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Viaggio Apostolico di Sua Santità Francesco in Georgia e Azerbaijan (30 settembre - 2 ottobre 2016) – Visita di cortesia al Presidente della Repubblica dell’Azerbaijan e Incontro con le Autorità a Baku, 02.10.2016


Cerimonia protocollare di benvenuto nel Palazzo Presidenziale di Ganjlik a Baku e Visita di cortesia al Presidente della Repubblica dell’Azerbaijan

Visita al Monumento ai Caduti per l’Indipendenza di Baku

Incontro con le Autorità presso il Centro “Heydar Aliyev” di Baku

Cerimonia protocollare di benvenuto nel Palazzo Presidenziale di Ganjlik a Baku e Visita di cortesia al Presidente della Repubblica dell’Azerbaijan

Nel pomeriggio, il Santo Padre Francesco si è trasferito in auto presso il Palazzo Presidenziale di Ganjlik per la cerimonia protocollare di benvenuto.

Al suo arrivo, alle ore 15.15, il Papa è stato accolto dal Presidente della Repubblica dell’Azerbaijan, Sig. Ilham Heydar Aliyev all’ingresso del piazzale del Palazzo. Dopo l’esecuzione degli inni e la presentazione delle Delegazioni, il Santo Padre ed il Presidente sono entrati nella Sala Dorata dell’edificio per l’incontro privato, concluso con lo scambio di doni e la presentazione dei familiari.

[01562-IT.01]

Visita al Monumento ai Caduti per l’Indipendenza di Baku

Finita la Visita di cortesia al Presidente, il Santo Padre Francesco si è recato, in auto, in visita al Monumento ai Caduti per l’indipendenza di Baku. Al suo arrivo, alle 16.15, si è svolta una cerimonia essenziale con l’esecuzione degli Inni e la deposizione di una corona di fiori, alla presenza del Sindaco della Capitale.

[01563-IT.01]

Incontro con le Autorità presso il Centro “Heydar Aliyev” di Baku

Discorso del Santo Padre

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua tedesca

Traduzione in lingua spagnola

Traduzione in lingua portoghese

Conclusa la visita al Monumento dei Caduti, il Santo Padre Francesco si è trasferito presso il Centro “Heydar Aliyev” di Baku per l’Incontro con le Autorità, che è iniziato alle ore 16.30, alla presenza di rappresentanti delle Istituzioni, del Corpo Diplomatico e della Società civile.
Il Presidente della Repubblica, Sig. Ilham Heydar Aliyev e il Santo Padre hanno pronunciato i rispettivi discorsi.

Al termine dell’incontro, il Papa ha apposto la sua Firma sul Libro d’Onore, scrivendo le seguenti parole:

“Grato per l’ospitalità ricevuta, da questo luogo di incontro e cultura incoraggio a scegliere sempre la via dell’uomo: apertura, rispetto, condivisione.”
2.10.2016 - Franciscus

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Santo Padre ha rivolto alle Autorità presenti:

Discorso del Santo Padre

Signor Presidente,
Distinte Autorità,
Illustri Membri del Corpo Diplomatico,
Signore e Signori,

Sono molto lieto di visitare l’Azerbaigian e vi ringrazio per la cordiale accoglienza in questa città, capitale del Paese, affacciata sulle rive del Mar Caspio, città che ha trasformato radicalmente il proprio volto con nuovissime costruzioni, come quella in cui si svolge questo incontro. Le sono vivamente grato, Signor Presidente, per le gentili espressioni di benvenuto che Ella mi ha rivolto a nome del Governo e del popolo azero, e per avermi offerto la possibilità, grazie al Suo cortese invito, di contraccambiare la visita da Lei compiuta l’anno scorso in Vaticano, insieme alla Sua gentile Consorte.

Sono giunto in questo Paese portando nel cuore l’ammirazione per la complessità e la ricchezza della sua cultura, frutto dell’apporto dei tanti popoli che lungo la storia hanno abitato queste terre, dando vita a un tessuto di esperienze, valori e peculiarità che caratterizzano la società odierna e si traducono nella prosperità del moderno Stato azero. Il prossimo 18 ottobre l’Azerbaigian festeggerà il 25° anniversario della sua indipendenza e tale data offre la possibilità di rivolgere uno sguardo d’insieme agli avvenimenti di questi decenni, ai progressi compiuti e alle problematiche che il Paese si trova ad affrontare.

Il cammino fin qui percorso mostra chiaramente i notevoli sforzi fatti per consolidare le istituzioni e favorire la crescita economica e civile della Nazione. E’ un percorso che richiede costante attenzione a tutti, specialmente ai più deboli, un percorso possibile grazie a una società che riconosce i benefici del multiculturalismo e della necessaria complementarità delle culture, in modo che tra le diverse componenti della comunità civile e tra gli appartenenti a differenti confessioni religiose si instaurino rapporti di mutua collaborazione e rispetto.

