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Viaggio Apostolico di Sua Santità Francesco in Georgia e Azerbaijan (30 settembre – 2 ottobre 2016) – Incontro con S.S. e Beatitudine Ilia II, Catholicos Patriarca di tutta la Georgia, 30.09.2016


 

Incontro con S.S. e Beatitudine Ilia II, Catholicos Patriarca di tutta la Georgia

Discorso del Santo Padre

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua tedesca

Traduzione in lingua spagnola

Traduzione in lingua portoghese

Nel pomeriggio, il Santo Padre Francesco si è recato in auto presso la sede del Patriarcato Ortodosso della Georgia per l’incontro con S.S. e Beatitudine Ilia II, Catholicos Patriarca di tutta la Georgia.

All’arrivo, alle ore 17.00, il Papa è stato accolto dal Patriarca. Dopo la presentazione delle Delegazioni, il Santo Padre Francesco e S.S. e Beatitudine Ilia II si sono recati nell’Appartamento Patriarcale per l’incontro privato.

Al termine, il Papa ed il Patriarca si sono recati nella Sala delle Udienze dove erano presenti le Delegazioni ed alcuni esponenti del mondo accademico e della cultura. Nel corso dell’incontro, il Coro Patriarcale ha eseguito un canto, e dopo lo scambio dei doni c’è stata l’offerta simbolica del tè e del caffè di benvenuto.

Pubblichiamo di seguito il discorso che Papa Francesco ha pronunciato in risposta al saluto di S.S. Beatitudine Ilia II all’inizio dell’incontro:

Discorso del Santo Padre

Ringrazio Vostra Santità. Sono profondamente commosso di sentire l’“Ave Maria” che Sua Santità stessa ha composto. Soltanto da un cuore che tanto ama la Santa Madre di Dio, cuore di figlio e anche di bambino, può uscire una cosa così bella.

 

È per me una grande gioia e una grazia particolare incontrare Vostra Santità e Beatitudine e i venerabili Metropoliti, Arcivescovi e Vescovi, membri del Santo Sinodo. Saluto il Signor Primo Ministro e voi, illustri Rappresentanti del mondo accademico e della cultura.

Santità, Ella inaugurò una pagina nuova nelle relazioni tra la Chiesa Ortodossa di Georgia e la Chiesa Cattolica, compiendo la prima storica visita in Vaticano di un Patriarca georgiano. In quell’occasione scambiò con il Vescovo di Roma il bacio della pace e la promessa di pregare l’uno per l’altro. Così si sono potuti rinforzare i significativi legami, presenti tra noi fin dai primi secoli del cristianesimo. Essi si sono sviluppati e si mantengono rispettosi e cordiali, come manifestano anche la calorosa accoglienza qui riservata ai miei inviati e rappresentanti, le attività di studio e ricerca presso gli Archivi Vaticani e le Università Pontificie da parte di fedeli ortodossi georgiani, la presenza a Roma di una vostra comunità, ospitata in una chiesa della mia diocesi, e la collaborazione con la locale comunità cattolica, soprattutto di carattere culturale. Come pellegrino e amico, sono giunto in questa terra benedetta, mentre volge al culmine per i Cattolici l’Anno giubilare della Misericordia. Anche il santo Papa Giovanni Paolo II si era recato qui, primo tra i Successori di Pietro, in un momento estremamente importante, alle soglie del Giubileo del 2000: era venuto a rinsaldare i «vincoli profondi e forti» con la Sede di Roma (Discorso nella cerimonia di benvenuto, Tbilisi, 8 novembre 1999: Insegnamenti XXII,2 [1999], 843) e a ricordare quanto fosse necessario, alle soglie del terzo millennio, «il contributo della Georgia, antico crocevia di culture e tradizioni, per l’edificazione […] di una civiltà dell’amore» (Discorso nel Palazzo Patriarcale, Tbilisi, 8 novembre 1999: Insegnamenti XXII,2 [1999], 848).

Ora, la Provvidenza divina ci fa nuovamente incontrare e, di fronte a un mondo assetato di misericordia, di unità e di pace, ci chiede che quei vincoli tra noi ricevano nuovo slancio, rinnovato fervore, di cui il bacio della pace e il nostro abbraccio fraterno sono già un segno eloquente. La Chiesa Ortodossa di Georgia, radicata nella predicazione apostolica, in particolare nella figura dell’Apostolo Andrea, e la Chiesa di Roma, fondata sul martirio dell’Apostolo Pietro, hanno così la grazia di rinnovare oggi, in nome di Cristo e a sua gloria, la bellezza della fraternità apostolica. Pietro e Andrea erano infatti fratelli: Gesù li chiamò a lasciare le reti e a diventare, insieme, pescatori di uomini (cfr Mc 1,16-17). Carissimo Fratello, lasciamoci guardare nuovamente dal Signore Gesù, lasciamoci attirare ancora dal suo invito a lasciare ciò che ci trattiene dall’essere insieme annunciatori della sua presenza.

Ci sostiene in questo l’amore che trasformò la vita degli Apostoli. È l’amore senza eguali, che il Signore ha incarnato: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv 15,13); e che ci ha donato, perché ci amiamo gli uni gli altri come Lui ci ha amato (cfr Gv 15,12). A questo riguardo, il grande poeta di questa terra sembra rivolgere anche a noi alcune sue celebri parole: «Hai letto come gli apostoli scrivono dell’amore, come dicono, come lolodano? Conoscilo, rivolgi la tua mente a queste parole: l’amore ciinnalza» (S. Rustaveli, Il Cavaliere nella pelle di tigre, Tbilisi 1988, stanza 785). Davvero l’amore del Signore ci innalza, perché ci permette di elevarci al di sopra delle incomprensioni del passato, dei calcoli del presente e dei timori per l’avvenire.

Il popolo georgiano ha testimoniato nei secoli la grandezza di questo amore. È in esso che ha trovato la forza di rialzarsi dopo innumerevoli prove; è in esso che si è elevato fino alle vette di una straordinaria bellezza artistica. Senza l’amore, infatti, come ha scritto un altro grande poeta, «non regna il sole nella cupola del cielo» e per gli uomini «non esiste né bellezza, né immortalità» (G. Tabidze, “Senza l’amore”, in Galaktion Tabidze, Tbilisi 1982, 25). Nell’amore trova ragion d’essere l’immortale bellezza del vostro patrimonio culturale, che si esprime in molteplici forme, quali ad esempio la musica, la pittura, l’architettura e la danza. Lei, carissimo Fratello, ne ha dato degna espressione, in modo speciale componendo pregiati inni sacri, alcuni pure in lingua latina e particolarmente cari alla tradizione cattolica. Essi arricchiscono il vostro tesoro di fede e cultura, dono unico alla cristianità e all’umanità, che merita di essere conosciuto e apprezzato da tutti.

