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Viaggio Apostolico di Sua Santità Francesco in Polonia in occasione della XXXI Giornata Mondiale della Gioventù (27-31 luglio 2016) – Cerimonia di accoglienza dei giovani della GMG nella spianata di Błonia a Kraków, 28.07.2016


Cerimonia di accoglienza dei giovani nella spianata di Błonia a Kraków

Discorso del Santo Padre

Traduzione in lingua polacca

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua tedesca

Traduzione in lingua spagnola

Traduzione in lingua portoghese

Nel pomeriggio, alle ore 17, nella piazza antistante l’Arcivescovado, il Sindaco di Kraków ha consegnato le Chiavi della Città a Papa Francesco. Il Sindaco è giunto in piazza a bordo di un tram ecologico insieme ad alcuni giovani disabili e ai loro accompagnatori. Dopo la consegna delle Chiavi della Città, il Santo Padre è salito sul tram e insieme all’Arcivescovo di Kraków, Card. Stanisław Dziwisz, al Sindaco e ai giovani, si è recato nella spianata di Błonia, grande area verde dove, alle ore 17.40, ha avuto luogo la cerimonia di accoglienza dei giovani della XXXI Giornata Mondiale della Gioventù. L’evento, dal tema “Chiamati alla santità”, è iniziato già prima dell’arrivo del Santo Padre, con musiche e danze cracoviane.

La cerimonia è proseguita poi, alla presenza del Papa con il saluto dell’Arcivescovo di Kraków, Card. Stanisław Dziwisz, e con la sfilata dei giovani che, in rappresentanza dei vari continenti, hanno portato bandiere e fotografie di “Testimoni della Misericordia” della propria area: S. Vincenzo de’ Paoli (Europa), Beata Madre Teresa (Asia), S. Maria MacKillop (Australia e Oceania), S. Giuseppina Bakhita (Africa), S. Damiano de Veuster di Molokai (America del Nord) e Beata Irma Dulce (America del Sud). Il tema è stato poi illustrato con una “staffetta dei santi” che è partita da Sant’Agnese (III secolo) e si è conclusa con i Beati Fra Sbignew Strzałkowski e Fra Michele Tomasz (XX secolo).

Infine, dopo la lettura di un brano evangelico, Papa Francesco ha pronunciato il discorso che riportiamo di seguito:

Discorso del Santo Padre

Cari giovani, buon pomeriggio!

Finalmente ci incontriamo! Grazie per questa calorosa accoglienza! Ringrazio il Cardinale Dziwisz, i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi, i seminaristi e laici e tutti coloro che vi accompagnano. Grazie a loro che hanno reso possibile la nostra presenza qui oggi, che si sono “messi in gioco” perché potessimo celebrare la fede. Oggi noi, tutti insieme, stiamo celebrando la fede!

In questa sua terra natale, vorrei ringraziare specialmente san Giovanni Paolo II [grande applauso]- forte! forte! - che ha sognato e ha dato impulso a questi incontri. Dal cielo egli ci accompagna nel vedere tanti giovani appartenenti a popoli, culture, lingue così diverse con un solo motivo: celebrare Gesù che è vivo in mezzo a noi. Avete capito? Celebrare Gesù che è vivo in mezzo a noi! E dire che è Vivo, è voler rinnovare il nostro desiderio di seguirlo, il nostro desiderio di vivere con passione la sequela di Gesù. Quale occasione migliore per rinnovare l’amicizia con Gesù che rafforzare l’amicizia tra voi! Quale modo migliore per rafforzare la nostra amicizia con Gesù che condividerla con gli altri! Quale modo migliore per sperimentare la gioia del Vangelo che voler “contagiare” la Buona Notizia in tante situazioni dolorose e difficili!

E Gesù è Colui che ci ha convocati a questa trentunesima Giornata Mondiale della Gioventù; è Gesù che ci dice: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7). Beati sono coloro che sanno perdonare, che sanno avere un cuore compassionevole, che sanno dare il meglio agli altri; il meglio, non quello che avanza: il meglio!

Cari giovani, in questi giorni la Polonia, questa nobile terra, si veste a festa; in questi giorni la Polonia vuole essere il volto sempre giovane della Misericordia. Da questa terra con voi e anche uniti a tanti giovani che oggi non possono essere qui, ma che ci accompagnano attraverso i vari mezzi di comunicazione, tutti insieme faremo di questa giornata una vera festa giubilare, in questo Giubileo della Misericordia.

Nei miei anni vissuti da Vescovo ho imparato una cosa – ne ho imparate tante, ma una voglio dirla adesso -: non c’è niente di più bello che contemplare i desideri, l’impegno, la passione e l’energia con cui tanti giovani vivono la vita. Questo è bello! E da dove viene questa bellezza? Quando Gesù tocca il cuore di un giovane, di una giovane, questi sono capaci di azioni veramente grandiose. È stimolante, sentirli condividere i loro sogni, le loro domande e il loro desiderio di opporsi a tutti coloro che dicono che le cose non possono cambiare. Quelli che io chiamo i “quietisti”: “Nulla si può cambiare”. No, i giovani hanno la forza di opporsi a questi! Ma… alcuni forse non sono sicuri di questo… Io vi domando, voi rispondete: le cose si possono cambiare? [Sì!] Non si sente! [Sì!] Ecco. E’ un dono del cielo poter vedere molti di voi che, con i vostri interrogativi, cercate di fare in modo che le cose siano diverse. E’ bello, e mi conforta il cuore, vedervi così esuberanti. La Chiesa oggi vi guarda – direi di più: il mondo oggi vi guarda – e vuole imparare da voi, per rinnovare la sua fiducia nella Misericordia del Padre che ha il volto sempre giovane e non smette di invitarci a far parte del suo Regno, che è un Regno di gioia, è un Regno sempre di felicità, è un Regno che sempre ci porta avanti, è un Regno capace di darci la forza di cambiare le cose. Io ho dimenticato, e vi faccio la domanda un’altra volta: le cose si possono cambiare? [Sì!] D’accordo.

Conoscendo la passione che voi mettete nella missione, oso ripetere: la misericordia ha sempre il volto giovane. Perché un cuore misericordioso ha il coraggio di lasciare le comodità; un cuore misericordioso sa andare incontro agli altri, riesce ad abbracciare tutti. Un cuore misericordioso sa essere un rifugio per chi non ha mai avuto una casa o l’ha perduta, sa creare un ambiente di casa e di famiglia per chi ha dovuto emigrare, è capace di tenerezza e di compassione. Un cuore misericordioso sa condividere il pane con chi ha fame, un cuore misericordioso si apre per ricevere il profugo e il migrante. Dire misericordia insieme a voi, è dire opportunità, è dire domani, è dire impegno, è dire fiducia, è dire apertura, ospitalità, compassione, è dire sogni. Ma voi siete capaci di sognare? [Sì!] E quando il cuore è aperto e capace di sognare c’è posto per la misericordia, c’è posto per carezzare quelli che soffrono, c’è posto per mettersi accanto a quelli che non hanno pace nel cuore o mancano del necessario per vivere, o mancano della cosa più bella: la fede. Misericordia. Diciamo insieme questa parola: misericordia. Tutti! [Misericordia!] Un’altra volta! [Misericordia!] Un’altra volta, perché il mondo senta! [Misericordia!].

Voglio anche confessarvi un’altra cosa che ho imparato in questi anni. Non voglio offendere nessuno, ma mi addolora incontrare giovani che sembrano “pensionati” prima del tempo. Questo mi addolora. Giovani che sembra che siano andati in pensione a 23, 24, 25 anni. Questo mi addolora. Mi preoccupa vedere giovani che hanno “gettato la spugna” prima di iniziare la partita. Che si sono “arresi” senza aver cominciato a giocare. Mi addolora vedere giovani che camminano con la faccia triste, come se la loro vita non avesse valore. Sono giovani essenzialmente annoiati... e noiosi, che annoiano gli altri, e questo mi addolora. E’ difficile, e nello stesso tempo ci interpella, vedere giovani che lasciano la vita alla ricerca della “vertigine”, o di quella sensazione di sentirsi vivi per vie oscure che poi finiscono per "pagare"... e pagare caro. Pensate a tanti giovani che voi conoscete, che hanno scelto questa strada. Fa pensare quando vedi giovani che perdono gli anni belli della loro vita e le loro energie correndo dietro a venditori di false illusioni – ce ne sono! - (nella mia terra natale diremmo “venditori di fumo”) che vi rubano il meglio di voi stessi. E questo mi addolora. Io sono sicuro che oggi fra voi non c’è nessuno di questi, ma voglio dirvi: ce ne sono di giovani pensionati, giovani che gettano la spugna prima della partita, ci sono giovani che entrano nella vertigine con le false illusioni e finiscono nel niente.

Per questo, cari amici, ci siamo riuniti per aiutarci a vicenda, perché non vogliamo lasciarci rubare il meglio di noi stessi, non vogliamo permettere che ci rubino le energie, che ci rubino la gioia, che ci rubino i sogni con false illusioni.

Cari amici, vi chiedo: volete per la vostra vita quella “vertigine” alienante o volete sentire la forza che vi faccia sentire vivi e pieni? Vertigine alienante o forza della grazia? Cosa volete: vertigine alienante o forza di pienezza? Cosa volete? [Forza di pienezza!] Non si sente bene! [Forza di pienezza!] Per essere pieni, per avere una vita rinnovata, c’è una risposta, c’è una risposta che non si vende, c’è una risposta che non si compra, una risposta che non è una cosa, che non è un oggetto, è una persona, si chiama Gesù Cristo. Vi domando: Gesù Cristo si può comprare? [No!] Gesù Cristo si vende nei negozi? [No!] Gesù Cristo è un dono, è un regalo del Padre, il dono del nostro Padre. Chi è Gesù Cristo? Tutti! Gesù Cristo è un dono! Tutti! [E’ un dono!]. E’ il regalo del Padre.

Gesù Cristo è colui che sa dare vera passione alla vita, Gesù Cristo è colui che ci porta a non accontentarci di poco e ci porta a dare il meglio di noi stessi; è Gesù Cristo che ci interpella, ci invita e ci aiuta ad alzarci ogni volta che ci diamo per vinti. È Gesù Cristo che ci spinge ad alzare lo sguardo e sognare alto. “Ma padre – qualcuno può dirmi – è tanto difficile sognare alto, è tanto difficile salire, essere sempre in salita. Padre, io sono debole, io cado, io mi sforzo ma tante volte vengo giù”. Gli alpini, quando salgono le montagne, cantano una canzone molto bella, che dice così: “Nell’arte di salire, quello che importa non è non cadere, ma non rimanere caduto”. Se tu sei debole, se tu cadi, guarda un po’ in alto e c’è la mano tesa di Gesù che ti dice: “Alzati, vieni con me”. “E se lo faccio un’altra volta?” Anche. “E se lo faccio un’altra volta?” Anche. Ma Pietro una volta ha domandato al Signore: “Signore, quante volte?” – “Settanta volte sette”. La mano di Gesù è sempre tesa per rialzarci, quando noi cadiamo. Avete capito? [Si!]

Nel Vangelo abbiamo ascoltato che Gesù, mentre sta andando a Gerusalemme, si ferma in una casa – quella di Marta, Maria e Lazzaro – che lo accoglie. Di passaggio, entra nella loro casa per stare con loro; le due donne accolgono colui che sanno è capace di commuoversi. Le molte occupazioni ci fanno essere come Marta: attivi, distratti, sempre di corsa di qua e di là... ma spesso siamo anche come Maria: davanti a un bel paesaggio, o un video che ci manda un amico nel cellulare, ci fermiamo a riflettere, in ascolto. In questi giorni della GMG, Gesù vuole entrare nella nostra casa: nella tua casa, nella mia casa, nel cuore di ognuno di noi; Gesù vedrà le nostre preoccupazioni, il nostro andare di corsa, come ha fatto con Marta... e aspetterà che lo ascoltiamo come Maria: che, in mezzo a tutte le faccende, abbiamo il coraggio di affidarci a Lui. Che siano giorni per Gesù, dedicati ad ascoltarci, a riceverlo in quelli con cui condivido la casa, la strada, il gruppo, o la scuola.

