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Viaggio Apostolico di Sua Santità Francesco in Polonia in occasione della XXXI Giornata Mondiale della Gioventù (27-31 luglio 2016) – Videocollegamento con i giovani italiani presenti alla GMG e saluto dalla finestra dell’Arcivescovado di Cracovia, 28.07.2016


Videocollegamento dall’Arcivescovado di Cracovia con i giovani italiani della GMG riuniti nel Santuario San Giovanni Paolo II

Parole del Papa dalla finestra dell’Arcivescovado di Cracovia

 

Videocollegamento dall’Arcivescovado di Cracovia con i giovani italiani della GMG riuniti nel Santuario San Giovanni Paolo II

Dialogo con i giovani italiani

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua spagnola

Alle 20.35 di ieri il Santo Padre si è collegato in diretta video dall’Arcivescovado di Kraków con i giovani italiani presenti alla GMG, riuniti al Santuario San Giovanni Paolo II di Cracovia. Il Papa ha risposto alle domande di tre giovani.
Di seguito riportiamo il dialogo del Papa nel collegamento con i giovani italiani:

Dialogo con i giovani italiani

Presentazione: – Buonasera, Santità. Innanzitutto grazie, perché ha trovato il tempo – pur essendo appena arrivato a Cracovia – per collegarsi con noi. Non ha voluto rinunciare a essere qui con noi, questa sera. Grazie, Santo Padre. Ci sono dei ragazzi qui che, a nome dei 90 mila italiani presenti a Cracovia, vorrebbero rivolgerLe alcune domande, e sono qua, i giovani. Prego.

Ragazza:

Dopo l’incidente ferroviario del 12 luglio noi abbiamo paura a prendere il treno. Io, ogni giorno, prendo il treno per andare all’università, e quel giorno non ero sul treno per un puro caso. Ogni giorno mi siedo nelle prime carrozze, e lì incontravo e salutavo Luciano, uno dei macchinisti che purtroppo ha perso la vita nell’incidente. Noi, in quei treni, ci sentiamo a casa, ma adesso abbiamo paura. Voglio chiedere: come possiamo tornare alla normalità? Come possiamo abbattere questa paura e continuare, riprendere a essere felici anche su quei treni che sono i nostri treni, la nostra seconda casa?

Papa Francesco:

Quello che è successo a te è una ferita; alcuni, nell’incidente, sono stati feriti nel corpo, e tu sei stata ferita nel tuo animo, nel tuo cuore, e la ferita si chiama paura. E quando tu senti questo, senti la ferita di uno shock. Tu hai subito uno shock, uno shock che non ti fa stare bene, ti fa male. Ma questo shock ti dà anche l’opportunità di superare te stessa, di andare oltre. E come sempre nella vita succede, quando noi siamo stati feriti, rimangono i lividi o le cicatrici. La vita è piena di cicatrici, la vita è piena di cicatrici, piena. E con questo, sempre verrà il ricordo di Luciano, di quell’altro, di quell’altro… che adesso non c’è più perché è mancato nell’incidente. E tu dovrai, ogni giorno che prendi il treno, sentire la traccia – diciamo così – di quella ferita, di quella cicatrice, di quello che ti fa soffrire. E tu sei giovane, ma la vita è piena di questo… E la saggezza, imparare a essere un uomo saggio, una donna saggia, è proprio questo: portare avanti le cose belle e le cose brutte della vita. Ci sono delle cose che non possono andare avanti, e ci sono cose che sono bellissime. Ma anche succede il contrario: quanti giovani come voi non sono capaci di portare avanti la propria vita con la gioia delle cose belle, e preferiscono lasciarsi andare, cadere sotto il dominio della droga, o lasciarsi vincere dalla vita? Alla fine, la partita è così: o tu vinci o ti vince, la vita! Vinci tu la vita, è meglio! E questo, fallo con coraggio, anche con dolore. E quando c’è la gioia, fallo con gioia, perché la gioia ti porta avanti e ti salva da una malattia brutta: dal diventare nevrotica. Per favore no, questo no!

Ragazza:

Caro Papa Francesco, mi chiamo Andrea, ho 15 anni e vengo da Bergamo. Sono arrivata in Italia quando avevo 9 anni, quindi circa sei anni fa. Hanno incominciato, i ragazzini della mia classe, a prendermi in giro, dato che ero appena arrivata, con parole abbastanza offensive. All’inizio, non comprendendo bene l’italiano, non capivo le parole, quindi lasciavo anche stare. Poi, una volta che ho iniziato a comprenderle, ci rimasi davvero male, però non risposi: non volevo abbassarmi ai loro livelli. Così ho passato tanti anni, fino alla fine della terza media, quando hanno superato il limite con tutti i messaggi offensivi sui social, per cui praticamente mi sentivo inutile e avevo deciso di farla finita, perché secondo me in quel momento non contavo più niente e io mi sentivo emarginata da tutti, dal mio paesino. … E quindi avevo deciso di farla finita, ho provato a suicidarmi. Non ci riuscii, così andai in ospedale. E lì avevo capito che non ero io, quella malata, che non ero io quella che aveva bisogno di cure, che non meritavo io di stare lì in ospedale, chiusa. Erano loro che avevano sbagliato, loro che avevano bisogno di essere curati, non io. Così io mi tirai su e decisi di non farla finita perché non ne valeva la pena, perché io potevo essere forte. E infatti ora sto bene e sono forte davvero. E posso, da una parte, anche ringraziarmi di avere trattato così male me stessa, perché comunque ora io sono forte, un po’ anche grazie a loro, perché mi hanno messa in quella situazione. Io sono diventata forte perché ho creduto in me stessa, nei miei genitori, e comunque ho creduto di potercela fare, e infatti ce l’ho fatta. E sono qua, e sono fiera di essere qua.
Io volevo chiederLe: dato che comunque un po’ io li ho perdonati, perché non voglio odiare nessuno, un po’ li ho perdonati, però comunque un po’ ci sto ancora male… volevo chiederLe: come faccio io a perdonare queste persone? Come faccio a perdonarle per tutto quello che loro mi hanno fatto?

