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Visita pastorale alla Parrocchia romana di Santa Maria a Setteville, 15.01.2017


 

Omelia del Santo Padre

Parole del Papa nei vari incontri nel corso della visita alla parrocchia

Nel pomeriggio di oggi, II Domenica del Tempo Ordinario, il Santo Padre Francesco si è recato in visita pastorale alla Parrocchia di Santa Maria a Setteville, a Setteville di Guidonia (Roma).

Al suo arrivo, intorno alle ore 15.40, il Papa ha salutato il Viceparroco, don Giuseppe Berardino, 50 anni, gravemente malato di sclerosi laterale amiotrofica da più di due anni. Durante l’incontro, durato circa 10 minuti, il Santo Padre ha rivolto sottovoce al sacerdote – immobilizzato al letto ed impossibilitato a parlare - parole di conforto. Dopo una preghiera silenziosa, il Papa ha quindi amministrato al Viceparroco il Sacramento dell’unzione degli infermi.

Poi, il Pontefice ha incontrato le varie realtà pastorali della parrocchia e in particolare: trenta anziani ed ammalati, tra cui tre bambini affetti da Sindrome di Down; i ragazzi della catechesi, inclusi molti giovani del percorso post-cresima ed un gruppo di Scout, con i quali si è intrattenuto per più di mezz’ora, rispondendo a diverse domande.

Successivamente, il Santo Padre ha salutato 45 bimbi, tutti battezzati nel corso del 2016, ed ha ricordato ai loro genitori l’importanza della famiglia. Quindi, si è svolto l’incontro con un centinaio di fedeli che aiutano il Parroco, don Luigi Tedoldi, nell’opera pastorale. A loro, il Pontefice ha dato diversi consigli, soffermandosi sul valore della missione.

Poi, dopo aver salutato i sacerdoti ed i cinque seminaristi della Parrocchia, il Santo Padre Francesco si è spostato in sagrestia per confessare quattro penitenti: una giovane coppia, che accudisce il Viceparroco, un giovane del percorso post-cresima ed il padre di un bambino ammalato.

Alle 17.40 circa, il Papa ha presieduto la celebrazione della Santa Messa nella chiesa parrocchiale. Dopo la proclamazione del Vangelo, il Santo Padre ha pronunciato la sua omelia a braccio.

Intorno alle ore 19.00, prima di lasciare la Parrocchia, il Papa ha salutato i numerosi fedeli radunati davanti alla chiesa sin da mezzogiorno e che hanno seguito la visita attraverso i maxi-schermi allestiti per l’occasione.

Alle ore 19.40, il Santo Padre ha fatto rientro in Vaticano.

Riportiamo di seguito la trascrizione dell’omelia e delle parole a braccio che il Papa ha pronunciato nei vari incontri nel corso della visita alla parrocchia:

Omelia del Santo Padre

Il Vangelo ci presenta Giovanni [il Battista] nel momento in cui dà testimonianza di Gesù. Vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è Colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”» (Gv 1,29-30). Questo è il Messia. Dà testimonianza. E alcuni discepoli, sentendo questa testimonianza – discepoli di Giovanni – seguirono Gesù; andarono dietro a Lui e sono rimasti contenti: «Abbiamo trovato il Messia!» (Gv 1,41). Hanno sentito la presenza di Gesù. Ma perché hanno incontrato Gesù? Perché c’è stato un testimone, perché c’è stato un uomo che ha dato testimonianza di Gesù.