E chi accoglie Gesù, impara ad amare come Gesù. Allora Lui ci chiede se vogliamo una vita piena. E io nel nome di Lui vi chiedo: vuoi, volete voi una vita piena? Comincia da questo momento a lasciarti commuovere! Perché la felicità germoglia e sboccia nella misericordia: questa è la sua risposta, questo è il suo invito, la sua sfida, la sua avventura: la misericordia. La misericordia ha sempre un volto giovane; come quello di Maria di Betania, seduta ai piedi di Gesù come discepola, che ama ascoltarlo perché sa che lì c’è la pace. Come il volto di Maria di Nazareth, lanciata con il suo “sì” nell’avventura della misericordia, e che sarà chiamata beata per tutte le generazioni, chiamata da tutti noi “la Madre della Misericordia”. Invochiamola insieme tutti: Maria Madre della Misericordia. Tutti: Maria Madre della Misericordia.

Allora tutti insieme, chiediamo al Signore – ognuno ripeta nel suo cuore in silenzio -: Signore, lanciaci nell’avventura della misericordia! Lanciaci nell’avventura di costruire ponti e abbattere muri (siano recinti o reti); lanciaci nell’avventura di soccorrere il povero, chi si sente solo e abbandonato, chi non trova più un senso per la sua vita. Lanciaci ad accompagnare coloro che non ti conoscono e dire loro lentamente e con tanto rispetto il tuo Nome, il perché della mia fede. Spingici, come Maria di Betania, all’ascolto di coloro che non comprendiamo, di quelli che vengono da altre culture, altri popoli, anche di quelli che temiamo perché crediamo che possono farci del male. Fa’ che volgiamo il nostro sguardo, come Maria di Nazareth con Elisabetta, che volgiamo i nostri sguardi ai nostri anziani, ai nostri nonni, per imparare dalla loro saggezza. Io vi domando: voi parlate con i vostri nonni? [Sì!] Così, così! Cercate i vostri nonni, loro hanno la saggezza della vita e vi diranno cose che commuoveranno il vostro cuore.

Eccoci, Signore! Mandaci a condividere il tuo Amore Misericordioso. Vogliamo accoglierti in questa Giornata Mondiale della Gioventù, vogliamo affermare che la vita è piena quando la si vive a partire dalla misericordia, e che questa è la parte migliore, è la parte più dolce, è la parte che mai ci sarà tolta. Amen.

[01210-IT.02] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua polacca

Drodzy młodzi, dobrego popołudnia!

Wreszcie się spotykamy! Dziękuję za to gorące powitanie! Dziękuję kardynałowi Dziwiszowi, biskupom, kapłanom, zakonnikom, seminarzystom i świeckim, i wszystkim, którzy wam towarzyszą. Dziękuję tym, którzy umożliwili naszą dzisiaj obecność w tym miejscu, którzy się zaangażowali, abyśmy mogli przeżywać to święto wiary. Dziś my wszyscy razem świętujemy wiarę!

W ojczystej ziemi św. Jana Pawła II chciałbym Mu podziękować [wielki aplauz] – głośniej! głośniej! – za to, że wymarzył i dał impuls do tych spotkań. Towarzyszy nam on z nieba, gdy widzimy wielu młodych ludzi z tak różnych narodów, kultur, języków, przybyłych jedynie z jednego powodu: aby świętować Jezusa, który żyje pośród nas. Zrozumieliście? Świętować Jezusa, który żyje pośród nas! A stwierdzenie, że On żyje, oznacza chęć ponowienia naszego pragnienia pójścia za Nim, naszego pragnienia, by żyć żarliwie naśladowaniem Jezusa. Czy jest jakaś lepsza okazja, by odnowić naszą przyjaźń z Jezusem, niż umocnienie przyjaźni między wami! Czy istnieje jakiś lepszy sposób umocnienia naszej przyjaźni z Jezusem, niż dzielenie jej z innymi! Czyż jest lepszy sposób, by doświadczyć radości Ewangelii, niż chęć „zarażania” Dobrą Nowiną w wielu sytuacjach bolesnych i trudnych!

To Jezus nas zwołał na ten trzydziesty pierwszy Światowy Dzień Młodzieży; to Jezus nam mówi: „Błogosławieni miłosierni, albowiem oni miłosierdzia dostąpią” (Mt 5, 7). Błogosławieni są ci, którzy potrafią przebaczać, którzy potrafią mieć współczujące serce, którzy potrafią dać innym to, co najlepsze. To, co najlepsze, nie to, co zbywa: najlepsze!

Drodzy młodzi, w tych dniach Polska, ta szlachetna ziemia, przybiera się świątecznie; w tych dniach Polska chce być wiecznie młodym obliczem Miłosierdzia. Na tej ziemi, wraz z wami, a także łącząc się z wieloma młodymi, którzy nie mogą być dziś tutaj, ale towarzyszą nam za pośrednictwem różnych środków przekazu, wszyscy razem uczynimy z tego dnia prawdziwe święto jubileuszowe, podczas tego Jubileuszu Miłosierdzia.

W ciągu lat mojego biskupstwa nauczyłem się jednego – wiele się nauczyłem, ale o jednym chcę teraz powiedzieć: nie ma nic piękniejszego niż podziwianie pragnień, zaangażowania, pasji i energii, z jaką wielu młodych ludzi przeżywa swoje życie. To piękne. Skąd pochodzi to piękno? Kiedy Jezus dotyka serca młodego mężczyzny, czy młodej dziewczyny, to są oni zdolni do naprawdę wielkich dzieł. To budujące, słyszeć jak dzielą się swoimi marzeniami, swoim pytaniami oraz swoim pragnieniem, by przeciwstawiać się tym wszystkim, którzy mówią, że nic nie może się zmienić. Ci, których ja nazywam „kwietystami”: „Nic nie da się zmienić”. Nie, młodzi mają moc, aby się im przeciwstawić! Ale… niektórzy może nie są tego pewni… Pytam was, a wy odpowiedzcie: czy coś można zmienić? [Tak!] Nie słychać! [Tak!] Właśnie. To dar z nieba, gdy możemy widzieć, jak wielu z was, z waszymi pytaniami, stara się zmieniać istniejący stan rzeczy. To wspaniałe, i raduje się moje serce, gdy widzę jak bardzo jesteście żywiołowi. Kościół dziś na was patrzy – powiem więcej: świat na was patrzy – i chce się od was uczyć, aby odnowić swoją ufność w miłosierdzie Ojca, który ma zawsze młode oblicze i nie przestaje nas zapraszać, abyśmy należeli do Jego Królestwa, które jest Królestwem radości, jest zawsze Królestwem szczęścia, jest Królestwem, które prowadzi nas zawsze naprzód, Królestwem zdolnym dać nam moc zmiany biegu rzeczy. Już zapomniałem i jeszcze raz was pytam: Czy można coś zmienić? [Tak!]. Słusznie.

Znając żarliwość, z jaką podejmujecie misję, śmiem powiedzieć: miłosierdzie ma zawsze młode oblicze. Serce miłosierne ma bowiem odwagę, by porzucić wygodę; serce miłosierne potrafi wychodzić na spotkanie innych, potrafi objąć wszystkich. Serce miłosierne potrafi być schronieniem dla tych, którzy nigdy nie mieli domu lub go stracili, potrafi stworzyć atmosferę domu i rodziny dla tych, którzy musieli emigrować, jest zdolne do czułości i współczucia. Serce miłosierne potrafi dzielić swój chleb z głodnym, serce miłosierne otwiera się, aby przyjąć uchodźcę i imigranta. Powiedzieć wraz z wami „miłosierdzie”, to powiedzieć: szansa, przyszłość, zaangażowanie, zaufanie, otwartość, gościnność, współczucie, marzenia. A wy, czy jesteście zdolni marzyć? [Tak!] Kiedy serce jest otwarte i zdolne do marzeń, jest miejsce dla miłosierdzia, jest miejsce na przytulenie tych, którzy cierpią, jest miejsce, by stanąć obok tych, którzy nie mają pokoju w sercu albo brak im tego, co konieczne do życia, lub też brak im tego, co najpiękniejsze: wiary. Miłosierdzie. Powiedzmy razem to słowo: miłosierdzie. Wszyscy! [Miłosierdzie!] Jeszcze raz [Miłosierdzie!] Jeszcze raz, aby świat usłyszał! [Miłosierdzie!]

Chcę też wam wyznać coś innego, czego nauczyłem się przez te lata. Nie chcę nikogo obrazić, ale napełnia mnie bólem, gdy spotykam ludzi młodych, którzy zdają się być przedwczesnymi „emerytami”. To sprawia mi ból. Młodzi, którzy wydaje się, że poszli na emeryturę mając 23, 24, 25 lat. To mnie boli. Martwi mnie, gdy widzę ludzi młodych, którzy „rzucili ręcznik” przed rozpoczęciem walki. Którzy się „poddali”, nie rozpocząwszy nawet gry. Sprawia mi ból, gdy widzę młodych, którzy idą ze smutną twarzą, jak gdyby ich życie nie miało żadnej wartości. Są to ludzie młodzi zasadniczo znudzeni... i nudni, tacy, którzy zanudzają innych, i to mi sprawia ból. To trudne, a zarazem jest dla nas wyzwaniem, kiedy ludzie młodzi porzucają swoje życie w poszukiwaniu „oszołomienia” czy też owego wrażenia, że żyją, wchodząc na mroczne drogi, które w końcu zmuszają do zapłaty... i to do zapłacenia wysokiej ceny. Pomyślcie o wielu młodych, których znacie, a którzy wybrali tę drogę. Zastanawiające jest, gdy widzisz młodych, którzy tracą piękne lata swego życia i swoje siły na uganianiu się za sprzedawcami fałszywych iluzji – są tacy! – (w mojej ojczyźnie powiedzielibyśmy „sprzedawców dymu”), którzy okradają was z tego, co w was najlepsze. To mi sprawia ból. Jestem pewien, że dziś nie ma ich pośród was, ale chcę wam powiedzieć: są młodzi emeryci, młodzi, którzy się poddają przed rozpoczęciem gry, są młodzi, którzy wchodzą w oszołomienie przez fałszywe iluzje i kończą w pustce.

Dlatego, drodzy przyjaciele, zgromadziliśmy się, aby pomóc sobie nawzajem, bo nie chcemy pozwolić, żeby okradziono nas z tego, co w nas najlepsze, nie chcemy pozwolić, żeby nas ograbiono z energii, ograbiono z radości, ograbiono z marzeń, dając w zamian fałszywe złudzenia.

Drodzy przyjaciele, pytam was: czy chcecie dla waszego życia tego wyobcowującego „oszołomienia”, czy też chcecie poczuć moc, która sprawia, że ​​czujecie się żywi, pełni? Wyobcowujące oszołomienie, czy moc łaski? Czego chcecie: wyobcowującego oszołomienia czy mocy spełnienia? Czego chcecie? [Mocy spełnienia!] Nie słychać dobrze! [Mocy spełnienia!] Jest jedna odpowiedź, by być spełnionymi, aby mieć odnowione życie: jest jedna odpowiedź, której się nie sprzedaje, odpowiedź, której się nie kupuje, odpowiedź, która nie jest rzeczą, nie jest przedmiotem, ale jest osobą, która nazywa się Jezus Chrystus. Pytam was: Można kupić Jezusa Chrystusa? [Nie!] Czy sprzedaje się Jezusa Chrystusa w sklepach? [Nie!] Jezus Chrystus jest darem, jest prezentem Ojca, darem naszego Ojca. Kim jest Jezus Chrystus? Wszyscy! [Jest darem!] Jest prezentem Ojca.

