي يواجهها يوميّا في طريقه. أودّ هنا أن أسلّطَ الضوءَ على بعضٍ من بين الأكثر أهمية. وأنتم تعرفونها، لأن رهبان مصر الأوائل قد وصفوها بشكل جيّد.  

1.     تجربة الانجراف مع التيار وليس القيادة. على الراعي الصالح أن يقود القطيع (را. يو 10، 3- 4)، وأن يرشده للمراعي الخصبة ولينبوع المياه (را. مز 23). لا يملك أن يسمح لنفسه بالانجراف بسبب الإحباط والتشاؤم: "ماذا يمكنني أن أفعل؟". إنه دائم المبادرات والإبداع، كينبوع يتدفّق منه الماء حتى عندما يكون جافًا؛ ولديه دائمًا لمسة من العزاء حتى عندما يكون محطّم القلب؛ إنه أب عندما يعامله الأبناء بامتنان وخاصة عندما يكونون ناكري الجميل (را. لو 15، 11 -32). فإخلاصنا للربّ يجب ألا يعتمد أبدًا على عرفان الجميل البشريّ: "َأَبُوكَ الَّذِي يَرَى فِي الْخَفَاءِ يُجَازِيكَ عَلاَنِيَةً" (متى 6، 4. 6. 18).

2.     تجربة التذمّر الدائم. من السهل اتّهام الآخرين على الدوام، بسبب تقصيرات المسؤولين، وبسبب الأوضاع الكنسيّة أو الاجتماعيّة، وبسبب ضيق الإمكانيّات ... إلّا أن المكرّس هو الشخص الذي، بمسحة الروح القدس، يحوّل كلّ عقبة إلى فرصة نجاح، وليس كلّ صعوبة إلى ذريعة! مَنْ يتذمر باستمرار هو في الواقع شخص لا يريد أن يعمل. لذا يقول الربّ مخاطبا الرعاة: "قَّوِمُوا الأَيَادِيَ الْمُسْتَرْخِيَةَ وَالرُّكَبَ الْمُخَلَّعَةَ" (عب 12، 12؛ را. أش 35، 3).

3.     تجربة الثرثرة والحسد. وهذا أمر قبيح! يصبح الخطر كبيرًا عندما يسمح المكرّس لنفسه، بدل أن يساعد الصغار على النموّ والابتهاج لنجاح الإخوة والأخوات، بأن يسيطر عليه الحسد فيتحوّل إلى إنسان يؤذي الآخرين عبر النميمة. وعندما، عوضًا عن أن يبذل الجهد للنمو، يشرع في تدمير الذين ينمون؛ وبدل أن يقتدي بالأمثلة الصالحة، يدينها ويقلّل من قيمتها. إن الحسد هو السرطان الذي يدمّر أيَّ جسد في وقت قصير: "إِنِ انْقَسَمَتْ مَمْلَكَةٌ عَلَى ذَاتِهَا لاَ تَقْدِرُ تِلْكَ الْمَمْلَكَةُ أَنْ تَثْبُتَ. وَإِنِ انْقَسَمَ بَيْتٌ عَلَى ذَاتِهِ لاَ يَقْدِرُ ذَلِكَ الْبَيْتُ أَنْ يَثْبُتَ" (مر 3، 24 -26). في الحقيقة -لا تنسوا- "بِحَسَدِ إبليسَ دَخَلَ المَوتُ إِلى العالَم" (حك 2، 25). والنميمة هي وسيلة الحسد وسلاحه.

4.     تجربة مقارنة النفس بالآخرين. إن الغنى يكمن في تنوّع وتفرّد كلّ منّا. فمقارنة أنفسنا مع أولئك الذين هم أفضل منّا غالبًا ما تقودنا إلى الوقوع في الضغينة. ومقارنة أنفسنا مع أولئك الذين هم أقلّ منّا تقودنا غالبًا إلى الوقوع في الغرور والتقاعس. ومَن يميل إلى مقارنة نفسه دائما بالآخرين ينتهي به الأمر بِشَلِّ نفسه. لنتعلّم من القدّيسين بطرس وبولس كيف نعيش اختلاف الطباع، والمواهب والآراء في الإصغاء للروح القدس والانصياع له.

5.     تجربة "التفرعن"، -نحن في مصر!- أي تحجّر القلب وإغلاقه أمام الربّ وأمام الإخوة. إنها تجربة مَن يشعر بأنه فوق الآخرين ومن ثمَّ يقوم باستعبادهم لنفسه من أجل المجد الباطل؛ تجربة الاعتقاد بأنه على الآخرين أن يخدمونا بدلا من أن نخدمهم. إنها تجربة مألوفة، وقد كانت قائمة منذ البداية بين التلاميذ، الذين -كما يقول الإنجيل- "تَحَاجُّوا فِي الطَّرِيقِ بَعْضُهُمْ مَعَ بَعْضٍ فِي مَنْ هُوَ أَعْظَمُ" (مر 9، 34). والترياق لهذا السمّ هو: "إِذَا أَرَادَ أَحَدٌ أَنْ يَكُونَ أَوَّلاً فَيَكُونُ آخِرَ الْكُلِّ وَخَادِماً لِلْكُلِّ" (مر 9، 35).