La gloriosa storia del Vangelo in questa terra si deve in modo speciale a Santa Nino, che agli Apostoli viene equiparata: ella diffuse la fede nel segno particolare della croce fatta di legno di vite. Non si tratta di una croce spoglia, perché l’immagine della vite, oltre al frutto che eccelle in questa terra, rappresenta il Signore Gesù. Egli, infatti, è «la vite vera», e chiese ai suoi Apostoli di rimanere fortemente innestati in Lui, come tralci, per portare frutto (cfr Gv 15,1-8). Perché il Vangelo porti frutto anche oggi, ci viene chiesto, carissimo Fratello, di rimanere ancora più saldi nel Signore e uniti tra noi. La moltitudine di Santi che questo Paese annovera ci incoraggi a mettere il Vangelo prima di tutto e ad evangelizzare come in passato, più che in passato, liberi dai lacci delle precomprensioni e aperti alla perenne novità di Dio. Le difficoltà non siano impedimenti, ma stimoli a conoscerci meglio, a condividere la linfa vitale della fede, a intensificare la preghiera gli uni per gli altri e a collaborare con carità apostolica nella testimonianza comune, a gloria di Dio nei cieli e a servizio della pace in terra.

Il popolo georgiano ama celebrare, brindando con il frutto della vite, i valori più cari. Insieme all’amore che innalza, un ruolo particolare è riservato all’amicizia. «Chi non cerca un amico, di sé stesso è nemico», ricorda ancora il poeta (S. Rustaveli, Il Cavaliere nella pelle di tigre, stanza 847). Desidero essere amico sincero di questa terra e di questa cara popolazione, che non dimentica il bene ricevuto e il cui tratto ospitale si sposa con uno stile di vita genuinamente speranzoso, pur in mezzo a difficoltà che non mancano mai. Anche questa positività trova le proprie radici nella fede, che porta i Georgiani a invocare, attorno alla propria tavola, la pace per tutti e a ricordare persino i nemici.

Con la pace e il perdono siamo chiamati a vincere i nostri veri nemici, che non sono di carne e di sangue, ma sono gli spiriti del male fuori e dentro di noi (cfr Ef 6,12). Questa terra benedetta è ricca di valorosi eroi secondo il Vangelo, che come San Giorgio hanno saputo sconfiggere il male. Penso ai tanti monaci e in modo particolare ai numerosi martiri, la cui vita ha trionfato «con la fede e la pazienza» (Ioane Sabanisze, Martirio di Abo, III): è passata nel torchio del dolore restando unita al Signore e ha così portato un frutto pasquale, irrigando il suolo georgiano di sangue versato per amore. La loro intercessione dia sollievo ai tanti cristiani che ancor oggi nel mondo soffrono persecuzioni e oltraggi, e rafforzi in noi il buon desiderio di essere fraternamente uniti per annunciare il Vangelo della pace.

[Dopo lo scambio dei doni]

Grazie, Santità. Che Dio benedica Sua Santità e la Chiesa Ortodossa della Georgia. Grazie, Santità. E che possa andare avanti nel cammino della libertà.

Grazie Santità dell’accoglienza e delle Sue parole. Grazie della Sua benevolenza e anche di questo impegno fraterno di pregare l’uno per l’altro dopo esserci dato il bacio della pace. Grazie.

[01521-IT.02] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Je remercie Votre Sainteté. Je suis profondément ému d’entendre l’“Ave Maria” que Sa Sainteté a elle-même composé. Seulement d’un cœur qui aime beaucoup la Sainte Mère de Dieu, un cœur de fils et aussi d’enfant, peut sortir une chose aussi belle.

 

C’est pour moi une grande joie et une grâce particulière de rencontrer Votre Sainteté et Béatitude, ainsi que les vénérables Métropolites, Archevêques et Evêques membres du Saint Synode. Je salue Monsieur le Premier Ministre et vous aussi, illustres représentants du monde académique et de la culture.

Sainteté, vous avez inauguré une nouvelle page dans les relations entre l’Eglise Orthodoxe de Géorgie et l’Eglise Catholique, en accomplissant la première visite historique au Vatican d’un Patriarche géorgien. A cette occasion, vous avez échangé avec l’Evêque de Rome le baiser de la paix ainsi que la promesse de prier l’un pour l’autre. Les liens significatifs qui existent entre nous depuis les premiers siècles du christianisme ont pu ainsi se renforcer. Ils se sont développés, et ils se maintiennent respectueux et cordiaux, comme le manifestent aussi l’accueil chaleureux réservé ici à mes envoyés et représentants, les activités d’étude et de recherche de fidèles orthodoxes géorgiens aux Archives Vaticanes et dans les Universités pontificales, la présence à Rome d’une de vos communautés accueillie dans une église de mon diocèse, et la collaboration, surtout de caractère culturel, avec la communauté catholique locale.

En tant que pèlerin et ami, je suis arrivé sur cette terre bénie, alors que, pour les catholiques, l’Année jubilaire de la Miséricorde atteint son apogée. Le saint Pape Jean-Paul II lui aussi était venu ici - la première fois pour un successeur de Pierre - à un moment très important, au seuil du jubilé de l’an 2000: il était venu renforcer «les liens profonds et forts» avec le siège de Rome (Discours lors de la cérémonie de bienvenue, Tbilisi, 8 novembre 1999: Insegnamenti 22,2 [1999], 843), et rappeler combien était nécessaire, au seuil du troisième millénaire, «la contribution de la Géorgie, antique carrefour de cultures et de traditions, pour l’édification […] d’une civilisation de l’amour» (Discours au Palais patriarcal, Tbilisi, 8 novembre 1999: Insegnamenti 22,2 [1999], 848).

A présent la Providence divine nous fait nous rencontrer de nouveau et, face à un monde assoiffé de miséricorde, d’unité et de paix, elle nous demande que ces liens entre nous reçoivent un nouvel élan, connaissent une ferveur renouvelée, ce dont le baiser de la paix et notre accolade fraternelle sont déjà un signe éloquent. L’Eglise Orthodoxe de Géorgie, enracinée dans la prédication apostolique, en particulier dans la figure de l’Apôtre André, et l’Eglise de Rome, fondée sur le martyre de l’Apôtre Pierre, ont ainsi la grâce de renouveler aujourd’hui, au nom du Christ et à sa gloire, la beauté de la fraternité apostolique. Pierre et André, en effet, étaient frères: Jésus les a appelés à laisser les filets et à devenir, ensemble, pêcheurs d’hommes (cf. Mc 1, 16-17). Cher frère, laissons-nous regarder de nouveau par le Seigneur Jésus, laissons-nous attirer encore par son invitation à laisser ce qui nous empêche d’être ensemble des annonciateurs de sa présence.