Jezus Chrystus jest tym, który potrafi obdarzyć prawdziwą pasją życia, Jezus Chrystus jest tym, który nas prowadzi do tego, byśmy nie zadowalali się byle czym i prowadzi nas, abyśmy dawali to, co w nas najlepsze; to Jezus Chrystus, stawia przed nami wyzwania, zachęca nas i pomaga nam, by powstawać za każdym razem, kiedy uważamy siebie za przegranych. To Jezus Chrystus pobudza nas do podniesienia wzroku i do wzniosłych marzeń. „Ale Ojcze – ktoś mógłby mi powiedzieć – tak trudno jest marzyć o rzeczach wzniosłych, tak trudno jest się wspinać, iść ciągle pod górę. Ojcze, ja jestem słaby, upadam, staram się, ale wiele razy upadam”. Alpiniści, kiedy się wspinają po górach, śpiewają piękną pieśń, która brzmi tak: „W sztuce wspinaczki, nie chodzi o to, żeby nie upadać, ale żeby nie pozostawać w upadku”. Jeżeli jesteś słaby, jeśli upadasz, podnieś wzrok w górę, tam jest wyciągnięta ręka Jezusa, który mówi: „podnieś się i chodź za mną”. „A jeśli to mi się zdarzy ponownie?” Także. „A jeśli znowu to zrobię?” Także. Piotr kiedyś zapytał Pana: „Panie, ile razy?” – „Siedemdziesiąt siedem razy”. Ręka Jezusa jest zawsze wyciągnięta, aby nas podnieść, kiedy upadamy. Zrozumieliście? [Tak!]

W Ewangelii słyszeliśmy, że Jezus, idąc do Jerozolimy zatrzymał się w domu – w domu Marty, Marii i Łazarza – który Go ugościł. Przechodząc, wchodzi do ich domu, aby z nimi przebywać; obie kobiety przyjmują Tego, o którym wiedzą, że potrafi się wzruszyć. Wiele zajęć sprawia, że jesteśmy jak Marta: aktywni, rozproszeni, zawsze w biegu tu i tam... ale często jesteśmy też jak Maria: w obliczu pięknego krajobrazu lub filmiku, jaki posłał nam na komórkę przyjaciel, zatrzymujemy się, by pomyśleć, by wsłuchać się. W tych dniach, Światowych Dniach Młodzieży, Jezus chce wejść do naszego domu: do twojego domu, do mojego domu, do serca każdego z nas; Jezus zobaczy nasze niepokoje, nasze bieganie na wyścigi, jak Marta... i będzie czekał, aż wysłuchamy Go jak Maria; aż pośród wszystkiego, co trzeba wykonać, będziemy mieli odwagę, żeby się Jemu powierzyć. Będą to dni dla Jezusa, poświęcone na słuchanie się nawzajem, aby Go przyjąć w tych, z którymi dzielę dom, ulicę, grupę lub szkołę.

A ten, kto przyjmuje Jezusa, uczy się kochać jak Jezus. Zatem pyta On, czy chcemy życia pełnego. I ja w Jego imieniu pytam was: Czy wy chcecie życia pełnego? Począwszy od tej chwili pozwól się wzruszać! Ponieważ szczęście rodzi się i rozkwita w miłosierdziu: ono jest Jego odpowiedzią, zaproszeniem, wyzwaniem, Jego przygodą: miłosierdzie. Miłosierdzie ma zawsze młode oblicze; podobnie jak oblicze Marii z Betanii, siedzącej u stóp Jezusa jako uczennica, która lubi Go słuchać, bo wie, że w tym jest pokój. Jak oblicze Maryi z Nazaretu, począwszy od Jej „tak” w przygodzie miłosierdzia, która będzie nazywana błogosławioną przez wszystkie pokolenia, nazywana przez nas wszystkich „Matką Miłosierdzia”. Przyzywajmy Jej razem, wszyscy: Maryjo, Matko Miłosierdzia! Wszyscy: Maryjo, Matko Miłosierdzia!

Zatem wszyscy prośmy Pana – każdy niech powtarza w swoim sercu, w ciszy: Panie, zaangażuj nas wszystkich w przygodę miłosierdzia! Zaangażuj nas w przygodę budowania mostów i burzenia murów (płotów czy zasieków); zaangażuj nas w przygodę spieszenia z pomocą ubogiemu, temu, kto czuje się samotny i opuszczony, kto już nie odnajduje sensu swego życia. Zaangażuj nas, byśmy towarzyszyli tym, którzy Cię nie znają, byśmy z czasem mogli powiedzieć im z wielkim szacunkiem Twoje imię, dlaczego wierzę. Naucz nas, jak Marię z Betanii, słuchania tych, których nie rozumiemy, tych którzy pochodzą z innych kultur, innych narodów, a także tych, których się boimy, sądząc, że mogą nam wyrządzić zło. Spraw, abyśmy skierowali nasze spojrzenie, jak Maryja z Nazaretu podczas nawiedzenia Elżbiety, abyśmy kierowali nasze spojrzenie ku naszym starszym, ku naszym dziadkom, aby nauczyć się ich mądrości. Pytam was: rozmawiacie z waszymi dziadkami? [Tak!] Tak sobie! Szukajcie waszych dziadków, oni mają mądrość życia i dadzą wam to, co wzruszy wasze serce.

Panie, oto jesteśmy! Poślij nas, byśmy dzielili się Twoją Miłością miłosierną. Chcemy Ciebie przyjąć podczas tych Światowych Dni Młodzieży, chcemy potwierdzić, że życie jest pełne wówczas, gdy je przeżywamy wychodząc z miłosierdzia, i że to jest ta najlepsza cząstka, najsłodsza cząstka, cząstka, której nigdy nie będziemy pozbawieni. Amen.

[01210-PL.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Chers jeunes, bon après-midi,

Enfin, nous nous rencontrons! Merci pour ce chaleureux accueil! Je remercie le Cardinal Dziwisz, les évêques, les prêtres, les religieux, les séminaristes, les laïcs et tous ceux qui vous accompagnent. Merci à ceux qui ont rendu possible notre présence ici aujourd’hui, qui se sont dépensés pour que nous puissions célébrer la foi. Aujourd’hui, tous ensemble, nous célébrons la foi.

Sur sa terre natale, je voudrais remercier spécialement saint Jean-Paul II [grande ovation], - [applaudissez] fort, fort - qui a rêvé et a donné l’impulsion à ces rencontres. Du ciel, il nous accompagne en voyant tant de jeunes appartenant à des peuples, des cultures, des langues si diverses, avec un seul motif: célébrer Jésus qui est vivant au milieu de nous. Avez-vous compris? Célébrer Jésus qui est vivant au milieu de nous! Et dire qu’il est Vivant, c’est vouloir renouveler notre désir de le suivre, notre désir de vivre avec passion la sequela de Jésus. Y a-t-il meilleure occasion pour renouveler l’amitié avec Jésus que de renouveler l’amitié avec Jésus qui renforce l’amitié entre vous? Y a-t-il meilleure manière de renforcer notre amitié avec Jésus que de la partager avec les autres? Y a-t-il meilleure manière de faire l’expérience de la joie de l’Évangile que de vouloir ‘‘propager’’ sa Bonne Nouvelle dans tant de situations douloureuses et difficiles?

Et c’est Jésus qui nous a convoqués à ces trente-et-unièmes Journées Mondiales de la Jeunesse; c’est Jésus qui nous dit: «Heureux les miséricordieux, car ils obtiendront miséricorde» (Mt 5, 7). Heureux ceux qui savent pardonner, qui savent avoir une cœur compatissant, qui savent donner le meilleur aux autres; le meilleur, non les restes: le meilleur.

Chers jeunes, ces jours-ci la Pologne, cette noble terre, est en fête; ces jours-ci la Pologne veut être le visage toujours jeune de la Miséricorde. De cette terre, avec vous et aussi unis à de nombreux jeunes qui aujourd’hui ne peuvent pas être ici, mais qui nous accompagnent à travers les divers moyens de communication, tous ensemble nous ferons de ces journées une vraie fête jubilaire, en ce Jubilé de la Miséricorde.

Au cours de mes années en tant qu’évêque, j’ai appris une chose– j’en ai appris tant, mais il y a une que je veux dire maintenant – : il n’y a rien de plus beau que de contempler les désirs, l’engagement, la passion et l’énergie avec lesquels de nombreux jeunes affrontent la vie. Cela est beau! Et d’où vient cette beauté? Lorsque Jésus touche le cœur d’un jeune, d’une jeune, ceux-ci sont capables d’actions vraiment grandioses. Il est stimulant de les écouter partager leurs rêves, leurs interrogations et leur désir de s’opposer à tous ceux qui disent que les choses ne peuvent pas changer. Ceux que j’appelle les ‘‘quiétistes’’: ‘‘On ne peut rien changer’’. Non, les jeunes ont la force de s’opposer à ceux-là! Mais… certains n’en sont pas convaincus… Je vous pose la question et vous répondez: peut-on changer les choses? [Oui!]. On entend pas! [Oui!] Voilà! C’est un don du ciel de pouvoir voir beaucoup d’entre vous qui, avec vos interrogations, cherchent à faire en sorte que les choses soient différentes. Il est beau, et cela me réconforte, de vous voir si enthousiastes. L’Église aujourd’hui vous regarde – je dirais plus: le monde aujourd’hui vous regarde – et veut apprendre de vous, pour renouveler sa confiance dans la Miséricorde du Père qui a le visage toujours jeune et ne cesse pas de nous inviter à faire partie de son Royaume, qui est un Royaume de joie, qui est un Royaume toujours de bonheur, qui est un Royaume nous portant toujours en avant, qui est un Royaume capable de nous donner la force de changer les choses. J’ai oublié, et je vous pose une fois encore la question: peut-on changer les choses? [Oui!] D’accord.

Connaissant la passion que vous mettez dans la mission, j’ose répéter: la miséricorde a toujours le visage jeune. Car, un cœur miséricordieux a le courage d’abandonner le confort; un cœur miséricordieux sait aller à la rencontre des autres, il parvient à embrasser tout le monde. Un cœur miséricordieux sait être un refuge pour celui qui n’a jamais eu une maison ou l’a perdue, il sait créer une atmosphère de maison et de famille pour celui qui a dû migrer, il est capable de tendresse et de compassion. Un cœur miséricordieux sait partager le pain avec celui qui a faim, un cœur miséricordieux s’ouvre pour recevoir le réfugié et le migrant. Dire miséricorde avec vous, c’est dire opportunité, c’est dire demain, c’est dire engagement, c’est dire confiance, c’est dire ouverture, hospitalité, compassion, c’est dire rêves. Mais êtes-vous capables de rêver? [Oui!] Et quand le cœur est ouvert et capable de rêver, il y a de la place pour la miséricorde, il y a de la place pour caresser ceux qui souffrent, il y a de la place pour se mettre à côté de ceux qui n’ont pas la paix dans leur cœur ou manquent du nécessaire pour vivre, ou manquent de la chose la plus belle: la foi. Miséricorde. Disons ensemble ce mot: miséricorde. Tous! [Miséricorde!]. Une fois encore! [Miséricorde!] Une fois encore, pour que le monde entende! [Miséricorde!]

