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Viaggio Apostolico di Sua Santità Francesco in Georgia e in Azerbaijan (30 settembre - 2 ottobre 2016) – Visita di cortesia al Presidente della Georgia ed Incontro con le Autorità a Tbilisi, 30.09.2016


Cerimonia di benvenuto all’aeroporto internazionale di Tbilisi

Visita di cortesia al Presidente della Georgia

Incontro con le Autorità, la Società Civile ed il Corpo Diplomatico nel Palazzo Presidenziale

 

Cerimonia di benvenuto all’aeroporto internazionale di Tbilisi

L’aereo con a bordo il Santo Padre, partito questa mattina alle ore 9.15 da Roma-Fiumicino, è atterrato poco prima delle 15.00 locali (le 13.00 ora di Roma) all’aeroporto internazionale di Tbilisi, dopo quasi quattro ore di volo.

Papa Francesco è stato accolto dal Presidente della Georgia, Sig. Giorgi Margvelashvili, e dalla Consorte, nonché dal Catholicos Patriarca di tutta la Georgia, S.S. e Beatitudine Ilia II. Erano inoltre presenti alcune autorità dello Stato e un gruppo di fedeli con un coro. Due bambini, in abito tradizionale, hanno offerto al Papa un cesto d’uva.

Dopo l’esecuzione degli inni, gli onori militari e la presentazione delle Delegazioni, il Santo Padre si è trasferito in auto al Palazzo Presidenziale di Tbilisi.

[01554-IT.01]

Visita di cortesia al Presidente della Georgia

Alle ore 15.45 di questo pomeriggio, il Santo Padre Francesco si è trasferito in auto al Palazzo Presidenziale di Tbilisi per la visita di cortesia al Presidente della Georgia, S.E il Signor Giorgi Margvelashvili.

Papa Francesco è stato accolto dal Presidente all’ingresso del Belvedere. Dopo la fotografia protocollare, il Santo Padre ed il Presidente hanno raggiunto la Sala Presidenziale per l’incontro privato, concluso con lo scambio dei doni e la presentazione dei familiari. Al termine, il Papa ed il Presidente si sono trasferiti nel Cortile d’Onore del Palazzo.

[01555-IT.01]

Incontro con le Autorità, la Società Civile ed il Corpo Diplomatico nel Palazzo Presidenziale

Discorso del Santo Padre

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua tedesca

Traduzione in lingua spagnola

Traduzione in lingua portoghese

Alle ore 16.15, il Santo Padre Francesco ha incontrato le Autorità politiche, i rappresentanti della Società Civile della Georgia e i membri del Corpo Diplomatico nel Cortile d’Onore del Palazzo Presidenziale di Tbilisi.
Dopo il discorso del Presidente della Georgia, Giorgi Margvelashvili, il Papa ha pronunciato il discorso che riportiamo di seguito:

Discorso del Santo Padre

Signor Presidente,
Distinte Autorità,
Illustri Membri del Corpo Diplomatico,
Signore e Signori,

Ringrazio Dio Onnipotente per avermi offerto l’opportunità di visitare questa terra benedetta, luogo d’incontro e di vitale scambio tra culture e civiltà, che nel cristianesimo ha trovato, fin dalla predicazione di Santa Nino all’inizio del IV secolo, la sua più profonda identità e il fondamento sicuro dei suoi valori. Come affermò San Giovanni Paolo II visitando la vostra Patria: «Il cristianesimo è diventato il seme della successiva fioritura della cultura georgiana» (Discorso nella Cerimonia di Benvenuto, 8 novembre 1999: Insegnamenti XXII, 2 [1999], 841), e tale seme continua a produrre i suoi frutti. Nel ricordare con gratitudine il nostro incontro in Vaticano dell’anno scorso e le buone relazioni che la Georgia ha sempre mantenuto con la Santa Sede, ringrazio vivamente Lei, Signor Presidente, per il Suo gradito invito e per le cordiali parole di benvenuto che Ella mi ha rivolto a nome delle Autorità dello Stato e di tutto il popolo georgiano.

La storia plurisecolare della vostra Patria manifesta il radicamento nei valori espressi dalla sua cultura, dalla sua lingua e dalle sue tradizioni, inserendo il Paese a pieno titolo e in modo fecondo e peculiare nell’alveo della civiltà europea; nel medesimo tempo, come evidenzia la sua posizione geografica, esso è quasi un ponte naturale tra l’Europa e l’Asia, una cerniera che facilita le comunicazioni e le relazioni tra i popoli, che ha reso possibili nel corso dei secoli sia i commerci che il dialogo e il confronto delle idee e delle esperienze tra mondi diversi. Come recita con fierezza il vostro inno nazionale: «La mia icona è la mia Patria, […] montagne e valli splendenti sono condivise con Dio». La Patria è come un’icona che definisce l’identità, traccia i lineamenti e la storia, mentre le montagne, innalzandosi libere verso il cielo, ben lungi dall’essere una muraglia insuperabile, danno splendore alle valli, le distinguono e le mettono in relazione, rendendole ognuna diversa dalle altre e tutte solidali con il cielo comune che le sovrasta e le protegge.