Pour cela, l’amour qui a transformé la vie des Apôtres nous soutient. C’est l’amour sans égal que le Seigneur a incarné: «Il n’y a pas de plus grand amour que de donner sa vie pour ses amis» (Jn 15, 13)et qu’il nous a donné, afin que nous nous aimions les uns les autres comme lui nous a aimés (cf. Jn 15, 12). A ce sujet, le grand poète de cette terre semble aussi nous adresser quelques-unes de ses paroles célèbres: «As-tu lu comment les Apôtres écrivent au sujet de l’amour, comment ils disent, comment ils le louent? Le connais-tu? Tourne ton esprit vers ces paroles: «l’amour nous élève» et rien d’autre.» (S. Rustaveli, Le Chevalier dans la peau de tigre, Tbilisi 1988, stance 785). Vraiment, l’amour du Seigneur nous élève parce qu’il nous permet de nous élever au-dessus des incompréhensions du passé, des calculs du présent et des craintes de l’avenir.

Le peuple géorgien a témoigné au cours des siècles de la grandeur de cet amour. Il y a trouvé la force de se relever après d’innombrables épreuves; c’est en lui qu’il s’est élevé jusqu’aux sommets d’une extraordinaire beauté artistique. Sans l’amour, en effet, comme l’a écrit un autre grand poète, «Le soleil ne règne pas dans la coupole du ciel» et pour les hommes «Il n’existe ni beauté, ni immortalité» (G. Tabidze, «Sans l’amour» in Galaktion Tabidze, Tbilisi 1982, 25). L’immortelle beauté de votre patrimoine culturel trouve sa raison d’être dans l’amour. Beauté qui s’exprime sous de multiples formes parmi lesquelles, par exemple, la musique, la peinture, l’architecture et la danse. Vous en avez donné, cher frère, une digne expression, en composant en particulier de précieux hymnes sacrés, certains également en langue latine, particulièrement chers à la tradition catholique. Ils enrichissent votre trésor de foi et de culture, don unique fait à la chrétienté et à l’humanité, qui mérite d’être connu et apprécié de tous.

On doit surtout l’histoire glorieuse de l’Evangile sur cette terre à Sainte Nino, qui est assimilée aux Apôtres: elle a diffusé la foi avec le signe particulier de la croix faite en bois de vigne. Il ne s’agit pas d’une croix dépouillée, parce que l’image de la vigne, outre le fruit qui excelle sur cette terre, représente le Seigneur Jésus. En effet, il est «la vrai vigne», et il a demandé à ses Apôtres de rester fortement greffé sur lui, comme des sarments, pour porter du fruit (cf. Jn 15, 1-8). Pour que l’Evangile porte du fruit encore aujourd’hui, il nous est demandé, cher Frère, de rester encore plus fermes dans le Seigneur et uni entre nous. Que la multitude des saints que compte ce pays nous encourage à mettre l’Evangile avant toute chose et à évangéliser comme par le passé, plus encore que par le passé, libres des liens des préjugés et ouverts à la nouveauté éternelle de Dieu. Les difficultés ne sont pas des empêchements mais des stimulants à mieux nous connaître, à partager la sève vitale de la foi, à intensifier la prière les uns pour les autres et à collaborer avec charité apostolique dans le témoignage commun, à la gloire de Dieu dans les cieux et au service de la paix sur la terre.

Le peuple géorgien aime célébrer, en trinquant avec le fruit de la vigne, les valeurs les plus chères. Avec l’amour qui élève, un rôle particulier est réservé à l’amitié. Le poète rappelle encore: «Celui qui ne cherche pas un ami est ennemi de lui-même» (S. Rustaveli, Le Chevalier dans la peau de tigre, stance 847). Je désire être un ami sincère de cette terre et de cette chère population, qui n’oublie pas le bien reçu et dont le trait hospitalier s’accorde avec un style de vie naturellement plein d’espérance, même dans les difficultés qui ne manquent jamais. Cet aspect positif trouve aussi ses racines dans la foi qui porte les Géorgiens à invoquer, autour de sa table, la paix pour tous et à se souvenir même des ennemis.

Avec la paix et le pardon nous sommes appelés à vaincre nos vrais ennemis, qui ne sont pas de chair ni de sang, mais qui sont les esprits du mal, en nous et en dehors de nous (cf. Ep 6, 12). Cette terre bénie est riche des valeureux héros selon l’Evangile qui, comme saint Georges ont su terrasser le mal. Je pense à tant de moines et en particulier aux nombreux martyrs dont la vie a triomphé «par la foi et la patience» (Ioane Sabanisze, Martyre d’Abel, III): elle est passée par le pressoir de la souffrance en restant unie au Seigneur, et elle a, de cette manière, porté un fruit pascal, en irriguant le sol géorgien du sang versé par amour. Que leur intercession procure un soulagement à tant de chrétiens qui, encore aujourd’hui dans le monde, souffrent persécutions et outrages, et qu’elle renforce en nous le bon désir d’être fraternellement unis pour annoncer l’Evangile de la paix.

[Après l’échange des dons]

Merci, Sainteté. Que Dieu bénisse Sa Sainteté et l’Eglise Orthodoxe de la Géorgie. Merci, Sainteté. Et qu’elle puisse avancer sur le chemin de la liberté.

Merci, Sainteté, de l’accueil et de vos paroles. Merci de votre bienveillance et aussi de cet engagement fraternel de prier l’un pour l’autre après nous être donnés le baiser de la paix. Merci.

[01521-FR.02] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

I thank Your Holiness. I am deeply moved on hearing the Ave Maria which Your Holiness yourself composed. Only from a heart that loves the Holy Mother of God so much, from the heart of a son and indeed a child, can issue something so beautiful.

 

It is a great joy and a special grace to be with you Your Holiness and Beatitude, and with the Venerable Metropolitans, Archbishops and Bishops, members of the Holy Synod. I greet the Prime Minister and all the distinguished representatives of the academic and cultural world.