Questo sforzo comune nella costruzione di un’armonia tra le differenze è di particolare significato in questo tempo, perché mostra che è possibile testimoniare le proprie idee e la propria concezione della vita senza prevaricare i diritti di quanti sono portatori di altre concezioni e visioni. Ogni appartenenza etnica o ideologica, come ogni autentico cammino religioso, non può che escludere atteggiamenti e concezioni che strumentalizzano le proprie convinzioni, la propria identità o il nome di Dio per legittimare intenti di sopraffazione e di dominio.

Auspico vivamente che l’Azerbaigian prosegua sulla strada della collaborazione tra diverse culture e confessioni religiose. Sempre più l’armonia e la coesistenza pacifica alimentino la vita sociale e civile del Paese, nelle sue molteplici espressioni, assicurando a tutti la possibilità di apportare il proprio contributo al bene comune.

Il mondo sperimenta purtroppo il dramma di tanti conflitti che trovano alimento nell’intolleranza, fomentata da ideologie violente e dalla pratica negazione dei diritti dei più deboli. Per opporsi validamente a queste pericolose derive, abbiamo bisogno che cresca la cultura della pace, la quale si nutre di una incessante disposizione al dialogo e della consapevolezza che non sussiste alternativa ragionevole alla paziente e assidua ricerca di soluzioni condivise, mediante leali e costanti negoziati.

Come all’interno dei confini di una Nazione è doveroso promuovere l’armonia tra le sue diverse componenti, così, anche tra gli Stati è necessario proseguire con saggezza e coraggio sulla via che conduce al vero progresso e alla libertà dei popoli, aprendo percorsi originali che puntano ad accordi duraturi e alla pace. In tal modo si risparmieranno ai popoli gravi sofferenze e dolorose lacerazioni, difficili da sanare.

Anche nei riguardi di questo Paese, desidero esprimere accoratamente la mia vicinanza a coloro che hanno dovuto lasciare la loro terra e alle tante persone che soffrono a causa di sanguinosi conflitti. Auspico che la comunità internazionale sappia offrire con costanza il suo indispensabile aiuto. Nel medesimo tempo, al fine di rendere possibile l’apertura di una fase nuova, aperta a una pace stabile nella regione, rivolgo a tutti l’invito a non lasciare nulla di intentato per giungere ad una soluzione soddisfacente. Sono fiducioso che, con l’aiuto di Dio e mediante la buona volontà delle parti, il Caucaso potrà essere il luogo dove, attraverso il dialogo e il negoziato, le controversie e le divergenze troveranno la loro composizione e il loro superamento, in modo che quest’area, “porta tra l’Oriente e l’Occidente”, secondo la bella immagine usata da san Giovanni Paolo II quando visitò il vostro Paese (cfr Discorso nella Cerimonia di Benvenuto, 22 maggio 2002: Insegnamenti XXV, 1 [2002], 838), divenga anche una porta aperta verso la pace e un esempio a cui guardare per risolvere antichi e nuovi conflitti.

La Chiesa Cattolica, pur essendo nel Paese una presenza numericamente esigua, è inserita nella vita civile e sociale dell’Arzerbaigian, partecipa alle sue gioie ed è solidale nell’affrontare le sue difficoltà. Il riconoscimento giuridico, reso possibile a seguito della ratifica dell’Accordo internazionale con la Santa Sede nel 2011, ha inoltre offerto un quadro normativo più stabile per la vita della comunità cattolica in Azerbaigian.

Sono inoltre particolarmente lieto per le cordiali relazioni che la comunità cattolica intrattiene con quella musulmana, quella ortodossa e quella ebraica, ed auspico che si incrementino i segni di amicizia e di collaborazione. Tali buone relazioni rivestono un alto significato per la pacifica convivenza e per la pace nel mondo e mostrano che tra i fedeli di diverse confessioni religiose è possibile la cordialità dei rapporti, il rispetto e la cooperazione in vista del bene di tutti.

L’attaccamento ai genuini valori religiosi è del tutto incompatibile con il tentativo di imporre con violenza agli altri le proprie visioni, facendosi scudo del santo nome di Dio. La fede in Dio sia invece fonte ed ispirazione di mutua comprensione e rispetto e di reciproco aiuto, a favore del bene comune della società.

Dio benedica l’Azerbaigian con l’armonia, la pace e la prosperità.

[01529-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Monsieur le Président,
Distinguées Autorités,
Illustres Membres du Corps Diplomatiques
Mesdames et Messieurs,

Je suis heureux de visiter l’Azerbaïdjan et je vous remercie de l’accueil cordial dans cette ville, capitale du pays, située sur les rives de la Mer caspienne, ville qui a transformé radicalement son visage avec de très récentes constructions, comme celle dans laquelle se déroule cette rencontre. Je vous suis vivement reconnaissant, Monsieur le Président, pour les aimables paroles de bienvenue que vous m’avez adressées au nom du Gouvernement et du peuple azerbaïdjanais, et pour m’avoir offert la possibilité, grâce à votre courtoise invitation, d’échanger la visite que vous avez effectuée l’année dernière au Vatican, avec Madame votre Épouse.