Papa Francesco:

Grazie della tua testimonianza. Tu parli di un problema molto comune tra i bambini e anche tra le persone che non sono bambini: la crudeltà. Ma guarda che anche i bambini sono crudeli, alle volte, e hanno quella capacità di ferirti dove più ti faranno male: di ferirti il cuore, di ferirti la dignità, di ferirti anche la nazionalità, come è il tuo caso, no? Non capivi bene l’italiano e ti prendevano in giro con la lingua, con le parole… La crudeltà è un atteggiamento umano che è proprio alla base di tutte le guerre, di tutte. La crudeltà che non lascia crescere l’altro, la crudeltà che uccide l’altro, la crudeltà che uccide anche il buon nome di un’altra persona. Quando una persona chiacchiera contro un’altra, questo è crudele: è crudele perché distrugge la fama della persona. Ma, tu sai, a me piace dire un’espressione quando parlo di questa crudeltà della lingua: le chiacchiere sono un terrorismo; è il terrorismo delle chiacchiere. La crudeltà della lingua, o quella che tu hai sentito, è come buttare una bomba che distrugge te o distrugge chiunque, e quello che la butta non si distrugge. Questo è un terrorismo, è una cosa che noi dobbiamo vincere. Come si vince questo? Tu hai scelto la strada giusta: il silenzio, la pazienza e hai finito con quella parola tanto bella: il perdono. Ma perdonare non è facile, perché uno può dire: “Sì, io perdono ma non mi dimentico”. E tu sempre porterai con te questa crudeltà, questo terrorismo delle parole brutte, delle parole che feriscono e che cercano di buttarti fuori dalla comunità. C’è una parola in italiano che io non conoscevo. Quando sono venuto le prime volte, qui in Italia, l’ho imparato: “extracomunitari”, che si dice delle persone di altri Paesi che vengono a vivere da noi. Ma proprio questa crudeltà è quello che fa sì che tu, che sei di un altro Paese, diventi un “extra-comunitario”: ti portano via dalla comunità, non ti accolgono. Che è una cosa contro la quale dobbiamo lottare tanto. Tu sei stata coraggiosa! Sei stata molto coraggiosa in questo. Ma bisogna lottare contro questo terrorismo della lingua, contro questo terrorismo delle chiacchiere, degli insulti, del cacciare via la gente, sì, con insulti o dicendo loro cose che fanno loro male al cuore. Si può perdonare totalmente? E’ una grazia che dobbiamo chiedere al Signore. Noi, da noi stessi, noi non possiamo: facciamo lo sforzo, tu lo hai fatto; ma è una grazia che ti dà il Signore, il perdono, di perdonare il nemico, perdonare quello che ti ha ferito, quello che ti ha fatto del male. Quando Gesù nel Vangelo ci dice: “Chi ti dà uno schiaffo su una guancia, dagli l’altra”, significa questo: lasciare nelle mani del Signore questa saggezza del perdono, che è una grazia. Ma a noi spetta fare tutta la nostra parte per perdonare. Ti ringrazio della tua testimonianza. E c’è anche un altro atteggiamento che va proprio contro questo terrorismo della lingua, siano le chiacchiere, gli insulti e tutto questo: è l’atteggiamento della mitezza. Stare zitto, trattare bene gli altri, non rispondere con un’altra cosa brutta. Come Gesù: Gesù era mite di cuore. La mitezza. E noi viviamo in un mondo dove a un insulto tu rispondi con un altro, è abituale questo. Ci insultiamo l’uno con l’altro, e ci manca la mitezza. Chiedere la grazia della mitezza, la mitezza di cuore. E lì è anche una grazia che apre la strada al perdono. Ti ringrazio della tua testimonianza.

Ragazzo:

Caro Papa Francesco, noi siamo tre ragazzi e un sacerdote dei 350 veronesi che sono partiti per venire qua alla GMG ma hanno dovuto interrompere il loro viaggio a Monaco, venerdì scorso, dopo l’attentato che abbiamo vissuto tutti in prima persona, in quanto ci trovavamo lì proprio in quelle ore. Ci è stato detto di tornare a casa, siamo stati obbligati a tornare a casa, perché noi volevamo continuare il nostro viaggio ma non ci è stato permesso. Fortunatamente, una volta tornati, ci è stata data questa possibilità di tornare qua e noi l’abbiamo presa con molta gioia, con molta speranza. Dopo tutto quello che ci è successo, dopo la paura, ci siamo chiesti – e vogliamo chiederLe: come facciamo noi giovani a vivere e a diffondere la pace in questo mondo che è così pieno di odio?

Papa Francesco:

Tu hai detto due parole che sono chiave per capire tutto: pace e odio. La pace costruisce ponti, l’odio è il costruttore dei muri. Tu devi scegliere, nella vita: o faccio ponti, o faccio muri. I muri dividono e l’odio cresce: quando c’è divisione, cresce l’odio. I ponti uniscono, e quando c’è il ponte l’odio può andarsene via, perché io posso sentire l’altro, parlare con l’altro. A me piace pensare e dire che noi abbiamo, nelle nostre possibilità di tutti i giorni, la capacità di fare un ponte umano. Quando tu stringi la mano a un amico, a una persona, tu fai un ponte umano. Tu fai un ponte. Invece, quando tu colpisci un altro, insulti un altro, tu costruisci un muro. L’odio cresce sempre con i muri. Alle volte, succede che tu voglia fare il ponte e ti lasciano con la mano tesa e dall’altra parte non te la prendono: sono le umiliazioni che nella vita noi dobbiamo subire per fare qualcosa di buono. Ma sempre fare i ponti. E tu sei venuto qui: sei stato fermato e rimandato a casa; poi hai fatto una scommessa per il ponte e per tornare un’altra volta: questo è l’atteggiamento, sempre. C’è una difficoltà che mi impedisce qualcosa? Torno indietro e vado avanti, torno e vado avanti. Questo è quello che noi dobbiamo fare: fare dei ponti. Non lasciarsi cadere a terra, non andare così: “mah, non posso…”, no, sempre cercare il modo di fare ponti. Voi siete lì: con le mani, fate ponti, voi tutti! Prendete le mani… ecco. Voglio vedere tanti ponti umani… Ecco, così: alzate bene le mani. E’ così. Questo è il programma di vita: fare ponti, ponti umani. Grazie.

P. – Santo Padre, grazie, perché Lei questa sera ci ha fatto un regalo straordinario! Grazie, Santo Padre. Grazie veramente.

Papa Francesco:

Grazie a voi e che il Signore vi benedica. Pregate per me!

[01240-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua inglese

P. –Good evening, your Holiness. First of all, thank you for finding the time, even though you have just arrived in Krakow, to link up with us. You wanted to be here with us this evening. Thank you, Holy Father. There are some young people here who, on behalf of the 90,000 Italians present in Krakow, would like to ask you some questions.

Girl:

After the railway accident on 12 July we are afraid of taking the train. Every day I catch the train to go to university, and that day I was not on the train purely by chance. Every day I sit in the front carriages, and there I used to meet and greet Luciano, one of the drivers who unfortunately lost his life in the accident. We felt at home in those trains, but now we are afraid. I want to ask, how can we return to normality? How can we defeat this fear and continue, to begin to be happy again on those trains which are our trains, our second home?