Signor Presidente, sono trascorsi 25 anni dalla proclamazione dell’indipendenza della Georgia, la quale durante questo periodo, ritrovando la sua piena libertà, ha costruito e consolidato le sue istituzioni democratiche e ha cercato le vie per garantire uno sviluppo il più possibile inclusivo e autentico. Tutto questo non senza grandi sacrifici, che il popolo ha coraggiosamente affrontato per assicurarsi la tanto agognata libertà. Auspico che il cammino di pace e di sviluppo prosegua con l’impegno solidale di tutte le componenti della società, in modo da creare quelle condizioni di stabilità, equità e rispetto della legalità atte a favorire la crescita e ad aumentare le opportunità per tutti.

Tale autentico e duraturo progresso ha come indispensabile condizione preliminare la pacifica coesistenza fra tutti i popoli e gli Stati della Regione. Ciò richiede che crescano sentimenti di mutua stima e considerazione, i quali non possono tralasciare il rispetto delle prerogative sovrane di ciascun Paese nel quadro del Diritto Internazionale. Al fine di aprire sentieri che portino a una pace duratura e a una vera collaborazione, occorre avere la consapevolezza che i principi rilevanti per un’equa e stabile relazione tra gli Stati sono al servizio della concreta, ordinata e pacifica convivenza tra le Nazioni. In troppi luoghi della terra, infatti, sembra prevalere una logica che rende difficile mantenere le legittime differenze e le controversie – che sempre possono sorgere – in un ambito di confronto e dialogo civile dove prevalgano la ragione, la moderazione e la responsabilità. Questo è tanto più necessario nel presente momento storico, dove non mancano anche estremismi violenti che manipolano e distorcono principi di natura civile e religiosa per asservirli ad oscuri disegni di dominio e di morte.

Occorre che tutti abbiano a cuore in primo luogo la sorte dell’essere umano nella sua concretezza e compiano con pazienza ogni tentativo per evitare che le divergenze sfocino in violenze destinate a provocare enormi rovine per l’uomo e la società. Qualsiasi distinzione di carattere etnico, linguistico, politico o religioso, lungi dall’essere usata come pretesto per trasformare le divergenze in conflitti e i conflitti in interminabili tragedie, può e deve essere per tutti sorgente di arricchimento reciproco a vantaggio del bene comune. Ciò esige che ciascuno possa mettere pienamente a frutto le proprie specificità, avendo anzitutto la possibilità di vivere in pace nella sua terra o di farvi ritorno liberamente se, per qualche motivo, è stato costretto ad abbandonarla. Auspico che i responsabili pubblici continuino ad avere a cuore la situazione di queste persone, impegnandosi nella ricerca di soluzioni concrete anche al di fuori delle irrisolte questioni politiche. Si richiedono lungimiranza e coraggio per riconoscere il bene autentico dei popoli e perseguirlo con determinazione e prudenza, ed è indispensabile avere sempre davanti agli occhi le sofferenze delle persone per proseguire con convinzione il cammino, paziente e faticoso ma anche avvincente e liberante, della costruzione della pace.

La Chiesa Cattolica – presente da secoli in questo Paese e distintasi in particolare per il suo impegno nella promozione umana e nelle opere caritative – condivide le gioie e le apprensioni del popolo georgiano e intende offrire il suo contributo per il benessere e la pace della Nazione, collaborando attivamente con le Autorità e la società civile. Auspico vivamente che essa continui ad apportare il suo genuino contributo alla crescita della società georgiana, grazie alla comune testimonianza della tradizione cristiana che ci unisce, al suo impegno a favore dei più bisognosi e mediante un rinnovato e accresciuto dialogo con l’antica Chiesa Ortodossa Georgiana e le altre comunità religiose del Paese.

Dio benedica la Georgia e le doni pace e prosperità!

[01519-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Monsieur le Président,
Distinguées Autorités,
Illustres Membres du Corps Diplomatique
Mesdames et Messieurs,

Je remercie le Dieu Tout-Puissant de m’avoir offert l’opportunité de visiter cette terre bénie, lieu de rencontre et d’échange vital entre cultures et civilisations, qui a trouvé dans le christianisme, depuis la prédication de sainte Nino au début du IVème siècle, sa plus profonde identité et le fondement sûr de ses valeurs. Comme l’a affirmé saint Jean-Paul II en visitant votre patrie: « Le christianisme est devenu le germe de la floraison successive de la culture géorgienne » (Discours lors de la cérémonie de bienvenue, 8 novembre 1999; Insegnamenti XXII, 2 [1999], p. 841); et cette semence continue de produire ses fruits. En me rappelant avec gratitude notre rencontre au Vatican l’année dernière et les bonnes relations que la Géorgie a toujours maintenues avec le Saint-Siège, je vous remercie vivement, Monsieur le Président, pour votre aimable invitation et pour les paroles cordiales de bienvenue que vous m’avez adressées au nom des Autorités de l’État et de tout le peuple géorgien.