Je suis venu dans ce pays, en portant dans le cœur l’admiration pour la complexité et la richesse de sa culture, fruit de l’apport de nombreux peuples qui, tout au long de l’histoire, ont habité ces terres, en donnant vie à un réseau d’expériences, de valeurs e de particularités qui caractérisent la société actuelle et se traduisent dans la prospérité de l’État azerbaïdjanais moderne. Le 18 octobre prochain, l’Azerbaïdjan célèbrera le 25ème anniversaire de son indépendance et cette date offre la possibilité de jeter un regard d’ensemble sur les événements de ces décennies, sur les progrès accomplis et sur les problématiques que le pays est en train d’affronter.

Le chemin parcouru jusqu’ici montre clairement les remarquables efforts faits pour consolider les institutions et favoriser la croissance économique et civile de laNation. C’est un parcours qui demande une constante attention à tous, spécialement aux plus faibles, un parcours possible grâce à une société qui reconnaît les bénéfices du multiculturalisme et de la complémentarité nécessaire des cultures, en sorte que parmi les diverses composantes de la communauté civile et parmi ceux qui appartiennent à différentes confessions religieuses s’instaurent des relations de collaboration mutuelle et de respect.

Cet effort commun dans la construction d’une harmonie entre les différences a une signification particulière en ce moment, car il montre qu’il est possible de témoigner de ses propres idées et de sa propre conception de la vie sans empiéter sur les droits de ceux qui sont porteurs d’autres conceptions et d’autres visions. Toute appartenance ethnique ou idéologique, comme tout chemin authentique religieux, ne peut qu’exclure des attitudes et des conceptions qui instrumentalisent les convictions personnelles, l’identité personnelle ou le nom de Dieu pour légitimer des desseins d’oppression et de domination.

Je souhaite vivement que l’Azerbaïdjan continue sur la route de la collaboration entre les diverses cultures et confessions religieuses. Que toujours plus l’harmonie et la coexistence pacifique nourrissent la vie sociale et civile du pays, dans ses multiples expressions, assurant à tous la possibilité d’apporter sa propre contribution au bien commun.

Le monde expérimente, malheureusement, le drame de nombreux conflits alimentés par l’intolérance, fomentée par des idéologies violentes et par la négation pratique des droits de plus faibles. Pour s’opposer valablement à ces dérives dangereuses, il faut que grandisse la culture de la paix, qui se nourrit d’une incessante prédisposition au dialogue et de la conscience qu’il n’existe pas d’alternative raisonnable à la recherche patiente et assidue de solutions partagées, à travers des négociations loyales et constantes.

Tout comme à l’intérieur des Nations il faut promouvoir l’harmonie entre ses diverses composantes, de même, entre les États, il est nécessaire de continuer avec sagesse et courage sur la voie qui conduit au progrès authentique et à la liberté des peuples, en ouvrant des pistes originales qui visent à des accords durables et à la paix. Ainsi, on épargnera aux peuples de graves souffrances et des déchirements douloureux, difficiles à guérir.

Vis-à-vis de ce pays aussi, je désire exprimer de tout cœur ma proximité à ceux qui ont dû laisser leur terre et aux nombreuses personnes qui souffrent à cause de conflits sanglants. Je souhaite que la communauté internationale sache offrir avec constance son aide indispensable. En même temps, afin de rendre possible l’ouverture d’une phase nouvelle, ouverture à une paix stable dans la région, j’adresse à chacun l’invitation à tout tenter pour arriver à une solution satisfaisante. J’ai espoir que, avec l’aide de Dieu et grâce à la bonne volonté des parties, le Caucase pourra être le lieu où, par le dialogue et la négociation, les différends et les divergences trouveront leur règlement et leur dépassement, en sorte que cette région, ‘‘porte entre l’Orient et l’Occident’’, selon la belle image utilisée par saint Jean-Paul II quand il a visité votre pays (cf. Discours lors de la cérémonie de bienvenue, 22 mai 2002: Insegnamenti XXV, 1 [2002], p. 838), devienne également une porte ouverte vers la paix et un exemple à regarder pour résoudre les vieux et les nouveaux conflits.

L’Église catholique, même si elle constitue dans le pays une présence numériquement limitée, est insérée dans la vie civile et sociale de l’Azerbaïdjan, participe à ses joies et est solidaire pour affronter ses difficultés. La reconnaissance juridique, rendue possible suite à la ratification de l’Accord international avec le Saint-Siège en 2011, a de plus offert un cadre normatif plus stable pour la vie de la communauté catholique en Azerbaïdjan.

Par ailleurs, je suis particulièrement heureux des relations cordiales que la communauté catholique entretient avec les communautés musulmane, orthodoxe et juive, et je souhaite que s’accroissent les signes d’amitié et de collaboration. Ces bonnes relations revêtent un haute signification pour la cohabitation pacifique ainsi que pour la paix dans le monde et montrent qu’entre les fidèles de diverses confessions religieuses sont possibles les relations cordiales, le respect et la coopération en vue du bien de tous.

