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Viaggio Apostolico di Sua Santità Francesco in Polonia in occasione della XXXI Giornata Mondiale della Gioventù (27-31 luglio 2016) – Saluto alla finestra dell'Arcivescovado e Incontro con i Volontari della GMG alla Tauron Arena di Kraków, 31.07.2016


Parole del Santo Padre alla finestra dell’Arcivescovado

Incontro con i Volontari della GMG alla Tauron Arena di Kraków

Questo pomeriggio, il Santo Padre Francesco, prima di congedarsi dall’Arcivescovado di Kraków, si è affacciato nuovamente alla finestra del palazzo per salutare i fedeli riuniti nella piazza sottostante. Quindi, si è trasferito in auto alla Tauron Arena dove, alle ore 17.10, ha incontrato circa 20 mila volontari che hanno lavorato alla preparazione e allo svolgimento della XXXI Giornata Mondiale della Gioventù di Kraków.

Dopo i saluti del Vescovo Coordinatore di questa GMG, S.E. Mons. Damian Andrzej Muskus, OFM, Vescovo Ausiliare di Kraków, e di tre volontari – due giovani polacchi e un giovane proveniente dal Panamá, nazione che ospiterà la prossima edizione internazionale della GMG nel 2019 – il Papa ha pronunciato un discorso a braccio, dando per letto il testo preparato.

Riportiamo di seguito il testo delle parole che il Santo Padre ha rivolto ai fedeli dall’Arcivescovado, la trascrizione del discorso pronunciato a braccio ai Volontari e il testo di quello preparato in precedenza:

Parole del Santo Padre alla finestra dell’Arcivescovado

Muchas gracias por esta compañía, por este acercarse a despedirme.
Muchas gracias por la calurosa acogida de estos días.
Y ahora, antes de irme, les quiero dar la bendición. Pero también les quiero pedir que no se olviden de rezar por mí. Recemos juntos a la Virgen, cada uno en su propia lengua.
Dios te salve María…
[Bendición]
Do Widzenia! [¡Adiós!]

[Tantissime grazie per questa compagnia, per essere venuti qui a salutarmi.
Tante grazie per la calorosa accoglienza di questi giorni.
E adesso, prima di andarmene, voglio darvi la benedizione. Però vi voglio anche chiedere che non vi dimentichiate di pregare per me. Preghiamo insieme la Vergine, ciascuno nella propria lingua.
Ave Maria…
(Benedizione)
Arrivederci]

[01259-ES.01] [Texto original: Español]

 

Incontro con i Volontari della GMG alla Tauron Arena di Kraków

Discorso pronunciato dal Santo Padre

Discorso preparato dal Santo Padre

 

Discorso pronunciato dal Santo Padre

Testo in lingua spagnola

Traduzione in lingua italiana

Traduzione in lingua polacca

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua tedesca

Traduzione in lingua portoghese

Testo in lingua spagnola

[in italiano]

Queridos voluntarios
Antes de regresar a Roma, siento el deseo de encontrarles y, sobre todo, de dar las gracias a cada uno de ustedes por el esfuerzo, la generosidad y la dedicación con la que han acompañado, ayudado y servido a los miles de jóvenes peregrinos. Gracias también por su testimonio de fe que, unido al de los muchísimos jóvenes de todo el mundo, es un gran signo de esperanza para la Iglesia y para el mundo. Al entregase por amor de Cristo, han experimentado lo hermoso que es comprometerse con una causa noble.

[in spagnolo]

Y, así, he escrito un discurso, no sé si bonito o feo..., 5 páginas. Un poco aburrido. Lo entrego… Pero me dicen que yo puedo hablar en cualquier lengua. En cualquier lengua, porque todos tienen traductor. ¿Sí? ¿Hablo español? [«Sí»].

Esto de preparar una Jornada de la Juventud es toda una aventura. Es meterse en un aventura y llegar; y llegar, servir, trabajar, hacer y después despedirse. Primero, la aventura, la generosidad. Yo les quiero agradecer a ustedes, voluntarios, benefactores, todo lo que han hecho. Quiero agradecer las horas de oración que han hecho. Porque yo sé que esta jornada se amasó con mucho trabajo pero con mucha oración. Gracias a los voluntarios que dedicaron tiempo a la oración para que podamos llevar adelante [esto].

Gracias a los sacerdotes, a los sacerdotes que los acompañaron. Gracias a las religiosas que las acompañaron. A los consagrados. Y gracias a ustedes que se metieron en esta aventura con la esperanza de llegar adelante.

El obispo, cuando hizo la presentación, les dijo un ―no sé si van a entender la palabra― un «piropo» ¿Entendieron? Les dijo un cumplido: ustedes son la esperanza del futuro. Y es verdad. Pero con dos condiciones. ¿Quieren ser esperanza para el futuro o no? [«Sí»].

Con dos condiciones. No, no hay que pagar la entrada. La primera condición es tener memoria. Preguntarme de dónde vengo: memoria de mi pueblo, memoria de mi familia, memoria de toda mi historia. El testimonio de la segunda voluntaria estaba lleno de memoria. Lleno de memoria.

Memoria de un camino andado, memoria de lo que recibí de mis mayores. Un joven desmemoriado no es esperanza para el futuro. ¿Está claro?

Padre, ¿y cómo hago para tener memoria? Hablá con tus padres, hablá con los mayores. Sobre todo, hablá con tus abuelos. ¿Está claro? De tal manera que, si vos querés ser esperanza en el futuro, tenés que recibir la antorcha de tu abuelo y de tu abuela.

¿Me prometen que para preparar Panamá van a hablar más con los abuelos? [«Sí»].

Y si los abuelos ya se fueron al cielo, ¿van a hablar con los ancianos? [«Sí»].

Y les van a preguntar. Y ¿les van a preguntar? [«Sí»].

Pregúntenles. Son la sabiduría de un pueblo.

Entonces, para ser esperanza, primera condición, tener memoria. «Ustedes son la esperanza del futuro», les dijo el obispo.

Segunda condición. Y si para el futuro soy esperanza y del pasado tengo memoria, me queda el presente. ¿Qué tengo que hacer en el presente? Tener coraje. Tener coraje. Ser valiente, ser valiente, no asustarse. Escuchemos el testimonio, la despedida, el testimonio-despedida de este compañero nuestro a quien el cáncer le ganó. Quería estar aquí y no llegó, pero tuvo coraje. Coraje de enfrentar y coraje de seguir luchando aún en la peor de las condiciones. Ese joven hoy no está acá, pero ese joven sembró esperanza para el futuro.

Entonces, ¿para el presente? Coraje. ¿Para el presente? [«Coraje»].

Valentía, coraje. ¿Está claro? [«Sí»].

Y entonces, si tienen… ¿Qué era lo primero? [«Memoria»].

Y si tienen… [«Coraje»].

Van a ser la esperanza… [«Del futuro»]

¿Está clarito todo? [«Sí»]. Bueno.

Yo no sé si voy a estar en Panamá, pero les puedo asegurar una cosa: que Pedro va a estar en Panamá. Y Pedro les va a preguntar si hablaron con los abuelos, si hablaron con los ancianos para tener memoria, si tuvieron coraje y valentía para enfrentar las situaciones y sembraron cosas para el futuro. Y a Pedro le van a responder. ¿Está claro? [«Sí»].

Que Dios los bendiga mucho. Gracias. Gracias por todo.

Y ahora, ahora todos juntos, cada uno en su lengua, le rezamos a la Virgen.

Ave María…

Y les pido que recen por mí. No se olviden y les doy la bendición.

[Bendición]

Ah, y me olvidaba… ¿Cómo era? [«Memoria», «Coraje», «Futuro»]

[01260-ES.01] [Texto original: Español]

Traduzione in lingua italiana

Carissimi volontari,
prima di fare ritorno a Roma, sento il desiderio di incontrarvi e, soprattutto, di ringraziare ciascuno di voi per l’impegno, la generosità e la dedizione con cui avete accompagnato, aiutato e servito le migliaia di giovani pellegrini. Grazie anche per la vostra testimonianza di fede che, unita a quella dei tantissimi giovani provenienti da ogni parte del mondo, è un grande segno di speranza per la Chiesa e per il mondo. Donandovi per amore di Cristo, voi avete sperimentato quanto è bello impegnarsi per una nobile causa. E così io ho scritto questo discorso… Non so se bello o brutto… Cinque pagine… Un po’ noioso!… Lo consegno [lo consegna al Vescovo incaricato della GMG].

Mi dicono che io posso parlare in qualsiasi lingua, perché tutti avete il traduttore… Sì? Sì? Parlo in spagnolo? [Sì!]

Preparare una Giornata della Gioventù è tutta un’avventura. E’ mettersi in un’avventura e… arrivare: arrivare, servire, lavorare, fare e poi salutarsi. Prima di tutto, l’avventura, la generosità. Io voglio ringraziare tutti voi, volontari, benefattori, per tutto quello che avete fatto. Voglio ringraziare per le ore di preghiera che avete fatto. Perché io so che questa Giornata è stata messa insieme con tanto lavoro, ma anche con tanta preghiera. Grazie ai volontari che hanno dedicato tempo alla preghiera perché potessimo portarla avanti.

Grazie ai sacerdoti, ai sacerdoti che vi hanno accompagnato. Grazie alle religiose che vi hanno accompagnato, ai consacrati. E grazie a voi, che vi siete messi in questa avventura, con la speranza di riuscire ad arrivare alla fine.

Il vescovo, quando ha fatto la presentazione, vi ho detto – non so se capirete questa parola – “un piropo” [un complimento adulatorio]. Avete capito? Vi ha fatto un complimento: “Voi siete la speranza del futuro”. Ed è vero. Però a due condizioni. Volete essere speranza per il futuro o no? [Sì!] Sicuri? [Sì!] Allora a due condizioni!... No, non bisogna pagare il biglietto d’ingresso, no, no. La prima condizione è avere memoria. Chiedermi da dove vengo: memoria della mia gente, memoria della mia famiglia, memoria di tutta la mia storia. La testimonianza della seconda volontaria era piena di memoria, piena di memoria! Memoria di un cammino compiuto, memoria di quello che ho ricevuto dagli adulti. Un giovane senza memoria non può essere speranza per il futuro! E’ chiaro? [Sì!]