L’histoire pluriséculaire de votre patrie manifeste son enracinement dans les valeurs exprimées par sa culture, par sa langue et par ses traditions, insérant le pays de plein droit et de manière féconde et spéciale dans l’alvéole de la civilisation européenne; en même temps, comme le met en évidence sa position géographique, ce pays est presqu’un pont naturel entre l’Europe et l’Asie, une charnière qui facilite les communications et les relations entre les peuples, qui a rendu possibles au cours des siècles aussi bien les commerces que le dialogue et la confrontation des idées et des expériences entre des mondes différents. Comme l’exprime avec fierté votre hymne national: « Mon icône est ma patrie, […] de splendides montagnes et vallées sont partagées avec Dieu». La patrie est comme une icône qui définit l’identité, trace les principaux traits et l’histoire, tandis que les montagnes, s’élançant libres vers le ciel, loin de constituer une muraille insurmontable, donne de la splendeur aux vallées, les distinguent et les mettent en relation, en les rendant différentes, chacune des autres, et toutes solidaires avec le ciel commun qui les surplombe et les protège.

Monsieur le Président, vingt-cinq ans sont passés depuis la proclamation de l’indépendance de la Géorgie, qui durant cette période, en retrouvant sa pleine liberté, a construit et consolidé ses institutions démocratiques et a cherché les voies pour garantir un développement le plus inclusif et authentique possible. Tout cela non sans de grands sacrifices, que le peuple a courageusement affrontés pour s’assurer la liberté tant désirée. Je souhaite que le chemin de la paix et du développement se poursuive avec l’engagement solidaire de toutes les composantes de la société, de façon à créer les conditions de stabilité, d’équité et du respect de la légalité à même de favoriser la croissance et d’accroître les opportunités pour tous.

Ce progrès authentique et durable a pour condition préliminaire indispensable la coexistence pacifique entre tous les peuples et les États de la région. Cela demande que s’accroissent les sentiments d’estime réciproque et de considération qui ne peuvent pas négliger le respect des prérogatives souveraines de chaque pays dans le cadre du droit international. Afin d’ouvrir des voies qui portent à une paix durable et à une vraie collaboration, il faut être conscient que les principes importants pour une relation juste et stable entre les États sont au service de la cohabitation concrète, ordonnée et pacifique entre les nations. En trop d’endroits de la terre, en effet, semble l’emporter une logique qui rend difficile le maintien des différences légitimes et des différends – qui peuvent toujours surgir – dans un environnement de débat et de dialogue civil où prévalent la raison, la modération et la responsabilité. Cela n’en est que plus nécessaire en ce moment historique, où ne manquent pas non plus les extrémismes violents qui manipulent et déforment des principes de nature civile et religieuse pour les asservir à des projets obscurs de domination et de mort.

Il faut que chacun ait à cœur en premier lieu le sort de l’être humain dans sa dimension concrète et accomplisse avec patience tout effort [possible] pour éviter que les divergences débouchent sur des violences visant à provoquer d’énormes dégâts pour l’homme et la société. Toute distinction de caractère ethnique, linguistique, politique ou religieux, loin d’être utilisée comme prétexte pour transformer les divergences en conflits et les conflits en d’interminables tragédies, peut et doit être pour tous une source d’enrichissement réciproque en faveur du bien commun. Cela exige que chacun puisse mettre pleinement à profit ses spécificités propres, en ayant avant tout la possibilité de vivre en paix sur sa terre ou d’y retourner librement si, pour quelque motif, il a été contraint de l’abandonner. Je souhaite que les responsables publics continuent à avoir à cœur la situation de ces personnes, en s’engageant dans la recherche de solutions concrètes y compris en dehors des questions politiques non résolues. Il faut de la clairvoyance et du courage pour reconnaître le bien authentique des peuples et pour le poursuivre avec détermination et prudence, et il est indispensable d’avoir toujours sous les yeux les souffrances des personnes pour poursuivre avec conviction le chemin, patient et dur mais aussi passionnant et libérateur, de la construction de la paix.

L’Église catholique – présente depuis des siècles dans ce pays et qui s’est distinguée en particulier par son engagement dans la promotion humaine et dans les œuvres caritatives – partage les joies et les inquiétudes du peuple géorgien et entend offrir sa contribution au bien-être et à la paix de la nation, en collaborant activement avec les Autorités et la société civile. Je souhaite vivement qu’elle continue à apporter sa contribution authentique à la croissance de la société géorgienne, grâce au témoignage commun de la tradition chrétienne qui nous unit, grâce à son engagement en faveur des plus démunis et à travers un dialogue renouvelé et accru avec l’antique Église Orthodoxe géorgienne et avec les autres communautés religieuses du pays.