Je veux aussi vous confesser une autre chose que j’ai apprise au cours de ces années. Je ne veux offenser personne, mais je suis peiné de rencontrer des jeunes qui ont l’air de ‘‘retraités’’ précoces. Cela me fait de la peine. Des jeunes dont il semble qu’ils sont allés à la retraite à 23, 24, 25 ans. Cela me fait de la peine. Je suis préoccupé de voir des jeunes qui ont ‘‘jeté l’éponge’’ avant de commencer la partie. Qui sont ‘‘résignés’’ sans avoir commencé à jouer. Je suis peiné de voir des jeunes qui marchent, le visage triste, comme si leur vie n’avait pas de valeur. Ils sont des jeunes fondamentalement ennuyés… et ennuyeux, qui ennuient les autres, et cela me fait de la peine. Il est difficile, et en même temps cela nous interpelle, de voir des jeunes qui consacrent leur vie à la recherche du ‘‘vertige’’, ou de cette sensation de se sentir vivants par des chemins obscurs qu’ensuite ils finissent par ‘‘payer’’… et payer cher. Pensez aux nombreux jeunes que vous connaissez, qui ont choisi cette voie. Cela fait réfléchir lorsque tu vois des jeunes qui perdent les belles années de leur vie et leurs énergies en courant après les vendeurs de fausses illusions – il y en a – (dans mon pays natal nous dirions ‘‘vendeurs de fumée’’) qui vous volent le meilleur de vous-mêmes. Et cela me fait de la peine. Je suis sûr qu’aujourd’hui parmi vous il n’y en pas, mais je voudrais vous dire: il y en a, des jeunes à la retraite, des jeunes qui jettent l’éponge avant la partie, il y a des jeunes qui entrent dans le vertige, gagnés par les fausses illusions, et finissent dans le néant.

C’est pourquoi, chers amis, nous sommes réunis pour nous aider réciproquement, car nous ne voulons pas nous laisser voler le meilleur de nous-mêmes, nous ne voulons pas permettre qu’on nous vole les énergies, qu’on nous vole la joie, qu’on nous vole les rêves avec de fausses illusions.

Chers amis, je vous pose la question: voulez-vous pour votre vie ce ‘‘vertige’’ aliénant ou voulez-vous sentir la force qui vous fera sentir vivants et pleins? Vertige aliénant ou force de la grâce? Que voulez-vous? Vertige aliénant ou force de plénitude? Que voulez-vous? [Force de plénitude!] On ne vous entend pas bien! [Force de plénitude!] Pour être pleins, pour avoir une vie renouvelée, il y a une réponse, il y a une réponse qui ne se vend pas, il y a une réponse qui ne s’achète pas, une réponsequi n’est pas une chose, qui n’est pas un objet, c’est une personne, elle s’appelle Jésus Christ. Je vous pose la question: peut-on acheter Jésus Christ? [Non!]. Jésus Christ se vend-il dans les boutiques? [Non!] Jésus Christ est un don, il est un cadeau du Père, le don de notre Père. Qui est Jésus Christ? Tous! Jésus Christ est un don! Tous! [Il est un don!]. Il est le cadeau du Père.

Jésus Christ est celui qui sait donner une vraie passion à la vie, Jésus Christ est celui qui nous porte à ne pas nous contenter de peu et nous porte à donner le meilleur de nous-mêmes; c’est Jésus Christ qui nous interpelle, qui nous invite et nous aide à nous relever chaque fois que nous baissons les bras. C’est Jésus Christ qui nous pousse à élever le regard et à rêver haut. ‘‘Mais Père – quelqu’un peut-il me dire – c’est si difficile de rêver haut, c’est si difficile de monter, d’être toujours en ascension. Père, je suis faible, je tombe, je m’efforce mais tant de fois je tombe’’. Les alpinistes, lorsqu’ils gravissent les montagnes, chantent une chanson très belle, qui dit ceci: ‘‘Dans l’art de grimper, ce qui importe n’est pas de ne pas tomber, mais de ne pas demeurer à terre’’. Si tu es faible, si tu tombes, regarde un peu en haut et il y a la main tendue de Jésus qui te dit: ‘‘Lève-toi, viens avec moi’’. ‘‘Et si je tombe encore?’’. De même! ‘‘Et si je tombe de nouveau?’’. De même! Mais une fois, Pierre a demandé au Seigneur: ‘‘Seigneur, combien de fois?’’ – ‘‘Soixante-dix fois sept fois’’. La main de Jésus est toujours tendue pour nous relever, quand nous tombons. Avez-vous compris? [Oui!].

Dans l’Évangile,nous avons écouté que Jésus, tandis qu’il allait à Jérusalem, s’arrête dans une maison, celle de Marthe, de Marie et de Lazare – qui l’accueille. En passant, il entre dans leur maison pour être avec eux; les deux femmes accueillent celui dont elles savent qu’il est capable de s’émouvoir. Les nombreuses occupations nous font ressembler à Marthe: actifs, distraits, toujours en train de courir par-ci, par-là, mais souvent nous sommes aussi comme Marie: devant un beau paysage, ou devant une vidéo envoyée par un ami à notre cellulaire, nous nous arrêtons pour réfléchir, à l’écoute. Durant ces jours des JMJ, Jésus veut entrer dans notre maison: dans ta maison, dans ma maison, dans le cœur de chacun de nous; Jésus verra nos préoccupations, notre agitation, comme il l’a fait avec Marthe… et il attendra que nous l’écoutions comme Marie: que, au milieu de toutes les occupations, nous ayons le courage de nous en remettre à lui. Qu’ils soient des jours pour écouter Jésus, consacrés à nous écouter, à le recevoir en ceux avec lesquels je partage la maison, la route, le groupe ou l’école.

Et celui qui accueille Jésus, apprend à aimer comme Jésus. Alors, il nous demande si vous voulons une vie pleine. Et moi, en son nom, je vous pose la question: veux-tu, voulez-vous une vie pleine? Commence à partir de ce moment à te laisser émouvoir! Car, le bonheur germe et s’épanouit dans la miséricorde: voilà sa réponse, voilà son invitation, son défi, son aventure: la miséricorde. La miséricorde a toujours un visage jeune; comme celui de Marie de Béthanie, assise aux pieds de Jésus comme disciple, qui aime l’écouter parce qu’elle sait que la paix se trouve là. Comme le visage de Marie de Nazareth, lancée avec son ‘‘oui’’ dans l’aventure de la miséricorde, et qui sera dite bienheureuse par toutes les générations, appelée par nous tous ‘‘la Mère de la Miséricorde’’. Invoquons-la tous ensemble: Marie, Mère de la Miséricorde. Tous: Marie, Mère de la Miséricorde.

Alors, tous ensemble, demandons au Seigneur– que chacun répète dans son cœur en silence - : Seigneur, lance-nous dans l’aventure de la miséricorde! Lance-nous dans l’aventure de construire des ponts et d’abattre les murs (qu’ils soient de séparation ou de réseaux); lance-nous dans l’aventure de secourir le pauvre, qui se sent seul et abandonné, qui ne trouve plus un sens à sa vie. Lance-nous pour accompagner ceux qui ne te connaissent pas et pour leur dire lentement et avec beaucoup de respect ton Nom, la raison de ma foi. Pousse-nous, comme Marie de Béthanie, à l’écoute de ceux que nous ne comprenons pas, de ceux qui viennent d’autres cultures, d’autres peuples, également de ceux que nous craignons parce que nous croyons qu’ils peuvent nous faire du mal. Fais que nous tournions le regard, comme Marie de Nazareth avec Elisabeth, que nous tournions le regard vers les personnes âgées, vers nos grands-parents, pour apprendre de leur sagesse. Je vous pose la question: parlez-vous avec vos grands-parents? [Oui!]. [Continuez] ainsi! Ainsi! Cherchez vos grands-parents, ils ont la sagesse de la vie et ils vous diront des choses qui toucheront votre cœur.

Nous voici, Seigneur! Envoie-nous partager ton Amour miséricordieux. Nous voulons t’accueillir durant ces Journées Mondiales de la Jeunesse, nous voulons affirmer que notre vie est pleine lorsqu’elle est vécue à partir de la miséricorde, et que la miséricorde est la meilleure part, c’est la part la plus douce, c’est la part qui ne nous sera jamais enlevée. Amen!

[01210-FR.01] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

Dear Young Friends, good evening!

At last we are together! Thank you for your warm welcome! I thank Cardinal Dziwisz, the bishops, priests, men and women religious, the seminarians, lay-faithful, and those who have accompanied you. I am also grateful to all those who made it possible for us to be here today, who “went the extra mile” so that we could celebrate our faith. Today, all of us together, are celebrating our faith!

In this, the land of his birth, I especially want to thank Saint John Paul II [loud applause] – louder, louder – who first came up with the idea of these meetings and gave them such momentum. From his place in heaven, he is with us and he sees all of you: so many young people from such a variety of nations, cultures and languages but with one aim, that of celebrating Jesus who is living in our midst. Do you understand this? To celebrate Jesus who is living in our midst! To say that Jesus is alive means to rekindle our enthusiasm in following him, to renew our passionate desire to be his disciples. What better opportunity to renew our friendship with Jesus than by building friendships among yourselves! What better way to build our friendship with Jesus than by sharing him with others! What better way to experience the contagious joy of the Gospel than by striving to bring the Good News to all kinds of painful and difficult situations!

And it is Jesus who has called us to this Thirty-first World Youth Day. Jesus tells us: “Blessed are the merciful, for they shall find mercy” (Mt 5:7). Blessed indeed are they who can forgive, who show heartfelt compassion, who are capable of offering the very best to others; the best, not what is left over: the best!

Dear young people, in these days Poland, this noble land, is in a festive mood; in these days Poland wants to be the ever-youthful face of mercy. From this land, with you and all those young people who cannot be present today yet join us through the various communications media, we are going to make this World Youth Day an authentic Jubilee celebration, in this Jubilee of Mercy.

In my years as a bishop, I have learned one thing, well, I have learned many, but I want to share one with you now: nothing is more beautiful than seeing the enthusiasm, dedication, zeal and energy with which so many young people live their lives. This is beautiful! And where does this beauty come from? When Jesus touches a young person’s heart, he or she becomes capable of truly great things. It is exciting to listen to you share your dreams, your questions and your impatience with those who say that things cannot change. Those whom I call “quietists”: “nothing can change”. No, young people have the strength to challenge them! But… maybe some are not so sure about this… I ask you, and you respond: can things change? [Yes!] I cannot hear you! [Yes!] That’s good. For me, it is a gift of God to see so many of you, with all your questions, trying to make a difference. It is beautiful and heart-warming to see all that restlessness! Today the Church looks to you, and I would add, the world looks to you, and wants to learn from you, to be reassured that the Father’s Mercy has an ever-youthful face, and constantly invites us to be part of his Kingdom, it is a Kingdom of joy, a Kingdom always joyful, always driving us forward, a Kingdom able to give us the strength to change things. I have forgotten and so I repeat my question to you: can things change? [Yes!] Agreed.

Knowing your enthusiasm for mission, I repeat: mercy always has a youthful face! Because a merciful heart is motivated to move beyond its comfort zone. A merciful heart can go out and meet others; it is ready to embrace everyone. A merciful heart is able to be a place of refuge for those who are without a home or have lost their home; it is able to build a home and a family for those forced to emigrate; it knows the meaning of tenderness and compassion. A merciful heart can share its bread with the hungry and welcome refugees and migrants. To say the word “mercy” along with you is to speak of opportunity, future, commitment, trust, openness, hospitality, compassion and dreams. But are you able to dream? [Yes!] When the heart is open and able to dream, there is room for mercy, there is room to caress those who suffer, there is room to draw close to those who have no peace of heart or who do not have the bare necessities to live, or who do not have the most beautiful thing of all: the faith. Mercy. Let us together repeat this word: mercy. All of you! [Mercy!] Again! [Mercy!] And once more, so the whole world can hear you! [Mercy!].