Così succede nella nostra vita. Ci sono tanti cristiani che professano che Gesù è Dio; ci sono tanti preti che professano che Gesù è Dio, tanti vescovi… Ma tutti danno testimonianza di Gesù? O essere cristiano è come… un modo di vivere come un altro, come essere tifoso di una squadra? “Ma sì, sono cristiano…”. O come avere una filosofia: “Io osservo questi comandamenti, sono cristiano, devo fare questo…”. Essere cristiano, prima di tutto, è dare testimonianza di Gesù. La prima cosa. E questo è quello che hanno fatto gli Apostoli: gli Apostoli hanno dato testimonianza di Gesù, e per questo il cristianesimo si è diffuso in tutto il mondo. Testimonianza e martirio: la stessa cosa. Si dà testimonianza nel piccolo, e alcuni arrivano al grande, a dare la vita nel martirio, come gli Apostoli. Ma gli Apostoli non avevano fatto un corso per diventare testimoni di Gesù; non avevano studiato, non sono andati all’università. Avevano sentito lo Spirito dentro e hanno seguito l’ispirazione dello Spirito Santo; sono stati fedeli a questo. Ma erano peccatori, tutti! I Dodici erano peccatori. “No, Padre, Giuda soltanto!”. No, poveraccio… Noi non sappiamo cosa è accaduto dopo la sua morte, perché la misericordia di Dio c’è anche in quel momento. Ma tutti erano peccatori, tutti. Invidiosi, avevano gelosia tra loro: “No, io devo occupare il primo posto e tu il secondo”; e due di loro parlano alla mamma perché vada a parlare a Gesù che dia il primo posto ai loro figli… Erano così, con tutti i peccati. Erano anche traditori, perché quando Gesù è stato catturato, tutti sono scappati, pieni di paura; si sono nascosti: avevano paura. E Pietro, che sapeva di essere il capo, sentì il bisogno di avvicinarsi un po’ per vedere cosa accadeva; e quando la domestica del sacerdote disse: “Ma anche tu eri…”, disse: “No, no, no!”. Rinnegò Gesù, tradì Gesù. Pietro! Il primo Papa. Tradì Gesù. E questi sono i testimoni! Sì, perché erano testimoni della salvezza che Gesù porta, e tutti, per questa salvezza si sono convertiti, si sono lasciati salvare. È bello quando, sulla riva del lago, Gesù fa quel miracolo [la pesca miracolosa] e Pietro dice: «Allontanati da me, Signore, perché sono peccatore» (Lc 5,8). Essere testimone non significa essere santo, ma essere un povero uomo, una povera donna che dice: “Sì, sono peccatore, ma Gesù è il Signore e io do testimonianza di Lui, e io cerco di fare il bene tutti i giorni, di correggere la mia vita, di andare per la giusta strada”.

Soltanto io vorrei lasciarvi un messaggio. Questo lo capiamo tutti, quello che ho detto: testimoni peccatori. Ma, leggendo il Vangelo, io non trovo un [certo tipo di] peccato negli Apostoli. Alcuni violenti c’erano, che volevano incendiare un villaggio che non li aveva accolti… Avevano tanti peccati: traditori, codardi… Ma non ne trovo uno [particolare]: non erano chiacchieroni, non parlavano male degli altri, non parlavano male uno dell’altro. In questo erano bravi. Non si “spennavano”. Io penso alle nostre comunità: quante volte, questo peccato, di “togliersi la pelle l’uno all’altro”, di sparlare, di credersi superiore all’altro e parlare male di nascosto! Questo, nel Vangelo, loro non l’hanno fatto. Hanno fatto cose brutte, hanno tradito il Signore, ma questo no. Anche in una parrocchia, in una comunità dove si sa… questo ha truffato, questo ha fatto quella cosa…, ma poi si confessa, si converte… Siamo tutti peccatori. Ma una comunità dove ci sono le chiacchierone e i chiacchieroni, è una comunità che è incapace di dare testimonianza.

Io dirò soltanto questo: volete una parrocchia perfetta? Niente chiacchiere. Niente. Se tu hai qualcosa contro uno, vai a dirglielo in faccia, o dillo al parroco; ma non fra voi. Questo è il segno che lo Spirito Santo è in una parrocchia. Gli altri peccati, tutti li abbiamo. C’è una collezione di peccati: uno prende questo, uno prende quell’altro, ma tutti siamo peccatori. Ma quello che distrugge, come il tarlo, una comunità sono le chiacchiere, dietro le spalle.

Io vorrei che in questo giorno della mia visita questa comunità facesse il proposito di non chiacchierare. E quando ti viene voglia di dire una chiacchiera, morditi la lingua: si gonfierà, ma vi farà tanto bene, perché nel Vangelo questi testimoni di Gesù – peccatori: anche hanno tradito il Signore! – mai hanno chiacchierato uno dell’altro. E questo è bello. Una parrocchia dove non ci sono le chiacchiere è una parrocchia perfetta, è una parrocchia di peccatori, sì, ma di testimoni. E questa è la testimonianza che davano i primi cristiani: “Come si amano, come si amano!”. Amarsi almeno in questo. Incominciate con questo. Il Signore vi dia questo regalo, questa grazia: mai, mai sparlare uno dell’altro. Grazie.