Que Dieu bénisse la Géorgie et lui donne paix et prospérité!

[01520-FR.01] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

Mr President,
Distinguished Authorities and Members of the Diplomatic Corps,
Ladies and Gentlemen,

I thank Almighty God for granting me the opportunity to visit this blessed land, a place of encounter and vital exchange among cultures and civilizations, which, since the preaching of Saint Nino at the beginning of the fourth century, discovered in Christianity its deepest identity and the solid foundation of its values. As Saint John Paul II observed when visiting your country: “Christianity became the seed of successive flowerings of Georgian culture” (Address at the Arrival Ceremony, 8 November 1999), and this seed continues to bear fruit. Recalling with gratitude our meeting in the Vatican last year and the good relations which Georgia has always maintained with the Holy See, I sincerely thank you, Mr President, for your gracious invitation and for your cordial words of welcome in the name of the Authorities of the State and all the Georgian people.

The centuries-old history of your country shows that it is rooted in the values expressed in its culture, language and traditions. This places your country fully and in a particular way within the bedrock of European civilization; at the same time, as is evident from your geographical location, Georgia is to a great extent a natural bridge between Europe and Asia, a link that facilitates communication and relations between peoples. Through the centuries this has facilitated commercial ties as well as dialogue and the exchange of ideas and experiences between diverse cultures. As your national anthem proudly proclaims: “My icon is my homeland… bright mountains and valleys are shared with God”. The country is an icon expressing its identity and tracing its features and history; its mountains, rising freely towards heaven, far from being insurmountable walls, give splendour to the valleys; they distinguish them, connect them, make each one unique yet all open to the one sky, which covers them and offers them protection.

Mr President, twenty-five years have passed since Georgia’s independence was proclaimed. During this period when Georgia regained its full liberty, it built and strengthened its democratic institutions and sought ways to guarantee the most inclusive and authentic development possible. All of this was not without great sacrifice, which the people faced courageously in order to ensure their longed-for freedom. I hope that the path of peace and development will advance with the consolidated commitment of all sectors of society, so as to create conditions for stability, justice and respect for the rule of law, hence promoting growth and greater opportunities for all.

The peaceful coexistence among all peoples and states in the region is the indispensable and prior condition for such authentic and enduring progress. This requires increasing mutual esteem and consideration, which can never lay aside respect for the sovereign rights of every country within the framework of international law. So as to forge paths leading to lasting peace and true cooperation, we must recall that the relevant principles for a just and stable relationship between states are at the service of a practical, ordered and peaceful coexistence among nations.

Indeed, in far too many areas of the world, there seems to be a dominant way of thinking which hinders keeping legitimate differences and disagreements – which can always arise – within a climate of civilized dialogue where reason, moderation and responsibility can prevail. This is all the more necessary in the present historical moment, with no shortage of violent extremism that manipulates and distorts civic and religious principles, and subjugates them to the dark designs of domination and death.

We should wholeheartedly give priority to human beings in their actual circumstances and pursue every attempt to prevent differences from giving rise to violence that can cause ruinous calamity for people and for society. Far from being exploited as grounds for turning discord into conflict and conflict into interminable tragedy, distinctions along ethnic, linguistic, political or religious lines can and must be for everyone a source of mutual enrichment in favour of the common good. This requires that everyone make full use of their particular identity, having the possibility, above all else, to coexist peacefully in their homeland, or freely to return to that land, if for some reason they have been forced to leave it. I hope that civil authorities will continue to show concern for the situation of these persons, and that they will fully commit themselves to seeking tangible solutions, in spite of any unresolved political questions. It takes far-sightedness and courage to recognize the authentic good of peoples, and to pursue this good with determination and prudence. In this regard, it is essential to keep before our eyes the suffering of others, in order to proceed with conviction along the path which, though slow and laborious, is also captivating and freeing, and leads us towards peace.

The Catholic Church, which has been present for centuries in this country and has distinguished itself in a particular way for its commitment to human promotion and to charitable works, shares the joys and concerns of the Georgian people, and is resolved to offer its contribution for the well-being and peace of the nation, by actively cooperating with the authorities and civil society. It is my ardent desire that the Catholic Church may continue to make its own authentic contribution to the growth of Georgian society, thanks to the common witness to the Christian tradition which unites us, its commitment to those most in need, and the renewed and strengthened dialogue with the ancient Georgian Orthodox Church and the other religious communities of the country.

May God bless Georgia and give her peace and prosperity!