“Padre, e come faccio per avere memoria?”. Parla con i tuoi genitori, parla con gli adulti. Soprattutto parla con i nonni. E’ chiaro? In modo tale che, se voi volete essere speranza del futuro, dovete ricevere la fiaccola da tuo nonno e da tua nonna.

Mi promettete che per preparare Panama parlerete di più con i nonni? [Sì!] E se i nonni sono già andati in cielo, parlerete con gli anziani [Sì!] E chiederete a loro? Chiederete a loro? [Sì!] Chiedete a loro. Sono la saggezza di un popolo.

Quindi, per essere speranza, la prima condizione è avere memoria. “Voi siete la speranza del futuro”, vi ha detto il vescovo.

Seconda condizione. Se per il futuro sono speranza e del passato ho memoria, mi rimane il presente. Cosa devo fare nel presente? Avere coraggio. Avere coraggio! Essere coraggioso, essere coraggioso, non spaventarsi. Abbiamo ascoltato la testimonianza, l’addio, la testimonianza-addio di questo nostro compagno che è stato vinto dal cancro. Voleva essere qui e non c’è arrivato, ma ha avuto coraggio: coraggio di affrontare e coraggio di continuare a lottare anche nella peggiore delle condizioni. Questo giovane oggi non è qui, ma quel giovane ha seminato speranza per il futuro. Dunque, per il presente: coraggio. Per il presente? [Coraggio!] Audacia, coraggio. E’ chiaro?

Quindi, se avete… Quale era la prima cosa? [Memoria!] …e se avete… [rispondono: “Coraggio!”] … sarete la speranza… [del futuro!] E’ tutto chiaro? [Sì!] Bene.

Io non so se ci sarò a Panama, ma vi posso assicurare una cosa: che Pietro ci sarà a Panama. E Pietro vi chiederà se avete parlato con i nonni, se avete parlato con gli anziani per avere memoria; se avete avuto coraggio e audacia per affrontare le situazioni e avete seminato per il futuro. E a Pietro darete la risposta. E’ chiaro? [Sì!]

Che Dio vi benedica tanto! Grazie. Grazie per tutto!

E adesso, tutti insieme, ciascuno nella sua lingua, preghiamo la Vergine.

Ave Maria…

E vi chiedo di pregare per me. Non dimenticatevi. E vi do la benedizione.

[Benedizione]

Ah, mi stavo dimenticando… Com’era?... [Memoria, coraggio, futuro!]

[01260-IT.01] [Testo originale: Spagnolo]

Traduzione in lingua polacca

Drodzy wolontariusze,

            Przed powrotem do Rzymu pragnę się z wami spotkać, a przede wszystkim podziękować każdemu z was za zaangażowanie, ofiarność i poświęcenie, z jakimi towarzyszyliście, pomagaliście i służyliście tysiącom młodych pielgrzymów. Dziękuję też za wasze świadectwo wiary, która połączona z wiarą bardzo wielu ludzi młodych z całego świata, jest wielkim znakiem nadziei dla Kościoła i dla świata. Poświęcając się ze względu na miłość Chrystusa, doświadczyliście, jak wspaniałe jest zaangażowanie w szlachetnej sprawie. No cóż, napisałem to przemówienie… Nie wiem, czy piękne, czy brzydkie… Pięć stron… Trochę nudne! Przekazuję je [przekazuje Biskupowi odpowiedzialnemu za ŚDM].

            Mówią mi, że mogę przemawiać w jakimkolwiek języku, bo wszyscy macie tłumacza… Tak? Tak? Mogę mówić po hiszpańsku? [Tak!]

            Przygotowanie Dnia Młodzieży to przygoda. To jest wyruszyć na przygodę i … dotrzeć: dotrzeć, służyć, pracować, działać, a potem pożegnać się. Przede wszystkim przygoda, hojność. Chcę podziękować wszystkim wam, wolontariuszom, dobroczyńcom, za wszystko, co zrobiliście. Chcę podziękować za godziny, jakie spędziliście na modlitwie. Wiem bowiem, że ten Dzień został zorganizowany dzięki ogromnej pracy, ale połączonej z wielką modlitwą. Dziękuję wolontariuszom, którzy poświęcili czas na modlitwę, abyśmy mogli go przeżyć.

            Dziękuję księżom, księżom, którzy wam towarzyszyli. Dziękuję siostrom zakonnym, które wam towarzyszyły, osobom konsekrowanym. I dziękuję wam, którzy podjęliście tę przygodę, z nadzieją, że dotrzecie do końca.

            Podczas prezentacji, biskup powiedział wam „un piropo” [pochlebny komplement]. Zrozumieliście? Powiedział wam komplement: “jesteście nadzieją przyszłości”. To prawda. Jednak pod dwoma warunkami. Chcecie być nadzieją przyszłości, czy nie? [Tak!] Na pewno? [Tak!] Zatem dwa warunki!... Nie, nie trzeba płacić biletu wstępu, nie, nie. Pierwszym warunkiem jest mieć pamięć. Pytać się skąd pochodzę: pamięć o moim ludzie, pamięć o mojej rodzinie, pamięć o całej mojej historii. Świadectwo drugiej wolontariuszki było pełne pamięci, pełne pamięci! Pamięć o przebytej drodze, pamięć o tym, co otrzymałem od innych. Młody bez pamięci nie może być nadzieją dla przyszłości! Czy to jasne? [Tak!]

            “Ojcze, co zrobić, by zachować pamięć?” Rozmawiaj z twoimi rodzicami, rozmawiaj z dorosłymi. Zwłaszcza rozmawiaj z dziadkami. Czy to jasne? W ten sposób, jeśli chcecie być nadzieją przyszłości, musicie otrzymać pochodnię od dziadka i od babci.

            Czy obiecujecie mi, że przygotowując Panamę będziecie więcej rozmawiać z dziadkami? [Tak!] A jeśli dziadkowie poszli już do nieba, będziecie rozmawiać ze starszymi [Tak!] i ich będziecie pytać? Będziecie ich pytać? [Tak!] Pytajcie ich. Są mądrością narodu.

            Zatem pierwszym warunkiem, aby być nadzieją, jest mieć pamięć. „Wy jesteście nadzieją przyszłości”, powiedział wam biskup.

            Drugi warunek. Jeśli jestem nadzieją na przyszłość i zachowuję pamięć o przeszłości, pozostaje mi teraźniejszość. Co mam robić w teraźniejszości? Mieć odwagę. Mieć odwagę! Być odważnym, być odważnym, nie bać się. Słuchaliśmy świadectwa, pożegnania, świadectwa pożegnalnego tego naszego kolegi, który przegrał z rakiem. Chciał tu być i nie zdołał, ale miał odwagę: odwagę zmierzenia się i odwagę kontynuowania walki także w najgorszej sytuacji. Dziś nie ma tu tego młodego człowieka, ale ten młodzieniec zasiał nadzieję na przyszłość. A więc na teraźniejszość: odwaga. Na teraźniejszość? [odpowiadają: „Odwaga!”] Śmiałość, odwaga. Czy to jasne?

            Zatem, jeśli macie… Co było pierwsze? [Pamięć!]… i jeśli macie… [odpowiadają: “Odwagę!”]… będziecie nadzieją [przyszłości!] Czy to wszystko jasne? [Tak!] Dobrze.

            Nie wiem, czy będę w Panamie, ale mogę was zapewnić o jednym: że Piotr będzie w Panamie. I Piotra zapyta się was, czy rozmawialiście z dziadkami, czy rozmawialiście ze starszymi, aby mieć pamięć; czy mieliście odwagę i śmiałość, aby stawić czoło sytuacjom i czy sialiście na przyszłość. I odpowiecie Piotrowi. Czy to jasne? [Tak!]

Niech Bóg obficie wam błogosławi! Dziękuję. Dziękuję za wszystko!

A teraz, wszyscy razem, każdy w swoim języku, módlmy się do Maryi Panny.

Zdrowaś Maryjo…

I proszę was, abyście się modlili za mnie. Nie zapominajcie. Udzielę wam błogosławieństwa.

[Błogosławieństwo]

A…, już zapomniałem… Jak to było?... [Pamięć, odwaga, przyszłość!]

[01260-PL.01] [Testo originale: Spagnolo]

Traduzione in lingua francese

Chers volontaires,

Avant de rentrer à Rome, j’éprouve le désir de vous rencontrer et, surtout, de remercier chacun de vous pour l’engagement, la générosité et le dévouement avec lesquels vous avez accompagné, aidé et servi les milliers de jeunes pèlerins. Merci aussi pour votre témoignage de foi qui, uni à celui des très nombreux jeunes provenant du monde entier, est un grand signe d’espérance pour l’Église et pour le monde. En vous donnant par amour du Christ, vous avez expérimenté combien il est beau de s’engager pour une noble cause.

Et ainsi, j’ai écrit un discours, je ne sais pas s’il est beau ou mal inspiré…., 5 pages. Un peu ennuyeux. Je le remets… Mais on me dit que je peux parler dans n’importe quelle langue. Dans n’importe quelle langue, parce que vous avez tous un traducteur. N’est-ce pas ? Je parle en espagnol ? [‘‘Oui’’].

Préparer des Journées Mondiales de la Jeunesse est tout une aventure. C’est s’engager dans une aventure et aller jusqu’au bout ; et  aller jusqu’au bout, servir, travailler, œuvrer et ensuite prendre congé.  Avant tout, l’aventure, la générosité. Je voudrais vous remercier, volontaires, bienfaiteurs, pour tout ce que vous avez fait. Je voudrais remercier des heures de prière que vous avez faites. Car, je sais que ces Journées ont été pétries de beaucoup de travail mais [aussi]  de beaucoup de prière. Merci aux volontaires qui ont consacré du temps à la prière pour que nous puissions tout mener à bien.