Let me tell you another thing I have learned over these years. I do not want to offend anyone, but it pains me to meet young people who seem to have opted for “early retirement”. This pains me. Young people who seem to retire at 23, 24, 25 years of age. This pains me. I worry when I see young people who have “thrown in the towel” before the game has even begun, who are defeated even before they begin to play. I am saddened to see young people who walk around glumly as if life had no meaning. Deep down, young people like this are bored… and boring, who bore others, and this upsets me. But it is also hard, and troubling, to see young people who waste their lives looking for thrills or a feeling of being alive by taking dark paths and in the end having to pay for it… and pay dearly. Think of so many young people you know, who have chosen this path. It is disturbing to see young people squandering some of the best years of their lives, wasting their energies running after peddlers of false illusions, and they do exist, (where I come from, we call them “vendors of smoke”), who rob you of what is best in you. This pains me. I am sure that among you there are no such persons, but I want to tell you: there are young people that have gone into retirement, who have thrown in the towel before the game has even begun, there are young people who are enthralled by false illusions and end up in nothingness.

We are gathered here to help one another, because we do not want to be robbed of the best of ourselves. We don’t want to be robbed of our energy, our joy, our dreams by false hopes.

So I ask you: are you looking for empty thrills in life, or do you want to feel a power that can give you a lasting sense of life and fulfilment? Empty thrills or the power of grace? What do you want: deadening thrills or the power of fullness? What do you want? [the power of fullness!] I cannot hear you very well. [the power of fullness!] To find fulfilment, to gain new life, there is a way, a way that is not for sale, that cannot be purchased, a way that is not a thing or an object, but a person. His name is Jesus Christ. I ask you: can you buy Jesus Christ? [No!] Can Jesus Christ be bought at the shops? [No!] Jesus Christ is a gift, a gift from the Father, the gift from our Father. Who is Jesus Christ? All together! Jesus Christ is a gift! All together! [He is a gift!] He is the Father’s gift.

Jesus can give you true passion for life. Jesus can inspire us not to settle for less, but to give the very best of ourselves. Jesus challenges us, spurs us on and helps us keep trying whenever we are tempted to give up. Jesus pushes us to keep our sights high and to dream of great things. You might say to me, “but Father, it is so difficult to dream of great things, it is so difficult to rise up, to be always moving forwards and upwards. Father, I am weak, I fall, and I try but so many times I fall down”. Mountaineers, as they climb mountains, sing a very beautiful song whose words go like this: “in the art of climbing, it is not important that you do not fall down, but that you do not stay down”. If you are weak, if you fall, look up a little for there is Jesus’ hand extended to you as he says: “Rise up, come with me”. “And what if I fall again?” Rise again. “And what if I fall yet again?” Rise yet again. Peter once asked the Lord: “Lord, how many times?” And the reply came: “seventy times seven”. The hand of Jesus is always extended, ready to lift us up again when we fall. Do you understand? [Yes!]

In the Gospel, we heard how Jesus, on his way to Jerusalem, stopped at a home – the home of Martha, Mary and Lazarus – and was welcomed. He stopped, went in and spent time with them. The two women welcomed him because they knew he was open and attentive. Our many jobs and responsibilities can make us a bit like Martha: busy, scattered, constantly running from place to place… but we can also be like Mary: whenever we see a beautiful landscape, or look at a video from a friend on our mobile phone, we can stop and think, stop and listen… In these days, Jesus wants to stop and enter our home: your home, my home, enter into our hearts; Jesus will look at us hurrying about with all our concerns, as he did with Martha… and he will wait for us to listen to him, like Mary, to make space for him amid the bustle. May these be days given over to Jesus and to listening to one another. May they help us welcome Jesus in all those with whom we share our homes, our neighbourhoods, our groups and our schools.

Whoever welcomes Jesus, learns to love as Jesus does. So he asks us if we want a full life. And in his name, I ask you: do you want a full life? Start right this moment by letting yourself be open and attentive! Because happiness is sown and blossoms in mercy. That is his answer, his offer, his challenge, his adventure: mercy. Mercy always has a youthful face. Like that of Mary of Bethany, who sat as a disciple at the feet of Jesus and joyfully listened to his words, since she knew that there she would find peace. Like that of Mary of Nazareth, whose daring “Yes” launched her on the adventure of mercy. All generations would call her blessed; to all of us she is the “Mother of Mercy”. Let us call upon her together: Mary, Mother of Mercy. All of us: Mary, Mother of Mercy.

All together, let us ask the Lord, each repeating in the silence of his or her heart: “Lord, launch us on the adventure of mercy! Launch us on the adventure of building bridges and tearing down walls, be they barriers or barbed wire. Launch us on the adventure of helping the poor, those who feel lonely and abandoned, or no longer find meaning in their lives. Launch us on the journey of accompanying those who do not know you, and telling them carefully and respectfully your Name, the reason for our faith. Send us, like Mary of Bethany, to listen attentively to those we do not understand, those of other cultures and peoples, even those we are afraid of because we consider them a threat. Make us attentive to our elders, to our grandparents, as Mary of Nazareth was to Elizabeth, in order to learn from their wisdom. I ask you: do you speak to your grandparents? [Yes!] That is good! Seek your grandparents, they have the wisdom of life and can tell you things that will stir your hearts.

Here we are, Lord! Send us to share your merciful love. We want to welcome you in our midst during this World Youth Day. We want to affirm that our lives are fulfilled when they are shaped by mercy, that this is the better part, the sweetest part, and that it will never be taken from us.

[01210-EN.01] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua tedesca

Liebe junge Freunde, einen schönen guten Abend!

Endlich treffen wir uns! Danke für diesen herzlichen Empfang! Ich danke Kardinal Dziwisz, den Bischöfen, Priestern, Ordensleuten, Seminaristen und Laien und allen, die euch begleiten. Danke all denen, die es ermöglicht haben, dass wir heute hier sind, die sich „abgeschuftet“ haben, damit wir den Glauben feiern können. Heute feiern wir alle zusammen den Glauben!

In diesem seinem Heimatland möchte ich besonders dem heiligen Johannes PaulII. danken [großer Beifall] – kräftig, kräftig! –, der diese Treffen ersonnen und gefördert hat. Vom Himmel aus begleitet er uns, da er so viele junge Menschen aus ganz verschiedenen Völkern, Kulturen und Sprachen mit dem gleichen Beweggrund vereint sieht: Jesus zu feiern, der lebendig mitten unter uns ist. Habt ihr das verstanden? Jesus zu feiern, der lebendig mitten unter uns ist! Und zu sagen, dass er lebt, bedeutet, unsere Bereitschaft zu erneuern, ihm zu folgen, unsere Bereitschaft, Jesu Nachfolge mit Leidenschaft zu leben. Was könnte eine bessere Gelegenheit sein, die Freundschaft mit Jesus zu erneuern, als die Freundschaft unter euch zu festigen! Was könnte eine bessere Art und Weise sein, unsere Freundschaft mit Jesus zu festigen, als sie mit den anderen zu teilen! Was könnte eine bessere Art und Weise sein, die Freude des Evangeliums zu erleben, als das Verlangen zu haben, die Frohe Botschaft in so viele schmerzliche und schwierige Situationen zu übertragen!

Und Jesus ist es, der uns zu diesem 31. Weltjugendtag zusammengerufen hat; Jesus ist es, der uns sagt: »Selig die Barmherzigen, denn sie werden Erbarmen finden« (Mt 5,7). Selig, die imstande sind zu verzeihen, die imstande sind, ein mitfühlendes Herz zu haben, die imstande sind, den anderen das Beste zu geben; das Beste, nicht das, was übrig bleibt: das Beste!

Liebe junge Freunde, in diesen Tagen zieht Polen, dieses edle Land, sein Festkleid an; in diesen Tagen möchte Polen das stets junge Gesicht der Barmherzigkeit sein. Von diesem Land aus wollen wir mit euch und auch vereint mit vielen Jugendlichen, die heute nicht hier sein können, uns aber über die verschiedenen Kommunikationsmittel begleiten, alle gemeinsam aus diesem Weltjugendtag ein echtes Jubiläumsfest machen, in diesem Jubiläum der Barmherzigkeit.

In den Jahren meiner Zeit als Bischof habe ich etwas gelernt – vieles habe ich da gelernt, aber über eines möchte ich jetzt sprechen –: Es gibt nichts Schöneres, als die frohe Bereitschaft, die Hingabe, die Leidenschaft und die Energie zu betrachten, mit der viele junge Menschen ihr Leben leben. Das ist schön! Und woher kommt diese Schönheit? Wenn Jesus das Herz eines jungen Mannes, eines jungen Mädchens anrührt, sind diese zu wirklich grandiosen Handlungen fähig. Es ist anregend, wenn man hört, wie sie ihre Träume, ihre Fragen mitteilen und ihre Bereitschaft, sich allen entgegenzustellen, die behaupten, es könne sich nichts ändern. Jenen, die ich „Quietisten“ nenne: „Nichts kann sich ändern.“ Nein, die jungen Leute haben die Kraft, sich denen entgegenzustellen! Doch… einige sind sich dessen vielleicht gar nicht so sicher?... Ich frage euch und ihr antwortet: Können sich die Dinge ändern? [Ja!] Man hört nichts! [Ja!]. Na also! Es ist ein Geschenk des Himmels, viele von euch sehen zu können, die ihr mit euren Diskussionen zu erreichen sucht, dass die Dinge anders werden. Es ist schön und es tröstet mein Herz, euch so rebellisch zu sehen. Die Kirche blickt heute auf euch – ich würde noch mehr sagen: Die Welt blickt heute auf euch – und möchte von euch lernen, um wieder neu auf die Barmherzigkeit des himmlischen Vaters zu vertrauen. Sie hat ein stets junges Gesicht und hört nicht auf, uns einzuladen, Teil seines Reiches zu sein. Dieses Reich ist ein Reich der Freude, es ist immer ein Reich des Glücks, es ist ein Reich, das uns stets voranbringt, es ist ein Reich, das imstande ist, uns die Kraft zu geben, die Dinge zu ändern. Ich hab‘s vergessen und frage euch noch einmal: Können sich die Dinge ändern? [Ja!]. Einverstanden.

Da ich die Leidenschaft kenne, die ihr in die Mission legt, wage ich zu wiederholen: Die Barmherzigkeit hat immer ein junges Gesicht. Denn ein erbarmungsvolles Herz hat den Mut, aus seinen Bequemlichkeiten aufzubrechen; ein erbarmungsvolles Herz weiß den anderen entgegenzugehen und schafft es, alle zu umarmen. Ein erbarmungsvolles Herz versteht es, eine Zuflucht zu sein für diejenigen, die niemals ein Zuhause hatten oder die es verloren haben; es versteht, ein Daheim und eine Atmosphäre von Familie zu schaffen für diejenigen, die auswandern mussten; es ist zu zärtlicher Liebe und Mitgefühl fähig. Ein erbarmungsvolles Herz weiß sein Brot mit dem Hungrigen zu teilen; ein erbarmungsvolles Herz öffnet sich, um den Flüchtling und den Migranten aufzunehmen. Zusammen mit euch von Barmherzigkeit sprechen, heißt von Chance sprechen, heißt von Zukunft sprechen, heißt von Engagement sprechen, heißt von Zuversicht sprechen, heißt von Offenheit sprechen, von Gastfreundschaft und Mitgefühl, es heißt von Träumen sprechen. Aber seid ihr fähig zu träumen? [Ja!] Und wenn das Herz offen ist und fähig zu träumen, dann hat es auch Platz für Barmherzigkeit, dann ist es weit genug, um die Leidenden zu liebkosen, dann ist es weit genug, um denen zur Seite zu stehen, die keinen Frieden im Herzen haben oder denen es am Lebensnotwendigen fehlt oder denen das Schönste fehlt: der Glaube. – Barmherzigkeit. Sagen wir dieses Wort gemeinsam: Barmherzigkeit. Alle! [Barmherzigkeit] Noch einmal! [Barmherzigkeit] Noch einmal, damit die Welt es hört! [Barmherzigkeit].