[01520-EN.01] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua tedesca

Herr Präsident,
sehr geehrte Vertreter des öffentlichen Lebens,
verehrte Mitglieder des Diplomatischen Korps,
meine Damen und Herren,

ich danke dem allmächtigen Gott, dass er mir die Gelegenheit gegeben hat, dieses gesegnete Land zu besuchen, einen Ort der Begegnung und des lebendigen Austauschs zwischen Kulturen und Zivilisationen, der seit der ersten Verkündigung der heiligen Nino zu Anfang des 4. Jahrhunderts im Christentum seine innerste Identität und die sichere Grundlage seiner Werte gefunden hat. Wie der heilige Johannes PaulII. bei seinem Besuch in Ihrem Heimatland betonte, »wurde das Christentum zur Saat für darauffolgende Blüteperioden georgischer Kultur« (Ansprache bei der Begrüßungszeremonie [8. November 1999], 2: L’Osservatore Romano [dt.] Jg. 29, Nr. 50 (10. Dezember 1999), S. 8), und diese Saat bringt weiter Frucht. In dankbarer Erinnerung an unsere Begegnung im Vatikan im vergangenen Jahr und an die guten Beziehungen, die Georgien stets mit dem Heiligen Stuhl gepflegt hat, danke ich Ihnen, Herr Präsident, von Herzen für Ihre geschätzte Einladung und für die liebenswürdigen Worte, mit denen Sie mich im Namen der staatlichen Autoritäten und des ganzen georgischen Volkes willkommen geheißen haben.

Die jahrhundertelange Geschichte Ihres Heimatlandes zeigt die Verwurzelung in den Werten, die in seiner Kultur, seiner Sprache und seinen Traditionen zum Ausdruck kommen, und fügt es so mit vollem Recht und auf fruchtbare und besondere Weise in den Schoß der europäischen Zivilisation ein. Zugleich ist es, wie seine geographische Lage deutlich zeigt, gleichsam eine natürliche Brücke zwischen Europa und Asien, ein Scharnier, das die Kommunikationen und die Beziehungen zwischen den Völkern erleichtert und im Laufe der Jahrhunderte sowohl den Handel als auch den Dialog und den Vergleich der Ideen und Erfahrungen zwischen verschiedenen Welten ermöglicht hat. So betont Ihre Nationalhymne stolz: »Meine Ikone ist mein Heimatland, […] Berge und strahlende Täler haben wir mit Gott gemeinsam.« Die Heimat ist wie eine Ikone, welche die Identität definiert und die Grundzüge der Geschichte umreißt, während die Berge, die frei zum Himmel aufragen, keineswegs eine unüberwindliche Wand darstellen, sondern den Tälern Strahlkraft verleihen, sie voneinander unterscheiden und sie in Beziehung zueinander setzen – jedes verschieden von den anderen und alle einig mit dem gemeinsamen Himmel, der sie überragt und beschützt.

Herr Präsident, 25 Jahre sind vergangen seit der Erklärung der Unabhängigkeit Georgiens. In dieser Zeit hat es mit der Wiedererlangung seiner Freiheit seine demokratischen Institutionen aufgebaut und gefestigt und hat versucht, eine möglichst inklusive und authentische Entwicklung zu gewährleisten. All das nicht ohne große Opfer, die das Volk mutig auf sich genommen hat, um sich die so ersehnte Freiheit zu sichern. Ich hoffe, dass sich mit dem solidarischen Einsatz aller Komponenten der Gesellschaft der Weg des Friedens und der Entwicklung fortsetzt, so dass die Bedingungen von Stabilität, Gerechtigkeit und Achtung der Gesetzlichkeit geschaffen werden, die geeignet sind, das Wachstum zu fördern und die Chancen für alle zu mehren.

Für diesen echten und dauerhaften Fortschritt ist eine unerlässliche Vorbedingung das friedliche Zusammenleben von allen Völkern und Staaten der Region. Das erfordert, dass eine Gesinnung gegenseitiger Wertschätzung und Rücksichtnahme wächst, welche die Achtung der souveränen Sonderrechte jedes Landes im Rahmen des internationalen Rechtes nicht übergehen darf. Um Pfade aufzutun, die zu einem dauerhaften Frieden und einer wirklichen Zusammenarbeit führen, muss man sich bewusst sein, dass die für eine gerechte und beständige Beziehung zwischen den Staaten relevanten Grundsätze dem konkreten, geordneten und friedlichen Zusammenleben unter den Nationen dienen. Tatsächlich scheint an allzu vielen Orten der Erde eine Mentalität vorzuherrschen, die es erschwert, die legitimen Unterschiede und Gegensätze – die immer aufkommen können – in einem Rahmen der Gegenüberstellung und des zivilen Dialogs zu halten, wo Vernunft, Mäßigung und Verantwortlichkeit überwiegen. Das ist zum gegenwärtigen Zeitpunkt umso notwendiger, da es nicht an gewalttätigen Extremismen fehlt, die Prinzipien ziviler und religiöser Art manipulieren und verzerren, um sie für dunkle Vorhaben von Unterjochung und Tod zu nutzen.