Merci aux prêtres, aux prêtres qui vous ont accompagnés. Merci aux religieuses qui vous ont accompagnés. Aux consacrés. Et merci à vous qui vous vous êtes engagés dans cette aventure avec l’espérance d’aller de l’avant.

L’évêque, lorsqu’il a fait la présentation, vous a adressé un – je ne sais pas vous allez comprendre ce mot – compliment. Avez-vous compris ? Il vous a adressé un éloge :  vous êtes l’espérance de l’avenir. Et c’est vrai. Mais à deux conditions. Voulez-vous être l’espérance pour l’avenir ou non ?  [‘‘Oui’’].

À deux conditions. Non, il n’est pas nécessaire de payer l’entrée. La première condition, c’est d’avoir de la mémoire. Me demander d’où je viens : mémoire de mon peuple, mémoire de ma famille, mémoire de toute mon histoire. Le témoignage de la deuxième volontaire était plein de mémoire. Plein de mémoire.

Mémoire d’un chemin parcouru, mémoire de ce que j’ai reçu de mes aînés. Un jeune sans mémoire n’est pas une espérance pour l’avenir. Est-ce clair ?

Père, et comment vais-je faire pour avoir de la mémoire ? Parle avec tes parents, parle avec les aînés. Surtout, parle avec tes grands-parents. Est-ce clair ? Ainsi, si tu veux être une espérance pour l’avenir, tu dois recevoir l’éclairage de ton grand-père et de ta grand-mère.

Me promettez-vous que pour préparer Panama, vous allez parler plus avec les grands-parents ? [‘‘Oui’’].

Et si les grands-parents sont déjà allés au ciel, allez-vous parler avec les personnes âgées ? [‘‘Oui’’]. Et vous leur poserez des questions. Et leur poserez-vous des questions ? [‘‘Oui’’].

Posez-leur des questions. Elles sont la sagesse d’un peuple.

Donc, pour être espérance, la première condition, c’est d’avoir de la mémoire. ‘‘Vous êtes l’espérance de l’avenir’’, vous a dit l’évêque.

Seconde condition. Et si pour l’avenir je suis l’espérance et que j’ai la mémoire du passé, il me reste le présent. Que dois-je faire dans le présent ? Avoir du courage. Avoir du courage. Être audacieux, être audacieux, ne pas avoir peur. Écoutons le témoignage, l’adieu, le témoignage d’adieu de notre compagnon vaincu par le cancer. Il voulait être ici et il n’y est pas parvenu, mais il a eu du courage. Le courage d’affronter et le courage de continuer à lutter même dans les pires conditions. Ce jeune n’est pas ici aujourd’hui, mais ce jeune a semé l’espérance pour l’avenir.

Donc, pour le présent ? Courage. Pour le présent ? [‘‘Courage’’]

Audace, courage. Est-ce clair ? [‘‘Oui’’].

Et donc, si vous avez… Quel était la première chose ? [‘‘Mémoire’’]

Et si vous avez du….[‘‘courage’’], vous serez l’espérance…. [‘‘de l’avenir’’].

Est-ce que tout est clair ? [‘‘Oui’’]. Bien.

Je ne sais pas si je serai au Panama, mais je peux vous assurer d’une chose : que Pierre sera au Panama. Et Pierre vous demandera si vous avez parlé avec vos grands-parents, si vous avez parlé avec les personnes âgées pour avoir de la mémoire, si vous avez eu de courage et de l’audace pour affronter les situations et si vous avez semé des choses pour l’avenir. Et vous poserez des questions à Pierre. Est-ce clair ? [‘‘Oui’’].

Que Dieu vous bénisse à profusion. Merci ! Merci pour tout !

Et maintenant, maintenant ensemble, chacun dans sa langue, nous allons prier la Vierge.

Je vous salue Marie.

Et je vous demande de prier pour moi. Ne l’oubliez pas, et je vous donne la bénédiction.

[Bénédiction]

Ah, et j’oubliais… Comment c’était ? [‘‘Mémoire, courage, avenir’’]

[01260-FR.01] [Texte original: Espagnol]

Traduzione in lingua inglese

Before returning to Rome, I wanted to meet you and, before all else, to thank each of you for the effort, generosity and dedication you showed in guiding, helping and serving the thousands of young pilgrims. Thank you too for your witness of faith, which, together with that of so many young people from every part of the world, is a great sign of hope for the Church and the world.  By giving of yourselves for love of Christ, you have experienced the beauty of commitment to a noble cause.

I wrote a talk for you… five pages…  I don’t know if it is good or bad.  A little boring…  I’ll give it to you…  But they tell me I can speak to you in any language, since there are translators.  Shall I speak in Spanish?

Preparing a Youth Day is an adventure.  It is about taking a risk and seeing it pay off.  It is about service, hard work, accomplishment and then leaving it behind.  First, adventure and generosity.  I would like to thank you, the volunteers and the backers, for everything you have done.  I would like to thank you for the hours you spent in prayer, because I know that this day took shape as a result of much work but also many prayers.  Thanks to the volunteers who devoted significant time to prayer, so that we could make this happen.

Thanks also to the priests who accompanied you. Thanks to the religious women who accompanied you, to the consecrated persons, and to all of you who set out on this adventure with hope of making it happen.

The bishop who just spoke paid you a compliment.  He said you are the hope of future, and that is true.  But with two conditions.  Do you want to be the hope for the future or not?

Two conditions that cost nothing.  The first is condition is to remember.  Trying to understand where I come from: the memory of my people, my family, my whole history.  The witness talk of the second volunteer was full of memories.

Memory of the path I have taken, memory of everything I have received from those who have gone before me.  A young person who cannot remember is no hope for the future.  Is that clear?

So, Father, how do I go about remembering?  First, talk to your grandparents.  Because if you want to be hope for the future, you have to receive the torch from your grandfather and your grandmother.

Will you promise me that in preparing for Panama, you will talk more with your grandparents?

If your grandparents are already in heaven, will you talk to with the elderly?

Are you going to ask them questions?

Ask them. They are the wisdom of a people.

So, in order to be hope, the first condition is to remember.  You are the hope of the future, the Bishop told you.

Second condition.  If I am hope for the future and I have memory of the past, then what about the present?  What must I do in the present?  Have courage, be strong, don’t be afraid.  Let us heed the witness, the final witness given by our young friend who died of cancer.  He wanted to be here and didn’t make it, but he had the courage to face things and the courage to keep fighting even in the worst of conditions.  Today he is not here, but that young man sowed hope for the future.

So, for the present?  Courage. Bravery, courage.  Is that clear?

And then, if you have… What was the first thing?  [Memory!]

And then?   [Courage!],

you are going to be the hope… [of the future!]

Is all this clear?  Good.

I don’t know if I’m going to be in Panama, but I can tell you one thing: that Peter will be in Panama.  And Peter is going to ask you if you talked with your grandparents if you talked with the elderly in order to remember, and if you had the courage and bravery to meet situations head on and in that way to sow seeds for the future.  And you are going to have to answer to Peter.  Right?

God bless you all.  Thank you, thank you for everything.  And now let us all pray, each in his or her own language, to Our Lady.

HAIL MARY

 I ask you also to pray for me.  Don’t forget!  I give you my blessing.

 [Blessing]

 Oh, and I forgot… What were those three things?  [Memory, courage, future]

[01260-EN.01] [Original text: Spanish]

Traduzione in lingua tedesca

Liebe freiwillige Helfer,

            bevor ich nach Rom zurückkehre, habe ich den Wunsch, euch zu treffen und vor allem jedem und jeder von euch für den Einsatz, die Großherzigkeit und die Hingabe zu danken, mit denen ihr die Tausende junger Pilger begleitet, ihnen geholfen und ihnen gedient habt. Danke auch für euer Glaubenszeugnis, das – vereint mit dem unzähliger junger Menschen aus allen Teilen der Welt – ein großes Hoffnungszeichen für die Kirche und für die Welt ist. Indem ihr euch aus Liebe zu Christus verschenkt habt, habt ihr erfahren, wie schön es ist, sich für eine gute Sache einzusetzen. Und so habe ich diese Ansprache geschrieben… Ich weiß nicht, ob sie gut oder schlecht ist… fünf Seiten. Ein bisschen langweilig… Ich übergebe sie… [Er übergibt sie dem für den Weltjugendtag beauftragten Bischof].  

            Man sagt mir, dass ich in jeder beliebigen Sprache sprechen kann, weil ihr alle einen Übersetzer habt… Ja? Ja? Spreche ich also spanisch? [Ja!]

            Einen Weltjugendtag vorzubereiten, ist ein ganzes Abenteuer. Es bedeutet, sich in ein Abenteuer zu stürzen und… anzukommen; ankommen, dienen, arbeiten, tun und dann sich verabschieden. Vor allem, das Abenteuer, die Großherzigkeit. Ich möchte euch allen, den Freiwilligen und den Sponsoren, danken für alles, was ihr getan habt. Ich möchte für die Stunden des Gebetes danken, die ihr gehalten habt. Denn ich weiß, dass dieser Weltjugendtag mit viel Arbeit, aber auch mit viel Gebet zustande gekommen ist. Danke den Freiwilligen, die sich Zeit für das Gebet genommen haben, damit wir ihn voranbringen konnten.

            Danke den Priestern, den Priestern, die euch begleitet haben. Danke den Ordensschwestern, die euch begleitet haben, den gottgeweihten Personen. Und danke euch, die ihr euch in dieses Abenteuer gestürzt habt in der Hoffnung, bis zum Schluss durchzuhalten.