With the first historic visit of a Georgian Patriarch to the Vatican, Your Holiness opened a new chapter in relations between the Orthodox Church of Georgia and the Catholic Church. On that occasion, you exchanged with the Bishop of Rome a kiss of peace and a pledge to pray for one other. In this way, there has been a strengthening of the meaningful ties that have existed between our communities since the first centuries of Christianity. These bonds have been consolidated and are characterized by cordiality and respect, evident in the warm welcome given here to my envoys and representatives. Our ties are also manifest in the study and research projects being pursued in the Vatican Archives and at the Pontifical Universities by members of the faithful of the Orthodox Church of Georgia. So too, they are seen in the presence in Rome of a Georgian community who have received hospitality at a church in my own diocese; and in the cooperation with the local Catholic community, especially on a cultural level. As a pilgrim and a friend, I have come to this blessed land as the Jubilee Year of Mercy for Catholics approaches its conclusion. Saint John Paul II also visited here, the first among the Successors of Peter to do so in a moment of great importance on the threshold of the Jubilee of 2000: he came to reinforce the “deep and strong bonds” with the See of Rome (Address at the Welcome Ceremony, Tbilisi, 8 November 1999) and to recall how necessary, on the verge of the Third Christian Millennium, was “the contribution of Georgia, this ancient crossroads of culture and tradition, to the building… of a new civilization of love” (Address, Meeting with the Catholicos-Patriarch and the Holy Synod, Tbilisi, 8 November 1999).

Now, Divine Providence allows us to meet again and, faced with a world thirsting for mercy, unity and peace, asks us to ardently renew our commitment to the bonds which exist between us, of which our kiss of peace and our fraternal embrace are already an eloquent sign. The Orthodox Church of Georgia, rooted in the preaching of the Apostles, in particular that of the Apostle Andrew, and the Church of Rome, founded on the martyrdom of the Apostle Peter, are given the grace to renew today, in the name of Christ and to his glory, the beauty of apostolic fraternity. Peter and Andrew were indeed brothers: the Lord Jesus called them to leave their nets and to become, together, fishers of men (cf. Mk 1:16-17). Dear Brother, let us allow the Lord Jesus to look upon us anew, let us once again experience the attraction of his call to leave everything that prevents us from proclaiming together his presence.

We are sustained in this by the love that transformed the Apostles’ lives. It is a love without equal, a love which the Lord incarnated: “Greater love has no man than this, that a man lay down his life for his friends” (Jn 15:13). The Lord has given this love to us, so that we can love each other as he has loved us (cf. Jn 15:12). In this regard, it is as if the great poet of this land, Shota Rustaveli, is speaking to us with some of his renowned words: “Have you read how the Apostles write about love, how they speak, how they praise it? Know this love, and turn your mind to these words: love raises us up” (The Knight in the Tiger’s Skin, verse 791). Truly, the love of the Lord raises us up, because it enables us to rise above the misunderstandings of the past, above the calculations of the present and fears for the future.

The Georgian people, over the centuries, have testified to the greatness of this love. In it they have found the strength to rise up again after countless trials; it is in this love that they have reached the heights of extraordinary artistic beauty as another of your great poets has written: Without love, “no sun rules in the dome of the heavens” and for men “there is no beauty nor immortality” (Galaktion Tabidze, Without Love). Within love itself lies the raison d’être of the immortal beauty of your cultural patrimony expressed in so many different ways, such as in music, painting, architecture and dance. You, dear Brother, have given worthy expression to your culture in a special way through your distinguished compositions of sacred hymns, some even in Latin and greatly cherished in the Catholic tradition. They enrich your treasury of faith and culture, which are a unique gift to Christianity and to humanity; this gift deserves to be known and appreciated by all.

The glorious history of the Gospel lived in this land is owed in a special way to Saint Nino, who is considered equal to the Apostles: she spread the faith with a particular form of the cross made of vine branches. This cross is not bare, because the image of the vine, besides being the most abundant fruit in this land, represents the Lord Jesus. He is, indeed, “the true vine”, who asked his Apostles to remain firmly grafted onto him, just as shoots are, in order to bear fruit (cf. Jn 15:1-8). So that the Gospel may bear fruit in our day too, we are asked, dear Brother, to remain yet more firmly in the Lord and united among ourselves. The multitude of saints, whom this country counts, encourages us to put the Gospel before all else and to evangelize as in the past, even more so, free from the restraints of prejudice and open to the perennial newness of God. May difficulties not be an obstacle, but rather a stimulus to know each other better, to share the vital sap of the faith, to intensify our prayers for each other and to cooperate with apostolic charity in our common witness, to the glory of God in heaven and in the service of peace on earth.

The Georgian people love to celebrate, toasting with the fruit of the vine their most precious values. Joined to their exaltation of love, friendship is given a special place. The poet reminds us: “Whoever does not look for a friend is an enemy to himself” (Rustaveli, The Knight in the Tiger’s Skin, verse 854). I want to be a genuine friend to this land and its beloved people, who do not forget the good they have received and whose unique hospitality is intimately united to a way of living that is full of true hope, even though there is no shortage of difficulties. This positive attitude, too, finds its roots in the faith, the faith which leads Georgians, when gathered around their tables, to invoke peace for all, and to remember even one’s enemies.

By means of peace and forgiveness we are called to overcome our true enemies, who are not of flesh and blood, but rather the evil spirits from without and from within ourselves (cf. Eph 6:12). This blessed land is rich in courageous heroes, in keeping with the Gospel, who like Saint George knew how to defeat evil. I think of many monks, and especially of numerous martyrs, whose lives triumphed “with faith and patience” (Ioane Sabanisze, The Martyrdom of Abo, III): they have passed through the winepress of pain, remaining united with the Lord and have thus brought Paschal fruit to Georgia, watering this land with their blood, poured out of love. May their intercession bring relief to the many Christians who even today suffer persecution and slander, and may they strengthen in us the noble aspiration to be fraternally united in proclaiming the Gospel of peace.

[After the exchange of gifts]

Thank you, Holiness. May God bless Your Holiness and the Orthodox Church of Georgia. Thank you, Holiness. And may you always be able to advance along the path of freedom.

Thank you Holiness for your welcome and for your words. Thank you for your kindness and also for this fraternal commitment to pray for one another after our kiss of peace. Thank you.

[01521-EN.02] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua tedesca

Ich danke Eurer Heiligkeit. Ich bin tief bewegt, das „Ave Maria“ zu hören, das Eure Heiligkeit selbst komponiert hat. Nur aus einem Herzen, das die heilige Mutter Gottes sehr liebt, aus dem Herzen eines Sohnes, das auch ein kindliches Herz ist, kann etwas so Schönes entspringen.

 

Es ist für mich eine große Freude und eine besondere Gnade, Eurer Heiligkeit und Seligkeit sowie den ehrwürdigen Metropoliten, Erzbischöfen und Bischöfen des Heiligen Synods zu begegnen. Ich grüße den Herrn Ministerpräsidenten und Sie, werte Vertreter aus der Welt der Wissenschaft und der Kultur.