6.     تجربة الفردانية. كما يقول المثل المصري المعروف: "أنا ومِن بعدي الطوفان". إنها تجربة الانانيين الذين، أثناء الدرب، يفقدون الهدف، وبدلا من التفكير في الآخرين يفكّرون فقط في أنفسهم، دون الشعور بأي خجل من ذلك، بل ويبرّرونه. إن الكنيسة هي جماعة المؤمنين، جسد المسيح، حيث خلاص أحد الأعضاء يرتبط بقداسة الجميع (را. 1 كو 12، 12- 27، نور الأمم، 7). إن الفردانيّة هي في الواقع سببٌ للعثرة وللصراع.

7.     تجربة السير بلا بوصلة وبلا هدف. إن المكرّس الذي يفقد هويّته يصبح رويدًا رويدًا "بلا لون ولا طعم". فهو يعيش بقلب منقسم بين الله والأمور الدنيوية. ينسى حبّه الأول (را. رؤ 2، 4). فالمكرّس في الواقع، من دون هويّة واضحة وراسخة، يسير دون توجّه، وبدل من أن يقود الآخرين يبدّدهم. إن هويّتكم، كأبناء للكنيسة، هي بأن تكونوا أقباطًا – أي راسخين في جذوركم النبيلة والعريقة - وأن تكونوا كاثوليكا – أي جزءا من الكنيسة الواحدة الكاثوليكية: مثل الشجرة التي، كلما تجذرت في الأرض، كلما ارتفعت في السماء!

أيها الكهنة والمكرّسون الأعزاء، ليس من السهل مقاومة هذه التجارب، ولكنه ممكن إذا كنا ثابتين في المسيح: "اُثْبُتُوا فِيَّ وَأَنَا فِيكُمْ. كَمَا أَنَّ الْغُصْنَ لاَ يَقْدِرُ أَنْ يَأْتِيَ بِثَمَرٍ مِنْ ذَاتِهِ إِنْ لَمْ يَثْبُتْ فِي الْكَرْمَةِ، كَذَلِكَ أَنْتُمْ أَيْضًا إِنْ لَمْ تَثْبُتُوا فِيَّ" (يو 15، 4). كلّما كنّا متجذّرين في المسيح، كلّما أصبحنا أكثر حياة وأكثر خصوبة! هكذا فقط يمكن للمكرّس أن يحافظ على الاندهاش، وشغف اللقاء الأول، والانجذاب والامتنان في حياته وفي رسالته. فعلى نوعيّة حياتنا الروحية تتوقّف نوعية حياتنا المكرّسة!

لقد ساهمت مصر في إثراء الكنيسة بكنز الحياة الرهبانيّة النفيس. لذا، أحثّكم على الاستفادة من مثال الأنبا بولا الناسك، والقدّيس أنطونيوس، وآباء الصحراء القدّيسين، ومن العديد من الرهبان، الذين فتحوا، من خلال حياتهم ومثالهم، أبواب السماء، للعديد من الإخوة والأخوات؛ يمكنكم أنتم أيضًا هكذا أن تصيروا نورًا وملحًا، وسببًا لخلاص أنفسكم وخلاص الجميع، مؤمنين وغير مؤمنين، ولا سيما المهمّشين، والمحتاجين والمتروكين والمرذولين.

لتحرسكم العائلة المقدّسة وتبارككم جميعًا، وتبارك بلدكم، وجميع سكانها. أتمنى، من أعماق قلبي، لكلّ واحد منكم كلّ الخير، وأحيّي من خلالكم المؤمنين الذين عهد الله بهم إلى رعايتكم. ليمنحكم الربّ ثمار روحه القدّوس، والتي هي: "مَحَبَّة فَرَح سَلاَم، طُول أَنَاةٍ لُطْف صَلاَح، إِيمَان وَدَاعَة تَعَفُّف" (غل 5، 22- 23).

سأحملكم دائما في قلبي وفي صلاتي. تشجّعوا، وسيروا إلى الأمام برفقة الروح القدس! "هذَا هُوَ الْيَوْمُ الَّذِي صَنَعُهُ الرَّبُّ، لنَبْتَهِج وَنَفْرَح فِيهِ!". ومن فضلكم لا تنسوا أن تصلّوا من أجلي!

[00622-AR.02] [Testo originale: Italiano]

[B0282-XX.02]