Es ist notwendig, dass allen an erster Stelle das Geschick des Menschen in seiner Konkretheit am Herzen liegt und dass sie geduldig alles versuchen, um zu vermeiden, dass Divergenzen zu Gewalttaten eskalieren, die unweigerlich enormen Schaden für den Menschen und für die Gesellschaft verursachen. Jeder Unterschied ethnischer, sprachlicher, politischer oder religiöser Art darf nicht nur keinesfalls als Vorwand gebraucht werden, um Divergenzen in Konflikte und Konflikte in endlose Tragödien zu verwandeln, sondern kann und muss für alle ein Quell gegenseitiger Bereicherung zum Nutzen des Gemeinwohls sein. Das verlangt, dass jeder seine eigenen Besonderheiten voll entfalten und fruchtbar machen kann, indem er vor allem die Möglichkeit besitzt, in seinem Land zu wohnen oder frei dahin zurückzukehren, wenn er aus irgendeinem Grund gezwungen war, es zu verlassen. Ich hoffe, dass die öffentlichen Verantwortungsträger sich die Situation dieser Menschen weiterhin zu Herzen nehmen und sich in der Suche nach konkreten Lösungen – auch über die offenen politischen Fragen hinaus – engagieren. Es erfordert Weitblick und Mut, um das echte Wohl der Völker zu erkennen und es entschlossen und klug zu verfolgen. Und es ist unerlässlich, sich immer die Leiden der Menschen vor Augen zu halten, um überzeugt den geduldigen und mühsamen, aber auch spannenden und befreienden Weg fortzusetzen, mit dem der Friede aufgebaut wird.

Die katholische Kirche – die seit Jahrhunderten in diesem Land gegenwärtig ist und sich besonders durch ihren Einsatz auf dem Gebiet der menschlichen Förderung und der karitativen Werke hervorgetan hat – teilt die Freuden und die Sorgen des georgischen Volkes und beabsichtigt, durch aktive Zusammenarbeit mit den Verantwortungsträgern und der Zivilgesellschaft zum Wohlergehen und zum Frieden der Nation beizusteuern. Ich wünsche mir von Herzen, dass sie auch weiterhin ihren authentischen Beitrag zum Wachstum der georgischen Gesellschaft einbringt durch das gemeinsame Zeugnis der christlichen Tradition, die uns vereint, durch ihren Einsatz für die Ärmsten und durch einen erneuerten und vermehrten Dialog mit der angestammten orthodoxen georgischen Kirche und den anderen Religionsgemeinschaften des Landes.

Gott segne Georgien und schenke ihm Frieden und Wohlstand!

[01520-DE.01] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

Señor Presidente,
Excelentísimas Autoridades,
Ilustrísimos miembros del Cuerpo Diplomático,
Señores y señoras

Agradezco a Dios Omnipotente el haberme dado la oportunidad de visitar esta tierra bendita, lugar de encuentro e intercambio vital entre culturas y civilizaciones, que ha encontrado en el cristianismo, desde la predicación de Santa Nino al inicio del siglo IV, su más profunda identidad y el fundamento seguro de sus valores. Como dijo san Juan Pablo II visitando vuestra Patria: «El cristianismo se ha convertido en semilla del sucesivo florecimiento de la cultura georgiana» (Discurso durante la ceremonia de bienvenida, 8 noviembre 1999), y esta semilla sigue produciendo sus frutos. Al recordar con gratitud nuestro encuentro en el Vaticano el año pasado, y las buenas relaciones que Georgia siempre ha mantenido con la Santa Sede, le agradezco vivamente a usted, Señor Presidente, su amable invitación y las amables palabras de bienvenida que me ha dirigido en nombre de las autoridades del Estado y de todo el pueblo georgiano.

La historia multisecular de vuestra patria manifiesta la raigambre en los valores expresados por su cultura, por su lengua y por sus tradiciones, incluyendo al país plenamente y de modo profundo y peculiar en el ámbito de la civilización europea; y, al mismo tiempo, como muestra su posición geográfica, es casi un puente natural entre Europa y Asia, una bisagra que facilita las comunicaciones y las relaciones entre los pueblos, y que a lo largo de los siglos ha hecho posible tanto el comercio como el dialogo y la confrontación de las ideas y de las experiencias entre mundos diferentes. Como recita con orgullo vuestro himno nacional: «Mi icono es mi Patria, […] resplandecientes montañas y valles son compartidos con Dios». La Patria es como un icono que define la identidad, traza los rasgos y las huellas de la historia, mientras que las montañas, elevándose libres hacia el cielo, en vez de ser una muralla infranqueable, dan esplendor a los valles, los diferencian y los coloca en relación, haciendo a cada una diferente de la otra y todas asociadas con el cielo común que las cubre y las protege.