L’attachement aux valeurs religieuses authentiques est tout à fait incompatible avec la volonté d’imposer aux autres par la violence ses propres visions, en se réfugiant derrière le saint nom de Dieu. Que la foi en Dieu soit, au contraire, source et inspiration de compréhension mutuelle et de respect ainsi que d’aide réciproque, en faveur du bien commun de la société.

Que Dieu bénisse l’Azerbaïdjan par l’harmonie, la paix et la prospérité.

[01529-FR.01] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

Mr President,
Distinguished Authorities and Members of the Diplomatic Corps,
Ladies and Gentlemen,

I am pleased to be visiting Azerbaijan, and I thank you for your warm welcome to this city, the country’s capital, on the shore of the Caspian Sea, a city which has been radically transformed with new buildings, such as the one where we are meeting. I am most grateful, Mr President, for the kind sentiments of welcome which you have extended to me on behalf of the Government and Azeri people, and for allowing me to reciprocate your visit, together with your distinguished spouse, to the Vatican last year.

I have come to this country full of admiration for the intricacy and richness of your culture, fruit of the contribution of so many peoples who in the course of history have inhabited these lands. They have given life to a fabric of experiences, values and distinctive features which characterize contemporary society and are reflected in the prosperity of the modern Azeri state. This coming 18 October Azerbaijan will celebrate twenty-five years of independence. This occasion affords the possibility of taking comprehensive stock of these decades, of the progress achieved and of the challenges which the country is facing.

The road travelled thus far shows clearly the significant efforts undertaken to strengthen institutions and to promote the economic and civic growth of the nation. It is a path which requires constant attention towards all, especially the weakest, and one which is possible thanks to a society which recognizes the benefits of multiculturalism and of the necessary complementarity of cultures. This in turn leads to mutual collaboration and respect among the various components of civil society and among the adherents of various religious confessions.

This common effort to harmonize differences is of particular importance in our time, as it shows that it is possible to bear witness to one’s own ideas and worldview without abusing the rights of others who have different ideas and perspectives. Every ethnic or ideological identity, as with every authentic religious path, must exclude attitudes and approaches which instrumentalize their own convictions, their own identity or the name of God in order to legitimize subjugation and supremacy.

It is my sincere hope that Azerbaijan may continue along the way of cooperation between different cultures and religious confessions. May harmony and peaceful coexistence be evermore a source of vitality to the public and civil life of the country, in its multiplicity of expressions, ensuring to all men and women the possibility of offering their own contribution to the common good.

The world, unfortunately, is experiencing the tragedy of many conflicts fuelled by intolerance, which in turn is fomented by violent ideologies and by the effective denial of the rights of the weakest. In order to effectively oppose these dangerous deviations, we need to promote a culture of peace, which is fostered by an untiring willingness for dialogue and by the awareness that there is no reasonable alternative to patiently and assiduously searching for shared solutions by means of committed and sustained negotiations.

Just as within a country’s borders it is necessary to promote harmony among the various sectors, so too between states it is necessary to persevere wisely and courageously on the path which leads to authentic progress and the freedom of peoples, opening up new avenues that lead to lasting agreements and peace. In this way, peoples will be spared grave suffering and painful wounds, which are difficult to heal.

Mindful also of this country, I wish to express my heartfelt closeness to those who have had to leave their land and to the many people who suffer the effects of bloody conflicts. I hope that the international community may be able to offer unfailingly its indispensable help. At the same time, in order to initiate a new phase for stable peace in the region, I invite everyone to grasp every opportunity to reach a satisfactory solution. I am confident that, with the help of God, and the good will of those involved, the Caucasus will be a place where, through dialogue and negotiation, disputes and differences will be resolved and overcome. By such means, this area – “a gateway between East and West”, in the beautiful image used by Saint John Paul II when he visited your country (cf. Address at the Arrival Ceremony, 22 May 2002) – will also become a gateway open to peace, and an example to which we can look to solve old and new conflicts.

The Catholic Church, even though it has a small presence in the country, is truly present in the civic and social life of Azerbaijan; it participates in its joys and shares the challenges of confronting its difficulties. The juridical recognition, made possible by the ratification of the international agreement with the Holy See in 2011, has furthermore offered a stable regulatory framework for the life of the Catholic community in Azerbaijan.

I am moreover particularly pleased with the cordial relations enjoyed by the Catholic, Muslim, Orthodox and Jewish communities. It is my hope that the signs of friendship and cooperation may continue to increase. These good relations assume great significance for peaceful coexistence and for peace in the world, and they demonstrate that among the followers of different religious confessions cordial relations, respect and cooperation for the good of all are possible.

The attachment to authentic religious values is utterly incompatible with the attempt to violently impose on others one’s own vision, using God’s holy name as “armour”. Rather, may faith in God be a source and inspiration of mutual understanding and respect, and of reciprocal help, in pursuit of the common good of society.

May God bless Azerbaijan with harmony, peace and prosperity.