Ich möchte euch auch noch etwas anderes gestehen, das ich in diesen Jahren gelernt habe: Ich möchte niemanden beleidigen, aber es schmerzt mich, wenn ich jungen Menschen begegne, die vorzeitig „Pensionierte“ zu sein scheinen. Das schmerzt mich. Junge Menschen, die anscheinend mit 23, 24, 25 Jahren in Pension gegangen sind. Das schmerzt mich. Es macht mir Sorgen, wenn ich junge Menschen sehe, die „das Handtuch geworfen haben“, bevor sie zum Wettkampf angetreten sind. Die sich „ergeben“ haben, ohne überhaupt begonnen zu haben, zu spielen. Es schmerzt mich, junge Menschen zu sehen, die mit traurigem Gesicht umherziehen, als sei ihr Leben nichts wert. Das sind im Wesentlichen gelangweilte… und langweilige Jugendliche, die die anderen langweilen; und das schmerzt mich. Es fällt schwer und wirft zugleich Fragen auf, wenn man junge Menschen sieht, die ihr Leben der Suche nach dem „Rausch“ hingeben oder nach diesem Abenteuer, sich in ihrem Element zu fühlen auf dunklen Wegen, die sie am Ende „bezahlen“… und teuer bezahlen. Denkt an viele Jugendliche, die ihr kennt und die diesen Weg gewählt haben! Es stimmt nachdenklich, wenn man junge Menschen sieht, die die schönen Jahre ihres Lebens und ihre Energien verlieren, indem sie Verkäufern falscher Vorspiegelungen nachlaufen – es gibt solche! – (in meinem Heimatland würden wir sagen „Rauchverkäufern“), die euch um das Beste bringen, das ihr besitzt. Und das schmerzt mich. Ich bin sicher, dass heute unter euch niemand von diesen ist, aber ich möchte euch sagen: Es gibt „pensionierte“ Jugendliche, junge Menschen, die schon vor dem Wettkampf das Handtuch werfen; es gibt junge Menschen, die mit den falschen Vorspiegelungen in Rausch geraten und schließlich im Nichts enden.

Daher, liebe Freunde, haben wir uns versammelt, um uns gegenseitig zu helfen, denn wir wollen uns nicht unser Bestes rauben lassen, wir wollen nicht zulassen, dass man uns um unsere Energien bringt, dass man uns die Freude nimmt, dass man uns mit falschen Vorspiegelungen um unsere Träume bringt.

Liebe Freunde, ich frage euch: Wollt ihr für euer Leben diesen entfremdenden „Rausch“ oder wollt ihr die Kraft spüren, die euch das Gefühl der Lebendigkeit und der Fülle vermittelt? Entfremdender Rausch oder Kraft der Gnade? Was wollt ihr: entfremdenden Rausch oder Kraft der Fülle? Was wollt ihr? [Kraft der Fülle!] Man hört kaum etwas! [Kraft der Fülle!] Um erfüllt zu sein, um ein erneuertes Leben zu haben, gibt es eine Antwort, eine Antwort die nicht zum Verkauf steht, eine Antwort, die man nicht kaufen kann, eine Antwort, die nicht eine Sache, nicht ein Objekt ist; es ist eine Person, sie heißt Jesus Christus. Ich frage euch: Kann man Jesus Christus kaufen? [Nein!] Wird Jesus Christus in den Läden verkauft? [Nein!] Jesus Christus ist eine Gabe, er ist ein Geschenk des Vaters, die Gabe unseres Vaters. Wer ist Jesus Christus? Alle: Jesus Christus ist eine Gabe! Alle! [Er ist eine Gabe!] Er ist das Geschenk des Vaters.

Jesus Christus ist es, der dem Leben wirkliche Leidenschaft verleihen kann, Jesus Christus ist es, der uns bewegt, uns nicht mit dem Geringen zu begnügen, und uns dazu bringt, unser Bestes zu geben. Jesus Christus ist es, der uns anfragt, uns einlädt und uns hilft, jedes Mal wieder aufzustehen, wenn wir uns geschlagen geben. Jesus Christus ist es, der uns treibt, den Blick zu erheben und Großes zu erträumen. „Aber Pater“, kann jemand mir sagen, „es ist so schwierig, Großes zu erträumen, es ist so schwierig, aufwärts zu gehen, immer im Aufstieg zu sein. Pater, ich bin schwach, ich falle; ich strenge mich an, aber oftmals geht’s abwärts mit mir.“ Wenn die Gebirgsjäger die Berge ersteigen, singen sie ein sehr schönes Lied, das so lautet: „In der Kunst des Aufstiegs kommt es nicht so sehr darauf an, nicht zu fallen, sondern darauf, nicht liegenzubleiben.“ Wenn du schwach bist, wenn du fällst, schau ein bisschen nach oben, und da ist die ausgestreckte Hand Jesu, der dir sagt: „Steh auf, komm mit mir!“ – „Und wenn es mir nochmal passiert?“ – „Ebenfalls.“ – „Und noch einmal?“ – „Ebenfalls.“ Petrus hat den Herrn einmal gefragt: „Herr, wie oft…?“ – „Siebzigmal siebenmal!“ Die Hand Jesu ist immer ausgestreckt, um uns wieder aufzuheben, wenn wir fallen. Habt ihr das verstanden? [Ja!]

Im Evangelium haben wir gehört, dass Jesus auf seinem Weg nach Jerusalem in einem Haus Halt macht – dem von Martha, Maria und Lazarus –, das ihn beherbergt. Auf der Durchreise tritt er in ihr Haus ein, um bei ihnen zu sein; die beiden Frauen heißen den willkommen, von dem sie wissen, dass er Mitgefühl hat. Die vielen Beschäftigungen lassen uns sein wie Martha: aktiv, zerstreut, ständig hin und her eilend… doch oft sind wir auch wie Maria: Vor einer schönen Landschaft oder einem Video, das ein Freund uns aufs Handy schickt, verweilen wir nachdenklich und lauschend. Während dieses Weltjugendtags möchte Jesus in unser Haus eintreten: in dein Haus; in mein Haus, in das Herz von jedem von uns. Jesus wird unsere Sorgen sehen, unsere Eile, wie er es bei Martha sah… und er wird hoffen, dass wir ihm zuhören wie Maria: dass wir mitten im Rummel den Mut haben, uns Ihm anzuvertrauen: Mögen es Tage für Jesus sein, die ganz dafür da sind, einander zuzuhören, Jesus zu empfangen in denen, die im gleichen Haus, in der gleichen Straße, in dem gleichen Verein oder in der gleichen Schule sind wie ich.

Und wer Jesus aufnimmt, lernt zu lieben wie Jesus. Dann fragt er uns, ob wir ein Leben in Fülle wollen. Und ich frage euch in seinem Namen: Ihr alle, wollt ihr ein Leben in Fülle? Beginne von diesem Moment an, dich innerlich anrühren zu lassen! Denn das Glück keimt auf und erblüht in der Barmherzigkeit – das ist seine Antwort, das ist seine Einladung, seine Herausforderung, sein Abenteuer: die Barmherzigkeit. Die Barmherzigkeit hat immer ein junges Gesicht – wie das der Maria von Bethanien, die als Jüngerin Jesus zu Füßen sitzt und Gefallen daran findet, ihm zuzuhören, denn sie weiß, dass dort der Friede herrscht. Wie das Gesicht der Maria von Nazareth, die sich mit ihrem „Ja“ ins Abenteuer der Barmherzigkeit gestürzt hat; die von Generation zu Generation selig gepriesen und unser aller „Mutter der Barmherzigkeit“ genannt wird. Rufen wir sie alle zusammen an: Maria, Mutter der Barmherzigkeit. Alle: Maria, Mutter der Barmherzigkeit.

So lasst uns alle gemeinsam den Herrn bitten – jeder soll es schweigend in seinem Herzen wiederholen –: Herr, stürze uns ins Abenteuer der Barmherzigkeit! Stürze uns in das Abenteuer, Brücken zu bauen und Mauern (seien es Einzäunungen oder Gitternetze) niederzureißen; stürze uns in das Abenteuer, dem Armen zu helfen, der sich einsam und verlassen fühlt, der keinen Sinn mehr in seinem Leben findet. Dränge uns, die zu begleiten, die dich nicht kennen, und ihnen nach und nach und sehr taktvoll deinen Namen zu nennen, den Grund meines Glaubens. Dränge uns – wie Maria von Bethanien – in die Haltung des Hörens, dass wir denen zuhören, die wir nicht verstehen, denen, die aus anderen Kulturen und anderen Völkern kommen, und sogar denen, die wir fürchten, weil wir glauben, sie könnten uns schaden. Lass uns unseren Blick – wie Maria von Nazareth mit Elisabet – unseren alten Menschen, unseren Großeltern zuwenden, um von ihrer Weisheit zu lernen. Ich frage euch: Sprecht ihr mit euren Großeltern? [Ja.] Wohl mehr oder weniger… Sucht eure Großeltern auf; sie besitzen Lebensweisheit und werden euch Dinge sagen, die eure Herzen bewegen.

Da sind wir, Herr! Sende uns aus, um deine barmherzige Liebe mit anderen zu teilen. An diesem Weltjugendtag wollen wir dich aufnehmen. Wir wollen bekräftigen, dass das Leben erfüllt ist, wenn man es von der Barmherzigkeit aus lebt, und dass dies das Bessere ist, das Liebreichere, das, was uns niemals genommen werden soll. Amen.

[01210-DE.01] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

Queridos jóvenes, muy buenas tardes.

Finalmente nos encontramos. Gracias por esta calurosa bienvenida. Gracias al Cardenal Dziwisz, a los Obispos, sacerdotes, religiosos, seminaristas, laicos y a todos aquellos que los acompañan. Gracias a los que han hecho posible que hoy estemos aquí, que se han esforzado para que pudiéramos celebrar la fe. Hoy nosotros, todos juntos, estamos celebrando la fe.

En esta, su tierra natal, quisiera agradecer especialmente a san Juan Pablo II [aplauso] ‒«Fuerte, fuerte»‒ que soñó e impulsó estos encuentros. Desde el cielo nos está acompañando viendo a tantos jóvenes pertenecientes a pueblos, culturas, lenguas tan diferentes con un sólo motivo: celebrar a Jesús, que está vivo en medio de nosotros. ¿Lo han entendido? Celebrar a Jesús, que está vivo en medio de nosotros. Y decir que está vivo es querer renovar nuestras ganas de seguirlo, nuestras ganas de vivir con pasión el seguimiento de Jesús. ¡Qué mejor oportunidad para renovar la amistad con Jesús que afianzando la amistad entre ustedes! ¡Qué mejor manera de afianzar nuestra amistad con Jesús que compartirla con los demás! ¡Qué mejor manera de vivir la alegría del Evangelio que queriendo «contagiar» su Buena Noticia en tantas situaciones dolorosas y difíciles!

Y Jesús es quien nos ha convocado a esta 31 Jornada Mundial de la Juventud; es Jesús quien nos dice: «Felices los misericordiosos, porque encontrarán misericordia» (Mt 5,7). Felices aquellos que saben perdonar, que saben tener un corazón compasivo, que saben dar lo mejor a los demás; lo mejor, no lo que sobra: lo mejor.