            Der Bischof hat euch bei seiner Vorstellung – ich weiß nicht, ob ihr das Wort versteht – „un piropo[eine Schmeichelei] gesagt; Habt ihr das verstanden? Er hat euch ein Kompliment gemacht: „Ihr seid die Hoffnung für die Zukunft.“ Und das ist wahr. Aber unter zwei Bedingungen! Wollt ihr eine Hoffnung für die Zukunft sein oder nicht? [Ja!] Sicher? [Ja!] Also unter zwei Bedingungen!... Nein, man muss keine Eintrittskarte bezahlen, nein, nein. Die erste Bedingung ist, Erinnerung zu haben. Mich zu fragen, woher ich komme: Erinnerung an mein Volk, Erinnerung an meine Familie, Erinnerung an meine ganze Geschichte. Das Zeugnis der zweiten Freiwilligen war voller Erinnerung, voller Erinnerung! Erinnerung an einen vollbrachten Weg, Erinnerung an das, was ich von den Erwachsenen empfangen habe. Ein junger Mensch ohne Erinnerung kann keine Hoffnung für die Zukunft sein. Ist das klar? [Ja!]

            „Pater, und wie kann ich es anstellen, Erinnerung zu haben?“ – Sprich mit deinen Eltern, sprich mit den Erwachsenen. Vor allem sprich mit den Großeltern Ist das klar? Das bedeutet, wenn ihr eine Hoffnung für die Zukunft sein wollt, müsst ihr die Fackel von eurem Großvater, von eurer Großmutter empfangen.

            Versprecht ihr mir, dass ihr, um Panama vorzubereiten, mehr mit euren Großeltern reden werdet? [Ja!] Und wenn die Großeltern schon im Himmel sind, werdet ihr mit den alten Menschen sprechen? [Ja!] Und werdet ihr sie fragen? Werdet ihr sie fragen? [Ja!] Fragt sie. Sie sind die Weisheit eines Volkes.

            Also, um eine Hoffnung zu sein, ist die erste Bedingung, Erinnerung zu haben. „Ihr seid die Hoffnung für die Zukunft“, hat euch der Bischof gesagt.

            Zweite Bedingung. Wenn ich für die Zukunft eine Hoffnung bin und an die Vergangenheit die Erinnerung habe, bleibt mir die Gegenwart. Was muss ich tun in der Gegenwart? Mut haben. Mut haben! Mutig sein, mutig sein, sich nicht erschrecken. Wir haben das Zeugnis gehört, den Abschied, das Abschieds-Zeugnis dieses unseres Gefährten, der vom Krebs besiegt worden ist. Er wollte hier sein und ist nicht so weit gekommen, aber er hat Mut gehabt: Mut, sich [der Krankheit] zu stellen, und Mut, auch unter schlechtesten Bedingungen weiterzukämpfen. Dieser junge Mann ist heute nicht hier, aber dieser junge Mann hat Hoffnung für die Zukunft gesät. Also, für die Gegenwart: Mut. Für die Gegenwart? [Sie rufen: „Mut!“] Kühnheit, Mut. Ist das klar?

            Wenn ihr also… Was war noch das Erste? [Erinnerung!] habt... und wenn ihr… [sie rufen: „Mut!“] habt, dann seid ihr die Hoffnung… [sie rufen: „für die Zukunft!]. Ist das alles klar? [Ja!] Gut.

            Ich weiß nicht, ob ich in Panama sein werde, aber ich kann euch eines versichern: dass Petrus in Panama sein wird. Und Petrus wird euch fragen, ob ihr mit den Großeltern gesprochen habt, ob ihr mit den alten Menschen gesprochen habt, um Erinnerung zu haben; ob ihr Mut und Kühnheit gehabt habt, um die Situationen in Angriff zu nehmen, und ob ihr Hoffnung für die Zukunft gesät habt. Und dem Petrus werdet ihr antworten. Ist das klar? [Ja!]

 Gott segne euch reichlich! Danke. Danke für alles!

 Und jetzt wollen wir alle – jeder in seiner Sprache – zur Jungfrau Maria beten.

  Ave Maria…

  Und ich bitte euch, für mich zu beten. Vergesst das nicht! Und so erteile ich euch den Segen.

  [Segen]

   Ach, ich habe vergessen… wie war das noch?... [Sie rufen: „Erinnerung, Mut, Zukunft!“]

[01260-DE.01] [Originalsprache: Spanisch]

Traduzione in lingua portoghese

Queridos voluntários!

            Antes de regressar a Roma, sinto desejo de vos encontrar e sobretudo agradecer a cada um de vós pelo empenho, generosidade e dedicação com que acompanhastes, ajudastes e servistes os milhares de jovens peregrinos. Obrigado também pelo vosso testemunho de fé que, unido ao de muitíssimos jovens provenientes de toda a parte da terra, é um grande sinal de esperança para a Igreja e para o mundo. Dando-vos por amor de Cristo, experimentastes como é belo comprometer-se por uma causa nobre… Assim começa este discurso que escrevi… Não sei se é bonito ou feio… Cinco páginas... Um pouco chato!... Entrego-o [entrega-o ao bispo encarregado da JMJ].

            Dizem-me que posso falar em qualquer língua, porque todos tendes tradutor... É verdade? [Sim!] Falo em espanhol? [Sim!]

            A preparação duma Jornada da Juventude é toda ela uma aventura. É entrar numa aventura e... chegar: chegar, servir, trabalhar e, depois, despedir-se. Em primeiro lugar, a aventura, a generosidade. Quero agradecer a vós todos, voluntários e benfeitores, por tudo aquilo que fizestes. Quero agradecer pelas horas de oração que fizestes. Porque sei que esta Jornada foi organizada com muito trabalho, mas também com muita oração. Obrigado aos voluntários que dedicaram tempo à oração, para que a pudéssemos realizar.

            Obrigado aos sacerdotes, aos sacerdotes que vos acompanharam. Obrigado às religiosas que vos acompanharam, aos consagrados. E obrigado a vós que entrastes nesta aventura, com a esperança de conseguir chegar ao fim.

            O bispo, quando fez a vossa apresentação, mandou-vos (não sei se entendeis a palavra) um «piropo» [um galanteio]. Compreendestes? Fez-vos um elogio, dizendo que «vós sois a esperança do futuro». E é verdade, mas sob duas condições. Quereis ser esperança para o futuro ou não? [Sim!] Tendes a certeza? [Sim!] Mas… sob duas condições! Não, não é preciso pagar o bilhete de entrada. A primeira condição é ter memória. Perguntar-me donde venho: memória do meu povo, memória da minha família, memória de toda a minha história. O testemunho da segunda Voluntária era cheio de memória, cheio de memória! Memória dum caminho percorrido, memória daquilo que recebi dos adultos. Um jovem sem memória não pode ser esperança para o futuro! Está claro? [Sim!]

            «Padre, como faço para ter memória?» Fala com os teus pais, fala com os adultos; sobretudo fala com os avós. Está claro? Assim, se quiserdes ser esperança do futuro, deveis receber a tocha da mão do vosso avô e da vossa avó.

            Prometeis-me que, para preparar a JMJ/Panamá, falareis mais com os avós? [Sim!] E, se os avós já partiram para o Céu, falareis com os idosos? [Sim!] E interrogá-los-eis? Perguntar-lhes-eis? [Sim!] Perguntai a eles. São a sabedoria dum povo.

            Assim, para serdes a esperança, a primeira condição é ter memória. «Vós sois a esperança do futuro»: disse-vos o bispo.

            A segunda condição: se, para o futuro, sou esperança e, do passado, tenho memória, resta-me o presente. Que devo fazer no presente? Ter coragem. Ter coragem! Ser corajoso, ser corajoso, não me assustar. Ouvimos o testemunho, a despedida, o testemunho-despedida deste nosso companheiro que foi vencido pelo câncer. Queria estar aqui e não chegou; mas teve coragem: coragem de enfrentar e coragem de continuar a lutar, mesmo nas piores condições. Hoje este jovem não está aqui, mas ele semeou esperança para o futuro. Então, para o presente: coragem. Para o presente? [Coragem!] Audácia, coragem. Está claro?

            Então se tiverdes… (qual era a primeira coisa?)… [Memória!] e se tiverdes… [acrescentam eles: «Coragem!»]... sereis a esperança... [do futuro]! Está tudo claro? [Sim!] Muito bem.

            Não sei se estarei na JMJ/Panamá, mas posso garantir-vos uma coisa: Pedro estará na JMJ/Panamá. E Pedro perguntar-vos-á se falastes com os avós, se falastes com os idosos para ter memória; se tivestes coragem e audácia para enfrentar as situações e se semeastes para o futuro. É a Pedro que dareis a resposta. Está claro? [Sim!]

 Que Deus vos abençoe abundantemente! Obrigado. Obrigado por tudo!

  E agora, todos juntos, cada qual na sua língua, rezemos à Virgem: «Avé, Maria...»

  Peço-vos que rezeis por mim. Não vos esqueçais. Dou-vos a bênção.

   [Bênção].

   Ah, já me estava a esquecer! Como era?... [Memória, coragem, futuro!].

[01260-PO.01] [Texto original: Espanhol]

Discorso preparato dal Santo Padre

Testo in lingua italiana

Traduzione in lingua polacca

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua tedesca

Traduzione in lingua spagnola

Traduzione in lingua portoghese

Testo in lingua italiana

Carissimi volontari,

prima di fare ritorno a Roma, sento il desiderio di incontrarvi e, soprattutto, di ringraziare ciascuno di voi per l’impegno, la generosità e la dedizione con cui avete accompagnato, aiutato e servito le migliaia di giovani pellegrini. Grazie anche per la vostra testimonianza di fede che, unita a quella dei tantissimi giovani provenienti da ogni parte del mondo, è un grande segno di speranza per la Chiesa e per il mondo. Donandovi per amore di Cristo, voi avete sperimentato quanto è bello impegnarsi per una nobile causa, e quanto è gratificante fare, in compagnia di tanti amici e amiche, un percorso anche faticoso, ma che ricambia la fatica con la gioia e la dedizione con nuova ricchezza di conoscenza e di apertura a Gesù, al prossimo, a scelte di vita importanti.