[01529-EN.01] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua tedesca

Herr Präsident,
sehr geehrte Vertreter des öffentlichen Lebens,
verehrte Mitglieder des Diplomatischen Korps,
meine Damen und Herren,

ich freue mich sehr, Aserbaidschan zu besuchen, und ich danke Ihnen für den herzlichen Empfang in dieser Stadt, der Hauptstadt des Landes, die an den Ufern des Kaspischen Meeres liegt. Es ist eine Stadt, die ihr Aussehen radikal verändert hat durch ganz neue Bauwerke wie das, in dem diese Begegnung stattfindet. Ich bin Ihnen, Herr Präsident, von Herzen dankbar für die liebenswürdigen Worte, mit denen Sie mich im Namen der Regierung und des aserbaidschanischen Volkes willkommen geheißen haben, wie auch dafür, dass Sie mir dank Ihrer freundlichen Einladung die Möglichkeit gegeben haben, Ihren Besuch zu erwidern, den Sie im vergangenen Jahr gemeinsam mit Ihrer verehrten Frau Gemahlin im Vatikan abgestattet haben.

Ich bin in dieses Land gekommen mit einem Herzen voller Bewunderung für die Vielschichtigkeit und den Reichtum seiner Kultur. Sie ist die Frucht des Beitrags der vielen Völker, die im Laufe der Geschichte in dieser Region gelebt und ein Geflecht von Erfahrungen, Werten und Besonderheiten geschaffen haben, welche die heutige Gesellschaft kennzeichnen und sich in dem Wohlstand des modernen aserbaidschanischen Staates niederschlagen. Am kommenden 18. Oktober feiert Aserbaidschan das 25-jährige Jubiläum seiner Unabhängigkeit, und dieses Datum bietet die Gelegenheit, in einer Gesamtschau die Ereignisse dieser Jahrzehnte zu betrachten – die erreichten Fortschritte sowie die offenen Fragen, mit denen sich das Land auseinanderzusetzen hat.

Der bis jetzt zurückgelegte Weg zeigt deutlich die bemerkenswerten Anstrengungen, die unternommen wurden, um die Institutionen zu festigen und das wirtschaftliche wie zivile Wachstum der Nation zu fördern. Es ist ein Weg, der ständige Achtsamkeit gegenüber allen, besonders den Schwächsten, erfordert, ein Weg, der dank einer Gesellschaft möglich war, welche die Vorteile des Multikulturalismus und der notwendigen Komplementarität der Kulturen anerkennt, damit sich zwischen den verschiedenen Komponenten der Zivilgesellschaft und zwischen den Angehörigen unterschiedlicher religiöser Bekenntnisse Beziehungen gegenseitiger Zusammenarbeit und Achtung herstellen.

Dieses gemeinsame Bemühen im Aufbau einer Harmonie unter den Verschiedenheiten ist in dieser Zeit von besonderer Bedeutung, weil es zeigt, dass es möglich ist, die eigenen Vorstellungen und die eigene Lebensanschauung zu bezeugen, ohne die Rechte derer zu verletzen, die andere Auffassungen und Ansichten vertreten. Jede ethnische oder ideologische Zugehörigkeit muss wie jeder echte religiöse Weg Haltungen und Auffassungen ausschließen, welche die eigenen Überzeugungen, die eigene Identität oder den Namen Gottes instrumentalisieren, um Bestrebungen, andere zu überwältigen und zu beherrschen, zu rechtfertigen.

Ich hoffe fest, dass Aserbaidschan auf dem Weg der Zusammenarbeit zwischen verschiedenen Kulturen und Religionsbekenntnissen voranschreitet. Möge die Eintracht und die friedliche Koexistenz immer mehr dem sozialen und zivilen Leben des Landes in seinen vielfältigen Ausdrucksformen zugute kommen und allen die Möglichkeit geben, ihren eigenen Beitrag zum Gemeinwohl zu leisten.

Die Welt erlebt leider das Drama vieler Konflikte, die in der Intoleranz ihren Nährboden finden. Und diese Intoleranz wird von gewalttätigen Ideologien und von der praktischen Verweigerung der Rechte der Schwächsten geschürt. Um uns diesem gefährlichen Abdriften wirksam zu widersetzen, brauchen wir ein Wachstum der Kultur des Friedens. Diese Kultur nährt sich von einer ständigen Bereitschaft zum Dialog und von dem Bewusstsein, dass es keine Alternativen gibt zur geduldigen und beharrlichen Suche nach Lösungen, die von allen mitgetragen werden, und dies durch faire und kontinuierliche Verhandlungen.

Wie es innerhalb der Grenzen einer Nation geboten ist, die Harmonie zwischen ihren verschiedenen Komponenten zu fördern, so ist es auch zwischen den Staaten notwendig, klug und mutig auf dem Weg voranzuschreiten, der zum wahren Fortschritt und zur Freiheit der Völker führt, und neue Pfade aufzutun, die auf dauerhafte Vereinbarungen abzielen und auf den Frieden. Auf diese Weise werden den Völkern gravierende Leiden und schmerzliche Risswunden erspart, die nur schwer zu heilen sind.