[00070-IT.02]

Parole del Papa nei vari incontri nel corso della visita alla parrocchia

Incontro con i malati

Santo Padre:

Vi saluto e vi prometto di pregare per voi. Ognuno ha il proprio problema, o una malattia, o una preoccupazione… Anche i bambini con problemi… Ci sono cose che non si possono spiegare, ma succedono, la vita è così… la vita è così. Gesù ha voluto essere vicino a noi anche col suo dolore, con la sua passione, con le proprie sofferenze, e Gesù è vicino a tutti voi. Lui stesso lo ha detto: “Se tu vai a trovare un malato, vai a trovare me” (cfr Mt 25,36.40). Gesù è con i malati, con quelli che hanno problemi. E questo è vero. Io so che quando si soffre, quando ci sono problemi, è difficile capire, ma non si tratta di capire, si tratta di sentire, sentire le carezze di Gesù. Soltanto questo. E questo consola.

E perché tutti voi siate capaci di sentire queste carezze di Gesù, vi darò la benedizione. Ma prima di questo, Gesù lo porta la mamma, sempre; preghiamo la Madonna, tutti insieme, perché Gesù ci benedica.

Ave o Maria, …

[Benedizione]

Ecco. E pregate per me, non dimenticatevi, per favore. E coraggio, coraggio: non lasciarti prendere dalla tristezza! Su, non giù. Su! Il Signore è con noi, sempre! Grazie. Dio vi benedica e pregate per me.

[00074-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Incontro con i giovani

 

Santo Padre:

Grazie. Grazie per la vostra gioia, per i vostri disegni… Bellissimi, quelli che mi avete dato. Siete bravi. E grazie per le cose che avete detto. Post-Cresima, Cresima… Ma io ho sentito che qui a Roma la Cresima è il “sacramento dell’addio”: dopo la Cresima, non ci vediamo più… È vero questo? Non è vero? Ah, no? E voi siete tutti i giovani di Roma? Tutti? E gli altri? Non sono tornati, dopo la Cresima?… Il dopo-Cresima è un problema. E il fatto che voi siate qui è una grazia del Signore. Il Signore vi ha dato questa grazia, di non fare della Cresima il sacramento dell’“arrivederci” fino al giorno delle nozze. Tanti anni senza una comunità… E voi siete stati scelti dal Signore per fare comunità. E questo è grande. Credo che Maria [una ragazza della parrocchia] ha detto: “Noi siamo qui perché il Signore ci ama”. Ma, dimmi, e gli altri, quelli che non sono qui adesso, il Signore li ama?... Non sapete se il Signore li ama o no?... Li ama? E perché non sono qui? Se voi vi sentite amati dal Signore e per questo il Signore vi ha portati qui, perché quegli altri non sono qui? Cosa succede?... Qualcuno intelligente che mi dica una parola… Parlate, parlate, che voglio sentirvi.

[Un bambino parla ma non si capisce]

Santo Padre:

Sei bravo tu! Quanti anni hai?

[Bambino]

Otto.

Santo Padre:

Questi ne hanno più di 18 e nessuno di loro è riuscito a parlare, e tu sei [riuscito]… Bravo, continua così! Fai bene, fai bene. È coraggioso! Senza vergogna. Sii coraggioso, continua! Vieni, vieni… Senti, non tutti ti hanno sentito. Sei capace di ripetere quello che mi hai detto? Dillo…

[Bambino]

In pratica, ci sono delle persone che non sono insieme a noi, facendo un’unione, perché non sono qui con noi condividendo gioia e ogni giorno il Signore ci dona qualcosa, e noi non lo possiamo condividere; quindi, delle persone se ne vanno, lasciandoci da soli o non ascoltando le parole del Signore.

Santo Padre:

Questo ha coraggio! È coraggioso. Ha detto due cose: ascoltare la Parola del Signore e trovare gioia. Due cose che io prendo da quello che lui ha detto. Quei giovani ascoltano la Parola del Signore, ma come noi diciamo le parole del Signore? Quando io sento parlare un giovane o una giovane del Signore, o un catechista, una catechista, non so, uno qualsiasi, io mi annoio. Parliamo del Signore con una certa tristezza. Lui ha detto gioia: è questo il segreto. Parlare del Signore con gioia, e questo si chiama testimonianza cristiana. Capite? La testimonianza cristiana è parlare del Signore con gioia, ma anche con la gioia della propria vita, cioè fare con la mia vita quello che dico del Signore. E voi, che siete i più grandi, chi di voi sa dirmi com’è la testimonianza cristiana? Sapete cosa significa, testimonianza? Sapete o no? Sì… Tu sei?… Spiegatemi cos’è la testimonianza cristiana, come si fa… Dite, dite, parlate…

[Ragazzo]

Dando un esempio di vita.