Come espressione della mia gratitudine vorrei condividere con voi un dono che ci viene offerto dalla Vergine Maria, la quale oggi è venuta a visitarci nella miracolosa immagine di Kalwaria Zebrzydowska, tanto cara al cuore di san Giovanni Paolo II. In effetti, proprio nel mistero evangelico della Visitazione (cfr Lc 1,39-45) possiamo trovare un’icona del volontariato cristiano. Da qui prendo tre atteggiamenti di Maria e ve li lascio, perché vi aiutino a leggere l’esperienza di questi giorni e ad andare avanti nel cammino del servizio. Questi atteggiamenti sono l’ascolto, la decisione e l’azione.

Primo: l’ascolto. Maria si mette in viaggio a partire da una parola dell’angelo: «Elisabetta tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito anch’essa un figlio…» (Lc 1,36). Maria sa ascoltare Dio: non si tratta di un semplice udire, ma di ascolto, fatto di attenzione, di accoglienza, di disponibilità. E pensiamo a quante volte noi ci mettiamo in modo distratto di fronte al Signore o agli altri, e non ascoltiamo veramente. Maria ascolta anche i fatti, gli eventi della vita, è attenta alla realtà concreta e non si ferma alla superficie, ma cerca di coglierne il significato. Maria ha saputo che Elisabetta, ormai anziana, aspetta un figlio; e lì vede la mano di Dio, il segno della sua misericordia. Questo succede anche nella nostra vita: il Signore è alla porta e bussa in molti modi, pone dei segni sul nostro cammino e ci chiama a leggerli con la luce del Vangelo.

Il secondo atteggiamento di Maria è la decisione. Maria ascolta, riflette, ma sa fare anche un passo in avanti: decide. È stato così nella scelta fondamentale della sua esistenza: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). E’ così anche alle nozze di Cana, quando Maria si accorge del problema e decide di rivolgersi a Gesù perché intervenga: «Non hanno più vino» (Gv 2,3). Nella vita spesso è difficile prendere decisioni, sicché tendiamo a rimandarle, magari a lasciare che altri decidano al nostro posto; oppure preferiamo lasciarci trascinare dagli eventi, seguire la “tendenza” del momento; a volte comprendiamo quello che dovremmo fare, ma non ne abbiamo il coraggio, perché ci sembra troppo difficile andare controcorrente... Maria non teme di andare controcorrente: con il cuore saldo nell’ascolto, decide, assumendosi tutti i rischi, ma non da sola, insieme con Dio!

E infine l’azione. Maria si mise in viaggio e «andò in fretta…» (Lc 1,39). Nonostante le difficoltà e le critiche che avrà ricevuto, non indugia, non esita, ma va, e va “in fretta”, perché in lei c’è la forza della Parola di Dio. E il suo agire è pieno di carità, pieno d’amore: questa è l’impronta di Dio. Maria va da Elisabetta non per sentirsi dire che è brava, ma per aiutarla, per rendersi utile, per servire. E in questo uscire dalla sua casa, da sé stessa, per amore, porta quanto ha più di prezioso: Gesù, il Figlio di Dio, il Signore. Elisabetta lo coglie immediatamente: «A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?» (Lc 1,43); lo Spirito Santo suscita in lei risonanze di fede e di gioia: «Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo» (Lc 1,44).

Anche nel volontariato ogni servizio è importante, anche il più semplice. E il suo senso ultimo è l’apertura alla presenza di Gesù; è l’esperienza dell’amore che viene dall’alto che mette in cammino e riempie di gioia. Il volontario delle Giornate Mondiali della Gioventù non è solo un “operatore”, è sempre un evangelizzatore, perché la Chiesa esiste e opera per evangelizzare.

Maria, terminato il suo servizio a Elisabetta, tornò a casa sua, a Nazaret. Con delicatezza e semplicità, come è venuta se ne va. Anche voi, carissimi, non vedrete tutti i frutti del lavoro compiuto qui a Cracovia, o durante i “gemellaggi”. Li scopriranno nella loro vita e ne gioiranno le vostre sorelle e i vostri fratelli che avete servito. E’ la gratuità dell’amore! Ma Dio conosce la vostra dedizione, il vostro impegno e la vostra generosità. Egli – siatene certi – non mancherà di ricompensarvi per quanto avete fatto per questa Chiesa dei giovani, che si è radunata in questi giorni a Cracovia con il Successore di Pietro. Vi affido a Dio e alla Parola della sua grazia (cfr At 20,32); vi affido alla nostra Madre, modello di volontariato cristiano; e vi chiedo, per favore, di non dimenticarvi di pregare per me.

[01217-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua polacca

Drodzy wolontariusze,

Przed powrotem do Rzymu pragnę się z wami spotkać, a przede wszystkim podziękować każdemu z was za zaangażowanie, ofiarność i poświęcenie, z jakimi towarzyszyliście, pomagaliście i służyliście tysiącom młodych pielgrzymów. Dziękuję też za wasze świadectwo wiary, która połączona z wiarą bardzo wielu ludzi młodych z całego świata, jest wielkim znakiem nadziei dla Kościoła i dla świata. Dając siebie ze względu na miłość Chrystusa, doświadczyliście, jak wspaniałe jest zaangażowanie w szlachetnej sprawie, jak wiele zadowolenia daje podjęcie, wraz z wieloma przyjaciółmi, drogi choćby i męczącej, ale wynagradzającej trud radością, a poświęcenie nowym bogactwem poznania i otwarcia na Jezusa, na bliźniego, na ważne decyzje życiowe.

Jako wyraz mojej wdzięczności chciałbym podzielić się z wami darem, jakim obdarza nas Maryja Panna, która dziś przybyła nas nawiedzić w cudownym obrazie z Kalwarii Zebrzydowskiej, tak drogim sercu świętego Jana Pawła II. Rzeczywiście, w ewangelicznej tajemnicy nawiedzenia (por. Łk 1, 39-45) możemy odnaleźć ikonę wolontariatu chrześcijańskiego. Stąd zaczerpnę trzy postawy Maryi i wam je zostawiam, aby pomóc wam w odczytaniu doświadczenia tych dni i w dalszym kroczeniu na drodze służby. Te postawy to: słuchanie, decyzja i działanie.

Po pierwsze, słuchanie. Maryja wyrusza w drogę wychodząc od słowa anioła: „również krewna Twoja, Elżbieta, w swej starości poczęła syna...” (Łk 1, 36). Maryja potrafi słuchać Boga: nie chodzi tutaj o zwykłe słuchanie, ale wsłuchanie się, na które składa się wrażliwość, przyjęcie i dyspozycyjność. Pomyślmy o tym, ile razy stajemy rozproszeni przed Panem, czy też przed innymi ludźmi i nie słuchamy naprawdę. Maryja wsłuchuje się również w fakty, jest wrażliwa na konkretną rzeczywistość i nie zatrzymuje się na powierzchni, ale stara się zrozumieć jej sens. Maryja wiedziała, że ​​Elżbieta będąca już w podeszłym wieku spodziewa się dziecka; i dostrzegała w tym rękę Boga, znak Jego miłosierdzia. To samo dzieje się w naszym życiu: Pan jest u drzwi i puka na wiele sposobów, stawia znaki na naszej drodze i wzywa nas do odczytania ich w świetle Ewangelii.

Drugą postawą Maryi jest zdecydowanie. Maryja wsłuchuje się, rozważa, ale potrafi także dokonać kroku naprzód: decyduje. Tak było w chwili, kiedy podejmowała fundamentalny wybór swego życia: „Oto Ja służebnica Pańska, niech Mi się stanie według twego słowa!” (Łk 1, 38). Podobnie jest także podczas wesela w Kanie, gdy Maryja zdaje sobie sprawę z problemu i decyduje się zwrócić do Jezusa, aby podjął działanie: „Nie mają już wina” (J 2, 3). W życiu często trudno jest podejmować decyzje, zatem staramy się je przełożyć, może pozwolić innym, aby zadecydowali za nas; lub wolimy dać się porwać biegowi wydarzeń, iść za chwilową „tendencją”; czasami zdajemy sobie sprawę, co powinniśmy zrobić, ale nie mamy na to odwagi, bo pójście pod prąd wydaje się nam zbyt trudne… Maryja nie boi się iść pod prąd: z sercem utwierdzonym w słuchaniu decyduje, biorąc na siebie wszystkie zagrożenia, ale nie sama, lecz z Bogiem!

I wreszcie działanie. Maryja wybrała się w drogę i „poszła z pośpiechem...” (Łk 1, 39). Pomimo trudności i krytyki, jaka mogła ją spotkać, nie zwleka, nie waha się, ale idzie i to idzie „z pośpiechem”, bo jest w niej siła Słowa Bożego. A Jej działanie jest pełne miłosierdzia, pełne miłości: to jest ślad Boga. Maryja udaje się do Elżbiety nie po to, żeby jej powiedziano, jak jest dzielna, ale żeby jej pomóc, aby stać się przydatną, aby służyć. I w tym wyjściu ze swojego domu, ze swoich ograniczeń, ze względu na miłość, niesie to, co ma najcenniejszego: Jezusa, Syna Bożego, Pana. Elżbieta pojęła to natychmiast: „A skądże mi to, że Matka mojego Pana przychodzi do mnie?” (Łk 1, 43); Duch Święty budzi w niej oddźwięk wiary i radości: „Oto, skoro głos Twego pozdrowienia zabrzmiał w moich uszach, poruszyło się z radości dzieciątko w moim łonie” (Łk 1, 44).

Także w wolontariacie każda posługa jest ważna, nawet najprostsza. A jej ostatecznym sensem jest otwarcie na obecność Jezusa; jest to doświadczenie miłości, która pochodzi z wysoka, która każe wyruszyć w drogę i napełnia radością. Wolontariusz Światowych Dni Młodzieży to nie tylko „ten, który pełni dzieło”, ale ten, który ewangelizuje, ponieważ Kościół istnieje i działa, aby ewangelizować.