Queridos jóvenes, en estos días Polonia, esta noble tierra, se viste de fiesta; en estos días Polonia quiere ser el rostro siempre joven de la Misericordia. Desde esta tierras, con ustedes y también unidos a tantos jóvenes que hoy no pueden estar aquí, pero que nos acompañan a través de los diversos medios de comunicación, todos juntos vamos a hacer de esta jornada una auténtica fiesta Jubilar, en este Jubileo de la Misericordia.

En los años que llevo como Obispo he aprendido una cosa ‒he aprendido muchas, pero una quiero decirla ahora‒: no hay nada más hermoso que contemplar las ganas, la entrega, la pasión y la energía con que muchos jóvenes viven la vida. Esto es hermoso, y, ¿de dónde viene esta belleza? Cuando Jesús toca el corazón de un joven, de una joven, este es capaz de actos verdaderamente grandiosos. Es estimulante escucharlos, compartir sus sueños, sus interrogantes y sus ganas de rebelarse contra todos aquellos que dicen que las cosas no pueden cambiar. Esos a los que yo llamo los «quietistas»: «Nada puede cambiar». No, los jóvenes tienen la fuerza de oponerse a estos. Pero, posiblemente, algunos no están seguros de esto… Yo les hago una pregunta, ustedes me respondan: –«Las cosas, ¿se pueden cambiar?» –«Sí» [responden los jóvenes]. –«No se oye», –«Sí» [repiten]. Es un regalo del cielo poder verlos a muchos de ustedes que, con sus cuestionamientos, buscan hacer que las cosas sean diferentes. Es lindo, y me conforta el corazón, verlos tan revoltosos. La Iglesia hoy los mira ‒diría más: el mundo hoy los mira‒ y quiere aprender de ustedes, para renovar su confianza en que la Misericordia del Padre tiene rostro siempre joven y no deja de invitarnos a ser parte de su Reino, que es un Reino de alegría, es un Reino siempre de felicidad, es un Reino que siempre nos lleva adelante, es un Reino capaz de darnos la fuerza de cambiar las cosas. Yo me he olvidado, les repito la pregunta: ‒«Las cosas, ¿se pueden cambiar?» ‒«Sí» [responden]. De acuerdo.

Conociendo la pasión que ustedes le ponen a la misión, me animo a repetir: la misericordia siempre tiene rostro joven. Porque un corazón misericordioso se anima a salir de su comodidad; un corazón misericordioso sabe ir al encuentro de los demás, logra abrazar a todos. Un corazón misericordioso sabe ser refugio para los que nunca tuvieron casa o la han perdido, sabe construir hogar y familia para aquellos que han tenido que emigrar, sabe de ternura y compasión. Un corazón misericordioso, sabe compartir el pan con el que tiene hambre, un corazón misericordioso se abre para recibir al prófugo y al emigrante. Decir misericordia junto a ustedes, es decir oportunidad, es decir mañana, es decir compromiso, es decir confianza, es decir apertura, hospitalidad, compasión, es decir sueños. Pero ustedes, ¿son capaces de soñar? ‒«Sí». Y cuando el corazón es abierto y capaz de soñar, hay espacio para la misericordia, hay espacio para acariciar a los que sufren, hay espacio para ponerse junto aquellos que no tienen paz en el corazón y les falta lo necesario para vivir, o no tiene la cosa más hermosa: La fe. Misericordia. Digamos juntos esta palabra: «Misericordia». ‒Todos: «Misericordia», ‒otra vez: «Misericordia», ‒otra vez para que el mundo nos oiga: «Misericordia».

También quiero confesarles otra cosa que aprendí en estos años. No quiero ofender a nadie, pero me genera dolor encontrar a jóvenes que parecen haberse «jubilado» antes de tiempo. Esto me hace sufrir. Jóvenes que parece que se hayan jubilado con 23, 24, 25 años. Esto me produce dolor. Me preocupa ver a jóvenes que «tiraron la toalla» antes de empezar el partido. Que se han «rendido» sin haber comenzado a jugar. Me produce dolor el ver a jóvenes que caminan con rostros tristes, como si su vida no valiera. Son jóvenes esencialmentes aburridos... y aburridores. Que aburren a los demás, y esto me produce dolor. Es difícil, y a su vez cuestionador, por otro lado, ver a jóvenes que dejan la vida buscando el «vértigo», o esa sensación de sentirse vivos por caminos oscuros, que al final terminan «pagando»…y pagando caro. Piensen en tantos jóvenes, que ustedes conocen, que eligieron este camino. Cuestiona ver cómo hay jóvenes que pierden hermosos años de su vida y sus energías corriendo detrás de vendedores de falsas ilusiones ‒en mi tierra natal diríamos «vendedores de humo»‒, que les roban lo mejor de ustedes mismos. Y esto me hace sufrir. Yo estoy seguro de que hoy, entre ustedes, no hay ninguno de esos, pero quiero decirles: Existen los jóvenes jubilados, jóvenes que tiran la toalla antes del partido, hay jóvenes que entran en el vértigo con las falsas ilusiones y terminan en la nada.

Por eso, queridos amigos, nos hemos reunidos para ayudarnos unos a otros porque no queremos dejarnos robar lo mejor de nosotros mismos, no queremos permitir que nos roben las energías, que nos roben la alegría, que nos roben los sueños, con falsas ilusiones.

Queridos amigos, les pregunto: ¿Quieren para sus vidas ese vértigo alienante o quieren sentir esa fuerza que los haga sentirse vivos, plenos? ¿Vértigo alienante o fuerza de la gracia? ‒«¿Qué quieren?: ¿Vértigo alienante o fuerza de plenitud?». ‒«Fuerza de plenitud». ‒«No se oye bien». ‒«Fuerza de plenitud». Para ser plenos, para tener vida renovada, hay una respuesta; hay una respuesta que no se vende ni se compra, una respuesta que no es una cosa, que no es un objeto, es una persona, se llama Jesucristo. Les pregunto: Jesucristo, ¿se puede comparar? ‒«No». Jesucristo, ¿se vende en las tiendas? ‒«No». Jesucristo es un don, un regalo del Padre, el don de nuestro Padre. ‒¿Quién es Jesucristo? Todos: ‒«Jesucristo es un don». ‒Todos: ‒«Es un don». ‒Es el regalo del Padre.

Jesucristo es quien sabe darle verdadera pasión a la vida, Jesucristo es quien nos mueve a no conformarnos con poco y nos lleva a dar lo mejor de nosotros mismos; es Jesucristo quien nos cuestiona, nos invita y nos ayuda a levantarnos cada vez que nos damos por vencidos. Es Jesucristo quien nos impulsa a levantar la mirada y a soñar alto. «Pero padre ‒me puede decir alguno‒ es tan difícil soñar alto, es tan difícil subir, estar siempre subiendo. Padre, yo soy débil, yo caigo, yo me esfuerzo pero muchas veces me vengo abajo». Los alpinos, cuando suben una montaña, cantan una canción muy bonita, que dice así: «En el arte de subir, lo que importa no es no caer, sino no quedarse caído». Si tú eres débil, si tu caes, mira un poco en alto y verás la mano tendida de Jesús que te dice: ‒«levántate, ven conmigo». ‒«¿Y si lo hago otra vez?» ‒También. ‒«¿Y si lo hago otra vez?» ‒También. Pedro preguntó una vez al Señor: «Señor, ¿Cuántas veces?» ‒«Setenta veces siete». La mano de Jesús está siempre tendida para levantarnos, cuando nosotros caemos. ¿Lo han entendido?: ‒«Sí».

En el Evangelio hemos escuchado que Jesús, mientras se dirige a Jerusalén, se detiene en una casa ‒la de Marta, María y Lázaro‒ que lo acoge. De camino, entra en su casa para estar con ellos; las dos mujeres reciben al que saben que es capaz de conmoverse. Las múltiples ocupaciones nos hacen ser como Marta: activos, dispersos, constantemente yendo de acá para allá…; pero también solemos ser como María: ante un buen paisaje, o un video que nos manda un amigo al móvil, nos quedamos pensativos, en escucha. En estos días de la Jornada, Jesús quiere entrar en nuestra casa: en tu casa, en mi casa, en el corazón de cada uno de nosotros; Jesús verá nuestras preocupaciones, nuestro andar acelerado, como lo hizo con Marta… y esperará que lo escuchemos como María; que, en medio del trajinar, nos animemos a entregarnos a él. Que sean días para Jesús, dedicados a escucharnos, a recibirlo en aquellos con quienes comparto la casa, la calle, el club o el colegio.

Y quien acoge a Jesús, aprende a amar como Jesús. Entonces él nos pregunta si queremos una vida plena. Y yo en su nombre les pregunto: ustedes, ¿ustedes quieren una vida plena? Empieza desde este momento por dejarte conmover. Porque la felicidad germina y aflora en la misericordia: esa es su respuesta, esa es su invitación, su desafío, su aventura: la misericordia. La misericordia tiene siempre rostro joven; como el de María de Betania sentada a los pies de Jesús como discípula, que se complace en escucharlo porque sabe que ahí está la paz. Como el de María de Nazareth, lanzada con su «sí» a la aventura de la misericordia, y que será llamada feliz por todas las generaciones, llamada por todos nosotros «la Madre de la Misericordia». Invoquémosla todos juntos. Todos: María, Madre de la Misericordia.

Entonces, todos juntos, le pedimos al Señor ‒cada uno repita en silencio en su corazón‒: Señor lánzanos a la aventura de la misericordia. Lánzanos a la aventura de construir puentes y derribar muros (cercos y alambradas), lánzanos a la aventura de socorrer al pobre, al que se siente solo y abandonado, al que ya no le encuentra sentido a su vida. Lánzanos a acompañar a aquellos que no te conocen y a decirles lentamente y con mucho respeto tu Nombre, el porqué de mi fe. Impúlsanos a la escucha, como María de Betania, de quienes no comprendemos, de los que vienen de otras culturas, otros pueblos, incluso de aquellos a los que tememos porque creemos que pueden hacernos daño. Haznos volver nuestro rostro, como María de Nazareth con Isabel, que volvamos nuestras miradas a nuestros ancianos, a nuestros abuelos, para aprender de su sabiduría. Yo les pregunto: ‒«¿Hablan ustedes con sus abuelos?» ‒«Sí». ‒«Así, así...» Busquen a sus abuelos, ellos tienen la sabiduría de la vida y les dirán cosas que conmoverán su corazón.

Aquí estamos, Señor. Envíanos a compartir tu Amor Misericordioso. Queremos recibirte en esta Jornada Mundial de la Juventud, queremos confirmar que la vida es plena cuando se la vive desde la misericordia, y que esa es la mejor parte, es la parte más dulce, es la parte que nunca nos será quitada. Amén.

[01210-ES.02] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua portoghese

Queridos jovens, boa tarde!

Finalmente encontramo-nos…! Obrigado por esta calorosa receção! Agradeço ao Cardeal Dziwisz, aos bispos, aos sacerdotes, aos religiosos, aos seminaristas e leigos e a todos aqueles que vos acompanham. Obrigado a quantos tornaram possível a nossa presença aqui, hoje, que «desceram em campo» para que pudéssemos celebrar a fé. Hoje nós, todos juntos, estamos a celebrar a fé.

Nesta sua terra natal, quero agradecer especialmente a São João Paulo II [grande aplauso] – com força; com mais força – que sonhou e deu impulso a estes encontros. Do céu, ele nos acompanha vendo tantos jovens pertencentes a povos, culturas, línguas tão diferentes animados por um único motivo: celebrar Jesus que está vivo no meio de nós. Compreendestes? Celebrar Jesus que está vivo no meio de nós. E dizer que está vivo é querer renovar o nosso desejo de O seguir, o nosso desejo de viver com paixão o seguimento de Jesus. E qual ocasião melhor para renovar a amizade com Jesus do que ao reforçar a amizade entre vós? Qual modo melhor para reforçar a nossa amizade com Jesus do que partilhá-la com os outros? Qual maneira melhor para viver a alegria do Evangelho do que querer «contagiar», com a Boa Nova, a tantas situações dolorosas e difíceis?

