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Udienza alla Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli in occasione della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, 28.06.2016


Discorso del Santo Padre

Traduzione in lingua inglese

Alle ore 11 di questa mattina il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza la Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, giunta come di tradizione a Roma in occasione della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.

La Delegazione inviata da S.S. Bartolomeo I era guidata da Sua Eminenza Methodios, Metropolita di Boston, il quale è accompagnato da Sua Eccellenza Job, Arcivescovo di Telmessos e dal Rev.do Diacono patriarcale Nephon Tsimalis.

In fine mattinata il Papa ha invitato la Delegazione a pranzo.

Di seguito pubblichiamo il discorso che il Santo Padre Francesco ha rivolto ai Membri della Delegazione nel corso dell’Udienza:

Discorso del Santo Padre

Cari Fratelli in Cristo,

con gioia e affetto vi rivolgo il mio cordiale benvenuto in occasione della festa dei Santi Patroni di questa Chiesa di Roma, gli Apostoli Pietro e Paolo. Vi ringrazio per la vostra presenza e vi chiedo di trasmettere i sentimenti della mia viva gratitudine a Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo e al Santo Sinodo, che hanno voluto inviare un’insigne Delegazione per condividere con tutti noi la gioia della festa.

Quest’anno, essa ricorre mentre la Chiesa Cattolica vive il Giubileo straordinario della Misericordia, che ho voluto indire come tempo favorevole per contemplare il mistero dell’amore infinito del Padre rivelato in Cristo e per rendere più forte ed efficace la nostra testimonianza di tale mistero (cfr Bolla Misericordiae vultus, 2-3). I santi Pietro e Paolo, nelle loro vicende personali, per tanti aspetti così diverse, hanno fatto entrambi esperienza prima del peccato e poi della potenza della misericordia divina. Attraverso questa esperienza, Pietro, che aveva rinnegato il suo Maestro, e Paolo, che perseguitava la Chiesa nascente, sono diventati instancabili annunciatori e impavidi testimoni della salvezza offerta da Dio ad ogni uomo in Gesù Cristo. Seguendo l’esempio degli Apostoli Pietro e Paolo e degli altri Apostoli, la Chiesa, composta da uomini peccatori ma redenti mediante il Battesimo, ha continuato nel corso della storia a proclamare il medesimo annuncio della misericordia divina.

Celebrando la festa degli Apostoli, rinnoviamo la memoria di quella esperienza di perdono e di grazia che accomuna tutti i credenti in Cristo. Esistono, a partire dai primi secoli, molte differenze tra la Chiesa di Roma e la Chiesa di Costantinopoli in ambito liturgico, nelle discipline ecclesiastiche e anche nel modo di formulare l’unica verità rivelata. Tuttavia, alla base di tutte queste forme concrete che le nostre Chiese hanno assunto nel tempo, vi è sempre la stessa esperienza dell’amore infinito di Dio per la nostra piccolezza e fragilità e la medesima vocazione ad essere testimoni di tale amore verso tutti. Riconoscere che l’esperienza della misericordia di Dio è il vincolo che ci lega implica che dobbiamo sempre più far diventare la misericordia il criterio dei nostri rapporti reciproci. Se, come cattolici e ortodossi, vogliamo proclamare insieme le meraviglie della misericordia di Dio al mondo intero, non possiamo conservare tra noi sentimenti e atteggiamenti di rivalità, di sfiducia, di rancore. La misericordia stessa ci libera dal peso di un passato segnato da conflitti e ci permette di aprirci al futuro verso il quale lo Spirito Santo ci guida.