Maryja, zakończywszy swoją posługę u Elżbiety, powróciła do swojego domu w Nazarecie. Tak jak przyszła z delikatnością i prostotą, tak też i odchodzi. Również wy, najmilsi nie będziecie widzieli wszystkich owoców wykonanej pracy tutaj, w Krakowie lub w czasie dni w diecezjach. Odkryją je w swoim życiu i będą się nimi cieszyć wasze siostry i bracia, którym posługiwaliście. Jest to bezinteresowność miłości! Bóg jednak zna wasze poświęcenie, wasze zaangażowanie i waszą wielkoduszność. Możecie być pewni, że On nie omieszka wam odpłacić za to, co zrobiliście dla tego Kościoła młodych, który w tych dniach tutaj w Krakowie zgromadził się z Następcą Świętego Piotra. Zawierzam was Bogu i słowu Jego łaski (por. Dz 20, 32); zawierzam was naszej Matce, która jest wzorem wolontariatu chrześcijańskiego; i proszę was bardzo, nie zapominajcie modlić się za mnie.

[01217-PL.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Chers volontaires,

Avant de rentrer à Rome, j’éprouve le désir de vous rencontrer et, surtout de remercier chacun de vous pour l’engagement, la générosité et le dévouement avec lesquels vous avez accompagné, aidé et servi les milliers de jeunes pèlerins. Merci aussi pour votre témoignage de foi qui, uni à celui des très nombreux jeunes provenant de chaque partie du monde, est un grand signe d’espérance pour l’Église et pour le monde. En vous donnant par amour du Christ, vous avez expérimenté combien il est beau de s’engager pour une noble cause, et combien il est gratifiant de faire, en compagnie de tant d’amis, un parcours fatigant aussi, mais qui change la fatigue en joie et le dévouement en une nouvelle richesse de connaissance et d’ouverture à Jésus, au prochain, à des choix de vie importants.

Comme expression de ma gratitude, je voudrais partager avec vous un don qui nous est offert par la Vierge Marie, qui aujourd’hui est venue nous visiter dans l’image miraculeuse de Kalwaria Zebrzydowska, si chère au cœur de saint Jean-Paul II. En effet, dans le mystère évangélique de la Visitation (cf. Lc 1, 39-45), nous pouvons trouver une icône du volontariat chrétien. De là je prends trois attitudes de Marie et je vous les laisse, afin qu’elles vous aident à lire l’expérience de ces jours et à avancer sur le chemin du service. Ces attitudes sont l’écoute, la décision et l’action.

D’abord: l’écoute. Marie part en voyage à partir d’une parole de l’ange: «Élisabeth, ta parente, a conçu, elle aussi, un fils dans sa vieillesse…» (Lc 1, 36). Marie sait écouter Dieu: il ne s’agit pas simplement d’entendre, mais d’une écoute faite d’attention, d’accueil, de disponibilité. Et pensons aux nombreuses fois où nous nous mettons de façon distraite devant le Seigneur ou devant les autres, et où nous n’écoutons pas vraiment. Marie écoute aussi les faits, les événements de la vie, elle est attentive à la réalité concrète et ne s’arrête pas à la superficie, mais elle cherche à en recueillir la signification. Marie a su qu’Élisabeth, maintenant vieille, attendait un enfant; et elle voit là la main de Dieu, le signe de sa miséricorde. Cela arrive aussi dans notre vie: le Seigneur est à la porte et il frappe de nombreuses manières, il place des signes sur notre chemin et nous appelle à les lire à la lumière de l’Évangile.

La seconde attitude de Marie est la décision. Marie écoute, elle réfléchit, mais elle sait faire aussi un pas en avant: elle décide. Il en a été ainsi dans le choix fondamental de son existence: «Voici la servante du Seigneur; que tout m’advienne selon ta parole» (Lc 1, 38). Il en est aussi de même aux noces de Cana, lorsque Marie s’aperçoit du problème et décide de s’adresser à Jésus pour qu’il intervienne: «Ils n’ont pas de vin» (Jn 2, 3). Dans la vie il est souvent difficile de prendre de décisions, si bien que nous tendons à les renvoyer, même à laisser les autres décider à notre place; ou nous préférons nous laisser trainer par les évènements, suivre la “tendance” du moment ; parfois nous comprenons ce que nous devrions faire, mais nous n’en avons pas le courage, parce que cela nous semble trop difficile d’aller à contre-courant… Marie ne craint pas d’aller à contre-courant : le cœur enraciné dans l’écoute, elle décide, en assumant tous les risques, mais pas seule, avec Dieu!

Et enfin l’action. Marie s’est mise en route et elle va «avec empressement…» (Lc 1, 39). Malgré les difficultés et les critiques qu’elle aura reçues, elle ne tarde pas, elle n’hésite pas, mais elle va, et elle va «avec empressement…», parce qu’en elle il y a la force de la Parole de Dieu. Et son agir est plein de charité, plein d’amour: c’est l’empreinte de Dieu. Marie va chez Élisabeth, non pour s’entendre dire qu’elle est bonne, mais pour l’aider, pour se rendre utile, pour servir. Et dans cette sortie de chez elle, d’elle-même, par amour, elle porte ce qu’elle a de plus précieux: Jésus, le Fils de Dieu, le Seigneur. Élisabeth l’accueille immédiatement: «D’où m’est-il donné que la mère de mon Seigneur vienne jusqu’à moi?» (Lc 1, 43); l’Esprit Saint suscite en elle des résonances de foi et de joie: «Car, lorsque tes paroles de salutation sont parvenues à mes oreilles, l’enfant a tressailli d’allégresse en moi» (Lc 1, 44).

Dans le volontariat aussi, chaque service est important, même le plus simple. Et le sens ultime est l’ouverture à la présence de Jésus; c’est l’expérience de l’amour qui vient d’en haut qui met en chemin et remplit de joie. Le volontaire des Journées mondiales de la Jeunesse n’est pas seulement un “agent”, il est toujours un évangélisateur, parce que l’Église existe et œuvre pour évangéliser.

Marie, ayant terminé son service à Élisabeth, est retourné chez elle, à Nazareth. Avec délicatesse et simplicité, comme elle est venue, elle s’en va. Vous aussi, très chers, vous ne verrez pas tous les fruits du travail accompli ici à Cracovie, ou durant les “jumelages”. Vos sœurs et vos frères que vous avez servis les découvriront dans leur vie et en jouiront. C’est la gratuité de l’amour! Mais Dieu connaît votre dévouement, votre engagement et votre générosité. Lui – soyez-en sûrs – ne manquera pas de vous récompenser pour tout ce que vous avez fait pour cette Église des jeunes, qui s’est rassemblée en ces jours à Cracovie avec le Successeur de Pierre. Je vous confie à Dieu et à la Parole de sa grâce (cf. Ac 20, 32); je vous confie à notre Mère, modèle du volontariat chrétien; et je vous demande, s’il vous plaît, de ne pas oublier de prier pour moi.

[01217-FR.01] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

Before returning to Rome, I wanted to meet you and to thank each of you for your commitment, generosity and dedication in guiding, helping and serving the thousands of young pilgrims. Thank you too for your witness of faith that, together with that of so many young people from every part of the world, is a great sign of hope for the Church and the world. By giving of yourselves for love of Christ, you have experienced the beauty of commitment to a noble cause. You have also seen how enriching it is to join with so many friends of both sexes in a project that, while tiring, repays your efforts with joy and a wealth of new knowledge and openness to Jesus, to our neighbours, and to important life decisions.

As an expression of my gratitude, I would like to share with you a gift offered us by the Virgin Mary, who has today come to visit us in the miraculous image of Kalwaria Zebrzydowska, so dear to the heart of Saint John Paul II. In the Gospel mystery of the Visitation (cf. Lk 1:39-45), we can see an icon of all Christian volunteer work. I would take three attitudes shown by Mary and leave them to you as an aid to interpreting the experience of these days and an inspiration for your future commitment to service. These three attitudes are listening, deciding and acting.

First, listening. Mary sets out after hearing the word of the angel: “Your relative Elizabeth in her old age has also conceived a son…” (Lk 1:36). Mary knows how to listen to God. It is not simply about hearing, but about listening attentively and receptively, and being ready to help. Think of how many times we come before the Lord or other people, but fail to really listen. Mary also listens to events, to things that happen in life. She is attentive to practical realities; she does not stop at the surface, but seeks to grasp their meaning. Mary knew that Elizabeth, now elderly, was expecting a child. She saw in this the hand of God, a sign of his mercy. The same thing also happens in our own lives. The Lord stands at the door and knocks in any number of ways; he posts signs along our path and he calls us to read them in the light of the Gospel.

The second attitude we see in Mary is deciding. Mary listens and reflects, but she also knows how to take a step forward: she is decisive. This was the case with the fundamental decision of her life: “Here am I, the servant of the Lord; let it be with me according to your word” (Lk 1:38). So too, at the wedding feast of Cana, when Mary sees the problem, she decides to speak to Jesus and ask him to do something: “They have no wine” (Jn 2:3). In life, it is often hard to make decisions. We tend to postpone them, even allowing others decide in our place, or else we let ourselves be dragged along by the course of events and to follow the “trend” of the moment. At times, we know well what we have to do, but we lack the courage to do it, since we think it is too difficult to go against the grain… Mary is not afraid to go against the grain. With a steadfast heart she listens and decides, accepting the risks, never on her own, but with God!

Finally, acting. Mary set out on her journey and “went with haste…” (Lk 1:39). Despite the hardships and the criticisms she may have heard, she didn’t hesitate or delay, but “went with haste”, because she had the strength of God’s Word within her. Her way of acting was full of charity, full of love: this is the mark of God. Mary went to Elizabeth not to have other people praise her, but to be helpful, useful, in her service. And in setting out from her home, from herself, with love, she brought along the most precious thing she possessed: Jesus, the Son of God, the Lord. Elizabeth realizes this immediately: “Why has this happened to me, that the mother of my Lord comes to me?” (Lk 1:43). The Holy Spirit awakens faith and joy within her: “For as soon as I heard the sound of your greeting, the child in my womb leaped for joy” (Lk 1:44).