Santo Padre:

Dando un esempio di vita. Eccone uno. Così. Se io dico: “Io sono molto cattolico, vado tutte le domeniche a Messa”, ma poi con i miei genitori non parlo, gli anziani non mi interessano, non assisto i poveri, non vado a trovare i malati… questa è testimonianza di vita? No! Io posso parlare del Signore, ma se io con la mia vita non parlo dando testimonianza, come tu hai detto, con la propria vita, non serve! “Ma, Padre, io sono cristiano, e parlo del Signore!”. Sì, ma tu sei un cristiano-pappagallo! Soltanto da qui [indica la bocca]: parole, parole, parole… Ti ricordi quella canzone? No, voi no, siete giovani. Sì? “Parole, parole, parole…”, e niente di più. La testimonianza cristiana si fa con la parola, con il cuore e con le mani. Ripetiamo insieme: con la parola, con il cuore e con le mani. Benissimo. Adesso, io vi domando – vediamo chi risponde, perché sto parlando io, e questo non va – come si fa la testimonianza cristiana con la parola? Uno… Tu hai già parlato, un altro… Ma dimmi, tu che sei catechista, sono muti, questi? Come si fa? [qualcuno interviene] Ecco, raccontando le proprie esperienze, il rapporto con il Signore, con la parola. Bravo! Come si fa la testimonianza cristiana con il cuore?

[Una ragazza]

Donandosi.

Santo Padre

Donandosi. Spiegaci un po’, hai ragione, ma spiega un po’ cosa vuoi dire con quella parola: donandosi.

[Ragazza]

Aprirsi all’altro…

Santo Padre

Aprirsi all’altro, bene…

[Ragazza]

Accettare l’altro come è…

Santo Padre

Accettare l’altro come è, non come io voglio che sia, bene! Di’, di’ ancora…

[Ragazza]

Ascoltare l’altro

Santo Padre

Ascoltare l’altro. È interessante, questo. Un cristiano è un uomo, è una donna, è un giovane, è un bambino, è una bambina dell’ascolto, che sa ascoltare. Sa ascoltare la Parola di Dio e sa ascoltare l’altro. Soltanto con le orecchie?... Con il cuore, pure. Si sa commuovere. Brava, brava! E come si fa la testimonianza cristiana con le mani?

[Ragazza]

Facendosi umili

Santo Padre

Facendosi umili… E com’è l’umiltà?

[Ragazza]

Andare incontro alle persone.

Santo Padre

Andare incontro alle persone… E se qualcuno si è arrabbiato con te e ha sparlato di te, la testimonianza cristiana dice: “No, con quello non andare”?

[Ragazza]

No. È difficile mettere l’orgoglio da parte, però la Parola ci insegna a farsi umili e a chiedere perdono, andare per primi e chiedere perdono alla persona con la quale hai litigato.

Santo Padre:

Chiedere perdono, perdonare… Sei brava! Con il cuore, con le mani… Anche, testimonianza cristiana con le mani…

[Ragazza]

Agire…

Santo Padre:

Agire. Come, per esempio?

[Ragazza]

Rendendosi utile per gli altri.

Santo Padre:

Ecco. Le opere di misericordia: andare a trovare gli ammalati, i carcerati, aiutare il compagno a fare i compiti… tutte queste cose. Aiutare sempre! Testimonianza: con la lingua, con la bocca, confessare il Signore; con il cuore, sempre aprire all’amore; e con le mani: le opere di misericordia. Questa è la testimonianza cristiana. Adesso avete capito? Ma dovete parlare fra voi di queste cose! Va bene. Qualche domanda? Parla, parla forte!

[Ragazza]

Come spiegare a chi non crede perché la fede è importante?

Santo Padre:

Come potete spiegare a qualcuno che non crede perché o come la fede è importante? Questa è la domanda? Non si deve spiegare. Sentite bene questo: se tu hai un amico, un’amica che non crede, tu non devi dire: “Tu devi credere per questo, per questo, per questo…”, e spiegargli tutte le cose. Questo non si deve fare! Questo si chiama proselitismo, e noi cristiani non dobbiamo fare proselitismo. Cosa si deve fare? Se io non posso spiegare, cosa devo fare? Vivere in modo tale che sia lui o lei a chiedermi: “Perché tu vivi così? Perché tu hai fatto questo?”, e allora sì, spiegare. Capito? Ma mai per primo spiegare, per convincere. La fede è una grazia di Dio e ci vuole l’inquietudine [la ricerca interiore] dello Spirito Santo per avere la fede, e l’inquietudine dello Spirito Santo viene anche dalla nostra testimonianza. “Ma guarda, questo è pazzo! Invece di venire con noi a divertirsi, è andato a fare la veglia a un malato, ad accompagnare un malato. Ma è pazzo! Domani gli domanderò…”. “Dimmi: perché hai fatto questo?”. È così. È l’inquietudine che è nel cuore ti fa domandare. Prima, fare; dopo, spiegare. Capito? E lo Spirito Santo entra nel cuore, rende il cuore inquieto con la testimonianza dei cristiani. Per questo Gesù diceva alla gente, riguardo ai dottori della legge di quei tempi: “Fate tutto quello che loro dicono, ma non quello che fanno”. Non davano testimonianza. E la testimonianza cristiana – questo che voi avete detto su come vivere, come essere testimone – è quello che provoca l’inquietudine nell’altro, e ti fa la domanda, e tu spieghi. Hai capito la risposta? Ma mai prima incominciare a spiegare. Fare che sia lui o lei a fare la domanda, e provocare la domanda con la propria testimonianza. Capito? Ecco. Un’altra cosa, un’altra domanda?

[Ragazza]

Perdonare. Nel cristianesimo è importante perdonare… Ma Lei riesce sempre a perdonare?

Santo Padre:

È difficile. Io ho conosciuto una vecchietta che era brava! Credo che questa picchiava anche il marito… [ride, ridono], ma era brava. Era una donna brava, forte. E questa donna diceva: “Perdonare sempre. Dimenticare è difficile”. Quando tu sei in “guerra”, diciamo così, sei in inimicizia con una persona, il tuo cuore e il cuore di quella persona sono feriti… D’accordo? La ferita dell’odio, dell’inimicizia, della gelosia…, tante ferite. E se una persona fa male all’altra, la ferita diventa più grande. Perdonare è difficile, ma si può. Pensiamo a Gesù, all’esempio che ci dà, quando ha detto al Padre: “Perdonali, Padre: non sanno quello che fanno” (cfr Lc 23,34). Perdonare si può. La ferita può guarire, essere guarita; la ferita si chiude. Ma rimane tante volte la cicatrice. E questo significa: “Io non posso dimenticare, ma ho perdonato”. Sempre, il perdono. Ma non andare da quella persona a dare il perdono come se io dessi un’elemosina, no. Il perdono nasce nel cuore e io incomincio a trattare quella persona come se niente fosse successo… Un sorriso, e lentamente il perdono viene. Il perdono non si fa per decreto: ci vuole un cammino interiore nostro, per perdonare. Non è facile… Ma si può arrivare, a questo. Va bene così? Sei d’accordo?

Un’altra domanda, da quella parte… Sono più bravi quelli di voi! [ride, ridono]

[Ragazzo]

Secondo Lei, qual è il dono più grande che ci ha fatto Dio?

Santo Padre:

Grazie. Mah, non so cosa dirvi… Perché in teoria io potrei dire: il dono più grande è la fede. Sì, è vero. Questo in teoria. Ma quello che io sento come un grande dono di Dio è la mia famiglia: il papà, la mamma, cinque fratelli, tutta la famiglia… Per me, questo è un grande dono, vivere in famiglia. Per questo è importante la famiglia... E la famiglia è papà, mamma, i fratelli… e finisce lì? No…, i nonni! Che cosa pensate voi dei nonni?... Chi risponde?...

[Ragazza]

Che sono dei secondi genitori.

Santo Padre:

Che sono i secondi genitori. Va bene questo. Sono quelli che custodiscono la famiglia “dietro” i genitori. È bene. Un po’ di più, un’altra cosa…

[Ragazzo]

Molte volte, più che secondi genitori, possono essere anche amici, i nonni…

Santo Padre:

Ecco, anche i nonni possono essere amici. Io conosco ragazzi e ragazze che sono più capaci di parlare con i nonni che con i genitori. Perché si sentono più amici, più capiti, dai nonni… Ma ho sentito qualcuno dire: “Parlare con i nonni è noioso! I nonni sono roba vecchia, non servono”. È vero, questo?

[Ragazzi]

No!

Santo Padre:

No! Io vi do un consiglio: parlate con i nonni; fate domande ai nonni. I nonni sono la memoria della vita, sono la saggezza della vita. Parlate con i nonni. Capito? Benissimo.

Io non so… possiamo continuare? Un’altra domanda. Io vorrei guardare qui, ma sono tutti muti…

[Ragazza]

Come ha fatto a non perdere mai la fede tra gli alti e bassi della vita?