Señor Presidente, han pasado 25 años desde la proclamación de la independencia de Georgia, que durante este periodo, renovando su libertad plena, ha construido y consolidado sus instituciones democráticas y ha buscado los caminos para garantizar un desarrollo lo más incluyente y auténtico posible. Todo esto no sin grandes sacrificios, que el pueblo ha afrontado valientemente para asegurarse la tan anhelada libertad. Deseo que el camino de paz y desarrollo prosiga con el compromiso solidario de todos los miembros de la sociedad, con el fin de crear las condiciones de estabilidad, equidad y respeto a las leyes que favorezcan el crecimiento e aumenten las oportunidades para todos.

Este progreso autentico y duradero tiene como condición preliminar indispensable el pacífico entendimiento entre todos los pueblos y los Estados de la región. Esto exige que crezcan sentimientos de mutua estima y consideración, los cuales no pueden descuidar el respeto de las prerrogativas soberanas de cada uno de los países en el marco del derecho internacional. Con el fin de abrir rutas que conduzcan a una paz duradera y a una verdadera colaboración, hay que tener en cuenta que los principios relevantes para una ecuánime y estable relación entre los Estados están al servicio de la concreta, ordenada y pacifica convivencia entre las naciones. En muchos lugares de la tierra, en efecto, parece prevalecer una lógica que hace difícil mantener las legítimas diferencias y controversias ―que siempre pueden surgir― en un ámbito de confrontación y diálogo civil, donde prevalezca la razón, la moderación y la responsabilidad. Esto es tanto más necesario en el momento histórico actual, en el que no faltan también extremismos violentos que manipulan y distorsionan principios de naturaleza civil y religiosa para subordinarlos a oscuros diseños de dominio y de muerte.

Es preciso que todos se preocupen en primer lugar por la suerte de los seres humanos en su concreción y realicen con paciencia todo intento para evitar que las divergencias desemboquen en violencia, que puede causar enormes daños para el hombre y la sociedad. Cualquier distinción de carácter étnico, lingüístico, político o religioso, en vez de ser usados como pretexto para transformar las divergencias en conflictos y los conflictos en interminables tragedias, puede y debe ser para todos fuente de enriquecimiento recíproco en favor del bien común. Esto requiere que cada uno ponga plenamente a disposición las propias capacidades, teniendo ante todo la posibilidad de vivir en paz en su tierra o de regresar libremente si, por cualquier motivo, fue obligado a abandonarla. Deseo que los responsables públicos continúen preocupándose por la situación de estas personas, afanándose en la búsqueda de soluciones concretas más allá de las cuestiones políticas no resueltas. Se requieren altas miras y valor para reconocer el bien autentico de los pueblos y perseguirlo con determinación y prudencia, y es indispensable tener siempre presente los sufrimientos de las personas para continuar con convicción el camino, paciente y laborioso pero apasionante y liberador, de la construcción de la paz.

La Iglesia Católica ―presente desde siglos en este País y que se ha distinguido particularmente por su compromiso en la promoción humana y en las obras de caridad― comparte las alegrías y las preocupaciones del pueblo de Georgia y tiene la intención de ofrecer su contribución al bienestar y a la paz de las naciones, colaborando activamente con las autoridades y la sociedad civil. Deseo vivamente que continúe favoreciendo genuinamente al crecimiento de la sociedad georgiana, gracias al testimonio común de las tradiciones cristianas que nos unen, en su esfuerzo en favor de los más necesitados y mediante un renovado y creciente dialogo con la antigua Iglesia Ortodoxa Georgiana y las otras comunidades religiosas del país.

Que Dios bendiga a Georgia y le conceda paz y prosperidad.

[01520-ES.01] [Texto original: Italiano]

Traduzione in língua portoghese

Senhor Presidente,
Distintas Autoridades,
Ilustres membros do Corpo Diplomático,
Senhoras e Senhores!

Agradeço a Deus Todo-Poderoso por me ter dado a oportunidade de visitar esta terra abençoada, local de encontro e intercâmbio vital entre culturas e civilizações, que achou no cristianismo, desde a pregação de Santa Nino no início do século IV, a sua identidade mais profunda e o fundamento seguro dos seus valores. Como afirmou São João Paulo II ao visitar a vossa pátria, «o cristianismo tornou-se a semente do sucessivo florescimento da cultura georgiana» [Discurso na cerimónia de boas-vindas, 8 de novembro de 1999, 2: Insegnamenti XXII/2 (1999), 841], e esta semente continua a dar os seus frutos. Recordando com gratidão o nosso encontro do ano passado no Vaticano e as boas relações que a Geórgia sempre manteve com a Santa Sé, agradeço-lhe sentidamente, Senhor Presidente, o seu aprazível convite e as palavras cordiais de boas-vindas que me dirigiu em nome das autoridades do Estado e de todo o povo georgiano.