Un contributo al superamento degli ostacoli che impediscono di ritrovare quella unità che abbiamo vissuto nel primo millennio, e che non è mai stata uniformità, ma sempre comunione nel rispetto delle legittime diversità, è offerto dal dialogo teologico. Caro Metropolita Metodio, vorrei esprimerLe il mio apprezzamento per il fecondo lavoro compiuto dalla Consulta teologica ortodossa-cattolica del Nord America di cui Vostra Eminenza è Co-presidente. Istituita più di cinquant’anni fa, tale Consulta propone significative riflessioni su questioni teologiche centrali nelle relazioni tra le nostre Chiese, favorendo così lo sviluppo di ottimi rapporti tra cattolici e ortodossi di quel continente. A questo proposito, mi rallegro perché nel prossimo mese di settembre si riunirà nuovamente la Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa. Il compito di questa Commissione è molto prezioso; preghiamo il Signore che il suo lavoro prosegua in modo fruttuoso. E un particolare ricordo nella preghiera va anche a Lei, caro Arcivescovo Job, che è stato nominato Co-presidente ortodosso della Commissione, mentre esprimo la mia sentita gratitudine nei confronti del venerato fratello il Metropolita Ioannis di Pergamo, il quale per molti anni ha svolto con dedizione e competenza tale delicato compito.

Rendo grazie al Signore perché, nell’aprile scorso, mi ha dato l’occasione per incontrare l’amato fratello Bartolomeo, quando, insieme all’Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, Sua Beatitudine Ieronymo II, ci siamo recati sull’isola di Lesbo per fare visita a profughi e migranti. Guardare la disperazione sul volto di uomini, donne e bambini incerti sul loro destino, ascoltare impotenti il racconto delle loro sventure e fermarsi in preghiera sulla riva di quel mare che ha inghiottito la vita di tanti esseri umani innocenti è stata un’esperienza molto commovente, che ha confermato quanto vi sia ancora da fare per assicurare dignità e giustizia a tanti fratelli e sorelle. Una grande consolazione, in quei momenti così tristi, è stata la forte vicinanza umana e spirituale che ho sperimentato con il Patriarca Bartolomeo e l’Arcivescovo Ieronymo. Guidati dallo Spirito Santo, stiamo prendendo sempre più coscienza che noi, cattolici e ortodossi, abbiamo una comune responsabilità nei confronti di chi è nel bisogno, in obbedienza all’unico Vangelo di Gesù Cristo nostro Signore. Assumere insieme tale responsabilità è un dovere che tocca la credibilità stessa del nostro essere cristiani. Incoraggio perciò ogni forma di collaborazione tra cattolici e ortodossi in attività concrete al servizio dell’umanità sofferente.

Eminenza, cari fratelli, si è da poco conclusa a Creta la celebrazione del Concilio Panortodosso. Insieme a moltissimi fratelli e sorelle cattolici e cristiani di altre Chiese, ho accompagnato con la preghiera la preparazione prossima e lo svolgimento del Concilio. Il Cardinale Koch e Monsignor Farrell, che hanno partecipato allo storico evento come osservatori fraterni della Chiesa Cattolica e che sono appena rientrati da Creta, avranno modo di riferirmi su quanto è avvenuto e sulle risoluzioni adottate. Possa lo Spirito Santo far germogliare da questo evento abbondanti frutti per il bene della Chiesa.

Al termine di questo nostro incontro, rinnovando l’espressione della mia sentita gratitudine per la vostra presenza e assicurandovi del mio fraterno amore e rispetto del Patriarcato Ecumenico, affidiamo le nostre intenzioni di preghiera all’intercessione della Santissima Vergine Maria, dei Santi Pietro e Paolo e di Sant’Andrea, fratello di Pietro. E vi chiedo per favore di pregare per me e per il mio ministero.

[01113-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua inglese

With joy and affection I offer you a heartfelt welcome on the occasion of the Solemnity of the Holy Patrons of the Church of Rome, the Apostles Peter and Paul. I thank you for your presence and I ask you to convey my deep gratitude to His Holiness Ecumenical Patriarch Bartholomew and to the Holy Synod for sending a distinguished Delegation to share our joy on this Solemnity.

This year’s meeting takes place in the context of the Catholic Church’s celebration of the Extraordinary Jubilee of Mercy. I desired to proclaim the Jubilee as a favourable time for contemplating the mystery of the Father’s infinite love revealed in Christ, and for strengthening and rendering more effective our witness to this mystery (cf. Bull Misericordiae Vultus, 2-3). In their own lives and in rather different ways, Saints Peter and Paul both experienced great sin and, subsequently, the power of God’s mercy. As a result of this experience, Peter, who had denied his Master, and Paul, who persecuted the nascent Church, became tireless evangelizers and fearless witnesses to the salvation offered by God in Christ to every man and woman. Following the example of the Apostles Peter and Paul, and the other Apostles, the Church, made up of sinners redeemed through Baptism, has continued in every age to proclaim that same message of divine mercy.