Santo Padre:

Ma la fede si perde… Io, alcune volte, pensando adesso ad alcuni momenti,… la fede si è abbassata tanto che io non la trovavo e vivevo come se non avessi fede… Poi, si ritrova. Gli alti e bassi della vita hanno anche un primo momento, una scossa che ti muove e ti fa perdere un po’ la fede, ma poi con il tempo la ritrovi. C’è una parola, nel Vangelo, quando Gesù dice: “Tutto è possibile a quello che ha fede”. Tutto. E il papà di quel bambino ammalato – il papà aveva portato il bambino perché fosse guarito da Gesù – cosa ha detto, a Gesù? “Signore, io ho fede, ma aiuta la mia poca fede” (cfr Mc 9,23-24). La fede non è sempre così [grande]… Ci sono giorni bui, tutto scuro… Anch’io ho camminato nella mia vita per giorni così. Ma non [bisogna] spaventarsi: pregare e avere pazienza, e poi il Signore si fa vedere, ci fa crescere la fede e ti fa andare avanti. Ho risposto alla tua domanda?

[Ragazza]

Sì, sì, grazie.

Santo Padre:

Ho risposto?

[Ragazza]

Sì, perché io certe volte perdo la fede, però… cerco di ritrovarla…

Santo Padre:

Sì, tu hai ragione, perché la fede in alcuni giorni non si vede: è tutto bui … E quando uno vede delle calamità… Ieri, per esempio, quando ho fatto il battesimo a 13 bambini dei terremotati: il papà di uno aveva perso la moglie. “Ho perso il mio amore”, mi ha detto. Uno pensa: quest’uomo può avere fede, dopo questa tragedia? E si capisce che lì c’è il buio… “E se io non ci credo…”. Stai zitto. Accompagnalo. Rispetta quel buio dell’anima. Poi sarà il Signore a risvegliare la fede. La fede è un dono del Signore. A noi [spetta] soltanto custodirlo… Non si studia per avere fede, la fede si riceve come un regalo. Grazie.

Mi dicono che devo dare la benedizione, e Gesù dava la benedizione sempre. E io darò a tutti voi la benedizione, ma specialmente ai muti, a quelli che non sono riusciti a parlare… Ma guarda, trovare giovani che non parlino… è una tragedia!

Adesso preghiamo la Madonna: Ave o Maria,

[Benedizione]

Prima di andarmene, una domanda: cosa si deve fare con i nonni?

[Ragazzi]

Parlarci!

Santo Padre:

E ascoltarli! Parlare e ascoltarli. Pregate per me! Grazie.

[00073-IT.01] [Testo originale: Italiano]

 

 

Incontro con i genitori dei bambini battezzati durante l’anno

Santo Padre:

Grazie per questa ricchezza che sono i bambini. È un grande dono, avere un bambino. Anche un grande problema, pure, perché piangono, non ci lasciano dormire, non si sa cosa fanno, ma sempre è una gioia vederli crescere: è la gioia della vita che va avanti…; della vita che va avanti e anche rende più giovani noi. Io ho avuto un professore, quando studiavo in seminario, era professor di filosofia… E io ho visto quell’uomo che insegnava la filosofia, una cosa astratta, come giocava con i bambini! Diventava giovane! Perché i bambini hanno questa grazia di renderci giovani.

Vi auguro il meglio, per voi, con i vostri bimbi. Che il Signore vi renda felici con questo dono della famiglia, dei bambini… Ci saranno problemi, un sacco di problemi; ma alla fine, il frutto sarà maturo e sarà il frutto del vostro lavoro, della vostra pazienza, del vostro insegnamento, del vostro esempio… È bello.

Io mi permetto, scusatemi, mi permetto di darvi un consiglio. “Già lo so, Padre, lo so cosa dirà: mandare il bambino a fare la Comunione…”. No, no. Un altro consiglio vi darò. È normale che i coniugi litighino, è normale. È un po’ raro se una coppia non litiga, è raro. È normale litigare, è parte della vita. Ma il consiglio che io vi do, che mai i vostri bimbi vi sentano o vi vedano litigare. Se voi volete dirvi delle cose, andate in camera, chiudete la porta e dite tutto, litigate. È sano, perché anche sfogarsi è sano. Ma che loro non vedano, perché i bambini soffrono, si sentono abbandonati, quando i genitori litigano. Questo è il primo consiglio che vi do.