A história plurissecular da vossa pátria manifesta o enraizamento nos valores expressos pela sua cultura, língua e tradições, inserindo o país a pleno título e de modo fecundo e peculiar no álveo da civilização europeia; ao mesmo tempo, como evidencia a sua posição geográfica, é quase uma ponte natural entre a Europa e a Ásia, um gonzo que facilita as comunicações e as relações entre os povos, tendo possibilitado ao longo dos séculos tanto o comércio como o diálogo e a troca de ideias e experiências entre mundos diversos. Como se diz com pundonor no vosso hino nacional, «o meu ícone é a minha pátria, (...) montanhas e vales esplendorosos são partilhados com Deus». A pátria é como um ícone que define a identidade, delineia as características e a história, enquanto as montanhas, erguendo-se livres para o céu, longe de ser uma muralha insuperável, enchem de esplendor os vales, distinguem-nos e relacionam-nos, tornando cada um deles diferente dos outros e todos solidários com o céu comum que os cobre e protege.

Senhor Presidente, já se passaram vinte e cinco anos desde a proclamação da independência da Geórgia, que durante este período, recuperando a sua plena liberdade, construiu e consolidou as suas instituições democráticas e procurou os caminhos para garantir um desenvolvimento o mais possível inclusivo e autêntico. Tudo isto com grandes sacrifícios, que o povo enfrentou corajosamente para se assegurar a tão suspirada liberdade. Almejo que o caminho de paz e desenvolvimento prossiga com o esforço solidário de todas as componentes da sociedade, para criar as condições de estabilidade, equidade e respeito da legalidade suscetíveis de favorecer o crescimento e aumentar as oportunidades para todos.

Tal progresso autêntico e duradouro tem como indispensável condição prévia a coexistência pacífica entre todos os povos e Estados da região. Isto requer que cresçam sentimentos de mútua estima e consideração, que não podem ignorar o respeito das prerrogativas soberanas de cada país no quadro do direito internacional. Para abrir sendas que conduzam a uma paz duradoura e a uma verdadeira colaboração, é preciso estar ciente de que os princípios relevantes para um relacionamento équo e estável entre os Estados estão ao serviço da convivência concreta, ordenada e pacífica entre as nações. De facto, em demasiados lugares da terra, parece prevalecer uma lógica que torna difícil sustentar as legítimas diferenças e as disputas – que sempre podem surgir – num contexto de verificação e diálogo civil onde prevaleça a razão, a moderação e a responsabilidade. Isto revela-se muito necessário no momento histórico atual, em que não faltam também extremismos violentos que manipulam e distorcem os princípios de natureza civil e religiosa, pondo-os ao serviço de obscuros desígnios de domínio e morte.

É preciso que todos tenham a peito primariamente as sortes do ser humano na sua situação concreta e realizem, com paciência, toda e qualquer tentativa para evitar que as divergências descambem em violências, fadadas a provocar enormes ruínas para o homem e a sociedade. Qualquer distinção de caráter étnico, linguístico, político ou religioso, longe de ser utilizada como pretexto para transformar as divergências em conflitos e estes em tragédias sem fim, pode e deve ser, para todos, fonte de enriquecimento recíproco em benefício do bem comum. Isto exige que cada um possa fazer pleno uso das especificidades próprias, a começar pela possibilidade de viver em paz na sua terra ou de retornar a ela livremente se, por qualquer motivo, foi forçado a abandoná-la. Espero que os responsáveis públicos continuem a ter a peito a situação destas pessoas, empenhando-se na busca de soluções concretas, mesmo fora das questões políticas ainda por resolver. Requerem-se clarividência e coragem para reconhecer o bem autêntico dos povos e demandá-lo com determinação e prudência, sendo indispensável ter sempre diante dos olhos os sofrimentos das pessoas para prosseguir com convicção no caminho, paciente e árduo mas também emocionante e libertador, da construção da paz.

A Igreja Católica – há séculos presente neste país, distinguindo-se particularmente pelo seu empenho na promoção humana e nas obras socio-caritativas – compartilha as alegrias e preocupações do povo georgiano e deseja prestar o seu contributo para o bem-estar e a paz da nação, colaborando ativamente com as autoridades e a sociedade civil. Faço sentidos votos de que ela continue a dar o seu contributo genuíno para o crescimento da sociedade georgiana, através do testemunho comum da tradição cristã que nos une, do seu compromisso a favor dos mais necessitados e mediante um diálogo renovado e mais intenso com a Igreja Ortodoxa Georgiana antiga e as outras comunidades religiosas do país.

Deus abençoe a Geórgia e lhe conceda paz e prosperidade!

[01520-PO.01] [Texto original: Italiano]

[B0685-XX.02]