Eure Heiligkeit, Sie haben eine neue Seite in den Beziehungen zwischen der Orthodoxen Kirche Georgiens und der Katholischen Kirche aufgeschlagen, als Sie den ersten historischen Besuch eines georgischen Patriarchen im Vatikan machten. Bei diesem Anlass haben Sie und der Bischof von Rom einander den Friedenskuss gegeben und versprochen, füreinander zu beten. So konnten die bedeutsamen Bande, die seit den ersten Jahrhunderten des Christentums zwischen uns bestehen, gefestigt werden. Diese Bande haben sich entwickelt und sind weiter respektvoll und herzlich. Dies zeigen auch der herzliche Empfang, der hier meinen Gesandten und Vertretern bereitet wurde, die Studien- und Forschungstätigkeiten im Vatikanischen Archiv und an den Päpstlichen Universitäten seitens georgisch-orthodoxer Gläubiger, die Präsenz einer Ihrer Gemeinden in Rom, die in einer Kirche meiner Diözese zu Gast ist, und die Zusammenarbeit vor allem auf kulturellem Gebiet mit der örtlichen katholischen Gemeinde.

Ich bin als Pilger und Freund in dieses gesegnete Land gekommen, während für die Katholiken das Heilige Jahr der Barmherzigkeit seinem Höhepunkt zugeht. Auch der heilige Johannes Paul II. war – als erster der Nachfolger Petri – in einem sehr bedeutenden Augenblick hierhergekommen, an der Schwelle zum Jubiläum des Jahres 2000. Er war gekommen, um die »engen und tiefen Bande« mit dem Stuhl von Rom zu festigen (vgl. Ansprache bei der Begrüßungszeremonie, 2 [Tiflis, 8. November 1999]: L’Osservatore Romano [dt.] Jg. 29, Nr. 50 [10. Dezember 1999], S. 8) und um daran zu erinnern, wie sehr am Anfang des dritten Jahrtausends »der Beitrag Georgiens – dieser uralten Wegscheide der Kulturen und Traditionen – bei der Errichtung […] einer Zivilisation der Liebe« notwendig ist (Ansprache im Patriarchenpalais, 3 [Tiflis, 8. November 1999]: L’Osservatore Romano [dt.] Jg. 29, Nr. 50 [10. Dezember 1999], S. 9).

Die göttliche Vorsehung lässt uns nun wieder zusammentreffen. Angesichts einer Welt, die nach Barmherzigkeit, Einheit und Frieden dürstet, verlangt sie von uns, dass diese Bande zwischen uns frischen Schwung und neues Feuer erhalten. Der Friedenskuss und unsere brüderliche Umarmung sind schon ein beredtes Zeichen davon. Die Orthodoxe Kirche Georgiens, die in der apostolischen Verkündigung wurzelt, insbesondere in der Gestalt des Apostels Andreas, und die Kirche von Rom, die auf das Martyrium des Apostels Petrus gegründet ist, haben so die Gnade, heute im Namen Christi und zu seiner Ehre die Schönheit der apostolischen Brüderlichkeit zu erneuern. Denn Petrus und Andreas waren Brüder: Jesus rief sie, die Netze liegenzulassen und gemeinsam Menschenfischer zu werden (vgl. Mk 1,16-17). Geliebter Bruder, lassen wir uns wieder neu vom Herrn Jesus anschauen, lassen wir uns weiter von seiner Einladung anziehen, das zurückzulassen, was uns davon abhält, gemeinsam Verkünder seiner Gegenwart zu sein.

Dabei unterstützt uns jene Liebe, die das Leben der Apostel veränderte. Es ist die Liebe ohnegleichen, die der Herr verkörperte: »Es gibt keine größere Liebe, als wenn einer sein Leben für seine Freunde hingibt« (Joh 15,13), und die er uns geschenkt hat, damit wir einander lieben, so wie er uns geliebt hat (vgl. Joh 15,12). Diesbezüglich scheint der große Dichter dieses Landes manche seiner berühmten Worte auch an uns zu richten: »Hast du gelesen, wie die Apostel über die Liebe schreiben, von ihr sprechen, sie loben? Erkenne es, wende deinen Sinn diesen Worten zu: Die Liebe richtet uns auf« (Schota Rustaweli, Der Recke im Tigerfell, Tiflis 1988, Stanze 785). Tatsächlich richtet uns die Liebe des Herrn auf, da sie uns erlaubt, uns über die Missverständnisse der Vergangenheit, über die Berechnungen der Gegenwart und über die Angst vor der Zukunft zu erheben.

Das georgische Volk hat die Jahrhunderte hindurch die Größe dieser Liebe bezeugt. In ihr hat es die Kraft gefunden, sich nach unzähligen Prüfungen wieder aufzurichten; in ihr hat es sich bis zu den Gipfeln einer außerordentlichen künstlerischen Schönheit erhoben. Denn ohne die Liebe, wie ein anderer großer Dichter geschrieben hat, »herrscht die Sonne nicht am Himmelszelt« und »gibt es weder Schönheit noch Unsterblichkeit« für den Menschen (G. Tabidze, „Ohne Liebe“, in: Galaktion Tabidze, Tiflis 1982, 25). In der Liebe findet die unsterbliche Schönheit Ihres kulturellen Erbes, das sich auf vielfältige Weise ausdrückt – wie zum Beispiel in der Musik, der Malerei, der Architektur und dem Tanz –, ihren Seinsgrund. Sie, geschätzter Bruder, haben ihr einen würdigen Ausdruck verliehen, vor allem durch die Abfassung edler heiliger Hymnen; einige davon existieren sogar in lateinischer Sprache und sind der katholischen Tradition besonders teuer. Diese Hymnen bereichern Ihren Glaubens- und Kulturschatz, der ein einzigartiges Geschenk an die Christenheit und an die Menschheit darstellt und der allgemein eine größere Bekanntheit und Wertschätzung verdient.

Die ruhmreiche Geschichte des Evangeliums in diesem Land verdankt sich insbesondere der heiligen Nino, die den Aposteln gleichgestellt wird: Sie verbreitete den Glauben mit dem besonderen Zeichen eines aus dem Holz eines Weinstocks gefertigten Kreuzes. Es handelt sich nicht um ein nacktes Kreuz, denn das Bild des Weinstocks – neben seiner hervorragenden Frucht in diesem Land – repräsentiert den Herrn Jesus. Er ist ja »der wahre Weinstock« und er bat seine Apostel, in ihm fest eingepfropft zu bleiben wie die Reben, um Frucht zu bringen (vgl. Joh 15,1-8). Damit aber das Evangelium auch heute Frucht bringt, wird von uns verlangt, geliebter Bruder, dass wir noch fester im Herrn bleiben und untereinander eins sind. Die große Schar von Heiligen, die dieses Land zählt, ermutigt uns, das Evangelium über alles zu stellen und es zu verkündigen wie in der Vergangenheit, ja mehr als in der Vergangenheit, frei von den Schlingen vorgefasster Meinungen und offen gegenüber der ewigen Neuheit Gottes. Die Schwierigkeiten mögen keine Hindernisse darstellen, sondern Anreiz sein, uns besser kennen zu lernen, den Lebenssaft des Glaubens zu teilen, das Gebet füreinander zu intensivieren und in apostolischer Liebe im gemeinsamen Zeugnis zusammenzuarbeiten zur Ehre Gottes im Himmel und im Dienst des Friedens auf Erden.