E il secondo consiglio non è tanto per i bambini, è per voi. Se voi avete litigato – che è una cosa normale, litigare, nella coppia –, non finire la giornata senza fare la pace. Perché la guerra fredda del giorno dopo è molto pericolosa. Non finire la giornata senza fare la pace.

Ma il primo consiglio riguarda i bambini: che loro mai vedano i genitori litigare! Perché soffrono. E vi auguro il meglio.

Pregherò per voi, e voi pregate per me.

E adesso voi rimanete seduti tutti, perché avere un bambino in braccio non è facile. Tutti seduti e io vi darò la benedizione. A tutti, alla famiglia, a tutta la famiglia.

Preghiamo la Madonna, prima: Ave o Maria

[Benedizione]

E per favore, pregate per me. Grazie.

[00075-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Incontro con i collaboratori pastorali

Santo Padre:

E ci sono il segretario o le segretarie parrocchiali?

Parroco:

No, no: non ci sono.

Santo Padre:

Non ci sono…

Parroco:

…perché preferisco, Santo Padre, che la gente parli con noi sacerdoti; perché tante volte, vedo uno, per un certificato, dico: “Perché quella faccia lì? Che ti succede?”, se no si perde tutto … l’occasione …

Santo Padre:

È furbo, il parroco! È furbo… Alcune segretarie invece di aprire le porte, chiudono le porte, fanno vedere i denti…

Parroco:

… siamo sempre noi …

Santo Padre:

… spaventano la gente … Ma, va bene.

Parroco:

Aiutano in tutti i modi: come ha detto Lei ai ragazzi, aiutano con la parola, aiutano con la vita, con l’esempio, aiutano pulendo la chiesa, cucinando, facendo di tutto…

Santo Padre:

E questo è buono: è una vera comunità.

Parroco:

…con i poveri… Sì, sì: ci sono tutte le espressioni dell’aiuto, ecco.

Santo Padre:

E questo è bello.

Parroco:

Testa, cuore e mani.

Santo Padre:

Si può aiutare con la testa, confessando, con il cuore e con le mani: ma aiutare sempre. E lasciarsi aiutare. Questo non è facile, chiedere aiuto: “Aiutami, perché ho questo problema”. Chiedere consiglio: “Io faccio la cosa così, tu cosa pensi? Va bene così, o devo cambiare un po’?...”. Questo è importante, che vi aiutiate a migliorare il lavoro che fate nella parrocchia. Questa non è critica, questo è dire in faccia come io la penso. La critica è dire: “Ah, bene, bene!”, e poi da dietro sparlare. No, no… Ma questo, in questa parrocchia non succede mai!… [ride, ridono] Non succede… Si vede che sono tutti buoni!

Mi dicono che siamo in ritardo, ma almeno una domanda, qualcuna, uno che mi faccia una domanda per dirvi qualche cosa, una domanda che provochi che io dica qualcosa…

[La domanda non si sente, ma ridono tutti, anche il Papa. Spiega il parroco: questo è stato uno dei responsabili del partito comunista per tutta la vita]

Santo Padre:

Il Papa è il vescovo di Roma, e deve fare il vescovo di Roma tutti i giorni. Almeno, io non trovo un momento nel quale io possa andare a giocare a golf, per esempio, no, no.

[Domanda incomprensibile]

Santo Padre:

No…, ma sento musica, a volte quando leggo qualche libro, un po’ di musica, questo sento. Ma film, no, no. Perché si deve andare da un’altra parte a vederlo – almeno nel mio caso. Ma è una cosa bella: ci sono film molto buoni, molto buoni, che fanno bene, fanno pensare… Quando ero a Buenos Aires, alcune catechesi le facevo con un film, e poi facevo riflettere su questo film, e alla fine veniva la catechesi, la settimana dopo, così avevano una settimana per pensare al film. Ci sono film buoni buoni buoni, e adesso con la tecnica che si possono trovare vecchi film buoni, o anche nuovi… Per esempio, per spiegare il dialogo tra i nonni e i bambini, che è tanto importante, c’è un film di 20 anni fa [del 1991], che vi raccomando – voi lo troverete – “Rapsodia in agosto”; è giapponese, di Kurosawa. Questo film vi farà capire come si deve fare il dialogo fra nonni e nipotini. Per esempio, un altro film, sulla gratuità dell’amore di Gesù nell’Eucaristia: c’è un film danese-francese che si chiama “La cena di Babette”. Cercatelo, e vedrete come è la gratuità cristiana, come è… tutto gratis, Gesù ci ha dato tutto gratis. Questo film io lo facevo vedere sempre ai ministri della comunione, nel corso per fare i nuovi ministri della Comunione. La prima seduta era così: il sabato si vede questo; poi si pensa; il sabato seguente si parla su questo; poi, il terzo sabato, la catechesi. No, i film sono buoni. Ma io non ho la possibilità vicina di farlo e preferisco studiare, scrivere lettere, cose che devo fare, leggere qualche libro importante che mi farà bene, e sì, ascoltare un po’ di musica, sì. Rock, no. [ride, ridono] Tango, sì.