In celebrating the Solemnity of the Apostles, we recall to mind the experience of forgiveness and grace uniting all those who believe in Christ. From the earliest centuries, there have been many differences between the Church of Rome and the Church of Constantinople, in the liturgical sphere, in ecclesiastical discipline and also in the manner of formulating the one revealed truth. However, beyond the concrete shapes that our Churches have taken on over time, there has always been the same experience of God’s infinite love for our smallness and frailty, and the same calling to bear witness to this love before the world. Acknowledging that the experience of God’s mercy is the bond uniting us means that we must increasingly make mercy the criterion and measure of our relationship. If, as Catholics and Orthodox, we wish to proclaim together the marvels of God’s mercy to the whole world, we cannot continue to harbour sentiments and attitudes of rivalry, mistrust and rancour. For divine mercy frees us of the burden of past conflicts and lets us be open to the future to which the Spirit is guiding us.

One contribution to surmounting the obstacles to our recovery of the unity we shared in the first millennium – a unity that was never uniformity but always communion with respect for legitimate diversities – is provided by theological dialogue. Dear Metropolitan Methodius, I wish to express to you my appreciation for the fruitful work accomplished by the North American Orthodox-Catholic Theological Consultation of which Your Eminence is Co-President. Instituted more than fifty years ago, this Consultation has proposed significant reflections on central theological issues for our Churches, thus fostering the development of excellent relations between Catholics and Orthodox on that continent. In this regard, I rejoice that this coming September the Joint International Commission for Theological Dialogue between the Catholic Church and the Orthodox Church will meet once again. The task of this Commission is indeed precious; let us pray the Lord for the fruitfulness of its work. I also offer a special remembrance in my prayers for you, dear Archbishop Job, appointed the Orthodox Co-President of the Commission, and I express my profound gratitude to Metropolitan Ioannis of Pergamum, who has long carried out this delicate task with dedication and competence.

I thank the Lord that this past April I was able to meet my beloved brother Bartholomew when, together with the Archbishop of Athens and of All Greece, His Beatitude Ieronymos II, we visited the Isle of Lesvos, to be with the refugees and migrants. Seeing the despair on the faces of men, women and children uncertain of their future, listening helplessly as they related their experiences, and praying on the shore of the sea that has claimed the lives of so many innocent persons, was a tremendously moving experience. It made clear how much still needs to be done to ensure dignity and justice for so many of our brothers and sisters. A great consolation in that sad experience was the powerful spiritual and human closeness that I shared with Patriarch Bartholomew and Archbishop Ieronymos. Led by the Holy Spirit, we are coming to realize ever more clearly that we, Catholics and Orthodox, have a shared responsibility towards those in need, based on our obedience to the one Gospel of Jesus Christ our Lord. Taking up this task together is a duty linked to the very credibility of our Christian identity. Consequently, I encourage every form of cooperation between Catholics and Orthodox in concrete undertakings in service to suffering humanity.

Your Eminence, dear brothers, the celebration of the Pan-Orthodox Council has recently concluded at Crete. Together with many of our Catholic brothers and sisters, and other Christians, I accompanied with my prayers the immediate preparation and the unfolding of the Council. Cardinal Koch and Bishop Farrell, who participated in the historic event as fraternal observers of the Catholic Church, have just returned from Crete; they will be able to inform me about the Council and the resolutions it adopted. May the Holy Spirit bring forth from this event abundant fruits for the good of the Church.

At the conclusion of this meeting, I renew my heartfelt gratitude to you for your presence and I assure you of my fraternal love and respect for the Ecumenical Patriarchate. Let us entrust our prayers and intentions to the intercession of the Most Holy Virgin Mary, Saints Peter and Paul, and Saint Andrew, the brother of Peter. And I ask you, please, to pray for me and for my ministry.

[01113-EN.01] [Original text: Italian]

[B0481-XX.02]