E Jesus é Aquele que nos convocou para esta trigésima primeira Jornada Mundial da Juventude; é Ele que nos diz: «Felizes os misericordiosos, porque alcançarão misericórdia» (Mt 5, 7). Felizes são aqueles que sabem perdoar, que sabem ter um coração compassivo, que sabem dar o melhor aos outros; o melhor… Não o que sobra, mas o melhor.

Queridos jovens, nestes dias, a Polónia, esta nobre terra, veste-se de festa; nestes dias, a Polónia quer ser o rosto sempre jovem da Misericórdia. A partir desta terra, convosco e unidos também a muitos jovens que, vendo-se impossibilitados de estar aqui hoje, nos acompanham através dos vários meios de comunicação, todos juntos faremos desta Jornada uma verdadeira festa jubilar, neste Jubileu da Misericórdia.

Nos meus anos de bispo, aprendi uma coisa (aprendi muitas; mas uma quero dizer-vo-la agora): não há nada mais belo do que contemplar os anseios, o empenho, a paixão e a energia com que muitos jovens abraçam a vida. Como é belo isto! E donde vem esta beleza? Quando Jesus toca o coração dum jovem, duma jovem, estes são capazes de ações verdadeiramente grandiosas. É estimulante ouvi-los partilhar os seus sonhos, as suas questões e o seu desejo de opor-se a quantos dizem que as coisas não podem mudar. A estes, chamo-lhes «quietistas», imobilistas: «Nada pode mudar». Não é verdade; os jovens possuem a força de se lhes opor. Mas, talvez alguns não estejam muito seguros disto! Eu pergunto-vos; vós respondeis: As coisas podem mudar? [Sim!] Não se ouve… [Sim!] Agora, sim! É um dom do céu poder ver muitos de vós que, com as vossas questões, procurais fazer com que as coisas sejam diferentes. É bonito e conforta-me o coração ver-vos assim exuberantes. Hoje a Igreja olha-vos – diria mais: hoje o mundo olha-vos – e quer aprender de vós, para renovar a sua confiança na Misericórdia do Pai que tem o rosto sempre jovem e não cessa de nos convidar para fazer parte do seu Reino, que é um Reino de alegria, sempre é um Reino de felicidade, é um Reino que sempre nos faz progredir, é um Reino capaz de nos dar a força para mudar as coisas. Já me esqueci [da vossa reposta]; faço-vos a pergunta outra vez: As coisas podem mudar? [Sim!] Está bem.

Conhecendo a paixão que pondes na missão, ouso repetir: a misericórdia tem sempre o rosto jovem. Porque um coração misericordioso tem a coragem de deixar a comodidade; um coração misericordioso sabe ir ao encontro dos outros, consegue abraçar a todos. Um coração misericordioso sabe ser um refúgio para quem nunca teve uma casa ou perdeu-a, sabe criar um ambiente de casa e de família para quem teve de emigrar, é capaz de ternura e compaixão. Um coração misericordioso sabe partilhar o pão com quem tem fome, um coração misericordioso abre-se para receber o refugiado e o migrante. Dizer misericórdia juntamente convosco é dizer oportunidade, é dizer amanhã, é dizer compromisso, é dizer confiança, é dizer abertura, hospitalidade, compaixão, é dizer sonhos. Mas vós… sois capazes de sonhar? [Sim!] Pois bem! Quando o coração está aberto e é capaz de sonhar, há lugar para a misericórdia, há lugar para acarinhar os que sofrem, há lugar para aproximar-se daqueles que não têm paz no coração, carecem do necessário para viver, ou falta-lhes a coisa mais bela: a fé. Misericórdia. Digamos, juntos, esta palavra: misericórdia. Todos! [misericórdia] Outra vez! [misericórdia] Outra vez, de modo que o mundo ouça [misericórdia].

Quero também confessar-vos outra coisa que aprendi nestes anos. Não quero ofender ninguém, mas entristece-me encontrar jovens que parecem «aposentados» antes do tempo. Isto deixa-me triste: jovens que parecem ter–se aposentado aos 23, 24, 25 anos... Isto entristece-me. Preocupa-me ver jovens que desistiram antes do jogo; que «se renderam» sem ter começado a jogar. Entristece-me ver jovens que caminham com a cara triste, como se a sua vida não tivesse valor. São jovens essencialmente chateados... e chatos, que chateiam os outros, e isto deixa-me triste. É duro, e ao mesmo tempo interpela-nos, ver jovens que deixam a vida à procura da «vertigem», ou daquela sensação de se sentir vivos por vias obscuras que depois acabam por «pagar»... e pagar caro. Pensai em tantos jovens que conheceis e que escolheram esta estrada. Dá que pensar quando vês jovens que perdem os anos belos da sua vida e as suas energias correndo atrás de vendedores de falsas ilusões – existem! – (na minha terra natal, diríamos «vendedores de fumaça»), que vos roubam o melhor de vós mesmos. E isto entristece-me. Tenho a certeza de que hoje, entre vós, não há nenhum desses, mas quero dizer-vos: há jovens aposentados, jovens que desistem antes do jogo, há jovens que se adentram na vertigem com as falsas ilusões e… acabam em nada.

Por isso, queridos amigos, estamos aqui reunidos para nos ajudarmos uns aos outros, porque não queremos deixar que nos roubem o melhor de nós mesmos, não queremos permitir que nos roubem as energias, que nos roubem a alegria, que nos roubem os sonhos com falsas ilusões.

Queridos amigos, pergunto-vos: Para a vossa vida quereis aquela «vertigem» alienante, ou quereis a força que vos faça sentir vivos e realizados? Vertigem alienante ou força da graça? Que quereis: vertigem alienante ou força que dá plenitude? Que quereis? [Força que dá plenitude] Não se ouve bem! [Força que dá plenitude] Para se sentir realizados, para ter uma vida renovada, há uma resposta, há uma reposta que não está à venda, há uma resposta que não se compra, uma resposta que não é uma coisa, que não é um objeto; é uma pessoa, chama-se Jesus Cristo. Pergunto-vos: Jesus Cristo, pode-se comprar? [Não!] Jesus Cristo está à venda nas lojas? [Não!] Jesus Cristo é uma dádiva, é uma prenda do Pai, a dádiva do nosso Pai. Quem é Jesus Cristo? Todos! Jesus Cristo é uma dádiva! Todos! [É uma dádiva!]. É a prenda do Pai.

Jesus Cristo é aquele que sabe dar verdadeira paixão à vida, Jesus Cristo é aquele que leva a não nos contentarmos com pouco e leva a dar o melhor de nós mesmos; é Jesus Cristo que nos interpela, convida e ajuda a erguer-nos sempre que nos damos por vencidos. É Jesus Cristo que nos impele a levantar o olhar e sonhar a altitude. Mas poderá alguém dizer-me: «Padre, é tão difícil sonhar a altitude, é tão difícil subir, subir sempre. Padre, eu sou fraco, caio; bem me esforço, mas muitas vezes escorrego». Os habitantes dos Alpes, quando sobem as montanhas, entoam uma canção muito linda que diz: «Na arte de subir, importante não é o não cair, mas não ficar caído». Se tu és fraco, se tu cais, ergue um pouco o olhar para o alto… há a mão estendida de Jesus, que te diz: «Levanta-te, vem comigo». «E se me acontece de novo?» Faz o mesmo. Uma vez Pedro perguntou ao Senhor: «Senhor, quantas vezes?» – «Setenta vezes sete». A mão de Jesus está sempre estendida para nos levantar, quando caímos. Compreendestes? [Sim!]

No Evangelho, ouvimos narrar que Jesus, indo a caminho de Jerusalém, se deteve numa casa – a casa de Marta, Maria e Lázaro – que O acolhe. Passando por lá, entra em casa para estar com eles; as duas mulheres acolhem Aquele que sabem ser capaz de comover-Se. Por vezes as inúmeras ocupações fazem-nos ser como Marta: ativos, distraídos, sempre a correr daqui para ali... mas há vezes também que somos como Maria: à vista duma bela paisagem, ou dum vídeo que um amigo nos envia ao telemóvel, paramos a refletir, a escutar. Nestes dias da JMJ, Jesus quer entrar na nossa casa: na tua casa, na minha casa, no coração de cada um de nós; Jesus dar-Se-á conta das nossas preocupações, da nossa pressa, como fez com Marta... e esperará que O escutemos como Maria: que, no meio de todas as tarefas, tenhamos a coragem de nos confiarmos a Ele. Que sejam dias para Jesus, dedicados a ouvi-Lo, a recebê-Lo nas pessoas com quem partilho a casa, a rua, o grupo, a escola.

E quem acolhe Jesus, aprende a amar como Jesus. Então pergunta-nos se queremos uma vida plena. E, em nome d’Ele, pergunto-vos: Queres tu, quereis vós uma vida plena? Começa desde agora a deixar-te mover à compaixão! Porque a felicidade germina e desabrocha na misericórdia. Esta é a sua resposta, este é o seu convite, o seu desafio, a sua aventura: a misericórdia. A misericórdia tem sempre um rosto jovem; como o de Maria de Betânia, sentada aos pés de Jesus como discípula, que gosta de escutar, porque sabe que ali está a paz. Como o rosto de Maria de Nazaré, de tal modo lançada com o seu «sim» na aventura da misericórdia, que será chamada bem-aventurada por todas as gerações, chamada por todos nós «a Mãe da Misericórdia». Invoquemo-La, todos juntos: Maria, Mãe da Misericórdia. Todos: Maria, Mãe da Misericórdia.

Agora, todos juntos, peçamos ao Senhor – cada um, em silêncio, repita no seu coração –: Senhor, lançai-nos na aventura da misericórdia! Lançai-nos na aventura de construir pontes e derrubar muros (sejam cercas ou arame farpado); lançai-nos na aventura de socorrer o pobre, quem se sente sozinho e abandonado, quem já não encontra sentido para a sua vida. Lançai-nos no acompanhamento daqueles que não Vos conhecem, dizendo-lhes com calma e tanto respeito o vosso Nome, o porquê da minha fé. Impele-nos, como a Maria de Betânia, para a escuta daqueles que não compreendemos, daqueles que vêm de outras culturas, outros povos, mesmo daqueles que tememos porque julgamos que nos podem fazer mal. Fazei que voltemos o nosso olhar, como Maria de Nazaré para Isabel, que voltemos os olhos para os nossos idosos, os nossos avós, a fim de aprender com a sua sabedoria. Pergunto-vos: Falais com os vossos avós? [Sim!] Continuai a fazê-lo! Procurai os vossos avós; eles possuem a sabedoria da vida e dir-vos-ão coisas que enternecerão o vosso coração.

Eis-nos aqui, Senhor! Enviai-nos a partilhar o vosso Amor Misericordioso. Queremos acolher-Vos nesta Jornada Mundial da Juventude, queremos afirmar que a vida é plena quando é vivida a partir da misericórdia; e que esta é a parte melhor, é a parte mais ditosa, é a parte que nunca nos será tirada. Ámen.

[01210-PO.02] [Texto original: Italiano]

Al termine, dopo la benedizione finale, il Santo Padre è rientrato all’Arcivescovado di Kraków. Dopo cena Papa Francesco si è affacciato alla finestra dell’Arcivescovado per salutare i fedeli - tra i quali erano presenti coppie e sposi novelli – che si trovavano riuniti nella piazza sottostante.

[B0549-XX.02]