Pope Francis:

What happened to you is an injury; some, in the accident, received bodily injuries, and you were harmed in your heart, and this injury is fear. And when you feel this, you feel the injury of a shock. You have undergone a shock, a shock that stops you from feeling well, which hurts you. But this shock also gives you the opportunity to exceed yourself, to overcome. And as always in life, when we are injured, we are left with bruises and scars. Life is full of scars, life is full of scars, full of them. And with this, there will always be the memory of Luciano, or of others who are no longer with us as they were lost to us in the accident. And every day that you take the train you will have to feel the traces, let’s say, of that injury, of that scar, of what makes you suffer. And you are young, but life is full of this. And wisdom, learning to be a wise man, a wise woman, is precisely this: carrying forward the good and the bad things in life. There are things that cannot go on, and there are things that are beautiful. But the opposite also happens: how many young people like you are not able to go ahead in their own lives with the joy of beautiful things, and prefer to give up, to fall under the sway of drugs, or let themselves be defeated by life? In the end, the game is like this: either you win or it defeats you, life! Win in life yourself, it’s better! And do this with courage, even with suffering. And when there is joy, do it with joy, because you will lead you on and save you from an ugly illness, that of becoming neurotic. Please no – this, no!

Girl:

Dear Pope Francis, my name is Andrea, I am 15 years old and I come from Bergamo. I arrived in Italy when I was nine years old, around six years ago. The children in my class began to make fun of me, as I had just arrived, in fairly offensive terms. At the beginning I did not understand Italian well, I didn’t understand the words, and so I let it be. Then, once I began to understand, I was very upset, but I did not respond: I did not want to sink to their level. In this way I spent many years, up to the third year of middle school, when they exceeded the limit with all the offensive messages on the social networks, for which I felt practically useless and I decided to end it all, because in my mind at that moment I didn’t count any more and I felt marginalised by everyone in our village. And so I decided to end it all, and I attempted suicide. I did not succeed and I ended up in hospital. And there I understood that it was not me, that illness, that I was not the one who needed to be cured, that I didn’t deserve to stay there closed away in hospital. They were in the wrong, they were the ones who needed to be cured, not me. So I lifted myself up and decided not to end it all, because it was not worth it, because I could be strong. And indeed now I am well and I am truly strong. And on the one hand I am thankful for having treated myself in this way because in any case I am not strong, partly also thanks to them, because they put me in that situation. I have become strong because I have believed in myself, in my parents, and anyway I believed I could get through it, and I have. And I am here, and proud to be here.

I wanted to ask you, given that I have forgiven them in part, because I do not want to hate anyone, I have forgiven them to a point, but I also still suffer somewhat. I wanted to ask you, how can I forgive these people? How can I forgive them for everything they did to me?

Pope Francis:

Thank you for your account. You speak about a problem that is very common among children and even among those people who are not children: cruelty. But you see that children too are cruel, at times, and they have a capacity to hurt you where it hurts you most: to hurt your heart, to hurt your dignity, to hurt your nationality as in your case, no? You did not understand Italian well and they made fun of you with language, with words. … Cruelty is a human attitude that is right at the basis of all wars, all of them. The cruelty that prevents people from growing, that kills the other, that also kills the good name of another person. When a person speaks badly of another, this is cruel: it is cruel because it destroys that person’s reputation. But, you know, I like to repeat an expression when I speak about this cruelty of language: gossip is terrorism, the terrorism of gossip. The cruelty of language, or of what you felt, is like launching a bomb that destroys you or destroys anyone, and the one who throws it does not harm himself. This is a form of terrorism, it is something that we have to defeat. How can we defeat this? You have chosen the right path: silence and patience, and you finished with that beautiful word, forgiveness. But forgiving is not easy, because one may say: “Yes, I forgive but I do not forget”. And you will always carry this cruelty with you, this terrorism of ugly words, of words that harm and that try to exclude you from the community. There is a word in Italian that I did not know, which I learned when I first came to Italy: “extracomunitari”, which refers to people from other countries who come to live with us. But it is precisely this cruelty that ensures that you, who are from another country, become an “extracomunitario”. They drive you away from the community, they do not welcome you. It is something we must combat. You have been brave! You have been very brave in this. But it is necessary to fight against this terrorism of language, this terrorism of gossip, of insults, of driving people away with insults or by saying things to them that hurt them in their heart.

Is it possible to forgive totally? It is a grace we must ask of the Lord. We, by ourselves, cannot: we make the effort, as you have done, but forgiveness is a grace that the Lord gives you. Forgiving your enemy, forgiving those who have hurt you and those who have done you harm. When Jesus in the Gospel tells us, “If anyone slaps you on the right cheek, turn to him the other also”, it means this: leave this wisdom of forgiveness, which is a grace, in the hands of the Lord. But we must also do our part to forgive. I thank you for your witness. And there is also another attitude that counters this terrorism of language, whether they may be gossip, or insults: it is the attitude of meekness. Stay silent, treat others well, do not respond with something else that is bad. Like Jesus: Jesus was mild of heart. And we live in a world where we are used to responding to an insult with another. We insult each other and there is a lack of meekness. Ask the grace of meekness, of meekness of heart. And there we also find the grace that opens the way to forgiveness. Thank you for your witness.

Boy:

Dear Pope Francis, we are three boys and a priest, from the 350 people from Verona who departed to come here to WYD but had to interrupt their trip to Munich, last Friday, following the attack that we have all experienced first-hand, as we were there during those hours. We were told to come home, we were obliged to return home. We wanted to continue on our trip but it was not permitted. Fortunately, once we returned, we were given this possibility of returning here and we seized it with great joy and with great hope. After everything that happened, after the fear, we asked ourselves, and would like to ask you, how can we young people live and disseminate peace in this world so full of hatred?

Pope Francis:

You said two words which are the key to understanding: peace and hatred. Peace builds bridges, whereas hatred is the builder of walls. You must decide, in life: either I will make bridges or I will make walls. Walls divide and hatred grows: when there is division, hatred grows. Bridges unite, and when there is a bridge hatred can go away, because I can hear the other and speak with the other. When you shake the hand of a friend, of a person, you make a human bridge. You make a bridge. Instead, when you strike someone, when you insult another person, you build a wall. Hatred always grows with walls. At times, it may happen that you want to make a bridge and you offer your hand, but the other party does not take it; these are the humiliations that we must suffer in life in order to do good. But always make bridges. And you have come here: you were stopped and sent home, then you took a risk on the bridge to try again: this is the right attitude, always. Is there a difficulty that prevents me from doing something? Go back and then go ahead, return and move on. This is what we must do: make bridges. Do not fall to the ground, do not say, “Oh, I can’t”, no: always look for a way of building bridges. You are there, with you hands, make bridges, all of you! Take each other by the hand. I want to see lots of human bridges. Like that, raise up your hands, that’s right! This is the plan for life: make bridges, human bridges. Thank you.