[Domanda]

Nel film sulla sua vita, si è ritrovato?

Santo Padre:

Non l’ho visto. Non ne ho voluto vedere nessuno.

[Domanda, non si capisce bene]

Santo Padre:

…perché, io ho pensato: diranno tante bugie, tante bugie, che è meglio non vederlo… [ride, ridono]

Non è vero.

[Domanda]

Noi siamo con mia moglie, una famiglia, una coppia senza figli, siamo in missione ad gentes in Austria, da sei anni. Sicuramente ci seguono anche i fratelli [di comunità]: siamo sei famiglie, italiane e spagnole, e il presbitero è stato itinerante a Tucumán, e La saluta. Vorremmo una parola da Lei… C’è anche una sorella che è in missione a Tolone, in Francia…

Santo Padre:

A Toulon… Andare in missione non è facile. Ci vuole coraggio, ma ci vuole la chiamata del Signore. Non è un problema di entusiasmo mio: “Mah, parliamo, andiamo in missione!...”. No, no, fermati! Che ti chiami il Signore ad andare in missione. E non è facile. Non è facile lasciare terra, casa, quel “vattene” che Dio ha detto a nostro padre Abramo: “incomincia a camminare”… Non è facile. Ma c’è la piccola missione di tutti i giorni: nel posto di lavoro, nel quartiere, nella scuola, con i bambini, con i ragazzi, una buona parola… C’è la piccola missione dove io lavoro, dove io vivo. E la grande missione è questa, a trovare nuovi orizzonti…

La Chiesa è cresciuta con le missioni! Dopo Pentecoste, la Chiesa, che era chiusa, è diventata una Chiesa in uscita, cioè esce, va in missione. E dopo la persecuzione, la prima persecuzione a Gerusalemme, tutti sono scappati, [se ne] sono andati e hanno fatto missione in tutto il mondo… E alcuni non tornarono mai a Gerusalemme… Parlavo con un Cardinale brasiliano, che era incaricato delle popolazioni dell’Amazzonia brasiliana, e lui mi diceva questo: “Quando io vado in un piccolo villaggio, la prima cosa che faccio è andare al cimitero. E trovo tante, tante sepolture di suorine, di preti, di missionari… Tanti sono morti giovani perché hanno preso malattie alle quali non erano preparati, non avevano l’antivirus… E hanno dato la vita lì”. Dare la vita è un po’ il proprio della missione. E lui mi diceva: “Se io fossi Papa, canonizzerei tutti questi, perché hanno dato la vita per il Vangelo”. E questo è bello. E la missione è un po’ questo: lascia, anche con la possibilità di non tornare. È un po’ brutto, questo. È brutto ma è bello. Ma ci vuole una chiamata. Io non posso dare a me stesso la missione. Hai capito?

Ecco. Continuate ad aiutare il parroco in questa modalità che tutti fanno tutto, e andiamo avanti, con la testimonianza. E grazie. Grazie.

Ave o Maria, …

[Benedizione]

E pregate per me, per favore. E grazie di quello che fate.

[00076-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Saluto finale

Parroco:

Guardi, guardi: tutta la strada …

Santo Padre:

Avete preso tanto freddo! Un pochettino…

Grazie tante, e vi chiedo di pregare per me, pregare perché la parrocchia vada avanti, il quartiere vada avanti, per gli ammalati, perché guariscano, per i bambini, perché crescano sani, e pregare per tutti: gli uni per gli altri. E questo fa che la Chiesa sia buona, anche che il quartiere sia un quartiere di pace. Quando la gente prega uno per l’altro, vengono cose buone: non costa niente, ma fa tanto bene.

E adesso, prima di andarmene, vorrei darvi la benedizione. Preghiamo la Madonna, prima:

Ave o Maria, …

[Benedizione]

Pregate per me, non dimenticatevi! Grazie. Buona serata.

[00077-IT.01] [Testo originale: Italiano]

[B0030-XX.03]