Das georgische Volk liebt es, die kostbarsten Werte zu feiern und dabei mit der Frucht des Weinstocks anzustoßen. Gemeinsam mit der Liebe, die aufrichtet, wird der Freundschaft eine besondere Rolle vorbehalten. »Wer keinen Freund zu finden sich bemüht, der ist sich selbst der allerschlimmste Feind«, sagt wiederum der Dichter (Schota Rustaweli, Der Recke im Tigerfell, Tiflis 1985, Stanze 847). Ich möchte ein echter Freund dieses Landes und seines geschätzten Volkes sein, welches das Gute nicht vergisst, das es empfangen hat, und dessen gastfreundliche Natur sich mit einem wirklich hoffnungsvollen Lebensstil verbindet, selbst inmitten der nie fehlenden Schwierigkeiten. Auch diese positive Haltung findet ihre Wurzeln im Glauben, der die Georgier dazu anleitet, am eigenen Tisch den Frieden für alle zu erbitten und sogar der Feinde zu gedenken.

Mit dem Frieden und der Vergebung sollen wir unsere wahren Feinde besiegen, die nicht aus Fleisch und Blut sind, sondern die bösen Geister außerhalb von uns und in uns (vgl. Eph 6,12). Dieses gesegnete Land ist reich an tüchtigen Helden gemäß dem Evangelium, die wie der heilige Georg das Böse zu überwinden wussten. Ich denke an die vielen Mönche und insbesondere an die zahlreichen Märtyrer, deren Leben »durch den Glauben und die Geduld« gesiegt hat (Ioane Sabanisze, Martyrium des Abo, III): Ihr Leben ist durch die Kelter des Leids gegangen und blieb doch mit dem Herrn vereint; so hat es österliche Frucht gebracht, als es den Boden Georgiens mit aus Liebe vergossenem Blut getränkt hat. Ihre Fürsprache bringe den vielen Christen, die auch heute noch in der Welt Verfolgung und Schmähung erleiden, Linderung und stärke in uns den edlen Wunsch, brüderlich vereint zu sein, um das Evangelium des Friedens zu verkünden.

[Nach dem Austausch der Geschenke]

Danke, Heiligkeit. Gott segne Eure Heiligkeit und die orthodoxe Kirche Georgiens – danke Heiligkeit –, und möge sie auf dem Weg der Freiheit vorangehen können.

Danke, Heiligkeit, für den Empfang und für Ihre Worte. Danke für Ihr Wohlwollen und auch für dieses brüderliche Engagement, füreinander zu beten, nachdem wir einander den Friedenskuss gegeben haben. Danke.

[01521-DE.02] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

Gracias, Santidad. Me ha conmovido profundamente escuchar el «Ave María» que Su Santidad mismo ha compuesto. Sólo de un corazón que ama tanto a la Santa Madre de Dios, un corazón de hijo y también de niño, puede salir una composición tan bella.

 

Es para mí una gran alegría y una gracia especial encontrarme con Su Santidad y Beatitud y los Venerables Metropolitas, Arzobispos y Obispos, miembros del Santo Sínodo. Saludo al Señor Primer Ministro y a los ilustres representantes del mundo académico y de la cultura.

Santidad, con vuestra visita histórica al Vaticano, la primera de un Patriarca georgiano, usted abrió una nueva página en las relaciones entre la Iglesia Ortodoxa de Georgia y la Iglesia Católica. En aquella ocasión, intercambió con el Obispo de Roma el beso de la paz y la promesa de rezar el uno por el otro. Así se han reforzado los importantes lazos que existen entre nosotros desde los primeros siglos del cristianismo. Estos se han desarrollado y siguen siendo respetuosos y cordiales, como se pone de manifiesto también por la afectuosa acogida reservada a mis enviados y representantes; por la actividad de estudio e investigación de fieles ortodoxos georgianos en los Archivos Vaticanos y en las Pontificias Universidades; por la presencia en Roma de una comunidad vuestra, alojada en una iglesia de mi diócesis; y por la colaboración, sobre todo cultural, con la comunidad católica local. Como peregrino y amigo, he llegado a esta tierra bendita, cuando está a punto de concluir para los católicos el Año Jubilar de la Misericordia. También estuvo aquí el santo Papa Juan Pablo II, la primera vez de un Sucesor de Pedro, en un momento muy importante, en el umbral del Jubileo del 2000: vino a reforzar los «vínculos profundos y fuertes» con la Sede de Roma (Discurso en la ceremonia de bienvenida, Tiflis, 8 noviembre 1999) y a recordar lo importante que era, en el umbral del tercer Milenio, «la contribución de Georgia, esta antigua encrucijada de culturas y tradiciones, a la construcción […] de una civilización del amor» (Discurso en el Palacio patriarcal, Tiflis, 8 noviembre 1999).

Ahora, la Providencia divina ha querido que nos encontremos de nuevo y, frente a un mundo sediento de misericordia, de unidad y de paz, nos pide que se dé un nuevo impulso, un renovado fervor a los lazos que nos unen, signo elocuente de los cuales es el beso de la paz y nuestro abrazo fraternal. La Iglesia Ortodoxa de Georgia, enraizada en la predicación apostólica, especialmente en la figura del apóstol Andrés, y la Iglesia de Roma, fundada sobre el martirio del apóstol Pedro, tienen así la gracia de renovar hoy, en el nombre de Cristo y para su gloria, la belleza de la fraternidad apostólica. En efecto, Pedro y Andrés eran hermanos: Jesús los llamó a dejar sus redes para ser, juntos, pescadores de hombres (cf. Mc 1,16-17). Querido hermano, dejémonos mirar de nuevo por el Señor Jesús, dejémonos atraer aún por su invitación a dejar todo lo que nos impide dar, juntos, el anuncio de su presencia.