Auch in Bezug auf dieses Land möchte ich all denen, die ihre Heimat verlassen mussten, und den vielen Menschen, die aufgrund blutiger Konflikte leiden, voll Anteilnahme meine Nähe ausdrücken. Ich hoffe, dass die Internationale Gemeinschaft nicht aufhört, beständig ihre unverzichtbare Hilfe zu leisten. Zugleich fordere ich alle auf, nichts unversucht zu lassen, um zu einer befriedigenden Lösung zu gelangen, mit dem Ziel, den Anbruch einer neuen Phase zu ermöglichen, die einem dauerhaften Frieden in der Region die Wege ebnet. Ich bin zuversichtlich, dass der Kaukasus mit Gottes Hilfe und dem guten Willen der Parteien der Ort sein kann, wo die Streitfragen und die Unstimmigkeiten durch Dialog und Verhandlungen beigelegt und überwunden werden. Auf diese Weise kann diese Zone, die Johannes PaulII. bei seinem Besuch in Ihrem Land mit einem schönen Bild als »Tor zwischen Ost und West« bezeichnete, (vgl. Ansprache bei der Begrüßungszeremonie [22. Mai 2002]: L’Osservatore Romano [dt.] Jg. 32, Nr. 22 [31. Mai 2002], S. 7), auch zu einem offenen Tor für den Frieden werden und zu einem Vorbild, auf das man schauen kann, um alte und neue Konflikte zu lösen.

Die katholische Kirche ist, obwohl sie im Land eine zahlenmäßig unbedeutende Präsenz darstellt, in das zivile und gesellschaftliche Leben Aserbaidschans eingegliedert, teilt ihre Freuden und ist solidarisch in der Auseinandersetzung mit seinen Schwierigkeiten. Ihre rechtliche Anerkennung, die in der Folge der Ratifizierung der internationalen Vereinbarung mit dem Heiligen Stuhl 2011 möglich wurde, hat außerdem einen festeren normativen Rahmen für das Leben der katholischen Gemeinschaft in Aserbaidschan geboten.

Ich bin zudem sehr froh über die herzlichen Beziehungen, welche die katholische Gemeinschaft mit der islamischen, der orthodoxen und der jüdischen Gemeinschaft unterhält, und hoffe, dass die Zeichen der Freundschaft und der Zusammenarbeit sich weiter mehren. Diese guten Beziehungen haben eine wichtige Bedeutung für das friedliche Zusammenleben und den Frieden in der Welt und zeigen, dass zwischen Anhängern verschiedener Religionsbekenntnisse die Herzlichkeit der Beziehungen, die Achtung und das Zusammenwirken im Hinblick auf das Wohl aller möglich sind.

Die Hingabe an die echten religiösen Werte ist gänzlich unvereinbar mit dem Versuch, den anderen die eigenen Ansichten gewaltsam aufzuzwingen und sich dabei hinter dem heiligen Namen Gottes zu verstecken. Der Glaube an Gott soll dagegen Quell und Anregung sein, einander zu verstehen, zu achten und zu helfen, zum Vorteil des Gemeinwohls der Gesellschaft.

Gott segne Aserbaidschan mit Eintracht, Frieden und Wohlergehen.

[01529-DE.01] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

Señor Presidente,
Distinguidas autoridades,
Ilustres miembros del Cuerpo Diplomático,
Señoras y Señores

Me alegro mucho de visitar Azerbaiyán y os agradezco la cordial acogida en esta ciudad, capital del país, en la orilla del Mar Caspio, ciudad que ha trasformado radicalmente su rostro con construcciones recientes, como en la que se desarrolla este encuentro. Señor Presidente, le agradezco vivamente las amables palabras de bienvenida que me ha dirigido en nombre del gobierno y del pueblo azerí, y por haberme ofrecido la posibilidad, gracias a su cortés invitación, de devolver la visita que junto a su consorte realizó el año pasado al Vaticano.

He llegado a este país llevando en el corazón la admiración por la complejidad y riqueza de su cultura, fruto de la aportación de tantos pueblos que a lo largo de la historia han habitado estas tierras, dando vida a un tejido de experiencias, valores y peculiaridades que caracterizan la sociedad actual y se traducen en la prosperidad del moderno Estado azerí. El próximo 18 de octubre Azerbaiyán celebrará el 25 aniversario de su independencia, y esa fecha ofrece la posibilidad de tener una visión de conjunto de todos los acontecimientos de estos decenios, de los progresos alcanzados y de las problemáticas que el país está afrontando.

El camino recorrido hasta aquí muestra claramente los notables esfuerzos que se han hecho para consolidar las instituciones y favorecer el crecimiento económico y civil de la nación. Es una trayectoria que exige una constante atención a todos, especialmente a los más débiles; una trayectoria posible gracias a una sociedad que reconoce los beneficios de la multiculturalidad y de la necesaria complementariedad de las culturas, de manera que entre los distintos componentes de la comunidad civil y entre los que pertenecen a diferentes confesiones religiosas se instauren relaciones de mutua colaboración y respeto.