P. – Holy Father, thank you, because you have given us an extraordinary gift this evening! Thank you Holy Father, thank you truly.

Pope Francis:

Thank you, and may the Lord bless you. Pray for me.

[01240-EN.01] [Original text: Italian - working translation]

Traduzione in lingua spagnola

Presentación: Buenas noches, Santidad. Sobre todo, gracias por haber encontrado tiempo –recién llegado a Cracovia- para conectarse con nosotros. No ha querido renunciar a estar aquí con nosotros, esta noche. Gracias, Santo Padre. Aquí están los jóvenes que, en nombre de los 90.000 italianos presentes en Cracovia quieren hacerle algunas preguntas. Aquí están estos jóvenes, adelante.

Chica joven:

Después del accidente ferroviario del 12 de julio, tenemos miedo de subir al tren. Yo, diariamente, tomo el tren para ir a la universidad, y ese día no iba a bordo de pura casualidad. Diariamente me siento en el primer vagón y allí veía y saludaba a Luciano, uno de los maquinistas que desgraciadamente ha perdido la vida en el accidente. Nosotros, en esos trenes, nos sentimos como en casa; pero ahora tenemos miedo. Quisiera preguntarle: ¿cómo podemos volver a la normalidad? ¿Cómo podemos vencer este miedo y continuar, volver a ser felices también sobre esos trenes que son nuestros trenes, nuestra segunda casa?

Papa Francisco:

Lo que te ha ocurrido es una herida; algunos, en el accidente, sufrieron heridas en su cuerpo, y tú has sido herida en tu ánimo, en tu corazón, y esa herida se llama miedo. Y cuando tú sientes esto, sientes la herida de un shock. Tú has sufrido un shock, un trauma que no te deja estar bien, que te hace daño. Pero este trauma te da también la oportunidad de superarte a ti misma, de ir más allá. Y como sucede siempre en la vida, cuando nosotros resultamos heridos, quedan las marcas o las cicatrices. La vida está llena de cicatrices, la vida está llena de cicatrices, llena. Y con esto, siempre vendrá el recuerdo de Luciano, de aquel otro, del otro… que ya no están porque faltan desde el accidente. Y tú, cada día que tomes el tren, sentirás las huellas –digamos así- de esa herida, de aquella cicatriz, de lo que te hace sufrir. Y tú eres joven, pero la vida está llena de estas cosas… Y la sabiduría, aprender a ser un hombre sabio, una mujer sabia, es precisamente esto: salir adelante con las cosas bellas y con las cosas feas de la vida. Hay cosas que no tienen salida, y hay cosas que son preciosas. Pero también sucede lo contrario: ¿cuántos jóvenes como vosotros no son capaces de sacar adelante su propia vida con la alegría de las cosas bellas, y prefieren dejarse llevar, caer bajo el dominio de la droga, o dejarse vencer por la vida? Al final, la partida es así: o tú vences o te vence, ¡la vida! ¡Vence tú la vida, es mejor! Y esto hazlo con valentía, también con dolor. Y cuando haya alegría, hazlo con alegría, porque la alegría te saca adelante y te salva de una enfermedad horrible: la de convertirte en neurótica. ¡Por favor, no, esto no!

Chica joven 2:

Querido Papa Francisco: me llamo Andrea, tengo 15 años y vengo de Bérgamo. Llegué a Italia cuando tenía 9 años, o sea, hace casi seis años. Los compañeros de clase empezaron a reirse de mí, ya que era una recién llegada, con palabras bastante ofensivas. Al principio no comprendía bien el italiano, no entendía las palabras, así que lo dejaba estar. Después, una vez que empecé a entenderles, me sentí realmente mal, pero no respondía: no quería rebajarme a su nivel. Así pasé muchos años, hasta el final de la escuela secundaria, cuando rebasaron el límite con todo tipo de mensajes ofensivos en las redes sociales, que me hicieron sentir una inútil y tomé la decisión de acabar con todo, porque para mí en aquel momento yo no servía para nada y me sentía marginada por todos en mi pueblo. Así que decidí acabar con todo e intenté suicidarme. No lo conseguí, así que me llevaron al hospital. Y allí comprendí que no era yo la enferma, que no era yo la que necesitaba curarme, que no me merecía estar allí en el hospital encerrada. Eran ellos quienes se habían equivocado, ellos quienes necesitaban curarse, no yo. Así que me puse de pie y decidí no abandonar porque no valía la pena, porque yo podía ser fuerte. Y, de hecho, ahora estoy bien y soy fuerte de verdad. Y también puedo, en parte, darme las gracias a mí misma por haberme tratado así de mal; porque ahora soy fuerte, un poco gracias a ellos, porque me han metido en esa situación. Me he hecho fuerte porque he creído en mí misma, en mis padres, y a pesar de todo he creído que podía conseguirlo; de hecho, lo he conseguido. Y estoy aquí. Y estoy orgullosa de estar aquí.

Yo quisiera preguntarle: dado que de alguna manera les he perdonado un poco, porque no quiero odiar a nadie, un poco les he perdonado, pero de todas formas sigo sintiéndome algo mal… quisiera preguntarle: ¿cómo hago para perdonar a estas personas? ¿Cómo hago para perdonarles por todo lo que me han hecho?