Nos sostiene en esto el amor que transformó la vida de los Apóstoles. Es el amor sin igual, que el Señor ha encarnado: « Nadie tiene amor más grande que el que da la vida por sus amigos» (Jn 15,13); y que nos lo ha dado para que nos amemos unos a otros como él nos ha amado (cf. Jn 15,12). En este sentido, el gran poeta de esta tierra parece que nos dirige también a nosotros algunas de sus célebres palabras: «¿Has leído cómo los apóstoles escribieron del amor, cómo hablan, cómo lo alaban? Conócelo, dirige tu mente a estas palabras: el amor nos eleva» "(S. Rustaveli, El Caballero de la piel de tigre, Tiflis 1988, estancia 785). Realmente el amor del Señor nos eleva, porque nos permite alzarnos por encima de las incomprensiones del pasado, de los cálculos del presente y de los temores del futuro.

El pueblo georgiano ha dado testimonio durante siglos de la grandeza de este amor. Ha encontrado en él la fuerza para levantarse de nuevo después de muchas pruebas; gracias a él se ha elevado hasta las alturas de una extraordinaria belleza artística. Sin el amor, como ha escrito otro gran poeta, «el sol no reina en la bóveda del cielo», y para los hombres «no hay belleza ni inmortalidad» (G. Tabidze, «Senza l’amore», en Galaktion Tabidze, Tiflis 1982, 25). El amor es la razón de ser de la belleza inmortal de vuestro patrimonio cultural, que se expresa de muchas formas, como la música, la pintura, la arquitectura y la danza. Usted, querido Hermano, ha ofrecido una digna manifestación de ello, especialmente mediante la composición de apreciados himnos sagrados, algunos incluso en lengua latina y muy queridos en la tradición católica. Ellos enriquecen el tesoro de vuestra fe y cultura, un regalo único para la cristiandad y la humanidad, que merece ser conocido y apreciado por todos.

La gloriosa historia del Evangelio en esta tierra se debe de una manera especial a santa Nino, que suele ser equiparada a los Apóstoles: difundió la fe bajo el signo particular de la cruz hecha de sarmiento de vid. No se trata de una cruz desnuda, porque la imagen de la vid, además del fruto que en esta tierra es excelente, representa al Señor Jesús. Él, en efecto, es «la vid verdadera», y pidió a sus Apóstoles que, como sarmientos, permanecieran firmemente injertados en él para dar fruto (cf. Jn 15,1-8). Querido Hermano, para que también hoy el Evangelio dé fruto, se nos pide que permanezcamos todavía más enraizados en el Señor y unidos entre nosotros. Que la multitud de santos de este país nos anime a poner el Evangelio por encima de todo y a evangelizar como en el pasado y, más que en el pasado, libres de las ataduras de ideas preconcebidas y abiertos a la perenne novedad de Dios. Que las dificultades no sean un obstáculo, sino un estímulo que nos ayude a conocernos mejor, a compartir la sabia viva de la fe, a intensificar la oración de unos por otros y a cooperar con caridad apostólica en el testimonio común, para la gloria de Dios en el cielo y el servicio de la paz en la tierra.

Al pueblo georgiano le gusta ensalzar, brindando con el fruto de la vid, sus valores más apreciados. Junto al amor que eleva, se da un papel especial a la amistad. «Quien no busca un amigo, es enemigo de sí mismo», nos recuerda una vez más el poeta (S. Rustaveli, El Caballero de la piel de tigre, estancia 847). Quiero ser un amigo sincero de esta tierra y de este querido pueblo, que no olvida el bien recibido y cuyo carácter hospitalario se combina con un estilo de vida verdaderamente lleno de esperanza, aún en medio de las dificultades, que nunca faltan. También esta actitud positiva tiene sus raíces en la fe, que lleva a los georgianos a invocar, en torno a la mesa, la paz para todos, recordando incluso a los enemigos.

Con la paz y el perdón estamos llamados a vencer a nuestros verdaderos enemigos, que no son de carne y hueso, sino los espíritus del mal que están dentro y fuera de nosotros (cf. Ef 6,12). Esta tierra bendita está llena de héroes valientes según el Evangelio que, como san Jorge, fueron capaces de vencer al mal. Pienso en tantos monjes, y especialmente en los numerosos mártires, cuya vida ha triunfado «con la fe y la paciencia» (Ioane Sabanisze, Martirio de Abo, III): ha pasado por la prueba del dolor permaneciendo unida al Señor y ha dado así un fruto pascual, regando el suelo georgiano con la sangre derramada por amor. Que su intercesión alivie a tantos cristianos que todavía hoy en el mundo sufren persecuciones y atropellos, y fortalezca en nosotros el buen deseo de estar fraternalmente unidos para anunciar el Evangelio de la paz.

[Después del intercambio de obsequios]

Gracias, Santidad. Que Dios bendiga a Su Santidad y a la Iglesia Ortodoxa de Georgia. Y que siga adelante por el camino de la libertad.

Gracias, Santidad por la acogida y por sus palabras. Gracias por su benevolencia, y también por este compromiso fraterno de orar uno por otro tras haberse dado el beso de la paz. Gracias.

[01521-ES.02] [Texto original: Italiano]

Traduzione in língua portoghese

Agradeço a Vossa Santidade. Causou-me profunda emoção ouvir a «Ave Maria», pessoalmente composta por Vossa Santidade. Somente de um coração que tanto ama a Santa Mãe de Deus, coração de filho e também de criança, pode sair uma coisa tão bela!

 

Constitui para mim uma grande alegria e uma graça particular encontrar Vossa Santidade e Beatitude e os veneráveis Metropolitas, Arcebispos e Bispos, membros do Santo Sínodo. Saúdo ao senhor Primeiro-Ministro e a vós, ilustres Representantes do mundo académico e da cultura.

Vossa Santidade inaugurou uma página nova nas relações entre a Igreja Ortodoxa da Geórgia e a Igreja Católica, ao realizar a primeira visita histórica ao Vaticano dum Patriarca georgiano. Naquela ocasião, trocou com o Bispo de Roma o ósculo da paz e a promessa de rezarmos um pelo outro. Assim foi possível revigorar os laços de grande significado que existem entre nós desde os primeiros séculos do cristianismo. Tais laços incrementaram-se mantendo-se respeitosos e cordiais, como atestam a receção calorosa aqui reservada aos meus enviados e representantes, as atividades de estudo e pesquisa nos Arquivos do Vaticano e nas Universidades Pontifícias feitas por fiéis ortodoxos georgianos, a presença em Roma duma vossa comunidade alojada numa igreja da minha diocese, e a colaboração, sobretudo de caráter cultural, com a comunidade católica local. Cheguei como peregrino e amigo a esta terra abençoada, quando, para os católicos, está no seu ponto alto o Ano Jubilar da Misericórdia. Também o santo Papa João Paulo II viera aqui – o primeiro dos Sucessores de Pedro que o fez – num momento muito importante, ou seja, no limiar do Jubileu do ano 2000: viera reforçar os «vínculos profundos e fortes» com a Sé de Roma [Discurso na cerimónia de boas-vindas, Tbilissi, 8 de novembro de 1999: Insegnamenti XXII/2 (1999), 843] e lembrar a grande necessidade que havia, no limiar do terceiro milénio, do «contributo da Geórgia, esta antiga encruzilhada de culturas e tradições, para a edificação (…) duma civilização do amor» [Discurso no Palácio Patriarcal, Tbilissi, 8 de novembro de 1999: Insegnamenti XXII/2 (1999), 848].