Este esfuerzo común en la construcción de una armonía entre las diferencias es particularmente importante en este tiempo, porque muestra que es posible testimoniar las propias ideas y la propia concepción de la vida sin conculcar los derechos de los que tienen otras concepciones o formas de ver. Toda pertenencia étnica o ideológica, como todo auténtico camino religioso, debe repudiar actitudes y concepciones que instrumentalizan las propias convicciones, la propia identidad o el nombre de Dios para legitimar intentos de opresión y dominio.

Deseo vivamente que Azerbaiyán prosiga por este camino de colaboración entre las distintas culturas y confesiones religiosas. Que la armonía y la coexistencia pacífica alimenten cada vez más la vida social y civil del país en sus múltiples aspectos, asegurando a todos la posibilidad de aportar la propia contribución al bien común.

El mundo experimenta lamentablemente el drama de muchos conflictos que se alimentan de la intolerancia, fomentada por ideologías violentas y por la negación práctica de los derechos de los más pobres. Para oponerse eficazmente a estas peligrosas desviaciones, es necesario que crezca la cultura de la paz, la cual se nutre de una incesante disposición al diálogo y de la conciencia de que no existe otra alternativa razonable que la continua y paciente búsqueda de soluciones compartidas, mediante leales y constantes negociaciones.

Así como dentro de los confines de una nación se debe fomentar la armonía entre los distintos grupos que la componen, del mismo modo, también entre los Estados es necesario proseguir, con sabiduría y valor, por el camino que conduce al verdadero progreso y a la libertad de los pueblos, abriendo itinerarios originales que tiendan a alcanzar acuerdos duraderos y a la paz. De este modo, se ahorrarán a los pueblos grandes sufrimientos y dolorosas heridas, difíciles de curar.

También respecto a este país, deseo expresar ardientemente mi cercanía a quienes han debido abandonar su tierra y a tantas personas que sufren a causa conflictos sangrientos. Espero que la comunidad internacional sepa ofrecer con constancia su indispensable ayuda. Al mismo tiempo, con el fin de hacer posible la apertura de una fase nueva, abierta a una paz estable en la región, invito a todos a hacer todo lo posible para alcanzar una solución satisfactoria. Confío en que, con la ayuda de Dios y mediante la buena voluntad de las partes, el Cáucaso pueda ser un lugar donde, a través del diálogo y las negociaciones, las controversias y las divergencias logren componerse y superarse, de modo que esta área, «puerta entre Oriente y Occidente», según la hermosa imagen usada por san Juan Pablo II cuando visitó vuestro país (cf. Discurso en la ceremonia de bienvenida, 22 mayo 2002), se convierta también en una puerta abierta hacia la paz y un ejemplo en el que fijarse para resolver antiguos y nuevos conflictos.

La Iglesia Católica, aun siendo en este país una presencia numéricamente exigua, está inserta en la vita civil y social de Azerbaiyán, participa en sus alegrías y es solidaria para afrontar sus dificultades. El reconocimiento jurídico, hecho posible tras la ratificación del Acuerdo internacional con la Santa Sede en 2011, ha ofrecido además un cuadro normativo más estable para la vida de la comunidad católica en Azerbaiyán.

Me alegro además particularmente de las cordiales relaciones que la comunidad católica tiene con la musulmana, la ortodoxa y la judía, y espero que se incrementen los signos de amistad y de colaboración. Estas buenas relaciones tienen un alto significado para la pacífica convivencia y para la paz del mundo, y muestran que entre los fieles de distintas confesiones religiosas son posibles las relaciones cordiales, el respeto y la cooperación con vistas al bien común.

La adhesión a los genuinos valores religiosos es totalmente incompatible con el tentativo de imponer con la violencia a los otros las propias formas de ver, escudándose en el santo nombre de Dios. Que la fe en Dios sea más bien fuente de inspiración para la mutua compresión, el respeto y la ayuda recíproca, en favor del bien común de la sociedad.

Que Dios bendiga Azerbaiyán con la armonía, la paz y la prosperidad.

[01529-ES.01] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua portoghese

Senhor Presidente,
Distintas Autoridades,
Ilustres membros do Corpo Diplomático,
Senhoras e Senhores!

Sinto-me muito feliz por visitar o Azerbaijão e agradeço-vos pelo cordial acolhimento nesta cidade, capital do país, debruçada sobre as margens do Mar Cáspio; uma cidade que transformou radicalmente o seu rosto com edifícios novos, como este onde se realiza o nosso encontro. Estou-lhe muito grato, Senhor Presidente, pelas gentis expressões de boas-vindas que me dirigiu em nome do Governo e do povo azerbaijano e por me ter dado a possibilidade, graças ao seu amável convite, de retribuir a visita que Vossa Excelência realizou no ano passado ao Vaticano, juntamente com a sua gentil Consorte.