Papa Francisco:

Gracias por tu testimonio. Tú hablas de un problema muy común entre los niños y entre los que no son niños: la crueldad. Pero mira que también los niños son crueles, a veces, y tienen esa capacidad de herirte donde más daño te pueden hacer: de herirte en el corazón, de herirte en la dignidad, de herirte también en la nacionalidad, como es tu caso, ¿no? No entendías bien el italiano y te gastaban bromas con el idioma, con las palabras… La crueldad es un comportamiento humano que está en la base de todas las guerras, de todas. La crueldad que no deja crecer al otro, la crueldad que asesina al otro, la crueldad que asesina también el buen nombre de otra persona. Cuando una persona habla mal de otra, esto es cruel: es cruel porque destruye la fama de la persona. Pero, sabes, a mí me gusta decir una cosa cuando hablo de esta crueldad de la lengua: la maledicencia es un tipo terrorismo; es el terrorismo de la maledicencia. La crueldad de la lengua, o esa que tú has sentido, es como lanzar una bomba que te destruye a ti o destruye a otros, y el que la lanza no se destruye. Esto es terrorismo, y es algo que debemos vencer. ¿Cómo se vence esto? Tú has elegido el camino adecuado: el silencio, la paciencia, y has terminado con esa palabra tan bonita: el perdón. Pero perdonar no es fácil, porque uno puede decir: “Sí, yo perdono pero no olvido”. Y siempre llevarás contigo esta crueldad, este terrorismo de las palabras feas, de las palabras que hieren y que intentan echarte de la comunidad. Hay una palabra en italiano que yo no conocía, y cuando vine por primera vez a Italia, la aprendí: “extracomunitari”, que se dice de las personas de otros países que vienen a vivir con nosotros. Pero esta crueldad es lo que hace que tú, que eres de otro país, te conviertas en un “extra-comunitario”: te echan de la comunidad, no te acogen. Es algo contra lo que debemos luchar tanto. ¡Tú has sido valiente! Has sido muy valiente en esto. Pero hace falta luchar contra el terrorismo de la lengua, contra este terrorismo de la maledicencia, de los insultos, de expulsar a la gente con insultos o diciéndoles cosas que les hacen daño en el corazón. ¿Se puede perdonar totalmente? Es una gracia que debemos pedir al Señor. Nosotros, por nosotros mismos, no podemos: hacemos el esfuerzo, tú lo has hecho; pero es una gracia que te da el Señor, el perdón, perdonar al enemigo, perdonar al que te ha herido, al que te ha hecho daño. Cuando Jesús en el Evangelio nos dice: “Al que te golpee en una mejilla, preséntale también la otra”, quiere decir esto: dejar en las manos del Señor esta sabiduría del perdón, que es una gracia. Pero a nosotros nos toca poner todo de nuestra parte para perdonar. Gracias por tu testimonio. Y hay también otro comportamiento que combate este terrorismo de la lengua, las maledicencias, los insultos y demás: es el comportamiento de la mansedumbre. Estar callado, tratar bien a los demás, no responder con otra cosa mala. Como Jesús: Jesús era manso de corazón. La mansedumbre. Y nosotros vivimos en un mundo donde a un insulto se responde con otro, es lo habitual. Nos insultamos el uno al otro, y nos falta la mansedumbre. Pedir la gracia de la mansedumbre, la mansedumbre del corazón. Y esa es también la gracia que abre el camino al perdón. Te agradezco tu testimonio.

Chico joven:

Querido Papa: Somos tres chicos y un sacerdote de los 350 veroneses que venían a la JMJ pero tuvieron que interrumpir su viaje en Munich el viernes pasado después del atentado del que fuimos testigos porque estábamos todos allí cuando pasó. Nos dijeron que teníamos que volver a Italia; nos vimos obligados a regresar porque queríamos continuar nuestro viaje, pero no nos lo permitieron. Afortunadamente, de vuelta a casa, se nos dio la oportunidad de volver aquí y nos alegramos mucho; nos dio mucha esperanza. Después de todo lo que ha sucedido, después del miedo, nos hemos preguntado - y queremos preguntarle: ¿Qué podemos hacer los jóvenes para vivir y difundir la paz en este mundo tan lleno de odio?

Papa Francisco:

Has dicho dos palabras claves para entender todo: paz y odio. La paz construye puentes, el odio es el constructor de los muros. En la vida tienes que elegir: o construyes puentes o construyes muros. Los muros dividen y el odio crece: cuando hay división, el odio crece. Los puentes unen, y cuando hay puentes el odio se va porque puedo escuchar al otro, hablar con el otro. Me gusta pensar y decir que tenemos en nuestras manos, en la posibilidad de cada día, la capacidad de hacer un puente humano. Cuando das la mano a un amigo, a una persona, haces un puente humano. Haces un puente. En cambio, cuando golpeas a otro, cuando insultas a otro, construyes un muro. El odio crece siempre con los muros. A veces, pasa que quieres hacer un puente y te quedas con la mano tendida porque de la otra parte no la agarran: son las humillaciones que tenemos que sufrir en la vida por hacer algo bueno. Pero siempre hay que construir puentes. Y tu has llegado aquí: te pararon y te mandaron a casa. Después apostaste por el puente y por volver de nuevo: esta es la actitud que hay que tener siempre. ¿Hay una dificultad que me impide algo? Regreso y voy hacia adelante, volver atrás y seguir adelante. Esto es lo que tenemos que hacer para construir puentes. No dejarse caer al suelo, no ir por la vida así: : "Bueno, no puedo ...". No, siempre hay que buscar la manera de hacer puentes. Vosotros que estáis allí: ¡Haced puentes con las manos, todos vosotros! Agarraos de la mano…Así. Quiero ver tantos puentes humanos ... Así, así: Levantad las manos muy altas. Así es. Este es el programa de vida: hacer puentes, puentes humanos. Gracias.

P. - Santo Padre, gracias, porque esta noche nos ha hecho un regalo extraordinario Gracias, Santo Padre. Gracias de verdad.

Papa Francisco:

Gracias a vosotros y que el Señor os bendiga. ¡Rezad por mí!

[01240-ES.01] [Texto original: Italiano - Traducción no oficial]

 

Parole del Papa dalla finestra dell’Arcivescovado di Cracovia

Parole del Santo Padre

Traduzione in lingua polacca

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua tedesca

Traduzione in lingua spagnola

Traduzione in lingua portoghese

Subito dopo il collegamento video con i giovani italiani, il Santo Padre si è affacciato alla finestra dell’Arcivescovado di Cracovia per salutare i fedeli riuniti nella piazza sottostante. Presenti in particolare un gruppo di ragazzi disabili e di orfani.
Questo il saluto di Papa Francesco:

 

Parole del Santo Padre

Dobry wieczór! [Buona sera!]
Vi saluto, vi saluto cordialmente!

Vi vedo con tanto entusiasmo e tanta gioia. Ma adesso dovrei dire una cosa che ci rattristerà il cuore. Facciamo silenzio. E’ una cosa che riguarda uno di voi. Maciej Szymon Cieśla aveva poco più di 22 anni. Aveva studiato disegno grafico e aveva lasciato il suo lavoro per essere volontario della GMG. Infatti, sono suoi tutti i disegni delle bandiere, le immagini dei Santi Patroni, del kit del pellegrino, e così via, che adornano la città. Proprio in questo lavoro ha ritrovato la sua fede.