In volunteer work too, every act of service we provide, even the most simple, is important. Ultimately, it is an expression of openness to the presence of Jesus. It makes us experience the love from on high that set us on our way and fills us with joy. World Youth Day volunteers are not only a “workers”, but evangelizers, because the Church exists and serves to evangelize.

Once Mary had finished assisting Elizabeth, she went back home to Nazareth. Quietly and with no fuss, she left in the same way that she came. You too, dear volunteers, will not see all the fruits of your work here in Krakow or during the “twinnings”. Your brothers and sisters whom you served will see them in their lives and rejoice in them. That is the “gratuitousness” of love! Yet God knows your dedication, your commitment and your generosity. You can be sure that he will not fail to repay you for everything you have done for this Church of the young assembled in these days in Krakow with the Successor of Peter. I commend you to God and to the word of his grace (cf. Acts 20:32). I entrust you to Mary, our Mother, model of all Christian volunteer service. And I ask you, please, to remember to pray for me.

[01217-EN.01] [Original text: Italian]

 

Traduzione in lingua tedesca

Liebe freiwillige Helfer,

bevor ich nach Rom zurückkehre, habe ich den Wunsch, euch zu treffen und vor allem jedem und jeder von euch für den Einsatz, die Großherzigkeit und die Hingabe zu danken, mit denen ihr die Tausende junger Pilger begleitet, ihnen geholfen und ihnen gedient habt. Danke auch für euer Glaubenszeugnis, das – vereint mit dem unzähliger junger Menschen aus allen Teilen der Welt – ein großes Hoffnungszeichen für die Kirche und für die Welt ist. Indem ihr euch aus Liebe zu Christus verschenkt habt, habt ihr erfahren, wie schön es ist, sich für eine gute Sache einzusetzen, und wie lohnend es ist, gemeinsam mit vielen Freunden und Freundinnen einen auch anstrengenden Weg zu gehen, der aber die Mühe mit Freude vergilt und die Hingabe mit einem neuen Reichtum an Erkenntnis und Offenheit für Jesus, für den Nächsten und für wichtige Lebensentscheidungen.

Als Ausdruck meines Dankes möchte ich eine Gabe mit euch teilen, die uns von der Jungfrau Maria geschenkt wird. Sie hat uns heute in dem wundertätigen Bild von Kalwaria Zebrzydowska besucht, das dem heiligen Johannes PaulII. von Herzen lieb war. Gerade in dem Geheimnis des Evangeliums von der Begegnung Marias mit Elisabet (vgl. Lk 1,39-45) können wir nämlich ein Bild des christlichen Volontariats erkennen. Aus dieser Erzählung entnehme ich drei Verhaltensweisen Marias und überlasse sie euch, damit sie euch helfen, die Erfahrung dieser Tage zu interpretieren und auf dem Weg des Dienstes weiterzugehen. Diese drei Verhaltensweisen sind das Hören, die Entscheidung und die Handlung.

Erstens: das Hören. Maria macht sich auf die Reise aufgrund eines Wortes des Engels: »Auch Elisabet, deine Verwandte, hat noch in ihrem Alter einen Sohn empfangen…« (Lk 1,36). Maria versteht auf Gott zu hören: Es handelt sich nicht um ein einfaches Hören, sondern um ein Zuhören, das aus Aufmerksamkeit, Aufnahme und Bereitschaft besteht. Und denken wir daran, wie oft wir dem Herrn oder den anderen gegenüber zerstreut sind und nicht wirklich zuhören. Maria hört auch auf die Tatsachen, die Ereignisse des Lebens; sie ist aufmerksam für die konkrete Wirklichkeit und bleibt nicht an der Oberfläche stehen, sondern versucht, deren Bedeutung zu erfassen. Maria hat erfahren, dass Elisabet, die schon alt ist, ein Kind erwartet, und darin sieht sie die Hand Gottes, das Zeichen seiner Barmherzigkeit. Das geschieht auch in unserem Leben: Der Herr steht vor der Tür und klopft auf vielerlei Weise an, er setzt Zeichen auf unseren Weg und fordert uns auf, sie im Licht des Evangeliums zu lesen.

Das zweite Verhalten Marias ist die Entscheidung. Maria hört zu, überlegt, aber sie weiß auch einen Schritt voran zu tun: Sie entscheidet. So war es bei der Grundentscheidung ihres Lebens: »Ich bin die Magd des Herrn; mir geschehe, wie du es gesagt hast« (Lk 1,38). Und ebenso auf der Hochzeit in Kana, als Maria das Problem bemerkt und entscheidet, sich an Jesus zu wenden, damit er eingreift: »Sie haben keinen Wein mehr« (Joh 2,3). Im Leben ist es oft schwierig, Entscheidungen zu treffen, so dass wir dazu neigen, sie aufzuschieben und vielleicht zu warten, dass andere für uns entscheiden; oder wir ziehen es vor, uns von den Ereignissen treiben zu lassen, der „Neigung“ des Augenblicks zu folgen. Manchmal verstehen wir, was wir tun sollten, haben aber nicht den Mut dazu, weil es uns zu schwierig scheint, gegen den Strom zu schwimmen… Maria fürchtet sich nicht, gegen den Strom zu schwimmen: Mit beharrlich hörendem Herzen entscheidet sie und nimmt alle Risiken auf sich – aber nicht allein: gemeinsam mit Gott!

Und zum Schluss die Handlung. Maria machte sich auf den Weg und »eilte…« (Lk 1,39). Trotz der Schwierigkeiten und der Kritik, die sie empfangen haben mag, zögert sie nicht, schwankt sie nicht, sondern geht, und sie geht „eilends“, denn in ihr ist die Kraft des Wortes Gottes. Und ihr Handeln ist voller selbstloser Hingabe, voller Liebe: Das ist die „Prägung“ Gottes. Maria geht nicht zu Elisabet, um sich loben zu lassen, sondern um ihr zu helfen, um sich nützlich zu machen, um zu dienen. Und bei diesem Hinausgehen aus dem Hause, aus sich selbst – und zwar aus Liebe – bringt sie das Wertvollste mit, was sie hat: Jesus, den Sohn Gottes, den Herrn. Elisabet nimmt das augenblicklich wahr: »Wer bin ich, dass die Mutter meines Herrn zu mir kommt?« (Lk 1,43). Der Heilige Geist bringt in ihr Resonanzen des Glaubens und der Freude zum Schwingen: »In dem Augenblick, als ich deinen Gruß hörte, hüpfte das Kind vor Freude in meinem Leib« (Lk 1,44).

Auch im Volontariat ist jeder Dienst wichtig, sogar der bescheidenste. Und sein letzter Sinn ist die Öffnung für die Gegenwart Jesu; es ist die Erfahrung der Liebe „von oben“, die uns zum Aufbrechen drängt und mit Freude erfüllt. Die freiwilligen Helfer und Helferinnen der Weltjugendtage sind nicht nur „Arbeiter“, sie sind immer Evangelisierer, denn die Kirche existiert und wirkt, um zu evangelisieren.

Als Maria ihren Dienst für Elisabet beendet hatte, kehrte sie nach Hause, nach Nazareth zurück. Taktvoll und bescheiden, wie sie gekommen war, geht sie wieder. Auch ihr, liebe Helfer, werdet nicht alle Früchte eurer hier in Krakau oder im Rahmen der „Städtepartnerschaften“ vollbrachten Arbeiten sehen. Eure Schwestern und Brüder, denen ihr gedient habt, werden sie in ihrem Leben entdecken und sich darüber freuen. Das ist die Unentgeltlichkeit der Liebe! Gott aber kennt eure Entscheidung, euren Einsatz und eure Großherzigkeit. Seid gewiss, er wird nicht versäumen, euch zu belohnen für alles, was ihr für diese Kirche der jungen Menschen getan habt, die sich in diesen Tagen in Krakau mit dem Nachfolger Petri versammelt hat. Ich vertraue euch Gott und dem Wort seiner Gnade an (vgl. Apg 20,32); ich vertraue euch Maria, dem Vorbild für das christliche Volontariat, an; und ich bitte euch herzlich, nicht zu vergessen, für mich zu beten.

[01217-DE.01] [Originalsprache: Italienisch]

 

Traduzione in lingua spagnola

Queridos voluntarios:

Antes de regresar a Roma, siento el deseo de encontraros y, sobre todo, de dar las gracias a cada uno de vosotros por el esfuerzo, la generosidad y la dedicación con la que habéis acompañado, ayudado y servido a los miles de jóvenes peregrinos. Gracias también por vuestro testimonio de fe que, unido al de los muchísimos jóvenes de todo el mundo, es un gran signo de esperanza para la Iglesia y para el mundo. Al entregaros por amor de Cristo, habéis experimentado lo hermoso que es comprometerse con una causa noble, y lo gratificante que es hacer, junto con tantos amigos y amigas, un camino fatigoso pero que paga el esfuerzo con la alegría y la dedicación con una riqueza nueva de conocimiento y de apertura a Jesús, al prójimo, a opciones de vida importantes.

Como una manifestación de mi gratitud me gustaría compartir con vosotros un don que la Virgen María nos ofrece, y que hoy ha venido a visitarnos en la imagen milagrosa de Kalwaria Zebrzydowska, tan querida por san Juan Pablo II. En efecto, justo en el misterio evangélico de la Visitación (cf. Lc 1,39-45) podemos encontrar un icono del voluntariado cristiano. De él tomo tres actitudes de María y os las dejo, para que os ayuden a leer la experiencia de estos días y para avanzar en el camino del servicio. Estas actitudes son la escucha, la decisión y la acción.