Agora, a Providência divina faz-nos encontrar novamente e, face a um mundo sedento de misericórdia, unidade e paz, pede-nos que os vínculos entre nós recebam novo impulso, renovado ardor, de que o ósculo da paz e o nosso abraço fraterno já são um sinal eloquente. Assim a Igreja Ortodoxa da Geórgia, enraizada na pregação apostólica e de modo especial na figura do apóstolo André, e a Igreja de Roma, fundada sobre o martírio do apóstolo Pedro, têm a graça de renovar hoje, em nome de Cristo e da sua glória, a beleza da fraternidade apostólica. De facto, Pedro e André eram irmãos: Jesus convidou-os a deixar as redes e tornar-se, juntos, pescadores de homens (cf. Mc 1, 16-17). Caríssimo Irmão, deixemo-nos de novo olhar pelo Senhor Jesus, deixemo-nos ainda atrair pelo seu convite a pôr de lado tudo o que nos impede de ser, juntos, anunciadores da sua presença.

Nisto temos o apoio do amor que transformou a vida dos Apóstolos. É aquele amor sem igual que o Senhor encarnou – «ninguém tem mais amor do que quem dá a vida pelos seus amigos» (Jo 15, 13) – e no-lo deu, para nos amarmos uns aos outros como Ele nos amou (cf. Jo 15, 12). A propósito, parecem dirigidas a nós algumas das famosas palavras do grande poeta desta terra: «Leste como os apóstolos escrevem acerca do amor, como o descrevem, como o louvam? Conhece-o, fixa a tua mente naquelas palavras. É que o amor eleva-nos» (S. Rustaveli, O Cavaleiro na pele de tigre, Tbilissi, 1988, morada 785). Verdadeiramente o amor do Senhor eleva-nos, porque nos permite subir acima das incompreensões do passado, dos cálculos do presente e dos medos do futuro.

O povo georgiano testemunhou, ao longo dos séculos, a grandeza deste amor. Nele encontrou a força para se levantar de novo depois de inúmeras provações; nele se elevou até aos cumes duma beleza artística extraordinária. De facto sem amor, como escreveu outro grande poeta, «o sol não reina na cúpula do céu» e, para os homens, «não há beleza nem imortalidade» (Galaktion Tabidze, Sem amor, Tbilissi, 1982, 25). No amor, encontra-se a razão de ser imortal a beleza do vosso património cultural, que se expressa em múltiplas formas, como, por exemplo, a música, a pintura, a arquitetura e a dança. Irmão caríssimo, disto mesmo nos deu digna expressão Vossa Santidade, especialmente compondo preciosos hinos sacros, alguns mesmo em língua latina e particularmente estimados pela tradição católica. Eles enriquecem o vosso tesouro de fé e cultura, dom único oferecido à cristandade e à humanidade, que merece ser conhecido e apreciado por todos.

A gloriosa história do Evangelho nesta terra deve-se de modo especial a Santa Nino, que é comparada aos Apóstolos: ela espalhou a fé sob o sinal particular da cruz feita de lenho de videira. Não se trata duma cruz desnudada, porque a imagem da videira, para além do fruto que sobressai nesta terra, representa o Senhor Jesus. Na verdade, Ele é «a videira verdadeira» e pediu aos Apóstolos para permanecerem fortemente enxertados n’Ele, como ramos, para dar fruto (cf. Jo 15, 1-8). E para que o Evangelho dê fruto também hoje, é-nos pedido, caríssimo Irmão, que permaneçamos cada vez mais firmes no Senhor e unidos entre nós. A multidão de Santos, que conta este país, encoraja-nos a colocar o Evangelho em primeiro lugar, evangelizando como no passado, e mais do que no passado, livres das amarras dos preconceitos e abertos à perene novidade de Deus. Que as dificuldades não sejam impedimentos, mas estímulos para nos conhecermos melhor, compartilharmos a seiva vital da fé, intensificarmos a oração de uns pelos outros e colaborarmos com caridade apostólica no testemunho comum, para glória de Deus nos céus e ao serviço da paz na terra.

O povo georgiano gosta de comemorar os seus valores mais queridos, brindando com o fruto da videira. A par do amor que eleva, é reservada um papel particular à amizade. «Quem não procura um amigo, de si próprio é inimigo»: lembra ainda o poeta Rustaveli (O Cavaleiro na pele de tigre, morada 847). Desejo ser amigo sincero desta terra e deste povo querido, que não esquece o bem recebido e cujo tratamento hospitaleiro se alia com um estilo de vida genuinamente esperançoso, mesmo no meio das dificuldades que nunca faltam. Também este caráter positivo se enraíza na fé, que leva os georgianos, à volta da própria mesa, a implorar a paz para todos, lembrando até os inimigos.

Com a paz e o perdão, somos chamados a vencer os nossos verdadeiros inimigos, que não são de carne e sangue, mas os espíritos do mal fora e dentro de nós (cf. Ef 6, 12). Esta terra abençoada é rica de heróis valorosos segundo o Evangelho que souberam, como São Jorge, derrotar o mal. Penso em tantos monges e, de modo particular, nos numerosos mártires, cuja vida triunfou «com a fé e a paciência» (Ioane Sabanisze, Martírio de Abo, III): passou através da prensa do sofrimento, permanecendo unida ao Senhor e assim produziu um fruto pascal, irrigando o solo georgiano com sangue derramado por amor. A sua intercessão dê alívio a tantos cristãos que ainda hoje, no mundo, sofrem perseguições e ultrajes e reforce em nós o desejo bom de vivermos fraternalmente unidos para anunciar o Evangelho da paz.

[Depois da troca de dons]

Obrigado, Santidade! Que Deus abençoe Vossa Santidade e a Igreja Ortodoxa da Geórgia. Obrigado, Santidade! E que possa prosseguir pelo caminho da liberdade.

Obrigado, Santidade, pelo acolhimento e pelas suas palavras. Obrigado pela sua benevolência e também por este compromisso fraterno de rezar um pelo outro, depois de termos dado o ósculo da paz. Obrigado!

[01521-PO.02] [Texto original: Italiano]

Al termine il Santo Padre Francesco ha raggiunto, in auto, la Chiesa di San Simone Bar Sabbae per l’incontro con la Comunità assiro-caldea.

[B0686-XX.02]