A novembre gli fu diagnosticato un cancro. I medici non hanno potuto fare niente, neppure con l’amputazione della gamba. Lui voleva arrivare vivo alla visita del Papa! Aveva un posto prenotato nel tram in cui viaggerà il Papa. Ma è morto il 2 luglio. La gente è molto toccata: ha fatto un grande bene a tutti, lui.

Adesso, tutti in silenzio, pensiamo a questo compagno di strada, che ha lavorato tanto per questa Giornata; e tutti noi, in silenzio, dal cuore preghiamo. Ognuno preghi dal proprio cuore. Lui è presente tra noi.

[preghiera silenziosa]

Qualcuno di voi può pensare: “Questo Papa ci rovina la serata”. Ma è la verità, e noi dobbiamo abituarci alle cose buone e alle cose brutte. La vita è così, cari giovani. Ma c’è una cosa della quale noi non possiamo dubitare: la fede di questo ragazzo, di questo nostro amico, che ha lavorato tanto per questa GMG, l’ha portato in Cielo, e lui è con Gesù in questo momento, che guarda tutti noi! E questa è una grazia. Un applauso al nostro compagno!

Anche noi lo troveremo un giorno: “Ah, eri tu! Piacere di conoscerti!”. E’ così. Perché la vita è così: oggi stiamo qui, domani saremo là. Il problema è scegliere la giusta strada, come lui l’ha scelta.

Ringraziamo il Signore perché ci dà questi esempi di coraggio, di giovani coraggiosi che ci aiutano ad andare avanti nella vita! E non abbiate paura, non abbiate paura! Dio è grande, Dio è buono e tutti noi abbiamo qualcosa di buono dentro.

Adesso mi congedo. Domani ci vedremo, ci rivedremo. Voi fate il vostro dovere, che è fare chiasso tutta la notte… E far vedere la vostra gioia cristiana, la gioia che il Signore vi dà di essere una comunità che segue Gesù.

E adesso vi do la benedizione. E come da bambini abbiamo imparato prima di andarcene, salutiamo la mamma. Tutti preghiamo la Madonna, ognuno nella propria lingua.

Ave Maria…

[Benedizione]

Buona notte! Buona notte! E pregate per me.

[01241-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua polacca

Dobry wieczór!
Pozdrawiam was, pozdrawiam was serdecznie!

Widzę w was entuzjazm i radość. Teraz jednak muszę powiedzieć coś, co zasmuci nasze serca. Uciszmy się! Jest pewna rzecz, która dotyczy jednego z was. Maciej Szymon Cieśla miał nieco ponda 22 lata. Studiował rysunek graficzny i pozostawił swoją pracę, aby zostać wolontariuszem ŚDM. W rzeczywistości, to jego są wszystkie rysunki na flagach, obrazy świętych Patronów, grafiki na zestawach dla pielgrzymów i inne, które zdobią miasto. Właśnie w tej pracy odnalazł swoją wiarę.

W listopadzie zdiagnozowano u niego nowotwór. Lekarze nic nie mogli zrobić, nawet przez amputację nogi. Chciał dotrwać żywy do wizyty Papieża! Miał zarezerwowane miejsce w tramwaju, którym pojedzie Papież. Ale zmarł 2 lipca. Ludzie są mocno poruszeni: on zrobił tyle dobrego dla wszystkich!

A teraz, wszyscy w ciszy, pomyślmy o tym towarzyszu drogi, który wiele pracował na rzecz tego Dnia; my wszyscy, w milczeniu, módlmy się serdecznie. Niech każdy modli się w swoim sercu. On jest pośród nas obecny.

[Modlitwa w ciszy]

Ktoś może pomyśleć: „Ten Papież psuje nam wieczór”. Ale to jest prawda, a my musimy przyzwyczaić się do rzeczy dobrych i do rzeczy przykrych. Takie jest życie, drodzy młodzi. Jest jednak jedna rzecz, co do której nie możemy mieć wątpliwości: Wiara tego chłopca, waszego przyjaciela, który wiele pracował dla ŚDM, zaprowadziła go do Nieba, i on jest w tym momencie z Jezusem, który patrzy na nas! I to jest łaska. Oklaski dla naszego towarzysza!

My również spotkamy się z nim pewnego dnia: „A to ty! Miło mi cię poznać!”. Tak jest. Bo takie jest życie: dziś jesteśmy tu, jutro będziemy tam. Problem w tym, żeby wybrać słuszną drogę, tak jak on ją wybrał.

Dziękujmy Panu ta to, że daje nam te przykłady odwagi, odważnych młodych, które pomagają nam iść przez życie! Nie lękajcie się, nie lękajcie się! Bóg jest wielki, Bóg jest dobry i my wszyscy mamy coś dobrego w sobie.

Teraz was żegnam. Jutro się zobaczymy, ponownie się zobaczymy. Wy róbcie swoje, to znaczy hałas przez całą noc… I pokażcie waszą radość chrześcijańską, radość, jaką daje wam Pan, radość z tego, że jesteście wspólnotą, która idzie za Jezusem.

Teraz udzielę wam błogosławieństwa. I jak nauczyliśmy się jako dzieci, zanim odejdziemy, pozdrówmy mamę. Módlmy się wszyscy do Madonny, każdy w swoim języku.

Zdrowaś Maryjo…

[Błogosławieństwo]

Dobranoc! Dobranoc! I módlcie się za mnie.

[01241-PL.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Bonsoir !
Je vous salue, je vous salue cordialement !

Je vous vois avec tant d’enthousiasme et tant de joie ! Mais à présent, je devrais dire une chose qui attristera nos cœurs. Faisons silence. C’est quelque chose qui concerne l’un d’entre vous. Maciej Szymon Cieśla avait un peu plus de 22 ans. Il avait étudié l’art graphique et avait abandonné son travail pour être volontaire des JMJ. En effet, c’est lui qui a fait tous les dessins des drapeaux, les images des Saints Patrons, du kit du pèlerin, et ainsi de suite, qui ornent la ville. C’est durant ce travail même qu’il a retrouvé sa foi.

En novembre, on lui a diagnostiqué un cancer. Les médecins n’ont rien pu y faire, même pas avec l’amputation de la jambe. Lui voulait arriver vivant à la visite du Pape ! Une place était réservée pour lui dans le tram dans lequel voyagera le Pape. Mais il est mort le 2 juillet. Les gens sont très touchés : il a fait un grand bien à tous, lui.

Maintenant, tous en silence, pensons à ce compagnon de route, qui a tant travaillé pour ces JMJ ; nous tous, en silence, dans nos cœurs prions. Que chacun prie dans son cœur. Lui est présent  parmi nous.