Cheguei a este país trazendo no coração a admiração pela complexidade e a riqueza da sua cultura, fruto da contribuição dos muitos povos que, ao longo da história, habitaram nestas terras, dando vida a um tecido de experiências, valores e peculiaridades que caraterizam a sociedade atual e se manifestam na prosperidade do Estado azerbaijano moderno. No próximo dia 18 de outubro, o Azerbaijão celebrará o vigésimo quinto aniversário da sua independência e tal data oferece a possibilidade de lançar um olhar de conjunto aos acontecimentos destas décadas, aos progressos realizados e aos problemas que o país está a enfrentar.

O caminho percorrido até agora mostra claramente os esforços consideráveis feitos para consolidar as instituições e favorecer o crescimento económico e civil da nação. É um percurso que requer constante solicitude por todos, especialmente os mais vulneráveis, um percurso possível graças a uma sociedade que reconhece os benefícios do multiculturalismo e da necessária complementaridade das culturas, fazendo com que se instaurem relações de mútua colaboração e respeito entre as várias componentes da comunidade civil e entre os membros das diferentes confissões religiosas.

Este esforço conjunto na construção duma harmonia entre as diferenças é muito significativo neste tempo, porque mostra que é possível testemunhar as próprias ideias e a própria conceção da vida sem ofender os direitos daqueles que são portadores doutras conceções e visões. Cada afiliação étnica ou ideológica bem como todo o caminho religioso autêntico não podem deixar de excluir atitudes e conceções que instrumentalizem as convicções próprias, a sua identidade ou o nome de Deus para legitimar desígnios de opressão e domínio.

Espero vivamente que o Azerbaijão continue pela estrada da colaboração entre diferentes culturas e confissões religiosas. Que a harmonia e a coexistência pacífica alimentem sempre mais a vida social e civil do país, nas suas múltiplas expressões, assegurando a todos a possibilidade de oferecer a própria contribuição para o bem comum.

Infelizmente, o mundo experimenta o drama de tantos conflitos que encontram alimento na intolerância, fomentada por ideologias violentas e pela negação prática dos direitos dos mais frágeis. Para uma válida contraposição a estas derivas perigosas, é preciso que cresça a cultura da paz, que se nutre duma incessante disponibilidade ao diálogo e da consciência de que não há alternativa razoável à busca paciente e assídua de soluções partilhadas, por meio de negociações leais e constantes.

Assim como dentro das fronteiras duma nação é forçoso promover a harmonia entre as suas várias componentes, assim também entre os Estados é necessário avançar, com sabedoria e coragem, pelo caminho que leva ao verdadeiro progresso e à liberdade dos povos, abrindo percursos originais que apontem para acordos duradouros e a paz. Assim se pouparão aos povos graves sofrimentos e dolorosas lacerações difíceis de curar.

Olhando este país, desejo expressar cordialmente a minha proximidade a quantos tiveram de deixar a sua terra e às inúmeras pessoas que sofrem por causa de conflitos sangrentos. Espero que a comunidade internacional saiba oferecer, com constância, a sua ajuda indispensável. Ao mesmo tempo, a fim de se tornar possível a abertura duma fase nova, propiciadora duma paz estável na região, dirijo a todos o convite a não deixem nada de intentado para se chegar a uma solução satisfatória. Estou confiante de que, com a ajuda de Deus e a boa vontade das Partes, o Cáucaso poderá ser o lugar onde as controvérsias e as divergências encontrarão, através do diálogo e da negociação, a sua composição e superação, de modo que esta área, «porta entre o Oriente e o Ocidente» – segundo a bela imagem usada por São João Paulo II quando visitou o vosso país [cf. Discurso na cerimónia de boas-vindas, 22 de maio 2002: Insegnamenti XXV/1 (2002), 838] – se torne também uma porta aberta para a paz e um exemplo a seguir na resolução de conflitos antigos e novos.

Apesar da sua presença numericamente exígua no país, a Igreja Católica está integrada na vida civil e social do Azerbaijão, participa nas suas alegrias e é solidária na resolução das suas dificuldades. Além disso o reconhecimento jurídico, tornado possível na sequência da ratificação do Acordo Internacional com a Santa Sé em 2011, ofereceu um quadro normativo mais estável para a vida da comunidade católica no Azerbaijão.

Alegro-me particularmente ainda com as relações cordiais que a comunidade católica mantém com as comunidades muçulmana, ortodoxa e judaica, e espero que se incrementem os sinais de amizade e colaboração. Estas boas relações são de grande importância para a convivência pacífica e a paz no mundo, e mostram que é possível, entre os seguidores de diferentes confissões religiosas, a cordialidade dos relacionamentos, o respeito e a cooperação para o bem de todos.

O apego aos valores religiosos genuínos é totalmente incompatível com a tentativa de impor, pela violência, aos outros as próprias conceções, apoiando-se no santo nome de Deus. Ao contrário, a fé em Deus seja fonte e inspiração de compreensão mútua, respeito e ajuda recíproca em prol do bem comum da sociedade.

Deus abençoe o Azerbaijão com a harmonia, a paz e a prosperidade.

[01529-PO.01] [Texto original: Italiano]

Al termine dell’incontro, il Santo Padre si è trasferito in auto presso la Moschea “Heydar Aliyev”.

[B0697-XX.02]