Primero, la escucha. María se pone en camino a partir de una palabra del ángel: «Tu pariente Isabel ha concebido un hijo en su vejez» (Lc 1,36). María sabe escuchar a Dios: no se trata de un simple oír, sino de escucha, hecha de atención, de acogida, de disponibilidad. Pensemos en todas las veces que estamos distraídos delante del Señor o de los demás, y realmente no escuchamos. María escucha también los hechos, los sucesos de la vida, está atenta a la realidad concreta y no se detiene en la superficie, sino que busca captar su significado. María supo que Isabel, ya anciana, esperaba un hijo; y en eso ve la mano de Dios, el signo de su misericordia. Esto sucede también en nuestras vidas: el Señor está a la puerta y llama de muchas maneras, pone señales en nuestro camino y nos llama a leerlas con la luz del Evangelio.

La segunda actitud de María es la decisión. María escucha, reflexiona, pero también sabe dar un paso adelante: decide. Así ha sucedido en la decisión fundamental de su vida: «He aquí la esclava del Señor; hágase en mí según tu palabra» (Lc 1,38). Y también así en las bodas de Caná, cuando María se da cuenta del problema y decidió acudir a Jesús para que interviniera: «No tienen vino» (Jn 2,3). En la vida, muchas veces es difícil tomar decisiones y por eso tendemos a posponerlas, tal vez dejando que sean otros los que decidan por nosotros; o incluso preferimos dejarnos arrastrar por los acontecimientos, seguir la «tendencia» del momento; a veces sabemos lo que deberíamos hacer, pero no tenemos valor, porque nos parece demasiado difícil ir contracorriente... María no tiene miedo de ir contracorriente: con el corazón firme en la escucha, decide, asumiendo todos los riesgos, pero no sola, sino con Dios.

Y, por último, la acción. María se puso en camino «de prisa...» (Lc 1,39). A pesar de las dificultades y de las críticas que pudo recibir, no se demora, no vacila, sino que va, y va «de prisa», porque en ella está la fuerza de la Palabra de Dios. Y su actuar está lleno de caridad, lleno de amor: esta es la marca de Dios. María va a ver a Isabel, no para que le digan que es buena, sino para ayudarla, para ser útil, para servir. Y en este salir de su casa, de sí misma, por amor, se lleva lo más valioso que tiene: Jesús, el Hijo de Dios, el Señor. Isabel lo comprende inmediatamente: «¿Quién soy yo para que me visite la madre de mi Señor?» (Lc 1,43); el Espíritu Santo suscita en ella resonancias de fe y de alegría: «Pues, en cuanto tu saludo llegó a mis oídos, la criatura saltó de alegría en mi vientre» (Lc 1,44).

También en el voluntariado todo servicio es importante, incluso el más sencillo. Y su sentido último es la apertura a la presencia de Jesús; la experiencia del amor que viene de lo alto es lo que pone en camino y llena de alegría. El voluntario de las Jornadas Mundiales de la Juventud no es sólo un «agente», es siempre un evangelizador, porque la Iglesia existe y actúa para evangelizar.

María, cuando acabó su servicio con Isabel, regresó a su casa, en Nazaret. Con delicadeza y sencillez, igual que ha venido se va. También vosotros, queridos jóvenes, no llegaréis a ver todo el fruto del trabajo realizado aquí en Cracovia, o durante los «hermanamientos». Lo descubrirán en sus vidas y se regocijarán por ello las hermanas y hermanos que habéis servido. Es la gratuidad del amor. Pero Dios conoce vuestra dedicación, vuestro compromiso y vuestra generosidad. Él ―podéis estar seguros― no dejará de recompensaros por todo lo que habéis hecho por esta Iglesia de los jóvenes, que estos días se ha reunido en Cracovia con el Sucesor de Pedro. Os encomiendo a Dios y a la Palabra de su gracia (cf. Hch 20,32); Os encomiendo a nuestra Madre, modelo de voluntariado cristiano; y os pido, por favor, que no os olvidéis de rezar por mí.

[01217-ES.01] [Texto original: Italiano]

 

Traduzione in lingua portoghese

Queridos voluntários!

Antes de regressar a Roma, sinto desejo de vos encontrar e sobretudo agradecer a cada um de vós pelo empenho, generosidade e dedicação com que acompanhastes, ajudastes e servistes os milhares de jovens peregrinos. Obrigado também pelo vosso testemunho de fé que, unido ao de muitíssimos jovens provenientes de toda a parte da terra, é um grande sinal de esperança para a Igreja e para o mundo. Dando-vos por amor de Cristo, experimentastes como é belo comprometer-se por uma causa nobre e como é gratificante fazer, na companhia de tantos amigos e amigas, um percurso que, embora fatigoso, compensa o esforço com a alegria e a dedicação com uma nova riqueza de conhecimento e abertura a Jesus, ao próximo, a opções de vida importantes.

Como expressão da minha gratidão, quero partilhar convosco um dom que nos é oferecido pela Virgem Maria, que hoje veio visitar-nos na imagem miraculosa de Kalwaria Zebrzydowska, muito cara ao coração de São João Paulo II. Com efeito, no próprio mistério evangélico da Visitação (cf. Lc 1, 39-45), podemos encontrar um ícone do voluntariado cristão. De lá tomo três atitudes de Maria e deixo-vo-las para que vos ajudem a ler a experiência destes dias e progredir no caminho do serviço. Estas atitudes são a escuta, a decisão e a ação.

Primeiro: a escuta. Maria põe-se a caminho movida por uma palavra do anjo: «Também a tua parente Isabel concebeu um filho na sua velhice» (Lc 1, 36). Maria sabe escutar a Deus: não se trata dum simples ouvir, mas de escuta, feita de atenção, acolhimento, disponibilidade. Pensemos nas vezes sem conta que ficamos distraidamente diante do Senhor ou dos outros, e verdadeiramente não escutamos. Maria escuta também os factos, os acontecimentos da vida, está atenta à realidade concreta e não Se detém na superfície mas procura identificar o seu significado. Maria soube que Isabel, já idosa, espera um filho; e nisso vê a mão de Deus, o sinal da sua misericórdia. O mesmo acontece na nossa vida: o Senhor está à porta e bate de muitos modos, põe sinais no nosso caminho e convida-nos a lê-los com a luz do Evangelho.

A segunda atitude de Maria é a decisão. Maria escuta, reflete, mas sabe também dar um passo mais: decide. Foi assim na opção fundamental da sua existência: «Eis a serva do Senhor, faça-se em mim segundo a tua palavra» (Lc 1, 38). Assim sucedeu também nas bodas de Caná, quando Maria Se dá conta do problema e decide falar a Jesus para que intervenha: «Não têm vinho» (Jo 2, 3). Muitas vezes é difícil tomar decisões na vida, pelo que tendemos a adiá-las e, quem sabe, a deixar que outros decidam por nós; ou então preferimos deixar-nos arrastar pelos acontecimentos, seguir a «tendência» do momento; às vezes compreendemos o que deveríamos fazer, mas não temos a coragem para isso, porque nos parece muito difícil ir contra corrente... Maria não teme ir contra corrente: com o coração firme na escuta, decide, assumindo-Se todos os riscos, não sozinha mas junta com Deus.

E, por fim, a ação. Maria pôs-se a caminho e «dirigiu-se à pressa…» (Lc 1, 39). Apesar das dificuldades e das críticas que terá recebido, não se demora, não hesita, mas parte e «parte à pressa», porque nela há a força da Palavra de Deus. E o seu agir é cheio de caridade, repleto de amor: este é a marca de Deus. Maria vai ter com Isabel, não para ouvir dizer-lhe que é estupenda, mas para ajudar a prima, tornar-se útil, servir. E ao sair da sua casa, de si mesma, por amor, leva o que tem de mais precioso: Jesus, o Filho de Deus, o Senhor. Isabel identifica-o imediatamente: «Donde me é dado que venha ter comigo a mãe do meu Senhor?» (Lc 1, 43); o Espírito Santo desperta nela ressonâncias de fé e de alegria: «Pois, logo que chegou aos meus ouvidos a tua saudação, o menino saltou de alegria no meu seio» (Lc 1, 44).

Também no voluntariado cada serviço é importante, mesmo o mais simples. E o seu sentido último é a abertura à presença de Jesus; é a experiência do amor que, vindo do Alto, põe a caminho e enche de alegria. O voluntário das Jornadas Mundiais da Juventude não é apenas um «agente», mas sempre um evangelizador, porque a Igreja existe e age para evangelizar.

Terminado o serviço a Isabel, Maria voltou para sua casa, em Nazaré. Com delicadeza e simplicidade, como veio, assim vai. Também vós, caríssimos, não vereis todos os frutos do trabalho realizado aqui em Cracóvia ou durante as «geminações». Descobri-los-ão na sua vida e rejubilarão as vossas irmãs e irmãos que servistes. É a gratuidade do amor! Mas Deus conhece a vossa dedicação, o vosso empenho e a vossa generosidade. Ele – podeis ter certeza – não deixará de vos recompensar por tudo o que fizestes por esta Igreja dos jovens, que se reuniu nestes dias em Cracóvia com o Sucessor de Pedro. Confio-vos a Deus e à Palavra da sua graça (cf. At 20, 32); confio-vos à nossa Mãe, modelo de voluntariado cristão; e peço-vos, por favor, que não vos esqueçais de rezar por mim.

[01217-PO.01] [Texto original: Italiano]

Concluso l’incontro con i volontari, il Santo Padre ha incontrato i membri del Comitato Organizzatore e i Benefattori della GMG.

Papa Francesco ha lasciato la Tauron Arena e si è recato all’aeroporto internazionale “Giovanni Paolo II” di Balice-Kraków per il congedo dalla Polonia, dove è stato accolto dal Presidente della Repubblica, Sig. Andrzej Duda.

L’aereo – un B787 della Lot – con a bordo il Santo Padre è decollato verso le 19.30 e l’arrivo all’aeroporto internazionale “Leonardo da Vinci” di Fiumicino è previsto per le ore 21.25.

[B0564-XX.02]