[Prière silencieuse]

Quelqu’un parmi vous peut penser : ‘‘Ce Pape nous gâte la soirée’’. Mais c’est la vérité, et nous devons nous habituer aux choses bonnes et aux choses tristes. La vie est ainsi, chers jeunes. Cependant, il y a une chose dont nous ne pouvons pas douter : la foi de ce jeune, de notre ami, qui a tant travaillé pour ces JMJ, l’a conduit au Ciel, et lui est avec Jésus en ce moment ; il nous regarde tous ! Et cela est une grâce. Un applaudissement pour notre compagnon !

Nous aussi, nous le rencontrerons un jour : ‘‘Ah, c’est toi ! Heureux de faire ta connaissance !’’. C’est ainsi ! Parce que la vie est ainsi : aujourd’hui nous sommes ici, demain nous serons là-bas. Le problème, c’est de choisir le chemin juste, comme lui l’a fait.

Remercions le Seigneur parce qu’il nous donne des exemples de courage, de jeunes courageux qui nous aident à aller de l’avant dans la vie ! Et n’ayez pas peur ! Dieu est grand, Dieu est bon et nous avons tous quelque chose de bon en nous.

À présent, je prends congé [de vous]. Demain, nous nous verrons, nous nous reverrons. Vous, faites votre devoir, qui est de faire du bruit toute la nuit…. Et de faire voir votre joie chrétienne, la joie que le Seigneur vous donne d’être une communauté qui suit Jésus.

Et maintenant, je vous donne la bénédiction. Et comme nous l’avons appris dans l’enfance, avant de nous en aller, saluons la maman. Prions tous la Vierge, chacun dans sa propre langue.

Je vous salue Marie….

[Bénédiction]

Bonne nuit ! Bonne nuit ! Et priez pour moi !

[01241-FR.01] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

Good evening!
I greet you warmly, all of you!

I see you full of excitement and joy.  But now I should tell you something which saddens our hearts.  Let’s be silent [for a moment].  It’s something which concerns one of you.  Maciej Szymon Cieśla was just a little more than 22 years old.  He had studied graphic design and had left his work to become a volunteer at World Youth Day.  In fact, it’s his flag designs, and the images of Patron Saints, the pilgrim kit, and so on, which you see decorating the city.  It was in doing this work that he rediscovered his faith.

In November he was diagnosed with cancer.  The doctors were not able to do anything, not even by amputating his leg.  He wanted to get here alive for the Pope’s visit!  He even had a seat reserved for him on the tram that the Pope will use.  But he died on 2 July.  People have been very affected by this: he did a lot of good to many people.  

Now, all of us in silence, let us think of our friend with us along the way, who worked so hard for this Day; and all of us, silently, in our hearts let us pray.  Each of us can pray in his own heart.  He is here with us.

[Silent prayer].

One of you might be thinking: “This Pope is ruining our evening”.  But it’s the truth, and we have to get used to good things and bad things.  Life is like that, dear young people.  But there is one thing which we cannot doubt: the faith of this young man, of this friend of ours, who worked so hard for this WYD, that faith has carried him to heaven, and he is at this moment with Jesus, who looks at us all!  And this is a grace.  A round of applause for our friend!

We too will meet him one day: “Ah, it was you!  Good to meet you!” That’s how it is.  Because life is like that:  today we are here, tomorrow we will be there.  The hard part is to choose the right path, as he did.

Let us thank the Lord for giving us these examples of courage, of courageous young people who help us to persevere!  So do not be afraid, do not be afraid!  God is great, God is good and we all have something good inside us.

Now I leave you.  We’ll see each other tomorrow again.  You do your part, which is to make a ruckus all night… And show your Christian joy, joy which the Lord gives you to be a community that follows Jesus.

Now I give you my blessing.  And just as children we learnt before leaving to say goodbye to our mum, let’s all pray to Our Lady, each one in his own language.

Hail Mary…

[Blessing]

Good night! Good night! And pray for me.

[01241-EN.01] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua tedesca

Guten Abend!
Ich grüße euch, ich grüße euch von Herzen!

Ich sehe euch so voller Begeisterung, so voller Freude. Aber jetzt muss ich euch etwas sagen, das euer Herz traurig stimmen wird. Lasst uns einen Augenblick still sein. Es ist etwas, das einen von euch betrifft. Maciej Szymon Cieśla Er war etwas über 22 Jahre alt. Er hatte Grafikdesign studiert und seine Arbeit aufgegeben, um freiwilliger Helfer beim Weltjugendtag zu sein. Tatsächlich sind alle Entwürfe für die Fahnen, die Bilder der heiligen Patrone, das Pilgerkit und anderes, was die Stadt schmückt, von ihm. Gerade bei dieser Arbeit hat er seinen Glauben wiedergefunden.

Im November wurde bei ihm ein Krebs diagnostiziert. Die Ärzte haben nichts tun können, nicht einmal mit der Amputation des Beines. Er wollte noch den Papstbesuch erleben! Er hatte einen reservierten Platz in der Straßenbahn, mit der der Papst fahren wird. Aber am 2. Juli ist er gestorben. Die Leute sind tief betroffen: Er hat allen einen großen Dienst erwiesen.

Jetzt wollen wir alle schweigend an diesen Weggefährten denken, der so viel für diesen Weltjugendtag  gearbeitet hat; und alle beten wir still aus ganzem Herzen. Jeder soll ganz persönlich von Herzen beten. Er ist unter uns gegenwärtig.

[Gebet in der Stille]

Jemand unter euch mag denken: „Dieser Papst verdirbt uns den Abend.“ Aber es ist die Wahrheit, und wir müssen uns an die guten und an die unangenehmen Dinge gewöhnen. So ist das Leben, liebe junge Freunde. Aber es gibt da etwas, das wir nicht in Zweifel ziehen können: Der Glaube dieses jungen Mannes, dieses unseres Freundes, der so viel für diesen Weltjugendtag gearbeitet hat, hat ihn in den Himmel gebracht und er ist in diesem Moment bei Jesus, der auf uns alle schaut! Und das ist eine Gnade. Ein Applaus für unseren Freund!

Auch wir werden ihm eines Tages begegnen: „Ach du warst es! Freut mich, dich kennenzulernen!“ So ist das. Denn so ist das Leben: Heute sind wir hier, morgen werden wir dort sein. Das Problem ist nur, den richtigen Weg zu wählen, wie er ihn gewählt hat.

Danken wir dem Herrn, dass er uns diese Beispiele des Mutes gibt, Beispiele mutiger junger Menschen, die uns helfen, im Leben voranzugehen! Und habt keine Angst, habt keine Angst! Gott ist groß, Gott ist gut, und wir alle haben etwas Gutes in uns.

Jetzt verabschiede ich mich. Morgen werden wir uns treffen, wir werden uns wiedersehen. Tut ihr eure Pflicht, nämlich die ganze Nacht Wirbel zu machen…und eure christliche Freude zu zeigen, die Freude, die der Herr euch schenkt: die Freude, eine Gemeinschaft zu sein, die Jesus folgt.

Jetzt erteile ich euch den Segen. Und wie wir als Kinder gelernt haben, wollen wir, bevor wir weggehen, die Mutter grüßen. Beten wir alle zur Gottesmutter, jeder in seiner Sprache.

Gegrüßet seist du, Maria…

[Segen]

Gute Nacht, gute Nacht! Und betet für mich!

[01241-DE.01] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

Buenas tardes.
Os saludo, os saludo cordialmente!

Os veo con mucho entusiasmo y mucha alegría. Pero ahora debería decir una cosa que nos entristecerá el corazón. Permanezcamos en silencio. Es una cosa referida a uno de vosotros. Maciej Szymon Cieśla tenía poco más de 22 años. Había estudiado diseño gráfico y había dejado su trabajo para ser voluntario de la JMJ. En efecto, todos los dibujos de las banderas, las imágenes de los santos patronos, del equipo del peregrino, y demás, que adornan la ciudad son suyos. Precisamente en este trabajo ha encontrado su fe.

En noviembre se le diagnosticó un cáncer. Los médicos no pudieron hacer nada, ni siquiera con la amputación de una pierna. ¡Él quería llegar vivo a la visita del Papa! Tenía un puesto reservado en el tranvía en el cual viajará el Papa. Pero murió el 2 de julio. La gente está muy afectada: él ha hecho un gran bien a todos.

Ahora, todos en silencio, pensemos en este compañero de camino, que ha trabajado tanto por esta Jornada; y todos nosotros, en silencio, desde el corazón recemos. Que cada uno rece desde su corazón. Él está presente entre nosotros.

[oración en silencio]

Alguno de vosotros puede pensar: «este Papa nos estropea la tarde». Pero es la verdad, y nosotros debemos acostumbrarnos a las cosas buenas y a las cosas malas. La vida es así, queridos jóvenes. Pero hay una cosa de la cual nosotros no podemos dudar: la fe de este chico, de este amigo nuestro, que ha trabajado tanto para esta JMJ, le ha llevado al cielo, y él está con Jesús en este momento, ¡mirándonos a todos nosotros! Y ¡esta es una gracia! ¡Un aplauso a nuestro compañero!

Nosotros también le encontraremos un día: «¡Ah, eras tú! ¡Encantado de conocerte!». Es así. Porque la vida es así: hoy estamos aquí, mañana estaremos allá. El problema es elegir el camino adecuado, como lo ha elegido él.

Demos gracias al Señor porque nos da estos ejemplos de coraje, de jóvenes valientes que nos ayudan a seguir adelante en la vida. Y ¡no tengáis miedo, no tengáis miedo! Dios es grande, Dios es bueno y todos nosotros tenemos algo bueno dentro.

Ahora me retiro. Mañana nos veremos, nos volveremos a ver. Vosotros, cumplid vuestro deber, que es hacer lío toda la noche...Y mostrar vuestra alegría cristiana, la alegría que el Señor os da por ser una comunidad que sigue a Jesús.

Y ahora os doy la bendición. Y como hemos aprendido de niños antes de irnos, saludamos a mamá. Recemos todos a la Virgen, cada uno en su propio idioma.

Ave María…

[Bendición]

¡Buenas noches!¡Buenas noches! Y rezad por mí.

[01241-ES.01] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua portoghese

Boa-noite!
Saúdo-vos a todos, saúdo-vos cordialmente!

Vejo-vos com tanto entusiasmo e tanta alegria. Mas agora tenho de vos dizer uma coisa que vos deixará o coração triste. Façamos silêncio! É algo que diz respeito a um como vós: a Maciej Szymon Cieśla. Tinha pouco mais de 22 anos. Estudara desenho gráfico e deixara o seu trabalho para ser um voluntário da JMJ. Na verdade, são dele todos os desenhos das bandeiras, as imagens dos Santos Padroeiros, do kit do peregrino, e outras coisas mais que adornam a cidade. Precisamente neste trabalho, reencontrou a sua fé.

Em novembro, foi-lhe diagnosticado um câncer. Os médicos não puderam fazer nada, nem mesmo com a amputação da perna. Ele queria chegar vivo à visita do Papa! Tinha um lugar reservado no carro onde viajará o Papa. Mas ele morreu no dia 2 de julho. As pessoas estão muito chocadas: ele fez um grande bem a todos.

Agora, todos em silêncio, pensemos neste companheiro de viagem, que trabalhou tanto para esta Jornada. Todos nós, em silêncio, rezemos com o coração. Cada um reze no próprio coração. Ele está presente no meio de nós.

[oração silenciosa]

Algum de vós poderia pensar: «Este Papa estraga-nos a noite!» Mas é a verdade; e nós devemos habituar-nos às coisas boas e às coisas ruins. A vida é assim, queridos jovens. Mas há uma coisa da qual não podemos duvidar: a fé deste jovem, deste nosso amigo que tanto trabalhou para esta JMJ, levou-o para o Céu; e ele, neste momento, está com Jesus, que contempla a todos nós! E esta é uma graça. Uma salva de palmas para o nosso companheiro!

Um dia encontrá-lo-emos também nós: «Ah, eras tu! Que prazer conhecer-te!» É assim, porque a vida é assim: hoje estamos daqui, amanhã estaremos de lá. O problema é escolher o caminho certo, como ele fez.

Agradeçamos ao Senhor, porque nos dá estes exemplos de coragem, de jovens corajosos que nos ajudam a avançar na vida. E não tenhais medo, não tenhais medo! Deus é grande, Deus é bom; e todos nós temos algo de bom dentro.

Agora despeço-me. Ver-nos-emos amanhã; ver-nos-emos novamente. Vós cumpri o vosso dever, que é fazer barulho toda a noite… para mostrar a vossa alegria cristã, a alegria que o Senhor vos dá por serdes uma comunidade que segue Jesus.

Agora dou-vos a bênção. E, como aprendemos em criança antes de ir dormir, saudemos a Mãe. Todos nós rezamos a Nossa Senhora, cada qual na sua própria língua.

Avé, Maria...

[Bênção]

Boa noite! Boa noite! E rezai por mim.

[01241-PO.01] [Texto original: Italiano]

[B0547-XX.02]